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giovedì 24 ottobre 2024

Quali Piante Sono Simili a Palme, ma Appartenenti ad Altre Famiglie ?

Come ampiamente visto qua le Palme (famiglia Arecaceae) sono circa 2600 specie, alcune delle quali molto resistenti al freddo (per dettagli clicca qua) e tranquillamente coltivabili in buona parte d'Italia.

In questo articolo vorrei descrivere alcune piante che, a prima vista, possono sembrare delle palme, ma che in realtà sono spesso assai lontane evolutivamente.


Elenco delle Simil-Palma :

1) Cycas revoluta : è originaria del Giappone meridionale, dove cresce su suoli tendenzialmente sabbiosi. E' una pianta che cresce molto bene in zone calde, ma può tollerare diversi gradi sotto zero, ampliando la possibilità di coltivazione al clima di quasi tutta Italia (montagne escluse). La specie ha crescita molto lenta, il tronco arriva ad un diametro di circa 25 cm (10 in), con un'altezza variabile da 10 cm (4 in), nei giovani esemplari, a oltre 5 metri (16.5 ft), negli esemplari di oltre 50 anni. Le foglie sono grandi, pennate, disposte a spirale all'estremità del fusto. Questo, unito all'assenza di ramificazioni del tronco, la fanno assomigliare molto ad una palma; tuttavia appartiene alla famiglia delle Cycadaceae, ovvero una Gimnosperma, quindi filogeneticamente molto lontana da quella delle Arecaceae.

Cycas revoluta
2) Dicksonia antarctica : nativa del continente Australiano, cresce nelle foreste umide, su suoli freschi e ricchi di humus, in posizioni ombreggiate. La D. antarctica è una pianta antica a crescita lenta, presente già ben prima delle attuali piante a fiore (angiosperme); essa infatti appartiene alle Felci, le prime piante ad essere vascolarizzate, ma ancora prive di semi. Sebbene piante adulte abbiano un fusto eretto, senza ramificazioni, con vegetazione verde concentrata all'estremità, basta osservare le foglie per capire che, in effetti, è una Felce e non una Palma; ma da lontano o senza uno sguardo attento si possono facilmente scambiare per Palme. Un'altra felce, dall'aspetto da palma, è la più delicata Cyathea cooperi.

Dicksonia antarctica
3) Papiro (Cyperus papyrus) e Falso Papiro (Cyperus alternifolius) : il Papiro è noto sin dall'antichità, grazie al popolo Egizio che ne ricavava una superficie su cui scrivere. E' una specie nativa dell'Africa tropicale ed appartenente alla famiglia delle Cyperaceae, cresce spontaneo in zone caldo umide, in posizioni soleggiate, ma lungo corsi d'acqua, avendo talvolta le radici immerse. E' una specie subtropicale, sensibile al freddo, ed è coltivabile all'aperto solo nel Sud Italia. E' una pianta erbacea perenne con rizoma legnoso sotterraneo e lunghi fusti di pochi centimetri di diametro, alti circa 2 metri (6,6 ft), alla cui sommità sono presenti infiorescenze ombrelliformi. Il Falso Papiro è uno stretto parente, condivide habitat, origine e famiglia, tuttavia se l'inverno è freddo perde la parte aerea, ma rivegeta dalle radici l'anno seguente. 

Cyperus papyrus

Cyperus alternifolius
4) Mahonia eurybracteata : secondo alcuni sistematici dovrebbe esser classificata come Berberis eurybracteata, appartiene alla famiglia delle Berberidaceae ed è endemica della Cina. E' un piccolo arbusto, con foglie pennate, chioma molto fitta e, se non potata, tende a formare nuovi fusti (polloni) dalle radici. Personalmente ritengo possa ricordare la palma nana d'appartamento (Chamaedorea elegans). La fioritura avviene sul legno più vecchio e le infiorescenze gialle spuntano all'apice dei rami, svettando sulla pianta stessa. I fiori sbocciano tra Ottobre e Dicembre. Specie sempreverde con ottima resistenza al gelo, anche molto intenso.

Mahonia eurybracteata

5) Macrozamia communisMacromazia johnsonii : endemiche dell'Australia, sono entrambe Gimnosperme appartenenti alla famiglia delle Zamiaceae ed imparentate con la più comune Cycas revoluta discussa sopra. Hanno foglie pennate, lunghe anche 2 metri (6.6 ft), che possono ricordare quelle delle Palme del genere Phoenix. Il fusto cresce molto lentamente in altezza, ma più velocemente in larghezza e può esser parzialmente ipogeo (sotterraneo). Possono crescere sia in posizione soleggiata, che piuttosto ombrosa e reggono gelate di media intensità, defogliandosi sotto i -5° C (23° F), ma sopravvivendo anche oltre. Sono specie Dioica, vi sono dunque individui che producono Coni maschili e altri che producono Coni Femminili.

Macrozamia communis
6) Zamia furfuracea : nativa del Messico, è anch'essa una Zamiaceae, molto comune anche come pianta ornamentale da interni. Rispetto alla precedente possiede foglie più carnose, di aspetto lucido, quasi ceroso, che possono raggiungere il metro (3.3 ft) di lunghezza. Ogni foglia è formata da un certo numero di paia (circa 10-12) di foglioline ricoperte da peluria e disposte in maniera opposta lungo il rachide centrale. Il fusto è tendenzialmente ipogeo, di modeste dimensioni. La pianta ben sopporta l'aridità, ma tollera poco il freddo ed è coltivabile all'aperto senza protezioni solo nelle zone più miti d'Italia.

Zamia furfuracea


Encephalartos woodii
7) Encephalartos woodii : specie di Zamiaceae, nativa del Sud Africa ed estinta in natura. I circa 500 esemplari adulti, per lo più ospitati da orti botanici internazionali, sono tutti maschi (producono coni maschili), quindi la riproduzione avviene esclusivamente per via vegetativa (polloni basali), dato che non esistono più semi. La specie ha un aspetto maestoso, un grosso tronco ed un'altezza massima di poco inferiore ai 10 metri (33 ft). Le imponenti foglie pennate sono relegate all'apice vegetativo. Una specie rarissima e antica, che però ricorda molto da vicino alcune delle più comuni Palme ornamentali.

8) Pandanus spiralis : appartenente alla famiglia delle Pandanaceae è, come le vere palme, un'angiosperma, quindi non produce coni, ma fiori. Specie nativa dell'Australia tropicale, quindi molto sensibile al freddo e difficilmente coltivabile in Italia. Si sviluppa su un tronco esile, alto sino a 10 metri (33 ft), di norma poco ramificato. Le foglie sono lunghe e sottili, disposte a raggio, dando complessivamente un aspetto simile a quello di una foglia palmata di una palma. Il frutto, solo nell'aspetto, ricorda un piccolo Ananas.

Pandanus spiralis
9) Ravenala madagascariensis : chiamato Albero dei Viaggiatori, appartiene alle Strelitziaceae, quindi stretto parente della più comune Strelitzia reginae. Nativo del Madagascar, è anche uno dei simboli dell'Isola, dove vive nelle foreste umide, anche di bassa montagna. Il tronco è unico, eretto e nelle zone d'origine può esser alto anche 20 metri (66 ft). Le foglie ricordano quelle di un Banano, ma hanno un picciolo molto lungo, con una parte concava, ricoperta da guaina, in cui si immagazzina acqua piovana. Le foglie sono disposte a ventaglio e posizionate su un unico piano. I fiori hanno la forma che ricorda un uccellino, come tipico della famiglia, ed assomigliano a quelli della Strelitzia nicolai.

Ravenala madagascariensis
10) Begonia luxurians : chiamata anche Begonia dalla foglia palmata, appartiene alla famiglia delle Begoniaceae (clicca qui per dettagli) ed è nativa del Brasile. Le foglie emergono da steli eretti ed hanno un aspetto ricadente, sono verdi con picciolo rosso. Non supera mai i 3 metri di altezza (10 ft) ed è ultra-tropicale, iniziando a soffrire già con temperature appena inferiori ai +10° C (50° F), relegando alle serre la sua coltivazione in Italia.

Begonia luxurians
11) Pachypodium lamerei : appartiene alla famiglia delle Apocynaceae (come Oleandro e Falso Gelsomino) ed è specie endemica del Madagascar. E' una pianta succulenta, con attività fotosintetica presente anche nel tronco ricoperto di lunghe spine. All'apice del fusto (o dei rami, nelle poche ramificazioni che potrebbe fare) compaiono le foglie; esse sono presenti solo all'estremità dei rami, sono verdi, lanceolate e disposte a rosetta. I fiori sono bianchi, fragranti e sbocciano dal centro della rosetta. In natura prospera su suoli poveri, aridi, quasi desertici e può superare i 5 metri (16,6 ft) di altezza. In Italia si può coltivare all'aperto in zone esenti da gelo.

Pachypodium lamerei
12) Carludovica palmata : appartenente alla famiglia delle Cyclanthaceae ed è originaria del Centro-America sino alla Bolivia. Diversamente dalla maggior parte delle vere palme non sviluppa un tronco legnoso. Le foglie sono palmate e sorrette da un lungo picciolo eretto, mentre i fiori sono maschili o femminili, ma prodotti da un'unica pianta (specie Monoica). Priva di un vero tronco, raggiunge l'altezza massima in funzione della lunghezza della foglia-picciolo, al massimo 3 metri (10 ft). In natura cresce nel sottobosco delle foreste pluviali. In Italia se ne può tentare (non son sicuro che ci si riesca) la coltivazione nelle zone costiere più miti del Sud Italia, avendo cura di trovare un angolo riparato, piuttosto umido ed ombreggiato.

Carludovica palmata
13) Dioon spinulosum : appartiene alla famiglia delle Zamiaceae ed è presente in natura nelle foreste pluviali del Messico orientale. Possiedono foglie pennate lunghe 2 metri (6,6 ft), ognuna formata da circa 120 paia di foglioline disposte ad angolo piatto lungo il rachide. Le foglioline vicino al picciolo son piccole, quelle mediane son le più lunghe, mentre quelle terminali si accorciano nuovamente. Esse hanno in margine dentellato. La chioma è folta ed il tronco, con l'età, può diventare abbastanza alto. Resiste a temperature di circa -2° C (28° F).

Dioon spinulosum
Brighamia Insignis14) Brighamia Insignis : chiamata Palma Hawaiana, in realtà non lo è, dato che appartiene alla famiglia delle Campanulaceae. Si sviluppa su un unico fusto (raramente ramifica) succulento e bulboso, con foglie presenti alla sola estremità. Esse sono carnose, disposte a rosetta ed hanno un color verde pallido e forma ovale. I fiori sono profumati, raggruppati in 2-3 in grappolini; hanno 5 petali biancastri fusi ad un tubo lungo oltre 10 cm (4 in). In natura è estinto l'unico insetto in grado di impollinarla efficacemente, rendendo la sua riproduzione naturale assai saltuaria ed aleatoria. Pianta sensibile al freddo e non coltivabile in climi temperati. 

15) Cordyline australis : specie nativa della Nuova Zelanda, facente parte delle Asparagaceae. Può superare i 10 metri di altezza (33 ft) e con l'età può ramificare, ma le foglie sono collocate solo alla fine dei rami. I fiori son color bianco-crema e spuntano da infiorescenze terminali, poste al centro della rosetta fogliare, costituite da numerosi fiori. Le foglie sono a forma di spada. La specie è piuttosto resistente al freddo, anche fino a -10° C (14° F), e può esser coltivata anche in buona parte del Nord Italia.

Cordyline australis

martedì 1 novembre 2022

Alberature Stradali : Le Specie Più Comuni nelle Città Italiane

Le piante, ed il verde in generale, rendono l'ambiente urbano più vivibile, oltre ad abbellire ed a dare un po' di colore al grigiore dell'asfalto. 

Gli alberi, facendo la fotosintesi, partecipano al Ciclo del Carbonio riducendo così la quantità atmosferica di CO2 emessa dai combustibili fossili. Alcune specie possono addirittura metabolizzare i metalli pesanti e le polveri sottili, rendendo l'aria urbana più respirabile. Oltre a ciò le piante creano zone d'ombra, che in estate aiutano a ridurre le temperature ed il calore rilasciato dal cemento.

Platani e Pruni Lungolago di Arona

Ma non tutte le piante sono adatte a crescere in città e, di norma, devono avere le seguenti caratteristiche :

  • Sopportare l'inquinamento e lo smog
  • Crescere abbastanza velocemente
  • Essere piante ad alto fusto (non arbustive), così da permettere la presenza di parcheggi alla loro base
  • Resistere al freddo, al caldo ed alla siccità (è impensabile innaffiarle)
  • Essere rustiche e resistere alle malattie (non si possono trattare con anticrittogamici) 
  • Avere elevata longevità (almeno 80-100 anni)
  • Avere un apparato radicale solido, che ne eviti la caduta anche in caso di forte vento
  • Possedere una chioma densa ed espansa
  • Resistere anche a potature drastiche (che sono comunque da evitare)

Quali Sono le 15 Specie Più Comuni nelle Alberature Stradali delle Vostre Città ?

1) Platano (Platanus acerifolia)  

Riconoscibile per il tronco dotato di una corteccia "mimetica" che ricorda un po' le divise militari, è coltivato da Nord a Sud (sebbene più frequente al centro-nord). Il Platano, appartenente alla famiglia delle Platanaceae, è un grosso albero che, se non potato, raggiunge senza problemi i 30 metri (100 ft) di altezza. In realtà la specie più comunemente usata è un ibrido tra Platanus occidentalis e Platanus orientalis, per l'appunto Platanus acerifolia. Il nome è una chiaro richiamo alla forma della foglia che, per l'appunto, ricorda quella di un Acero. Lo possiamo trovare in quasi tutte le città d'Italia, come ad esempio lungo Via Celoria (zona Università Città Studi) a Milano. 

Platanus acerifolia
2) Tiglio (Tilia vulgaris:

Specie nativa del centro-Europa ed appartenente alle Malvaceae, una famiglia con specie di norma tropicali, con poche eccezioni, tra cui appunto il Tiglio. Esso è coltivato da secoli ai margini delle strade. Si riconosce a vista per le grosse foglie a forma di cuore ma, tra fine maggio e giugno, anche all'olfatto; infatti un viale alberato di Tigli in fioritura emana una fragranza delicata ed indistinguibile. Spesso i Tigli vengono potati in maniera piuttosto drastica, assumendo un aspetto tozzo e non è raro trovarli anche in questa forma, tuttavia sono piante ad alto fusto e se lasciate crescere liberamente possono raggiungere un'altezza di circa 30 metri (100 ft).

Tilia vulgaris

3) Pioppo (Populus nigra:

Pianta appartenente alle Salicaceae, può raggiungere i 30 metri (98 ft) di altezza. Peculiarità è il portamento assurgente, che ricorda un po' la forma di un cipresso. Tra tutte le piante ad alto fusto è probabilmente quella con la chioma più compatta, con rami presenti anche nella parte bassa del tronco, ma con angoli acutissimi rispetto allo stesso. Le foglie sono cuoriformi, di color verde intenso. I frutti contengono semi ricoperti da una lanuggine che vola per chilometri, talvolta ricoprendo interi prati. Purtroppo sono piante non troppo longeve (rispetto ad altre di simili dimensioni) e, invecchiando, possono facilmente essere abbattuti dal forte vento, motivo per cui in molte città si stanno togliendo dai margini delle strade, per relegarli a posti isolati nei parchi pubblici. 

Populus nigra
4) Pruno (Prunus ssp.) :

I Pruni ornamentali (esistono più specie), diversamente dalle altre specie elencate in questo articolo, hanno uno sviluppo limitato e, più che per creare ombra, vengono piantati lungo i viali pedonali per abbellirli (clicca qua per maggiori dettagli). I Prunus da fiore appartengono alla grande famiglia delle Rosaceae e non superano i 6 metri (20 ft) di altezza e, verso Marzo, si ricoprono di una miriade di fiorellini bianco-rosati per un periodo di circa due settimane. Le foglie rimangono color bruno-porpora anche durante l'estate.

Pruno da Fiore
5) Bagolaro (Celtis australis:

Appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, è chiamato anche "Spaccasassi" per via delle possenti radici, in grado di penetrare nelle crepe delle rocce sino a spaccarle. Il Bagolaro, nativo dell'Europa Meridionale, è un albero deciduo alto al massimo 25 metri (82 ft), dotato di un tronco possente, ricoperto da una corteggia grigia e liscia. La chioma è espansa ed a forma globulare, con foglie medio-piccole dal margine seghettato. I frutti, facilmente notabili in autunno, sono delle piccole drupe, violacee a maturità, che sono molto gradite dagli uccelli. Viene piantato lungo le strade delle città anche perché è una specie rustica e robusta, che difficilmente viene divelta dal vento.

Celtis australis
6) Albero dei Ventagli (Ginkgo biloba) :

Una delle due Gimnosperme tra tutte le piante elencate in questo articolo, è considerato un fossile vivente risalente a 260 milioni di anni fa. La specie, unica sopravvissuta della famiglia delle Ginkgoaceae,  raggiunge un'altezza massima di circa 40 m (131 ft), sebbene rimanga normalmente un po' più bassa, con un portamento tendenzialmente piramidale, sebbene in alcune varietà possa essere colonnare. Le foglie sono a forma di ventaglio, con una consistenza che può ricordare quella del cuoio. In autunno, prima di cadere, le foglie si tingono di giallo, rendendo il G. biloba molto ornamentale in questa fase. Viene coltivato lungo i viali, ma ancor di più nei parchi delle città, in quanto molto tollerante all'inquinamento e con un'elevata capacità di "purificare" l'aria dalle polveri sottili e da altri inquinanti.

Ginkgo biloba
7) Ippocastano (Aesculus hippocastanum:

Nativo del Caucaso ed appartenente alle Sapindaceae è un albero deciduo alto fino a 30 metri (100 ft) ed utilizzato sia nei parchi, che lungo le strade, per via delle belle foglie composte (dall'aspetto vagamente tropicale), del portamento elegante e dell'appariscente fioritura tardo primaverile. Si riconosce anche per il frutto, che ricorda una grossa castagna, che non è però commestibile. Il tronco di vecchi esemplari tende a fessurarsi in profondità ed ad avere una forma irregolare. 

Aesculus hippocastanum
8) Liquidambar (Liquidambar styraciflua):

Nativo del Nord America, appartiene alla famiglia Altingiaceae. Si sviluppa come albero di medie-grosse dimensioni, di norma raggiungendo al massimo un'altezza di 25 metri (83 ft). Il portamento è piuttosto snello, con rami assurgenti. Le foglie sono profondamente lobate e, in autunno, hanno un vivacissimo colore che spazia dal giallo al rosso, la presenza di questa sfumatura lo rende particolarmente attraente in questa stagione. Ormai è facile trovarlo sia lungo le strade cittadine, sia nei parchi pubblici. Per uno sviluppo ottimale preferisce terreni umidi ed è quindi più indicato per il Nord Italia. 

Liquidambar styraciflua

Fioritura Koelreuteria paniculata
9) Albero delle Lanterne (Koelreuteria paniculata)

Originario di Cina e Corea appartiene alla famiglia delle Sapindaceae, la stessa a cui appartengono gli Aceri, ma anche fruttifere strettamente tropicali come il Rambutan. E' una pianta decidua che, rispetto alle precedenti, si mantiene più bassa raggiungendo un'altezza di poco superiore ai 10 metri (33 ft). Si fa notare soprattutto in Giugno, quando l'intera chioma si ricopre di infiorescenze a forma piramidale costituite da moltissimi piccoli fiori gialli. Altra peculiarità sono i frutti, color rosato, che assomigliano alle famose lanterne cinesi (da qui il nome).

Viale con Alberi delle Lanterne
10 ) Frassino (Fraxinus ssp.)

Il genere, appartenente alla famiglia delle Oleaceae, è composto da più specie, di cui alcune (es. Fraxinus americana, Fraxinus excelsior Fraxinus angustifolia) utilizzate per le alberature stradali. Sebbene con differenze tra le specie, il Frassino ornamentale è un albero ad alto fusto che può superare i 30 metri (100 ft) di altezza, ma ha un portamento relativamente snello. Tutte le specie sono native delle zone temperate dell'emisfero Boreale e crescono bene nella zona fitoclimatica del Castanetum. Le foglie sono caduche, composte e imparipennate, ognuna formata da 4-7 copie di foglioline dal margine spesso seghettato. Il tronco è liscio in gioventù, mentre tende a fessurarsi longitudinalmente con l'età.

Fraxinus
11 ) Quercia (Quercus) Rovella (Quercus pubescens) :

Esistono molte specie di Quercia, la Rovella (Quercus pubescens) è quella più comune in Italia dove, oltre a crescere selvatica nei boschi decidui, viene talvolta coltivata anche a livello ornamentale nei parchi. Il fusto è relativamente breve, con branche che partono sin dalla parte basse. La pianta supera di poco i 20 metri (66 ft) di altezza, tuttavia ha una chioma espansa e, nel complesso, può sembrare abbia un portamento tozzo, ma massiccio. Le foglie seccano in autunno, ma rimangono attaccate alla pianta fino alla primavera successiva. La Quercia Rossa (Quercus rubra) è invece originaria del Canada e coltivata lungo i viali dei parchi, anche per via dello splendido colore rosso che assume in autunno, prima di perdere le foglie. Infine il Leccio (Quercus ilex) usato come alberatura stradale, soprattutto nelle zone costiere del centro-sud Italia, dato che è una Quercia sempreverde e la neve potrebbe arrecare danni meccanici.

Quercus rubra
12) Acero Saccarino (Acer saccharinum) :

Specie di Acero nativo nel nord America, sul confine tra Stati Uniti e Canada, è una pianta di medie dimensioni, superando raramente il 20 metri (66 ft) di altezza, con un portamento abbastanza espanso. La crescita risulta rapida e ciò gli permette di trovare facile impiego nelle alberature dei viali cittadini e lungo le piste ciclabili. Viene chiamato anche Acero Argenteo poiché le foglie, profondamente lobate, hanno riflessi color argento sulla pagina inferiore, mentre su quella superiore sono di color verde brillante. La corteccia è di color grigio e tende a squamarsi con l'età. I frutti, come in tutti gli Aceri, sono delle dismare che ricordano la forma di un'elica, che permette loro di "planare" lontano dalla pianta madre. 

Acer saccharinum
13) Carpino Bianco (Carpinus betulus :

Carpinus betulus
Specie nativa dell'Europa e diffusa sino alle zone meno aride del medio-oriente, appartiene alla famiglia delle Betulaceae ed è  quindi parente della classica Betulla. La pianta raggiunge un'altezza di circa 20 metri (66 ft) e possiede tronco liscio, anche se sul fusto degli esemplari adulti tendono a formarsi profonde scanalature. La corteccia è grigia. Le foglie sono di medio-piccole dimensioni, alterne, con vistosi ripiegamenti e nervature. Le foglie, un po' come succedeva con la Rovella, tendono ad ingiallire, seccare, ma rimanere attaccate ai rami anche durante l'inverno. I nuovi rami, appena germogliati, hanno tonalità che spaziano dal porpora al rossastro. La specie raggiunge anche i due secoli d'età ed allo stato naturale ha una buona capacità nell'emettere polloni. Si trova lungo i viali, soprattutto nel Nord Italia.

14) Pino Marittimo e Domestico (Pinus pinaster e Pinus pinea) :

Coltivati nelle zone costiere, lungo i viali ed all'interno dei parcheggi, sono spesso specie confuse l'una con l'altra. Entrambe, ma soprattutto la P. pinea, sono conifere dal portamento atipico, infatti tendono a sviluppare una chioma a forma d'ombrello, con un tronco lungo e privo di rami nella parte bassa. Facilmente danneggiabile dalla neve, può diventare pericolosa laddove ve ne si accumuli molta. P. pinea produce anche i pinoli, utilizzati insieme al basilico, per fare un ottimo pesto alla genovese. Le radici sono così superficiali e possenti tanto da creare problemi, infatti possono sollevare l'asfalto e rovinare marciapiedi. 

Pinus pinea
15) Jacaranda mimosifolia :

Vorrei concludere con una specie esotica, di certo coltivabile solo nelle zone più miti d'Italia, dove eventi di gelo siano rari, leggeri ed effimeri. La Jacaranda è nativa dell'America latina ed appartiene alla famiglia delle Bignoniaceae (la stessa della più rustica Bignonia) ed è molto comune nelle zone tropicali e subtropicali, mentre in Italia viene coltivata per lo più da privati. Tuttavia a Palermo ho un vi è un viale alberato con questa specie ed in alcune zone del Sud Italia potrebbe essere un'ottima alternativa alle piante citate in precedenza. Le foglie sono molto simili a quelle della Mimosa, tuttavia ha un comportamento semi-deciduo o deciduo. La fioritura è copiosa, con fiori color blu-viola, che ricorda un po' i colori della fioritura di Glicine. In Italia essi sbocciano verso aprile-maggio, quando la pianta è ancora piuttosto spoglia di foglie. Davvero uno spettacolo. La Jacaranda è una pianta imponente e raggiunge anche i 30 m (100 ft) di altezza. 

Jacaranda mimosifolia

sabato 24 ottobre 2020

Le Fasi Lunari Influenzano la Semina e l'Agricoltura ? - Verità o Falsi Miti ?

La Luna è l'unico satellite naturale della Terra ed il suo movimento attorno al nostro pianeta, che si compie in circa 29 giorni, determina l'alternanza delle fasi Lunari.

Durante il Novilunio (Luna Nuova) la Luna è in Congiunzione (Sole-Luna-Terra) e la faccia rivolta verso la Terra è ombreggiata; durante il Plenilunio (Luna Piena), ovvero quando la Luna è in Opposizione (Sole-Terra-Luna), la faccia lunare rivolta verso la Terra è colpita dai raggi solari, i quali vengono riflessi verso di noi, dandoci l'impressione che la Luna emetta luce propria.
Tra questi due estremi la Luna ci appare illuminata "a spicchi" e si definisce in Quadratura, ovvero si trova esattamente a metà strada tra Congiunzione (Novilunio) ed Opposizione (Plenilunio).

E' noto che la Luna eserciti un'attrazione gravitazionale nei confronti della Terra, la quale è responsabile delle Maree, ma la Luna ha anche qualche effetto sull'agricoltura ? Seminare durante la Luna Piena è vantaggioso ? In quale Fase Lunare si deve Potare ?

Luna ed Agricoltura

Credenze Popolari o Verità Scientifiche ? :

Fin dall'antichità al nostro satellite sono stati attribuiti poteri magici, come la capacità di influenzare il parto, la crescita delle unghie ed il ciclo mestruale oppure la semina, la raccolta e l'imbottigliamento del vino.

Uno dei punti più facili da verificare è il numero di nati in funzione della fase lunare; ebbene, dati statistici effettuati su molti ospedali non hanno evidenziato alcuna differenza significativa tra il numero dei nati durante la "Luna Piena" rispetto ad altri momenti del ciclo lunare.

Ma veniamo al nocciolo della questione, cioè l'influenza che ha (avrebbe) la Luna sullo sviluppo e crescita delle piante. 
Secondo i detti popolari, tutto ciò che deve crescere (es. semina, trapianti etc.) deve esser fatto in Luna crescente (fase che porta alla Luna Piena), mentre tutto ciò che deve fermarsi o "morire" (es. raccolta frutta, tagli per ottenere legna da ardere etc.) dovrebbe esser eseguito in Luna calante
Ma sarà proprio vero ?


Come Vengono Regolati i Processi Vitali di una Pianta ?

I fenomeni che stanno alla base della crescita e dello sviluppo di una pianta sono finemente controllati e condizionati da innumerevoli fattori. 

I fitormoni (se vogliamo gli analoghi degli ormoni negli animali) sono i principali fattori endogeni e la loro presenza/quantità regola un'infinità di processi, dalla capacità di cicatrizzare le lesioni dovute ad un taglio, all'indirizzamento dei nuovi rami verso la luce, sino all'età in cui vi sarà la prima fioritura. I fitormoni, a loro volta, possono essere regolati da fattori esterni, come la temperatura, l'umidità, la radiazione solare, il pH del suolo etc.
Ad esempio, il graduale abbassamento delle temperature farà si che le piante decidue perdano le foglie e che i loro tessuti si disidratino, per sopravvivere ai rigori dell'inverno.

Quindi, riassumendo, fattori endogeni (fitormoni) ed esogeni, sia abiotici (temperatura etc.) che biotici (Virus etc.), regolano la velocità di crescita ed ogni altro processo cellulare nelle piante.

Ma la Luna condiziona direttamente (luce e/o attrazione) od indirettamente (alterando le condizioni atmosferiche) la crescita delle piante ?

Fasi Lunari

Quali sono le Reali Differenze sulla Terra tra Novilunio e Plenilunio ? 

Punto 1 : Sole e Luna esercitano una forza attrattiva nei confronti della Terra, responsabile delle Maree. La Luna esercita un'attrazione maggiore (data dalla maggior vicinanza alla Terra rispetto al Sole) e segue un ciclo giornaliero osservabile con l'alta e bassa marea, che si rafforzano in alcune fasi del ciclo Lunare. Senza dilungarmi in tediosi dettagli, l'attrazione Lunisolare è massima durante il Novilunio (Luna Nuova) ed il Plenilunio (Luna Piena) e minima durante la Mezzaluna

Quindi, ricapitolando:

  • abbiamo alta e bassa marea due volte al giorno (che si alternano ogni 6 ore), ciò è dovuto esclusivamente all'attrazione che la Luna esercita sulla Terra
  • due volte ogni ciclo lunare (circa ogni 14 giorni e mezzo) il dislivello tra alta e bassa marea è massimo, ciò avviene quando la Luna è in Congiunzione (od in Opposizione) e dipende sia dall'attrazione Lunare che dall'attrazione Solare.

La pressione atmosferica è modificata in maniera impercettibile dall'attrazione Lunisolare e non vi sono forti evidenze scientifiche che questa (irrisoria) differenza possa aver un qualche effetto sul trasporto della linfa nei vasi linfatici delle piante, anche perché, se così fosse, le differenze sarebbero ben più marcate tra una giornata di Sole ed una nuvolosa. 

Luna, Sole e Maree
L'attrazione Lunisolare di per sé potrebbe (forse) aver una qualche influenza nello sviluppo delle radici, come osservato in Arabidopsis thaliana (1), tuttavia le differenze sarebbero nell'arco delle 24 ore (massima estensione durante i due picchi di alta marea) e più marcatamente durante il Plenilunio ed il Novilunio (2). Di conseguenza, anche fosse vero, non ha senso parlare di Luna Nuova o Luna Piena, dato che da questo punto di vista vi è perfetta simmetria e dunque avrebbero entrambe lo stesso effetto, tra l'altro minoritario rispetto all'alta e bassa marea giornaliera.

Secondo alcuni autori, durante la Luna piena, l'attrazione lunare spingerebbe la Linfa verso la chioma, mentre durante la Luna Nuova verso le radici. Tuttavia, per quanto detto sopra, non ci può esser alcuna correlazione, dato che in queste due fasi lunari anche le maree hanno un comportamento identico.

Punto 2 : le notti di Luna Piena sono più luminose, ciò nonostante la radiazione riflessa dalla Luna è una minima parte rispetto a quella Solare (inferiore ad 1:500.000) e non è in alcun modo sufficiente per far avvenire la Fotosintesi Clorofilliana delle piante terrestri, tutt'al più potrebbe permettere una minima attività fotosintetica in pochi organismi acquatici unicellulari.
Insomma, la Luce della Luna non fornisce nessuna energia aggiuntiva per la crescita delle piante e, se pure la fornisse, sarebbe circa lo 0,0002% di quella diurna, quindi del tutto irrilevante. 

Il chiaro di Luna potrebbe aver qualche effetto sul tropismo, come il movimento delle foglie, ma anche qui mancano evidenze nette ed inconfutabili. 

La maggior luminosità durante il Plenilunio potrebbe esser sfruttata dalle piante a fioritura notturna per attirare insetti impollinatori.
L'Ephedra foeminea è una delle poche Gimnosperme ad impollinazione entomofila, essendo visitata da dipteri (mosche) e lepidotteri (falene) notturni. Secondo un articolo (3) l'apertura dei fiori coinciderebbe con la Luna Piena, tuttavia un altro articolo (4) suggerisce che le evidenze siano ancora insufficienti per poter affermare con certezza la correlazione Luna Piena-Fioritura. 

Altri scienziati (5) studiarono il Cereus peruvianus, un noto Cactus a forma colonnare, piuttosto comune anche nei giardini costieri del Sud Italia.
Questa specie, vivendo in ambienti aridi e caldi, ha evoluto una strategia adattativa per ovviare al problema; infatti la fioritura si concentra nelle ore notturne, periodo in cui l'umidità relativa è maggiore, la temperatura più bassa e la fauna (insetti) più attiva.
Bene, è stato dimostrato che il picco della fioritura coincide con il Plenilunio ed è stato ipotizzato che la maggior luminosità possa render più visibili (e quindi impollinati) i fiori da parte degli insetti pronubi.

Si potrebbe anche credere che le diverse fasi lunari influenzino le condizioni climatiche (ad es. che con la Luna Piena piova più frequentemente), tuttavia anche qui non vi è alcuna evidenza scientifica dell'influsso della Luna sugli eventi climatici. L'unico influsso lunare scientificamente dimostrato sui fenomeni terrestri è lo spostamento delle acque dei mari (maree).


Conclusioni :

I calendari lunari risalgono a secoli fa, periodo in cui le credenze popolari si basavano su esperienze raccontate, non su dati scientifici rigorosamente raccolti ed analizzati; in altre parole il fatto che il raccolto crescesse bene (o meno) dipendeva da altri fattori (piogge, parassiti, temperatura etc.), ma una (o più) buone stagioni potevano coincidere con l'aver seminato con Luna crescente e dunque, un po' come gesto scaramantico, si iniziò seminare sempre nelle stesse condizioni, diffondendo la voce che il successo fosse dovuto all'aver seminato in Luna crescente.

Queste credenze sono arrivate sino ai giorni nostri e per taluni sono "come il Vangelo". Purtroppo è molto difficile dissuadere una persona (specie se non più giovanissima) da una convinzione che ha avuto per tutta la vita, ma non ci sono articoli scientifici rigorosi che evidenzino una correlazione Luna-Agricoltura.
Basti pensare che le grandi imprese agricole, che hanno centinaia di ettari da seminare, non seguono alcun calendario Lunare; seminano nel periodo dell'anno più opportuno, ma tra il primo e l'ultimo campo magari passano 10 giorni o più; eppure difficilmente vedrete una grossa differenza tra i campi seminati in Luna crescente e calante.

Insomma, la pochissima (rispetto al Sole) luce della Luna Piena e l'attrazione gravitazionale (tra l'altro identica tra Luna Nuova e Luna Piena) non possono in alcun modo giustificare differenze nel futuro sviluppo dei vostri ortaggi e delle vostre piante, contrariamente a quanto talvolta scritto nelle bustine delle sementi.

Se masticate l'inglese e voleste approfondire l'argomento vi consiglio questa review, che analizza decine di articoli scientifici, traducendo i dati in un linguaggio facilmente comprensibile anche ai non propriamente addetti ai lavori.

Terra vista dalla Luna

sabato 21 dicembre 2019

Quali Piante Fioriscono in Autunno ed Inverno ?

La brutta stagione è di norma caratterizzata dal riposo vegetativo, in Autunno, infatti, le piante decidue iniziano a perdere le foglie e si preparano ad affrontare la neve ed il gelo invernale; tuttavia anche le piante sempreverdi, pur non defogliandosi, riducono il proprio metabolismo, aumentando così la propria resistenza al freddo.

Per queste ragioni, nei climi temperati, la maggior parte delle specie vegetali fiorisce nel periodo primaverile od al più nella prima parte dell'estate, così da aver davanti a sé più mesi con alte temperature e maturare al meglio i propri frutti.

Ma se sognate un giardino sempre fiorito e volete comprare una pianta che faccia fiori proprio quando le altre fanno cadere le foglie, non preoccupatevi, in questo articolo parlerò di quelle (poche) specie a fioritura autunnale ed invernale che, sprezzanti del freddo, dei cieli grigi e delle poche ore di luce, ci regalano colori (e profumi) inaspettati.



PREMESSA :

Ovviamente quanto detto sopra è tanto più vero, quanto più il clima è freddo. Nelle zone tropicali, ad esempio, le fioriture sono meglio distribuite durante l'anno e, semmai, sono influenzate dalle piogge, più che dalle temperature e laddove non vi sia una stagione secca (es. foreste pluviali equatoriali) le piante fioriscono a più riprese durante tutto l'anno.

Questa premessa era d'obbligo per far capire che, anche in Italia, nelle zone più miti del Sud (es. Sicilia) si possono coltivare specie sub-tropicali che molto più frequentemente fioriranno "fuori stagione", come ad esempio la Ceiba, i cui fiori a Palermo sono osservabili nel periodo che va da Ottobre a Dicembre, discorso analogo si potrebbe fare con la Stella di Natale che fiorisce appunto durante il periodo natalizio (in realtà non son veri fiori); tuttavia queste specie hanno una scarsa resistenza al gelo e non possono esser coltivate all'aperto nella maggior parte d'Italia.

Tra tutte le piante a fioritura Autunno/Invernale, qui citerò esclusivamente quelle rustiche, resistenti al gelo e che si possono coltivare con facilità anche nel Nord Italia.


Caratteristiche delle Fioriture Autunnali ed Invernali 

In questa categoria inserisco tutte quelle specie la cui fioritura avviene nei mesi compresi tra Ottobre e Febbraio; ovviamente il periodo può variare considerevolmente anche in funzione del clima, della latitudine e dell'esposizione. Un esempio su tutti è il Mandorlo (Prunus dulcis) che nelle zone costiere della Sicilia è in fiore già a fine Gennaio e, nelle annate particolarmente miti, persino a Natale, mentre nella Pianura Padana non fiorisce prima di fine Febbraio/inizio Marzo.

I fiori invernali sono di norma più piccoli di quelli primaverili e, salvo rare eccezioni,  hanno colori meno sgargianti, essendo per lo più bianchi o giallo pallido. Insomma non si può pretendere di aver fiori rossi sfumati e grossi come quelli della Bignonia.

Le fioriture autunno-invernali hanno un'altra peculiarità, forse per via delle basse temperature, sono assai scalari e prolungate, talvolta per anche 2 o 3 mesi; inoltre in alcune specie sono rifiorenti, nel senso che la fioritura si può interrompere nei periodi di gelo più inteso, ricominciando successivamente.

Ed ora, dopo le dovute premesse, è il momento della lista, con una breve descrizione della specie, correlata dalle immancabili fotografie.


I Migliori Arbusti Perenni a Fioritura Autunno-Invernale :


1) Camelia Invernale (Camellia sasanqua)

La Camelie è acidofila, a suo agio in terreni a pH inferiore a 7 ed è forse la pianta simbolo del Lago Maggiore. Esistono più specie di Camelia, ma le più diffuse essenzialmente si distinguono in Camelie Primaverili (Camellia japonica), che fioriscono tra Febbraio ed Aprile e Camelie Invernali (Camellia sasanqua). Quest'ultima fiorisce per un lungo periodo e, a seconda della Cultivars, si possono trovare in fiore da fine Settembre (le più precoci), sino a Gennaio (le più tardive).

La C. sasanqua è sempreverde, ma ben resistente al gelo e si sviluppa sotto forma di piccolo albero, spesso a portamento slanciato.

I fiori di questa specie sono in assoluto i più vari e colorati tra quelli che sbocciano in questi mesi; possono esser bianchi, rossi o con diverse tonalità di rosa, aver molti o pochi petali, esseri singoli o doppi, a forma di Anemone o di Peonia; insomma se deciderete di piantare una Camelia invernale nel vostro giardino avrete un'ampia scelta varietale.

Talvolta questa specie viene utilizzata come siepe, riuscendo spesso a fiorire nonostante le drastiche potature; tuttavia credo che così perda il suo fascino e che debba poter crescere liberamente, anche perché possiede un portamento davvero elegante. 

Fiori Rosa Camellia sasanqua
Fioritura Camellia sasanqua

2) Corbezzolo (Arbutus unedo)

Di pianta ne avevamo già discusso qua. Si tratta di una specie sempreverde, tipica della macchia Mediterranea, che produce piccoli frutti rossi eduli e ottimi per esser trasformati in marmellata. 
Il Corbezzolo è una pianta rustica e, sebbene nativa di climi ad inverno mite, riesce a tollerare il freddo ed il gelo del Nord Italia, almeno fino a -15° C (5° F). Ha uno sviluppo arbustivo e, solitamente, cresce su più tronchi, raggiungendo un'altezza massima di 10 metri (33 ft).

I fiori, come consueto nella famiglia delle Ericacee di cui fa parte, sono a forma di campana, bianchi e rivolti con l'apertura verso il basso. Essi sono raggruppati in infiorescenze emesse sin dall'estate, ma non si aprono prima dell'autunno. In Italia il Corbezzolo fiorisce indicativamente da Ottobre a Dicembre, sebbene alcune varietà, soprattutto in climi freddi, possono esser ancora in fiore in Gennaio/Febbraio.

Un'altra peculiarità è il fatto di aver frutti rossi e fiori bianchi contemporaneamente, ciò la rende particolarmente ornamentale in questa stagione.

Arbutus unedo

Fiori Corbezzolo
3) Calicanto (Chimonanthus praecox)

Questa specie si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza di circa 4 metri (13 ft), sebbene si possa ridurre drasticamente con opportune potature.

Il Calicanto è una specie a foglia caduca, tuttavia le foglie cadono tardivamente ed è comune vederle gialle (ma ancora sulla pianta) a fine Dicembre.
Diversamente dalla maggior parte delle piante decidue, che fioriscono in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie, il Calicanto fiorisce proprio mentre le sta perdendo.

La fioritura inizia in Dicembre, ma continua anche in Gennaio e Febbraio. I fiori sono singoli, spuntano da gemme situate sull'intera lunghezza del ramo, ma più concentrate all'estremità, sono rivolti verso il basso ed emanano un profumo molto gradevole. I fiori son dotati di petali giallo tenue ed una parte centrale di color rosa-violacea.

Fioritura Calicanto

Fiori Calicanto

Chimonanthus praecox

4) Erica Invernale (Erica carnea ed ibridi)

Erica è un genere che conta innumerevoli specie, tendenzialmente di piccole dimensioni, sebbene esistano specie, come l'Erica arborea, tipica delle Isole Canarie, che diventano veri e propri arbusti di medie dimensioni.
L'Erica carnea è invece nostrana e cresce ai margini delle pinete sulle Alpi e sugli Appennini. Essa appartiene alla famiglia delle Ericacee (come il Corbezzolo) è sempreverde, raggiunge a stento i 50 cm (20 in), ma nell'ambiente ideale tende ad allargarsi.
Possiede esili rami, che formano una chioma fitta. Le foglie sono piccolissime, aghiformi e disposte per l'intera lunghezza dei rami, mentre i fiori, anch'essi di piccole dimensioni, sbocciano sulla parte terminale dei rami emessi durante la precedente estate e sono di color bianco o rosa/violetti a seconda della varietà.

La fioritura dell'Erica è molto scalare e tipicamente invernale, potendo iniziare già a metà Dicembre e finir anche ad inizio Marzo.

Erica carnea

Fiori Erica carnea

5) Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica)

Questa pianta è molto diffusa al livello ornamentale nelle città, ma è anche coltivata per la produzione delle Nespole Giapponesi, frutti dolci-aciduli che si trovano in vendita tra Aprile e Giugno.


Il Nespolo del Giappone è una specie sempreverde che si sviluppa come pianta di medie dimensione, con foglie larghe e portamento elegante e, sebbene gradisca il clima Mediterraneo, può sopravvivere anche a forti gelate.

I suoi fiori sono di piccole dimensioni e riuniti in un'infiorescenza a forma piramidale che emerge dall'apice dei rami. I singoli fiori sono color bianco-beige, con 5 petali, come tipico delle Rosacee, a cui appartiene la specie.
La fioritura è molto prolungata, inizia tra Ottobre e Novembre, ma può protrarsi a lungo. Nel Nord Italia capita che fiorisca in pieno Autunno, poi smetta per il freddo di Gennaio e riprenda in Febbraio, insomma, oltre ad esser scalare può esser rifiorente.
Quasi dimenticavo, la fioritura, oltre ad esser di bell'aspetto è profumata e fa avvertire la sua presenza sin da lontano.

Fioritura Nespolo Giapponese

Eriobotrya japonica
6) Aralia (Fatsia japonica)

Stupenda pianta dall'aspetto decisamente tropicale ed ornamentale, con grandi foglie sempreverdi, con lobi profondamente incisi.
L'Aralia ha un portamento cespuglioso, non cresce molto in altezza, resiste bene al freddo, ma nei luoghi più gelidi è consigliabile scegliere una posizione riparata, inoltre gradisce zone piuttosto ombrose.

L'infiorescenza cresce eretta e ramificata, i fiori sono raggruppati all'apice di ogni ramificazione e disposti in maniera circolare (come fossero sulla superficie di una sfera). Essi sono piccoli e color bianco/crema. La fioritura avviene in Autunno, indicativamente Ottobre-Novembre.

Fiori di Fatsia japonica

7) Gelsomino d'Inverno (Jasminum nudiflorum)

Questo Gelsomino appartiene al genere Jasminum, che di norma comprende specie sempreverdi da climi caldi o subtropicali ma lui, a differenza degli altri Gelsomini e del Falso Gelsomino, perde le foglie in inverno.
Il Gelsomino d'Inverno, talvolta conosciuto anche come Gelsomino di San Giuseppe, è originario della Cina ed è un rampicante dotato di rami semi-rigidi che rimangono verdi (non marroni) anche nella fase adulta. Data l'ottima resistenza al freddo è ampiamente utilizzato a scopo ornamentale, per abbellire ringhiere e muretti di confine.

Jasminum nudiflorum produce tanti fiorellini, dalla tipica forma "ad elica", ma di color giallo (non bianco, come tipico dei Gelsomini) e privi di profumo.
La fioritura del Gelsomino invernale inizia in Dicembre e può protrarsi fino all'emissione delle nuove foglie nelle primavera successiva.

Jasminum nudiflorum

Fiori Gelsomino d'Inverno

8) Gelsomino di Notte (Solanum jasminoides sin. Solanum laxum)

Non fatevi ingannare dal nome, questa pianta non appartiene alla famiglia dei gelsomini, bensì a quella delle Solanacee (come Pomodori, Melanzane, Tamarillo, etc.).
Il Gelsomino di Notte è una pianta sempreverde di origine Sud Americana e si sviluppa come rampicante.
La sua resistenza al freddo è leggermente inferiore rispetto alle specie sin qua menzionante, ma accostandolo ad un muro è possibile coltivarlo anche in buona parte del Nord Italia, sino a temperature minime di -12° C (10° F). Negli inverni più gelidi potrebbe perdere parte della chioma, ma di norma rigetta in primavera.

I fiori sono bianchi (talvolta blu o rosa pallido) e sbocciano su racemi a formati da una ventina di essi.
In realtà questa specie è rifiorente, quindi la potrete vedere in fiore anche in primavera-estate, anzi proprio nella bella stagione si avrà la fioritura più abbondante; nonostante ciò fiorisce tutto l'anno, inverno compreso, cosa molto rara in piante con una tale resistenza al freddo.

Nel Solanum jasminoides la fioritura "fuori stagione" si concentrerà nella prima parte delle brutta stagione, indicativamente da Ottobre a Dicembre, diminuendo progressivamente in Gennaio-Febbraio, anche in funzione dell'andamento termico.

Solanum jasminoides

Fioritura Gelsomino di Notte

9) Il Bastone di San Giuseppe (Edgeworthia chrysantha)

Chiamato anche Arbusto della Carta, ha un portamento tozzo, crescendo più in larghezza che in altezza ed avendo corti rami, ma di buon diametro ed estremamente flessibili.
Edgeworthia chrysantha è una specie decidua coltivata per i suoi fiori color giallo-crema (rossi in alcune varietà), a forma tubulare e disposti sulla superficie di infiorescenze a forma sferica.
Altra caratteristica di questi fiori è il loro intenso profumo.

Tra le piante sin qui trattate la Edgeworthia chrysantha è quella a fioritura più tardiva, i suoi fiori si apriranno solo un bel po' dopo la totale perdita delle foglie e non li vedrete prima di Gennaio inoltrato. In altre parole una pianta a fioritura prettamente invernale (non autunnale).

Edgeworthia chrysantha

Fiori Edgeworthia chrysantha

10) Ciliegio Invernale (Prunus x subhirtella 'Autumnalis')

I Ciliegi, ed in generale tutti i Pruni, sono il simbolo della primavera, in quanto la loro abbondante fioritura solitamente avviene tra Marzo ed Aprile.
Il Ciliegio d'Inverno, che in realtà è un ibrido ottenuto dall'incrocio delle specie Prunus incisa e Prunus spachiana, è un'eccezione, dato che fiorisce in maniera molto scalare, con un picco nei mesi di Dicembre-Gennaio-Febbraio, sebbene possa fiorire anche nel tardo autunno, prima della completa perdita delle foglie.

Prunus x subhirtella si sviluppa sotto forma di albero, di dimensioni leggermente più contenute rispetto al classico ciliegio (Prunus avium) ed ha un portamento espanso e leggermente pendule.
Questa pianta decidua ha un'ottima resistenza al freddo e preferisce ambienti freschi, mal sopportando il caldo torrido del Sud Italia. Nel Settentrione ben si presta per l'alberatura stradale ed i suoi fiori bianco-rosa pallido risaltano soprattutto se vi è uno sfondo grigio scuro.

I fiori sono solitari e vengono prodotti da gemme a fiore più concentrate all'apice dei rami di un anno. Sbocciando gradualmente fanno si che la fioritura non sia così copiosa come quella dei Ciliegi primaverili.

Prunus x subhirtella in Autunno

Prunus x subhirtella in Inverno

Fiori Ciliegio d'Inverno

11) Nocciolo (Corylus avellana)

Questa pianta arbustiva decidua cresce nei boschi di latifoglie, anche in bassa montagna, e si sviluppa su più tronchi (emette polloni in continuazione), inutile ricordare che possiede un'ottima resistenza al gelo.

Il Nocciolo fiorisce nei mesi di Gennaio e Febbraio, ha fiori femminili piccoli e del tutto trascurabili, mentre quelli maschili sono degli amenti, lunghi anche oltre 10 cm (4 in) e sottili, color giallo intenso che, appena mossi dal vento, liberano nell'aria una gran quantità di polline, che visivamente assomiglia ad una polvere gialla.
Un fiore invernale un po' diverso da quelli visti sin qua, ma non per questo meno ornamentale.


12) Maonia (Mahonia x media) :

Tra le diverse specie appartenenti al genere Mahonia, la specie più coltivata in Italia è senza dubbio la Mahonia x media, che in realtà si tratta di un ibrido, ottenuto dall'incrocio tra Mahonia oiwakensis e Mahonia japonica.


La Mahonia x media si sviluppa sotto forma di arbusto sempreverde multi-tronco a portamento tondeggiante e raggiunge un'altezza massima di 4 metri (13 ft), sebbene si mantenga spesso di dimensioni più contenute.
Le foglie sono color verde scuro, composte e formate da 7-13 foglioline, disposte a copia lungo l'asse, tranne quella terminale, perpendicolare alle altre.
Questa specie ama posizioni piuttosto ombrose ed è spesso piantata nei giardini condominiali o all'ombra di piante ad alto fusto.

Le infiorescenze terminali (spuntano dalle gemme apicali dei rami) sono delle spighe, ovvero racemi stretti ed allungati. Da ogni ramo vengono prodotte diverse infiorescenze, ognuna di esse formata da innumerevoli fiori gialli, che emanano un leggero profumo.

La fioritura della Maonia è invernale e la si può osservare in fiore da prima di Natale sin a Marzo. Esistono poi specie che anticipano ulteriormente il periodo di fioritura.

Mahonia x media

Fioritura Mahonia x media

Fiori Mahonia x media


Fuori dalla lista vorrei menzionare la Mimosa, il simbolo dell'8 Marzo e dunque una pianta a fioritura primaverile, tuttavia, in zone miti, dove viene spesso coltivata, questa pianta sempreverde anticipa di molto la fioritura ed i primi fiori si possono osservare già da inizio Febbraio.

Mimosa in Fiore

Esistono anche piante che, pur fiorendo in altri periodi dell'anno, riescono a farsi notare durante la brutta stagione, per via dei loro frutti colorati che rimangano attaccati alla pianta durante l'inverno.
Tra tutti gli esempi vorrei ricordare l'Euonymus europaeus (di cui potete vedere le foto cliccando qua), le cui bacche rosa sono in netto contrasto con la vegetazione marrone-grigia di questa stagione.

Ho volutamente escluso dalla lista le piante non arboree. Se volessimo considerare anche le specie erbacee potremmo citare, in ordine di fioritura, le Violette, i Ciclamini ed i Bucaneve.

Se piantati in luoghi miti, anche alcuni Bulbi primaverili possono fiorire sul finir dell'inverno, come ad esempio le Primule ed i Narcisi, che ai primi tepori di febbraio possono far sbocciare i loro fiori.

Narcisi nella Neve