Il Faggio Comune (Fagus sylvatica) è una grande pianta che prospera in montagna, formando vaste distese note come "faggete" oppure (soprattutto a quote più alte) formando boschi misti insieme, per esempio, all'Abete.
La diffusione del Faggio è così massiccia tanto da indicare una vera e propria fascia climatica, nota come "fagetum", la cui altitudine dipende ovviamente dalla latitudine, ma di solito si colloca a quote di bassa montagna, al si sopra della fascia del Castagno ed al di sotto di quella dell'Abete.
Il genere Fagus appartiene alla famiglia delle Fagaceae, al cui interno sono presenti prevalentemente piante arboree decidue ad alto fusto, come Querce e Castagni.
Il F. sylvatica è una specie Europea ed ha una distribuzione molto ampia che va dal Sud della Scandinavia (dove cresce dalla Costa fino a quote collinari) sino all'Italia Meridionale ed al Sud della Spagna (dove domina oltre i 1500 metri di quota), ma la maggior diffusione si ha nell'Europa centrale (Francia, Germania, Polonia).
Nel Nord Italia, sulle Alpi e sugli Appennini, cresce tra i 900 e i 1200 metri dove riesce ad imporsi al meglio, ma si spinge talvolta anche molto più in alto, soprattutto sui versanti esposti a Sud.
Descrizione ed Anatomia :
Il Faggio comune è un grosso albero ad alto fusto, che può tranquillamente superare i 30 metri di altezza ed ha una chioma che varia forma a seconda dell'esposizione. Faggi cresciuti in parchi e liberi (ai lati) hanno una chioma espansa e rami presenti anche nella parte bassa del tronco, Faggi cresciuti ravvicinati nelle faggete tendono ad aver portamento più snello, chioma chiusa e rami/chioma relegati alla parte alta del fusto. La chioma è nel complesso molto densa ed infatti nel sottobosco delle faggete filtra pochissima luce, creando un ambiente adatto a sole poche specie, come alcune piante erbacee e Muschi.
La corteccia è liscia e di color grigio, con l'età il tronco risulta quasi levigato è spesso ricoperto da Licheni e può ricordare quello del Bagolaro. In prossimità del colletto (zona collegamento tra fusto e radici) tende ad allargarsi e la sagoma delle radici può esser visibile anche sopra l'orizzonte del suolo.
Le foglie del Faggio sono ovali, dal margine ondulato, disposte alternate e sorrette da un corto picciolo. Sono lisce e di color verde (anche se esistono varietà più ricche di antociani e quindi con tonalità rossastre). In autunno, prima di cadere, assumono un bel color giallo-rossastro.
Le foglie di Faggio sono note per decomporsi lentamente e sono usate, spesso insieme ad aghi di Pino, laddove si voglia fare una pacciamatura per specie acidofile (decomponendosi abbassa il pH del suolo).
Ai fiori femminili seguono i frutti, chiamati "faggiole" che a maturità si aprono in quattro facendo cadere i semi.
L'apparato radicale è espanso ma, in relazione alle dimensioni della pianta, piuttosto superficiale; spesso affiora anche in superficie espandendosi però oltre la proiezione della chioma.
Clima, Coltivazione, Cure, Propagazione :
Fagus sylvatica è una specie che ama il clima oceanico, senza picchi di gelo estremo, ma senza caldo torrido prolungato e con non troppa escursione termica (giornaliera e annuale); in natura infatti lo si ritrova (in Italia) a quote di bassa montagna. Sia chiaro, resiste al gelo bene, almeno fino a -25° C, ed in Italia non rischia minimamente di morire per il freddo invernale, ma diciamo che non è una specie adattata al clima siberiano come potrebbe esserlo una Betulla.
L'altro vero problema è il caldo e la siccità; gli enzimi del Faggio (sia fotosintetici che metabolici) sono tarati per temperature miti, non torride. Inoltre non tollera la siccità ed anche esemplari adulti potrebbero morire in condizioni di siccità prolungata. Per capirci non potrebbero sopportare la classica estate mediterranea del Sud Italia, le foglie prediligono la fotosintesi, tenendo stomi parzialmente aperti anche in condizioni di scarsità idrica, portando la pianta alla disidratazione e, successivamente, al disseccamento; inoltre le radici superficiali non riescono a pescare in profondità o ad arrivare ad eventuali falde. Anche nel più umido clima del Nord Italia, almeno per i primi anni, sarà necessario annaffiare frequentemente se non piove per più giorni.
Il caldo prolungato sopra i 32-34° C aumenta la respirazione rispetto alla fotosintesi (consuma più Glucosio di quanto ne produca), incrementa la fotorespirazione e, alla lunga, debilita la pianta.
Il Faggio è una pianta sciafila nella fase giovanile, avendo foglie adatte a recuperare energia anche quando l'irraggiamento solare è filtrato dalla volta della foresta. Una volta adulta è una pianta mesofila, che per svilupparsi al meglio richiede più ore di Sole diretto al giorno, ma non è di certo eliofila da dover prendere Sole dall'alba al tramonto.
In natura la specie si riproduce per semina; i semi germinano solo se esposti al freddo invernale, il quale rimuove l'inibizione al germogliamento. La crescita iniziale non sarà fulminea, ma dopo il quinto anno potrà crescere anche 60 cm a stagione. Per le dimensioni che raggiunge il Faggio ha una longevità media, circa 150-250 anni, anche se occasionalmente può arrivare a 300 anni.
Per propagare cloni selezionati (ad es. a fogliame bronzeo o rosso) si deve passare dall'innesto, dato che altri metodi di propagazione vegetativa (es. Talea) non danno buoni risultati.
Il Faggio è piuttosto resistente ai più comuni parassiti, sia virali, sia fungini e difficilmente subisce gravi defogliazioni come invece può capitare ad altre latifoglie.
Riassumendo le condizioni ideali sono quelle che si trovano nelle Faggete pure, infatti crescono così bene da formare boschi puri, non lasciando spazio ad altre specie (es. Castagno, Abete). In Italia sono zone fresche e umide in estate, suoli "di bosco" (ricchi di sostanza organica) ed esposizioni anche soleggiate (gli esemplari adulti reggono bene il pieno Sole se c'è umidità del terreno) e temperature miti.