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martedì 20 giugno 2023

Bougainvillea - Resistenza al Freddo, Specie e Coltivazione

Sebbene non originaria del bacino Mediterraneo, la Bougainvillea è ormai diventata un simbolo delle località costiere del Sud Italia, anche grazie alla sua rusticità ed all'abbondante fioritura, che si mantiene per gran parte dell'anno.

In questo articolo vorrei fare una panoramica sul genere, illustrando e descrivendo le specie (e le cultivars) più adatte alla coltivazione in Italia e cercando di capire fin dove sia ragionevole tentarne la coltivazione all'aperto, salendo lungo lo "stivale".

Bougainvillea flowers

Origine, Diffusione ed Inquadramento Botanico :

Bougainvillea è uno dei 33 generi della famiglia delle Nyctaginaceae, le cui specie (di cui parlerò di seguito) sono native delle zone calde (tropicali e subtropicali) del Sud America. E' proprio in Brasile che, nel 1768, il naturalista francese Philibert Commercon scoprì per la prima volta la Bougainvillea. Ai nostri giorni questa pianta viene coltivata ovunque il clima lo permetta, dalle zone prettamente tropicali del Sud-Est Asiatico, sino alle coste del Mediterraneo

Esistono 16 specie differenti di Bougainvillea, ma la maggior parte delle piante coltivate e vendute nel mondo appartengono a solo 3 di esse, con oltre 300 varietà selezionate, alcune delle quali sono ibridi frutto dell'incrocio tra diverse specie. Le 3 specie di maggior interesse floricolo sono :

  • Bougainvillea glabra : nativa del Brasile meridionale è probabilmente la più comune e diffusa; deve il suo nome al fatto che le foglie sono completamente lisce (glabre), dettaglio che ne permette il riconoscimento rispetto alla B. spectabilis (la cui parte inferiore delle foglie è "vellutata"). Ha un notevole sviluppo, anche se inferiore alla B. spectabilis. Esistono innumerevoli varietà, di cui la più conosciuta è probabilmente la Bougainvillea glabra var. Sanderiana, dalle brattee color viola-porpora. 
  • Bougainvillea spectabilis : simile alla precedente (anche come origine geografica), si differenzia per la consistenza (leggi sopra) ed il colore delle foglie, più verde e brillante. Inoltre produce brattee più arrotondate e larghe alla base, invece che prettamente triangolari come nella B. glabra.
  • Bougainvillea peruviana : originaria del Perù e dell'Ecuador, possiede fiori color magenta e foglie di piccole dimensioni rispetto alle altre specie di Bougainvillea. Utilizzata nell'ibridazione volta ad ottenere piante dai colori nella gamma del rosso. La Bougainvillea × buttiana è probabilmente l'ibrido più conosciuto, ottenuto dall'incrocio tra Bougainvillea glabra Bougainvillea peruviana.

Rami Bougainvillea
Rami Fioriti
Che Tipo di Pianta è la Bougainvillea ? - Botanica e Fiosiologia

Da qui in poi, nominando il nome generico Bougainvillea, mi riferirò alle caratteristiche comuni delle tre specie sopracitate. 

La Bougainvillea è una pianta rampicante di notevole sviluppo che, in presenza di appigli, riesce a raggiungere altezze superiori ai 10 m (33 ft). La crescita, anche su suoli poveri, è piuttosto vigorosa e i tralci possono allungarsi anche di 1 metro (3.3 ft) l'anno.
I rami, soprattutto in alcune varietà, sono dotati di grosse spine ricurve. In linea di massima la specie produce liane che devono essere sorrette da muri o altri tipi di tutore, tuttavia con un'opportuna potatura si riesce a coltivare la Bougainvillea "ad alberello", ovviamente con i nuovi tralci pendenti; inoltre è indicata anche per la formazione di siepi sempreverdi fiorite, per delimitare due proprietà. 

Foglie BougainvilleaLe foglie sono alterne, di forma ovale, ma con apice più acuto e base più ampia. Esse persistono anche d'inverno (è una specie sempreverde), anche se in talune situazioni possono aver un comportamento semi-deciduo. 

Contrariamente a quanto si pensi la parte più appariscente non è il fiore; quest'ultimo è infatti piccolo, di norma bianco, solitario o al limite riunito in gruppi da tre, ma nel complesso è piuttosto insignificante. Ai fiori però sono associate 3 o 6 brattee appariscenti, che possono aver colori differenti (a seconda della varietà), spaziando dal rosso-viola-magenta, sino al giallo-bianco. Quindi quando diciamo "una Bougainvillea dai fiori arancioni", in realtà dovremmo dire "una Bougainvillea dalle brattee arancioni". Le brattee sono delle foglie modificate che, nella maggior parte dei casi, hanno il compito di avvolgere e proteggere il fiore e, come in questo caso, possono essere più vistose e colorate rispetto al fiore stesso; un altro esempio di brattea scambiata da molti per fiore è quello della Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima).

Le brattee della Bougainvillea hanno forma più o meno triangolare (talvolta più arrotondata), sono lunghe in media 7-8 cm (3 in) ed avvolgono parzialmente i minuscoli fiori. Il frutto è un piccolo achenio nero contenente i semi. 

La fioritura della Bougainvillea (e dunque anche la presenza delle relative brattee) si estende per un lungo periodo e, nelle zone tropicali umide, può essere continuativa per tutto l'anno. Anche in Italia la fioritura è prolungata e, a seconda del clima, inizia a maggio e finisce ad ottobre-novembre, tuttavia non è raro che nei climi più miti ci possano esser ancora fiori a Natale e persino oltre. 
La fioritura, tra l'altro, è molto abbondante e la pianta si ricopre interamente di brattee colorate, tanto che il verde delle foglie spesso diventa secondario rispetto al colore delle brattee. 

Le radici non sono invasive, bensì piuttosto sottili e relativamente fragili, inoltre sono superficiali e si estendono più in larghezza che in profondità; questo permette la coltivazione di questo rampicante anche in prossimità di muri, tubature e marciapiedi, oltre a renderne possibile la coltivazione in vaso

Nuove Foglie Bougainvillea
Come Crescere la Bougainvillea ? - Resistenza al Freddo, Clima, Potatura e Moltiplicazione

Questa pianta si è ben adattata al clima Mediterraneo, presenta una buona resistenza alla siccità e, una volta affrancata, supererà senza innaffiature l'arida estate mediterranea. Se coltivata in vaso (oppure nei primi 2-3 anni in piena terra) è bene bagnare un paio di volte a settimana durante i mesi più caldi. Ottima è anche la resistenza alla salsedine, che ne permette la coltivazione anche in zone costiere esposte ai venti provenienti dal mare.

Il punto che in molti si chiedono è "Qual è la reale resistenza al freddo della Bougainvillea ?". Cercherò di rispondere a questa domanda in maniera oggettiva, senza fare sensazionalismi, ma basandomi sull'esperienza personale. Indubbiamente la Bougainvillea è di origine tropicale-subtropicale e non si può pretendere che regga il gelo intenso come se fosse un Pero, tuttavia non è neppure così delicata come potrebbe essere un Mango. In linea di massima consiglierei di coltivare la Bougainvillea in zone in cui non geli mai, tuttavia la specie regge bene l'arresto vegetativo e non muore neppure laddove temperature di poco sopra gli 0° C (32° F) permangano per molte ore o giorni. Tuttavia esistono specie e varietà più resistenti di altre; ad esempio la Bougainvillea Specto-Glabra "Violet de Meze", una varietà ibrida tra le specie B. spectabilis e B. glabra, viene data rustica fino a temperature di -8° C (18° F), alcuni dicono addirittura -10° C (15° F) ed oltre. Ovviamente queste temperature sono da prendere con le pinze e bisogna capire bene che cosa si intenda con "sopravvive". Per quanto osservato, le specie più rustiche reggono senza danni qualche grado sotto zero, diciamo fino a  -3° C (27° F) o poco oltre per breve durata, tant'è che negli angoli più riparati dei grandi laghi prealpini (es. Lago Maggiore) se ne vedono di molto grandi; ovviamente le specie/varietà più delicate (es. molte di quelle californiane dalle brattee arancioni) probabilmente soffrirebbero ed avrebbero danni appena le temperature scendono sotto gli 0°C (32° F). 
"Ma quindi è possibile coltivar la Bougainvillea  nel Nord Italia ?" In vaso direi ovunque, basta aver un posticino al caldo per l'inverno, all'aperto dipende dove. Se vivete in zone collinari con minime più alte rispetto alla pianura Padana, scegliendo le varietà più resistenti in assoluto ed accettando che ci possano esser danni, allora qualche possibilità c'è; anche perché le radici sono notevolmente più resistenti della parte aerea, la quale viene facilmente ricostruita qualora fosse uccisa da un inverno particolarmente gelido. Premettendo che le radici delle varietà più tolleranti al gelo possano reggere sporadici -10° C (15° F), allora mettendola in un angolo riparato e facendo una buona pacciamatura, potremmo perdere l'intera chioma negli inverni in cui si scenda sotto i -6° C (21° F), ma avere comunque la pianta "sopravvissuta" ed in grado di fiorire sul finir dell'estate successiva. 

Bougainvillea Fiori
La Bougainvillea va piantata in una zona riparata, ma quanto più soleggiata possibile, esposizioni ombrose infatti ne limitano lo sviluppo, riducendo notevolmente (se non annullando) la fioritura. L'ideale è farla arrampicare su una parete esposta a Sud o Sud-Ovest.

In zone dove non vi sia il rischio di gelate il periodo migliore per il trapianto in piena terra è l'autunno, altrove è bene metterla a dimora in Marzo. 

Il terreno ideale è sabbioso-limoso, anche non eccessivamente ricco (se fosse troppo povero basta concimare con letame maturo o stallatico, una volta l'anno). E' importante che il suolo sia drenante e non trattenga troppa acqua (es. troppo argilloso), infatti, se rimane zuppo, può far marcire le radici, portando a morte certa tutta la pianta. Il suolo deve avere preferibilmente pH subacido (ideale tra 5.5 e 6.5). In condizioni favorevoli la specie ha una crescita moderata, se non addirittura veloce

La potatura non è necessaria e, avendo spazio a disposizione, la si può far crescere spontaneamente. Potare ha come unico scopo quello di ridurre le dimensioni della pianta e di eliminare rami morti o danneggiati. La potatura va effettuata nel periodo di riposo vegetativo o comunque quando la fioritura è meno abbondante, ovvero nel periodo più freddo o in quello più arido (per zone tropicali). 

La Bougainvillea è di norma resistente alle malattie e non viene trattata con anticrittogamici, tuttavia non è inusuale che vi siano infestazioni di afidi sulla nuova vegetazione.

Sebbene possa esser riprodotta anche tramite seme, la moltiplicazione della Bougainvillea avviene per talea, metodo che ne permette la rapida fioritura, nonché il mantenimento dell'esatta cultivar. Per la propagazione bisogna prendere giovani rami, eliminare eventuali fiori/brattee ed interrare in vasi contenenti sabbia e terriccio in rapporto 1:1, con eventualmente degli ormoni radicanti. Il tutto deve esser mantenuto umido e a mezz'ombra. Il periodo ideale di riproduzione tramite talea è verso fine primavera, in modo che la pianta sia attiva e le temperature permettano la crescita/radicamento. 

Bougainvillea Sfiorita

Fioritura Bougainvillea

domenica 18 dicembre 2022

Piombaggine (Plumbago auriculata), un Rampicante per i Climi Caldi - Coltivazione e Cure

I fiori azzurri non sono tra i più comuni nel Regno Vegetale e, forse anche per questo, il Plumbago (Plumbago auriculata) non passa mai inosservato nei cortili e nei giardini italiani.

Plumbago è in realtà un genere, appartenente alla famiglia delle Plumbaginaceae, che racchiude al proprio interno una ventina di specie che prosperano in climi cha vanno dal tropicale, sino al temperato caldo.

Alcune delle specie di Plumbago : 

  • Plumbago pulchella : specie cespugliosa endemica del Messico, dove viene usata come pianta medicinale, soprattutto in ambito veterinario. 
  • Plumbago wissii : specie rara che si trova esclusivamente in alcune aree rocciose della Namibia settentrionale. Produce fiori color rosa-lilla.
  • Plumbago indica : originario del Sud-Est asiatico (Filippine, Indonesia etc.) è una delle specie più sensibili al freddo e muore con temperature inferiori ai 10° C (50° F). Ha portamento cespuglioso e produce fiori arancioni, dalla forma tipica del genere.
  • Plumbago zeylanica : specie erbacea dal portamento prostrato originaria delle zone subtropicali dall'India, sino all'Australia. Produce fiori bianchi.
  • Plumbago europaea : specie nativa del bacino Mediterranea, la si trova spontanea (ma molto localizzata) anche in Italia dove forma cespugli non più alti di 1 metro (3.3 ft). I fiori sono di color rosa violaceo e la fioritura, in Sardegna, avviene tra Agosto e Settembre.
  • Plumbago auriculata : nativo del Sud-Africa è la specie più diffusa a livello ornamentale, nonché quella discussa approfonditamente in questo articolo.
Plumbago auriculata

Botanica e Fisiologia :

Plumbago auriculata è una specie sempreverde di natura rampicante che, nelle zone d'origine (Sud Africa), riesce a raggiungere anche i 6 metri (20 ft) di altezza. Se coltivata in Italia come pianta ornamentale si mantiene di norma più piccola e, con opportune potature, la si può crescere a forma arbustiva, con tralci ricadenti. Gli steli sono sottili, ma numerosi e flessibili, rendendo la pianta adatta alla formazione di siepi che coprano recinzioni, ovviamente solo laddove il clima (vedi più avanti) ne permetta la coltivazione all'aperto tutto l'anno. 

Foglie Plumbago auriculata
Le foglie della Piombaggine Blu sono lucide, di color verde chiaro, di forma ovale e non più lunghe di 5 centimetri (2 in). La pianta è vigorosa e le foglie tendono a disporsi a raggiera, dando l'impressione che siano molto folte. Il verde brillante è intervallato dal colore azzurro-bluastro dei fiori. Essi sono formati da cinque petali che, a seconda della varietà, possono assumere diverse tonalità di azzurro, talvolta con sfumature violastre. Esiste anche una varietà (P. auriculata var. alba) a fiori bianchi. I numerosi fiori sono disposti in un'infiorescenza ombrelliforme, che potrebbe vagamente ricordare la forma di un'infiorescenza di Ortensia. I fiori sono molto visitati dalle farfalle che provvedono all'impollinazione.

Le radici sono piuttosto superficiali e la specie non produce né radici avventizie, né viticci con cui aggrapparsi ai supporti. 

Una curiosità, sebbene di aspetto ben diverso, si ritiene che il Plumbago odierno sia molto simile all'antenato da cui poi si sono evolute molte specie di piante carnivore presenti ai giorni nostri. Non è un caso che i fiori di questa pianta siano visitati più dalle mosche, che dalle api.

Fiori Plumbago auriculata

Coltivazione e Cure :

Plumbago auriculata, tra i vari nomi noto anche come Gelsomino Azzurro, è una pianta che predilige climi che vanno dal tropicale al temperato caldo, esenti da gelate. Esso può essere coltivato sia in pieno Sole, sia a mezz'ombra, fiorendo copiosamente in entrambe le condizioni, mentre se coltivato tutto il giorno all'ombra il numero dei fiori prodotti si riduce. 

Il Plumbago gradisce un terreno soffice, fertile, drenante, ma che si mantenga umido, tuttavia piante coltivate in piena terra e ben affrancate hanno una media resistenza alla siccità

Questa pianta fiorifera, grazie anche all'apparato radicale relativamente compatto, si coltiva facilmente anche in grossi vasi; ovviamente in tale condizione le innaffiature estive dovranno essere più frequenti rispetto a piante coltivate in piena terra.

Vegetazione
La coltivazione in vaso consente lo sviluppo del Plumbago anche nelle zone fredde del Nord Italia, dove il gelo intenso non ne permetterebbe la sopravvivenza all'esterno. Queste specie è infatti sensibile al gelo e si deve mettere in serra o proteggere, quando le temperature scendono sotto gli 0° C (32° F). Anche pochi gradi sotto zero bruciano le foglie, tuttavia le radici ed i fusti sono più resistenti e, qualora le gelate non siano state troppo intense (non oltre -4° C o 25° F), in primavera ributteranno copiosamente, riformando velocemente l'intera chioma. 

La potatura può essere molto energica, senza che questo comprometta la fioritura dell'annata successiva, anche perché i fiori vengono prodotti sul nuovo legno. La fioritura è prolungata e scalare, tanto che, in Italia, può durare dalla fine della primavera, sino ai primi freddi autunnali (maggio-ottobre), mentre in zone tropicali può anche essere continuativa (per tutti i mesi dell'anno). 

La specie è rustica e poco incline ad attacchi massicci da parte di patogeni di natura virale o insetti. Per questo non viene trattata con anticrittogamici. Talvolta può capitare che in nuovi germogli vengano infestati dagli afidi, tuttavia di norma il problema è circoscritto e si risolve da solo senza compromettere né la fioritura, né lo sviluppo.

Plumbago auriculata si riproduce tranquillamente per semina, ma a livello vivaistico è di norma moltiplicata tramite talea, da effettuarsi nel periodo estivo. Quest'ultimo metodo di propagazione permette di mantenere l'esatta cultivar, oltre a consentire un'immediata messa a fiore. 

Il Plumbago si può coltivare tranquillamente all'aperto nelle zone costiere del Centro-Sud Italia (ma anche in Liguria), dove richiede solo di essere bagnato nei periodi più aridi. Nelle zone più calde del Sud Italia sarebbe da preferire una posizione leggermente meno soleggiata rispetto a quella che gli si dovrebbe riservare al Centro-Nord Italia. Nel settentrione si può coltivare all'aperto solo nei microclimi più miti, come alcuni angoli molto riparati del Lago Maggiore; tuttavia anche qui solo durante gli inverni più miti potrà mantenere la chioma, mentre negli altri ripartirà dalle radici, morendo del tutto con cadenza decennale (che magari, con i cambiamenti climatici, si estenderà).

Altrove si coltiva in vaso, da collocare in veranda durante l'inverno. La condizione di crescita in vaso è comunque ben tollerata e lo sviluppo sarà soddisfacentemente buono. Durante la coltivazione in vaso si dovrà però prestare maggior attenzione alla concimazione, dato che il terreno tenderà ad impoverirsi molto più rapidamente rispetto ad un suolo erboso.

Una pianta molto fiorifera ed elegante che, da ora in poi, saprete riconoscere.

Cespuglio Plumbago auriculata

venerdì 6 dicembre 2019

Akebia quinata, Un Rampicante dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Cura

L'Akebia quinata è una pianta rampicante a crescita rapida, coltivata per lo più a scopo ornamentale, per via della splendida fioritura primaverile, tuttavia produce anche dei bei frutti, che solo poche persone sanno che si possono mangiare

Nelle prossime righe descriverò l'Akebia quinata dal punto di vista botanico, fornendo utili informazioni per la sua coltivazione.

Frutto Akebia quinata Aperto

Origine, Distribuzione e Curiosità :

L'Akebia quinata è nota nei paesi anglosassoni con il nome "Chocolate Vine", traducibile in "Liana o Vite del Cioccolato", per via del portamento rampicante, simile a quello della Vite, e dei fiori che emanano un leggero profumo di cioccolato.

L'A. quinata appartiene alle Lardizabalaceae, una famiglia composta da circa 40 specie, suddivise in 9 generi, tutti di Liane, ad eccezione del genere Decaisnea, le cui specie hanno portamento arbustivo.  

Il genere Akebia conta 5 specie, tutte di origine asiatica :

  • Akebia chingshuiensis : nativa di Taiwan, è forse la meno conosciuta e diffusa allo stato naturale
  • Akebia longiracemosa : nativa della Cina, è caratterizzata da infiorescenze particolarmente lunghe, che ricordano un grappolo d'uva
  • Akebia quinata : la più comune in Italia a livello commerciale, nonché oggetto dell'articolo
  • Akebia trifoliata : simile alla precedente, con la differenza che ogni foglia è formata da 3 foglioline (e non 5)
  • Akebia x pentaphylla : si tratta in realtà di un ibrido tra le due specie precedenti

L'A. quinata è originaria dell'estremo oriente e si ritrova allo stato naturale in Cina, Corea e Giappone.
L'habitat naturale di questa pianta è rappresentato dalle zone a clima temperato ed umido, la specie cresce infatti ai margini delle foreste, lungo le rive dei fiumi (es. Fiume Giallo in Cina) ed, a macchia di leopardo, anche sui pendii, sino ad una quota di circa 1500 metri (4920 ft).

Questa specie fu importata negli USA intorno al 1850, per poi naturalizzarsi in molti stati, diventando di fatto infestante e selvatica.
Data la sua natura invasiva, la Nuova Zelanda ne ha vietato l'importazione, al fine di evitare che, sfuggendo dal controllo dell'uomo, possa colonizzare nuovi territori, mettendo a rischio la biodiversità locale.

In Italia è diffusa a livello ornamentale ed utilizzata per ricoprire recinzioni, mura o pergolati, regalando cospicue fioriture ad ogni primavera.

Nell'antica medicina tradizionale cinese l'Akebia quinata ricopriva un ruolo di rilievo sin dagli albori e le diverse parti (fusto, foglie, frutti etc.) erano lavorate ed utilizzate a scopo anti-infiammatorio e/o diuretico. Dai semi si può estrarre un olio dal quale produrre saponi.


Com'è Fatta l'Akebia quinata ? - Botanica e Fisiologia 

Questa specie si sviluppa sotto forma di pianta rampicante o, in assenza di appiglio, strisciante/tappezzante. Se lasciata crescere liberamente può raggiungere un'altezza di circa 10 m (33 ft), sebbene le dimensioni possano esser contenute a piacere con opportune potature.

Gemma a Fiore Akebia quinataL'A. quinata, diversamente da altri rampicanti (es. Vite), non è dotata di viticci con cui aggrapparsi al sostegno, di conseguenza per potersi sostenere cresce avvolgendosi a spirale su pali, ringhiere e quant'altro incontri. Il portamento risulta quindi piuttosto disordinato, una sorta di groviglio di esili rami.

Gemma a Legno Akebia quinataLe foglie sono piuttosto grandi e dotate di un lungo picciolo semi-rigido. Ognuna di esse è in realtà composta da 5 foglioline ovali disposte in direzione dei vertici di un pentagono regolare, ovvero ruotate di circa 70° l'una dall'altra. Il loro aspetto atipico ricorda molto una vegetazione di tipo tropicale, più che da climi temperati.
Un'altra caratteristica di indubbio valore ornamentale è il color violaceo della nuova vegetazione.

Questa pianta è una specie semi-sempreverde, ovvero inizia a perdere le foglie solo quando fa veramente freddo e, nei luoghi in cui non gela, potrebbe mantenerle sino all'emissione della nuova vegetazione, comportandosi come una sempreverde.
Nel Nord Italia le foglie possono persistere anche sino a Gennaio, quando tutte le piante decidue hanno perso le foglie ormai da un paio di mesi.


L'Akebia quinata è una pianta monoica, un'unica pianta produce dunque due tipi di fiori : maschili o femminili.
Già sul finir dell'inverno iniziano ad ingrossarsi le gemme che daranno origine ai fiori. La specie produce infiorescenze (racemi) penduli con un numero variabile (in media 6-12) di fiori, i quali sono di color viola/porpora, con diverse sfumature e possibili differenze tra le cultivars, come ad esempio l'Akebia quinata var. Alba, che produce fiori bianchi.
In un'infiorescenza i fiori maschili sono più numerosi ed in un rapporto di circa 5 a 1 con quelli femminili. Il fiore "maschio" è però più piccolo, dal colore più pallido e decisamente meno appariscente. Il fiore "femmina" è composto da 3 grossi petali arrotondati che quasi racchiudono i pistilli (parte riproduttiva femminile), presenti in numero variabile (indicativamente da 3 a 7).
I fiori emanano una tenue fragranza che ricorda l'odore del cioccolato, cosa assai rara tra le piante di climi freddi (tali profumi son più comuni nelle essenze tropicali).

La fioritura, che dura al massimo un mese, è sempre generosa ed avviene nel periodo primaverile, nel Nord Italia indicativamente tra fine Marzo ed Aprile/inizio Maggio.

Fiori Maschili Akebia quinata

Fiore Femminile Akebia quinata
Nota Bene

L'A. quinata è una specie tipicamente autosterile e non produrrà alcun frutto se piantata isolata. Se volete coltivare la specie come pianta da frutto, se vorrete semi per propagarla o semplicemente trovate ornamentali i frutti sulla pianta, dovrete piantare almeno 2 piante, facendo attenzione a che non provengano entrambe da un pollone di un'unica pianta madre (sarebbero geneticamente identici e quindi non in grado di impollinarsi vicendevolmente).
Quando le trovate in vendita in un Vivaio è probabile che siano cloni; cercate varietà particolari (es. "Variegata" od "Alba"), così da aver la certezza di comprare cloni diversi o quantomeno, se non è specificata la varietà, prendete le piante in due Vivai diversi, con due etichette diverse.

Frutticini Allegati Akebia quinataSe l'impollinazione va a buon fine, da ogni fiore femminile si formeranno in media da 1 a 5 frutti. Essi sono delle dimensioni di una patata, color grigio/viola tenue ed, a maturità (mese di Settembre), si apriranno lungo una spaccatura longitudinale, lasciando intravedere l'interno del frutto. Esternamente la buccia è liscia, dalla consistenza simile a quella del cuoio, mentre internamente è soffice, quasi vellutata.
La polpa è separata dalla superficie interna del frutto da uno strato di aria, motivo che rende i frutti assai leggeri. La polpa, leggermente profumata,  racchiude numerosi semini neri, ha la forma di una pannocchia, un color biancastro trasparente ed una consistenza gelatinosa.

Questi frutti ricordano, per forma, dimensione ed "attacco" alla pianta, quelli dell'Asimina triloba, sebbene pesino soltanto 70 grammi (2,5 Oz), poiché ripieni d'aria.

Frutti Immaturi in Estate Akebia

Ma com'è il sapore di un frutto di Akebia quinata ?

Eggià questi frutti sono eduli e si possono mangiare tranquillamente. Il sapore è particolare e, personalmente, lo trovo piacevole, con un retrogusto dolce e vanigliato; tuttavia il grosso problema sono i semi e la consistenza della polpa, che rendono impossibile la masticazione.
In altre parole è un "Mangia e Sputa", nel senso che dovrete mangiare parte della polpa insieme ai semi, dopodiché la polpa si scioglierà in bocca ed i semi dovranno esser sputati.
Ecco, più che il gusto in sé (a mio avviso dolce e buono) è la scomodità che rende questo frutto del tutto marginale.

Frutto Maturo Aperto Akebia quinata

Come Crescere l'Akebia quinata ? - Coltivazione, Esposizione, Potature, Moltiplicazione e Cure

La Liana del Cioccolato una volta affrancata crescerà ad una notevole velocità, facendo tralci lunghi diversi metri ad ogni stagione. Oltre a questo, le radici sono piuttosto superficiali ed hanno la tendenza ad emettere polloni ed i nuovi rami toccando terra possono radicare. Insomma, una pianta dall'alto potenziale infestante, ma facilmente contenibile con un paio di potature all'anno.

L'A. quinata cresce bene in pieno Sole, ma tollera egregiamente anche la mezz'ombra ; può essere coltivata anche in zone ombrose, come nel sottobosco di foreste decidue, tuttavia qui la fioritura sarà praticamente nulla e la vegetazione meno densa.
Se dovete scegliere dove piantare la vostra pianta prediligete posizioni in cui prenda almeno qualche ora al giorno di luce diretta, in linea di massima più Sole prenderà più fiorirà, anche se oltre le 6 ore di Sole diretto non si avrà più alcun incremento.
In zone calde e secche del Sud Italia è bene scegliere esposizioni che godano di qualche ora di ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Questo rampicante possiede un'ottima resistenza al freddo che gli permette di non subire danni neppure con temperature inferiore ai -20° C (-4° F). Certamente con queste temperature (ed anche superiori) perderà tutte le foglie e si comporterà come pianta decidua.

Portamento e Germogliamento in Primavera AkebiaLa nuova vegetazione, invece, è piuttosto sensibile ai cali termici e non è raro che le prime tenere foglioline vengano bruciate dalle brinate tardive.

L'Akebia quinata, pur preferendo quelli ben drenanti (sabbia, limo) rispetto a quelli compatti (argilla), si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, tollerando un pH dall'acido al leggermente basico.
Fiori Bianchi Akebia quinata var. AlbaLe concimazioni in un terreno mediamente fertile non sono necessarie, semmai potrebbe esser utile creare un bello strato di pacciamatura che, oltre a non far crescere le erbe infestanti ed a mantenere fresco ed umido il suolo, provvederà a rilasciare nutrienti a poco a poco, funzionando come un concime a lenta cessione.

La resistenza alla siccità è media e nei primi due anni d'impianto è consigliabile innaffiare almeno una volta a settimana, onde evitare un crescita stentata e, nei casi più gravi, addirittura la morte.
Una volta affrancata può crescere senza grosse irrigazioni (almeno nel Nord Italia), tuttavia in zone in cui passino più di 3-4 settimane senza che cada una goccia d'acqua a terra sarebbe meglio bagnare un paio di volte al mese. Ricordatevi, l'Akebia quinata non è di certo un Olivo e la macchia Mediterranea è un habitat piuttosto arido per il suo sviluppo ottimale.


Le potature si rendono necessarie per contenere lo sviluppo della pianta infatti, se lasciata crescere liberamente, la specie tende ad espandersi ed ad aggrapparsi a qualsiasi cosa incontri, soffocando spesso la vegetazione che si trova sul proprio cammino.
L'A. quinata sopporta potature invernali anche drastiche ed è quindi possibile tagliare i rami alla base, lasciando solo poche gemme; ciò nonostante è meglio eseguire una potatura più leggera; una troppo pesante, infatti, pur non uccidendo la pianta, potrebbe comprometterne la fioritura.
Data l'elevata vigoria e la crescita veloce è bene eseguire anche una potatura a verde, durante l'estate (dopo la fioritura), rimuovendo tutti quei getti assurgenti o striscianti.
Insomma, sotto molti punti di vista la Liana del Cioccolato può essere allevata/potata come fosse una siepe.

La riproduzione è una cosa piuttosto semplice e lo scopo può esser raggiunto tramite diverse tecniche. Una pianta adulta e cresciuta in piena terra emetterà nuovi polloni, sarà sufficiente rimuoverne uno e trapiantarlo in un vaso; alternativamente è possibile prendere uno dei tanti rami striscianti che, stando a contatto col suolo, avranno emesso spontaneamente radici e possono esser dunque tagliati, avendo cura di prelevare anche le nuove radici.
A livello vivaistico, la moltiplicazione di piante cresciute in vaso avviene tramite talea. Si prelevano rami di circa 15 cm (6 inch), derivanti dai germogli della primavera precedente, e si lasciano radicare in terriccio mantenuto costantemente umido.

Data l'efficienza delle tecniche di riproduzione vegetativa appena descritte, difficilmente l'A. quinata viene propagata per semina.
Ottenere una pianta da seme richiede più tempo e dovranno trascorrere più anni per veder la prima fioritura; tuttavia è l'unico modo per aver piante geneticamente diverse (non cloni), quindi in grado di impollinarsi vicendevolmente.

Se si volesse seminare la cosa più semplice è prelevare i piccoli semini neri, separarli dalla polpa appiccicosa e deporli in vasi con del buon terriccio, ricordandosi di tenere i vasi all'aperto durante l'inverno (devono "sentire" il freddo), in modo che possano germogliare efficacemente durante la primavera successiva.

Fioritura Akebia quinata

Frutti Akebia Maturi Appesi

Frutti Quasi Maturi Akebia quinata

martedì 2 luglio 2019

Come Coltivare il Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)

Il Rincospermo (Trachelospermum jasminoides, sin. Rhyncospermum jasminoides), chiamato anche con il nome di Falso Gelsomino, è un rampicante ornamentale assai diffuso e coltivato in special modo per i suoi profumatissimi fiori, che fanno avvertire la sua presenza già da lontano.

Nelle prossime righe troverete una breve descrizione della pianta, le informazioni più importanti per la sua coltivazione, nonché qualche curiosità.

Trachelospermum jasminoides

Origine, Diffusione e Storia :

Il Rincospermo appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, che comprende prevalentemente piante succulente di origine tropicale, sebbene appunto con qualche eccezione.
T. jasminoides è nativo dell'Asia orientale, nelle zone temperate calde comprese tra Giappone, Korea e Cina Meridionale, ma è ormai naturalizzato anche nel medio oriente (Pakistan, Iran) e nel Nord America.
Nel suo habitat naturale il Gelsomino Cinese (sì, si chiama anche così) cresce ai margini assolati delle foreste o nelle zone più aride in cui vi crescono prevalentemente piante arbustive.

Grazie alla sua stupenda fioritura e rusticità, il Rincospermo è oggi assai diffuso in buona parte d'Europa, negli Stati Uniti e persino nelle zone non tropicali dell'Australia.


Qual è la Differenza Tra il "Falso" ed il "Vero" Gelsomino ?

Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides) è il nome dato al Rincospermo per la sua somiglianza al "Vero" Gelsomino o Gelsomino Comune (Jasminum officinale), sebbene le due specie appartengano addirittura a famiglie diverse.

Fiore Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)In realtà tutte le circa 200 specie del genere Jasminum potrebbero esser i "Veri" Gelsomini; nel meridione, ad esempio, è molto comune il Jasminum grandiflorum, noto anche come Gelsomino di Sicilia.
Fiore Vero Gelsomino (Jasminum sp.)Tutti i "Veri" Gelsomini appartengono alla famiglia delle Oleaceae, proprio la stessa del più famoso Olivo (Olea europaea), hanno solitamente portamento rampicante o ricadente, producono fiori bianchi e sono sempreverdi; tuttavia non mancano le eccezioni, il Jasminum nudiflorum (Gelsomino d'Inverno o di San Pietro), per esempio, produce fiori gialli sul finir dell'inverno ed è deciduo.

Premetto che ad un occhio poco esperto non è sempre facile riconoscere il "Vero" dal "Falso"; ciononostante esistono differenze sostanziali.
In primis la rusticità, il T. jasminoides è una pianta che può resistere a forti gelate, mentre il J. officinale resiste a lievi gelate ed il J. grandiflorum è ancora più sensibile al freddo e deve esser coltivato dove le temperature non scendano praticamente mai sotto gli 0° C (32° F).
Quindi nel Nord Italia, se noterete un Gelsomino, sarà al 99% il "Falso", poiché il "Vero" potrebbe sopravvivere solo in luoghi molto riparati.

Un'altra differenza sono le foglie, il Gelsomino Cinese le ha opposte, scure e coriacee, mentre il Gelsomino Comune ha foglie composte; ma la differenza più grande è nei fioriT. jasminoides è una Apocynaceae e, come tutte le altre specie della famiglia (es. Plumeria), produce tipici fiori a 5 petali bianchi disposti circolarmente, che ricordano molto la forma di un'elica di un motoscafo. I fiori del J. officinale sono anch'essi a 5 petali bianchi (altre specie di Jasminum possono averne di più), ma non hanno questa peculiarità.

Boccioli Falso Gelsomino
Fioritura Rincospermo

Com'è Fatto il Rincospermo ? - Botanica e Fisiologia

Il Falso Gelsomino è un arbusto rampicante sempreverde che, con gli anni, può allungarsi molto, raggiungendo un'altezza di anche 10 metri (33 ft).
Esso viene piantato in giardino per creare siepi fiorite, adatte a ricoprire ringhiere, pergolati, muri o qualsiasi cosa che abbia qualche appiglio a cui aggrapparsi; inoltre la sua elevata vigoria lo rende perfetto per creare uno spazio divisorio tra due giardini/abitazioni, dato che il fitto fogliame garantirà la dovuta privacy.

Sebbene i migliori risultati si abbiano nella coltivazione in pieno campo, la specie ben si presta ad esser coltivata anche in vaso, per abbellire terrazzi o balconi. In quest'ultimo caso si dovrà rinvasare in vasi via via più grandi, sapendo che non è una specie coltivabile a lungo in vasi di piccole dimensioni.

Frutto Immaturo Falso GelsominoIl Rincospermo non forma quasi mai un vero e proprio tronco, ma è formato da più tronchi, molto ramificati sin dalla base. I nuovi getti sono color bruno-rossastro, lunghi ed estremamente flessibili, tanto che si attorcigliano a spirale attorno a qualsiasi cosa incontrino, formando il più delle volte un groviglio di rami.
Con il passare degli anni la corteccia tende ad assumere un colore grigio ed a fessurarsi.

Frutto Maturo ed Aperto RincospermoLe radici vanno in profondità per raggiungere l'acqua e sono assai ramificate, ma nel complesso, pur espandendosi molto, non si può considerare un apparato radicale invasivo.

Le foglie sono opposte, di forma lanceolata-ovale, lunghe una decina di centimetri (4 in) ed unite al ramo tramite un corto picciolo. Le foglie "adulte" hanno un aspetto coriaceo e color verde scuro, sebbene con inverni particolarmente freddi possano assumere tonalità rossastre.

I fiori del Trachelospermum jasminoides sono raggruppati in un'infiorescenza che di norma emerge dall'apice dei nuovi rami, sebbene qualcuna possa svilupparsi anche dalle gemme ascellari delle foglie più terminali. Questi fiori superano di poco di 2 cm (0.8 in) di diametro, sono bianchi e, come detto in precedenza, hanno i petali disposti ad elica ed emanano un inteso profumo.

La fioritura è abbastanza scalare e dura indicativamente da Maggio a Luglio, sebbene il picco massimo sia in Giugno; in questo mese una siepe di Falso Gelsomino è ricoperta da una miriade di fiorellini bianchi, che ne permette il riconoscimento da notevole distanza.
Può capitare che qualche fiore sbocci anche all'infuori del periodo sopracitato, ma rimangono isolati, passando inosservati.

Il frutto è una sorta di baccello rigido ed allungato e solitamente ne viene prodotta una coppia saldata alla base. I due "baccelli" sono disposti in modo divergente ed ognuno di essi contiene numerosi semi "alati", ovvero dotati di una sorta di peluria, che permette loro una miglior dispersione ad opera del vento. A maturazione (tra Autunno ed inizio Primavera) i frutti si aprono, permettendo ai semi di "volare", alla conquista di "nuove terre".

Un'ultima curiosità, se si stacca una foglia od un rametto, dalla pianta fuoriesce una linfa biancastra simile a quella del Fico (Ficus carica); questo essudato può irritare la pelle, macchiare i vestiti ed è tossico se ingerito.


Dove Crescere il Falso Gelsomino ? - Coltivazione, Clima, Potature e Riproduzione

Il Rincospermo è una pianta rustica e di facile coltivazione che, una volta affrancata, cresce bene e prospera senza particolari cure od attenzioni; inoltre non richiede trattamenti di alcun genere, dato che è resistente alla maggior parte delle malattie.
Il Falso Gelsomino si può piantare più o meno in tutta Italia, forse ad esclusione delle zone di montagna a clima particolarmente rigido.
Trachelospermum jasminoides ha una buona resistenza al freddo, superiore a quella del Jasminum officinale, ma di certo non paragonabile a quella di alcune piante decidue, come la Betulla o l'Albero dei Tulipani.

Giovane Esemplare in Estate Trachelospermum jasminoidesGiusto per aver dei numeri (indicativi), fino a temperature di circa -5° C (23° F) le foglie del Rincospermo rimangono perfettamente verdi; con temperature comprese tra -5° C e -10° C (23-14° F) un po' di foglie potrebbero diventare rossastre; mentre tra -10° C e -15° C (14-5° F) alcune foglie potrebbero seccare (diventano bronzee) e si può aver una parziale defogliazione.
Fin qua la pianta si riprenderà tranquillamente in primavera e, anche nell'ultimo caso, non si avranno grosse conseguenze sulle future fioriture. Se la temperatura scende sotto la soglia di -15° C (5° F) si possono manifestare danni da freddo ai legni più sottili e, se il gelo diventa ancora più inteso, può seccare l'intera pianta. In linea di massima il Falso Gelsomino è coltivabile senza grossi rischi, sino ad una zona USDA 7.

T. jasminoides si adatta a molteplici esposizioni, può infatti essere cresciuta in pieno Sole, così come a mezz'ombra, fiorendo comunque copiosamente. Può svilupparsi con discreto successo anche in posizioni ombrose, ma qui la fioritura risulterà limitata rispetto alle altre esposizioni.

La specie, anche grazie alle radici che scendono in profondità, ha una spiccata resistenza alla siccità ed una volta adulta non avrà bisogno di grosse innaffiature. Nel Nord Italia non vengono mai innaffiate e la pioggia dei temporali estivi è più che sufficiente per farle vegetare al meglio; nelle zone più aride del mezzogiorno irrigare un paio di volte al mese potrebbe aumentare la vigoria durante l'estate, ma una volta affrancata sopravviverebbe anche senza esser bagnata.
Ovviamente quanto appena detto vale per piante coltivate in piena terra, il fabbisogno idrico di piante coltivate in vaso è decisamente superiore e si dovrà bagnare, aspettando che la terra si asciughi tra un'innaffiatura e l'altra.

Sebbene il periodo migliore sia l'autunno, piante coltivate in vaso possono esser piantate tutti i mesi dell'anno, a patto che il terreno non sia gelato.
Per la messa a dimora scegliete una posizione che riceva almeno qualche ora di Sole diretto al giorno e che abbia nei paraggi una struttura su cui arrampicarsi. Ricordatevi che il Falso Gelsomino, a differenza ad esempio della Vite (Vitis vinifera), non possiede viticci con cui aggrapparsi, ma sono proprio i nuovi getti che si attorcigliano al supporto.

Se volete formare una siepe, piantate più esemplari ad una distanza di circa 1 metro (3.3 ft) e piegate i primi rami in maniera orizzontale, partendo dal basso. In questo modo i rami di un esemplare punteranno verso quelli di un altro (e non verso il cielo) e dalle gemme poste su questi rami emergeranno nuovi getti che punteranno verso l'altro, crescendo in verticale. Così facendo colmerete prima lo spazio tra i diversi esemplari.
La crescita iniziale non è eccezionale, ma dopo un paio d'anni la situazione si ribalta e vi troverete a tagliar i nuovi getti più volte all'anno.

Giovane Ramo Attorcigliato a Spirale Trachelospermum jasminoidesIl terreno ideale è profondo, leggermente acido, fertile e ricco di sostanza organica, tuttavia si può coltivare al meglio su un'ampia gamma di suoli, tranne quelli eccessivamente compatti e pesanti, poiché se vi fosse ristagno idrico e bassa ossigenazione del terreno la pianta potrebbe manifestare i sintomi della Clorosi, con conseguente ingiallimento (e nei casi più gravi caduta) delle foglie. Sebbene nei vari siti si legga "Si deve concimare ogni 2 settimane", ciò non è affatto vero, quanto meno se stiamo parlando di piante coltivate in pieno campo.
Le concimazioni potrebbero velocizzare la crescita, ma nel complesso direi che, in un suolo mediamente fertile, sono abbastanza superflue. Personalmente ho visto esemplari molto grandi che, senza l'aggiunta di alcun fertilizzante, fiorivano abbondantemente ogni anno.

La potatura è indispensabile per dar una forma alla pianta, dato che per ogni ramo cresciuto nella stagione precedente vi sono decine di gemme pronte ad emettere nuove ramificazioni.
Il Falso Gelsomino può esser potato anche da mani inesperte, basta utilizzare strumenti sterili e rimuovere la vegetazione disordinata od eccessivamente attorcigliata.
Se si volesse coltivare il T. jasminoides a siepe sarà necessario potare almeno un paio di volte l'anno (una sul finir dell'inverno ed una nel periodo appena successivo alla fioritura), eliminando i getti che puntano troppo verso l'esterno. Nel complesso il Rincospermo, come un po' tutte le specie adatte ad esser coltivate a siepe, resiste bene ai tagli.

Il Falso Gelsomino si propaga essenzialmente in due modi : tramite talea o tramite margotta. Nel primo caso si dovrà tagliare un ramo semi-legnoso di una decina di centimetri ed interrarlo in un vaso con buon terriccio, sino ad avvenuta radicazione; nel secondo caso, invece, il ramo non verrà reciso, ma semplicemente piegato ed interrato o ricoperto di terra per stimolare l'emissione di nuove radici; il taglio del ramo dalla pianta madre avverrà solo successivamente. Entrambi i metodi di moltiplicazione sono efficienti, motivo per cui non si eseguono innesti.
La riproduzione per semina è più lenta ed utilizzata per lo più a livello amatoriale.

Insomma, se state cercando una siepe fiorita profumata, ma avete poco tempo/voglia da dedicarle, forse avrete finalmente trovato la pianta che fa per voi.

Infiorescenze Trachelospermum jasminoides

Falso Gelsomino ad Inizio Autunno
Fioritura di Giugno Falso Gelsomino
Semi Trachelospermum jasminoides

venerdì 18 maggio 2018

Quando Seminare i Piselli (Pisum sativum) nell'Orto ? - Coltivazione e Cure

Le leguminose, insieme ai cereali, sono tra le piante ad uso alimentare più coltivate dall'uomo. I Piselli (Pisum sativum), vuoi per la semplicità di coltivazione, vuoi perché i semi sono conservabili a lungo, furono tra le prime specie vegetali ad essere utilizzate su larga scala.
Nel medioevo i Piselli erano probabilmente il cibo più diffuso, soprattutto tra le classi più povere.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche informazione utile alla coltivazione dei Piselli, indicando qual è il periodo migliore dell'anno per seminarli e come farli crescere sani e produttivi.

Pisum sativum

Origine e Diffusione :

Pisum sativum è una specie orticola nativa del bacino Mediterraneo orientale. L'epoca in cui gli uomini iniziarono a coltivare i Piselli risale a quasi 10.000 anni fa e le fonti più autorevoli collocano le prime coltivazioni della specie nella Mesopotamia (attuale Iraq).

Oggigiorno i Piselli vengono coltivati in maniera intensiva in molte zone temperate dell'Occidente, tra cui l'Europa (Francia in primis) ed il Nord America, ma anche in aree più povere come le regioni dell'India settentrionale ai piedi dell'Himalaya e la Cina.

La Pianta dei Piselli fu anche l'organismo vivente su cui si fecero i primi studi di Genetica. Intorno al 1860, Gregor Mendel incrociò centinaia di piante di Piselli ed, osservando ed analizzando statisticamente la frequenza con cui comparivano i diversi caratteri fenotipici (fiori rossi o bianchi, piselli lisci o rugosi etc..), poté intuire con quali meccanismi venivano ereditati i vari geni (per maggiori dettagli clicca qua)



Quando Seminare i Piselli ? - Clima e Temperatura di Crescita

Pisum sativum è un ortaggio che mal sopporta il caldo ed, in pianura, non è adatto ad essere coltivato in Estate.
Nel Nord Italia il periodo migliore per piantare Piselli è quello primaverile. Seminando in Marzo si può avere il raccolto per fine Maggio, prima dell'arrivo del caldo torrido, il quale, oltre a ridurre sensibilmente la velocità di crescita ed il numero di fiori/frutti, può portare alla morte l'intera pianta.
Inoltre i Piselli resistono bene al freddo, personalmente li ho visti superare senza danni brinate primaverili nell'ordine dei -3° C (26,5° F), ma è probabile che reggano temperature anche più rigide; vi è dunque un limitato rischio di compromettere il raccolto a causa dei ritorni di freddo.
Tuttavia, nel Nord Italia, non si possono coltivare in inverno, poiché le temperature costantemente basse non ne permetterebbero la crescita.
Nel Sud Italia i Piselli possono essere piantati anche nel tardo autunno e, nelle zone più miti, addirittura in Inverno.

Tenete conto che la temperatura soglia per la germinazione si aggira attorno ai 4° C (39° F) e la temperatura media, per uno sviluppo ottimale, è di circa 18° C (64° F).

Piselli nell'Orto
Foglie Pisum sativum

Dove e Come Seminare i Piselli ? - Esposizione e Distanze d'Impianto

Pisum sativum è una specie microterma, adatta a luoghi freschi e poco siccitosi. A seconda delle varietà possono raggiungere altezze variabili ed essere o meno rampicanti.
Nell'orto potremmo riservare ai Piselli un angolino soleggiato, ma magari con un po' meno Sole di altre zone (che le riserveremo per piantare specie orticole tipicamente eliofile, come Melanzane e Pomodori).
Diciamo che l'esposizione soleggiata è preferibile, ma si possono avere risultati discreti anche laddove vi sia qualche ora di ombra al giorno.

I Piselli si riproducono generalmente per semina, tuttavia non sarete obbligati a partire da seme e potrete trovare in vendita direttamente le piantine; questo comporta un maggior costo, ma velocizza (di poco) i tempi.

Seminare è molto semplice, basta arare, fissare dei supporti (es. canne di bambù e rete) per permetter loro di arrampicarsi, interrare i semi e comprimerli leggermente con la terra.

I Piselli si possono piantare piuttosto fitti, seminandoli ad una profondità di 5 cm (2 in), a circa 10 cm (4 in) l'uno dall'altro, su file distanziate di 20 cm (8 in). In questo modo si avrà una densità di 60-70 piantine per metro quadrato.


Come Coltivare i Piselli ? - Crescita, Terreno, Concimazione ed Irrigazione

I Piselli sono molto adattabili e crescono anche in terreni piuttosto poveri. E' però fondamentale che il terreno sia ben lavorato, arieggiato e drenante; infatti questo ortaggio è poco tollerante ai ristagni idrici ed ai terreni eccessivamente compatti.
Ciò non vuol dire che i Piselli amino terreni secchi, anzi, le irrigazioni devono essere frequenti, ma poco abbondanti, dal periodo di semina, sino alla fioritura, dopodiché si potranno ridurre gradualmente, smettendo durante la maturazione dei baccelli.
Insomma le irrigazioni sono particolarmente importanti durante la prima fase del ciclo vegetativo e l'acqua deve essere fornita gradualmente, poco alla volta, evitando che il terreno si inzuppi, ma anche che secchi in superficie.

I Piselli appartengono alle leguminose (come Fave e Fagioli), una famiglia particolarmente rustica, che comprende molte specie in grado di arricchire di nutrienti il terreno in cui vengono coltivate.
Le piante dei Piselli sono degli Azotofissatori, ovvero riescono a prendere l'azoto gassoso presente nell'aria ed a trasferirlo nel suolo.

Per questo motivo la crescita dei Piselli, in un terreno mediamente fertile, è buona anche senza concimazioni ed, anzi, sarà lui ad apportare azoto al terreno, rendendolo disponibile per le coltivazioni future.
In terreni poveri (es. quelli sabbiosi) si possono utilizzare concimi a basso contenuto di azoto, prediligendo potassio e fosforo.
Come fertilizzante si può usare il Guano, mentre sarebbe meglio evitare il Letame, in cui è presente un'elevata quantità di azoto.

I Piselli sono considerati una coltura miglioratrice, in quanto, dopo la loro coltivazione, il terreno sarà più ricco di azoto (elemento indispensabile per la crescita) di quanto non lo fosse in partenza.

Bocciolo Pisum sativumIl ciclo colturale dei Piselli è relativamente breve ed, a temperature ottimali, bastano 3 mesi (o meno) dalla semina, sino alla maturazione/raccolta. Un ortaggio con un ciclo vitale così corto, per di più anche con basse esigenze termiche, rende la sua coltivazione ideale alla preparazione dell'orto per gli ortaggi "estivi".

Diverse specie possono vivere bene in consociazione ai Piselli, come ad esempio Ravanelli, Finocchi, Carote, Cetrioli e Cavoli, mentre è meglio evitare le specie della famiglia delle Liliaceae, come Cipolle ed Aglio.

Sebbene poco sensibile al fotoperiodo, la fioritura dei Piselli sembra essere (leggermente) indotta dall'allungamento delle giornate.

Fioritura Piselli
Baccello Pisum sativum

Com'è Fatta la Pianta dei Piselli ? - Botanica e Fisiologia

Pisum sativum è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae (volgarmente chiamata Leguminose), generalmente rampicante, che può raggiungere (e talvolta superare) un'altezza di 2 m (78 in), sebbene esistano varietà nane che non superano i 50 cm (20 in).

Il fusto dei Piselli è esile, poco ramificato e non in grado di sorreggersi da solo ma, grazie ai viticci fogliari, si può aggrappare a fili e tralicci.

Le foglie sono formate da 3-4 paia di foglioline ed una stipola basale (una sorta di foglia allargata) in corrispondenza del picciolo, mentre terminano con un viticcio più o meno ramificato. In alcune varietà (tipo "afila") le foglioline sono anch'esse trasformate in viticci e la funzione fotosintetica è relegata alle stipole.

Le radici hanno uno sviluppo iniziale a fittone, il cui apice può raggiungere profondità ragguardevoli per un ortaggio stagionale. Nella fase adulta, soprattutto nella parte più superficiale del terreno, il fittone è ramificato ed espanso, con diverse radici secondarie, le quali instaurano una simbiosi con il batterio Rhizobium leguminosarum, responsabile dell'azoto-fissazione.

I fiori dei Piselli compaiono all'ascella fogliare, sono bianco-verdi, piuttosto particolari e possono esser solitari o raggruppati a 2-3 unità. Ogni fiore è formato da 5 sepali verdi fusi tra loro e da 5 petali diversificati (sia per dimensione, che per forma), due dei quali assomigliano alle ali delle farfalle.
La fioritura, così come la maturazione dei frutti, è scalare.
La specie è autofertile e l'impollinazione avviene solitamente prima dell'apertura dei fiori (cleistogamia), gli insetti pronubi ricoprono quindi un ruolo marginale nella loro fecondazione.

Viticci Pisum sativumIl frutto dei Piselli è un baccello verde lungo circa 10-15 cm (4-6 in), che può contenere sino a 10 semi, che sono appunto la parte edule della specie.
I semi possono essere lisci o rugosi, verdi pallido e giallo. Questi tratti sono determinati geneticamente e fu proprio Mendel che, per primo, scoprì le leggi della segregazione (leggi link ad inizio articolo).

I Piselli rimangono in grado di germinare per 4-5 anni e non richiedono una fase di freddo o di dormienza per poter germogliare; in altre parole, potrete utilizzare gli stessi piselli per seminare una nuova parte di orto.

Pisum sativum orto

Fiore Pisum sativum

Baccello Aperto e Semi Piselli