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martedì 2 agosto 2022

Dove Cresce il Tamarindo (Tamarindus indica) ? - Clima, Esposizione e Fruttificazione

Il Tamarindo (Tamarindus indica), da non confondere con il Tamarillo (Cyphomandra betacea), è una pianta tropicale i cui frutti vengono impiegati per uso alimentare ed erboristico.

Com'è e Qual è il Gusto del Tamarindo ?

Il frutto è un baccello lungo fino a 15 cm (6 in) che, a maturità, risulta color marrone chiaro. La parte esterna (buccia) è croccante e, facendo pressione con le dita, tende a sbriciolarsi. All'interno troviamo numerosi semi appiattiti di color nero lucido, avvolti dalla polpa, la quale è la parte commestibile di questo frutto. Essa è color marrone scuro ed ha una consistenza particolare, "appiccicosa e pastosa", che ricorda un po' quella del caramello del Mars. Il sapore è tutto suo, anche se potremmo associarlo a quello di un dattero molto maturo, con in più una nota di acidità, la quale può anche essere del tutto assente in alcune varietà. Il gusto è abbastanza deciso e perciò la polpa può essere diluita e disciolta per produrre bevande, ma può anche esser mangiata tal quale, magari non in quantità industriali.

Frutti Maturi Tamarindo

Frutti Aperti Tamarindo

Origine e Diffusione :

L'esatto luogo di origine del Tamarindus indica è tuttora incerto, tuttavia si ritiene che la specie sia nativa delle zone di savana dell'Africa tropicale, dove cresce selvatica in stati come Sudan, Nigeria, Somalia, Kenya e Tanzania, ma anche in zone molto secche dell'Arabia, come l'Oman. Il suo habitat naturale non è troppo diverso da quello dell'albero icona dell'Africa, il  Baobab (Adansonia digitata), a cui spesso cresce affianco. L'attuale distribuzione geografica è di origine antropica, infatti il Tamarindo è coltivato dall'uomo sin da epoche remote ed è oggi presente in tutte le zone tropicali e subtropicali del mondo. Tra i paesi che ne fanno maggior consumo c'è l'India, tanto che il termine "Tamarindo", di origine araba, significa "Dattero d'India".

Nelle zone equatoriali, con piogge abbondanti e ben distribuite durante l'anno, il Tamarindo produce pochi frutti, ma cresce e vegeta ugualmente bene, tanto da essere piantato come albero ornamentale o da ombra, nelle alberature stradali. 

In linea di massima il suo areale di coltivazione si spinge, sia a Nord che a Sud, fino ad una latitudine di 30° o poco più.

Fiore Tamarindus indica
Botanica e Fisiologia :

Il Tamarindo appartiene alla grande famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose), la stessa dell'Albizia e della Mimosa, ma anche di Piselli, Fagioli e Fave, come si può evincere dalla forma del frutto (baccello).

Questa specie si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza di circa 20 metri (6.6 ft) o poco più. La chioma è voluminosa, con una forma allargata, tanto che in alcuni casi fa sembrare tozzo anche un tamarindo adulto che ha raggiunto l'altezza massima. 

Il tronco, di norma singolo, è ricoperto da una corteccia color grigiastra che, con l'età, tende a squamarsi ed a creare profonde fessurazioni longitudinali. 

Le foglie, sono alterne e composte e, dal rachide principale di ognuna di esse, escono tra 10 e 20 paia di foglioline strette ed allungate, sullo stile di altre leguminose come la Robinia. Le foglie del Tamarindo sono color verde brillante ed hanno una consistenza simile al cuoio, inoltre le foglioline che le compongono hanno la peculiarità di "chiudersi" di notte, avvicinandosi tra di loro.

La specie è considerata sempreverde, tuttavia in ambienti in cui la stagione secca si protrae a lungo possono avere un comportamento semi-deciduo o persino deciduo (per un breve tempo), una sorta di estivazione in piccolo.

Foglie Tamarindus indica
I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni e raggruppati in racemi compatti, formati al massimo da 15 fiori; essi hanno colori con sfumature che spaziano dal giallo al rosato. Le infiorescenze emergono dai nuovi getti e, in climi subtropicali, la fioritura avviene durante la bella stagione, indicativamente tra primavera ed estate. In zone monsoniche la fioritura avviene in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie, verso la fine della stagione secca. In zone senza grosse fluttuazioni stagionali la fioritura può esser meno abbondante, ma meglio distribuita nei 12 mesi dell'anno.

L'impollinazione avviene ad opera degli insetti e la pianta è, almeno parzialmente, autofertile, sebbene l'impollinazione incrociata permetta una resa superiore. In un singolo fiore lo stigma (parte femminile) è ricettivo un giorno prima di quando l'antera (parte maschile) produca polline e, nel complesso, un albero isolato produce il 15% rispetto a piante che si impollinano vicendevolmente. Il frutto del Tamarindo è abbastanza lento a maturare e, dalla fioritura al frutto maturo, passano in media 8 mesi.

L'apparato radiale è esteso, profondo e compatto. Ciò permette alla pianta un'ottima resistenza nei confronti dei tifoni tropicali.

Fioritura Tamarindo

Come Coltivare il Tamarindo ? - Clima, Esposizione e Riproduzione

Il Tamarindo è una pianta adattata a crescere in climi tropicali semi-aridi od addirittura aridi, anche in prossimità delle coste, tollerando bene persino l'aria salmastra. Come facile intuire ha un'ottima resistenza alla siccità e può svilupparsi anche laddove vi siano appena 250 mm (10 in) di pioggia annui (vi ricordo che sotto i 200 mm una zona è considerata deserto). La quantità di pioggia ideale per la fruttificazione sarebbe però di 500 mm (20 in). E' importante notare che una stagione secca di almeno 3-4 mesi è necessaria per indurre la fioritura, infatti in zone a clima pluviale (foreste molto piovose tutto l'anno) la produzione è assai scarsa, se non nulla.

Le alte temperature non sono un problema e piante adulte superano senza danni anche ondate con temperature di 45° C (113° F).

Ma è possibile coltivare il Tamarindo in Italia ?

A dir il vero questa specie è anche piuttosto resistente al freddo e, piante adulte, possono sopportare qualche ora a temperature di -2°/-3° C (28-26° F), tuttavia le giovani piantine muoiono anche con leggere gelate. Nonostante il Tamarindo sopporti questi picchi di freddo, un ruolo rilevante per la sua sopravvivenza lo hanno anche le temperature massime invernali infatti, pur resistendo a brevi episodi di gelo leggero, il Tamarindo non sopporta il freddo prolungato.  Credo che in alcune zone d'Italia (ad esempio sulle aride coste meridionali della Sicilia, ma non solo) potrebbe farcela, senza né protezione dal freddo, né tanto meno irrigazione estiva; tuttavia la maturazione dei frutti sarebbe cosa più ardua, in letteratura è noto che in climi "freschi" il frutto tende a marcire invece che maturare durante la stagione fredda. Detto ciò bisognerebbe provare, questo è l'unico modo per capire se un Tamarindo riesce a maturare i suoi frutti in Italia. 

Grappolo Frutti Tamarindus indica
Tamarindus indica gradisce esposizioni soleggiate tutto il giorno e si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, a patto che siano drenanti, dato che non sopporta il ristagno idrico ed i terreni zuppi. Cresce al meglio in terreni limosi, profondi e fertili, dove le radici possono espandersi più agevolmente; ciò nonostante fruttifica anche in suoli poveri, sabbiosi o sassosi, tollerando sia pH acidi che leggermente basici e persino suoli con elevata salinità. Se coltivata in piena terra ed affrancata la concimazione è superflua, mentre per la coltivazione in vaso potrebbe esser utile una concimazione annuale, prima della ripresa vegetativa. 

Il Tamarindo si moltiplica abitualmente tramite semina. I semi devono però essere prelevati da frutti freschi; talvolta i frutti che si trovano in commercio hanno semi con una scarsa vitalità, dato che il frutto si conserva abbastanza a lungo senza marcire e non escludo venga anche frigo conservato. In Italia il periodo migliore per seminare il Tamarindo è Maggio e, con alte temperature e bagnando il terriccio, il germogliamento avverrà entro un paio di settimane. In condizioni ideali, semi freschi (sebbene se conservati in luoghi adatti rimangano vitali per mesi), a 40 giorni dalla semina, hanno una percentuale di germogliamento pari al 70%. Prima di seminare si consiglia di lasciare i semi in ammollo in acqua (a temperatura ambiente) per 24-48 h. 

Partendo da seme la crescita è abbastanza lenta ed una pianta di Tamarindo impiega circa 10 anni per raggiungere la maturità ed iniziare a fiorire/fruttificare. Poi però continua a produrre anche fino a 200 anni di età, l'elevata longevità permette ad alcuni esemplari di vivere oltre 300 anni, producendo almeno 150 kg (330 lb) di frutta all'anno (ovviamente nel suo ambiente naturale).

Alternativamente, sia per ridurre i tempi di messa a frutto, sia per propagare la cultivar specifica, si può propagare tramite innesto, che di norma viene eseguito su franco (ovvero il portainnesto è anch'esso un Tamarindus indica, ma ottenuto da seme).

Un albero lontano dalla cultura Italia, ma ben presente in molti alimenti e cosmetici. Quando comprerete creme, succhi, sciroppi o qualcosa di particolare guardate gli ingredienti, non è così raro che troviate la scritta "estratto di Tamarindo". 

Chioma e Tronco Tamarindo

Baccelli di Tamarindo


lunedì 31 gennaio 2022

Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) - E' Possibile Coltivarlo in Italia ?

Per coloro che hanno fatto un viaggio nel Sud-Est Asiatico (Cambogia, Thailandia, Malesia etc.) o per coloro che amano la cucina asiatica il nome "Jackfruit" non risulterà di certo nuovo. In queste zone, infatti, il frutto del Jackfruit è molto comune ed utilizzato in mille modi diversi, sia come fresco, sia cotto ed in occidente è talvolta usato come sostituto della carne nelle ricette vegane. 

Artocarpus heterophyllus
Com'è e Che Sapore ha il Frutto del Jackfruit ?

Questa specie tropicale produce un frutto noto anche come Giaco (o Jaca) che detiene uno dei record vegetali, esso è infatti il frutto più grande al mondo che cresca attaccato ad un albero (le zucche giganti crescono per terra). Esistono diverse varietà di Jackfruit, alcune di esse, nelle migliori condizioni di crescita, possono produrre frutti che pesano anche 30 kg (66 lb), ma in media 10 kg (22 lb). Il frutto è in realtà un "multi-frutto" (sincarpo in botanica), di forma ovale, lungo in media 50 cm (1.65 ft), sebbene possano essercene anche alcuni che sfiorano il metro (3.3 ft). Esternamente si presenta con una buccia ruvida, di colore verde-giallognolo, talvolta marroncina a maturazione; internamente troviamo diversi "spicchi" gialli, ognuno dei quali contiene un seme, lungo circa 3 cm (1 in). 

La polpa non è né cremosa, né acquosa, ma  ha una consistenza che definirei "gommosa", mentre il sapore è dolciastro, particolare e talvolta ci si deve abituare prima di apprezzarne a pieno la qualità. In Thailandia e nel Sud-Est asiatico si trova su ogni bancarella (clicca qui per vedere i frutti tipici di queste zone), mentre in Italia si può cercare nei negozi etnici, inoltre è spesso venduto inscatolato, con un gusto molto vicino al frutto fresco. Ad un occhio inesperto, la polpa (ma anche il frutto intero) del Jackfruit può esser scambiata per quella del Durian.

Polpa Jackfruit

Origine e Curiosità sul Jackfruit :

Artocarpus heterophyllus è una specie appartenente alla famiglia delle Moraceae ed è perciò parente del Fico (Ficus carica) e del Gelso (Morus alba). Il Giaco è originario di una vasta area compresa tra il Sud dell'India e le foreste pluviali di Malesia, Indonesia e Filippine ed è ampiamente coltivato in tutte le zone tropicali umide del Mondo Il Jackfruit è l'albero simbolo del Bangladesh, nazione che reputa questo frutto sacro, ma anche in India è considerato un "portafortuna".

Germoglio Artocarpus heterophyllusLa A. heterophyllus è una specie arborea che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza media di circa 10 metri (33 ft), sebbene in zone a vegetazione più fitta si possa spingere più in alto per raggiungere la luce del Sole. La chioma ha una forma tendenzialmente piramidale e, nel complesso, ha un portamento che ricorda un mix tra quello del Ginkgo biloba e della Magnolia grandiflora. Questa forma è più comune in esemplari giovani, mentre vecchie piante tendono ad assumere una chioma espansa.

Sul tronco principale i rami hanno un angolo d'inserzione ampio (sono quasi perpendicolari, ovvero paralleli al suolo) e son presenti sin dalla parte basale, un po' come avviene in un Abete. La corteccia è liscia e di norma cosparsa di muffe (non patogene) di colore bianco.

Ramo In Allungamento Germoglio Artocarpus heterophyllus

Il Jackfruit è una specie monoica, ovvero un'unica pianta produce sia infiorescenze maschili che femminili.  I fiori di entrambi i sessi sono tozzi, con gambo corto ed emergono dal tronco principale o dai rami più grandi. I fiori maschili sono più piccoli e di norma spuntano su rami più giovani, situati sopra i fiori femminili. I fiori maschili si aprono prima di quelli femminili e, una volta ceduto il polline, seccano; quelli femminili invece, se impollinati, si svilupperanno in frutti. Sebbene l'impollinazione incrociata aumenti la resa, la specie è considerata autofertile e di solito si ha una buona percentuale di impollinazione anche con un'unica pianta.  Nei paesi tropicali umidi la fioritura è continuativa durante l'anno, cosicché fiori e frutti a diversi stadi di maturazione sono presenti contemporaneamente sulla stessa pianta, garantendo una fruttificazione scalare; nelle zone Subtropicali (es. Florida) la produzione principale avviene tra fine estate ed autunno. In condizioni ottimali di crescita, dalla fioritura alla maturazione dei frutti occorrono in media 120-180 giorni, con differenze tra le cultivars.

Il Jackfruit produce frutti enormi e per sorreggerli ha sviluppato l'insolita (ma non unica) strategia di far avvenire la fruttificazione sui rami più vecchi ed è comune che siano attaccati addirittura al tronco principale.

Artocarpus heterophyllus è sempreverde, con foglie alternate, di color verde scuro luccicante con evidenti venature bianche e con una consistenza simile al cuoio. Esse hanno la dimensione di una mano e sono di forma ovale, sebbene nei germogli dei rami più giovani possano avere lobi profondamente incisi. Nel complesso le foglie del Jackfruit ricordano quelle del Ficus lyrata.

Come tipico delle Moracee, anche l' A. heterophyllus sviluppa un apparato radicale imponente, con radici massicce e fitte, che si spingono oltre la proiezione della chioma della pianta stessa.

Foglie Artocarpus heterophyllus
Come Coltivare il Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) ? - Clima, Temperature e Cure

Pianta Adulta di Jackfruit
La coltivazione di questa pianta è piuttosto facile ai tropici, ma diventa assai più complessa nelle zone temperate calde ed, in Italia, si può coltivare all'aperto solo in pochi microclimi favorevoli del Sud Italia.

Iniziamo subito col dire che il Jackfruit è una pianta più tropicale che subtropicale, idealmente vorrebbe clima caldo-umido tutto l'anno e precipitazioni abbondanti e ben distribuite nell'arco dei 12 mesi. Inevitabilmente in Italia è impossibile avere queste condizioni, se non in serra; tuttavia questa specie non è equatoriale come lo sono il Durian, il Mangostano ed il Rambutan, tant'è che, diversamente dalle tre piante citate, viene coltivato con successo nel Sud della Florida (circa 25° N).

Ma qual è la reale resistenza al freddo del Jackfruit ? 

Ovviamente rispondere ad una simile domanda è difficile, in linea di massima potremmo dire che la zona in cui si intende coltivarlo deve esser esente da gelo, dato che anche leggere ed effimere gelate possono uccidere una pianta adulta. Indicativamente a 0° C (32° F) si danneggiano le foglie, a -1° C (30° F) i rami ed a -2° C (28° F) può morire l'intera pianta; tuttavia anche periodi prolungati a temperature di poco sopra lo zero possono portare la pianta al deperimento. Un altro conto è la fruttificazione, infatti non è detto che in un luogo in cui la pianta sopravviva riesca anche a maturare i frutti; infatti ci vogliono dai 4 ai 6 mesi dalla fioritura alla maturazione e questo tempo è da intendersi in condizioni tropicali (ottimali), ovvero con massime sopra i 28° C (82° F) e minime non inferiori a 20° C (68° F), se le temperature sono inferiori i tempi si dilatano ed il sopraggiungere dell'inverno potrebbe far marcire i frutti prima che maturino. In Italia è essenziale scegliere una varietà precoce e sperare che i fiori alleghino in maggio, così da aver davanti almeno 4 mesi di temperatura ottimale. In Italia ci sono testimonianze di appassionati che coltivano con successo il Jackfruit nel sud della Calabria ed in Sicilia, ma al momento in cui scrivo questo articolo, nessuno (che io sappia) è ancora riuscito a far giungere a maturazione un frutto.

I semenzali crescono abbastanza velocemente ed iniziano a fruttificare quando il tronco principale raggiunge il diametro di una lattina di Coca Cola, ai tropici in media 3-5 anni.

Fiori Artocarpus heterophyllus
Il terreno ideale è fertile e drenante, ma può crescere anche in suoli poveri, sia sabbiosi che rocciosi, purché non vi sia eccessivo ristagno idrico. Preferisce terreni a pH neutro o subacido, adattandosi comunque bene ad un'ampia gamma di suoli, ma non gradisce un'elevata salinità del suolo.

Frutticini JackfruitPer una crescita continuativa la pianta richiede abbondanti innaffiature ed, in natura, preferisce piogge ben distribuite, pur potendo tollerare circa 2-3 mesi di stagione secca. Una pianta affrancata potrebbe superare l'estate mediterranea senza irrigazioni, magari rallentando un po' la crescita, tuttavia di norma la stagione secca nelle aree monsoniche corrisponde al periodo in cui la pianta riduce la fruttificazione, in Italia, se si vuole tentare di far maturare un frutto, conviene bagnare nel periodo che va dalla fioritura alla maturazione (ovvero il semestre caldo).

Giovani semenzali gradiscono un certo grado di ombreggiamento, ma da adulti è consigliabile un'esposizione quanto più soleggiata possibile. 

La struttura massiccia rende il Jackfruit tollerante ai venti e, anche in caso di uragani tropicali, le piante danneggiate recuperano meglio di altre specie. La potatura non è essenziale e serve più che altro per alleggerire la chioma ed impedire che la pianta diventi troppo alta, di norma reagisce comunque bene ai tagli, emettendo nuovi getti anche dalla parte bassa del tronco.

La riproduzione avviene di solito tramite semina ed in condizioni di umidità/temperatura ottimali, se i semi vengono lasciati 24 h in acqua, la germinazione avviene in 3-7 settimane. Importante ricordarsi che i semi del Jackfruit hanno una scarsa vitalità, non possono dunque essere seccati e conservati, ma si devono piantare freschi, entro massimo un mese dalla raccolta da un frutto maturo. Ovviamente per propagare un clone specifico non si può passare dal seme, il quale può comunque funzionare come portainnesto, sul quale innestare poi la varietà desiderata. 

Frutti Immaturi Artocarpus heterophyllus

Frutti su Tronco

martedì 23 giugno 2020

Come Coltivare la Mammea americana ?

Frutto Mammea americana

La Mammea americana, da non confondere con il Mamey Sapote (Pouteria sapota), è una pianta tropicale che produce un grande frutto, piuttosto difficile da trovare in commercio in Italia, sebbene tra fine Aprile e Maggio qualche negozio etnico potrebbe venderlo.

Mammea americana e Pouteria sapota, nonostante non siano minimamente imparentati, producono due frutti dall'aspetto simile. I popoli ispanici dell'America centrale chiamano il primo frutto Mamey amarillo (Mamey Giallo, Mammea americana), per distinguerlo dal Mamey rojo (Mamey Rosso, Pouteria sapota), tuttavia è conosciuto anche con il nome di Mamey di Santo Domingo  od Albicocco Tropicale. 


Origine e Diffusione :

Mammea americana è una specie appartenente alla famiglia Calophyllaceae, sebbene ci siano ancora delle incertezze tra gli studiosi, alcuni dei quali catalogano questa pianta come Clusiaceae, la stessa famiglia a cui appartiene il Mangostano (Garcinia mangostana).

Questa pianta è nativa dei Caraibi e la sua distribuzione naturale è compresa tra il Sud del Messico, l'America Centrale (Panama, Guatemala etc.), la parte settentrionale dell'America Latina (Colombia, Venezuela etc.) e le isole delle Antille. (Bahamas, Santo Domingi etc.).

Nei paesi d'origine la specie viene piantata come pianta ornamentale, da ombra e fruttifera, sebbene la coltivazione a scopo alimentare non sia di certo ai livelli della Papaya o del Mango. Nel vecchio mondo il Mamey Giallo è poco comune e viene coltivato marginalmente nell'Africa occidentale (Sierra Leone) e nel Sud-Est Asiatico (Filippine, Indonesia)


Fiore Mammea americanaForma e Sapore del Frutto :

Tendenzialmente di forma rotonda, con una buccia marrone-grigia coriacea, ruvida e dura, che si ammorbidisce (leggermente) solo ad avvenuta maturazione. Il Mamey Giallo è pesante e di grosse dimensioni, avendo un diametro di anche 20 cm (8 in), sebbene vi sia una certa variabilità nelle dimensioni, anche su diversi frutti della stessa pianta.

All'interno troviamo una polpa giallognola, piuttosto aderente alla buccia, e grossi semi in numero compreso tra 1 (in frutti piccoli) e 3-4 (in frutti grandi). La consistenza, diversamente dal Mamey Rosso, è poco "burrosa", ma piuttosto fragrante e succosa. Il gusto è piacevole, leggermente sub-acido, ricordando un mix tra Albicocca e Lamponi, con un pizzico di Arancia.
Il frutto, anche aperto, si conserva bene in frigorifero ed anche dopo qualche giorno risulta ancora attraente (non si ossida come succede ad esempio con le Mele).

Foglie Mammea americana

Botanica e Fisiologia :

Mammea americana è una albero sempreverde che può raggiungere i 20 metri (65 ft) di altezza. I rami sono assurgenti e tendono a formare una chioma ovale od a forma piramidale che, in esemplari in buono stato di salute, risulta densa. Le foglie sono opposte, ovali, lisce e con una consistenza simile al cuoio; esse sono lunghe in media 20 cm (8 in) e larghe circa la metà, sono di color verde lucido ed hanno un margine liscio. Nel complesso le foglie ricordano molto quelle della Magnolia sempreverde (Magnolia grandiflora), molto diffusa nei nostri giardini e parchi.

I fiori, solitari o raggruppati in piccoli gruppi (2-3), sono fragranti, con un diametro di circa 4 cm (1.6 in), con 4-6 petali bianchi e stami-pistilli color giallo-arancione. I fiori possono esser maschili, femminili od ermafroditi e possono esser tutti presenti su un'unica pianta o su piante separate. Insomma, la distinzione non è netta come in altre specie, inoltre un'unica pianta potrebbe aver predominanza di fiori maschili (rispetto a femminili) e ciò si tradurrà in una scarsa produzione.

La fioritura avviene prima e durante la fruttificazione (il frutto impiega circa 1 anno a maturare), tuttavia in climi equatoriali, senza fluttuazioni termiche annue e con piogge ben distribuite, si possono aver due periodi di fioritura/fruttificazione all'anno. Nel complesso sia fioritura che maturazione dei frutti sono piuttosto scalari, ad esempio in Florida copre un periodo di tre mesi, tra Giugno ed Agosto.

La maturazione del frutto si può constatare con un leggero ammorbidimento ed ingiallimento della buccia, tuttavia questi indici non sono sempre così netti; un altro metodo è grattare leggermente la buccia con un'unghia, se sotto il colore è verde il frutto è immaturo, se giallino è pronto per la raccolta.

Una pianta adulta, in buona solate e cresciuta nei clima ideale può produrre anche 300 frutti all'anno.

Frutticini Immaturi Mamey Giallo

Guida alla Coltivazione della Mammea americana ? - Crescita, Potature, Esposizione, Propagazione e Cure

M. americana è una specie subtropicale molto a suo agio nei climi tropicali umidi. Il termine subtropicale è fuorviante, se da un lato è vero che si può coltivare anche oltre il 23° parallelo e che la rusticità è superiore a quella di specie strettamente tropicali come Durian e Rambutan, dall'altro non è di certo una pianta subtropicale ben adattata ai climi temperati caldi come potrebbe esser una A. cherimola od un Guava.

In altre parole il Mamey Giallo può tollerare, da adulto, sporadici abbassamenti sino a 0° C (32°F) o pochissimo sotto con danni; tuttavia, anche al di sopra di questa soglia, muore anche se le temperature si mantengono a lungo sotto i 10° C (50° F). In Italia se ne può tentare la coltivazione nei luoghi più miti di Sicilia e Calabria, ma anche qui la pianta probabilmente sopravvivrebbe più che vivrebbe. Nell'estremo Sud della California, e dunque anche nei luoghi più caldi d'Italia, la pianta non riesce a fruttificare, mentre in Florida non ci sono problemi, ma lì e tutt'altro clima rispetto a quello italiano.

Detto questo, per aver la certezza, bisogna provare. Se qualcuno avesse un microclima fantastico in Sicilia o Calabria potrebbe provare e, magari, smentire con squisiti frutti quanto riscontrato in California. 

La Mammea americana  ha un grosso pregio, diversamente alla maggior parte delle altre fruttifere tropicali, regge bene l'ambiente secco di casa; per questo motivo in Italia potrebbe esser coltivata in vaso come pianta da appartamento, almeno durante il periodo invernale.

Chioma Mammea americanaSe escludiamo la scarsa resistenza al freddo, questa specie è adattabile, resistente alle malattia e di facile coltivazione.

Gradisce una pioggia annua compresa tra 800 e 1500 millimetri, giovani esemplari richiedono innaffiature, mentre da adulta potrebbe cavarsela da sola (in Italia), sebbene bagnare nei mesi più torridi dell'anno potrebbe aiutare, inoltre si avvantaggia di un buono strato di pacciamatura.

Pur preferendo un terreno ricco, profondo, drenante, sabbioso/limoso e leggermente acido, si adatta a crescere anche in terreni superficiali, argillosi e sino a pH 8.

L'esposizione ideale è soleggiata, ma si sviluppa bene anche a mezz'ombra, soprattutto durante i primi anni di vita.

Lo sviluppo è armonico anche in assenza di potature.

La riproduzione può avvenire per semina ed i semi, con le ottimali condizioni di temperatura ed umidità, germinano entro 2 mesi. I semenzali impiegano dai 6 ai 10 anni per fiorire/fruttificare. Per ridurre questi tempi, oltre che per aver cloni selezionati con fiori ermafroditi, conviene la moltiplicazione vegetativa, tramite innesto o talea.

Giovane Pianta Mammea americana

Nuova Vegetazione Mammea americana

lunedì 15 luglio 2019

Coltivazione del Guava (Psidium guajava), una Pianta da Frutto Tropicale per Amatori

La (o il) Guava, nota anche come Guaiava o, dallo spagnolo, Guayaba, è un frutto tropicale poco conosciuto all'infuori dei Tropici. In Italia è difficile trovare in vendita il frutto fresco, tuttavia nei negozi etnici è abbastanza comune trovare succhi di frutta a base di Guava.

Questo frutto viene prodotto dalla specie Psidium guajava, una pianta tropicale di cui parleremo dettagliatamente in questo articolo, anche perché la sua coltivazione a livello amatoriale può regalare grosse soddisfazioni, persino a chi la crescesse in un clima tutt'altro che tropicale.


La pianta del Guava ha il grosso vantaggio di poter crescere decentemente in vaso, inoltre, partendo da seme, inizierà a fiorire/fruttificare già dopo solo 2-3 anni. Ovviamente anche l'Avocado (Persea americana) si può far crescere da seme, ma essendo un albero non si svilupperà al meglio in vaso e per la fruttificazione (se mai avverrà in vaso) si dovranno attendere in media 8-10 anni.

Frutti di Guava Ovali
Frutti di Guava Tondi

Origine, Diffusione e Storia :

L'albero del Guava ha un'origine incerta, anche perché i suoi piccoli semi sono numerosi, facilmente trasportabili dagli uccelli e germogliano efficacemente; è dunque probabile che l'area in cui è  attualmente naturalizzato sia molto più estesa di quella di partenza.
Fatte queste premesse gli studiosi, pur non sapendo il luogo esatto, credono che il Guava sia nativo delle foreste pluviali comprese tra il Sud del Messico e la parte tropicale del Sud America (es. Colombia, Perù, Venezuela, Brasile settentrionale etc.), dove cresce dal piano sino ad una quota di 1500 m (5000 ft), soprattutto se vicino all'equatore.
La coltivazione della Guayaba ad uso alimentare risale ad epoche remote, vi sono infatti prove del suo utilizzo sin dai tempi degli antichi Aztechi.

Ai nostri giorni la specie è naturalizzata in tutti i continenti ad esclusione di quelli privi di climi tropicali, ovvero l'Europa e l'Antartide. Esemplari selvatici di Psidium guajava si possono trovare dal Queensland, in Australia, alle isole del Pacifico (es. Hawaii, Fiji etc.), dal Sud-Est Asiatico (Filippine, Malesia etc.), alla Florida, sino al Sud Africa (Tanzania, Zimbabwe).

La diffusione a scopo commerciale od amatoriale è ancora più ampia, tanto che la Guaiava viene coltivata in quasi tutte le zone sub-tropicali del mondo e persino negli angoli più miti del Mediterraneo.


Classificazione Botanica e Sapore del Frutto :

Psidium guajava è il nome scientifico del Guava, un arbusto che appartiene alla grande famiglia delle Myrtaceae.
Questa specie, essendo coltivata da secoli in zone tropicali anche molto lontane tra di loro, mostra un'enorme variabilità, sia come portamento, sia come forma, dimensione e sapore del frutto. Esistono infatti piante che producono frutti grandi quanto una piccola Albicocca ed altre che ne producono grandi quanto un pompelmo; alcune varietà producono frutti a polpa gialla, altri rosa, altri ancora verde.

Anche il sapore è assai diverso a seconda della varietà, in Thailandia, ad esempio, mangiano la Guava verde non ancora matura, tagliata a fette, che ha una consistenza simile a quella di una mela. Personalmente preferisco il frutto a polpa gialla, ben maturo; in questo caso emana un forte profumo, ha una consistenza simile a quella di un budino ed un gusto intenso, che a me ricorda quello della Banana, sebbene prevalga il sapore tipico della Guava (assaggiate i Succhi di Frutta al Guava per rendervene conto).
La Guava Rosa ha un maggior contenuto di acqua ed è meno dolce (zuccheri più diluiti), sebbene non sia sempre facile generalizzare solo in base al colore della polpa.
Il grosso problema di questi frutti è la massiccia presenza di semi all'interno della polpa. Essi sono piccoli e non è fattibile rimuoverli manualmente dalla polpa, ciò nonostante non sono teneri come quelli di un Kiwi e possono creare qualche problema durante la masticazione.

Il genere Psidium comprende circa un centinaio di specie, molte delle quali producono frutti commestibili, sebbene P. guajava sia in assoluto la più apprezzata per i suoi frutti.
Tutte le specie di Psidium sono native delle zone calde dell'America Latina ed hanno per lo più uno sviluppo contenuto, di seguito troverete alcune delle specie più rappresentative del genere :
  • P. amplexicaule : noto come Guava di Montagna, cresce sulle colline del Porto Rico. Possiede foglie spesse ed arrotondate, piccoli fiori verdi/bianchi e produce frutti dal diametro di un paio di centimetri (0.75 inch).
  • P. cattleyanum : chiamato anche Guava Fragola, è una specie nativa del Brasile e diventa infestante nelle condizioni di crescita ideali. I suoi frutti sono gialli o rossi (a seconda della varietà) ed hanno le dimensioni di una pallina da ping pong. P. cattleyanum è probabilmente la seconda specie per qualità dei frutti e verrà approfondita in un articolo ad hoc.
  • P. claraense : endemico di Cuba è minacciato dalla distruzione del proprio habitat.
  • P. dumetorum : specie endemica della Jamaica, ma ormai estinta.
  • P. friedrichsthalianum : Guava originario del Costa Rica i cui frutti vengono localmente utilizzati per fare bevande rinfrescanti dal sapore leggermente aspro.
  • P. galapageium : specie nativa delle Isole Galàpagos, produce frutti eduli gialli dal gusto leggero, molto apprezzati dalla fauna locale.
  • P. guajava : chiamato anche Guava Classico (o Guava Comune), è la specie più conosciuta, oggetto questo articolo.
  • P. guineense : produce molti frutti di piccole dimensioni, dal vago sapore di fragola, sebbene con spiccate note di amaro, che possono esser più o meno marcate da pianta a pianta. Se ne è tentato l'incrocio con P. guajava, al fine di ottenere una pianta che producesse tanti frutti (come P. guineense) dalle ottime qualità organolettiche (come P. guajava).
  • P. rufum : endemico del Brasile, viene anche chiamato Guava Viola per via dei frutti di tale (ed inusuale) colorazione.

Polpa Guava Bianco
Polpa Guava Rosa
Com'è Fatta la Pianta del Guava ? - Botanica e Fisiologia 

Psidium guajava è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di arbusto di medie dimensioni, potendo occasionalmente raggiungere un'altezza di 10 m (33 ft); tuttavia normalmente la crescita è inferiore ed una pianta adulta ben potata si mantiene intorno ai 4-5 metri (13-16 ft).
Negli impianti commerciali gli esemplari vengono piantati ad una distanza di circa 4 metri (13 ft) lungo la fila, ma le file son più distanziate per poter far passare i mezzi agricoli.
Ovviamente la crescita in vaso, od in un clima non vantaggioso, riduce ulteriormente la taglia delle piante.

Il tronco, di norma singolo e dal diametro massimo di 25 cm (10 in), è ricoperto da una sottile corteccia color rame che, con l'età, tende a sfaldarsi, dando al fusto un aspetto liscio e screziato, con colori che variano dal grigio-verdastro, sino al marroncino. Questa caratteristica lo rende molto ornamentale e sicuramente distinguibile dalla maggior parte delle altre piante.

I giovani rami, ed anche il primo getto emesso dopo il germogliamento del seme, hanno la peculiare forma quadrangolare (cioè a sezione quadrata) e sono di color verde-rossastro. In condizioni ideali la crescita è massiccia e la nuova vegetazione si allunga talmente tanto da pendere (per gravità) verso il basso, conferendo alla chioma un aspetto disordinato.
Un Guava adulto in salute, se non viene mai potato, avrà una chioma folta, ma con molti rami intrecciati e penduli, tanto da poter toccar terra sotto il peso dei frutti.

Nuova Vegetazione Psidium guajavaLe radici sono espanse e superano l'area della proiezione della chioma al suolo, tuttavia non è un apparato radicale particolarmente profondo e solo poche radici scendono in profondità, pur senza mai delinearsi un vero e proprio fittone principale. 

Le foglie sono di medio-grosse dimensioni, tendenzialmente ovali, con vistose venature e, se accartocciate, emanano un leggero odore. Esse sono unite al ramo tramite un cortissimo picciolo ed in estate, od in un clima perennemente caldo, sono di color verde chiaro; eggià, perché quando le temperature si abbassano (pur rimanendo ben al di sopra degli 0° C o 32° F) esse si tingono di tonalità che vanno dalle molte sfumature del rosso, sino al viola-brunastro.
Questa condizione è probabilmente una strategia difensiva contro il freddo e, di per sé, è fisiologica; tuttavia è pur sempre un sintomo di stress, che ai tropici non si verifica.
Se le temperature fossero ancora più basse si potrebbe aver una parziale perdita delle foglie e la pianta si comporterebbe come semi-decidua. Nel complesso la pianta del Guava regge la defogliazione ben meglio di molte altre piante tropicali sempreverdi (ad es. Mango).

I fiori sbocciano da gemme situate all'ascella fogliare della nuova vegetazione, sono singoli (mai riuniti in infiorescenze), bianchi, dal diametro di circa 2,5 cm (1 in), con 4-5 petali che cadono prematuramente rispetto agli altri organi del fiore. Essi emanano un leggero (talvolta quasi impercettibile) profumo, sono ermafroditi e, come tipico delle Myrtaceae, hanno numerosissimi stami (fino a 250), che puntano in ogni direzione, ognuno formato da un filamento ed un'antera color giallo tenue che produce il polline. Il fiore è ricettivo per circa 36/48 h.


Psidium guajava è generalmente una specie autofetile, quindi nella maggior parte dei casi avrete una fruttificazione soddisfacente pur avendo un'unica pianta; ciononostante l'impollinazione incrociata tra più piante ad opera delle Api aumenta la percentuale di allegagione.

Come appena detto, i boccioli fiorali vengono prodotti su ogni nuovo getto; di conseguenza in zone tropicali umide, in cui non vi sia un sostanziale arresto vegetativo, la fioritura può avvenire in tutti i mesi dell'anno.
Laddove vi sia una stagione fredda (o secca), la fioritura è concentrata nel semestre più caldo. Nelle zone più miti d'Italia la pianta del Guava re-inizia a vegetare tra Aprile e Maggio, in funzione del clima e dell'esposizione, e si ha la prima (e più abbondante) fioritura in maniera scalare tra Giugno e Luglio. La lunga estate Mediterranea permette una seconda fioritura nel periodo autunnale, tuttavia i frutti derivanti da quest'ultima fioritura non avranno vita facile, dato che dovranno maturare in una stagione a loro ben poco congeniale; infatti solo pochi giungeranno a maturazione ed anche quelli che matureranno non avranno la dolcezza ed il sapore dei frutti ottenuti dalla prima fioritura e cresciuti sotto il Sole estivo.
Quindi, a grosse linee, la fioritura avviene in un periodo compreso tra Maggio e Novembre, ciò non toglie che nelle zone più miti del Meridione, in annate particolarmente calde, qualche fiore isolato possa sbocciare anche all'infuori della finestra temporale appena menzionata.

Un'ultima cosa, la fioritura del Guava non è mai troppo abbondante, sia perché i fiori non sono molti, sia perché non si aprono tutti contemporaneamente, quindi non troverete mai una pianta stracolma di fiori, come invece potreste osservare nel Pruno da Fiore o nel Falso Gelsomino.

I frutti possono esser rotondi, ovali od a forma di Pera e possono pesare sino ad un massimo di 500 gr (1,1 Lb). Essi sono avvolti da una spessa buccia che, nei frutti immaturi, è rigida e verde chiaro, mentre a maturazione avvenuta si ammorbidisce virando a color giallo-arancione, indipendentemente dal fatto che sia una Guava a polpa bianca o rosa. I semi sono duri, gialli ed a forma di rene.
Piccola curiosità, i sepali del fiore non cadono in seguito all'impollinazione, ma permangono anche nel frutto maturo.

Nel clima ideale ci vogliono dai 3 ai 5 mesi per passare dal fiore al frutto maturo, ma in Italia ci potrebbero voler anche 6 mesi, dato che i "fiori di Luglio" avranno solo un paio di mesi, prima dell'arrivo del pur mite autunno meridionale.
Nel complesso in Italia la raccolta delle Guave è autunno-invernale (tra inizio Ottobre e Dicembre), sebbene per i frutti tropicali coltivati all'infuori dei tropici non sia mai facile stabilire l'esatto periodo di maturazione, dato che può variare considerevolmente anche con piccole fluttuazioni termiche.

Bocciolo Fiorale Guava

Pre-fioritura Psidium guajava
Apertura Fiore Guayaba

Fiore Aperto Psidium guajava

Come Crescere la Pianta del Guava ? - Coltivazione, Esposizione, Clima e Potature

Psidium guajava è una specie rustica ed a crescita rapida, tanto che in molte zone tropicali è considerata una pianta infestante. Essa può infatti crescere dai Tropici sino alle zone Temperate Calde, in luoghi umidi o semi-desertici, formare una fitta boscaglia o crescere come esemplari isolati.

In Italia, tuttavia, non si può di certo considerare una specie invasiva, dato che la sua limitata resistenza al freddo ne limita fortemente la diffusione, non permettendole di competere con le altre specie.

Ma quindi qual è la resistenza al freddo della Guaiava ?

Diciamo che, per non aver alcun rischio, sarebbe meglio coltivare questa specie in aree esenti da gelo ("Frost Free Zones"); inoltre la tolleranza al freddo non dipende solo dalla temperatura minima raggiunta, ma anche dalla sua durata, frequenza, nonché dall'umidità e dalle temperature massime. Detto questo è ragionevole pensare che una pianta di Guava acclimatata al freddo possa resistere sino a temperature minime di circa -3° C (26.6° F), pur perdendo qualche foglia. In realtà già con minime inferiori ai 10° (50°) si ha l'arrossimento delle foglie, ma sino a 0° C (32° F) non vi è cospicua perdita delle foglie.
Non escludo che una pianta adulta ed in salute possa sopravvivere ad un breve (ed isolato) picco di gelo a -5° C (23° F), ma a queste temperature la defogliazione sarà totale, i danni da freddo ingenti e la pianta potrebbe ripartire, in primavera, solo dalle branche principali o dal tronco.
In Italia se ne può tentare la coltivazione all'aperto nelle zone costiere di Sicilia, Calabria e nei luoghi più riparati della Campania (es. Costiera Amalfitana), della Liguria (es. Riviera di Ponente) e della Puglia (es. Salento). Poi, come esperimento od utilizzando qualche accorgimento, ci si può spingere anche in zone più fredde, ma di certo non crescerà mai nella Pianura Padana, a meno di non coltivare la pianta in vaso e ripararla in una serra calda durante l'inverno.

P. guajava è una pianta abbastanza eliofila e gradisce un'esposizione in pieno Sole, in quanto all'ombra fiorisce poco/nulla e la vegetazione cresce esile e stentata, con la chioma allungata alla ricerca della luce. In zone particolarmente torride potrebbero giovare un paio d'ore di ombra al giorno, ma nel complesso è meglio prediligere esposizione in cui vi siano almeno 6 ore di luce diretta al giorno.

Giovane Tronco Psidium guajavaLa pianta del Guava è adattabile in quanto a terreno, potendo crescere su un'ampia gamma di suoli, da quelli argillosi, sino a quelli sabbiosi. Un terreno a pH compreso tra 5 e 7 (acido-neutro) è ideale, ma riesce a svilupparsi anche in quelli alcalini (fino a pH 8).
Foglie GuajaboNon è particolarmente importante che il terreno sia profondo, dato che la maggior parte dell'apparato radicale assorbente sta nei primi 30 cm (1.5 in) di suolo; inoltre, pur preferendo i terreni drenanti, tollera i ristagni idrici meglio rispetto alla maggior parte delle piante da frutto ed in natura può sopravvivere anche in piane alluvionali occasionalmente sommerse dall'acqua.
Un terreno fertile e ricco di sostanza organica favorirà la crescita e la produzione di frutti. In un suolo povero di nutrienti converrà concimare frequentemente ed apportare materia organica, ma anche in un terreno mediamente fertile le piante si avvantaggeranno di una buona concimazione che fornisca i tre macro-elementi (Azoto, Fosforo e Potassio) ed i micro-elementi, tra cui è molto importante lo Zinco; a questo scopo può esser utile utilizzare concimi per agrumi, ricchi di Zn, poiché anche queste piante ne soffrono la carenza.

In letteratura il Guava è ritenuto un albero resistente alla siccità ed in effetti lo è, ma questo va a discapito della fruttificazione. Per aver una fioritura (e fruttificazione) soddisfacente questa pianta richiede almeno 1000 mm (40 in) di pioggia all'anno, senza lunghi periodi di totale siccità.
In Italia una pianta adulta ed affrancata vivrebbe anche senza irrigazioni, tuttavia se il fabbisogno idrico non fosse soddisfatto si avrebbe una prematura caduta dei frutticini ed una scarsa fioritura.


Piante coltivate in piena terra nel zone aride del Sud Italia dovrebbero esser annaffiate (in estate) almeno una volta a settimana per primi anni e, successivamente, 2-3 volte al mese.
Nelle condizioni di carenza idrica che si possono verificare in Italia, probabilmente una pianta adulta di Guava non morirebbe, ma potrebbe soffrire ed arrestare la crescita; ovviamente se fosse coltivata in vaso sarebbe ben più avida di acqua e, se esposta tutto il giorno al Sole, dovrebbe esser bagnata quasi quotidianamente.

Frutticino Guava TondoQuesto arbusto ha una crescita piuttosto veloce e vigorosa ed una buona potatura è necessaria per dare una forma alla pianta, ma anche per indurre l'emissione di nuova vegetazione e, dunque, di fiori. Nelle zone in cui vi sia una stasi vegetativa, come in Italia, il periodo migliore per la potatura potrebbe esser il finir dell'inverno, prima del risveglio vegetativo, ma dopo che sia passato il freddo più intenso. Potare una pianta di Guayaba è piuttosto semplice, basta rimuovere i rami che si intrecciano o mal posizionati, quelli più interni che rimarrebbero ombreggiati ed accorciare i rami eccessivamente penduli.
La specie tollera potature anche significative ed inoltre sarà semplice non far danni, dato che non vi sono gemme a fiore od a legno ed i fiori vengono prodotti sulla nuova vegetazione, spuntata dai rami di uno o più anni.

In Italia non son necessari trattamenti chimici e la specie si mostra resistente alle principali malattie fungine. Piante debilitate possono esser attaccate dalla Cocciniglia, ma di solito si riprendono senza grossi danni.

Frutticini Guava "Pera"


Frutti Immaturi Guava

Come Riprodurre la Guayaba Partendo da Seme ?

La quasi totalità delle piante vendute in Italia non sono cloni selezionati, ma semplicemente semenzali. La propagazione per semina è la più utilizzata a livello amatoriale, anche perché veder crescere (e fruttificare) una piantina nata da seme è sempre un'esperienza stupenda.
I semi rimangono vitali per mesi, ma sarebbe meglio prenderli freschi. C'è chi suggerisce di farli bollire per 5 minuti per velocizzare il germogliamento, ma io consiglio di immergerli semplicemente in acqua a temperatura ambiente per 24 h.
Il miglior periodo per seminare il Guava in Italia è da metà Maggio in poi, dato che le temperature iniziano già ad esser "tropicali", ma si avranno ancora 3-4 mesi buoni per la crescita della piantina.
I semi vanno interrati in vaso ad una profondità di qualche centimetro e, nelle condizioni ideali, germoglieranno nel giro di 2-3 settimane. Per le primi fasi di vita è consigliabile mettere il vaso a mezz'ombra e mantenere umido il terriccio.

Psidium guajava ad Inizio EstateTempo fa comprai su Ebay dei semi di P. cattleyanum, ma non appena la piantina crebbe mi accorsi che in realtà erano di P. guajava. Purtroppo queste due specie vengono spesso confuse e vendute l'una per l'altra. Il trucco per capire se la piantina che vi è nata è il "classico" Guava è osservare il germoglio in crescita; quello del P. guajava (e solo lui) ha vistosi spigoli, poiché possiede un'inconfondibile sezione quadrata.

Psidium guajava a Fine EstateLe piantine crescono veramente veloci sin da subito e già dopo 2, 3 o al massimo 4 anni avrete la prima fioritura, con possibile fruttificazione. Purtroppo, come spesso accade nelle specie a crescita rapida, l'albero del Guava è poco longevo e vive sino ad un'età di 30-40 anni. Il picco di fruttificazione si ha intorno ai 15 anni ma, dopo tale età, inizia un netto ed inesorabile declino produttivo.
Quanto appena detto vale nel suo habitat naturale; può essere che in un clima più freddo, in cui per diversi mesi all'anno non ci sono temperature adatte alla crescita, possa vivere qualche anno in più ed aver uno sviluppo più contenuto.

Nelle foto qua di lato potrete notare la crescita estiva di una piantina di Guava. La prima foto è fatta ad inizio Giugno, la seconda intorno ad inizio Settembre, i 3 mesi in cui in Italia ci sono le miglior condizioni di crescita per questa specie.

Ovviamente la moltiplicazione per semina non garantisce che la pianta figlia abbia le stesse qualità della pianta madre. Se si vuol riprodurre una varietà selezionata si dovrà necessariamente passare dalla propagazione vegetativa.
I metodi più comuni di riproduzione asessuata sono l'innesto (usando come portainnesto dei semenzali), la margotta e la talea. Questi due ultimi metodi sono preferibili nelle zone più fredde, poiché se il gelo facesse morir la parte aerea, dalle radici potrebbero spuntare dei polloni, anch'essi della varietà pregiata (mentre nell'innesto sarebbero dei semenzali).

Una pianta (sub)tropicale bella, facile da coltivare e che produce ottimi frutti. Se avete un angolo libero del vostro giardino e vivete nel clima giusto, fateci un pensierino, sicuramente con poche cure avrete grandi soddisfazioni; tuttavia vorrei stimolare anche coloro che abitano nel Centro-Nord Italia a coltivare il Guava in vaso, riparandolo durante l'inverno. Ovviamente avrete vita più difficile, ma son sicuro che qualche accortezza riuscirete ad ottenere una bella gratificazione.

Frutti Maturi Psidium guajava

Fruttificazione Guava

Tronco Esemplare Adulto Psidium guajava