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martedì 19 maggio 2020

Pachira aquatica, la Pianta dai Tronchi Intrecciati - Coltivazione e Cure

La Pachira aquatica, italianizzata in Pachira Acquatica, è una delle piante da interni più diffuse nelle nostre case e nei nostri uffici. Data l'elevata flessibilità dei suoi rami è pratica vivaistica assai comune far crescere più pianticelle (in numero dispari, solitamente 5 o 7) in un unico vaso ed intrecciare i fusti a formare un unico tronco.
In altre parole, una pianta adulta, avrà l'aspetto di un unico albero, anche se in realtà sono 5 o 7 piante diverse i cui tronchi sono stati cresciuti "incollati" l'uno all'altro.


Se vedrete in un vivaio una pianta con un tronco che ricorda tanto la treccia di una bella fanciulla, molto probabilmente sarete di fronte ad una Pachira aquatica.
Ovviamente questo non può esser l'unico tratto distintivo che ne permetta il riconoscimento, anche perché in natura questo "intreccio artificiale" non si verifica e lo sviluppo del fusto è del tutto simile a quello di altre specie.

Ma cerchiamo di conoscere un po' meglio questa pianta ornamentale, così da poterla coltivare al meglio dentro le nostre case e, per chi ha il clima adatto, anche all'aperto nel proprio giardino.

Pachira aquatica

Origine e Diffusione :

La Pachira aquatica, nota anche con il nome di Noce del Malabar o Bombaco, è una pianta tropicale appartenente alla famiglia delle Malvaceae, la stessa del Durian e delle 9 specie di Baobab esistenti al mondo. La P. aquatica è nativa dell'america centro-meridionale, essendo naturalizzata dal Sud del Messico sino al Brasile.
Nel proprio habitat naturale il Bombaco cresce in aree paludose o comunque umide, tanto da fargli guadagnare il suffisso della specie (aquatica).
L'areale d'origine è esteso proprio a cavallo dell'equatore e la specie si sviluppa al meglio nelle zone tropicali umide, con scarse escursioni termiche stagionali e piogge frequenti.

Nei paesi anglosassoni è nota anche come "Pianta dei Soldi" (Money Tree), in quanto si narra che un uomo povero trovò questa bizzarra pianta, la portò a casa come portafortuna e, successivamente, si arricchì vendendo le piantine nate dai suoi semi. Insomma una "Pianta della Fortuna".

Oggigiorno la Pachira aquatica è tra le piante da interno più diffuse nei paesi a clima temperato, come appunto l'Italia. Inoltre, con gli opportuni accorgimenti, è adatta anche ad esser coltivata come Bonsai.


Come Riconoscere la Pachira aquatica ? - Botanica e Fisiologia

La Noce del Malabar possiede un tronco ricoperto da una sottile corteccia, liscia e grigio chiaro ed è, nella fase giovanile, molto flessibile. Il fusto adulto, soprattutto in piante cresciute in piena terra nel proprio ambiente naturale, può raggiungere un diametro di 90 cm (35 in) e tende ad esser più largo alla base. I giovani rami rimangono color verde a lungo ed il processo di lignificazione avviene abbastanza lentamente. L'apparato radicale è formato da radici inspessite e da radici più sottili; le prime fungono anche da riserva di acqua, le seconde sono coinvolte nell'assorbimento dei nutrienti.

Fiore Pachira aquaticaNelle migliori condizioni di crescita questa specie può raggiungere un'altezza di quasi 20 m (65 ft), sebbene cresciuta in vaso difficilmente superi i 3 metri (10 ft).

Tronco Intrecciato  PachiraLe foglie sono, a mio avviso, la parte più bella di questa pianta. Esse sono attaccate ai rami tramite un picciolo lungo anche oltre 25 cm (10 in) e formate da un numero di foglioline compreso tra 5 e 9 (solitamente 6), disposte concentricamente rispetto all'apice del picciolo a cui sono attaccate. Le foglioline che compongono la foglia sono allungate, di forma ovale e sono totalmente staccate l'una dall'altra, tanto da sembrare "foglie indipendenti". Le foglie adulte sono di color verde intenso, glabre ed hanno una consistenza simile a quella del cuoio, mentre le foglioline appena emesse son molto tenere e di color verde chiaro-giallognolo.
Negli esemplari cresciuti in vaso ed in ambienti privi di Sole diretto, la vegetazione tende ad allungarsi e la chioma ha un portamento assurgente; tuttavia negli esemplari adulti coltivati all'aperto la chioma è tondeggiante.

Ahimè se coltivate la vostra Pachira aquatica in vaso difficilmente vedrete i suoi fiori e questo è un peccato perché sono davvero stupendi.

Il fiore è formato da petali color giallo-crema, penduli e sottili, che assomigliano alla forma della buccia di una banana aperta; all'interno troviamo numerosi stami (oltre 200) di color bianco (parte basale) e rosso (parte terminale), eretti e raggruppati strettamente, ricordando un po' quelli del tipico fiore delle Mirtacee.
I fiori della Pachira, disposti sulla parte terminale dei rami, sono ermafroditidi norma singoli e tra i più grandi del regno vegetale, potendo superare i 35 cm (14 in) di diametro.

I frutti sono marroni, legnosi, a forma di uovo, lunghi circa 30 cm (12 in), contengono 15-20 semi e possono pesare oltre 1 kg (2.2 lbs).

Foglia Adulta Pachira acquatica

Come Crescere la Pachira aquatica ? - Coltivazione, Clima, Esposizione, Potatura e Cure

Una delle domande più frequenti è "Dove si può coltivare la Pachira, all'aperto in Italia ?".

Bene il Bombaco all'interno può esser coltivato ovunque, mentre all'esterno può esser coltivato solo ed esclusivamente nelle zone più calde di Sicilia e Calabria.
Diciamo che idealmente la P. aquatica preferisce un clima caldo per tutto l'anno, ma può resistere a sporadici episodi intorno agli 0° C (32° F), o persino -2° (28° F) con perdita delle foglie.
In altre parole si può coltivare all'aperto con successo solo in zone in cui non geli ed in cui le massime risalgano velocemente durante il giorno; altrove non c'è alternativa alla coltivazione in vaso, da porre al riparo durante l'inverno.

Fortunatamente la Noce del Malabar è una pianta perfettamente adattata a vivere in appartamento; essa infatti tollera il secco dell'ambiente domestico (semmai nebulizzate acqua sulle foglie), la scarsa luminosità e temperature che oscillano tra 15° C e 24° C (59-75° F).
Durante il periodo freddo ponete il vaso con la vostra Pachira in un angolo quanto più luminoso possibile, ma lontano da fonti di calore (termosifoni, stufe etc.).

In natura la specie prospera sia con esposizioni soleggiate che ombreggiate, ciò nonostante, quando le temperature minime lo consentiranno e potrete riportare i vasi all'esterno, abituate gradualmente le vostre Pachire alla luce diretta del Sole, dato che per molti mesi hanno preso solo luce filtrata. Dopo questo "acclimatamento" non avrete più problemi e qualche ora di Sole diretto (magari evitando le ore centrali del giorno) non potrà che far bene alla vostra pianta, che crescerà più vigorosa, con internodi (spazio tra le foglie) più corti ed avrà un aspetto più sano. Se saltate la fase di acclimatamento, esponendo la pianta "d'appartamento" direttamente in pieno Sole per più ore al giorno, gran parte delle vecchie foglie si danneggeranno, ma quelle della nuova vegetazione dovrebbero crescere "resistenti" al Sole. In ogni caso, anche se abituate gradualmente, preferiate esposizioni a mezz'ombra (es. dall'alba sino alle 12), rispetto ad esposizioni in pieno Sole (dall'alba al tramonto), quantomeno se avete sempre cresciuto la vostra Pachira in casa.

Foglioline Appena Emesse PachiraIn natura la Pachira aquatica cresce vicino ai corsi d'acqua od in piane alluvionali, in cui per parte dell'anno il suolo potrebbe esser ricoperto da acqua. Per la coltivazione in vaso il terreno ideale dovrebbe essere fertile e ben drenante (in vaso le radici marciscono più facilmente rispetto all'ambiente naturale).
Nuove Foglie Pachira aquaticaPer rinvasare (cosa che si può fare in media ogni 2-3 anni) può essere aggiunto terriccio utilizzato per i Cactus misto ad un po' di sabbia. L'ideale sarebbe un terreno che non rimanga zuppo, ma costantemente umido. Una concimazione semestrale con uno dei tanti concimi in commercio può favorire una crescita più rapida, ma se volete piante piccole evitatele ed, inoltre, usate vasi non eccessivamente capienti, almeno finché la pianta non manifesti segni di sofferenza.

Questione irrigazione : "quanta acqua dare alla nostra Pachira ?" Dipende dalla stagione e dalle temperature, per quei pochi italiani che possono coltivarla all'aperto bagnate il meno possibile in inverno, basse temperature e radici umide è un'accoppiata micidiale per il marciume radicale. In casa bagnate quando il terreno in superficie è secco, semmai poco, ma frequentemente.
Con le temperature estive il fabbisogno idrico cresce esponenzialmente e, in vasi esposti al Sole, dovrete bagnare quasi tutti i giorni e, di norma, non ci saranno problemi neppure se abbondante con le innaffiature.


La potatura si può effettuare in primavera e sarà utile a contenere le dimensioni, anche perché, se ben nutrita, la Pachira cresce molto velocemente. Se si pota in maniera forte la pianta potrebbe perdere un po' di foglie, ma nel complesso regge bene; inoltre ha la tendenza ad emettere nuova vegetazione anche da gemme situate sul vecchio legno. Con vegetazione sovrastante sana conviene rimuovere i getti che emergeranno dai tronchi principali.

Il Bombaco si riproduce solitamente per Talea. I rami prelevati possono esser fatti radicare in acqua oppure più semplicemente interrati. Queste operazioni, in Italia, devono esser fatte quando le temperature permettono una buona crescita vegetativa. Sebbene sia un processo più lungo, se si hanno a disposizioni i semi si possono anche piantare, in primavera inoltrata.

Nuova e Vecchia Vegetazione Pachira aquatica

Problemi ed Avversità :

La caduta di parte delle foglie potrebbe esser il normale "rinnovo" della pianta. Soprattutto nella bella stagione, se qualche foglia cade, ma la nuova vegetazione è lussureggiante, non c'è da preoccuparsi; tuttavia se siamo in riposo vegetativo e la caduta riguarda molte foglie, ci potrebbe essere un problema.


"Perché la mia Pachira ha le foglie Gialle ?"

Le foglie gialle sono di norma dovute a troppa acqua, oppure a grosse fluttuazioni tra temperature minime e massime. Riducete la quantità di acqua e/o cercate un terreno più drenante e collocate il vaso in una zona più riparata.


"Perché trovo Muffa sul substrato e sulle radici ?"

Anche qui è spesso un eccesso idrico, rinvasate e cambiate terriccio, prediligendo quelli drenanti.


Ustioni da Sole su Foglia Pachira aquatica"Perché la mia Pachira ha le foglie Marroni ?"

Qui il problema è spesso opposto, ovvero la pianta ha carenze idriche o vive in un ambiente troppo secco. In questo caso aumentare l'apporto di acqua, sia nel terreno, sia sulla chioma (nebulizzando).


"Perché la mia Pachira ha le foglie Bianche?"

Talvolta il Sole troppo intenso, specie in piante non abituate, può far diventare bianche le foglie.


"Perché la mia Pachira ha le foglie Afflosciate ?"

Un improvviso cambio d'ambiente (es. interno-esterno), può provocare il provvisorio afflosciamento delle foglie.


"Perché la mia Pachira ha macchie sulle foglie ?"

Le macchie possono esser dovute a scompensi idrici, ma anche a carenza di Potassio (K) nel terreno. Aggiungete nuovo terriccio ed arricchite con un concime NPK.


"Perché la mia Pachira ha le foglie Attorcigliate ?"

Soprattutto d'estate e cresciuta all'esterno, gli Afidi possono attaccare la nuova vegetazione. Questi pidocchi si nutrono della linfa e provocano l'attorcigliamento delle foglie. Una soluzione alternativa all'uso di insetticidi potrebbe essere rimuovere periodicamente gli afidi con un panno e dell'acqua.


Pachira aquatica nel suo habitat Naturale"Perché la mia Pachira non cresce ?"

Se la vostra pianta ha una crescita stentata o peggio ancora non cresce affatto, il numero di foglie perse sarà presto maggiore di quelle fatte e la chioma andrà deperendo. In una buona parte dei casi il problema è il vaso troppo piccolo e/o mancanza di nutrienti nel terriccio.

Riassumendo :

Quando comprate la Pachira, se è in un vaso eccessivamente piccolo, rinvasatala, ma ricordatevi che più il vaso è grande, più la vostra Pachira diventerà grande. Quindi bilanciate le cose per aver un buon compromesso tra salute della pianta (vaso grande e ben concimato) e dimensioni contenute (vaso piccolo e poco fertilizzante). La Pachira aquatica può vivere sul balcone all'aperto indicativamente da Maggio ad Ottobre, ovviamente con grosse differenze in base al clima locale. D'inverno poca acqua, luogo luminoso e meno secco possibile. Con pochi accorgimenti la vostra Pachira vi accompagnerà per decenni.


domenica 2 dicembre 2018

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) - Crescita e Sviluppo

Chi tra di voi non ha mai comprato una Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), nota anche come Poinsettia ?

Credo nessuno; infatti questa pianta, sotto il periodo natalizio, è venduta in tutti i supermercati d'Italia e le sue foglie (non fiori) color rosso intenso non possono che ricordare questa festività.

Il più delle volte la coltiviamo in piccoli vasi tenuti all'interno di casa, vedendola deperire da lì a poco. Ma in natura come e dove cresce la Stella di Natale ? Qual è la sua resistenza al freddo ? Si può coltivare all'aperto in Italia ?

Piantina di Stella di Natale

Euphorbia pulcherrima
Origine e Storia

La Euphorbia pulcherrima, meglio conosciuta con il nome volgare di Stella di Natale, è una pianta ornamentale nativa del Taxco de Alarcón, una regione del Messico meridionale, dove a tutt'oggi cresce spontanea.
La Stella di Natale fu coltivata sin dall'epoca degli Aztechi, i quali la utilizzavano a scopi decorativi, ma anche come pianta officiale; dalle sue brattee si può infatti ricavare un colorante utilizzato in ambito cosmetico e tessile, mentre il lattice contenuto nei rami era impiegato per la produzione di medicinali per abbassare la febbre.

Questa pianta rimase confinata in Messico per centinaia di anni, sin quando, nel 1825, l'ambasciatore statunitense in Messico, Joel Roberts Poinsett (1779-1851), la importò negli Stati Uniti.
Oggi la Stella di Natale si chiama anche Poinsettia, proprio in onore di Joel Roberts Poinsett e, negli USA, è consuetudine regalarsela il 12 Dicembre (Poinsettia Day), l'anniversario della morte di questo ambasciatore.

Negli Stati Uniti la coltivazione prese piede dalla California, mentre in Europa la diffusione della Stella Natale partì dalla Germania, ma solo dagli anni '50 in poi la pianta divenne simbolo inequivocabile del Natale.


Com'è Fatta la Stella di Natale ? - Botanica e Fisiologia 

Foglie Euphorbia pulcherrimaEuphorbia pulcherrima è una pianta appartenente alle Euphorbiaceae, una famiglia che conta oltre 6000 specie diffuse in tutto il mondo ad esclusione delle zone artiche.
Sebbene si pensi che la Stella di Natale sia esclusivamente sempreverde, nelle zone native, così come in seguito a stress da freddo o siccità, può perdere parte delle foglie (o persino tutte), comportandosi come pianta semi-decidua o a foglia caduca.
Quindi, se a fine inverno, la vostra pianta in vaso avrà perso tutte le foglie, non disperate, c'è la possibilità che non sia morta e, fornendole le condizioni di crescita ideali, potrebbe riprendersi.

Noi italiani siamo soliti vedere la Poinsettia di giovane età, coltivata in vaso ed in serra, condizioni che ne limitano lo sviluppo.
Allo stato naturale, o se cresciuta in piena terra nelle migliori condizioni, la Stella di Natale si sviluppa sotto forma di arbuto o piccolo albero e può raggiungere un'altezza massima di circa 4 metri (13 feet).
Le foglie della specie presentano una leggera peluria superficiale, sono medio-grosse, dalla forma tendenzialmente ovale-conica e di un bel colore verde scuro, talvolta con riflessi violacei.

Il tratto distintivo e peculiare della Stella di Natale è senz'ombra di dubbio il suo color rosso acceso; tuttavia, contrariamente a quel che si pensi, non sono i fiori ad essere rossi, ma le delle foglie modificate (Brattee) che lo avvolgono.
I fiori della Euphorbia pulcherrima non emanano profumo, sono di piccole dimensioni, gialli, raggruppati all'apice dei rami ed "avvolti" dalle preziose brattee solitamente rosse, sebbene esistano anche varietà con brattee rosa o bianche.

Germogli Stella di Natale

Fiori Euphorbia pulcherrima

Come Crescere la Stella di Natale in Italia ? - Coltivazione, Clima, Esposizioni, Moltiplicazione e Cure

Premetto che questa pianta, per via della sua scarsa resistenza al freddo, può essere coltivata in piena terra in poche zone d'Italia, ovvero laddove le temperature non scendano mai sotto gli 0° C (32° F). Altrove potrà essere coltivata esclusivamente in vaso e riparata in un  luogo caldo durante l'inverno.
Quindi è vero che è sensibile al freddo, ma è una cavolata (che si trova diffusamente on line) dire che muore a temperature di 15° C (59°F) anzi, se acclimatata, resiste tranquillamente a temperature minime ben inferiori.

La coltivazione all'aperto è possibile nelle zone costiere di Sicilia e Calabria, ma personalmente ho visto più esemplari crescere nei Giardini di Hanbury, nell'estremo ponente Ligure.
La Stella di Natale, a parte la scarsa resistenza alle basse temperature, è una pianta rustica e non soggetta a malattie od attacchi di parassiti.

Se coltivata in piena terra non avrà bisogno di grosse cure, se non innaffiarla nei primi anni dall'impianto.
Se coltivata in vaso, invece, bisognerà rinvasarla ogni 2 anni utilizzando terriccio leggero (leggermente acido) e torba, concimarla con fertilizzanti bilanciati e bagnarla ogni qualvolta la terra superficiale risulti secca al tatto, ricordandosi che esagerando con l'irrigazione potrebbero marcire le radici, con conseguente morte della pianta.
Chi avesse un giardino in una zona fredda, potrebbe provare a piantarla appena siano finite le gelate, per poi estirparla (e rimetterla in vaso) verso Ottobre-Novembre, prima del ritorno della brina.

La fioritura (e quindi anche la produzione delle rosse brattee ornamentali) avviene in inverno, la specie è infatti brevidiurna, ovvero per indurre la fioritura è richiesto un certo periodo in cui le ore di luce siano inferiori a quelle di buio (es. 10 h luce, 14 h buio).
In casa, per via dell'illuminazione artificiale (anche serale/notturna) e delle condizioni poco favorevoli (es. scarsa umidità), potrebbe non rifiorire.

Se dovete piantarla in piena terra, l'esposizione ideale è il pieno Sole, che garantisce abbondanti fioriture e fornirà tepore nei freddi mesi invernali (ricordiamo che la Stella di Natale è pur sempre una pianta tropicale).
Se la si coltiva in vaso ed in casa è meglio scegliere una posizione molto luminosa.

La potatura si effettua a fine inverno ed è volta a rimuovere i fiori ed i rami danneggiati dal freddo. Inoltre potare aiuta ad aumentare il vigore e lo sviluppo di nuove foglie/rami.

La riproduzione della Stella di Natale avviene tipicamente per Talea, da effettuarsi preferibilmente in primavera. Il ramo reciso si può far radicare sia in acqua, sia direttamente nel terriccio mantenuto costantemente umido.

Euphorbia pulcherrima in Estate

Fioritura Stella di Natale

martedì 19 giugno 2018

Dove Cresce la Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora) ?

Bersi un buon caffè è uno di quei piaceri a cui pochi rinunciano, ma quanti saprebbero riconoscere la pianta che produce i preziosi chicchi da cui si ricava il caffè ?

Nelle prossime righe, oltre a mostrare diverse foto, vorrei fare una panoramica sulla Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora), ripercorrendone la storia, ma fornendo anche informazioni utili a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione, sia in Italia, che nei luoghi più caldi.

Come vedremo più avanti, la Pianta del Caffè cresce in climi tropicali ma, con qualche accorgimento, si possono ottenere discreti risultati anche in climi temperati, coltivandola in vaso e riparandola durante i mesi più freddi.

Frutti Maturi Coffea arabica


Coffea arabica
Origine, Generalità e Diffusione :

I Caffè, così come le altre bevande con alla base la stessa essenza (caffeina), sono ricavati non dai frutti, bensì dai semi dell'Albero del Caffè che, prima di essere macinati, devono essere essiccati e tostati.

Fino a questo momento ho parlato genericamente di "Pianta del Caffè", ma in realtà, all'interno del genere Coffea, esistono almeno 3 specie coltivate a livello commerciale e molte altre diffuse su scala locale.
Tutte le specie impiegate per la produzione del Caffè sono native dell'Africa, anche se oggi vengono coltivate in tutte le zone tropicali del Mondo, di seguito le principali :

  • Coffea arabica : originaria degli altopiani Etiopi, è naturalizzata anche nello stato dello Yemen. Fu probabilmente la prima specie ad essere addomesticata ed utilizzata per la preparazione di bevande. Le prime testimonianze scritte del Caffè risalgono al 1400 e si collocano proprio nella penisola Arabica. C. arabica è la specie più coltivata (circa 70%) e, diversamente dalla C. canephora, è autofertile, ma meno adattabile come habitat, crescendo rigogliosa solo in montagna, a mezz'ombra e con elevata umidità. In generale è da considerarsi il Caffè dal gusto più buono, delicato e bilanciato.
  • Coffea canephora (sinonimo Coffea robusta) : è autosterile, di conseguenza è essenziale la presenza di più piante "non clonali" affinché avvenga l'impollinazione incrociata. Questa specie è nativa delle zone comprese tra Uganda, Tanzania ed Angola ed, a differenza della C. arabica, può crescere anche al piano, in zone esposte al Sole ed è più rustica, resistendo meglio a patogeni e malattie. Un seme di C. robusta contiene il doppio della caffeina contenuta in uno della C. arabica, questo comporta un sapore più amaro e forte. Un'altra differenza agronomica tra le due specie è che la "Robusta" cresce più vigorosa, raggiunge un'altezza superiore ed ha una produzione di frutti più abbondante.
  • Coffea liberica : come facilmente intuibile, questa specie di Caffè è originaria delle foreste della Liberia (e Costa d'Avorio), ma è molto diffusa e coltivata nelle Filippine ed in Indonesia, dove si è addirittura naturalizzata. Come importanza risulta la terza specie a livello mondiale, sebbene la diffusione e commercializzazione dei suoi semi non possa essere minimamente paragonata alle due specie citate in precedenza (circa il 2%). Rispetto alla C. arabica, la C. liberica è più alta e può raggiungere i 20 m di altezza (65 ft), possiede foglie molto grosse, produce semi allungati ed i frutti, che sono grossi il doppio, richiedono circa 14 mesi per maturare. Infine i fiori sono più profumati ed, essiccati, vengono venduti come aromatizzanti. 

Diversi Semi di Caffè


Specie di minor importanza o curiose del genere Coffea :

  • Coffea charrieriana : piccolo arbusto scoperto negli anni '80 in Camerun, sugli scoscesi pendii della foresta pluviale. C. charrieriana ha la peculiarità di produrre chicchi di caffè naturalmente privi di Caffeina. Nel 2008 fu riconosciuta come una delle specie vegetali più "promettenti", in quanto potrebbe permettere di ottenere una Caffè decaffeinato, senza che i "normali" chicchi (es. di C. arabica) debbano essere sottoposti a processi chimici per rimuovere la caffeina.
  • Coffea magnistipula : nativa del Cameron e Gabon, cresce al piano nelle umide foreste tropicali. Produce delle stipule che trattengono l'acqua e, diversamente da tutte le altre specie di Caffè, produce radici avventizie, con le quali si aggrappa ai fusti delle altre piante.
  • Coffea stenophylla : cresce in Sierra Leone, i suoi frutti (a maturazione) sono di color viola scuro (e non rossi), ha una maggior resistenza alla siccità, ma è poco coltivato.
  • Coffea mauritiana : endemica delle Mauritius (e Reunion), si sviluppa sotto forma di piccolo albero, con foglie lisce che assomigliano a quelle della Camelia invernale, più che a quelle della C. arabica
  • Coffea racemosa : tipica del Mozambico, può perdere le foglie durante la stagione secca, si sviluppa bene anche in ambienti poco piovosi e produce chicchi di Caffè con una concentrazione di Caffeina pari a circa la metà rispetto ai chicchi di C. arabica.

Gemme a Fiore Coffea arabicaOggigiorno il massimo produttore di Caffè al mondo è il Brasile, con una produzione superiore al doppio rispetto a quella del Vietnam, il secondo in classifica ed a seguire Colombia, Indonesia ed Etiopia.
In molte zone subtropicali (es. Florida) la coltivazione del Caffè è possibile, ma la ridotta produttività non renderebbe competitivi eventuali impianti ed è per lo più coltivato a livello amatoriale, negli Orti o per abbellire il giardino.
In Italia la Pianta del Caffè è venduta in molti vivai, ma è utilizzata prevalentemente come pianta d'appartamento, condizione che tollera discretamente bene. All'infuori dei tropici non esistono piantagioni di Caffè ed, anche all'interno di questa fascia climatica, gli impianti più produttivi sono solitamente ad una latitudine compresa tra 15° N e 15° S, zona in cui si possono avere anche due raccolti all'anno.

Boccioli Pianta del Caffè


Fiori Coffea arabica


Com'è Fatta la Pianta del Caffè ? - Botanica e Fisiologia

Coffea arabica è una specie sempreverde di origine tropicale che si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto dalla chioma a forma piramidale che, se non potato, raggiunge un'altezza di circa 5-6 m (16-19 ft) o poco più.
Tutte le specie del genere Coffea appartengono alle Rubiaceae, una famiglia di distribuzione prevalentemente tropicale, di cui fanno parte anche le Gardenie.

Il tronco di questa specie cresce eretto e con gli anni tende a sfaldarsi, mentre i rami sono disposti a raggiera intorno ad esso, con quelli alla base che, essendo più vecchi, sono più lunghi rispetto a quelli vicini all'apice.
Se vogliamo, il portamento può ricordare quello delle Conifere (es. Abete), con una scarsa attitudine a formare vere e proprie branche.

Nuove Foglie Pianta del CaffèL'apparato radicale è superficiale, ma piuttosto esteso e ramificato. Si pensa che il 90% dell'assorbimento avvenga nei primi 25 cm (10 in) di suolo ed entro 1 m di distanza (40 in) dal tronco; tuttavia, in ambienti secchi e permeabili, gli apici delle radici possono arrivare anche ad una profondità superiore al metro.
Foglie Coffea arabica
Le foglie della Pianta del Caffè sono lucide, di color verde intenso, a forma ovale appuntita ad un'estremità, dal caratteristico andamento ripiegato (a zig zag) e ricordano molto quelle della Gardenia.
I fiori vengono prodotti a livello dell'ascella fogliare, sbocciano raggruppati e, nelle zone più vocate, possono essere numerosissimi e ricoprire quasi interamente la pianta. Essi sono bianchi, a forma "di stella", dotati di picciolo e possono emanare una piacevole fragranza.
Personalmente trovo che abbiano una vaga somiglianza con i fiori della Carissa.
Nelle zone equatoriali la fioritura può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno, spostandoci più verso i tropici, essa tende ad essere più copiosa sul finir dell'inverno. In realtà, più che dal clima, l'induzione a fiore delle gemme è stimolata dalla presenza/assenza di frutti; in altre parole i rami carichi di frutti avranno un scarsa/nulla fioritura, mentre quelli in cui i frutti sono stati raccolti fioriranno, in quanto la formazione delle gemme a fiore non sarà più inibita. Questo fenomeno è osservabile anche all'interno di una stessa pianta, in cui i rami fioriti saranno anche quelli privi (o scarichi) di frutti.


In seguito all'impollinazione, l'ovario inizia a trasformarsi in frutto. Questo processo è lento ed, in un primo momento, si vedrà giusto un puntino verde che rimane sempre delle stesse dimensioni. In seguito la drupa continuerà a crescere, per poi avere una seconda stasi. Infine, dopo circa 9-10 mesi (variabili anche in funzione della temperatura), i frutti verdi (immaturi) vireranno al color rosso, indice dell'avvenuta maturazione. All'interno di ogni singolo frutto possiamo trovare 1-2 semi, che rappresentano il classico chicco di caffè.
La polpa dolce e fresca del frutto del caffè è davvero poca, ma può essere gradevole assaggiarla; la bassa concentrazione di caffeina le fa infatti avere un gusto delicato e non amaro come si potrebbe pensare.

Pianta di Caffè Coltivata in Vaso

Tronco Coffea arabica

Pianta di Caffè alle Canarie

Come Coltivare la Pianta del Caffè ? - Condizioni di Crescita, Esposizione, Clima

C. arabica è una pianta tropicale ma, contrariamente a quanto si creda, non ama il caldo torrido, tipico dell'estate mediterranea.
Nell'areale d'origine cresce in montagna, vicino all'equatore, ma ad una quota superiore ai 1400 m (4590 ft).
In queste zone non ci sono né grosse differenze tra le stagioni, né fluttuazioni di temperatura e le piogge sono più abbondanti e meglio distribuite rispetto alle aree pianeggianti.
In altre parole la Pianta del Caffè si sviluppa al meglio con temperature costanti tutto l'anno, senza eccessi né verso l'alto, né verso il basso; giusto per capirci, la temperatura ideale di crescita è di 24° C (75° F) di giorno (massima) e 14° C (57° F) di notte (minima).
Se le temperature sono costantemente elevate, la pianta entra in sofferenza, ha una crescita stentata ed una produzione limitata.
Ovviamente, più ci si allontana dall'equatore e più la quota di coltivazione si abbassa, ma in pianura la produzione della C. arabica è scarsa ed è preferibile coltivare la C. charrieriana.

A questo punto ci si pone la fatidica domanda : "E' possibile coltivare la Pianta del Caffè in Italia, in pieno campo e senza protezioni ?"

La risposta è più no che sì. Sicuramente data la scarsa resistenza al freddo bisogna trovare una zona esente da gelo, ma anche evitare zone con temperature minime costantemente poco sopra lo zero e con massime invernali inferiori ai 15° C (59° F).
Le coste più riparate di Sicilia e Calabria potrebbero avere queste caratteristiche ed una Pianta di Caffè adulta, magari accostata ad un muro e con qualche protezione, potrebbe sorpassare l'inverno con pochi danni. Purtroppo nelle stesse zone l'estate sarebbe troppo torrida e siccitosa per uno sviluppo ideale e bisognerà provvedere con frequenti irrigazioni e teli ombreggianti.
Nelle altre zone costiere del Sud Italia credo si possa coltivare in serra fredda, mentre sopra Roma (Liguria a parte) diventa obbligatoria la serra calda.
Detto questo, l'unico modo per sapere dove e come possa crescere è provare, anche fosse solo per esperimento.

E' risaputo che C. arabica gradisca esposizioni a mezz'ombra, specialmente se coltivata al piano. Questo non vuol dire che possa fruttificare abbondantemente nel mezzo di una fitta foresta pluviale, semplicemente gradisce un ambiente luminoso, ma non il Sole cocente dall'alba al tramonto; tuttavia, nelle zone di alta montagna nelle quali le temperature sono più contenute, cresce e fruttifica meglio se esposta in pieno Sole.
In luoghi più caldi viene invece coltivata alla base di piante ad alto fusto dalla chioma poco densa, oppure circondate da piante da ombra, come l'Avocado. Altri alberi utilizzati a tale scopo sono gli Eucalipti, come ad esempio la specie Eucalyptus grandis.
In condizioni di impossibilità a creare una zona ombreggiata, meglio prediligere C. robusta, sicuramente meno incline a scottature da eccessiva insolazione.

Il terreno ideale per la Pianta del Caffè deve essere soffice, drenante, fertile, a pH sub-acido, ricco di humus e che si mantenga piuttosto umido. Quest'albero ha un fabbisogno idrico medio-elevato ed in posti con una lunga stagione secca (oltre 2 mesi) bisognerà intervenire con frequenti irrigazione, soprattutto durante i primi anni dall'impianto.
In un buon terreno, o rinvasando frequentemente, le concimazioni non sono strettamente necessarie.

Giovane Piantina Coffea arabicaIn Italia C. arabica è resistente alle patologie e, solitamente, ci possono essere solo dei lievi attacchi di afidi durante i mesi estivi. Nei luoghi d'origine, invece, è soggetta a diverse malattie.

Piantina di Caffè di Pochi MesiLa specie ben si presta ad essere coltivata in vaso, rimanendo di dimensioni contenute e tollerando, qualora fossero necessarie, anche energiche potature; inoltre può svilupparsi bene anche con le condizioni di umidità, luminosità e temperature, tipiche di una casa, dove viene apprezzata come pianta d'appartamento, per le belle foglie brillanti.
Se si tiene la pianta in casa tutto l'anno difficilmente fiorirà, ma se nelle stagioni in cui è possibile la si farà crescere all'aperto, facendole prendere qualche ora di Sole diretto al giorno, non è raro ottenere anche qualche chicco di caffè.

Come Si Semina la Pianta del Caffè ? Riproduzione e Cure

Le Piantine di Caffè sono armai diventate di moda ed è facile trovarle nei vivai, spesso alte come un bicchiere e germinate da poche settimane.
Il metodo di propagazione più semplice e diffuso è la semina. Questa operazione, come facile intuire, non si può fare con i semi tostati che si trovano in commercio, ma si dovrà partire da un seme fresco o comunque non più vecchio di qualche mese.
Ricordatevi di prendere semi provenienti da frutti maturi, che hanno una maggior probabilità di germinare.
Mettete in ammollo i semi per circa 12/24 ore in un bicchiere contenente acqua a temperatura ambiente. Successivamente posizionate i semi in un vaso e riponetelo in un luogo ombroso, con una temperatura di circa 25° C (68° F). In Italia, all'aperto, il periodo migliore per seminare va da Maggio sino a metà Estate (Settentrione)/ fine dell'Estate (Meridione).
La percentuale di germinazione non è elevatissima, conviene quindi interrare più semi nello stesso vaso e, semmai, diradare successivamente; inoltre è un processo tutt'altro che celere e, da quando avrete seminato, possono trascorrere anche oltre due mesi prima che emergano le foglioline (cotiledoni).

La crescita iniziale è piuttosto lenta, ma superato il primo anno di età, la pianta inizierà a crescere discretamente. Per la prima fioritura/fruttificazione bisogna attendere in media 2-4 anni, anche se, negli impianti commerciali, la produttività massima si ha tra il settimo ed il ventesimo anno.
La Pianta del Caffè è mediamente longeva e può arrivare a vivere anche 100 anni, sebbene nella fase senile si abbia una netta riduzione di frutti.
Ricordatevi, se aspirate ad avere dei frutti è meglio far crescere una pianta a tronco singolo per ogni vaso, rinvasando di anno in anno. A livello ornamentale, invece, si possono lasciare anche più piante in un unico vaso, indirizzando la crescita verso un portamento arbustivo.

Tuttavia seminare non garantisce la moltiplicazione di una determinata cultivar, in quanto tutti i semenzali ottenuti saranno eterogenei.
Se si vogliono tutte piante identiche tra di loro si deve necessariamente passare attraverso un metodo di riproduzione vegetativo, come ad esempio la Talea e l'Innesto.

Spero che quest'articolo (e queste foto) vi abbia tolto la curiosità di capire da dove provenga l'essenza che assaporate tutti i giorni, bevendo semplicemente una tazzina di Caffè e che vi stimoli a tentare, senza grosse pretese, la sua coltivazione.

Fioritura Coffea arabica

Frutti Immaturi Coffea arabica

Frutti Maturi Pianta del Caffè

sabato 5 maggio 2018

Dove Piantare le Calle (Zantedeschia sp.) ? Quando Fioriscono in Italia ?

Di bulbi a fioritura primaverile ce ne sono molti, dagli splendidi Narcisi, agli Anemoni, passando per i più noti Tulipani.
Oggi vorrei parlare della coltivazione delle Calle, conosciute anche come Gigli del Nilo, un genere che comprende diverse specie di piante che, tra Maggio ed Agosto, producono degli eleganti fiori, particolarmente adatti ad essere recisi.

Le Calle, se coltivate fuori serra, fioriscono ad inizio estate, un periodo sicuramente più avaro di fioriture rispetto alla primavera.

Nelle prossime righe capiremo come seminare e coltivare le Calle, nonché quali errori evitare affinché fioriscano copiosamente di anno in anno.

Zantedeschia aethiopica

Origine e Diffusione :

Col nome "Calla" ci si riferisce genericamente ad una delle 8 specie di Calle, appartenenti al genere Zantedeschia, così nominato dal botanico Kurt Sprengel (1766-1833), in onore dell'amico italiano Giovanni Zantedeschi (1773-1846).
Tutte le Calle sono native dell'Africa, in particolar modo della parte meridionale di questo continente. Le diverse specie, di cui di seguito troverete un elenco con una breve descrizione, hanno molti tratti in comune e, da qui in poi, verranno trattate come un'unica specie.

  • Zantedeschia albomaculata (Calla Macchiettata) : diffusa allo stato naturale dal Sud Africa, sino alla Nigeria. La Z. albomaculata si riconosce per la presenza di abbondanti macchioline bianche sulle foglie, le quali assomigliano a quelle della Dieffenbachia.
  • Zantedeschia aethiopica (sin. Richardia africana) : specie comune, tipica del Malawi. La specie produce fiori bianchi ed ama luoghi umidi, crescendo spesso in riva a fiumi, laghi o paludi. E' naturalizzata nelle zone miti dell'Europa meridionale, soprattutto nella parte occidentale. Contrariamente alla maggior parte delle Calle, la Z. aethiopica fiorisce in primavera.
  • Zantedeschia elliottiana : originaria del Sud Africa, è anche chiamata Calla D'orata, per via dei fiori di color giallo-oro.
  • Zantedeschia jacunda : simile alla precedente, ma con foglie dalla forma triangolare.
  • Zantedeschia valida : tipica della regione del KwaZulu-Natal (la stessa della Carissa macrocarpa), produce fiori color crema.
  • Zantedeschia rehmannii : produce fiori rosa-viola. Si distingue per le foglie lanceolate dalla superficie totalmente priva di macchioline bianche.
  • Zantedeschia pentlandii : produce fiori color giallo-limone e le foglie sono raramente maculate.
  • Zantedeschia odorata : specie rara, simile alla Z. aethiopica. Produce fiori bianchi che sbocciano precocemente. La specie è priva di maculazioni fogliari.

Fiore Zantedeschia aethiopicaOvviamente, tutte le specie si possono ibridare tra loro ed, oggigiorno, esistono in commercio innumerevoli ibridi, che si differenziano per fogliame, colore e forma del fiore.


Com'è Fatta la Pianta della Calla ? - Botanica e Fisiologia 

Le Calle sono piante ornamentali che possono essere coltivate sia in vaso, sia, con gli opportuni accorgimenti, in piena terra. Tutte le 8 specie appartengono alla famiglia delle Araceae.
Queste bulbose sono piante erbacee con altezza variabile da 1 metro e mezzo (5 ft), per es. nelle Z. aethiopica, sino a meno di 50 cm (1,6 ft),come Z. rehmannii.
Nei luoghi di origine le Calle sono piante generalmente sempreverdi, a meno di lunghi periodi di siccità, che possono causare la caduta delle foglie. In Italia, ed in generale dove fa freddo, le Calle perdono le foglie in inverno, ma se il gelo non è troppo intenso, dal bulbo si riformerà l'intera pianta.

Le foglie delle Calle sono color verde e possono essere maculate, con puntini bianchi più o meno densi. Sebbene le dimensioni dipendano dalla specie e dalle condizioni di crescita, le foglie di queste piante sono tendenzialmente di grosse dimensioni, ovali e leggermente ricurve, forse una strategia evolutiva per incanalare l'acqua piovana.

Le radici sono costituite da un rizoma (o, in alcune specie, tubero) molto spesso, carnoso e ramificato. Le calle sono prive di un vero e proprio fusto, il quale, di fatto, è sotterraneo e fa parte del rizoma stesso, dal quale fuoriescono le enormi foglie di cui abbiamo discusso appena sopra.

Diversamente da quanto si creda, la parte colorata (di solito bianca, rosa o gialla) non è il fiore, ma una struttura atta a proteggere le infiorescenze.
Questi "finti" fiori, dall'elegante e caratteristica forma ad imbuto, sono in realtà delle foglie specializzate, ovvero delle grandi brattee che prendono il nome di spate.
L'infiorescenza, chiamata spadice, è quella sorta di "asta" di color giallo crema, che sbuca dal mezzo della spata.
Essa contiene numerosi fiori unisessuali, nella parte alta dell'infiorescenza, che è quella più accessibile agli impollinatori, si trovano prevalentemente fiori maschili, nella parte bassa, ci sono invece fiori femminili su cui, sia per gravità, che per la conformazione della spata, è più facile che si depositi del polline. I frutti sono delle bacche ravvicinate, di color giallo verdastro.

Fiore Chiuso Calla

Spara Calla Aperta
Infiorescenze calla

Come Crescere le Calle ? - Coltivazione, Clima e Riproduzione

I Gigli del Nilo sono piante che, a seconda della specie, possono avere una diversa tolleranza al freddo, ma in linea generale resistono discretamente bene alle basse temperature, sebbene il gelo intenso possa rovinare i bulbi delle specie più sensibili.

I bulbi (rizomi per la precisione) delle Calle si possono piantare a fine inverno/inizio primavera, quando il terreno non è più gelato. Alternativamente, nelle miti regioni del Centro-Sud, si possono piantare anche alla fine dell'Autunno.
Questi bulbi si devono interrare ad una profondità di circa 15 cm (6 in), in un luogo piuttosto ombreggiato, in cui il suolo rimanga umido anche durante i mesi più caldi dell'anno.
Contrariamente a molte specie vegetali, le Zantedeschie si sviluppano (e fioriscono) bene anche all'ombra, mentre esposizioni eccessivamente assolate sarebbero da evitare.

Il terreno ideale è fresco, fertile, ricco di torba, umifero ed in grado di trattenere l'umidità. Le concimazioni vanno fatte durante lo sviluppo vegetativo, favorendo concimi a più alto contenuto di potassio, rispetto a fosforo ed azoto.
Le Calle sono piante che, nel loro habitat, crescono in zone umide, ai margine dei fiumi o sulle sponde dei laghi e, alcune specie, sono "quasi" delle piante acquatiche.
Per questo motivo sono essenziali le annaffiature estive, onde evitare che la terra diventi secca, facendo disidratare il bulbo.
Alla fine del periodo di fioritura, piuttosto scalare e variabile da pianta a pianta, i Gigli del Nilo inizieranno ad ingiallire le foglie, perdendole da lì a poco.
Quindi non è necessaria alcuna potatura e se in autunno vi sembrerà tutto morto, non disperate, è il normale e fisiologico riposo vegetativo. Da qui in poi non dovrete più innaffiare.
Ricordate, per prolungare il periodo di fioritura, converrà rimuovere i fiori appassiti, evitando la formazione di frutti/semi.

A questo punto avrete due opzioni:

  • Rimuovere delicatamente i Rizomi dalla terra, deponendoli in un luogo buio, fresco ed asciutto, sino alla primavera successiva (periodo in cui potrete re-interrarli).
  • Lasciare i bulbi nel terreno, magari coperti da uno spesso strato di pacciamatura che, in zone in cui il terreno gela, aiuterà i bulbi a superare i rigori dell'inverno.

Da quel che ho potuto notare le Calle "commerciali" non sono particolarmente adatte all'inselvatichimento e, se trascurate, ad ogni stagione faranno fioriture più scarse, producendo fiori (spate) sempre più piccoli, sino a fare esclusivamente nuove foglie.

Le Calle si coltivano facilmente anche in vaso, stando attenti a rinvasare alla fine della fioritura/perdita delle foglie.

Il Rizoma potrete ripiantarlo intero, oppure dividerlo in più parti, mettendone ognuna in un vaso diverso. In questo modo, dai germogli di ogni frammento, rispunterà una nuova calla (quando frammentate fate in modo che ogni frammento abbia almeno 1-2 germogli).
Questo è il metodo di propagazione più semplice ed utilizzato, anche a livello commerciale.
La moltiplicazione per semina è più lenta e, non essendo essa per via vegetativa, non garantirà le caratteristiche della pianta madre (clicca qui per dettagli).


Un'ultima cosa, la Calla è spesso confusa con l'Anthurium, una tipica pianta d'appartamento, che appartiene anch'essa alla famiglia delle Araceae.

Calla Fiore Viola

Calle in Riva allo Stagno

giovedì 29 giugno 2017

Come Coltivare la Strelitzia reginae, una Pianta dal Fiore a Forma di Uccello

Sulla Terra esistono migliaia di fiori, con diverse forme, colori e dimensioni; tuttavia molti di loro tendono ad avere somiglianze morfologiche stereotipate nel "classico fiore".
Oggi vorrei parlare della Strelitzia reginae, una pianta sub-tropicale dal fiore molto particolare, tanto da farle meritare l'appellativo di Uccello del Paradiso (Bird of Paradise).

Strelitzia reginae

Strelitzia reginae

Fioritura Strelitzia reginae


Iniziamo subito col dire che questo fiore, a forma di uccello, è in realtà tipico del genere, non della specie.

Il genere Strelitzia contiene al suo interno solo 5 specie differenti, oltre ad innumerevoli ibridi e varietà :

  • Strelitzia reginae : sicuramente la specie più comune e diffusa a scopo ornamentale, nonché quella di cui parlerò profusamente in questo articolo.
  • Strelitzia nicolai : probabilmente la seconda per diffusione che, rispetto alla precedente, ha un maggiore sviluppo e fiori dai colori meno sgargianti. Anche di questa parlerò nelle prossime righe.
  • Strelitzia alba (S. augusta) e Strelitzia caudata : sono in realtà molto simili alla precedente, tanto che le differenze sono difficilmente apprezzabili ad occhio nudo e, per questo motivo, vengono spesso confuse tra loro.
  • Strelitzia juncea : quest'ultima è invece distinguibile dalle foglie che, diversamente dalle 4 precedenti specie, sono affusolate ed arrotolate, dando quasi l'impressione che siano dei tubi a sezione circolare. La crescita di questa pianta è contenuta e paragonabile a quella della Strelitzia reginae.

Origine e Generalità :

L'origine dalla Strelitzia, talvolta erroneamente chiamata Sterlizia, è da ricercarsi nella parte meridionale dell'Africa, sebbene oggi sia naturalizzata anche in alcune zone del Messico.
Il Re d'Inghilterra Giorgio III ereditò il Royal Botanic Kew Gardens nel 1772 e permise a sua moglie, appassionata di Botanica, di aiutarlo nella gestione e nella selezione delle piante.
Un anno più tardi Sir Joseph Banks importò un esemplare di Strelitzia reginae dal Sud Africa. La regina Carlotta se ne innamorò, a tal punto da nominare questa rarità esotica in base al suo nome di famiglia, Meclemburgo-Strelitz.

La Strelitzia è il fiore simbolo della città di Los Angeles, ma oggigiorno è diffusa un po' in tutte le zone tropicali del Mondo, sconfinando anche nelle zone più miti d'Italia ed Europa.


Botanica e Fisiologia :

La Strelitzia, italianizzata col nome "Sterlizia", appartiene alla famiglia delle Strelitziaceae, di cui fa parte anche l'Albero del Viaggiatore (Ravenala madagascariensis), uno dei simboli del Madagascar.

La Strelitzia reginae è una specie erbacea perenne endemica del Sud Africa, dove cresce prevalentemente nei boschi situati ai margini delle coste. Questa pianta, dal portamento a cespuglio, raggiunge a stento i 2 m (6,5 ft) di altezza, sebbene si possa mantenere anche più bassa.
La sua crescita così contenuta le permette di essere agevolmente coltivata anche in vaso, rendendola una perfetta pianta da appartamento.
Strelitzia reginae è una pianta praticamente priva di fusto, o meglio esso è formato solo dai lunghi e carnosi piccioli delle numerose foglie.
Le radici sono sono espanse, carnose e, se coltivate in piena terra, possono diventare molto voluminose. In qualche modo assomigliano a quelle delle Carote.
Le foglie sono ovali, di color verde-argentato e con una profonda nervatura centrale da cui dipartono quelle laterali (un po' come fosse una "lisca di pesce"). Esse sono ravvicinate, lunghe circa 50 cm (20 in) e larghe sino a 20 cm (8 in), sebbene abbiano un picciolo che supera agevolmente il metro (40 in).
Sebbene più piccole, le foglie dell'Uccello del Paradiso assomigliano molto a quelle del Banano.
Il pezzo forte è però il fiore che, come detto in precedenza, ricorda molto la forma di un uccello ed in modo particolare della Gru (Grus grus) in volo.
Le infiorescenze sono formate da steli cilindrici molto lunghi che, in prossimità dell'apice, ruotano di 90°, come fosse una "L" rovesciata. Questa "estremità", detta spata, ricorda la forma di un becco e da essa sbocciano più fiori di color arancione, giallo e blu, con sfumature violacee.
Nelle zone con estati calde e secche, la Strelitzia reginae entra in uno stato di quiescenza e la fioritura è relegata al periodo che va dall'autunno alla tarda primavera/inizio estate.

Foglie Strelitzia

Fiori Strelitzia reginae


La Strelitzia nicolai la si potrebbe paragonare alla versione "gigante" della Strelitzia reginae, sebbene con alcune differenze.

Strelitzia nicolai è la specie che cresce di più, può infatti superare gli 8 m (26 ft) di altezza. Le foglie sono anch'esse molto grosse e, diversamente dalla S. reginae, tendono a sfaldarsi sotto il soffio del vento.
Questa specie è arborea ed, osservandola, potrebbe sembrare una sorta di palma con le foglie di un Banano.
Il fiore ha una forma simile a quello della S. reginae, con la differenza che è circa 2-3 volte più grande ed è più "cupo", essendo colorato di blu scuro, bianco e grigio.
La sua fioritura, in zone calde, è distribuita durante tutto l'anno con un picco estivo, ma solitamente è meno frequente ed abbondante rispetto alla "cugina" minore.


Coltivazione, Clima, Cure e Moltiplicazione :

La Strelitzia reginae, per una crescita ottimale, richiede un'esposizione a mezz'ombra, con Sole diretto al tramonto e/o all'alba. Tuttavia si può sviluppare abbastanza bene in un luogo luminoso, ma all'ombra, malgrado in questa condizione (tipica degli interni di casa) la crescita sia più stentata e la fioritura scarsa o assente.
In zone calde, in pieno Sole, si possono avere bruciature alle foglie, specie quelle appena emesse. La Strelitzia nicolai è forse leggermente più tollerante nei confronti della luminosità e si può sviluppare abbastanza bene anche in pieno Sole, sebbene gradisca un po' d'ombra durante le ore centrali della giornata. Date le sue dimensioni, questa specie mal si presta alla coltivazione in vaso o in zone troppo ventose.
La Strelitzia è piuttosto resistente alla siccità e, una volta affrancata, non necessità normalmente innaffiature; se coltivata in vaso si deve annaffiare solo quando la terra inizia a seccarsi in superficie.
Queste piante si adattano ad un'ampia gamma di terreni, sebbene in zone particolarmente aride, terreni sabbiosi le renderebbero più bisognose di irrigazioni.
Le concimazioni, se coltivate in piena terra, non sono necessarie e possono essere fatte solo occasionalmente, mentre se coltivate in vaso dovrebbero essere eseguite almeno un paio di volte all'anno.
La S. reginae è considerata sensibile al gelo, tuttavia può tollerare brevi ed occasionali picchi di -3°/-4° C (27-25° F). Queste temperature devono però essere limitate a poche ore e, anche in questo caso, potrebbero danneggiare la chioma.
La S. nicolai è meno rustica e temperature anche di poco inferiori agli 0° C (32° F) potrebbero ucciderla o bruciarle interamente le foglie.
In Italia crescono bene nelle zone costiere del Sud ed in quelle più riparate del Centro-Nord. Ai giardini di Nervi (in Liguria) sono presenti entrambi gli esemplari e, anche senza protezioni, superano l'inverno indenni.
La potatura è dispensabile e si limita all'eliminazione delle foglie seccate.

La riproduzione può avvenire tramite semina o divisione dei cespi.
Nel primo caso i semi, che sono tossici, impiegano circa 1-2 mesi prima di germinare e lo sviluppo iniziale non è particolarmente rapido, si dovranno infatti aspettare 4-5 anni per ottenere la prima fioritura.
Nel secondo caso, verso Giugno, si preleva una pianta e, con un coltello affilato e sterile, si divide una radice dall'intrecciato ammasso radicale, lo si trapianta in un vaso con terriccio  umido, tenuto in posizione ombreggiata per circa un anno.

Avrete capito quanto particolare e meritevole siano le specie di Strelitzia. Se avete un giardino in un luogo adatto scavate una buca e piantatale nel terreno, altrove concentratevi sulla Strelitzia reginae, tenetela in vaso e collocatela in serra o in appartamento, sebbene in quest'ultima condizione la fioritura sarà un evento poco probabile.

Fiore Strelitzia reginae

Foglie Strelitzia reginae

Fusto Strelitzia nicolai
Foglie Strelitzia nicolai
Strelitzia nicolai