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giovedì 30 giugno 2022

Ippocastano (Aesculus hippocastanum) - Distribuzione e Coltivazione

L'Ippocastano (Aesculus hippocastanum), talvolta chiamato anche Castagno d'India, è un albero ornamentale coltivato lungo i viali di molte strade per via del portamento elegante e della bella fioritura. 

Origine e Diffusione :

L'Ippocastano è originario dell'Europa centro-orientale (zona del Caucaso) ed è in Italia è piuttosto comune, soprattutto nel Settentrione, dove trova le migliori condizioni per la sua crescita. A dispetto del nome, l'Ippocastano appartiene alle Sapindaceae,  addirittura un'altra famiglia rispetto a quella del Castagno, ed è più imparentato con piante quali gli Aceri o persino il Rambutan, specie tropicale conosciuta per lo più per i suoi curiosi frutti. 

Il nome Ippocastano deriva dal latino e significa Castagna dei Cavalli, in quanto un tempo il frutto veniva utilizzato come alimento stimolante per i cavalli.

Le differenze rispetto al "vero" Castagno sono molteplici, in primis le foglie, che nell'Ippocastano sono composte, invece che singole ed alternate; inoltre il frutto dell'Ippocastano ha spine più rade e tozze (ed è quindi meno pungente), mentre il seme è più grande, liscio e, a differenza del Castagno, non è commestibile, anzi persino leggermente tossico e, da cotto, mal odorante. 

Fiori di Ippocastano

Chioma Aesculus hippocastanum

Frutto Immaturo Ippocastano
Botanica, Clima e Coltivazione :

Aesculus hippocastanum si sviluppa come albero di medio-grosse dimensioni e può raggiungere un'altezza di 30 metri (100 ft). Il portamento è imponente ed elegante, con una chioma folta, relativamente compatta e piramidale. La corteccia che ricopre il tronco è inizialmente liscia, bruno-grigiastra, ma con l'età tende a desquamarsi. 

Le infiorescenze, lunghe circa 20 cm (8 in), spuntano prevalentemente da gemme poste in posizione terminale sui giovani rami. L'infiorescenza ha una forma piramidale, che ricorda vagamente un grappolo d'uva "al rovescio", rimane in posizione eretta ed è formata da una cinquantina di singoli fiori; questi ultimi sono ermafroditi, di colore prevalentemente bianco con sfumature rosa, sebbene esista un'altra specie di Ippocastano (Aesculus carnea) a fiore rosa scuro o screziato. Nel Nord Italia la fioritura avviene generalmente nel mese di Maggio e si protrae per 2-3 settimane, non di più. 

Le foglie sono composte, ognuna formata da 5-7 lamine lunghe anche oltre 20 cm (8 in). Esse sono di color verde chiaro, con venature pronunciate e margine seghettato; inoltre sono sorrette da un picciolo lungo quasi quanto la foglia stessa. 

Tronco Ippocastano
L'Ippocastano è una pianta semplice da coltivare, sopporta senza danni anche i geli più intesi e si sviluppa al meglio nelle zone settentrionali d'Italia. E' coltivato come pianta stradale o, isolato, in grandi parchi. L'apparato radicale è massiccio e profondo e ciò, oltre a permettere ad una pianta affrancata di tollerare (non amare) la siccità estiva, fa si che queste piante siano stabili e, diversamente dai Pioppi, difficilmente divelte dal forte vento. Questa specie predilige un terreno fertile, a pH inferiore a 7 e che si mantenga possibilmente  umido.

Ama esposizioni soleggiate ed aperte, mentre rifugge da potature drastiche o eccessivamente energiche. Il fungo Guignardia aesculi è il più temibile parassita dell'Aesculus hippocastanum; questo patogeno attacca le foglie, sulle quali si evidenziano macchie rossastre che, progredendo, portano al disseccamento. In annate sfavorevoli a fine estate (Agosto) le piante possono aver la chioma quasi completamente defogliata.

Foglie Aesculus hippocastanum
La moltiplicazione avviene di norma per semina, tuttavia questi semi hanno una scarsa vitalità e, appena sono maturi, devono essere seminati, per poi passare un periodo freddo prima di germinare. Se rimangono "scoperti" a lungo non germoglieranno più. La scarsa capacità di riproduzione ne limita la diffusione negli ambienti naturali, dove non riesce ad imporsi sulle altre specie. 

Una pianta dai frutti curiosi, relativamente comune (almeno nel Nord Italia) e che fa da ornamento (e ombra) durante tutta la bella stagione.

Fioritura Aesculus hippocastanum

Rami Aesculus hippocastanum

Aesculus carnea

venerdì 6 dicembre 2019

Akebia quinata, Un Rampicante dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Cura

L'Akebia quinata è una pianta rampicante a crescita rapida, coltivata per lo più a scopo ornamentale, per via della splendida fioritura primaverile, tuttavia produce anche dei bei frutti, che solo poche persone sanno che si possono mangiare

Nelle prossime righe descriverò l'Akebia quinata dal punto di vista botanico, fornendo utili informazioni per la sua coltivazione.

Frutto Akebia quinata Aperto

Origine, Distribuzione e Curiosità :

L'Akebia quinata è nota nei paesi anglosassoni con il nome "Chocolate Vine", traducibile in "Liana o Vite del Cioccolato", per via del portamento rampicante, simile a quello della Vite, e dei fiori che emanano un leggero profumo di cioccolato.

L'A. quinata appartiene alle Lardizabalaceae, una famiglia composta da circa 40 specie, suddivise in 9 generi, tutti di Liane, ad eccezione del genere Decaisnea, le cui specie hanno portamento arbustivo.  

Il genere Akebia conta 5 specie, tutte di origine asiatica :

  • Akebia chingshuiensis : nativa di Taiwan, è forse la meno conosciuta e diffusa allo stato naturale
  • Akebia longiracemosa : nativa della Cina, è caratterizzata da infiorescenze particolarmente lunghe, che ricordano un grappolo d'uva
  • Akebia quinata : la più comune in Italia a livello commerciale, nonché oggetto dell'articolo
  • Akebia trifoliata : simile alla precedente, con la differenza che ogni foglia è formata da 3 foglioline (e non 5)
  • Akebia x pentaphylla : si tratta in realtà di un ibrido tra le due specie precedenti

L'A. quinata è originaria dell'estremo oriente e si ritrova allo stato naturale in Cina, Corea e Giappone.
L'habitat naturale di questa pianta è rappresentato dalle zone a clima temperato ed umido, la specie cresce infatti ai margini delle foreste, lungo le rive dei fiumi (es. Fiume Giallo in Cina) ed, a macchia di leopardo, anche sui pendii, sino ad una quota di circa 1500 metri (4920 ft).

Questa specie fu importata negli USA intorno al 1850, per poi naturalizzarsi in molti stati, diventando di fatto infestante e selvatica.
Data la sua natura invasiva, la Nuova Zelanda ne ha vietato l'importazione, al fine di evitare che, sfuggendo dal controllo dell'uomo, possa colonizzare nuovi territori, mettendo a rischio la biodiversità locale.

In Italia è diffusa a livello ornamentale ed utilizzata per ricoprire recinzioni, mura o pergolati, regalando cospicue fioriture ad ogni primavera.

Nell'antica medicina tradizionale cinese l'Akebia quinata ricopriva un ruolo di rilievo sin dagli albori e le diverse parti (fusto, foglie, frutti etc.) erano lavorate ed utilizzate a scopo anti-infiammatorio e/o diuretico. Dai semi si può estrarre un olio dal quale produrre saponi.


Com'è Fatta l'Akebia quinata ? - Botanica e Fisiologia 

Questa specie si sviluppa sotto forma di pianta rampicante o, in assenza di appiglio, strisciante/tappezzante. Se lasciata crescere liberamente può raggiungere un'altezza di circa 10 m (33 ft), sebbene le dimensioni possano esser contenute a piacere con opportune potature.

Gemma a Fiore Akebia quinataL'A. quinata, diversamente da altri rampicanti (es. Vite), non è dotata di viticci con cui aggrapparsi al sostegno, di conseguenza per potersi sostenere cresce avvolgendosi a spirale su pali, ringhiere e quant'altro incontri. Il portamento risulta quindi piuttosto disordinato, una sorta di groviglio di esili rami.

Gemma a Legno Akebia quinataLe foglie sono piuttosto grandi e dotate di un lungo picciolo semi-rigido. Ognuna di esse è in realtà composta da 5 foglioline ovali disposte in direzione dei vertici di un pentagono regolare, ovvero ruotate di circa 70° l'una dall'altra. Il loro aspetto atipico ricorda molto una vegetazione di tipo tropicale, più che da climi temperati.
Un'altra caratteristica di indubbio valore ornamentale è il color violaceo della nuova vegetazione.

Questa pianta è una specie semi-sempreverde, ovvero inizia a perdere le foglie solo quando fa veramente freddo e, nei luoghi in cui non gela, potrebbe mantenerle sino all'emissione della nuova vegetazione, comportandosi come una sempreverde.
Nel Nord Italia le foglie possono persistere anche sino a Gennaio, quando tutte le piante decidue hanno perso le foglie ormai da un paio di mesi.


L'Akebia quinata è una pianta monoica, un'unica pianta produce dunque due tipi di fiori : maschili o femminili.
Già sul finir dell'inverno iniziano ad ingrossarsi le gemme che daranno origine ai fiori. La specie produce infiorescenze (racemi) penduli con un numero variabile (in media 6-12) di fiori, i quali sono di color viola/porpora, con diverse sfumature e possibili differenze tra le cultivars, come ad esempio l'Akebia quinata var. Alba, che produce fiori bianchi.
In un'infiorescenza i fiori maschili sono più numerosi ed in un rapporto di circa 5 a 1 con quelli femminili. Il fiore "maschio" è però più piccolo, dal colore più pallido e decisamente meno appariscente. Il fiore "femmina" è composto da 3 grossi petali arrotondati che quasi racchiudono i pistilli (parte riproduttiva femminile), presenti in numero variabile (indicativamente da 3 a 7).
I fiori emanano una tenue fragranza che ricorda l'odore del cioccolato, cosa assai rara tra le piante di climi freddi (tali profumi son più comuni nelle essenze tropicali).

La fioritura, che dura al massimo un mese, è sempre generosa ed avviene nel periodo primaverile, nel Nord Italia indicativamente tra fine Marzo ed Aprile/inizio Maggio.

Fiori Maschili Akebia quinata

Fiore Femminile Akebia quinata
Nota Bene

L'A. quinata è una specie tipicamente autosterile e non produrrà alcun frutto se piantata isolata. Se volete coltivare la specie come pianta da frutto, se vorrete semi per propagarla o semplicemente trovate ornamentali i frutti sulla pianta, dovrete piantare almeno 2 piante, facendo attenzione a che non provengano entrambe da un pollone di un'unica pianta madre (sarebbero geneticamente identici e quindi non in grado di impollinarsi vicendevolmente).
Quando le trovate in vendita in un Vivaio è probabile che siano cloni; cercate varietà particolari (es. "Variegata" od "Alba"), così da aver la certezza di comprare cloni diversi o quantomeno, se non è specificata la varietà, prendete le piante in due Vivai diversi, con due etichette diverse.

Frutticini Allegati Akebia quinataSe l'impollinazione va a buon fine, da ogni fiore femminile si formeranno in media da 1 a 5 frutti. Essi sono delle dimensioni di una patata, color grigio/viola tenue ed, a maturità (mese di Settembre), si apriranno lungo una spaccatura longitudinale, lasciando intravedere l'interno del frutto. Esternamente la buccia è liscia, dalla consistenza simile a quella del cuoio, mentre internamente è soffice, quasi vellutata.
La polpa è separata dalla superficie interna del frutto da uno strato di aria, motivo che rende i frutti assai leggeri. La polpa, leggermente profumata,  racchiude numerosi semini neri, ha la forma di una pannocchia, un color biancastro trasparente ed una consistenza gelatinosa.

Questi frutti ricordano, per forma, dimensione ed "attacco" alla pianta, quelli dell'Asimina triloba, sebbene pesino soltanto 70 grammi (2,5 Oz), poiché ripieni d'aria.

Frutti Immaturi in Estate Akebia

Ma com'è il sapore di un frutto di Akebia quinata ?

Eggià questi frutti sono eduli e si possono mangiare tranquillamente. Il sapore è particolare e, personalmente, lo trovo piacevole, con un retrogusto dolce e vanigliato; tuttavia il grosso problema sono i semi e la consistenza della polpa, che rendono impossibile la masticazione.
In altre parole è un "Mangia e Sputa", nel senso che dovrete mangiare parte della polpa insieme ai semi, dopodiché la polpa si scioglierà in bocca ed i semi dovranno esser sputati.
Ecco, più che il gusto in sé (a mio avviso dolce e buono) è la scomodità che rende questo frutto del tutto marginale.

Frutto Maturo Aperto Akebia quinata

Come Crescere l'Akebia quinata ? - Coltivazione, Esposizione, Potature, Moltiplicazione e Cure

La Liana del Cioccolato una volta affrancata crescerà ad una notevole velocità, facendo tralci lunghi diversi metri ad ogni stagione. Oltre a questo, le radici sono piuttosto superficiali ed hanno la tendenza ad emettere polloni ed i nuovi rami toccando terra possono radicare. Insomma, una pianta dall'alto potenziale infestante, ma facilmente contenibile con un paio di potature all'anno.

L'A. quinata cresce bene in pieno Sole, ma tollera egregiamente anche la mezz'ombra ; può essere coltivata anche in zone ombrose, come nel sottobosco di foreste decidue, tuttavia qui la fioritura sarà praticamente nulla e la vegetazione meno densa.
Se dovete scegliere dove piantare la vostra pianta prediligete posizioni in cui prenda almeno qualche ora al giorno di luce diretta, in linea di massima più Sole prenderà più fiorirà, anche se oltre le 6 ore di Sole diretto non si avrà più alcun incremento.
In zone calde e secche del Sud Italia è bene scegliere esposizioni che godano di qualche ora di ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Questo rampicante possiede un'ottima resistenza al freddo che gli permette di non subire danni neppure con temperature inferiore ai -20° C (-4° F). Certamente con queste temperature (ed anche superiori) perderà tutte le foglie e si comporterà come pianta decidua.

Portamento e Germogliamento in Primavera AkebiaLa nuova vegetazione, invece, è piuttosto sensibile ai cali termici e non è raro che le prime tenere foglioline vengano bruciate dalle brinate tardive.

L'Akebia quinata, pur preferendo quelli ben drenanti (sabbia, limo) rispetto a quelli compatti (argilla), si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, tollerando un pH dall'acido al leggermente basico.
Fiori Bianchi Akebia quinata var. AlbaLe concimazioni in un terreno mediamente fertile non sono necessarie, semmai potrebbe esser utile creare un bello strato di pacciamatura che, oltre a non far crescere le erbe infestanti ed a mantenere fresco ed umido il suolo, provvederà a rilasciare nutrienti a poco a poco, funzionando come un concime a lenta cessione.

La resistenza alla siccità è media e nei primi due anni d'impianto è consigliabile innaffiare almeno una volta a settimana, onde evitare un crescita stentata e, nei casi più gravi, addirittura la morte.
Una volta affrancata può crescere senza grosse irrigazioni (almeno nel Nord Italia), tuttavia in zone in cui passino più di 3-4 settimane senza che cada una goccia d'acqua a terra sarebbe meglio bagnare un paio di volte al mese. Ricordatevi, l'Akebia quinata non è di certo un Olivo e la macchia Mediterranea è un habitat piuttosto arido per il suo sviluppo ottimale.


Le potature si rendono necessarie per contenere lo sviluppo della pianta infatti, se lasciata crescere liberamente, la specie tende ad espandersi ed ad aggrapparsi a qualsiasi cosa incontri, soffocando spesso la vegetazione che si trova sul proprio cammino.
L'A. quinata sopporta potature invernali anche drastiche ed è quindi possibile tagliare i rami alla base, lasciando solo poche gemme; ciò nonostante è meglio eseguire una potatura più leggera; una troppo pesante, infatti, pur non uccidendo la pianta, potrebbe comprometterne la fioritura.
Data l'elevata vigoria e la crescita veloce è bene eseguire anche una potatura a verde, durante l'estate (dopo la fioritura), rimuovendo tutti quei getti assurgenti o striscianti.
Insomma, sotto molti punti di vista la Liana del Cioccolato può essere allevata/potata come fosse una siepe.

La riproduzione è una cosa piuttosto semplice e lo scopo può esser raggiunto tramite diverse tecniche. Una pianta adulta e cresciuta in piena terra emetterà nuovi polloni, sarà sufficiente rimuoverne uno e trapiantarlo in un vaso; alternativamente è possibile prendere uno dei tanti rami striscianti che, stando a contatto col suolo, avranno emesso spontaneamente radici e possono esser dunque tagliati, avendo cura di prelevare anche le nuove radici.
A livello vivaistico, la moltiplicazione di piante cresciute in vaso avviene tramite talea. Si prelevano rami di circa 15 cm (6 inch), derivanti dai germogli della primavera precedente, e si lasciano radicare in terriccio mantenuto costantemente umido.

Data l'efficienza delle tecniche di riproduzione vegetativa appena descritte, difficilmente l'A. quinata viene propagata per semina.
Ottenere una pianta da seme richiede più tempo e dovranno trascorrere più anni per veder la prima fioritura; tuttavia è l'unico modo per aver piante geneticamente diverse (non cloni), quindi in grado di impollinarsi vicendevolmente.

Se si volesse seminare la cosa più semplice è prelevare i piccoli semini neri, separarli dalla polpa appiccicosa e deporli in vasi con del buon terriccio, ricordandosi di tenere i vasi all'aperto durante l'inverno (devono "sentire" il freddo), in modo che possano germogliare efficacemente durante la primavera successiva.

Fioritura Akebia quinata

Frutti Akebia Maturi Appesi

Frutti Quasi Maturi Akebia quinata

martedì 2 luglio 2019

Come Coltivare il Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)

Il Rincospermo (Trachelospermum jasminoides, sin. Rhyncospermum jasminoides), chiamato anche con il nome di Falso Gelsomino, è un rampicante ornamentale assai diffuso e coltivato in special modo per i suoi profumatissimi fiori, che fanno avvertire la sua presenza già da lontano.

Nelle prossime righe troverete una breve descrizione della pianta, le informazioni più importanti per la sua coltivazione, nonché qualche curiosità.

Trachelospermum jasminoides

Origine, Diffusione e Storia :

Il Rincospermo appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, che comprende prevalentemente piante succulente di origine tropicale, sebbene appunto con qualche eccezione.
T. jasminoides è nativo dell'Asia orientale, nelle zone temperate calde comprese tra Giappone, Korea e Cina Meridionale, ma è ormai naturalizzato anche nel medio oriente (Pakistan, Iran) e nel Nord America.
Nel suo habitat naturale il Gelsomino Cinese (sì, si chiama anche così) cresce ai margini assolati delle foreste o nelle zone più aride in cui vi crescono prevalentemente piante arbustive.

Grazie alla sua stupenda fioritura e rusticità, il Rincospermo è oggi assai diffuso in buona parte d'Europa, negli Stati Uniti e persino nelle zone non tropicali dell'Australia.


Qual è la Differenza Tra il "Falso" ed il "Vero" Gelsomino ?

Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides) è il nome dato al Rincospermo per la sua somiglianza al "Vero" Gelsomino o Gelsomino Comune (Jasminum officinale), sebbene le due specie appartengano addirittura a famiglie diverse.

Fiore Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)In realtà tutte le circa 200 specie del genere Jasminum potrebbero esser i "Veri" Gelsomini; nel meridione, ad esempio, è molto comune il Jasminum grandiflorum, noto anche come Gelsomino di Sicilia.
Fiore Vero Gelsomino (Jasminum sp.)Tutti i "Veri" Gelsomini appartengono alla famiglia delle Oleaceae, proprio la stessa del più famoso Olivo (Olea europaea), hanno solitamente portamento rampicante o ricadente, producono fiori bianchi e sono sempreverdi; tuttavia non mancano le eccezioni, il Jasminum nudiflorum (Gelsomino d'Inverno o di San Pietro), per esempio, produce fiori gialli sul finir dell'inverno ed è deciduo.

Premetto che ad un occhio poco esperto non è sempre facile riconoscere il "Vero" dal "Falso"; ciononostante esistono differenze sostanziali.
In primis la rusticità, il T. jasminoides è una pianta che può resistere a forti gelate, mentre il J. officinale resiste a lievi gelate ed il J. grandiflorum è ancora più sensibile al freddo e deve esser coltivato dove le temperature non scendano praticamente mai sotto gli 0° C (32° F).
Quindi nel Nord Italia, se noterete un Gelsomino, sarà al 99% il "Falso", poiché il "Vero" potrebbe sopravvivere solo in luoghi molto riparati.

Un'altra differenza sono le foglie, il Gelsomino Cinese le ha opposte, scure e coriacee, mentre il Gelsomino Comune ha foglie composte; ma la differenza più grande è nei fioriT. jasminoides è una Apocynaceae e, come tutte le altre specie della famiglia (es. Plumeria), produce tipici fiori a 5 petali bianchi disposti circolarmente, che ricordano molto la forma di un'elica di un motoscafo. I fiori del J. officinale sono anch'essi a 5 petali bianchi (altre specie di Jasminum possono averne di più), ma non hanno questa peculiarità.

Boccioli Falso Gelsomino
Fioritura Rincospermo

Com'è Fatto il Rincospermo ? - Botanica e Fisiologia

Il Falso Gelsomino è un arbusto rampicante sempreverde che, con gli anni, può allungarsi molto, raggiungendo un'altezza di anche 10 metri (33 ft).
Esso viene piantato in giardino per creare siepi fiorite, adatte a ricoprire ringhiere, pergolati, muri o qualsiasi cosa che abbia qualche appiglio a cui aggrapparsi; inoltre la sua elevata vigoria lo rende perfetto per creare uno spazio divisorio tra due giardini/abitazioni, dato che il fitto fogliame garantirà la dovuta privacy.

Sebbene i migliori risultati si abbiano nella coltivazione in pieno campo, la specie ben si presta ad esser coltivata anche in vaso, per abbellire terrazzi o balconi. In quest'ultimo caso si dovrà rinvasare in vasi via via più grandi, sapendo che non è una specie coltivabile a lungo in vasi di piccole dimensioni.

Frutto Immaturo Falso GelsominoIl Rincospermo non forma quasi mai un vero e proprio tronco, ma è formato da più tronchi, molto ramificati sin dalla base. I nuovi getti sono color bruno-rossastro, lunghi ed estremamente flessibili, tanto che si attorcigliano a spirale attorno a qualsiasi cosa incontrino, formando il più delle volte un groviglio di rami.
Con il passare degli anni la corteccia tende ad assumere un colore grigio ed a fessurarsi.

Frutto Maturo ed Aperto RincospermoLe radici vanno in profondità per raggiungere l'acqua e sono assai ramificate, ma nel complesso, pur espandendosi molto, non si può considerare un apparato radicale invasivo.

Le foglie sono opposte, di forma lanceolata-ovale, lunghe una decina di centimetri (4 in) ed unite al ramo tramite un corto picciolo. Le foglie "adulte" hanno un aspetto coriaceo e color verde scuro, sebbene con inverni particolarmente freddi possano assumere tonalità rossastre.

I fiori del Trachelospermum jasminoides sono raggruppati in un'infiorescenza che di norma emerge dall'apice dei nuovi rami, sebbene qualcuna possa svilupparsi anche dalle gemme ascellari delle foglie più terminali. Questi fiori superano di poco di 2 cm (0.8 in) di diametro, sono bianchi e, come detto in precedenza, hanno i petali disposti ad elica ed emanano un inteso profumo.

La fioritura è abbastanza scalare e dura indicativamente da Maggio a Luglio, sebbene il picco massimo sia in Giugno; in questo mese una siepe di Falso Gelsomino è ricoperta da una miriade di fiorellini bianchi, che ne permette il riconoscimento da notevole distanza.
Può capitare che qualche fiore sbocci anche all'infuori del periodo sopracitato, ma rimangono isolati, passando inosservati.

Il frutto è una sorta di baccello rigido ed allungato e solitamente ne viene prodotta una coppia saldata alla base. I due "baccelli" sono disposti in modo divergente ed ognuno di essi contiene numerosi semi "alati", ovvero dotati di una sorta di peluria, che permette loro una miglior dispersione ad opera del vento. A maturazione (tra Autunno ed inizio Primavera) i frutti si aprono, permettendo ai semi di "volare", alla conquista di "nuove terre".

Un'ultima curiosità, se si stacca una foglia od un rametto, dalla pianta fuoriesce una linfa biancastra simile a quella del Fico (Ficus carica); questo essudato può irritare la pelle, macchiare i vestiti ed è tossico se ingerito.


Dove Crescere il Falso Gelsomino ? - Coltivazione, Clima, Potature e Riproduzione

Il Rincospermo è una pianta rustica e di facile coltivazione che, una volta affrancata, cresce bene e prospera senza particolari cure od attenzioni; inoltre non richiede trattamenti di alcun genere, dato che è resistente alla maggior parte delle malattie.
Il Falso Gelsomino si può piantare più o meno in tutta Italia, forse ad esclusione delle zone di montagna a clima particolarmente rigido.
Trachelospermum jasminoides ha una buona resistenza al freddo, superiore a quella del Jasminum officinale, ma di certo non paragonabile a quella di alcune piante decidue, come la Betulla o l'Albero dei Tulipani.

Giovane Esemplare in Estate Trachelospermum jasminoidesGiusto per aver dei numeri (indicativi), fino a temperature di circa -5° C (23° F) le foglie del Rincospermo rimangono perfettamente verdi; con temperature comprese tra -5° C e -10° C (23-14° F) un po' di foglie potrebbero diventare rossastre; mentre tra -10° C e -15° C (14-5° F) alcune foglie potrebbero seccare (diventano bronzee) e si può aver una parziale defogliazione.
Fin qua la pianta si riprenderà tranquillamente in primavera e, anche nell'ultimo caso, non si avranno grosse conseguenze sulle future fioriture. Se la temperatura scende sotto la soglia di -15° C (5° F) si possono manifestare danni da freddo ai legni più sottili e, se il gelo diventa ancora più inteso, può seccare l'intera pianta. In linea di massima il Falso Gelsomino è coltivabile senza grossi rischi, sino ad una zona USDA 7.

T. jasminoides si adatta a molteplici esposizioni, può infatti essere cresciuta in pieno Sole, così come a mezz'ombra, fiorendo comunque copiosamente. Può svilupparsi con discreto successo anche in posizioni ombrose, ma qui la fioritura risulterà limitata rispetto alle altre esposizioni.

La specie, anche grazie alle radici che scendono in profondità, ha una spiccata resistenza alla siccità ed una volta adulta non avrà bisogno di grosse innaffiature. Nel Nord Italia non vengono mai innaffiate e la pioggia dei temporali estivi è più che sufficiente per farle vegetare al meglio; nelle zone più aride del mezzogiorno irrigare un paio di volte al mese potrebbe aumentare la vigoria durante l'estate, ma una volta affrancata sopravviverebbe anche senza esser bagnata.
Ovviamente quanto appena detto vale per piante coltivate in piena terra, il fabbisogno idrico di piante coltivate in vaso è decisamente superiore e si dovrà bagnare, aspettando che la terra si asciughi tra un'innaffiatura e l'altra.

Sebbene il periodo migliore sia l'autunno, piante coltivate in vaso possono esser piantate tutti i mesi dell'anno, a patto che il terreno non sia gelato.
Per la messa a dimora scegliete una posizione che riceva almeno qualche ora di Sole diretto al giorno e che abbia nei paraggi una struttura su cui arrampicarsi. Ricordatevi che il Falso Gelsomino, a differenza ad esempio della Vite (Vitis vinifera), non possiede viticci con cui aggrapparsi, ma sono proprio i nuovi getti che si attorcigliano al supporto.

Se volete formare una siepe, piantate più esemplari ad una distanza di circa 1 metro (3.3 ft) e piegate i primi rami in maniera orizzontale, partendo dal basso. In questo modo i rami di un esemplare punteranno verso quelli di un altro (e non verso il cielo) e dalle gemme poste su questi rami emergeranno nuovi getti che punteranno verso l'altro, crescendo in verticale. Così facendo colmerete prima lo spazio tra i diversi esemplari.
La crescita iniziale non è eccezionale, ma dopo un paio d'anni la situazione si ribalta e vi troverete a tagliar i nuovi getti più volte all'anno.

Giovane Ramo Attorcigliato a Spirale Trachelospermum jasminoidesIl terreno ideale è profondo, leggermente acido, fertile e ricco di sostanza organica, tuttavia si può coltivare al meglio su un'ampia gamma di suoli, tranne quelli eccessivamente compatti e pesanti, poiché se vi fosse ristagno idrico e bassa ossigenazione del terreno la pianta potrebbe manifestare i sintomi della Clorosi, con conseguente ingiallimento (e nei casi più gravi caduta) delle foglie. Sebbene nei vari siti si legga "Si deve concimare ogni 2 settimane", ciò non è affatto vero, quanto meno se stiamo parlando di piante coltivate in pieno campo.
Le concimazioni potrebbero velocizzare la crescita, ma nel complesso direi che, in un suolo mediamente fertile, sono abbastanza superflue. Personalmente ho visto esemplari molto grandi che, senza l'aggiunta di alcun fertilizzante, fiorivano abbondantemente ogni anno.

La potatura è indispensabile per dar una forma alla pianta, dato che per ogni ramo cresciuto nella stagione precedente vi sono decine di gemme pronte ad emettere nuove ramificazioni.
Il Falso Gelsomino può esser potato anche da mani inesperte, basta utilizzare strumenti sterili e rimuovere la vegetazione disordinata od eccessivamente attorcigliata.
Se si volesse coltivare il T. jasminoides a siepe sarà necessario potare almeno un paio di volte l'anno (una sul finir dell'inverno ed una nel periodo appena successivo alla fioritura), eliminando i getti che puntano troppo verso l'esterno. Nel complesso il Rincospermo, come un po' tutte le specie adatte ad esser coltivate a siepe, resiste bene ai tagli.

Il Falso Gelsomino si propaga essenzialmente in due modi : tramite talea o tramite margotta. Nel primo caso si dovrà tagliare un ramo semi-legnoso di una decina di centimetri ed interrarlo in un vaso con buon terriccio, sino ad avvenuta radicazione; nel secondo caso, invece, il ramo non verrà reciso, ma semplicemente piegato ed interrato o ricoperto di terra per stimolare l'emissione di nuove radici; il taglio del ramo dalla pianta madre avverrà solo successivamente. Entrambi i metodi di moltiplicazione sono efficienti, motivo per cui non si eseguono innesti.
La riproduzione per semina è più lenta ed utilizzata per lo più a livello amatoriale.

Insomma, se state cercando una siepe fiorita profumata, ma avete poco tempo/voglia da dedicarle, forse avrete finalmente trovato la pianta che fa per voi.

Infiorescenze Trachelospermum jasminoides

Falso Gelsomino ad Inizio Autunno
Fioritura di Giugno Falso Gelsomino
Semi Trachelospermum jasminoides

domenica 2 dicembre 2018

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) - Crescita e Sviluppo

Chi tra di voi non ha mai comprato una Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), nota anche come Poinsettia ?

Credo nessuno; infatti questa pianta, sotto il periodo natalizio, è venduta in tutti i supermercati d'Italia e le sue foglie (non fiori) color rosso intenso non possono che ricordare questa festività.

Il più delle volte la coltiviamo in piccoli vasi tenuti all'interno di casa, vedendola deperire da lì a poco. Ma in natura come e dove cresce la Stella di Natale ? Qual è la sua resistenza al freddo ? Si può coltivare all'aperto in Italia ?

Piantina di Stella di Natale

Euphorbia pulcherrima
Origine e Storia

La Euphorbia pulcherrima, meglio conosciuta con il nome volgare di Stella di Natale, è una pianta ornamentale nativa del Taxco de Alarcón, una regione del Messico meridionale, dove a tutt'oggi cresce spontanea.
La Stella di Natale fu coltivata sin dall'epoca degli Aztechi, i quali la utilizzavano a scopi decorativi, ma anche come pianta officiale; dalle sue brattee si può infatti ricavare un colorante utilizzato in ambito cosmetico e tessile, mentre il lattice contenuto nei rami era impiegato per la produzione di medicinali per abbassare la febbre.

Questa pianta rimase confinata in Messico per centinaia di anni, sin quando, nel 1825, l'ambasciatore statunitense in Messico, Joel Roberts Poinsett (1779-1851), la importò negli Stati Uniti.
Oggi la Stella di Natale si chiama anche Poinsettia, proprio in onore di Joel Roberts Poinsett e, negli USA, è consuetudine regalarsela il 12 Dicembre (Poinsettia Day), l'anniversario della morte di questo ambasciatore.

Negli Stati Uniti la coltivazione prese piede dalla California, mentre in Europa la diffusione della Stella Natale partì dalla Germania, ma solo dagli anni '50 in poi la pianta divenne simbolo inequivocabile del Natale.


Com'è Fatta la Stella di Natale ? - Botanica e Fisiologia 

Foglie Euphorbia pulcherrimaEuphorbia pulcherrima è una pianta appartenente alle Euphorbiaceae, una famiglia che conta oltre 6000 specie diffuse in tutto il mondo ad esclusione delle zone artiche.
Sebbene si pensi che la Stella di Natale sia esclusivamente sempreverde, nelle zone native, così come in seguito a stress da freddo o siccità, può perdere parte delle foglie (o persino tutte), comportandosi come pianta semi-decidua o a foglia caduca.
Quindi, se a fine inverno, la vostra pianta in vaso avrà perso tutte le foglie, non disperate, c'è la possibilità che non sia morta e, fornendole le condizioni di crescita ideali, potrebbe riprendersi.

Noi italiani siamo soliti vedere la Poinsettia di giovane età, coltivata in vaso ed in serra, condizioni che ne limitano lo sviluppo.
Allo stato naturale, o se cresciuta in piena terra nelle migliori condizioni, la Stella di Natale si sviluppa sotto forma di arbuto o piccolo albero e può raggiungere un'altezza massima di circa 4 metri (13 feet).
Le foglie della specie presentano una leggera peluria superficiale, sono medio-grosse, dalla forma tendenzialmente ovale-conica e di un bel colore verde scuro, talvolta con riflessi violacei.

Il tratto distintivo e peculiare della Stella di Natale è senz'ombra di dubbio il suo color rosso acceso; tuttavia, contrariamente a quel che si pensi, non sono i fiori ad essere rossi, ma le delle foglie modificate (Brattee) che lo avvolgono.
I fiori della Euphorbia pulcherrima non emanano profumo, sono di piccole dimensioni, gialli, raggruppati all'apice dei rami ed "avvolti" dalle preziose brattee solitamente rosse, sebbene esistano anche varietà con brattee rosa o bianche.

Germogli Stella di Natale

Fiori Euphorbia pulcherrima

Come Crescere la Stella di Natale in Italia ? - Coltivazione, Clima, Esposizioni, Moltiplicazione e Cure

Premetto che questa pianta, per via della sua scarsa resistenza al freddo, può essere coltivata in piena terra in poche zone d'Italia, ovvero laddove le temperature non scendano mai sotto gli 0° C (32° F). Altrove potrà essere coltivata esclusivamente in vaso e riparata in un  luogo caldo durante l'inverno.
Quindi è vero che è sensibile al freddo, ma è una cavolata (che si trova diffusamente on line) dire che muore a temperature di 15° C (59°F) anzi, se acclimatata, resiste tranquillamente a temperature minime ben inferiori.

La coltivazione all'aperto è possibile nelle zone costiere di Sicilia e Calabria, ma personalmente ho visto più esemplari crescere nei Giardini di Hanbury, nell'estremo ponente Ligure.
La Stella di Natale, a parte la scarsa resistenza alle basse temperature, è una pianta rustica e non soggetta a malattie od attacchi di parassiti.

Se coltivata in piena terra non avrà bisogno di grosse cure, se non innaffiarla nei primi anni dall'impianto.
Se coltivata in vaso, invece, bisognerà rinvasarla ogni 2 anni utilizzando terriccio leggero (leggermente acido) e torba, concimarla con fertilizzanti bilanciati e bagnarla ogni qualvolta la terra superficiale risulti secca al tatto, ricordandosi che esagerando con l'irrigazione potrebbero marcire le radici, con conseguente morte della pianta.
Chi avesse un giardino in una zona fredda, potrebbe provare a piantarla appena siano finite le gelate, per poi estirparla (e rimetterla in vaso) verso Ottobre-Novembre, prima del ritorno della brina.

La fioritura (e quindi anche la produzione delle rosse brattee ornamentali) avviene in inverno, la specie è infatti brevidiurna, ovvero per indurre la fioritura è richiesto un certo periodo in cui le ore di luce siano inferiori a quelle di buio (es. 10 h luce, 14 h buio).
In casa, per via dell'illuminazione artificiale (anche serale/notturna) e delle condizioni poco favorevoli (es. scarsa umidità), potrebbe non rifiorire.

Se dovete piantarla in piena terra, l'esposizione ideale è il pieno Sole, che garantisce abbondanti fioriture e fornirà tepore nei freddi mesi invernali (ricordiamo che la Stella di Natale è pur sempre una pianta tropicale).
Se la si coltiva in vaso ed in casa è meglio scegliere una posizione molto luminosa.

La potatura si effettua a fine inverno ed è volta a rimuovere i fiori ed i rami danneggiati dal freddo. Inoltre potare aiuta ad aumentare il vigore e lo sviluppo di nuove foglie/rami.

La riproduzione della Stella di Natale avviene tipicamente per Talea, da effettuarsi preferibilmente in primavera. Il ramo reciso si può far radicare sia in acqua, sia direttamente nel terriccio mantenuto costantemente umido.

Euphorbia pulcherrima in Estate

Fioritura Stella di Natale

venerdì 10 agosto 2018

Pruno e Ciliegio da Fiore (Prunus ssp.) - Come Riconoscerli e Coltivarli ?

Se pensiamo alla pianta del Ciliegio od a quella del Prugno, non ci possono non venire in mente i loro deliziosi frutti.
Tuttavia solo alcune specie di Ciliegio (es. Prunus avium) e di Prugno (es. Prunus domestica) producono frutti dalle ottime qualità organolettiche; altre sono invece piantate e coltivate a livello ornamentale, per via della copiosa fioritura primaverile


Il genere Prunus appartiene alla famiglia delle Rosaceae ed è formato da oltre 200 diverse specie, prevalentemente distribuite nelle zone temperate e fredde dell'emisfero boreale.
Tra di esse ce ne sono alcune che ricoprono un ruolo primario a livello commerciale, soddisfacendo il fabbisogno di frutta estivo italiano (Albicocco, Pesco, Susino, Ciliegio), mentre altre vengono utilizzate come portainnesto (Mirabolano, Mandorlo); tuttavia esiste una terza categoria, utilizzata per abbellire parchi, strade e giardini, di cui discuteremo in questo post.

Talvolta si parla genericamente di Prunus da Fiore (o Pruno Ornamentale), per indicare tutte quelle specie appartenenti al genere Prunus, usate esclusivamente come piante da fiore e non da frutto.

Fioritura Pruno

Quali Sono le Specie Più Diffuse e Rappresentative :

Sebbene esistano decine e decine di Pruni da Fiore, la maggior parte dei vivai italiani ne vende al massimo 4 o 5 tipi, mentre lungo i viali delle grandi città o sui lungolaghi (ad es. quello di Arona) se ne contano al massimo un paio, probabilmente i più facili da coltivare e con un portamento che minimizzi le potature nella fase adulta.
Purtroppo le mode sono frequenti anche in ambito vivaistico ed il mercato dà al cliente ciò che egli richiede, quindi più una pianta diventa popolare, più è richiesta e più "ruba" spazio alle altre specie, le quali vengono relegate agli orti botanici od a coloro che hanno tempo, soldi e voglia di procurarsele.

Bene, dopo questo breve excursus, cercherò di dare una breve descrizione botanica dei due Prunus da Fiore più comuni in Italia :


Prunus cerasifera - Pruno da Fiore

L'albero, volgarmente noto come Mirabolano (o Amolo), è utilizzato per innestare alcune tra le più comuni piante da frutto. Questa specie a foglia caduca è originaria dell'Europa orientale, ma è oggi naturalizzata in molte parti d'Italia, dove cresce selvatica ai margini dei boschi decidui, soprattutto del settentrione.
Il Mirabolano è una specie rustica, si adatta a quasi tutti i tipi di terreno, ha una buona resistenza alla siccità e non teme né freddo, né parassiti.
P. cerasifera si sviluppa sotto forma di albero alto non più di 5-6 metri (16-20 ft), possiede foglie ovali di medie dimensioni simili a quelle del Biricoccolo, un singolo tronco dalla corteccia rossastra e produce frutti grandi come una grossa ciliegia, con una polpa che ricorda quella delle Prugne, sebbene di qualità organolettiche inferiori.

Foglie Prunus cerasifera "Nigra"A livello ornamentale è diffusa la cultivar Prunus cerasifera ‘Nigra’ (sinonimo di Prunus pissardi nigra), che si caratterizza per la presenza di foglie dal color rosso scuro/porpora, quasi tendente al nero.
Questa pianta, se cresciuta senza potature, tende ad avere una chioma fitta, con rami che partono sin dalla parte bassa del tronco.
Fiori Prunus cerasiferaTuttavia gli alberi piantati a livello urbanistico sono allevati per avere una forma più slanciata ed eretta (come fossero piante ad alto fusto, più che arbusti), rimuovendo i rami basali. Tutto ciò, oltre a renderli più eleganti, permette un minor ingombro nella parte bassa, fondamentale per i passanti o per parcheggiare la macchina sotto l'ombra della chioma.

Sebbene questo Prugno sia ornamentale anche durante l'estate (grazie al bel fogliame), il suo lato migliore lo mostra durante la fioritura.
Con i primi tepori tardo invernali/primaverili, la pianta ancora spoglia inizia a gonfiare le gemme a fiore rimaste silenti per tutta la brutta stagione.
La fioritura avviene ad inizio primavera, indicativamente tra Marzo ed Aprile, anche se l'esatto periodo può variare considerevolmente in funzione dell'esposizione e del clima (anche di 1 mese tra Nord e Sud Italia o tra pianura e montagna).
La fioritura avviene poco prima della fogliazione, è particolarmente copiosa e dura al massimo 2-3 settimane. In questa fase la pianta è interamente ricoperta di fiorellini, i quali hanno la forma tipica dei fiori delle Rosaceae, con 5 petali di color bianco o rosato, molto visitati dalle Api.

E' sicuramente il Prunus ornamentale più comune nelle nostre città, dove viene cresciuto ad alberello per adornare parchi (anche grazie al contrasto tra le sue foglie e quelle "verdi" delle altre piante), nei parcheggi ed ovunque non ci sia abbastanza spazio per piantare gli imponenti alberi ad alto fusto.

Mirabolani Ornamentali

Fiori e Germogli di Prugno Ornamentale

Prunus serrulata - Ciliegio da Fiore (Sakura)

Questa pianta è un'icona della coltura dell'estremo oriente, nonché uno dei simboli del Giappone, dove il periodo di fioritura dei Ciliegi è celebrato come fosse una festività religiosa.
Il Ciliegio da Fiore è comune nei giardini privati e, sebbene lo si ritrovi anche in spazi pubblici, è meno diffuso rispetto al Prunus pissardi nigra.

Prunus serrulata è una specie decidua nativa dell'area geografica compresa tra Cina, Giappone e Corea.
Questo albero possiede un unico tronco abbastanza tozzo, una chioma espansa e può raggiungere un'altezza di circa 8 metri (26 ft), ben inferiore rispetto a quella dei Ciliegi da Frutto (Prunus avium). La corteccia è liscia, marrone/rossastra e con vistose lenticelle biancastre orizzontali. Le foglie sono alterne, lunghe circa 10 cm (4 in) e larghe la metà ed in autunno, prima di cadere, si tingono di giallo/rosso.
I fiori compaiono in primavera, leggermente dopo quelli del P. cerasifera, ed in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie (o poco prima).
Nella forma "selvatica" da ogni gemma vengono prodotti più fiori semplici, penduli, bianchi e dotati di 5 petali, ma come leggeremo nelle prossime righe sono state selezionate varietà con caratteristiche particolari.

Prunus serrulata ‘Kanzan’ : è probabilmente il clone più comune a livello ornamentale ed è agevolmente propagato tramite innesto su altri Ciliegi.
La fioritura avviene nel periodo primaverile (fine Marzo/Aprile), è relativamente prolungata e molto decorativa. La spettacolarità di questa varietà risiede nel fatto che i fiori sono doppi, grandi e di color rosa inteso, in altre parole ricordano delle piccole Rose, più che ai fiori di un Ciliegio.
La chioma del Kanzan assume una forma a vaso durante la fase giovanile, mentre con l'età tende ad allargarsi ed a ricadere.
Le giovani foglie (appena emesse) sono color bronzeo, mentre da adulte virano al classico verde.

Fioritura Prunus serrulata

Fiori Prunus serrulata 'Kanzan'
Prunus serrulata ‘Royal Burgundy’ : selezionata a partire dalla P. serrulata ‘Kanzan’, differisce da quest'ultima per il fatto di avere foglie scure non solo nella nuova vegetazione, ma anche da vecchie, rendendola ornamentale durante l'estate. La fioritura mantiene le ottime caratteristiche della pianta "madre".

Prunus serrulata ‘Ukon’ : possiede fiori bianchi e singoli, ma con petali ben più grandi dei selvatici.

Prunus serrulat‘Mount Fuji’ : pianta con la peculiarità di avere una chioma che cresce prevalentemente orizzontale. Produce fiori bianchi.

Prunus serrulata Mount Fuji

Prunus subhirtella (o Prunus pendula): questo Ciliegio da Fiore non è un'altra varietà, bensì proprio una specie diversa, anzi, per l'esattezza si pensa sia un ibrido naturale tra P. incisa e P. spachiana.
Di questa specie esistono numerose varietà che differiscono per portamento e colore dei fiori (da bianchi a rosa), tra di esse la più famosa è probabilmente la P. subhirtella 'Autumnalis'.
Le diverse Cultivars hanno una chioma espansa e rami che, in alcuni casi, sono decisamente arcuati e ricadenti, tuttavia ciò che contraddistingue tutte le varietà di P. subhirtella rispetto ad ogni altro Ciliegio è il periodo di fioritura.
Questo Prunus, infatti, fiorisce in pieno inverno, non curante del freddo e della neve; inoltre, forse anche per via delle basse temperature, ha un periodo di fioritura prolungato di ben oltre un mese, in cui l'apertura dei fiori non è contemporanea, ma piuttosto scalare e, a seconda del clone, si può trovare in fiore da Novembre a Marzo. Non a caso è conosciuto anche con il nome di Ciliegio Invernale.

Ciliegio Invernale Prunus subhirtella

Come Crescere i Pruni da Fiore ? - Coltivazione, Potature e Cure

In generale i Prunus sono piante da climi temperati e le specie fin qui descritte sono perfettamente adattate al clima europeo, non temono il gelo e possono essere piantate in tutta Italia.
Tuttavia, sebbene siano piuttosto resistenti alla siccità, una prolungata carenza idrica durante il periodo estivo, peggio ancora se unita ad elevate temperature, può limitare la crescita e portare la pianta ad una parziale defogliazione; inoltre un inverno troppo mite, come quello tipico delle località costiere più riparate del meridione, potrebbe non soddisfare il fabbisogno di freddo della pianta e, dunque, compromettere la fioritura.
Per questo motivo la coltivazione dei Pruni Ornamentali da Fiore è più indicata per il Nord Italia, ricordandosi comunque di irrigare i giovani esemplari appena messi a dimora.
Detto questo, con qualche accorgimento è possibile coltivarli anche nel Sud Italia, dove forse richiederanno qualche annaffiatura in più ed avranno una netta stasi vegetativa estiva.

Il Mirabolano (Pruno da Fiore) non ha particolari esigenze di terreno e può crescere sia su terreni poveri e sassosi, che su quelli argillosi e pesanti; per di più è resistente al calcare attivo, motivo che l'ha reso il portainnesto ideale per molte specie fruttifere meno tolleranti a quel tipo di suoli.
Ciò nonostante, un terreno fertile e con buona sostanza organica gli permette un miglior (e rapido) sviluppo, mentre un suolo drenante e che non formi ristagni idrici previene le malattie radicali e migliora l'assorbimento dei nutrienti.
Il Ciliegio da Fiore, pur essendo adattabile, è leggermente più esigente in quanto a terreno e sarebbe meglio evitare di coltivarlo in quelli troppo asfittici e pesanti (es. Argilla).

Le concimazioni aiutano, ma non sono essenziali, non a caso vengono piantati anche nei giardinetti pubblici od ai bordi dei marciapiedi, dove mai nessuno andrà a concimarli.

Tutti i Prunus da Fiore preferiscono un'esposizione piuttosto soleggiata e richiedono almeno 5-6 ore di Sole diretto per garantire generose fioriture. Si possono sviluppare discretamente bene anche a mezz'ombra, ma all'aumentare dell'ombreggiatura la fioritura diverrà meno abbondante e gli internodi (spazio tra le foglie) più lunghi, conferendo ai rami un aspetto più "filamentoso".


Le piante vanno piantate durante il riposo vegetativo invernale, quando sono prive di foglie, scegliendo una posizione abbastanza aperta (soprattutto per i Ciliegi da Fiore), che permetta loro di crescere liberamente.
Il Ciliegio, con gli anni, forma una chioma globosa ed espansa, ma al contempo molto ordinata, perciò, se non avete problemi di spazio, potrete anche evitare di potare.
Il Prugno Ornamentale ha invece la tendenza ad esser un po' più disordinato e, soprattutto in giovane età, richiederà qualche potatura. Ciò è particolarmente vero se vorrete una pianta alta, slanciata ed a crescita assurgente, ideale per viali alberati.
Se invece preferite una forma più naturale (cespugliosa), potrete limitarvi a tagliare i rami maldisposti, malati o che si incrociano, senza potare quelli basali. In questo modo prevarrà la forma a cespuglio, piuttosto scomoda nel tagliare l'erba.

I Prunus ornamentali sono mediamente più resistenti alle malattie rispetto ai "cugini" da frutto, o forse ce ne accorgiamo meno perché non notiamo la riduzione/perdita di frutti.
Tra i patogeni più comuni ricordiamo la Monilia (più sul Ciliegio) e gli Afidi che, nutrendosi della linfa, indeboliscono le piante, anche se raramente le portano alla morte.

Il classico metodo di moltiplicazione è tramite innesto che, essendo un metodo di propagazione vegetativo, permette di riprodurre la pianta, mantenendo le medesime caratteristiche della pianta madre (si ottiene un clone).

La prossima primavera, quando i primi caldi vi invoglieranno a fare delle belle passeggiate, osservate le aiuole e gli spazi verdi delle vostre città.
Se in Marzo vedrete una pianta di medie dimensioni, interamente ricoperta da fiorellini bianco-rosati, è quasi certo che sia il Pruno da Fiore di cui ho parlato profusamente in questo articolo.

Strada con Prunus in Fiore
Fioritura Prunus pissardi nigra

Ciliegio da Fiore