lunedì 21 ottobre 2019

Come e Quando Potare le Piante da Frutto ?

Di manuali di potatura ne esistono a decine, questo non è di certo un corso di potatura e probabilmente non dirò nulla di nuovo, tuttavia vorrei raggruppare in un unico articolo ciò che si sa riguardo alla potatura, ed in special modo delle piante da frutto, rispondendo ad alcune semplici domande che sicuramente vi sarete fatti.


Perché Bisogna Potare le Piante da Frutto ?

Premetto col dire che le piante, fruttifere e non, si son evolute ben prima che l'uomo potesse immaginare di "addomesticarle" a proprio vantaggio. 
In natura tutte le piante nascondo, crescono e fruttificano alla perfezione senza alcun intervento esterno ed, in linea di principio, nessuna pianta avrebbe bisogno di potature, basti vedere in montagna Meli e Peri ormai selvatici alti 10 metri e perfettamente fruttificanti.


Ciò nonostante la potatura ha lo scopo di mantenere un equilibrio tra l'aspetto vegetativo e riproduttivo ed offre indubbi vantaggi :

  • Ridurre le dimensioni delle piante e, quindi, poterne aver un maggior numero per ogni ettaro di terreno; inoltre tenere una taglia ridotta facilita le operazioni di raccolta.
  • Diminuire l'alternanza di produzione e controllare la quantità di frutti per pianta, onde evitare che un anno ci siano tantissimi frutti (magari piccoli e di scarse qualità organolettiche) ed il successivo non ve ne siano.
  • Dare una forma alla pianta, in modo tale che la chioma sia ben bilanciata e distribuita su 3-4 branche principali, ruotate di circa 90-120 gradi l'una dall'altra.
  • Avere una chioma meno folta, in modo tale da permettere un miglior arieggiamento ed un maggior numero di foglie direttamente esposte ai raggi solari, riducendo quindi l'insorgere di malattie fungine (che amano l'umidità) e migliorando la resa della fotosintesi.
  • In piante senescenti, la potatura può avere anche un effetto di ringiovanimento, stimolando l'attività vegetativa e l'emissione di nuovi rami.
Potatura Alberi da Frutto

Quando Si Devono Potare le Piante ?

Il periodo migliore per eseguir la potatura dipende dalla specie ma, in linea di massima, potremmo dire che per la maggior parte delle piante decidue conviene farla nel periodo di riposo vegetativo, ovvero quando hanno ormai perso le foglie, ma almeno 15-20 giorni prima della schiusura delle gemme.
Il periodo migliore va dunque da Novembre a Febbraio, evitando i periodi di forte gelo che potrebbero compromettere la regolare cicatrizzazione delle ferite.

In zone molto fredde consiglio di potare tra fine Febbraio ed inizio Marzo, nel Sud Italia, invece, si può tranquillamente potare in Dicembre.

Anche le piante sempreverdi è meglio potarle durante il riposo vegetativo, ricordandosi che una potatura massiccia stimola la ripresa vegetativa e che una pianta in crescita è più sensibile ai danni da gelo, rispetto ad una pienamente dormiente.

Fin qua abbiamo descritto la potatura a secco, tuttavia esiste anche la potatura a verde, fatta in Estate, solo su piante eccessivamente vigorose.

Quanto detto tuttavia non è però applicabile a tutte le specie, se per esempio osserviamo il Nespolo Giapponese ci accorgiamo che inizia a fiorire in Autunno e che fruttifica tra Aprile e Giugno; questa pianta, per non compromettere la fruttificazione, deve esser potata non appena si saranno raccolti i frutti.

Ricordatevi è meglio potare un po' tutti gli anni, piuttosto che dover far potature drastiche ogni 5 anni.


Regole Generali Per Una Buona Potatura :


  • Disinfettare gli attrezzi : consiglio di pulire le lame delle vostre cesoie con alcool e di passarle sopra al fuoco, affinché si uccidano tutti i possibili patogeni che potrebbero infettare, tramite le ferite del taglio, la pianta potata.
  • Potare Prima le Piante "Sane" : sebbene sia meglio disinfettare gli strumenti ad ogni nuova pianta potata, è comunque bene iniziare potando piante giovani e sane, finendo con quelle più vecchie e malconce, così da non trasferire le malattie di queste ultime alle prime.
  • Tagliare Poco Sopra Una Gemma : a seconda della specie vegetale le gemme possono esser distanziate diversi centimetri; dato che la nuova vegetazione verrà emessa dalla gemma più vicina al taglio è consigliabile che tra il taglio e la gemma non ci sia molto legno che, nel corso della stagione, seccherebbe inevitabilmente.
  • Fare Tagli Obliqui : se un ramo è verticale non tagliatelo parallelo al suolo, ma con un angolo di 45°. In questo modo la sezione del taglio sarà inclinata, evitando il ristagno di acqua e marciumi vari. 
  • Non Potare Grossi Rami : più un ramo è giovane e di piccolo diametro, meglio sopporterà la potatura.
  • Usare Mastice : se proprio fosse necessario potare un ramo di grosse dimensioni ricordatevi di usare del mastice, che aiuta il processo di cicatrizzazione, limitando l'ingresso dei patogeni.
  • Fare Tagli Netti : usare cesoie affilate, facendo un taglio deciso e netto, non "sfilettato". Tanto più si è puliti e precisi, tanto più il legno cicatrizzerà in fretta.
  • Arieggiare la Chioma : per tutte le specie è importante che la chioma non sia eccessivamente densa e che l'aria (e la luce) possa passarci in mezzo, riducendo l'umidità e l'attacco da parte di funghi patogeni, oltre a garantire una miglior maturazione dei frutti più interni.
  • Selezionare l'ultima Gemma : Quando si farà un taglio, esso dovrà esser in prossimità di una gemma. La gemma più vicina al taglio sarà quella che emetterà rami più vigorosi; di conseguenza, dato che le gemme son orientate in tutte le direzioni, sarebbe opportuno che la gemma più prossima al taglio sia orientata nella direzione in cui vorremo dirigere il nuovo flusso vegetativo; ad esempio verso l'esterno della chioma e non viceversa.

Tipi di Taglio :

  • Diradamento : si intende la rimozione totale di un certo numero di rami e viene effettuato in piante vigorose, che producono troppi rami. Questa tecnica è nota anche coma Potatura Lunga, poiché i rami che rimangono non sono numerosi, ma sono lunghi
  • Accorciamento : in questo caso il ramo non vien rimosso totalmente, ma semplicemente accorciato (talvolta anche di oltre il 50%). All'opposto di prima, qui parliamo di Potatura Corta, poiché rimangono molti rami, ma corti.
  • Raschiatura : potatura eseguita a scopo sanitario; consiste nell'asportazione della parte più esterna e morta della corteccia di alberi adulti.
  • Tagli di Ritorno : ad ogni anno un ramo emette dei germogli dalle gemme laterali, ma continua anche ad allungarsi dal proprio apice vegetativo. Il taglio di ritorno si esegue poco sopra la diramazione tra il ramo principale (quello vecchio) ed il ramoscello (nuovo). In questo modo si sostituirà il vecchio apice vegetativo con il nuovo e si limiterà l'eccessivo accrescimento in lunghezza, ringiovanendo la chioma ed i rami ormai troppo vecchi.
Taglio di Ritorno - Prima della Potatura

Taglio di Ritorno - Dopo la Potatura
  • Cimatura : rimozione dell'apice vegetativo (la punta) dei germogli. E' un esempio di potatura a verde (fatta tra primavera ed inizio estate) e favorisce l'accrescimento e la formazioni di nuovi germogli lungo l'asse del ramo.
  • Spollonatura : rimozione dei polloni, ovvero quei rami che spuntano direttamente da gemme situate sulle radici o dal colletto.
  • Capitozzatura : una tipologia di potatura assai drastica, con rimozione di grossi rami, fatta allo scopo di rinvigorire piante ormai vecchie o per contenere le dimensioni delle piante, come ad esempio nel Tiglio. Questa tecnica, oltre a deturpare l'aspetto estetico, non può esser eseguita su tutte le specie; nelle Conifere, ad esempio, porterebbe le piante a morte certa.
Capitozzatura

Come Potare le Piante da Frutto ? :

Per piante arboree il primo intervento è noto come potatura di formazione, poiché vengono selezionati i rami più sani e meglio disposti, lasciandone solitamente 3 o 4, che diventeranno le future branche principali, determinando dunque la forma della pianta adulta.

Successivamente si attua la potatura di produzione, che richiede il riconoscimento dei diversi tipi di gemma (a fiore, a legno, miste). Il comportamento riproduttivo delle diverse specie è talmente variabile da non permettere di generalizzare. Per questo motivo darò una spiegazione in base ai seguenti raggruppanti di piante da frutto :

Kiwi e Vite : Entrambe le specie sono liane rampicanti, la Vite è dotata di viticci che la ancorano facilmente ai sostegni, mentre il Kiwi, che ne è privo, si aggrappa avvolgendosi attorno a qualsiasi cosa incontri, formando spesso dei grovigli inestricabili.
Entrambe le specie richiedono potature massicce, che rimuovano gran parte del legno della vecchia stagione. Inoltre ricordatevi che entrambe le specie fioriscono sui nuovi getti e non vi è dunque una netta distinzione tra gemme a fiore ed a legno.
Eliminate buona parte dei rami, selezionandone un certo numero (che varia anche in funzione dell'età della pianta e dello spazio disponibile), da accorciare sino a che ci siano circa 15 gemme (nei Kiwi) o 5-8 gemme (nella Vite). Sono piante facili da potare, che fruttificano abbondantemente (soprattutto il Kiwi) anche se potati da mani inesperte. 

Riassumendo, diradare ed accorciare i pochi rami prescelti.

Potatura Vite

Kiwi Potato
Pesco : Questa specie fruttifica prevalentemente (non unicamente) sui rami misti di un anno e, piante sane e ben concimate, hanno elevata vigoria. I rami misti sono quelli lunghi anche oltre 30 cm, ma di piccolo diametro, dato che hanno solo 1 anno di età e contengono sia gemme a fiore che a legno. Se ne devono rimuovere sino al 70%, cercando di eliminare quelli interni alla chioma, danneggiati o che si incrociano. I restanti devono esser accorciati a circa metà lunghezza.
Le gemme a fiore nel pesco si riconoscono poiché ben più gonfie di quelle a legno e son distribuite su quasi tutta la lunghezza del ramo misto. Un ramo misto non accorciato allegherà molte pesche, facendole però rimanere piccole e di scarse qualità.

Pesco Dopo Potatura

Ciliegio ed Albicocco : queste piante da frutto non gradiscono potature drastiche poiché i tagli non si cicatrizzano bene e son soggetti a gommosi. Detto questo una potatura leggera, ma costante è comunemente fatta negli impianti produttivi.
Nell'Albicocco le gemme a fiore son leggermente più grosse e solitamente presenti a coppie, divise da una gemma a legno centrale e sono disposte lungo l'intero ramo misto. L'entità della potatura (diradamento ed accorciamento) sarà proporzionale al carico di gemme a fiore; nelle annate in cui ce ne sono molte si dovranno eliminare più rami, per non incorrere nell'alternanza di produzione. 
Il Ciliegio produce prevalentemente sui mazzetti di maggio, cortissimi rami (1-2 cm) con un folto gruppetto di gemme a fiore. 
In linea di massima il Ciliegio è una pianta che si sviluppa in maniera armonica ed elegante anche senza interventi di potatura; tuttavia la mole elevata richiede una potatura di contenimento, atta a ridurne le dimensioni ed a facilitare la raccolta.

Melo e Pero : le pomacee solitamente gradiscono potature energiche, ma è importante sapere quali sono le gemme sui cui avverrà la fioritura/fruttificazione.
Dobbiamo riconoscere le Lamburde, ovvero piccoli rami (2-3 cm) con una gemma a fiore in posizione apicale, i Brindilli, esili rami che terminano con una gemma a fiore ed, infine, i rami misti.


Durante la fase vegetativa la Lamburda si ingrossa dando origine ad una struttura nota come Borsa, ricca di sostanze nutritive. Se Lamburde e Borse non si regolano con un'opportuna potatura si affastellano, formando le tipiche Zampe di Pollo (o di Gallo).

A seconda della varietà di Melo (o Pero) la fruttificazione si concentrerà maggiormente sulle Lamburde o sui Brindilli/Rami Misti.
Durante la potatura si dovranno rinnovare le Lamburde con tagli di ritorno e sfoltire la chioma, diradando i rami mal posizionati. I Brindilli non vanno accorciati, perché terminano con una gemma a fiore, ma vanno diradati.
Le Lamburde che danno origine a frutti migliori sono solitamente quelle inserite su rami di 2-3 anni di età. Una potatura intelligente tende a mantenerle costanti, eliminando quelle inserite su rami ormai troppo vecchi.

In linea di massima la potatura del Pero deve esser più leggera rispetto a quella del Melo.

Lamburda e Taglio di Potatura

More e Lamponi : queste specie sono considerate piante biennali, nel senso che la parte aerea si rinnova integralmente nell'arco di questo periodo.
In pratica le radici sono perenni ed, ad ogni stagione, emettono dei polloni che crescono vigorosi, talvolta per oltre 2 metri (soprattutto nelle More), spesso piegandosi sino a toccare terra.
Questi rami (rami di 1 anno) non fruttificano, tranne che nei Lamponi biferi. Durante la stagione successiva dalle gemme laterali di questi rami vengono emessi dei germogli al cui apice saranno presenti fiori/frutti.
Alla fine della stagione questi rami (rami di 2 anni) muoiono e seccano.

La potatura consiste nell'eliminazione di tutti quei rami morti (di 2 anni) e nella selezione di 3-5 rami di 1 anno; gli altri saranno rimossi alla base. I rami selezionati devono esser accorciati di circa metà (o più), i modo che siano più stabili. Non temete i fiori verranno prodotti dai germogli emessi da qualsiasi gemma di questi rami, sia essa basale, laterale o terminale. La fruttificazione sarà dunque generosa a prescindere da quanto li accorciate.

N.B. alla fine del secondo anno i rami si riconoscono sia dal fatto di esser morti/secchi, sia per la presenza di ramificazioni nella parte alta.

Potatura Rami 2 Anni Lampone

Mirtilli e Ribes : sono piante a sviluppo relativamente limitato, sebbene i Mirtilli Americani possano superare i 2 metri di altezza. Nel Ribes si attuano accorciamenti dei rami e diradamento di quelli più vecchi. Nel Mirtillo le gemme a fiore son disposte sui rami di 1 anno e son visivamente più grosse rispetto alle gemme a legno, la potatura è leggerissima, talvolta superflua e mira allo sfoltimento della chioma. 

Gemme a Fiore Mirtillo

Apertura Gemme a Legno ed a Fiore Mirtillo

Susino e Mandorlo : la potatura invernale dovrà esser più o meno leggera a seconda della vigoria della pianta. Nei Susini Cino-Giapponese, che solitamente hanno una fioritura molto abbondante, con fiori che sbocciano in prevalenza da gemme situate sui Dardi Fioriferi (Mazzetti di Maggio), la potatura è intensa e consiste nell'asportazione dei rami che portano Dardi vecchi ed ormai esauriti.
Nel Susino Europeo, che fiorisce meno copiosamente ed in prevalenza sui rami misti, la potatura sarà più leggera, rinnovando i rami misti.
In entrambi i casi i rami in eccesso, rotti o mal direzionati, vanno eliminati, diradando la parte interna della chioma.
Discorso molto simili può esser fatto per i Mandorli, ricordandosi che in un terreno ricco diventano alberi ben più grossi dei Susini ed è quindi consigliabile attuare potature di contenimento, accorciando i rami assurgenti.

Susino Europeo Prima delle Potatura

Susino Europeo Dopo La Potatura

Olivo : per poter potare correttamente bisogna ricordarsi che la maggior parte delle mignole (boccioli fiorali dell'Ulivo) vengono prodotte sui rami di 1 anno (lunghi tra 20 e 40 cm) e dunque la fruttificazione sarà concentrata su questi ultimi; inoltre va considerato che l'Olivo è una pianta molto vigorosa che, nei climi adatti, può diventare davvero grande.
La potatura deve esser fatta di anno in anno e consiste nell'eliminazione dei Polloni e dei Succhioni, ovvero quei rami vigorosi che spuntano direttamente dalle branche principali.
In questa specie, più che in altre, sono importanti i tagli di ritorno e l'alleggerimento della chioma (la specie è eliofila e non tollera l'umidità)

Nocciolo e Melograno : queste due specie, che all'apparenza sembrano molto diverse, hanno un elemento in comune; entrambe hanno la tendenza ad emettere polloni, anche in piante adulte e sane.
Nel Nocciolo di solito si opta per una forma arbustiva, selezionando 3-4 polloni, che diventeranno i futuri tronchi. Ad ogni stagione si dovranno rimuovere tutti i numerosi polloni cresciuti durante l'estate, accorciare i rami che puntano verso l'alto e snellire la chioma, facendo si che i rami vadano ad occupare il volume disponibile, senza che vi siano zone troppo folte ed altre libere.
Il Melograno si può crescere sia ad alberello, che ad arbusto; nel primo caso si seleziona un unico ramo, nel secondo caso se ne selezionano di norma 3-4. In futuro, soprattutto se volete la forma "ad albero" dovrete rimuovere tutti i nuovi polloni, che in una sola stagione possono raggiungere l'altezza di un uomo. Se volete un cespuglio "selvaggio" potete lasciarli, ma l'aspetto sarà disordinato.
Data l'elevata vigoria del Melograno è consigliabile anche un bel diradamento, in modo che i futuri frutti possano godere al massimo della luce solare.

Rimozione Polloni Nocciolo

Agrumi : con questo termine intendiamo più specie appartenenti al genere delle Rutaceae. E' evidente che esistano differenze sostanziali tra specie e specie ma, in linea di massima, potremmo dire che gli Agrumi tendono ad assumere una forma globosa; tuttavia alcuni (es. Arancio e Limone) nella fase giovanile hanno la tendenza a sviluppare rami verticali molto vigorosi (Succhioni), che possono entrare in competizione con le branche e devono esser rimossi per favorire un miglior sviluppo della chioma.
La potatura di produzione si limita al diradamento della chioma, all'eliminazione dei rami troppo assurgenti e di quelli più bassi che tendono a squilibrare la chioma.
Gli Agrumi sono sensibili al gelo ed è bene potarli poco prima della fioritura primaverile ed in maniera abbastanza leggera. A livello amatoriale possono esser lasciati crescere anche liberamente, continuando a fruttificare. 

Nespolo Giapponese e Corbezzolo : Queste due piante sono sempreverdi e fioriscono tra Autunno ed Inverno. Il Nespolo va potato verso Giugno, dopo la fruttificazione, ma prima della fioritura, mentre il Corbezzolo richiede circa 1 anno per maturare i frutti, quindi ogni volta che tagliate potrete rimuovere fiori (tra Settembre e Gennaio) o frutti (tutto l'anno). Anche in questo caso consiglio di potare verso Giugno, selezionando i frutti che vorrete lasciare sulla pianta.

Il consiglio che vi posso dare è di provare, alla fine la via pratica diventa il miglior modo per imparare a potare correttamente una pianta da frutto.
Ricordatevi, non è detto che il giardiniere che ben pagate vi poti nella maniera più corretta, ma forse in quella più veloce.

P.S. Ricordatevi le Conifere hanno di norma scarsa vigoria e non tollerano grosse potature, mentre le Palme hanno un unico apice vegetativo (la punta dove emergono nuove foglie) e son incapaci di rigenerarlo; quindi non potrete mai limitare la crescita in altezza, se taglierete l'apice la Palma morirà.

martedì 1 ottobre 2019

Palma di San Pietro (Chamaerops humilis) - Coltivazione e Cure

La Palma di San Pietro (Chamaerops humilis), talvolta chiamata anche Palma Nana, è una specie molto diffusa in Italia dove, anche grazie alle dimensioni ridotte, è coltivata a gruppetti nelle aiuole, sotto la chioma di alberi ad alto fusto o laddove non vi sia lo spazio necessario alla crescita di altre palme ornamentali, come ad esempio la Palma delle Canarie.

Chamaerops humilis

Origine, Diffusione e Curiosità :

Delle oltre 2.000 specie di Palme presenti sulla Terra solo 2 sono native dell'Europa, la Palma di Creta (Phoenix theophrasti) e, appunto, la Palma di San Pietro (Chamaerops humilis). Quest'ultima, sebbene non sia la Palma più resistente al freddo, è quella che cresce più a Nord in assoluto, infatti la si ritrova spontanea (e non d'importazione) sin nel Sud della Francia, circa al 43° parallelo Nord.

Chamaerops humilis ha una distribuzione naturale che comprende le coste Europee (Portogallo, Spagna, Francia, Italia) e quelle Africane (Marocco, Algeria e Tunisia), in pratica le coste del Mediterraneo occidentale.
In Italia la Palma Nana è naturalizzata in Sicilia, Sardegna e Calabria, oltre che sul litorale Tirrenico a Sud di Livorno.

Quanto appena detto è riferito alla presenza di popolazioni selvatiche, infatti la diffusione a livello ornamentale si estende ben oltre i confini sopracitati. La Palma di San Pietro è perfettamente adattata al clima Mediterraneo e può cresce più o meno in tutte le zone d'Italia, comprese molte città del Nord Italia a clima temperato.

La Palma nana può esser coltivata con successo in Liguria, lungo la Costa Adriatica, nelle zone interne di tutto il centro-Sud Italia (sino a quota di alta collina), sulle sponde dei grandi laghi del Nord Italia ed, in posizioni riparate, addirittura nella fredda ed umida pianura Padana.

L'habitat naturale di questa palma è rappresentato dalla macchia mediterranea, ma anche da suoli aridi ed erosi, in cui poche altre specie riescono a prosperare.

Sebbene il nome scientifico universalmente accettato sia Chamaerops humilis, questa palma è talvolta chiamata con il nome Phoenix humilis.

La Palma di San Pietro è anche nota come Palma di Goethe, poiché il poeta, dopo averla ammirata ai giardini botanici di Padova, se ne innamorò, tanto da dedicarle più di uno scritto.

Viale di Palme Nane di San Pietro

Descrizione Botanica ed Inquadramento Filogenetico :

Chamaerops humilis, come qualsiasi altra specie di Palma, appartiene alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae) ed è l'unica rappresentante del proprio genere (Chamaerops).

In natura esistono due varietà (o sottospecie) di Palma di San Pietro, con piccole differenze che saranno elencate di seguito :

  • Chamaerops humilis var. humilis : cresce più a Nord, ma in pianura e la si ritrova sulle coste settentrionali del Mediterraneo, ovvero in Europa. Presenta foglie verdi ed ha una crescita meno lenta rispetto all'altra varietà, raggiungendo un'altezza superiore. Possiede una maggior resistenza all'umidità, sia atmosferica, che del suolo.
  • Chamaerops humilis var. cerifera : cresce più a Sud, ma riesce a spingersi sino ad una quota di circa 2.000 metri (6560 ft). Questa varietà è presente nei Paesi che si affacciano sulle coste meridionali del Mediterraneo (Nord Africa) ed è conosciuta anche come Chamaerops humilis var. argentea, per via delle foglie color argento. Rispetto alla precedente ha una crescita più lenta, una minor tolleranza all'umidità, ma una maggior capacità di crescere in luoghi particolarmente siccitosi e torridi, quasi desertici.

Da qui in poi, salvo diversamente specificato, descriverò i tratti comuni ad entrambe le specie sopraelencate.

La Palma di San Pietro appartiene alla sotto-tribù Rhapidinae ed è strettamente imparentata con la Trachycarpus fortunei. Tuttavia si distingue chiaramente da quest'ultima per via delle dimensioni più contenute, del portamento "multi-tronco" e per il picciolo fogliare dotato di spine.
Altre specie con cui può esser confusa sono l'Acoelorrhaphe wrightii, nativa della Florida, che però tende ad aver tronchi più alti e snelli e la Serenoa repens, che invece ha fusti più corti ed una minor propensione ad emettere polloni, formando un cespuglio basso, quasi strisciante, con tronchi più distanziati.


Chamaerops humilis è una palma di piccole dimensioni che, soprattutto nella varietà a foglia argentata, non supera i 2 metri di altezza (6.5 ft).
Questa specie presenta un portamento atipico rispetto a buona parte delle altre palme; infatti la Palma Nana ha l'attitudine ad emettere polloni basali ed una crescita tipicamente cespugliosa, con molti tronchi disposti circolarmente che, nella parte bassa, sono praticamente a contatto tra loro, mentre all'apice son distanziati, poiché la nuova vegetazione si "incurva" verso l'esterno, in cerca di luce.
In altre parole, in piante ormai adulte e completamente sviluppate, avrete una forma ad imbuto (vedi prima foto dell'articolo).

Il fusto ha un diametro che raramente supera i 15 cm (6 in), ma sembra di maggiori dimensioni poiché avvolto dai residui squamosi delle foglie ormai morte, di color marrone. In esemplari giovani il fusto è talmente corto da passare quasi inosservato, ma con l'età può piegarsi sin quasi toccare terra; i greci la chiamavano infatti Phoenix chamaeriphes, che tradotto significa "Palma  gettata per terra".

Un unico cespuglio di Palma Nana può esser formato anche da oltre 10 fusti, spesso di dimensioni  (ed età) assai diverse tra di loro.

Le foglie sono rigide, a forma di ventaglio (palmate), larghe sino ad un metro e mezzo (60 in) ed ognuna formata da circa 20 foglioline allungate (fingered leaflets). Esse sono  attaccate al tronco tramite un lungo picciolo dotato di spine ed hanno color verde intenso (C. humilis var. humilis) oppure blu-argenteo (C. humilis var. cerifera), simile a quello della Brahea armata.

Le infiorescenze, sorrette da brevi peduncoli, sono a forma di pannocchia ramificata e vengono spesso nascoste dal fogliame. Ognuna di esse è composta da centinaia di fiori gialli, che possono esser maschili, femminili o, più raramente, ermafroditi. 

Sebbene non sia vero nella totalità dei casi, la Chamaerops humilis  è da considerarsi una specie Dioica.
La fioritura avviene in primavera, indicativamente nel periodo compreso tra i mesi di Marzo e Maggio, a seconda del clima e dell'esposizione.

I frutti sono delle drupe di piccole dimensioni, raggruppate strettamente in un grappolo. Essi sono verdi da immaturi, mentre rossicci-marroni a maturazione avvenuta (tarda estate/autunno). 
La polpa è scarsa e fibrosa, tuttavia è lievemente zuccherina e commestibile, sebbene il sapore non sia di certo entusiasmante. 

Le radici, come tipico delle monocotiledoni, sono fascicolate, ovvero formate da un groviglio di radichette di piccolo diametro, senza che vi sia un fittone dominante. L'apparato radicale si sviluppa superficialmente e rimane piuttosto compatto, permettendo alla specie di esser agevolmente coltivata anche in vaso.

Infiorescenza Palma San Pietro

Frutti Maturi Chamaerops humilis

Come Coltivare la Palma di San Pietro ? - Clima, Esposizione, Moltiplicazione e Cure

E' importante premettere che la Chamaerops humilis è una palma Mediterranea, non tropicale, e per questo è piuttosto resistente al freddo (sebbene non quanto la T. fortunei) ed, in pianura, può crescere in quasi tutta Italia.
Diciamo che la soglia di -15° C (5° F) potrebbe esser la temperatura minima sotto cui la pianta muore, tuttavia per limitare al massimo i danni da gelo sarebbe meglio coltivarla laddove le temperature non scendano mai sotto i -12° C (10° F). 
Per una coltivazione in totale sicurezza bisognerebbe dunque piantar la Palma Nana in una zona USDA 8a o più calda.
Nelle zone più fredde del Nord Italia (es. Pianura Padana) potrebbe esser necessario qualche accorgimento, almeno durante i primi anni di vita.

Entrambe le sottospecie hanno rusticità simile, inoltre, diversamente dalla maggior parte delle altre palme, possono emettere nuovi polloni dalle radici qualora la chioma venisse uccisa dal freddo.

La Palma di San Pietro è perfettamente adatta ad esposizioni in pieno Sole, ma si può accontentare anche della mezz'ombra, tuttavia se cresciuta perennemente all'ombra (non luminosa), oltre a fiorire poco, tende a perdere la propria forma compatta. 
Quindi non fatevi grossi problemi, potete piantarla in mezzo ad un prato assolato, così come sotto la chioma di alberi ad alto fusto, dove la luce filtrata sarà sufficiente per uno sviluppo armonico.

C. humilis è una specie resistente alla siccità ed è perfettamente adattata a sopravvivere all'estate Mediterranea senza alcuna irrigazione ed, anzi, soprattutto la varietà Chamaerops humilis var. argentea, prospera in zone ben più aride, quasi a confine con il Deserto del Sahara. 

Ovviamente parlo di piante cresciute in piena terra ed ormai affrancate, se la coltivate in vaso, in pieno Sole e nel Sud Italia, innaffiare settimanalmente sarà al quanto utile alla crescita.

Di norma rimane comunque una pianta da non bagnare, anche perché un'eccessiva umidità del suolo potrebbe far marcire le radici, con conseguente morte dell'intera pianta.


In natura cresce in zone calde, su terreni sabbiosi e rocciosi, anche poveri, quindi in piena terra le concimazioni non ricoprono particolare importanza, se non forse velocizzare un pochino la crescita. I cespugli di questa specie che trovate in ottima salute nelle aiuole delle vostre città probabilmente non son mai stati concimati, eppure son lì belli più che mai. 
Quindi vi è grande adattabilità ed è possibile coltivare una Palma di San Pietro in perfetta salute su un'ampia gamma di terreni, ricordandosi solo di evitare quelli eccessivamente compatti, in cui vi si possono formare facilmente ristagni idrici.

Per quanto riguarda le potature vale quanto detto per tutte le altre palme, ovvero si possono rimuovere esclusivamente le foglie vecchie, ma non si può cimare, in quanto un fusto a cui viene tagliato l'apice vegetativo (la punta) non è più in grado di crescere; tuttavia, rispetto alle palme a singolo tronco, incapaci di emettere nuovi polloni dalle radici, nella Palma di San Pietro è possibile tagliare alla base i tronchi in eccesso, selezionando solo quelli più belli e vigorosi e, di anno in anno, sarà possibile potare alla base ogni altro tronco che spuntasse dalle radici della pianta.

Chamaerops humilis è una specie che può esser facilmente propagata tramite semina, da effettuarsi tra Aprile e Maggio. A temperatura ed umidità ottimali la germinazione del seme richiederà un tempo variabile tra 1 e 3 mesi.
Il metodo di riproduzione più veloce è però tramite pollone, basterà rimuovere uno di questi "nuovi tronchi", della lunghezza di circa 25 cm (10 in), avendo l'accortezza di prelevare anche qualche radice; successivamente sarà sufficiente trapiantarlo in un vaso, tenerlo a mezz'ombra e, nel giro di un anno, potrà esser già trattato come una pianta adulta.

Quasi mi dimenticavo, le malattie fungine sono di solito assenti o di lieve entità, aggiungendo ancora un punto a chi volesse aver una bella palma, senza doversene occupare.

Fiori Chamaerops humilis

Cespuglio Adulto