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domenica 21 aprile 2019

Come Coltivare l'Acero Giapponese ? - Specie e Varietà a Confronto

Chi tra di voi è un amante dei Giardini Giapponesi, non può non adorare l'Acero, forse la pianta più rappresentativa di questo stile.

Tuttavia il nome Acero è molto generico e fa riferimento ad una delle circa 200 specie del genere Acer, che a loro volta possono esser suddivise in più cultivars.
Per questo, chi volesse comprare un Acero si potrebbe trovare in difficoltà, dato che tra pianta e pianta esistono differenze abissali, sia per dimensioni e portamento, sia per colore e forma delle foglie.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche utile informazione sulla coltivazione dell'Acero Giapponese, aiutandovi a riconoscere la specie (o varietà) più adatta a voi.

Aceri Giapponesi

Storia ed Origine :

Tutte le specie di Acero appartengono alla famiglia delle Sapindaceae, la stessa dell'Ippocastano (Aesculus hippocastanum), ma anche di alcuni frutti tropicali come Litchi (Litchi chinensis) e Rambutan (Nephelium lappaceum).
Alcuni scienziati credono che gli Aceri siano Aceraceae, un ramo filogenetico delle Sapindaceae, che tuttavia forma una famiglia a sé.

Gli Aceri di norma sono piante decidue, con foglie penta-lobate, native delle zone temperate dell'Emisfero Boreale. La distribuzione geografica delle varie specie è molto ampia, e va dall'estremo oriente (Giappone e Cina), sino all'Europa ed al Nord America.

L'Acero, a seconda della specie, può crescere dalla pianura, sino alla medio-bassa montagna, preferendo un ambiente fresco ed umido di collina, avendo come habitat ideale i boschi misti decidui.
In linea di massima la zona fitoclimatica più rappresentativa è quella del Castanetum, tipica del Nord Italia.

Le Diverse Specie di Acero :

Premesso che la maggior parte degli Aceri che troverete in vendita nei vivai sono varietà appartenenti alle specie Acer japonicum e, soprattutto, Acer palmatum, vorrei comunque fare un elenco delle principali specie di Acero, non solo "Giapponesi".

Quella che segue non è una lista tediosa, bensì una panoramica sulle specie più rappresentative, peculiari o diffuse.

Acer laurinum
Acer laevigatum : chiamato anche Acero del Nepal, cresce nelle zone subtropicali dell'Asia. Foglie prive di lobi e, solitamente, persistenti. Si può considerare una specie semi-sempreverde, dato che forti gelate possono portare alla fisiologica perdita delle foglie.

Acer negundoAcer laurinum : questa specie non è adatta ad esser cresciuta in Italia. Stiamo infatti parlando di uno dei pochi Aceri tropicali. A. laurinum si sviluppa sotto forma di grosso albero alto sino a 40 metri (131 ft), dal fogliame sempreverde, con foglie prive di lobi. Questo Acero è diffuso nel Sud-Est Asiatico (Thailandia, Laos, Malesia, Indonesia, etc.) ed è l'unica specie a crescere spontanea anche nell'emisfero Australe.

Acer negundo : Acero americano a crescita rapida, ma poco longevo, che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni. A. negundo è ormai diffuso anche nel centro-nord Italia, dove lo si ritrova ai margini dei fiumi e torrenti. Si distingue dall'Acero "tipo" per via delle foglie, le quali sono imparipennate, ognuna composta da 3 o 5 foglioline, con lobi più o meno accentuati.

Acer macrophyllum : chiamato anche Acero dell'Oregon, per via delle sue origini. Questa è la specie di Acero con le foglie più grandi, nonché probabilmente l'Acero più alto, potendo occasionalmente sfiorare i 50 metri (164 ft).

Acer argutum : specie a sviluppo assurgente, che può raggiungere un'altezza di circa 10 metri (33 ft). Acero molto apprezzato per la veste autunnale, periodo in cui le grosse foglie, simili a quelle della Vite (Vitis spp.), si tingono di uno splendido color giallo/arancione.

Acer ginnala : nativo della Mongolia e dell'estremo oriente della Russia, questo acero presenta un tronco grigio, inizialmente liscio, che tende a fessurarsi invecchiando. A. ginnala si sviluppa sotto forma di piccolo albero ed ha foglie tri-lobate che ricordano quelle del Fico, sebbene abbiano il margine lievemente seghettato.

Acer pseudoplatanus : conosciuto anche come Acero di Monte o Sicomoro, fu introdotto nelle isole britanniche intorno al 1500 e da lì si diffuse in un po' tutto il vecchio continente. In Italia cresce spontaneo sulle colline delle Prealpi e sulle montagne delle Alpi, sino a circa 1800 m (5900 ft) di quota. La peculiarità è la corteccia che, nella fase adulta, tende a sfaldarsi, ricordando molto il tronco "mimetico" del Platano (Platanus acerifolia), da qui l'epiteto "pseudoplatanus".

Acer campestre : si presenta come pianta di medie dimensioni e cresce nei boschi decidui, insieme a Querce e Faggi. In Italia la distribuzione dell'Acero Campestre è parzialmente sovrapposta a quella dell'A.pseudoplatanus, sostituendo quest'ultimo nella Pianura Padana.

Acer monspessulanumAcer monspessulanum : tipico delle regioni che si affacciano sul mar Mediterraneo (Marocco, Portogallo, Siria, Libano etc.). Noto anche come Acero minore, ha uno sviluppo limitato e presenta foglie con lamina Tri-lobata (invece che Penta-lobata).

Acer saccharum : specie nativa del Nord America, dove cresce molto bene nella zona dei grandi laghi, sul confine tra Stati Uniti e Canada. L'Acero da Zucchero è una pianta di grosse dimensioni, adatto ad un clima rigido, con forti escursioni termiche stagionali. La sua foglia è il simbolo della bandiera del Canada. Dalla sua linfa, che può contenere sino al 4% di Saccarosio, si produce il famoso Sciroppo d'Acero.

Acer rubrum : diffuso nella parte orientale degli USA, viene chiamato anche Acero Rosso Americano, per via del color rosso scarlatto che assumono le sue foglie durante il periodo autunnale. Acero di medio-grosse dimensioni, con fiori anch'essi rossi.

Acer davidiiAcer davidii : nativo della Cina, è chiamato anche Acero di Padre Davidii, in onore del missionario che lo scoprì, insieme ad altre piante allora sconosciute, come l'Albero dei Fazzoletti (Davidia involucrata). Questo Acero ha foglie enormi, senza lobi, ovali/cuoriformi e con il margine seghettato, ma poco appariscenti in Autunno.

Acer griseumAcer griseum : noto come Acero Grigio, si contraddistingue per il tronco color grigio-rossastro, la cui corteccia si sfalda in lamine sottilissime, tanto da ricordare un foglio di giornale appena bruciato. La corteccia/tronco dell'A. griseum assomiglia molto a quella della Betulla Nera (Betula nigra).

Acer japonicum : pianta di medio-piccole dimensioni, apprezzata per i colori autunnali del suo fogliame. Le foglie hanno tra 9 e 13 lobi, incisi fino a circa metà foglia. Molto diffusa a livello ornamentale e seconda, per numero di varietà, solo all'Acer palmatum. Il tronco è liscio da giovane e leggermente più ruvido nella fase adulta/senile.

Acer palmatum : Acero Palmato, nativo dell'Oriente, è la specie più venduta come Acero ornamentale ed in commercio sono presenti decine e decine di sue Cultivars. Le foglie hanno da 5 a 9 lobi, lunghi e sottili, talvolta dal margine frastagliato.

In linea di massima l'Acero Palmato ha dimensioni più contenute, foglie più piccole, con meno lobi, ma incisi più in profondità ed una resistenza al freddo leggermente inferiore rispetto all'Acero del Giappone; tuttavia le maggiori differenze sono più evidenti tra le varietà, che tra le due specie.
Giusto per capirci, l'Acero Palmato può essere nano od alto 10 metri (33 ft), avere foglie rosse o verdi a diverso numero di lobi, avere un portamento eretto, ricadente od arrotondato.

Acer shirasawanum : specie giapponese simile all'Acer japonicum, dal quale si differenzia per l'assenza di peli sui nuovi germogli e sulle foglie. Viene chiamato anche Acero Luna Piena, poiché il suo fogliame verde-giallognolo risplende durante le notti di Luna Piena.

Acer sieboldianum : affine all'A. palmatum, si differenzia per la presenza di una peluria sulle giovani foglie e sul picciolo, inoltre possiede fiori giallognoli, invece che color porpora.

Le ultime 4 specie, A. japonicumA. palmatumA. shirasawanum  ed A. sieboldianum, appartengono al gruppo degli "Aceri Giapponesi", di cui parleremo in maniera più dettagliata di seguito, in special modo dell'Acero Palmato, indubbiamente la specie più rappresentativa del gruppo.

Acer palmatum

Acer ginnala

Acer shirasawanum

Com'è Fatto l'Acero Giapponese ? - Botanica e Fisiologia

L'Acero Palmato (A. palmatum) è indubbiamente il rappresentante più diffuso (e con il maggior numero di cultivars) tra tutte le specie che formano la categoria degli Aceri Giapponesi.

Questa specie si presenta come arbusto, od al limite come albero, di medio-piccole dimensioni, raggiungendo un'altezza media di circa 4-5 metri (13-16 ft), tuttavia esiste un'enorme variabilità tra le cultivars. Ci sono gli Aceri Giapponese "Nani", che superano a stento il metro di altezza (3,3 ft), altri invece hanno un portamento prostrato, con una chioma larga 3-4 volte l'altezza della pianta stessa, altri invece possono esser alti e slanciati.
Le varietà più alte di Acero Giapponese (ad esempio della specie A. japonicum), raramente raggiungono i 10 metri (33 ft) di altezza, a differenza degli imponenti Aceri Americani (es. A. saccharum) alti anche il triplo.

Queste dimensioni sono da intendersi per esemplari adulti e, dato che la crescita nei primi anni d'impianto è lenta, potrebbero trascorrere anche 15-20 anni, prima del raggiungimento di tali altezze.


Le radici dell'Acero sono sottili, tendenzialmente fascicolate e non invasive. Esse si estendono più in orizzontale, che in profondità e di solito non arrecano danni a muretto o tubature.

L'Acero Palmato ha foglie caduche, con 5, 7 o 9 lobi divisi da solchi profondi, che spesso arrivano quasi a toccare il picciolo della foglia. Tolto ciò, le foglie possono esser diversissime da varietà a varietà e, anche su una stessa pianta, possono cambiare colore più volte all'anno.

Per quanto concerne il colore delle foglie si potrebbe grossolanamente parlare di Aceri a foglia verde o rossa, in riferito al colore che esse assumono in estate.
Un Acero a foglia verde, avrà foglie primaverili di un color verde chiaro, talvolta quasi giallognolo, verde intenso durante l'estate, per virare a giallo/rosso durante l'autunno. In alcune varietà (es. A. palmatum ´Osakazuki´) il contrasto tra il color estivo ed autunnale è davvero spettacolare.
Sebbene molti Aceri abbiano foglie dalle tonalità rossastre in primavera ed autunno, gli Aceri Rossi  (es. A. palmatum ´Bloodgood´) hanno sempre foglie che variano dal rosso scarlatto, al rosso scuro/violaceo, anche in piena estate.
A. palmatum "Katsura" produce foglie giallognole, con margine rossastro, che poi diventano giallo-verde ed infine, prima di cadere, giallo-arancione.
A. palmatum "Butterfly" possiede foglie grigio-verdastri, dal margine variegato bianco-rosa.

Tronco Acero PalmatoUna menzione a parte la meritano tutti quegli Aceri Giapponesi (sia A. palmatum, che A. japonicum) che appartengono al gruppo "dissectum"(es. Acer palmatum var. dissectum 'Atropurpureum Garnet').
Gli Aceri di questo gruppo hanno portamento pendulo, quasi contorto, sono dotati di crescita lentissima ed uno spiccato sviluppo orizzontale della chioma; inoltre ogni lobo della foglia è a sua volta diviso in molti "mini-lobi", ricordando la forma delle foglie delle Cupressaceae (es. Thuja). Con l'età, il tronco di questi Aceri può avere un aspetto "a spirale", quasi fosse avvitato su se stesso.

I fiori dell'Acero Giapponese sono minuscoli (mezzo centimetro) ed abbastanza insignificanti. Essi hanno 5 setali color porpora, 5 petali biancastri e sono riuniti in piccole infiorescenze a corimbo ("piatte") che sporgono dall'estremità dei rami.
La fioritura avviene in primavera, tra fine Marzo ed Aprile e, nel complesso, passa piuttosto inosservata, soprattutto nell'Acero Rosso; tuttavia in alcune varietà di Acero Verde ci può essere un buon contrasto tra il rosso dei fiori ed il verde pallido delle foglie appena emesse.

Il frutto è formato da due samare divergenti, strutture "secche" e sottili, che fungono da "ali" ed al cui interno è contenuto il seme. I frutti dell'Acero maturano tra fine estate ed inizio autunno (Agosto-Ottobre).

Fiori Acero Giapponese

Acero Nano "dissectum"

Come Crescere l'Acero Giapponese ? - Coltivazione, Esposizione, Potature e Riproduzione

Gli Aceri vengono coltivati in Giappone (ed in generale in Asia) da molti secoli, tanto da esser diventati uno dei simboli di questo popolo. Oggigiorno però, grazie all'alto valore ornamentale, sono divenuti diffusi anche nei giardini privati dell'Occidente, anche perché non richiedono particolari cure.
Gli Aceri si fanno apprezzare per il loro portamento elegante, talvolta contorto, per la corteccia liscia e levigata, nonché per le splendide foglie che, in special modo prima di cadere, assumono tinte tipicamente autunnali per un periodo insolitamente lungo.
Acer palmatum è una specie rustica e facile da coltivare che, di norma, può dare grosse soddisfazioni anche a chi non avesse tempo/voglia per stargli dietro.


Gli Aceri Temono il Gelo ?

Gli Aceri Giapponesi vivono perfettamente nel clima del Nord Italia e resistono molto bene al freddo, potendo tranquillamente sopravvivere a gelate nell'ordine dei -20 ° C (-4° F); tuttavia, con queste temperature, piante coltivate in vaso potrebbero subire danni da freddo alle radici, consiglio dunque di coprire l'esterno del vaso con paglia, foglie o, se ce ne fosse la possibilità, di interrare il vaso (sottoterra le temperature son più stabili i miti, rispetto all'aria sovrastante).


Quando Piantare un Acero in Giardino ?

Premesso che un Acero coltivato in vaso potrebbe esser trapiantato in qualsiasi periodo dell'anno, sarebbe meglio evitare i mesi più caldi e quelli in cui il terreno geli.
Il periodo migliore per piantare un Acero nel vostro giardino potrebbe esser metà Autunno (Ottobre inoltrato), in questo modo le radici avranno tempo di assestarsi durante l'inverno ed avere anche una minima crescita, almeno fin quando il terreno non sarà gelato.


Dove Piantare gli Aceri in Italia ?

L'Acero Giapponese si può piantare in tutta Italia, tuttavia il clima del settentrione è più idoneo alla sua coltivazione.
Buona parte delle varietà si sviluppano molto bene con esposizioni a mezz'ombra o persino con ombra luminosa. Avendo la possibilità di scegliere, come linea di massima consiglierei di posizionare gli Aceri in una posizione in cui ricevano Sole al mattino ed ombra nel pomeriggio, ad esempio esposizioni Est o Nord-Est rispetto a piante ad alto fusto od edifici.

Se si ha a disposizione solo una parte di terreno soleggiata per l'intero giorno conviene scegliere varietà resistenti al Sole, poiché le più delicate, specie se coltivate nel Sud Italia, potrebbero avere scottature fogliari ed una stentata crescita estiva.


Qual è il Terreno Ideale ?

Gli Aceri richiedono un terreno leggero e drenante poiché le loro radici soffrono i ristagni idrici. Tutte le specie sono acidofile, gradiscono quindi un suolo a pH acido (inferiore a 7), ricco di sostanza organica, mentre soffrono, talvolta sino alla morte, in quelli alcalini e calcarei.
Questi arbusti amano particolarmente la pacciamatura, la quale protegge le radici sia dal caldo estivo, sia dal gelo invernale. Lo strato di pacciamatura dovrà essere sufficientemente spesso ed esteso su un'area equivalente alla proiezione della chioma sul terreno, lasciando uno spazio libero in prossimità del tronco. Per la copertura del suolo si utilizzano cortecce, foglie di faggio e aghi di Pini, materiale organico che manterrà il terreno acido e, decomponendosi, fornirà una naturale concimazione.


Come Concimare ed Irrigare ?

Fertilizzare può velocizzare la crescita durante i primi anni dall'impianto, tuttavia gli Aceri non amano le concimazioni e, se non si ha fretta, si potrebbero evitare. Comunque sia, se volete utilizzare dei concimi, usate concimi a lenta cessione ed andateci piano, un eccesso potrebbe esser deleterio e portare la pianta al deperimento.
Gli Aceri Giapponesi, avendo un apparato radicale superficiale, non sono troppo resistenti alla siccità, amano terreni umidi (non zuppi) e richiedono, specie nei primi anni, un'adeguata dose d'acqua durante l'estate.
Una buona pacciamatura potrebbe aiutare a trattenere l'evaporazione, riducendo la richiesta idrica. In terreni secchi e poveri di sostanza organica, si dovrà innaffiare non troppo abbondantemente, ma frequentemente.
Ovviamente piante cresciute in vaso avranno bisogno di maggiori attenzioni, dato che sono ben più soggette alla disidratazione, rispetto ad Aceri in piena terra.


Come e Quando Potare gli Aceri Giapponesi ?

Di norma queste piante non richiedono interventi di potatura e si "auto-potano", inibendo lo sviluppo dei rami più interni. La potatura ha come scopo quello di contenere le dimensioni, di eliminare i rami morti o che si intrecciano, nonché selezionare i miglior rami di un giovane esemplare, che diventeranno le future branche.
Le ferite indotte dai tagli possono far fuoriuscire linfa, che crea un ambiente ideale per la proliferazione dei patogeni. Contrariamente a gran parte delle piante decidue, un buon periodo per la potatura, soprattutto di grossi rami, è quello che va da Agosto a Settembre, mesi durante i quali le perdite di linfa dovrebbero esser più contenute. Ovviamente potrete potare anche in inverno, evitando i periodi di gelo intenso, mentre sarebbe meglio non potare poco prima la ripresa vegetativa.


Frutti Acero in AutunnoCome Moltiplicare l'Acero ?

Premettendo che Acer palmatum mostra una spiccata differenza varietale, è ragionevole aspettarsi che riproducendolo tramite seme potremmo avere una pianta-figlia ben diversa dalla pianta-madre, più di quanto non accada con altre specie.
Detto questo, la riproduzione per semina potrebbe esser anche più affascinante rispetto ad altri metodi, data l'alta probabilità di scoprire nuove varietà ed ottenere piante con caratteristiche inaspettate. Se volete optare per la semina dovrete raccogliere i semi in autunno e piantarli in un vaso con del buon terriccio. Ricordatevi che i semi devono esser stratificati ed il metodo più naturale è lasciare il vaso all'aperto per l'intero inverno, in modo che senta lo sbalzo termico. In primavera, con l'aumento delle temperature, tenete il vaso in una zona ombrosa, mantenendo umido il terriccio ed aspettate il germogliamento.
Chi vivesse in una zona tropicale, o comunque molto mite, potrebbe stratificare i semi in frigorifero per un paio di mesi. In altre parole, i semi di Acero devono "sentire" il freddo per poter germinare correttamente.

Per garantire la cultivars si deve necessariamente propagare per via vegetativa. Sebbene si possa moltiplicare anche tramite innesto, l'Acero si riproduce agevolmente (e con maggior successo) per talea. Consiglio di fare talee legnose, prelevando legni sottili. Dopo aver tagliato i rametti desiderati, interrarli in terriccio umido e soffice, con almeno 1-2 gemme sottoterra, successivamente rimuovete eventuali foglie, lasciandone circa 2-3 all'apice. E' facile che vi sia emissione di nuovi germogli, ma se non avrà radicato appassiranno nel giro di qualche settimana, al più un paio di mesi. Il periodo migliore per eseguire talee è tra Febbraio ed inizio Aprile.

Acero Nano Verde e Rosso
Diversità Varietale tra Aceri Giapponesi

domenica 7 aprile 2019

Cosa Sono le Angiosperme (Piante a Fiore) ? - Classificazione ed Evoluzione

Il nostro percorso evolutivo era iniziato parlando delle Briofite  (es. Muschi), le prime piante a conquistare la terraferma, passando poi alle Pteridofite (es. Felci), le prime ad aver tessuti vascolarizzati, che permisero loro di elevarsi, sviluppandosi in altezza.

Ma le piante che in assoluto raggiungono le maggiori dimensioni appartengono alle Gimnosperme (piante a seme nudo) o alle Angiosperme (piante a fiore), di cui parlerò in questo articolo.

Le Angiosperme, come del resto le Gimnosperme, sono piante Spermatofite, ovvero in grado di produrre il Seme; tuttavia, le due divisioni hanno differenze abissali.

Nelle Gimnosperme, pensate per esempio ai pinoli nella pigna di una Conifera, il seme è "nudo", a contatto con l'ambiente esterno, mentre  nelle Angiosperme è avvolto (e protetto) dal frutto.
L'altra grossa differenza è la comparsa del Fiore, in grado di attirare gli insetti pronubi, responsabili di un'efficiente impollinazione. Ricordo che nelle Gimnosperme l'impollinazione è anemofila (ad opera del vento).


Le Angiosperme hanno almeno due grossi vantaggi rispetto alle altre specie vegetali : il primo è che il frutto attrae gli animali che, mangiandolo, disperdono i semi, anche lontano dalla pianta madre; il secondo è il fiore, che assegna il suo polline a postini estremamente affidabili (le Api).

Le Angiosperme, chiamate anche Magnoliofite, fecero la loro comparsa circa 200 milioni di anni fa ed il vantaggio evolutivo permise loro di prendere il sopravvento, tanto che oggi esistono oltre 250.000 specie di Angiosperme, giusto per intenderci per ogni specie di Gimnosperma ci sono 250 specie di Angiosperme.

Le piante a fiore sono diversissime tra loro, alcune possono essere alte pochi centimetri, altre sfiorare i 100 metri di altezza (Eucalyptus regnans); alcune vivono un'unica stagione, altre per migliaia di anni (Olea europaea). Insomma, si intuisce che studiarne la filogenesi e la sistematica è un compito arduo, ma cerchiamo di dare un'infarinatura, più che altro illustrando le principali famiglie.

Angiosperme in Fiore

Le Magnoliofite (Angiosperme) di suddividono in due classi : 

Liliopsida (Monocotiledoni) 

Sono piante il cui germoglio è costituito da un'unica foglia. Tutte le sue specie sono erbacee e non formano legno. Producono radici fascicolate, hanno per lo più vita breve e raggiungono dimensioni contenute, sebbene esistano specie alte e longeve.

Nonostante sia seconda per numero di specie, la famiglia delle Gramineae (Graminacee) è quella più diffusa, nonché quella che probabilmente produce la maggior quantità di biomassa.
Buona parte delle specie vegetali che crescono nel vostro prato erboso sono Graminacee, la loro comparsa sulla Terra permise la formazione di un nuovo bioma (le praterie), spianando la strada all'evoluzione dei grandi mammiferi erbivori. 
Le Graminacee sono per lo più piante stagionali, che raggruppano i fiori in un'unica lunga infiorescenza. Esse ricoprono un ruolo primario anche nella nostra alimentazione, basti pensare che tutti i Cereali, come il Riso (Oryza sativa) od il Grano (Triticum aestivum), appartengono a questa famiglia. Esistono però anche Graminacee perenni, dalla crescita estremamente rapida, come il Bambù.

Spiga di Grano

Bambù

La famiglia che conta il maggior numero di specie (circa 25.000, secondo alcuni molte di più) è però quella delle Orchidaceae.
Le Orchidee sono dei fiori bellissimi, talvolta coltivati anche in appartamento, ma le diverse specie hanno differenze sostanziali. Buona parte delle Orchidee sono dotate di radici aeree e vivono come epifite arrampicandosi sul tronco degli alberi, catturando acqua e nutrienti dall'ambiente esterno e non dal suolo. Sebbene le Orchidee abbiano una distribuzione prevalentemente tropicale, circa il 15% delle specie vive in zone temperate, dove tendono a sviluppare radici sotterranee, più che aeree.
In Italia esistono diverse specie di Orchidee selvatiche, tra cui : Orchis purpureaAnacamptis collinaSerapias linguaCephalanthera damasoniumCypripedium calceolusEpipactis helleborineOphrys apifera.

Orchidee Tropicali

Ophrys apifera

Tre famiglie, Liliaceae, Amaryllidaceae ed Iridaceae, comprendono invece molte bulbose a fiore, di notevole interesse ornamentale (e commerciale).
Tra di esse ci sono innumerevoli specie di Giglio, Fritillaria, nonché di Tulipano (famiglia Liliaceae), Amaryllis belladonna, Nerine, Aglio (a fiore o commestibile), Narcisi e Bucaneve (famiglia Amaryllidaceae) ed infine, Crocus, Gladioli, Iris Freesie (famiglia Iridaceae).

Narcisi

Tulipani
Sebbene all'apparenza possano trarre in inganno, tutte le Palme (famiglia Palmaceae, sin. Arecaceae) sono monocotiledoni.
Le oltre 2500 specie di palme crescono prevalentemente in zone tropicali, ma alcune si spingono sino alle medie latitudini, in zone temperate.
Sebbene coltivate di norma a scopo ornamentale, alcune specie producono frutti commestibili, come la Palma da Cocco (Cocos nucifera) e la Palma da Dattero (Phoenix dactylifera).

Alla categoria delle monocotiledoni appartengono anche molte piante officinale od ornamentali, come le Aloe, le Agavi e le Strelitzie.

Palme

Agavi

Sebbene la maggior parte dei frutti che mangiamo provengano da piante dicotiledoni, un paio di famiglie (MusaceaeBromeliaceae) hanno al proprio interno specie dall'alto valore commerciale, sto parlando delle Banane e dell'Ananas, rispettivamente.

Tra le due classi, Liliopsida è quella che conta il minor numero di specie ("solo" 60.000), ma probabilmente il maggior numero di individui.

Campo di Ananas

Magnoliopsida (Dicotiledoni) :

Comprende la maggior parte degli alberi, le diverse specie possono esser sia erbacee, sia legnose e, di norma, sviluppano radici inizialmente a fittone, che possono diventare fascicolate con l'età.
Dai semi germogliano 2 foglioline (2 cotiledoni = dicotiledoni). Esistono circa 190.000 specie di Magnoliopsida.

La famiglia delle Asteraceae (sin. Compositae), con circa 30.000 specie, è quella più grande tra i Dicotiledoni e, a seconda delle correnti di pensiero, si contende il primato con le Orchidee, come famiglia col maggior numero di specie tra le Angiosperme.
Le Asteraceae hanno un'ampia distribuzione geografica e sono presenti in tutto il mondo ad eccezione dell'Antartide.
Le diverse specie crescono dalla Tundra, sino alle zone Tropicali. Ad esempio, l'Artemisia glacialis, dalla quale si ricava un ottimo liquore, cresce sulle Alpi ad oltre 2.000 metri di quota (6560 ft), così come la famosa Stella Alpina (Leontopodium alpinum), mentre la Carlina corymbosa è tipica dei prati aridi del Sud Italia.
Altre specie sono invece tropicali, come la Bidens campylotheca, endemica delle isole Hawaii o la Chrysactinia mexicana, nativa del Messico.

Sebbene siano tendenzialmente piante a portamento compatto ed erbacee, alcune possono essere arboree, come la Wunderlichia mirabilis, di origine brasiliana, o la Brachylaena discolor dall'Africa, che diventano veri e propri alberi, alti anche oltre 5 metri (16 ft).

Le Asteraceae ricoprono enorme importanza anche a livello alimentare, a questa famiglia appartengono infatti molto ortaggi a foglia, come Lattuga (Lactuca sativa) e Radicchio (Cichorium intybus) o specie dai cui semi è possibile ricavare l'Olio di Girasole (Helianthus annuus).

I fiori di altre Asteraceae sono usati in erboristeria, Camomilla (Matricaria chamomilla), o in cucina, Carciofo (Cynara cardunculus), od infine a scopo ornamentale, come le Dahlie.

Stella Alpina

Brachylaena discolor

Fiore Dalia
L'immensa famiglia delle Fabaceae, volgarmente nota come Leguminose, comprende quasi 20.000 specie, alcune delle quali di grande valore per l'uomo.

Di norma le foglie sono alternate, palmate o più frequentemente composte, ovvero ogni foglia è formata da più foglioline disposte lungo l'asse principale.
Il frutto è un altro elemento che accomuna tutte le Fabaceae; questo è infatti un baccello, che può presentare strozzature più o meno evidenti,  in cui sono racchiusi i semi.
Altra caratteristica tipica di molte Leguminose è la simbiosi che si instaura tra le loro radici ed il batterio Rhizobium leguminosarum, il quale permette la fissazione dell'azoto atmosferico. Questo rende molte specie particolarmente indicate per il sovescio e per l'arricchimento di un terreno povero di Azoto.

La distribuzione è ampia e le diverse specie crescono in tutti i continenti, ad esclusione dell'Antartide. Con un così alto numero di specie, si ha un'elevata variabilità, si passa dalla Oxytropis lambertii, un'erba perenne nativa della gelida pianura canadese, sino al Tamarindo (Tamarindus indica), un imponente albero originario dell'Africa tropicale, i cui frutti sono impiegati nella cucina asiatica, ma anche mangiati tal quali.

Tutti i Legumi, così ricchi di ferro ed importanti per la nostra dieta, sono Fabaceae. Giusto per citare i più comuni, facili da coltivare anche nell'orto domestico, direi : Piselli (Pisum sativum), Fagioli (Phaseolus vulgaris), Fave (Vicia faba).

Alcune delle piante più rappresentative della nostra Macchia Mediterranea sono Fabacee, mi riferisco in particolar modo al Carrubo (Ceratonia siliqua), pianta ornamentale dalla chioma espansa che produce baccelli eduli, utilizzati anche l'alimentazione equina ed alla Ginestra di Spagna (Spartium junceum), arbusto che produce vistosi fiori gialli, usati nell'industria dei profumi.
La Robinia (Robinia pseudoacacia), una Fabaceae importata dagli USA sta diventano una pianta infestante, soprattutto nel Nord Italia dove, grazie alla rapida crescita, sta soffocando diverse specie autoctone.

Infine non dimentichiamoci che fanno parte di questa famiglia anche piante ornamentali diffuse in tutta Italia. Pensate al fiore simbolo della Festa della Donna, prodotto dalla Mimosa (Acacia dealbata) od ai bellissimi fiori estivi dell'Acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin) od ancora ai profumati fiori color viola del Glicine (Wisteria floribunda), un vigoroso rampicante.

Fagioli

Frutti Carrubbo

Ginestra

Glicine

La famiglia delle Rosaceae, sebbene diffusa in tutto il mondo, ha la sua massima concentrazione nelle zone temperate dell'emisfero boreale. I fiori, di norma, sono composti da 5 petali (tipicamente bianchi), disposti simmetricamente ad angolo giro (a "stella"); tuttavia esistono delle eccezioni, come moltissime selezioni di Rose, dotate di innumerevoli petali, di più o meno tutti i colori.

Le Rosaceae contano oltre 3000 specie ed alcune ricoprono un ruolo economico rilevante, infatti appartengono a questa famiglia buona parte delle piante da frutto decidue, tipiche dei climi temperati e freddi, come il Ciliegio (Prunus avium), l'Albicocco (Prunus armeniaca), Pero  (Pyrus communis) od il Mandorlo (Prunus dulcis).
Esistono altre fruttifere, apparentemente molto lontane dalle Rosaceae sin qui discusse; alcune a portamento erbaceo e prive di fusto (es. Fragole), altre biennali, come i Lamponi (Rubus idaeus), altre ancora piante sempreverdi, come il Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica).

Fiori di Fragola

Fiore Rosaceae

La famiglia delle Rutaceae comprende circa 1600 specie distribuite prevalentemente in zone tropicali e subtropicali. Ciò nonostante molte specie si sono perfettamente adattate al clima mediterraneo ed, ormai da secoli, prosperano nel mezzogiorno. Mi sto ovviamente riferendo agli Agrumi, come ad esempio l'Arancio Dolce (Citrus sinensis), il Limone (Citrus limon) ed il Cedro (Citrus medica).
Sebbene la maggior parte degli Agrumi siano piante sempreverdi che amano un clima mite, esiste anche il Poncirus trifoliata, un agrume deciduo che resiste tranquillamente al gelo intenso del Nord Italia.

La Ruta Comune (Ruta graveolens) è un'erba aromatica che cresce spontanea in Italia, ma è anche facilmente coltivabile grazie alla sua ottima resistenza alla siccità ed al caldo.
Viene usata per aromatizzare la grappa e la selvaggina.

Un'altra specie, Skimmia japonica, è invece un arbusto molto diffuso, sia per l'elevato valore ornamentale, sia per la copiosa fioritura che emana una delicata fragranza.

Cedro

Arancio Dolce

Ruta graveolens

Le Myrtaceae comprendono quasi 6000 specie diffuse prevalentemente nelle zone tropicali o subtropicali.
Sebbene molto diverse tra loro, sia per dimensioni che per portamento, le diverse Mirtacee hanno dei tratti in comune; esse sono infatti piante legnose, sempreverdi e fiori caratterizzati da un elevatissimo numero di stami (parte maschile), inoltre dal legno di molte specie è possibile estrarre Oli essenziali.

All'interno di questa famiglia, il genere Eucalyptus conta circa 600 specie, che compongono quella che è la flora dell'Oceania.
Gli Eucalipti sono piante arboree, di grandi dimensioni, che crescono su un unico tronco, più raramente sono arbustivi e multi-tronco (es. E. platypus ed E. brachycalyx)
In molte specie la corteccia morta si sfalda, ma rimane attaccata al tronco liscio, conferendo un aspetto quasi "mimetico" e cromatico. Ne son un esempio le specie E. radiata ed E. diversicolor, ma il tronco più spettacolare è sicuramente quello dell'Eucalipto Arcobaleno (E. deglupta), una specie tropicale dotata di una corteccia multicolore, con scaglie che possono esser rosse, gialle, verdi o marroni, ma anche di colori decisamente più inusuali, come blu, viola ed arancione.

Gli Eucalipti detengono un record : la specie Eucalyptus regnans, nativa della Tasmania, è in assoluto l'Angiosperma che raggiunge le maggiori dimensioni, il record mondiale di altezza è infatti detenuto da un esemplare alto ben 99.6 m (327 ft); per altri Record nel Regno Vegetale, clicca qui.

Eucalyptus deglupta

Una Myrtaceae a noi molto comune è il Mirto (Myrtus communis), da non confondere con il Mirtillo. Questo arbusto è tipico della Macchia Mediterranea e, oltre ad essere ornamentale per la splendida fioritura, produce anche bacche blu-nerastre dalle quali si ricava il famoso liquore "Mirto".

Un'altra pianta molto ornamentale è la Feijoa (Acca sellowiana), che produce splendidi fiori, oltre ad un frutto edule, molto apprezzato in Nuova Zelanda.

Fiori di Mirto

Molte specie del genere Psidium producono ottimi frutti, come il Guava (Psidium guajava), coltivato in tutte le zone tropicali del mondo. Altri frutti sono diffusi a livello locale, come quelli dell'Eugenia uniflora, anche chiamata Ciliegia del Brasile o ancora quelli della Jabuticapa (Plinia cauliflora), che crescono sul tronco principale, talvolta talmente fitti da coprire buona parte della corteccia.

Plinia cauliflora

Psidium guajava
Le Ericaceae sono un'altra immensa famiglia, con oltre 4500 specie. Le differenze tra le specie sono notevoli, esistono infatti Ericaceae sempreverdi o decidue, erbacee od arboree, arbusti od alberi; tuttavia un tratto accomuna molte di esse, ovvero il fiore dalla tipica forma a "campanella".

Talvolta parliamo generica di piante Acidofile, per indicare quel tipo di piante in grado di prosperare in ambienti semi-ombrosi, umidi e soprattutto con suolo acido. Buona parte di queste specie sono in realtà Ericaceae. Alcuni esempi sono l'Erica carnea, una pianta a sviluppo limitato e portamento quasi tappezzante che, sul finir dell'inverno, si ricopre di centinaia di minuscoli fiorellini bianchi o rosa, oppure Pieris japonica, che può superare il metro (3.33 ft) di altezza e produce lunghe infiorescenze sulle quali, durante la primavera, sbocciano numero fiori, o la Kalmia angustifolia, piccolo arbusto che produce fiori rosa, con il "foro della campana" rivolto verso l'alto ed infine le Azalee ed i fantastici Rododendri.

Altre specie, invece, non sono strettamente acidofile e si possono sviluppare anche su terreni calcarei e poveri. Un esempio è il Corbezzolo (Arbutus unedo), pianta sempreverde, tipica della macchia Mediterranea che fiorisce in autunno.

Di gran valore economico ed alimentare sono le diverse specie di Mirtillo (Rosso, Blu, Gigante Americano) che, da brave Ericaceae, si sviluppano al meglio su terreni acidi, tipici dei boschi di montagna.

Rododendro

Corbezzolo

Se pensiamo ai deserti od agli ambienti molto aridi non ci può che venir in mente il Cactus. In realtà Cactus è un nome molto generico e si riferisce, solitamente, ad una delle oltre 3000 specie della famiglia delle Cactaceae, per lo più originarie dell'America.

Queste piante, di norma, accumulano acqua nei tessuti, inoltre le foglie si son trasformate in spine, un adattamento evolutivo ad ambienti xerici; tuttavia alcune specie, come Pereskia aculeata, sviluppano anche foglie.
Molti Cactus producono fiori dai colori sgargianti, sproporzionatamente grandi rispetto alle dimensioni della pianta stessa.

Sebbene buona parte delle specie prosperino in ambienti caldi, alcune Cactaceae si son evolute per sopravvivere a periodi di gelo, come Rebutia minuscula, nativa delle Ande.
Le dimensioni sono molto variabili, dai giganti Pachycereus pringlei  e Carnegiea gigantea, che possono superare i 18 metri (59 ft) di altezza, sino alla Blossfeldia liliputana, che non cresce oltre 15 mm (0.2 in).

Molti specie del genere Opuntia fanno frutti commestibili, ma l'unico che merita di esser coltivato per i suoi frutti è il Fico d'India (Opuntia ficus-indica).
Più specie del genere Cereus sono diffuse nel Sud Italia come piante ornamentale, come il Cereus repandus ed il Cereus peruvianus, che produce anche frutti eduli.

Un'altra cactaceae coltivata come pianta da frutto è la Pitaya (Hylocereus undatus), tuttavia è una specie subtropicale ed, in Italia, si può coltivare solo negli angoli più miti, dove le gelate siano rare e lievissime.

Esistono anche specie epifite, come la Rhipsalis paradoxa, pianta rampicante che cresce sui tronchi degli alberi della foresta brasiliana.

Carnegiea gigantea

Rebutia minuscula

Hylocereus undatus

La famiglia delle Solanaceae è composta da circa 3000 specie, alcune delle quali sono i più comuni ortaggi, come Pomodori, Melanzane, Peperoni e Patate.
Altre specie, invece, producono droghe (Tabacco), sostanze tossiche, od addirittura allucinogene (Atropa belladonna o Mandragora autumnalis).

Buona parte delle Solanaceae sono native del nuovo mondo, come il Tamarillo (Cyphomandra betacea), pianta poco longeva che produce frutti simili a pomodori o l'Alchechengio (Physalis alkekengi), ortaggio che produce frutti arancioni, racchiusi in un involucro molto ornamentale, a forma di lanterna. Esistono anche Solanaceae non americane, come il Goji (Lycium barbarum), le cui bacche essiccate sono ormai diventate comuni in tutti i negozi di alimentari ed erboristerie.

Non mancano neppure bellissime piante ornamentali, come la Brugmansia suaveolens, arbusto brasiliano che produce grossi fiori dai colori sgargianti.

Pianta di Pomodoro

Physalis alkekengi

Brugmansia suaveolens

Le Moraceae, che nulla ha a che vedere con le More (che sono Rosaceae) è un famiglia con circa 1100 specie, distribuite nelle zone calde del Mondo.
All'interno di questa famiglia, il genere Ficus è quello più grande, con ben 750 specie. Tra di esse possiamo citare il Fico (Ficus carica), nota pianta da frutto mediterranea e molte altre più tropicali, come il Ficus macrophylla, albero enorme, che sviluppa impressionanti radici aeree.

Alle Moraceae appartengono tutte le specie di Gelso (Morus alba, Morus nigra, etc.), la pianta che produce il frutto più grande al mondo, ovvero il Jackfruit (Artocarpus heterophyllus).

In linea di massima molte piante di questa famiglia tendono ad aver uno sviluppo notevole, con radici espanse e profonde, a produrre frutti molto dolci e lattice (ad es. se il legno viene danneggiato o se si rimuove una foglia).

More di Gelso
Jackfruit

Radici Ficus

L'ultima famiglia di cui vorrei parlare, anche se in realtà ce ne sarebbero molte altre non meno importanti, è quella delle Annonaceae.

Le Annonaceae contano circa 2400 specie, distribuite prevalentemente nelle zone tropicali. Esse sono tra le Angiosperme più primitive ed hanno fiori attraenti più le mosche, rispetto alle Api, con possibili problemi di scarsa impollinazione.

Molte Annonaceae sono producono frutti commestibili, tra cui l'Annona cherimola, pianta che cresce sulle Ande, adatta alla coltivazione in zone subtropicali o la più tropicale Graviola (Annona muricata).
L'Asimina triloba è invece l'eccezione che conferma la regola, essa è infatti una pianta da frutto da climi temperati freddi, che resiste (anzi ha bisogno) del gelo invernale per fruttificare.
I frutti delle Annonaceae hanno solitamente una polpa soffice (cremosa), in cui sono immersi numerosi semi.

Non mancano specie ornamentali, come l'Artabotrys hexapetalus, un rampicante tropicale che produce profumatissimi fiori gialli.

Frutticino Graviola

Fiori Asimina Triloba

Atemoya

Fiori Artabotrys hexapetalus

Ovviamente era impensabile parlare delle oltre 400 famiglie di Angiosperme, quindi la maggior parte non sono state citate.
Ho solo ricercato quelle più comuni, ampie e diffuse, in modo tale che, osservando un giardino in fiore, facendo il vostro primo orto o visitando un parco botanico, possiate notare similitudini e differenze tra le varie piante.