martedì 30 maggio 2017

Cosa Determina la Resistenza alla Siccità nelle Piante? Come Aumentarla?

Con i cambiamenti climatici in atto, sempre più zone vanno incontro a desertificazione, inoltre l'incremento della popolazione impone uno sfruttamento più intenso del territorio. Ogni chilometro conquistato dal deserto equivale a tonnellate di cibo in meno per la popolazione.

Pare ovvio che non tutte le piante hanno la stessa resistenza alla siccità, alcune possono addirittura vivere ai confini dell'arido deserto del Sahara, dove non piove praticamente mai, altre invece morirebbero anche in una "normaleestate del Sud Italia.

  • Come fanno le piante a sopravvivere con poca acqua? 
  • Quali rimedi si possono utilizzare per ridurre le innaffiature? 
  • A cosa è dovuta la differente capacità di resistere alla siccità ed al caldo torrido? 
  • Quali meccanismi mettono in atto le piante per limitare i danni da stress idrico?

Camelia Sofferente per Mancanza di Acqua


Una domanda che mi sono sempre posto è :

"Una pianta riesce a resistere alla siccità perché ha bisogno poca acqua o perché le sue radici riescono a pescarla laddove altre non arrivano?

Sicuramente una pianta adatta a climi secchi tende ad avere un apparato radicale più espanso e, generalmente, più profondo. Anche una stessa specie, se cresciuta in ambienti diversi, tende a fare radici più profonde in terreni aridi.
Tuttavia, in zone in cui non piove mai, l'acqua si troverebbe solo ad una profondità in cui non ci sarebbe abbastanza ossigeno per lo sviluppo radicale.
Inoltre le radici servono anche da ancoraggio e la relazione "disponibilità d'acqua/dimensioni dell'apparato radicale" non è sempre così lineare; anzi le radici più grandi al mondo sono proprio quelle di alcuni Ficus che vivono in zone tropicali, soggette a frequenti piogge (vedi Record delle Piante).

Che aver radici profonde non sia l'unica strategia per resistere alla siccità si può notare anche nella coltivazione in vaso; qui lo sviluppo delle radici è forzatamente limitato, eppure specie diverse possono essere innaffiate con frequenze ben diverse.
In molti casi, comunque, è più importante l'efficacia con cui le radici assorbono l'acqua, più che le dimensioni in sé

Il bilancio idrico è però dato dall'acqua assorbita, meno l'acqua persa. In altri termini, in ambienti aridi, è fondamentale limitare al massimo la dispersione di acqua.

Le piante che vivono in ambienti secchi vengono definite specie Xerofili (o Xerofite) ed hanno evoluto una serie di adattamenti morfologici e fisiologici atti a ridurre al minimo lo spreco di acqua.

La principale perdita di acqua nelle piante avviene per traspirazione, tramite gli Stomi, delle microscopiche aperture collocate sulle foglie.


Adattamenti Anatomici :

Le piante Xerofile hanno generalmente internodi (spazio tra una foglia e l'altra) corti, un portamento arbustivo ed una chioma folta. In questo modo le foglie si ombreggeranno meglio l'un l'altra ed, all'interno della chioma, si creerà un microclima meno secco rispetto all'aria circostante.
Alcune piante, per limitare al minimo la perdita d'acqua, hanno perso le foglie (o al più le hanno trasformate in spine), relegando la funzione fotosintetica ai rami.
Anche piante che non adottano questa strategia hanno solitamente foglie più piccole rispetto a quelle di specie che vivono in zone piovose, basti pensare all'Olivo o al Rosmarino, due piante tipiche della Macchia Mediterranea.
Persino nella stessa pianta le foglie più esposte al Sole sono più piccole e disposte in maniera più ravvicinata, rispetto a quelle ombreggiate. Infine le Xerofite tendono ad avere foglie con un maggior rapporto volume/superficie e, talvolta, sono dotate di una leggera peluria che aiuta a trattenere l'umidità atmosferica. 
Minor superficie fogliare equivale a minor evaporazione e, dunque, minor perdita di acqua.

Altre piante Xerofile hanno invece trasformato il proprio fusto ed i propri rami in veri e propri serbatoi, che fungono da riserve idriche. Le piante grasse (o Succulenti), come ad esempio Agave, devono il proprio nome alla presenza di acqua nei tessuti del fusto/rami, la quale conferisce il tipico aspetto carnoso ed "ingrossato".

Il Xerofite hanno, solitamente, una riduzione del numero di stomi ed una cuticola più spessa. Quest'ultima è una sorta di rivestimento idrofobico dell'epidermide ed ha il compito di ridurre l'evaporazione fogliare.
Le foglie di piante con uno spesso strato di cuticola risultano coriacee, robuste e meno flessibili; inoltre, una volta staccate dalla pianta, possono rimanere turgide per più giorni, prima di afflosciarsi.
Basta fare la prova staccando una foglia di Olivo ed una di Ciliegio : dopo un giorno quella di Olivo sembra come le altre foglie attaccate alla pianta, quella di Ciliegio, invece, appassisce già dopo un'ora.

Estivazione su Euphorbia dendroides


Adattamenti Fisiologici :

Alcune piante che vivono in Deserti in prossimità delle coste (ad esempio la Welwitschia mirabilis, nel deserto della Namibia, in Africa) prelevano l'acqua di cui hanno bisogno non dal suolo ma, grazie a particolari foglie, dalla nebbia.

Un altro meccanismo, presente ad esempio nel Fico d'India, è l'adozione del Ciclo CAM durante la Fotosintesi. In questo caso l'apertura degli stomi fogliari, e la conseguente assimilazione di Anidride Carbonica (CO2), avviene solo durante le ore notturne, periodo in cui le minor temperature e la maggior umidità riducono le perdite di acqua per traspirazione.

Un'altra strategia per tollerare la siccità è quella di innalzare la concentrazione dei soluti all'interno della cellula vegetale, modificando di fatto il gradiente osmotico tra interno ed esterno cellula. Dato che l'acqua si sposta secondo gradiente, sarà favorito il suo ingresso in cellula, garantendo così una pressione di turgore sufficiente (l'acqua preme sulle pareti della cellula, come farebbe l'aria in un palloncino), anche in condizioni siccitose.

Altre specie ("effimere"), prevalentemente erbacee, riescono a fuggire alla mancanza di acqua sviluppandosi molto velocemente.
In pratica i semi (resistenti alla siccità) germogliano solo dopo un periodo di piogge e, in poche settimane, sono in grado di svilupparsi, fiorire e produrre nuovamente semi, prima di morire di siccità; il ciclo si ripeterà non appena torneranno le piogge, talvolta anche dopo anni.

Poco più di 300 specie sono anche chiamate Piante Della Resurrezione poiché adattano una strategia molto particolare; tra di esse la più nota è la Falsa Rosa di Gerico (Selaginella lepidophylla), originaria del Deserto di Chihuahua, nel Nord del Messico.
Queste piante, infatti, non cercano di "risparmiare acqua", semplicemente sono in grado di mantenere in vita le proprie cellule anche se fortemente disidratate (umidità inferiore al 7%).
Dopo le piogge, le foglie appassite si reidratano, riprendono turgore e ricominciano a crescere fino alla successiva carenza idrica.

Un altro esempio è l'Estivazione, tipica di alcune specie della Macchia Mediterranea come Euforbia arborea (Euphorbia dendroides).
Qui, contrariamente a quanto siamo abituati a vedere, la perdita delle foglie avviene in estate, proprio in concomitanza della stagione più calda e secca.
In autunno, non appena riprenderanno le piogge, dalle gemme germoglieranno nuove foglie e la pianta si svilupperà nella stagione più fresca ed umida.
Anche altre specie mediterranee, pur non perdendo le foglie in estate, entrano in una sorta di stasi vegetativa da Giugno a Settembre.
Un processo simile avviene anche in zone monsoniche dove diverse specie, ad esempio i Baobab, perdono le foglie nella stagione secca e vegetano solo in quella delle piogge.


Pianta Morta di SiccitàCosa Succede ad una Pianta Disidratata ?

Le cellule vegetali sono composte per circa il 70% di acqua, alcuni organi addirittura il 90%. L'acqua è il liquido in cui sono disciolti i minerali ed i nutrienti e la linfa, che mette in comunicazione le varie parti di una pianta, è una soluzione acquosa.
Inoltre l'acqua è indispensabile per mantenere un'elevata pressione di turgore, la quale impedisce che la cellula si afflosci.

In carenza di acqua le piante innescano dei meccanismi di sopravvivenza. In condizioni di siccità, le radici di molte specie producono l'Acido Abscissico (ABA) che, trasportato a livello fogliare, induce la chiusura degli Stomi.
Questo evento preserva l'acqua altrimenti persa per traspirazione ma, al contempo, non permette l'assimilazione di CO2, inibendo di fatto la fotosintesi.
La prima conseguenza è il blocco della crescita, ma se lo stress continua la pianta inizierà ad eliminare il superfluo. In primis la pianta inizierà a non nutrire più i suoi frutti, causandone l'abscissione, successivamente indurrà la parziale caduta delle foglie (meno foglie = meno perdita di acqua).
Se lo stress idrico si protrae troppo a lungo le foglie iniziano ad afflosciarsi, per poi seccarsi, lo stesso destino tocca poi ai rami, ai fusti e, con la morte delle radici, la morte dell'intera pianta.
Inoltre, anche in condizioni di stress sub-letali, la pianta sarà più soggetta ad infezioni ed attacchi da parte dei patogeni.

Danni Siccità su Foglia


Come Proteggere le Piante dalla Siccità ?

Per tutte le specie, ma in modo particolare per le Piante da Frutto (ed Orticole), è essenziale prevenire condizioni di stress idrico che porterebbero, nei casi migliori, ad una ridotta produzione di frutti.

Oltre alle precipitazioni, l'aridità del suolo dipende dal tipo di terreno; ad esempio è noto che l'argilla trattiene meglio l'acqua rispetto alla sabbia e quindi, a parità di pioggia, la siccità sarà più acuta in un terreno sabbioso.
Per gli Ortaggi è importante acclimatarli; nei primi stadi di sviluppo, infatti, tenderanno ad emettere radici più profonde se verranno innaffiati poco, viceversa concentreranno la propria energia nella crescita della parte aerea, rendendo loro più suscettibili a futuri stress idrici.

Coprire il suolo con materiale come foglie, fieno etc. (tecnica della Pacciamatura) può essere utile a mantenere la condensa notturna (rugiada) ed ad evitare l'evaporazione diurna del terreno.
Anche la potatura a verde, riducendo il volume di foglie, può aiutare a diminuire la perdita di acqua. Non a caso, quando si trapiantano grossi alberi, si riduce anche la chioma, poiché la % di radici sopravvissute non riuscirebbe a bilanciare l'acqua persa per traspirazione.


Ovviamente molte piante, in ambienti torridi e siccitosi, gradirebbero un'esposizione a mezz'ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Anche a livello di concimazione si può fare qualcosa: si sa che l'Azoto (N) è indispensabile per le piante (è contenuto nelle proteine, nel DNA, nella clorofilla etc) ed è il responsabile della crescita e della produzione di "massa verde", il Potassio (K) è invece responsabile del mantenimento della pressione osmotica, così come della regolazione della traspirazione.
Dato che un eccesso di foglie ed una mal regolazione della traspirazione indurrebbero maggiori danni da stress idrico, potrebbe essere importante usare concimi con un minor rapporto N/K.

Miglioramenti genetici per produrre piante più resistenti alla siccità sono in atto in tutto il mondo. L'obbiettivo è proprio quello di sviluppare degli OGM in grado di meglio tollerare le carenze idriche, così da poter aumentare la superficie coltivabile, contrastando l'avanzare dei deserti.
Gli Stomi (vedi sopra) sono composti anche da Cellule Guarda che, muovendosi, regolano l'apertura di queste fessure fogliari.
Questi fori, essenziali per gli scambi gassosi tra ambiente e piante,  lasciano però passare anche l'acqua.
Dato che si conoscono alcuni dei geni coinvolti nella regolazione dell'apertura/chiusura degli stomi, alcuni ricercatori li stanno modificando per trovare un giusto equilibrio tra perdita di acqua per evaporazione ed efficacia della Fotosintesi, spostando l'asticella verso il "risparmio d'acqua".

Foglie afflosciate per pica acqua

Erica con foglie secche

venerdì 19 maggio 2017

Dove Cresce il Tasso (Taxus baccata) o Albero della Morte? Come si Coltiva?

Il Tasso Comune (Taxus baccata) è una conifera piuttosto diffusa in Italia ed utilizzata sia come pianta isolata, sia come siepe per delimitare i confini. Questa specie, che si può essere coltivata praticamente ovunque, è nota anche come "Pianta della Morte" e, nelle prossime righe, capiremo il perché.

Nelle prossime righe cercheremo di fare una sorta di "Guida alla Coltivazione".

Frutto dell'Albero della Morte

Origine e Diffusione :

Taxus baccata è una specie nativa dell'Europa che, grazie alla propria adattabilità, ha colonizzato un areale piuttosto esteso. Oggi è infatti presente, allo stato selvatico, dal Nord del Regno Unito, alla parte centro-meridionale della Scandinavia (indicativamente 63° Parallelo Nord), dalle coste del Mediterraneo come Portogallo, Spagna, Italia, sino al Nord Africa (ad esempio Algeria); il suo limite meridionale è probabilmente rappresentato da Madeira, un'isola portoghese nell'Oceano Atlantico, a largo delle coste del Marocco.
In Italia il Tasso è comune come pianta ornamentale, spesso usata come pianta da siepe, ma raro allo stato naturale e presente soprattutto nei boschi montani del Centro Italia, in corrispondenza della zona fitoclimatica del Fagetum.


Botanica e Fisiologia :

Il Tasso Comune è in realtà solo una delle molte specie del genere Taxus, tutte appartenenti alla famiglia delle Taxaceae. Nel Nord America è presente il Taxus canadensis, mentre in Giappone il Taxus cuspidata ed in Cina il Taxus chinensis.

L'Albero della Morte è una specie sempreverde a sviluppo medio, che può raggiungere un'altezza di circa 15-20 m (50-65 ft); tuttavia la crescita è estremamente lenta, motivo per cui lo si ritrova molto spesso ad altezza uomo o poco più. La crescita annua media è di circa 25 cm (10 in), sebbene nei primi anno o nei luoghi poco luminosi possa essere ben inferiore.
La corteccia, di color rossastro, è inizialmente liscia, ma con gli anni tende a fessurarsi, rialzarsi ed a staccarsi sotto forma di scaglie.
Il Tasso ha un portamento espanso a forma piramidale, con rami presenti anche nella parte inferiore del tronco.
Questa pianta è molto longeva e può vivere 600-700 anni, ma talvolta arrivare anche a 2000 anni, un'età quasi da Record.
Le foglie sono aghiformi, lunghe pochi centimetri, disposte "a lisca di pesce" e possono vagamente ricordare quelle del Rosmarino. Il loro colore, soprattutto nella parte superiore, è verde scuro, mentre i nuovi germogli sono più chiari.
Questa conifera è tendenzialmente Dioica, sebbene siano state segnalate popolazioni monoiche. I fiori maschili e femminili (anche se in realtà non sono dei veri fiori) sono, rispettivamente, degli amenti e degli arilli. I primi sono insignificanti, di color bianco o giallo crema, mentre i secondi sono a forma di gemma e di color verde. La fioritura avviene in primavera, tra Marzo e Maggio a seconda del Clima e l'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento).
Diversamente dalla maggior parte delle conifere il "finto" frutto, non è una pigna, ma una sorta di rivestimento carnoso che contiene un unico seme. Questo "frutto", che somiglia ad una piccola bacca, vira al rosso a maturazione e la sua polpa, diversamente dal seme, è commestibile e non tossica.
I semi vengono facilmente dispersi dagli uccelli, favorendo così la colonizzazione di nuovi posti, lontani dalla pianta madre.
Le radici del Tasso sono inizialmente composte da un unico fittone che scende in profondità, successivamente si ramifica ed ancora saldamente la pianta a terra, oltre a garantire lo sviluppo anche in terreni poveri di acqua.

Il nome "Albero della Morte" è stato coniato in merito al fatto che tutte le parti di questa pianta (ad esclusione della polpa del frutto) sono altamente tossiche e velenose. Il principio attivo è la Tassina, contenuta a concentrazioni diverse nelle varie parti della pianta, con un picco in corrispondenza degli aghi e dei semi. La Tassina ha effetti narcotici e paralizzanti ma, a piccole dosi, è anche utilizzata per combattere alcuni tipi di tumore.
In passato il legno di Tasso era anche utilizzato per costruire utensili da guerra, in primis gli Archi.

Aghi Tasso Comune

Fiori Tasso Comune


Coltivazione, Clima, Esposizione e Riproduzione :

Taxus baccata è una specie adattabile
, resistente sia al freddo che alla siccità, inoltre è piuttosto tollerante anche nei confronti dei patogeni. Questa pianta ama particolarmente ambienti freschi ed umidi, tipici dei sottoboschi; può vivere e svilupparsi correttamente anche in ambienti ombrosi, ma non subisce danni neppure se esposta tutto il giorno al Sole.
Il terreno ideale è fresco, ricco di humus e di sostanza organica, tuttavia è adattabile a diversi tipi di suoli. La concimazione, di norma, non è indispensabile, così come le innaffiature estive.

La moltiplicazione avviene solitamente per semina. I semi possono rimanere vitali per circa 4-5 anni ed impiegano molto tempo prima di germinare, difficilmente lo fanno prima di un anno e solitamente ne richiedono circa un paio.
Questi semi hanno bisogno del freddo invernale per rompere la dormienza e la germinazione avviene con una temperatura di circa 15° C (59° F) e non sembra essere stimolata dalla luce.
Lo sviluppo iniziale della pianta è estremamente lento e, durante i primi anni, potrebbe crescere solo 4-5 cm all'anno (2 in).
Comune, ed anche più veloce, è la riproduzione tramite talea o per polloni.

Data la sua "lentezza", il Tasso si può coltivare agevolmente anche in vaso; tuttavia, se si volesse mettere in terra per aver un albero, converrà prendere degli esemplari già di qualche anno e non più bassi di mezzo metro (20 in).

Foglie e Rami Taxus baccata

Arillo Taxus baccata

mercoledì 10 maggio 2017

Come Capire il Clima Attraverso le Piante

Per conoscere realmente il Clima di una località si dovrebbe avere a disposizione una stazione Meteo professionale (non un semplice termometro da muro) ed almeno 30 anni di misurazioni.
Tuttavia l'Italia è piena di microclimi e la temperatura ufficiale, misurata anche a pochi chilometri di distanza da casa, potrebbe discostarsi notevolmente da quella del vostro giardino.

E' possibile dedurre il clima semplicemente osservando le piante che crescono in un dato luogo?

Danni da Freddo su Ortensia


Sicuramente gli essere vegetali sono sensibilissimi all'ambiente, basti pensare che i Licheni (formati dalla simbiosi tra un'alga ed un fungo) sono utilizzati come bio-indicatori dell'inquinamento, dato che non sopravvivono laddove ve ne sia troppo. 

Ogni pianta ha una propria resistenza al freddo, alla siccità, al vento etc. Scegliendo una pianta "spia" si potrebbero ottenere diverse informazioni sul luogo in cui è stata piantata.

In realtà in climatologia una classificazione delle fasce climatiche basata sulle piante esiste già. Le zone fitoclimatiche sono caratterizzate dalla presenza di più specie vegetali con esigenze termiche e pluviometriche paragonabili.
In altre parole questa classificazione non tiene conto della latitudine o dell'altitudine, ma semplicemente del tipo vegetazione presente che, a sua volta, dipende dalle temperature e dalle piogge.


In Italia sono presenti 5 classi fitoclimatiche, suddivise a loro volta in sottozone:

  • Lauretum : è la zona più calda e prende il nome dalla specie tipica, l'Alloro (Laurus nobilis). Presente lungo la fascia costiera ed in buona parte dell'entroterra del Centro-Sud, oltre che sulle rive dei grandi laghi prealpini (ad es. il Lago di Garda)
  • Castanetum : prende il nome dal Castagno (Castanea sativa), presente nelle zone submontane del centro Sud e nelle pianure-colline dell'Italia settentrionale.
  • Fagetum : qui la specie più rappresentativa è il Faggio (Fagus sylvatica). Tipica delle zone di bassa montagna, dove sono presenti boschi decidui.
  • Picetum : zona degli Abeti Rossi (Picea abies) e delle foreste miste di conifere. 
  • Alpinetum : si trova in alta montagna, al limite degli alberi. Presente sulle Alpi fino a 2500 m, una delle specie più diffuse in questa zona è il Larice (Larix decidua).

Due stesse zone fitoclimatiche possono trovarsi anche a molta distanza l'una dall'altra. Ad esempio il Castanetum è presente nel Nord Italia dal piano sino a 900 m ed in Sicilia, 1000 km più a Sud, dai 700 m ai 1500 m.


Ma quali sono le piante "indicatrici" più adatte?


Se vogliamo sapere dove il clima è più rigido, l'inverno più lungo ed il gelo più intenso, così da poter fare una mappa locale che ci dica cosa può e cosa non può crescere/fruttificare, dovremo prima di tutto scegliere delle piante "limite".
Pare ovvio che se scegliessimo la Palma da Cocco per paragonare due paesi del Nord Italia, l'esperimento darebbe pochi risultati, dato che morirebbe in entrambi i posti. 
Discorso analogo se prendessimo una Betulla che, sopravvivendo in tutte e due i paesini, non fornirebbe informazioni utili.

Premetto che il freddo può essere di diversa natura, magari una valle interna è molto soggetta ad inversione termica e solitamente registra temperature minime basse ma, in occasione di avvezioni di aria molto fredda, è più protetta e non ha i picchi che si registrano in zone di pianura più esposte.
Nella pianura Padana, in inverno, sono frequenti le Nebbie, che riducono le escursioni termiche, facendo però registrare temperature massime spesso molto basse ed addirittura giornate di ghiaccio.

Per distinguere i microclimi delle varie zone d'Italia prenderò in considerazioni diverse piante "spia", la cui presenza indicherà la bontà del clima locale, più di quanto non faccia la singola misurazione della temperatura minima. Esaminerò anche alcune specie a fioritura invernale, la cui mancata (o altalenante) fruttificazione suggerirà un microclima più freddo.
Ovviamente dovranno anche essere piante abbastanza comuni e diffuse, non rarità botaniche.


Resistenza della Pianta durante l'Inverno



Limone (Citrus limon) : questa specie è, tra gli Agrumi, una delle più sensibili al freddo e può esser un buon indicatore per le zone interne del Sud e costiere del Centro Italia.
In letteratura il Limone è dato rustico fino a -5° C (23° F), ma il freddo continuativo può danneggiarlo anche se non raggiunge tale picco. Indicativamente dovrebbe essere coltivato in zone in cui ci siano lievi gelate, solo poche notti all'anno.
Se vedete dei Limoni che campano da 30 anni in un posto, potrete essere ragionevolmente sicuri che lì il "vero" freddo non arriva mai. In una zona un po' più fredda magari, alla fine di un inverno rigido, hanno una cospicua perdita di foglie e sono evidenti i danni da freddo.
Il Limone si può trovare anche nel Nord Italia, sulle rive dei grandi laghi prealpini. Qui però prospera solo nei punti più riparati ed anche lì, con cadenza trentennale, si possono aver danni molto gravi se non addirittura la morte dell'intera pianta. Altrove si può trovare, ma solo molto piccolo, perché non campa più di un paio di Inverni.

Sulle coste di Calabria e Sicilia è facile trovarlo, qui non è un buon indicatore. Molto buono invece come indicatore per le coste del medio Adriatico; per le colline esposte a Sud di Lazio e Campania.


Arancio (Citrus sinensis) : L'Arancio dolce è più resistente del Limone. Sul lago mi è capitato di vedere Limoni che "ripartivano" dai rami principali ed Aranci con tutte le foglie sane. Ancora più rustici sono gli Aranci amari ed i Mandarini. Queste specie potrebbero essere dei buoni indicatori per le zone collinari interne di Toscana e Marche, per le zone prossime ai grandi laghi oppure per quelle interne e pianeggianti del Centro-Sud Italia.
Un pianta spia abbastanza simile come rusticità potrebbe essere il Carrubo (Ceratonia siliqua).


Mimosa (Acacia dealbata) : La specie è mediamente più resistente degli Agrumi e la sua rusticità si aggira intorno ai -8° C (18° F) o, se per breve durata, anche qualche grado in meno.
Una pianta di Mimosa grande e vecchia può suggerire il clima della zona. Tra l'altro la specie è molto diffusa e se in una zona vediamo solo mimose "piccole" vuol dire che probabilmente non vivono per più di 7-8 inverni.
Dopo l'inverno 2016/2017, che nel Nord Italia ebbe un freddo non intensissimo ma molto prolungato, constatai i vari microclimi con un bel giro in bicicletta: nelle zone di pianura, soggette ad inversione termiche ed esposte ai venti, quasi tutte le Mimose avevano le foglie marroni e bruciate, nelle alture esposte a Sud erano invece perfettamente sane. Sicuramente non un caso.
Questa specie è un buon indicatore per le zone di Pianura del centro Italia, per le zone collinari del Nord Italia ed, un po' al limite, per la Pianura Padana.


Olivo (Olea europaea) : Premetto che di questa specie esistono centinaia di Cultivar, ognuna delle quali con una diversa resistenza al gelo, ciononostante, data la frequenza con cui l'Olivo è presente nei giardini, potremmo fare un "discorso medio".
La specie è tipica del clima Mediterraneo, tuttavia la sua rusticità è più elevata di quanto non si creda; può uscire senza grossi danni anche a brevi gelate di poco inferiori ai -10° C (14° C).
Inoltre l'Olivo resiste piuttosto bene alla defogliazione, dando così un maggior grado di attendibilità su un'areale più esteso.
Nel Centro-Nord Italia è molto diffuso l'Olivo "Leccino". Questo è un buon indicatore per le zone di alta collina (500 mt) del Centro Italia, per la bassa montagna del Centro-Sud (600-800 m) oppure per le zone urbane del Nord Italia e la fascia pre-alpina.
Anche qui basta osservare la situazione dopo un inverno freddo, la quantità (e la salute) delle foglie, saranno indice di quanto abbia fatto freddo. A volte basta spostarsi da un leggero pendio ad una pianura, da una collina esposta a Nord ad una esposta a Sud, per notare grosse differenze.
In zone più fredde la chioma dell'Olivo può morire completamente ogni tot anni, ma le radici no ed emetteranno polloni. Qui non troverete mai Olivi con tronchi di grosso diametro, ma semmai Olivi a forma "cespugliosa".
Altre piante le cui foglie si possono danneggiare ad una temperatura simile all'Olivo sono il Rosmarino, l'Alloro, l'Oleandro ed il Mirto.


Fico (Ficus carica) e Melograno (Punica granatum) : Anche qui ci troviamo di fronte a due specie Mediterranee, sono però decidue e resistono al freddo un po' meglio dell'Olivo.
Sono buoni indicatori per le conche Appenniniche a quote superiori ai 500 m, per le zone di bassa pianura Padana (ad es. Lomellina, Alessandria, zone piemontesi alla base dell'Appenino Ligure).
La loro rusticità è di circa -12° C (10° F), ma anche a temperature più basse potrebbero non subire grossi danni.
La parte terminale dei nuovi rami di Fico è però poco lignificata e, se l'inverno è rigido, tende a seccarsi e morire. La pianta emetterà foglie dalle gemme sottostanti, senza danni alla produzione.
La fogliazione sarà però più tardiva e non comincerà "dalle punte".
Quindi, anche a temperature sub-letali, possiamo trarre delle informazioni. Il Melograno ha caratteristiche simili, rigetta però più frequentemente dalle radici.

Danni da Gelo sui Fioroni di Fico


Kaki (Diospyros kaki) e Kiwi (Actinidia chinensis) : Queste due specie resistono più o meno sino a -15° C (5° F) e sono buoni indicatori solo per le zone più fredde del Nord Italia (altopiani più freddi). Giovani piante di Kiwi sono notevolmente più sensibili.
Sono probabilmente dei buon indicatori per le pianure del centro Europa.


Mango (Mangifera indica) e Monstera deliciosa : Queste due specie sono molto sensibili al freddo e possono essere delle piante spia solo per le zone costiere più miti d'Italia.
Il Mango subisce gravi danni anche con lievi gelate e, per rimanere in salute, dovrebbe crescere in zone dove le minime invernali scendano solo raramente sotto i 5° C (41° F).
Recentemente sono stati fatti impianti nella fascia costiera della Sicilia (soprattutto nella costa Nord), ma già nella piana di Catania (soggetta ad Inversioni) la coltivazione del Mango presenta dei rischi ed addentrandoci nell'entroterra siculo può sopravvivere solo nei microclimi più miti.
Anche la Monstera è delicata e le sue enormi foglie si danneggiano facilmente con temperature appena sotto il punto di congelamento.

La presenza di queste due piante è indice di una mitezza "fuori media" per l'Italia. Oltre alle coste della Sicilia e del Sud della Calabria, queste due specie potrebbero indicare un microclima particolarmente mite in Sardegna, sulle coste Liguri e Campane.
Altrove, in Italia e senza protezioni, il Mango all'aperto è destinato a morire.


Specie Rustiche, ma utili allo studio dei Microclimi:



Alcune specie non hanno grossi problemi a superare l'inverno italiano, tuttavia possono fornire utili informazioni climatiche sui luoghi in cui sono piantate.


Banano Giapponese (Musa basjoo) : Ultimamente, anche nel Nord Italia, sono diventati frequenti i Banani ad uso ornamentale. Questa specie di Banano, il cui frutto non è commestibile, è infatti resistente al freddo e può sopravvivere anche a temperature minime di -15° C (5° F).
Tuttavia non è l'intera pianta ad aver una simile rusticità, ma solo le radici (ed in parte lo pseudo-fusto).

Le foglie del Banano Giapponese si bruciano (diventano marroni e seccano) anche dopo brevi esposizioni a temperature poco sotto gli 0° C (32° F). Quindi, se in Gennaio noterete dei Musa basjoo con foglie belle verdi, allora vorrà dire che lì il gelo non è ancora arrivato.

Foglie Banano Giapponese dopo il Gelo

Passiflora caerulea : Un discorso analogo a quello fatto appena sopra si può fare anche con questa specie di Passiflora. Qui però la temperatura "soglia" è leggermente più bassa ed anche con punte a -5° (23° F) si potrebbero avere solo danni minori alle foglie.
Se a fine inverno noterete una Passiflora c. con foglie belle e sane, probabilmente vorrà dire che in quel giardino c'è un microclima più mite rispetto a dove altre Passiflora c. siano spoglie o con tutte le foglie ingiallite.


Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) e Corbezzolo (Arbutus unedo) : Entrambe sono specie sempreverdi rustiche, con foglie coriacee che reggono un gelo piuttosto intenso. Eppure sono delle ottime piante "spia", poiché fioriscono in autunno-inverno ed i loro fiori sono decisamente meno resistenti al freddo rispetto al resto della pianta.
Si dice che il Nespolo Giapponese fruttifichi bene solo nell'areale degli Agrumi, tuttavia la specie riesce a portare avanti la fioritura (e l'ingrossamento dei frutticini) anche con temperature proibitive per la maggior parte delle altre specie.
Personalmente ho visto fruttificare Nespoli nella fredda (ed umida) Pianura Padana e danni seri alla produzione si hanno solo con prolungate temperature inferiori ai -5° C (23° F). Un discorso molto simile vale per il Corbezzolo.
Osservando la fruttificazione di queste due specie, potremmo capire il microclima locale.
In alcune zone fruttificheranno in tutte le annate, in altre solo dopo inverni miti, in alcuni posti la fruttificazione sarà abbondante, altrove ci saranno pochi frutti per pianta. Osservando i Nespoli Giapponesi della zona e mettendo insieme tutti questi dati potremo capire dove il freddo è più intenso.
Nel Nord Italia e nelle zone interne del Centro, queste due specie sono dei buoni indicatori.


Fenologia e Clima :


La stretta relazione tra stadio fenologico (stadio di sviluppo) di una pianta e clima è cosa assodata. Ovviamente più una zona è calda e più ci sarà precocità di sviluppo.
Nel determinare lo sviluppo (precocità o tardività) anche le temperature massime avranno un ruolo primario e probabilmente più importante rispetto agli esempi fatti sopra.
Sebbene più o meno tutte le specie siano soggette a questa relazione, alcune lo sono maggiormente ed, anche con piccole differenze termiche, evidenziano anticipi (o ritardi) considerevoli.


Cosa Osservare in Primavera ?


Mandorlo (Prunus dulcis) : Tutte le Rosacea hanno differenze sul periodo di fioritura, ma nel Mandorlo queste differenze diventano abissali. In alcune zone della Sicilia, nelle annate più miti, il Mandorlo può fiorire già ad inizio Gennaio, mentre in buona parte del Nord Italia fiorisce ad inizio Marzo. Ovviamente, tra questi due estremi (ben 2 mesi di differenza) esistono tutte le vie di mezzo, che daranno preziose informazioni.
Sebbene meno del Mandorlo, anche l'Albicocco (Prunus armeniaca) potrebbe essere un buon indicatore. Ad esempio, sulle Rive del Lago Maggiore, l'Albicocco è in fiore circa 2-3 settimane prima rispetto a quelli piantati appena dietro le prime colline, a soli 5-10 km di distanza.
Infine, per le zone fredde, può essere utile osservare dove vi siano maggiori danni da gelate primaverili, dopo un'avvezione di aria gelida in un periodo in cui le piante stiano già vegetando.
Un buon indicatore a questo scopo potrebbe essere l'Ortensia (Hydrangea macrophylla), dato che inizia a vegetare molto presto e le sue foglie si bruciano anche con lievi gelate.


Cosa Osservare in Autunno ?


Kiwi (Actinidia chinensis) : Le specie decidue perdono le foglie nella stagione fredda. In linea di massima, più una zona è fredda e più precoce sarà la caduta delle foglie.
Alcune specie, come la Vite (Vitis vinifera), iniziano ad ingiallire le foglie ben prima che arrivi il primo gelo e forniscono meno indicazioni.
Altre, invece, tendono a tenere le foglie molto a lungo ed, in assenza di gelate, a perderle gradualmente e molto tardivamente.
In zone esenti da gelo (ad esempio la fascia costiera della Liguria) è facile vedere Kiwi con foglie abbastanza sane (magari solo un po' ingiallite) anche in Gennaio, mentre dove gela è la prima brinata che le fa seccare (diventano marroni e si sbriciolano) e cadere in un'unica notte.
Se siamo in queste zone diamo un'occhiata tra ottobre e dicembre e cerchiamo di osservare il periodo di caduta delle foglie. Generalmente più un luogo è freddo e più sarà precoce la prima gelata autunnale.

Insomma, penso si sia capito che il modo più attendibile per fare una mini mappa USDA sia osservare le "piante del vicino", più che piazzare stazioni meteo ad ogni angolo.

Perdita Foglie Kiwi senza Gelo

Perdita Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

mercoledì 3 maggio 2017

Quali Sono le Migliori Spiagge dell'Isola di Krk (Veglia) ? - Con Foto


Della stupenda Isola di Krk (o Isola di Veglia) in Croazia avevamo già discusso qua.
In questo articolo vorrei concentrarmi esclusivamente sulle spiagge, mettendo in luce quelle più belle, caratteristiche e meritevoli.

Sull'Isola di Krk, con quasi 200 km di coste (124 mi), non è sempre facile scegliere la spiaggia giusta; alcune potrebbero essere molto affollate, altre potrebbero essere scomode da raggiungere, altre troppo isolate etc.
Nelle prossime righe descriverò alcune spiagge (le migliori secondo me), sperando di farvi capire se siano o meno adatte alle vostre esigenze. 

Spiaggia Vela Plaža di Baška (Bescanuova) :


Situata nella parte meridionale dell'Isola, è composta da sabbia e ghiaia ed è lunga circa 2 km (1.24 mi). Questa spiaggia è molto affollata e, nei mesi centrali dell'estate, è difficile trovare posto.
Data la conformazione (la spiaggia sorge allo sbocco di una valle), il vento soffia costantemente, rendendo il posto ideale per gli amanti del Wind-Surf.
Ad una delle estremità della spiaggia vi è una montagna che sale quasi verticalmente dal mare. Nella parte sottostante potrete godervi la sua ombra, anche con il Sole "alto" del pomeriggio estivo.
Il mare è cristallino, diventa profondo velocemente, assume tonalità verdi-blu e, sferzato dai venti, regala delle belle onde.
La spiaggia di Baska è parallela ad un corso pedonale ricco di negozi, bar, ristoranti e gelaterie, molte delle quali sconfinano sulla spiaggia. Baska è una delle città più mondane dell'isola.

Spiaggia Vela Plaža di Baška


Mare Vela Plaža di Baška

Spiaggia Oprna di Stara Baška:


Per arrivare qui dovrete passare per Punat e seguire le indicazioni per Stara Baska. La spiaggia, posta sul versante meridionale dell'isola, è a poca distanza dal campeggio e dal centro abitato di Stara Baska.
Questo luogo è raggiungibile via mare o a piedi, mentre in macchina dovrete parcheggiare sul bordo della strada e scendere lungo un sentiero in pendenza abbastanza scosceso, poco indicato a chi abbia gravi problemi alle ginocchia o non goda di buona salute.
La spiaggia è composta da ciottoli e ghiaia, con un unico chiostro, ma la fatica della "sfacchinata" sarà ripagata da acque smeraldine e da una ressa meno soffocante rispetto alla vicina (in linea d'aria, non via strada) Spiaggia di Baska.
Adiacente a questa spiaggia vi è un secondo golfo, senza strutture, ma ancora più tranquillo.





Golfo Oprna di Stara Baška

Mare Oprna di Stara Baška
Acqua Oprna di Stara Baška


Spiaggia Potovosce - Vrbnik :


Un stretta stradina, in certi punti molto dissestata, collega la cittadina di Vrbnik alla spiaggia di Potovosce. Questo tragitto, lungo diversi chilometri, si snoda attraverso campi coltivati, vigne e scorci da cui è possibile osservare il mare.
Dopo diversi "sali e scendi", si arriva alla baia, composta da ghiaia e sassi. Questa spiaggia, posta sul versante orientale dell'isola di Krk, è abbastanza isolata ed immersa nella natura (la bellissima "Macchia Mediterranea"), rendendola una meta ideale per coloro che vogliono più tranquillità.
La strada che collega Vrbnik alla spiaggia di Potovosce è un tragitto ideale anche per gli amanti della Mountain-Bike.


Spiaggia Potovosce - Vrbnik


Strada verso Spiaggia Potovosce - Vrbnik





Spiaggia Zgribnica - Vrbnik :


Piccola spiaggia, proprio sotto il centro abitato di Vrbnik. Si può raggiungere sia in macchina (sebbene ci siano poi problemi di parcheggio), sia a piedi.
I bordi di questa baia, lunga e stretta, sono formati da scogli a picco sul mare, mentre nella parte retrostante la spiaggia vi è una cementificazione sulla quale sono state costruite diverse scalinate che portano sin quasi dentro il mare.

Spiaggia Zgribnica - Vrbnik

Spiaggia Vela Luka :


Questo golfo è raggiungibile solo via mare o attraverso una lunga passeggiata (qualche ora) che da Baska, sorpassando un valico, porta sino a Vela Luka.
Per questo motivo è tra le spiagge meno affollate dell'isola. Forse anche per questo è una baia davvero incantevole, selvaggia, incastonata tra le rocce e circondata dalle colline di natura carsica, tipiche dell'isola.
Tutto attorno è bianco, con vegetazione quasi inesistente e, arroventato dal Sole estivo, sembra quasi uno di quei paesaggi Afgani, sulle montagne che circondano Kabul.
Il mare è, anche qui, stupendo, senza la minima traccia di inquinamento, l'ideale per gli amanti delle immersioni.
Molte gite organizzate (con i traghetti) fanno meta a Vela Luka e la "via mare" è indubbiamente la più comoda e veloce.


Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika :


La maggior parte delle spiagge dell'Isola di Krk sono formate da ghiaia, ciottoli o scogliera. Una delle poche spiagge di sabbia è proprio Marak, che sorge nelle vicinanze del piccolo borgo di Risika, indicativamente a metà strada tra Vrbnik e Silo.
Dalle alture interne dell'isola si intraprende una strada abbastanza ripida che porta proprio sino al mare. Qui vi è un grande parcheggio (a Pagamento) e, solitamente, si riesce a trovare posto.
La spiaggia è composta da sabbia, di certo non fine come quella delle coste Marchigiane, ma comunque apprezzabile.
Sul posto c'è un bar che noleggia anche strutture ludiche da mare (pedalò, tavole da surf etc.) e la spiaggia è abbastanza ampia e può ospitare senza calca un discreto numero di persone.
Ideale per le famiglie e per i bambini.

Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika

Spiaggia Malin Draga - Malinska :


La spiaggia di Malinska è formata prevalentemente da piattaforme cementate che costeggiano le rive. In alcuni punti si interrompono lasciando spazio a piccole spiagge "classiche"; altrove ci sono delle scalette, simili a quelle che si trovano in piscina, che permettono di risalire dopo un bel tuffo in mare.
In altre parole è come se fosse un lungo marciapiede, una sorta di lungomare, ma quasi a livello dell'acqua.

Alle spalle si trova un boschetto dove ripararsi dalla calura e ci sono anche delle rovine e degli hotel abbandonati. Diciamo che se non fosse affollato, sembrerebbe un luogo quasi tetro e pauroso.
Data la notevole lunghezza, questa "spiaggia cementata" offre un'ampia area dove stendere i propri asciugamani e prendere il Sole.

Spiaggia Malin Draga - Malinska


Mare Malin Draga - Malinska

Spiaggia Jert - Pinezici :


Questa spiaggia è tra le più belle dell'isola. Essa sorge sul versante occidentale, a circa 8 km dalla città di Krk. Per raggiungerla basta seguire i cartelli per i traghetti Valbiska.
Un spiaggia immersa nella pineta e nella macchia Mediterranea, a pochi metri dal mare, infatti, iniziano boschi di Lecci, Mirti, Corbezzoli, Pini Marittimi che, con le loro chiome, offrono una preziosa ombra.
La spiaggia è mista, con zone a ciottoli, piattaforme di cemento e scogliera. 
Qui uno dei vantaggi è quello di non dover necessariamente avere (o noleggiare) un ombrellone, basterà stendere l'asciugamano nella pineta adiacente al mare.
L'acqua assume tonalità verdi-azzurre ed è molto pulita, oltre ad essere una meraviglia per gli occhi.

Spiaggia Jert - Pinezici


Mare Jert - Pinezici

Altre Spiagge :


Ovviamente non è mia intenzione dire tutte le spiagge presenti sull'isola di Krk, anche perché sono tantissime, molte delle quali semisconosciute.
Ogni cittadina ha la sua spiaggia, compresa il capoluogo dell'isola. Veglia ha più di una spiaggia, ma onestamente sono sempre molto affollate e basta muoversi di poco per trovare di meglio.

In conclusione, se volete mare cristallino ed acque pulite, l'isola di Veglia è sicuramente una meta ideale. Inoltre, date le sue dimensioni, si gira agevolmente in macchina.

Isola di Veglia


Mare Isola di Krk