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sabato 25 gennaio 2025

Susino Europeo (Prunus domestica) e Susino Cino-Giapponese (Prunus salicina) - Differenze e Coltivazione

Il Susino, chiamato anche Pruno (o Prugno), è una tra le Piante da Frutto più coltivate nei climi temperati e perfettamente a suo agio nel clima italiano.

Il genere Prunus appartiene alla famiglia delle Rosaceae ed è formato da circa 200 specie, sia ornamentali (es. Prunus serrulata), sia fruttifere (Prunus avium, Prunus armeniaca, etc.) oppure utilizzate come portainnesto di molte altre specie, come il Mirabolano (Prunus cerasifera) o persino per formare siepi (Prunus laurocerasus).

In questo articolo mi vorrei però soffermare sulla pianta che produce le famose Susine. Forse non tutti sanno che, in realtà, esistono almeno due specie distinte che producono questo famoso frutto, ognuna delle quali vanta qualche centinaio di cultivars, talvolta diffuse solo localmente. 

Le due specie sono il Susino Europeo (Prunus domestica) e il Susino Cino-Giapponese (Prunus salicina), che presentano delle analogie, ma anche alcune differenze molto importanti per la loro coltivazione.

Prunus domestica Frutti Maturi

Origine e Diffusione :

Prunus domestica è una specie nativa della zona del Caucaso, ma presto diffusasi anche in Siria (principalmente nella zona di Damasco). Giunse nel bacino Mediterraneo in epoca Romana; da lì si espanse in tutta l'Europa centrale e le varietà più resistenti si spinsero sino in Danimarca e nel Sud della Scandinavia. 

Prunus salicina è originario dell'estremo oriente (Cina), ma da millenni è coltivato in Giappone. E' approdato in Europa (ed in Italia) ben più recentemente rispetto al "cugino".

Entrambe le specie in natura crescono ai margini delle foreste, in zone abbastanza soleggiate, in climi temperati e con una piovosità media

Il Susino Europeo ha un habitat naturale un po' più fresco rispetto al Susino Cino-Giapponese


Quali Sono le Differenze tra Susino Europeo (P. domestica) e Susino Cino-Giapponese (P. salicina) ?


  • Gemme a Fiore : Il Susino Europeo fiorisce prevalentemente sui mazzetti di maggio, mentre il Susino Cino-Giapponese fiorisce più o meno su tutti i tipi di rami; di conseguenza quest'ultimo ha una fioritura più abbondante e spesso i frutti devono esser diradati.
  • Epoca di Fioritura : Il Susino Cino-Giapponese ha una fioritura più precoce, esponendo maggiormente i fiori al rischio di danni da gelate primaverili.
  • Legno e Corteccia : nel Susino Cino-Giapponese la corteccia è più chiara, con sfumature tendenti all'arancione, mentre nel Susino Europeo è grigiastra-marrone. 
  • Portamento : il Susino Europeo è, generalmente, a portamento più assurgente, mentre quello Cino-Giapponese è più espanso; tuttavia ci possono esser importanti differenze a seconda del clone.
  • Chioma : il Susino Cino-Giapponese ha una chioma più fitta e una vigoria più elevata.
  • Impollinazione : il Susino Europeo è generalmente autofertile, mentre la maggior parte dei Susini Cino-Giapponesi sono in parte o totalmente autosterili e si dovrà prevedere la presenza di almeno due cultivars per impollinarsi a vicenda.
  • Maturazione : le cultivar più precoci di Susino Cino-Giapponese maturano già ad inizio Giugno, circa un mese prima rispetto alle più precoci del "cugino" Europeo.
  • Calibro del Frutto : mediamente i Susini Cino-Giapponese hanno frutti di maggiori dimensioni ed esteticamente più belli (forma tondeggiante, buccia traslucida, etc.).
  • Sapore : i frutti del Susino Europeo sono più aromatici, meno fibrosi e con un sapore più deciso, mentre quelli del Susino Cino-Giapponese sono più acquosi e di norma non spiccano (il nocciolo rimane attaccato alla polpa). Anche qui però vi sono molte differenze tra i cloni.

Frutto Susino Rosa

Fiori Prunus domestica su Mazzetto di Maggio


Descrizione Botanica :

Prunus salicina e Prunus domestica sono entrambe specie decidue che si sviluppano sotto forma di albero di medio-piccole dimensioni, raggiungendo un'altezza tra i 4 e i 7 metri (13-23 ft) in funzione della varietà; sebbene si possa mantenere più basso con opportune potature, rimanendo comunque produttivo. Il P. salicina tende ad aver un portamento più espanso e ricadente, mentre il P. domestica produce rami più assurgenti, sviluppandosi quindi maggiormente in altezza rispetto che in larghezza.

Le foglie sono alterne, ovali, seghettate e nel Pruno Cino-Giapponese sono leggermente più piccole. Esse sono di color verde chiaro e formano una chioma mediamente densa.

Il legno è ricoperto da una corteggia grigiastra, con sfumature più tendente al marrone chiaro in molte varietà di P. salicina, soprattutto nei rami più giovani. Il tronco delle piante adulte tende a fessurarsi longitudinalmente e può talvolta aver un aspetto contorto e nodoso.

I fiori sono ermafroditi e, come tipico delle Rosacee, hanno 5 petali bianchi ed evidenti stami dalle antere color giallo intenso e sono uniti ai rami tramite un corto peduncolo. Il periodo di fioritura è tipicamente primaverile e precede l'emissione delle foglie. Nel Nord Italia il Susino Europeo fiorisce in media tra metà e fine Marzo, mentre un Susino Cino-Giapponese una quindicina di giorni prima, talvolta addirittura a fine febbraio. Come detto in precedenza, diversamente dal P. domestica, buona parte delle cultivars di P. salicina non sono autofertili e per una produzione soddisfacente bisognerà piantare gli opportuni impollinatori. 

Le gemme fiorifere sono presenti essenzialmente su :

  • Rami Misti : rami di un anno di circa 50 cm (20 inch) di lunghezza, che presentano sia gemme a fiore, sia gemme a legno.
  • Mazzetti di Maggio : raggruppamento di gemme a fiore disposte sui rami di 2 o più anni, contengono all'interno (al centro) un'unica gemma a legno che produce un cortissimo ramo su cui si formano le gemme del nuovo mazzetto di maggio che fiorirà l'anno successivo. Può rimanere produttivo per più anni.

Nel Susino Cino-Giapponese la fioritura è più abbondante perché distribuita sui diversi tipi di rami, mentre in Susino Europeo tende a concentrarla sui Mazzetti di Maggio

Il Fabbisogno di Freddo da soddisfare per ottenere una buona fioritura/allegagione è di circa 6-700 ore nel Prunus domestico e 4-500 ore per il Prunus salicina.

Giovane Pianta Susino Europeo
In seguito all'impollinazione l'ovario del fiore si ingrandisce, trasformandosi in un piccolo frutticino verde. Dopo qualche mese, in funzione della varietà e del clima, il frutto matura. I frutti sono di forma variabile, generalmente più ovali quelli del Susino Europeo (e più tondeggianti nel Susino Cino-Giapponese) e di diversa dimensione, sapore e consistenza. La buccia è ricoperta da pruina, che dona al frutto un aspetto traslucido. 

La maturazione delle varietà più precoci inizia tra fine Maggio-inizio Giugno, mentre quelle più tardive possono maturare anche in Ottobre-Novembre e conservarsi sino a Natale. La maggior parte delle cultivars matura i propri frutti tra Luglio ed inizio Settembre.

Alcuni cloni hanno una maturazione sincrona, vantaggiosa per il professionista, mentre altre maturano i frutti in maniera un po' più scalare (utile per l'hobbista). Nel complesso la raccolta difficilmente si protrae oltre 3 settimane.

Le radici sono profonde, ma non particolarmente espanse; inoltre tendono ad emettere polloni che dovranno esser rimossi annualmente.

Frutti Maturi

Come Coltivare il Prugno ? - Clima, Concimazione, Potatura e Riproduzione

Entrambe le specie sin qui descritte sono piante decidue resistenti al freddo ed al piano, in Italia, resistono praticamente ovunque, potendo resistere senza danni a temperature inferiori ai -15° C (5° F). Per quando concerne le temperature c'è però da ricordare che i fiori di entrambi le specie sono sensibili al gelo ed il Susino Cino-Giapponese, fiorendo più precocemente, è maggiormente esposto ai danni. Questo, unito al minor numero di ore di freddo invernale necessarie per la corretta fioritura, rende il Prunus salicina maggiormente indicato per la coltivazione nel Sud Italia, mentre il Prunus domestica è meglio adattato per il clima del Nord Italia. Detto questo è possibile coltivare con successo il Pruno Cino-Giapponese anche nel bel mezzo della Pianura Padana (con maggiori rischi di danni primaverili ai fiori) ed il Pruno Europeo in Sicilia (con maggiori rischi di aver una scarsa fioritura/allegagione in seguito ad inverni troppo miti).

Come tutte le piante da frutto l'esposizione migliore è quella in pieno Sole, che garantisce frutti dall'alto contenuto zuccherino; tuttavia qualche ora di ombra al giorno può esser tollerata senza gravi conseguenze. In linea di massima sono necessarie almeno 6 ore di luce diretta al giorno durante l'estate.
In zone totalmente ombreggiate la fioritura sarà scarsa ed i frutti, qualora riuscissero a maturare, sarebbero poco appetibili.

Frutticini Appena AllegatiPer entrambe le specie il terreno ideale è ricco di sostanza organica, fertile e che trattenga una certa quantità di umidità, in suoli sabbiosi potrebbe essere importante una concimazione organica (letame, stallatico) ed una buona pacciamatura. In terreni più fertili e con una maggior ritenzione idrica (es. quelli limosi) il Prugno si sviluppa meglio e con più vigore. 

Fiori Prunus salicina
Per produzioni industriali si consiglia una concimazione annuale a base di macro e micro elementi. Si ricorda che la concimazione azotata dovrà esser fatta sul finir dell'inverno, dato che in primavera la pianta necessita di azoto per la crescita e la produzione di nuove foglie. Una concimazione troppo precoce potrebbe esser dilavata dalle piogge autunnali e l'azoto esser assorbito dalle falde acquifere.

L'irrigazione è necessaria nei primi anni, soprattutto in suoli poveri e troppo drenanti. Alberi affrancati possono esser bagnati occasionalmente e, almeno nel Nord Italia, di norma piante adulte sono produttive anche senza esser innaffiate. In linea di massima entrambe le specie hanno resistenza media alla siccità, inferiore a specie spiccatamente Mediterranee, ma superiore alla maggior parte degli arbusti da climi temperati. Il ristagno idrico è deleterio come per quasi tutte le specie fruttifere, tuttavia i Susini, soprattutto se innestati su Mirabolano, tollerano meglio di altri i terreni argillosi, umidi e pesanti. Ad ogni modo traggono vantaggio da un terreno ben drenante e con pH compreso tra 6 e 7. Il P. domestica regge meglio del P. salicina i terreni con una certa quantità di calcare.

La potatura, da effettuarsi prima della ripresa vegetativa, è importante per impostare una buona struttura e per evitare che il vento possa abbattere un albero dalla chioma troppo fitta rispetto al diametro del tronco ed allo sviluppo delle radici. Inoltre permette di tenere gli alberi intorno ai 3 metri (10 ft) di altezza, facilitando la raccolta dei frutti. La potatura sarà più intensa nel P. salicina, dato che tende a produrre maggiormente sui rami giovani (1-2 anni) ed è più vigoroso, producendo molti nuovi rami, talvolta disposti in maniera disordinata (incrociati), in questo caso sarà importante la rimozione dei rami in eccesso o maldisposti, più che il semplice accorciamento. Il P. domestica è meno vigoroso e produce soprattutto sui mazzetti di Maggio presenti sui rami più vecchi (3-4 anni), quindi non è così necessario stimolare l'emissione di nuova vegetazione tramite potatura severa; essa sarà dunque più leggera e mirata a dare forma, a rimuovere rami vecchi o secchi e ad accorciare rami troppo lunghi o succhioni verticali. In relazione al portainnesto potrà esser necessaria anche la rimozione di polloni radicali.

I Susini sono soggetti ad attacchi da parte di diversi patogeni :

Afidi su Foglia Susino
Monilia : causata da funghi chge possono causare l'appassimento di fiori/frutti, ma anche dei nuovi getti. In ambienti umidi si sviluppa e diffonde meglio. Una buona pratica agronomica prevede la rimozione di eventuali frutti mummificati e dei rami di potatura, che potrebbero rappresentare un serbatoio per le spore durante l'inverno e diventare una fonte di infezione per l'anno successivo. Trattamenti a base di rame in inverno aiutano a controllare il patogeno, ma è importante non trattare i Susini in primavera/estate poiché con le foglie ed in crescita attiva il rame può risultare fitotossico. 

Afidi : la nuova vegetazione è soggetta all'attacco da parte di diverse specie di Afidi, i quali hanno picchi di infestazione difficilmente prevedibili, anche in funzione dell'andamento climatico. Può esser utile preservare la vegetazione spontanea che crea l'habitat ideale per la proliferazione delle Coccinelle, tra i principali predatori di Afidi.

Danni da Popillia japonica
Popillia : è un Coleottero di origine Asiatica approdato a Malpensa nel 2014 e ben presto diffusosi in tutta la valle del Ticino ed ora presente in mezzo Piemonte e Lombardia, con avanzamento di 15 km ogni anno verso il resto del Nord Italia. Dopo la Vite (Vitis vinifera) il Susino è una delle specie più colpite. Si possono usare reti con cui avvolgere la pianta durante il periodo (più o meno tra metà giugno e luglio) corrispondente al picco di infestazione.

La riproduzione del Prugno può avvenire tramite semina, ma qui ovviamente avremo l'incognita della pianta che verrà (da un Susino a frutto giallo ne può nascere uno a frutto blu etc..) e ci vorranno più anni perché si raggiunga la maturità; ad ogni modo i semi vanno raccolti in autunno, da frutti dell'annata, e seminati in vasi con buon terriccio, da tenere umido ed in zona luminosa. E' importante che i vasi siano esposti al freddo invernale per la stratificazione dei semi. La germinazione avverrà la primavera successiva.

Possibile, ma spesso poco usata, è la riproduzione per Talea, prelevando giovani rami tra fine primavera ed inizio estate, ovvero rami semi-legnosi, appena lignificati. Essi vanno posti in vasetti tenuti all'ombra, con terriccio umido e drenante. E' importante che la radicazione avvenga prima dell'emissione delle nuove foglioline che, in ambiente caldo, traspirando disidraterebbero il ramo che essendo ancor privo di radici non può assorbire acqua. L'uso di ormoni radicanti può velocizzare il processo aumentandone così l'efficienza.

In ambito vivaistico la maggior parte di Susini viene propagata tramite innesto, usando spesso il Mirabolano 29C come portainnesto. Quest'ultimo conferisce una discreta resistenza ai suoli asfittici e umidi ed è resistente a molti patogeni del suolo. In ambienti estremamente aridi si può usare, in alternativa, il Mandorlo come portainnesto. 

La longevità media è un po' più alta per il P. domestica (come spesso capita in piante con habitat più freddo) e si aggira intorno ai 40-50 anni di età, probabilmente in alcune circostante anche qualcosa in più, con segni di senescenza e produzione sempre più scarsa. Il P. salicina vive circa 30-40 anni, ma anche qui se le condizioni di crescita sono ottimali potrebbe diventare più vecchio.

Frutti Quasi Maturi
Fioritura Prunus domestica

domenica 28 febbraio 2021

Le 10 Migliori Varietà di Pero (Pyrus communis)

Tra le Piante da Frutto più conosciute, apprezzate e diffuse in Europa è impossibile non menzionare il Pero (Pyrus communis). Questo albero, infatti, si adatta perfettamente ai climi temperati freddi tipici del settentrione e delle zone collinari interne del Centro-Sud Italia. 

Delle esigenze climatiche e delle tecniche di coltivazione del Pero avevamo già ampiamente discusso qua. In questo breve articolo vorrei invece fare una panoramica sulle molte varietà, evidenziando le differenze tra le cultivar ed elencando quelle più rappresentative e/o particolari.

Pyrus communis è una specie coltivata fin dall'antichità e, nel corso dei secoli, i contadini hanno selezionato le varietà che meglio si adattassero alla coltivazione locale. Purtroppo negli ultimi decenni  l'agricoltura "globalizzata" ha scelto solo poche varietà, ovvero quelle che davano raccolti abbondanti, con frutti più attraenti e che reggevano bene il trasporto. Questo è il motivo per cui al supermercato trovate Pere "Kaiser", "Abate" e poche altre. Esistono però centinaia di "Pere dimenticate" che, pur essendo altrettanto saporite, raramente si trovano in commercio. Infine non dimentichiamoci che questi "frutti antichi" crescono su alberi meno produttivi, ma spesso più rustici, resistenti alle malattie e, quindi, ideali per l'hobbista. 

Le innumerevoli tipologie di "Pero" si differenziano considerevolmente, sia per quanto riguarda il frutto, sia per quanto riguarda le esigenze della pianta. Se volessimo fare una prima (e grossolana) suddivisione varietale potremmo raggruppare i Peri in base a :


  • Epoca di Maturazione : esistono essenzialmente due gruppi, le Pere Estive e le Pere Invernali. Le prime maturano, a seconda della varietà, tra Giugno ed Agosto ed hanno conservabilità breve. Le seconde maturano da settembre in poi e si conservano a lungo. Alcune di queste Pere Inverali si raccolgono addirittura immature e si lasciano maturare lentamente durante l'inverno.
  • Dimensione del Frutto : Di norma (ma non sempre) le Pere Estive sono di pezzatura minore rispetto alle Pere Invernali, tuttavia esistono enormi differenze anche all'interno dello stesso gruppo. Ad esempio il Pero "San Giovanni" non arriva a pesare 30 grammi, mentre i frutti delle varietà più grandi possono sfiorare i 500 grammi.
  • Colore della Buccia : la colorazione varia dal giallo paglierino , sino al marrone, passando per le diverse tonalità di rosso.
  • Sapore : il gusto e la consistenza della polpa varia considerevolmente. Può essere più o meno dolce, succosa, dalla consistenza fine o più "granulosa", esser quasi liquescente o dura come una mela, insomma, ce n'è per tutti i palati.
  • Fabbisogno di Freddo : I Peri hanno un'elevata resistenza al freddo, tuttavia per fiorire correttamente richiedono diverse ore di temperature inferiori ai 7° C ( per dettagli sul fabbisogno di freddo clicca qua). Alcune varietà (es. Pero "Coscia"), spesso selezionate nel Sud Italia, hanno un più limitato fabbisogno di freddo e sono perciò le migliori per chi volesse coltivare un Pero nelle miti zone costiere del meridione.
  • Resistenza ai Patogeni : alcuni Peri hanno una maggior attitudine a sopportare la Ticchiolatura ed altre malattie a carico di funghi o insetti.

Ma arriviamo al nocciolo della questione, quali varietà di Pero scegliere per aver un frutteto quanto più "diversificato" possibile?


Le 10 migliori varietà di Pero


Pero "Conference"
1) Pero "Conference" : Pero di origine Inglese, risalente al 1885. Si caratterizza per la veloce messa a frutto, per lo sviluppo relativamente limitato e per la scarsa vigoria, che permette una potatura leggera, tuttavia essenziale per ringiovanire la pianta. La produzione è elevata e costante, anche perchè non è raro il fenomeno della partenocarpia (frutti che si sviluppano anche in assenza di impollinazione). I frutti, che maturano a metà settembre, sono di media pezzatura (200 grammi), piriformi, con la buccia verde-giallastra e cosparsa (talvolta interamente ricoperta) di lenticelle color ruggine. La polpa è bianca, cremosa, fondente, molto fine (assenza di granulosità), dolce e di ottimo sapore. Questa varietà è abbastanza resistente alla Ticchiolatura. Se raccolta nel momento giusto si conserva per circa 4-5 settimane. 

Pero "Bella di Giugno"
2) Pero "Bella di Giugno" : questo albero è caratterizzato da un elevato vigore e da una fruttificazione abbondante. Come la maggior parte dei Peri, anche la "Bella di Giugno" è autosterile e necessita dunque di altri peri per l'impollinazione. La fruttificazione è generosa e le pere sono raggruppate in piccoli grappoli che pendono dai rami. Questi frutti sono di medio-piccole dimensione, hanno una forma allungata ed una buccia che, nella parte rivolta verso il sole, assume tonalità rosse, con evidenti lenticelle bianche. La maturazione è forse la più precoce ed indicativamente avviene tra il 20 ed il 30 Giugno. La polpa è succosa, zuccherina, di ottimo sapore e, per esser una pera "estiva", si conserva discretamente bene (circa 2-3 settimane). Il peso medio di un frutto è circa 120 grammi.


Pero "Decana d'Inverno"
3) Pero "Decana d'Inverno" :  varietà di origine Belga, risalente ai primi dell'800. La pianta è molto produttiva e presenta una vigoria media. Il frutto è di grosse dimensioni (sino 400 grammi), di forma ovoidale/sferica e presenta una buccia color giallo-verde, cosparsa di numerose lenticelle. La polpa è fine, zuccherina, dissetante e saporita con una consistenza, a maturazione, quasi liquescente. Caratteristica peculiare è il fatto che questa Pera non matura sull'albero; essa viene infatti raccolta acerba a fine ottobre, quando è ancora dura ed astringente, e lasciata maturare in casa fino a dicembre. Questa maturazione "tardiva" la rende meno suscettibile ai marciumi causati dagli insetti, inoltre si conserva a lungo e si può mangiare sino a Marzo. La pianta è abbastanza suscettibile alla Ticchiolatura. Affine a questo clone si può pensare alla Decana del Comizio, che si differenzia per aver un frutto a forma più allungata, più appariscente (con sfumature di rosso) ed a maturazione più precoce (fine settembre), tuttavia la conservabilità è inferiore, ma comunque buona.

Pero "Decana del Comizio"
Pero "Cocomerina"
4) Pero "Cocomerina" :  varietà antica ritrovata in Emilia Romagna, nota anche come Briaca. I frutti maturano a metà settembre, sono di piccole dimensioni (in media 80 grammi) ed, inizialmente di color verde. La buccia, in prossimità della maturazione, si tinge di rosso e, cosa peculiare, la polpa è anch'essa rossa (il nome richiama al colore dell'anguria). La polpa è profumata ed ha sapore dolce ed aromatico. Sicuramente una rarità che non troverete nella grande distribuzione, anche perché queste Pere poco si prestano al trasporto. Si conserva al massimo per un mese.
 
5) Pero "Coscia" :  ottenuto nel '700 in provincia di Firenze, si caratterizza per l'elevata vigoria e per una messa a frutto piuttosto lenta. I frutti, che maturano tra metà e fine Luglio, sono di medio-piccole dimensioni (circa 150 grammi), piriformi ed hanno una buccia gialla leggermente tinta di rosso dalla parte esposta al Sole. Frutto a polpa succosa e poco acida, che si conserva per circa 4 settimane. Sicuramente una delle scelte migliori per chi volesse Pere mature a "metà estate". Il fabbisogno di freddo è minore rispetto ad altre varietà ed è dunque ottima anche per la coltivazione nel Sud Italia.

Pero "William Rosso"
6) Pero "William" :  originatosi da un semenzale in Inghilterra nel 1700, si iniziò a propagare per via delle caratteristiche del suo frutto. Esso è di medie dimensioni (250 grammi), con una buccia gialla e con un profumo dolce ed intenso. La maturazione avviene intorno a metà Agosto e la conservazione è di circa 20 giorni. Polpa bianca, succosa, leggermente acida, ma molto saporita. L'albero ha una buona resistenza alle malattie. Esiste anche una varietà William Rosso, che si differenzia per una maturazione leggermente più precoce e, come suggerisce il nome, per avere una buccia rossa.

Pero "Martin Sec"
7) Pero "Martin Sec" :  noto anche con altri nomi (Martin Secco, Cavicchione, RoggiaMartina, Cannellino, Garofolino) è un'antichissima cultivar Piemontese originaria del Cuneese. Queste pere sono di piccole dimensioni (in media 60-70 grammi), si raccolgono tra metà ottobre e inizio novembre e maturano gradualmente per tutto l'inverno ed oltre. Il frutto è piccolo, con una buccia color marrone/bronzeo, tuttalpiù rossa nella parte esposta al Sole ed una polpa croccante, soda (poco succosa), granulosa e dal sapore fruttato, aromatico e speziato. A detta di molti è la miglior Pera da fare "cotta", tuttavia può esser consumata tal quale o esser impiegata nella produzione di dolci. L'albero è vigoroso, a crescita tendenzialmente assurgente e con una buona resistenza alle patologie (esclusa la Ticchiolatura). L'entrata in produzione potrebbe esser più lenta rispetto ad altre varietà. Insomma, se cercate una Pera da "cuocere" questa è sicuramente la scelta più indicata.

Pero "Santa Lucia"
8) Pero "Santa Lucia" : antica varietà di origine marchigiana, conosciuta anche come Pero "Angelica". E' una pianta di medio vigore che produce frutti medio piccoli dai colori accesi e vivaci (giallo e rosso). La maturazione è molto più scalare rispetto agli altri peri, inizia ad inizio settembre e si protrae sin ottobre ed i frutti si possono mangiare sino a novembre. La buccia è gialla, con sovra-colore rosso intenso. La polpa è fine, assenza di granulosità e sapore dolce, con sentori di vaniglia. I frutti pesano circa 150 grammi e si conservano un paio di mesi.

Pero "Obelisk"
9) Pero "Obelisk" :  ottima scelta per chi avesse poco spazio in giardino, infatti si tratta di un Pero "Nano" a portamento colonnare od al più piramidale. Il limitato sviluppo, prevalentemente verticale, rende questa Cultivar ideale per esser coltivata in vaso, dando soddisfazione anche a coloro che vivessero in città ed avessero solo il terrazzo od un balcone. I frutti, diversamente dalla pianta, sono grossi ed hanno una polpa bianca, succosa e zuccherina. La maturazione è autunnale ed i frutti si conservano fino a 3-4 mesi.

10) Pero "Butirra Hardy" : pianta di origine Francese, ad elevata vigoria e produttività costante. I frutti, che si raccolgono verso fine Agosto, hanno una buccia ruvida, giallognola-bronzea e possono ricordare quelli del Pero conference, sebbene siano di pezzatura superiore, meno allungati e più "tozzi". Polpa fondente, profumata e di ottimo sapore, con sentori di Moscato. La parte centrale del frutto può essere granuloso. Pere adatte al consumo fresco, che hanno purtroppo una limitata conservabilità.

Pero "Butirra Hardy"

giovedì 1 marzo 2018

Come Coltivare il Pero (Pyrus communis) - Dove si Può Piantare in Italia ?

Tutti noi abbiamo mangiato una Pera; essa è infatti uno dei frutti più comuni, diffusi e consumati in Italia.
Esistono centinaia di varietà di Pere, alcune sono più adatte al consumo fresco, altre alla conservazione, alcune maturano in estate, altre si possono raccogliere a fine autunno e mangiare per tutto l'inverno.

Il Pero (Pyrus communis o Pyrus domestica) è tra le piante da frutto più coltivate e, a seconda della cultivars, può crescere in tutta Italia, dalla Sicilia, sino al Trentino; ciò nonostante il miglior areale di crescita per questa specie è rappresentato dal Nord Italia.

Nelle prossime righe darò qualche informazione sulla coltivazione del Pero, cercando di spiegare come potarlo, trattarlo ed indicando in quale clima/terreno riesca a produrre al meglio.

Pera Matura

Origine e Diffusione

Pyrus communis è una specie nativa dell'Europa centro-orientale e rappresenta la classica pianta da frutto da climi freddi.
I primi riferimenti scritti della sua coltivazione risalgono all'epoca dei Greci e dei Romani, ma è plausibile che fosse conosciuta anche in precedenza.
A dover di cronaca dobbiamo sottolineare che esistono due sottospecie di Pero:

  • Pyrus communis sativa : è il gruppo di Peri "addomesticati"; comprende tutte le cultivars selezionate e coltivate per il frutto.
  • Pyrus communis piraster : noto come "Pero Selvatico", è comune e diffuso allo stato naturale. Produce Pere piccole e dalle scarse qualità organolettiche.

Il Pero è coltivato in tutte le zone temperate del Mondo, dall'Europa, all'America. In Italia ricopre un ruolo primario nell'economia agricola, infatti, tra tutti gli Stati della UE, è proprio il "Belpaese" a detenere il record di produzione di Pere.
Tra le varie regioni italiane è l'Emilia Romagna quella che conta il maggior numero di ettari dedicati alla coltivazione di questa specie.

Inoltre, soprattutto nel Nord Italia, il Pero è una delle piante da frutto più apprezzate dagli hobbisti ed è particolarmente diffusa nei giardini e negli orti privati.

A livello mondiale la leadership (nel 2011) spettava alla Cina che, da sola, ricopriva circa il 65% della produzione totale.

Rami di Pyrus communis

Lamburde e Zampa di Gallo del Pero

Com'è Fatta la Pianta del Pero - Botanica e Fisiologia

Il Pero (Pyrus communis) è una pianta decidua che appartiene alle Rosaceae, una famiglia che annovera al suo interno numerose piante da frutto da climi temperati freddi, tra cui anche Ciliegio ed Albicocco.
Sebbene non abbia alcun valore tassonomico, il Pero è considerato una Pomaceae; ovvero una di quelle piante che producono un pomo ("falso frutto"), contenente un torsolo ("vero frutto"), al cui interno sono presenti più semi a stretta vicinanza.
Altre Pomacee conosciute sono il Melo, il Cotogno e le Nespole .

Gemme Miste Gonfie Pyrus communis è una specie che si sviluppa sotto forma di piccolo albero; tuttavia, se lasciato crescere liberamente in un terreno ricco di nutrienti, dopo molti anni potrebbe superare i 14 metri (46 ft) di altezza.
Negli impianti commerciali i Peri vengono potati e mantenuti di dimensioni ben più ridotte e difficilmente superano i 3 metri (10 ft).
La crescita è vigorosa e la forma della chioma è generalmente piramidale, sebbene alcune varietà possano essere particolarmente assurgenti ("Peri Colonnari").

Le gemme del Pero si distinguono in gemme a legno e gemme miste, le prime daranno origine alla nuova vegetazione (rami), mentre le seconde produrranno fiori e foglie (difficilmente rami).
Ad inizio primavera le gemme a fiore si distinguono in quanto sono molto più ingrossate delle gemme a legno e si schiudono prima.

Il Pero tende a produrre sui giovani rami e quelli di oltre 4 anni di età sono di solito poco produttivi. Un tipico organo delle Pomacee è la Lamburda, un ramo molto corto che ha una crescita vegetativa annua di pochi millimetri e su cui possono esser presenti gemme sia a legno, che miste.
Talvolta più lamburde sono riunite su un unico ramo (Borsa), formando una struttura nota come Zampa di Gallo (o di Pollo), poiché ricorda molto questa parte dell'animale.
Un altro ramo fruttifero, molto lungo e sottile, è chiamato Brindillo. Esso è un ramo di un anno di età, in cui le gemme laterali sono a legno (e formeranno quindi nuovi brindilli o lamburde), mentre la gemma apicale è mista e produrrà dunque fiori/frutti.

La produzione di Pere di alta qualità avviene tipicamente sulle lamburde fruttiere (ovvero quelle con gemme miste).

Foglie Pyrus communisIl Pero comune possiede foglie di medie dimensioni (lunghe intorno ai 10 cm o 4 inch), di forma variabile a seconda della varietà, ma generalmente ovate, talvolta con l'apice appuntito, che le fa sembrare "cuoriformi".
La parte superiore delle foglie è lucida e color verde scuro, mentre quella inferiore è verde chiara, ma le foglioline appena emesse possono avere tonalità tendenti al rosso/marroncino.

I fiori del Pero sono raggruppati, in numero di 7-10, in corimbi e sbocciano, insieme alle foglie che li circondano, dalle gemme miste (vedi sopra) sviluppatesi nella stagione precedente.
Questi fiori, come tipico delle Rosacee, hanno solo 5 petali color bianco o rosa tenue (soprattutto nella fase di pre-fioritura), 5 sepali persistenti e sono di medie dimensioni.
I fiori del Pero, pur essendo ermafroditi, sono generalmente autosterili, sebbene esistano poche varietà autofertili. Per questo motivo è necessario avere almeno due piante diverse, affinché ci possa essere impollinazione incrociata, ricordandosi che i fiori di Pero hanno un nettare relativamente povero di zuccheri e, quindi, sono meno attraenti per gli insetti pronubi che potrebbero essere "distratti" da fiori più "appetitosi".

Alcuni Peri hanno l'attitudine a produrre frutti per partenogenesi, ovvero senza che avvenga fecondazione. Queste Pere, hanno un'elevata cascola, ma qualora riuscissero a svilupparsi sarebbero prive di semi.

La fioritura del Pero precede (solitamente) quella del Melo, ma è successiva rispetto a quella di molte Drupacee, come Albicocchi, Peschi e Susini ed avviene solitamente tra fine Marzo ed Aprile. Inoltre, rispetto a queste ultime piante, la sua fioritura è più scalare e prolungata e, all'interno di un'infiorescenza (corimbo), l'ultimo fiore a sbocciare è quello centrale, noto come King Flower (Re dei Fiori).

Il frutto, in realtà considerato "falso frutto" poiché deriva in gran parte dall'ingrossamento del ricettacolo (e non dell'ovaio), è di forma più o meno allungata e di color che varia dal marrone al giallo.
Anche il periodo di maturazione è molto variabile tra le cultivars: i Peri più precoci possono maturar i propri frutti già a fine Giugno, mentre i più tardivi li maturano anche a fine ottobre.
Alcune Pere sono indicate al consumo fresco, altre più idonee alla preparazione di confetture; alcune (solitamente le "Pere Estive") hanno breve conservabilità, altre (di solito le "Pere Autunnali") si conservano per mesi e possono esser consumate per tutto l'inverno.

L'apparato radicale del Pero si sviluppa ad una profondità media tra 60 ed 80 cm (24-31 inch) e si estende su una superficie superiore a quella della chioma.
Tuttavia è raro che Peri selezionati, vengano innestati su franco (ovvero che usino come portainnesto un altro Pero), poiché ciò causa una lenta messa a frutto ed una ridotta pezzatura dei frutti.

Il Pero può vivere sino ad un'età di 50-60 anni, talvolta esemplari isolati cresciuti in collina/bassa montagna possono raggiungere i 100 anni; questo limite non è però mai raggiunto negli impianti commerciali, poiché dopo 20-25 anni la produzione cala ed i "vecchi" peri sono più difficili da gestire.

Fioritura Pero

Fiori Pyrus communis


Dove Piantare il Pero ? - Coltivazione, Clima, Potature e Cure

Pyrus communis è una specie che predilige climi temperati freschi ed ha una buona resistenza al freddo, potendo sopravvivere a temperature minime di circa -20° C (-4° C), sebbene quest'ultime potrebbero danneggiare le gemme e compromettere la fruttificazione della stagione successiva.
Il Pero ha un elevato fabbisogno di freddo invernale, che si aggira attorno alle 800 ore e solo poche varietà (le uniche adatte ad essere coltivate nelle pianure del Sud Italia) possono fiorire normalmente senza che si raggiunga tale soglia.

Il Pero ama un'esposizione soleggiata, ma mal sopporta prolungati periodi caldi (temperature massime superiori ai 32° C o 90° F); inoltre gradisce l'umidità ed ha una mediocre resistenza alla siccità. Carenze idriche arrecano danni ai frutti, diminuendo sia la produzione (numero di frutti) sia la pezzatura (dimensione). Per questo motivo, in zone con estati secche, è necessaria un'opportuna irrigazione, ma è consigliabile anche un'operazione di fresatura.

Il terreno ideale per il Pero (sia se innestato su franco, sia sul più diffuso Cotogno) è fresco, fertile, profondo, permeabile, tendenzialmente sub-acido (pH inferiore a 7), ricco di humus e con calcare attivo non superiore al 6%.
Sono da evitare i terreni troppo compatti, sassosi, asfittici e ristagnanti (es. terreni argillosi). Tuttavia, scegliendo il  portainnesto più idoneo, si può ampliare l'areale di coltivazione.

Frutticino Pero
Frutti immaturi in accrescimento Pyrus communisNel Pereto è consigliabile l'inerbimento (parziale o totale), poiché aumenta il contenuto di sostanza organica, riduce i ristagni idrici, migliora la struttura del suolo ed, infine, aumenta la biodiversità locale, limitando la severità di eventuali patologie (stabilizza l'equilibrio preda-predatore).

Pyrus communis è una pianta piuttosto sensibile alle malattie ed è attaccata da diversi patogeni, sia di origine micotica, che virale.
La Ticchiolatura attacca sia foglie, che frutti ed è riconoscibile per via delle macchie nerastre. Le Pere colpite da ticchiolatura crescono deformate e, nei casi più gravi, la malattia porta alla caduta prematura dei frutti.
Gli Afidi sono molto attivi sui nuovi germogli, sottraendo loro nutrienti e non permettendo uno sviluppo armonico della pianta.
A livello commerciale sono indispensabili diversi trattamenti anticrittogamici; ad uso privato, invece, scegliendo la giusta cultivar ed accontentandosi di una resa inferiore, si possono ottenere discreti risultati anche nella coltivazione "biologica".

Il Pero vuole terreno ricco di sostanza organica ed è dunque consigliabile una buona concimazione; tuttavia, in un terreno fertile, questa pianta è piuttosto rustica e riesce a crescere senza troppi accorgimenti.
La concimazione del Pero deve essere completa di microelementi, in particolar modo di Ferro, la cui carenza (Clorosi Ferrica) porta all'ingiallimento delle foglie e conseguente ridotta attività fotosintetica ed il Calcio, particolarmente utile nella prima fase di ingrossamento del frutto, aumentandone la resistenza alle spaccature e la serbevolezza.

In autunno/inverno si può apportare sostanza organica (es. letame maturo) e, sebbene siano di solito sufficienti nel suolo, i due macro-elementi: Fosforo (per lo sviluppo delle radici) e Potassio (per le qualità del frutto).
In primavera si devono usare concimi ricchi di Azoto, elemento facilmente "lavabile" dalle piogge, ma assolutamente cruciale durante la ripresa vegetativa e lo sviluppo della nuova vegetazione.

La Potatura del Pero va eseguita a fine autunno (dopo la caduta delle foglie) o, nei climi più freddi, a fine inverno, dopo che siano passati i geli più intensi, ma comunque prima del germogliamento.
Questo albero è vigoroso ed è necessario asportare i succhioni (rami verticali prodotti sulle branche), tagliare i rami maldisposti e che si incrociano, sfoltendo ed arieggiando la chioma.
Sono importanti anche tagli di ritorno, per ringiovanire la pianta.
La potatura dipende anche dalla particolare cultivar, poiché piante diverse hanno diversa attitudine a produrre, chi prevalentemente sulle lamburde (la maggior parte), chi sui brindilli, chi sui rami misti etc.

Il Pero non è adatto alla coltivazione in vaso, a meno che non si utilizzino varietà nane o per brevi periodi.
Questa pianta da frutto, se coltivata in vaso, si può piantare durante tutto l'anno, prediligendo il periodo autunno-invernale; il Pero a radice nuda, invece, si pianta esclusivamente durante il riposo vegetativo, ovvero quando è privo di foglie.


Come Si Riproduce il Pero ? - Propagazione e Varietà

Il Pero è tipicamente moltiplicato tramite innesto, sebbene le piante si possano anche autoradicare. Piante auto-radicate (talea) hanno un'elevata vigoria e sono più indicate per terreni pochi fertili e meglio tolleranti al calcare attivo. Per contro sono difficili da ottenere ed entrano in produzione più tardivamente.
La propagazione per semina è rara, poiché è molto probabile che la nuova piantina produca pere piccole e di scarsa qualità.

I due principali porta-innesti utilizzati per il Pero sono Cotogno e Franco, ognuno dei quali presenta dei pro e dei contro :

  • Portainnesto "Cotogno" (Cydonia oblonga) : veloce messa a frutto, minor vigoria (dunque piante di dimensioni più ridotte) e Pere dai buoni caratteri sensoriali, ma ha lo svantaggio di produrre radici superficiali, che rendono il nesto sovrastante intollerante alla siccità e poco ancorato al terreno (es. in caso di vento/temporali). Inoltre ci può essere disaffinità d'innesto con alcune varietà (es. William e Kaiser).
  • Portainnesto "Franco" (Pyrus communis) : meno utilizzato del precedente, è indicato per terreni siccitosi, poco fertili. Conferiscono al nesto alta vigoria ed una maggiore longevità. Un altro vantaggio è la buona affinità di innesto (alta % di successo) e la maggior adattabilità a suoli calcarei. Per contro la messa a frutto e lenta, le Pere hanno pezzatura ridotta, sono meno colorate e meno gustose; inoltre hanno elevata attitudine a produrre polloni dalle radici (è dunque necessario un maggior controllo, sia in fase di potatura, sia durante la stagione vegetativa).

Infine c'è da sottolineare che esistono più varianti di queste due tipologie di portainnesto, ma le specifiche caratteristiche di ognuna di esse esulano dallo scopo di questo articolo.

Pyrus communis

Pere a Fine Estate

venerdì 14 ottobre 2016

Come Coltivare il Fico d'India (Opuntia ficus-indica)? Dove Cresce in Italia?

Il Fico d'India (Opuntia ficus-indica) è una pianta grassa che, sul finir dell'estate, produce squisiti frutti, oggigiorno facilmente acquistabili in ogni supermercato.

Come si coltiva il Fico d'India? Dove può essere piantato in Italia? Qual è il suo clima ideale? Resiste al freddo intenso? Qual è il periodo di raccolta?

Fichi d'India



Origine e Diffusione :

Poiché il Fico d'India è coltivato, a scopo alimentare, sin da tempi antichi, la sua esatta origine geografica non fu facilmente individuabile. Ai giorni nostri le ricerche sono però concordi nel ritenere che la specie Opuntia ficus-indica sia originaria degli aridi altopiani del Messico, da dove fu importata in Europa già nel sedicesimo secolo e diverse fonti citano la sua presenza in Marocco già oltre 400 anni fa.
Per i nativi messicani la specie era nota come cactus "Nopalli", mentre il suffisso "d'India" fu coniato in seguito, da Cristoforo Colombo, il quale pensava di esser approdato in India.
Oggigiorno il Fico d'India è particolarmente diffuso in tutto il bacino Mediterraneo, nel Nord Africa, in California e Texas, nel Sud America ed in Medio-oriente, ma è presente un po' in tutte le zone miti ed aride del Mondo, persino in Namibia.
Il Fico d'Indio, in Italia, è comune in tutto il Mezzogiorno, tanto da diventare uno dei simboli della Sicilia, ciò nonostante prospera e ben si sviluppa anche nelle zone costiere poste a latitudini maggiori e persino nei microclimi più miti del Nord Italia, come ad esempio sulle sponde più riparate del Lago Maggiore.
La coltivazione del Fico d'India si concentra in Sicilia, rendendo così l'Italia uno dei maggiori produttori ed esportatori a livello mondiale.

Frutti Maturi Fico d'India

Nuova Pala Fico d'India
Biologia e Fisiologia :

Opuntia ficus-indica è il nome scientifico della pianta comunemente chiamata Fico d'India (o Ficodindia); ma non facciamoci trarre in inganno dal nome, i Fichi d'India non sono minimamente imparentati con i classici Fichi (Ficus carica), l'unica cosa che condividono è l'areale di crescita.
Opuntia ficus-indica appartiene alla famiglia delle Cactaceae ed al genere Opuntia, il quale annovera numerose specie di Cactus, utilizzate prevalentemente a scopo ornamentale. Opuntia ficus-indica, pur non essendo l'unica specie a produrre frutti commestibili, è l'unica pianta del genere per cui valga la pena la coltivazione come pianta da frutto.
Tra le oltre 200 specie del genere Opuntia, sono molte quelle che donano frutti "mangiabili"; ciò non vuol necessariamente dire che abbiano un buon sapore, ma semplicemente che non siano tossici. Un esempio è l'Opuntia cardiosperma, la quale produce frutti commestibili e di bell'aspetto, ma dal gusto particolarmente aspro.

Il Fico d'India è una pianta succulenta che raggiunge un'altezza media di circa 4 m (13 ft), con un notevole sviluppo orizzontale.
Il fusto è rappresentato da cladodi (noti come "Pale"), ovvero rami modificati che suppliscono alle funzioni normalmente ascrivibili alle foglie.
I cladodi dell'Opuntia ficus-indica hanno una consistenza coriacea, una forma ovale ed appiattita e possono misurare fino a 50 cm (1,6 ft) e, pur non essendo foglie, svolgono la Fotosintesi Clorofilliana.
Le Pale, al fine di limitare la perdita d'acqua, sono ricoperte da cera e fungono da veri e propri serbatoi. Un altro meccanismo evolutivo che ha permesso loro di svilupparsi in ambienti così aridi è noto come "Fotosintesi CAM" ed è condiviso anche da altre specie come Agave ed Ananas.
Per capire come funziona dobbiamo ricordarci che, nella fotosintesi, si produce ossigeno (O2) e glucosio (C6H12O6), mentre si consuma acqua (H2O) ed anidride carbonica (CO2).
In tutte le piante gli scambi gassosi con l'ambiente avvengono tramite particolari fessure, chiamate Stomi, che possono essere aperte o chiuse.
L'apertura degli stomi permette il passaggio di CO2 (che entra) e di O2 (che esce), ma anche la perdita di acqua, tramite traspirazione.
Nelle piante normali gli stomi sono aperti durante il giorno, permettendo lo svolgimento della fotosintesi. Invece, le piante con metabolismo CAM, tra cui appunto i Fichi d'India, mantengono gli stomi chiusi durante il giorno, mentre li aprono durante la notte. In altre parole sono in grado di assorbire CO2 di notte ed immagazzinarla per il giorno seguente, quando sarà nuovamente disponibile luce per svolgere la fotosintesi.
Questo è un perfetto esempio di adattamento Xerofitico, di notte, infatti, l'umidità atmosferica è superiore e le temperature inferiori, limitando di fatto la perdita d'acqua dai tessuti. Tutto ciò si traduce in un netto risparmio; la quantità di acqua necessaria per trasformare 6 molecole di CO2 in una di C6H12O6 è fino a 5 volte inferiore, rispetto alle piante con un normale ciclo fotosintetico.

Le Pale "spuntano" da altre Pale, un po' come, nelle "piante classiche", i rami si generano da altri rami. Il Fico D'India ha una crescita veloce e risulta formato da numerosi cladodi fusi l'un l'altro, dando l'impressione che sia una pianta priva di tronco e rami.
E' importante menzionare il fatto che i cladodi svolgono la funzione di "foglie" solo nei primi anni di vita, dal quarto anno in poi, infatti, lignificano, cessano l'attività fotosintetica ed acquisiscono un ruolo prettamente strutturale, come fossero dei veri e propri tronchi.

Cladodi e Spine Opuntia ficus-indica


Ma  allora i Fichi d'India, ed in generale i Cactus, non hanno mai foglie?

Anche se all'apparenza non sembrerebbe, anche Opuntia ficus-indica produce delle "vere" foglie. Queste sono verdi, ricurve, di dimensioni assai contenute (pochi millimetri) e dalla vita estremamente effimera; infatti sono presenti solo sulle nuove pale e cadono nel giro di pochi giorni.
In altri termini, le foglie degli Opuntia, sono un retaggio evolutivo e si possono considerare degli organi vestigiali, ovvero organi che in un antico antenato avevano un ruolo, ma col passare del tempo hanno perso la loro funzione. In effetti la presenza di "vere" foglie comporterebbe un cospicuo dispendio di acqua che, in un ambiente desertico, non permetterebbe loro di sopravvivere.
Analisi genetiche hanno dimostrato che molte specie di Cactus possiedono ancora i geni per un corretto sviluppo delle foglie, ma questi geni sono "tenuti" spenti, facendo così cadere le foglie negli stadi precoci.
Le foglie, prima di cadere, sono riunite in "ciuffetti", alla cui base si trovano particolari strutture, dette areole, che altro non sono che ascelle fogliari modificate. Dal tessuto che compone le areole si sviluppano due tipi di spine: glochidi e le spine vere e proprie.
Areole Fico d'India
I glochidi sono esili spine setolose a forma di uncino, molto irritanti e a comportamento caduco, ovvero, qualora fossero urtate da qualche animale intento a cibarsi delle succulente pale, si conficcherebbero nella pelle del malcapitato, provocando bruciore, irritazione e dolore. Inoltre la loro conformazione e struttura, renderebbe difficile l'estrazione, lasciandole all'interno della cute per molto tempo. Le "vere" spine hanno una lunghezza di un paio di cm (0.8 in), ovvero circa 10 volte più grandi rispetto ai glochidi, sono di colore bianco-grigiastro, saldamente ancorate alle pale, rigide e cave all'interno. Il loro scopo, più che irritare, è quello di provocare delle ferite. Esistono varietà di Opuntia ficus-indica, quasi prive di quest'ultima categoria di spine.

Ogni cladode contiene in media un centinaio di areole, il cui tessuto, oltre a generare spine, si può differenziare anche in germogli e foglie (ovvero formare nuove pale), in radici avventizie e persino in fiori.

Ricapitolando, il Fico d'India è una pianta succulenta che ha dei tronchi/rami che in realtà assomigliano e svolgono la funzione delle foglie, delle vere foglie che durano pochi giorni e che vengono sostituite da spine. Insomma una pianta un po' diversa da quelle "classiche", che si conoscono sin da bambini.

I Fiori del Fico d'India sono ermafroditi, a forma di coppa, con petali generalmente gialli, ma talvolta anche rosa o arancione tenue e si formano dalle areole presenti sui cladodi. Questi fiori hanno un diametro di circa 5 cm (2 in), stami ben sviluppati  e, con il loro polline e nettare, attraggono numerosi insetti pronubi, i quali provvedono all'impollinazione.
La fioritura avviene nella tarda primavera (Maggio-Giugno), ma qualche fiore isolato può aprirsi anche nel periodo autunnale.
Se si eliminano i fiori della prima fioritura (operazione nota come scozzolatura), lo stress indurrà una seconda fioritura, che genererà frutti tardivi, chiamati "Bastardoni", particolarmente ricercati per la loro bontà e la minor quantità di semi.
La localizzazione dei fiori non è casuale, infatti i fiori si originano generalmente all'estremità delle pale e ce ne possono essere fino a 30 su ogni singola pala, sebbene spesso se ne contino circa una decina.
La fioritura è concentrata sulle pale di un anno di età, ciò nonostante possono fiorire anche quelle di 2-3 anni, raramente quelle dell'annata. Inoltre le fioriture più copiose avvengono sui cladodi meglio esposti ai raggi solari.

Fioritura Fico d'India

Fiore Opuntia ficus-indica

Opuntia ficus-indica Flower



I Frutti del Fico d'India sono delle bacche carnose di forma cilindrica più o meno allungata a seconda del periodo di maturazione, della varietà e dell'esposizione al Sole ed, in Italia, maturano tra Agosto e Settembre ("Agostani") o, in seguito a scozzolatura, tra Ottobre e Novembre ("Bastardoni").
Sebbene verdi da acerbi, a maturazione i frutti possono aver diverse colorazioni, sia della buccia, sia della polpa, dal bianco-giallo, sino al rosso porpora.
Sull'epidermide dei frutti si trovano numerosi glochidi, i quali rendono complicata la raccolta, rendendo indispensabile l'uso di spessi guanti. La polpa è commestibile, saporita e dal gusto dolce, tuttavia in essa sono immersi innumerevoli piccoli semi (anche 300 per frutto), di consistenza coriacea, che rendono ostica la masticazione. Sarebbe auspicabile selezionare nuove varietà che abbiano meno semi o che ne siano addirittura prive (Apirene) ma, negli anni, non credo si siano fatti particolari sforzi in questa direzione.
Contrariamente a quel che si credi, l'apparato radicale dell'Opuntia ficus-indica è poco profondo e localizzato, prevalentemente, nel primo mezzo metro di suolo (20 in). Per contro queste radici sono molto espanse, robuste ed in grado di sgretolare la roccia o inserirsi nella più minuscola fessura.

Frutti Maturi Fico d'India

Polpa e Semi Opuntia ficus-indica



Coltivazione, Clima, Potatura e Cure :

Opuntia ficus-indica è una pianta succulenta e, come tale, si è evoluta per crescere in ambienti molto aridi, se non quasi desertici. Il loro habitat naturale è rappresentato dai pendii assolati di zone miti e secche, tuttavia l'ambiente di coltivazione della specie si è esteso notevolmente, tanto da poter esser considerata naturalizzata in tutte le zone a clima Mediterraneo.
Nella realtà il Fico d'India ha una resistenza al freddo più alta di quanto comunemente si pensi, e non subisce danni da freddo fino a temperature di -6° C (21° F) e, se per brevi esposizioni, non muore neppure con temperature minime inferiori. Ciò nonostante, per una produzione ottimale, è consigliabile coltivarli solo in zone in cui raramente le temperature invernali scendano sotto gli 0° C (32° F). In altre parole hanno una rusticità paragonabile a quella degli Agrumi meno resistenti al gelo (ad es. Limone).
Tuttavia, in ambienti tropicali, la produzione fruttifera sarebbe limitata; questo perché le basse temperature favoriscono lo sviluppo di fiori. E' stato osservato che, nel range di temperatura tra 5 e 15° C (41-59°F) la produzione di fiori è circa 10 volte superiore rispetto alla produzione di nuove pale, tra 15 e 25° C (59-77° F) vi è un'egual produzione, mentre tra 25 e 35° C (77-95° F) le nuove pale sono 10 volte superiori ai fiori. Riassumendo, le basse temperature favoriscono la produzione di organi riproduttivi, mentre le alte quelli degli organi vegetativi.
Il Fico d'India può crescere in zone torride, senza subire danni e sopportare temperare massime che ucciderebbero la maggior parte delle altre piante. Questi Cactus, infatti, riescono a sopravvivere anche con temperature superiori ai 50° C (122° F), alcuni autori riportano che le cellule di questa pianta possano non morire, anche dopo brevi esposizioni a 65° C (149° F).
Opuntia ficus-indica è una specie spiccatamente eliofila e un'esposizione in pieno Sole è consigliata. All'ombra la crescita è stentata e la produzione di fiori (e frutti) nulla.
Come più volte accennato, questa Cactacea è assai resistente alla siccità e può crescere su un'ampia gamma di terreni, pur preferendo quelli sabbiosi o rocciosi, ben drenanti, a pH neutro o leggermente alcalino; inoltre è nota la sua tolleranza alla salinità del suolo e alla salsedine dell'aria, non a caso è presente sui declivi costantemente esposti alle brezze marine. La concimazione a base organica, pur aumentando le rese, non è necessaria.
Frutticini Fico d'IndiaLa potatura va effettuata dopo la fruttificazione e prima della ripresa vegetativa. Si effettua eliminando le Pale maldisposte, che si incrociano od entrano in contatto, nonché quelle danneggiate dagli agenti atmosferici.
Il Fico d'India è piuttosto resistente nei confronti dei patogeni e può fruttificare anche senza trattamenti chimici. Ciò nonostante può essere attaccato da più specie di insetti fitofagi appartenenti al genere Dactylopius. Queste cocciniglie, tramite la saliva, iniettano nei cladodi una sostanza tossica, che provoca la comparsa di numerose macchie biancastre dall'aspetto cotonoso. La Mosca Mediterranea della Frutta (Ceratitis capitata) sverna solo nelle regioni più miti d'Italia, le larve della specie si nutrono della polpa dei frutti, preferendo quelli zuccherini e privi di acidità. I Fichi d'India maturano in un periodo in cui molti altri frutti estivi "dolci" sono già maturati, diventando così un ottimo bersaglio per questo insetto.
Temperature invernali sub-letali, possono inibire la fruttificazioni e i ristagni idrici (poco tollerati) facilitano l'attacco di funghi e provocano marciumi radicali.

Frutti Immaturi estremità Pale


Frutti Immaturi sui cladodi

Varietà, Riproduzione ed Utilizzi :

In Italia sono presenti essenzialmente tre tipi di cultivars: Muscaredda (Bianca), Sulfarina (Gialla) e Sanguigna (Rossa), che si differenziano per la colorazione dei frutti e della loro polpa. Esiste anche una varietà chiamata "Apirena", un nome ingannevole, dato che questa non è senza semi, ma ne ha semplicemente meno.
Il Fico d'India è facile da propagare, i suoi cladodi (o anche dei frammenti) radicano molto velocemente, è dunque semplice la riproduzione per via vegetativa, tramite Talea. La pianta si può moltiplicare anche tramite semina, tuttavia, qualora si volesse una cultivar specifica, si dovrà ricorrere al primo metodo.
Il fatto che i frutti abbiano numerosi semi e che le pale, a contatto col suolo, formino facilmente nuove radici, ha permesso una veloce diffusione della specie che, nelle condizioni climatiche ottimali, è diventata addirittura infestante, crescendo persino tra le rocce.
Piante moltiplicate tramite talea iniziano a fruttificare a partire dal terzo anno e rimangono altamente produttive fino a circa 35-40 anni di età.
Opuntia ficus-indica è una pianta coltivata, prevalentemente, per la produzione dei Fichi d'India, soprattutto in zone aride in cui poche altre piante fruttificherebbero. Si possono ottenere frutti, senza irrigazione, anche in zone in cui cadono meno di 300 mm/anno, ovvero la metà di quelli che cadono a Catania.
La specie ha un ottimo rapporto Biomassa/Acqua e si stima che possa produrre 1 kg di Biomassa secca (peso dopo disidratazione) ogni 150 litri di acqua consumata. Questa peculiarità, se sfruttata a dovere, porterebbe alla produzione di grandi quantità di Biogas e Bioetanolo. Purtroppo, in Italia, la specie è spesso abbandonata a sé stessa, ma non è così in tutto il mondo, nel Sud America (Cile e Brasile) vi sono impianti di Biogas, alimentati dalla Biomassa prodotta da questo Cactus. Anche i semi trovano impiego, essi contengono infatti sino al 30% di Olio.
In Italia, oltre ai frutti, vengono utilizzate anche le Pale, sia come foraggio per gli animali, sia per l'alimentazione umana. In ultimo non dimentichiamoci la bellezza della specie, che permette il suo impiego anche come pianta ornamentale in giardini privati, orti e parchi pubblici.

Frutti in Maturazione Ficodindia

Opuntia ficus-indica

Pala Fico d'India