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domenica 28 febbraio 2021

Le 10 Migliori Varietà di Pero (Pyrus communis)

Tra le Piante da Frutto più conosciute, apprezzate e diffuse in Europa è impossibile non menzionare il Pero (Pyrus communis). Questo albero, infatti, si adatta perfettamente ai climi temperati freddi tipici del settentrione e delle zone collinari interne del Centro-Sud Italia. 

Delle esigenze climatiche e delle tecniche di coltivazione del Pero avevamo già ampiamente discusso qua. In questo breve articolo vorrei invece fare una panoramica sulle molte varietà, evidenziando le differenze tra le cultivar ed elencando quelle più rappresentative e/o particolari.

Pyrus communis è una specie coltivata fin dall'antichità e, nel corso dei secoli, i contadini hanno selezionato le varietà che meglio si adattassero alla coltivazione locale. Purtroppo negli ultimi decenni  l'agricoltura "globalizzata" ha scelto solo poche varietà, ovvero quelle che davano raccolti abbondanti, con frutti più attraenti e che reggevano bene il trasporto. Questo è il motivo per cui al supermercato trovate Pere "Kaiser", "Abate" e poche altre. Esistono però centinaia di "Pere dimenticate" che, pur essendo altrettanto saporite, raramente si trovano in commercio. Infine non dimentichiamoci che questi "frutti antichi" crescono su alberi meno produttivi, ma spesso più rustici, resistenti alle malattie e, quindi, ideali per l'hobbista. 

Le innumerevoli tipologie di "Pero" si differenziano considerevolmente, sia per quanto riguarda il frutto, sia per quanto riguarda le esigenze della pianta. Se volessimo fare una prima (e grossolana) suddivisione varietale potremmo raggruppare i Peri in base a :


  • Epoca di Maturazione : esistono essenzialmente due gruppi, le Pere Estive e le Pere Invernali. Le prime maturano, a seconda della varietà, tra Giugno ed Agosto ed hanno conservabilità breve. Le seconde maturano da settembre in poi e si conservano a lungo. Alcune di queste Pere Inverali si raccolgono addirittura immature e si lasciano maturare lentamente durante l'inverno.
  • Dimensione del Frutto : Di norma (ma non sempre) le Pere Estive sono di pezzatura minore rispetto alle Pere Invernali, tuttavia esistono enormi differenze anche all'interno dello stesso gruppo. Ad esempio il Pero "San Giovanni" non arriva a pesare 30 grammi, mentre i frutti delle varietà più grandi possono sfiorare i 500 grammi.
  • Colore della Buccia : la colorazione varia dal giallo paglierino , sino al marrone, passando per le diverse tonalità di rosso.
  • Sapore : il gusto e la consistenza della polpa varia considerevolmente. Può essere più o meno dolce, succosa, dalla consistenza fine o più "granulosa", esser quasi liquescente o dura come una mela, insomma, ce n'è per tutti i palati.
  • Fabbisogno di Freddo : I Peri hanno un'elevata resistenza al freddo, tuttavia per fiorire correttamente richiedono diverse ore di temperature inferiori ai 7° C ( per dettagli sul fabbisogno di freddo clicca qua). Alcune varietà (es. Pero "Coscia"), spesso selezionate nel Sud Italia, hanno un più limitato fabbisogno di freddo e sono perciò le migliori per chi volesse coltivare un Pero nelle miti zone costiere del meridione.
  • Resistenza ai Patogeni : alcuni Peri hanno una maggior attitudine a sopportare la Ticchiolatura ed altre malattie a carico di funghi o insetti.

Ma arriviamo al nocciolo della questione, quali varietà di Pero scegliere per aver un frutteto quanto più "diversificato" possibile?


Le 10 migliori varietà di Pero


Pero "Conference"
1) Pero "Conference" : Pero di origine Inglese, risalente al 1885. Si caratterizza per la veloce messa a frutto, per lo sviluppo relativamente limitato e per la scarsa vigoria, che permette una potatura leggera, tuttavia essenziale per ringiovanire la pianta. La produzione è elevata e costante, anche perchè non è raro il fenomeno della partenocarpia (frutti che si sviluppano anche in assenza di impollinazione). I frutti, che maturano a metà settembre, sono di media pezzatura (200 grammi), piriformi, con la buccia verde-giallastra e cosparsa (talvolta interamente ricoperta) di lenticelle color ruggine. La polpa è bianca, cremosa, fondente, molto fine (assenza di granulosità), dolce e di ottimo sapore. Questa varietà è abbastanza resistente alla Ticchiolatura. Se raccolta nel momento giusto si conserva per circa 4-5 settimane. 

Pero "Bella di Giugno"
2) Pero "Bella di Giugno" : questo albero è caratterizzato da un elevato vigore e da una fruttificazione abbondante. Come la maggior parte dei Peri, anche la "Bella di Giugno" è autosterile e necessita dunque di altri peri per l'impollinazione. La fruttificazione è generosa e le pere sono raggruppate in piccoli grappoli che pendono dai rami. Questi frutti sono di medio-piccole dimensione, hanno una forma allungata ed una buccia che, nella parte rivolta verso il sole, assume tonalità rosse, con evidenti lenticelle bianche. La maturazione è forse la più precoce ed indicativamente avviene tra il 20 ed il 30 Giugno. La polpa è succosa, zuccherina, di ottimo sapore e, per esser una pera "estiva", si conserva discretamente bene (circa 2-3 settimane). Il peso medio di un frutto è circa 120 grammi.


Pero "Decana d'Inverno"
3) Pero "Decana d'Inverno" :  varietà di origine Belga, risalente ai primi dell'800. La pianta è molto produttiva e presenta una vigoria media. Il frutto è di grosse dimensioni (sino 400 grammi), di forma ovoidale/sferica e presenta una buccia color giallo-verde, cosparsa di numerose lenticelle. La polpa è fine, zuccherina, dissetante e saporita con una consistenza, a maturazione, quasi liquescente. Caratteristica peculiare è il fatto che questa Pera non matura sull'albero; essa viene infatti raccolta acerba a fine ottobre, quando è ancora dura ed astringente, e lasciata maturare in casa fino a dicembre. Questa maturazione "tardiva" la rende meno suscettibile ai marciumi causati dagli insetti, inoltre si conserva a lungo e si può mangiare sino a Marzo. La pianta è abbastanza suscettibile alla Ticchiolatura. Affine a questo clone si può pensare alla Decana del Comizio, che si differenzia per aver un frutto a forma più allungata, più appariscente (con sfumature di rosso) ed a maturazione più precoce (fine settembre), tuttavia la conservabilità è inferiore, ma comunque buona.

Pero "Decana del Comizio"
Pero "Cocomerina"
4) Pero "Cocomerina" :  varietà antica ritrovata in Emilia Romagna, nota anche come Briaca. I frutti maturano a metà settembre, sono di piccole dimensioni (in media 80 grammi) ed, inizialmente di color verde. La buccia, in prossimità della maturazione, si tinge di rosso e, cosa peculiare, la polpa è anch'essa rossa (il nome richiama al colore dell'anguria). La polpa è profumata ed ha sapore dolce ed aromatico. Sicuramente una rarità che non troverete nella grande distribuzione, anche perché queste Pere poco si prestano al trasporto. Si conserva al massimo per un mese.
 
5) Pero "Coscia" :  ottenuto nel '700 in provincia di Firenze, si caratterizza per l'elevata vigoria e per una messa a frutto piuttosto lenta. I frutti, che maturano tra metà e fine Luglio, sono di medio-piccole dimensioni (circa 150 grammi), piriformi ed hanno una buccia gialla leggermente tinta di rosso dalla parte esposta al Sole. Frutto a polpa succosa e poco acida, che si conserva per circa 4 settimane. Sicuramente una delle scelte migliori per chi volesse Pere mature a "metà estate". Il fabbisogno di freddo è minore rispetto ad altre varietà ed è dunque ottima anche per la coltivazione nel Sud Italia.

Pero "William Rosso"
6) Pero "William" :  originatosi da un semenzale in Inghilterra nel 1700, si iniziò a propagare per via delle caratteristiche del suo frutto. Esso è di medie dimensioni (250 grammi), con una buccia gialla e con un profumo dolce ed intenso. La maturazione avviene intorno a metà Agosto e la conservazione è di circa 20 giorni. Polpa bianca, succosa, leggermente acida, ma molto saporita. L'albero ha una buona resistenza alle malattie. Esiste anche una varietà William Rosso, che si differenzia per una maturazione leggermente più precoce e, come suggerisce il nome, per avere una buccia rossa.

Pero "Martin Sec"
7) Pero "Martin Sec" :  noto anche con altri nomi (Martin Secco, Cavicchione, Roggia,  Martina, Cannellino, Garofolino) è un'antichissima cultivar Piemontese originaria del Cuneese. Queste pere sono di piccole dimensioni (in media 60-70 grammi), si raccolgono tra metà ottobre e inizio novembre e maturano gradualmente per tutto l'inverno ed oltre. Il frutto è piccolo, con una buccia color marrone/bronzeo, tuttalpiù rossa nella parte esposta al Sole ed una polpa croccante, soda (poco succosa), granulosa e dal sapore fruttato, aromatico e speziato. A detta di molti è la miglior Pera da fare "cotta", tuttavia può esser consumata tal quale o esser impiegata nella produzione di dolci. L'albero è vigoroso, a crescita tendenzialmente assurgente e con una buona resistenza alle patologie (esclusa la Ticchiolatura). L'entrata in produzione potrebbe esser più lenta rispetto ad altre varietà. Insomma, se cercate una Pera da "cuocere" questa è sicuramente la scelta più indicata.

Pero "Santa Lucia"
8) Pero "Santa Lucia" : antica varietà di origine marchigiana, conosciuta anche come Pero "Angelica". E' una pianta di medio vigore che produce frutti medio piccoli dai colori accesi e vivaci (giallo e rosso). La maturazione è molto più scalare rispetto agli altri peri, inizia ad inizio settembre e si protrae sin ottobre ed i frutti si possono mangiare sino a novembre. La buccia è gialla, con sovra-colore rosso intenso. La polpa è fine, assenza di granulosità e sapore dolce, con sentori di vaniglia. I frutti pesano circa 150 grammi e si conservano un paio di mesi.

Pero "Obelisk"
9) Pero "Obelisk" :  ottima scelta per chi avesse poco spazio in giardino, infatti si tratta di un Pero "Nano" a portamento colonnare od al più piramidale. Il limitato sviluppo, prevalentemente verticale, rende questa Cultivar ideale per esser coltivata in vaso, dando soddisfazione anche a coloro che vivessero in città ed avessero solo il terrazzo od un balcone. I frutti, diversamente dalla pianta, sono grossi ed hanno una polpa bianca, succosa e zuccherina. La maturazione è autunnale ed i frutti si conservano fino a 3-4 mesi.

10) Pero "Butirra Hardy" : pianta di origine Francese, ad elevata vigoria e produttività costante. I frutti, che si raccolgono verso fine Agosto, hanno una buccia ruvida, giallognola-bronzea e possono ricordare quelli del Pero conference, sebbene siano di pezzatura superiore, meno allungati e più "tozzi". Polpa fondente, profumata e di ottimo sapore, con sentori di Moscato. La parte centrale del frutto può essere granuloso. Pere adatte al consumo fresco, che hanno purtroppo una limitata conservabilità.

Pero "Butirra Hardy"

lunedì 4 novembre 2019

Cosa Vuol Dire Esposizione a Mezz'Ombra per una Pianta ?

Chiunque di voi avesse letto una rivista di giardinaggio o si fosse informato sulla coltivazione di una determinata pianta, si sarà sicuramente imbattuto in frasi del tipo "Questa specie deve essere piantata con un'esposizione a mezz'ombra" oppure "Questo arbusto ama esposizioni in pieno Sole".

Ma cosa significa il termine "Mezz'ombra" ? A quante ore di Sole diretto giornaliere equivale ? A quante di Sole filtrato ?

Rispondere a tutte queste domande non è affatto semplice, anche perché dovremo considerare diversi fattori, tuttavia una risposta è essenziale per coloro che si stessero accingendo a piantare delle piante in giardino.

Luce Solare Filtrata dagli Alberi

Premessa : Non tutte le piante sono uguali.

La natura è meravigliosamente varia, esistono luoghi del Mondo in cui splende il Sole per 365 giorni all'anno, altri, invece, in cui le giornate nuvolose superano di gran lunga quelle soleggiate; inoltre ricordiamoci che, in base alla latitudine, possiamo distinguere zone in cui l'intensità del Sole è elevata durante tutto l'anno (zone tropicali), aree in cui l'irraggiamento solare è scarso per molti mesi all'anno (l'inverno delle zone temperate), altre ancora in cui il Sole, anche in estate, non è mai troppo intenso (zone polari).

Infine non dimentichiamoci che anche in uno stesso identico luogo ci possono essere enormi differenze di luminosità, pensate ad esempio ad una foresta, in cui gli alberi più alti (che son quelli che necessitano più luce) assorbono circa il 95% della radiazione luminosa, lasciando solo un 5% alle specie che crescono nel sottobosco. (queste percentuali sono indicative e variano in funzione del tipo di bosco e dell'anno).

Eppure, per ognuno di questi ambienti (e sotto-ambienti), esistono centinaia di specie vegetali perfettamente adattate a viverci.

Per comodità ora parleremo dei climi temperati, come quello che abbiamo in Italia, sottolineando le differenze che ci possono essere tra le varie regioni (tra Nord e Sud).


Cosa Vuol Dire : "Piantare in Pieno Sole" ?

Le piante che amano il Sole, note come specie eliofile (elio in greco vuol dire "Sole"), richiedono, ovviamente, un'esposizione soleggiata. 
Molte specie della macchia Mediterranea (es. Fico d'India) sono eliofile e praticamente tutte le piante da frutto gradiscono luce diretta per molte ore al giorno.

In altre parole, più ore di Sole diretto al giorno avranno, meglio cresceranno e si svilupperanno. Detto questo non vuol dire che non possano esser coltivate laddove al mattino (od alla sera) vi siano un paio d'ore di ombra, ma sarà meglio scegliere un'esposizione che garantisca almeno 7 ore di luce diretta, diciamo, in estate, dalle 10 alle 17.
Eggià perchè i raggi del Sole nelle ore centrali della giornata hanno un'energia ben superiore a quelli della mattina (o della sera) e le piante eliofile vogliono il Sole diretto proprio nel periodo della giornata in cui esso è più forte.

Le posizioni più soleggiate sono quelle esposte a Sud, lontane da ostacoli, piante ad alto fusto o  da qualsiasi cosa possa creare ombra.

N.B.

Ricordatevi che, a causa della diversa lunghezza delle ombre tra le stagioni, una zona totalmente ombreggiata in inverno potrebbe essere assolata tutto il giorno durante l'estate (Clicca Qui per maggiori dettagli).
In inverno le piante sempreverdi riducono il metabolismo e quelle decidue non svolgono la fotosintesi; quindi il "Pieno Sole", soprattutto per specie caducifoglie, è più importante durante la bella stagione.

In natura il pieno Sole si trova sui pendii esposti a Sud e nelle pianure non boschive. In ambito privato il pieno Sole è rappresentato da zone pianeggianti lontane da alberi ed edifici.

Esposizione in Pieno Sole (Campo di Mais)

Cosa Vuol Dire : "Piantare a mezz'ombra" ?

Molti arbusti ornamentali acidofili, come Aceri Giapponesi, Azalee, Rododendri e Gardenie, si sviluppano al meglio con luce solare diretta solo per una parte della giornata.

Di solito con esposizione a mezz'ombra si intende un luogo che riceva meno di 6 ore di luce diretta al giorno, preferendo quelle mattutine e tardo pomeridiane, evitando magari la fascia oraria 11-16.
Detto questo non c'è una regola stringente, molti arbusti da mezz'ombra si adattano bene anche ad aver il Sole per l'intera mattinata (dalle 7 alle 13) o per l'intero pomeriggio (13-19). Per mezz'ombra si può intendere anche una zona che abbia solo un paio d'ore di Sole diretto, ma per il resto della giornata riceva il Sole filtrato da alberi dalla chioma non troppo folta, che lasci arrivare parte dei raggi solari al suolo.

Ovviamente nelle zone Alpine, in cui vi sia una certa copertura nuvolosa anche durante l'estate, si potrà optare per un'esposizione con più ore di Sole rispetto ad una località costiera della Sicilia.


Infine fate un distinguo tra piante che "Vogliono la Mezz'ombra" e che "Si accontentano della Mezz'ombra". Alcune specie, se piantate in pieno Sole, in particolar modo nel Sud Italia, iniziano a soffrire e possono svilupparsi male e lentamente; altre, invece, si svilupperebbero egualmente bene sia al Sole che a Mezz'ombra, ma se ne consiglia quest'ultima esposizione perché magari hanno una scarsa resistenza alla siccità e preferiscono che il terreno rimanga più umido, quindi irrigando è possibile coltivarle anche in pieno Sole.

In natura questa esposizione può esser rappresentata dai bordi dei boschi (tranne il lato Sud, che sarebbe in pieno Sole), scoscesi pendii esposti a Nord-Est o Nord-Ovest. Nei paesi e nelle città potrebbero esser quelle zone di giardino esposte subito a Nord rispetto ad un unico albero ad alto fusto od ad un edificio.

Mezzo'Ombra ai Margini di un Bosco

Cosa Vuol Dire : "Piantare all'ombra" ?

L'ultima categoria di piante sono quelle chiamate sciafile, ovvero amanti dell'ombra. Queste sono per lo più specie che in natura crescono nel sottobosco e tendono ad aver foglie molto grandi (tanto all'ombra è più facile non disidratarsi).
Il confine tra specie da mezz'ombra e da ombra è sottile è vi è indubbiamente una sovrapposizione, per cui qualche ora di luce diretta la possono sopportare anche le piante sciafile.

Ombra non vuol dire buio. L'intensità luminosa ambientale varia dal buio pesto al Sole del mezzogiorno tropicale.
Vi faccio un esempio concreto : supponete di esser in spiaggia, su una sdraio posizionata sotto l'ombra creata dall'ombrellone; voi (e la vostra sdraio) siete all'ombra, eppure se guardate sotto la sdraio vedrete un'ombra "più scura", poiché la sdraio riduce ulteriormente la luce riflessa sulla sabbia sottostante.
Stiamo osservando due zone ombrose, ma una più luminosa dell'altra. Lo stesso discorso si può far anche all'interno di casa, osservando una stanza esposta a Sud ed una a Nord.

L'ombra poi può esser anche parziale, ad esempio, se osservate la proiezione di una chioma di un albero sul terreno noterete che tra una foglia e l'altra potrebbe esserci della luce.

Le piante che amano l'ombra totale sono relativamente poche, tra di esse si potrebbero ricordare i Muschi e buona parte delle Felci, oltre alla stragrande maggioranza delle specie vendute come "Piante da Appartamento" (es. Dieffenbachia). 

Ricordatevi che tutte le piante hanno bisogno della Luce per sopravvivere, quindi anche per sciafile, preferite un'ombra luminosa ad una scura e, soprattutto nel Nord Italia, non temiate se ricevono 2-3 ore di luce diretta al giorno, basta che sia quella delle prime ore della mattina.

In natura questa esposizione potrebbe esser rappresentata dal sottobosco di una fitta foresta, da gole profonde o dirupi esposti a Nord; mentre in città è tipica di giardini condominiali, circondati su tutti i lati da alti palazzi.

Zona Ombrosa

lunedì 21 ottobre 2019

Come e Quando Potare le Piante da Frutto ?

Di manuali di potatura ne esistono a decine, questo non è di certo un corso di potatura e probabilmente non dirò nulla di nuovo, tuttavia vorrei raggruppare in un unico articolo ciò che si sa riguardo alla potatura, ed in special modo delle piante da frutto, rispondendo ad alcune semplici domande che sicuramente vi sarete fatti.


Perché Bisogna Potare le Piante da Frutto ?

Premetto col dire che le piante, fruttifere e non, si son evolute ben prima che l'uomo potesse immaginare di "addomesticarle" a proprio vantaggio. 
In natura tutte le piante nascondo, crescono e fruttificano alla perfezione senza alcun intervento esterno ed, in linea di principio, nessuna pianta avrebbe bisogno di potature, basti vedere in montagna Meli e Peri ormai selvatici alti 10 metri e perfettamente fruttificanti.


Ciò nonostante la potatura ha lo scopo di mantenere un equilibrio tra l'aspetto vegetativo e riproduttivo ed offre indubbi vantaggi :

  • Ridurre le dimensioni delle piante e, quindi, poterne aver un maggior numero per ogni ettaro di terreno; inoltre tenere una taglia ridotta facilita le operazioni di raccolta.
  • Diminuire l'alternanza di produzione e controllare la quantità di frutti per pianta, onde evitare che un anno ci siano tantissimi frutti (magari piccoli e di scarse qualità organolettiche) ed il successivo non ve ne siano.
  • Dare una forma alla pianta, in modo tale che la chioma sia ben bilanciata e distribuita su 3-4 branche principali, ruotate di circa 90-120 gradi l'una dall'altra.
  • Avere una chioma meno folta, in modo tale da permettere un miglior arieggiamento ed un maggior numero di foglie direttamente esposte ai raggi solari, riducendo quindi l'insorgere di malattie fungine (che amano l'umidità) e migliorando la resa della fotosintesi.
  • In piante senescenti, la potatura può avere anche un effetto di ringiovanimento, stimolando l'attività vegetativa e l'emissione di nuovi rami.
Potatura Alberi da Frutto

Quando Si Devono Potare le Piante ?

Il periodo migliore per eseguir la potatura dipende dalla specie ma, in linea di massima, potremmo dire che per la maggior parte delle piante decidue conviene farla nel periodo di riposo vegetativo, ovvero quando hanno ormai perso le foglie, ma almeno 15-20 giorni prima della schiusura delle gemme.
Il periodo migliore va dunque da Novembre a Febbraio, evitando i periodi di forte gelo che potrebbero compromettere la regolare cicatrizzazione delle ferite.

In zone molto fredde consiglio di potare tra fine Febbraio ed inizio Marzo, nel Sud Italia, invece, si può tranquillamente potare in Dicembre.

Anche le piante sempreverdi è meglio potarle durante il riposo vegetativo, ricordandosi che una potatura massiccia stimola la ripresa vegetativa e che una pianta in crescita è più sensibile ai danni da gelo, rispetto ad una pienamente dormiente.

Fin qua abbiamo descritto la potatura a secco, tuttavia esiste anche la potatura a verde, fatta in Estate, solo su piante eccessivamente vigorose.

Quanto detto tuttavia non è però applicabile a tutte le specie, se per esempio osserviamo il Nespolo Giapponese ci accorgiamo che inizia a fiorire in Autunno e che fruttifica tra Aprile e Giugno; questa pianta, per non compromettere la fruttificazione, deve esser potata non appena si saranno raccolti i frutti.

Ricordatevi è meglio potare un po' tutti gli anni, piuttosto che dover far potature drastiche ogni 5 anni.


Regole Generali Per Una Buona Potatura :


  • Disinfettare gli attrezzi : consiglio di pulire le lame delle vostre cesoie con alcool e di passarle sopra al fuoco, affinché si uccidano tutti i possibili patogeni che potrebbero infettare, tramite le ferite del taglio, la pianta potata.
  • Potare Prima le Piante "Sane" : sebbene sia meglio disinfettare gli strumenti ad ogni nuova pianta potata, è comunque bene iniziare potando piante giovani e sane, finendo con quelle più vecchie e malconce, così da non trasferire le malattie di queste ultime alle prime.
  • Tagliare Poco Sopra Una Gemma : a seconda della specie vegetale le gemme possono esser distanziate diversi centimetri; dato che la nuova vegetazione verrà emessa dalla gemma più vicina al taglio è consigliabile che tra il taglio e la gemma non ci sia molto legno che, nel corso della stagione, seccherebbe inevitabilmente.
  • Fare Tagli Obliqui : se un ramo è verticale non tagliatelo parallelo al suolo, ma con un angolo di 45°. In questo modo la sezione del taglio sarà inclinata, evitando il ristagno di acqua e marciumi vari. 
  • Non Potare Grossi Rami : più un ramo è giovane e di piccolo diametro, meglio sopporterà la potatura.
  • Usare Mastice : se proprio fosse necessario potare un ramo di grosse dimensioni ricordatevi di usare del mastice, che aiuta il processo di cicatrizzazione, limitando l'ingresso dei patogeni.
  • Fare Tagli Netti : usare cesoie affilate, facendo un taglio deciso e netto, non "sfilettato". Tanto più si è puliti e precisi, tanto più il legno cicatrizzerà in fretta.
  • Arieggiare la Chioma : per tutte le specie è importante che la chioma non sia eccessivamente densa e che l'aria (e la luce) possa passarci in mezzo, riducendo l'umidità e l'attacco da parte di funghi patogeni, oltre a garantire una miglior maturazione dei frutti più interni.
  • Selezionare l'ultima Gemma : Quando si farà un taglio, esso dovrà esser in prossimità di una gemma. La gemma più vicina al taglio sarà quella che emetterà rami più vigorosi; di conseguenza, dato che le gemme son orientate in tutte le direzioni, sarebbe opportuno che la gemma più prossima al taglio sia orientata nella direzione in cui vorremo dirigere il nuovo flusso vegetativo; ad esempio verso l'esterno della chioma e non viceversa.

Tipi di Taglio :

  • Diradamento : si intende la rimozione totale di un certo numero di rami e viene effettuato in piante vigorose, che producono troppi rami. Questa tecnica è nota anche coma Potatura Lunga, poiché i rami che rimangono non sono numerosi, ma sono lunghi
  • Accorciamento : in questo caso il ramo non vien rimosso totalmente, ma semplicemente accorciato (talvolta anche di oltre il 50%). All'opposto di prima, qui parliamo di Potatura Corta, poiché rimangono molti rami, ma corti.
  • Raschiatura : potatura eseguita a scopo sanitario; consiste nell'asportazione della parte più esterna e morta della corteccia di alberi adulti.
  • Tagli di Ritorno : ad ogni anno un ramo emette dei germogli dalle gemme laterali, ma continua anche ad allungarsi dal proprio apice vegetativo. Il taglio di ritorno si esegue poco sopra la diramazione tra il ramo principale (quello vecchio) ed il ramoscello (nuovo). In questo modo si sostituirà il vecchio apice vegetativo con il nuovo e si limiterà l'eccessivo accrescimento in lunghezza, ringiovanendo la chioma ed i rami ormai troppo vecchi.
Taglio di Ritorno - Prima della Potatura

Taglio di Ritorno - Dopo la Potatura
  • Cimatura : rimozione dell'apice vegetativo (la punta) dei germogli. E' un esempio di potatura a verde (fatta tra primavera ed inizio estate) e favorisce l'accrescimento e la formazioni di nuovi germogli lungo l'asse del ramo.
  • Spollonatura : rimozione dei polloni, ovvero quei rami che spuntano direttamente da gemme situate sulle radici o dal colletto.
  • Capitozzatura : una tipologia di potatura assai drastica, con rimozione di grossi rami, fatta allo scopo di rinvigorire piante ormai vecchie o per contenere le dimensioni delle piante, come ad esempio nel Tiglio. Questa tecnica, oltre a deturpare l'aspetto estetico, non può esser eseguita su tutte le specie; nelle Conifere, ad esempio, porterebbe le piante a morte certa.
Capitozzatura

Come Potare le Piante da Frutto ? :

Per piante arboree il primo intervento è noto come potatura di formazione, poiché vengono selezionati i rami più sani e meglio disposti, lasciandone solitamente 3 o 4, che diventeranno le future branche principali, determinando dunque la forma della pianta adulta.

Successivamente si attua la potatura di produzione, che richiede il riconoscimento dei diversi tipi di gemma (a fiore, a legno, miste). Il comportamento riproduttivo delle diverse specie è talmente variabile da non permettere di generalizzare. Per questo motivo darò una spiegazione in base ai seguenti raggruppanti di piante da frutto :

Kiwi e Vite : Entrambe le specie sono liane rampicanti, la Vite è dotata di viticci che la ancorano facilmente ai sostegni, mentre il Kiwi, che ne è privo, si aggrappa avvolgendosi attorno a qualsiasi cosa incontri, formando spesso dei grovigli inestricabili.
Entrambe le specie richiedono potature massicce, che rimuovano gran parte del legno della vecchia stagione. Inoltre ricordatevi che entrambe le specie fioriscono sui nuovi getti e non vi è dunque una netta distinzione tra gemme a fiore ed a legno.
Eliminate buona parte dei rami, selezionandone un certo numero (che varia anche in funzione dell'età della pianta e dello spazio disponibile), da accorciare sino a che ci siano circa 15 gemme (nei Kiwi) o 5-8 gemme (nella Vite). Sono piante facili da potare, che fruttificano abbondantemente (soprattutto il Kiwi) anche se potati da mani inesperte. 

Riassumendo, diradare ed accorciare i pochi rami prescelti.

Potatura Vite

Kiwi Potato
Pesco : Questa specie fruttifica prevalentemente (non unicamente) sui rami misti di un anno e, piante sane e ben concimate, hanno elevata vigoria. I rami misti sono quelli lunghi anche oltre 30 cm, ma di piccolo diametro, dato che hanno solo 1 anno di età e contengono sia gemme a fiore che a legno. Se ne devono rimuovere sino al 70%, cercando di eliminare quelli interni alla chioma, danneggiati o che si incrociano. I restanti devono esser accorciati a circa metà lunghezza.
Le gemme a fiore nel pesco si riconoscono poiché ben più gonfie di quelle a legno e son distribuite su quasi tutta la lunghezza del ramo misto. Un ramo misto non accorciato allegherà molte pesche, facendole però rimanere piccole e di scarse qualità.

Pesco Dopo Potatura

Ciliegio ed Albicocco : queste piante da frutto non gradiscono potature drastiche poiché i tagli non si cicatrizzano bene e son soggetti a gommosi. Detto questo una potatura leggera, ma costante è comunemente fatta negli impianti produttivi.
Nell'Albicocco le gemme a fiore son leggermente più grosse e solitamente presenti a coppie, divise da una gemma a legno centrale e sono disposte lungo l'intero ramo misto. L'entità della potatura (diradamento ed accorciamento) sarà proporzionale al carico di gemme a fiore; nelle annate in cui ce ne sono molte si dovranno eliminare più rami, per non incorrere nell'alternanza di produzione. 
Il Ciliegio produce prevalentemente sui mazzetti di maggio, cortissimi rami (1-2 cm) con un folto gruppetto di gemme a fiore. 
In linea di massima il Ciliegio è una pianta che si sviluppa in maniera armonica ed elegante anche senza interventi di potatura; tuttavia la mole elevata richiede una potatura di contenimento, atta a ridurne le dimensioni ed a facilitare la raccolta.

Melo e Pero : le pomacee solitamente gradiscono potature energiche, ma è importante sapere quali sono le gemme sui cui avverrà la fioritura/fruttificazione.
Dobbiamo riconoscere le Lamburde, ovvero piccoli rami (2-3 cm) con una gemma a fiore in posizione apicale, i Brindilli, esili rami che terminano con una gemma a fiore ed, infine, i rami misti.


Durante la fase vegetativa la Lamburda si ingrossa dando origine ad una struttura nota come Borsa, ricca di sostanze nutritive. Se Lamburde e Borse non si regolano con un'opportuna potatura si affastellano, formando le tipiche Zampe di Pollo (o di Gallo).

A seconda della varietà di Melo (o Pero) la fruttificazione si concentrerà maggiormente sulle Lamburde o sui Brindilli/Rami Misti.
Durante la potatura si dovranno rinnovare le Lamburde con tagli di ritorno e sfoltire la chioma, diradando i rami mal posizionati. I Brindilli non vanno accorciati, perché terminano con una gemma a fiore, ma vanno diradati.
Le Lamburde che danno origine a frutti migliori sono solitamente quelle inserite su rami di 2-3 anni di età. Una potatura intelligente tende a mantenerle costanti, eliminando quelle inserite su rami ormai troppo vecchi.

In linea di massima la potatura del Pero deve esser più leggera rispetto a quella del Melo.

Lamburda e Taglio di Potatura

More e Lamponi : queste specie sono considerate piante biennali, nel senso che la parte aerea si rinnova integralmente nell'arco di questo periodo.
In pratica le radici sono perenni ed, ad ogni stagione, emettono dei polloni che crescono vigorosi, talvolta per oltre 2 metri (soprattutto nelle More), spesso piegandosi sino a toccare terra.
Questi rami (rami di 1 anno) non fruttificano, tranne che nei Lamponi biferi. Durante la stagione successiva dalle gemme laterali di questi rami vengono emessi dei germogli al cui apice saranno presenti fiori/frutti.
Alla fine della stagione questi rami (rami di 2 anni) muoiono e seccano.

La potatura consiste nell'eliminazione di tutti quei rami morti (di 2 anni) e nella selezione di 3-5 rami di 1 anno; gli altri saranno rimossi alla base. I rami selezionati devono esser accorciati di circa metà (o più), i modo che siano più stabili. Non temete i fiori verranno prodotti dai germogli emessi da qualsiasi gemma di questi rami, sia essa basale, laterale o terminale. La fruttificazione sarà dunque generosa a prescindere da quanto li accorciate.

N.B. alla fine del secondo anno i rami si riconoscono sia dal fatto di esser morti/secchi, sia per la presenza di ramificazioni nella parte alta.

Potatura Rami 2 Anni Lampone

Mirtilli e Ribes : sono piante a sviluppo relativamente limitato, sebbene i Mirtilli Americani possano superare i 2 metri di altezza. Nel Ribes si attuano accorciamenti dei rami e diradamento di quelli più vecchi. Nel Mirtillo le gemme a fiore son disposte sui rami di 1 anno e son visivamente più grosse rispetto alle gemme a legno, la potatura è leggerissima, talvolta superflua e mira allo sfoltimento della chioma. 

Gemme a Fiore Mirtillo

Apertura Gemme a Legno ed a Fiore Mirtillo

Susino e Mandorlo : la potatura invernale dovrà esser più o meno leggera a seconda della vigoria della pianta. Nei Susini Cino-Giapponese, che solitamente hanno una fioritura molto abbondante, con fiori che sbocciano in prevalenza da gemme situate sui Dardi Fioriferi (Mazzetti di Maggio), la potatura è intensa e consiste nell'asportazione dei rami che portano Dardi vecchi ed ormai esauriti.
Nel Susino Europeo, che fiorisce meno copiosamente ed in prevalenza sui rami misti, la potatura sarà più leggera, rinnovando i rami misti.
In entrambi i casi i rami in eccesso, rotti o mal direzionati, vanno eliminati, diradando la parte interna della chioma.
Discorso molto simili può esser fatto per i Mandorli, ricordandosi che in un terreno ricco diventano alberi ben più grossi dei Susini ed è quindi consigliabile attuare potature di contenimento, accorciando i rami assurgenti.

Susino Europeo Prima delle Potatura

Susino Europeo Dopo La Potatura

Olivo : per poter potare correttamente bisogna ricordarsi che la maggior parte delle mignole (boccioli fiorali dell'Ulivo) vengono prodotte sui rami di 1 anno (lunghi tra 20 e 40 cm) e dunque la fruttificazione sarà concentrata su questi ultimi; inoltre va considerato che l'Olivo è una pianta molto vigorosa che, nei climi adatti, può diventare davvero grande.
La potatura deve esser fatta di anno in anno e consiste nell'eliminazione dei Polloni e dei Succhioni, ovvero quei rami vigorosi che spuntano direttamente dalle branche principali.
In questa specie, più che in altre, sono importanti i tagli di ritorno e l'alleggerimento della chioma (la specie è eliofila e non tollera l'umidità)

Nocciolo e Melograno : queste due specie, che all'apparenza sembrano molto diverse, hanno un elemento in comune; entrambe hanno la tendenza ad emettere polloni, anche in piante adulte e sane.
Nel Nocciolo di solito si opta per una forma arbustiva, selezionando 3-4 polloni, che diventeranno i futuri tronchi. Ad ogni stagione si dovranno rimuovere tutti i numerosi polloni cresciuti durante l'estate, accorciare i rami che puntano verso l'alto e snellire la chioma, facendo si che i rami vadano ad occupare il volume disponibile, senza che vi siano zone troppo folte ed altre libere.
Il Melograno si può crescere sia ad alberello, che ad arbusto; nel primo caso si seleziona un unico ramo, nel secondo caso se ne selezionano di norma 3-4. In futuro, soprattutto se volete la forma "ad albero" dovrete rimuovere tutti i nuovi polloni, che in una sola stagione possono raggiungere l'altezza di un uomo. Se volete un cespuglio "selvaggio" potete lasciarli, ma l'aspetto sarà disordinato.
Data l'elevata vigoria del Melograno è consigliabile anche un bel diradamento, in modo che i futuri frutti possano godere al massimo della luce solare.

Rimozione Polloni Nocciolo

Agrumi : con questo termine intendiamo più specie appartenenti al genere delle Rutaceae. E' evidente che esistano differenze sostanziali tra specie e specie ma, in linea di massima, potremmo dire che gli Agrumi tendono ad assumere una forma globosa; tuttavia alcuni (es. Arancio e Limone) nella fase giovanile hanno la tendenza a sviluppare rami verticali molto vigorosi (Succhioni), che possono entrare in competizione con le branche e devono esser rimossi per favorire un miglior sviluppo della chioma.
La potatura di produzione si limita al diradamento della chioma, all'eliminazione dei rami troppo assurgenti e di quelli più bassi che tendono a squilibrare la chioma.
Gli Agrumi sono sensibili al gelo ed è bene potarli poco prima della fioritura primaverile ed in maniera abbastanza leggera. A livello amatoriale possono esser lasciati crescere anche liberamente, continuando a fruttificare. 

Nespolo Giapponese e Corbezzolo : Queste due piante sono sempreverdi e fioriscono tra Autunno ed Inverno. Il Nespolo va potato verso Giugno, dopo la fruttificazione, ma prima della fioritura, mentre il Corbezzolo richiede circa 1 anno per maturare i frutti, quindi ogni volta che tagliate potrete rimuovere fiori (tra Settembre e Gennaio) o frutti (tutto l'anno). Anche in questo caso consiglio di potare verso Giugno, selezionando i frutti che vorrete lasciare sulla pianta.

Il consiglio che vi posso dare è di provare, alla fine la via pratica diventa il miglior modo per imparare a potare correttamente una pianta da frutto.
Ricordatevi, non è detto che il giardiniere che ben pagate vi poti nella maniera più corretta, ma forse in quella più veloce.

P.S. Ricordatevi le Conifere hanno di norma scarsa vigoria e non tollerano grosse potature, mentre le Palme hanno un unico apice vegetativo (la punta dove emergono nuove foglie) e son incapaci di rigenerarlo; quindi non potrete mai limitare la crescita in altezza, se taglierete l'apice la Palma morirà.

lunedì 16 ottobre 2017

Dov'è e Com'è Arona ? - Con Foto della Città

Nel parlare di Arona non potrò mai essere oggettivo, è la città in cui sono cresciuto e quella a cui sono più affezionato. Ogni suoi angolo lo associo ad un ricordo personale, ogni sua viuzza è stata da me percorsa decine di volte; tuttavia cercherò di fornire una descrizione quanto meno faziosa riuscirò, ma soprattutto mostrerò diverse fotografie, le quali sono sicuramente più esaustive delle parole.

Lungo Lago Arona

Attracco Barche Arona

Arona è un comune della provincia di Novara, situato nella parte meridionale della sponda Piemontese del Lago Maggiore.
Arona dista circa 70 km (42 mi) da Milano, 38 km (24 mi) da Novara e 75 km (47 mi) dalla Svizzera italiana (Canton Ticino).
Arona è una cittadina che conta più o meno 14.000 abitanti, circa 2000 in meno rispetto agli anni '80.

Le prime testimonianze di Arona sono precedenti all'anno 1000, ma nel vicino Parco dei Lagoni sono stati ritrovati resti di insediamenti umani che risalgono alla preistoria. 
E' quindi probabile che la zona del Lago Maggiore (tra cui Arona) fosse abitata ben prima dell'arrivo della scrittura.

Molti di voi (Milanesi etc.) avranno visto Arona durante i Weekend assolati di primavera, o ad Agosto.
In questi periodi le vie principali sono affollate, i bar pieni ed i negozi sempre aperti, ma Arona nasconde anche un lato più introspettivo, intimo, che potrete cogliere solo camminando per il suo lungolago semi-deserto, sotto la pioggerellina, durante una fredda serata di fine autunno.

Il lungo lago di Arona (circa un paio di chilometri) corre parallelo alla via del Corso, ricca di negozi di vestiti, e termina in Piazza del Popolo, la piazza più antica e caratteristica di Arona.
Percorrendo questo tratto potremo ammirare la sponda lombarda del Lago Maggiore, su cui spicca il ben conservato Castello di Angera.

Arrivando in Piazza del Popolo da Sud, noterete il precipizio della Rocca (a Nord), il Lago Maggiore/Castello d'Angera (ad Est), l'antico Broletto, ovvero il palazzo di Giustizia eretto nel '300, e la chiesa di Santa Maria di Loreto (ad Ovest).

Piazza del Popolo

Piazza del Popolo

Broletto Piazza del Popolo


La Rocca di Arona sovrasta la cittadina e conserva i resti del Castello in cui nacque San Carlo Borromeo, distrutto da Napoleone nell'800. 
La Rocca è visitabile, gratuitamente, e permette un'ottima visione sulla città di Arona e sui dintorni, oltre ad offrire una panoramica della parte Sud del Lago Maggiore e delle colline che lo circondano. 
Ricordatevi che, in inverno, in settimana la Rocca è chiusa (consultate gli orari cliccando qui).

Arona Vista dall'Alto

Castello d'Angera Visto dalla Rocca di Arona

Ricche di storia sono anche le chiese interne, adiacenti al comune. Molto caratteristica è Piazza San Graziano, che ospita una riproduzione dell'Arco di Palmira ed un presepe scolpito nella roccia.

Riproduzione Arco di Palmira

Piazza San Graziano

Chiesa di San Graziano

Scalinate di Piazza San Graziano
Piazza De Filippi

Non dimentichiamoci le frazioni di Arona (Mercurago, Dagnente, Montrigiasco e San Carlo). Proprio quest'ultima frazione collinare ospita l'imponente Statua di San Carlo Borromeo, la più grande statua visitabile all'interno (la Statua delle Libertà è più alta per via del piedistallo).

Statua di San Carlo Borromeo

Arona è ad un'altitudine di 202 metri sul livello del mare (663 ft) e possiede un clima temperato freddo, solo leggermente mitigato dal Lago.
Questo perché Arona è esposta a Nord, il lago qui è abbastanza stretto (e quindi con un minor volume d'acqua, in grado di mitigare solo lievemente gli sbalzi termici) ed è poco riparata, senza alte vette a picco sul lago, come invece avviene nella ben più mite Cannero Riviera (clicca qui per capire quali fattori determinano un microclima più mite).

Per intenderci, Arona ha un clima più freddo (come temperature minime) dell'hinterland milanese e vi è una discreta inversione termica; tuttavia solitamente registra minime 2-4 gradi più alte rispetto alle zone aperte della Pianura Padana, che possono diventare anche 7-8 gradi in caso di avvezione d'aria gelida da Nord-Est (venti di Burian).
Inoltre, ad Arona, le temperature massime invernali sono solitamente più alte rispetto alle zone di pianura del Novarese-Pavese-Milanese (ed un po' di tutta la Pianura Padana), poiché la nebbia è un fenomeno raro ed effimero.
Non è inusuale che, in Dicembre a mezzogiorno, ad Arona ci siano 8-9° C (47° F) con Sole splendente e, pochi chilometri più a Sud, si sia immersi nella nebbia fitta, con temperature prossime agli 0° C (32° F).

Ad Arona precipitazioni sono abbondanti, con un picco massimo nel mese di Maggio, tuttavia, anche durante l'estate, sono frequenti i temporali e gli acquazzoni.
La stagione più secca è l'inverno, ciononostante nevica più o meno tutti gli anni, sebbene con accumuli solitamente modesti.

Infine vi lascio con le ultime foto del lungolago, scattate in Ottobre, in una bella giornata di Sole.

Barche a Remi Lago Maggiore

Fontana di Arona

Monumento alla Memoria ad Arona

Statua sulla Barca del Lungolago di Arona

Corso di Arona

Imbarcadero di Arona

mercoledì 10 maggio 2017

Come Capire il Clima Attraverso le Piante

Per conoscere realmente il Clima di una località si dovrebbe avere a disposizione una stazione Meteo professionale (non un semplice termometro da muro) ed almeno 30 anni di misurazioni.
Tuttavia l'Italia è piena di microclimi e la temperatura ufficiale, misurata anche a pochi chilometri di distanza da casa, potrebbe discostarsi notevolmente da quella del vostro giardino.

E' possibile dedurre il clima semplicemente osservando le piante che crescono in un dato luogo?

Danni da Freddo su Ortensia


Sicuramente gli essere vegetali sono sensibilissimi all'ambiente, basti pensare che i Licheni (formati dalla simbiosi tra un'alga ed un fungo) sono utilizzati come bio-indicatori dell'inquinamento, dato che non sopravvivono laddove ve ne sia troppo. 

Ogni pianta ha una propria resistenza al freddo, alla siccità, al vento etc. Scegliendo una pianta "spia" si potrebbero ottenere diverse informazioni sul luogo in cui è stata piantata.

In realtà in climatologia una classificazione delle fasce climatiche basata sulle piante esiste già. Le zone fitoclimatiche sono caratterizzate dalla presenza di più specie vegetali con esigenze termiche e pluviometriche paragonabili.
In altre parole questa classificazione non tiene conto della latitudine o dell'altitudine, ma semplicemente del tipo vegetazione presente che, a sua volta, dipende dalle temperature e dalle piogge.


In Italia sono presenti 5 classi fitoclimatiche, suddivise a loro volta in sottozone:

  • Lauretum : è la zona più calda e prende il nome dalla specie tipica, l'Alloro (Laurus nobilis). Presente lungo la fascia costiera ed in buona parte dell'entroterra del Centro-Sud, oltre che sulle rive dei grandi laghi prealpini (ad es. il Lago di Garda)
  • Castanetum : prende il nome dal Castagno (Castanea sativa), presente nelle zone submontane del centro Sud e nelle pianure-colline dell'Italia settentrionale.
  • Fagetum : qui la specie più rappresentativa è il Faggio (Fagus sylvatica). Tipica delle zone di bassa montagna, dove sono presenti boschi decidui.
  • Picetum : zona degli Abeti Rossi (Picea abies) e delle foreste miste di conifere. 
  • Alpinetum : si trova in alta montagna, al limite degli alberi. Presente sulle Alpi fino a 2500 m, una delle specie più diffuse in questa zona è il Larice (Larix decidua).

Due stesse zone fitoclimatiche possono trovarsi anche a molta distanza l'una dall'altra. Ad esempio il Castanetum è presente nel Nord Italia dal piano sino a 900 m ed in Sicilia, 1000 km più a Sud, dai 700 m ai 1500 m.


Ma quali sono le piante "indicatrici" più adatte?


Se vogliamo sapere dove il clima è più rigido, l'inverno più lungo ed il gelo più intenso, così da poter fare una mappa locale che ci dica cosa può e cosa non può crescere/fruttificare, dovremo prima di tutto scegliere delle piante "limite".
Pare ovvio che se scegliessimo la Palma da Cocco per paragonare due paesi del Nord Italia, l'esperimento darebbe pochi risultati, dato che morirebbe in entrambi i posti. 
Discorso analogo se prendessimo una Betulla che, sopravvivendo in tutte e due i paesini, non fornirebbe informazioni utili.

Premetto che il freddo può essere di diversa natura, magari una valle interna è molto soggetta ad inversione termica e solitamente registra temperature minime basse ma, in occasione di avvezioni di aria molto fredda, è più protetta e non ha i picchi che si registrano in zone di pianura più esposte.
Nella pianura Padana, in inverno, sono frequenti le Nebbie, che riducono le escursioni termiche, facendo però registrare temperature massime spesso molto basse ed addirittura giornate di ghiaccio.

Per distinguere i microclimi delle varie zone d'Italia prenderò in considerazioni diverse piante "spia", la cui presenza indicherà la bontà del clima locale, più di quanto non faccia la singola misurazione della temperatura minima. Esaminerò anche alcune specie a fioritura invernale, la cui mancata (o altalenante) fruttificazione suggerirà un microclima più freddo.
Ovviamente dovranno anche essere piante abbastanza comuni e diffuse, non rarità botaniche.


Resistenza della Pianta durante l'Inverno



Limone (Citrus limon) : questa specie è, tra gli Agrumi, una delle più sensibili al freddo e può esser un buon indicatore per le zone interne del Sud e costiere del Centro Italia.
In letteratura il Limone è dato rustico fino a -5° C (23° F), ma il freddo continuativo può danneggiarlo anche se non raggiunge tale picco. Indicativamente dovrebbe essere coltivato in zone in cui ci siano lievi gelate, solo poche notti all'anno.
Se vedete dei Limoni che campano da 30 anni in un posto, potrete essere ragionevolmente sicuri che lì il "vero" freddo non arriva mai. In una zona un po' più fredda magari, alla fine di un inverno rigido, hanno una cospicua perdita di foglie e sono evidenti i danni da freddo.
Il Limone si può trovare anche nel Nord Italia, sulle rive dei grandi laghi prealpini. Qui però prospera solo nei punti più riparati ed anche lì, con cadenza trentennale, si possono aver danni molto gravi se non addirittura la morte dell'intera pianta. Altrove si può trovare, ma solo molto piccolo, perché non campa più di un paio di Inverni.

Sulle coste di Calabria e Sicilia è facile trovarlo, qui non è un buon indicatore. Molto buono invece come indicatore per le coste del medio Adriatico; per le colline esposte a Sud di Lazio e Campania.


Arancio (Citrus sinensis) : L'Arancio dolce è più resistente del Limone. Sul lago mi è capitato di vedere Limoni che "ripartivano" dai rami principali ed Aranci con tutte le foglie sane. Ancora più rustici sono gli Aranci amari ed i Mandarini. Queste specie potrebbero essere dei buoni indicatori per le zone collinari interne di Toscana e Marche, per le zone prossime ai grandi laghi oppure per quelle interne e pianeggianti del Centro-Sud Italia.
Un pianta spia abbastanza simile come rusticità potrebbe essere il Carrubo (Ceratonia siliqua).


Mimosa (Acacia dealbata) : La specie è mediamente più resistente degli Agrumi e la sua rusticità si aggira intorno ai -8° C (18° F) o, se per breve durata, anche qualche grado in meno.
Una pianta di Mimosa grande e vecchia può suggerire il clima della zona. Tra l'altro la specie è molto diffusa e se in una zona vediamo solo mimose "piccole" vuol dire che probabilmente non vivono per più di 7-8 inverni.
Dopo l'inverno 2016/2017, che nel Nord Italia ebbe un freddo non intensissimo ma molto prolungato, constatai i vari microclimi con un bel giro in bicicletta: nelle zone di pianura, soggette ad inversione termiche ed esposte ai venti, quasi tutte le Mimose avevano le foglie marroni e bruciate, nelle alture esposte a Sud erano invece perfettamente sane. Sicuramente non un caso.
Questa specie è un buon indicatore per le zone di Pianura del centro Italia, per le zone collinari del Nord Italia ed, un po' al limite, per la Pianura Padana.


Olivo (Olea europaea) : Premetto che di questa specie esistono centinaia di Cultivar, ognuna delle quali con una diversa resistenza al gelo, ciononostante, data la frequenza con cui l'Olivo è presente nei giardini, potremmo fare un "discorso medio".
La specie è tipica del clima Mediterraneo, tuttavia la sua rusticità è più elevata di quanto non si creda; può uscire senza grossi danni anche a brevi gelate di poco inferiori ai -10° C (14° C).
Inoltre l'Olivo resiste piuttosto bene alla defogliazione, dando così un maggior grado di attendibilità su un'areale più esteso.
Nel Centro-Nord Italia è molto diffuso l'Olivo "Leccino". Questo è un buon indicatore per le zone di alta collina (500 mt) del Centro Italia, per la bassa montagna del Centro-Sud (600-800 m) oppure per le zone urbane del Nord Italia e la fascia pre-alpina.
Anche qui basta osservare la situazione dopo un inverno freddo, la quantità (e la salute) delle foglie, saranno indice di quanto abbia fatto freddo. A volte basta spostarsi da un leggero pendio ad una pianura, da una collina esposta a Nord ad una esposta a Sud, per notare grosse differenze.
In zone più fredde la chioma dell'Olivo può morire completamente ogni tot anni, ma le radici no ed emetteranno polloni. Qui non troverete mai Olivi con tronchi di grosso diametro, ma semmai Olivi a forma "cespugliosa".
Altre piante le cui foglie si possono danneggiare ad una temperatura simile all'Olivo sono il Rosmarino, l'Alloro, l'Oleandro ed il Mirto.


Fico (Ficus carica) e Melograno (Punica granatum) : Anche qui ci troviamo di fronte a due specie Mediterranee, sono però decidue e resistono al freddo un po' meglio dell'Olivo.
Sono buoni indicatori per le conche Appenniniche a quote superiori ai 500 m, per le zone di bassa pianura Padana (ad es. Lomellina, Alessandria, zone piemontesi alla base dell'Appenino Ligure).
La loro rusticità è di circa -12° C (10° F), ma anche a temperature più basse potrebbero non subire grossi danni.
La parte terminale dei nuovi rami di Fico è però poco lignificata e, se l'inverno è rigido, tende a seccarsi e morire. La pianta emetterà foglie dalle gemme sottostanti, senza danni alla produzione.
La fogliazione sarà però più tardiva e non comincerà "dalle punte".
Quindi, anche a temperature sub-letali, possiamo trarre delle informazioni. Il Melograno ha caratteristiche simili, rigetta però più frequentemente dalle radici.

Danni da Gelo sui Fioroni di Fico


Kaki (Diospyros kaki) e Kiwi (Actinidia chinensis) : Queste due specie resistono più o meno sino a -15° C (5° F) e sono buoni indicatori solo per le zone più fredde del Nord Italia (altopiani più freddi). Giovani piante di Kiwi sono notevolmente più sensibili.
Sono probabilmente dei buon indicatori per le pianure del centro Europa.


Mango (Mangifera indica) e Monstera deliciosa : Queste due specie sono molto sensibili al freddo e possono essere delle piante spia solo per le zone costiere più miti d'Italia.
Il Mango subisce gravi danni anche con lievi gelate e, per rimanere in salute, dovrebbe crescere in zone dove le minime invernali scendano solo raramente sotto i 5° C (41° F).
Recentemente sono stati fatti impianti nella fascia costiera della Sicilia (soprattutto nella costa Nord), ma già nella piana di Catania (soggetta ad Inversioni) la coltivazione del Mango presenta dei rischi ed addentrandoci nell'entroterra siculo può sopravvivere solo nei microclimi più miti.
Anche la Monstera è delicata e le sue enormi foglie si danneggiano facilmente con temperature appena sotto il punto di congelamento.

La presenza di queste due piante è indice di una mitezza "fuori media" per l'Italia. Oltre alle coste della Sicilia e del Sud della Calabria, queste due specie potrebbero indicare un microclima particolarmente mite in Sardegna, sulle coste Liguri e Campane.
Altrove, in Italia e senza protezioni, il Mango all'aperto è destinato a morire.


Specie Rustiche, ma utili allo studio dei Microclimi:



Alcune specie non hanno grossi problemi a superare l'inverno italiano, tuttavia possono fornire utili informazioni climatiche sui luoghi in cui sono piantate.


Banano Giapponese (Musa basjoo) : Ultimamente, anche nel Nord Italia, sono diventati frequenti i Banani ad uso ornamentale. Questa specie di Banano, il cui frutto non è commestibile, è infatti resistente al freddo e può sopravvivere anche a temperature minime di -15° C (5° F).
Tuttavia non è l'intera pianta ad aver una simile rusticità, ma solo le radici (ed in parte lo pseudo-fusto).

Le foglie del Banano Giapponese si bruciano (diventano marroni e seccano) anche dopo brevi esposizioni a temperature poco sotto gli 0° C (32° F). Quindi, se in Gennaio noterete dei Musa basjoo con foglie belle verdi, allora vorrà dire che lì il gelo non è ancora arrivato.

Foglie Banano Giapponese dopo il Gelo

Passiflora caerulea : Un discorso analogo a quello fatto appena sopra si può fare anche con questa specie di Passiflora. Qui però la temperatura "soglia" è leggermente più bassa ed anche con punte a -5° (23° F) si potrebbero avere solo danni minori alle foglie.
Se a fine inverno noterete una Passiflora c. con foglie belle e sane, probabilmente vorrà dire che in quel giardino c'è un microclima più mite rispetto a dove altre Passiflora c. siano spoglie o con tutte le foglie ingiallite.


Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) e Corbezzolo (Arbutus unedo) : Entrambe sono specie sempreverdi rustiche, con foglie coriacee che reggono un gelo piuttosto intenso. Eppure sono delle ottime piante "spia", poiché fioriscono in autunno-inverno ed i loro fiori sono decisamente meno resistenti al freddo rispetto al resto della pianta.
Si dice che il Nespolo Giapponese fruttifichi bene solo nell'areale degli Agrumi, tuttavia la specie riesce a portare avanti la fioritura (e l'ingrossamento dei frutticini) anche con temperature proibitive per la maggior parte delle altre specie.
Personalmente ho visto fruttificare Nespoli nella fredda (ed umida) Pianura Padana e danni seri alla produzione si hanno solo con prolungate temperature inferiori ai -5° C (23° F). Un discorso molto simile vale per il Corbezzolo.
Osservando la fruttificazione di queste due specie, potremmo capire il microclima locale.
In alcune zone fruttificheranno in tutte le annate, in altre solo dopo inverni miti, in alcuni posti la fruttificazione sarà abbondante, altrove ci saranno pochi frutti per pianta. Osservando i Nespoli Giapponesi della zona e mettendo insieme tutti questi dati potremo capire dove il freddo è più intenso.
Nel Nord Italia e nelle zone interne del Centro, queste due specie sono dei buoni indicatori.


Fenologia e Clima :


La stretta relazione tra stadio fenologico (stadio di sviluppo) di una pianta e clima è cosa assodata. Ovviamente più una zona è calda e più ci sarà precocità di sviluppo.
Nel determinare lo sviluppo (precocità o tardività) anche le temperature massime avranno un ruolo primario e probabilmente più importante rispetto agli esempi fatti sopra.
Sebbene più o meno tutte le specie siano soggette a questa relazione, alcune lo sono maggiormente ed, anche con piccole differenze termiche, evidenziano anticipi (o ritardi) considerevoli.


Cosa Osservare in Primavera ?


Mandorlo (Prunus dulcis) : Tutte le Rosacea hanno differenze sul periodo di fioritura, ma nel Mandorlo queste differenze diventano abissali. In alcune zone della Sicilia, nelle annate più miti, il Mandorlo può fiorire già ad inizio Gennaio, mentre in buona parte del Nord Italia fiorisce ad inizio Marzo. Ovviamente, tra questi due estremi (ben 2 mesi di differenza) esistono tutte le vie di mezzo, che daranno preziose informazioni.
Sebbene meno del Mandorlo, anche l'Albicocco (Prunus armeniaca) potrebbe essere un buon indicatore. Ad esempio, sulle Rive del Lago Maggiore, l'Albicocco è in fiore circa 2-3 settimane prima rispetto a quelli piantati appena dietro le prime colline, a soli 5-10 km di distanza.
Infine, per le zone fredde, può essere utile osservare dove vi siano maggiori danni da gelate primaverili, dopo un'avvezione di aria gelida in un periodo in cui le piante stiano già vegetando.
Un buon indicatore a questo scopo potrebbe essere l'Ortensia (Hydrangea macrophylla), dato che inizia a vegetare molto presto e le sue foglie si bruciano anche con lievi gelate.


Cosa Osservare in Autunno ?


Kiwi (Actinidia chinensis) : Le specie decidue perdono le foglie nella stagione fredda. In linea di massima, più una zona è fredda e più precoce sarà la caduta delle foglie.
Alcune specie, come la Vite (Vitis vinifera), iniziano ad ingiallire le foglie ben prima che arrivi il primo gelo e forniscono meno indicazioni.
Altre, invece, tendono a tenere le foglie molto a lungo ed, in assenza di gelate, a perderle gradualmente e molto tardivamente.
In zone esenti da gelo (ad esempio la fascia costiera della Liguria) è facile vedere Kiwi con foglie abbastanza sane (magari solo un po' ingiallite) anche in Gennaio, mentre dove gela è la prima brinata che le fa seccare (diventano marroni e si sbriciolano) e cadere in un'unica notte.
Se siamo in queste zone diamo un'occhiata tra ottobre e dicembre e cerchiamo di osservare il periodo di caduta delle foglie. Generalmente più un luogo è freddo e più sarà precoce la prima gelata autunnale.

Insomma, penso si sia capito che il modo più attendibile per fare una mini mappa USDA sia osservare le "piante del vicino", più che piazzare stazioni meteo ad ogni angolo.

Perdita Foglie Kiwi senza Gelo

Perdita Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata