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giovedì 11 luglio 2024

Come Coltivare il Callistemon - Clima e Cure

Il Callistemon è una arbusto ornamentale volgarmente noto come Scovolino, per via dei suoi fiori che ricordano appunto il suddetto strumento per la pulizia dei denti. 

In realtà Callistemon (sinonimo Melaleuca) è un genere di piante endemico dell'Australia, anche se oggi le sue specie vengono coltivate in diverse parti del mondo, spesso anche lontano rispetto ai luoghi d'origine. Esistono circa 50 specie di Callistemon ed innumerevoli cultivars, che si differenziano per portamento, forma e colore del fiore e resistenza al freddo.

Questo genere, descritto per la prima volta ad inizio '800, appartiene all'immensa famiglia delle Mirtaceae, come Mirto, Guava, Eucalipto e molte altre piante. 

Fiore Callistemon
Le tre specie, a partire dalle quali son state ottenute la quasi totalità delle cultivars, sono :

  • Callistemon viminalis (sin. Melaleuca viminalis) : è una delle specie più diffuse in Italia e quella che conta il maggior numero di cultivars, nonché quella a cui farò riferimento nell'articolo, se non diversamente indicato. E' un arbusto o al più un piccolo albero, che raggiunge al massimo un'altezza di circa 5 metri (16 ft), con un portamento pendente dei rami (in inglese è infatti noto come Weeping Callistemon). Tollera un'ampia varietà di suoli e, data la sua rusticità, può esser coltivato come pianta stradale, senza aver bisogno di cure particolari. 
  • Callistemon salignus (sin. Melaleuca salignus) : di sviluppo leggermente superiore rispetto al C. viminalis, si contraddistingue per aver fiori bianco o color crema, un colore simile a quello di un'altra specie, il C. salicina.
  • Callistemon citrinus (sin. Melaleuca citrina) : di sviluppo un po' più limitato, ha anche una minor resistenza al freddo rispetto al C. viminalis; inoltre i suoi rami sono assurgenti (puntano verso l'alto) e non ricadenti. Anch'essa è una specie piuttosto diffusa (forse la cultivar "Splendens" è la più comune nel centro-sud Italia) e quella maggiormente rappresentata fotograficamente in questo articolo.

Fisiologia e Botanica del Callistemon :

Callistemon viminalis è una specie arborea sempreverde originaria dell'Australia orientale dove, allo stato selvatico, tende a colonizzare i corsi d'acqua delle pianure costiere, sebbene si possa spingere anche sugli altopiani e sui pendii più lontani dalla cosa. Lo Scovolino si sviluppa sotto forma arbustiva (multi-tronco) o, soprattutto in coltivazione, ad alberello, rimanendo comunque una pianta di medio-piccole dimensioni. Il nome del genere (Callistemon), prende dal Greco "kallistos" (il più bello) e "stema" (stami), in riferimento alla bellezza dei suoi fiori, mentre il nome della specie (viminalis) deriva dal latino "vimen" e significa lungo e flessibile, in riferimento al portamento pendulo tipico della specie.

Nuova Vegetazione Callistemon citrina
Il portamento è elegante, con una chioma folta e rami che partono sin dalla parte basale della pianta. I giovani rami sono lunghi, esili, flessibili e penduli, arrivando talvolta a sfiorare il terreno e sono ricoperti da una corteccia rossastra, mentre i vecchi rami ed il tronco hanno corteccia grigiastra che tende a fessurarsi longitudinalmente. 

Il Callistemon è una specie sempreverde le cui foglie sono color verde chiaro, semplici, alternate e dalla forma stretta ed allungata, ricordando vagamente quelle d'olivo. Esse hanno la tendenza a concentrarsi nella parte terminale e pendule dei giovani rami, lasciando talvolta quasi scoperta la parte iniziale; ciò amplifica l'effetto "ricadente" della pianta. La vegetazione appena emessa può avere sfumature rossastre, via via più intense partendo dal centro verso il contorno della fogliolina, inoltre possono presentare una leggera pubescenza. 

Foglie Callistemon citrina
Le radici sono tendenzialmente fascicolate, di medio sviluppo e, di norma, non sono così espanse e massicce da provocare danni a strutture limitrofe e non sono considerate invasive. 

Ma arriviamo al fiore, sicuramente l'organo più appariscente ed apprezzato di questa pianta. I fiori vanno a costituire delle infiorescenze a forma di spiga, poste nella parte terminale dei rami. L'infiorescenza ha un forma cilindrica, con un diametro di 5 cm (2 inch) ed una lunghezza di 10 cm (4 in), talvolta oltre. Ogni singola infiorescenza è formata da una cinquantina di singoli fiori, dotati di petali che cadono precocemente con l'avanzare della maturazione del fiore, mentre permangono i vistosi stami color rosso acceso (anche se in alcune varietà possono aver altre tonalità), tra l'altro in numero elevato, come tipico delle Mirtacee.
 
Come detto, ogni ramo produce un'infiorescenza posta alla sua estremità, tuttavia è non è raro che il ramo continui a crescere durante e dopo la fioritura. Questo fa si che molti rami abbiano la parte finale così composta : zona con foglie (emesse prima della fioritura), infiorescenza, zona con foglie (emesse dopo o in concomitanza della fioritura).

Abbozzo di Infiorescenza
Il periodo di fioritura dipende da molti fattori quali latitudine, esposizione ed andamento stagionale. Diversamente da altre specie, lo sfalsamento tra Nord e Sud Italia potrebbe essere di un paio di mesi. In linea generale la fioritura è piuttosto scalare e prolungata, con un picco tra la primavera inoltrata (fine Aprile) e inizio estate (fine Giugno), ma qualche spiga isolata può spuntare durante tutta l'estate. In zone miti si ha un secondo periodo di fioritura in autunno, a cavallo tra Settembre ed Ottobre. In climi subtropicali le fioriture possono alternarsi durante tutto l'anno e, persino nelle zone più calde d'Italia, qualche sparuta infiorescenza può esser presente anche in inverno. 

Ai fiori seguono i frutti, che sono delle piccole capsule coriacee bronzee-grigiastre al cui interno troviamo i semi. Questi frutti possono permanere sulla pianta anche per un paio di anni o più.

Portamento Callistemon citrinus var. "Splendens"
Come Crescere il Callistemon ? - Coltivazione, Clima, Potatura e Cure

Sia Callistemon viminalis che Callistemon citrinus sono due una specie che hanno una crescita abbastanza rapida e, nel giro di pochi anni, raggiungeranno già le dimensioni tipiche della specie, sviluppando annualmente circa 50 cm (1,7 ft) di nuova vegetazione. Anche la fioritura avverrà già sin dai primi anni dalla messa a dimora. Per contro, come tipico di quelle piante "precoci", hanno una longevità limitata e difficilmente supereranno i 40 anni di età. 

Frutti Sui Rami di Un Anno
Tutte le specie di Callistemon gradiscono esposizioni soleggiate, con almeno 6 ore di luce solare diretta al giorno, ma più Sole ricevono più fioriranno. E' possibile crescere il Callistemon anche a mezz'ombra, ma in questa condizione la pianta sarà meno robusta e la fioritura meno copiosa, mentre l'ombra totale è sconsigliata. 

Per quanto riguarda il tipo di suolo, questa pianta è molto adattabile, potendo prosperare su un ampia gamma di substrati, da quelli poveri, sabbiosi e sassosi, fino a quelli fertili ed argillosi. La concimazione non è pratica necessaria, a meno di suoli superficiali con quasi totale assenza di materia organica, nei quali un po' di letame maturo potrebbe aiutare. 

Frutti sui Rami di Più Anni
Il Callistemon ha un'ottima resistenza alla siccità, sviluppandosi molto bene senza irrigazioni anche in condizioni di marcata aridità, come quelle tipiche della Macchia Mediterranea. Ciò nonostante in natura vive spesso ai margini dei fiumi e può quindi tollerare anche un suolo umido e momentanei ristagni idrici, caratteristica rara tra le piante adatte ai climi torridi. 
Si consiglia di bagnare solo durante il primo (e secondo) anno dall'impianto o per avere una crescita più rigogliosa e continuativa. 

Per quanto riguarda la resistenza al freddo ci sono differenze tra le specie e le cultivars, ma in linea generale quasi tutte resistono a gelate lievi. Se prendiamo come riferimento il C. viminalis potremmo dire che è adatto alla coltivazione all'aperto sino ad una zona USDA 8, potendo sopportare senza grossi danni temperature minime intorno ai -10° C (14° F), ma con qualche danno alle foglie ed ai rami di un anno credo possa sopravvivere anche 2-4 gradi in meno. Di certo non tollera il gelo come una Betulla, ma con qualche piccolo accorgimento durante i primi anni si può coltivare con successo anche nel Nord Italia e non solo in microclimi eccezionali come quelli in prossimità delle sponde dei grandi laghi del Nord Italia (come il Lago Verbano).
In zone fredde, un leggero ingiallimento fogliare durante i mesi più rigidi è comune, ma non è preoccupante e non preclude nulla alla stagione successiva. 

Boccioli FioraliLa potatura permette di ottenere un buon bilanciamento ed un miglior arieggiamento della chioma, oltre ad evitare che la continua crescita dei rami possa farli ricadere sino a terra (nel C. viminalis), in ultimo si potrà mantenere la pianta entro le dimensioni volute. Il periodo migliore per potare è quello successivo al picco di fioritura, rimuovendo i fiori ormai sfioriti, accorciando i rami troppo vigorosi, danneggiati o che si intrecciano. La potatura così eseguita donerà anche nuovo vigore e non precluderà la fioritura dell'annata successiva. 

Nel complesso il Callistemon è una pianta rustica, poco attaccata da insetti, funghi o altri patogeni ed è quindi perfetta sia nei giardini che nei parchi, così come nelle aiuole con poco spazio, anche in contesti urbani, data la buona tolleranza all'inquinamento. Anche la resistenza alla salsedine è medio-alta, rendendo la specie adatta anche a zone costiere, persino in prossimità del mare.

Questa pianta si può riprodurre agevolmente per semina, utilizzando i semi che spontaneamente cadono dalle capsule (frutti) ormai secche. E' importante prelevare semi solo dai frutti maturi, porli in ammollo in acqua tiepida per 24 ore e seminarli in vasi con terriccio ben drenante, mantenendoli in un ambiente caldo ed umido fino ad avvenuta germinazione. 
Alternativamente si può propagare per Talea, tecnica che garantisce uno sviluppo più rapido e la certezza di riprodurre l'esatto clone da cui si preleva il ramo. In questo caso le talee si prendono da piante sane, asportando un giovane ramo della lunghezza di circa 20 cm (8 in) al quale verranno rimosse le foglie basali, lasciandone solo poche alla sommità. Successivamente si deve interrare per circa metà lunghezza in un buon terriccio, possibilmente con l'aggiunta di ormoni radicanti. Il vaso nel quale si esegue la talea deve esser mantenuto in un ambiente caldo-umido, senza sole diretto, fino ad avvenuto radicamento. 

Tronco, Rami e Corteccia

Callistemon in Versione Invernale

Quali Sono le Varietà più Comuni o Particolari ? - Descrizione e Curiosità

 
Esistono innumerevoli cultivars di Callistemon, essenzialmente selezionate a partire da 3-4 specie (indicate ad inizio articolo), talvolta anche ibridite tra loro. I diversi cloni si differenziano notevolmente per forma e colore del fiore, ma ancor di più per portamento e crescita.

Di seguito troverete le varietà di Callistemon più particolari o popolari :

  • Callistemon viminalis var. "Captain Cook"
    Callistemon viminalis var. "Captain Cook" : ottenuta da seme, è stata selezionata per il portamento più compatto rispetto alle specie tipo. Infatti la crescita raramente supera i 2 metri (6.6 ft) di altezza, con una ramificazione fitta. La fioritura è abbondante, inizia sin dal primo anno dalla propagazione ed è più prolungata rispetto alla norma. Originariamente era conosciuta come "Compacta".
  • Callistemon viminalis var. "Hot Pink" : si sviluppa come alberello di medio-piccole dimensioni, come tipico della specie. Qui la peculiarità è il colore dei fiori che è di un bel rosa carico, talvolta con sfumature lilla, invece del classico colore rosso.
  • Callistemon viminalis var. "Hot Pink"
    Callistemon viminalis var. "Little John" : selezionato per essere a portamento nano, raggiunge da adulto altezze inferiori al metro (3.3 ft); inoltre tende ad allargarsi, rendendo questo clone ottimo come pianta tappezzante da utilizzare per la formazione di aiuole basse.
  • Callistemon citrinus var. "Splendens" : descritta per la prima volta nel 1925, ma nota sotto questo nome solo dal 1989, è un clone con rami a crescita assurgente (non pendule) e con un portamento compatto, raggiungendo in media i 3 metri (10 ft) di altezza. Le foglie, se strofinate, emanano profumo di limone. E' una cultivar molto comune e diffusa, anche in Italia.
  • Callistemon viminalis var. "Little John"
    Callistemon viminalis var. "Dawson River Weeper" : Albero che può arrivare tranquillamente ai 5 metri (16.5 ft) di altezza, si caratterizza per il portamento eccezionalmente pendule, quasi come un Salice piangente. 
  • Callistemon citrinus var. "White Anzac" : come facile intuire dal nome, il clone si contraddistingue per il fiore dall'insolito colore bianco.
  • Callistemon pallidus var. "Candle Glow" : registrato nel 1985, è un raro clone a fioritura gialla.
  • Callistemon salignus var. "Glasshouse Country"  : anch'esso raro, produce dei fiori rosa tenue che tende al bianco, un colore sfumato e davvero delicato. 
Callistemon citrinus var. "Splendens"

Callistemon viminalis

lunedì 20 marzo 2023

Mirto (Myrtus communis) - Coltivazione ed Utilizzo dei Suoi Frutti

Il Mirto (o Mortella) è, insieme al Corbezzolo, uno dei simboli della Sardegna, nonché una delle specie più rappresentative e tipiche della macchia Mediterranea. Buona parte di voi conoscerà il Mirto per via del famoso liquore fatto con le sue bacche, tuttavia questo arbusto si presta molto anche ad essere coltivato come pianta ornamentale, per via del bel fogliame persistente e della splendida fioritura. 

Origine, Storia, Usi ed Inquadramento Botanico :

Myrtus communis
Il Mirto (Myrtus communis) appartiene alla grande famiglia delle Myrtaceae,  al cui interno sono presenti diverse centinaia di specie, come ad esempio l'Eucalipto. Il genere (Myrtus) è invece piccolo ed è composto da due sole specie : Myrtus nivelii, nativo delle zone montagnose tra Algeria e Ciad ed il più diffuso Myrtus communis, nativo delle regioni che si affacciano sul mar Mediterraneo e molto presente anche in Italia, sia allo stato selvatico, sia in coltivazione.  

La distribuzione attuale si spinge ad occidente sino alle Isole Canarie, mentre ad oriente sino all'Asia centrale. In Italia è presente nelle zone costiere, dal livello del mare sino ad un'altitudine di circa 600 metri (1970 ft) o poco oltre ed ha una maggiore diffusione sul versante tirrenico (ad Ovest dell'Appennino) e, in regioni come la Sardegna, colonizza ettari ed ettari di territorio della Macchia Mediterranea Bassa.

Le foglie del Mirto sono molto aromatiche e, solo accartocciandole, emanano un odore inteso; da esse si estrae un Olio essenziale noto come Mirtolo (o Canfora di Mirto) ed utilizzato in erboristeria come antisettico, balsamico e lassativo, ma anche in profumeria come deodorante o per fare saponi. Le foglie essiccate (ma anche le bacche) possono esser utilizzate anche per aromatizzare piatti a base di carne o di pesce. Si può fare anche una confettura con le bacche di Mirto, spesso abbinata alla degustazione di formaggi. Ovviamente dalla macerazione alcolica delle bacche si può ottenere il Liquore di Mirto, noto in tutto il mondo come digestivo.

Fioritura Myrtus communis
Come è Fatto il Mirto ?

Risveglio Vegetativo
Myrtus communis è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di arbusto molto ramificato e, tendenzialmente, multi-tronco. La chioma è folta e tende ad avere una forma arrotondata, in cui larghezza ed altezza raggiungono, senza interventi di potatura, più o meno le stesse dimensioni. L'altezza (e la larghezza) dopo una ventina di anni è di circa 3 metri (10 ft) o poco più, tuttavia con opportune potature si possono tenere Mirti belli e produttivi alti non più di 1 metro (3.3 ft). La forma della chioma, la tolleranza a severe potature, così come la presenza di rami anche nella parte bassa della pianta rende il Mirto un'ottima specie sia come pianta da bordura, sia per la realizzazione di siepi sempreverdi. 

Le foglie, dotate di un corto picciolo, sono opposte, di piccole dimensioni, a forma lanceolata ed acuminata, con la pagina superiore dall'aspetto traslucido. 

I fiori sono solitari, spuntano all'ascella della foglia, hanno un diametro medio di circa 3 cm (1 inch), sono bianchi ed hanno, come tipico delle Mirtacee, un numero elevatissimo di stami (circa 40-50) e cinque petali. Nel complesso i fiori del Mirto possono ricordare i fiori della Guava. La fioritura è molto copiosa ed avviene, di norma, nella tarda primavera/inizio estate (Maggio-Luglio); tuttavia, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, non è raro che vi sia anche una seconda fioritura nel periodo che va dalla tarda estate (Agosto) all'autunno. 

Boccioli
A seguito dell'impollinazione (tipicamente ad opera delle Api) vi è l'allegagione e la produzione di frutti. Questi ultimi sono delle bacche ellissoidali di piccole dimensioni, hanno un rivestimento ceroso e sono di color blu-nero-violaceo, in rari esemplari i frutti sono addirittura bianchi. La maturazione dei frutti avviene dal tardo autunno (Novembre) in poi ed i frutti permangono sulla pianta a lungo senza marcire, talvolta addirittura sino alla primavera successiva. Myrtus communis è una specie autofertile, dunque vi sarà fruttificazione anche in presenza di un'unica pianta. 

Le radici del Mirto Comune sono possenti e, una volta sviluppatesi, sostenteranno la pianta anche durante lunghi periodi di carenza idrica. 

Tra le varietà di Mirto vorrei citare il Myrtus communis var. Tarentina, un clone che si differenzia per una maggior tolleranza al freddo, oltre ad avere un portamento più compatto e foglie più piccole, numerose e coriacee rispetto al "classico" Mirto. Essendo una varietà "nana", gli internodi dei rami sono più ravvicinati, dando così alla chioma un aspetto più "denso". Sebbene a prima vista possano sembrare simili, ad un occhio attento basterà un attimo per distinguere il Mirto Tarantino dal classico Mirto.

Fiore

Foglie

Come Crescere il Mirto ? - Coltivazione, Clima, Potature, Riproduzione

Come visto in precedenza il Mirto è una specie tipica della macchia mediterranea ed è, di conseguenza, adattato al clima costiero, alla salsedine nell'aria ed all'aridità.

M. communis è un arbusto che gradisce esposizioni soleggiate, le quali favoriranno uno sviluppo ottimale ed un'abbondante fioritura/fruttificazione; tuttavia può crescere anche a mezz'ombra, mantenendo un portamento elegante ed una fioritura accettabile. Cosa certa è che non soffre l'eccessiva insolazione e, anche se piantato nel mezzo del vostro giardino con il Sole dall'alba al tramonto, non avrà mai un aspetto floscio e sofferente.

Ottima è anche la resistenza alla siccità, in natura infatti sopravvive ad estati calde e torride, in cui magari non vede una goccia d'acqua per tre mesi. Un Mirto acclimatato, dunque, non richiederà innaffiature e, se vivete in zone molto calde del Sud Italia, al limite smetterà di crescere durante i mesi più caldi. Può essere utile bagnare il Mirto (solo in estate) durante il primo/secondo anno dall'impianto, giusto il tempo affinché riesca a sviluppare radici che gli permettano di resistere all'assenza di piogge. Piante irrigate crescono però più velocemente.

Myrtus communis var. Tarentina
Il fatto che sia una pianta della macchia mediterranea (per di più "bassa") non vi tragga in inganno, il Mirto ha una discreta resistenza al freddo e con opportuni accorgimenti può esser coltivato con successo anche in buona parte del Nord Italia, Pianura Padana compresa. In linea di massima il Mirto resiste a temperature minime nell'ordine dei -10° C (14° F), probabilmente anche inferiori con qualche danno alle foglie. Fortunatamente, come molte altre specie di Mirtacee, anche il Mirto può sopportare piuttosto bene la defogliazione e, anche in seguito a gelo prolungato, i rami non seccano ed in primavera riformeranno nuove foglie e spesso anche fiori. In zone fredde dove in inverno il gelo è una costante, le foglie del Mirto (soprattutto quelle più giovani) possono assumere tonalità rossastre, senza che questo comprometta più di tanto la salute della pianta. 

Il Mirto preferisce terreni a pH neutro o sub-acido, ma è molto adattabile e prospera anche su suoli sassosi e poveri di sostanza organica. In coltivazione la concimazione risulta per lo più superflua e tranquillamente evitabile. Gli unici suoli da evitare sono quelli in cui si creino ristagni idrici importanti e duraturi, che potrebbero far marcire le radici (come facile immaginare, una pianta mediterranea non ama avere le radici zuppe per lungo tempo).

Fioritura

Date le piccole dimensioni, il Mirto si presta bene anche alla coltivazione in vaso, avendo cura di usare di anno in anno vasi via via di maggior diametro, aggiungendo nuovo terriccio ogni inizio di stagione. Ovviamente, dopo 10 anni il vaso potrebbe diventare limitante, ma se è di grosse dimensioni supporterà ugualmente lo sviluppo, tuttalpiù rallentandone la crescita annua. 

Questo arbusto è per sua natura rustico e resistente ai principali patogeni, anche se talvolta possono verificarsi attacchi di Mal Bianco alle foglie. L'unico fungo che può arrecare gravi danni al Mirto è il Cylindrocladium scoparium.

Il Mirto riesce a sopportare potature molto energiche, ributtando vigorosamente; non a caso si presta anche per la creazione di una siepe sempreverde. La potatura, se lo si coltiva a siepe, ha lo scopo di conferire un aspetto regolare, con lati ben delineati, mentre se lo si coltiva come arbusto isolato (o di bordura) non è assolutamente necessaria e la potatura ha come unico compito quello di ridurre le dimensioni della pianta. Il fatto che regga potature drastiche permette di mantenere il Mirto delle dimensioni desiderate (anche sotto il metro di altezza), senza che ciò ne comprometta la fioritura, né tantomeno lo sviluppo. Anche in caso di potature malfatte il Mirto fiorirà e produrrà le sue preziose bacche, questo perché i boccioli fiorali si sviluppano all'apice dei rami della nuova vegetazione e non sul legno dell'anno precedente. 

Sebbene si possa riprodurre tramite seme, di norma il Mirto non si propaga per semina, anche perché la germinazione ed il successivo sviluppo sono lenti e ci vorrà qualche anno per aver delle belle pianticelle pronte per essere piantate in piena terra nel vostro giardino. Il metodo di moltiplicazione più veloce ed usato è senza dubbio la Talea; essa deve esser effettuata sul finir dell'inverno, prima della ripresa vegetativa. Bisognerà prendere uno o più rametti di giovane età, rimuovere quasi tutte le foglie (al limite lasciandone 3-4 all'apice) ed interrare i rametti in vasi contenenti terriccio sub-acido e sabbia; dopodiché dovrete collocare i vasi in zone luminose, ma senza Sole diretto e mantenere una certa umidità del terreno. Quando le temperature primaverili permetteranno la ripresa vegetativa, se avete fatto tutto correttamente, i vostri rami inizieranno a radicare e, nel giro di un paio di mesi, ci sarà la nuova vegetazione e le nuove radici. Continuate a curare la pianta per tutta la stagione e, la primavera successiva, il vostro "nuovo" Mirto sarà pronto per esser trapiantato o rinvasato. 

Frutti di Mirto

Nuova Vegetazione Myrtus communis

domenica 17 gennaio 2021

Coltivazione dell'Eucalipto : Specie e Varietà a Confronto

L'Eucalipto viene spesso associato al Koala (Phascolarctos cinereus), dato che quest'ultimo si nutre esclusivamente delle sue foglie. Tuttavia la parola generica Eucalipto si riferisce ad una qualsiasi delle molte specie appartenenti al genere Eucalyptus, che sono parte integrante della flora Australiana.

In questo articolo vorrei fare una panoramica sul genere, ma vorrei anche soffermarmi sulle differenze esistenti tra le diverse specie di Eucalipto, suggerendo quelle più resistenti al freddo ed adatte ad essere coltivate in Italia.

Eucalipto

Il genere Eucalipto - Diffusione, Storia e Curiosià :

Eucalyptus è uno dei tanti generi dell'immensa famiglia delle Myrtaceae ed è formato da circa 700 specie arboree. La loro distribuzione è concentrata in Australia, basti pensare che circa il 75% delle foreste di questa nazione sono di Eucalipti e che ogni diversa specie è spesso rappresentativa di un dato stato o territorio. Alcune specie di Eucalipto si spingono più a Nord e prosperano in un clima tropicale, mentre altre si trovano più a Sud (Tasmania e Nuova Zelanda), in aree più fredde.

Sebbene le specie abbiano differenze sostanziali, sia per quanto riguarda l'habitat di crescita sia per aspetto e sviluppo, molti sono i tratti distintivi comuni a più o meno tutti gli Eucalipti. 

Gli Eucalipti, nonostante fossero stati visti dai primi esploratori Europei, non fecero parte di collezioni botaniche sino al 1770 e la prima descrizione del genere fu fatta solo nel 1789 ad opera del naturalista francese Charles Louis L'Héritier de Brutelle.

Il nome del genere deriva dalla fusione di due parole : "eu" e "calyptos", che in Greco antico significano rispettivamente "Ben" e "Coperto", un chiaro riferimento all'opercolo che protegge i fiori dell'Eucalipto prima che sboccino.

Oggigiorno gli Eucalipti sono piantati (sia a livello ornamentale che produttivo) in tutti i continenti del mondo e l'unico fattore che ne influenza realmente la diffusione è il freddo, sebbene esistano, come vedremo in seguito, specie molto resistenti. 

Diverse specie hanno trovato nel bacino Mediterraneo l' habitat ideale per la loro crescita e sono oggi quasi naturalizzate in diverse aree del Centro-Sud Italia.


Botanica, Fisiologia e Differenze tra le Specie :

Tutti gli Eucalipti sono piante sempreverdi, solitamente alte ed a singolo tronco, sebbene esistano anche specie arbustive ed a sviluppo più limitato. Giusto per dare dei numeri, l'Eucalyptus regnans, nativo della Tasmania, è l'Angiosperma più alta mondo e può tranquillamente raggiungere un'altezza di oltre 90 metri (295 ft), mentre l'Eucalyptus preissiana ha uno sviluppo compatto e, anche da adulta, può rimanere sotto i 3 metri (10 ft). La maggior parte delle specie sono comunque alberi di media-alta grandezza e, solitamente, crescono tra i 20 ed i 40 metri (65-131 ft).

Fiori

TroncoI tronchi dell'Eucalipto si possono essenzialmente dividere in due categorie, i tronchi "lisci" ed i tronchi "rugosi". Ogni anno lo strato più esterno della corteccia muore, con la differenza che, nel primo caso, si stacca in scaglie più o meno grosse, lasciando scoperta la "parte viva" del legno, mentre nel secondo caso secca, rimane attaccato e si accumula. Tra le specie a tronco liscio non si può non menzionare l'Eucalipto Arcobaleno (Eucalyptus deglupta), l'unica specie del genere a crescere nella foresta pluviale ed ad avere un tronco multicolore (verde, arancione, rosso, viola); mentre per la seconda categoria potremmo citare l'Eucalyptus quadrangulata.

Il portamento è generalmente slanciato ed assurgente; tuttavia i rami vecchi di molte specie possono avere un portamento pendulo, di notevole impatto visivo.

Le cellule della corteccia di alcune specie (es. E. globulus) sono in grado di svolgere la fotosintesi; questa caratteristica conferisce alla pianta una maggior probabilità di sopravvivere in ambienti inadatti e di recuperare anche qualora l'intera chioma fosse stata distrutta da un incendio.

Praticamente tutte le specie di Eucalipto non perdono le foglie, tuttavia rare specie subtropicali possono aver un comportamento semi-deciduo, perdendo parte delle foglie alla fine della stagione secca.

Le foglie sono generalmente alternate ed hanno una forma lanceolata, non mancano però specie con foglie tondeggianti (es. E. gunnii). Una peculiarità delle foglie di Eucalipto è la presenza di ghiandole sulla loro superficie, che producono un secreto oleoso. E' importante sottolineare che, ancor più che in altre piante, le foglie di molte specie di Eucalipto possono variare considerevolmente tra la fase giovanile e quella adulta.

Il colore delle foglie varia a seconda della specie, dal verde intenso sino al bluastro.

Il fiore, come tipico delle Mirtacee, è formato da numerosissimi stami, i quali sono solitamente bianchi od al più "crema", sebbene esistano specie a stami rosa o rossi (es. Eucalyptus leucoxylon). Come detto in precedenza il fiore è racchiuso da un opercolo, una struttura in realtà formata dalla fusione di petali e sepali; quando il fiore sboccia questa sorta di capsula viene aperta e cade, di conseguenza i fiori di Eucalipto risultano privi di petali e sepali. 

In Italia il periodo di fioritura varia considerevolmente, sia in base al clima, sia in base alla varietà di Eucalipto; tuttavia essa avviene prevalentemente nel semestre più caldo, da Maggio ad Ottobre.

I frutti sono delle capsule legnose a forma conica. Una volta raggiunta la maturità hanno delle valvole terminali tramite cui fuoriescono i semi.

L'apparato radicale, in generale, è piuttosto massiccio ed esteso, tuttavia risulta più superficiale di quanto si possa pensare per alberi di queste dimensioni. Inoltre le loro radici sono relativamente delicate, motivo per cui i trapianti di piante adulte sono altamente sconsigliati, dato che il danneggiamento dell'apparato radicale comprometterebbe il futuro attecchimento.


Le 10 Specie di Eucalipto più Particolari od Adatte al Clima dell'Italia :


Eucalyptus globulus
1) Eucalyptus globulus : specie che nelle zone d'origine può superare i 50 metri (164 ft), mentre nell'area del Mediterraneo di solito non supera i 30 metri (98 ft). Il tronco è liscio e slanciato, ricoperto da una corteccia grigio-azzurrognola; mentre la chioma è espansa. Le foglie sono lanceolate, leggermente ricurve all'estremità e di color verde-olivo. I fiori sono biancastri. L'E. globulus è un albero molto comune nel centro-Sud Italia e resiste a temperature di diversi gradi sottozero.

2) Eucalyptus gunnii : nativo della Tasmania, ha una maggior resistenza al freddo rispetto all'E. globulus ed è perciò maggiormente diffuso anche nel Nord Italia. Le foglie son color blu-argenteo; esse sono inizialmente tonde o cuoriformi, diventando più allungate ed ovali nella fase adulta. L'albero raggiunge notevoli dimensioni, anche se inferiori a quelle della precedente specie, e se lasciato crescere liberamente può facilmente superare i 20 metri d'altezza(65 ft). Anche in questo caso il tronco è liscio e tende a sfaldarsi. Esistono diversi cloni selezionati, tra cui Eucalyptus gunnii "Azura", che può resistere sino a -18° C (0° F) e Eucalyptus gunnii "France Bleu Rengun", una varietà nana ideale per la coltivazione in vaso.

Eucalyptus gunnii

3) Eucalyptus leucoxylon : vorrei citare la cultivars "Euky Dwarf", una pianta con una bella chioma densa, larga circa 4 metri (13 ft) ed alta 5 metri (16 ft), più o meno 1/3 rispetto alla specie tipo. Altra peculiarità sono i fiori colorati di rosa-rosso ed una fioritura copiosa ed estremamente ornamentale. Purtroppo la resistenza al freddo non è altissima e sotto i -7° C (19° F) può subire danni.

Eucalyptus leucoxylon
Eucalyptus coccifera
4) Eucalyptus coccifera : endemico della Tasmania, ha uno sviluppo più contenuto rispetto ai primi due e raramente supera i 15 metri (49 ft). Anche qui il legno è liscio e con attitudine a sfaldarsi, tuttavia non è raro che si sviluppi sotto forma di arbusto con più tronchi. Buona resistenza al freddo, che dovrebbe permettere la sua crescita anche nel Nord Italia.

5) Eucalyptus pauciflora : nota anche con il termine Snow Gum è in realtà divisa in 6 sotto-specie ed innumerevoli varietà. Anche qui vorrei citare Eucalyptus pauciflora 'Little Snowman', un clone molto resistente al gelo, a portamento pendule e sviluppo più contenuto rispetto alla specie tipo, dato che di solito non supera i 7 metri (23 ft). Il tronco è grigio-biancastro e completamente liscio, mentre le foglie son color verde-grigiastro. 

Eucalyptus pauciflora

6) Eucalyptus deglupta : Noto come Rainbow Gum, è una specie tropicale sensibile al freddo e non adatto al clima italiano. Nativo della Papa Nuova Guinea e delle Filippine, è un albero imponente, che può superare i 70 metri (230 ft) di altezza ed è dotato di un grosso tronco multi-colore, davvero atipico ed ornamentale.

Eucalyptus deglupta
7)  Eucalyptus camphora : noto anche come Swamp Gum (Eucalipto delle Paludi), possiede foglie cuoriformi che, anche nella fase adulta, possono rimanere a forma abbastanza tondeggiante. Questa varietà cresce al massimo 10 metri (33 ft) e, diversamente dalla maggior parte degli Eucalipti, può svilupparsi bene anche in zone umide ed a mezz'ombra.

Eucalyptus camphora
Eucalyptus citriodora
8) Eucalyptus citriodora : pianta subtropicale, che resiste solo a lievi e sporadiche gelate ed è quindi coltivabile solo nelle zone costiere del Sud Italia. Foglie verdi che hanno la peculiarità di avere un forte aroma di Limone e vengono utilizzate per produrre repellenti contro le zanzare. Le foglie, oltre al tipico aroma, possono assumere un color rosso bronzeo, che ricordano un po' il colore delle nuove foglie della Pianta della Cannella. Un'ultima curiosità, la specie è conosciuta anche con il nome scientifico Corymbia citriodora.

Eucalyptus crenulata
9)  Eucalyptus crenulata : eucalipto che raggiunge un'altezza di circa 10 m (33 ft). Il tronco è marrone e si sfalda longitudinalmente, tuttavia questo strato rimane attaccato e conferisce un aspetto simile al tronco della Vite o del Corbezzolo. Chiamato anche Silver Gum per via delle foglie color argento, che tuttavia da adulte hanno anche sfumature rosso scuro.

10) Eucalyptus nicholii : specie dotata di un portamento slanciato, con rami assurgenti e chioma compatta. Le foglie, lunghe e strette, possono ricordare quelle di un Salice. Eucalipto molto ornamentale ed elegante, che ben si adatta al clima del Sud Italia, mentre al Nord potrebbe patire il gelo intenso. Un clone consigliato per il settentrione è E. nicholii "Angus", che mostra una maggior resistenza al freddo.

Eucalyptus nicholii


Come Coltivare l'Eucalipto ? - Clima, Esposizione, Terreno e Crescita e Riproduzione

Come avrete ben capito non ha senso parlare genericamente di "coltivazione dell'eucalipto" , dato che si tratta di un gruppo eterogeneo, tuttavia molte caratteristiche sono comuni alla maggior parte (non tutti) degli eucalipti e qui farò riferimento a quelle.

Iniziamo dalla resistenza al freddo; come avrete letto sopra esistono specie che in natura prosperano in zone più vicine all'equatore e che vogliono un clima caldo tutto l'anno ed esente da gelo (E. deglupta), mentre all'opposto abbiamo alcune specie che possono resistere senza danni a temperature comprese tra -15° C e -20° C (5° F/-4° F), come ad esempio Eucalyptus pauciflora ssp debeuzevillei o Eucalyptus archeri. In mezzo a questi due estremi si collocano la stragrande maggioranza degli Eucalipti, che preferiscono ambienti miti e tollerano gelate, ma iniziano a subire danni se le temperature rimangono inferiori ai -10° C (14° F) per lunghi periodi.

In linea di massima il clima mediterraneo, come tipico della maggior parte d'Italia, è perfetto per la coltivazione di buona parte degli Eucalipti, ma anche chi volesse coltivarlo in una fredda vallata Alpina, scegliendo la giusta specie potrebbe ottenere ottimi risultati.

Gli eucalipti sono piante eliofile e devono dunque esser coltivati in zone quanto più possibile assolate, tuttavia non mancano poche specie più tolleranti all'ombra, come l'Eucalyptus neglecta; detto questo nessuna specie può svilupparsi bene in ombra totale.

Queste piante non sono particolarmente esigenti in quanto a terreno e possono crescere bene anche su suoli poveri e sassosi, purché drenanti. Molte specie di Eucalipto sono adattate a vivere in aree in cui vi sia una stagione secca, hanno quindi un'ottima resistenza alla siccità ed una volta acclimatati possono vivere senza irrigazioni, anche nelle zone più aride della macchia mediterranea. Tra le molte specie adatte ai climi secchi ricordiamo E. cinerea, E. aggregata, E. gunni, E. nicholii, E. globulus e E. cosmophylla; questi ultimi due sono anche piuttosto tolleranti alla salsedine nell'aria.

In linea di massima gli Eucalipti, nei climi Mediterranei, non hanno bisogno di essere bagnati.

Ovviamente in piena terra gli Eucalipti non devono esser concimati e prosperano anche in suoli  che risultano carenti di nutrienti per molte altre piante. Anche in assenza di concimazioni queste piante hanno una crescita vigorosa ed estremamente veloce, dato che in un anno possono produrre nuovi getti che superano i 2 metri (6.6 ft).

La maggior parte delle specie preferisce un terreno tra l'acido ed il neutro, tuttavia non mancano Eucalipti che si adattano a pH alti, tra questi citerei E. dalrympleana, E. macarthurii, E. parvula E. pauciflora, E. cordata ed E. glaucescens.

Gli Eucalipti rispondono bene alla potatura, la quale tuttavia non è indispensabile. Nei giovani esemplari  può esser utile rimuovere i rami bassi, affinché il tronco cresca dritto e libero da rami basali. Nelle piante adulte l'unico scopo della potatura è quella di contenere le dimensioni, tuttavia lo sviluppo di queste piante è armonico ed elegante; un'eccessiva potatura tende a farli diventare sgraziati ed a  far sviluppare un maggior numero di "giovani" foglie, quindi tendenzialmente tondeggianti. In altre parole il consiglio è, scegliete una specie di Eucalipto adatta al vostro giardino, piuttosto che comprare un "gigante" e capitozzare ogni anno. Alcune (poche) specie, come E. coccifera, E. vernicosa ed E. archeri, son persino adatte per la creazioni di siepi alte.

In ultimo considerate che gli Eucalipti hanno un legno poco resistente ed i rami si spezzano facilmente; di conseguenza in zone soggette a copiose nevicate, converrà adottare una potatura che riduca il volume della chioma e minimizzi il numero di rami paralleli al suolo.

Le specie che in natura hanno come dimora la foresta tendono a diventare più alte e sono poco adatte a zone ventose. Se da voi il vento soffia impetuoso sarà meglio scegliere un Eucalipto con foglie strette ed a portamento più  compatto o arbustivo, come ad esempio E. cosmophylla o E. apiculata. Gli Eucalipti sopportano discretamente bene la salsedine dell'aria, tuttavia i più adatti alle località di mare sono quelli che hanno foglie più spesse, come E. globulus ed E. pauciflora.

In linea di massima gli Eucalipti non amano esser coltivati in vaso, condizione che ne limita lo sviluppo e, nella maggior parte dei casi, porta la pianta a deperimento. Se proprio foste costretti alla coltivazione in vaso converrà scegliere una varietà dwarf (nana) od una specie a crescita lenta, oltre ad usare vasi particolarmente capienti. 

La maggior parte delle specie sono piante assai longeve e non è raro trovare esemplari pluricentenari ed alcune piante possono superare i 700 anno di età.

Come abbiamo visto, l'Eucalipto è una pianta a crescita rapida, anche nella fase giovanile. Per questo motivo, anche in ambito vivaistico in cui si vogliono piante grandi in poco tempo, la propagazione più diffusa è tramite semina. Ricordatevi che i semi delle specie più resistenti al gelo devono "sentire" il freddo invernale per poter germogliare, converrà quindi seminare in autunno, lasciando il vaso all'aperto durante l'inverno. Ovviamente, passando dal seme, non si può riprodurre l'esatto clone; per moltiplicare varietà selezionate si possono fare talee, prelevando legno giovane (un anno) e rimovendo le foglie basali. Purtroppo gli Eucalipti non radicano bene e per aver una buona probabilità di successo sarà necessario usare ormoni radicanti.

Rami Eucalyptus coccifera

Nuovi Germogli

lunedì 15 luglio 2019

Coltivazione del Guava (Psidium guajava), una Pianta da Frutto Tropicale per Amatori

La (o il) Guava, nota anche come Guaiava o, dallo spagnolo, Guayaba, è un frutto tropicale poco conosciuto all'infuori dei Tropici. In Italia è difficile trovare in vendita il frutto fresco, tuttavia nei negozi etnici è abbastanza comune trovare succhi di frutta a base di Guava.

Questo frutto viene prodotto dalla specie Psidium guajava, una pianta tropicale di cui parleremo dettagliatamente in questo articolo, anche perché la sua coltivazione a livello amatoriale può regalare grosse soddisfazioni, persino a chi la crescesse in un clima tutt'altro che tropicale.


La pianta del Guava ha il grosso vantaggio di poter crescere decentemente in vaso, inoltre, partendo da seme, inizierà a fiorire/fruttificare già dopo solo 2-3 anni. Ovviamente anche l'Avocado (Persea americana) si può far crescere da seme, ma essendo un albero non si svilupperà al meglio in vaso e per la fruttificazione (se mai avverrà in vaso) si dovranno attendere in media 8-10 anni.

Frutti di Guava Ovali
Frutti di Guava Tondi

Origine, Diffusione e Storia :

L'albero del Guava ha un'origine incerta, anche perché i suoi piccoli semi sono numerosi, facilmente trasportabili dagli uccelli e germogliano efficacemente; è dunque probabile che l'area in cui è  attualmente naturalizzato sia molto più estesa di quella di partenza.
Fatte queste premesse gli studiosi, pur non sapendo il luogo esatto, credono che il Guava sia nativo delle foreste pluviali comprese tra il Sud del Messico e la parte tropicale del Sud America (es. Colombia, Perù, Venezuela, Brasile settentrionale etc.), dove cresce dal piano sino ad una quota di 1500 m (5000 ft), soprattutto se vicino all'equatore.
La coltivazione della Guayaba ad uso alimentare risale ad epoche remote, vi sono infatti prove del suo utilizzo sin dai tempi degli antichi Aztechi.

Ai nostri giorni la specie è naturalizzata in tutti i continenti ad esclusione di quelli privi di climi tropicali, ovvero l'Europa e l'Antartide. Esemplari selvatici di Psidium guajava si possono trovare dal Queensland, in Australia, alle isole del Pacifico (es. Hawaii, Fiji etc.), dal Sud-Est Asiatico (Filippine, Malesia etc.), alla Florida, sino al Sud Africa (Tanzania, Zimbabwe).

La diffusione a scopo commerciale od amatoriale è ancora più ampia, tanto che la Guaiava viene coltivata in quasi tutte le zone sub-tropicali del mondo e persino negli angoli più miti del Mediterraneo.


Classificazione Botanica e Sapore del Frutto :

Psidium guajava è il nome scientifico del Guava, un arbusto che appartiene alla grande famiglia delle Myrtaceae.
Questa specie, essendo coltivata da secoli in zone tropicali anche molto lontane tra di loro, mostra un'enorme variabilità, sia come portamento, sia come forma, dimensione e sapore del frutto. Esistono infatti piante che producono frutti grandi quanto una piccola Albicocca ed altre che ne producono grandi quanto un pompelmo; alcune varietà producono frutti a polpa gialla, altri rosa, altri ancora verde.

Anche il sapore è assai diverso a seconda della varietà, in Thailandia, ad esempio, mangiano la Guava verde non ancora matura, tagliata a fette, che ha una consistenza simile a quella di una mela. Personalmente preferisco il frutto a polpa gialla, ben maturo; in questo caso emana un forte profumo, ha una consistenza simile a quella di un budino ed un gusto intenso, che a me ricorda quello della Banana, sebbene prevalga il sapore tipico della Guava (assaggiate i Succhi di Frutta al Guava per rendervene conto).
La Guava Rosa ha un maggior contenuto di acqua ed è meno dolce (zuccheri più diluiti), sebbene non sia sempre facile generalizzare solo in base al colore della polpa.
Il grosso problema di questi frutti è la massiccia presenza di semi all'interno della polpa. Essi sono piccoli e non è fattibile rimuoverli manualmente dalla polpa, ciò nonostante non sono teneri come quelli di un Kiwi e possono creare qualche problema durante la masticazione.

Il genere Psidium comprende circa un centinaio di specie, molte delle quali producono frutti commestibili, sebbene P. guajava sia in assoluto la più apprezzata per i suoi frutti.
Tutte le specie di Psidium sono native delle zone calde dell'America Latina ed hanno per lo più uno sviluppo contenuto, di seguito troverete alcune delle specie più rappresentative del genere :
  • P. amplexicaule : noto come Guava di Montagna, cresce sulle colline del Porto Rico. Possiede foglie spesse ed arrotondate, piccoli fiori verdi/bianchi e produce frutti dal diametro di un paio di centimetri (0.75 inch).
  • P. cattleyanum : chiamato anche Guava Fragola, è una specie nativa del Brasile e diventa infestante nelle condizioni di crescita ideali. I suoi frutti sono gialli o rossi (a seconda della varietà) ed hanno le dimensioni di una pallina da ping pong. P. cattleyanum è probabilmente la seconda specie per qualità dei frutti e verrà approfondita in un articolo ad hoc.
  • P. claraense : endemico di Cuba è minacciato dalla distruzione del proprio habitat.
  • P. dumetorum : specie endemica della Jamaica, ma ormai estinta.
  • P. friedrichsthalianum : Guava originario del Costa Rica i cui frutti vengono localmente utilizzati per fare bevande rinfrescanti dal sapore leggermente aspro.
  • P. galapageium : specie nativa delle Isole Galàpagos, produce frutti eduli gialli dal gusto leggero, molto apprezzati dalla fauna locale.
  • P. guajava : chiamato anche Guava Classico (o Guava Comune), è la specie più conosciuta, oggetto questo articolo.
  • P. guineense : produce molti frutti di piccole dimensioni, dal vago sapore di fragola, sebbene con spiccate note di amaro, che possono esser più o meno marcate da pianta a pianta. Se ne è tentato l'incrocio con P. guajava, al fine di ottenere una pianta che producesse tanti frutti (come P. guineense) dalle ottime qualità organolettiche (come P. guajava).
  • P. rufum : endemico del Brasile, viene anche chiamato Guava Viola per via dei frutti di tale (ed inusuale) colorazione.

Polpa Guava Bianco
Polpa Guava Rosa
Com'è Fatta la Pianta del Guava ? - Botanica e Fisiologia 

Psidium guajava è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di arbusto di medie dimensioni, potendo occasionalmente raggiungere un'altezza di 10 m (33 ft); tuttavia normalmente la crescita è inferiore ed una pianta adulta ben potata si mantiene intorno ai 4-5 metri (13-16 ft).
Negli impianti commerciali gli esemplari vengono piantati ad una distanza di circa 4 metri (13 ft) lungo la fila, ma le file son più distanziate per poter far passare i mezzi agricoli.
Ovviamente la crescita in vaso, od in un clima non vantaggioso, riduce ulteriormente la taglia delle piante.

Il tronco, di norma singolo e dal diametro massimo di 25 cm (10 in), è ricoperto da una sottile corteccia color rame che, con l'età, tende a sfaldarsi, dando al fusto un aspetto liscio e screziato, con colori che variano dal grigio-verdastro, sino al marroncino. Questa caratteristica lo rende molto ornamentale e sicuramente distinguibile dalla maggior parte delle altre piante.

I giovani rami, ed anche il primo getto emesso dopo il germogliamento del seme, hanno la peculiare forma quadrangolare (cioè a sezione quadrata) e sono di color verde-rossastro. In condizioni ideali la crescita è massiccia e la nuova vegetazione si allunga talmente tanto da pendere (per gravità) verso il basso, conferendo alla chioma un aspetto disordinato.
Un Guava adulto in salute, se non viene mai potato, avrà una chioma folta, ma con molti rami intrecciati e penduli, tanto da poter toccar terra sotto il peso dei frutti.

Nuova Vegetazione Psidium guajavaLe radici sono espanse e superano l'area della proiezione della chioma al suolo, tuttavia non è un apparato radicale particolarmente profondo e solo poche radici scendono in profondità, pur senza mai delinearsi un vero e proprio fittone principale. 

Le foglie sono di medio-grosse dimensioni, tendenzialmente ovali, con vistose venature e, se accartocciate, emanano un leggero odore. Esse sono unite al ramo tramite un cortissimo picciolo ed in estate, od in un clima perennemente caldo, sono di color verde chiaro; eggià, perché quando le temperature si abbassano (pur rimanendo ben al di sopra degli 0° C o 32° F) esse si tingono di tonalità che vanno dalle molte sfumature del rosso, sino al viola-brunastro.
Questa condizione è probabilmente una strategia difensiva contro il freddo e, di per sé, è fisiologica; tuttavia è pur sempre un sintomo di stress, che ai tropici non si verifica.
Se le temperature fossero ancora più basse si potrebbe aver una parziale perdita delle foglie e la pianta si comporterebbe come semi-decidua. Nel complesso la pianta del Guava regge la defogliazione ben meglio di molte altre piante tropicali sempreverdi (ad es. Mango).

I fiori sbocciano da gemme situate all'ascella fogliare della nuova vegetazione, sono singoli (mai riuniti in infiorescenze), bianchi, dal diametro di circa 2,5 cm (1 in), con 4-5 petali che cadono prematuramente rispetto agli altri organi del fiore. Essi emanano un leggero (talvolta quasi impercettibile) profumo, sono ermafroditi e, come tipico delle Myrtaceae, hanno numerosissimi stami (fino a 250), che puntano in ogni direzione, ognuno formato da un filamento ed un'antera color giallo tenue che produce il polline. Il fiore è ricettivo per circa 36/48 h.


Psidium guajava è generalmente una specie autofetile, quindi nella maggior parte dei casi avrete una fruttificazione soddisfacente pur avendo un'unica pianta; ciononostante l'impollinazione incrociata tra più piante ad opera delle Api aumenta la percentuale di allegagione.

Come appena detto, i boccioli fiorali vengono prodotti su ogni nuovo getto; di conseguenza in zone tropicali umide, in cui non vi sia un sostanziale arresto vegetativo, la fioritura può avvenire in tutti i mesi dell'anno.
Laddove vi sia una stagione fredda (o secca), la fioritura è concentrata nel semestre più caldo. Nelle zone più miti d'Italia la pianta del Guava re-inizia a vegetare tra Aprile e Maggio, in funzione del clima e dell'esposizione, e si ha la prima (e più abbondante) fioritura in maniera scalare tra Giugno e Luglio. La lunga estate Mediterranea permette una seconda fioritura nel periodo autunnale, tuttavia i frutti derivanti da quest'ultima fioritura non avranno vita facile, dato che dovranno maturare in una stagione a loro ben poco congeniale; infatti solo pochi giungeranno a maturazione ed anche quelli che matureranno non avranno la dolcezza ed il sapore dei frutti ottenuti dalla prima fioritura e cresciuti sotto il Sole estivo.
Quindi, a grosse linee, la fioritura avviene in un periodo compreso tra Maggio e Novembre, ciò non toglie che nelle zone più miti del Meridione, in annate particolarmente calde, qualche fiore isolato possa sbocciare anche all'infuori della finestra temporale appena menzionata.

Un'ultima cosa, la fioritura del Guava non è mai troppo abbondante, sia perché i fiori non sono molti, sia perché non si aprono tutti contemporaneamente, quindi non troverete mai una pianta stracolma di fiori, come invece potreste osservare nel Pruno da Fiore o nel Falso Gelsomino.

I frutti possono esser rotondi, ovali od a forma di Pera e possono pesare sino ad un massimo di 500 gr (1,1 Lb). Essi sono avvolti da una spessa buccia che, nei frutti immaturi, è rigida e verde chiaro, mentre a maturazione avvenuta si ammorbidisce virando a color giallo-arancione, indipendentemente dal fatto che sia una Guava a polpa bianca o rosa. I semi sono duri, gialli ed a forma di rene.
Piccola curiosità, i sepali del fiore non cadono in seguito all'impollinazione, ma permangono anche nel frutto maturo.

Nel clima ideale ci vogliono dai 3 ai 5 mesi per passare dal fiore al frutto maturo, ma in Italia ci potrebbero voler anche 6 mesi, dato che i "fiori di Luglio" avranno solo un paio di mesi, prima dell'arrivo del pur mite autunno meridionale.
Nel complesso in Italia la raccolta delle Guave è autunno-invernale (tra inizio Ottobre e Dicembre), sebbene per i frutti tropicali coltivati all'infuori dei tropici non sia mai facile stabilire l'esatto periodo di maturazione, dato che può variare considerevolmente anche con piccole fluttuazioni termiche.

Bocciolo Fiorale Guava

Pre-fioritura Psidium guajava
Apertura Fiore Guayaba

Fiore Aperto Psidium guajava

Come Crescere la Pianta del Guava ? - Coltivazione, Esposizione, Clima e Potature

Psidium guajava è una specie rustica ed a crescita rapida, tanto che in molte zone tropicali è considerata una pianta infestante. Essa può infatti crescere dai Tropici sino alle zone Temperate Calde, in luoghi umidi o semi-desertici, formare una fitta boscaglia o crescere come esemplari isolati.

In Italia, tuttavia, non si può di certo considerare una specie invasiva, dato che la sua limitata resistenza al freddo ne limita fortemente la diffusione, non permettendole di competere con le altre specie.

Ma quindi qual è la resistenza al freddo della Guaiava ?

Diciamo che, per non aver alcun rischio, sarebbe meglio coltivare questa specie in aree esenti da gelo ("Frost Free Zones"); inoltre la tolleranza al freddo non dipende solo dalla temperatura minima raggiunta, ma anche dalla sua durata, frequenza, nonché dall'umidità e dalle temperature massime. Detto questo è ragionevole pensare che una pianta di Guava acclimatata al freddo possa resistere sino a temperature minime di circa -3° C (26.6° F), pur perdendo qualche foglia. In realtà già con minime inferiori ai 10° (50°) si ha l'arrossimento delle foglie, ma sino a 0° C (32° F) non vi è cospicua perdita delle foglie.
Non escludo che una pianta adulta ed in salute possa sopravvivere ad un breve (ed isolato) picco di gelo a -5° C (23° F), ma a queste temperature la defogliazione sarà totale, i danni da freddo ingenti e la pianta potrebbe ripartire, in primavera, solo dalle branche principali o dal tronco.
In Italia se ne può tentare la coltivazione all'aperto nelle zone costiere di Sicilia, Calabria e nei luoghi più riparati della Campania (es. Costiera Amalfitana), della Liguria (es. Riviera di Ponente) e della Puglia (es. Salento). Poi, come esperimento od utilizzando qualche accorgimento, ci si può spingere anche in zone più fredde, ma di certo non crescerà mai nella Pianura Padana, a meno di non coltivare la pianta in vaso e ripararla in una serra calda durante l'inverno.

P. guajava è una pianta abbastanza eliofila e gradisce un'esposizione in pieno Sole, in quanto all'ombra fiorisce poco/nulla e la vegetazione cresce esile e stentata, con la chioma allungata alla ricerca della luce. In zone particolarmente torride potrebbero giovare un paio d'ore di ombra al giorno, ma nel complesso è meglio prediligere esposizione in cui vi siano almeno 6 ore di luce diretta al giorno.

Giovane Tronco Psidium guajavaLa pianta del Guava è adattabile in quanto a terreno, potendo crescere su un'ampia gamma di suoli, da quelli argillosi, sino a quelli sabbiosi. Un terreno a pH compreso tra 5 e 7 (acido-neutro) è ideale, ma riesce a svilupparsi anche in quelli alcalini (fino a pH 8).
Foglie GuajaboNon è particolarmente importante che il terreno sia profondo, dato che la maggior parte dell'apparato radicale assorbente sta nei primi 30 cm (1.5 in) di suolo; inoltre, pur preferendo i terreni drenanti, tollera i ristagni idrici meglio rispetto alla maggior parte delle piante da frutto ed in natura può sopravvivere anche in piane alluvionali occasionalmente sommerse dall'acqua.
Un terreno fertile e ricco di sostanza organica favorirà la crescita e la produzione di frutti. In un suolo povero di nutrienti converrà concimare frequentemente ed apportare materia organica, ma anche in un terreno mediamente fertile le piante si avvantaggeranno di una buona concimazione che fornisca i tre macro-elementi (Azoto, Fosforo e Potassio) ed i micro-elementi, tra cui è molto importante lo Zinco; a questo scopo può esser utile utilizzare concimi per agrumi, ricchi di Zn, poiché anche queste piante ne soffrono la carenza.

In letteratura il Guava è ritenuto un albero resistente alla siccità ed in effetti lo è, ma questo va a discapito della fruttificazione. Per aver una fioritura (e fruttificazione) soddisfacente questa pianta richiede almeno 1000 mm (40 in) di pioggia all'anno, senza lunghi periodi di totale siccità.
In Italia una pianta adulta ed affrancata vivrebbe anche senza irrigazioni, tuttavia se il fabbisogno idrico non fosse soddisfatto si avrebbe una prematura caduta dei frutticini ed una scarsa fioritura.


Piante coltivate in piena terra nel zone aride del Sud Italia dovrebbero esser annaffiate (in estate) almeno una volta a settimana per primi anni e, successivamente, 2-3 volte al mese.
Nelle condizioni di carenza idrica che si possono verificare in Italia, probabilmente una pianta adulta di Guava non morirebbe, ma potrebbe soffrire ed arrestare la crescita; ovviamente se fosse coltivata in vaso sarebbe ben più avida di acqua e, se esposta tutto il giorno al Sole, dovrebbe esser bagnata quasi quotidianamente.

Frutticino Guava TondoQuesto arbusto ha una crescita piuttosto veloce e vigorosa ed una buona potatura è necessaria per dare una forma alla pianta, ma anche per indurre l'emissione di nuova vegetazione e, dunque, di fiori. Nelle zone in cui vi sia una stasi vegetativa, come in Italia, il periodo migliore per la potatura potrebbe esser il finir dell'inverno, prima del risveglio vegetativo, ma dopo che sia passato il freddo più intenso. Potare una pianta di Guayaba è piuttosto semplice, basta rimuovere i rami che si intrecciano o mal posizionati, quelli più interni che rimarrebbero ombreggiati ed accorciare i rami eccessivamente penduli.
La specie tollera potature anche significative ed inoltre sarà semplice non far danni, dato che non vi sono gemme a fiore od a legno ed i fiori vengono prodotti sulla nuova vegetazione, spuntata dai rami di uno o più anni.

In Italia non son necessari trattamenti chimici e la specie si mostra resistente alle principali malattie fungine. Piante debilitate possono esser attaccate dalla Cocciniglia, ma di solito si riprendono senza grossi danni.

Frutticini Guava "Pera"


Frutti Immaturi Guava

Come Riprodurre la Guayaba Partendo da Seme ?

La quasi totalità delle piante vendute in Italia non sono cloni selezionati, ma semplicemente semenzali. La propagazione per semina è la più utilizzata a livello amatoriale, anche perché veder crescere (e fruttificare) una piantina nata da seme è sempre un'esperienza stupenda.
I semi rimangono vitali per mesi, ma sarebbe meglio prenderli freschi. C'è chi suggerisce di farli bollire per 5 minuti per velocizzare il germogliamento, ma io consiglio di immergerli semplicemente in acqua a temperatura ambiente per 24 h.
Il miglior periodo per seminare il Guava in Italia è da metà Maggio in poi, dato che le temperature iniziano già ad esser "tropicali", ma si avranno ancora 3-4 mesi buoni per la crescita della piantina.
I semi vanno interrati in vaso ad una profondità di qualche centimetro e, nelle condizioni ideali, germoglieranno nel giro di 2-3 settimane. Per le primi fasi di vita è consigliabile mettere il vaso a mezz'ombra e mantenere umido il terriccio.

Psidium guajava ad Inizio EstateTempo fa comprai su Ebay dei semi di P. cattleyanum, ma non appena la piantina crebbe mi accorsi che in realtà erano di P. guajava. Purtroppo queste due specie vengono spesso confuse e vendute l'una per l'altra. Il trucco per capire se la piantina che vi è nata è il "classico" Guava è osservare il germoglio in crescita; quello del P. guajava (e solo lui) ha vistosi spigoli, poiché possiede un'inconfondibile sezione quadrata.

Psidium guajava a Fine EstateLe piantine crescono veramente veloci sin da subito e già dopo 2, 3 o al massimo 4 anni avrete la prima fioritura, con possibile fruttificazione. Purtroppo, come spesso accade nelle specie a crescita rapida, l'albero del Guava è poco longevo e vive sino ad un'età di 30-40 anni. Il picco di fruttificazione si ha intorno ai 15 anni ma, dopo tale età, inizia un netto ed inesorabile declino produttivo.
Quanto appena detto vale nel suo habitat naturale; può essere che in un clima più freddo, in cui per diversi mesi all'anno non ci sono temperature adatte alla crescita, possa vivere qualche anno in più ed aver uno sviluppo più contenuto.

Nelle foto qua di lato potrete notare la crescita estiva di una piantina di Guava. La prima foto è fatta ad inizio Giugno, la seconda intorno ad inizio Settembre, i 3 mesi in cui in Italia ci sono le miglior condizioni di crescita per questa specie.

Ovviamente la moltiplicazione per semina non garantisce che la pianta figlia abbia le stesse qualità della pianta madre. Se si vuol riprodurre una varietà selezionata si dovrà necessariamente passare dalla propagazione vegetativa.
I metodi più comuni di riproduzione asessuata sono l'innesto (usando come portainnesto dei semenzali), la margotta e la talea. Questi due ultimi metodi sono preferibili nelle zone più fredde, poiché se il gelo facesse morir la parte aerea, dalle radici potrebbero spuntare dei polloni, anch'essi della varietà pregiata (mentre nell'innesto sarebbero dei semenzali).

Una pianta (sub)tropicale bella, facile da coltivare e che produce ottimi frutti. Se avete un angolo libero del vostro giardino e vivete nel clima giusto, fateci un pensierino, sicuramente con poche cure avrete grandi soddisfazioni; tuttavia vorrei stimolare anche coloro che abitano nel Centro-Nord Italia a coltivare il Guava in vaso, riparandolo durante l'inverno. Ovviamente avrete vita più difficile, ma son sicuro che qualche accortezza riuscirete ad ottenere una bella gratificazione.

Frutti Maturi Psidium guajava

Fruttificazione Guava

Tronco Esemplare Adulto Psidium guajava