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venerdì 6 dicembre 2019

Akebia quinata, Un Rampicante dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Cura

L'Akebia quinata è una pianta rampicante a crescita rapida, coltivata per lo più a scopo ornamentale, per via della splendida fioritura primaverile, tuttavia produce anche dei bei frutti, che solo poche persone sanno che si possono mangiare

Nelle prossime righe descriverò l'Akebia quinata dal punto di vista botanico, fornendo utili informazioni per la sua coltivazione.

Frutto Akebia quinata Aperto

Origine, Distribuzione e Curiosità :

L'Akebia quinata è nota nei paesi anglosassoni con il nome "Chocolate Vine", traducibile in "Liana o Vite del Cioccolato", per via del portamento rampicante, simile a quello della Vite, e dei fiori che emanano un leggero profumo di cioccolato.

L'A. quinata appartiene alle Lardizabalaceae, una famiglia composta da circa 40 specie, suddivise in 9 generi, tutti di Liane, ad eccezione del genere Decaisnea, le cui specie hanno portamento arbustivo.  

Il genere Akebia conta 5 specie, tutte di origine asiatica :

  • Akebia chingshuiensis : nativa di Taiwan, è forse la meno conosciuta e diffusa allo stato naturale
  • Akebia longiracemosa : nativa della Cina, è caratterizzata da infiorescenze particolarmente lunghe, che ricordano un grappolo d'uva
  • Akebia quinata : la più comune in Italia a livello commerciale, nonché oggetto dell'articolo
  • Akebia trifoliata : simile alla precedente, con la differenza che ogni foglia è formata da 3 foglioline (e non 5)
  • Akebia x pentaphylla : si tratta in realtà di un ibrido tra le due specie precedenti

L'A. quinata è originaria dell'estremo oriente e si ritrova allo stato naturale in Cina, Corea e Giappone.
L'habitat naturale di questa pianta è rappresentato dalle zone a clima temperato ed umido, la specie cresce infatti ai margini delle foreste, lungo le rive dei fiumi (es. Fiume Giallo in Cina) ed, a macchia di leopardo, anche sui pendii, sino ad una quota di circa 1500 metri (4920 ft).

Questa specie fu importata negli USA intorno al 1850, per poi naturalizzarsi in molti stati, diventando di fatto infestante e selvatica.
Data la sua natura invasiva, la Nuova Zelanda ne ha vietato l'importazione, al fine di evitare che, sfuggendo dal controllo dell'uomo, possa colonizzare nuovi territori, mettendo a rischio la biodiversità locale.

In Italia è diffusa a livello ornamentale ed utilizzata per ricoprire recinzioni, mura o pergolati, regalando cospicue fioriture ad ogni primavera.

Nell'antica medicina tradizionale cinese l'Akebia quinata ricopriva un ruolo di rilievo sin dagli albori e le diverse parti (fusto, foglie, frutti etc.) erano lavorate ed utilizzate a scopo anti-infiammatorio e/o diuretico. Dai semi si può estrarre un olio dal quale produrre saponi.


Com'è Fatta l'Akebia quinata ? - Botanica e Fisiologia 

Questa specie si sviluppa sotto forma di pianta rampicante o, in assenza di appiglio, strisciante/tappezzante. Se lasciata crescere liberamente può raggiungere un'altezza di circa 10 m (33 ft), sebbene le dimensioni possano esser contenute a piacere con opportune potature.

Gemma a Fiore Akebia quinataL'A. quinata, diversamente da altri rampicanti (es. Vite), non è dotata di viticci con cui aggrapparsi al sostegno, di conseguenza per potersi sostenere cresce avvolgendosi a spirale su pali, ringhiere e quant'altro incontri. Il portamento risulta quindi piuttosto disordinato, una sorta di groviglio di esili rami.

Gemma a Legno Akebia quinataLe foglie sono piuttosto grandi e dotate di un lungo picciolo semi-rigido. Ognuna di esse è in realtà composta da 5 foglioline ovali disposte in direzione dei vertici di un pentagono regolare, ovvero ruotate di circa 70° l'una dall'altra. Il loro aspetto atipico ricorda molto una vegetazione di tipo tropicale, più che da climi temperati.
Un'altra caratteristica di indubbio valore ornamentale è il color violaceo della nuova vegetazione.

Questa pianta è una specie semi-sempreverde, ovvero inizia a perdere le foglie solo quando fa veramente freddo e, nei luoghi in cui non gela, potrebbe mantenerle sino all'emissione della nuova vegetazione, comportandosi come una sempreverde.
Nel Nord Italia le foglie possono persistere anche sino a Gennaio, quando tutte le piante decidue hanno perso le foglie ormai da un paio di mesi.


L'Akebia quinata è una pianta monoica, un'unica pianta produce dunque due tipi di fiori : maschili o femminili.
Già sul finir dell'inverno iniziano ad ingrossarsi le gemme che daranno origine ai fiori. La specie produce infiorescenze (racemi) penduli con un numero variabile (in media 6-12) di fiori, i quali sono di color viola/porpora, con diverse sfumature e possibili differenze tra le cultivars, come ad esempio l'Akebia quinata var. Alba, che produce fiori bianchi.
In un'infiorescenza i fiori maschili sono più numerosi ed in un rapporto di circa 5 a 1 con quelli femminili. Il fiore "maschio" è però più piccolo, dal colore più pallido e decisamente meno appariscente. Il fiore "femmina" è composto da 3 grossi petali arrotondati che quasi racchiudono i pistilli (parte riproduttiva femminile), presenti in numero variabile (indicativamente da 3 a 7).
I fiori emanano una tenue fragranza che ricorda l'odore del cioccolato, cosa assai rara tra le piante di climi freddi (tali profumi son più comuni nelle essenze tropicali).

La fioritura, che dura al massimo un mese, è sempre generosa ed avviene nel periodo primaverile, nel Nord Italia indicativamente tra fine Marzo ed Aprile/inizio Maggio.

Fiori Maschili Akebia quinata

Fiore Femminile Akebia quinata
Nota Bene

L'A. quinata è una specie tipicamente autosterile e non produrrà alcun frutto se piantata isolata. Se volete coltivare la specie come pianta da frutto, se vorrete semi per propagarla o semplicemente trovate ornamentali i frutti sulla pianta, dovrete piantare almeno 2 piante, facendo attenzione a che non provengano entrambe da un pollone di un'unica pianta madre (sarebbero geneticamente identici e quindi non in grado di impollinarsi vicendevolmente).
Quando le trovate in vendita in un Vivaio è probabile che siano cloni; cercate varietà particolari (es. "Variegata" od "Alba"), così da aver la certezza di comprare cloni diversi o quantomeno, se non è specificata la varietà, prendete le piante in due Vivai diversi, con due etichette diverse.

Frutticini Allegati Akebia quinataSe l'impollinazione va a buon fine, da ogni fiore femminile si formeranno in media da 1 a 5 frutti. Essi sono delle dimensioni di una patata, color grigio/viola tenue ed, a maturità (mese di Settembre), si apriranno lungo una spaccatura longitudinale, lasciando intravedere l'interno del frutto. Esternamente la buccia è liscia, dalla consistenza simile a quella del cuoio, mentre internamente è soffice, quasi vellutata.
La polpa è separata dalla superficie interna del frutto da uno strato di aria, motivo che rende i frutti assai leggeri. La polpa, leggermente profumata,  racchiude numerosi semini neri, ha la forma di una pannocchia, un color biancastro trasparente ed una consistenza gelatinosa.

Questi frutti ricordano, per forma, dimensione ed "attacco" alla pianta, quelli dell'Asimina triloba, sebbene pesino soltanto 70 grammi (2,5 Oz), poiché ripieni d'aria.

Frutti Immaturi in Estate Akebia

Ma com'è il sapore di un frutto di Akebia quinata ?

Eggià questi frutti sono eduli e si possono mangiare tranquillamente. Il sapore è particolare e, personalmente, lo trovo piacevole, con un retrogusto dolce e vanigliato; tuttavia il grosso problema sono i semi e la consistenza della polpa, che rendono impossibile la masticazione.
In altre parole è un "Mangia e Sputa", nel senso che dovrete mangiare parte della polpa insieme ai semi, dopodiché la polpa si scioglierà in bocca ed i semi dovranno esser sputati.
Ecco, più che il gusto in sé (a mio avviso dolce e buono) è la scomodità che rende questo frutto del tutto marginale.

Frutto Maturo Aperto Akebia quinata

Come Crescere l'Akebia quinata ? - Coltivazione, Esposizione, Potature, Moltiplicazione e Cure

La Liana del Cioccolato una volta affrancata crescerà ad una notevole velocità, facendo tralci lunghi diversi metri ad ogni stagione. Oltre a questo, le radici sono piuttosto superficiali ed hanno la tendenza ad emettere polloni ed i nuovi rami toccando terra possono radicare. Insomma, una pianta dall'alto potenziale infestante, ma facilmente contenibile con un paio di potature all'anno.

L'A. quinata cresce bene in pieno Sole, ma tollera egregiamente anche la mezz'ombra ; può essere coltivata anche in zone ombrose, come nel sottobosco di foreste decidue, tuttavia qui la fioritura sarà praticamente nulla e la vegetazione meno densa.
Se dovete scegliere dove piantare la vostra pianta prediligete posizioni in cui prenda almeno qualche ora al giorno di luce diretta, in linea di massima più Sole prenderà più fiorirà, anche se oltre le 6 ore di Sole diretto non si avrà più alcun incremento.
In zone calde e secche del Sud Italia è bene scegliere esposizioni che godano di qualche ora di ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Questo rampicante possiede un'ottima resistenza al freddo che gli permette di non subire danni neppure con temperature inferiore ai -20° C (-4° F). Certamente con queste temperature (ed anche superiori) perderà tutte le foglie e si comporterà come pianta decidua.

Portamento e Germogliamento in Primavera AkebiaLa nuova vegetazione, invece, è piuttosto sensibile ai cali termici e non è raro che le prime tenere foglioline vengano bruciate dalle brinate tardive.

L'Akebia quinata, pur preferendo quelli ben drenanti (sabbia, limo) rispetto a quelli compatti (argilla), si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, tollerando un pH dall'acido al leggermente basico.
Fiori Bianchi Akebia quinata var. AlbaLe concimazioni in un terreno mediamente fertile non sono necessarie, semmai potrebbe esser utile creare un bello strato di pacciamatura che, oltre a non far crescere le erbe infestanti ed a mantenere fresco ed umido il suolo, provvederà a rilasciare nutrienti a poco a poco, funzionando come un concime a lenta cessione.

La resistenza alla siccità è media e nei primi due anni d'impianto è consigliabile innaffiare almeno una volta a settimana, onde evitare un crescita stentata e, nei casi più gravi, addirittura la morte.
Una volta affrancata può crescere senza grosse irrigazioni (almeno nel Nord Italia), tuttavia in zone in cui passino più di 3-4 settimane senza che cada una goccia d'acqua a terra sarebbe meglio bagnare un paio di volte al mese. Ricordatevi, l'Akebia quinata non è di certo un Olivo e la macchia Mediterranea è un habitat piuttosto arido per il suo sviluppo ottimale.


Le potature si rendono necessarie per contenere lo sviluppo della pianta infatti, se lasciata crescere liberamente, la specie tende ad espandersi ed ad aggrapparsi a qualsiasi cosa incontri, soffocando spesso la vegetazione che si trova sul proprio cammino.
L'A. quinata sopporta potature invernali anche drastiche ed è quindi possibile tagliare i rami alla base, lasciando solo poche gemme; ciò nonostante è meglio eseguire una potatura più leggera; una troppo pesante, infatti, pur non uccidendo la pianta, potrebbe comprometterne la fioritura.
Data l'elevata vigoria e la crescita veloce è bene eseguire anche una potatura a verde, durante l'estate (dopo la fioritura), rimuovendo tutti quei getti assurgenti o striscianti.
Insomma, sotto molti punti di vista la Liana del Cioccolato può essere allevata/potata come fosse una siepe.

La riproduzione è una cosa piuttosto semplice e lo scopo può esser raggiunto tramite diverse tecniche. Una pianta adulta e cresciuta in piena terra emetterà nuovi polloni, sarà sufficiente rimuoverne uno e trapiantarlo in un vaso; alternativamente è possibile prendere uno dei tanti rami striscianti che, stando a contatto col suolo, avranno emesso spontaneamente radici e possono esser dunque tagliati, avendo cura di prelevare anche le nuove radici.
A livello vivaistico, la moltiplicazione di piante cresciute in vaso avviene tramite talea. Si prelevano rami di circa 15 cm (6 inch), derivanti dai germogli della primavera precedente, e si lasciano radicare in terriccio mantenuto costantemente umido.

Data l'efficienza delle tecniche di riproduzione vegetativa appena descritte, difficilmente l'A. quinata viene propagata per semina.
Ottenere una pianta da seme richiede più tempo e dovranno trascorrere più anni per veder la prima fioritura; tuttavia è l'unico modo per aver piante geneticamente diverse (non cloni), quindi in grado di impollinarsi vicendevolmente.

Se si volesse seminare la cosa più semplice è prelevare i piccoli semini neri, separarli dalla polpa appiccicosa e deporli in vasi con del buon terriccio, ricordandosi di tenere i vasi all'aperto durante l'inverno (devono "sentire" il freddo), in modo che possano germogliare efficacemente durante la primavera successiva.

Fioritura Akebia quinata

Frutti Akebia Maturi Appesi

Frutti Quasi Maturi Akebia quinata

mercoledì 5 giugno 2019

Come Coltivare il Chinotto (Citrus myrtifolia), un Agrume dall'Alto Valore Ornamentale.

Gli Agrumi, conosciuti ed apprezzati in tutto il Mondo, sono uno dei simboli della nostra Sicilia ed, in generale, di tutto il Sud Italia.
Esistono decine e decine di Agrumi differenti, ma in pochi sanno che tutti discendono dagli incroci di 3 sole specie : il Pomelo (Citrus maxima), il Mandarino (Citrus reticulata) ed il Cedro (Citrus medica).

Oggi vorrei parlare del Chinotto (Citrus myrtifolia), un Agrume forse un po' meno conosciuto dell'Arancio, ma di grande importanza commerciale, dato che dai suoi frutti si ricava la bevanda omonima. 

Nelle prossime righe fornirò utili informazioni sulla coltivazione e le cure del Chinotto, volte sia all'ottenimento di una buona crescita della pianta, sia alla produzione di frutti.
Il Chinotto, se sano e cresciuto nel clima giusto, ha davvero un bell'aspetto e può esser tranquillamente utilizzato come pianta ornamentale; inoltre, date le dimensioni contenute, si possono aver ottimi risultati anche nel Nord Italia, coltivandolo in vaso e riparandolo dal freddo invernale.

Fiori e Frutti Chinotto

Da Dove Arriva il Chinotto ? - Origine e Storia

L'origine del Citrus myrtifolia è tutt'oggi incerta, secondo alcuni sarebbe stato importato dalla Cina intorno al '600, secondo altri la specie sarebbe nativa del Mediterraneo.
Si suppone che il Chinotto attuale derivi da una mutazione gemmaria dell'Arancio Amaro (Citrus aurantium).

La coltivazione del Chinotto è prevalentemente concentrata in Italia e, oltre a Sicilia e Calabria, notoriamente vocate alla coltivazione degli Agrumi, è diffuso anche in Liguria e nelle zone più miti della Toscana.

Proprio la provincia di Savona, nella Riviera Ligure, era il simbolo del Chinotto. Qui, sin alla prima metà del '900, la specie era comune e diffusa ovunque e l'omonima bevanda era venduta e servita in tutti i bar/ristoranti locali.
Purtroppo la complessa lavorazione dei frutti per la produzione artigianale del "Chinotto" è troppo lunga e commercialmente non competitiva. Per queste ragioni, oggi la pianta del Chinotto "Ligure" è relegata a giardini privati od orti botanici, sebbene negli ultimi anni sia diventata presidio della fondazione Slow Food.

All'infuori dell'Italia il Chinotto è semi-sconosciuto e viene coltivato marginalmente solo in Francia, lungo la Costa Azzurra ed in Corsica.


Com'è La Pianta del Chinotto ? - Botanica e Fisiologia

Il Chinotto, il cui nome scientifico è Citrus myrtifolia, è un Agrume e come tale appartiene alla famiglia delle Rutaceae.
Questa specie si sviluppa sotto forma di arbusto di piccole dimensioni, raggiungendo un'altezza massima di circa 3 metri (10 ft). Il portamento è elegante e compatto, con ramificazioni corte ed una chioma piuttosto densa.
Le foglie, diversamente da molti altri Agrumi, sono di piccole dimensioni, appuntite, coriacee e di color verde scuro. Il loro aspetto, come suggerisce l'epiteto "myrtifolia", ricorda molto quello delle foglie di Mirto.
La maggior parte degli Agrumi sviluppa spine più o meno grosse, e più o meno abbondanti; il Chinotto è l'unico Agrume i cui rami sono totalmente privi delle fastidiose spine.
Il tronco è piuttosto snello ed esile e da esso dipartono numerosi rami, con internodi (spazio tra foglia e foglia) decisamente corti. Talvolta i rami di oltre un anno sono parzialmente nudi, con presenza di foglie concentrate all'apice vegetativo (l'estremità).

Frutto in Maturazione Citrus myrtifoliaI fiori del Chinotto sono bianchi, piccoli e raggruppati all'estremità dei rami o, più raramente, solitari lungo i rami. Il fiore di questa specie è una classica zagara (termine usato per definire i fiori degli Agrumi), con petali carnosi e spessi ed emano un intenso (e gradevole) profumo.
Frutto Maturo ChinottoIl Chinotto ha una prima fioritura, che è anche quella più abbondante, tra Aprile e Giugno, in funzione delle condizioni climatiche; tuttavia la specie è rifiorente e può fiorire a più riprese, talvolta anche con solo pochi fiori, sin a metà autunno (anche Novembre in zone calde della Sicilia).

I frutti del Chinotto son tra i più piccoli della categoria degli Agrumi e non son più grandi di un'Albicocca. La loro forma è tondeggiante, ma schiacciata ai poli ed, a maturità, virano a color arancione. I Chinotti impiegano anche oltre un anno per maturare e, data la fioritura scalare, si possono trovare sulla stessa pianta frutti a diversi stadi fenologici; inoltre i frutti possono rimanere attaccati a lungo (fino a 2 anni dal fiore) sulla pianta senza marcire.
Per tutte queste ragioni non è difficile trovare su un'unica pianta : fiori, frutticini appena allegati, frutti verdi ed immaturi insieme ad altri arancioni e maturi, rendendo il tutto molto ornamentale.

Questi frutti hanno un sapore amaro/aspro, contengono più semi e son tutto fuorché indicati per il consumo fresco; ciò nonostante, in ambito culinario, trovano impiego nella preparazione di confetture e marmellate, nonché nella produzione dell'omonima bevanda, ottenuta con estratto di chinotto aggiunto ad una ben più una lunga lista di ingredienti (tra cui zuccheri, correttori di acidità, acqua ed aromi non meglio specificati).

Boccioli Chinotto

Dove Può Crescere il Chinotto ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura, Riproduzione e Cure

Citrus myrtifolia è un Agrume e, come la maggior parte di essi, ha una scarsa resistenza al freddo invernale. In letteratura (ed in generale su internet) si trovano pareri discordanti in merito all'effettiva rusticità del Chinotto, c'è chi sostiene sia sensibile al gelo al pari di un Limone e chi lo annovera addirittura tra i "Cold-Hardy Citrus".
Probabilmente la verità è a metà strada tra queste due ipotesi e, anche sapendo che la specie è parente dell'Arancio Amaro, notoriamente resistente al freddo, sarebbe ragionevole pensare che il Chinotto possa resistere a sporadici abbassamenti di temperatura sino a -6° C (21° F), forse un grado in meno, con danni fogliari; insomma una Agrume di "media" resistenza.
Ovviamente i danni da freddo non dipendono esclusivamente dalla temperatura minima toccata, ma anche dalla durata del gelo, dalle temperature massime; un intero inverno con minime a -5° C (23° F) fa molti più danni di un'occasionale punta di -7° C (19.5° F) di un paio d'ore.


Il Chinotto è una pianta a crescita decisamente lenta, direi quasi un "Agrume-nano", dato che impiegherà molti anni a raggiungere le modeste dimensioni "adulte" e, con opportune potature, si può tenere davvero piccolo. Giusto per intenderci, la crescita annua di rado supera i 10 cm (4 inch) e, in vaso, è ancora inferiore.

Dato lo sviluppo limitato, il Chinotto ben si presta ad esser coltivato in vaso ed è dunque un'ottima scelta per chi volesse un Agrume pur vivendo in zone fredde del Nord Italia.

Il terreno ideale è ben drenante, ricco di sostanza organica e fertile. Se innestato su Poncirus trifoliata, aumenta la resistenza all'umidità del suolo; tuttavia sono sconsigliabili quelli eccessivamente argillosi e pesanti.
Il Chinotto è abbastanza esigente in quanto al terreno e la crescita, soprattutto in suoli poveri o se coltivato in vaso, è avvantaggiata da una buona concimazione con uno dei tanti concimi specifici per Agrumi che si trovano in vendita.

Chioma con Frutti ChinottoCome detto in precedenza, il Chinotto possiede foglie molto piccole e ravvicinate, il che limita la perdita d'acqua per evaporazione. E' dunque ipotizzabile che questa specie abbia una resistenza alla siccità superiore agli altri Agrumi; tuttavia, in zone aride ed assolate, è buona norma irrigarli come tutti gli altri Agrumi, soprattutto durante i primi anni dall'impianto.

Le potature non ricoprono particolare importanza, anche perché la crescita non particolarmente vigorosa non dà problemi di spazio. Se si volesse comunque potare conviene farlo a fine inverno, quando sia passato il rischio gelate, ma le temperature siano ancora basse per il risveglio vegetativo.
La potatura sarà limitata alla rimozione del rami morti e di quelli che si incrociano, ricordandosi di utilizzare attrezzi puliti e sterilizzati (ad esempio con alcool o fuoco).

Il Chinotto gradisce esposizioni in pieno Sole, ma può aver un discreto sviluppo anche a mezz'ombra, mentre all'ombra la crescita risulterà stentata, i rami lunghi ed esili e la fioritura/fruttificazione assente.

La malattia più temibile è il Mal Secco, causato dal fungo patogeno Phoma tracheiphyla. La comparsa può essere fulminea e, se parte dalle radici, porta la pianta a morte certa. Alcuni portainnesti (es. P. trifoliata) sono più resistenti e di conseguenza il Mal Secco si può manifestare solo sul nesto, con effetti meno letali rispetto all'attacco radicale. Altri patogeni sono le cocciniglie ed il ragnetto rosso, ma di solito son meno impattanti rispetto al Mal Secco e si possono efficacemente eliminare trattando con agenti chimici o prevenire utilizzando il Verderame.

Il Chinotto ha una scarsa longevità e, di norma, non vive può di 50-60 anni.

Il Chinotto viene essenzialmente propagato tramite innesto, utilizzando l'Arancio Amaro o l'Arancio Trifogliato; quest'ultimo portainnesto è sicuramente preferibile per la coltivazione in vaso (ha effetto nanizzante), oltre ad esser ben più rustico, resistendo meglio ai patogeni, al gelo ed all'umidità del suolo.

Insomma, un Agrume un po' particolare e decisamente più bello di molti suoi parenti, che saprà ricompensarvi se avrà un posticino nel vostro giardino.

Frutti Maturi ed Immaturi Chinotto

Fiore Citrus myrtifolia

Pianta Adulta Citrus myrtifolia

domenica 5 maggio 2019

Butia capitata, una Palma dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Clima

Se abitate in un luogo non troppo mite e cercate una palma a foglia pennata (a "lisca di pesce") che possa crescere nel vostro clima, la Butia capitata (sin. Cocos capitata) potrebbe far al caso vostro, dato che, insieme alla Palma del Cile, è tra le palme più resistenti al freddo di questa categoria.

La B. capitata è ormai da tempo piantata a scopo ornamentale nei luoghi miti, ma il suo areale di coltivazione potrebbe esser ben più esteso di quel che si creda. In questo articolo vorrei fornire qualche utile informazione su come e dove coltivare la Butia capitata.

Esemplari adulti Butia capitata

Origine e Distribuzione delle Palme Butia :

Il genere Butia, appartenente alla famiglia delle Arecaceae (sin. Palmaceae), è originario del Sud America e conta circa una ventina di specie e molte di esse producono frutti commestibili, dai quali si può ricavare una sorta di vino.

Tutte le specie del genere Butia posseggono foglie pennate e tronco largo, ma differiscono più o meno marcatamente per dimensione e rusticità : le specie Butia campicola e Butia microspadixe si possono considerare palme nane, poiché non superano il metro (3.3 ft) di altezza e gran parte del loro tronco ha sviluppo sotterraneo; Butia yatay è invece la specie più alta, potendo superare i 12 metri (29 ft). Le altre specie di Butia raggiungono dimensioni intermedie tra questi due estremi.

Foglie Jelly PalmButia capitata Butia odorata sono due specie native delle zone a confine tra Sud Brasile, Nord Argentina ed Uruguay e sono le specie più resistenti al freddo, nonché le più comuni nei climi temperati, dove vengono cresciute per lo più a scopo ornamentale.

Il genere Butia è filogeneticamente vicino a quello Syagrus, tanto da rendere possibile l'incrocio tra le specie dei due generi. Esiste infatti l'ibrido Butyagrus nabonnandii, ottenuto dall'incrocio tra Butia capitata e Syagrus romanzoffiana, che unisce resistenza al freddo (tipica della B. capitata) e velocità di crescita (tipica della S. romanzoffiana). Come la maggior parte degli ibridi, Butyagrus nabonnandii è sterile e si può riprodurre solo con accurate tecniche di impollinazione incrociata, usando il polline della Syagrus ed i fiori femminili di Butia, avendo cura di rimuovere quelli maschili.

Gli ibridi Butia/Syagrus sono la soluzione migliore per chi, pur vivendo in un clima freddo, volesse a tutti i costi una palma che assomigli alla Palma da Cocco (Cocos nucifera).


Com'è Fatta la Butia capitata ? - Botanica e Fisiologia

C'è abbastanza confusione riguardo a due specie, le quali hanno piccole differenze e vengono spesso scambiate (e vendute) l'una per l'altra. Sto parlando della Butia capitata e della Butia odorata; quest'ultima, secondo alcuni, non sarebbe altro che una variante della prima, ovvero Butia capitata var. odorata, forse una popolazione isolata di B. capitata che cresce più a Sud, rispetto alla classica.
Entrambe le palme sono conosciute anche con il nome di "Jelly Palm" e, da ora in poi, ne parlerò come fossero un'unica specie, soffermandomi sui molti tratti in comune, piuttosto che sulle piccole differenze.

La B. capitata, nota anche come Palma della Gelatina, è una specie nativa del Sud America, che si sviluppa su un unico fusto, raggiungendo un'altezza di circa 8 metri (26 ft). Il tronco grigio, dal diametro di circa 50 cm (1.6 ft) e può arrivare a tale dimensione ben prima di allungarsi, dando alla Jelly Palm un aspetto piuttosto tozzo, quantomeno nella fase giovanile.

Le foglie, lunghe quasi 2 metri (6.6 ft), sono pennate, color verde-glauco, disposte a spirale, arcuate, e danno l'impressione che si "avvitino"; quest'ultima caratteristica permette di distinguere la B. capitata (e le specie del genere) dalla maggior parte delle altre Palme.

Le infiorescenze emergono dallo spazio tra le foglie, possono sfiorare il metro di lunghezza (3.3 ft) e sono formate da fiori gialli unisessuali, disposti a triade, con un fiore femminile centrale e due fiori maschili laterali. I fiori della B. capitata sono molto visitati da Api ed altri insetti pronubi.
Sebbene i fiori maschili maturino prima di quelli femminili, la fioritura è scalare, con una parziale sovrapposizione temporale tra la maturazione dei due tipi di fiore, così da poter esserci l'impollinazione.

Frutti Immaturi Butia odorataLe pannocchie fiorali possono emergere anche in autunno/inverno, ma in questa stagione la crescita è lenta e non si aprono prima di Marzo/Aprile; inoltre la pianta produce più infiorescenze, ma non sincrone e, solitamente, la fioritura di una inizia quando è quasi finita quella della precedente.
Per questo motivo il periodo di fioritura è prolungato e può durare anche sino ad inizio estate (giugno).

Invaiatura Frutti Jelly PalmLa Butia capitata è autofertile e può fruttificare anche se piantata isolata, tuttavia la prima fioritura non avverrà prima di 10-12 anni dalla semina.

I frutti della Jelly Palm maturano tra fine estate ed autunno, sono color giallo-arancione ed hanno in media le dimensioni di una grossa Noce. In molti ignorano il fatto che i frutti della B. capitata siano commestibili, con una polpa leggermente fibrosa ma ricca di antiossidanti, leggermente acidula, che può ricordare il sapore dell'Albicocca. Dimensione, consistenza e gusto dei frutti può variare notevolmente tra le diverse piante e varietà; una delle migliori in quanto a qualità organolettiche del frutto, nonché a quantità di polpa, sembrerebbe la Butia capitata var. pulposa.

Le radici, come in tutte le palme, sono fascicolate, tendenzialmente superficiali, ma non più espanse della proiezione della chioma al suolo. Nel complesso garantiscono un buon ancoraggio, senza esser più di tanto dannose per tubature o muri.

Fiori di Butia capitata

Come Crescere la Butia capitata ? - Coltivazione, Esposizione, Clima e Propagazione

Questa specie di palma cresce, allo stato selvatico, nelle zone temperate calde del Sud America ed il suo habitat naturale è rappresentato dalle pianure semi-aride, soggette a piogge stagionali (inverno secco ed estate umida). In questi luoghi il suolo è sabbioso, povero e le piante, solitamente di taglia media, crescono ben distanziate e tra di loro vi si sviluppano erbe insolitamente alte.

B. capitataB. odorata hanno un'inaspettata resistenza al freddo e tollerano gelate con temperature nell'ordine di -10° C (14° F) ed, in ambiente secco, potrebbero sopravvivere anche ad isolati picchi di -12° C (10.4° F), magari con lievi danni fogliari.
Jelly Palm non è una specie adatta ad esser coltivata ai tropici e si sviluppa perfettamente nei climi Mediterranei ed, anzi, può essere piantata anche in luoghi ben più freddi. Purtroppo non è molto conosciuta e nei vivai si trova difficilmente (ed a prezzi alti), tuttavia è bene sapere che diversi esemplari crescono da decenni sulle sponde del Lago Maggiore ed ho motivo di credere che possa esser piantata con successo anche in molte zone collinari pedemontane  del Nord Italia (meno umide e più miti della Pianura Padana).
Questa palma, una volta affrancata, è in grado di sopravvivere a lunghi periodi di siccità ed in Italia (da adulta) non richiederà innaffiature; inoltre non soffre neppure con temperature di 40° C (104° F) ed anzi, una calda e lunga estate è ottimale per la maturazione dei frutti.



Come detto in precedenza, la crescita iniziale della Jelly Palm è piuttosto lenta e ci vorranno anni prima che raggiunga la fase adulta. Sebbene resistente alla carenza idrica, un'adeguata irrigazione nella fase giovanile garantirà una maggior velocità di crescita (od anzi, una minor lentezza).

Un po' tutte le palme del genere Butia crescono su terreni poveri di nutrienti, senza preferenze di pH, purché siano ben drenanti; inoltre tollerano una leggera salinità del suolo.
Le concimazioni, di norma, non sono necessarie, anche se nei suoli poveri potrebbero velocizzare leggermente la crescita iniziale.
Nelle zone d'origine il periodo più freddo è anche quello più secco, mentre l'estate è più umida. Per questo motivo un buon drenaggio del terreno è fondamentale per la sopravvivenza invernale ed incrementa molto la resistenza al gelo. Per la piantumazione si consiglia di scavare una bucaalmeno  grande almeno 3-4 volte il volume del vaso in cui è contenuta la pianta e di colmare la differenza con terra ad alta percentuale di sabbia.

La B. capitata gradisce esposizioni in pieno sole, ma anche da questo punto di vista si dimostra adattabile, riuscendosi a sviluppare anche a mezz'ombra e, fiorendo a stento, persino in ombra luminosa.
Palme cresciute in posizioni ombreggiate sviluppano fronde più lunghe rispetto a quelle cresciute in zone soleggiate.

Se si evitano terreni asfittici, che possono causare marciume radicale, la B. capitata è resistente alle malattie e non è attaccata in maniera significativa dai comuni patogeni.
Un po' come in tutte le palme, la potatura non è essenziale e serve solo ad eliminare le vecchie foglie, che potrebbero rimanere attaccate al tronco per lungo tempo, anche se morte. In linea di massima, ricordatevi che una potatura eccessiva (di foglie ancora vive) potrebbe indebolire la vostra palma e ridurne vigore e rusticità.

Dopo tutte queste lodi non potevano non arrivare i difetti, il principale è la difficoltà di riproduzione. La B. capitata si moltiplica essenzialmente per semina, ma purtroppo i semi hanno una scarsa percentuale di germinazione ed il processo è piuttosto lungo e delicato.
Per poter germinare i semi devono essere presi da frutti maturi ed essiccati accuratamente, prima di essere interrati; tuttavia con questo metodo la germinazione può avvenire anche dopo due anni. E' stato suggerito che la rottura (o meglio ancora la rimozione) dell'endocarpo del seme potrebbe facilitare il germogliamento. Insomma serve un periodo secco, alte temperature ed una buona dose di fortuna.

Un'ultima curiosità, la B. capitata, forse anche grazie alla sua crescita lenta, è molto longeva e può raggiungere, e talvolta superare, i 200 anni di età.

Butia capitata a Locarno

Frutti Maturi Butia Odorata
Butia capitata chioma

lunedì 1 ottobre 2018

Coltivazione del Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) Come Pianta da Frutto

Il Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica), da non confondere con il Nespolo Comune, è una pianta elegante, utilizzata più come ornamentale che come fruttifera.
Nelle prossime righe descriverò il Nespolo Giapponese, fornendo utili informazioni sulla sua biologia, così da poterlo coltivare al meglio per ottenere un'abbondante fruttificazione.

frutti maturi Eriobotrya japonica

Storia, Origine e Diffusione :

Il Nespolo del Giappone, contrariamente a quanto possa suggerire il nome, è nativo della Cina orientale, dove a tutt'oggi cresce alla stato selvatico. 
Il suffisso "Giapponese" fu probabilmente dato in funzione del fatto che, già molti secoli fa, i giapponesi selezionarono innumerevoli varietà a frutto grosso e succoso, partendo dalle piante selvatiche cinesi.
Eriobotrya japonica fu introdotta in Europa a partire da fine '700 e da lì si diffuse in tutto il bacino Mediterraneo.

Questa specie è molto diffusa anche nelle zone più miti degli Stati Uniti (Florida, California, Texas), nel Sud America ed in alcune aree dell'Australia, dove si è addirittura naturalizzata.
Il Nespolo Giapponese è presente dal Nord al Sud Italia ed è molto comune sia in città (a Milano, ad esempio, è piantato in moltissimi giardini condominiali e nei parchi pubblici), che in campagna, dove è di norma cresciuto negli Orti privati.
A livello commerciale è coltivato nel Sud della Spagna ed in Sicilia, nelle principali località agrumicole.
Sebbene la raccolta dei frutti (e quindi i costi di manodopera) non sia molto vantaggiosa, nelle zone più calde riesce a coprire quella fetta di mercato che precede la maturazione delle primizie di albicocche (Aprile).


Com'è Fatta la Pianta del Nespolo del Giappone ? - Botanica e Fisiologia 

Eriobotrya japonica è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni che, se non potato, raggiunge un'altezza media di 8 metri (26 ft).
Il Nespolo appartiene alle Rosaceae, un'ampia famiglia che annovera al proprio interno le più comuni piante da frutto decidue, adatte a climi continentali freddi.
Sebbene all'apparenza possa sembrare molto diverso, il Nespolo è una pomacea, ovvero una pianta che produce come frutto un pomo, esattamente come Melo e Pero.

Eriobotrya deflexa, chiamato anche Nespolo di Bronzo, è la seconda specie più diffusa del genere Eriobotrya; tuttavia quest'ultima è utilizzata esclusivamente a scopo ornamentale, per via della copiosa fioritura e delle foglie che, nella prima fase di sviluppo, sono di un vistoso color rosso-marroncino, un po' come il bronzo.

Il Nespolo Giapponese ha una chioma tondeggiante, piuttosto fitta ed espansa quasi quanto l'altezza della pianta.
Le foglie sono coriacee, color verde scuro, dalla superficie "ondulata". Esse sono ovali e di notevoli dimensioni, raggiungendo anche i 30 cm (12 in) di lunghezza.
I giovani rami sono esili e piuttosto lunghi, mentre le foglie (ma anche fiori e frutti) tendono a disporsi concentricamente sulla parte terminale del ramo, lasciando "nudo" buona parte del legno.
Come detto in precedenza, la specie non è decidua ed il ricambio fogliare non è simultaneo, sebbene ci possa esser una cospicua perdita di foglie durante e dopo la ripresa vegetativa (Aprile-Maggio).

L'apparato radicale si espande su un'area superiore a quella della proiezione della chioma sul suolo, tuttavia non è invasivo e rimane piuttosto superficiale.
Le radici non rappresentano dunque un problema per tubi, marciapiedi o vialetti piastrellati.

Fogliolina Eriobotrya japonicaI fiori del Nespolo Giapponese sono bianchi, di piccole dimensioni e raggruppati in un'infiorescenza a forma di grappolo che emerge eretta dalle gemme apicali dei giovani rami prodotti durante l'estate.
La presenza di un Nespolo in fiore si avverte, poiché i numerosi fiorellini emanano una forte fragranza alla vaniglia e questo odore (profumo) si percepisce sin da lontano.

Boccioli Nespolo GiapponeseLa fioritura del Nespolo è "fuori stagione"; proprio quando le altre piante iniziano a perdere le foglie, lui si prepara a fiorire. Se da un lato questo potrebbe esser un suo punto a favore, rallegrandoci in una stagione avara di fiori, dall'altro espone i suoi fiori a possibili danni da freddo.
I boccioli fiorali emergono dopo la stasi vegetativa di Agosto ed iniziano ad esser visibili da settembre inoltrato. I primi fiori si aprono, a seconda del clima e della varietà, a partire da Ottobre, tuttavia la fioritura è scalare e si protrae fino a Dicembre-Gennaio. Nelle zone fredde del Nord Italia non è raro che fiorisca in Novembre, si blocchi per il freddo in Dicembre e Gennaio, per ricominciare a fiorire con i primi tepori di Febbraio/Marzo.
I fiori del Nespolo del Giappone sono generalmente autofertili e molto visitati dagli insetti pronubi, in particolar modo dai Bombi, che volano anche quando le temperature sono troppo rigide per le freddolose Api; quindi, di norma, non servono Nespoli impollinatori.

Dopo l'impollinazione, inizia l'allegagione, quel lento processo (anche per via delle basse temperature) che porterà alla produzione dei frutti.
L'infiorescenza, così come i piccoli frutticini, sono ricoperti da una leggera peluria, un adattamento evolutivo volto a proteggere dal freddo i giovani organi.

I frutti del Nespolo Giapponese sono dei "pomi" ricoperti da una sottile buccia liscia, raggiungono le dimensioni di una piccola albicocca e, nelle varietà a frutto grande, possono pesare fino a 60 gr (2 Once).
Le Nespole del Giappone, a maturazione, diventano di color giallo-arancione, più o meno intenso a seconda della varietà e dell'esposizione al Sole.
La polpa del frutto è acquosa, con un buon compromesso tra acidità e dolcezza. Purtroppo, per esigenze di mercato, le Nespole che si trovano nei supermercati vengono spesso raccolte leggermente acerbe, risultando acide; ma vi assicuro che un frutto maturato correttamente al Sole ha un elevato contenuto di zucchero ed il sapore è davvero dolce.

Ogni frutto contiene da 1 a 5 grossi semi. Essi sono lucidi, marroni, appiattiti su una faccia e, nel complesso, ricordano molto (per forma, colore e dimensione) una piccola castagna.

Il periodo di maturazione dipende essenzialmente dalla mitezza dell'inverno ed è compreso tra inizio Aprile (es. pianure della Sicilia) e fine Giugno (Nord Italia). Un Nespolo adulto coltivato in un impianto intensivo può produrre al massimo 50 kg (100 lb) di frutta a stagione, mentre uno selvatico cresciuto liberamente anche di più.

Eriobotrya japonica è una specie a crescita rapida, ma di longevità medio bassa. Sebbene ci possano essere esemplari di oltre 50-60 anni, dopo i 25-30 anni di età, la pianta perde in salute, si ammala più facilmente ed ha una crescita più stentata.

Fiori Eriobotrya japonica

Fioritura Nespolo Giapponese



Qual è la Differenza tra Nespolo Giapponese e Nespolo Comune (sin. Nespolo Germanico) ?

Il Nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica o Mespilus japonicus) ed il Nespolo di Germania (Mespilus germanica), pur appartenendo alla stessa famiglia (Rosacee), sono piante ben diverse, ma che fin troppo spesso vengono confuse.
Quando si parla genericamente di Nespolo, il 90% delle persone si riferisce a quello trattato in questo articolo, in quanto è ben più diffuso rispetto al Nespolo della Germania.
Di seguito troverete una tabella riassuntiva in cui sono elencate le differenze tra le due specie di Nespolo.

Caratteristica
Nespolo Giapponese
Nespolo Germanico
Altezza m (ft)
8 (26)
4 (13)
Foglie
Grosse e Coriacee
Medie
Vegetazione
Sempreverde
Decidua
Fiori
Raggruppati
Singoli
Periodo Fioritura
Autunno-Inverno
Primavera
Maturazione Frutti
Primavera
Autunno
Frutti
Arancioni
Marroni
Diffusione
Comune
Raro
Utilizzi
Ornamentale e Pianta da Frutto
Pianta da Frutto Antica
Resistenza al Freddo
Buona
Ottima


Come Coltivare il Nespolo Giapponese ? - Crescita, Clima, Esposizione e Potatura

Eriobotrya japonica è un albero che sopravvive all'inverno di una zona USDA 7 e può essere piantato in tutta Italia, dalla Sicilia (fino alla bassa montagna) al Piemonte (in pianura).
Il Nespolo del Giappone regge temperature minime nell'ordine dei -15° C (5° F) e, con qualche danno alle foglie, persino inferiori.
Ciò nonostante l'habitat ideale per la sua crescita rimane quello del centro-sud Italia, con il suo clima mediterraneo.

Purtroppo il fatto di sopravvivere non coincide necessariamente con il fruttificare. Come già detto, il Nespolo Giapponese fiorisce in inverno ed il gelo può danneggiare seriamente i fiori e, dunque, la produzione di frutti (per scoprire altre piante a fioritura invernale Clicca Qui).
Per una costante produzione di frutti se ne consiglia la coltivazione nell'areale degli Agrumi ed in generale in zone esenti da gelo; tuttavia, per esperienza diretta, posso affermare che produce anche in località ben più fredde.

Una soglia di temperatura critica per il danneggiamento dei fiori/frutticini potrebbe essere -5° C (23° F). In zone in cui, di norma, nelle notti invernali a cielo sereno si registrano temperature minime uguali o inferiori ai -3° C, la fruttificazione sarà scarsa/nulla ed altalenante a seconda degli anni.
Dove ci sono gelate leggere (e non costanti per 3 mesi di fila), la produzione è discreta anche se si verificano degli occasionali episodi con temperature inferiori alla soglia critica.
Personalmente ho visto Nespoli carichi di frutti maturi sulle rive del Lago Maggiore (anche quelle meno riparate) o nell'hinterland milanese, mentre nelle zone limitrofe, meno protette, magari si salvano solo una ventina di frutti per pianta. Nelle aree più fredde del Nord Italia (es. aperte campagne della pianura Padana occidentale), di norma, i frutti marciscono prima di ingrandirsi.


Nelle zone più miti d'Italia, invece, ci saranno così tanti frutticini che occorrerà  diradarli se si vuole avere una buona pezzatura. Il periodo migliore per diradare i frutti è quando essi hanno le dimensioni di una nocciola, lasciandone non più di 5-6 per ogni infiorescenza.
Senza il diradamento si rischia di avere pannocchie con anche oltre 15/20 frutti che, però, rimarranno più piccoli e meno saporiti.
Un ultimo consiglio è quello di lasciare i frutti meglio sviluppati, ma anche quelli ben distanziati, affinché ci sia un buon circolo di aria, si eviti l'umidità ed il contatto tra i frutti, limitando così lo sviluppo di muffe, marciumi e patologie.

post fioritura Eriobotrya japonica

Il Nespolo Giapponese, pur preferendo quelli mediamente ricchi, drenanti ed a pH neutro, è adatto ad una vasta gamma di terreni, da quelli sabbiosi, sino a quelli argillosi, passando per quelli poveri e sassosi, tipici di molte zone Olivicole.
Le concimazioni a base di azoto, importanti solo nei terreni poveri di materia organica, devono essere fatte ad inizio primavera. Un'eccessiva concimazione rende la pianta più soggetta agli attacchi del batterio  Erwinia amylovora, che provoca la malattia nota come fuoco batterico.

L'irrigazione è importante soprattutto durante i primi 2-3 anni dalla piantumazione, mentre una pianta adulta si può ritenere abbastanza resistente alla siccità. Inoltre non dimentichiamoci che  questa pianta fruttifica tra tarda primavera ed inizio estate e, dunque, nei mesi più torridi dell'anno non ha né fiori, né frutti, potendo dunque reggere meglio degli eventuali stress.
Durante estati particolarmente siccitose, di regioni aride come Puglia o Sardegna, anche piante affrancate si avvantaggiano delle innaffiature, in assenza delle quali si potrebbe avere una fioritura meno abbondante.

La fertilità del terreno e la disponibilità idrica giocano un ruolo nella fisiologia della pianta. Nel Nord Italia, mediamente più piovoso e con suolo più ricco, il Nespolo è molto vigoroso e produce frutti succosi; nel Sud Italia (senza irrigazioni/concimazioni) tende invece ad avere un portamento più compatto, con una crescita annua inferiore, oltre a fare frutti più piccoli, meno acquosi, ma più saporiti.

Il Nespolo del Giappone cresce molto bene in pieno Sole, ma non lo definirei una specie spiccatamente eliofila, in quanto si sviluppa e produce discretamente anche con esposizioni a mezz'ombra. Ne ho visti fruttificare anche in zone ombrose, sotto dei grossi pini, ma i frutti maturi  erano scialbi, con un basso contenuto zuccherino.

Sebbene la specie cresca meglio in piena terra, si possono ottenere buoni risultati anche coltivandola in vaso, dove però lo sviluppo rimane decisamente più contenuto.
La coltivazione del Nespolo Giapponese in grossi vasi può regalare soddisfazioni inaspettate, compresa la produzione di frutti.

Le potature servono a contenere le dimensioni della pianta ed ad arieggiare la chioma. Durante questa operazione si devono rimuovere i rami che si incrociano, quelli mal disposti, secchi o troppo vigorosi (ad esempio che puntano in alto). Contrariamente alle comuni piante da frutto, il periodo migliore per potare il Nespolo Giapponese è l'inizio dell'estate, appena dopo la raccolta dei frutti.

Frutticini Nespolo del GiapponeLa specie è abbastanza soggetta alle malattie e può essere attaccata da diversi patogeni, come ad esempio gli afidi che si nutrono della linfa, attaccando le giovani foglie. L'avversità più grave è però causata dal fungo Fusicladium eriobotryae, l'agente eziologico della Ticchiolatura del Nespolo Giapponese.
Questa malattia si manifesta con macchie brunastre circolari e colpisce sia foglie, che frutti, compromettendo (od azzerando) la fruttificazione.
Fusicladium eriobotryae rimane latente durante l'estate, mentre cresce per il resto dell'anno. La Ticchiolatura provoca maggiori danni nel Sud Italia (ed in generale nelle regioni miti), poiché il freddo invernale inibisce lo sviluppo e la diffusione del fungo.
Un trattamento a base di rame durante la stagione fredda aiuterà a prevenire ed a contenere la Ticchiolatura.

Frutti Immaturi Nespolo Giapponese
Frutti Maturi Nespolo Giapponese

Come Riprodurre il Nespolo del Giappone ? - Varietà e Metodi di Propagazione

Buona parte delle piante che troviamo nei giardini o lungo le strade non sono cultivars selezionate, ma semenzali; infatti i Nespoli Giapponesi si moltiplicano agevolmente tramite semina.
L'operazione è molto semplice, basta piantare dei semi freschi, verso maggio, in un vaso con buon terriccio, innaffiare e posizionare a mezz'ombra. Nel giro di qualche settimana i semi germoglieranno e, nella primavera successiva, si potranno già piantare a dimora.
Un Nespolo fatto da seme impiegherà circa 6-8 anni prima di fiorire/fruttificare e, con buona probabilità, i frutti saranno più piccoli delle varietà selezionate.

Il secondo metodo di riproduzione è tramite innesto, che può avvenire su franco (cioè sulla stessa specie) o su Cotogno; in quest'ultimo caso la vigoria e le dimensioni della pianta adulta saranno più contenute, ma la resistenza alla siccità un po' inferiore.

In commercio esistono innumerevoli varietà di Nespolo Giapponese, tuttavia buona parte dei Vivai non specificano quale sia (ed è probabile che vi stiano vendendo dei semenzali).
In Italia sono reperibili il Nespolo "Trabia", pianta a frutto grosso tipica del Palermitano, ed il Nespolo "Tanaka", una delle varietà storiche.

Piantina di 2 mesi Eriobotrya japonica

Pianta Adulta Nespolo del Giappone