martedì 11 giugno 2024

Tipologie di Terreno - Pregi e Difetti dei Diversi Suoli

Avete mai letto "Terreno Pesante", oppure "Terreno Profondo"? Cosa vorrà mai dire? Quali piante posso coltivare nei diversi tipi di suolo presenti in Italia?

In questo articolo vorrei dare una panoramica sui tipi di suolo che si possono trovare nei diversi ambienti di coltivazione, soffermandomi su pregi e difetti di ognuno di loro, indicando anche quali specie vegetali sono più indicate a seconda della tipologia di terra e dei suoi parametri chimici (pH, salinità, etc.) e rispondendo a domande come :

  • Cosa vuol dire che un Terreno è Profondo ?
  • Cosa significa che è un Terreno Pesante ?
  • Quando un Terreno si definisce di Medio Impasto (o Franco) ?
  • Cos'è la Tessitura ?
  • Cosa determina il pH di un Suolo ?

Premessa :

Scavo di Circa 3 Metri di Profondità
Noi siamo soliti pensare la superficie terrestre come fosse formata da terriccio, ovvero scavabile, lavorabile, friabile. Tuttavia, tornando indietro alle origini della Terra, scopriremmo che essa era avvolta da uno strato duro, compatto, in altre parole da una lastra di pietra, chiamata Roccia Madre. Successivamente gli agenti atmosferici hanno iniziato ad erodere questa roccia, formando un sottile strato di polvere, che ha permesso lo sviluppo di Muschi e Licheni, che a loro volta hanno contribuito (insieme a vento, pioggia etc.) alla formazione di strati via via più profondi, adatti così alla crescita di arbusti e alberi (se volete sapere le tappe evolutive del regno vegetale cliccate qua).

Ai giorni nostri lo Roccia madre può trovarsi a profondità diverse e, talvolta, addirittura riaffiorare (ad esempio in alcune zone delle Alpi). 

Se facessimo una buca profonda in un terreno ed osservassimo i vari strati (chiamati orizzonti) noteremmo, dal più superficiale al più profondo :

1) Strato di Sostanza Organica : è suddiviso a sua volta in lettiera, formata da resti vegetali ed animali morti in via di decomposizione, ed humus, in prevalenza formato da materiale organico ormai decomposto, miscelati con una parte minerale (sabbia-limo-argilla). In terreni molto profondi questo strato può arrivare a 2 metri, in quelli poco profondi può esser meno di 5 centimetri, mentre in un terreno di "media profondità" sarà di circa 50 cm. Questo strato di materiale organico è fertile, soffice, ricco di ossigeno e rappresenta la zona attiva, ovvero la parte di suolo in cui si sviluppa la vita nelle sue diverse forme, sia animale (lombrichi, larve, talpe, nematodi), sia vegetale (radici). In linea di massima terreni pianeggianti sono più profondi rispetto a quelli che possiamo trovare in zone acclive di collina o di montagna. 
E' facile intuire che tanto più profondo sarà un terreno, tanto meglio si potranno sviluppare le vostre piante. Inoltre le concimazioni potranno esser notevolmente ridotte. 

2) Strato Minerale : è formato prevalentemente da materiale inorganico (ghiaia, sabbia, limo, argilla miscelate in proporzioni diverse a seconda del suolo). Mancando la sostanza organica è poco adatto allo sviluppo radicale e solo le radici più profonde lo raggiungono, svolgendo qui prevalentemente un ruolo di ancoraggio.

3) Sottosuolo : parte in cui i frammenti di roccia diventano più abbondanti rispetto alla terra

4) Roccia Madre : roccia compatta ed impenetrabile. 

Gli strati del suolo sono abbastanza netti, visibili e distinguibili, tuttavia anche lo strato organico ha una parte minerale (inorganica), così come lo strato minerale ha una minima parte organica, soprattutto in terreni poco profondi.

Terreno Profondo con Strato Minerale Limo-Argilloso

Quali Tipo di Suolo Esistono ?

Come abbiamo visto, la parte che meglio permette lo sviluppo vegetale è quella più superficiale (Strato organico), tuttavia in molti casi è piuttosto superficiale e, dopo lavorazioni, si rimescola con lo strato sottostante e, anche in quelli più profondi, è comunque presente una certa parte inorganica.

La parte minerale (inorganica) la possiamo grossolanamente distinguere in base alla grandezza :

- Sabbia : particelle comprese tra 2 millimetri e 20 micron
- Limo : particelle comprese tra 20 micron e 2 micron
- Argilla : particelle inferiori ai 2 micron

Poi i minerali specifici (e la loro proporzione) che formano un tipo di particella possono differire; in altre parole due terreni argillosi (per esempio) non hanno identica composizione chimica.

Di fatto, un suolo è formato da tre fasi :

Fase Liquida : Acqua
Fase Gassosa : Aria (ossigeno, etc)
Fase Solida : parte organica (humus) + parte minerale (composta da un mix di Sabbia, Limo ed Argilla). Quasi mai un suolo è formato unicamente da un'unica componente minerale, cosicché un suolo Sabbioso avrà anche delle particelle di Argilla, tuttavia la sabbia sarà la componente maggioritaria.

Triangolo Tessitura Suolo

La fase liquida (ed in parte quella gassosa) è determinata sia dal clima (ovviamente in zone piovose il terreno tenderà ad esser più umido), sia dalla tessitura (composizione del terreno).

Terreni Ghiaiosi-Sabbiosi : tipici delle zone costiere o prossime ai fiumi, si caratterizza per una presenza minima di sabbia superiore al 60%. Viene considerato terreno leggero, non perché abbia un peso specifico basso (anzi), bensì perché si lavora facilmente. I suoli sabbiosi hanno una scarsa ritenzione idrica, i granelli di grosse dimensioni lasciano un elevato spazio tra di essi (macro-porosità), permettendo all'acqua di scorrere via; infatti la sabbia (pensate a quella del mare) non si inzuppa mai. L'altra faccia della medaglia è l'elevata permeabilità. A livello agronomico i terreni sabbiosi hanno il vantaggio di non avere mai ristagni idrici, anche in condizioni di elevata piovosità; per contro si asciugano molto in fretta e, nella stagione calda, devono essere irrigati più frequentemente. Per quanto riguarda la fertilità tendono ad esser terreni poveri di sostanza organica e la parte minerale viene facilmente dilavata. In altre parole un terreno puramente sabbioso deve aver abbondanti concimazioni e frequenti (ma non troppo abbondanti) irrigazioni. Strofinando del terreno tra le dita, se avvertirete una massiccia presenza di granelli, sarà probabilmente un suolo con un'alta percentuale di sabbia. I suoli sabbiosi sono caldi (si riscaldano velocemente), secchi, perfettamente drenanti. 

Terreni Argillosi : hanno un contenuto di argilla superiore al 18%, sono detti terreni pesanti, per via della difficoltà di lavorazione. Hanno caratteristiche opposte rispetto a quelli sabbiosi, infatti tendono a trattenere l'acqua e, anche in periodi siccitosi, tendono a mantenere un certo grado di umidità riducendo il quantitativo d'acqua. Sono di norma abbastanza fertili, ma la quasi totale impermeabilità può creare ristagni idrici e far diventare loro asfittici, inibendo la crescita radicale. L'argilla seccata diventa dura come la pietra, mentre da bagnata è estremamente appiccicosa. Il colore può variare, ma spesso ha tonalità che vanno dal giallo all'arancione. Se un suolo è puramente argilloso, prendendo il terreno bagnato e facendolo diventare un cilindro lungo e stretto (tipo della forma utilizzata per fare gli gnocchi di patate) potrete unire testa-coda, facendo un cerchio, senza che si rompa. I suoli argillosi sono freschi, compatti e poco drenanti

Terreni Limosi : sono una via di mezzo tra i terreni sopracitati, hanno un aspetto "fangoso" e viscido in presenza di acqua. Di norma ha un colore scuro.

Un suolo in cui siano presenti queste tre componente in maniera bilanciata, in modo che nessuna delle caratteristiche specifiche di una tipologia prevalga sulle altre, si dice di medio impasto o franco.

Tipologie di Suolo
L'inerbimento può aiutare a strutturare un terreno; le radici fascicolate delle graminacee, e di molte altre specie erbacee, tendono a penetrare nel terreno. Se abbiamo a un terreno poco profondo ed argilloso, le radici dell'erba possono creare dei "tunnel" che permettono all'acqua di defluire per gravità, riducendo i ristagni idrici superficiali (cioè migliora la permeabilità). Inoltre l'erba (ed il suo sfalcio) apporta nuova sostanza organica, così come le radici delle piante annuali che si decompongono ogni anno.

Suolo Acido o Basico ? - pH del Terreno

Oltre la tessitura, uno dei fattori più importanti è l'acidità del suolo, che viene misurata con il pH, una scala che va da 0 (acido) a 14 (basico). Un terreno neutro avrà pH = 7, sotto questo valore avremo terreni via via più acidi, e sopra via via più basici.

Il pH del suolo gioca un ruolo cruciale nella capacità di assorbimento dei diversi nutrienti e nella forma in cui essi si trovano associati nel suolo (ovvero che molecole vanno a formare). Pur con le dovute eccezioni, le piante assorbono i minerali quando essi sono disciolti nell'acqua; in molti casi gli elementi che si formano sono in equilibrio tra una parte solubile ed una insolubile e questo equilibrio può essere spostato da una parte o dall'altra in funzione del pH. In altre parole l'acidità del suolo controlla la solubilità dei nutrienti.

Un suolo :

  • a pH inferiore a 5,5 è estremamente acido e proibitivo per la maggior parte delle specie vegetali
  • a pH nell'intervallo tra a 5,5 e 6 acido, adatto alle acidofile
  • a pH nell'intervallo tra a 6,1 e 6,7 è subacido, con poche eccezioni, vi si può coltivare la maggior parte delle piante
  • a pH nell'intervallo tra a 6,7 e 7,3 è neutro
  • a pH nell'intervallo tra a 7,4 e 8 è subalcalino e, con opportuni accorgimenti, vi si possono coltivare tutte le culture ad eccezione delle acidofile
  • a pH nell'intervallo tra a 8,1 e 8,5 è alcalino e spesso calcareo, adatto alla coltivazione delle specie alofite
  • a pH superiore a 8,5 è fortemente alcalino e sodico, inadatto a quasi tutte le specie.

Come si può osservare nella seguente tabella, la maggior disponibilità di elementi nutritivi per le piante si ha in un range di pH compreso tra 6,5 e 7,5, ma alcuni minerali sono più assimilabili in suoli acidi o basici.

Disponibilità Minerali in Funzione del pH

Quali Fattori Determinano Che Un Suolo Sia Acido o Alcalino ?

La tessitura di un terreno influisce solo in parte sui valori di pH; sebbene di norma un terreno argilloso è più facile che sia subalcalino, vi sono terreni argillosi a pH inferiore a 7, così come possiamo trovare terreni sabbiosi basici. 

A grosse linee potremmo dire che in zone umide, fredde e piovose, dove il dilavamento è frequente, i terreni tendono ad esser acidi, mentre in zone calde, aride e secche, la demolizione dei minerali libera basi, il cui accumulo (anche per mancanza di lisciviazione dovuta alle piogge) determina un pH alcalino

Ma il grado di acidità del suolo può dipendere anche dalla presenza di rocce acide (es. granitiche o silicee) o basiche (es. calcaree), il cui sgretolamento abbassa o innalza il pH, rispettivamente. 

L'acidità è dovuta anche alla presenza di sostanza organica decomposta o in via di decomposizione; di fatto concimazioni a base di letame abbasseranno il pH del suolo, così come la presenza di arbusti fornirà costantemente nuova materia organica da decomporre (es. foglie, aghi di pino etc.). Non è un caso che la torba, ovvero depositi di resti organici non ancora decomposti impregnati di acqua, sia molto acida.

Un terreno coltivato con piante tende ad acidificarsi, dato che queste assorbono più basi rispetto ad acidi, infatti i suoli su cui si sviluppano i boschi (o foreste) sono tendenti all'acido. La presenza abbondante di humus è un buon indicatore di terreni acidi.


Terreno Acido - Caratteristiche, Specie Spontanee e Specie Coltivabili 

Un suolo molto acido è povero di nutrienti e l'attività microbica è ridottissima, per cui la sostanza organica, decomponendosi molto lentamente, si accumula. Inoltre vi sono alti livelli di Ferro, Manganese ed Alluminio, quest'ultimo, insieme ad alcuni metalli pesanti (es. Cadmio e Zinco), è a concentrazione tossiche per le piante. A pH inferiore a 5, tipico delle torbiere, solo pochissime specie sono in grado di prosperare. A pH basso l'eccessiva presenza dello ione Al3+ inibisce la crescita radicale, con successivo danneggiamento ed incapacità di assorbire acqua e sali minerali. Le piante acidofile hanno evoluto dei sistemi per minimizzare i danni causati dall'alluminio, come la produzione di chelanti (che sequestrano l'Al3+) o meccanismi che lo confiscano nel vacuolo (invece che nel citoplasma) 

I suoli subacidi, invece, sono adatti non solo alle Acidofile ma anche a molte altre specie, soprattutto se il pH è intorno a 6 o superiore. 

I suoli acidi sono più tipici del Nord Italia, ovvero di climi piovosi ed abbastanza umidi, come quelli che ritroviamo in prossimità delle sponde e delle colline prossime al Lago Maggiore, ma sono comuni anche nel sottobosco deciduo (es. di Faggi) e nelle pinete, soprattutto in zone di montagna (anche dell'Appennino), o in ambienti paludosi. 

Un terreno acido tende ad esser scuro, umido, fresco, morbido, ricco di materia organica parzialmente decomposta. A livello chimico vi è carenza di minerali e di microelementi come Calcio, Magnesio e, soprattutto, Molibdeno. A livello di macro-elementi la carenza maggiore riguarda il Fosforo.  

Un pH basso riduce la flora batterica, ma aumenta la presenza di funghi e muffe

Osservando la flora che cresce spontanea si può avere un'indicazione riguardo all'acidità del terreno, infatti le piante che meglio si adattano al pH di quel suolo avranno un vantaggio di crescita rispetto alle altre e tenderanno ad avere il sopravvento. Ovviamente "una rondine non fa primavera" e non basta che si trovino pochi esemplari di una determinata pianta indicatrice per affermare con certezza il tipo di suolo, ma se più specie tipiche dei terreni acidi tendono a dominare sulle altre sarà un buon indizio sul fatto che si possa effettivamente trattare di suolo acido. 

Un terreno in cui flora spontanea fosse rappresentata da Mirtilli selvatici (Vaccinium myrtillus), come capita spesso nel sottobosco delle zone collinari  del Nord Italia o in aree più assolate di montagna oppure da Felci, Equiseti o da Muschi come lo Sfagno (tipico infatti delle Torbiere). Altra specie associabile a suoli acidi è il Brugo (Calluna vulgaris), spesso erroneamente chiamato Erica selvatica. 

In prati in zone più soleggiate si potrebbero trovare : Giavone (Echinochloa crus-galli), Camomilla (Matricaria chamomilla), il Ranuncolo (Ranunculus repens) e Acetosella (Oxalis acetosella) ed anche il Trifoglio (Trifolium repens) ama suoli subacidi. Come piante selvatiche la presenza del Faggio (Fagus sylvatica) e del Castagno (Castanea sativa) sono buoni indicatori di suoli tendenzialmente acidi.

Quanto detto sopra vale per le piante spontanee, che devono competere senza nessun aiuto esterno e che quindi prevarranno solo nel suolo che dà loro un vantaggio. Un discorso a parte meritano le Acidofile ornamentali, piantate e curate dell'uomo e che quindi non devono lottare per la sopravvivenza e, anzi, son talvolta aiutate con concimazioni ad hoc o altro. Tuttavia se in una zona notate molte AzaleeCamelieRododendriGardenie, ma anche Fothergilla majorPieris japonicaAceri Giapponesi, potrete ragionevolmente pensare che il suolo tenda ad aver pH inferiore a 7. Un'altra pianta che preferisce suoli subacidi è l'Ortensia ed alcune specie/varietà hanno fiori il cui colore varia in funzione del pH del suolo (l'azzurro dipende dalla disponibilità di Alluminio che, come visto sopra, è elevata in suoli acidi, mentre diventano rosa a pH più alti). Tra le piante (non arbusti) a gradire i terreni acidi possiamo ricordare la Magnolia (Magnolia grandiflora), il Liriodendro (Liriodendron tulipifera), il Liquidambar (Liquidambar styraciflua). Tra tutte le famiglie, quella delle Ericaceae (riconoscibile per i fiori dalla forma "a campana") conta il maggior numero di specie che prosperano in suoli a pH inferiore a 7, oltre a quelle citate vorrei aggiungere la Kalmia (Kalmia latifolia), l'Enkianthus campanulatus e l'Erica (Erica carnea).

Suolo Acido del Sottobosco
Terreno Alcalino (o Basico) - Caratteristiche, Specie Spontanee e Specie Coltivabili 

Questo tipo di terreno è più comune nel Sud Italia ed è spesso associato a condizioni climatiche aride; l'assenza di acqua per lunghi periodi dell'anno determina l'accumularsi di carbonati e sali. I suoli a pH alti sono di norma o calcarei (pH compreso tra 7,5 e 8,5) o salino-sodici (pH superiore a 8,5). Il calcare deriva dalla demolizione di rocce carbonatiche. Come tessitura è più facile che siano argillosi, ma non è una regola sempre valida.

Vi è carenza di Ferro, Zinco, Boro e di Fosforo (quest'ultimo è a concentrazioni alte solo a pH neutro), mentre c'è abbondanza di Calcio, Magnesio e Molibdeno. In terreni alcalini è molto comune la Clorosi Ferrica, che si manifesta con ingiallimento fogliare e crescita stentata, dovuta appunto alla carenza del Ferro. 

Sebbene non esista una categoria netta di piante "basofile" (diversamente dal quelle "acidofile"), alcune possono prosperare bene anche a pH superiore a 8, anche se spesso si possono coltivare anche a pH 7 o di poco inferiore; ne sono un esempio la Vite (Vitis vinifera), l'Olivo (Olea europea), ma anche molte piante aromatiche come Lavanda (Lavandula angustifolia), Timo (Thymus vulgaris) o Rosmarino (Rosmarinus officinalis).

Piante ornamentali adatte a questo tipo di suolo sono la Bignonia (Campsis radicans), l'Albero di Giuda (Cercis siliquastrum) e molte delle specie tipiche della Macchia Mediterranea (per un elenco Clicca Qui). Per quanto riguarda le Rose, alcune sono adatte (es. Rosa Canina), altre invece per nulla (Rosa Rugosa).

Suolo Calcareo
Come Correggere il pH e la Struttura del Suolo ?

Inizio col dire che difficilmente si riuscirà a "trasformare" un tipo di terreno in un altro e, su larga scala, sarebbe talmente dispendioso (sia in termini di tempo, che di soldi) da non valerne la pena.
Ma se vogliamo ritagliarci un angoletto di giardino con caratteristiche diverse qualche possibilità ce l'abbiamo. 

In primis usare terra di riporto che abbia le caratteristiche richieste, ad esempio, se voleste coltivare Mirtilli potreste scavare una grossa buca e colmarla con terriccio torboso. L'utilizzo di un buono strato di pacciamatura può aiutare a mantenere un pH più basso, utilizzando ad esempio aghi di pino e foglie di faggio che, decomponendosi, apporteranno sostanza organica di natura acida che abbasserà il pH. Anche i fondi di Caffè sono un ottimo concime di natura acida. L'inerbimento è un'altra cosa da prendere in considerazione, previene l'erosione e rende il suolo più drenante e soffice, riducendo la costipazione da calpestio, soprattutto in suoli pesanti, poco profondi ed argillosi. 
Anche una buona concimazione a base di letame tende ad acidificare il terreno, inoltre funziona anche come ammendante, migliorando la struttura, rendendo il suolo più leggero e facilmente lavorabile. 
L'aratura ed il conseguente arieggiamento può essere importante per suoli asfittici, anche se riduce notevolmente la biodiversità locale. 

Se si vuole innalzare il pH di un suolo bisognerà utilizzare la calce, che dovrà esser messa non solo in superficie, ma anche interrata. Anche la cenere, oltre a concimare, tende ad alcalinizzare il suolo.

martedì 7 maggio 2024

Quali Specie di Palma Sopportano il Freddo Intenso ? - Elenco e Suggerimenti per la Crescita

Nel mondo esistono circa 2600 specie di Palma, raggruppate in quasi 200 generi, tutti appartenenti alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae); per una panoramica generale sulle specie più diffuse clicca qui.

E' facile intuire che esiste un'enorme varietà; alcune Palme possono resistere a temperature inferiori ai -15° C (5° F), altre iniziano a soccombere già sotto i 20° C (68° F).

In questo articolo mi vorrei soffermare esclusivamente sui generi e sulle specie che resistono al gelo di media intensità e che, con opportuni accorgimenti, possono esser coltivate tranquillamente nel Nord Italia, ovvero anche in zone USDA 8 o inferiori.
In altre parole non citerò quelle Palme che sarebbero adatte solo per le zone costiere del Centro-Sud Italia, ovvero quelle che iniziano a danneggiarsi/morire già dopo poche ore sotto i -2° C (28° F), come la Bismarkia nobilis,  oppure quelle semi-rustiche come la Syagrus romanzoffiana, che potrebbero resistere solo ad isolati episodi intorno ai -4° C (25° F).

Palme Sotto la Neve
Come Posso Acclimatare una Palma al Freddo ?

Qui voglio dare alcuni consigli su come massimizzare la possibilità di riuscita, soprattutto per quelle palme (vedi sotto) che magari sono un po' "al limite" per la vostra zona.

  • Scegliere un'esposizione a Sud, rispetto ad un muro. In linea di massima, per la maggior parte delle Palme subtropicali, è importante che in inverno ricevano quanto più Sole possibile, evitando così marciumi e mantenendo le temperature diurne più elevate.
  • Crescere le palme in vaso (ed al riparo) durante i primi anni, così da trapiantarle più grandicelle (da adulte tollerano meglio il freddo).
  • Metterle a dimora in Marzo, in modo tale da avere davanti la primavera per riformare le radici danneggiate nel trapianto e l'estate/inizio autunno per crescere ed irrobustirsi.
  • Cercare di mantenere l'ambiente più asciutto possibile.
  • Trattare con antifungini (a base di rame) prima dell'inverno, dato che il freddo prolungato (anche se non troppo intenso) unito all'umidità può provocare marciume apicale, soprattutto nei giovani esemplari.
  • Fare una copertura con tessuto non tessuto, in modo d'avere, in giornate non nuvolose, temperature massime buone. Molte palme sopportano freddi intensi se accompagnati da temperature diurne elevate, ma deperiscono se manca il tepore diurno per molte settimane.
  • Coltivare in un terreno quanto più drenante possibile, evitando ristagni idrici.

Detto questo pare evidente che all'aperto una Palma da Cocco non la potrò mai coltivare nel Nord Italia (e solo con efficace protezione invernale al Sud), ma ne rimangono molte altre interessanti.

Elenco delle Palme Resistenti al Gelo Suddivise per Genere :

BRAHEA :

Genere formato da una quindicina di specie, tutte a foglia palmata, native del centro America, indicativamente dalle zone aride del Messico settentrionale, fino alle più tropicali foreste del Nicaragua. Ovviamente non tutte le specie di Brahea sono resistenti al freddo ed al gelo, ma quelle che seguono potranno dare grandi soddisfazioni :

1) Brahea armata : originaria della Bassa California (nel Nord del Messico), è una palma che raggiunge, ma solo dopo decenni di crescita, un'altezza di circa 15 metri (50 ft), con un tronco di grosso diametro. Ha foglie a ventaglio, argentate con sfumature grigio-bluastre. Le infiorescenze sono stupende e lunghissime, persino 5 metri (16 ft), tant'è che nei giovani esemplari possono toccare terra. E' perfettamente adattata ai climi aridi, ma è anche resistente al freddo, potendo tollerare da adulta temperature di circa -12° C (10° F). E' sicuramente la Brahea più comune in Italia e con qualche accorgimento è facilmente coltivabile anche in molte zone del Nord Italia. Per ulteriori informazioni e foto clicca qui.

Brahea armata
2) Brahea decumbes : nativa del Nord Est del Messico cresce sulle colline su fondo ghiaioso. E' una specie rara e difficile da trovare. Le foglie sono color blu-argentato (verdi nei giovani esemplari) e ricordano molto quelle della B. armata, tuttavia la B. decumbes ha un portamento molto più contenuto ed il tronco ha portamento strisciante, spesso adagiato direttamente sul terreno. Una palma da veri collezionisti, per di più ha un'ottima resistenza al freddo, oltre i -10° C (14° F), e alla siccità.

Brahea decumbes
3) Brahea edulis : endemica dell'isola di Guadalupe, è una palma dal portamento simile a quello della B. armata, ma è forse leggermente più tozza. Anche la forma e la dimensione delle foglie è simile, sebbene qui non siano color argento, bensì verde acceso. Le infiorescenze sono più corte e non così spettacolari come nella prima specie descritta appena sopra. La resistenza al freddo è discreta, ma non ottima, sopportando indicativamente temperature tra i -8° e -10° C (18-14° F), talvolta con qualche danno. Facile da coltivare nelle zone del Centro Italia verso Sud, se ne può tentare la coltivazione anche nei luoghi più miti del Nord Italia. E' la seconda specie di Brahea per popolarità e diffusione in Italia.

Brahea edulis
4) Brahea moorei : è una palma nana, probabilmente la più piccola del genere Brahea e spesso è priva di tronco. Resiste fino a -10° C (14° F) ed è un'ottima soluzione come tappezzante o per occupare lo spazio sotto alberi ad alto fusto. Le foglie hanno la particolarità di esser color verde nella parte superiore e grigiastre in quella inferiore

Brahea moorei

5) Brahea "Super Silver" : scoperta di recente in California, ad oggi non è ancora riconosciuta come una specie propria nella classificazione scientifica. E' una palma a crescita eretta, che a prima vista assomiglia molto alla B. armata, ciò nonostante le foglie hanno un picciolo totalmente privo di spine e sono ancora più marcatamente argentate. Inoltre la crescita sembra esser più rapida rispetto a quella della classica B. armata, mentre la resistenza al freddo dovrebbe esser paragonabile o forse leggermente inferiore. 

Brahea "Super Silver"

BUTIA :

Genere nativo del Sud America, nelle zone comprese tra Brasile meridionale, Uruguay, Paraguay e Argentina. Le foglie sono pennate e dalla forma piuttosto arcuata. Perfettamente a loro agio nei climi aridi, alcune hanno un'elevata resistenza al gelo e son poco adatte alla coltivazione in zone tropicali umide.

6) Butia odorata (ex Butia capitata) : è nativa delle praterie e delle savane dell'America meridionale (Uruguay). Le foglie sono, a seconda dei cloni, di color verde o glauco, arcuate e lunghe circa un paio di metri (6.6 ft). Questa palma raggiunge, dopo molti anni, un'altezza di circa 8 metri (26 ft), con un tronco largo mezzo metro (1.6 ft). Produce frutti commestibile, dal vago sapore di Albicocca. Da adulta resiste fino a temperature di -12° C (10° F), ma da piccola tende ad esser attaccata da funghi se il freddo è prolungato ed unito all'umidità. Indubbiamente una bella pianta, facilmente coltivabile anche al Nord. Per ulteriore informazioni guarda qua.

Butia odorata
7) Butia yatay : simile alla precedente, si differenzia per aver foglie tendenzialmente più glauche (anche se vi è una gran differenza varietale all'interno della B. odorata), per il portamento leggermente più imponente, per i frutti commestibili, ma sicuramente non gustosi, ma soprattutto per il picciolo fogliare. Quest'ultimo nella B. yatay rimane verde per tutta la sua lunghezza, tranne all'attacco al tronco in cui ha una parte bianca sfumata di viola, mentre  nella B. odorata diviene interamente violaceo o scuro. Resistenza al freddo invece è abbastanza simile, forse solo leggermente inferiore.

Butia yatay
CHAMAEDOREA

Genere con oltre 100 specie, native dell'America tropicale e subtropicale. Quasi tutte le specie hanno foglie pennate, crescono a gruppetti, hanno un fusto esile e flessibile ed un aspetto snello. In natura prosperano nel sottobosco, in zone calde ed ombreggiate; per questo motivo alcune specie, come la Chamaedorea elegans, sono ideali come piante da appartamento. Fin qua vi starete chiedendo : "cosa ci fanno palme così sensibili al freddo in questa sezione ?"; ebbene una specie (vedi dopo) è resistente al freddo e coltivabile in molte zone d'Italia.

8) Chamaedorea radicalis : nativa del Messico cresce nel sottobosco, anche a quote di media altitudine. La C. radicalis è in assoluto la Palma dall'aspetto più "tropicale" che possiate coltivare in zone in cui vi siano gelate invernali. Questa palma, diversamente da quelle descritte in precedenza, ha una crescita rapida sin dai primi anni e può svilupparsi sia a gruppetti, sia isolata, raggiungendo un'altezza massima di 3-4 metri (10-13 ft), con un tronco dal diametro di pochi centimetri. Le foglie sono pennate e lunghe meno di 1 metri (3.3 ft). Si può coltivare all'ombra, ma è tra le specie del genere Chamaedorea più resistenti al Sole. Diversamente dalle precedenti ama, in estate, un terreno umido, sebbene quando ben affrancata può sopportare anche una certa siccità. Ideale per la coltivazione sottochioma ad alberi ad alto fusto o attaccata a muri esposti a Nord. Ma veniamo alla domanda più importante : "Qual è la sua resistenza al freddo ?"; possiamo dire che resiste sino a temperature di -7° C (19° F) senza grossi danni fogliari, ma con danno potrebbe sopravvivere anche a -10° C (14° F) e forse oltre con una buona pacciamatura, questo perché il suo comportamento cespitoso le permette di recupere meglio i danni da gelo rispetto alla maggior parte delle altre palme. Se proprio non potete far a meno di questo genere, la seconda più resistente al freddo è la Chamaedorea microspadix, che però sotto i -5° C (21° F) inizia già a manifestare segni di sofferenza.

Chamaedorea radicalis
CHAMAEROPS :

Genere a cui appartiene un'unica specie, Chamaerops humilis (chiamata anche Palma Nana o di San Pietro), è originaria dell'Europa meridionale e diffusa in tutta la Macchia Mediterranea. Le foglie sono palmate, di medio-piccole dimensioni, e la specie ha attitudine ad emettere polloni, di conseguenza allo stato naturale cresce multi-tronco. Ottima la resistenza sia alla siccità, sia al freddo, potendo sopravvivere tranquillamente fino a temperature inferiori ai -12° C (10° F). Si può coltivare sia in pieno Sole, sia a mezz'ombra. Raramente raggiunge i 3 metri (10 ft) di altezza. Esistono più varietà di C. humilis, di cui ve ne citerò tre :

Chamaerops humilis var. humilis
9) Chamaerops humilis var. humilis : quella più comune allo stato selvatico, nonché quella che raggiunge le maggiori dimensioni. Se cresciuta ad unico fusto (rimuovendo quelli che spuntano dal ceppo) dopo molti anni può superare i 3 metri di altezza, anche se spesso il tronco, crescendo, tende ad incurvarsi, talvolta adagiandosi quasi al suolo. 

10) Chamaerops humilis var. cerifera (sin. argentea) : originaria delle montagne del Marocco, ha uno sviluppo più contenuto e foglie grigio-glauche (argentate, colore simile a quello delle foglie della Brahea armata (vedi sopra). Foglie che fanno un bel contrasto con la restante vegetazione ed il cui colore è ulteriormente esaltato in zone con inverni freddi.

Chamaerops humilis var. cerifera
11) Chamaerops humilis var. vulcano : varietà a sviluppo più lento e limitato. Le foglie sono color verde, più spesse e ravvicinate, talvolta ricoprono quasi interamente il fusto ed hanno una forma diversa (più tozza) rispetto alle altre. Un portamento particolare, robusto e "fitto", con internodi ravvicinati.

Chamaerops humilis var. vulcano
JUBAEA :

Questo genere contiene un'unica specie :

12) Jubaea chilensis : chiamata anche Palma Cilena è, come facile capire, nativa del Cile, dove cresce alle pendici delle Ande. E' una palma a foglia pennata, con un aspetto giovanile piuttosto tozzo, dato che il tronco è probabilmente quello con il diametro maggiore tra le palme e la crescita in larghezza avviene solo nella fase giovanile (le palme non hanno una vera crescita secondaria). La specie è longeva, superando agevolmente i 150 anni di età. Gli esemplari adulti possono essere alti oltre 20 metri (66 ft), ma raggiungono queste dimensioni solo dopo molti decenni. I frutti ricordano dei mini cocchi e sono commestibili, tuttavia una pianta impiega in media 60 anni prima di fiorire/fruttificare, rendendo impensabile una sua coltivazione a scopo alimentare. Ottima la resistenza al freddo, è forse la palma a foglia pennata più tollerante, potendo sopravvivere a brevi episodi con punte di -15° C (5° F). Per ulteriori informazioni clicca qui.

Jubaea chilensis
LIVISTONA :

Genere che comprende oltre una trentina di specie a foglia palmata (a ventaglio), originarie del Sud-Est asiatico, dell'estremo oriente o dell'Australia.

13) Livistona chinensis : nativa della Cina Meridionale, raggiunge in media i 10 metri (33 ft) di altezza, per una larghezza di circa 4 metri (12 ft). Le foglie sono molto eleganti, di color verde tenue, talvolta con qualche sfumatura di grigio-giallastra e si riconoscono poiché i segmenti che le compongono non sono rigidi e dritti, ma formano un angolo più o meno di 90° all'incirca a metà lunghezza, lasciando la parte terminale pendente. I frutti sono piccole bacche violacee che rimangono a lungo attaccate alla pianta. E' una palma molto ornamentale, coltivata sia in zone tropicali, sia in zone temperate calde. E' forse la Livistona più resistente al freddo, anche se per il Nord Italia è forse un po' al limite (ma si potrebbe provare), resiste fino a temperature di circa -7° C (19° F), anche se ci sono testimonianze di piante sopravvissute a -9° C (15°F), con danno alle foglie. Le giovani piante si sviluppano al meglio a mezz'ombra, mentre le piante adulte non hanno problemi anche con il Sole diretto.

Livistona chinensis

NANNORRHOPS :

Composto da un'unica specie :

Nannorrhops ritchiana a Foglie Argentate
14) Nannorrhops ritchiana : è una palma nativa del medio-oriente e si trova allo stato selvatico in stati come Iran, Pakistan ed Afghanistan, dove cresce su terreni poveri e secchi, sino a quote di montagna. E' una specie che tende a crescere a gruppetti (multi-tronco), anche se occasionalmente si possono trovare esemplari a singolo fusto; tuttavia non di rado i tronchi rimangono sotterranei o adagiati al suolo. Le foglie son costapalmate, color verde-glauco, anche se esistono ecotipi a foglia argentata, e sono sorretti da piccioli privi di spine. Hanno una lunghezza (e larghezza) di poco più di 1 metro (3.3 ft). 
N. ritchiana  è una delle palme più resistenti al freddo e, probabilmente, potrebbe reggere -20° C (-4° F), tuttavia è sensibile al freddo umido. Quindi, più che la temperatura minima assoluta, bisogna capire se il prolungato inverno freddo ed umido del Nord Italia possa essere tollerato. E' una pianta rara, da verificare sul campo. Per certo si sa che l'umidità è maggiormente tollerata in esemplari adulti e se accompagnata da alte temperature (ad es. in Florida).

Nannorrhops ritchiana
PHOENIX : genere che conta circa 15 specie, tutte a foglia pennata. La distribuzione naturale è molto ampia, parte dalle Isole Canarie e si spinge ad Est per tutta l'Africa, fino al sud-est asiatico. La maggior parte di queste palme sono native di zone semidesertiche e molto tolleranti a condizioni di carenza idrica e sopportano solo lievi gelate, tuttavia alcune sono più rustiche e resistono a gelate piuttosto intense.

15) Phoenix canariensis : comunemente chiamata Palma delle Canarie, è probabilmente la palma più coltivata nelle zone costiere, anche se ultimamente sono state decimate dal Punteruolo Rosso. E' una palma che cresce lentamente, ma è molto longeva (anche oltre 200 anni), raggiungendo i 20 metri (66 ft) di altezza, con un tronco di grosso diametro e foglie con lunghezza variabile tra 4 e 6 metri (13-20 ft). La chioma è folta, con molte foglie, anche se si può snellire con opportune potature. Buona tolleranza al freddo, circa -10° C (14° F) per una pianta adulta, anche se a tali temperature si possono avere danni fogliari. Non è la palma più resistente al gelo tra quelle descritte nell'articolo, ma con un buon microclima può esser coltivata anche in molte zone del settentrione.

Phoenix canariensis
Phoenix theophrasti
16) Phoenix theophrasti : chiamata Palma da Dattero di Creta, è endemica dell'isola e diffusa anche in Turchia. E', insieme alla Chamaerops humilis, l'unica palma nativa dell'Europa. Cresce in prossimità del mare, su fondi sabbiosi e tende a formare polloni. Se lasciata crescere liberamente si sviluppa multi-tronco. Le foglie sono simili a quelle della P. canariensis, ma di color più glauco e molto spinose. E' probabilmente la Phoenix più resistente al gelo, anche se non ci sono ancora dati sufficienti per fare una stima precisa 

17) Phoenix roebelenii : chiamata Palma da Dattero Nana, è nativa del Sud-Est asiatico ed è la più sensibile al freddo tra quelle elencate in questo articolo, potendo morire già sotto i -5° C (23° F), ma è talmente bella e, magari cresciuta in vaso, si potrebbe riparare sotto un portico e sopravvivere così anche nel centro-nord Italia. Il portamento è elegante, snello, con un tronco che, diversamente dalle altre Phoenix, non è di grosso diametro. Le foglie sono lunghe appena 1 metro (3.3 ft) e la palma supera i 5 metri (16 ft) di altezza solo dopo molto anni.

Phoenix roebelenii
18) Phoenix dactylifera : la vera Palma da Dattero, l'unica del genere che produca frutti realmente buoni e commestibili. Come dimensioni è simile alla P. canariensis, tuttavia ha foglie grigio-verdastre, un tronco meno tozzo ed una chioma con un minor numero di foglie. Nativa del Nord Africa, in Italia fatica a maturare i frutti, ma ha una resistenza al gelo simile a quella della P. canariensis, tuttavia rispetto a quest'ultima è più sensibile al freddo umido ed è quindi una grossa sfida coltivarla dove vi è molta umidità, più che dove fa freddo secco. 

Phoenix dactylifera
RHAPIDOPHYLLUM :

genere composto da un'unica specie,

19) Rhapidophyllum hystrix : nativa del Sud-Est degli USA (South Carolina, Mississippi, Alabama) è una palma a foglia palmata, di piccole dimensioni, spesso a portamento tappezzante, con tronco sotterraneo o, comunque, non più alto di 1 metro (3.3 ft). Sembra più che altro un grosso cespuglio, con molte foglie dai lobi incisi profondamente e dalla cui guaina fuoriescono lunghe spine nere. E' forse la palma più resistente al gelo che esista, tuttavia necessita un'estate calda per svilupparsi e non è adatta a climi con estati fresche come quelli della Scozia o del Nord Europa. R. hystrix resiste a temperature inferiori ai -15° C (-5 ° F); inoltre, diversamente dalla maggior parte delle palme, emette polloni dalla base e, con una buona pacciamatura, potrebbe sopravvivere (perdendo le foglie) anche a temperature inferiori ai -20° C (- 4° F). Si adatta ad esposizioni Soleggiate, tuttavia gli esemplari cresciuti a mezz'ombra hanno un miglior aspetto, soprattutto se coltivati alle basse latitudini.

Rhapidophyllum hystrix
RHAPIS :

genere formato da circa una decina di specie native del Sud-Est asiatico e dell'Asia Subtropicale.

20) Rhapis excelsa : originaria della Cina meridionale e di Taiwan, è una palma a foglia palmata alta sino a 4 metri (13 ft) che, normalmente, cresce multi-tronco, formando una fitto "boschetto". Il fusto è esile e, nelle piante adulte, ricorda il Bamboo. Le foglie sono divise in segmenti larghi ed incisi fino in profondità, praticamente fino all'attacco al picciolo. R. excelsa può essere coltivata in zone semi-ombreggiata, come sottochioma ad alberi ad alto fusto e resiste al freddo fino a circa -6° C (21° F), tuttavia potrebbe sopravvivere a temperature di diversi gradi inferiori, perdendo le foglie e riformandole in primavera. Un'altra specie simile, che potrebbe aver una rusticità paragonabile è la Rhapis humilis.

Rhapis excelsa
SABAL :

Sabal palmetto "Lisa"
genere formato da circa 18 specie, dalle foglie costa-palmate (una via di mezzo tra palmate e pennate), native dell'America centrale. L'areale si estende dalle zone temperate calde degli Stati Uniti meridionali, per le zone Subtropicali del Messico, sino alle zone equatoriali della Colombia.

21) Sabal palmetto : palma a fusto singolo, nativa del Sud-Est degli Stati Uniti. Può raggiungere un'altezza di 20 metri (6.6 ft), ma ha una crescita piuttosto lenta (soprattutto nella fase giovanile) ed ha foglie costa-palmate, larghe sino a 2 metri (6.6 ft). Il tronco è ricoperto dai residui dei piccioli delle foglie vecchie ormai cadute, che si intrecciano in modo assai peculiare. La pianta ha un'ottima resistenza al gelo, potendo sopravvivere a temperature di circa -12° C (10° F); esiste una sottospecie, nominata Sabal palmetto "Lisa", in cui le foglie hanno molti segmenti fusi tra loro. S. palmetto ama un'esposizione soleggiata ed un'estate calda ed è una delle Palme che meglio si potrebbe adattare alla coltivazione nel Centro-Nord Italia, anche se rimane assai rara e di difficile reperimento. 

Un'altra specie molto simile, ma un paio di gradi meno resistente al freddo è la Sabal mexicana
Sabal palmetto
22) Sabal minor : palma di piccole dimensioni, nativa del Sud-Ovest degli Stati Uniti (Alabama, Louisiana, etc.), con fusto sotterraneo o comunque molto basso. In natura cresce in zone paludose ed ombrose ed è quindi naturalmente adatta a crescere sotto l'ombra degli alberi. Le foglie sono debolmente costa-palmate (quasi palmate) e possono arrivare ad una lunghezza di 2 metri (3.3 ft). Si sviluppa sotto un unico fusto per radice, anche se più esemplari possono crescere ravvicinati. E' una delle Palme più resistenti al gelo, potendo tollerare temperature inferiori ai -15° C (5° F).

Sabal minor
SERENOA :

genere formata da un'unica specie :

23) Serenoa repens : originaria della Florida, in natura cresce nei boschi di conifere, ma anche in zone costiere o praterie, spesso su terreno povero, arido e sabbioso. E' una specie cespitosa a portamento prostrato, con fusti sotterranei o striscianti che, a contatto col suolo, possono radicare formando nuove piante. La crescita è lenta, ma le piante sono estremamente longeve (plurisecolari) e, con gli anni, possono formare un fitto "tappeto" espanso orizzontalmente ed comportarsi come piante tappezzanti. Le foglie sono color verde-giallastro, palmate, praticamente circolari, con un diametro medio di 70 cm (28 in). Resiste almeno fino a temperature di -10° C (14° F), probabilmente oltre con qualche danno fogliare che, data la natura cespitosa, non sarebbe quasi mai un grosso problema.

Serenoa repens tappezzante

Serenoa repens
TRACHYCARPUS :

genere che conta una decina di specie di origine asiatica, con una distribuzione naturale che si estende grossomodo dalle regioni dell'Himalaya, fino alle parti più orientali della Cina. Tutte le specie sono a foglia palmata, con un tronco ricoperto da una peculiare lanuggine. In natura, vivono in zone temperate o subtropicali, ma alcune specie crescono in quota ed hanno evoluto una normale resistenza sia al freddo, sia all'umidità. 


24) Trachycarpus fortunei : chiamata anche genericamente Palma Cinese ed ampiamente descritta qua, è nativa della Cina Meridionale, dove cresce in montagna ed ha un'ottima resistenza al gelo, potendo sopportare senza danni temperature di -15° C (5° F) e, con danni fogliari, verosimilmente fino a -20° C (-4° F); inoltre si può crescere con esposizioni abbastanza ombrose, regge l'umidità e, diversamente da una Rhapidophyllum hystrix, non ha bisogno estati particolarmente calde per svilupparsi, potendo così crescere anche in Scozia o nel Sud della Norvegia. Nel Nord Italia è in assoluto la palma più comune e diffusa, mentre potrebbe soffrire il caldo secco del meridione. Il tronco è medio-esile, ricoperto da peluria ed alto sino a 20 metri (66 ft). 
Le foglie son palmate, color verde intenso e con un diametro di circa 1 metro (40 in). La crescita è piuttosto rapida, soprattutto nella fase giovanile. Esiste anche la Trachycarpus fortunei var. Wagneriana, di aspetto simile, ma più compatta (altezza massima dimezzata rispetto alla classica T. fortunei) ed adatta alla coltivazione in vaso.

Trachycarpus fortunei

Trachycarpus ukhrulensis
25) Trachycarpus ukhrulensis : tra le scoperte più recenti del genere, cresce in quota nel nord-est dell'India e nella regione dell'Himalaya, dove  le condizioni meteo sono spesso severe, con freddo e copiose nevicate. Regge oltre i -10° C (14° F), ma ha crescita più lenta (soprattutto in fase giovanile) rispetto alla T. fortunei e raggiunge un'altezza di 15 metri (49 ft). Questa palma ha una chioma formata da circa 25 foglie, le quali sono palmate, incise profondamente, formando un numero di "segmenti" più alto (anche fino a 70 per foglia) rispetto alle altre specie di Trachycarpus descritte in questo articolo. La parte inferiore delle foglie può aver tonalità bluastre. In Italia è piuttosto rara e difficilmente viene venduta nei comuni vivai, tuttavia è molto bella e vale la pena acquistarla on line per farla crescere nel proprio giardino.

Piccola Trachycarpus princeps
26) Trachycarpus princeps : nativa della Cina centro meridionale, può raggiungere un'altezza di 10 metri (33 ft), ma più lentamente rispetto alla T. fortunei. Le foglie sono palmate, quasi totalmente circolari ed hanno la peculiarità, unica nel genere Trachycarpus, di aver foglie bicolore, verde con (talvolta) lievi riflessi giallognoli nella parte superiore, color grigio-glauco nella parte inferiore. Regge il freddo poco meno della più famosa T. fortunei, ma patisce di più il freddo-umido, e può esser coltivata sia al Sole che a mezz'ombra. Palma molto ricercata dai collezionisti.
Trachycarpus princeps
TRITHRINAX :

genere che annovera 4 specie a foglia palmata, native del Sud America.

27) Trithrinax campestris : specie nativa delle Savane dell'Argentina settentrionale, spingendosi sin fino alle zone montuose della Sierras de Córdoba. Gradisce esposizioni soleggiate ed è adatta a crescere in condizioni di marcata aridità. E' una palma di medie dimensioni, raggiungendo al massimo i 6 metri (20 ft) di altezza ed è dotata di foglie palmate lunghe 50 cm (40 in), color verde-glauco, sorrette da un picciolo corto, rigido e spinoso. La chioma è molto compatta. Può crescere sia isolata, sia a caratteristici gruppetti di 3-4 tronchi, i quali rimangono a lungo ricoperti dalle vecchie foglie secche, ormai morte. Questa palma ha crescita assai lenta e può tollerare temperature minime nell'ordine dei -14° C (7° F). Per ulteriori foto e note sulla coltivazione clicca qua.

Trithrinax campestris

WASHINGTONIA  :

Genere di Palme a foglia palmata formato da solo due specie, la W. robusta e la W. filifera, native del Messico settentrionale o della California, rispettivamente, di cui abbiamo già discusso ampiamente le differenze qui.

Washingtonia filifera
28) Washingtonia filifera : è l'ultima specie descritta in questo articolo, nonché quella più resistente al freddo all'interno del genere Washingtonia, potendo resistere, da adulta e con qualche danno lieve, sino a temperature di circa -12° C (10° F), temendo però l'eccessiva umidità dell'aria. Il tronco è grosso ed imponente, facendo sembrare tozza una palma che può comunque superare agevolmente i 10 metri di altezza (33 ft). Le foglie sono palmate ed hanno la tendenza a rimanere attaccate al fusto (coprendolo) anche quando sono ormai morte e secche. Il suffisso "filifera" è stato dato in merito al fatto che le foglie tendono a "sfilacciarsi" ai margini formando dei filamenti biancastri. Si coltiva in pieno Sole e tollera anche temperature elevatissimi, oltre a sopravvivere senza irrigazioni in zone semi-desertiche. La crescita è piuttosto rapida e questo le permette, in caso di danni, di riprendersi più velocemente rispetto ad altre palme.