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giovedì 3 gennaio 2019

Trachycarpus fortunei, la Palma Cinese Che Non Teme il Gelo - Coltivazione e Cure

Le Palme sono da sempre simbolo di Sole, spiagge e caldo; tuttavia esistono centinaia di specie, alcune delle quali si sono adattate a vivere in un ambiente ben diverso.

Se vivete in una zona molto fredda, ma non volete rinunciare ad avere una bella palma in giardino, vi sarete sicuramente domandati : "Qual è la Palma più resistente al gelo?"

La risposta è semplice, la Palma della Cina (Trachycarpus fortunei) ed altre specie di questo genere. 

Infatti, come discuteremo in questo articolo, le diverse specie del genere Trachycarpus si sono evolute per prosperare in quota, sulle montagne dell'Asia e sono a proprio agio sotto la neve, senza subire danni da gelo, neppure nelle zone più fredde della Pianura Padana.

Nelle prossime righe capiremo come coltivare la Trachycarpus fortunei, qual è la sua reale resistenza al freddo, dove è diffusa in Italia e  come riconoscerla rispetto alle altre piante.

Palme Cinesi sotto la Neve

Storia ed Origine :

Tutte le Palme appartengono alla famiglia delle Arecaceae (Palmaceae), formata da oltre 200 generi, per un totale di oltre 2600 specie, con diffusione prevalentemente tropicale e subtropicale.
Il genere Trachycarpus è uno di questi 200 e conta al proprio interno 11 specie, tra cui appunto la diffusissima T. fortunei.

Le Trachycarpus sono Palme native di una vasta area compresa tra le montagne dell'Himalaya e la Cina, hanno tronco esile e foglie "a ventaglio".
Di seguito troverete l'elenco (in ordine alfabetico) di tutte le specie :
  • Trachycarpus excelsa: secondo alcuni non sarebbe una specie a sé, ma una varietà di T. fortunei.
  • Trachycarpus fortunei : la più comune e diffusa, che verrà approfondita in questo articolo.
  • Trachycarpus geminisectus : palma nativa del Vietnam, dove prospera ad una quota media di circa 1500 m (49200 feet). La T. geminisectus è una palma di piccole dimensioni che cresce solitaria, sui ripidi pendii delle umide foreste di conifere, competendo con Cipressi e Tassi, ma anche con i bellissimi Rododendri.
  • Trachycarpus latisectus (sin. Trachycarpus sikkimensis) : originaria dell'India, si caratterizza per aver foglie di un verde più chiaro e meno frastagliate. Questa palma ha una scarsa tolleranza al gelo.
  • Trachycarpus martianus : palma dal portamento snello e slanciato, con un tronco spoglio. Cresce tra il Nord dell'India ed il Nepal.
  • Trachycarpus nanus : come suggerisce il nome scientifico, questa Trachycarpus  "nana" ha un portamento estremamente compatto ed uno sviluppo limitato. 
  • Trachycarpus oreophilus : cresce ad alta quota, nel Nord della Thailandia.
  • Trachycarpus princeps : nativa della Cina meridionale, si caratterizza per le foglie a geometria quasi perfettamente circolare, finemente frastagliate sino in profondità.
  • Trachycarpus ravenii : specie scoperta solo di recente, in Laos, strettamente imparentata con T. oreophilus e T. princeps.
  • Trachycarpus takil : cresce sull'Himalaya, sino ad una quota di 2700 m (8900 ft), dove il gelo e la neve sono comuni. Ha un'ottima resistenza al gelo, paragonabile (se non superiore) a quella della T. fortunei. Le vecchie foglie tendono a seccare, senza distaccarsi, coprendo di fatto la parte superiore del tronco.
  • Trachycarpus ukhrulensis : endemica della regione del Manipur, nella zona nord-orientale dell'India. Scoperta recentemente, è dotata di ottima resistenza al gelo e foglie grosse, ma con lobi molto ravvicinati.

Palma Nord ItaliaLa T. fortunei è sicuramente la specie più comune di questo genere e, almeno nel Nord Italia, è in assoluto la palma più diffusa.
Sebbene si creda sia nativa delle montagne della Cina Meridionale e della Birmania (Myanmar), la reale origine non è certa, dato che la specie viene coltivata da centinaia di anni in buona parte della Cina ed in Giappone e possibili ritrovamenti allo stato selvatico potrebbero essere dovuti ad una disseminazione casuale a partire da piante importate.

Nell'antichità, in oriente, era usata per ricavare fibre tessili, impiegate nella produzione di abiti, sacchi, ma anche corde degli strumenti musicali.

La Palma della Cina venne importata per la prima volta in Europa nel 1844, dall'esploratore britannico Robert Fortune. In suo onore alla palma venne dato il suffisso "fotunei", nonché il nome generico di Palma di Fortune.

Oggigiorno questa palma è diffusa in tutto il mondo, in particolar modo nelle zone più fredde, dove altre palme patirebbero il gelo. Oltre al Nord Italia cresce anche in Scozia, Germania e nelle zone più miti del Canada.

Giovani Esemaplari di Trachycarpus fortunei

Foglie Trachycarpus fortunei

Come Riconoscere la Palma della Cina ? - Botanica e Fisiologia

T. fortunei, nota anche come Palma del Giappone o Palma Cinese, è una Palma ornamentale che può essere coltivata alle maggiori latitudini, sino oltre il 50° N; tuttavia il suo areale d'origine non è quello più settentrionale in assoluto tra le palme, primato che spetta di diritto alla meno rustica Chamaerops humilis, nativa delle zone più miti del Mediterraneo.

Infiorescenze Trachycarpus fortuneiLa Palma di Fortune cresce solitaria, raggiungendo dopo molti anni un'altezza massima di circa 20 metri (66 ft), sebbene si mantenga spesso di dimensioni più contenute.
Nonostante la notevole altezza, il tronco è relativamente sottile e flessibile, superando di rado i 30 cm (12 in) di diametro.
Importante notare che il tronco ha un diametro abbastanza costante tra parte alta e bassa e, mancando di un vero accrescimento secondario, raggiunge la larghezza definitiva in giovane età, mentre continua ad allungarsi per tutta la vita. Viene da sé che giovani esemplari sembrano più tozzi, mentre quelli vecchi slanciati.
I resti dei piccioli fibrosi delle vecchie foglie ormai cadute rimangono attaccati al tronco, conferendogli un colore grigiastro ed un aspetto lanuginoso.

La Palma Cinese produce foglie palmate (a "ventaglio"), color verde scuro, con un diametro massimo di circa 1 metro (40 in), sorrette da un rachide (picciolo) altrettanto lungo.
Come in tutte le palme, le foglie sono sempreverdi e relegate all'apice vegetativo, dove formano una chioma arrotondata, piuttosto disordinata. Ogni foglia, se non danneggiata dal vento o dalle intemperie, ha una vita media di circa 3 anni.

T. fortunei è una specie dioica, vale a dire che esistono piante "maschio", che producono unicamente fiori maschili, e piante "femmina", che producono fiori femminili.
Le lunghe infiorescenze, composte da numerosissimi fiorellini gialli, emergono dalla parte alta della pianta e rimangono penduli.
In Italia la fioritura avviene in primavera, tipicamente tra Marzo ed Aprile.

Fiori Palma CineseI fiori di questa palma richiamano diverse specie di insetti pronubi, che provvedono all'impollinazione.
I fiori femminili, se fecondati, si trasformano in frutti, ovvero delle drupe violacee, di piccole dimensioni, riunite in un grappolo pendulo, che ricorda molto l'Uva.
Questi frutti, dall'aspetto molto attraente, danno l'impressione di avere un ottimo sapore; purtroppo è solo una mera illusione, poiché non sono commestibili.

La radici sono poco espanse, ma particolarmente compatte, dense e non arrecano danni a marciapiedi e vialetti.

Fioritura Trachycarpus fortunei
Tronco Palma di Fortune

Come Coltivare la Trachycarpus fortunei ? - Crescita, Terreno, Esposizione e Cure.

La Palma di Fortune è una pianta rustica, di facile coltivazione ed in Italia la si può piantare da Nord a Sud, senza particolari accorgimenti.

Ok, ma fino a dove si può coltivare ?

Il fatto che sia tra le palme più resistenti al freddo, non vuol dire che possa sopportare le stesse temperature minime di una Betulla. Sicuramente non la troverete mai in Siberia od in alta montagna sulle Alpi; tuttavia, da adulta, non subisce danni da freddo almeno fino a -15°C (5° F) e, con danni minori, potrebbe tranquillamente sopravvivere anche con punte di -20°C (-4° F).
Detto questo, durante il primo anno di vita potrebbe essere un po' meno resistente, quindi potrebbe essere utile crescerla in vaso fino all'età di almeno 3-4 anni.

Tra le palme, la T. fortunei ha una discreta (non ottima) resistenza alla siccità, ma in Italia non richiede irrigazioni e le innaffiature si limitano ai primi anni dall'impianto, in luoghi molto aridi.
Questa palma si sviluppa male solo nelle zone aride e strettamente tropicali, aree in cui vi è comunque una vastissima scelta di altre specie di palma.


Frutti Immaturi Trachycarpus fortuneiLa Palma Cinese è molto adattabile anche in quanto a terreno e, pur preferendo quelli drenanti e fertili in superficie, prospera in tutti i suoli purché non abbiano elevate quantità di sale.
La concimazione, in terreni molto poveri, può velocizzare la crescita, ma in generale la Palma del Giappone si sviluppa bene anche senza concimare.

Frutti Maturi Palma della CinaL'esposizione solare non è un parametro di rilievo, la T. fortunei  ama posizioni a mezz'ombra, ma in Italia si sviluppa bene sia in pieno Sole, sia in zone ombrose, come sotto la chioma di grossi alberi ad alto fusto.
Forse anche la capacità di adattarsi all'ombra del sottobosco, dove molte specie non potrebbero competere per assenza di sole diretto, ha reso la Palma del Giappone quasi infestante. In molte zone del Nord Italia (vedi Piemonte) la si ritrova nelle zone marginali o dismesse, così come agli argini dei boschi.

La T. fortunei ha una crescita iniziale piuttosto lenta, quasi stentata, che le permette di essere coltivata in vaso per molti anni (rinvasando in vasi via via più grandi); tuttavia con l'età aumenta la velocità di crescita ed avendo una notevole longevità, preferisce essere piantata in piena terra, dove può vivere per oltre 80-100 anni.

Elevata è anche la tolleranza alle avversità alle malattie e, normalmente, non è attaccata in maniera significativa da funghi od altri patogeni.

La Palma di Fortune non ha ramificazioni e non deve essere potata. Se venisse rimosso completamente l'apice vegetativo la pianta morirebbe. Gli unici interventi di potatura si potrebbero considerare di pulitura, volti esclusivamente alla rimozione delle foglie più vecchie ed esterne.

La specie non ha attitudine ad emettere polloni e, dato che la propagazione tramite innesto nelle palme è praticamente inesistente, l'unico metodo di riproduzione vegetativo rimane la micro-propagazione, tecnica complessa, difficilmente effettuabile a livello amatoriale.

La moltiplicazione tramite semina rimane di gran lunga il metodo di riproduzione più comune e facile, data l'elevata percentuale di germinazione di questi semi.

Insomma, se avete un giardino in una zona molto fredda, ma non volete rinunciare a donargli un tocco esotico, la Palma Cinese potrebbe esser la scelta migliore (se non l'unica possibile).

Palme Giapponesi adulte
Trachycarpus fortunei In Riva al Lago Maggiore

Fioritura Trachycarpus fortunei

domenica 2 dicembre 2018

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) - Crescita e Sviluppo

Chi tra di voi non ha mai comprato una Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), nota anche come Poinsettia ?

Credo nessuno; infatti questa pianta, sotto il periodo natalizio, è venduta in tutti i supermercati d'Italia e le sue foglie (non fiori) color rosso intenso non possono che ricordare questa festività.

Il più delle volte la coltiviamo in piccoli vasi tenuti all'interno di casa, vedendola deperire da lì a poco. Ma in natura come e dove cresce la Stella di Natale ? Qual è la sua resistenza al freddo ? Si può coltivare all'aperto in Italia ?

Piantina di Stella di Natale

Euphorbia pulcherrima
Origine e Storia

La Euphorbia pulcherrima, meglio conosciuta con il nome volgare di Stella di Natale, è una pianta ornamentale nativa del Taxco de Alarcón, una regione del Messico meridionale, dove a tutt'oggi cresce spontanea.
La Stella di Natale fu coltivata sin dall'epoca degli Aztechi, i quali la utilizzavano a scopi decorativi, ma anche come pianta officiale; dalle sue brattee si può infatti ricavare un colorante utilizzato in ambito cosmetico e tessile, mentre il lattice contenuto nei rami era impiegato per la produzione di medicinali per abbassare la febbre.

Questa pianta rimase confinata in Messico per centinaia di anni, sin quando, nel 1825, l'ambasciatore statunitense in Messico, Joel Roberts Poinsett (1779-1851), la importò negli Stati Uniti.
Oggi la Stella di Natale si chiama anche Poinsettia, proprio in onore di Joel Roberts Poinsett e, negli USA, è consuetudine regalarsela il 12 Dicembre (Poinsettia Day), l'anniversario della morte di questo ambasciatore.

Negli Stati Uniti la coltivazione prese piede dalla California, mentre in Europa la diffusione della Stella Natale partì dalla Germania, ma solo dagli anni '50 in poi la pianta divenne simbolo inequivocabile del Natale.


Com'è Fatta la Stella di Natale ? - Botanica e Fisiologia 

Foglie Euphorbia pulcherrimaEuphorbia pulcherrima è una pianta appartenente alle Euphorbiaceae, una famiglia che conta oltre 6000 specie diffuse in tutto il mondo ad esclusione delle zone artiche.
Sebbene si pensi che la Stella di Natale sia esclusivamente sempreverde, nelle zone native, così come in seguito a stress da freddo o siccità, può perdere parte delle foglie (o persino tutte), comportandosi come pianta semi-decidua o a foglia caduca.
Quindi, se a fine inverno, la vostra pianta in vaso avrà perso tutte le foglie, non disperate, c'è la possibilità che non sia morta e, fornendole le condizioni di crescita ideali, potrebbe riprendersi.

Noi italiani siamo soliti vedere la Poinsettia di giovane età, coltivata in vaso ed in serra, condizioni che ne limitano lo sviluppo.
Allo stato naturale, o se cresciuta in piena terra nelle migliori condizioni, la Stella di Natale si sviluppa sotto forma di arbuto o piccolo albero e può raggiungere un'altezza massima di circa 4 metri (13 feet).
Le foglie della specie presentano una leggera peluria superficiale, sono medio-grosse, dalla forma tendenzialmente ovale-conica e di un bel colore verde scuro, talvolta con riflessi violacei.

Il tratto distintivo e peculiare della Stella di Natale è senz'ombra di dubbio il suo color rosso acceso; tuttavia, contrariamente a quel che si pensi, non sono i fiori ad essere rossi, ma le delle foglie modificate (Brattee) che lo avvolgono.
I fiori della Euphorbia pulcherrima non emanano profumo, sono di piccole dimensioni, gialli, raggruppati all'apice dei rami ed "avvolti" dalle preziose brattee solitamente rosse, sebbene esistano anche varietà con brattee rosa o bianche.

Germogli Stella di Natale

Fiori Euphorbia pulcherrima

Come Crescere la Stella di Natale in Italia ? - Coltivazione, Clima, Esposizioni, Moltiplicazione e Cure

Premetto che questa pianta, per via della sua scarsa resistenza al freddo, può essere coltivata in piena terra in poche zone d'Italia, ovvero laddove le temperature non scendano mai sotto gli 0° C (32° F). Altrove potrà essere coltivata esclusivamente in vaso e riparata in un  luogo caldo durante l'inverno.
Quindi è vero che è sensibile al freddo, ma è una cavolata (che si trova diffusamente on line) dire che muore a temperature di 15° C (59°F) anzi, se acclimatata, resiste tranquillamente a temperature minime ben inferiori.

La coltivazione all'aperto è possibile nelle zone costiere di Sicilia e Calabria, ma personalmente ho visto più esemplari crescere nei Giardini di Hanbury, nell'estremo ponente Ligure.
La Stella di Natale, a parte la scarsa resistenza alle basse temperature, è una pianta rustica e non soggetta a malattie od attacchi di parassiti.

Se coltivata in piena terra non avrà bisogno di grosse cure, se non innaffiarla nei primi anni dall'impianto.
Se coltivata in vaso, invece, bisognerà rinvasarla ogni 2 anni utilizzando terriccio leggero (leggermente acido) e torba, concimarla con fertilizzanti bilanciati e bagnarla ogni qualvolta la terra superficiale risulti secca al tatto, ricordandosi che esagerando con l'irrigazione potrebbero marcire le radici, con conseguente morte della pianta.
Chi avesse un giardino in una zona fredda, potrebbe provare a piantarla appena siano finite le gelate, per poi estirparla (e rimetterla in vaso) verso Ottobre-Novembre, prima del ritorno della brina.

La fioritura (e quindi anche la produzione delle rosse brattee ornamentali) avviene in inverno, la specie è infatti brevidiurna, ovvero per indurre la fioritura è richiesto un certo periodo in cui le ore di luce siano inferiori a quelle di buio (es. 10 h luce, 14 h buio).
In casa, per via dell'illuminazione artificiale (anche serale/notturna) e delle condizioni poco favorevoli (es. scarsa umidità), potrebbe non rifiorire.

Se dovete piantarla in piena terra, l'esposizione ideale è il pieno Sole, che garantisce abbondanti fioriture e fornirà tepore nei freddi mesi invernali (ricordiamo che la Stella di Natale è pur sempre una pianta tropicale).
Se la si coltiva in vaso ed in casa è meglio scegliere una posizione molto luminosa.

La potatura si effettua a fine inverno ed è volta a rimuovere i fiori ed i rami danneggiati dal freddo. Inoltre potare aiuta ad aumentare il vigore e lo sviluppo di nuove foglie/rami.

La riproduzione della Stella di Natale avviene tipicamente per Talea, da effettuarsi preferibilmente in primavera. Il ramo reciso si può far radicare sia in acqua, sia direttamente nel terriccio mantenuto costantemente umido.

Euphorbia pulcherrima in Estate

Fioritura Stella di Natale

mercoledì 7 novembre 2018

Come Coltivare l'Annona cherimola in Italia ? Dove Può Crescere ?

Nel periodo che va indicativamente da Ottobre a Gennaio, dai fruttivendoli più forniti d'Italia è possibile trovare in vendita la Cirimoia (Annona cherimola), un frutto (sub)tropicale di origine americana.
Nelle prossime righe parlerò di questo frutto, ma ancor di più della pianta che lo produce, fornendo informazioni utili a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione.

Frutto

Com'è Fatto il Frutto dell'Annona cherimola ?

Frutto Cherimoya ApertoLa Cirimoia (Cherimoya in inglese) è un frutto che può raggiungere (e spesso superare) le dimensioni di un Pompelmo. Esternamente si presenta con una buccia liscia, color verde e con "squame" ben evidenti, che possono ricordare quelle del carapace (guscio) delle tartarughe.
All'interno troviamo una polpa biancastra che, a maturazione, è soffice, leggermente granulosa e con una consistenza simile a quella del budino. Il sapore della Cherimoya è complesso, ma con un giusto bilanciamento tra acidità e dolcezza e può richiamare un gusto mix tra banana e pera, con in più un tocco esotico.


Storia, Origine e Diffusione :

Il genere Annona (o Anona) comprende diverse specie da frutto, il cui originale areale di coltivazione si estende dalle zone strettamente tropicali, sino a quelle subtropicali dell'America, sebbene esistano specie native di altri continenti, come la Annona senegalensis, di origine Africana.
Qualche tempo fa avevamo parlato della Graviola (Annona muricata), una pianta da frutto ultra-tropicale, non coltivabile all'aperto in Italia. Oggi vorrei invece parlare della sua "cugina" subtropicale, ovvero l'A. cherimola, una pianta decisamente più resistente al freddo ed adatta ad essere coltivata nelle zone più miti d'Italia.

Frutti AppesiTutte le Annone, tra cui appunto l'A. cherimola, appartengono alle Annonaceae, una famiglia che annovera numerose piante da frutto, per lo più da climi caldi, ma con qualche eccezione, come la sempre più diffusa Asimina triloba, perfettamente evolutasi per le zone temperate fredde.

Si ritiene che l'Annona cherimola sia nativa delle Ande equatoriali, comprese tra Ecuador e Perù, dove cresce sino ad un'altitudine di 2400 metri (7900 feet); tuttavia è molto diffusa anche nell'America centrale ed in alcune nazioni, come ad esempio nel Nicaragua e Costa Rica, si è addirittura naturalizzata.
L'A. cherimola è molto comune anche in Messico e nel Sud degli Stati Uniti (California, Florida). Essendosi evoluta per prosperare in zone di montagna, seppure tropicali, è in grado di adattarsi e crescere bene anche nelle pianure di zone subtropicali o persino temperate calde.
In Europa ci sono impianti commerciali nel Sud della Spagna (Andalusia) e nel Sud Italia (Reggio Calabria, Sicilia), ma sta diventando sempre più apprezzata anche a livello amatoriale, dove viene cresciuta negli orti privati.

Rami e Frutto Annona cherimola

Com'è la Pianta della Cherimoya ? - Botanica e Fisiologia

L'A. cherimola è un albero di medie dimensioni, che raramente supera di 8 metri di altezza (26 ft), tuttavia possiede uno sviluppo notevole e la chioma può diventare davvero espansa e voluminosa.
La specie tende a crescere su un unico tronco ed ad avere rami densi, lunghi ed a tratti ricadenti. La vigoria è elevata e la crescita annua può essere sorprendente, con i nuovi getti che possono tranquillamente superare il metro (3.3 ft) di lunghezza in un'unica stagione.
Le foglie sono color verde scuro, dalla forma ovale, allungata ad un'estremità.
La nuova vegetazione è ricurva, un po' come le nuove foglie delle felci.

In luoghi freddi l'Annona cherimola si può comportare come pianta decidua e perdere molte foglie (se non tutte), durante l'inverno; tuttavia anche in zone subtropicali non si comporta totalmente come una specie sempreverde e, in concomitanza della ripresa vegetativa, può defogliarsi completamente per un breve periodo.

Bocciolo Annona cherimolaI fiori dell'A. cherimola sono ermafroditi, ma la parte femminile matura prima di quella maschile, di conseguenza un singolo fiore non può auto-impollinarsi.
Il fiore di questa specie è inusuale, esso è di color verde-giallastro, rivolto verso il basso, dotato di 3 grossi petali ravvicinati. Questi fiori hanno un leggero profumo, emanando una fragranza alla vaniglia e possono essere sia solitari, che disposti in gruppi da 2-3.

Fiore Aperto Annona cherimolaIn primavera, subito dopo aver perso tutte le foglie, dalle gemme del vecchio legno vengono prodotti sia i nuovi rami, sia i boccioli fiorali. Questa fioritura è la più copiosa, nonché quella che darà origine al maggior numero di frutti; tuttavia la fioritura è decisamente scalare e prolungata, i fiori possono infatti originarsi anche all'apice della nuova vegetazione, protraendosi per tutta l'estate.
La conformazione dei fiori rende molto difficile l'impollinazione da parte degli insetti pronubi e, per una sicura allegagione, si consiglia l'impollinazione manuale, da effettuarsi prelevando il polline con un pennellino.
Dalla comparsa del bocciolo fiorale, all'apertura del fiore passano in media 20/30 giorni, mentre per la maturazione dei frutti ci vogliono circa 4-5 mesi, tempo che si può notevolmente allungare con le basse temperature.
In Italia la piena fioritura avviene tra fine primavera ed inizio estate, per poi aver fiori per lo più isolati, sino all'autunno. I frutti maturano a partire da ottobre, ma quelli originati dagli ultimi fiori possono rimanere sulla pianta anche sino a marzo.
La Cirimoia è un frutto di dimensioni molto diverse a seconda della varietà e può arrivare a superare il chilogrammo di peso. Nella soffice polpa sono immersi numerosi semi neri ed appiattiti.

Le radici sono espanse, ma piuttosto deboli e superficiali, essendo localizzate per oltre il 95% nei primi 50 cm (20 in) di suolo.

Annona cherimola in Fiore alle Canarie

Fioritura Annona cherimola

Come Crescere l'Annona cherimola ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potature e Cure

Questa Anona, crescendo in natura in montagna, la si potrebbe considerare di fatto una pianta subtropicale ed anzi, si dimostra poco produttiva nelle calde pianure tropicali.
Tra le varie piante da frutto del genere Annona, la Cherimoya è quella coltivabile alle latitudini più settentrionali, anche fin al 35° parallelo Nord.

Ma quindi qual è la sua reale resistenza al freddo ?

Premesso che una zona frost-free (priva di gelate) sarebbe la scelta più sicura, in quanto anche lievi gelate fanno perdere le foglie e potrebbero danneggiare i rami più esili, si ritiene che piante adulte ed affrancate (non giovani semenzali) possano sopportare brevi episodi di gelo sino a temperature di -3° C (26.5° F).
Tra le varietà ci potrebbe essere una leggera differenza di rusticità, ma con temperature inferiori ai -4° (25° F) i danni potrebbe riguardare anche i legni più grossi e persino uccidere l'intera pianta.
Diciamo che l'A. cherimola si può piantare con ragionevole sicurezza in tutte le zone costiere di Sicilia e Calabria, ma anche nel litorale ligure e campano e, con qualche rischio in più, anche in Puglia, magari accostandola ad un muro esposto a Sud.
Altrove rimane una pianta da coltivare in vaso, proteggendola durante l'inverno. Purtroppo non è una specie che ben si presta alla coltivazione in vaso ed ottenere frutti diventerà un'impresa.

Chioma Annona cherimolaL'A. cherimola cresce su un'ampia gamma di terreni, da quelli leggeri, sino a quelli pesanti, preferendo un pH neutro; inoltre, dato che l'apparato radicale rimane superficiale, non necessita di suoli particolarmente profondi.
L'unica cosa importante è che il terreno sia ben drenante. Il ristagno idrico è una delle più comuni cause di cascola dei frutticini durante la bella stagione, mentre se unito al freddo può far marcire le radici, con conseguente morte della pianta. In suoli particolarmente poveri si consiglia una concimazione bilanciata (8-8-8 NPK), da effettuarsi ogni 4 mesi, partendo qualche settimane prima della ripresa vegetativa.

Se coltivata in Italia è meglio scegliere una posizione quanto più assolata, più che altro durante i mesi invernali, per avere temperature massime più elevate. In effetti l'A. cherimola tollera meglio di altre specie da frutto esposizioni a mezz'ombra e, soprattutto in estate, si potrebbe avvantaggiare di qualche ora di ombra.

Durante la crescita vegetava la Cirimoia è abbastanza avida di acqua e gradisce frequenti irrigazioni, mentre in inverno sarebbe meglio evitare le innaffiature.
Questo non vuol dire che non sia una pianta resistente alla siccità, anzi se affrancata supera agevolmente le torride estati mediterranee; tuttavia ci sarà una sorta di stasi vegetativa estiva, relegando la crescita alla primavera ed all'autunno.

Se lasciata crescere liberamente, i rami della Cirimoia diventeranno troppo fitti, ombreggiando la parte interna della chioma, inoltre saranno ricadenti e, dato che il legno di questa pianta è particolarmente fragile, si potranno spezzare sotto il peso dei frutti.
Le operazioni di potatura saranno volte al diradamento ed all'accorciamento dei rami, al fine di irrobustirli.

Quest'Annona si può potare durante l'arresto vegetativo invernale, sia rimuovendo i rami mal disposti, secchi, troppo vigorosi o che si incrociano, sia tagliando a metà i rami più lunghi ed esili.

A livello di malattie la specie risulta piuttosto rustica ed, in Italia, la si può tranquillamente coltivare in agricoltura biologica. Anche senza alcun trattamento anticrittogamico l'A. cherimola non è attaccata né da funghi, né da altri patogeni e se si verificassero lievi infezioni, esse non sono mai tali da compromettere la crescita e la fruttificazione.

Foglie Annona cherimola

Nuova Vegetazione Annona cherimola

Come Si Riproduce l'Annona cherimola ? - Metodi di Propagazione

La Cherimoya si riproduce molto facilmente tramite semina. I semi hanno un'ottima longevità e se tenuti in un luogo fresco ed asciutto possono germinare anche dopo svariati anni.
Seminare è molto semplice, basterà posizionare i semi in un vaso contenente del buon terriccio, posizionarlo in una zona luminosa, ma senza sole diretto, tenere umida la terra ed aspettare. Ad una temperatura media di 20° C (70°F) le prime foglioline inizieranno a spuntare nel giro di tre settimane e la percentuale di germogliamento sarà elevata.
Diversamente da molte altre piante da frutto, la messa a frutto di questa specie è precoce e già dopo 3-4 anni potreste avere la prima fioritura e dopo un altro paio la prima fruttificazione.

Molto diffuso, soprattutto in zone tropicale, è l'ibrido noto come Atemoya, ottenuto dall'incrocio dell'Annona squamosa con l'Annona cherimola.
L'Atemoya ha caratteristiche intermedie tra le due specie ed è più sensibile al gelo di quanto non lo sia la Cherimoya. La coltivazione dell'Atemoya in Italia è piuttosto rischiosa e, senza protezioni invernali, è possibile solo nei microclimi più miti della Sicilia/Calabria.

Ovviamente la riproduzione da seme non garantisce il propagazione clonale. Il metodo di moltiplicazione per via vegetativa più diffuso è senza dubbio l'innesto, che solitamente viene effettuato su semenzali di A. cherimola, sebbene in zone tropicali si usi anche l'Annona reticulata come portainnesto.

In giro per il mondo esistono innumerevoli varietà di A. cherimola, ciò nonostante in Italia ne sono reperibili poche. La cultivar più diffusa è senza dubbio la Fino de Jete, di origine spagnola, che si caratterizza per la produzione costante ed abbondante, ma anche per i frutti grossi e di ottimo sapore; inoltre è autofertile, il che non rende strettamente indispensabile l'impollinazione manuale. Altre varietà son la El Bumpo, con frutti dalla buccia sottile e commestibile, ma poco adatti ad esser trasportati, la White, di origine californiana, di buon sapore ma poco produttiva o ancora la Campas, diffusa nel Sud della Calabria.

In conclusione, se vivete in una zona calda e volete un frutto molto buono, prodotto da una pianta dall'aspetto tropicale, rustica e di facile gestione, allora l'Annona cherimola potrebbe di diritto occupare un angolo del vostro giardino.

Annona cherimola alle Canarie

Annona cherimola a Tropea

lunedì 1 ottobre 2018

Coltivazione del Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) Come Pianta da Frutto

Il Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica), da non confondere con il Nespolo Comune, è una pianta elegante, utilizzata più come ornamentale che come fruttifera.
Nelle prossime righe descriverò il Nespolo Giapponese, fornendo utili informazioni sulla sua biologia, così da poterlo coltivare al meglio per ottenere un'abbondante fruttificazione.

frutti maturi Eriobotrya japonica

Storia, Origine e Diffusione :

Il Nespolo del Giappone, contrariamente a quanto possa suggerire il nome, è nativo della Cina orientale, dove a tutt'oggi cresce alla stato selvatico. 
Il suffisso "Giapponese" fu probabilmente dato in funzione del fatto che, già molti secoli fa, i giapponesi selezionarono innumerevoli varietà a frutto grosso e succoso, partendo dalle piante selvatiche cinesi.
Eriobotrya japonica fu introdotta in Europa a partire da fine '700 e da lì si diffuse in tutto il bacino Mediterraneo.
Questa specie è molto diffusa anche nelle zone più miti degli Stati Uniti (Florida, California, Texas), nel Sud America ed in alcune aree dell'Australia, dove si è addirittura naturalizzata.
Il Nespolo Giapponese è presente dal Nord al Sud Italia ed è molto comune sia in città (a Milano, ad esempio, è piantato in moltissimi giardini condominiali e nei parchi pubblici), che in campagna, dove è di norma cresciuto negli Orti privati.
A livello commerciale è coltivato nel Sud della Spagna ed in Sicilia, nelle principali località agrumicole.
Sebbene la raccolta dei frutti (e quindi i costi di manodopera) non sia molto vantaggiosa, nelle zone più calde riesce a coprire quella fetta di mercato che precede la maturazione delle primizie di albicocche (Aprile).


Com'è Fatta la Pianta del Nespolo del Giappone ? - Botanica e Fisiologia 

Eriobotrya japonica è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni che, se non potato, raggiunge un'altezza media di 8 metri (26 ft).
Il Nespolo appartiene alle Rosaceae, un'ampia famiglia che annovera al proprio interno le più comuni piante da frutto decidue, adatte a climi continentali freddi.
Sebbene all'apparenza possa sembrare molto diverso, il Nespolo è una pomacea, ovvero una pianta che produce come frutto un pomo, esattamente come Melo e Pero.

Eriobotrya deflexa, chiamato anche Nespolo di Bronzo, è la seconda specie più diffusa del genere Eriobotrya; tuttavia quest'ultima è utilizzata esclusivamente a scopo ornamentale, per via della copiosa fioritura e delle foglie che, nella prima fase di sviluppo, sono di un vistoso color rosso-marroncino, un po' come il bronzo.

Il Nespolo Giapponese ha una chioma tondeggiante, piuttosto fitta ed espansa quasi quanto l'altezza della pianta.
Le foglie sono coriacee, color verde scuro, dalla superficie "ondulata". Esse sono ovali e di notevoli dimensioni, raggiungendo anche i 30 cm (12 in) di lunghezza.
I giovani rami sono esili e piuttosto lunghi, mentre le foglie (ma anche fiori e frutti) tendono a disporsi concentricamente sulla parte terminale del ramo, lasciando "nudo" buona parte del legno.
Come detto in precedenza, la specie non è decidua ed il ricambio fogliare non è simultaneo, sebbene ci possa esser una cospicua perdita di foglie durante e dopo la ripresa vegetativa (Aprile-Maggio).

L'apparato radicale si espande su un'area superiore a quella della proiezione della chioma sul suolo, tuttavia non è invasivo e rimane piuttosto superficiale.
Le radici non rappresentano dunque un problema per tubi, marciapiedi o vialetti piastrellati.

Fogliolina Eriobotrya japonicaI fiori del Nespolo Giapponese sono bianchi, di piccole dimensioni e raggruppati in un'infiorescenza a forma di grappolo che emerge eretta dalle gemme apicali dei giovani rami prodotti durante l'estate.
La presenza di un Nespolo in fiore si avverte, poiché i numerosi fiorellini emanano una forte fragranza alla vaniglia e questo odore (profumo) si percepisce sin da lontano.

Boccioli Nespolo GiapponeseLa fioritura del Nespolo è "fuori stagione"; proprio quando le altre piante iniziano a perdere le foglie, lui si prepara a fiorire. Se da un lato questo potrebbe esser un suo punto a favore, rallegrandoci in una stagione avara di fiori, dall'altro espone i suoi fiori a possibili danni da freddo.
I boccioli fiorali emergono dopo la stasi vegetativa di Agosto ed iniziano ad esser visibili da settembre inoltrato. I primi fiori si aprono, a seconda del clima e della varietà, a partire da Ottobre, tuttavia la fioritura è scalare e si protrae fino a Dicembre-Gennaio. Nelle zone fredde del Nord Italia non è raro che fiorisca in Novembre, si blocchi per il freddo in Dicembre e Gennaio, per ricominciare a fiorire con i primi tepori di Febbraio/Marzo.
I fiori del Nespolo del Giappone sono generalmente autofertili e molto visitati dagli insetti pronubi, in particolar modo dai Bombi, che volano anche quando le temperature sono troppo rigide per le freddolose Api; quindi, di norma, non servono Nespoli impollinatori.

Dopo l'impollinazione, inizia l'allegagione, quel lento processo (anche per via delle basse temperature) che porterà alla produzione dei frutti.
L'infiorescenza, così come i piccoli frutticini, sono ricoperti da una leggera peluria, un adattamento evolutivo volto a proteggere dal freddo i giovani organi.

I frutti del Nespolo Giapponese sono dei "pomi" ricoperti da una sottile buccia liscia, raggiungono le dimensioni di una piccola albicocca e, nelle varietà a frutto grande, possono pesare fino a 60 gr (2 Once).
Le Nespole del Giappone, a maturazione, diventano di color giallo-arancione, più o meno intenso a seconda della varietà e dell'esposizione al Sole.
La polpa del frutto è acquosa, con un buon compromesso tra acidità e dolcezza. Purtroppo, per esigenze di mercato, le Nespole che si trovano nei supermercati vengono spesso raccolte leggermente acerbe, risultando acide; ma vi assicuro che un frutto maturato correttamente al Sole ha un elevato contenuto di zucchero ed il sapore è davvero dolce.

Ogni frutto contiene da 1 a 5 grossi semi. Essi sono lucidi, marroni, appiattiti su una faccia e, nel complesso, ricordano molto (per forma, colore e dimensione) una piccola castagna.

Il periodo di maturazione dipende essenzialmente dalla mitezza dell'inverno ed è compreso tra inizio Aprile (es. pianure della Sicilia) e fine Giugno (Nord Italia). Un Nespolo adulto coltivato in un impianto intensivo può produrre al massimo 50 kg (100 lb) di frutta a stagione, mentre uno selvatico cresciuto liberamente anche di più.

Eriobotrya japonica è una specie a crescita rapida, ma di longevità medio bassa. Sebbene ci possano essere esemplari di oltre 50-60 anni, dopo i 25-30 anni di età, la pianta perde in salute, si ammala più facilmente ed ha una crescita più stentata.

Fiori Eriobotrya japonica

Fioritura Nespolo Giapponese



Qual è la Differenza tra Nespolo Giapponese e Nespolo Comune (sin. Nespolo Germanico) ?

Il Nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica o Mespilus japonicus) ed il Nespolo di Germania (Mespilus germanica), pur appartenendo alla stessa famiglia (Rosacee), sono piante ben diverse, ma che fin troppo spesso vengono confuse.
Quando si parla genericamente di Nespolo, il 90% delle persone si riferisce a quello trattato in questo articolo, in quanto è ben più diffuso rispetto al Nespolo della Germania.
Di seguito troverete una tabella riassuntiva in cui sono elencate le differenze tra le due specie di Nespolo.

Caratteristica
Nespolo Giapponese
Nespolo Germanico
Altezza m (ft)
8 (26)
4 (13)
Foglie
Grosse e Coriacee
Medie
Vegetazione
Sempreverde
Decidua
Fiori
Raggruppati
Singoli
Periodo Fioritura
Autunno-Inverno
Primavera
Maturazione Frutti
Primavera
Autunno
Frutti
Arancioni
Marroni
Diffusione
Comune
Raro
Utilizzi
Ornamentale e Pianta da Frutto
Pianta da Frutto Antica
Resistenza al Freddo
Buona
Ottima


Come Coltivare il Nespolo Giapponese ? - Crescita, Clima, Esposizione e Potatura

Eriobotrya japonica è un albero che sopravvive all'inverno di una zona USDA 7 e può essere piantato in tutta Italia, dalla Sicilia (fino alla bassa montagna) al Piemonte (in pianura).
Il Nespolo del Giappone regge temperature minime nell'ordine dei -15° C (5° F) e, con qualche danno alle foglie, persino inferiori.
Ciò nonostante l'habitat ideale per la sua crescita rimane quello del centro-sud Italia, con il suo clima mediterraneo.

Purtroppo il fatto di sopravvivere non coincide necessariamente con il fruttificare. Come già detto, il Nespolo Giapponese fiorisce in inverno ed il gelo può danneggiare seriamente i fiori e, dunque, la produzione di frutti.
Per una costante produzione di frutti se ne consiglia la coltivazione nell'areale degli Agrumi ed in generale in zone esenti da gelo; tuttavia, per esperienza diretta, posso affermare che produce anche in località ben più fredde.

Una soglia di temperatura critica per il danneggiamento dei fiori/frutticini potrebbe essere -5° C (23° F). In zone in cui, di norma, nelle notti invernali a cielo sereno si registrano temperature minime uguali o inferiori ai -3° C, la fruttificazione sarà scarsa/nulla ed altalenante a seconda degli anni.
Dove ci sono gelate leggere (e non costanti per 3 mesi di fila), la produzione è discreta anche se si verificano degli occasionali episodi con temperature inferiori alla soglia critica.
Personalmente ho visto Nespoli carichi di frutti maturi sulle rive del Lago Maggiore (anche quelle meno riparate) o nell'hinterland milanese, mentre nelle zone limitrofe, meno protette, magari si salvano solo una ventina di frutti per pianta. Nelle aree più fredde del Nord Italia (es. aperte campagne della pianura Padana occidentale), di norma, i frutti marciscono prima di ingrandirsi.

Nelle zone più miti d'Italia, invece, ci saranno così tanti frutticini che occorrerà  diradarli se si vuole avere una buona pezzatura. Il periodo migliore per diradare i frutti è quando essi hanno le dimensioni di una nocciola, lasciandone non più di 5-6 per ogni infiorescenza.
Senza il diradamento si rischia di avere pannocchie con anche oltre 15/20 frutti che, però, rimarranno più piccoli e meno saporiti.
Un ultimo consiglio è quello di lasciare i frutti meglio sviluppati, ma anche quelli ben distanziati, affinché ci sia un buon circolo di aria, si eviti l'umidità ed il contatto tra i frutti, limitando così lo sviluppo di muffe, marciumi e patologie.

post fioritura Eriobotrya japonica

Il Nespolo Giapponese, pur preferendo quelli mediamente ricchi, drenanti ed a pH neutro, è adatto ad una vasta gamma di terreni, da quelli sabbiosi, sino a quelli argillosi, passando per quelli poveri e sassosi, tipici di molte zone Olivicole.
Le concimazioni a base di azoto, importanti solo nei terreni poveri di materia organica, devono essere fatte ad inizio primavera. Un'eccessiva concimazione rende la pianta più soggetta agli attacchi del batterio  Erwinia amylovora, che provoca la malattia nota come fuoco batterico.

L'irrigazione è importante soprattutto durante i primi 2-3 anni dalla piantumazione, mentre una pianta adulta si può ritenere abbastanza resistente alla siccità. Inoltre non dimentichiamoci che  questa pianta fruttifica tra tarda primavera ed inizio estate e, dunque, nei mesi più torridi dell'anno non ha né fiori, né frutti, potendo dunque reggere meglio degli eventuali stress.
Durante estati particolarmente siccitose, di regioni aride come Puglia o Sardegna, anche piante affrancate si avvantaggiano delle innaffiature, in assenza delle quali si potrebbe avere una fioritura meno abbondante.

La fertilità del terreno e la disponibilità idrica giocano un ruolo nella fisiologia della pianta. Nel Nord Italia, mediamente più piovoso e con suolo più ricco, il Nespolo è molto vigoroso e produce frutti succosi; nel Sud Italia (senza irrigazioni/concimazioni) tende invece ad avere un portamento più compatto, con una crescita annua inferiore, oltre a fare frutti più piccoli, meno acquosi, ma più saporiti.

Il Nespolo del Giappone cresce molto bene in pieno Sole, ma non lo definirei una specie spiccatamente eliofila, in quanto si sviluppa e produce discretamente anche con esposizioni a mezz'ombra. Ne ho visti fruttificare anche in zone ombrose, sotto dei grossi pini, ma i frutti maturi  erano scialbi, con un basso contenuto zuccherino.

Sebbene la specie cresca meglio in piena terra, si possono ottenere buoni risultati anche coltivandola in vaso, dove però lo sviluppo rimane decisamente più contenuto.
La coltivazione del Nespolo Giapponese in grossi vasi può regalare soddisfazioni inaspettate, compresa la produzione di frutti.

Le potature servono a contenere le dimensioni della pianta ed ad arieggiare la chioma. Durante questa operazione si devono rimuovere i rami che si incrociano, quelli mal disposti, secchi o troppo vigorosi (ad esempio che puntano in alto). Contrariamente alle comuni piante da frutto, il periodo migliore per potare il Nespolo Giapponese è l'inizio dell'estate, appena dopo la raccolta dei frutti.

Frutticini Nespolo del GiapponeLa specie è abbastanza soggetta alle malattie e può essere attaccata da diversi patogeni, come ad esempio gli afidi che si nutrono della linfa, attaccando le giovani foglie. L'avversità più grave è però causata dal fungo Fusicladium eriobotryae, l'agente eziologico della Ticchiolatura del Nespolo Giapponese.
Questa malattia si manifesta con macchie brunastre circolari e colpisce sia foglie, che frutti, compromettendo (od azzerando) la fruttificazione.
Fusicladium eriobotryae rimane latente durante l'estate, mentre cresce per il resto dell'anno. La Ticchiolatura provoca maggiori danni nel Sud Italia (ed in generale nelle regioni miti), poiché il freddo invernale inibisce lo sviluppo e la diffusione del fungo.
Un trattamento a base di rame durante la stagione fredda aiuterà a prevenire ed a contenere la Ticchiolatura.

Frutti Immaturi Nespolo Giapponese
Frutti Maturi Nespolo Giapponese

Come Riprodurre il Nespolo del Giappone ? - Varietà e Metodi di Propagazione

Buona parte delle piante che troviamo nei giardini o lungo le strade non sono cultivars selezionate, ma semenzali; infatti i Nespoli Giapponesi si moltiplicano agevolmente tramite semina.
L'operazione è molto semplice, basta piantare dei semi freschi, verso maggio, in un vaso con buon terriccio, innaffiare e posizionare a mezz'ombra. Nel giro di qualche settimana i semi germoglieranno e, nella primavera successiva, si potranno già piantare a dimora.
Un Nespolo fatto da seme impiegherà circa 6-8 anni prima di fiorire/fruttificare e, con buona probabilità, i frutti saranno più piccoli delle varietà selezionate.

Il secondo metodo di riproduzione è tramite innesto, che può avvenire su franco (cioè sulla stessa specie) o su Cotogno; in quest'ultimo caso la vigoria e le dimensioni della pianta adulta saranno più contenute, ma la resistenza alla siccità un po' inferiore.

In commercio esistono innumerevoli varietà di Nespolo Giapponese, tuttavia buona parte dei Vivai non specificano quale sia (ed è probabile che vi stiano vendendo dei semenzali).
In Italia sono reperibili il Nespolo "Trabia", pianta a frutto grosso tipica del Palermitano, ed il Nespolo "Tanaka", una delle varietà storiche.

Piantina di 2 mesi Eriobotrya japonica

Pianta Adulta Nespolo del Giappone

mercoledì 19 settembre 2018

Pianta di Ricino (Ricinus communis) - Coltivazione e Diffusione

Chi ha ormai una certa età si ricorderà di certo la minaccia : "Se non fai il bravo ti faccio mangiare un bel cucchiaio di Olio di Ricino".
Quest'olio di origine vegetale, in passato, era utilizzato al naturale come potente lassativo, ma il suo sapore molto forte induceva spesso vomito.

Oggigiorno solo l'1% della produzione viene impiegato in ambito farmacologico, per la produzione di medicinali contro la stitichezza.
Il restante è utilizzato come lubrificante (per motori etc.), fluido per freni od in campo manifatturiero, per produrre saponi, coloranti e profumi.

Ricinus communis

Da Quale Pianta si Ricava l'Olio di Ricino ? - Storia e Diffusione

Quest'olio poco infiammabile ad alta viscosità si ottiene dalla spremitura dei semi del Ricino (Ricinus communis o Ricinus vulgaris), una pianta officinale di origine tropicale, nativa dell'Africa, ma introdotta in Europa già ai tempi dei Romani.
A livello mondiale, il maggior produttore di Olio di Ricino è l'India, tuttavia il Ricino può essere coltivato anche in zone subtropicali e persino temperate calde, non a caso cresce selvatico in molte zone costiere del Centro-Sud Italia.

In Calabria, Sicilia e Sardegna è naturalizzato e si sviluppa sui cigli delle strade, ai margini dei boschi e nei luoghi incolti, diventando quasi infestante.
In Italia, nella maggior parte dei casi, le piante di Ricino non vengono curate e sono abbandonate al loro destino.


Com'è Fatto l'Albero del Ricino ? - Botanica e Fisiologia 

Il genere Ricinus, che tradotto dal latino significa "zecca" (per via della somiglianza tra i frutti ed il noto invertebrato), appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae ed è formato da un'unica specie, Ricinus communis.
Il Ricino è una pianta esotica che, in Italia, si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto, solitamente non più alto di 3 metri (10 ft); mentre nei luoghi d'origine, può addirittura superare i 10 metri (33 ft).
Questa pianta ha inizialmente uno sviluppo erbaceo, ma con gli anni tende a lignificare.

Legno e Gemma RicinoIl tronco ed i rami crescono eretti, con internodi ben visibili, che ricordano molto quelli del Fico (Ficus carica). La corteccia è di color verde nei giovani rami, mentre si inscurisce con l'età, evidenziando anche vistose striature longitudinali.
Le foglie sono alterne, grandi e multilobate, assai simili a quelle della Papaya. Esse son di color verde chiaro o rossiccio/viola, a seconda dell'età, hanno una profonda nervatura e sono dotate di un lungo picciolo.
L'apparato radicale inizialmente si sviluppa sotto forma di fittone che, col tempo, tende a ramificarsi lateralmente, fin poco sotto il suolo.

Ricinus communis è una specie monoica, ovvero un'unica pianta produce due distinti  tipi di fiori (maschili o femminili).
Il Ricino produce un'infiorescenza a forma di pannocchia, che contiene i fiori di entrambi i sessi. I fiori maschili, di color giallo chiaro, sono collocati nella parte inferiore dell'infiorescenza, mentre i fiori femminili, di color rossastro, sono presenti nella parte alta.
Il periodo di fioritura varia a seconda del clima, ma in Italia avviene generalmente nella primavera inoltrata.

I frutti, che maturano in maniera scalare, sono delle capsule spinose che possono ricordare vagamente i frutti del Rambutan. Essi sono verdi da immaturi, mentre diventano bruno-rossastri ad avvenuta maturazione.
All'interno di ogni frutto sono contenuti 3 semi lucenti, della forma (e dimensione) di un fagiolo.

Foglie Ricinus communis

Fiori Ricino

Come Coltivare la Pianta di Ricino ? - Crescita, Esposizione e Potatura

Il Ricino è una pianta molto rustica, resistente ai principali patogeni e tollerante a diversi tipi di terreno. In Italia raramente è coltivata da privati, ma se la si volesse crescere come pianta ornamentale bisogna sapere in quale clima è possibile farlo.

Ricinus vulgaris ha una scarsa resistenza al freddo. In ambienti tropicali, dove le temperature sono alte durante tutto l'anno, il Ricino è una pianta perenne, che lignifica e riesce a diventare un vero e proprio albero.
Nelle zone fredde del Nord Italia si può coltivare esclusivamente come pianta annuale, mentre nelle aree più miti, in cui si verificano solo lievi gelate, poche volte l'anno, il Ricino perde la parte aerea per il freddo ma in primavera, dalle gemme situate sulle radici, spunterà la nuova vegetazione, che riformerà l'intera chioma. 
Le foglie rimangono tutto l'anno solo nelle zone più calde del Sud Italia, dove le temperature non scendono mai sotto gli 0° C (32° F).

Il terreno ideale è sabbioso, drenante, ricco di sostanza organica ed azoto; inoltre la specie tollera una discreta salinità del suolo.
Il Ricino ha una buona resistenza alla siccità, tuttavia in zone in cui vi siano meno di 600 mm di pioggia annui, in assenza di irrigazioni, la produzione potrebbe essere scarsa.

Le potature possono esser anche drastiche (laddove non ci pensi il gelo ad azzerare la chioma), mentre le concimazioni sono a base di letame. 
La specie cresce bene sia con esposizioni in pieno sole, che a mezz'ombra e si riproduce agevolmente per semina, avendo cura di innaffiare ed eliminando le erbe infestanti durante i primi stadi di sviluppo.

N.B. 

La Ricina, contenuta nei semi da cui si ricava quest'Olio, è tossica e se ingerita può diventare un potente veleno per l'organismo. Nel processo di lavorazione che porta alla formazione dell'Olio di Ricino, viene rimossa ed impiegata per la produzione di concimi.

Ricino alle Canarie

Chioma Ricinus communis