Visualizzazione post con etichetta Forestali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Forestali. Mostra tutti i post

giovedì 17 settembre 2026

Faggio (Fagus sylvatica) - Habitat e Coltivazione

Il Faggio Comune (Fagus sylvatica) è una grande pianta che prospera in montagna, formando vaste distese note come "faggete" oppure (soprattutto a quote più alte) formando boschi misti insieme, per esempio, all'Abete.

La diffusione del Faggio è così massiccia tanto da indicare una vera e propria fascia climatica, nota come "fagetum", la cui altitudine dipende ovviamente dalla latitudine, ma di solito si colloca a quote di bassa montagna, al si sopra della fascia del Castagno ed al di sotto di quella dell'Abete. 

Faggio Visto dal Basso
Frutti Faggio
Origine, Habitat e Distribuzione :

Il genere Fagus appartiene alla famiglia delle Fagaceae, al cui interno sono presenti prevalentemente piante arboree decidue ad alto fusto, come Querce e Castagni. 

Corteccia e Tronco Faggio
Esistono diverse specie del genere Fagus, come F. sinensis (originario della Cina Meridionale e vulnerabile per via della distruzione del suo habitat) e F. orientalis (diffuso in Turchia ed ai margini dell'Europa sud-orientale). Tuttavia in questo articolo parlerò del classico Faggio nostrano, ovvero Fagus sylvatica.

Il F. sylvatica è una specie Europea ed ha una distribuzione molto ampia che va dal Sud della Scandinavia (dove cresce dalla Costa fino a quote collinari) sino all'Italia Meridionale ed al Sud della Spagna (dove domina oltre i 1500 metri di quota), ma la maggior diffusione si ha nell'Europa centrale (Francia, Germania, Polonia).

Nel Nord Italia, sulle Alpi e sugli Appennini, cresce tra i 900 e i 1200 metri dove riesce ad imporsi al meglio, ma si spinge talvolta anche molto più in alto, soprattutto sui versanti esposti a Sud.


Descrizione ed Anatomia :

Il Faggio comune è un grosso albero ad alto fusto, che può tranquillamente superare i 30 metri di altezza ed ha una chioma che varia forma a seconda dell'esposizione. Faggi cresciuti in parchi e liberi  (ai lati) hanno una chioma espansa e rami presenti anche nella parte bassa del tronco, Faggi cresciuti ravvicinati nelle faggete tendono ad aver portamento più snello, chioma chiusa e rami/chioma relegati alla parte alta del fusto. La chioma è nel complesso molto densa ed infatti nel sottobosco delle faggete filtra pochissima luce, creando un ambiente adatto a sole poche specie, come alcune piante erbacee e Muschi.

La corteccia è liscia e di color grigio, con l'età il tronco risulta quasi levigato è spesso ricoperto da Licheni e può ricordare quello del Bagolaro. In prossimità del colletto (zona collegamento tra fusto e radici) tende ad allargarsi e la sagoma delle radici può esser visibile anche sopra l'orizzonte del suolo.

Colletto Faggio
Le gemme (miste o a legno) hanno un aspetto allungato e sottile, ricoperte da perule color bruno-rossastro disposte in modo embricato (parzialmente sovrapposte).

Le foglie del Faggio sono ovali, dal margine ondulato, disposte alternate e sorrette da un corto picciolo. Sono lisce e di color verde (anche se esistono varietà più ricche di antociani e quindi con tonalità rossastre). In autunno, prima di cadere, assumono un bel color giallo-rossastro. 

Le foglie di Faggio sono note per decomporsi lentamente e sono usate, spesso insieme ad aghi di Pino, laddove si voglia fare una pacciamatura per specie acidofile (decomponendosi abbassa il pH del suolo).

Frutti
Il faggio è una specie monoica, un'unica pianta produce amenti maschili, numerosi, sorretti da un lungo picciolo, formati da numerosi fiori e infiorescenze femminili, poste terminalmente ai rami, formate da 2-3 fiori e protette da brattee (foglie modificate). Il periodo di fioritura varia a seconda di clima e altitudine, ma è tipicamente primaverile, tra Aprile e Maggio. 

Ai fiori femminili seguono i frutti, chiamati "faggiole" che a maturità si aprono in quattro facendo cadere i semi.

L'apparato radicale è espanso ma, in relazione alle dimensioni della pianta, piuttosto superficiale; spesso affiora anche in superficie espandendosi però oltre la proiezione della chioma.


Clima, Coltivazione, Cure, Propagazione :

Fagus sylvatica è una specie che ama il clima oceanico, senza picchi di gelo estremo, ma senza caldo torrido prolungato e con non troppa escursione termica (giornaliera e annuale); in natura infatti lo si ritrova (in Italia) a quote di bassa montagna. Sia chiaro, resiste al gelo bene, almeno fino a -25° C, ed in Italia non rischia minimamente di morire per il freddo invernale, ma diciamo che non è una specie adattata al clima siberiano come potrebbe esserlo una Betulla. 

Rami e Foglie
Il Faggio cresce bene su suoli freschi, umiferi, a pH subacido. Il suolo pur rimando umido deve esser drenante ed arieggiato, le radici temono i ristagni idrici ed hanno bisogno di una buona quantità di ossigeno per uno sviluppo ottimale (motivo per cui rimangono superficiali).

L'altro vero problema è il caldo e la siccità; gli enzimi del Faggio (sia fotosintetici che metabolici) sono tarati per temperature miti, non torride. Inoltre non tollera la siccità ed anche esemplari adulti potrebbero morire in condizioni di siccità prolungata. Per capirci non potrebbero sopportare la classica estate mediterranea del Sud Italia, le foglie prediligono la fotosintesi, tenendo stomi parzialmente aperti anche in condizioni di scarsità idrica, portando la pianta alla disidratazione e, successivamente, al disseccamento; inoltre le radici superficiali non riescono a pescare in profondità o ad arrivare ad eventuali falde. Anche nel più umido clima del Nord Italia, almeno per i primi anni, sarà necessario annaffiare frequentemente se non piove per più giorni.

Il caldo prolungato sopra i 32-34° C aumenta la respirazione rispetto alla fotosintesi (consuma più Glucosio di quanto ne produca), incrementa la fotorespirazione e, alla lunga, debilita la pianta. 

Il Faggio è una pianta sciafila nella fase giovanile, avendo foglie adatte a recuperare energia anche quando l'irraggiamento solare è filtrato dalla volta della foresta. Una volta adulta è una pianta mesofila, che per svilupparsi al meglio richiede più ore di Sole diretto al giorno, ma non è di certo eliofila da dover prendere Sole dall'alba al tramonto. 

In natura la specie si riproduce per semina; i semi germinano solo se esposti al freddo invernale, il quale rimuove l'inibizione al germogliamento. La crescita iniziale non sarà fulminea, ma dopo il quinto anno potrà crescere anche 60 cm a stagione. Per le dimensioni che raggiunge il Faggio ha una longevità media, circa 150-250 anni, anche se occasionalmente può arrivare a 300 anni.

Per propagare cloni selezionati (ad es. a fogliame bronzeo o rosso) si deve passare dall'innesto, dato che altri metodi di propagazione vegetativa (es. Talea) non danno buoni risultati. 

Il Faggio è piuttosto resistente ai più comuni parassiti, sia virali, sia fungini e difficilmente subisce gravi defogliazioni come invece può capitare ad altre latifoglie. 

Riassumendo le condizioni ideali sono quelle che si trovano nelle Faggete pure, infatti crescono così bene da formare boschi puri, non lasciando spazio ad altre specie (es. Castagno, Abete). In Italia sono zone fresche e umide in estate, suoli "di bosco" (ricchi di sostanza organica) ed esposizioni anche soleggiate (gli esemplari adulti reggono bene il pieno Sole se c'è umidità del terreno) e temperature miti.

Faggeta
Fototropismo (rami verso la luce)

sabato 16 luglio 2022

Bagolaro (Celtis australis) - Botanica, Clima e Coltivazione

Il Bagolaro (Celtis australis), a seconda dei dialetti e delle diverse regioni italiane noto anche come Spaccasassi, Albero dei Rosari o Romiglia, è un albero ornamentale utilizzato sia per abbellire parchi, sia per creare zone d'ombra lungo le strade delle nostre città.

Bagolaro

Origine, Diffusione e Curiosità : 

Celtis australis è una delle circa 80 specie del genere Celtis appartenente alla famiglia delle Cannabaceae e quindi parente stretto sia del Luppolo (Humulus lupulus) che della Cannabis (Cannabis indica), utilizzati nella produzione della Birra e coltivata illegalmente per ricavare sostanze stupefacenti, rispettivamente. 

L'Albero dei Rosari  è una specie nativa delle zone che si affacciano sul mar Mediterraneo ed è quindi originaria dell'Europa Meridionale, Nord Africa e Asia Minore. Fu introdotto in Inghilterra nel 1796 ed, oggigiorni, è diffuso su un areale molto ampio che si estende dalle zone a clima Mediterraneo caldo, sino a quelle temperate fredde.

Foglie Bagolaro
Il Bagolaro cresce in boschi decidui in consociazione a specie quali Frassino, Nocciolo ed Olmo, ma anche isolato, in zone più aride e sassose. Lo si ritrova in pianura e bassa collina, tuttavia può spingersi fino ad un'altitudine di circa 1000 metri (3300 ft), soprattutto laddove vi sia clima caldo.

Lo Spaccasassi si sviluppa sotto albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza massima di circa 25 metri (82 ft), sebbene in zone fredde o in suoli particolarmente poveri difficilmente supera i 10 metri (33 ft). Il tronco è massiccio e ricoperto da una corteccia peculiare, essa infatti è liscia (sembra vellutata) e uniformemente colorata di grigio chiaro; inoltre la parte bassa del tronco (o laddove partono le branche principali) non ha sezione perfettamente cilindrica ma, a tratti, irregolare. La zona basale del fusto è priva di rami, i quali sono relegati alla parte alta della pianta. I nuovi rami sono esili e penduli, mentre le branche principale (ma anche i rami più vecchi) sono massicce, sullo stile del fusto principale. 

Frutti Celtis australis
La chioma è espansa e tondeggiante, mentre le foglie sono color verde-scuro, alternate, di medio-piccole dimensioni, di forma tendenzialmente ovale e dal margine seghettato. La specie è decidua e, poco prima della caduta autunnale, le foglie si tingono di giallo.

I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, color verde-giallastro e possono essere sia singoli, sia raggruppati in corte infiorescenze a grappolo. I fiori si formano sui nuovi rami prodotti durante la primavera e la fioritura avviene, a seconda del clima, tra Aprile e Maggio.

Ai fiori seguono i frutti, ovvero delle piccole drupe inizialmente color verde-giallastro che, a maturazione (verso Ottobre), diventano morbide e virano al violaceo, ricordando delle piccole Olive. All'interno del frutto si trova un seme duro e tondeggiante che, in passato, veniva usato per costruire rudimentali Rosari (da qui "Albero dei Rosari"). Il seme lascia poco spazio alla polpa, la quale è comunque commestibile e dal sapore dolciastro. I frutti sono molto apprezzati dagli uccelli, i quali provvedono alla disseminazione. 

L'apparato radicale del Bagolaro è vigoroso, massiccio e penetrante; il nome "Spaccasassi" fu dato proprio in virtù delle fatto che queste radici sono in grado di crescere nelle fessure presenti nei sassi, sino a spaccarli in frammenti più piccoli. 

Radici, Tronco e Rami Celtis australis

Come Si Coltiva ? - Clima, Terreno e Moltiplicazione

Celtis australis è un albero rustico e di facile coltivazione, tanto da non richiedere né trattamenti contro le malattie, né concimazioni. In terreni fertili ed umidi la crescita sarà più rapida, tuttavia lo Spaccasassi cresce molto bene anche su suoli poveri, aridi e sassosi. La sua capacità di crescita anche su terreni asciutti e privi di humus rende la specie adatta per combattere l'erosione del suolo e la riforestazione di aree difficili. 

L'Albero dei Rosari è una specie eliofila e, per una crescita sana e veloce, necessita di molte ore di Sole diretto al giorno. Il vero fattore che limita la sua diffusione verso l'Europa settentrionale è la resistenza al freddo. Ovviamente è una specie caducifoglia e resistente al "gelo Italiano", tuttavia potrebbe danneggiarsi con le intense (e prolungate) gelate del Nord Europa e, in linea di massima, si può coltivare con sicurezza fino ad una zona USDA 7 o poco oltre, ovvero dove le temperature non scendano mai sotto i -20° C (-4° F). In compenso non soffre le torride temperature estive, può infatti crescere anche nelle roventi pianure dell'Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo.

Lo Spaccasassi è un'ottima pianta ornamentale, ma è anche indicata per le alberature stradali delle città grazie a molteplici fattori :

  • La chioma è globosa ed offre un'elevata superficie d'ombra sotto di essa
  • La crescita non è particolarmente vigorosa e le potature possono essere leggere od addirittura nulle
  • Le possenti radici ancorano la pianta stabilmente al suolo, evitando che venga divelta dal vento, inoltre conferiscono una buona tolleranza alla siccità
  • Non richiede irrigazioni e si accontenta dell'acqua piovana, ma tollera anche suolo umidi
  • Celtis australis è una pianta longeva e può vivere tranquillamente fino ad un'età compresa tra 140 e 180 anni, ma non è raro trovare piante di 3-4 secoli ed, in maniera occasionale, addirittura esemplari millenari
  • Resiste bene all'inquinamento atmosferico ed è quindi a proprio agio anche immersa nello smog cittadino
  • Si sviluppa bene accontentandosi della terra presente sotto l'asfalto, anche qualora fosse povera di nutrienti
  • Unico difetto : di norma le radici, pur essendo possenti, vanno in profondità ed affiorano meno rispetto a specie come il Pino Marittimo (Pinus pinaster); tuttavia, se non viene dato loro un po' di terreno attorno, in alcuni casi potrebbero danneggiare i marciapiedi

Il Bagolaro si riproduce prevalentemente da seme, il quale deve esser interrato in vaso in autunno e lasciato all'esterno durante l'inverno. Nella primavera successiva germoglierà e le piantine (ben più delicate degli esemplari adulti) dovranno essere coltivate in vaso per un paio di anno prima di essere messe a dimora in piena terra. Alternativamente si può propagare anche per via vegetativa, facendo talee semi-legnose.

Ora, quando passeggerete lungo i viali alberati delle vostre città, osservate i tronchi delle piante, questo è il modo più facile per riconoscere il Bagolaro. Scoprirete che è più diffuso di quanto crediate. 

Chioma Spaccassassi

Albero Intero Romiglia

martedì 26 ottobre 2021

Cos'è il Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum) ? - Coltivazione ed Area Geografica

All'interno delle Gimnosperme, le Conifere rappresentano il gruppo con maggior numero di specie, nonché il più diversificato. 

Molte specie, come il Larice e l'Abete, sono comuni sulle nostre montagne (Alpi ed Appennini) allo stato selvatico, mentre altre, come il Cedro del Libano, in Italia sono per lo più piantate come ornamento in parchi o grandi giardini.

Oggi vorrei parlare del Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum), una Conifera meno conosciuta, ma dall'indubbio fascino. 

Taxodium distichum
Cipressi della Palude

Origine e Diffusione :

Questa specie, nota anche col nome di Cipresso Calvo o Tassodio, è una specie nativa del Sud-Est degli Stati Uniti appartenente alla famiglia delle Cupressaceae (la stessa della Thuja). Nel 1963 è stata designata simbolo dello stato della Louisiana.

Il Cipresso delle Paludi, come facile intuire dal nome, trova il suo habitat ideale in zone umide, ai margini di laghi e fiumi, reggendo bene anche lunghi periodi di esondazione. Questa pianta può infatti sopravvivere anche con radici totalmente immerse in acqua od in suoli asfittici, dato che sviluppa radici respiratorie. Allo stato naturale il Tassodio colonizza le pianure alluvionali e, soprattutto, le paludi (talvolta salmastre), dove riesce ad imporsi sulle altre specie. La più grande foresta primaria di Taxodium distichum si ritrova in Florida. 

Il nome del genere, Taxodium ("simile al Tasso"), fa riferimento per l'appunto al Taxus baccata, mentre l'epiteto della specie, "distichum", richiama il fatto che le foglie siano disposte su due file parallele. 

Foglie Cipresso Calvo

Botanica e Coltivazione :

Il Cipresso Calvo è una conifera dal portamento elegante, piramidale ed al contempo assurgente, dotata di una chioma rada e leggera. Le foglie sono in realtà corti aghi di non oltre 2 cm (0.8 in) di lunghezza e di color verde chiaro, tuttavia questa specie è una delle pochissime conifere decidue, per cui in autunno, prima di cadere, gli aghi si colorano di un bel rosso-ruggine, rendendo il Cipresso delle Paludi davvero appariscente. 

L'imponente tronco, ricoperto da una corteccia bruno-rossastra che si sfalda longitudinalmente, ha base svasata e può raggiungere un'altezza di oltre 30 metri (100 ft).

Il Tassodio è una specie monoica, gli organi maschili sono amenti lunghi circa 10 cm (4 in) posti all'apice dei rami, mentre quelli femminili sono dei coni verdi, solitari o in coppia. Le pigne sono sferiche, verdi ed, in autunno, le squame di cui sono composte si aprono lasciando volare via semi alati dalla forma triangolare.

Pneumatofori
Caratteristica della specie è la formazione di strutture coniche, parzialmente cave che si originano dalle radici. Questi organi, detti “pneumatofori”, hanno il compito di permettere l'ossigenazione alle radici e le loro dimensioni dipendono da quanto è asfittico il terreno; in zone con terreno ben areato son assenti, in zone paludose possono esser alti oltre 1 metro (3.3 ft), mentre nella maggior parte dei casi sono alti qualche decimetro. 

Il Cipresso Calvo ha un'ottima resistenza al freddo e può tollerare temperature di -20° C (-4° F) o inferiori; tuttavia la sua distribuzione naturale è limitata dalle intense gelate invernali, le quali sono deleterie per la sopravvivenza delle nuove piantine.

Per la germinazione il seme richiede un substrato umido, ad esempio un fondo di muschio, mentre non avviene sott'acqua; tuttavia i semi possono rimanere immersi per 3 anni senza perdere la capacità di germinare. La crescita dei semenzali è rapida e, nel primo anno, una piantina può già raggiungere quasi 1 metro (40 in) di altezza, così da sfuggire ad eventuali inondazioni che altrimenti, sommergendola interamente, la ucciderebbero.

Pigne Tassodio

La velocità di crescita diminuisce con l'età; in condizioni ideali il Cipresso Calvo raggiunge i 20 metri (66 ft) di altezza in circa 50 anni. Negli anni a seguire la crescita rallenta ulteriormente, cessando intorno ai 200 anni di età ed anche alberi secolari non superano i 40 metri (131 ft). 

Il Cipresso Calvo è estremamente longevo, sono comuni alberi plurisecolari, ma ne esistono anche di millenari. Nel North Carolina esiste un esemplare con un'età stimata di oltre 2600 anni.

La specie è adattabile e cresce su diversi tipi di terreno e, contrariamente a quanto si possa credere, piante adulte hanno una buona resistenza alla siccità.

Oltre ad essere decidua il Tassodio possiede un'altra caratteristica rara nelle Conifere, ovvero quella di emettere polloni dal ceppo ed è perciò riproducibile anche per via vegetativa. Piante vetuste hanno una minor attitudine ad emettere nuovi germogli basali.  

domenica 9 agosto 2020

Pioppi - Populus nigra, Populus alba e Populus tremula a Confronto

Col nome generico di "Pioppo" si intende una delle circa 30 specie di piante del genere Populus, a sua volta appartenente alla famiglia delle Salicaceae.

Tutte le diverse specie di Pioppo sono native dell'emisfero boreale, vivono per lo più in climi temperati e si sviluppano sotto forma di alberi di medio-grosse dimensioni, raggiungendo, a seconda della specie e del clima, un'altezza compresa tra 15 e 30 metri (49-98 ft).


In Europa, ed in particolare in Italia, sono presenti solo 3 specie :

  • Pioppo Bianco (Populus alba) 
  • Pioppo Nero (Populus nigra) 
  • Pioppo Tremulo (Populus tremula) 
Populus alba (sinistra) e Populus nigra (destra)
Diffusione, Ecologia ed Utilizzo del Pioppo ?

Il Pioppo Bianco (Populus alba) è una specie eliofila (amante del Sole), igrofila (amante dell'umidità) e predilige ambienti moderatamente caldi. Allo stato naturale è presente in tutta la pianura Padana, dove cresce dal livello del mare sino alla bassa montagna, circa 800 m (2625 ft) di altitudine. Si sviluppa al meglio in presenza di una falda acquifera sotterranea o lungo corsi d'acqua (fiumi e laghi).
Foglie Populus nigra

Il Pioppo Nero (Populus nigra) ha caratteristiche ecologiche simili al Pioppo Bianco, tuttavia resiste meglio alla siccità, ma meno ai suoli pesanti e con ristagni idrici importanti; inoltre si spinge maggiormente all'interno delle valli alpine e può crescere selvatico anche sino a quote di 1000 m (3280 ft) o poco più.

Il Pioppo Tremulo (Populus tremula) è anch'esso eliofilo, ha uno sviluppo leggermente inferiore rispetto alle due specie precedenti e raramente raggiunge un'altezza di 20 m (66 ft). Cresce nei pascoli abbandonati, nelle radure boschive e, rispetto alle altre specie, si spinge più in alto, prosperando anche a quota di media montagna, sino a circa 1600 m (5250 ft). Cresce nei boschi decidui (insieme a Castagni, Betulle, etc.), ma anche nelle foreste boreali di conifere (fino alla Scandinavia).
Laddove vi è una sovra-distribuzione con il Populus alba, può essere presente l'ibrido Populus canescens (P. tremula x P. tremula).

Le diverse specie di Pioppo vengono utilizzate a diversi scopi. In città, Pioppo Nero e Bianco sono molto utilizzati per l'alberatura stradale, ma trovano impiego anche in campagna, per la creazione di filari o siepi frangivento. Queste due specie vengono coltivate anche a scopo ornamentale e sono comuni in grandi parchi e giardini pubblici, inoltre crescono bene anche vicino ai laghi, persino su spiagge allagate durante i mesi di piena.
Data la velocità di crescita, i Pioppi sono impiegati anche come specie Pioniera per il recupero ambientale, in aree dismesse (es. cave), in zone alluvionali o per creare boschi semi-naturali. Infine, nella Pianura Padana, la Pioppicoltura ricopre un ruolo primario nella produzione di legno e proprio nel settentrione il Pioppo trova le miglior condizioni climatiche per il suo sviluppo ed in questa parte d'Italia si concentra oltre l'80% della produzione.
Foglie Populus alba
Gli impianti (Pioppeti) durano in media 10-12 anni, con una densità di circa 280 piante per ettaro (10.000 metri quadrati).

La coltivazione dei Pioppi per la produzione di legno "stabile", utilizzato per la produzione di mobili (ed altro), è anche un'ottima soluzione per ridurre la quantità di CO2, dato che, come potrete approfondire qui, durante la fotosintesi le piante prelevano anidride carbonica dall'atmosfera e la trasformano in Glucosio, a sua volta utilizzato per la formazione del legno. In altre parole, il Carbonio presente nell'Anidride Carbonica (Gas serra) viene convertito nel legno del mobile che avete in casa.

A livello ambientale, utilizzare terreni agricoli (incolti) per la coltivazione di Pioppi "da legno" è decisamente più sostenibile rispetto ad abbatterli nel loro ambiente naturale (deforestazione), anche perché i Pioppi sono, tra le specie nostrane, le piante che ospitano il maggior numero di insetti e contribuiscono a mantenere alta la biodiversità e l'equilibrio ecologico tra le diverse specie.
In ultimo, se cresciuti in ambiente calcareo, le radici del Pioppo entrano in simbiosi con il pregiato Tartufo Bianco (Tuber magnatum).

Pappi Pioppo

Frutti Aperti di Pioppo Nero

Come Riconoscere il Pioppo Bianco rispetto al Pioppo Nero ? - Botanica e Fisiologia

Populus nigra e Populus alba sono due alberi decidui di seconda grandezza, ovvero raggiungono un'altezza massima che, di norma, non supera i 30 metri (98 ft). Sono comunque piante imponenti, a crescita piuttosto rapida, ma che non vivono a lungo, avendo una longevità media di 100 anni.
Il loro legno è tenero e, durante la fase di senescenza, tende a marcire, rendendo questi alberi soggetti a schianti. Per queste ragioni è sconsigliabile coltivare Pioppi in prossimità di case od edifici e gli esemplari adulti ai margini delle strade devono esser monitorati e, nel caso in cui vi siano segnali di cedimento, abbattuti preventivamente.

Tronco Populus nigraIl Pioppo Bianco ha una chioma arrotondata ed un portamento espanso, mentre il Pioppo Nero tende ad aver un portamento più slanciato e nella cultivar Populus nigra "Italica", molto diffusa in Lombardia e nella Pianura Padana, addirittura colonnare, con rami totalmente assurgenti ed uno sviluppo molto simile a quello di un Cipresso.

Il tronco del Pioppo Nero è ricoperto da una corteccia grigio-bruno scuro, mentre quella del Pioppo Bianco è biancastra, con lenticelle scure a forma di rombo,  e ricorda vagamente la corteccia di una Betulla, sebbene quest'ultima abbia un tronco dal diametro decisamente inferiore.
Con il passare degli anni i tronchi di entrambe le specie tendono a fessurarsi longitudinalmente e, nel Populus alba, la corteccia si scurisce con l'età.


Le foglie sono semplici ed alterne, ma con importanti differenze : nel Pioppo Nero sono più piccole, cuoriformi, con margine finemente dentellato, glabre e di color verde lucente, mentre nel Pioppo Bianco sono leggermente lobate (quasi palmate nei giovani esemplari), verdi scure nella pagina superiore, ma ricoperte da un feltro peloso bianco in quella inferiore. La chioma del Pioppo Bianco, quando agitata dal vento e sotto il Sole, produce riflessi argentei (in Inglese è chiamato anche Silver Poplar). Nel Pioppo Tremulo le foglie son verdi da entrambi i lati (più chiaro quello inferiore) e sono dotate di un lungo picciolo che le fa "tremare" anche con una leggera brezza.
Tronco Populus alba
In tutti i Pioppi i fiori sono unisessuali e portati da piante diverse (specie dioica). Sia fiori femminili che maschili sono degli amenti penduli e questi ultimi producono un'enorme quantità di polline volatile, biancastro e dall'aspetto "cotonoso". Durante il periodo di fioritura, che in media avviene tra fine Marzo ed inizio Maggio. 
Questo polline, così abbondante, è un allergene a cui molte persone sono allergiche, inoltre viene trasportato per chilometri di distanza, fluttuando nell'aria. Insomma, quando i Pioppi sono in fiore è impossibile non accorgersene. Dagli amenti femminili si producono i frutti, i quali sono delle piccole capsule contenente i semi. L'impolliazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento). I frutti sono delle capsule al cui interno trovano spazio i semi "lanuginosi" (chiamati "Pappi" o "Piumini") che. ancor di più rispetto ai fiori, vengono sparpagliati dal vento e non è raro trovare interi viali ricoperti da una patina bianca, da sembrare innevati.

Le radici sono molto estese, ma piuttosto superficiali ed hanno la tendenza (soprattutto nel P. nigra) ad emettere polloni. Ottima è anche la capacità di radicamento; un ramo che tocca terra può facilmente emettere nuove radici e formare una nuova chioma indipendente dalla pianta madre; non sorprende dunque che Pioppo Bianco e Nero si riproducano facilmente tramite talea, cosa invece piuttosto difficile con il cugino Pioppo Tremulo.

Nuova Vegetazione Pioppo Nero

Nuova Vegetazione Pioppo Bianco

Coltivazione e Crescita :

I Pioppi amano esposizioni soleggiate e, da adulti, non hanno grosse difficoltà ad esser illuminati dal Sole, dato che raggiungono altezze considerevoli. Tutte le specie fin qui nominate crescono meglio con il clima del Nord Italia, richiedono ambienti umidi e si avvantaggiano dalla presenza di una falda acquifera sotterranea. Il (relativamente) limitato sviluppo radicale in profondità rende i Pioppi non particolarmente adatti ad ambienti eccessivamente aridi, zone in cui sarà utile annaffiare, almeno durante i primi anni d'impianto. In linea di generale il Pioppo Nero resiste meglio alla siccità rispetto al Pioppo Bianco, ma un terreno umido e ricco di humus è preferibile ad uno povero, asciutto e sassoso, il quale ridurrebbe lo sviluppo e la velocità di crescita.

I Pioppi resistono bene al freddo intenso e possono tranquillamente tollerare anche le gelide temperature delle nostre Alpi. La quota limite di crescita in montagna è dovuta più che altro alla mancanza di caldo estivo (rispetto a possibili danni da freddo durante l'inverno).

In condizioni ottimali (abbondanti piogge estive, Sole etc.) i Pioppi sono piante a crescita rapida ed in pochi anni diventano grossi alberi. 

La potatura non è necessaria, soprattutto in alcune varietà di Populus nigra a sviluppo assurgente (es.  var. Plantierensis ed Italica). Ciò nonostante i Pioppi reggono drastiche potature e, diversamente da altre piante, anche qualora venissero tagliati alla base, non morirebbero, ma produrrebbero una gran quantità di polloni e di rami che partono direttamente dal tronco principale rimasto.

Sebbene il legno sia tenero e leggero, piante in salute (senza marciumi) reggono piuttosto bene il vento e persino l'inquinamento atmosferico, rendendo i Pioppi adatti anche alla coltivazione nei parchi di grandi città, come Milano; tuttavia non sono a loro agio con l'aria ricca di salsedine, come quella di molte città costiere.

La resistenza alle patologie è buona e di norma le piante crescono bene, con una vegetazione sana, senza alcun trattamento. Purtroppo, con l'età, il tenero legno (prediletto dai picchi) tende a fessurarsi e, qualora ci fosse un attacco fungino, potrebbe marcire dall'interno, rendendo instabili i vecchi Pioppi.

Ora, quando passeggerete per le vostre città, alzate la testa e sicuramente, accanto a Platani e Tigli, troverete anche Pioppi Bianchi e Neri (senza alcun riferimento calcistico :) !!!!).

Radici Populus nigra

Polloni Populus nigra
Populus nigra var. Italica

sabato 7 settembre 2019

Tiglio Comune (Tilia vulgaris), l'Albero Stradale Più Diffuso in Italia - Coltivazione e Cure

Il Tiglio è una pianta ornamentale ad alto fusto usata frequentemente per le alberature stradali, anche grazie al fatto di tollerare possenti potature, come la capitozzatura, ovvero la rimozione invernale di quasi tutta la chioma, lasciando solo monconi di rami non più lunghi di un dito.

Se passeggiando lungo le strade delle vostre città noterete un albero con un fusto di grossa circonferenza ed una chioma tondeggiante di dimensioni relativamente contenute (un po' come il classico albero stilizzato nei disegni dei bambini), vi sarà una buona probabilità che si tratti di un Tiglio.

Ma andiamo per gradi, facendo un po' di chiarezza sulle specie di Tiglio presenti in Italia e su quale sia il loro habitat naturale.

Viale di Tigli Capitozzati

Origine e Diffusione :

Il genere Tilia comprende circa 30 specie, diffuse nelle zone temperate di Asia, Europa ed America. In Italia (ed in Europa) esistono solo 2 specie : il Tiglio Nostrano (Tilia platyphyllos) ed il Tiglio Selvatico (Tilia cordata). Le due specie sono assai simili, tanto che alcuni autori le considerano  addirittura sottospecie di un unica pianta, il Tiglio Europeo (Tilia europaea); ciò nonostante esistono delle piccole differenze che, ad un occhio attento, permettono di distinguerle, come ad esempio le foglie, che nel T. cordata sono lunghe circa la metà rispetto al T. platyphyllos.

Questi due Tigli hanno una distribuzione naturale parzialmente sovrapposta e crescono spontanei nell'Europa Centrale (Francia, Germania, Polonia), sulle Alpi e sugli Appennini dell'Italia e nella regione del Balcani (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia etc.).
Tra le piante forestali occupa la zona fitoclimatica compresa tra quella del Castanetum e del Fagetum.

Il Tilia cordata ha una maggior resistenza al freddo e riesce a spingersi più a Nord, colonizzando anche il Sud della Scandinavia e la Russia a ponente degli Urali.

Come se non bastasse le due specie (o sottospecie) di Tiglio si possono fecondare vicendevolmente per cui, nelle aree in cui crescono entrambe, è presente il Tiglio Intermedio (Tilia × vulgaris), cioè l'ibrido naturale tra T. cordata e T. platyphyllos, con caratteristiche intermedie tra i due "genitori".

Tilia × vulgaris, oltre ad esser presente allo stato selvatico, è probabilmente la specie di Tiglio più comune per le alberature stradali, soprattutto nelle regioni settentrionali d'Italia.

Tuttavia il Tiglio non viene coltivato solo a scopo ornamentale; il suo legno ben si presta a lavori d'intaglio e viene ampiamente utilizzato per la produzione di strumenti musicali (soprattutto Bassi e Chitarre), mentre i suoi fiori, dalle proprietà terapeutiche, vengono impiegati nella preparazione di tisane ed infusi, avendo un ruolo calmante e rilassante.

Nelle prossimi righe parlerò prevalentemente di questo ibrido, ma molte delle informazioni fornite sono applicabili anche alle altre due specie Europee di Tiglio.

Brattee del Tiglio

Fiori

Com'è Fatta la Pianta del Tiglio ? Botanica e Fisiologia :

Il Tiglio Comune Europeo (Tilia vulgaris) è un albero deciduo appartenente alle Malvaceae, una famiglia che annovera al suo interno diverse specie, di cui molte tipiche di zone calde, come il Durian e la Pianta del Cacao.


Il Tiglio raggiunge la grandezza più o meno definitiva intorno ai 60 anni di età, arrivando ad un'altezza media di circa 25 metri (82 ft) ed una larghezza della chioma di 10 m (33 ft). Queste dimensioni possono variare anche in funzione della fertilità del terreno e, soprattutto, dagli interventi di potatura; infatti come vedremo più avanti i Tigli lungo i viali vengono spesso mantenuti ben più piccoli.
Allo stato naturale il portamento è relativamente slanciato, con una chioma a forma di cupola, dotata di rami presenti anche nella parte medio-bassa del fusto.

Le foglie sono semplici, a forma di cuore con l'apice appuntito e dal margine lievemente seghettato. Esse hanno la lamina superiore color verde lucido e quella inferiore verde pallido, mentre in autunno, prima di cadere, assumono tonalità dorate.

Il Tiglio cresce su un unico tronco, possente, alto ed a crescita eretta. Esso è ricoperto da una corteccia inizialmente di color grigio chiaro e liscia, che con l'età tende a screpolarsi ed a virare a color grigio-bruno scuro.

TroncoLe radici si sviluppano andando in profondità ed espandendosi notevolmente, motivo per cui se ne sconsiglia la piantumazione nelle immediate vicinanze delle mura di casa o lungo vialetti piastrellati. Insomma fate attenzione, le radici non saranno superficiali come quelle di un Pino Marittimo, ma di certo potrebbero far danni.

FoglieLe infiorescenze emergono dalle gemme del nuovo legno (formato in primavera) e sono composte da un numero di fiorellini variabile da 2 a 7. Questi grappoli fiorali (racemi per l'esattezza) sono penduli, rivolti verso il basso e per questo spesso nascosti dalle foglie sovrastanti; inoltre sul peduncolo dell'infiorescenza è presente una brattea (foglia modificata) ovoidale di circa 8 cm (3 in) che, svolgendo la funzione di "Ala", permetterà ai futuri frutti di esser agilmente trasportati dal vento.

I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, color giallo crema ed emanano un profumo discreto e piacevole, ben apprezzato dalle Farfalle. La fioritura è successiva all'emissione delle foglie (e dei nuovi rami) e, nel Nord Italia, avviene indicativamente nel mese di Giugno.

I frutti sono una sorta di noce appuntita color beige, delle dimensioni di un Mirtillo. A maturità, che avviene tra settembre ed ottobre, l'intera infiorescenza si stacca con ancora attaccati sia frutti, che la brattea fogliare, la quale permette una migliore disseminazione.

Frutti

Come Coltivare il Tiglio ? Crescita, Esposizione, Clima e Potature

Tilia vulgaris è una pianta ornamentale a crescita rapida (da adulta), ma che può vivere anche 300 anni; per queste ragioni, oltre al fatto di resistere bene all'inquinamento, è particolarmente indicata per il verde pubblico.
Inutile dire che è una pianta davvero rustica e semplice da curare, non teme il freddo e supera gli inverni che ucciderebbero la maggior parte delle specie che vedete nel vostro giardino. Ha un apparato radicale profondo che gli permette di tollerare bene la siccità, sebbene preferisca crescere nel clima del Nord Italia, piuttosto che al Sud, anche perché è una pianta che non ama temperature perennemente roventi.
Il Tiglio non è soggetto a malattie od ad attacchi da parte di funghi o parassiti e prospera (stando bene) senza trattamenti. L'unico problema può esser rappresentato dagli Afidi che, in alcune annate, tendono a formare numerose (ma passeggere) grosse colonie che, con la tipica produzione di "melassa dolciastra", attirano le formiche e rendono le foglie estremamente appiccicose.

Pur preferendo terreni freschi si sviluppa su un'ampia gamma di suoli, anche se in quelli poveri ed eccessivamente secchi può aver una crescita meno vigorosa.
Il Tiglio è adattabile anche in quanto a luminosità, può infatti esser coltivato in pieno Sole, ma anche con un'esposizione a mezz'ombra, come potrebbe essere quella che vi è tra alti edifici cittadini.

Si può riprodurre da seme, ma in questo caso per i primi anni la crescita non sarà fulminea e ci vorranno circa 10-15 anni prima di arrivare alla maturità sessuale (produzione fiori/frutti).
Se avete intenzione di piantumare un Tiglio fate bene i calcoli dello spazio che occuperà da adulto, comprate una pianta di circa 5-6 anni (ad altezza uomo) e trapiantatela nel periodo autunnale, dopo la perdita delle foglie.
Per i primi 2 anni, se vivete in zone molto siccitose innaffiate una volta a settimana e se il terreno fosse eccessivamente povero concimate con letame ben maturo, al fine di velocizzare la crescita.

La potatura del Tiglio non è essenziale ed allo stato naturale le piante si sviluppano armoniosamente senza interventi esterni; tuttavia questo albero sopporta tagli anche pesanti.
Un potatura leggera consiste nella rimozione dei polloni basali e nello sfoltimento della chioma, ciononostante in taluni casi è necessario tenere basse le piante. Per far ciò si può capitozzare, una tecnica di potatura brutale (e spesso antiestetica), lasciando praticamente solo il tronco principale con poche gemme. In questo modo, alla ripresa vegetativa la pianta risponderà in modo vigoroso, producendo numerosi getti lunghi diversi metri, che puntano in ogni direzione.
La chioma risulterà poco armonica, folta, con molti rami incrociati od intrecciati tra di loro, che andranno rimossi l'anno successivo.
In pratica, con la capitozzatura si ha un Tiglio formato da un tronco principale pluridecennale e da tanti rami di un anno d'età, senza di fatto avere vere branche e rami intermedi.

Ora, mentre leggerete seduti all'ombra su una panchina di qualche giardino pubblico, alzate la testa, forse sarete seduti proprio sotto un grosso Tiglio.

Fioritura Vista dal Basso

Tiglio Adulto NON capitozzato

mercoledì 12 giugno 2019

Albero dei Tulipani (Liriodendron tulipifera) - Fioritura e Coltivazione

Capita talvolta che una pianta arborea prenda parte del proprio nome da una specie ben diversa; avevamo già visto il Corbezzolo che, per via dei suoi frutti rossi simili a fragole, è conosciuto anche come Albero delle Fragole.

Oggi vorrei parlare del Liriodendro (Liriodendron tulipifera), comunemente chiamato Albero dei Tulipani, utilizzato a scopo ornamentale, per abbellire parchi, ma anche per la creazione di viali alberati. 

Nelle prossime righe impareremo a riconoscere questa pianta, a capire quale sia il periodo migliore per poter osservare i suoi fiori e come coltivarla al meglio.

Liriodendron tulipifera

Fiore Albero dei Tulipani

Storia, Origine e Generalità 

Albero dei Tulipani è il nome volgare del Liriodendro (sinomimo Tulipifero), questo perché i suoi fiori, di cui parleremo a breve, ricordano i più famosi Tulipani.

Liriodendron tulipifera è una specie arborea nativa dell'America Nord Orientale ed appartiene alla famiglia delle Magnoliaceae, una delle più primitive tra le Angiosperme.
Il genere Liriodendron è formato anche da un'altra specie, Liriodendron chinense, nativa dell'Asia ed assai più rara, ma piuttosto simile al L. tulipifera, sebbene differisca per aver foglie più grandi, fiori leggermente diversi (privi delle tonalità arancioni) ed una rusticità inferiore.

Il "classico" Albero dei Tulipani è una delle specie più belle che cresce nelle foreste di latifoglie degli Stati Uniti orientali, come quelle presenti, ad esempio, sui monti Appalachi.
La prima testimonianza scritta della sua presenza in Europa risale al 1688, ma è verosimile che la specie fosse presente sul vecchio continente già da molti anni.
Oggigiorno, oltre al suoi habitat originario, il Liriodendro è diffuso in tutta Europa, dal Mediterraneo, sino alla Scandinavia e nel resto del Nord America. 

La coltivazione del Liriodendro, oltre che a fini ornamentali o per alberature stradali, è comune anche ricavare legno dalle ottime caratteristiche. Esso, infatti, è molto lavorabile, resistente alle verniciature e particolarmente indicato per costruire strumenti musicali (es .pianoforte) o per fini lavori di falegnameria.
Gli indiani d'America utilizzavano il legno di Liriodendro per costruire canoe capienti e resistenti.


Com'è Fatto l'Albero dei Tulipani ? - Botanica e Fisiologia

Liriodendron tulipifera è una specie decidua che si sviluppa sotto forma di albero ad alto fusto di medie grandezze, raggiungendo un'altezza massima di circa 30 metri (98 ft), sebbene esemplari cresciuti indisturbati nel loro habitat ideale possano sfiorare, e talvolta superare, i 40 metri (131 ft).

Bocciolo LiriodendroIl tronco è slanciato, lungo e diritto e da esso dipartono numerosi rami :  quelli più verso l'alto (i più giovani) crescono meno orizzontali, mentre quelli più bassi/vecchi (e lunghi) tendono ad "arcuarsi", fino a diventar quasi penduli, con l'estremità più esile che quasi tocca terra (in assenza di potature).
La corteccia è color bianco-grigio, liscia da giovane, più fessurata con l'avanzare dell'età.

Fioritura Albero dei TulipaniIl portamento del Liriodendro potrebbe ricordare quello del Platano, sebbene abbia di norma uno sviluppo leggermente più limitato.

L'apparato radicale è fittonante e profondo, ciò nonostante dal fittone principale si sviluppano anche radici laterali e sarebbe meglio non piantarlo in prossimità di tubature o piastrelle da giardino.

Le foglie, delle dimensioni di una mano, sono semplici e provviste di un lungo picciolo (in media 12 cm, 5 inch). Esse hanno una peculiare forma tetra-lobata (4 lobi), che le rende distinguibili dalla maggior parte delle altre specie.
Nel tardo autunno queste foglie caduche assumono tinte tipicamente autunnali (giallo-oro), molto decorative, sebbene questa veste non duri così a lungo come in molte specie di Acero Giapponese.

In esemplari piantati isolati la chioma è espansa e tondeggiante, mentre laddove non vi sia spazio per uno sviluppo laterale, tende ad assumere una forma colonnare.


Ma arriviamo all'organo che ha dato il nome a questa pianta: il fiore. Esso è ermafrodita ed ha un diametro sino ad 8 cm (3 in). Il fiore del Liriodendro presenta molti caratteri primitivi, possiede 3 sepali verdi; 6 petali color crema, punteggiati di verdi e con sfumature di arancione alla base, che quasi "racchiudono" gli organi sessuali. La parte centrale del fiore è formata da numerosi stami (parte maschile), che avvolgono numerosi ovari (parte femminili) disposti a spirale.
I fiori emanano una leggera(issima) fragranza, sono solitari e sbocciano da gemme situate all'apice della nuova vegetazione.
Questi fiori, dall'aspetto di Tulipano (ed anche di Ninfea), sono stupendi, ma non troppo appariscenti, poiché le loro sfumature verdognole li mimetizzano col fogliame della pianta stessa.

L'Albero dei Tulipani, nel Nord Italia, fiorisce nel periodo tardo primaverile (nei mesi di Maggio e Giugno), con una fioritura scalare (circa due mesi), ma mai particolarmente abbondante.

Sul finir dell'estate maturano i frutti, a forma di pigna e contenenti numerosi semi "alati".

Foglie e Fiori Liriodendron tulipifera
Come Coltivare il Liriodendro ? - Crescita, Clima, Esposizione, Potature, Riproduzione

Il Tulipifero è una specie rustica e particolarmente resistente al freddo. In Italia può essere piantato con successo (e poche cure) praticamente ovunque, tuttavia è forse più adatto al clima del settentrione.
Questa pianta è resistente a quasi tutte le malattie e non ha bisogno di trattamenti. Può capitare che si manifestino attacchi di afidi, ma in un ambiente equilibrato non arrecano mai danni rilevanti.

L'esposizione ideale è in pieno Sole, ma si può sviluppare anche con qualche ora di ombreggiatura al giorno; in questo caso la vegetazione (e la fioritura) sarà più fitta in corrispondenza del lato "assolato". All'ombra totale la crescita risulta stentata e la fioritura altamente compromessa.

In natura il Liriodendro cresce ai margini di fiumi e ruscelli, gradisce perciò un terreno umido, leggero, fresco e fertile, tendenzialmente a pH acido. 
Sebbene queste caratteristiche siano molto lontane da quelle presenti nella maggior parte del Sud Italia, la sua coltivazione è comunque possibile anche lì. Basterà prendere qualche accorgimento, in special modo si dovrà prestare attenzione all'irrigazione estiva, dato che fin quando non avrà radici bene sviluppate la specie sarà abbastanza sensibile alla siccità.
Una volta adulta, la pianta troverà l'umidità in profondità e, crescendo magari più lentamente, potrà svilupparsi anche nel Salento o nel Sud della Sicilia, accontentandosi delle sporadiche piogge.
Il primo sintomo di carenza idrica è l'ingiallimento estivo delle foglie. Per prevenire dare acqua almeno una volta alla settimana per i primi anni dall'impianto, successivamente non sarà più necessario.

Tronco e Rami LiriodendroLe concimazioni con stallatico possono velocizzare la crescita iniziale, ma non ricoprono particolare importanza nelle piante adulte ed affrancate.

L'Albero dei Tulipani si sviluppa perfettamente senza interventi di potatura, i quali hanno scopo esclusivamente contenitivo e son evitabili qualora la pianta avesse spazio a disposizione. Ricordatevi comunque che questa pianta è vigorosa ed imponente e non è sicuramente adatta per esser piantata in piccoli giardinetti, ne tanto meno può esser coltivata a lungo in vaso, poiché anche grandi vasi sarebbero troppo piccoli per permettere uno sviluppo armonico delle sue possenti radici, che quindi non potrebbero nutrire in modo adeguato la voluminosa parte aerea.

Il Liriodendro si propaga essenzialmente tramite semina. I semi, prelevati in autunno, devono "sentire" un periodo freddo (vernalizzazione) ed è quindi consigliabile piantarli in un vaso con terriccio per acidofile, da tenere all'aperto per tutto l'inverno.
In primavera bisognerà posizionare il vaso in un luogo luminoso, ma non esposto ai raggi diretti del Sole e mantenere umido il terreno, condizioni che devono esser mantenute per il primo anno dal germogliamento.
Dopo un paio d'anni si potrà piantare la nuova piantina in pieno campo. La crescita iniziale (2-3 anni) potrà esser limitata, ma non appena la pianta si sarà assestata inizierà a crescere anche di 1 metro (3.3 ft) a stagione. Purtroppo si dovrà attendere una quindicina d'anni per aver la prima fioritura, in compenso la pianta fiorirà per secoli, dato che la sua longevità è stimata in circa 500 anni.

La riproduzione per via vegetativa è più rara, anche perché sono poche le cultivars selezionate. Tra di esse la moltiplicazione per talea è quella più comune e va effettuata prelevando giovani rametti, da interrare in un mix di sabbia/torba, con ormoni radicanti.

Ora provate, tra Aprile e Giugno, ad osservare gli alberi stradali o quelli presenti nei parchi delle vostre città, sicuramente troverete qualche esemplare di Albero dei Tulipani con i suoi inconfondibili fiori.

Alberi dei Tulipani Adulti

Chioma Liriodendro Affacciata sul Lago Maggiore