lunedì 3 settembre 2018

Giardini Botanici Hanbury - Quali Piante Sono Presenti ? In Quale Periodo Visitarli ?

I Giardini Botanici di Hanbury sono una delle tante meraviglie note e molto apprezzate all'estero, ma che in Italia, ahimè, stentano a decollare, pur avendo rarità botaniche e piante provenienti da ogni parte del Mondo.
Prima di raccontare la storia che ha portato alla realizzazione del parco, vorrei soffermarmi sulla sua posizione geografica, responsabile di un microclima davvero unico, che permette la coltivazione di specie esotiche sensibili al gelo.

Villa Hanbury

Dove Sono i Giardini di Hanbury ?

Per via della mitezza della Liguria, molti nobili inglesi costruirono le loro lussuosissime ville proprio in riviera.
Il Giardino di Villa Hanbury occupa circa 18 ettari ed è situato sul promontorio di Capo Mortola, nel comune di Ventimiglia, sul confine tra Italia e Francia.

La Liguria ha una configurazione particolare, i suoi circa 330 km (205 mi) di coste sono disposti ad arco e formano un enorme golfo, completamente esposto a Sud.
Le località costiere si trovano così "intrappolate" tra le vette dell'Appenino Ligure (a Nord) ed il tiepido mar ligure (a Sud).
In inverno l'Appenino Ligure blocca l'aria gelida che staziona in Val Padana, mentre l'acqua del mare, che di solito non scende sotto i 15° C (59° F), rilascia calore, come fosse un immenso termosifone.
Tra le varie aree costiere, la Liguria di Ponente gode di un clima ancor più dolce, grazie ad una miglior esposizione ed alla presenza di montagne più alte alle proprie spalle.

Capo Mortola è un promontorio prospiciente al mare, qui il clima è mite tutto l'anno, in inverno le temperature non scendono praticamente mai sotto 0°C (32°F) e la media delle minime si aggira attorno ai 7° C (44° F), mentre quella delle massime sfiora i 13° C (55° F).
Le estati sono calde, ma le brezze marine mantengono le temperature diurne raramente superiori ai 30°C (86° F).
Il clima dei Giardini di Hanbury è di tipo Mediterraneo caldo con bassa umidità atmosferica, in cui le precipitazioni si concentrano prevalentemente in autunno/inverno.

Per tentare di rispondere alla domanda :
"Qual è il periodo migliore dell'anno per visitare i Giardini Botanici Hanbury?", dobbiamo considerare che le specie presenti provengono da ogni parte della Terra e che in ognuno dei 12 mesi ci sarà qualche pianta in fiore (per i dettagli sulle fioriture clicca qui).

Quindi non pensiate che le fioriture siano soltanto primaverili ed estive, un po' come succede  invece nei Giardini di Villa Taranto ma, anzi, sono forse più abbondanti nel semestre "freddo".
Se dovessi consigliare un periodo per visitarlo direi da Ottobre ad Aprile infatti, anche in pieno inverno, il Sole scalda e si sta più che volentieri all'aperto.
Personalmente mi è capitato di visitarli ad inizio gennaio e, con Sole addosso, si poteva stare tranquillamente in maniche corte.
Per informazioni su prezzi ed orari di apertura vedi qui.

Liguria di Ponente

Storia della Villa Hanbury :

Thomas Hanbury (1832-1907), un facoltoso commerciante di spezie (tè, seta) che fece fortuna in estremo oriente (Cina), acquistò questo podere con la Villa ormai in rovina.
A partire dal 1867 iniziarono i lavori di restauro della Villa e la realizzazione dei giardini che la circondano.
Thomas si fece aiutare da Daniel Hanbury (suo fratello) e da diversi botanici.
Nel 1907, dopo la morte di Thomas, i giardini furono ereditati dal figlio che, insieme alla moglie, li mantennero sino all'avvento della seconda guerra mondiale, periodo in cui dovettero abbandonare il podere.
Nel 1960 i Giardini di Hanbury vennero ceduti allo stato e, dal 1987, sono in gestione all'Università degli Studi di Genova.

Facciata Anteriore Villa Hanbury

Torre Villa Hanbury

La Vegetazione dei Giardini di Hanbury ed il Percorso :

La biglietteria (e l'ingresso) è nella parte alta, da lì si accede al parco. Per coprire la maggior superficie, il tragitto di andata e di ritorno sono differenti ed indicati con frecce blu o rosse.
Sebbene le piante ospitate siano provenienti da luoghi molto differenti, buona parte di esse sono xerofile ed, in natura, crescono in zone piuttosto aride.

Subito dopo l'ingresso, prima della scalinata, si può notare un enorme esemplare di Ficus rubiginosa, nativo della costa orientale dell'Australia. Questo albero dal fusto mastodontico possiede foglie eleganti, che ricordano vagamente quelle della più comune Magnolia.
Nella stessa zona è possibile osservare un esemplare di Beaucarnea longifolia (sin. Nolina longifolia), una pianta messicana che siamo soliti vedere in vaso ed in appartamento, piuttosto che in piena terra.

Ficus rubiginosa

Tronco Ficus rubiginosa

Beaucarnea longifolia

Yucca australisProseguendo troveremo una grossa collezione di piante grasse, in particolar modo Agavi (dall'America) ed Aloe (dall'Africa), ma anche molti Cactus.
Ricordatevi, la maggior parte delle Agavi fiorisce un'unica volta nella vita, mentre le Aloe fioriscono tutti gli anni, generalmente durante la stagione più fresca e meno siccitosa (Autunno-Inverno).

Altre piante che non passano inosservate sono la Dracaena draco, originaria delle Isole Canarie, e la Yucca australis, che si erge su un tronco da cui dipartono poche branche non ramificate, al cui apice sono presenti le nuove foglie, mentre quelle vecchie, ormai secche, rimangono attaccate per lungo tempo.

Yucca australis vista dal basso

Dracaena draco

Si arriva così in una zona più aperta in cui è collocato il Tempietto "Quattro Stagioni", un sorta di pergola con un tetto a forma di cupola, sorretto da sei pilastri, sotto la quale sono conservate le ceneri della nuora dell'ideatore dei Giardini di Hanbury.
Da questa zona, deviando dal percorso principale, si può da un lato risalire una scalinata incastonata tra terrazzamenti e rocce, in cui sono coltivate numerose piante succulente, ricreando un ambiente semi-desertico, dall'altro percorrere il Viale delle Cycas che, come suggerisce il nome, è una strada adornata da Cycas, ma anche da Palme e più specie di Strelitzia.

Tempietto "Quattro Stagioni"

Viale delle Cycas

Palme e Strelitzia Hanbury

La prossima tappa dell'itinerario è la Topia, un lunghissimo pergolato composto da pilatri fatti in pietra e grossi travi di legno.
Nella parte alta della pergola vengono fatte crescere diverse piante rampicanti, tra cui rare specie di Bignoniaceae (es. Pandorea jasminoides), la Tetrastigma voinierianum, la Rosa banksiae, sino alle più comuni Rose e Clematis.

Sotto questa struttura si ha un nano-clima più fresco, ombreggiato ed umido, in cui trovano spazio le piante che non amano esposizioni troppo assolate o quelle poco resistenti alla siccità, come la Murraya paniculata, una pianta fiorifera da bordura nativa dell'India o la Salvia miniata, una pianta aromatica originaria del Belize, che produce vistosi fiori rossi.

Topia

Pandorea jasminoides

Salvia miniata

Murraya paniculata

Fontana del DragoDopo una scalinata ed una sezione dedicata alle Cactaceae ed alle piante da clima desertico, ci troveremo dinanzi alla Fontana del Drago.
Ai margini della fontana cresce il Papiro (Cyperus papyrus), tipica pianta palustre da cui gli antichi Egizi ricavavano le pergamene su cui scrivere.
Nell'acqua stagnante della fontana si possono osservare le Tartarughe d'acqua.
Quest'angolo di giardino era anticamente considerato come l'area "Giapponese", troviamo ancor oggi Bambù, Glicini e, poco più in là, i Ciliegi da Fiore.

Tartaruga d'Acqua

Cyperus papyrus

Bambù

Altra struttura caratteristica è il Mausoleo Moresco, in stile tipicamente medio-orientaleggiante, in cui sono conservate le ceneri di Thomas Hanbury e della moglie.
Sulla parete che porta a questo "tempietto" si possono ammirare degli esemplari di Monstera deliciosa (Filodendro), una pianta tropicale dotata di enormi foglie frastagliate e, sebbene in pochi lo sappiano, capace di produrre frutti eduli.

Mausoleo Moresco

Monstera deliciosa

Il Viale del Cipressi, ovvero una scalinata non troppo ripida fiancheggiata da queste alte e longilinee conifere, termina nell'area di ingresso dell'Agrumeto, il quale contiene una ricca collezione di Agrumi, dai comuni Aranci Dolci (Citrus sinensis) e Mandarini (Citrus reticulata), sino ai più ricercati Cedri (Citrus medica) e Pomeli (Citrus maxima).
Non mancano però altre specie frutticole, perlopiù antiche, come il Sorbo (Sorbus domestica), il Nespolo Comune (Mespilus germanica), l'Azzeruolo (Crataegus azarolus), il Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) o il Giuggiolo (Ziziphus jujuba).

Viale del Cipressi

Agrumeto Hanbury

Scendendo, al termine del Viale dei Cipressi, sulla sinistra, cresce un vecchio esemplare di White Zapote (Casimiroa edulis), piantato nel lontano 1867.
Questo albero, nativo degli altopiani dell'America centrale, è conosciuto per i suoi gustosi frutti e può crescere bene nell'areale del Limone.

Poco più in là troviamo anche il frutteto esotico anche se, a mio avviso, si potrebbe osare un po' di più. Troviamo comunque un gigantesco Avocado (Persea americana), una grande Feijoa (Acca sellowiana), Guava Fragola (Psidium cattleianum), Cotogno Cinese (Pseudocydonia sinensis).

Pseudocydonia sinensis
Avocado

Il percorso, dopo aver attraversato una piana coltivata ad Olivi ed Agrumi, giunge ad un piazzale quasi in riva al mare, dove è presente un Bar.
Circondati da Pini Marittimi (Pinus pinaster), Aloe arborescens e Limoni (Citrus limon), con la salsedine nell'aria e con il rumore delle onde che si infrangono sulla costiera, potrete sedervi e rilassarvi, sorseggiando un buon Caffè.

Nel percorso di ritorno ci si imbatte in una zona piuttosto sgombra, con solo poche Palme ed Eucalipti, per il resto prato che, in estate, è riarso dal Sole.
Ancora molte le piante, tra cui l'Hovenia dulcis, che produce dei "finti" frutti dal sapore simile all'uva passa.

Aloe arborescens

Scorcio sul Mare Hanbury Bar

La Villa Hanbury non è visitabile all'interno, ma si può osservare da vicino. Sul retro vi è una grossa fontana e, all'ombra delle mura, crescono (a dir la verità un po' a stento, anche perché il clima non è loro troppo congegnale) delle Camelie (Camelia japonica).
Davanti alla facciata anteriore vi è un piazzale ricoperto di ghiaia, in cui sono presenti Melograni (Punica granatum), aiuole con diverse piante succulente, oltre ad un bel esemplare di Carissa macrocarpa.

Laghetto

Piante Grasse

Cactus

Sulla risalita troviamo altre piante, tra cui diverse specie di Passiflora, un campo di Banani e più specie di Acacia, tra cui l'Acacia podalyriifolia, con fiori assai simili a quelli della Mimosa, sebbene sboccino precedentemente, verso Dicembre-Gennaio.

Passiflora

Fiore Passiflora

Bananeto

Acacia podalyriifolia

Vorrei concludere questo articolo con qualche foto di specie inusuali, prese un po' qua e là all'interno del Giardino di Hanbury.

Cyphostemma juttae : pianta succulenta a crescita lenta, nativa della Namibia. E' coltivata a scopo ornamentale e nei luoghi d'origine perde le foglie durante la stagione secca.

Cyphostemma juttae

Melaleuca cuticularis : arbusto australiano appartenente alla famiglia delle Mirtaceae. Vecchi esemplari possono avere un portamento contorto.

Melaleuca cuticularis

Chamaedorea elegans : palma usata spesso in appartamento, di cui avevamo già discusso qui.

Chamaedorea elegans

Opuntia microdasys : Cactus simile al Fico d'India, ma più compatto e privo di spine sulle pale.

Opuntia microdasys

Aeonium arboreum : Pianta succulenta originaria del Marocco e delle Isole Canarie, le foglie carnose sono piccole e disposte a rosetta all'apice dei rami. In primavera produce una pannocchia fiorale di color giallo intenso.

Aeonium arboreum

Pachypodium lamerei : nota anche come Palma del Madagascar, si sviluppa su un lungo tronco dotato di spine affilate. Le foglie sono relegate all'apice vegetativo e la pianta si presta anche per essere coltivata in casa.

Pachypodium lamerei

Acacia x hanburyana : ibrido tra Acacia podalyriifolia e Acacia dealbata. Le foglie possono essere di due tipi: singole, simili a quelle dell'Olivo, oppure composte e sono entrambe presenti sulla pianta.

Acacia x hanburyana

Vi allego le ultime foto del Panorama dei Giardini di Hanbury (Hanbury's Landscapes), sperando di avervi convinto a visitarli, qualora vi trovaste in zona.

Hanbury's Landscapes

Villa Hanbury Vista dal Basso

Agavi di Hanbury

Mare Visto dal Cancello

venerdì 10 agosto 2018

Pruno e Ciliegio da Fiore (Prunus ssp.) - Come Riconoscerli e Coltivarli ?

Se pensiamo alla pianta del Ciliegio od a quella del Prugno, non ci possono non venire in mente i loro deliziosi frutti.
Tuttavia solo alcune specie di Ciliegio (es. Prunus avium) e di Prugno (es. Prunus domestica) producono frutti dalle ottime qualità organolettiche; altre sono invece piantate e coltivate a livello ornamentale, per via della copiosa fioritura primaverile. 


Il genere Prunus appartiene alla famiglia delle Rosaceae ed è formato da oltre 200 diverse specie, prevalentemente distribuite nelle zone temperate e fredde dell'emisfero boreale.
Tra di esse ce ne sono alcune che ricoprono un ruolo primario a livello commerciale, soddisfacendo il fabbisogno di frutta estivo italiano (Albicocco, Pesco, Susino, Ciliegio), mentre altre vengono utilizzate come portainnesto (Mirabolano, Mandorlo); tuttavia esiste una terza categoria, utilizzata per abbellire parchi, strade e giardini, di cui discuteremo in questo post.

Talvolta si parla genericamente di Prunus da Fiore (o Pruno Ornamentale), per indicare tutte quelle specie appartenenti al genere Prunus, usate esclusivamente come piante da fiore e non da frutto.

Fioritura Pruno

Quali Sono le Specie Più Diffuse e Rappresentative :

Sebbene esistano decine e decine di Pruni da Fiore, la maggior parte dei vivai italiani ne vende al massimo 4 o 5 tipi, mentre lungo i viali delle grandi città o sui lungolaghi (ad es. quello di Arona) se ne contano al massimo un paio, probabilmente i più facili da coltivare e con un portamento che minimizzi le potature nella fase adulta.
Purtroppo le mode sono frequenti anche in ambito vivaistico ed il mercato dà al cliente ciò che egli richiede, quindi più una pianta diventa popolare, più è richiesta e più "ruba" spazio alle altre specie, le quali vengono relegate agli orti botanici od a coloro che hanno tempo, soldi e voglia di procurarsele.

Bene, dopo questo breve excursus, cercherò di dare una breve descrizione botanica dei due Prunus da Fiore più comuni in Italia :


Prunus cerasifera - Pruno da Fiore

L'albero, volgarmente noto come Mirabolano (o Amolo), è utilizzato per innestare alcune tra le più comuni piante da frutto. Questa specie a foglia caduca è originaria dell'Europa orientale, ma è oggi naturalizzata in molte parti d'Italia, dove cresce selvatica ai margini dei boschi decidui, soprattutto del settentrione.
Il Mirabolano è una specie rustica, si adatta a quasi tutti i tipi di terreno, ha una buona resistenza alla siccità e non teme né freddo, né parassiti.
P. cerasifera si sviluppa sotto forma di albero alto non più di 5-6 metri (16-20 ft), possiede foglie ovali di medie dimensioni simili a quelle del Biricoccolo, un singolo tronco dalla corteccia rossastra e produce frutti grandi come una grossa ciliegia, con una polpa che ricorda quella delle Prugne, sebbene di qualità organolettiche inferiori.

Foglie Prunus cerasifera "Nigra"A livello ornamentale è diffusa la cultivar Prunus cerasifera ‘Nigra’ (sinonimo di Prunus pissardi nigra), che si caratterizza per la presenza di foglie dal color rosso scuro/porpora, quasi tendente al nero.
Questa pianta, se cresciuta senza potature, tende ad avere una chioma fitta, con rami che partono sin dalla parte bassa del tronco.
Fiori Prunus cerasiferaTuttavia gli alberi piantati a livello urbanistico sono allevati per avere una forma più slanciata ed eretta (come fossero piante ad alto fusto, più che arbusti), rimuovendo i rami basali. Tutto ciò, oltre a renderli più eleganti, permette un minor ingombro nella parte bassa, fondamentale per i passanti o per parcheggiare la macchina sotto l'ombra della chioma.

Sebbene questo Prugno sia ornamentale anche durante l'estate (grazie al bel fogliame), il suo lato migliore lo mostra durante la fioritura.
Con i primi tepori tardo invernali/primaverili, la pianta ancora spoglia inizia a gonfiare le gemme a fiore rimaste silenti per tutta la brutta stagione.
La fioritura avviene ad inizio primavera, indicativamente tra Marzo ed Aprile, anche se l'esatto periodo può variare considerevolmente in funzione dell'esposizione e del clima (anche di 1 mese tra Nord e Sud Italia o tra pianura e montagna).
La fioritura avviene poco prima della fogliazione, è particolarmente copiosa e dura al massimo 2-3 settimane. In questa fase la pianta è interamente ricoperta di fiorellini, i quali hanno la forma tipica dei fiori delle Rosaceae, con 5 petali di color bianco o rosato, molto visitati dalle Api.

E' sicuramente il Prunus ornamentale più comune nelle nostre città, dove viene cresciuto ad alberello per adornare parchi (anche grazie al contrasto tra le sue foglie e quelle "verdi" delle altre piante), nei parcheggi ed ovunque non ci sia abbastanza spazio per piantare gli imponenti alberi ad alto fusto.

Mirabolani Ornamentali

Fiori e Germogli di Prugno Ornamentale

Prunus serrulata - Ciliegio da Fiore (Sakura)

Questa pianta è un'icona della coltura dell'estremo oriente, nonché uno dei simboli del Giappone, dove il periodo di fioritura dei Ciliegi è celebrato come fosse una festività religiosa.
Il Ciliegio da Fiore è comune nei giardini privati e, sebbene lo si ritrovi anche in spazi pubblici, è meno diffuso rispetto al Prunus pissardi nigra.

Prunus serrulata è una specie decidua nativa dell'area geografica compresa tra Cina, Giappone e Corea.
Questo albero possiede un unico tronco abbastanza tozzo, una chioma espansa e può raggiungere un'altezza di circa 8 metri (26 ft), ben inferiore rispetto a quella dei Ciliegi da Frutto (Prunus avium). La corteccia è liscia, marrone/rossastra e con vistose lenticelle biancastre orizzontali. Le foglie sono alterne, lunghe circa 10 cm (4 in) e larghe la metà ed in autunno, prima di cadere, si tingono di giallo/rosso.
I fiori compaiono in primavera, leggermente dopo quelli del P. cerasifera, ed in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie (o poco prima).
Nella forma "selvatica" da ogni gemma vengono prodotti più fiori semplici, penduli, bianchi e dotati di 5 petali, ma come leggeremo nelle prossime righe sono state selezionate varietà con caratteristiche particolari.

Prunus serrulata ‘Kanzan’ : è probabilmente il clone più comune a livello ornamentale ed è agevolmente propagato tramite innesto su altri Ciliegi.
La fioritura avviene nel periodo primaverile (fine Marzo/Aprile), è relativamente prolungata e molto decorativa. La spettacolarità di questa varietà risiede nel fatto che i fiori sono doppi, grandi e di color rosa inteso, in altre parole ricordano delle piccole Rose, più che ai fiori di un Ciliegio.
La chioma del Kanzan assume una forma a vaso durante la fase giovanile, mentre con l'età tende ad allargarsi ed a ricadere.
Le giovani foglie (appena emesse) sono color bronzeo, mentre da adulte virano al classico verde.

Fioritura Prunus serrulata

Fiori Prunus serrulata 'Kanzan'
Prunus serrulata ‘Royal Burgundy’ : selezionata a partire dalla P. serrulata ‘Kanzan’, differisce da quest'ultima per il fatto di avere foglie scure non solo nella nuova vegetazione, ma anche da vecchie, rendendola ornamentale durante l'estate. La fioritura mantiene le ottime caratteristiche della pianta "madre".

Prunus serrulata ‘Ukon’ : possiede fiori bianchi e singoli, ma con petali ben più grandi dei selvatici.

Prunus serrulata ‘Mount Fuji’ : pianta con la peculiarità di avere una chioma che cresce prevalentemente orizzontale. Produce fiori bianchi.

Prunus serrulata Mount Fuji

Prunus subhirtella (o Prunus pendula): questo Ciliegio da Fiore non è un'altra varietà, bensì proprio una specie diversa, anzi, per l'esattezza si pensa sia un ibrido naturale tra P. incisa e P. spachiana.
Di questa specie esistono numerose varietà che differiscono per portamento e colore dei fiori (da bianchi a rosa), tra di esse la più famosa è probabilmente la P. subhirtella 'Autumnalis'.
Le diverse Cultivars hanno una chioma espansa e rami che, in alcuni casi, sono decisamente arcuati e ricadenti, tuttavia ciò che contraddistingue tutte le varietà di P. subhirtella rispetto ad ogni altro Ciliegio è il periodo di fioritura.
Questo Prunus, infatti, fiorisce in pieno inverno, non curante del freddo e della neve; inoltre, forse anche per via delle basse temperature, ha un periodo di fioritura prolungato di ben oltre un mese, in cui l'apertura dei fiori non è contemporanea, ma piuttosto scalare e, a seconda del clone, si può trovare in fiore da Novembre a Marzo. Non a caso è conosciuto anche con il nome di Ciliegio Invernale.

Ciliegio Invernale Prunus subhirtella

Come Crescere i Pruni da Fiore ? - Coltivazione, Potature e Cure

In generale i Prunus sono piante da climi temperati e le specie fin qui descritte sono perfettamente adattate al clima europeo, non temono il gelo e possono essere piantate in tutta Italia.
Tuttavia, sebbene siano piuttosto resistenti alla siccità, una prolungata carenza idrica durante il periodo estivo, peggio ancora se unita ad elevate temperature, può limitare la crescita e portare la pianta ad una parziale defogliazione; inoltre un inverno troppo mite, come quello tipico delle località costiere più riparate del meridione, potrebbe non soddisfare il fabbisogno di freddo della pianta e, dunque, compromettere la fioritura.
Per questo motivo la coltivazione dei Pruni Ornamentali da Fiore è più indicata per il Nord Italia, ricordandosi comunque di irrigare i giovani esemplari appena messi a dimora.
Detto questo, con qualche accorgimento è possibile coltivarli anche nel Sud Italia, dove forse richiederanno qualche annaffiatura in più ed avranno una netta stasi vegetativa estiva.

Il Mirabolano (Pruno da Fiore) non ha particolari esigenze di terreno e può crescere sia su terreni poveri e sassosi, che su quelli argillosi e pesanti; per di più è resistente al calcare attivo, motivo che l'ha reso il portainnesto ideale per molte specie fruttifere meno tolleranti a quel tipo di suoli.
Ciò nonostante, un terreno fertile e con buona sostanza organica gli permette un miglior (e rapido) sviluppo, mentre un suolo drenante e che non formi ristagni idrici previene le malattie radicali e migliora l'assorbimento dei nutrienti.
Il Ciliegio da Fiore, pur essendo adattabile, è leggermente più esigente in quanto a terreno e sarebbe meglio evitare di coltivarlo in quelli troppo asfittici e pesanti (es. Argilla).

Le concimazioni aiutano, ma non sono essenziali, non a caso vengono piantati anche nei giardinetti pubblici od ai bordi dei marciapiedi, dove mai nessuno andrà a concimarli.

Tutti i Prunus da Fiore preferiscono un'esposizione piuttosto soleggiata e richiedono almeno 5-6 ore di Sole diretto per garantire generose fioriture. Si possono sviluppare discretamente bene anche a mezz'ombra, ma all'aumentare dell'ombreggiatura la fioritura diverrà meno abbondante e gli internodi (spazio tra le foglie) più lunghi, conferendo ai rami un aspetto più "filamentoso".


Le piante vanno piantate durante il riposo vegetativo invernale, quando sono prive di foglie, scegliendo una posizione abbastanza aperta (soprattutto per i Ciliegi da Fiore), che permetta loro di crescere liberamente.
Il Ciliegio, con gli anni, forma una chioma globosa ed espansa, ma al contempo molto ordinata, perciò, se non avete problemi di spazio, potrete anche evitare di potare.
Il Prugno Ornamentale ha invece la tendenza ad esser un po' più disordinato e, soprattutto in giovane età, richiederà qualche potatura. Ciò è particolarmente vero se vorrete una pianta alta, slanciata ed a crescita assurgente, ideale per viali alberati.
Se invece preferite una forma più naturale (cespugliosa), potrete limitarvi a tagliare i rami maldisposti, malati o che si incrociano, senza potare quelli basali. In questo modo prevarrà la forma a cespuglio, piuttosto scomoda nel tagliare l'erba.

I Prunus ornamentali sono mediamente più resistenti alle malattie rispetto ai "cugini" da frutto, o forse ce ne accorgiamo meno perché non notiamo la riduzione/perdita di frutti.
Tra i patogeni più comuni ricordiamo la Monilia (più sul Ciliegio) e gli Afidi che, nutrendosi della linfa, indeboliscono le piante, anche se raramente le portano alla morte.

Il classico metodo di moltiplicazione è tramite innesto che, essendo un metodo di propagazione vegetativo, permette di riprodurre la pianta, mantenendo le medesime caratteristiche della pianta madre (si ottiene un clone).

La prossima primavera, quando i primi caldi vi invoglieranno a fare delle belle passeggiate, osservate le aiuole e gli spazi verdi delle vostre città.
Se in Marzo vedrete una pianta di medie dimensioni, interamente ricoperta da fiorellini bianco-rosati, è quasi certo che sia il Pruno da Fiore di cui ho parlato profusamente in questo articolo.

Strada con Prunus in Fiore
Fioritura Prunus pissardi nigra

Ciliegio da Fiore

martedì 24 luglio 2018

Cosa Sono le Gimnosperme ? Quante Conifere Esistono ?

Nella scala evolutiva eravamo partiti dalle Briofite (es. Muschi), piante di dimensioni contenute, prive di un vero sistema vascolare e strettamente vincolate all'acqua, per poi passare alle Pteridofite (es. Felci), le prime piante vascolarizzate, in grado di conquistare la posizione eretta.
Fino a questo punto, però, tutte le piante avevano un ciclo vitale in cui si alternava una fase Aploide ad una Diploide e la moltiplicazione avveniva tramite la produzione di Spore, in quanto non erano ancora presenti i semi.

Le Gimnosperme sono le prime piante Spermatofite e con loro fa la comparsa il seme, che si sviluppa dalla fusione di un gamete maschile (polline) con uno femminile (ovulo).
Gimnosperme deriva dal latino e significa "a seme nudo", in quanto, a differenze delle Angiosperme, il seme non è circondato da un involucro carnoso derivante dall'Ovario, in altre parole non è avvolto da un frutto ed i semi sono (nella maggior parte dei casi) a diretto contatto con l'ambiente esterno.

Conifere sulle Alpi Italiane
Pineta

In molti usano indistintamente i termini Conifere o Gimnosperme, pensando che siano sinonimi; tuttavia, sebbene le Conifere (come il classico Pino) siano la divisione che conta il maggior numero di specie, non sono le uniche rappresentanti di questo gruppo di piante vascolari.

Le Gimnosperme apparvero sulla Terra circa 380 milioni di anni fa, in un'epoca dominata dalle Felci giganti.
Da metà Permiano il clima divenne più caldo ed arido e, a cavallo tra Permiano e Mesozoico (circa 250 milioni di anni fa), le Gimnosperme si imposero sulle felci, diversificandosi ed espandendosi ovunque.
Effettivamente questa "nuova tipologia" di Piante era più adatta a prosperare in ambienti secchi, poteva raggiungere dimensioni maggiori e, grazie ai semi, poteva riprodursi aspettando le migliori condizioni ambientali per la germinazione.

Oggigiorno le Gimnosperme contano circa un migliaio di specie, raggruppate in 14 famiglie che, se ci pensate, sono nulla in confronto alle oltre 250.000 specie di Angiosperme (piante a fiore) contemporanee.
Ciononostante, grazie alla loro rusticità e resistenza al freddo, le Conifere ricoprono ancora interi ecosistemi, come la Taiga (Foreste Boreali) e le vette più alte delle montagne, dove le uniche Angiosperme in grado di sopravvivere sono per lo più erbe od arbusti di piccole dimensioni.

Sebbene diverse tra loro, tutte le Gimnosperme condividono dei tratti comuni e distintivi, che elencherò di seguito :

  • Non possiedono veri e propri fiori e non producono frutti.
  • Gli organi riproduttivi vengono detti Coni (o Strobili), hanno sempre sessi separati (non esiste un organo ermafrodita) e sono solitamente entrambi presenti su un'unica pianta.
  • L'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento), con l'eccezione di poche specie (non conifere) che sono impollinate da insetti primitivi e non dalle Api, le quali comparvero e si evolvettero in parallelo con le piante a fiore (Angiosperme).
  • Il processo di fecondazione-maturazione è lento e, in alcuni casi, può richiedere oltre 3 anni.
  • Il seme è nudo, ovvero non inglobato nel frutto. Nella maggior parte dei casi il seme è associato a squame legnose, che si raggruppano in una struttura volgarmente nota come Pigna. In rare eccezioni (vedi Tasso e Ginkgo biloba) le scaglie legnose si riuniscono avvolgendo il seme e diventano carnose, dando l'illusione di essere frutti. Anche in questo caso, però, il seme è originariamente nudo e solo in seguito viene inglobato in questo "finto frutto".
  • Non esistono Gimnosperme erbacee, ovvero hanno tutte uno sviluppo arboreo/arbustivo e vanno in contro al processo di lignificazione.
  • Sono generalmente longeve e non esistono piante annuali (stagionali) o biennali, come succede con diverse specie di erbe e fiori selvatici.
  • La quasi totalità delle Gimnosperme sono piante sempreverdi.
  • L'embrione può essere policotiledone, dicotiledone, ma mai monocotiledone. (i cotiledoni sono le prime foglioline che spuntano dal seme).
  • Solo poche Gimnosperme si possono riprodurre per via vegetativa e, tendenzialmente, non emettono polloni basali. Fanno eccezione le piante che vivono in aree soggette a frequenti incendi, che hanno evoluto la capacità di emettere nuovi rami dalle radici, in seguito al danneggiamento della parte aerea. 

Cono Conifera

Coni e Nuova Vegetazione

Quanti Tipi di Gimnosperme Esistono ?

Il termine Gimnosperme non ha  reale valore a livello di filogenesi e sistematica, bensì è usato per riferirsi a tutte le Piante a Seme (Spermatophyta o Spermatofite) ad esclusione delle Angiosperme.
Le Gimnosperme si possono raggruppare in 4 divisioni che, di seguito, elencherò in ordine crescente per numero di specie :


Pinophyta (o Conifere) : comprende circa 650 specie, molte delle quali si sviluppano sotto forma di albero a singolo tronco da cui, lateralmente, dipartono i rami, conferendo un portamento tipicamente conico.
Le Conifere sono generalmente piante a crescita medio-lenta, ma longeve e possono raggiungere notevoli altezze; infatti è proprio una Conifera (Sequoia sempervirens) ad esser la Pianta Più Alta al Mondo.
Le foglie sono tipicamente aghiformi e di color verde scuro, ricoperte da resina/cera e particolarmente indicate a sopportare freddi intesi ed a non accumulare neve. Poche specie, come alcune appartenenti alla famiglia delle Podocarpaceae, possiedono foglie larghe.
Tranne poche eccezioni (es. Larice), le Conifere sono piante sempreverdi e non perdono le foglie neppure nelle zone di alta montagna a clima particolarmente rigido.
La distribuzione delle Conifere si concentra nelle zone a clima temperato freddo e, sebbene contino un numero relativamente piccolo di specie, ricoprono vaste aree dell'emisfero boreale (Taiga) ed hanno una notevole importanza economica, sia per il loro legno, sia in ambito vivaistico.
Le Conifere sono rare nelle zone tropicali, dove sono per lo più relegate alle vette, così come nell'emisfero australe, dove crescono meno del 20% delle specie.


Pinophyta è formato dall'unica classe, Pinopsida, che comprende un solo ordine (gli altri si son estinti) Pinales, che a sua volta si divide in 7 famiglie :

1) Araucariaceae : una delle due famiglie di conifere ad avere una distribuzione naturale concentrata nell'emisfero australe.
Molte delle 40 specie si caratterizzano per aver foglie triangolari, per raggiungere notevoli altezze ed avere tronchi imponenti (es. Agathis australis).
La maggior parte delle specie vivono in zone tropicali o subtropicali (altra cosa atipica) e sono sensibili al gelo, ma la Araucaria araucana, originaria del Cile, vive bene anche in posti freddi, tanto da essere coltivata a scopi ornamentali in Italia ed in tutta Europa.
A questa famiglia appartiene anche la Wollemia nobilis, pianta molto rara, scoperta solo nel 1994, in Australia.

Araucaria araucana

Wollemia nobilis
2) Cephalotaxaceae : piccolo gruppo di Conifere strettamente correlato con le Taxaceae (di cui parleremo più avanti), da cui si differenziano per la forma dell'arillo (che ingloba interamente il seme) e per le maggiori dimensioni del seme. Questa famiglia comprende 3 generi, di cui due sono presenti nell'Asia orientale, mentre il terzo, Torreya, conta un paio di specie anche negli Stati Uniti.
Queste piante si sviluppano sotto forma di alberi, talvolta di arbusti, che di norma hanno uno sviluppo modesto. N.B. Secondo alcuni scienziati questa famiglia dovrebbe essere inserita in quella delle Taxaceae.

3) Cupressaceae : comprende circa 130 specie, presenti nelle zone temperate dell'emisfero boreale. Molte di queste piante hanno la peculiarità di avere un tronco dalla corteccia fibrosa di color rosso-marrone. I coni maturi sono solitamente piccoli e possono essere sia legnosi, che carnosi. Le foglie son un altro tratto distintivo, esse sono infatti squamiformi (e non aghiformi, tranne nel Ginepro).
Le specie più rappresentative sono il Cipresso (Cupressus sempervirens), albero molto ramificato, dal tipico portamento assurgente e poco aspanso, nativo dell'Iran ed oggi molto diffuso lungo le strade della Toscana e del Sud Italia; le Sequoie (es. Sequoiadendron giganteum), le piante più grosse e maestose che esistano; il Ginepro (Juniperus communis), pianta officinale che produce coni che assomigliano a delle bacche carnose di color nero-bluastro, molto utilizzate in cucina per aromatizzare arrosti; la Tuia (Thuja occidentalis e Thuja orientalis), coltivata come pianta ornamentale da siepe per separare terreni confinanti.

Thuja

Cipresso

4) Pinaceae : con oltre 220 specie è la famiglia più numerosa di Conifere. A seconda della specie hanno dimensioni variabili, ma foglie sempre aghiformi e crescono prevalentemente nelle zone fredde dell'emisfero boreale. Alcune delle specie più conosciute e rappresentative sono l'Abete Rosso (Picea abies), particolarmente diffuso sulle Alpi e spesso utilizzato per fare l'albero di Natale; il Larice Europeo (Larix decidua), albero a foglia caduca che in autunno si tinge di giallo e prospera in alta montagna, tracciando la "linea degli alberi"; il Cedro del Libano (Cedrus libani), dal portamento espanso, con grosse branche ed un aspetto simile ad un "candelabro", molto utilizzato a scopo ornamentale nelle grosse ville del Lago Maggiore; il Pino Domestico (Pinus pinea), tipico della macchia mediterranea, dalla chioma espansa a forma di ombrello, dal tronco privo di rami nella parte bassa, le cui pigne contengono i Pinoli (semi eduli), utilizzati insieme al basilico per fare il famoso pesto alla Genovese; il Pino Strobo (Pinus strobus), nativo degli USA, ma ormai naturalizzato anche in Italia.

Abeti sulle Alpi

Larice sulle Alpi Piemontesi

Pigna
5) Podocarpaceae : famiglia che conta numerose specie distribuite a Sud dell'equatore, sebbene ve ne siano anche nell'emisfero settentrionale. Una caratteristica tipica della famiglia è la presenza di foglie più grosse e lanceolate, invece che aghiformi.
Podocarpus macrophyllus è una delle specie più rappresentative, è nativa del Giappone ed è spesso utilizzata come Bonsai.

Foglie Podocarpus macrophyllus

6) Sciadopityaceae : famiglia con un'unica specie esistente, Sciadopitys verticillata, che vive esclusivamente in Giappone.
Sciadopitys verticillataQuesta pianta raggiunge dimensioni medie ed ha gli aghi disposti a raggiera attorno ai rami, ricordando la forma di un ombrello.

7) Taxaceae : alberi a crescita lenta, ma molto longevi, che possono svilupparsi anche in condizioni di mezz'ombra, tipiche dei sottoboschi.
Il seme è racchiuso in una struttura carnosa edule, solitamente rosa-rossa, che attira gli uccelli, i quali provvedono a spargere i semi.
Il Tasso Comune (Taxus baccata) è la specie più rappresentativa della famiglia.

Diverse parti del Tasso sono tossiche e, se ingerite, diventano velenose per l'organismo, tanto da far meritare alla pianta l'appellativo di "Albero della Morte"; tuttavia, in pochi sanno che l'Arillo è l'eccezione alla regola, esso è infatti commestibile per l'uomo ed assolutamente innocuo.
Taxus baccata Arillo Frutto


Cycadophyta (o Cicadofite) : è la più antica tra le divisioni delle Gimnosperme ed, oggigiorno, conta 305 specie viventi, alcune delle quali a rischio d'estinzione. Queste piante, a differenza delle Conifere, hanno una diffusione prettamente tropicale e subtropicale.

Le Cicadofite hanno un solo fusto, talvolta interrato e non possiedono rami laterali, mentre le grandi foglie pennate "a lisca di pesce" sono collocate esclusivamente all'apice vegetativo, conferendo loro un portamento facilmente confondibile con quello delle Palme.
Molte specie hanno crescita estremamente lenta e non raggiungono grosse dimensioni, per contro sono assai longeve ed esemplari alti un metro potrebbero essere secolari.
Esse sono piante tipicamente Dioiche, ovvero una pianta ha solo gli organi riproduttivi maschili o femminili, mai entrambi. Le loro radici sono spesso colonizzate da cianobatteri, in grado di fissare l'azoto atmosferico.
Grazie al loro bell'aspetto vengono coltivate a scopo ornamentale nei luoghi miti di tutto il mondo, inoltre molte specie riescono a crescere bene anche in vaso, il che le rende ideali anche per chi ha poco spazio.
Cycadophyta è formata dalla sola classe Cycadopsida, a sui volta composta da un unico ordine Cycadales, diviso in 3 famiglie :

1) Zamiaceae : comprende circa 150 specie, di cui la più famosa in Italia è la Zamia furfuracea, una pianta messicana con un fusto sotterraneo e portamento strisciante. E' dotata di foglie leggermente carnose, color verde oliva e talvolta ricoperte da una peluria rossastra. In Italia viene comunemente coltivata come pianta d'appartamento.

Zamia furfuracea

2) Stangeriaceae : è la famiglia più piccola delle Cicadofite, nonché la più primitiva ed è formata solo da 3 specie (Bowenia serrulata, Bowenia spectabilis, Stangeria eriopus), raggruppate in due generi e presenti in Australia.
Le 3 specie sono prive di fusto aereo, ma ne posseggono uno tuberoso (a forma di carota) sotterraneo. Il loro aspetto è assai simile a quello delle felci, tanto che, quando nel 1829 venne scoperta la S. eriopus, si pensò fosse una nuova specie di felce. Solo 22 anni più tardi, un esemplare custodito in serra a Londra emise un Cono, suggerendo che non si potesse trattare di una Felce, bensì di una Cicade.

Bowenia spectabilis

3) Cycadaceae : formata da oltre 100 specie è la famiglia più conosciuta. L'aspetto da palma, con fusto aereo (talvolta anche alto), le rendono dei fossili viventi molto eleganti.
La distribuzione della maggior parte delle specie è equatoriale, ma la Cycas revoluta si spinge molto più a Nord, nella parte più meridionale del Giappone (circa 32° N).
La C. revoluta è la Cycas più diffusa e famosa e, grazie alla sua discreta resistenza a lievi geli, è molto coltivata in Italia. Se passeggiando in una località di mare troverete una Cycas, al 99,99% sarà una C. revoluta.

Cycas revoluta

Gnetophyta (o Gnetofite) : questa divisione, chiamata anche Clamidosperme, è la più recente tra le Gimnosperme e quella da cui probabilmente si sono evolute le prime Angiosperme.
Le circa 70 specie sono raggruppate in 3 famiglie, le quali hanno davvero pochi tratti in comune, sia come distribuzione geografica, sia a livello botanico.

Ciò che contraddistingue le piante di questa divisione, differenziandole da tutte le altre piante a seme nudo, è la presenza di un legno con dei vasi conduttori più simili a quelli delle Angiosperme ed organi riproduttivi che sembrano un primo abbozzo rudimentale di fiore.
Di seguito le 3 famiglie :
Welwitschia mirabilis
1) Welwitschiaceae : rappresentata da una sola specie, la Welwitschia mirabilis, che cresce unicamente nel Deserto del Namib, in Africa, tra Angola e Namibia.
La peculiarità della W. mirabilis è che dal seme emergono 2 cotiledoni, i quali saranno le uniche due foglie prodotte dalla pianta. Queste foglie sono opposte e cresceranno per l'intera vita della pianta (centinaia, a volte un migliaio di anni).
A prima vista la specie sembra esser formata da un intreccio di nastri verdastri intrecciati, afflosciati e striscianti sul terreno; in realtà questi sono solo le due foglie, sfilacciate ed intagliate. Sebbene continuino a crescere alla base, esse non superano i 5 metri di lunghezza, poiché l'estremità viene continuamente erosa.
Welwitschia mirabilis possiede un tronco tozzo, è dioica e può avere coni maschili o femminili, che producono nettare per attrarre gli insetti.
I coni maschili hanno all'interno degli ovuli sterili, suggerendo un primo tentativo (fallito) di creare fiori ermafroditi (tipici delle Angiosperme), mentre i coni femminile hanno una struttura simile allo stigma dei veri e propri fiori.

2) Gnetaceae : divisione formata da una trentina di specie a distribuzione tropicale. Queste piante possiedono foglie ovali "classiche", simili a quelle di molte Angiosperme ed hanno i semi racchiusi in "finti" frutti.
Gnetum gnemon, la specie tipo, è originaria delle grandi isole del Pacifico equatoriale (Malesia, Indonesia, etc.) e può raggiungere i 15 metri di altezza.

3) Ephedraceae : sono piante cespugliose, raramente superano il metro di altezza e si possono confondere per erbacce o canne di bambù.
Le Èfedra crescono in climi temperati caldi, come ad esempio il bacino Mediterraneo, e si sviluppano preferibilmente su suoli sabbiosi, lungo le coste, in posizioni assolate. La specie tipo, diffusa nell'Europa meridionale, è la Ephedra fragilis.

Coni Ephedra fragilis

Ephedra fragilis

Ginkgophyte : divisione un tempo composta da numerose specie che ricoprivano vaste aree della Terra, ma ai nostri giorni rappresentata da un unico esemplare, il Ginkgo biloba, molto utilizzato come pianta ornamentale in parchi e giardini.
La G. biloba è una pianta dioica, con foglie "a ventaglio", tipiche della famiglia e, contrariamente alla stragrande maggioranza delle Gimnosperme, è decidua, il che la rende molto bella in autunno, quando le sue foglie, prima di cadere, si tingono di giallo.
Di quest'unica (e del tutto particolare) rappresentante della divisione, nonché della sua coltivazione, ne avevamo già discusso in maniera dettagliata qui.

Foglie Ginkgo biloba

Pianta Femmina di Ginkgo biloba

Insomma, con questo articolo abbiamo capito che le Gimnosperme sono piante antiche, alcune comparvero prima dei Dinosauri, altre ebbero la loro massima espansione proprio nel periodo in cui sul nostro Pianeta regnavano questi "Rettili Giganti" e che non tutte le Gimnosperme sono Conifere.
Sebbene come numero di specie non possano competere con le Angiosperme, le Piante a "seme nudo", rimangono gli essere viventi più grandi (Taxodium mucronatum e Sequoiadendron giganteum), alti (Sequoia sempervirens) e longevi (Pinus longaeva) al Mondo.

Anche nella distribuzione abbiamo notato come le Conifere riescano a spingersi laddove il freddo non permetterebbe a nessun altra pianta ad alto fusto di sopravvivere (Taiga, alta montagna, etc.), dominando questi ambienti ed in generale i climi temperati freddi.

Si può osservare anche come le Cicadofite, la seconda divisione per numero di specie, abbiano un areale completamente diverso e non soprapposto a quello delle Conifere, prosperando solo in zone tropicali o comunque calde.

Nuova Vegetazione Conifere

Paesaggio Montano con Larice in Primo Piano

venerdì 6 luglio 2018

L'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii), un Arbusto Infestante dai Fiorellini Lilla

La Cina è collocata nell'Emisfero Boreale ma, data la notevole estensione lungo i meridiani, ha al suo interno climi molto diversificati. Non sorprende quindi che questa nazione sia la terra nativa di innumerevole specie vegetali.
Capitava così che gli esploratori dell'epoca scoprissero piante da fiore od arbusti ornamentali a loro del tutto sconosciuti e decidessero di portarne qualche seme in patria.
Ed è proprio in questo modo che l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) arrivò in Europa ed, a fine '800, anche in Italia.

Infiorescenza Buddleja davidii

Storia, Origine e Diffusione :

Inizialmente l'Albero delle Farfalle era coltivato nei giardini privati, dove coi suoi bei fiori ornava i vialetti e nutriva gli insetti; tuttavia, dopo pochi anni, la pianta scappò al controllo umano e si diffuse molto velocemente, inselvatichendosi in molte aree d'Italia (soprattutto nel settentrione) e diventando invasiva.

Sebbene originaria della Cina, oggigiorno la Buddleja davidii è presente su tutto il territorio nazionale, con minor diffusione nelle aree più calde del Sud Italia.
Nelle regioni del Nord Italia (es. Lago Maggiore), dove è ormai naturalizzata, diventa infestante e può soffocare la flora autoctona.
L'Albero delle Farfalle riesce a prosperare e crescere velocemente praticamente ovunque, dalle pianure sino alla bassa montagna, e si ritiene sia una specie pioniera su suoli nudi (es. dopo disboscamento), ma si sviluppa molto bene anche nelle aree dismesse, ai bordi dei binari ferroviari, lungo le strade, nelle scarpate ed ai margini dei boschi, dove cresce in consociazione con la Fitolacca ed il Sambuco.
Il grado d'invasività è accentuato anche dal fatto che la pianta riesce a colonizzare anche habitat proibitivi per altre specie, come muretti a secco o tra le rocce, dove le sue radici si accontentano della pochissima terra presente negli "spazi vuoti".


Le Specie Più Rappresentative del Genere :

Buddleja (italianizzato Buddeleia) è un ampio genere appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae (sin. Buddlejaceae).
Tra le oltre 100 specie del genere, la Buddleja davidii è quella più comune in Italia, nonché quella che approfondirò in questo articolo, tuttavia esistono altre specie interessanti, provenienti da tutto il mondo come :

  • Buddleja globosa : nativa del Sud America (Cile ed Argentina), è forse la seconda più diffusa in Italia ed è caratterizzata dall'avere un'infiorescenza dalla forma globosa, formata da fiori giallo-arancioni.
  • Buddleja glomerata : pianta adattatasi ai climi semi-desertici del Sud Africa, ha foglie dal peculiare color argento e fiori gialli (che ricordano quelli della Mimosa), raccolti in un corimbo allungato.
  • Buddleja officinalis : specie che, diversamente dalle altre, non ha una fioritura estiva ed, in climi miti, può fiorire anche in Gennaio o persino per Natale. Sensibile ai geli intesi.
  • Buddleja salviifolia : produce infiorescenze con numerosissimi fiorellini, ha foglie che ricordano molto quelle della Salvia che si utilizza in cucina.
  • Buddleja crispa : cresce in quota, sugli altopiani dell'Himalaya e nelle aride vallate del Pakistan e dell'Afganistan. Dotata di portamento elegante, è stata spesso incrociata per ottenere ibridi ornamentali.
  • Buddleja loricata : nativa del Sud Africa, si differenzia per aver fiori color bianco (e non lilla-viola).
  • Buddleja lindleyana : di origine Cinese, può essere sempreverde o decidua a seconda del clima. Produce fiori dalla peculiare forma tubulare, raccolti in lunghe infiorescenze "pendenti".
  • Buddleja colvilei : origine Himalyana, possiede fiori di quasi 2 cm di diametro (0.8 in), i più grossi tra tutte le specie del genere. Questi fiori, inoltre, hanno l'atipico color rosa-rosso.
  • Buddleja alternifolia : portamento ricadente, che può ricordare quello del Salice (seppure sia di dimensioni ben più contenute). E' l'unica specie di Buddelja ad avere le foglie alterne (e non opposte)
  • Buddleja saligna : chiamato anche "falso Olivo" per via del fogliame simile, è una delle poche specie che si sviluppa come albero (e non come arbusto), raggiungendo (e talvolta superando) i 10 metri (33 ft) di altezza.

Foglie Buddleja davidii

Fiori Buddleja davidii

Com'è Fatto l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) - Botanica e Fisiologia :

B. davidii è una specie decidua che si sviluppa sotto forma di arbusto ramificato sin dalla base e può raggiungere (occasionalmente) un'altezza massima di 5 metri (16 ft), anche se di solito la si trova di dimensioni più esigue.
Il portamento è un tratto peculiare; questa specie, infatti, possiede tronchi basali che crescono eretti, ma alla sommità diventano esili e flessibili, ricadendo verso il basso. Non è raro che l'estremità dei rami tocchi terra, disegnando un arco di 180°.
Le radici, in terreni drenanti, possono spingersi sino a notevole profondità e sono in grado di farsi strada anche nelle fessure più minute, accontentandosi di poca terra.
Le foglie dell'Albero delle Farfalle sono caduche, lanceolate, opposte, la lamina superiore è liscia e verde, mentre quella inferiore è grigiastra e pubescente. In autunno, prima di cadere, si tingono di giallo.

L'infiorescenza è una grossa pannocchia conica che viene prodotta all'apice dei nuovi rami (quelli prodotti in primavera) e può raggiungere una lunghezza di oltre 30 cm (12 in). Queste infiorescenze sono composte da una miriade di piccoli fiori ermafroditi, che emanano una leggera fragranza di miele ed hanno un colore variabile dal rosa-lilla, sino al viola inteso, a seconda della varietà.
La B. davidii ha una fioritura prolungata e rifiorisce più o meno per tutto il periodo estivo, indicativamente dal mese di Giugno, fino a Settembre ed oltre se il clima lo permette.
C'è però da dire che le infiorescenze prodotte dai tralci del secondo e terzo flusso vegetativo sono tendenzialmente più piccole.
I fiori profumati e ricchi di nettare attirano gli insetti pronubi, che provvedono all'impollinazione. Tra i vari insetti impollinatori, i Lepidotteri (Farfalle e Falene) sembrano essere quelli che più gradiscono i fiori di Buddeleja ed è facile osservare eleganti farfalle che, col loro movimento flemmatico, si posano di fiore in fiore; da qui deriva il nome "Albero delle Farfalle".

I frutti sono delle capsule allungate color marrone legno, al cui interno sono presenti tanti piccoli semi. Si pensa che una singola pianta possa produrre sino a 3 milioni di semi per stagione, che vengono dispersi nell'ambiente tramite vento, acqua ed animali.
L'elevato numero di semi prodotti, la facilità con cui vengono trasportati, oltre al fatto che rimangono vitali a lungo e possono germinare dopo anni, è un altro fattore che rende la B. davidii pericolosamente infestante.
Per chi la coltivasse nel proprio orto o giardino, potrebbe essere utile rimuovere le infiorescenze non appena appassiscono, così da evitare la produzione di frutti/semi, limitandone l'espansione fuori dai "confini domestici".

Infiorescenza Albero delle Farfalle

Infiorescenza Buddleja davidii

Fiori Albero delle Farfalle


Come Piantare e Crescere la Buddleja davidii ? - Coltivazione, Clima e Cure

L'Albero delle Farfalle è venduto come pianta ornamentale, ma può essere utile anche per attrarre insetti nel proprio orto, contribuendo così all'incremento della bio-diversità locale, all'impollinazione di piante ed ortaggi e favorendo gli equilibri ecologici tra preda e predatore.

B. davidii, un po' come tutte le piante invasive, è molto facile da coltivare e non richiede particolari cure. Essa è infatti rustica, resistente all'inquinamento atmosferico e tollerante sia alle avversità abiotiche, che alle malattie; inoltre si sviluppa bene su tutti i terreni, da quelli pesanti ed argillosi, sino a quelli poveri e sabbiosi.
Le concimazioni possono aiutare a formare qualche infiorescenza in più ma, in un normale suolo da giardino, sono del tutto superflue.

La resistenza al freddo è buona, anche se non ottima e può sopportare senza danni temperature minime di circa -20 ° C (-4° F). Se le temperature fossero inferiori per lunghi periodi (cosa improbabile in Italia), la parte aerea secca e muore, ma se qualche gemma radicale sopravvive, nella primavera successiva riformerà la chioma.
Sebbene ami l'acqua, la specie è tollerante agli ambienti Xerofili. In luoghi molto secchi è tuttavia consigliabile qualche irrigazione, in assenza della quale la pianta non morirebbe, ma avrebbe una fioritura decisamente meno copiosa ed una crescita stentata.
L'adattabilità è anche nei confronti della luce, infatti, pur preferendo esposizioni in pieno Sole, si sviluppa bene anche a mezz'ombra e, fiorendo pochissimo, persino all'ombra.

La crescita stagionale è notevole ed i tralci dell'anno possono arrivare a superare il metro (40 in) di lunghezza.
La potatura, che va eseguita durante il periodo di riposo vegetativo, potrà essere anche molto severa. Solitamente si accorciano drasticamente i lunghi rami ricadenti dell'annata, lasciando solo poche gemme alla base. Potare in questo modo permette di contenere la chioma, rendendola più ordinata e meno "arcuata"; inoltre la potatura non pregiudica la fioritura, in quanto le infiorescenze sono situate all'apice dei rami che verranno prodotti nel corso della successiva stagione.
Tagliando in questo modo la chioma si rinnova quasi interamente ogni anno.


Come Si Riproduce l'Albero delle Farfalle ?

La specie si riproduce agevolmente tramite semina (ciò che avviene allo stato selvaggio), tuttavia in commercio sono vendute cultivars selezionate, che devono necessariamente essere moltiplicate per via vegetativa.
Ecco le varietà più note di  Buddleja davidii:

  • Black Knight : clone tra i più venduti, ottenuto in Olanda a metà '900. Si caratterizza per aver fiori color viola scuro.
  • Blue Horizon : recente selezione con fiori blu zaffiro.
  • Camberwell beuty : varietà nana a fiori lilla, che non supera il metro e mezzo d'altezza.
  • Dartmoor : ha un'infiorescenza ramifica e non compatta come tipico della specie.
  • Monite : possiede fiori bianchi.
  • Royal Red : arbusto vigoroso ed espanso, produce fiori color rosso-violaceo.

Per mantenere queste le caratteristiche, i cloni vengono moltiplicati per talea (legnosa o semi-legnosa), per margotta o per propaggine. La specie ha una spiccata attitudine a produrre stoloni sotterranei e la propagazione può avvenire anche prelevandone uno di essi. 

Albero delle Farfalle Naturalizzato

Rami Buddleja davidii

Fioritura i Buddleja davidii