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martedì 19 giugno 2018

Dove Cresce la Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora) ?

Bersi un buon caffè è uno di quei piaceri a cui pochi rinunciano, ma quanti saprebbero riconoscere la pianta che produce i preziosi chicchi da cui si ricava il caffè ?

Nelle prossime righe vorrei fare una panoramica sulla Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora), ripercorrendone la storia, ma fornendo anche informazioni utili a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione, sia in Italia, che nei luoghi più caldi.

Come vedremo più avanti, la Pianta del Caffè cresce in climi tropicali ma, con qualche accorgimento, si possono ottenere discreti risultati anche in climi temperati, coltivandola in vaso e riparandola durante i mesi più freddi.

Frutti Maturi Coffea arabica


Coffea arabica
Origine, Generalità e Diffusione :

I Caffè, così come le altre bevande con alla base la stessa essenza (caffeina), sono ricavati non dai frutti, bensì dai semi dell'Albero del Caffè che, prima di essere macinati, devono essere essiccati e tostati.

Fino a questo momento ho parlato genericamente di "Pianta del Caffè", ma in realtà, all'interno del genere Coffea, esistono almeno 3 specie coltivate a livello commerciale e molte altre diffuse su scala locale.
Tutte le specie impiegate per la produzione del Caffè sono native dell'Africa, anche se oggi vengono coltivate in tutte le zone tropicali del Mondo, di seguito le principali :

  • Coffea arabica : originaria degli altopiani Etiopi, è naturalizzata anche nello stato dello Yemen. Fu probabilmente la prima specie ad essere addomesticata ed utilizzata per la preparazione di bevande. Le prime testimonianze scritte del Caffè risalgono al 1400 e si collocano proprio nella penisola Arabica. C. arabica è la specie più coltivata (circa 70%) e, diversamente dalla C. canephora, è autofertile, ma meno adattabile come habitat, crescendo rigogliosa solo in montagna, a mezz'ombra e con elevata umidità. In generale è da considerarsi il Caffè dal gusto più buono, delicato e bilanciato.
  • Coffea canephora (sinonimo Coffea robusta) : è autosterile, di conseguenza è essenziale la presenza di più piante "non clonali" affinché avvenga l'impollinazione incrociata. Questa specie è nativa delle zone comprese tra Uganda, Tanzania ed Angola ed, a differenza della C. arabica, può crescere anche al piano, in zone esposte al Sole ed è più rustica, resistendo meglio a patogeni e malattie. Un seme di C. robusta contiene il doppio della caffeina contenuta in uno della C. arabica, questo comporta un sapore più amaro e forte. Un'altra differenza agronomica tra le due specie è che la "Robusta" cresce più vigorosa, raggiunge un'altezza superiore ed ha una produzione di frutti più abbondante.
  • Coffea liberica : come facilmente intuibile, questa specie di Caffè è originaria delle foreste della Liberia (e Costa d'Avorio), ma è molto diffusa e coltivata nelle Filippine ed in Indonesia, dove si è addirittura naturalizzata. Come importanza risulta la terza specie a livello mondiale, sebbene la diffusione e commercializzazione dei suoi semi non possa essere minimamente paragonata alle due specie citate in precedenza (circa il 2%). Rispetto alla C. arabica, la C. liberica è più alta e può raggiungere i 20 m di altezza (65 ft), possiede foglie molto grosse, produce semi allungati ed i frutti, che sono grossi il doppio, richiedono circa 14 mesi per maturare. Infine i fiori sono più profumati ed, essiccati, vengono venduti come aromatizzanti. 

Diversi Semi di Caffè


Specie di minor importanza o curiose del genere Coffea :

  • Coffea charrieriana : piccolo arbusto scoperto negli anni '80 in Camerun, sugli scoscesi pendii della foresta pluviale. C. charrieriana ha la peculiarità di produrre chicchi di caffè naturalmente privi di Caffeina. Nel 2008 fu riconosciuta come una delle specie vegetali più "promettenti", in quanto potrebbe permettere di ottenere una Caffè decaffeinato, senza che i "normali" chicchi (es. di C. arabica) debbano essere sottoposti a processi chimici per rimuovere la caffeina.
  • Coffea magnistipula : nativa del Cameron e Gabon, cresce al piano nelle umide foreste tropicali. Produce delle stipule che trattengono l'acqua e, diversamente da tutte le altre specie di Caffè, produce radici avventizie, con le quali si aggrappa ai fusti delle altre piante.
  • Coffea stenophylla : cresce in Sierra Leone, i suoi frutti (a maturazione) sono di color viola scuro (e non rossi), ha una maggior resistenza alla siccità, ma è poco coltivato.
  • Coffea mauritiana : endemica delle Mauritius (e Reunion), si sviluppa sotto forma di piccolo albero, con foglie lisce che assomigliano a quelle della Camelia invernale, più che a quelle della C. arabica
  • Coffea racemosa : tipica del Mozambico, può perdere le foglie durante la stagione secca, si sviluppa bene anche in ambienti poco piovosi e produce chicchi di Caffè con una concentrazione di Caffeina pari a circa la metà rispetto ai chicchi di C. arabica.

Gemme a Fiore Coffea arabicaOggigiorno il massimo produttore di Caffè al mondo è il Brasile, con una produzione superiore al doppio rispetto a quella del Vietnam, il secondo in classifica ed a seguire Colombia, Indonesia ed Etiopia.
In molte zone subtropicali (es. Florida) la coltivazione del Caffè è possibile, ma la ridotta produttività non renderebbe competitivi eventuali impianti ed è per lo più coltivato a livello amatoriale, negli Orti o per abbellire il giardino.
In Italia la Pianta del Caffè è venduta in molti vivai, ma è utilizzata prevalentemente come pianta d'appartamento, condizione che tollera discretamente bene.

Boccioli Pianta del Caffè


Fiori Coffea arabica


Com'è Fatta la Pianta del Caffè ? - Botanica e Fisiologia

Coffea arabica è una specie sempreverde di origine tropicale che si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto dalla chioma a forma piramidale che, se non potato, raggiunge un'altezza di circa 5-6 m (16-19 ft) o poco più.
Tutte le specie del genere Coffea appartengono alle Rubiaceae, una famiglia di distribuzione prevalentemente tropicale, di cui fanno parte anche le Gardenie.

Il tronco di questa specie cresce eretto e con gli anni tende a sfaldarsi, mentre i rami sono disposti a raggiera intorno ad esso, con quelli alla base che, essendo più vecchi, sono più lunghi rispetto a quelli vicini all'apice.
Se vogliamo, il portamento può ricordare quello delle Conifere (es. Abete), con una scarsa attitudine a formare vere e proprie branche.

Nuove Foglie Pianta del CaffèL'apparato radicale è superficiale, ma piuttosto esteso e ramificato. Si pensa che il 90% dell'assorbimento avvenga nei primi 25 cm (10 in) di suolo ed entro 1 m di distanza (40 in) dal tronco; tuttavia, in ambienti secchi e permeabili, gli apici delle radici possono arrivare anche ad una profondità superiore al metro.
Foglie Coffea arabica
Le foglie della Pianta del Caffè sono lucide, di color verde intenso, a forma ovale appuntita ad un'estremità, dal caratteristico andamento ripiegato (a zig zag) e ricordano molto quelle della Gardenia.
I fiori vengono prodotti a livello dell'ascella fogliare, sbocciano raggruppati e, nelle zone più vocate, possono essere numerosissimi e ricoprire quasi interamente la pianta. Essi sono bianchi, a forma "di stella", dotati di picciolo e possono emanare una piacevole fragranza.
Personalmente trovo che abbiano una vaga somiglianza con i fiori della Carissa.
Nelle zone equatoriali la fioritura può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno, spostandoci più verso i tropici, essa tende ad essere più copiosa sul finir dell'inverno. In realtà, più che dal clima, l'induzione a fiore delle gemme è stimolata dalla presenza/assenza di frutti; in altre parole i rami carichi di frutti avranno un scarsa/nulla fioritura, mentre quelli in cui i frutti sono stati raccolti fioriranno, in quanto la formazione delle gemme a fiore non sarà più inibita. Questo fenomeno è osservabile anche all'interno di una stessa pianta, in cui i rami fioriti saranno anche quelli privi (o scarichi) di frutti.

In seguito all'impollinazione, l'ovario inizia a trasformarsi in frutto. Questo processo è lento ed, in un primo momento, si vedrà giusto un puntino verde che rimane sempre delle stesse dimensioni. In seguito la drupa continuerà a crescere, per poi avere una seconda stasi. Infine, dopo circa 9-10 mesi (variabili anche in funzione della temperatura), i frutti verdi (immaturi) vireranno al color rosso, indice dell'avvenuta maturazione. All'interno di ogni singolo frutto possiamo trovare 1-2 semi, che rappresentano il classico chicco di caffè.
La polpa dolce e fresca del frutto del caffè è davvero poca, ma può essere gradevole assaggiarla; la bassa concentrazione di caffeina le fa infatti avere un gusto delicato e non amaro come si potrebbe pensare.

Pianta di Caffè Coltivata in Vaso

Tronco Coffea arabica

Pianta di Caffè alle Canarie

Come Coltivare la Pianta del Caffè ? - Condizioni di Crescita, Esposizione, Clima

C. arabica è una pianta tropicale ma, contrariamente a quanto si creda, non ama il caldo torrido, tipico dell'estate mediterranea.
Nell'areale d'origine cresce in montagna, vicino all'equatore, ma ad una quota superiore ai 1400 m (4590 ft).
In queste zone non ci sono né grosse differenze tra le stagioni, né fluttuazioni di temperatura e le piogge sono più abbondanti e meglio distribuite rispetto alle aree pianeggianti.
In altre parole la Pianta del Caffè si sviluppa al meglio con temperature costanti tutto l'anno, senza eccessi né verso l'alto, né verso il basso; giusto per capirci, la temperatura ideale di crescita è di 24° C (75° F) di giorno (massima) e 14° C (57° F) di notte (minima).
Se le temperature sono costantemente elevate, la pianta entra in sofferenza, ha una crescita stentata ed una produzione limitata.
Ovviamente, più ci si allontana dall'equatore e più la quota di coltivazione si abbassa, ma in pianura la produzione della C. arabica è scarsa ed è preferibile coltivare la C. charrieriana.

A questo punto ci si pone la fatidica domanda : "E' possibile coltivare la Pianta del Caffè in Italia, in pieno campo e senza protezioni ?"

La risposta è più no che sì. Sicuramente data la scarsa resistenza al freddo bisogna trovare una zona esente da gelo, ma anche evitare zone con temperature minime costantemente poco sopra lo zero e con massime invernali inferiori ai 15° C (59° F).
Le coste più riparate di Sicilia e Calabria potrebbero avere queste caratteristiche ed una Pianta di Caffè adulta, magari accostata ad un muro e con qualche protezione, potrebbe sorpassare l'inverno con pochi danni. Purtroppo nelle stesse zone l'estate sarebbe troppo torrida e siccitosa per uno sviluppo ideale.
Detto questo, l'unico modo per saperlo è provare, anche fosse solo per esperimento.

E' risaputo che C. arabica gradisca esposizioni a mezz'ombra, specialmente se coltivata al piano. Questo non vuol dire che possa fruttificare abbondantemente nel mezzo di una fitta foresta pluviale, semplicemente gradisce un ambiente luminoso, ma non il Sole cocente dall'alba al tramonto; tuttavia, nelle zone di alta montagna nelle quali le temperature sono più contenute, cresce e fruttifica meglio se esposta in pieno Sole.
In luoghi più caldi viene invece coltivata alla base di piante ad alto fusto dalla chioma poco densa, oppure circondate da piante da ombra, come l'Avocado. Altri alberi utilizzati a tale scopo sono gli Eucalipti, come ad esempio la specie Eucalyptus grandis.
In condizioni di impossibilità a creare una zona ombreggiata, meglio prediligere C. robusta, sicuramente meno incline a scottature da eccessiva insolazione.

Il terreno ideale per la Pianta del Caffè deve essere soffice, drenante, fertile, a pH sub-acido, ricco di humus e che si mantenga piuttosto umido. Quest'albero ha un fabbisogno idrico medio-elevato ed in posti con una lunga stagione secca (oltre 2 mesi) bisognerà intervenire con frequenti irrigazione, soprattutto durante i primi anni dall'impianto.
In un buon terreno, o rinvasando frequentemente, le concimazioni non sono strettamente necessarie.

Giovane Piantina Coffea arabicaIn Italia C. arabica è resistente alle patologie e, solitamente, ci possono essere solo dei lievi attacchi di afidi durante i mesi estivi. Nei luoghi d'origine, invece, è soggetta a diverse malattie.

Piantina di Caffè di Pochi MesiLa specie ben si presta ad essere coltivata in vaso, rimanendo di dimensioni contenute e tollerando, qualora fossero necessarie, anche energiche potature; inoltre può svilupparsi bene anche con le condizioni di umidità, luminosità e temperature, tipiche di una casa, dove viene apprezzata come pianta d'appartamento, per le belle foglie brillanti.
Se si tiene la pianta in casa tutto l'anno difficilmente fiorirà, ma se nelle stagioni in cui è possibile la si farà crescere all'aperto, facendole prendere qualche ora di Sole diretto al giorno, non è raro ottenere anche qualche chicco di caffè.

Come Si Semina la Pianta del Caffè ? Riproduzione e Cure

Le Piantine di Caffè sono armai diventate di moda ed è facile trovarle nei vivai, spesso alte come un bicchiere e germinate da poche settimane.
Il metodo di propagazione più semplice e diffuso è la semina. Questa operazione, come facile intuire, non si può fare con i semi tostati che si trovano in commercio, ma si dovrà partire da un seme fresco o comunque non più vecchio di qualche mese.
Ricordatevi di prendere semi provenienti da frutti maturi, che hanno una maggior probabilità di germinare.
Mettete in ammollo i semi per circa 12/24 ore in un bicchiere contenente acqua a temperatura ambiente. Successivamente posizionate i semi in un vaso e riponetelo in un luogo ombroso, con una temperatura di circa 25° C (68° F). In Italia, all'aperto, il periodo migliore per seminare va da Maggio sino a metà Estate (Settentrione)/ fine dell'Estate (Meridione).
La percentuale di germinazione non è elevatissima, conviene quindi interrare più semi nello stesso vaso e, semmai, diradare successivamente; inoltre è un processo tutt'altro che celere e, da quando avrete seminato, possono trascorrere anche oltre due mesi prima che emergano le foglioline (cotiledoni).

La crescita iniziale è piuttosto lenta, ma superato il primo anno di età, la pianta inizierà a crescere discretamente. Per la prima fioritura/fruttificazione bisogna attendere in media 2-4 anni, anche se, negli impianti commerciali, la produttività massima si ha tra il settimo ed il ventesimo anno.
La Pianta del Caffè è mediamente longeva e può arrivare a vivere anche 100 anni, sebbene nella fase senile si abbia una netta riduzione di frutti.
Ricordatevi, se aspirate ad avere dei frutti è meglio far crescere una pianta a tronco singolo per ogni vaso, rinvasando di anno in anno. A livello ornamentale, invece, si possono lasciare anche più piante in un unico vaso, indirizzando la crescita verso un portamento arbustivo.

Tuttavia seminare non garantisce la moltiplicazione di una determinata cultivar, in quanto tutti i semenzali ottenuti saranno eterogenei.
Se si vogliono tutte piante identiche tra di loro si deve necessariamente passare attraverso un metodo di riproduzione vegetativo, come ad esempio la Talea e l'Innesto.

Spero che quest'articolo (e queste foto) vi abbia tolto la curiosità di capire da dove provenga l'essenza che assaporate tutti i giorni, bevendo semplicemente una tazzina di Caffè e che vi stimoli a tentare, senza grosse pretese, la sua coltivazione.

Fioritura Coffea arabica

Frutti Immaturi Coffea arabica

Frutti Maturi Pianta del Caffè

giovedì 7 giugno 2018

Paulonia (Paulownia tomentosa), l'Albero Ornamentale dai Fiori Viola

Molti di voi conosceranno la Paulonia (Paulownia tomentosa) come maestosa pianta ornamentale che, nella tarda primavera,  produce vistosi fiori color lilla/viola (o talvolta bianchi); tuttavia la Paulonia non è utilizzata solo per adornare parchi o grossi giardini, ma è coltivata anche per il suo prezioso legno, soprattutto le due specie Paulownia elongataPaulownia tomentosa.

Il legno di Paulonia è di bell'aspetto, di notevole leggerezza, è un ottimo isolante, sia acustico, che termico, che elettrico ed infine è facilmente lavorabile (bassa durezza). Tipico della tradizione Giapponese, è utilizzato per la creazione di strumenti musicali, ma anche per produrre mobili ed infissi.

In questo articolo vorrei fornire qualche informazione e fare un po' di chiarezza sull'Albero della Paulonia.

Fioritura Paulownia tomentosa


Origine e Diffusione :

Il genere Paulownia, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae (o semplicemente Paulowniaceae, secondo la classificazione APG), è formato da un numero di specie compreso tra 6 e 17, a seconda della classificazione botanica.

Paulownia tomentosa è una specie nativa della Cina meridionale, dove è coltivata da diversi secoli sia per il suo legno, sia a scopo ornamentale o per formare viali alberati.
La Paulonia fu esportata in America intorno alla metà dell'800 e da lì si espanse velocemente. Anche in Europa è molto diffusa e, crescendo in diversi habitat, la si può ritrovare praticamente ovunque, dai margini dei boschi, ai lati delle strade, dalle zone dismesse, agli spazi tra i binari ferroviari.

Il nome del genere (Paulownia) fu dato in onore della regina Russa Anna Pavlovna, mentre l'epiteto della specie "tomentosa", che dal latino si può tradurre con "ricoperta da peli", è da riferirsi alla peluria presente sulle foglie.

La Paulonia, per via della sua grande adattabilità e della crescita vigorosa, si impone su molte altre specie ed, in zone incolte, può diventare infestante.


Com'è Fatta la Pianta della Paulonia ? - Botanica e Fisiologia

Paulownia tomentosa è una specie decidua ad alto fusto, sebbene in zone subtropicali possa comportarsi come una sempreverde. Questa pianta raggiunge un'altezza di 25 m (82 ft), con una chioma tondeggiante e molto espansa, che la fa sembrare ancora più imponente.
La P. elongata ha invece un portamento assurgente, rendendola più adatta agli impianti fitti per l'ottenimento di legno, ma sicuramente meno attraente.

Le foglie della Paulonia sono opposte, di grosse dimensioni, a forma di cuore ed assomigliano molto a quelle del Tamarillo.

I fiori, lunghi circa 5 cm (2 in), sono raggruppati in un'infiorescenza a grappolo che spunta dall'apice dei rami e si protende verso l'alto. I fiori emanano una leggera fragranza, hanno un colore che varia dal bianco, al lilla, al viola tenue ed hanno una forma ad imbuto, che ricorda quella dei fiori di Bignonia.
La fioritura, in Italia, avviene nella tarda primavera, indicativamente nel mese di maggio, mentre le gemme a fiore si differenziano tra inizio autunno ed inverno.
Nel Nord Italia la fioritura potrebbe essere altalenante e non sempre copiosa, anche perché le gemme a fiore potrebbero essere danneggiate da temperature particolarmente rigide.

I frutti sono delle capsule ovali che, a maturazione, sono di color marrone e si aprono lasciando fuoriuscire i semi, i quali sono dotati di "piccole ali", che permettono loro di essere trasportati efficacemente dal vento.

Fiori Paulownia tomentosa

Frutti Immaturi Paulownia tomentosa
Come Crescere la Paulonia ? - Coltivazione, Potature e Cure

La Paulonia è una pianta molto (troppo) facile da coltivare ed, anzi, si può considerare invasiva, crescendo praticamente ovunque. Inoltre è uno degli alberi a crescita più veloce che esista e, in una sola stagione vegetativa, può crescere di diversi metri.
Frutti Maturi Aperti Paulownia tomentosaL'elevata vigoria le permette di imporsi sulle altre specie, per di più la Paulonia è una pianta C4, ovvero, rispetto alla maggior parte delle altre piante, utilizza una via metabolica alternativa per la fissazione del Carbonio durante la fotosintesi clorofilliana.
Il ciclo C4 è più comune nelle erbe (le piante sono di norma C3), ma è più efficiente nel risparmiare acqua, motivo che rende le piante C4 più tolleranti alle carenze idriche.

Paulownia tomentosa può crescere ovunque in Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia e mostra un'elevata resistenza al freddo, che le permette di tollerare temperature invernali di circa -20° C (- 4° F). Se le temperature fossero più rigide (cosa rara al piano, sulla nostra penisola) il legno può essere danneggiato, ma solitamente in primavera la pianta rigetta dalle vigorose radici.

La Paulonia cresce bene su tutti i tipi di terreno a patto che la salinità non sia eccessivamente alta. La crescita più veloce si ha però in terreni leggeri, fertili, drenanti, profondi e non eccessivamente rocciosi/compatti.

Questa pianta, da un lato ha un ciclo C4 (che le fa risparmiare acqua), dall'altro ha foglie enormi, dalla cui superficie si ha un'elevata perdita di acqua per evaporazione. Bilanciando le due cose potremmo asserire che la Paulonia, da affrancata, è una pianta piuttosto resistente alla siccità, ma se coltivata in vaso o nei primi anni di vita, potrebbe richiedere qualche innaffiatura.
In ambienti aridi e secchi, se cresciuta con poca acqua, la Paulonia difficilmente la pianta muore, ma riduce drasticamente la velocità di crescita.

Nel scegliere la posizione adatta alla piantumazione, ricordatevi che quest'albero

  • Ha bisogno tanto spazio, data la chioma espansa
  • Ama un'esposizione soleggiata e mal si sviluppa all'ombra
  • E' tollerante nei confronti dell'inquinamento atmosferico
  • Date le foglie molto grandi non è adatta alle zone eccessivamente ventose

La P. tomentosa non è attaccata da molti patogeni e, anche qualora si ammalasse, le malattie non sono mai tali da compromettere lo sviluppo od uccidere la pianta.
Se non ci sono problemi di spazio, la Paulonia si sviluppa armoniosamente anche senza interventi di potatura; ciò nonostante regge potature anche drastiche ed energiche, sebbene la rimozione dell'apice vegetativo comprometta la produzione di fiori durante la successiva stagione.

La Paulonia si può moltiplicare per talea, ma la propagazione per semina è di gran lunga più comune, anche perché le nuove piante si sviluppano velocemente già dal primo anno di età.
Altri metodi di riproduzione sono marginali e non presentano particolari vantaggi.


venerdì 25 maggio 2018

Cosa Provoca l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? - Trattamenti, Cure e Prevenzione

L'Olivo o Ulivo (Olea europaea) è la pianta simbolo del Mediterraneo e, soprattutto nel Sud Italia, è coltivata in ogni angolo.
Sebbene l'Olivo sia una pianta rustica, non è immune alle patologie e, in particolar modo nei luoghi meno vocati, alcune di esse possono compromettere la fruttificazione o la sopravvivenza dell'intero albero.

Oggi vorrei parlare dell'Occhio di Pavone, una malattia crittogamica nota anche come Cicloconio dell'Olivo o Vaiuolo e di come combattere e debellare il fungo patogeno Spilocaea oleaginea (o Cycloconium oleaginum), l'agente eziologico di tale malattia.

Foglie Colpite da Occhio Pavone Olivo

Quando Compare e Come Si Riconosce il Cicloconio dell'Olivo ?

Spilocaea oleaginea attacca tutte le parti verdi della pianta, comprese le Olive in maturazione; tuttavia gli effetti più gravi si riscontrano sulle foglie, in particolar modo su quelle più vecchie.
Il periodo in cui si hanno i massimi effetti della malattia è generalmente compreso tra autunno e primavera, sebbene in zone ad inverno freddo si possa avere una stasi durante questa stagione.
In Estate, almeno in Italia, le infezioni sono ridotte o meglio "silenti", in attesa delle piogge autunnali.

I sintomi dell'Occhio di Pavone sono facilmente distinguibili. Sulla pagina superiore delle foglie si presentano delle macchie concentriche, dapprima piccole e brune, poi via via più grosse e grigiastre, fino ad assumere (talvolta) tonalità giallognole.
Queste macchioline sono disposte in ordine sparso, in numero variabile a seconda del tipo di foglia (generalmente le foglie della nuova vegetazione ne hanno poche o niente) e dell'entità dell'infezione. 
La colorazione gialla sfumata, particolarmente evidente con le alte temperature di fine primavera, e la forma dell'alone, ricordano gli Occhi presenti sulla coda del Pavone, da qui il nome "Occhio di Pavone".


Quali Danni Provoca l'Occhio di Pavone ?

Cominciamo col dire che questa malattia fungina è diffusa su tutto l'areale olivicolo italiano ma, attacchi leggeri, non hanno effetti particolarmente deleteri sull'Olivo e non compromettono necessariamente la produzione dell'anno. 

Quindi, se l'infezione riguarda una piccola percentuale delle foglie, non c'è da preoccuparsi, ma se l'attacco fosse intenso ed esteso?

Cicloconio OlivoCome già detto Spilocaea oleaginea è un fungo patogeno che si localizza a livello sub-cuticolare (la cuticola è il primo strato cellulare delle foglie, col compito di proteggerle dalla disidratazione). Il fungo si nutre e sfrutta l'Olivo, riducendo l'attività fotosintetica delle foglie e portando ad una prematura caduta delle stesse.
La defogliazione debilita l'Olivo, rendendolo più soggetto all'attacco di altri patogeni; inoltre la pianta tenterà di riformare la chioma, di conseguenza sarà favorita la formazione di gemme a legno (che produrranno foglie), a discapito delle gemme a fiore; conseguentemente si potrebbe avere, nella stagione successiva, una scarsa fioritura/raccolta. 
Nei casi più gravi si possono avere anche disseccamenti di interi rami.


Come Prevenire i Danni del Vaiuolo ? Quali Condizioni Climatiche Sono Più Sfavorevoli ?

Per prima cosa ci dobbiamo ricordare che le diverse cultivar di Olivo hanno un diverso grado di suscettibilità al Cicloconio, in zone particolarmente a rischio sarà dunque meglio optare per piante più tolleranti.

L'agente eziologico dell'Occhio di Pavone si sviluppa al meglio senza eccessi di temperatura, infatti i picchi massimi si hanno proprio durante le "mezze" stagioni. Temperature molto calde (o fredde) riducono la velocità di duplicazione del fungo ed il tempo che intercorre tra l'inoculo ed i primi sintomi sulle foglie. Inoltre un'eccessiva umidità o piogge continue favoriscono il diffondersi del patogeno.

Una potatura regolare, che permetta di arieggiare le chioma e di far si che non si creino zone di ombra (più umide), aiuta a contenere la malattia; così come la rimozione delle foglie malate cadute, che rappresentano un veicolo di inoculo.

Concimazioni ricche di Azoto sembrano diminuire la resistenza all'Occhio di Pavone, quindi, se nell'annata precedente ci fosse stata una forte infezione, sarà meglio limitare le concentrazioni dei sali d'azoto nei fertilizzanti.

In fine, un po' come per tutte le patologie, piante sane, ben nutrite e rigogliose, si ammalano meno e rispondono meglio alle avversità, sia biotiche che abiotiche. 

Cicloconio dell'Olivo

Come Curare l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? Quali Sono i Rimedi più Efficaci ?

Premesso che, se l'attacco è limitato, si può far fare tutto a "madre natura" e non utilizzare prodotti chimici. 
Se però si ipotizza che la pianta possa essere colpita in maniera diffusa o se l'anno precedente ci sono stati danni ingenti, si possono fare dei trattamenti preventivi con anticrittogamici a base di rame, tra cui è meglio preferire gli Ossicloruri, i quali hanno una minor tossicità rispetto alla Poltiglia Bordolese (Verderame).
Questi prodotti hanno effetti preventivi, inducono una cospicua caduta di foglie (riducendo l'inoculo), ma possono anche ridurre il differenziamento a gemme a fiore ed indurre la cascola dei frutti.

La lotta chimica si effettua anche utilizzando Dodina, la quale, rispetto agli Ossicloruri a base di rame, ha anche effetti curativi ed è più indicata in periodi di carica, quando si vuole combattere l'Occhio di Pavone, senza compromettere la produzione di Olive.

venerdì 18 maggio 2018

Quando Seminare i Piselli (Pisum sativum) nell'Orto ? - Coltivazione e Cure

Le leguminose, insieme ai cereali, sono tra le piante ad uso alimentare più coltivate dall'uomo. I Piselli (Pisum sativum), vuoi per la semplicità di coltivazione, vuoi perché i semi sono conservabili a lungo, furono tra le prime specie vegetali ad essere utilizzate su larga scala.
Nel medioevo i Piselli erano probabilmente il cibo più diffuso, soprattutto tra le classi più povere.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche informazione utile alla coltivazione dei Piselli, indicando qual è il periodo migliore dell'anno per seminarli e come farli crescere sani e produttivi.

Pisum sativum

Origine e Diffusione :

Pisum sativum è una specie orticola nativa del bacino Mediterraneo orientale. L'epoca in cui gli uomini iniziarono a coltivare i Piselli risale a quasi 10.000 anni fa e le fonti più autorevoli collocano le prime coltivazioni della specie nella Mesopotamia (attuale Iraq).

Oggigiorno i Piselli vengono coltivati in maniera intensiva in molte zone temperate dell'Occidente, tra cui l'Europa (Francia in primis) ed il Nord America, ma anche in aree più povere come le regioni dell'India settentrionale ai piedi dell'Himalaya e la Cina.

La Pianta dei Piselli fu anche l'organismo vivente su cui si fecero i primi studi di Genetica. Intorno al 1860, Gregor Mendel incrociò centinaia di piante di Piselli ed, osservando ed analizzando statisticamente la frequenza con cui comparivano i diversi caratteri fenotipici (fiori rossi o bianchi, piselli lisci o rugosi etc..), poté intuire con quali meccanismi venivano ereditati i vari geni (per maggiori dettagli clicca qua)


Quando Seminare i Piselli ? - Clima e Temperatura di Crescita

Pisum sativum è un ortaggio che mal sopporta il caldo ed, in pianura, non è adatto ad essere coltivato in Estate.
Nel Nord Italia il periodo migliore per piantare Piselli è quello primaverile. Seminando in Marzo si può avere il raccolto per fine Maggio, prima dell'arrivo del caldo torrido, il quale, oltre a ridurre sensibilmente la velocità di crescita ed il numero di fiori/frutti, può portare alla morte l'intera pianta.
Inoltre i Piselli resistono bene al freddo, personalmente li ho visti superare senza danni brinate primaverili nell'ordine dei -3° C (26,5° F), ma è probabile che reggano temperature anche più rigide; vi è dunque un limitato rischio di compromettere il raccolto a causa dei ritorni di freddo.
Tuttavia, nel Nord Italia, non si possono coltivare in inverno, poiché le temperature costantemente basse non ne permetterebbero la crescita.
Nel Sud Italia i Piselli possono essere piantati anche nel tardo autunno e, nelle zone più miti, addirittura in Inverno.

Tenete conto che la temperatura soglia per la germinazione si aggira attorno ai 4° C (39° F) e la temperatura media, per uno sviluppo ottimale, è di circa 18° C (64° F).

Piselli nell'Orto
Foglie Pisum sativum

Dove e Come Seminare i Piselli ? - Esposizione e Distanze d'Impianto

Pisum sativum è una specie microterma, adatta a luoghi freschi e poco siccitosi. A seconda delle varietà possono raggiungere altezze variabili ed essere o meno rampicanti.
Nell'orto potremmo riservare ai Piselli un angolino soleggiato, ma magari con un po' meno Sole di altre zone (che le riserveremo per piantare specie orticole tipicamente eliofile, come Melanzane e Pomodori).
Diciamo che l'esposizione soleggiata è preferibile, ma si possono avere risultati discreti anche laddove vi sia qualche ora di ombra al giorno.

I Piselli si riproducono generalmente per semina, tuttavia non sarete obbligati a partire da seme e potrete trovare in vendita direttamente le piantine; questo comporta un maggior costo, ma velocizza (di poco) i tempi.

Seminare è molto semplice, basta arare, fissare dei supporti (es. canne di bambù e rete) per permetter loro di arrampicarsi, interrare i semi e comprimerli leggermente con la terra.

I Piselli si possono piantare piuttosto fitti, seminandoli ad una profondità di 5 cm (2 in), a circa 10 cm (4 in) l'uno dall'altro, su file distanziate di 20 cm (8 in). In questo modo si avrà una densità di 60-70 piantine per metro quadrato.


Come Coltivare i Piselli ? - Crescita, Terreno, Concimazione ed Irrigazione

I Piselli sono molto adattabili e crescono anche in terreni piuttosto poveri. E' però fondamentale che il terreno sia ben lavorato, arieggiato e drenante; infatti questo ortaggio è poco tollerante ai ristagni idrici ed ai terreni eccessivamente compatti.
Ciò non vuol dire che i Piselli amino terreni secchi, anzi, le irrigazioni devono essere frequenti, ma poco abbondanti, dal periodo di semina, sino alla fioritura, dopodiché si potranno ridurre gradualmente, smettendo durante la maturazione dei baccelli.
Insomma le irrigazioni sono particolarmente importanti durante la prima fase del ciclo vegetativo e l'acqua deve essere fornita gradualmente, poco alla volta, evitando che il terreno si inzuppi, ma anche che secchi in superficie.

I Piselli appartengono alle leguminose (come Fave e Fagioli), una famiglia particolarmente rustica, che comprende molte specie in grado di arricchire di nutrienti il terreno in cui vengono coltivate.
Le piante dei Piselli sono degli Azotofissatori, ovvero riescono a prendere l'azoto gassoso presente nell'aria ed a trasferirlo nel suolo.

Per questo motivo la crescita dei Piselli, in un terreno mediamente fertile, è buona anche senza concimazioni ed, anzi, sarà lui ad apportare azoto al terreno, rendendolo disponibile per le coltivazioni future.
In terreni poveri (es. quelli sabbiosi) si possono utilizzare concimi a basso contenuto di azoto, prediligendo potassio e fosforo.
Come fertilizzante si può usare il Guano, mentre sarebbe meglio evitare il Letame, in cui è presente un'elevata quantità di azoto.

I Piselli sono considerati una coltura miglioratrice, in quanto, dopo la loro coltivazione, il terreno sarà più ricco di azoto (elemento indispensabile per la crescita) di quanto non lo fosse in partenza.

Bocciolo Pisum sativumIl ciclo colturale dei Piselli è relativamente breve ed, a temperature ottimali, bastano 3 mesi (o meno) dalla semina, sino alla maturazione/raccolta. Un ortaggio con un ciclo vitale così corto, per di più anche con basse esigenze termiche, rende la sua coltivazione ideale alla preparazione dell'orto per gli ortaggi "estivi".

Diverse specie possono vivere bene in consociazione ai Piselli, come ad esempio Ravanelli, Finocchi, Carote, Cetrioli e Cavoli, mentre è meglio evitare le specie della famiglia delle Liliaceae, come Cipolle ed Aglio.

Sebbene poco sensibile al fotoperiodo, la fioritura dei Piselli sembra essere (leggermente) indotta dall'allungamento delle giornate.

Fioritura Piselli
Baccello Pisum sativum

Com'è Fatta la Pianta dei Piselli ? - Botanica e Fisiologia

Pisum sativum è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae (volgarmente chiamata Leguminose), generalmente rampicante, che può raggiungere (e talvolta superare) un'altezza di 2 m (78 in), sebbene esistano varietà nane che non superano i 50 cm (20 in).

Il fusto dei Piselli è esile, poco ramificato e non in grado di sorreggersi da solo ma, grazie ai viticci fogliari, si può aggrappare a fili e tralicci.

Le foglie sono formate da 3-4 paia di foglioline ed una stipola basale (una sorta di foglia allargata) in corrispondenza del picciolo, mentre terminano con un viticcio più o meno ramificato. In alcune varietà (tipo "afila") le foglioline sono anch'esse trasformate in viticci e la funzione fotosintetica è relegata alle stipole.

Le radici hanno uno sviluppo iniziale a fittone, il cui apice può raggiungere profondità ragguardevoli per un ortaggio stagionale. Nella fase adulta, soprattutto nella parte più superficiale del terreno, il fittone è ramificato ed espanso, con diverse radici secondarie, le quali instaurano una simbiosi con il batterio Rhizobium leguminosarum, responsabile dell'azoto-fissazione.

I fiori dei Piselli compaiono all'ascella fogliare, sono bianco-verdi, piuttosto particolari e possono esser solitari o raggruppati a 2-3 unità. Ogni fiore è formato da 5 sepali verdi fusi tra loro e da 5 petali diversificati (sia per dimensione, che per forma), due dei quali assomigliano alle ali delle farfalle.
La fioritura, così come la maturazione dei frutti, è scalare.
La specie è autofertile e l'impollinazione avviene solitamente prima dell'apertura dei fiori (cleistogamia), gli insetti pronubi ricoprono quindi un ruolo marginale nella loro fecondazione.

Viticci Pisum sativumIl frutto dei Piselli è un baccello verde lungo circa 10-15 cm (4-6 in), che può contenere sino a 10 semi, che sono appunto la parte edule della specie.
I semi possono essere lisci o rugosi, verdi pallido e giallo. Questi tratti sono determinati geneticamente e fu proprio Mendel che, per primo, scoprì le leggi della segregazione (leggi link ad inizio articolo).

I Piselli rimangono in grado di germinare per 4-5 anni e non richiedono una fase di freddo o di dormienza per poter germogliare; in altre parole, potrete utilizzare gli stessi piselli per seminare una nuova parte di orto.

Pisum sativum orto

Fiore Pisum sativum

Baccello Aperto e Semi Piselli

sabato 5 maggio 2018

Dove Piantare le Calle (Zantedeschia sp.) ? Quando Fioriscono in Italia ?

Di bulbi a fioritura primaverile ce ne sono molti, dagli splendidi Narcisi, agli Anemoni, passando per i più noti Tulipani.
Oggi vorrei parlare della coltivazione delle Calle, conosciute anche come Gigli del Nilo, un genere che comprende diverse specie di piante che, tra Maggio ed Agosto, producono degli eleganti fiori, particolarmente adatti ad essere recisi.

Le Calle, se coltivate fuori serra, fioriscono ad inizio estate, un periodo sicuramente più avaro di fioriture rispetto alla primavera.

Nelle prossime righe capiremo come seminare e coltivare le Calle, nonché quali errori evitare affinché fioriscano copiosamente di anno in anno.

Zantedeschia aethiopica

Origine e Diffusione :

Col nome "Calla" ci si riferisce genericamente ad una delle 8 specie di Calle, appartenenti al genere Zantedeschia, così nominato dal botanico Kurt Sprengel (1766-1833), in onore dell'amico italiano Giovanni Zantedeschi (1773-1846).
Tutte le Calle sono native dell'Africa, in particolar modo della parte meridionale di questo continente. Le diverse specie, di cui di seguito troverete un elenco con una breve descrizione, hanno molti tratti in comune e, da qui in poi, verranno trattate come un'unica specie.

  • Zantedeschia albomaculata (Calla Macchiettata) : diffusa allo stato naturale dal Sud Africa, sino alla Nigeria. La Z. albomaculata si riconosce per la presenza di abbondanti macchioline bianche sulle foglie, le quali assomigliano a quelle della Dieffenbachia.
  • Zantedeschia aethiopica (sin. Richardia africana) : specie comune, tipica del Malawi. La specie produce fiori bianchi ed ama luoghi umidi, crescendo spesso in riva a fiumi, laghi o paludi. E' naturalizzata nelle zone miti dell'Europa meridionale, soprattutto nella parte occidentale. Contrariamente alla maggior parte delle Calle, la Z. aethiopica fiorisce in primavera.
  • Zantedeschia elliottiana : originaria del Sud Africa, è anche chiamata Calla D'orata, per via dei fiori di color giallo-oro.
  • Zantedeschia jacunda : simile alla precedente, ma con foglie dalla forma triangolare.
  • Zantedeschia valida : tipica della regione del KwaZulu-Natal (la stessa della Carissa macrocarpa), produce fiori color crema.
  • Zantedeschia rehmannii : produce fiori rosa-viola. Si distingue per le foglie lanceolate dalla superficie totalmente priva di macchioline bianche.
  • Zantedeschia pentlandii : produce fiori color giallo-limone e le foglie sono raramente maculate.
  • Zantedeschia odorata : specie rara, simile alla Z. aethiopica. Produce fiori bianchi che sbocciano precocemente. La specie è priva di maculazioni fogliari.

Fiore Zantedeschia aethiopicaOvviamente, tutte le specie si possono ibridare tra loro ed, oggigiorno, esistono in commercio innumerevoli ibridi, che si differenziano per fogliame, colore e forma del fiore.


Com'è Fatta la Pianta della Calla ? - Botanica e Fisiologia 

Le Calle sono piante ornamentali che possono essere coltivate sia in vaso, sia, con gli opportuni accorgimenti, in piena terra. Tutte le 8 specie appartengono alla famiglia delle Araceae.
Queste bulbose sono piante erbacee con altezza variabile da 1 metro e mezzo (5 ft), per es. nelle Z. aethiopica, sino a meno di 50 cm (1,6 ft),come Z. rehmannii.
Nei luoghi di origine le Calle sono piante generalmente sempreverdi, a meno di lunghi periodi di siccità, che possono causare la caduta delle foglie. In Italia, ed in generale dove fa freddo, le Calle perdono le foglie in inverno, ma se il gelo non è troppo intenso, dal bulbo si riformerà l'intera pianta.

Le foglie delle Calle sono color verde e possono essere maculate, con puntini bianchi più o meno densi. Sebbene le dimensioni dipendano dalla specie e dalle condizioni di crescita, le foglie di queste piante sono tendenzialmente di grosse dimensioni, ovali e leggermente ricurve, forse una strategia evolutiva per incanalare l'acqua piovana.

Le radici sono costituite da un rizoma (o, in alcune specie, tubero) molto spesso, carnoso e ramificato. Le calle sono prive di un vero e proprio fusto, il quale, di fatto, è sotterraneo e fa parte del rizoma stesso, dal quale fuoriescono le enormi foglie di cui abbiamo discusso appena sopra.

Diversamente da quanto si creda, la parte colorata (di solito bianca, rosa o gialla) non è il fiore, ma una struttura atta a proteggere le infiorescenze.
Questi "finti" fiori, dall'elegante e caratteristica forma ad imbuto, sono in realtà delle foglie specializzate, ovvero delle grandi brattee che prendono il nome di spate.
L'infiorescenza, chiamata spadice, è quella sorta di "asta" di color giallo crema, che sbuca dal mezzo della spata.
Essa contiene numerosi fiori unisessuali, nella parte alta dell'infiorescenza, che è quella più accessibile agli impollinatori, si trovano prevalentemente fiori maschili, nella parte bassa, ci sono invece fiori femminili su cui, sia per gravità, che per la conformazione della spata, è più facile che si depositi del polline. I frutti sono delle bacche ravvicinate, di color giallo verdastro.

Fiore Chiuso Calla

Spara Calla Aperta
Infiorescenze calla

Come Crescere le Calle ? - Coltivazione, Clima e Riproduzione

I Gigli del Nilo sono piante che, a seconda della specie, possono avere una diversa tolleranza al freddo, ma in linea generale resistono discretamente bene alle basse temperature, sebbene il gelo intenso possa rovinare i bulbi delle specie più sensibili.

I bulbi (rizomi per la precisione) delle Calle si possono piantare a fine inverno/inizio primavera, quando il terreno non è più gelato. Alternativamente, nelle miti regioni del Centro-Sud, si possono piantare anche alla fine dell'Autunno.
Questi bulbi si devono interrare ad una profondità di circa 15 cm (6 in), in un luogo piuttosto ombreggiato, in cui il suolo rimanga umido anche durante i mesi più caldi dell'anno.
Contrariamente a molte specie vegetali, le Zantedeschie si sviluppano (e fioriscono) bene anche all'ombra, mentre esposizioni eccessivamente assolate sarebbero da evitare.

Il terreno ideale è fresco, fertile, ricco di torba, umifero ed in grado di trattenere l'umidità. Le concimazioni vanno fatte durante lo sviluppo vegetativo, favorendo concimi a più alto contenuto di potassio, rispetto a fosforo ed azoto.
Le Calle sono piante che, nel loro habitat, crescono in zone umide, ai margine dei fiumi o sulle sponde dei laghi e, alcune specie, sono "quasi" delle piante acquatiche.
Per questo motivo sono essenziali le annaffiature estive, onde evitare che la terra diventi secca, facendo disidratare il bulbo.
Alla fine del periodo di fioritura, piuttosto scalare e variabile da pianta a pianta, i Gigli del Nilo inizieranno ad ingiallire le foglie, perdendole da lì a poco.
Quindi non è necessaria alcuna potatura e se in autunno vi sembrerà tutto morto, non disperate, è il normale e fisiologico riposo vegetativo. Da qui in poi non dovrete più innaffiare.
Ricordate, per prolungare il periodo di fioritura, converrà rimuovere i fiori appassiti, evitando la formazione di frutti/semi.

A questo punto avrete due opzioni:

  • Rimuovere delicatamente i Rizomi dalla terra, deponendoli in un luogo buio, fresco ed asciutto, sino alla primavera successiva (periodo in cui potrete re-interrarli).
  • Lasciare i bulbi nel terreno, magari coperti da uno spesso strato di pacciamatura che, in zone in cui il terreno gela, aiuterà i bulbi a superare i rigori dell'inverno.

Da quel che ho potuto notare le Calle "commerciali" non sono particolarmente adatte all'inselvatichimento e, se trascurate, ad ogni stagione faranno fioriture più scarse, producendo fiori (spate) sempre più piccoli, sino a fare esclusivamente nuove foglie.

Le Calle si coltivano facilmente anche in vaso, stando attenti a rinvasare alla fine della fioritura/perdita delle foglie.

Il Rizoma potrete ripiantarlo intero, oppure dividerlo in più parti, mettendone ognuna in un vaso diverso. In questo modo, dai germogli di ogni frammento, rispunterà una nuova calla (quando frammentate fate in modo che ogni frammento abbia almeno 1-2 germogli).
Questo è il metodo di propagazione più semplice ed utilizzato, anche a livello commerciale.
La moltiplicazione per semina è più lenta e, non essendo essa per via vegetativa, non garantirà le caratteristiche della pianta madre (clicca qui per dettagli).


Un'ultima cosa, la Calla è spesso confusa con l'Anthurium, una tipica pianta d'appartamento, che appartiene anch'essa alla famiglia delle Araceae.

Calla Fiore Viola

Calle in Riva allo Stagno

giovedì 26 aprile 2018

Giardini di Villa Taranto - Come Sono e Quali Piante Sono Presenti ?

Se siete appassionati di Botanica, se vi piacciono la natura ed i fiori oppure, se siete semplicemente curiosi e vi capitasse di organizzare un Week End sulle magnifiche sponde del Lago Maggiore, una tappa obbligatoria dovrebbe essere Villa Taranto con suoi i lussureggianti Giardini Botanici.

Il Parco che ospita Villa Taranto si trova a Verbania, a circa 100 Km (62 Mi) da Milano e si estende su un'area di circa 16 ettari.
Fu il capitano scozzese Neil Mc Eacharn che, nel 1931, acquistò questo terreno per poterne fare un "giardino all'inglese", ma con all'interno specie rare, provenienti da ogni angolo della Terra.

La cornice che fa da sfondo ai Giardini di Villa Taranto è probabilmente una (non l'unica) delle carte vincenti che, a tutt'oggi, rendono il Parco uno dei più belli  e visitati d'Europa.
Siamo nel Nord del Piemonte, nella fascia pedemontana, da cui è possibile vedere il Lago Maggiore, ma anche le montagne che lo circondano; inoltre, la mitezza dovuta alla vicinanza dell'acqua ed al riparo orografico fornito dalla catena Alpina, ha creato un microclima favorevole all'acclimatazione di piante provenienti da zone a clima oceanico o comunque più mite rispetto al clima tipico del Nord Italia.

Nelle prossime righe vorrei fornire una recensione di questo Giardino Botanico, evidenziando le varie sezioni, illustrando le specie più rare o rappresentative e ripercorrendo virtualmente l'intero tragitto che, al costo di circa 10 euro, potrete completare in circa 2-3 ore, che possono anche raddoppiare qualora si volesse scrutare ogni singolo dettaglio.
Ovviamente il tutto sarà correlato dalle foto delle specie più significative e dei vari settori del parco.

Per maggiori informazioni riguardo orari, sconti od aggiornamenti sul prezzo del biglietto, vi rimando al Sito Ufficiale di Villa Taranto.

Villa Taranto

Ingresso Villa Taranto


Innanzitutto cerchiamo di dare una risposta alla classica domanda :

"Qual è il miglior periodo dell'anno per visitare i Giardini di Villa Taranto ?".

Ogni stagione ci mostra un lato diverso, ogni mese ci mostra nuove fioriture, quindi l'ideale sarebbe poterlo visitare più volte nel corso dell'anno. 
Detto questo, se proprio dovessimo scegliere una stagione rispetto alle altre, non esisterei a consigliare la primavera, che corrisponde al periodo della ripresa vegetativa ed anche a quello in cui sono concentrate le fioriture del maggior numero di specie vegetali.

Sulla strada che costeggia il Lago, collegando Intra a Pallanza, troviamo i cancelli da cui è possibile accedere al Parco.

Viale delle Conifere Giardini Villa Taranto

Dopo aver comprato il biglietto si accede al Viale d'Ingresso, fatto in Pavé, che costeggia prati curatissimi e bordure fiorite.
Esso è anche chiamato Viale delle Conifere perché, oltre a quanto già detto, ai suoi lati sono presenti specie di conifere provenienti da tutto il Mondo, alcune delle quali molto rare, come la Sciadopitys verticillata, endemica del Giappone, o la Metasequoia glyptostroboides, una sequoia conosciuta solo dai resti fossili e ritenuta estinta da circa 200 milioni di anni, fino al 1941, anno in cui vennero ritrovati degli esemplari nella remota provincia di Hupeh, in Cina.
La Metasequoia glyptostroboides dei Giardini di Villa Taranto deriva da uno dei semi di quegli ultimi esemplari ritrovati negli anni '40.
Sempre qui troviamo la specie Sequoia sempervirens, l'albero più alto al mondo (clicca per vedere i Record del Regno Vegetale), anche se, data la relativa giovane età, non ha le dimensioni degli esemplari plurisecolari che crescono nelle umide zone oceaniche del Nord della California.


Metasequoia glyptostroboides

Sciadopitys verticillata

Sequoia sempervirens

Sotto la chioma di queste alte conifere, in un lembo di terra che corre parallelo al Viale delle Conifere, troviamo la Dicksonia antarctica, una felce dall'aspetto di Palma, di cui avevamo già discusso qui.
A seguire, lungo il tragitto, troveremo la Fontana dei Putti, adornata da statue rappresentanti bambini, circondata da fiori e dalla Colocasia antiquorum, una pianta dalle foglie immense.

Dicksonia antarctica villa taranto verbania

Fontana dei Putti

Nella stagione estiva potremo rimanere abbagliati dal Labirinto delle Dahlie, un percorso "a serpentina", ai cui margini sono state piantate numerose specie di Dahlie, che fioriscono da fine Giugno ad inizio Ottobre.

Labirinto delle Dahlie

Villa Taranto Labirinto delle Dahlie

Dopo aver sorpassato un enorme Eucalipto, si arriva alla Serra Victoria, al cui interno cresce la Victoria cruziana, una ninfea tropicale le cui foglie possono reggere sino a 10 Kg.
Ai lati della grande vasca centrale, crescono diverse essenze tropicali, tra cui Banani, Monstera deliciosa e Strelitzia reginae.

Serra Victoria

Proseguendo troveremo una sezione con innumerevoli specie di Acero, alcune nane, altre contorte, alcune dalle foglie scure, altre verdi, insomma ce ne sarà un po' per tutti i gusti.
Sparse qua e là troviamo anche altre piante, per lo più rare, come la Dipelta floribunda, un arbusto originario della Cina che, in primavera, produce vistosi fiori a forma d'imbuto color rosa/crema, la Ehretia dicksonii, che produce bacche gialle ornamentali o la Emmenopterys henryi, un'imponente pianta decidua parente del Caffè e della Gardenia.
Proprio l'esemplare piantato ai Giardini di Villa Taranto fu il primo, nel 1971, a fiorire in Europa.

Acero

Ehretia dicksonii

Dipelta floribunda

Poco dopo ci troviamo dinnanzi al Mausoleo in cui riposa il capitano Neil Mc Eacharn. Fu proprio egli ad esprimere il desiderio di essere sepolto nei giardini che, in vita, furono voluti e curati come fossero dei figli.
Questo Mausoleo, costruito nel 1965, è aperto al pubblico ed al suo interno troviamo la tomba di famiglia, un altare e altri riferimenti religiosi.

Mausoleo Villa Taranto

Interno Mausoleo Villa Taranto

La camminata continua lungo una sorta di piccola vallata artificiale (la "Valletta") ai cui margini crescono diverse specie di Camelia, Rododendro ed altre acidofile, ma anche Ginestre, Cotoneaster e piante tappezzanti di varia natura.
Qui troviamo anche un grosso esemplare dell'Albero dei Fazzoletti (Davidia involucrata), una rara specie proveniente dall'Asia che, in primavera, produce vistosi fiori bianchi che ricordano dei fazzolettini di carta.

La Valletta

Azalea in Fiore Giardini Villa Taranto

Davidia involucrata

Salendo una scalinata si arriva di fronte ad un curatissimo prato inglese, al cui centro vi è una fontana, che si interpone tra l'osservatore ed una lussuosissima Villa (non visitabile), oggi sede della Prefettura del VCO (Verbano-Cusio-Ossola).
Proseguendo è possibile osservare la "Valletta" dall'alto, sempre circondati da arbusti fioriti (es. Ortensie) ed alberi ad alto fusto, come l'Hovenia dulcis, i cui frutti sono commestibili e ricordano l'Uva passa.

Villa dei Giardini di Villa Taranto

Stagni ricchi di ninfee in fiore ci introducono ai Giardini Terrazzati, probabilmente la parte più sontuosa dell'intero parco.
Qui troviamo piscine, collegate da cascatelle, fontane, statue di bronzo e giochi d'acqua, il tutto immerso nella vegetazione, tra piante annuali e perenni, fiori, bordure miste.
Inoltre siamo nella parte alta del parco e, tra gli alberi, è possibile individuare qualche scorcio di Lago.

Giardini Terrazzati Villa Taranto

La strada continua a salire, snodandosi attraverso le diverse specie. Qui, più che altrove, troviamo alcune piante tipiche dei climi mediterranei, alcune comuni, come MirtoOleandro ed Olivo, altre specie più rare, come Tamarix gallica, arbusto che produce numerosi fiori piccolissimi di color lilla, l'Erica terminalis, pianta tipica della Corsica dotata di minuscole foglie e fiorellini rosa a forma di campana o il Cotinus coggygria, parente del Pistacchio.

Erica terminalis

Tamarix gallica

Ma non ci sono solo piante mediterranee, ma anche specie rare di Magnolia od esotiche, tra le quali mi ha colpito, sia per bellezza del fogliame che per portamento, la Daphniphyllum macropodum.
Essa possiede foglie disposte a raggiera, di diversi colori a seconda dello stadio di sviluppo ed un portamento che ricorda specie prettamente tropicali (sebbene la Daphniphyllum macropodum non lo sia).

Daphniphyllum macropodum

Nella parte più alta dei Giardini è collocata la Serra Riscaldata fatta in mattoni, proprio dinanzi ad una vasca ricca di piante acquatiche.
Nella parte esterna, adiacente alla Serra, troviamo una sezione dedicata alle Piante Grasse, in cui è possibile ammirare una selezione di Cactus, Aloe ed Agavi.

All'interno della Serra si ha la sensazione di essere immersi nel fitto di una foresta pluviale lussureggiante.
Qui si sono acclimatate piante sensibili al freddo, come il Senecio grandifolius, una pianta succulenta che produce vistosi fiori gialli, la Pavonia multiflora, la Coffea arabica, oltre a Guava e Passiflore.

Serra Villa Taranto

Senecio grandifolius

Pavonia multiflora

Da qui si percorre una strada in discesa "a tornanti", sul cui cammino si alternano numerose specie, come la Ginkgo biloba e la Gunnera manicata, la specie con le foglie più grandi del mondo.

Ritornati nella piana da cui era iniziato il tour, proprio dietro il Labirinto delle Dalie, vi è un enorme tronco morto, a memoria del tornado che si abbatté il 12 Agosto 2012, causando ingenti danni, che obbligarono ad un'anticipata chiusura stagionale.

Scorcio di Verbania

Gunnera manicata

Memoria del Tornado Villa taranto

Ora, a conclusione dell'articolo, vorrei fare un elenco delle specie più particolari (o rare) non menzionate in precedenza, mettendo le foto delle piante.
Ovviamente sono solo una piccolissima parte (i Giardini di Villa Taranto sono immensi)

Arbutus andrachne : chiamato anche Corbezzolo Greco, appartiene allo stesso genere del Corbezzolo Comune, ma si differenzia da quest'ultimo per la presenza di foglie più grandi e, soprattutto, per la corteccia rossiccia che si sfoglia in lamine, lasciando un tronco perfettamente liscio.

Arbutus andrachne

Pterocarya fraxinifolia : chiamato anche Noce del Caucaso, dato che è nativo di quelle zone. Pianta imponente, dall'aspetto simile al Noce Comune.

Pterocarya fraxinifolia

Camellia granthamiana : una specie rarissima di Camelia, scoperta ad Hong Kong nel 1955, dotata di foglie molto ornamentali, più ruvide della "classica Camelia" e fiori bianco/lilla che sbocciano nel periodo invernale.

Camellia granthamiana

Luma apiculata : una Mirtacea del Sud America, che cresce tra Cile ed Argentina. Essa è dotata di un tronco contorto, rossastro, fiori bianchi e frutti eduli.

Luma apiculata

Cryptomeria japonica "Globosa" : conifera asiatica che, nella varietà Globosa, ha portamento compatto.

Cryptomeria japonica

Rhapis excelsa : palma originaria di Taiwan, che cresce su più tronchi, i quali rimangono molto esili e difficilmente superano i 4 metri di altezza. E' spesso utilizzata come pianta d'appartamento.

Rhapis excelsa

Doryanthes palmeri : un'erba succulenta endemica dell'Australia e dotata di lunghe foglie a forma di spada.

Doryanthes palmeri

Asimina triloba : di questa bellissima pianta, di cui ogni orto dovrebbe esserne provvisto, ne avevamo già parlato dettagliatamente qua. Ai Giardini di Villa Taranto ne è presente un esemplare enorme.

Asimina triloba

Betula nigra : versione a tronco "scuro" della più comune Betulla Bianca. Il suo tronco è molto ornamentale e tende a sfaldarsi.

Betula nigra

Photinia serrulata : rosacea ornamentale che, in primavera, si ricopre di piccoli fiori bianchi raggruppati in corimbi. Visivamente attraente, sia per il portamento, che per il fogliame.

Photinia serrulata