venerdì 25 febbraio 2022

Le Migliori 20 Varietà di Acero Giapponese - Differenze ed Analogie

Con il nome di Acero si intende genericamente una delle oltre 160 specie appartenenti al genere Acer, della famiglia delle Sapindaceae. Solo 4 di queste specie (Acer japonicum, Acer palmatum, Acer shirasawanum, Acer sieboldianum) vanno a formare il gruppo degli Aceri Giapponesi.

Avevamo già discusso Qua della diversità delle specie di Acero, così come delle tecniche di coltivazione dell'Acero Giapponese. In questo articolo mi focalizzerò sulla descrizione delle venti varietà di Acero Giapponese più particolari e rappresentative sulle centinaia (forse migliaia) presenti in commercio. 

Giardino di Aceri

Quali Sono le Differenze tra le Varietà di Acero Giapponese ?

La maggior parte delle cultivars di Acero Giapponese appartiene ad un'unica specie  (Acer palmatum), sebbene ve ne siano alcune anche di Acer japonicum Acer shirasawanum; nonostante ciò, secoli e secoli di ibridazioni hanno permesso di selezionare un enorme numero di cloni assai diversificati; ma in quali parti della pianta si evidenziano le maggiori differenze ?

  • Dimensione delle Foglie : gli Aceri Giapponesi hanno foglie di media grandezza, tuttavia cloni differenti possono variare considerevolmente la superficie fogliare.
  • Forma delle Foglie : solitamente  gli Aceri Giapponesi hanno foglie lobate, ma la profondità e l'ampiezza di questi lobi varia enormemente; nelle varietà "dissectum" son così profondi da dar ai lobi un aspetto aghiforme. Oltre a questo anche il margine fogliare può esser più o meno frastagliato.
  • Colore delle Foglie : esistono varietà con foglie arancioni, gialle, con diverse tonalità di rosso e verde od addirittura variegate. Gli Aceri Giapponesi non hanno solo fantastici colori autunnali, molti cloni hanno infatti foglie che cambiano colore più volte durante l'anno; possono ad esempio nascere gialle in primavera, diventare verdi in estate, virando poi all'arancione in autunno.
  • Dimensioni della Pianta : sebbene gli Aceri del Giappone siano piante medio-basse vi è grande differenza tra le selezioni; alcune, le così dette "varietà nane", da adulte non superano i 150 cm (5 ft), altre sfiorano i 10 metri (33 ft) di altezza, in mezzo a questi due estremi troviamo la maggior parte delle cultivars. Ovviamente la velocità di crescita è spesso correlata alla dimensione che poi avrà la pianta adulta.
  • Portamento : la forma della chioma varia da pianta a pianta; ci sono cloni dal portamento ricadente, altri a crescita assurgente, altri ancora che si espandono orizzontalmente.
  • Colore e Densità dei Rami : la corteccia dei rami di norma è liscia, con diverse tonalità di grigio (o marrone), tuttavia non mancano esemplari dalla peculiare corteccia rossastra, che lì fa notare, soprattutto nella stagione in cui sono spogli. La vigoria, e di conseguenza la fittezza dei rami, è più accentuata in talune piante, che tenderanno ad avere un portamento più arbustivo, con chioma molto folta.

Quali Sono le 25 Varietà di Acero Giapponese da Scegliere ?

1) Acer palmatum "Emerald Lace" : appartiene al gruppo degli Aceri "dissectum" e produce foglie profondamente lobate dal margine dentato. Queste foglie sono di piccole dimensioni, sono di base verde brillante con sfumature rosse sulle punte, in estate il colore diventa verde più scuro. In Autunno le foglie sono dapprima gialle, poi arancioni, virando al rosso prima di cadere. Come tipico del gruppo il portamento è ricadente ed a crescita più orizzontale che verticale, tuttavia Emerald Lace è tra gli Aceri dissectum più vigorosi e può arrivare anche ad un'altezza di 3 metri (10 ft).

Acer palmatum "Emerald Lace"
2) Acer palmatum "Bloodgood" : una delle varietà più comuni e diffuse, si caratterizza per avere grandi foglie con 5-7 lobi, che rimangono scure anche in piena estate, stagione in cui sono color porpora-nero. In Autunno, prima di cadere, diventano rosso scarlatto. Bloodgood è una pianta rustica, con un aspetto più simile ad un piccolo albero che ad un arbusto. Il portamento è assurgente, slanciato ed elegante; raggiunge un'altezza di circa 6 metri (20 ft) ed ha una chioma non particolarmente folta.

Acer palmatum "Bloodgood"
Acer palmatum "Sango Kaku"
3) Acer palmatum "Sango Kaku" : è una delle varietà più belle ed eleganti, che ha come tratto distintivo il fatto di avere il tronco ed i rami color rosso corallo, che si intensifica con l'arrivo del freddo, risultando quasi fluorescente. Questo rosso "acceso" è tanto più marcato quanto più i rami sono giovani, ma permane anche nelle branche principali. Le foglie sono color verde brillante, facendo un forte contrasto con i rami rossi, mentre il portamento è eretto, sebbene vecchi esemplari possano avere chioma espansa. Inutile dire che questa cultivar dà il meglio di sé in inverno, quando è totalmente spoglia.

4) Acer japonicum "Vitifolium" : come suggerito dal nome, questo Acero ha foglie che ricordano la forma di quelle della Vite. Esse sono grandi (più degli altri Aceri, ma meno della Vite) ed in estate sono color verde intenso. Come tipico degli A. japonicum ha bellissimi colori autunnali, con sfumature che vanno dal giallo allo scarlatto, anche sulla stessa foglia. Pianta di notevole sviluppo che può raggiungere anche i 10 metri (33 ft) di altezza.

Acer japonicum "Vitifolium"

5) Acer palmatum "Katsura" : una delle cultivars dal portamento più bello, con crescita eretta, raramente alta oltre 4 metri (13 ft). Le foglie, di medio-piccole dimensioni, mutano colore più volte durante la stagione vegetativa, dalle gemme sbocciano color giallo/arancione, virando poi al giallo, per divenire color verde chiaro in estate, mentre in autunno hanno sfumature rossastre. Apprezzata anche per la crescita veloce durante la fase giovanile.

Acer palmatum "Katsura"
Acer palmatum "Mikawa Yatsubusa"
6) Acer palmatum "Mikawa Yatsubusa" : varietà nana, ma a portamento eretto (non ricadente), che raramente raggiunge i 2 metri di altezza (6.6 ft). Molto usata per i Bonsai. Le foglie sono di un bel verde, ma è la loro disposizione a rendere unica questa varietà; esse sono infatti ravvicinate sul ramo, praticamente l'una sopra l'altra, quasi sovrapposte, creando dei palchi ornamentali, intervallati da parti di ramo prive di foglie. Una varietà che non può mancare ad un collezionista.

7) Acer palmatum  "Garnet" : varietà di dissectum molto vigorosa e robusta, con foglie frastagliate e con lobi profondi. Probabilmente il dissectum a foglia rossa più comune, dal portamento tozzo, allargato e ricadente, ma senza che i rami arrivino a terra. Anche in estate, con il Sole ed il caldo, le foglie non "sbiadiscono" e mantengono il loro colore rosso-porpora acceso. Non è una varietà nana, ma ha una crescita comunque relativamente contenuta ed anche da adulta supera di poco i 2 metri (6.5 ft) di altezza.

Acer palmatum  "Garnet"
8) Acer shirasawanum "Jordan" : selezionata in Italia, si caratterizza per le foglie colorate di giallo anche durante l'estate e piccioli rossi. In autunno le foglie hanno colori diversificati ed in uno stesso momento un'unica pianta può avere foglie rosse, accanto ad arancioni o gialle intense. La crescita è assurgente ed in media raggiunge i 3 metri (10 ft) di altezza. Ottima resistenza alle esposizioni soleggiate.

Acer shirasawanum "Jordan"
9) Acer palmatum "Butterfly" : possiede foglie dalla forma variabile e variegate, color verdastro opaco o gialle, dal margine color crema e rosa. Il portamento è a vaso e raggiunge un'altezza massima di 5 metri (16 ft).

Acer palmatum "Butterfly"
10) Acer palmatum "Arakawa" : albero di medio-grosse dimensioni, che può arrivare a 6 metri (20 ft). L'unicità della cultivar risiede nel tronco, che è ruvido, con pieghe e fessure, diventando con l'età suberoso (simile al sughero). Questa peculiarità si manifesta in esemplari adulti, non in piantine appena riprodotte. 

Acer palmatum "Arakawa"
11) Acer palmatum "Summer Gold" : peculiarità sono le foglie  gialle durante l'estate colore che, diversamente da altri Aceri a foglia gialla, permane anche con esposizioni soleggiate; inoltre creano un bellissimo contrasto con i frutticini rossi. Si sviluppa lentamente e tende ad avere una chioma che si allarga, più che crescere in verticale. 

Acer palmatum "Summer Gold"
12) Acer palmatum "Beni Schichihenge" : piccolo albero alto meno di 3 metri (10 ft), che si distingue per le foglie variegate. In primavera esse sono verdi nella parte centrale, mentre di color rosa e crema lungo i margini. In estate il colore diviene più omogeneo, mentre in autunno la chioma può esser composta da foglie completamente verdi contornate di bianco crema, accanto ad altre rosse.

Acer palmatum "Beni Schichihenge"
13) Acer palmatum "Koto No Ito" : appartiene al gruppo dei linearilobum, ovvero quegli Aceri con foglie con lobi lineari, lunghi e profondi, tanto da sembrare "striscioline". Questo clone esalta ulteriormente questa caratteristica, arrivando a formare lobi sottilissimi e lunghi anche 30 cm (12 in). Le foglie sono verdi d'estate e rosse in autunno. Pianta a crescita lenta, fatica a raggiungere i 3 metri (10 ft) di altezza ed i rami sono flessibili, dando alla chioma un aspetto piangente che, unito alla particolarità delle foglie, fà un "effetto fontana".

Acer palmatum "Koto No Ito"
14) Acer shirasawanum "Sensu" : pianta di medie dimensioni,  ma a crescita piuttosto rapida, in dieci anni può già sfiorare i 3 metri (10 ft)di altezza. Le foglie sono a forma di ventaglio, color rosso/bronzo, sfumate di verde nella parte più interna. In autunno le foglie si tingono di arancione.

Acer shirasawanum "Sensu"
15) Acer palmatum "Ryusen" :  foglie palmate verdi, ma la caratteristica che lo contraddistingue e il portamento. Questo acero ha una chioma ricadente, quasi a "cascata", ma diversamente dagli altri Aceri "pendenti" non è basso e largo, bensì a portamento assurgente e colonnare, oltre a non essere un dissectum

Acer palmatum "Ryusen"
Acer palmatum "Bihou"
16) Acer palmatum "Bihou" : sinonimo di Bi hoo è una cultivar di recente introduzione che ha la peculiarità di aver rami color giallo oro/arancio albicocca, che la rende particolarmente attraente durante la stagione invernale. La pianta è vigorosa ed a crescita eretta, raggiungendo un'altezza di circa 3 metri (10 ft). Le foglie sono verdi in estate e color oro in autunno.

17) Acer shirasawanum "Moonrise" : parente stretta dei cloni "Autumn Moon" e "Full Moon", si differenzia per aver foglie dal colore più mutevole durante la stagione. Le nuove foglie sono rosse, poi virano all'arancione, al giallo ed infine al verde brillante. Il picciolo è lungo e le foglie hanno lobi incisi non particolarmente in profondità. La pianta rimane sotto i 3 metri (10 ft) di altezza. Rispetto ad altre cultivar di Acer shirasawanum ha buona resistenza al pieno Sole. I colori primaverili si ripetono in autunno. 

Acer shirasawanum "Moonrise"
18) Acer palmatum "Sister Ghost" : foglie dai segmenti divisi fin praticamente alla base, dal margine finemente segmentato. Il tratto distintivo è il colore primaverile, queste foglie infatti sono sbiadite, con solo la venatura centrale che si mantiene verde, dando a questo Acero un aspetto decisamente spettrale. In autunno le foglie sono arancioni.  

Acer palmatum "Sister Ghost"
Acer palmatum "Okushimo"
19) Acer palmatum "Okushimo" : Acero a crescita veloce, che supera agevolmente i 5 metri (16.5 ft) di altezza ed ha portamento slanciato. Le foglie sono verdi in estate, giallo oro in autunno ed hanno un picciolo rosso, ma la peculiarità sta nel fatto che sono ripiegate, formando una sorta di "U".

20) Acer palmatum "Seiryu" : dissectum a foglia verde, con punte rosse, dal portamento ben diverso rispetto alla maggior  degli Aceri di questa categoria (come molti dissectum, es. Emerald Lace o Garnet). Questo Acero infatti cresce ad albero, non è nano, non è ricadente e può raggiungere i 4 metri (13 ft) in pochi anni. Molto ricercato da chi vuole la foglia "dissectum", ma un portamento "classico" ed assurgente.

Acer palmatum "Seiryu"

lunedì 31 gennaio 2022

Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) - E' Possibile Coltivarlo in Italia ?

Per coloro che hanno fatto un viaggio nel Sud-Est Asiatico (Cambogia, Thailandia, Malesia etc.) o per coloro che amano la cucina asiatica il nome "Jackfruit" non risulterà di certo nuovo. In queste zone, infatti, il frutto del Jackfruit è molto comune ed utilizzato in mille modi diversi, sia come fresco, sia cotto ed in occidente è talvolta usato come sostituto della carne nelle ricette vegane. 

Artocarpus heterophyllus
Com'è e Che Sapore ha il Frutto del Jackfruit ?

Questa specie tropicale produce un frutto noto anche come Giaco (o Jaca) che detiene uno dei record vegetali, esso è infatti il frutto più grande al mondo che cresca attaccato ad un albero (le zucche giganti crescono per terra). Esistono diverse varietà di Jackfruit, alcune di esse, nelle migliori condizioni di crescita, possono produrre frutti che pesano anche 30 kg (66 lb), ma in media 10 kg (22 lb). Il frutto è in realtà un "multi-frutto" (sincarpo in botanica), di forma ovale, lungo in media 50 cm (1.65 ft), sebbene possano essercene anche alcuni che sfiorano il metro (3.3 ft). Esternamente si presenta con una buccia ruvida, di colore verde-giallognolo, talvolta marroncina a maturazione; internamente troviamo diversi "spicchi" gialli, ognuno dei quali contiene un seme, lungo circa 3 cm (1 in). 

La polpa non è né cremosa, né acquosa, ma  ha una consistenza che definirei "gommosa", mentre il sapore è dolciastro, particolare e talvolta ci si deve abituare prima di apprezzarne a pieno la qualità. In Thailandia e nel Sud-Est asiatico si trova su ogni bancarella (clicca qui per vedere i frutti tipici di queste zone), mentre in Italia si può cercare nei negozi etnici, inoltre è spesso venduto inscatolato, con un gusto molto vicino al frutto fresco. Ad un occhio inesperto, la polpa (ma anche il frutto intero) del Jackfruit può esser scambiata per quella del Durian.

Polpa Jackfruit

Origine e Curiosità sul Jackfruit :

Artocarpus heterophyllus è una specie appartenente alla famiglia delle Moraceae ed è perciò parente del Fico (Ficus carica) e del Gelso (Morus alba). Il Giaco è originario di una vasta area compresa tra il Sud dell'India e le foreste pluviali di Malesia, Indonesia e Filippine ed è ampiamente coltivato in tutte le zone tropicali umide del Mondo Il Jackfruit è l'albero simbolo del Bangladesh, nazione che reputa questo frutto sacro, ma anche in India è considerato un "portafortuna".

Germoglio Artocarpus heterophyllusLa A. heterophyllus è una specie arborea che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza media di circa 10 metri (33 ft), sebbene in zone a vegetazione più fitta si possa spingere più in alto per raggiungere la luce del Sole. La chioma ha una forma tendenzialmente piramidale e, nel complesso, ha un portamento che ricorda un mix tra quello del Ginkgo biloba e della Magnolia grandiflora. Questa forma è più comune in esemplari giovani, mentre vecchie piante tendono ad assumere una chioma espansa.

Sul tronco principale i rami hanno un angolo d'inserzione ampio (sono quasi perpendicolari, ovvero paralleli al suolo) e son presenti sin dalla parte basale, un po' come avviene in un Abete. La corteccia è liscia e di norma cosparsa di muffe (non patogene) di colore bianco.

Ramo In Allungamento Germoglio Artocarpus heterophyllus

Il Jackfruit è una specie monoica, ovvero un'unica pianta produce sia infiorescenze maschili che femminili.  I fiori di entrambi i sessi sono tozzi, con gambo corto ed emergono dal tronco principale o dai rami più grandi. I fiori maschili sono più piccoli e di norma spuntano su rami più giovani, situati sopra i fiori femminili. I fiori maschili si aprono prima di quelli femminili e, una volta ceduto il polline, seccano; quelli femminili invece, se impollinati, si svilupperanno in frutti. Sebbene l'impollinazione incrociata aumenti la resa, la specie è considerata autofertile e di solito si ha una buona percentuale di impollinazione anche con un'unica piantaNei paesi tropicali umidi la fioritura è continuativa durante l'anno, cosicché fiori e frutti a diversi stadi di maturazione sono presenti contemporaneamente sulla stessa pianta, garantendo una fruttificazione scalare; nelle zone Subtropicali (es. Florida) la produzione principale avviene tra fine estate ed autunno. In condizioni ottimali di crescita, dalla fioritura alla maturazione dei frutti occorrono in media 120-180 giorni, con differenze tra le cultivars.

Il Jackfruit produce frutti enormi e per sorreggerli ha sviluppato l'insolita (ma non unica) strategia di far avvenire la fruttificazione sui rami più vecchi ed è comune che siano attaccati addirittura al tronco principale.

Artocarpus heterophyllus è sempreverde, con foglie alternate, di color verde scuro luccicante con evidenti venature bianche e con una consistenza simile al cuoio. Esse hanno la dimensione di una mano e sono di forma ovale, sebbene nei germogli dei rami più giovani possano avere lobi profondamente incisi. Nel complesso le foglie del Jackfruit ricordano quelle del Ficus lyrata.

Come tipico delle Moracee, anche l' A. heterophyllus sviluppa un apparato radicale imponente, con radici massicce e fitte, che si spingono oltre la proiezione della chioma della pianta stessa.

Foglie Artocarpus heterophyllus
Come Coltivare il Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) ? - Clima, Temperature e Cure

Pianta Adulta di Jackfruit
La coltivazione di questa pianta è piuttosto facile ai tropici, ma diventa assai più complessa nelle zone temperate calde ed, in Italia, si può coltivare all'aperto solo in pochi microclimi favorevoli del Sud Italia.

Iniziamo subito col dire che il Jackfruit è una pianta più tropicale che subtropicale, idealmente vorrebbe clima caldo-umido tutto l'anno e precipitazioni abbondanti e ben distribuite nell'arco dei 12 mesi. Inevitabilmente in Italia è impossibile avere queste condizioni, se non in serra; tuttavia questa specie non è equatoriale come lo sono il Durian, il Mangostano ed il Rambutan, tant'è che, diversamente dalle tre piante citate, viene coltivato con successo nel Sud della Florida (circa 25° N).

Ma qual è la reale resistenza al freddo del Jackfruit ? 

Ovviamente rispondere ad una simile domanda è difficile, in linea di massima potremmo dire che la zona in cui si intende coltivarlo deve esser esente da gelo, dato che anche leggere ed effimere gelate possono uccidere una pianta adulta. Indicativamente a 0° C (32° F) si danneggiano le foglie, a -1° C (30° F) i rami ed a -2° C (28° F) può morire l'intera pianta; tuttavia anche periodi prolungati a temperature di poco sopra lo zero possono portare la pianta al deperimento. Un altro conto è la fruttificazione, infatti non è detto che in un luogo in cui la pianta sopravviva riesca anche a maturare i frutti; infatti ci vogliono dai 4 ai 6 mesi dalla fioritura alla maturazione e questo tempo è da intendersi in condizioni tropicali (ottimali), ovvero con massime sopra i 28° C (82° F) e minime non inferiori a 20° C (68° F), se le temperature sono inferiori i tempi si dilatano ed il sopraggiungere dell'inverno potrebbe far marcire i frutti prima che maturino. In Italia è essenziale scegliere una varietà precoce e sperare che i fiori alleghino in maggio, così da aver davanti almeno 4 mesi di temperatura ottimale. In Italia ci sono testimonianze di appassionati che coltivano con successo il Jackfruit nel sud della Calabria ed in Sicilia, ma al momento in cui scrivo questo articolo, nessuno (che io sappia) è ancora riuscito a far giungere a maturazione un frutto.

I semenzali crescono abbastanza velocemente ed iniziano a fruttificare quando il tronco principale raggiunge il diametro di una lattina di Coca Cola, ai tropici in media 3-5 anni.

Fiori Artocarpus heterophyllus
Il terreno ideale è fertile e drenante, ma può crescere anche in suoli poveri, sia sabbiosi che rocciosi, purché non vi sia eccessivo ristagno idrico. Preferisce terreni a pH neutro o subacido, adattandosi comunque bene ad un'ampia gamma di suoli, ma non gradisce un'elevata salinità del suolo.

Frutticini JackfruitPer una crescita continuativa la pianta richiede abbondanti innaffiature ed, in natura, preferisce piogge ben distribuite, pur potendo tollerare circa 2-3 mesi di stagione secca. Una pianta affrancata potrebbe superare l'estate mediterranea senza irrigazioni, magari rallentando un po' la crescita, tuttavia di norma la stagione secca nelle aree monsoniche corrisponde al periodo in cui la pianta riduce la fruttificazione, in Italia, se si vuole tentare di far maturare un frutto, conviene bagnare nel periodo che va dalla fioritura alla maturazione (ovvero il semestre caldo).

Giovani semenzali gradiscono un certo grado di ombreggiamento, ma da adulti è consigliabile un'esposizione quanto più soleggiata possibile

La struttura massiccia rende il Jackfruit tollerante ai venti e, anche in caso di uragani tropicali, le piante danneggiate recuperano meglio di altre specie. La potatura non è essenziale e serve più che altro per alleggerire la chioma ed impedire che la pianta diventi troppo alta, di norma reagisce comunque bene ai tagli, emettendo nuovi getti anche dalla parte bassa del tronco.

La riproduzione avviene di solito tramite semina ed in condizioni di umidità/temperatura ottimali, se i semi vengono lasciati 24 h in acqua, la germinazione avviene in 3-7 settimane. Importante ricordarsi che i semi del Jackfruit hanno una scarsa vitalità, non possono dunque essere seccati e conservati, ma si devono piantare freschi, entro massimo un mese dalla raccolta da un frutto maturo. Ovviamente per propagare un clone specifico non si può passare dal seme, il quale può comunque funzionare come portainnesto, sul quale innestare poi la varietà desiderata. 

Frutti Immaturi Artocarpus heterophyllus

Frutti su Tronco

martedì 28 dicembre 2021

Le Migliori 10 Varietà di Albicocco (Prunus armeniaca)

L'Albicocco (Prunus armeniaca) appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è una delle piante da frutto simbolo dell'estate. Purtroppo la specie fiorisce presto ed è quindi soggetta alle gelate tardive, inoltre in ambienti umidi è abbastanza suscettibile alla Monilia, che provoca gravi danni ed ingenti perdite di produzione. L'Albicocco, dunque, non è sicuramente la pianta da frutto più semplice da gestire, tuttavia con gli opportuni accorgimenti e scegliendo la giusta varietà si possono aver grandi soddisfazioni anche nelle zone più umide del Nord Italia (per ulteriori informazioni sulla sua coltivazione clicca qua).

In questo articolo vorrei soffermarmi sulla descrizione di quelle che, a mio avviso, sono le cultivars più meritevoli o particolari ed adatte alla coltivazione dell'hobbista. 

Premessa :

Gli Albicocchi si propagano esclusivamente tramite innesto, o meglio questo è l'unico modo per riprodurli efficacemente per via vegetativa; alternativamente si possono moltiplicare anche tramite semina, la quale però non garantisce nulla in merito alla pianta che ne uscirà. 

Un'altra cosa da valutare (e da chiedere a coloro da cui comprerete la vostra pianta) è il tipo di portainnesto utilizzato; infatti gli Albicocchi si possono innestare sopra diverse piante, il cui apparato radicale influenzerà lo sviluppo del nesto sovrastante. 

Un classico portainnesto per gli Albicocchi è il Mirabolano (Prunus cerasifera) ottenuto da seme; esso è molto utilizzato, garantisce elevata vigoria e si adatta a diversi tipi di terreno, tuttavia la messa a frutto è piuttosto lenta; presenta disaffinità con alcune cultivars. Esistono anche portainnesti clonali, come il Mirabolano 29/C, sul quale è velocizzata la messa a frutto o il MrS 2/5, che riduce la dimensione delle piante, ma necessita di terreni irrigui. Si può innestare anche su Franco (un altro Prunus armeniaca), la vigoria è elevata ed, anche in terreni non irrigui, raggiunge dimensioni ragguardevoli (per cui necessita interventi di potatura), la messa a frutto è lenta; se si innesta su Pesco (Prunus persica) c'è un effetto nanizzante, ma le piante sono meno longeve, non regge terreni pesanti ed eccessivamente aridi. Un altro portainnesto utilizzato è il PENTA, un clone di Susino (Prunus domestica), che non genera polloni, cresce su terreni anche argillosi ed asfittici, oltre ad esser resistente a molti patogeni che attaccano le radici (es. Phytophtora).

Albicocco

Quali Sono le Differenze tra le Diverse Varietà di Albicocco ?


  • Dimensione del Frutto : sebbene la pezzatura possa esser influenzata anche dal portainnesto, dal terreno e dal numero di frutti, esistono cloni che producono frutti più o meno grossi.
  • Colore del Frutto : il colore (ed il sovracolore) varia notevolmente da clone a clone, si parte da Albicocche giallo tenue, sino a rosse.
  • Epoca di Fioritura : il periodo dell'anno in cui gli Albicocchi fioriscono è il finir dell'inverno, indicativamente da inizio febbraio a metà marzo, anche in funzione del clima locale; tuttavia anche due Albicocchi piantati ad un metro l'uno dall'altro possono fiorire in periodi (leggermente) diversi, di solito non più di 10 giorni. Tuttavia Albicocchi a fioritura tardiva sono consigliabili laddove vi sia il concreto rischio di brinate tardive, che comprometterebbero la produzione dell'annata. In questi casi 10 giorni prima o dopo possono fare la differenza. 
  • Epoca di Maturazione : la finestra temporale di produzione degli Albicocchi è più stretta rispetto a quella di altri frutti (Susini, Peschi), ma più lunga di altri (Ciliegio). Le piante più precoci possono iniziare a maturare le Albicocche a fine Maggio, mentre le più tardive (alcune brevettate di recente) anche a metà Agosto.
  • Autofertilità : sebbene la maggior parte delle cultivars siano autofertili, esistono anche dei cloni autosterili o parzialmente autosterili, che necessitano impollinatori.
  • Fabbisogno di Freddo : molte piante da climi temperati hanno bisogno un certo numero di ore di freddo invernale per poter sviluppare correttamente le loro gemme a fiore (clicca qua per dettagli). Per l'Albicocco sono mediamente 500 ore, che potrebbero non esser soddisfatte nelle zone più miti del Sud Italia; qui si consiglia di optare per varietà a minor fabbisogno di freddo.
  • Resistenza alle Malattie : alcune varietà sono più tolleranti a patologie importanti come ad esempio la Monilia (M. laxa)

Quali Sono i Migliori 10 Albicocchi da Piantare in un Orto Familiare ?

In questa sezione ho messo alcune (tra le centinai) delle varietà più caratteristiche, cercando eterogeneità per epoca di maturazione ed ambiente di coltivazione.

Albicocco "Pisana"
1) Albicocco "Pisana" : di origine Italiana e selezionata dall'Università di Pisa è commercializzata dal 1991. Pianta non esigente per quanto riguarda i portainnesti, anche se quelli vigorosi ne migliorano la produttività. La specie è autofertile e la fioritura è tardiva, mentre la maturazione è medio-tardiva (intorno ad inizio Luglio al Nord Italia). Il frutto è di grosse dimensioni, di ottimo sapore, con un grado zuccherino di 15° brix. Oltre alle caratteristiche del frutto la segnalo in quanto ha buona resistenza Monilia laxa ed è quindi una delle migliori opzioni se si vuol coltivare un Albicocco in zone umide.

2) Albicocco "Valleggia" : varietà selezionata nel Ponente Ligure ad inizio '900, è tutt'oggi una delle cultivar più diffuse (soprattutto nel Savonese). La fioritura è abbastanza tardiva e più graduale rispetto all'Albicocco "medio". La pianta è rustica ed autofertile. Il frutto è arancione, con buccia sottile e cosparsa da punticini color mattone (il vero marchio distintivo della varietà). Sebbene di piccole dimensioni, questa Albicocca ha un sapore molto intenso. La maturazione è intermedia.

Albicocco "Valleggia"
3) Albicocco "Pesca di Nancy" : antica varietà francese, risalente al 1775. Albero rustico ed autofertile, piuttosto tardiva, fruttifica nella prima metà di Luglio, producendo albicocche arancioni e talmente grandi da sembrare delle pesche. Conservabilità breve, ma ottimo sapore, dolce ed acquoso.

Albicocco "Pesca di Nancy"
4) Albicocco "Rubista" : ottenuta in Francia, ha la caratteristica principale di produrre Albicocche di colore rosso intenso (quasi bordeaux) sull'intera superficie. Fioritura in epoca intermedia, maturazione precoce. La pianta è autofertile, media vigoria e portamento tendenzialmente assurgente. Il frutto, oltre ad essere molto attraente, è di buona pezzatura e di ottimo sapore. Una varietà particolare che non può mancare ad un collezionista. Il marchio è registrato e ne è vietata la riproduzione a scopo di lucro.

Albicocco "Rubista"

Albicocco "Farlis"
5) Albicocco "Farlis" : varietà di origine francese, è qui citata in quanto è uno degli Albicocchi più tardivi in assoluto, maturando i propri frutti a metà Agosto. La pianta è a portamento espanso, autofertile ed a fioritura tardiva. Frutti grossi (circa 90 grammi in media), buoni, con un grado di zuccheri di 15° brix. Adattabile a diversi ambienti climatici.

6) Albicocco "Nirosa 2" : varietà resistente a Sharka (Plum Pox Virus), malattia virale, nota anche come Vaiolo delle Drupacee. La pianta ha elevata vigoria, è autofertile, con fioritura in epoca intermedia e epoca di fruttificazione precoce (prima metà di Giugno). Produzione è elevata ed i frutti sono di grossa pezzatura, di color arancione intenso e di buon sapore (bassa acidità della buccia).

7) Albicocco "Tsunami" : qui citata per essere una varietà ultra precoce, essa infatti è una delle prime a maturare e, nei luoghi più caldi, i frutti maturano anche a partire dalla seconda metà di Maggio. Pianta selezionata in Francia e commercializzata a partire dal 2010 (coperta da copyright e vietata la riproduzione a scopi di lucro). La fioritura è precoce e la pianta è autosterile, sono perciò necessari altri Albicocchi a fioritura precoce per garantire l'impollinazione. Il vigore della pianta è medio-alto ed il portamento assurgente. Il sapore è equilibrato, con una dolcezza di 13 °brix, piuttosto elevata per una varietà così precoce. 

Albicocco "Tsunami"

Albicocco "Ninfa"
8) Albicocco "Ninfa" : selezionata dall'Università di Bologna e commercializzata dal 1993, si caratterizza per uno scarso fabbisogno di freddo, rendendola ideale per il Sud Italia, zona che inoltre ne esalta le potenzialità. La pianta ha basso vigore e portamento espanso. Varietà autofertile, con fioritura medio-precoce e maturazione precoce, è indicata per la coltura protetta. I frutti hanno una buccia chiara (gialla, senza sovra-colorazioni), la polpa ha grado zuccherino di 15° brix, il sapore è buono negli ambienti meridionali, ma potrebbe non esser eccezionale se si anticipa eccessivamente la raccolta.

9) Albicocco "Ivonne Liverani" : pianta di origine Italiana (Faenza), diffusa a partire dal 1977. La pianta è solo parzialmente autosterile e se ne consiglia la vicinanza ad altri Albicocchi che fioriscano in epoca intermedia (come lui) al fine di garantire un'efficacie impollinazione. Viene citata in quanto mostra un'alta resistenza alla Monilia. I frutti maturano in epoca intermedia, sono buoni, ma di breve conservabilità. 

10) Albicocco "Portici" : pianta di origini Campane, presenta una buona tolleranza alla monilia. Produttività elevata, con frutti di grandi dimensioni. Essi sono molto dolci (16° brix) ed aromatici. Si può coltivare in diversi ambienti, anche se nelle annate molto piovose parte dei frutti è soggetta a spaccatura.  E' autofertile; la fioritura è medio-precoce, mentre la maturazione è medio-tardiva

Albicocco "Portici"

venerdì 26 novembre 2021

Come Riconoscere la Ginestra - Quante Specie Esistono ?

Quante volte avete sentito parlare della Ginestra di Spagna ? oppure della Ginestra dei Carbonai ? o ancora della Ginestra dell'Etna ? In realtà col nome "Ginestra" si fa riferimento ad una delle moltissime specie della tribù delle Genisteae, all'interno della famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose). Queste specie appartengono anche a generi diversi, quindi non sono sempre così vicine filogeneticamente, tuttavia in media sono arbusti/cespugli di medio-piccole dimensioni che producono una copiosa fioritura gialla.

La maggior parte delle specie di Ginestra è distribuita nel bacino Mediterraneo, per lo più tra il Sud dell'Europa, il Medio Oriente ed il nord dell'Africa, sconfinando fino alle Isole Canarie, sebbene ve ne siano (poche) anche in America, India e Sud-Est Asiatico. Le principali specie di Ginestra prosperano bene su suoli poveri, sassosi ed aridi, resistendo bene alla siccità, ma mal tollerando terreni eccessivamente umidi e poco drenanti. In Italia, a seconda della specie, si possono coltivare ovunque e vengono piantate come ornamentali, grazie alla loro rusticità e frugalità.

Di seguito un elenco delle specie di Ginestra più diffuse e/o rappresentative, con una breve descrizione botanica.

Ginestra dei Carbonai (Cytisus scoparius) : diversamente dalla seguente, questa specie ama i terreni acidi e poveri di calcare, prediligendo esposizioni a mezz'ombra. Per queste ragioni la loro distribuzione si spinge più a Nord rispetto alla Ginestra di Spagna (vedi sotto) e la si può trovare anche sulle coste Atlantiche dell'Europa. In Italia prospera ai margini delle pinete, nelle brughiere, nelle zone collinari e persino di bassa montagna, sviluppandosi al meglio su terreni silicei e secchi. Ottima resistenza al gelo invernale. E' un piccolo arbusto cespitoso, di solito alto intorno al metro (3.3 ft). La parte erbacea muore d'inverno, mentre le gemme svernanti, poste a non più di 20 cm (8 in) di altezza, riformano l'intera pianta durante la successiva stagione. Fiori giallo intenso leggermente profumati, che sbocciano sul finir dell'inverno/inizio primavera.

Fiori Cytisus scoparius

Rami e Foglie Cytisus scoparius

Ginestra di Spagna (Spartium junceum) : unica specie del suo genere e nota anche come Ginestra Odorosa, è una pianta arbustiva non più alta di 3 metri (10 ft), ma spesso meno. I numerosi fusti sono verdi e crescono eretti, dando alla pianta un aspetto globoso. Le foglie sono lanceolate, piccole, distanziate e, a differenza dei fiori gialli,  decisamente poco appariscenti. Specie tipica della macchia Mediterranea e molto comune nel Sud Italia, dove cresce in zone assolate ed aride.

Spartium junceum

Ginestra Spinosa (Calicotome spinosa) : specie arbustiva di piccole dimensioni, con chioma molto densa e rami spinosi. Tipica della macchia mediterranea, dove prospera isolata od a gruppetti sugli aridi e rocciosi pendii. Da Marzo a Giugno si ricopre interamente dei tipici fiori color giallo. Oltre ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo è stata introdotta anche in Nuova Zelanda.

Calicotome spinosa

Ginestra dell'Etna (Genista aetnensis) : come facile intuire è una specie nativa della Sicilia (ma anche della Sardegna), dove cresce nelle assolate ed aperte pianure ai piedi dell'Etna. Diversamente dalle precedenti, questa specie ha uno sviluppo arboreo ed un portamento spesso più ad albero che arbustivo, raggiungendo occasionalmente anche i 10 metri (33 ft) di altezza. Fiori e foglie simili alle altre Ginestre, mentre la resistenza al freddo si attesta intorno ai -15° C (5°F). La fioritura è veramente copiosa e, mentre avviene, la Ginestra dell'Etna può esser scambiata (da lontano) per una Mimosa.

Genista aetnensis

Ginestra Bianca (Retama raetam) : come facile intuire dal nome questa specie di Ginestra ha la peculiarità di avere fiori bianchi, morfologicamente simili ai fiori gialli delle altre Ginestre. Il portamento è arbustivo/compatto e raramente supera i 2 metri (6.6 ft) di altezza. In Italia si trova in alcune zone di Sicilia e Calabria, dove prospera nelle zone sabbiose, stabilizzando le dune di sabbia. La sua distribuzione si spinge più a Sud di molte altre Ginestre e la sua resistenza alla siccità le permette di crescere anche in zone molto aride, come in Sudan e persino in Arabia. Esiste anche la Spartocytisus supranubius, un'altra Ginestra a fiore bianco, che cresce alle pendici del Teide.

Retama raetam

Ginestrone (Ulex europaeus) : specie di Ginestra che è distribuita su un areale spostato più a Nord, crescendo persino in Polonia. Nativa delle Isole Britanniche, la si ritrova spesso lungo le coste dell'Oceano Atlantico. Il tronco è corto, con moltissime ramificazioni assurgenti e ricadenti sotto il loro peso. Le foglie si sono trasformate in spine, mentre i fiori sono gialli. Ottima resistenza al gelo, fin oltre -20° C (-4° F).

Ulex europaeus

Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) :  piuttosto diversa rispetto alle Ginestre fin qui descritte, si sviluppa come piccolo albero deciduo non più alto di 6 metri (20 ft). Le foglie son composte da tre foglioline e risultano ben più appariscenti e grosse rispetto a quelle della "Ginestra classica". La fioritura avviene in maggio ed i fiori color giallo oro, contrariamente a molte altre specie, sono riuniti in lunghi grappoli pendenti, che ricordano un po' la forma delle infiorescenze del GlicineLaburnum anagyroides cresce in terreni calcarei ed umidi, presenti dalla Francia sud-orientale, sino ai Balcani. 

Laburnum anagyroides

Lupino Giallo (Lupinus luteus) : specie annuale ed erbacea, presente nei climi temperati caldi, resistendo bene sia al gelo che alla neve. Molto diffuso negli Stati Uniti, dove è considerata una specie infestante. La pianta produce semi commestibili, amari da freschi ed utilizzati come alimento per bestiame, sebbene previa cottura possano esser mangiati anche dagli uomini. I Lupini crescono in mezzo all'erba e producono un'infiorescenza apicale eretta. Le foglie sono composte con foglioline disposte a raggiera. 

Lupinus luteus

Argyrocytisus battandieri
Argyrocytisus battandieri : nativo del Marocco è un piccolo arbusto deciduo che non cresce oltre i 4 metri (13 ft). I fiori gialli e raggruppati in una piccola (e tozza) infiorescenza eretta.

Spero di aver fatto un po' di chiarezza sulla Ginestra, una pianta tipica della nostra macchia Mediterranea, frugale e facile da coltivare, tanto che spesso sfugge alla coltivazione e colonizza nuove aree, comportandosi come infestante. Vi lascio con un'ultima foto, scattata sulle alture di Belgirate, sul Lago Maggiore, che riprende una Ginestra dei Carbonai, cresciuta spontanea sul ciglio della strada.

Ginestra dei Carbonai - Zona Lago Maggiore