giovedì 6 luglio 2023

Le 20 Conifere Più Comuni, Rare o Particolari - Specie a Confronto con Foto

All'interno delle Gimnosperme, le Conifere (o Pinophyta) sono indubbiamente il raggruppamento più grosso (circa 650 specie) e, per lo meno nelle zone temperate, anche quello più diffuso.

Parco di Conifere
Le Conifere sono piante di norma sempreverdi (anche se ci son eccezioni, come leggerete più avanti) a grande sviluppo (anche qui con eccezioni), con foglie aghiformi e coni (maschili e femminili) invece dei classici fiori presenti nelle Angiosperme. I semi non sono racchiusi in un frutto, bensì in una pigna. 

In questo articolo vorrei portare all'attenzione le specie di Conifera più importanti e comuni in Italia, sia a livello ornamentale, sia a livello ambientale, nonché qualche specie rara o particolare interessante per i collezionisti (e non solo).

Le Migliori 20 Conifere :

1) Larice Comune (Larix decidua) : iniziamo subito con l'eccezione alla regola, ecco una delle poche conifere decidue, le cui foglie (aghi), in autunno, si colorano di giallo per poi cadere. Il Larice è originario dell'Europa centrale ed è assai diffuso anche sulle nostre Alpi ed Appennini. E' una classica pianta "da montagna", ama climi freschi ed è una delle piante che delimita la linea degli alberi. La specie è alta e slanciata, può raggiungere i 40 m di altezza (130 ft), con un portamento elegante e rami penduli all'estremità. La chioma è poco folta, con 20-30 aghi riuniti in ciuffetti lungo i rami. Bella in ogni stagione, ma particolarmente ornamentale prima della caduta delle foglie.

Larix decidua

2) Cedro del Libano (Cedrus libani) :  nativo del medio oriente (Turchia, Libano) è un albero enorme ed imponente, che raggiunge più o meno le dimensioni del Larice, tuttavia ha un tronco di diametro decisamente superiore ed un portamento atipico per una Conifera, infatti non è conico e dal tronco principale partono diverse branche assurgenti (non orizzontali), che riportano alla mente un po' la forma di un candelabro. La chioma è espansa e richiede molto spazio attorno a sé. La resistenza al freddo è buona, ma non paragonabile a quella delle Conifere che crescono in quota sulle Alpi. Simile come portamento, ma con alcune varietà dalla chioma color verde-glauco, è il Cedro Atlantico (Cedrus atlantica).

Cedrus libani

3) Thuja Orientale (Platycladus orientalis) : nativa della Korea è una Cupressaceae di medio sviluppo, raggiungendo i 15-20 m (49-65 ft), ma solo dopo molti anni (la crescita è lenta). Contrariamente a molte conifere la Thuja ben si presta per la formazioni di siepi divisorie. Le foglie sono squamiformi, triangolari e rivolte verso l'alto. I Coni immaturi hanno un tipico color bluastro, che vira a marrone ad avvenuta maturazione. Molto comune in tutta Italia, anche nelle zone costiere del Sud Italia dove molte altre Conifere patirebbero il caldo e la siccità. La specie ha una "cugina" abbastanza simile, la Thuja occidentalis, nativa del Nord America.

Platycladus orientalis

4) Tasso (Taxus baccata) :  nativo dell'Europa è una arbusto molto longevo che raggiunge le dimensioni della Thuja, sebbene cresca forse ancor più lentamente. Inoltre è una pianta che può crescere ovunque, comprese zone di piena ombra che limiterebbero lo sviluppo della maggior parte delle conifere. Le foglie son formate da corti aghi disposti a lisca di pesce. Peculiarità è la produzione di un frutto (in realtà botanicamente non lo è), ovvero un rivestimento carnoso che a maturazione è rosso, commestibile e dal sapore blando

Taxus baccata

5) Picea abies "Acrocona" : è a tutti gli effetti un Abete, diffuso su tutto l'Arco Alpino ed utilizzato come "Albero di Natale". E' un albero di notevoli dimensioni, che può raggiungere i 50 m (164 ft) di altezza, con un apparato radicale meno profondo di altre conifere, rendendo la specie più incline ad esser sradicata in seguito a tempeste di vento. Qui presento però una Picea abies var. acrocona", una varietà che salta all'occhio per i Coni, i quali non sono del tipico color marrone-brunastro, bensì di un vistoso color viola-rosaceo; inoltre cresce un po' meno del "classico" abete ed ha la parte bassa della chioma più allargata.

Picea abies "Acrocona"

6) Cipresso Calvo (Taxodium distichum) :  nativo del Sud-Est degli Stati Uniti è anche chiamato Cipresso delle Paludi, per la sua attitudine a crescere in zone umide, come sulla riva di laghi e fiumi, nonché in piane alluvionali. Il tronco è possente, più largo alla base, la quale spesso ha forma irregolare e raggiunge un'altezza di 20 metri (66 ft) dopo 50 anni. La chioma è poco folta ed il portamento è assurgente e conico, con pochi rami nella parte bassa del tronco. Tratto distintivo è l'emissione di radici respiratorie, che spuntano dal terreno, anche non nelle immediate vicinanze del tronco. 

Taxodium distichum

7) Pino Strobo  (Pinus strobus) : chiamato anche pino di Weymouth, è nativo della parte orientale del Nord America. Albero di grosse dimensioni, che può superare agevolmente l'altezza di 40 metri (131 ft), con una crescita relativamente rapida. Il portamento è piuttosto snello e slanciato, ma allo stesso tempo il tronco è possente. Diversamente da molti altri Pini, qui gli aghi sono riuniti in mazzetti, creando una sorta di "ciuffetti".

Pinus strobus

8) Araucaria (Araucaria araucana) : Originaria del Sud America, ed in particolare del Cile, la si riconosce per il portamento massiccio, per i rami che mantengono le foglie per molti anni (anche 15), le quali hanno la peculiare forma triangolare e sono coriacee e pungenti. I rami sono spesso ricurvati verso l'alto. Questa specie sopporta geli intensi e può esser coltivata nel Nord Italia. Appartenente sempre allo stesso genere vorrei citare anche la Araucaria heterophylla, dal portamento più elegante, ma poco resistente al freddo e coltivabile solo nel Sud Italia o in microclimi particolarmente miti.

Araucaria araucana

9) Cipresso (Cupressus sempervirens) : tipico dell'Europa meridionale, è probabilmente nativo della parte orientale del Mar Mediterraneo, ma oggi lo si ritrova lungo i viali di campagna ed è molto comune in Toscana, così come nel resto del centro Italia. Gradisce estati calde, tollera la siccità, ma patisce il gelo intenso e prolungato, tuttavia supera senza problemi anche l'inverno del Nord Italia. La caratteristica che lo distingue è sicuramente il portamento colonnare; un albero può superare i 25 metri (82 ft), con chioma con larghezza di 1 metro (3,3 ft) o poco più. Viene usato anche come frangivento, collocando più esemplari ravvicinati tra di loro.

Cupressus sempervirens

10) Pino Mugo (Pinus mugo) : specie spontanea delle Alpi, amante dei luoghi assolati e molto freddi, si può spingere infatti oltre i 2500 metri (8200 ft) di altitudine. Il portamento è arbustivo/prostrato, viene considerata una "Conifera Nana" e, sebbene possa raggiungere i 4 metri di altezza (13 ft), in coltivazione è alta circa la metà.

I rami tendono a strisciare sul terreno, per poi erigersi verso l'alto, talvolta contorcendosi. Nei rami gli internodi sono corti, mentre gli aghi sono color verde scuro e fitti. Il Mugo è ottimo da esser piantato isolato o in consociazione a Rododendri, Azalee, Aceri, o altre specie "da giardino Giapponese". Importante ricordare che è una specie acidofila, che mal si sviluppa in suoli a pH alto.

Pinus mugo

11) Pino Domestico (Pinus pinea) : probabilmente originario della Sardegna e della Corsica è ormai da millenni diffuso in tutte le zone costiere del Mediterraneo. La specie è molto simile (quasi indistinguibile a volte) al Pino Marittimo (Pinus pinaster), con il quale condivide anche lo stesso areale. Il Pino Domestico è alto al massimo 25 metri (82 ft) e, rispetto alla maggior parte delle conifere (Pino Marittimo a parte), si riconosce per il portamento aperto e la chioma larga ed espansa, che ricorda la forma di un ombrello, il che rende la specie molto sensibile ai danni meccanici da neve.

Il tronco è singolo, con la corteccia che si sfalda a scaglie. Nella macchia mediterranea forma fitte pinete, dalle quali si ricavano i Pinoli (semi del Pino Domestico) che, insieme al Basilico, sono l'ingrediente fondamentale per il Pesto alla Genovese. Sebbene nativo di zone costiere la resistenza al freddo è discreta ed, in pianura, si può coltivare anche nel Nord Italia. 

Pinus pinea

Wollemia nobilis
12) Wollemia nobilis : identificata per la prima volta solo nel 1994 è una pianta nativa del New South Wales (in Australia). Appartenente alla famiglia delle Araucariaceae è considerata un fossile vivente, con caratteristiche immutate da oltre 150 milioni di anni. Prospera in foreste temperate, a quote collinari e può superare i mille anni di età, raggiungendo altezze di oltre 30 metri (98 ft), sebbene fuori dall'areale d'origine si crede che difficilmente possa superare i 20 metri (65 ft) e solo in esemplari vecchi. L'ambiente ideale è relativamente umido; può resistere al freddo fino a -10° C (14° F) o forse oltre, mentre temperature superiori ai 40 ° C (104° F) possono danneggiarla. Gradisce un terreno acido ed un'esposizione a mezz'ombra.

Il portamento è colonnare, mentre i rami partono solo dal tronco principale, senza mai ramificarsi ed i coni spuntano proprio all'estremità di questi rami "laterali". Quando il Cono matura, ed i semi sono pronti, il ramo secca, lasciando spazio per un altro ramo. Gli aghi sono opposti, lunghi circa 8 cm (3 in) e sulla foglia sono disposti a "lisca di pesce", ricordando la forma della foglia di alcune palme. Contrariamente a molte conifere è in grado di emettere polloni. La Wollemia nobilis è sicuramente un conifera da "collezionisti".

13) Sequoia (Sequoia sempervirens) : originaria della California settentrionale, detiene il record vegetale di pianta più alta al mondo, potendo raggiungere un'altezza di 100 metri (330 ft). Il portamento è conico/piramidale (ma piuttosto slanciato), il tronco è privo di rami nella parte inferiore, può avere un diametro di 7 metri (23 ft) ed è ricoperto da una corteccia marrone, che si sfalda longitudinalmente. Questi giganti amano luoghi umidi, con suoli fertili e profondi e possono vivere anche 2000 anni. In Italia gli esemplari più vecchi hanno "solo" 150 anni e sono alti la metà rispetto alle Sequoie millenarie che troviamo nei parchi della California. 

Sequoia sempervirens

14) Ginepro (Juniperus communis) : specie di piccole dimensioni ampiamente diffusa in Europa ed Asia dove ha saputo conquistare habitat anche molto diversi tra loro. Il Ginepro infatti resiste molto bene all'aridità (cosa non troppo comune tra le Conifere) e si sviluppa anche su terreni poveri e riarsi dal Sole; tuttavia mostra un'elevata resistenza al gelo e può crescere anche in montagna; inoltre il suo portamento compatto le permette di sopravvivere anche in zone sferzate da impetuosi venti. Il Ginepro cresce fino a circa 4 metri (13 ft), ma in commercio esistono molte varietà striscianti e tappezzanti, che rimangono sotto il metro (3.3 ft) di altezza. Molto comune (anche) nella Macchia Mediterranea, produce bacche di color bluastro, utilizzate per aromatizzare piatti, specialmente a base di selvaggina. 

Juniperus communis

15) Criptomeria "Globosa" (Cryptomeria japonica) : originaria dell'Asia orientale (Cina e Giappone), è una pianta a portamento piramidale, con rami presenti fin dalla parte bassa del tronco (il quale rimane nascosto); in natura può raggiungere notevoli dimensioni, ma qui vorrei portare all'attenzione una varietà (Cryptomeria japonica var. Globosa), che si distingue per il portamento compatto, con numerosi rami corti che si incurvano ed accavallano l'un l'altro, dando un gradevole effetto ottico.

La chioma nei giovani esemplari ha forma tendenzialmente sferica, ma col passare degli anni si appiattisce (diventando più ornamentale). Vorrei citare anche la Cryptomeria japonica var. Elegans, la quale non è "nana" come la precedente, bensì ha la caratteristica di aver gli aghi color rossastro durante i mesi invernali. 

Cryptomeria japonica var. Globosa

16) Pinus pentaphylla : anch'essa è una originaria del Giappone, dove in natura può crescere fino ad un'altezza di 20 metri (66 ft). Possiede aghi color verde-azzurro, una corteccia grigiastra rugosa, che tende a formare placche. La cito in questo articolo poiché, grazie anche alla sua crescita lenta, è in assoluto la conifera più utilizzata per fare i Bonsai. In giro troverete Bonsai di Pinus pentaphylla con diversi decenni di età, che sembreranno in tutto e per tutto una classica conifera adulta, se non nelle dimensioni. A seconda dell'abilità degli operatori le si potrà dare un portamento più o meno prostrato.

Pinus pentaphylla

17) Pino Argentato (Picea pungens) : originario delle Montagne Rocciose (negli Stati Uniti), ha il tipico portamento di un Abete, sebbene di norma non superi i 20 metri (65 ft) di altezza. I rami sono distribuiti lungo il tronco, sono ad esso perpendicolari e più lunghi nella parte bassa dello stesso (forma piramidale). Fin qui nulla di particolare, se non fosse per il colore degli aghi che, soprattutto nelle varietà commercializzate, è blu-argentato, dando un effetto unico, che risalta in mezzo a tutte le altre conifere "verdi". Resiste bene al freddo, ma gradisce una certa umidità del terreno, rendendo la specie più adatta ad esser coltivata nel Nord Italia, rispetto al meridione. 

Picea pungens

18) Chamaecyparis pisifera "Filifera aurea" : di origine Giapponese, un po' come la Cryptomeria japonica in natura può crescere molto, ma qui descrivo la Chamaecyparis pisifera var. Filifera aurea, a portamento compatto. Questa varietà ha una folta chioma ed un portamento globoso, tuttavia invecchiando tende ad assumere forma piramidale, rimanendo sotto i 5 metri (16 ft) di altezza. Un altro tratto distintivo sono le foglie frastagliate, di color giallo oro in estate e più bronzeo in inverno, oltre ai rami penduli. Resiste bene al caldo, così come al freddo ed è ideale sia isolata, sia come pianta da bordura. 

Chamaecyparis pisifera "Filifera aurea"

19) Calocedrus decurrens “Aureovariegata” : la specie, nota anche come Libocedro, è nativa della parte occidentale del Nord America, raggiunge notevoli dimensioni : fino a 50 metri di altezza (164 ft) ed ha un portamento aperto e maestoso. Qui però vorrei parlare della Calocedrus decurrens var. Aureovariegata, simile alla "specie tipo" come portamento (sebbene un po' più compatta ed a crescita più lenta), ma con la peculiarità (più unica che rara) di avere una chioma variegata. La chioma è di color verde abbastanza chiaro, tuttavia ci sono chiazze di color giallo acceso per un buon 30-40% del volume e sono soprattutto (ma non solo) collocate nella parte terminale dei rami.

Calocedrus decurrens var. Aureovariegata

Podocarpus macrophyllus
20) Podocarpus macrophyllus : appartenente alle Podocarpaceae, è l'unica specie della famiglia a crescere nell'emisfero boreale (le altre sono sub-equatoriali) ed è originaria di Cina e Giappone. Questa in natura raggiunge i 20 metri di altezza (66 ft), ma è comunque molto utilizzata come Bonsai. La differenza principale rispetto alle conifere fin qui menzionate sono le foglie, le quali non sono aghiformi, bensì lanceolate e di maggiori dimensioni. Il portamento è elegante, leggermente contorto e con chioma ben distribuita alle diverse altezza della pianta. 

Di certo le Conifere non hanno l'enorme varietà che possiamo invece osservare nelle Angiosperme, ma sicuramente le 20 specie citate in questo articolo rappresentano un po' la biodiversità comunque presente in queste piante "preistoriche". Ora sta a voi cercare quale di esse meglio si adatti al vostro giardino. 



martedì 20 giugno 2023

Bougainvillea - Resistenza al Freddo, Specie e Coltivazione

Sebbene non originaria del bacino Mediterraneo, la Bougainvillea è ormai diventata un simbolo delle località costiere del Sud Italia, anche grazie alla sua rusticità ed all'abbondante fioritura, che si mantiene per gran parte dell'anno.

In questo articolo vorrei fare una panoramica sul genere, illustrando e descrivendo le specie (e le cultivars) più adatte alla coltivazione in Italia e cercando di capire fin dove sia ragionevole tentarne la coltivazione all'aperto, salendo lungo lo "stivale".

Bougainvillea flowers

Origine, Diffusione ed Inquadramento Botanico :

Bougainvillea è uno dei 33 generi della famiglia delle Nyctaginaceae, le cui specie (di cui parlerò di seguito) sono native delle zone calde (tropicali e subtropicali) del Sud America. E' proprio in Brasile che, nel 1768, il naturalista francese Philibert Commercon scoprì per la prima volta la Bougainvillea. Ai nostri giorni questa pianta viene coltivata ovunque il clima lo permetta, dalle zone prettamente tropicali del Sud-Est Asiatico, sino alle coste del Mediterraneo

Esistono 16 specie differenti di Bougainvillea, ma la maggior parte delle piante coltivate e vendute nel mondo appartengono a solo 3 di esse, con oltre 300 varietà selezionate, alcune delle quali sono ibridi frutto dell'incrocio tra diverse specie. Le 3 specie di maggior interesse floricolo sono :

  • Bougainvillea glabra : nativa del Brasile meridionale è probabilmente la più comune e diffusa; deve il suo nome al fatto che le foglie sono completamente lisce (glabre), dettaglio che ne permette il riconoscimento rispetto alla B. spectabilis (la cui parte inferiore delle foglie è "vellutata"). Ha un notevole sviluppo, anche se inferiore alla B. spectabilis. Esistono innumerevoli varietà, di cui la più conosciuta è probabilmente la Bougainvillea glabra var. Sanderiana, dalle brattee color viola-porpora. 
  • Bougainvillea spectabilis : simile alla precedente (anche come origine geografica), si differenzia per la consistenza (leggi sopra) ed il colore delle foglie, più verde e brillante. Inoltre produce brattee più arrotondate e larghe alla base, invece che prettamente triangolari come nella B. glabra.
  • Bougainvillea peruviana : originaria del Perù e dell'Ecuador, possiede fiori color magenta e foglie di piccole dimensioni rispetto alle altre specie di Bougainvillea. Utilizzata nell'ibridazione volta ad ottenere piante dai colori nella gamma del rosso. La Bougainvillea × buttiana è probabilmente l'ibrido più conosciuto, ottenuto dall'incrocio tra Bougainvillea glabra Bougainvillea peruviana.

Rami Bougainvillea
Rami Fioriti
Che Tipo di Pianta è la Bougainvillea ? - Botanica e Fiosiologia

Da qui in poi, nominando il nome generico Bougainvillea, mi riferirò alle caratteristiche comuni delle tre specie sopracitate. 

La Bougainvillea è una pianta rampicante di notevole sviluppo che, in presenza di appigli, riesce a raggiungere altezze superiori ai 10 m (33 ft). La crescita, anche su suoli poveri, è piuttosto vigorosa e i tralci possono allungarsi anche di 1 metro (3.3 ft) l'anno.
I rami, soprattutto in alcune varietà, sono dotati di grosse spine ricurve. In linea di massima la specie produce liane che devono essere sorrette da muri o altri tipi di tutore, tuttavia con un'opportuna potatura si riesce a coltivare la Bougainvillea "ad alberello", ovviamente con i nuovi tralci pendenti; inoltre è indicata anche per la formazione di siepi sempreverdi fiorite, per delimitare due proprietà. 

Foglie BougainvilleaLe foglie sono alterne, di forma ovale, ma con apice più acuto e base più ampia. Esse persistono anche d'inverno (è una specie sempreverde), anche se in talune situazioni possono aver un comportamento semi-deciduo. 

Contrariamente a quanto si pensi la parte più appariscente non è il fiore; quest'ultimo è infatti piccolo, di norma bianco, solitario o al limite riunito in gruppi da tre, ma nel complesso è piuttosto insignificante. Ai fiori però sono associate 3 o 6 brattee appariscenti, che possono aver colori differenti (a seconda della varietà), spaziando dal rosso-viola-magenta, sino al giallo-bianco. Quindi quando diciamo "una Bougainvillea dai fiori arancioni", in realtà dovremmo dire "una Bougainvillea dalle brattee arancioni". Le brattee sono delle foglie modificate che, nella maggior parte dei casi, hanno il compito di avvolgere e proteggere il fiore e, come in questo caso, possono essere più vistose e colorate rispetto al fiore stesso; un altro esempio di brattea scambiata da molti per fiore è quello della Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima).

Le brattee della Bougainvillea hanno forma più o meno triangolare (talvolta più arrotondata), sono lunghe in media 7-8 cm (3 in) ed avvolgono parzialmente i minuscoli fiori. Il frutto è un piccolo achenio nero contenente i semi. 

La fioritura della Bougainvillea (e dunque anche la presenza delle relative brattee) si estende per un lungo periodo e, nelle zone tropicali umide, può essere continuativa per tutto l'anno. Anche in Italia la fioritura è prolungata e, a seconda del clima, inizia a maggio e finisce ad ottobre-novembre, tuttavia non è raro che nei climi più miti ci possano esser ancora fiori a Natale e persino oltre. 
La fioritura, tra l'altro, è molto abbondante e la pianta si ricopre interamente di brattee colorate, tanto che il verde delle foglie spesso diventa secondario rispetto al colore delle brattee. 

Le radici non sono invasive, bensì piuttosto sottili e relativamente fragili, inoltre sono superficiali e si estendono più in larghezza che in profondità; questo permette la coltivazione di questo rampicante anche in prossimità di muri, tubature e marciapiedi, oltre a renderne possibile la coltivazione in vaso

Nuove Foglie Bougainvillea
Come Crescere la Bougainvillea ? - Resistenza al Freddo, Clima, Potatura e Moltiplicazione

Questa pianta si è ben adattata al clima Mediterraneo, presenta una buona resistenza alla siccità e, una volta affrancata, supererà senza innaffiature l'arida estate mediterranea. Se coltivata in vaso (oppure nei primi 2-3 anni in piena terra) è bene bagnare un paio di volte a settimana durante i mesi più caldi. Ottima è anche la resistenza alla salsedine, che ne permette la coltivazione anche in zone costiere esposte ai venti provenienti dal mare.

Il punto che in molti si chiedono è "Qual è la reale resistenza al freddo della Bougainvillea ?". Cercherò di rispondere a questa domanda in maniera oggettiva, senza fare sensazionalismi, ma basandomi sull'esperienza personale. Indubbiamente la Bougainvillea è di origine tropicale-subtropicale e non si può pretendere che regga il gelo intenso come se fosse un Pero, tuttavia non è neppure così delicata come potrebbe essere un Mango. In linea di massima consiglierei di coltivare la Bougainvillea in zone in cui non geli mai, tuttavia la specie regge bene l'arresto vegetativo e non muore neppure laddove temperature di poco sopra gli 0° C (32° F) permangano per molte ore o giorni. Tuttavia esistono specie e varietà più resistenti di altre; ad esempio la Bougainvillea Specto-Glabra "Violet de Meze", una varietà ibrida tra le specie B. spectabilis e B. glabra, viene data rustica fino a temperature di -8° C (18° F), alcuni dicono addirittura -10° C (15° F) ed oltre. Ovviamente queste temperature sono da prendere con le pinze e bisogna capire bene che cosa si intenda con "sopravvive". Per quanto osservato, le specie più rustiche reggono senza danni qualche grado sotto zero, diciamo fino a  -3° C (27° F) o poco oltre per breve durata, tant'è che negli angoli più riparati dei grandi laghi prealpini (es. Lago Maggiore) se ne vedono di molto grandi; ovviamente le specie/varietà più delicate (es. molte di quelle californiane dalle brattee arancioni) probabilmente soffrirebbero ed avrebbero danni appena le temperature scendono sotto gli 0°C (32° F). 
"Ma quindi è possibile coltivar la Bougainvillea  nel Nord Italia ?" In vaso direi ovunque, basta aver un posticino al caldo per l'inverno, all'aperto dipende dove. Se vivete in zone collinari con minime più alte rispetto alla pianura Padana, scegliendo le varietà più resistenti in assoluto ed accettando che ci possano esser danni, allora qualche possibilità c'è; anche perché le radici sono notevolmente più resistenti della parte aerea, la quale viene facilmente ricostruita qualora fosse uccisa da un inverno particolarmente gelido. Premettendo che le radici delle varietà più tolleranti al gelo possano reggere sporadici -10° C (15° F), allora mettendola in un angolo riparato e facendo una buona pacciamatura, potremmo perdere l'intera chioma negli inverni in cui si scenda sotto i -6° C (21° F), ma avere comunque la pianta "sopravvissuta" ed in grado di fiorire sul finir dell'estate successiva. 

Bougainvillea Fiori
La Bougainvillea va piantata in una zona riparata, ma quanto più soleggiata possibile, esposizioni ombrose infatti ne limitano lo sviluppo, riducendo notevolmente (se non annullando) la fioritura. L'ideale è farla arrampicare su una parete esposta a Sud o Sud-Ovest.

In zone dove non vi sia il rischio di gelate il periodo migliore per il trapianto in piena terra è l'autunno, altrove è bene metterla a dimora in Marzo. 

Il terreno ideale è sabbioso-limoso, anche non eccessivamente ricco (se fosse troppo povero basta concimare con letame maturo o stallatico, una volta l'anno). E' importante che il suolo sia drenante e non trattenga troppa acqua (es. troppo argilloso), infatti, se rimane zuppo, può far marcire le radici, portando a morte certa tutta la pianta. Il suolo deve avere preferibilmente pH subacido (ideale tra 5.5 e 6.5). In condizioni favorevoli la specie ha una crescita moderata, se non addirittura veloce

La potatura non è necessaria e, avendo spazio a disposizione, la si può far crescere spontaneamente. Potare ha come unico scopo quello di ridurre le dimensioni della pianta e di eliminare rami morti o danneggiati. La potatura va effettuata nel periodo di riposo vegetativo o comunque quando la fioritura è meno abbondante, ovvero nel periodo più freddo o in quello più arido (per zone tropicali). 

La Bougainvillea è di norma resistente alle malattie e non viene trattata con anticrittogamici, tuttavia non è inusuale che vi siano infestazioni di afidi sulla nuova vegetazione.

Sebbene possa esser riprodotta anche tramite seme, la moltiplicazione della Bougainvillea avviene per talea, metodo che ne permette la rapida fioritura, nonché il mantenimento dell'esatta cultivar. Per la propagazione bisogna prendere giovani rami, eliminare eventuali fiori/brattee ed interrare in vasi contenenti sabbia e terriccio in rapporto 1:1, con eventualmente degli ormoni radicanti. Il tutto deve esser mantenuto umido e a mezz'ombra. Il periodo ideale di riproduzione tramite talea è verso fine primavera, in modo che la pianta sia attiva e le temperature permettano la crescita/radicamento. 

Bougainvillea Sfiorita

Fioritura Bougainvillea

martedì 16 maggio 2023

Tronco : Crescita Primaria e Secondaria - Anelli ed Età della Pianta

Sin da piccoli ci è stato detto che per sapere l'età di una pianta basta contare gli anelli del tronco tagliato, ma come si formano ?

Anelli Tronco di Larice

Qual è la Differenza tra Crescita Primaria e Secondaria ?

Diversamente dagli Animali, che accrescono le proprie dimensioni solo nella prima fase della loro vita (crescita determinata), le Piante hanno una crescita continuativa, allungando ed allargando i propri rami fino alla loro morte (crescita indeterminata). 

Le piante hanno dei tessuti chiamati Meristemi, formati da cellule indifferenziate, in continua duplicazione (per mitosi) ed in grado di differenziarsi in tessuti ed organi specifici (radici, foglie, etc.). I meristemi si possono considerare analoghi alle cellule staminali degli animali.

Nella maggior parte delle piante esistono il Meristema Apicale ed il Meristema Laterale, il primo è localizzato sulle gemme ed all'estremità dei rami (e delle radici), mentre il secondo è presente all'interno della pianta, in mezzo a tessuti già differenziati. 

Crescita Primaria : dovuta alla divisione delle cellule del Meristema Apicale, permette alla pianta di svilupparsi in lunghezza, in tal modo le radici si espandono alla ricerca di acqua e nutrienti, mentre i germogli si elevano per captare una maggior radiazione solare, essenziale per la fotosintesi clorofilliana. Importante ricordare che la gemma apicale (quella alla sommità) inibisce la crescita primaria delle gemme sottostanti (dominanza apicale), permettendo così uno sviluppo "verticalizzato". Alcune piante, come le Gimnosperme (in primis Conifere, ma anche Ginkgo biloba), hanno un'elevata dominanza apicale, che si traduce in una chioma a forma conica/piramidale, come quella tipica dell'Albero di Natale (Picea abies).

Crescita Secondaria : assente nelle piante erbacee, permette lo sviluppo della pianta "in larghezza", ovvero determina l'accrescimento del diametro del tronco, dei rami e delle radici. Come vedremo poco più avanti, per molte piante da climi "temperati", questa crescita è la responsabile della formazione degli anelli di accrescimento, che permettono una stima approssimativa dell'età di una pianta.

 

Cosa Sono e Come Si Formano gli Anelli di Accrescimento in un Albero ?

Se tagliamo il tronco di una piante potremo notare un certo numero di anelli concentrici; ognuno di essi rappresenta un anno di vita della pianta ed è dunque possibile dedurne l'età semplicemente contandoli. La formazione degli anelli di accrescimento è dovuta al fatto che, nelle zone temperate, il diametro del tronco si accresce in due periodi specifici, formando due legni diversi. Ogni anello, dunque, è costituito da due porzioni differenti :


  • Legno Primaticcio, prodotto nella fase primaverile, è più chiaro, con cellule più allungate e deputate essenzialmente al trasporto di linfa.
  • Legno Tardivo, si forma durante l'estate/autunno, è più sottile, scuro (perché lignificato) e svolge una funzione più che altro strutturale e di sostegno.


Sezione Tronco Palma vs Tronco Albero
Quanto detto è particolarmente vero per le Conifere, in quanto in questi alberi le due porzioni sono nettamente separate e distinguibili ad occhio nudo, mentre nelle Latifoglie il passaggio da una porzione all'altra è più sfumata ed, in alcune specie (es. Betulla o Pioppo), non è apprezzabile ad occhio nudo, rendendo impossibile la "conta degli anelli". 
Ovviamente nelle piante tropicali, che hanno una crescita costante durante tutto l'anno, non sarà possibile verificare l'età basandosi sugli anelli; questo è impossibile anche nelle Monocotiledoni (es. Palme), dato che non hanno un vero accrescimento secondario.

La datazione con gli Anelli di Accrescimento non è precisa al 100%, ma approssimativa. In primo luogo il tronco è ha forma conica, e la parte più bassa ha un maggior numero di anelli (dato che è più vecchia) e, dunque, sarà essenziale avere un taglio quanto più alla base possibile; in secondo luogo possono esserci dei "falsi anelli", come quelli causati da un significativo evento di stress che faccia perdere tutte le foglie e blocchi temporaneamente la crescita primaverile (es. massiccio attacco di parassiti, siccità estrema o forte grandinata), in questo caso avremo due anelli in un unico anno

Infine non dimentichiamoci che la Dendrocronologia (ovvero lo studio degli anelli di accrescimento) può esser usata a conferma di altri tipi di datazione (es. quella con il Carbonio-14), ma anche per fornire informazioni sul clima passato. Gli anelli di crescita, infatti, non sono tutti della stessa dimensione : in condizioni "normali" essi variano in funzione dell'età della pianta, la quale avrà un maggior accrescimento secondario durante la prima fase di vita, rispetto a quella senile, ma normalizzando per questo evento fisiologico gli esperti possono intuire se la primavera di quell'anno corrispondente ad un anello specifico sia stata siccitosa, piovosa, se ci siano stati stress di varia natura e, soprattutto studiando piante plurisecolari, è possibile capire come la temperatura (che ha forti effetti sull'accrescimento degli anelli) sia cambiata (alzandosi) negli ultimi decenni. 

Sezione Tronco Betulla

lunedì 17 aprile 2023

Araucaria : A. araucana, A. heterophylla, A. bidwillii a Confronto - Coltivazione, Clima e Cure

Araucaria è uno dei tre generi (attualmente non estinti) della famiglia delle Araucariaceae, quest'ultima a sua volta facente parte del gruppo delle Gimnosperme.

Esistono all'incirca 20 specie di Araucaria, tutte native dell'emisfero australe. Buona parte di esse sono originarie proprio dell'Australia, mentre altre popolano il Sud America o nel Pacifico Meridionale.
Alcune Araucaria sono tra le poche specie di conifere ad essersi adattate ai climi tropicali, mentre altre, distribuite più a Sud (es. Cile), si sono evolute per vivere in climi anche molto freddi. 

In linea di massima tutte le Araucaria sono piante sempreverdi a singolo tronco, che raggiungono dimensioni ragguardevoli e devono esser piantate laddove vi sia sufficiente spazio; inoltre, rispetto alle classiche Conifere Europee o Nord Americane (Abete, Larice, Strobo, etc.), hanno gli Aghi massicci, più tozzi, talvolta a forma triangolare e particolarmente pungenti

Araucaria araucana

Tra tutte le specie, in questo articolo vorrei parlare delle tre più coltivate in Italia, ovvero :

  • Araucaria araucana : la specie più diffusa in Italia, anche in virtù della sua elevata resistenza al freddo.
  • Araucaria heterophylla (sin. Araucaria excelsa): nota anche come Pino di Norfolk, comune nel Sud Italia.
  • Araucaria bidwillii : chiamata anche Bunya, un po' meno comune rispetto alle precedenti, ma con un portamento particolare (vedi sotto).

Araucaria araucana :

Questa conifera è nativa del Cile (è infatti chiamata Araucaria del Cile, oltre ad esser l'albero nazionale cileno) e la sua distribuzione sconfina anche nella vicina Argentina. L' A. araucana cresce ai piedi delle Ande, nelle vallate, di norma ad una latitudine compresa tra 37° S e 40° S ed un'altitudine superiore ai 1000 metri (3300 ft), in un habitat contraddistinto da temperature rigide, elevata piovosità ed abbondanti nevicate. Non a caso questa è la specie di Araucaria più resistente al gelo e può crescere addirittura nelle zone meno fredde della Scandinavia (es. Norvegia); non sorprende dunque che sia anche la specie del genere più coltivata nel Nord Italia, dove sopravvive a gelate con temperature comprese tra -15° (5°F) e i -20° C (-4° F).

Il tronco è massiccio, color bruno/grigiastro, resinoso e su di esso sono presenti le cicatrici lasciate dalle vecchie ramificazioni; esso può raggiungere un diametro di 150 cm (4.9 ft), mentre la pianta può crescere anche 40 metri (131 ft) in altezza
Il portamento è piramidale, tuttavia la parte più larga della chioma solitamente è quella corrispondente ai rami che partono dalla parte centrale del fusto. I rami (tranne quelli molto vecchi) sono quasi orizzontali e leggermente incurvati verso l'alto all'estremità, rendendo la specie sensibile ai danni meccanici da neve.

Le foglie, lunghe come la falange di un dito, sono appuntite, a forma triangolare ed assai taglienti; esse più che aghi assomigliano a delle squame e permangono sul ramo sino a 15 anni, essendo perciò presenti anche su rami adulti e di notevole diametro.

La Araucaria araucana è considerata specie dioica, tuttavia esistono esemplari che portano sia coni maschili, che femminili; questi ultimi maturano in 2-3 anni, all'apice dei rami, hanno forma sferica e sono particolarmente appariscenti.
A maturazione ogni cono femminile può contenere fino a 200 semi, i quali cadono a terra e vengono sparsi prevalentemente da roditori. 

Coni Femminili Araucaria araucana
Questa conifera non inizierà a fruttificare prima dei 30-40 anni di età, tuttavia è una specie molto longeva, potendo superare agevolmente i 1000 anni di età

La A. araucana non presenta particolari difficoltà di coltivazione e si adatta ad un'ampia gamma di suoli. Nel Nord Italia si preferisce coltivarla in pieno Sole e non vi saranno problemi né di caldo in estate, né di freddo in inverno; mentre nel Sud Italia, in zone troppo calde ed aride potrebbe patire un po' durante i primi anni dall'impianto ed è dunque preferibile un'esposizione a mezz'ombra ed una buona irrigazione. In linea di massima l'A. araucana è più adatta al clima del Nord Italia.

La crescita è costante ma, soprattutto nei primi anni di vita, assai lenta e non supera mai i 30 cm (12 in) all'anno. Viene coltivata come pianta ornamentale, anche per l'aspetto che, a volte, può ricordare quasi quello di qualche Cactacea.
Ricordatevi però che sul lungo periodo diventa una pianta enorme, con radici estese, che possono danneggiare le abitazioni; di conseguenza non deve mai esser piantata in piccoli giardini o troppo vicino agli edifici, anche perché (un po' come in tutte le conifere) la potatura è mal sopportata ed induce sviluppi atipici (ed antiestetici) e non è dunque possibile contenerne le dimensioni potando.

Araucaria heterophylla :

Albero nativo della piccola isola di Norfolk, nell'Oceano Pacifico ad una latitudine di 29° S, è giustappunto chiamato Pino di Norfolk. Diversamente dalla precedente, l'A. heterophylla è piuttosto sensibile al freddo e può sopportare solo sporadici abbassamenti di temperatura poco al di sotto degli 0° C (32° F) ed è perciò diffusa solo nelle aree costiere del Centro-Sud Italia

Nei luoghi di origine può raggiungere un'altezza massima di 60 metri (197 ft), sebbene in Italia raggiunga dimensioni inferiori (circa la metà). La chioma è a forma conica, elegante, con rami perfettamente orizzontali (paralleli al suolo), molto lunghi nella parte bassa della pianta e corti all'estremità superiore. A differenza dell'A. araucana, i rami sono poco folti e la chioma risulta ben più pulita, ordinata e perfettamente simmetrica, con un profilo a "triangolo isoscele"

Le foglie sono eterogenee (da qui il nome dell'epiteto della specie); quelle più giovani sono più lunghe, sottili, tenere (non pungenti), di color verde chiaro ed hanno l'aspetto dei classici aghi delle Conifere nostrane, mentre le foglie più vecchie ricordano quelle del genere e sono imbricate, più corte, rigide e taglienti. I corti rami secondari e le foglie sono posizionati (su quelli primari) verso l'alto, conferendo il tipico aspetto a "V". 

La pianta è molto ornamentale e, anche grazie alla sua naturale resistenza al sale ed al vento, è ora coltivata nelle aree costiere a clima subtropicale umido o Mediterraneo.

Indubbiamente l'A. heterophylla è più adatta al clima costiero del Sud Italia, anche se potrebbe farcela nei microclimi più miti dei grandi laghi del Nord Italia (vedi Lago Maggiore), oltre che ovviamente lungo la riviera Ligure. 

La pianta ha un notevole sviluppo, ma è a crescita lenta, di conseguenza può esser coltivata qualche anno come pianta da appartamento.

Araucaria heterophylla

Araucaria bidwillii :

Nativa delle zone paludose del Queensland, in Australia, è una specie che in Italia è sicuramente meno diffusa e coltivata rispetto alle due precedenti. Come resistenza al freddo si colloca probabilmente a cavallo tra le due, ma più vicino alla A. heterophylla, resistendo a temperature di qualche grado sotto lo zero

Foglie Araucaria bidwillii
Nei luoghi d'origine può raggiungere un'altezza di 50 metri (164 ft), con un diametro del tronco di 150 cm (5 ft), mentre piante cresciute nei climi Mediterranei raramente superano i 30 metri (98 ft).

Da adulta la pianta assume una forma inusuale, con una chioma a forma di cupola. I rami, prevalentemente concentrati nella parte alta della pianta, posseggono ciuffi di foglie solo alla loro estremità, rimanendo spogli per la maggior parte della loro lunghezza. La parte di ramo scoperta mantiene pochissime foglie "secche" che diventano taglienti e pungenti come delle spine.

Come nel Pino di Norfolk (ma meno marcatamente), anche qui le foglie sono differenti a seconda dell'età : nella fase giovanile sono più tozze e color verde chiaro, mentre da adulte diventano più allungate e verde scuro. 

La specie è monoica ed i coni femminili possono pesare addirittura 10 kg (22 lbs), con all'interno oltre 50 semi, i quali, una svolta sgusciati, sono commestibili e di buon sapore

Tronco Araucaria bidwillii

Araucaria bidwillii


lunedì 20 marzo 2023

Mirto (Myrtus communis) - Coltivazione ed Utilizzo dei Suoi Frutti

Il Mirto (o Mortella) è, insieme al Corbezzolo, uno dei simboli della Sardegna, nonché una delle specie più rappresentative e tipiche della macchia Mediterranea. Buona parte di voi conoscerà il Mirto per via del famoso liquore fatto con le sue bacche, tuttavia questo arbusto si presta molto anche ad essere coltivato come pianta ornamentale, per via del bel fogliame persistente e della splendida fioritura. 

Origine, Storia, Usi ed Inquadramento Botanico :

Myrtus communis
Il Mirto (Myrtus communis) appartiene alla grande famiglia delle Myrtaceae,  al cui interno sono presenti diverse centinaia di specie, come ad esempio l'Eucalipto. Il genere (Myrtus) è invece piccolo ed è composto da due sole specieMyrtus nivelii, nativo delle zone montagnose tra Algeria e Ciad ed il più diffuso Myrtus communis, nativo delle regioni che si affacciano sul mar Mediterraneo e molto presente anche in Italia, sia allo stato selvatico, sia in coltivazione.  

La distribuzione attuale si spinge ad occidente sino alle Isole Canarie, mentre ad oriente sino all'Asia centrale. In Italia è presente nelle zone costiere, dal livello del mare sino ad un'altitudine di circa 600 metri (1970 ft) o poco oltre ed ha una maggiore diffusione sul versante tirrenico (ad Ovest dell'Appennino) e, in regioni come la Sardegna, colonizza ettari ed ettari di territorio della Macchia Mediterranea Bassa.

Le foglie del Mirto sono molto aromatiche e, solo accartocciandole, emanano un odore inteso; da esse si estrae un Olio essenziale noto come Mirtolo (o Canfora di Mirto) ed utilizzato in erboristeria come antisettico, balsamico e lassativo, ma anche in profumeria come deodorante o per fare saponi. Le foglie essiccate (ma anche le bacche) possono esser utilizzate anche per aromatizzare piatti a base di carne o di pesce. Si può fare anche una confettura con le bacche di Mirto, spesso abbinata alla degustazione di formaggi. Ovviamente dalla macerazione alcolica delle bacche si può ottenere il Liquore di Mirto, noto in tutto il mondo come digestivo.

Fioritura Myrtus communis
Come è Fatto il Mirto ?

Risveglio Vegetativo
Myrtus communis è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di arbusto molto ramificato e, tendenzialmente, multi-tronco. La chioma è folta e tende ad avere una forma arrotondata, in cui larghezza ed altezza raggiungono, senza interventi di potatura, più o meno le stesse dimensioni. L'altezza (e la larghezza) dopo una ventina di anni è di circa 3 metri (10 ft) o poco più, tuttavia con opportune potature si possono tenere Mirti belli e produttivi alti non più di 1 metro (3.3 ft). La forma della chioma, la tolleranza a severe potature, così come la presenza di rami anche nella parte bassa della pianta rende il Mirto un'ottima specie sia come pianta da bordura, sia per la realizzazione di siepi sempreverdi

Le foglie, dotate di un corto picciolo, sono opposte, di piccole dimensioni, a forma lanceolata ed acuminata, con la pagina superiore dall'aspetto traslucido. 

I fiori sono solitari, spuntano all'ascella della foglia, hanno un diametro medio di circa 3 cm (1 inch), sono bianchi ed hanno, come tipico delle Mirtacee, un numero elevatissimo di stami (circa 40-50) e cinque petali. Nel complesso i fiori del Mirto possono ricordare i fiori della Guava. La fioritura è molto copiosa ed avviene, di norma, nella tarda primavera/inizio estate (Maggio-Luglio); tuttavia, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, non è raro che vi sia anche una seconda fioritura nel periodo che va dalla tarda estate (Agosto) all'autunno

Boccioli
A seguito dell'impollinazione (tipicamente ad opera delle Api) vi è l'allegagione e la produzione di frutti. Questi ultimi sono delle bacche ellissoidali di piccole dimensioni, hanno un rivestimento ceroso e sono di color blu-nero-violaceo, in rari esemplari i frutti sono addirittura bianchi. La maturazione dei frutti avviene dal tardo autunno (Novembre) in poi ed i frutti permangono sulla pianta a lungo senza marcire, talvolta addirittura sino alla primavera successivaMyrtus communis è una specie autofertile, dunque vi sarà fruttificazione anche in presenza di un'unica pianta. 

Le radici del Mirto Comune sono possenti e, una volta sviluppatesi, sostenteranno la pianta anche durante lunghi periodi di carenza idrica. 

Tra le varietà di Mirto vorrei citare il Myrtus communis var. Tarentina, un clone che si differenzia per una maggior tolleranza al freddo, oltre ad avere un portamento più compatto e foglie più piccole, numerose e coriacee rispetto al "classico" Mirto. Essendo una varietà "nana", gli internodi dei rami sono più ravvicinati, dando così alla chioma un aspetto più "denso". Sebbene a prima vista possano sembrare simili, ad un occhio attento basterà un attimo per distinguere il Mirto Tarantino dal classico Mirto.

Fiore

Foglie

Come Crescere il Mirto ? - Coltivazione, Clima, Potature, Riproduzione

Come visto in precedenza il Mirto è una specie tipica della macchia mediterranea ed è, di conseguenza, adattato al clima costiero, alla salsedine nell'aria ed all'aridità.

M. communis è un arbusto che gradisce esposizioni soleggiate, le quali favoriranno uno sviluppo ottimale ed un'abbondante fioritura/fruttificazione; tuttavia può crescere anche a mezz'ombra, mantenendo un portamento elegante ed una fioritura accettabile. Cosa certa è che non soffre l'eccessiva insolazione e, anche se piantato nel mezzo del vostro giardino con il Sole dall'alba al tramonto, non avrà mai un aspetto floscio e sofferente.

Ottima è anche la resistenza alla siccità, in natura infatti sopravvive ad estati calde e torride, in cui magari non vede una goccia d'acqua per tre mesi. Un Mirto acclimatato, dunque, non richiederà innaffiature e, se vivete in zone molto calde del Sud Italia, al limite smetterà di crescere durante i mesi più caldi. Può essere utile bagnare il Mirto (solo in estate) durante il primo/secondo anno dall'impianto, giusto il tempo affinché riesca a sviluppare radici che gli permettano di resistere all'assenza di piogge. Piante irrigate crescono però più velocemente.

Myrtus communis var. Tarentina
Il fatto che sia una pianta della macchia mediterranea (per di più "bassa") non vi tragga in inganno, il Mirto ha una discreta resistenza al freddo e con opportuni accorgimenti può esser coltivato con successo anche in buona parte del Nord Italia, Pianura Padana compresa. In linea di massima il Mirto resiste a temperature minime nell'ordine dei -10° C (14° F), probabilmente anche inferiori con qualche danno alle foglie. Fortunatamente, come molte altre specie di Mirtacee, anche il Mirto può sopportare piuttosto bene la defogliazione e, anche in seguito a gelo prolungato, i rami non seccano ed in primavera riformeranno nuove foglie e spesso anche fiori. In zone fredde dove in inverno il gelo è una costante, le foglie del Mirto (soprattutto quelle più giovani) possono assumere tonalità rossastre, senza che questo comprometta più di tanto la salute della pianta. 

Il Mirto preferisce terreni a pH neutro o sub-acido, ma è molto adattabile e prospera anche su suoli sassosi e poveri di sostanza organica. In coltivazione la concimazione risulta per lo più superflua e tranquillamente evitabile. Gli unici suoli da evitare sono quelli in cui si creino ristagni idrici importanti e duraturi, che potrebbero far marcire le radici (come facile immaginare, una pianta mediterranea non ama avere le radici zuppe per lungo tempo).

Fioritura

Date le piccole dimensioni, il Mirto si presta bene anche alla coltivazione in vaso, avendo cura di usare di anno in anno vasi via via di maggior diametro, aggiungendo nuovo terriccio ogni inizio di stagione. Ovviamente, dopo 10 anni il vaso potrebbe diventare limitante, ma se è di grosse dimensioni supporterà ugualmente lo sviluppo, tuttalpiù rallentandone la crescita annua. 

Questo arbusto è per sua natura rustico e resistente ai principali patogeni, anche se talvolta possono verificarsi attacchi di Mal Bianco alle foglie. L'unico fungo che può arrecare gravi danni al Mirto è il Cylindrocladium scoparium.

Il Mirto riesce a sopportare potature molto energiche, ributtando vigorosamente; non a caso si presta anche per la creazione di una siepe sempreverde. La potatura, se lo si coltiva a siepe, ha lo scopo di conferire un aspetto regolare, con lati ben delineati, mentre se lo si coltiva come arbusto isolato (o di bordura) non è assolutamente necessaria e la potatura ha come unico compito quello di ridurre le dimensioni della pianta. Il fatto che regga potature drastiche permette di mantenere il Mirto delle dimensioni desiderate (anche sotto il metro di altezza), senza che ciò ne comprometta la fioritura, né tantomeno lo sviluppo. Anche in caso di potature malfatte il Mirto fiorirà e produrrà le sue preziose bacche, questo perché i boccioli fiorali si sviluppano all'apice dei rami della nuova vegetazione e non sul legno dell'anno precedente

Sebbene si possa riprodurre tramite seme, di norma il Mirto non si propaga per semina, anche perché la germinazione ed il successivo sviluppo sono lenti e ci vorrà qualche anno per aver delle belle pianticelle pronte per essere piantate in piena terra nel vostro giardino. Il metodo di moltiplicazione più veloce ed usato è senza dubbio la Talea; essa deve esser effettuata sul finir dell'inverno, prima della ripresa vegetativa. Bisognerà prendere uno o più rametti di giovane età, rimuovere quasi tutte le foglie (al limite lasciandone 3-4 all'apice) ed interrare i rametti in vasi contenenti terriccio sub-acido e sabbia; dopodiché dovrete collocare i vasi in zone luminose, ma senza Sole diretto e mantenere una certa umidità del terreno. Quando le temperature primaverili permetteranno la ripresa vegetativa, se avete fatto tutto correttamente, i vostri rami inizieranno a radicare e, nel giro di un paio di mesi, ci sarà la nuova vegetazione e le nuove radici. Continuate a curare la pianta per tutta la stagione e, la primavera successiva, il vostro "nuovo" Mirto sarà pronto per esser trapiantato o rinvasato. 

Frutti di Mirto

Nuova Vegetazione Myrtus communis