martedì 4 ottobre 2022

Brugmansia - Coltivazione, Clima e Cure

La Brugmansia, nota anche con il nome "Trombone degli Angeli" o anche "Stramonio Arboreo", è una pianta ornamentale coltivata per i suoi bellissimi fiori in molte zone calde d'Italia.

Origine, Specie ed Inquadramento Botanico :

Con il nome Brugmansia ci riferiamo in realtà ad un genere, al cui interno sono presenti solo sette specie, appartenenti all'immensa famiglia delle Solanaceae (come Pomodori, Melanzane e Tamarillo). Il genere Brugmansia è strettamente correlato col genere Datura, tanto che fino a pochi decenni fa si credeva che fossero un unico genere. Tutte le specie di Brugmansia sono native del Sud America e molte di esse crescono (crescevano) in montagna, sulle Ande; tuttavia si ritiene che oggigiorno, allo stato naturale, si siano estinte, a seguito dell'estinzione degli animali che provvedevano alla disseminazione dei loro semi.

Fiore Brugmansia

Di seguito troverete una breve descrizione delle diverse specie, mentre successivamente parlerò della Brugmansia come se fosse un'unica specie, soffermandomi sui tratti comuni a tutte.

  • Brugmansia aurea : endemica dell'Ecuador, è dichiarata estinta allo stato selvatico dal 2014. Può raggiungere un'altezza di 6 metri (20 ft) e produce fiori dalla tipica forma del genere, ma esclusivamente di colore giallo.
  • Brugmansia insignis : originaria della parte settentrionale dell'Amazzonia, cresceva ai piedi delle Ande Peruviane, così come in Colombia. Raggiunge un'altezza di circa 3 metri (10 ft) ed ha fiori bianchi sfumati di rosa.
  • Brugmansia insignis : nativa del Brasile Meridionale, produce fiori bianchi (talvolta sfumati di giallo) che emanano una dolce fragranza.
  • Brugmansia versicolor : endemica dell'Ecuador, produce fiori pendenti verso il basso che raggiungono le maggiori dimensioni tra tutte le 7 specie e possono esser lunghi anche 50 cm (1,65 ft).
  • Brugmansia arborea : tra le specie più grandi, può raggiungere i 7 metri (23 ft) di altezza. E' nativa delle Ande, dove cresceva anche a quote considerevoli, dall'Ecuador sino al Cile settentrionale. E' una delle Brugmansia più resistenti al gelo, dato che nei luoghi d'origine sono possibili leggere brinate. 
  • Brugmansia sanguinea : distribuzione simile a quella della B. arborea, anche in questo caso ha un notevole sviluppo e si contraddistingue per avere fiori dal colore rosso.
  • Brugmansia vulcanicola : originaria delle Ande settentrionali (Ecuador, Colombia), è una pianta a sviluppo limitato ed ha i fiori più piccoli tra tutte le specie di Brugmansia.

Botanica e Fisiologia :

La Brugmansia è una pianta tendenzialmente a portamento arbustivo, con diversi tronchi e ramificazioni, sin dalla parte bassa di essi ed in Italia raramente supera i 3 metri (20 ft) di altezza, rimanendo spesso più bassa. Le foglie, che possono aver dimensioni differenti a seconda della specie, sono alterne, a forma ovale, con margine ondulato quasi a formare delle punte, talvolta ricoperte da una sottile peluria e possono ricordare (vagamente) quelle della Pianta delle Melanzane.

Piante di Stramonio Arboreo
Nelle zone più miti d'Italia, e nei luoghi d'origine, tutte le Brugmansia sono sempreverdi, ciò nonostante talune reggono piuttosto bene la defogliazione ed in zone con leggere gelate possono comportarsi come piante decidue, senza che questo ne causi necessariamente la morte o ne comprometta la fioritura della stagione successiva. Un'ultima nota in merito alle foglie : esse possono contenere elevate quantità di alcaloidi e risultare perciò tossiche.

Tronco BrugmansiaI fiori hanno la caratteristica forma ad imbuto e sono penduli, praticamente perpendicolari al terreno. Essi sono numerosi ed hanno colori che variano dal bianco, al giallo, al rosso-rosa, all'arancione e non è raro che un fiore abbia sfumature di più colori, a seconda della specie e dei numerosi ibridi selezionati dall'uomo. La dimensione media di un fiore si aggira attorno ai 30 cm (12 in). I fiori possono esser singoli, doppi o persino oltre.

Sei delle sette specie di Brugmansia hanno fiori che emanano una fragranza più o meno intensa, che raggiunge l'apice durante le calde serate estive. Lo scopo evolutivo di tutto questo è attirare gli insetti impollinatori notturni, come le falene. L'unica specie a non avere fiori profumati è la B. sanguinea, la quale è di solito impollinata dai Colibrì, invece che dagli insetti notturni.

La fioritura è prolungata e, in zone non tropicali come l'Italia, si interrompe solo durante i mesi più freddi, mentre può esser più o meno continuativa ai tropici. In linea di massima in Italia inizia a fiorire dalla tarda primavera, sino all'autunno inoltrato.

Il tronco ed i rami hanno di norma una consistenza semi-legnosa e sono ricoperti da una sottile corteccia marrone-grigiastra che si fa via via più verde tanto più ci si avvicina all'apice. Le radici sono relativamente sottili e non invasive. Il frutto è una bacca spugnosa contenente numerosi fiori. 

Infiorescenza Trombone degli Angeli

Fiore Bianco Brugmansia

Coltivazione  della Brugmansia in Italia ? - Esposizione, Clima, Potature e Cure

Il Trombone degli Angeli si coltiva al meglio in piena terra, tuttavia, grazie all'apparato radicale relativamente compatto, si può sviluppare bene anche in grandi vasi, rendendo così possibile la sua coltivazione anche in zone gelide.

Il terreno ideale è fertile, drenante, ma che si mantenga anche abbastanza umido. E' ideale concimare con letame o compost ben maturo che, oltre a nutrire la pianta, funge da ammendante, rendendo il suolo soffice ed aumentando la ritenzione idrica. Sono da evitare terreni poveri, secchi, sabbiosi ed eccessivamente sassosi. Come noterete, lo Stramonio non ha un'ottima resistenza alla siccità e, soprattutto nei mesi estivi, le innaffiature dovranno essere generose. Ovviamente la coltivazione in vaso complica la gestione, dato che le radici esploreranno un minor volume di terreno, il quale si asciugherà ed impoverirà più rapidamente. Se in piena terra la concimazione non è strettamente necessaria, in vaso lo diventa ed al contempo si dovrà prestare una maggior attenzione a non far seccare la terra.

Ma dove collocare il vaso o, se il clima lo permette, dove interrare il vostro Trombone degli Angeli ? 

L'ideale è trovare un angolo caldo e riparato, magari vicino al muro di casa, ma preferibilmente con un'esposizione ad Est. In modo tale potrà godere dell'ombra pomeridiana, assai gradita durante le roventi estati. Si può coltivare anche in pieno Sole, soprattutto al centro-Nord, tuttavia l'esposizione che le dona un aspetto più sano è senza dubbio quella a mezz'ombra.

Altro aspetto da chiarire è quale sia la resistenza al freddo della Brugmansia. Premesso che la tolleranza al freddo è diversa tra le sette specie, se prendiamo come riferimento la B. arborea ed i suoi innumerevoli ibridi potremmo asserire che l'ideale sarebbe coltivarle (all'aperto e senza protezioni invernali) in aree prive di gelo. Se le temperature si mantengono superiori agli 0° C (32° F), lo Stramonio Arboreo mantiene le foglie reggendo senza danni anche lunghi periodi con temperature inferiori ai 10° C (50° F). In una finestra che oscilla tra 0° C e -3° C (32-26° F) si ha la perdita parziale o totale delle foglie, ma il legno dei rami più grossi resiste; tuttavia le radici sono ancora più rustiche ed in un range di temperatura tra -3° C e -8° C (26-18° F) potrebbero ancora sopravvivere e, in primavera, riformare l'intera chioma e persino fiorire durante l'estate (un po' più in ritardo rispetto a se non morisse la parte aerea). Non escludo che con un'ottima pacciamatura le radici possano sopravvivere anche a temperature leggermente inferiori, soprattutto se con terreno secco.

Il Trombone degli Angeli è una pianta molto vigorosa che sopporta pesanti potature. Esse hanno lo scopo di diradare la chioma, togliendo rami che si incrociano, ma anche di mantenere la pianta più bassa, di solito ad altezza uomo; inoltre sarà anche importante rimuovere i succhioni ed alcuni dei numerosi polloni che, soprattutto in climi in cui d'inverno sopravviva solo l'apparato radicale, saranno in sovrannumero. 

Lo Stramonio si moltiplica facilmente tramite seme, il quale deve essere interrato in primavera, non appena le temperature esterne consentiranno il germogliamento. Il terriccio deve essere mantenuto umido e, di anno in anno, le nuove piantine dovranno essere rinvasate in vasi di diametro sempre maggiore. Partendo da seme ci vorranno in media 5 anni per la prima fioritura. Alternativamente si propaga facilmente tramite talea, utilizzando un ramo lungo circa 15 cm (6 in), da far radicare in terriccio misto torba-sabbia durante la primavera. Questo metodo di riproduzione, oltre a mantenere l'esatta cultivar, ci permetterà di ottenere piante in grado di fiorire in 1-2 anni.

Insomma una pianta ornamentale, dall'aspetto tropicale ed abbastanza facile a coltivare, anche in Vaso nelle regioni del Nord Italia. Se vi ho incuriosito non esitate ad acquistarne una (si trova facilmente nei Vivai) e son sicuro che vi darà grandi soddisfazioni. 

Foglie ed Apice Brugmansia

Fioritura Stramonio

giovedì 1 settembre 2022

Peonia Arbustiva ed Erbacea - Coltivazione, Clima e Differenze tra le Specie

Le Peonie sono coltivate in tutta Italia per il loro bellissimi, e talvolta profumati, fiori. In questo articolo cercheremo di fare un po' di chiarezza sulle specie principali e su come devono esser coltivate per fiorire abbondantemente e per molto tempo.

Origine ed Inquadramento Botanico :

Il genere Paeonia, unico rappresentante della famiglie delle Paeoniaceae, contiene al suo interno circa 40 specie, le quali possono grossolanamente essere divise in specie erbacee (circa 75%) o arboree (25%). La distribuzione delle diverse specie di Peonia è ampia, ma riconducibile a zone temperate dell'emisfero boreale. Allo stato selvatico le specie arboree si ritrovano solo in Cina, mentre quelle erbacee, a seconda della specie, popolano l'Europa meridionale e l'Asia centro-orientale, comprendendo le zone montagnose ai piedi dell'Himalaya, come la Paeonia emodi, presente tra Pakistan e Nepal o la Paeonia sterniana, endemica del Tibet; mentre la Paeonia lactiflora si spinge fino alla gelida Siberia orientale. Paeonia cambessedesii è endemica delle isole Baleari (Spagna), mentre la Paeonia parnassica cresce nelle zone montagnose della Grecia. Nell'America settentrionale è presente la Paeonia californica, che cresce sul versante pacifico della California (Stati Uniti), ma anche nella Baia California (Messico). In Italia, allo stato naturale, ritroviamo la Paeonia mascula, nota anche come Rosa di Montagna, che cresce nel sottobosco di querce e la Paeonia officinalis, che predilige terreni calcarei e cresce sulle Alpi e nella parte centro settentrionale dell'Appennino (non si ritrova nel Sud Italia).

Le Peonie hanno 5 cromosomi, ma molte specie sono tetraploide, sebbene esistano anche diploidi (per informazioni sulla poliploidia clicca qua).

Sebbene la Peonia sia storicamente collegata alla Cina, arrivò in Europa a fine '700 e, soprattutto in Inghilterra e Francia, i botanici si misero al lavoro per selezionare varianti con le migliori caratteristiche e, dato che le diverse Peonie sono spesso ibridabili tra loro, diedero origine ad innumerevoli ibridi coltivati tuttora a scopo ornamentale in tutto il mondo. L'Olanda, conosciuta per lo più per i Tulipani, è il maggior produttore di bulbi di Peonia.

Fiore Peonia

Quali Sono le Differenze tra la Peonia Arbustiva (o Arborea) ed Erbacea ?

A prima vista, soprattutto per un occhio inesperto, le Peonie potrebbero apparire tutte molto simili tra loro, con l'unica differenza facilmente riscontrabile solo nella tipologia del fiore (colore, dimensione, forma etc..); tuttavia non è questo il tratto distintivo tra le due tipologie di Peonia (Arborea vs Erbacea), dato che entrambe, al loro interno, hanno un'enorme diversificazione di fiori, a seconda della varietà.

Ciò che permette di distinguere una Peonia Arbustiva da una Peonia Erbacea e riassumibile nei punti che seguono :

  • Aspetto in Inverno : la Peonia Arbustiva è, di fatto, un arbusto ed in inverno manterrà i rami prodotti durante l'estate precedente, perdendo unicamente le foglie (è decidua). Nella Peonia Erbacea, invece, i rami estivi seccheranno con l'arrivo del freddo e nella primavera successiva i nuovi rami spunteranno da gemme presenti nel bulbo sotterraneo (che è perenne). Quindi in inverno la Peonia Arbustiva sembrerà un cespuglio spoglio, mentre la Peonia Erbacea "scomparirà", perdendo tutta la parte aerea.
  • Altezza : la Peonia Erbacea, dovendo ricostruire l'intera chioma ogni anno, raggiungerà altezze minori, di norma poco oltre il metro (3.3 ft); la Peonia Arbustiva invece può essere alta anche il doppio.
  • Prima Fioritura : se si interra in autunno un bulbo di una Peonia Erbacea, la primavera successiva si avranno già i fiori, mentre piantando una piccola Peonia Arborea ci potrebbero volere 2-3 anni prima della prima fioritura. 
  • Longevità : le Peonie Arbustive possono vivere anche 100 anni. Le Peonie Erbacee sono anch'esse perenni, ma per mantenersi  sane e vigorose si dovrebbero dividere i bulbi ogni 6-7 anni.
  • Vigoria : di norma le Peonie Erbacee crescono più velocemente, dato che hanno un'unica stagione per raggiungere la loro massima altezza.
  • Resistenza al Freddo : sebbene anche le Peonie Arboree siano resistenti a geli piuttosto intensi, quelle Erbacee lo sono di più e possono tollerare i climi continentali gelidi del Nord Europa.
  • Esposizione : Le Peonie Erbacee vogliono posizioni più Soleggiate rispetto alle Peonie Arbustive
Per una lettura sulla generale differenza tra specie botaniche erbacee ed arboree clicca qui.

Peonia Fiore Rosa

Peonia Arbustiva Fiore Giallo

Come è Fatta una Peonia ? - Botanica e Fisiologia

Nonostante le differenze sopracitate, molti tratti accomunano le diverse specie di Peonia. Tutte le Peonie hanno l'aspetto di piccoli cespugli fitti, raramente più alti di un uomo e posseggono foglie pennate, in cui ogni fogliolina è lobata, più o meno marcatamente a seconda della varietà. Il colore delle foglie è tendenzialmente verde, ma in molte selezioni solo la venatura è verde, mentre il resto possiede sfumature bronzee.

I diversi cloni si differenziano per lo più per i loro fiori che possono essere di un colore che spazia dal bianco, al rosso, alle diverse sfumature di rosa-viola e, più raramente, anche giallo-arancione. Il fiore è di grosse dimensioni e caratterizzato dalla presenza di numerosissimi stami. Esso può essere singolo, doppio, semi-doppio, anemone (che ricorda appunto gli Anemoni). Altra variabile è l'odore del fiore, che può essere molto intenso, come assente, con in mezzo tutte le diverse intensità di fragranza. 

I fiori della Peonia sono singoli, si aprono all'apice di un lungo stelo ed hanno una vita media di circa 5-7 giorni, ma sbocciano in maniera scalare, protraendo la fioritura di ogni pianta per almeno 6-8 settimane, in un periodo compreso tra metà primavera e Luglio, con differenze anche in base alla varietà ed al clima in cui vengono coltivate.


Come Coltivare la Peonia ? - Crescita, Terreno e Potature 

Le Peonie sono piante amanti del Sole e gradiscono esposizioni piuttosto soleggiate; tuttavia possono fiorire anche in posizioni a mezz'ombra. In linea di massima le Peonie Erbacee sono più esigenti e fioriscono al meglio solo in pieno Sole, mentre le Peonie Arboree possono dare ottimi risultati anche con meno Sole diretto e talvolta, soprattutto nelle zone più torride ed aride, sono più sane con qualche ora di ombra durante il giorno.

Foglie Peonia
Le Peonie sono coltivate in luoghi molti freddi, sopportando anche gelate molto intense. Indicativamente sopravvivono in zone USDA comprese tra 2 e 8; quindi le più rustiche (alcune specie di Peonia Erbacea) resistono a temperature inferiori -40° C (40° F), mentre le specie più delicate delle Peonie Arbustive fin circa -12° C (10° F). In altre parole la giusta varietà di Peonia può crescere anche nelle vallate più fredde del Nord Italia.  Per contro, nelle zone più calde del Sud Italia potrebbe non essere soddisfatto il fabbisogno di freddo, con effetti negativi sulla fioritura (che risulterebbe scarsa).

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica (ottime le concimazioni con letame maturo), ma soprattutto ben drenante, dato che i ristagni idrici tendono a far marcire i tuberi. Se il terreno fosse troppo compatto conviene lavorarlo, mischiarlo a sabbia e deporre ghiaia sul fondo, così da evitare l'accumulo di acqua. Il pH del suolo è preferibilmente neutro (pH 7), ma la pianta può tollerare leggere oscillazioni, preferendo quelli leggermente acidi rispetto a leggermente basici. Fertilizzanti eccessivamente ricchi di azoto potrebbero indurre crescita vigorosa, ma scarsa fioritura.

Bocciolo Peonia
Le Peonie non hanno un'ottima resistenza alla siccità, ma odiano anche i terreni troppo umidi; idealmente, in assenza di piogge, dovrebbero essere annaffiate con parsimonia, una volta ogni due settimane durante la primavera ed una volta a settimana in estate, mentre non si deve irrigare quando la pianta va in dormienza invernale (dopo caduta foglie). Ricordatevi, bagnare troppo è forse peggio di non bagnare affatto. Un'ottima soluzione, che vi permetterà di ridurre il consumo di acqua, potrebbe consistere nel fare un buono strato di pacciamatura.

La potatura è diversa a seconda che sia una Peonia Arbustiva o Erbacea; nel primo caso avrà lo scopo di eliminare i rami che si intersecano e sfoltire la chioma, favorendo la circolazione d'aria, mentre nel secondo caso si dovranno tagliare i rami secchi (ormai morti) alla base. E' fondamentale sapere che Peonia abbiate piantato, dato che potare alla base una Peonia Arbustiva equivarrà a non avere neppure un fiore durante l'estate successiva. Con entrambi i tipi di Peonia la potatura va eseguita sul finire dell'Autunno.

Dove e Quando Piantare le Peonie in Giardino ? Come Si Propaga ?

Il periodo migliore per la piantagione è il tardo autunno, prima che il terreno geli, ma dopo che le piante abbiano perso le foglie. La posizione dovrà esser soleggiata ed abbastanza aperta, dato che le Peonie non crescono bene vicino ad altre piante (più grandi di loro), né tanto meno sotto-chioma ad alberi ad alto fusto, come invece amano le Azalee ed i Rododendri.

Scegliete dunque una posizione isolata, per creare una bordura insieme ad altri bulbi e/o piante a crescita lenta e con apparato radicale contenuto (le Peonie odiano competere per i nutrienti con altre specie).

Le specie Arboree (es. Paeonia suffruticosa) si riproducono spesso tramite innesto su tuberi di specie erbacee, mentre le specie Erbacee si moltiplicano per divisione dei bulbi. Questa differenza è importante in fase di piantumazione : le Peonie Erbacee dovranno esser poste nella buca in modo tale che le gemme più superficiali siano ricoperte da non più di 4 cm (1,6 in) di terra, altrimenti potrebbe esser "soffocata"; per contro le Peonie Arbustive devono aver il punto di innesto posto ad almeno 10 cm (4 in) di profondità, evitando così che il portainnesto (cioè la specie erbacea) ricacci.

Le Peonie, nelle loro "mille" varianti, sono belle piante fiorite che, per loro natura, si prestano ad essere piantate isolate od a gruppetti distanziati e, insieme agli Aceri, non possono mancare in un bel giardino giapponese.

Fiore Peonia "Anemone"

Aiuola di Peonie

Grosso Fiore Semidoppio Peonia

martedì 2 agosto 2022

Dove Cresce il Tamarindo (Tamarindus indica) ? - Clima, Esposizione e Fruttificazione

Il Tamarindo (Tamarindus indica), da non confondere con il Tamarillo (Cyphomandra betacea), è una pianta tropicale i cui frutti vengono impiegati per uso alimentare ed erboristico.

Com'è e Qual è il Gusto del Tamarindo ?

Il frutto è un baccello lungo fino a 15 cm (6 in) che, a maturità, risulta color marrone chiaro. La parte esterna (buccia) è croccante e, facendo pressione con le dita, tende a sbriciolarsi. All'interno troviamo numerosi semi appiattiti di color nero lucido, avvolti dalla polpa, la quale è la parte commestibile di questo frutto. Essa è color marrone scuro ed ha una consistenza particolare, "appiccicosa e pastosa", che ricorda un po' quella del caramello del Mars. Il sapore è tutto suo, anche se potremmo associarlo a quello di un dattero molto maturo, con in più una nota di acidità, la quale può anche essere del tutto assente in alcune varietà. Il gusto è abbastanza deciso e perciò la polpa può essere diluita e disciolta per produrre bevande, ma può anche esser mangiata tal quale, magari non in quantità industriali.

Frutti Maturi Tamarindo

Frutti Aperti Tamarindo

Origine e Diffusione :

L'esatto luogo di origine del Tamarindus indica è tuttora incerto, tuttavia si ritiene che la specie sia nativa delle zone di savana dell'Africa tropicale, dove cresce selvatica in stati come Sudan, Nigeria, Somalia, Kenya e Tanzania, ma anche in zone molto secche dell'Arabia, come l'Oman. Il suo habitat naturale non è troppo diverso da quello dell'albero icona dell'Africa, il  Baobab (Adansonia digitata), a cui spesso cresce affianco. L'attuale distribuzione geografica è di origine antropica, infatti il Tamarindo è coltivato dall'uomo sin da epoche remote ed è oggi presente in tutte le zone tropicali e subtropicali del mondo. Tra i paesi che ne fanno maggior consumo c'è l'India, tanto che il termine "Tamarindo", di origine araba, significa "Dattero d'India".

Nelle zone equatoriali, con piogge abbondanti e ben distribuite durante l'anno, il Tamarindo produce pochi frutti, ma cresce e vegeta ugualmente bene, tanto da essere piantato come albero ornamentale o da ombra, nelle alberature stradali. 

In linea di massima il suo areale di coltivazione si spinge, sia a Nord che a Sud, fino ad una latitudine di 30° o poco più.

Fiore Tamarindus indica
Botanica e Fisiologia :

Il Tamarindo appartiene alla grande famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose), la stessa dell'Albizia e della Mimosa, ma anche di PiselliFagioli e Fave, come si può evincere dalla forma del frutto (baccello).

Questa specie si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza di circa 20 metri (6.6 ft) o poco più. La chioma è voluminosa, con una forma allargata, tanto che in alcuni casi fa sembrare tozzo anche un tamarindo adulto che ha raggiunto l'altezza massima. 

Il tronco, di norma singolo, è ricoperto da una corteccia color grigiastra che, con l'età, tende a squamarsi ed a creare profonde fessurazioni longitudinali. 

Le foglie, sono alterne e composte e, dal rachide principale di ognuna di esse, escono tra 10 e 20 paia di foglioline strette ed allungate, sullo stile di altre leguminose come la Robinia. Le foglie del Tamarindo sono color verde brillante ed hanno una consistenza simile al cuoio, inoltre le foglioline che le compongono hanno la peculiarità di "chiudersi" di notte, avvicinandosi tra di loro.

La specie è considerata sempreverde, tuttavia in ambienti in cui la stagione secca si protrae a lungo possono avere un comportamento semi-deciduo o persino deciduo (per un breve tempo), una sorta di estivazione in piccolo.

Foglie Tamarindus indica
I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni e raggruppati in racemi compatti, formati al massimo da 15 fiori; essi hanno colori con sfumature che spaziano dal giallo al rosato. Le infiorescenze emergono dai nuovi getti e, in climi subtropicali, la fioritura avviene durante la bella stagione, indicativamente tra primavera ed estate. In zone monsoniche la fioritura avviene in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie, verso la fine della stagione secca. In zone senza grosse fluttuazioni stagionali la fioritura può esser meno abbondante, ma meglio distribuita nei 12 mesi dell'anno.

L'impollinazione avviene ad opera degli insetti e la pianta è, almeno parzialmente, autofertile, sebbene l'impollinazione incrociata permetta una resa superiore. In un singolo fiore lo stigma (parte femminile) è ricettivo un giorno prima di quando l'antera (parte maschile) produca polline e, nel complesso, un albero isolato produce il 15% rispetto a piante che si impollinano vicendevolmente. Il frutto del Tamarindo è abbastanza lento a maturare e, dalla fioritura al frutto maturo, passano in media 8 mesi.

L'apparato radiale è esteso, profondo e compatto. Ciò permette alla pianta un'ottima resistenza nei confronti dei tifoni tropicali.

Fioritura Tamarindo

Come Coltivare il Tamarindo ? - Clima, Esposizione e Riproduzione

Il Tamarindo è una pianta adattata a crescere in climi tropicali semi-aridi od addirittura aridi, anche in prossimità delle coste, tollerando bene persino l'aria salmastra. Come facile intuire ha un'ottima resistenza alla siccità e può svilupparsi anche laddove vi siano appena 250 mm (10 in) di pioggia annui (vi ricordo che sotto i 200 mm una zona è considerata deserto). La quantità di pioggia ideale per la fruttificazione sarebbe però di 500 mm (20 in). E' importante notare che una stagione secca di almeno 3-4 mesi è necessaria per indurre la fioritura, infatti in zone a clima pluviale (foreste molto piovose tutto l'anno) la produzione è assai scarsa, se non nulla.

Le alte temperature non sono un problema e piante adulte superano senza danni anche ondate con temperature di 45° C (113° F).

Ma è possibile coltivare il Tamarindo in Italia ?

A dir il vero questa specie è anche piuttosto resistente al freddo e, piante adulte, possono sopportare qualche ora a temperature di -2°/-3° C (28-26° F), tuttavia le giovani piantine muoiono anche con leggere gelate. Nonostante il Tamarindo sopporti questi picchi di freddo, un ruolo rilevante per la sua sopravvivenza lo hanno anche le temperature massime invernali infatti, pur resistendo a brevi episodi di gelo leggero, il Tamarindo non sopporta il freddo prolungato.  Credo che in alcune zone d'Italia (ad esempio sulle aride coste meridionali della Sicilia, ma non solo) potrebbe farcela, senza né protezione dal freddo, né tanto meno irrigazione estiva; tuttavia la maturazione dei frutti sarebbe cosa più ardua, in letteratura è noto che in climi "freschi" il frutto tende a marcire invece che maturare durante la stagione fredda. Detto ciò bisognerebbe provare, questo è l'unico modo per capire se un Tamarindo riesce a maturare i suoi frutti in Italia. 

Grappolo Frutti Tamarindus indica
Tamarindus indica gradisce esposizioni soleggiate tutto il giorno e si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, a patto che siano drenanti, dato che non sopporta il ristagno idrico ed i terreni zuppi. Cresce al meglio in terreni limosi, profondi e fertili, dove le radici possono espandersi più agevolmente; ciò nonostante fruttifica anche in suoli poveri, sabbiosi o sassosi, tollerando sia pH acidi che leggermente basici e persino suoli con elevata salinità. Se coltivata in piena terra ed affrancata la concimazione è superflua, mentre per la coltivazione in vaso potrebbe esser utile una concimazione annuale, prima della ripresa vegetativa. 

Il Tamarindo si moltiplica abitualmente tramite semina. I semi devono però essere prelevati da frutti freschi; talvolta i frutti che si trovano in commercio hanno semi con una scarsa vitalità, dato che il frutto si conserva abbastanza a lungo senza marcire e non escludo venga anche frigo conservato. In Italia il periodo migliore per seminare il Tamarindo è Maggio e, con alte temperature e bagnando il terriccio, il germogliamento avverrà entro un paio di settimane. In condizioni ideali, semi freschi (sebbene se conservati in luoghi adatti rimangano vitali per mesi), a 40 giorni dalla semina, hanno una percentuale di germogliamento pari al 70%. Prima di seminare si consiglia di lasciare i semi in ammollo in acqua (a temperatura ambiente) per 24-48 h. 

Partendo da seme la crescita è abbastanza lenta ed una pianta di Tamarindo impiega circa 10 anni per raggiungere la maturità ed iniziare a fiorire/fruttificare. Poi però continua a produrre anche fino a 200 anni di età, l'elevata longevità permette ad alcuni esemplari di vivere oltre 300 anni, producendo almeno 150 kg (330 lb) di frutta all'anno (ovviamente nel suo ambiente naturale).

Alternativamente, sia per ridurre i tempi di messa a frutto, sia per propagare la cultivar specifica, si può propagare tramite innesto, che di norma viene eseguito su franco (ovvero il portainnesto è anch'esso un Tamarindus indica, ma ottenuto da seme).

Un albero lontano dalla cultura Italia, ma ben presente in molti alimenti e cosmetici. Quando comprerete creme, succhi, sciroppi o qualcosa di particolare guardate gli ingredienti, non è così raro che troviate la scritta "estratto di Tamarindo". 

Chioma e Tronco Tamarindo

Baccelli di Tamarindo


sabato 16 luglio 2022

Bagolaro (Celtis australis) - Botanica, Clima e Coltivazione

Il Bagolaro (Celtis australis), a seconda dei dialetti e delle diverse regioni italiane noto anche come Spaccasassi, Albero dei Rosari o Romiglia, è un albero ornamentale utilizzato sia per abbellire parchi, sia per creare zone d'ombra lungo le strade delle nostre città.

Bagolaro

Origine, Diffusione e Curiosità : 

Celtis australis è una delle circa 80 specie del genere Celtis appartenente alla famiglia delle Cannabaceae e quindi parente stretto sia del Luppolo (Humulus lupulus) che della Cannabis (Cannabis indica), utilizzati nella produzione della Birra e coltivata illegalmente per ricavare sostanze stupefacenti, rispettivamente. 

L'Albero dei Rosari  è una specie nativa delle zone che si affacciano sul mar Mediterraneo ed è quindi originaria dell'Europa Meridionale, Nord Africa e Asia Minore. Fu introdotto in Inghilterra nel 1796 ed, oggigiorni, è diffuso su un areale molto ampio che si estende dalle zone a clima Mediterraneo caldo, sino a quelle temperate fredde.

Foglie Bagolaro
Il Bagolaro cresce in boschi decidui in consociazione a specie quali Frassino, Nocciolo ed Olmo, ma anche isolato, in zone più aride e sassose. Lo si ritrova in pianura e bassa collina, tuttavia può spingersi fino ad un'altitudine di circa 1000 metri (3300 ft), soprattutto laddove vi sia clima caldo.

Lo Spaccasassi si sviluppa sotto albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza massima di circa 25 metri (82 ft), sebbene in zone fredde o in suoli particolarmente poveri difficilmente supera i 10 metri (33 ft). Il tronco è massiccio e ricoperto da una corteccia peculiare, essa infatti è liscia (sembra vellutata) e uniformemente colorata di grigio chiaro; inoltre la parte bassa del tronco (o laddove partono le branche principali) non ha sezione perfettamente cilindrica ma, a tratti, irregolare. La zona basale del fusto è priva di rami, i quali sono relegati alla parte alta della pianta. I nuovi rami sono esili e penduli, mentre le branche principale (ma anche i rami più vecchi) sono massicce, sullo stile del fusto principale. 

Frutti Celtis australis
La chioma è espansa e tondeggiante, mentre le foglie sono color verde-scuro, alternate, di medio-piccole dimensioni, di forma tendenzialmente ovale e dal margine seghettato. La specie è decidua e, poco prima della caduta autunnale, le foglie si tingono di giallo.

I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, color verde-giallastro e possono essere sia singoli, sia raggruppati in corte infiorescenze a grappolo. I fiori si formano sui nuovi rami prodotti durante la primavera e la fioritura avviene, a seconda del clima, tra Aprile e Maggio.

Ai fiori seguono i frutti, ovvero delle piccole drupe inizialmente color verde-giallastro che, a maturazione (verso Ottobre), diventano morbide e virano al violaceo, ricordando delle piccole Olive. All'interno del frutto si trova un seme duro e tondeggiante che, in passato, veniva usato per costruire rudimentali Rosari (da qui "Albero dei Rosari"). Il seme lascia poco spazio alla polpa, la quale è comunque commestibile e dal sapore dolciastro. I frutti sono molto apprezzati dagli uccelli, i quali provvedono alla disseminazione. 

L'apparato radicale del Bagolaro è vigoroso, massiccio e penetrante; il nome "Spaccasassi" fu dato proprio in virtù delle fatto che queste radici sono in grado di crescere nelle fessure presenti nei sassi, sino a spaccarli in frammenti più piccoli

Radici, Tronco e Rami Celtis australis

Come Si Coltiva ? - Clima, Terreno e Moltiplicazione

Celtis australis è un albero rustico e di facile coltivazione, tanto da non richiedere né trattamenti contro le malattie, né concimazioni. In terreni fertili ed umidi la crescita sarà più rapida, tuttavia lo Spaccasassi cresce molto bene anche su suoli poveri, aridi e sassosi. La sua capacità di crescita anche su terreni asciutti e privi di humus rende la specie adatta per combattere l'erosione del suolo e la riforestazione di aree difficili

L'Albero dei Rosari è una specie eliofila e, per una crescita sana e veloce, necessita di molte ore di Sole diretto al giorno. Il vero fattore che limita la sua diffusione verso l'Europa settentrionale è la resistenza al freddo. Ovviamente è una specie caducifoglia e resistente al "gelo Italiano", tuttavia potrebbe danneggiarsi con le intense (e prolungate) gelate del Nord Europa e, in linea di massima, si può coltivare con sicurezza fino ad una zona USDA 7 o poco oltre, ovvero dove le temperature non scendano mai sotto i -20° C (-4° F). In compenso non soffre le torride temperature estive, può infatti crescere anche nelle roventi pianure dell'Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo.

Lo Spaccasassi è un'ottima pianta ornamentale, ma è anche indicata per le alberature stradali delle città grazie a molteplici fattori :

  • La chioma è globosa ed offre un'elevata superficie d'ombra sotto di essa
  • La crescita non è particolarmente vigorosa e le potature possono essere leggere od addirittura nulle
  • Le possenti radici ancorano la pianta stabilmente al suolo, evitando che venga divelta dal vento, inoltre conferiscono una buona tolleranza alla siccità
  • Non richiede irrigazioni e si accontenta dell'acqua piovana, ma tollera anche suolo umidi
  • Celtis australis è una pianta longeva e può vivere tranquillamente fino ad un'età compresa tra 140 e 180 anni, ma non è raro trovare piante di 3-4 secoli ed, in maniera occasionale, addirittura esemplari millenari
  • Resiste bene all'inquinamento atmosferico ed è quindi a proprio agio anche immersa nello smog cittadino
  • Si sviluppa bene accontentandosi della terra presente sotto l'asfalto, anche qualora fosse povera di nutrienti
  • Unico difetto : di norma le radici, pur essendo possenti, vanno in profondità ed affiorano meno rispetto a specie come il Pino Marittimo (Pinus pinaster); tuttavia, se non viene dato loro un po' di terreno attorno, in alcuni casi potrebbero danneggiare i marciapiedi

Il Bagolaro si riproduce prevalentemente da seme, il quale deve esser interrato in vaso in autunno e lasciato all'esterno durante l'inverno. Nella primavera successiva germoglierà e le piantine (ben più delicate degli esemplari adulti) dovranno essere coltivate in vaso per un paio di anno prima di essere messe a dimora in piena terra. Alternativamente si può propagare anche per via vegetativa, facendo talee semi-legnose.

Ora, quando passeggerete lungo i viali alberati delle vostre città, osservate i tronchi delle piante, questo è il modo più facile per riconoscere il Bagolaro. Scoprirete che è più diffuso di quanto crediate. 

Chioma Spaccassassi

Albero Intero Romiglia

giovedì 30 giugno 2022

Ippocastano (Aesculus hippocastanum) - Distribuzione e Coltivazione

L'Ippocastano (Aesculus hippocastanum), talvolta chiamato anche Castagno d'India, è un albero ornamentale coltivato lungo i viali di molte strade per via del portamento elegante e della bella fioritura. 

Origine e Diffusione :

L'Ippocastano è originario dell'Europa centro-orientale (zona del Caucaso) ed è in Italia è piuttosto comune, soprattutto nel Settentrione, dove trova le migliori condizioni per la sua crescita. A dispetto del nome, l'Ippocastano appartiene alle Sapindaceae,  addirittura un'altra famiglia rispetto a quella del Castagno, ed è più imparentato con piante quali gli Aceri o persino il Rambutan, specie tropicale conosciuta per lo più per i suoi curiosi frutti. 

Il nome Ippocastano deriva dal latino e significa Castagna dei Cavalli, in quanto un tempo il frutto veniva utilizzato come alimento stimolante per i cavalli.

Le differenze rispetto al "vero" Castagno sono molteplici, in primis le foglie, che nell'Ippocastano sono composte, invece che singole ed alternate; inoltre il frutto dell'Ippocastano ha spine più rade e tozze (ed è quindi meno pungente), mentre il seme è più grande, liscio e, a differenza del Castagno, non è commestibile, anzi persino leggermente tossico e, da cotto, mal odorante. 

Fiori di Ippocastano

Chioma Aesculus hippocastanum

Frutto Immaturo Ippocastano
Botanica, Clima e Coltivazione :

Aesculus hippocastanum si sviluppa come albero di medio-grosse dimensioni e può raggiungere un'altezza di 30 metri (100 ft). Il portamento è imponente ed elegante, con una chioma folta, relativamente compatta e piramidale. La corteccia che ricopre il tronco è inizialmente liscia, bruno-grigiastra, ma con l'età tende a desquamarsi. 

Le infiorescenze, lunghe circa 20 cm (8 in), spuntano prevalentemente da gemme poste in posizione terminale sui giovani rami. L'infiorescenza ha una forma piramidale, che ricorda vagamente un grappolo d'uva "al rovescio", rimane in posizione eretta ed è formata da una cinquantina di singoli fiori; questi ultimi sono ermafroditi, di colore prevalentemente bianco con sfumature rosa, sebbene esista un'altra specie di Ippocastano (Aesculus carnea) a fiore rosa scuro o screziato. Nel Nord Italia la fioritura avviene generalmente nel mese di Maggio e si protrae per 2-3 settimane, non di più. 

Le foglie sono composte, ognuna formata da 5-7 lamine lunghe anche oltre 20 cm (8 in). Esse sono di color verde chiaro, con venature pronunciate e margine seghettato; inoltre sono sorrette da un picciolo lungo quasi quanto la foglia stessa. 

Tronco Ippocastano
L'Ippocastano è una pianta semplice da coltivare, sopporta senza danni anche i geli più intesi e si sviluppa al meglio nelle zone settentrionali d'Italia. E' coltivato come pianta stradale o, isolato, in grandi parchi. L'apparato radicale è massiccio e profondo e ciò, oltre a permettere ad una pianta affrancata di tollerare (non amare) la siccità estiva, fa si che queste piante siano stabili e, diversamente dai Pioppi, difficilmente divelte dal forte vento. Questa specie predilige un terreno fertile, a pH inferiore a 7 e che si mantenga possibilmente  umido.

Ama esposizioni soleggiate ed aperte, mentre rifugge da potature drastiche o eccessivamente energiche. Il fungo Guignardia aesculi è il più temibile parassita dell'Aesculus hippocastanum; questo patogeno attacca le foglie, sulle quali si evidenziano macchie rossastre che, progredendo, portano al disseccamento. In annate sfavorevoli a fine estate (Agosto) le piante possono aver la chioma quasi completamente defogliata.

Foglie Aesculus hippocastanum
La moltiplicazione avviene di norma per semina, tuttavia questi semi hanno una scarsa vitalità e, appena sono maturi, devono essere seminati, per poi passare un periodo freddo prima di germinare. Se rimangono "scoperti" a lungo non germoglieranno più. La scarsa capacità di riproduzione ne limita la diffusione negli ambienti naturali, dove non riesce ad imporsi sulle altre specie. 

Una pianta dai frutti curiosi, relativamente comune (almeno nel Nord Italia) e che fa da ornamento (e ombra) durante tutta la bella stagione.

Fioritura Aesculus hippocastanum

Rami Aesculus hippocastanum

Aesculus carnea

domenica 29 maggio 2022

Piante Decidue VS Piante Sempreverdi - Perché le Piante Perdono le Foglie ?

Per noi che viviamo in Italia è facile notare come, in Autunno, molte specie vegetali perdano gradualmente le proprie foglie, sino a rimanere completamente spoglie. 

Come Mai Alcune Piante Perdono le Foglie ed Altre No ?

Premesso che TUTTE le piante hanno un normale riciclo delle foglie e che, di norma, una singola foglia non vive mai più di 2-3 anni, tutti possono osservare che alcune specie (decidue) perdono l'intera chioma durante un periodo dell'anno, mentre altre la mantengono (sempreverdi).

Le foglie sono tra gli organi della pianta ad avere i tessuti più teneri e ricchi di acqua e, di conseguenza, anche tra quelli maggiormente esposti ai danni da gelo

In linea di massima le piante che vivono in zone temperate fredde fanno cadere le proprie foglie durante la stagione fredda, mentre quelle che vivono in luoghi più caldi le mantengono. Man mano ci spostiamo dai Poli verso i Tropici, noteremo che il numero di Angiosperme sempreverdi aumenta rispetto a quelle decidue (o caducifoglie). Un discorso a parte meritano le Conifere, le cui specie, pur essendo perlopiù sempreverdi, hanno colonizzato aree molto fredde del nostro pianeta (Taiga, zone di Montagna etc.); in queste piante le foglie sono diventate aghiformi (per resistere meglio ai danni meccanici provocati dalla Neve) ed al loro interno vi è un'alta concentrazione di soluti, che permette loro di non congelare anche a temperature proibitive. 

Foglie In Autunno

Qual è il Vantaggio Evolutivo del Perdere le Foglie ? 

Durante la stagione ostile, che nelle zone temperate fredde è l'inverno, tutti gli organi (foglie e fiori) i cui tessuti possono esser facilmente distrutti dal freddo sono eliminati. Ovviamente una pianta spoglia non è più in grado di svolgere la Fotosintesi Clorofilliana, tuttavia le basse temperature non permetterebbero comunque un metabolismo veloce e la pianta utilizza le riserve accumulate durante la bella stagione

A dirla tutta anche piante Mediterranee, o persino Tropicali, possono spogliarsi in talune circostanze. Ovviamente qua la difesa non è dal freddo, bensì da altri fattori, ma per lo più dalla siccità. E' noto come i Baobab emettano foglie durante la stagione delle piogge e le perdano in quella secca, ma un discorso analogo lo si può descrivere anche in piante mediterranee come l'Euphorbia dendroides, che è soggetta al fenomeno dell'Estivazione, ovvero la defogliazione durante l'estate. In questi casi il vantaggio è la mancata evaporazione fogliare, che previene la disidratazione dei tessuti.

In ultimo non dimentichiamoci i vantaggi di cui godrà il sottobosco; infatti le foglie cadute, marcendo, diventeranno fertile humus che nutrirà nuove specie, mantenendo vivo un intero ecosistema.


Qual è il Meccanismo che Induce la Caduta delle Foglie ?

Il fenomeno, noto come Abscissione Fogliare, è determinato dall'azioni di ormoni quali l'Auxina e l'Etilene.

Prima che avvenga l'abscissione la pianta recupera dalla foglia le sostanze utili (zuccheri), convogliandole verso gli organi perenni (es. Rami, Radici); successivamente, nella zona tra il ramo ed il picciolo, viene a crearsi un particolare strato di cellule che blocca il passaggio di linfa (da ramo a foglia) che al tempo stesso cicatrizza la parte di ramo su cui era attaccata la foglia. La graduale carenza di linfa determinerà il disseccamento e la conseguente caduta della foglia

Nelle zone temperate questi ormoni vengono regolati dal fotoperiodo, ovvero la diminuzione delle ore di luce ne indurrà la produzione. 

Come Mai Le Foglie Diventano Gialle in Autunno ?

Foglie Arancioni Prima di Cadere
La clorofilla (che dona il colore verde alle foglie) è il primo pigmento che viene a mancare in seguito all'azione dell'Auxina; di conseguenza la foglia si troverà inizialmente priva di clorofilla, ma con ancora con altri pigmenti fotosintetici (Carotenoidi), i quali conferiranno alla chioma la tipica livrea autunnale (gialla ed arancione).

PS

Ricordiamoci poi che alcune specie possono comportarsi da semi-decidue, ovvero perdere (totalmente o parzialmente) o meno le foglie a seconda del clima in cui vengono coltivate. Le More, ad esempio, mantengono parte delle foglie fino alla primavera, mentre l'Akebia in zone in cui non gela le perde solo in minima parte.

sabato 30 aprile 2022

Grano (o Frumento) - Coltivazione, Ciclo Vitale ed Esigenze Climatiche

Il Grano, chiamato anche Frumento, è indubbiamente uno degli alimenti principali a livello mondiale. Da esso si ricava la farina con cui produrre pane, pasta, dolci e molti altri alimenti che sfamano mezzo mondo.

La recente guerra (iniziata il 24 Febbraio 2022) scaturita dall'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina ha, tra le altre cose, posto un grosso problema alimentare. E' noto che l'Ucraina sia il "granaio d'Europa"; qui infatti il terreno fertile e le enormi distese non boschive permettono una massiccia produzione di Grano (oltre che di Grano Turco e Girasoli). Se la guerra di Putin non permetterà la raccolta di grano i prezzi lieviteranno e, soprattutto per i poveri (e popolosi) paesi del Nord Africa, sarà un'impresa riuscire a sfamarsi.

Origine ed Inquadramento Botanico :

Il Frumento è una Graminacea (famiglia Poaceae) nativa dell'Asia Minore, del bacino del Mediterraneo, Mar Nero e Mar Caspio ed appartiene al genere Triticum (come il Farro).

La farina di frumento si ottiene principalmente da due specie : il Grano Duro (Triticum durum) ed il Grano Tenero (Triticum aestivum). Queste specie sono originarie dell'Asia minore (zona del Tigri ed Eufrate), sono oggi coltivate in tutto il mondo e dai loro semi (come vedremo) si ricava per l'appunto la semola.

In realtà sia il Triticum durum che il Triticum aestivum sono degli ibridi, rispettivamente tetraploidi ed esaploidi (clicca qua per dettagli sulla ploidia).

Esistono centinaia di varietà differenti di grano (sia duro, che tenero), ma in linea di principio il Grano Tenero è più indicato per la coltivazione nelle zone centrali dell'Europa, mentre il Grano Duro predilige il clima temperato caldo tipico dell'Italia. Il Bel Paese è un grande produttore ed il Grano rappresenta oltre il 30% della superficie adibita alla coltivazione delle seminative.

Spighe di Grano

Coltivazione, Botanica e Fisiologia :

La prima domanda che ci si pone è "quando si semina il grano ?" e dire il periodo esatto non è sempre cosa facile, anche perché dipende dal clima e dalle temperature. C'è però da sottolineare che il Grano, diversamente dal Granoturco (Zea mays), si semina in autunno, prima dell'arrivo del freddo e da qui il detto "sotto la neve pane".

Infiorescenza
In Italia il frumento viene seminato tra metà ottobre (Nord Italia) e fine novembre (Sud Italia). E' importante che le piantine abbiamo 3-4 foglioline sviluppate prima dell'arrivo del gelo, questo stadio fenologico è infatti quello che consente alla specie la massima resistenza ai rigori invernali. La germinazione avviene anche a basse temperature, ma la velocità è accettabile solo con temperature minime di almeno 4° C (39° F). A queste temperature, il seme inizia ad assorbire acqua e germina nel giro di 15-20 giorni. La fase dell'accestimento, ovvero la formazione di radici e ramificazioni secondarie (culmi d'accestimento), termina prima del periodo più freddo dell'anno e la pianta, che ha avuto una crescita prevalentemente orizzontale, rimarrà bassa ed a contatto col terreno.

Frumento
Dopo aver preparato il terreno (arato a profondità di circa 30 cm, concimato etc.) i semi vengono trattati con antifungini, evitando così che marciscano prima di germinare. La concimazione autunnale è a base di fosforo e potassio, mentre l'azoto, molto richiesto in primavera, viene dilavato velocemente ed è inutile aggiungerlo (alle concentrazioni richiede in primavera) nel periodo di minor crescita.  

Da marzo-aprile, quando le temperature iniziano a superare i 10° C (50° F), si ha la fase fenologica nota come "levata", momento in cui ogni culmo inizia ad "allungarsi", a crescere in altezza ed ad avere internodi fogliari sempre più distanziati. Successivamente inizia la "spigatura" e l'infiorescenza, che emerge dall'ultima foglia, è ora ben visibile. Poco dopo si ha la fioritura e l'impollinazione. Il Grano è autofertile e l'impollinazione avviene anche in assenza di insetti pronubi. Nel grano il periodo di fioritura è indicativamente maggio.

In seguito all'impollinazioni l'ovario inizia ad ingrossarsi e si forma il cariosside (il frutto del Grano). Questo processo dura circa 40 giorni, dopodiché ha inizio la fase di maturazione che si suddivide ulteriormente in :

  • Maturazione Lattea : la pianta è ancora totalmente verde ed i granelli di grano contengono una sostanza gelatinosa ricca di acqua. 
  • Maturazione Cerosa : i chicchi si arricchiscono di amido ed il loro contenuto di acqua scende fino al 45%, la consistenza diventa pastosa.
  • Maturazione Gialla (o Fisiologica) : le piante sono secche ed assumono la tipica colorazione gialla, l'accumulo di amido cessa e la presenza di acqua è intorno al 25%.
  • Maturazione Piena : rispetto alla precedente si ha solo la disidratazione del chicco di grano (senza alcun accumulo di amido), che può arrivare a contenere circa il 12% di acqua. 

Campo Grano Immaturo
Queste due ultime fasi sono le migliori per la mietitura che, in Italia, avviene di norma a fine Giugno. Il Grano preferisce terreni fertili di medio impasto, anche argillosi, mentre dà scarsa resa in quelli poveri, sassosi, sabbiosi o eccessivamente acidi. L'esigenza idrica è media ed è per lo più concentrata dalla levata alla formazione del cariosside; nel primo periodo, dato che la radiazione solare è ai minimi annuali, l'umidità si mantiene bene e raramente si deve irrigare; mentre nella fase di sviluppo, se ci fosse siccità intensa si può intervenire, smettendo di bagnare nel periodo di maturazione. In linea di massima, dato che il raccolto avviene entro fine Giugno, la richiesta d'acqua è inferiore a quella di molte altre colture

La resa per ettaro è influenzata da molteplici fattori, tra cui l'uso tempestivo di erbicidi (l'erba compete con il grano), il giusto periodo di semina, la disponibilità idrica, la concentrazione di semina, il corretto dosaggio dell'Azoto e l'avvicendamento con altre specie (seminative di dicotiledoni come Soia, Girasole, Legumi). 

Quando il prossimo inizio estate vi accorgerete di enormi distese color oro, tanto da sembrare un dipinto di Van Gogh, ricordatevi che è proprio da lì che nasce la pasta che mangerete a mezzogiorno. 

Frumento Maturo

Coccinella su Spiga di Grano