sabato 9 marzo 2019

Come Coltivare il Mango (Mangifera indica) in Italia ? - Crescita e Cure

Il Mango (Mangifera indica) è, dopo la Banana, il frutto tropicale più coltivato al mondo. Esistono centinaia di cultivars di Mango, alcune locali, altre diffuse su scala mondiale, garantendo un'enorme varietà, sia in termini di sapore, sia per quanto riguarda il periodo di maturazione.

Ciò che in pochi sanno è che il Mango è una pianta subtropicale, non strettamente tropicale come il Durian, il Rambutan o il Mangostano.
Questa differenza non è irrilevante ed, a qualcuno di voi, potrebbe suggerire una bella domanda :

"E' possibile coltivare l'albero del Mango in Italia ?".

Fino agli anni '60 si riteneva che la coltivazione del Mango fosse impraticabile in Italia ed, in generale, in un po' tutto il bacino Mediterraneo; tuttavia negli anni a venire si iniziò a testare la reale resistenza al freddo di questa specie, piantando i primi esemplari in Sicilia. Ovviamente si scelsero le zone costiere più miti ed esenti da gelo.
I risultati furono incoraggianti e, sotto certi versi, sorprendenti: Mangifera indica, diversamente da specie come la Papaya, tollerava bene l'arresto vegetativo e sopportava sporadici abbassamenti di temperatura sino a 0° C (32° F).
Insomma, le zone costiere della Sicilia risultarono idonee alla crescita del Mango; ciò nonostante oggigiorno vi sono solo pochi impianti produttivi, prevalentemente concentrati sulla costa settentrionale, da Messina a Palermo.
Forse qualche imprenditore agricolo siciliano dovrebbe aver coraggio e piantare Mango, otterrebbe frutti dalle ottime qualità organolettiche, invece di essere costretto a lasciar marcire sugli alberi tonnellate di Arance, per non abbassare troppo il prezzo di vendita.

Frutti Mango
Origine e Diffusione :

Il Mango (Mangifera indica) è una specie arborea sempreverde appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae ed è nativo dell'India, dove è coltivato da millenni e tutt'oggi viene considerato il "Re dei Frutti".
Questo albero venne importato in Jamaica a fine '700 e, nel 1800, si diffuse anche in diversi stati del Sud America (tra cui il Brasile, attualmente uno dei maggiori produttori di Mango al mondo) e nelle zone più miti degli Stati Uniti, come in Florida e nel Sud della California.

Del genere Mangifera, il Mango non è l'unica specie ad essere commestibile, ma è indubbiamente l'unica a vantare elevate qualità gustative, tanto da essere presente in tutte le zone tropicali e subtropicali del Mondo, dall'Australia, all'Africa, sino all'Asia ed all'America Latina.

Nel Bacino Mediterraneo i maggiori produttori sono la Spagna ed Israele e, da Agosto a Dicembre, si possono trovare in vendita (raramente) frutti "quasi" nostrani.

Mango alle Canarie

Com'è Fatta la Pianta del Mango ? - Botanica e Fisiologia :

Il Mango è una pianta che cresce su un unico tronco eretto e, nel suo habitat naturale, supera agevolmente i 30 m (98 feet) di altezza; tuttavia, nelle zone temperate calde od ai limiti delle zone subtropicali, le piante adulte hanno dimensioni più contenute. Il legno è duro, di color rossastro e talvolta utilizzato per fare mobili.

La chioma è solitamente espansa, "globosa" ed arrotondata, ma alberi cresciuti in foreste in cui vi è una fitta vegetazione tendono a spingersi in alto, limitando lo sviluppo dei rami nella parte bassa del tronco ed assumendo una chioma a "forma di ombrello".

Nuove Foglie Mangifera indicaLe foglie del Mango hanno una forma oblunga, sono lunghe sino a 35 cm e larghe in media 8 cm (14 & 3 inch). Da mature sono coriacee, verde intenso, con venature più chiare, mentre nella fase giovanile sono tenere, di color variabile tra viola, marroncino e rosso.
I nuovi flussi vegetativi sono davvero ornamentali e, per chi è abituato ad una flora temperata, inusuali.

Giovani Foglie MangoI piccoli fiori verdi-giallastri sono raggruppati in un'infiorescenza a forma di pannocchia, che emerge dalle gemme situate all'apice dei rami. Ogni infiorescenza, lunga sino a 60 cm (24 in), può contare oltre un migliaio di fiori, alcuni dei quali ermafroditi (in grado di dare frutti), mentre altri staminiferi, ovvero maschili (privi di pistillo), con l'unico compito di produrre polline.
Il rapporto tra fiori ermafroditi e fiori maschili dipende dalla cultivar, così come dalla temperatura durante il periodo di fioritura. Comunque sia, solo una piccola percentuale dei fiori si trasforma in frutto e raramente una pannocchia fiorale origina più di 3-4 frutti.
Il Mango è una pianta autofertile, il che permette la produzione anche con piante isolate od impianti mono-cultivar (tutte piante cloni tra loro). L'impollinazione avviene ad opera degli insetti pronubi e non costituisce un problema.

Ma quando fiorisce il Mango in Italia ?

La produzione di gemme a fiore, e la conseguente induzione della fioritura, è stimolata da uno stress di tipo abiotico.
Nelle zone temperate è il freddo (fresco) a stimolare la fioritura ed un periodo di almeno 4-6 settimane, con temperature notturne inferiori ai 15° C (59° F), permette un'abbondante fioritura. Questa è la condizione che si verifica in Italia, dove la fioritura avviene, indicativamente, ad inizio primavera.
Fioriture fuori stagione non sono affatto rare, il "fresco" di novembre e dicembre potrebbe già esser sufficiente e, se ci fosse un gennaio particolarmente soleggiato e mite, il Mango potrebbe esser tratto in inganno.

Nelle zone più tropicali, con poche escursioni termiche stagionali, lo stress è rappresentato dalla siccità. Qui la fioritura non è indotta dalla temperatura, bensì dall'assenza di acqua.

Nel suo habitat ideale, zone subtropicali (es. Nord India), le due cose si potrebbero sommare, in quanto il periodo secco coincide con quello più "fresco".

In zone tropicali senza periodi siccitosi, la fioritura potrebbe essere scarsa ed altalenante.

Infiorescenza Fioritura Mango
Il frutto del Mango è una drupa contenente un unico seme. Generalmente ha una forma ovale (a fagiolo), con un andamento ad "S" più o meno pronunciato (molto evidente nel clone Nam dok mai), sebbene ci possano essere sostanziali differenze tra le varietà.
Il peso varia da 50 gr (0,35 lb) sino a 2 kg (4,4 lb), anche se commercialmente sono mediamente di 400 gr (0,9 lb).
I frutti immaturi sono color verde, mentre quelli maturi spaziano dal giallo/verde, al rosso, con sfumature di diverse tonalità di viola/arancione, anche in funzione della diretta esposizione ai raggi solari.
Il profumo può essere molto intenso, lieve o assente. La polpa interna è gialla, dal sapore dolce, con una consistenza che può essere fibrosa o meno, a seconda della pianta.
In Italia (Sicilia) le cultivars più precoci iniziano a maturare i frutti da Agosto, mentre le ultime tra Novembre e Dicembre.

I grossi frutti sono anche molto ornamentali, sia per i colori sgargianti, sia perché rimangono a lungo appesi a ciò che rimane della lunga infiorescenza, facendoli sembrare quasi "impiccati".

Frutticini Mangifera indicaIl seme è a forma appiattita ed, a seconda della cultivar, possono appartenere a due categorie distinte. Esistono infatti semi mono-embrionici o poli-embrionici. I primi sono semi con un unico embrione, derivante dalla fusione di un gamete maschile ed uno femminile (riproduzione sessuata), mentre i secondi contengono molti embrioni, la maggior parte dei quali nucellari, ovvero derivanti esclusivamente da cellule somatiche della pianta madre (riproduzione asessuata). Tradotto in parole povere, i semi monoembrionici sono come i classici semi che troviamo nella maggior parte delle angiosperme e, se piantati, daranno origine ad una pianta diversa rispetto alla pianta madre.
I semi poliembrionici contengono un embrione simile a quello dei monoembrionici, ma anche molti altri (embrioni nucellari) che sono dei cloni identici della pianta che li ha generati. Seminandoli si avrà un'alta probabilità che germogli un embrione nucellare e che quindi si riproduca l'esatta cultivar (clone), senza dover passare dall'innesto.
Questa peculiarità è tipica del Mango e di molti Agrumi, ma è pressoché assente nelle altre piante da frutto.

Nuove Foglie Mangifera indicaL'apparato radicale del Mango ha uno sviluppo iniziale a fittone, per espandersi successivamente. Per questo motivo piantine coltivate in vaso, specie se ottenute da semina, devono crescere in un vaso più alto che largo.
Nel complesso possiede radici possenti, profonde ed espanse oltre la proiezione della chioma sul suolo. La crescita delle radici è massima durante il periodo delle piogge e rallenta quando vi è un importante flusso vegetativo : il picco di produzione delle foglie coincide con il picco negativo di crescita radicale. La pianta concentra le proprie energie alternando fasi di crescita aerea a fasi di crescita sotterranea.

Mangifera indica


Come Crescere la Pianta del Mango ? - Coltivazione, Esposizione, Potatura e Cure

Il Mango si può piantare in aree "frost free" (esenti da gelo), in cui la media delle temperature minime del mese più freddo siano di almeno 8° C (46° F) e quella delle massime di 15° C (59° F).
In Italia, oltre alle coste Siciliane e Calabresi, se ne potrebbe tentare la coltivazione nei punti più riparati del ponente Ligure e della Campania, mentre sarebbe molto a rischio anche nell'estremo Sud della Puglia.
In Italia il periodo migliore per la piantumazione di un Mango in piena terra è l'inizio della primavera, in modo che abbia un'intera estate per crescere e rafforzarsi, prima dell'arrivo del freddo.
Sebbene il Mango non sia tra le piante più adatte ad essere cresciute in vaso, è consigliabile coltivarlo in vaso per i primi 2-3 anni di vita, riparandolo dal freddo (in serra calda, non in casa) durante la brutta stagione, così da poterlo piantare solo quando sarà sufficiente grande per trascorrere l'inverno all'aperto (sempre in zone in cui non geli).

Sebbene in letteratura si trovi scritto che il Mango possa resistere al freddo sino pochi gradi sotto zero, e c'è chi suggerisce addirittura -4°C (25° F)  per piante adulte, si dovrebbe prendere 0° C (32° F) come temperatura limite, già a -1° C (30° F) i danni da freddo possono essere ingenti, con vistose bruciature alle foglie.
A temperature inferiori, se di brevissima durata, si potrebbe avere una totale defogliazione, ma in linea di massima un'intera notte a -3° C (26,5° F) comporta la morte di una pianta adulta.
Anche temperature costantemente basse, seppure sopra lo zero, potrebbero far deperire la pianta e renderla più soggetta all'attacco di funghi patogeni.
Per contro il Mango resiste molto bene al caldo e può tollerare temperature massime che superano i 40° C (104° F).

Il Mango ama esposizioni assolate ed, in Italia, conviene piantarlo nella zona più calda che si ha a disposizione (es. muro esposto a Sud). Posizioni in ombra sono assolutamente da evitare.

Nel suo habitat naturale Mangifera indica fiorisce sul finir della stagione secca (che è anche la più fresca). Per questo motivo i suoi fiori sono piuttosto delicati e sensibili all'eccessiva umidità atmosferica, la quale provoca malattie fungine, con prematura cascola dei fiori/frutticini.
E' dunque fondamentale che durante il periodo di fioritura (in Italia la primavera) non vi siano eccessive piogge; è inoltre utile sapere che se le temperature sono inferiori ai 10° C (50° F) i fiori producono polline sterile, incapace di fecondare l'ovulo.

Il frutto del Mango, a seconda della varietà e delle condizioni climatiche,  impiega dai 3 ai 6 mesi per maturare, con una raccolta leggermente scalare.
Nelle zone subtropicali la maturazione avviene nei mesi più caldi dell'anno, mentre in Italia avviene tra fine estate (da metà Agosto) e fine autunno (Novembre).
Nelle zone equatoriali, dove si possono avere più fioriture l'anno, ci sono più periodi di maturazione.

In zone tropicali, un grosso albero di Mango può produrre sino a 330 kg (660 lb) di frutta durante la stagione di "carica", ma solo pochi frutti durante quella di "scarica".
La specie è infatti soggetta all'alternanza di produzione, soprattutto se abbandonata a sé.

Il Mango è nativo di zone in cui vi sono anche 6 mesi consecutivi di siccità all'anno, per questo motivo, una volta affrancato, avrà bisogno di minime innaffiature, resistendo tranquillamente al secco estivo.
Durante i primi anni d'impianto, invece, una buona irrigazione favorirà una rapida crescita.

Questa fruttifera tropicale è adattabile in quanto a composizione chimica del terreno, potendo crescere su un'ampia gamma. Le produzioni migliori si hanno in suoli leggermente sabbiosi e ben drenanti. La maggior parte dei portainnesti per il mango hanno una scarsa tolleranza alla salinità del terreno.

Il Mango è una pianta abbastanza resistente ai patogeni e, nelle zone vocate, sono poche le malattie a cui va incontro.
In Italia, durante la stasi vegetativa invernale, il freddo, unito all'umidità, potrebbe facilitare l'insorgere di malattie, per tanto si consiglia un trattamento antifungino.
Durante i mesi caldi, sulle foglie della nuova vegetazione (più tenere e delicate) possono verificarsi attacchi di Oidio (Mal Bianco).
I frutti quasi maturi possono essere colpiti dalla nota mosca della frutta, una strategia per combattere questo insetto è "incappucciare" i frutti prossimi alla maturazione.

Il Mango, in terreni fertili, non ha bisogno di grandi concimazioni, un eccessivo uso di fertilizzanti (specie se ricchi di Azoto) favorirà la produzione di foglie, a discapito di frutti/fiori.

M. indica è una specie che tollera anche drastiche potature, ritornando a produrre nel giro di un paio di stagioni. Nei primi anni dall'impianto si attua una potatura di formazione, favorendo la crescita di 3 branche principali, disposte a circa 120° tra di loro.
Nella fase adulta, la potatura del Mango si effettua ogni 1-2 anni ed è volta a rimuovere i rami più interni (o morti), per arieggiare la chioma (riduce l'umidità e quindi le malattie fungine) ed a contenere le dimensioni (Manghi coltivati raramente vengono fatti crescere oltre 4-5 metri di altezza).

La potatura si può effettuare durante il periodo di arresto vegetativo, ed è utile ricordarsi che il Mango produce i fiori/frutti da gemme situate all'apice della nuova vegetazione.
Infine sappiate che i rami del mango si sviluppano in nodi (corona di gemme), ovvero porzioni di legno in cui le foglie sono ravvicinate e disposte circolarmente. Tra un nodo e l'altro è presente un'unità inter-nodale, in cui le foglie sono ben distanziate.
Tagli sopra il nodo risveglieranno le numerose (e ravvicinate) gemme del nodo, determinando lo sviluppo di 8-10 nuovi germogli. Tagli appena sotto un nodo, invece, favoriranno l'emissione di solo 3-4 germogli.

Piantina di Mango in Vaso

Come Si Riproduce il Mango ? - Moltiplicazione e Varietà

Il Mango viene propagato per semina (soprattutto nelle cultivars poli-embrioniche) o tramite innesto.
Il seme deve esser prelevato da frutti maturi, meglio se grossi, sani e che non siano stati refrigerati, ricordandosi che i semi del Mango si conservano per breve tempo e sono soggetti all'attacco di funghi.
Per una più alta probabilità di germinazione si consiglia di rimuovere la parte interna del seme dall'endocarpo, facendo molta attenzione a non danneggiarla.

I semi vanno piantatati in vaso e ricoperti con terra per circa 2-3 cm (1 in). La semina all'aperto, in Italia, non dovrà esser fatta prima di maggio ed il vaso andrà tenuto a mezz'ombra, con terreno umido. Ricordatevi che dai semi mono-embrionici avrete un solo germoglio, corrispondente ad una pianta diversa rispetto alla madre, mentre dai semi poli-embrionici avrete molti germogli, di cui tutti cloni della pianta madre tranne uno.
Scegliete 3-4 germogli tra i più vigorosi (solitamente lo zigote ha meno vigore) e trapiantateli in vasi singoli.

La riproduzione per via vegetativa è l'unica che permette di ottenere cloni da varietà mono-embrioniche.
Il Mango viene propagato tramite innesto su franco (= portainnesto è Mangifera indica) durante i mesi più miti dell'anno, in cui vi sia crescita vegetativa.
Si può optare per il classico innesto a "V", avendo cura di rimuovere le foglie dal nesto (aiuta a non disidratarlo) e facendo combaciare il cambio di entrambe le parti (nesto-portainnesto) affinché si possano saldare.

La prima fioritura avviene dopo un paio d'anni dall'innesto (talvolta meno), ma è meglio togliere i frutti per far irrobustire la pianta.
Il Mango è una pianta longeva e può avere un'ottima produzione anche a 100 anni di età.

Esistono centinaia di varietà di Mango, qui elencherò solo quelle più comuni, che si possono (potrebbero) trovare in Italia :

Mango "Kensington Pride" : selezionato in Australia, intorno agli anni '60. E' probabilmente la varietà più diffusa al mondo, nonché la prima ad essere introdotta in via sperimentale in Italia (Sicilia). Frutto medio-grande, color giallo pallido, con lievi arrossamenti. Polpa mediamente fibrosa, dal buon sapore leggermente speziato. Maturazione medio-precoce (tra fine Agosto e Settembre, in Sicilia).

Mango "Glenn" : originario della Florida, questo albero ha un portamento compatto ed una chioma tondeggiante. Il frutto è giallo, ma ben colorato (rosso, arancione) nella parte rivolta verso il sole. Il sapore è ottimo e l'assenza di fibra, unita al bell'aspetto del frutto maturo, lo rende di gran valore commerciale. Matura precocemente, già ad inizio Agosto in Sicilia.

Mango "Tommy Atkins" : sebbene non sia tra i Manghi più saporiti, è uno dei più venduti a livello mondiale. Questo perché resiste molto bene al trasporto, è conservabile a lungo ed ha una buccia viola, molto attraente per il consumatore. Epoca di maturazione medio-precoce.

Mango "Keitt" : pianta dal portamento aperto (poco compatto), ma molto produttiva. Produce frutti poco colorati (verdi), ma molto grandi e dal profumo inteso. La polpa è dolce, leggermente pungente e priva di fibre. Maturazione tardiva, in Sicilia, tra Ottobre e Novembre.

Mango "Osteen" : pianta vigorosa, espansa. Produce un frutto di medie dimensioni, ottimo sapore, quasi privo di fibre. Matura tra Settembre ed Ottobre.

Mango "Kent" : albero a portamento assurgente. Produce frutti medio-grossi, giallo-verdi con leggere sfumature rosse. La polpa è dolce, con un gusto complesso. Ideale per l'hobbista, ma poco indicato per l'imprenditore, dato che i frutti maturi sono poco conservabili. Maturazione tardiva.

Mango in Thailandia


Allegagione Mango

Manghi Gialli Thailandesi
Frutti e Legno

martedì 26 febbraio 2019

Cedro del Libano (Cedrus libani) ed Atlantico (Cedrus atlantica) - Coltivazione e Riconoscimento

Tra le Gimnosperme, la divisione delle Conifere è quella che conta il maggior numero di specie, nonché quella a noi più famigliare, dato che è tipica dei climi temperati.

Oggi vorrei parlarvi del Cedro del Libano (Cedrus libani) e del Cedro Atlantico (Cedrus atlantica), due piante mastodontiche, adatte ad essere cresciute solo in grandi giardini o parchi.
Il genere Cedro, da non confondere con l'agrume Cedro, appartiene alla famiglia delle Pinaceae (Pini) e si ritiene sia formato da 4 specie, sebbene vi sia ancora un certo dibattito tra gli scienziati, con alcune correnti di pensiero che suggeriscono vi siano solo 4 sottospecie di un'unica specie, il C. libani.


Tutte le specie di Cedro diventano alberi imponenti, alti e voluminosi, con un apparato radicale profondo ed espanso, in grado di esplorare il terreno su un'area talvolta superiore alla proiezione della chioma al suolo. Se state pensando di piantare un Cedro del Libano in giardino, ricordatevi di dargli il dovuto spazio.
Giusto per aver dei numeri, il Cedro può raggiungere i 45 metri (148 ft) di altezza, tuttavia, se cresciuti isolati, solitamente non superano i 30 metri (98 ft), dato che non devono competere per raggiungere la luce; quello che più "spaventa" è però il diametro che può raggiungere la chioma.
L'esemplare più grande della Toscana possiede un tronco con una circonferenza massima di 9 metri (30 ft) ed una chioma dal diametro di circa 45 metri, il che vuol dire che, ammettendo che sia di forma circolare, equivarrebbe una circofenrenza di circa 140 metri (459 ft) ed ad una superficie rispetto al suolo di 1590 metri quadrati (17114 ftq); giusto per rendere l'idea, basterebbero 5 cedri di queste dimensioni per occupare interamente un regolamentare campo da calcio da 11 giocatori. 
Se non avete abbastanza spazio evitate di piantare Cedri, altrimenti, dopo 2-3 decenni, potreste essere costretti a spendere qualche migliaio di euro per farli abbattere.

Cedro del Libano

Chioma Cedro del Libano

Le diverse specie di cedro, che elencherò a breve, hanno piccole differenze nel portamento o nella forma/colore degli aghi, ma nel complesso sono difficili da distinguere, anche per via dell'elevato numero di ibridi interspecifici.


Le Specie di Cedro e La Loro Origine :

Cedro del Libano (Cedrus libani) : come facile intuire dal nome, questa conifera è nativa delle zone montagnose sparse tra Libano, Siria e Turchia ed è rappresentato sulla bandiera del Libano. Il clima è umido d'inverno e, sulle cime più elevate, vi sono copiose nevicate, mentre d'estate è caldo e molto arido. 
Il Cedro del Libano ha un portamento caratteristico, che lo fa distinguere facilmente dagli altri pini; in altre parole non ha la classica forma conica, tipica di un Abete per intenderci, bensì una chioma espanda, con diverse branche principali che, con l'età, possono raggiungere dimensioni ragguardevoli e, crescendo erette, danno a questo Cedro un portamento che ricorda molto quello di un candelabro
Pianta stupenda e davvero ornamentale, diffusa un po' ovunque, ma in particolar modo nelle zone miti ed umide del Nord Italia, come le rive del Lago Verbano. Gli aghi sono di color verde scuro e la parte alta della chioma tende ad appiattirsi con l'età.

Cedro Atlantico (Cedrus atlantica) : originario delle montagne presenti tra Marocco ed Algeria, ha solitamente uno sviluppo più contenuto rispetto al Cedrus libani, ma rimane comunque un albero molto grosso. Il portamento è tendenzialmente più conico, espanso in vecchi esemplari, ma con una forma generalmente piramidale. Le foglie (aghi) sono verde glauco, in alcune selezione sembrano quasi azzurrine; la specie è infatti nota anche come Cedro Argentato. Il Cedro Atlantico è tra i cedri più diffusi e, resistendo a temperature minime inferiori ai -20° C (-4° C), è più rustico del Cedro del Libano.

Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) : nativo degli altopiani compresi tra Nord dell'India e Nepal, è più esigente (e forse per questo meno comune) rispetto alle due specie precedenti, oltre a crescere a latitudini inferiori a quelle del Mediterraneo. Il portamento è spiccatamente conico, con rami che formano un angolo di 90° rispetto al tronco principale. I rami laterali più grandi (alla base) possono essere leggermente piegati verso il basso, mentre i ramoscelli più esili sono leggermente penduli.
Il Cedro dell'Himalaya ha aghi che possono raggiungere i 5 cm (2 in) di lunghezza, circa il doppio rispetto a quelli del C. libani e C. atlantica, oltre ad essere anche più flessibili e "morbidi".
E' forse il Cedro più elegante e raffinato, ma probabilmente anche quello meno a suo agio nel clima italiano, dato che il suo habitat è influenzato dai monsoni e la stagione più calda coincide con quella delle piogge.

Cedro di Cipro (Cedrus brevifolia) : possiede le foglie più corte tra tutti i Cedri, ha una crescita più lenta ed uno sviluppo leggermente più contenuto. Presente sull'Isola di Cipro, forma boschi misti sino ad una quota di 1700 metri (5580 ft).

Fioritura Cedro

Pigna del Cedro
Botanica e Fisiologia :

Le foglie (aghi) sono di color e dimensione variabile a seconda della specie, mentre la vegetazione è piuttosto rada (in confronto ad altri Pini). Gli aghi possono essere solitari o più frequentemente raggruppati in ciuffi  con circa 20-30 aghi disposti concentricamente.
Il Cedro del Libano, ed in generale tutti i Cedri, sono piante molto longeve e possono vivere per più secoli, probabilmente anche 1000 anni. La maturità sessuale è tardiva e difficilmente si hanno buone "fioriture", prima di 40-50 anni.
In realtà, essendo i Cedri delle Gimnosperme, non si può parlare di veri fiori, ma di coni. Sia il Cedro del Libano che il Cedro Atlantico sono specie monoiche, ovvero un'unica pianta produce sia coni maschili, che coni femminili.
In Italia la fioritura avviene fuori stagione, ovvero in autunno, indicativamente tra Settembre ed Ottobre. I fiori (coni o strobili) sono solitari, color giallo-verdastro e con l'estremità piatta/incavata (tranne nel C. deodara, in cui è arrotondata). I coni maschili maturano leggermente prima di quelli femminili, sebbene vi sia solitamente una finestra temporale di sovrapposizione, quantomeno tra alberi diversi.
I frutti (che in realtà non sono frutti) sono delle Pigne ovali marroni, che richiedono sino a 2 anni per maturare (dall'impollinazione all'apertura/sfaldamento e dispersione dei semi).


Dove Può Crescere il Cedro del Libano ? - Coltivazione, Clima, Esposizione

Sia C. libani che C. atlantica sono specie che vivono in montagna, ma in zone relativamente miti, con estati calde e secche ed inverni freschi ed umidi.
Entrambe le specie hanno una buona resistenza al freddo (maggiore nel Cedro Atlantico), ma sicuramente inferiore rispetto ad altre conifere (vedi Larice).
Il Cedro dell'Himalaya è invece un po' più sensibile al gelo, ma non dovrebbe riportare grossi danni almeno sino a temperature di -15° C (5° F).

I Cedri si possono piantare più o meno in tutta Italia, escludendo le zone di alta montagna. Il Cedro del Libano e quello Atlantico sopportano bene la siccità estiva, ma per uno sviluppo ottimale sarebbe meglio non coltivarli laddove vi siano meno di 600 mm di pioggia all'anno.
Si ritiene che il Cedro del Libano sia leggermente più tollerante alla siccità, rispetto al Cedro Atlantico e più adatto alla coltivazione in pianura. Il Cedro dell'Himalaya è invece quello più sensibile alla carenza idrica (ricordo che è nativo di zone con estati piovose).

I Cedri sono tra le conifere che meglio sopportano l'inquinamento atmosferico, ma hanno una scarsa resistenza nei confronti della salsedine nell'aria, motivo che potrebbe limitarne la diffusione in zone particolarmente esposte ai venti provenienti dal mare.

Il Cedro è un albero adattabile a molti tipi di terreno, anche se sembra gradire maggiormente quelli drenanti e calcarei; inoltre è una specie eliofila ed è preferibile fornirgli un'esposizione in pieno Sole.

Un'ultima cosa, i Cedri (ed in generale i Pini) non devono essere potati, se si pensa che le dimensioni di una pianta adulta siano troppo grandi, evitate di piantarli.
Potature severe, oltre a facilitare l'insorgere di malattie, possono compromettere definitivamente la naturale forma di un Cedro.

Cedrus libani

Cedro Atlantico

giovedì 7 febbraio 2019

Quando Piantare i Tulipani ? - Coltivazione e Cure

Tra i vari bulbi a fioritura primaverile, i Tulipani meritano un'attenzione particolare; essi sono infatti tra i più diffusi e conosciuti e sono variano per forma, dimensione, colore e periodo di fioritura.

In questo articolo, oltre a presentare una selezione di foto, vorrei cercare di dar risposta alle domande di chi si accingesse a coltivare Tulipani nel proprio orto/giardino, o semplicemente in vaso; ma andiamo con ordine e facciamo un po' di chiarezza.

Tulipano Rosso a Petali Frastagliati

Origine e Diffusione :

Con il termine "Tulipano", indichiamo genericamente una tra le decine di specie del genere Tulipa, appartenente alle Liliaceae, una grande famiglia di piante da fiore.
Si pensa che i primi Tulipani fossero nativi delle regioni montagnose dell'Asia centrale, a cavallo tra Turchia, Iran, Afganistan e Pakistan, tuttavia oggi sono naturalizzati in molti altri paesi, tra cui l'Italia.

I primi bulbi di Tulipano arrivarono in Europa a metà '500. Fu il botanico Carolus Clusius, direttore dei giardini reali d'Olanda, che, tra fine '500 ed inizio '600, iniziò a studiarli, coltivarli ed ibridarli, ottenendo nuovi colori e sfumature.

A quell'epoca i Tulipani divennero un bene di lusso tra i nobili ed il loro prezzo crebbe enormemente, tanto che i bulbi di alcune varietà potevano costare quanto una casa. In molti lucrarono sulla loro compravendita, tale fenomeno ebbe un enorme impatto, tanto che oggi viene studiato in economia come la prima vera bolla speculativa del Capitalismo (la Bolla dei Tulipani).

Sebbene l'origine non sia Olandese, l'associazione Tulipani-Olanda è tutt'oggi nella mente di tutti ed in effetti questo piccolo Paese è tra i maggiori produttori ed esporta a livello mondiale.

Tulipani Rossi-Gialli

Coltivazione e Cure :

In questa sezione cercherò di dar risposta a quelle che son le domande più frequenti tra chi si stesse accingendo a coltivar Tulipani per la prima volta.

Quando Piantare i Tulipani ?

I Bulbi di Tulipano devono essere piantati nel periodo autunnale, indicativamente tra Ottobre e Novembre, prima che il terreno geli. Un periodo freddo è necessario per indurre una buona fioritura.
Essi resistono al gelo intenso, quindi (in Italia) non moriranno di freddo durante l'inverno ed, ai primi tepori primaverili, emetteranno nuove foglie.


Dove Si Devono Piantare ?

Sebbene i Tulipani siano notoriamente amanti del Sole, si possono coltivare bene anche con esposizioni a mezz'ombra e solitamente si accontentano della luce filtrata dalle foglie degli alberi.
Un'ottima soluzione, per chi non avesse del terreno in pieno Sole, è piantarli sotto alberi decidui, in quanto la fioritura dei Tulipani coinciderà con l'emissione delle nuove foglie delle piante.
I Tulipani potranno dunque godere di più Sole, essendo le foglie solo dei germogli.
I Tulipani crescono bene in tutta Italia, e possono essere coltivati dal Nord fino all'estremo Sud, sebbene sarebbe meglio evitare posizioni eccessivamente ventose.


Come Interrare i Bulbi di Tulipano ?

I bulbi vanno interrati ad una profondità di circa 15 cm (6 in), con piccole variazioni a seconda della grandezza del bulbo stesso e della lunghezza dello stelo fiorale. Mantenere almeno 5 cm (2 in) di distanza tra un bulbo e l'altro.


Quando Fioriscono i Tulipani ?

Le foglie iniziano ad emergere dal terreno già ad inizio marzo, ma la fioritura è successiva a quella dei Narcisi, e nel Nord Italia, avviene nel mese di Aprile. Tuttavia ci possono essere differenze di più settimane tra le varietà precoci e quelle tardive.

Foglie Tulipano
Bocciolo Tulipano

Fiori del Tulipano Classico

Si Possono Coltivare in Vaso ?

I Tulipani si possono agevolmente coltivare in vasi anche relativamente piccoli, usando terriccio fertile e drenante, ricordandosi di innaffiare ben più frequentemente rispetto a se si coltivassero in piena terra, nel giardino.
Ricordatevi di lasciare il vaso sul balcone o all'aperto, così da essere esposti al "prezioso" freddo invernale.


I Tulipani Vanno Espiantati e Ripiantati ?

Sebbene non soffrano il freddo, conviene rimuovere i bulbi ad inizio estate, quando le foglie saranno ingiallite (poco prima che secchino) e deporli in un luogo fresco, buio ed asciutto; per poi ripiantarli durante l'autunno.
I bulbi dei Tulipani si possono lasciare anche nel terreno, ma la maggior parte delle specie (e degli ibridi) non sono adatte all'inselvatichimento e, di anno in anno, fioriranno sempre meno, sino a produrre solo ed esclusivamente foglie.
In un terreno ricco (es. parzialmente argilloso) e ben concimato (con letame maturo), trascorreranno più stagioni prima che non vi sia più fioritura e, sporadici fiori, potranno spuntare anche dopo molti anni.

Alcune specie, come Tulipa clusiana o Tulipa silvestris, sono addirittura naturalizzate in Italia, ma in linea di principio, se si vogliono dei bulbi perenni, che fioriscano copiosamente ogni anno senza alcuna cura, è meglio orientarsi su Narcisi, BucanevePrimule o Papaveri.


Quali Sono le Malattie dei Tulipani ?

Questa specie è abbastanza rustica e resistente ai patogeni che, nella maggior parte dei casi, fanno solo danni minori; tuttavia la muffa Botrytis Tulipae può addirittura uccidere l'intera pianta.
Danni più o meno intesi possono essere anche causati da lumache, chiocciole, miriapodi (millepiedi) e le larve di diversi insetti, che attaccano il bulbo da sottoterra.

Si possono fare trattamenti con insetticidi od antifungini, ma nel complesso io non userei pesticidi, al più avrò un paio di fiori in meno, ma difficilmente verranno attaccati tutti i Tulipani piantati.

Interno Tulipano

Quali Sono le Principali Specie ?

Tulipa tarda, tulipano nano con fiore di color verdastro-giallo, alto solo 15 cm (6 in) .

Tulipa gesneriana, producono fiori di forma triangolare, di svariate sfumature di colori.

Tulipa × tschimganica, chiamato anche Tulipano Giglio, per via dei petali a forma snella ed allungata, ben distanziati tra loro, che ricordano appunto quelli del Giglio.

Tulipa agenensis : specie tipica del medio oriente, ma naturalizzata anche nel Mediterraneo. Produce fiori di color rosso intenso, con venature gialle e parte centrale nera.

Poi, nella realtà dei fatti, la grossa varietà presente sul mercato è stata fatta tramite incrocio e selezione.
Ibridando solo una ventina di specie si è ottenuto un numero praticamente infinito di varietà di Tulipano, con stelli lunghi o corti, con molti o pochi petali, a fioritura precoce o tardiva e di più o meno tutti i colori.

Tulipano Bianco

Tulipano Giallo

Tulipano Bianco a Petali Frastagliati

Tulipano Rosso-Arancione a Petali Frastagliati

mercoledì 23 gennaio 2019

Quali Frutti si Trovano in Thailandia e nel Sud-Est Asiatico ?

Fare un viaggio in Thailandia è sicuramente un'idea presente nella testa di molti. I prezzi relativamente contenuti, il clima tropicale e la ricchezza di templi buddisti la rende una meta ambita e migliaia di italiani la scelgono per le proprie vacanze.

Se siete in procinto di partire per la Thailandia o per un'altra nazione del Sud-Est Asiatico (Laos, Vietnam, Cambogia, Birmania, Malesia), vi starete sicuramente chiedendo cosa mangerete.

Premetto che la cucina Thai è speziata, ma molto sana ed equilibrata, con un perfetto equilibrio tra dolce/acido/salato/piccante; tuttavia in questo articolo vorrei parlare dei frutti tipici dell'Asia tropicale, facendone una breve descrizione, sia dell'aspetto, sia del sapore.

Tipica Bancarella Frutta Thailandese

Quali Frutti Vale la Pena Comprare ? Quali Frutti Thailandesi Sono Realmente Buoni da Mangiare?

Se dovessi fare una classifica (senza alcun criterio d'ordine, anzi il frutto più tipico è proprio l'ultimo), la farei più o meno così :

1) Banana (Musa sp.) : questo frutto non ha certo bisogno di presentazioni, né tanto meno lo si può considerare tipico del Sud-Est Asiatico (o meglio, non più delle restanti zone tropicali). Tuttavia in Thailandia, diversamente dall'Italia, si trovano in commercio oltre 20 varietà di banane, con forme, dimensioni e gusti diversi. Alcune son buone cotte, altre sono particolarmente dolci, insomma troverete un'infinità di "sfumature" di Banana.


2) Papaia (Carica papaya) : anche qui nulla di nuovo, ormai la si trova anche nei supermercati italiani. Piante di Papaya sono molto diffuse lungo le strade, i frutti si trovano durante tutto l'anno e vengono solitamente tagliati e serviti per colazioni. Personalmente adoro mangiarli immersi nello Yogurt bianco. Il gusto intenso non ha nulla a che spartire con le Papaie semi-acerbe che troviamo spesso in Europa.

Papaya

3) Mango (Mangifera indica) : discorso simile a quanto già fatto per la Papaya. Il frutto del Mango è diffusissimo in tutti i tropici, dove è presente di forme e colori differenti.
In Thailandia si trova la varietà "Mango Thai", il cui frutto maturo è di color giallo spento, con una polpa squisita e non fibrosa.
Nelle bancarelle si trova spesso in vendita già affettato. Il prezzo medio di un frutto è l'equivalente di 50 centesimi di Euro. Talvolta vengono venduti anche Mango verdi (acerbi) da usare in insalata.

Mango

4) Lici (Litchi chinensis) : specie subtropicale, che richiede un minimo di stagionalità. Viene coltivato nel Nord della Thailandia e raggiunge maturazione tra Aprile ed Agosto. Ormai lo troviamo anche in Italia (sotto Natale, di solito proveniente dal Madagascar), ma la dolcezza di quelli maturati sul posto difficilmente la si riscontra in Italia.
Il Litchi ha buccia esterna rosa, dimensioni di una ciliegia, polpa bianca che racchiude un unico seme. Al giusto punto di maturazione può ricordare il sapore dell'Uva, sebbene con una nota d'acidità in più.

Litchi

5) Rambutan (Nephelium lappaceum) : cugino del Litchi, ma decisamente più tropicale e raro in Italia. Nel Sud Est Asiatico è comune, si trova tutto l'anno, sebbene in Thailandia abbia il picco di produzione verso Aprile. Frutto che ricorda il Litchi, sebbene la buccia rossa esterna abbia delle estroflessioni che lo fanno assomigliare ad un riccio di mare. Il sapore del frutto è, a mio avviso, migliore di quello del Litchi, privo di acidità e più delicato.

6) Mangostano (Garcinia mangostana) : sebbene questo frutto lo si possa trovare anche in Italia (verso Natale), è decisamente più tipico del Sud Est Asiatico.
Esternamente si presenta viola/marrone con un gambo corto, ma spesso, in cui son ben evidenti i sepali (ormai turgidi) del fiore. A maturazione è leggermente cedevole alla pressione. La forma è sferica e, per aprirlo, si può applicare una pressione "ai poli" (con l'indice ed il pollice). All'interno troverete una polpa bianca divisa in spicchi, contenenti i semi. Il gusto è eccellente, dissetante e si scioglie letteralmente in bocca, lasciando un senso di freschezza. 
Piccola nota : in molti Hotel è vietato introdurlo, poiché il suo succo violaceo potrebbe macchiare asciugamani e lenzuola.

Mangostano e Rambutan

7) Salak (Salacca zalacca) : frutto Indonesiano, prodotto da una palma. Esternamente è marroncino/rossastro con evidenti estroflessioni della buccia. La polpa interna è biancastra. Credo esistano diverse varietà e "stadi" di maturazione; io ho avuto modo di assaggiare 6 frutti (in un unico pacchetto, quindi di simile provenienza).
A seconda della maturazione potevano essere più o meno gradevoli, ma nel complesso la polpa l'ho trovata amarognola/aspra e mi lasciava in bocca il senso di "acqua salmastra". Sicuramente non lo consiglierei come prima scelta, ma avendone la possibilità provatelo, chissà magari a voi capiterà un frutto maturo, della giusta varietà o semplicemente avrete un palato che lo apprezzerà più del mio.

Salak

8) Annona squamosa parente dell' A. cherimola è un frutto esternamente verde, con marcate protuberanze (come fossero scaglie di un coccodrillo).
A maturazione è morbido al tatto. La polpa interna è cremosa e soffice ed in essa sono presenti numerosi semi neri. Il sapore è meno forte di quello della Cherimoya, ma è anche più delicato e bilanciato, ricordandomi il gusto di un buon yogurt alla vaniglia.
Frutto un meno ubiquitario rispetto agli altri, ma con un po' di ricerche lo troverete.

Atemoya



9) Syzygium malaccense : frutto introvabile in Italia, ma comune in Thailandia. Esternamente è rosso ed a forma conica, mentre la polpa interna è bianca-giallina. La consistenza è croccante e per molti versi può ricordare una mela, tuttavia è molto più dissetante e, se dovessi fare un paragone, direi che ricorda il Nashi (Pero Asiatico).

Syzygium malaccense

10) Pomelo (Citrus maxima) : gli agrumi non sono certo il punto forte di questa parte del mondo: le Arance sono rare, i Mandarini (a mio avviso poco buoni) solo durante i mesi invernali.
Il Pomelo, che ormai si trova anche da noi, è l'eccezione ed è molto comune. Viene servito sbucciato (rimuovono anche la peluria bianca che avvolge lo spicchio) ed ha un sapore simile a quello di un pompelmo dolce e senza acidità.

Pomelo

11) Pitaya (Hylocereus undatus) : questa cactacea produce un frutto noto anche come Dragon Fruit. Esternamente possiede una buccia di color rosa/viola, con lunghe brattee verdastre.
La polpa interna è bianca, acquosa e contiene numerosi semini, che vengono mangiati senza alcun problema (un po' come fossero quelli del Kiwi).
Il sapore della Pitaya è abbastanza neutro e delicato, ma più dolce rispetto a quanto si possa trovare nei supermercati italiani. La consistenza potrebbe ricordare un mix tra anguria e melone.
Esistono anche varietà a polpa rossa.

Dragon Fruit

12) Longan (Dimocarpus longan) : terzo cugino (insieme a Litchi e Rambutan). Frutto a forma sferica, racchiuso da una buccia beige/marroncina. La polpa bianca racchiude un unico seme ed ha un sapore forte, intenso, non acido; personalmente lo trovo squisito.
In Thailandia viene venduto "a grappoli", ma è assai utilizzato anche per l'inscatolamento o per la produzione di succhi.
Piccola nota, la specie è subtropicale e potrebbe esser coltivata con successo lungo le coste di Sicilia, Calabria e Liguria.

Longan

13) Guava (Psidium guajava) : in Thailandia è diffusa la varietà a frutto verde. Solitamente viene servito acerbo ed a fette, in queste condizioni ha la consistenza (ed il gusto) di una mela acidula.
Personalmente preferisco farlo maturare completamente, la polpa si ammorbidisce, il sapore diventa più dolce ed il profumo più deciso.
Il gusto del Guava è unico e spiccatamente tropicale, per farvi un'idea o lo assaggiate o vi bevete uno dei tanti succhi a base di (solo) Guava.
I semi sono piccoli, ma molto duri e possono essere fastidiosi durante la masticazione.

Guava Verde

14) Cocco (Cocos nucifera) : la noce di cocco che siamo soliti consumare in occidente è totalmente diversa. Nel Sud Est asiatico il cocco maturo viene grattugiato, ma è abitudine raccoglierlo immaturo. Una volta aperto si beve il latte, di ottimo sapore zuccherino e la polpa (ancora morbida) si raccoglie con un cucchiaio e la si mangia come fosse gelato.

Noce di Cocco

15) Jackfruit (Artocarpus heterophyllus) : questo è il frutto più grande al mondo (per i record clicca qui), ma difficilmente lo troverete intero; è invece comune trovarlo "a spicchi".
La polpa è gialla, ha una consistenza gommosa ed un sapore agrodolce, accostabile all'Ananas. E' un gusto a cui ci si deve abituare ed unito ad un odore intenso, può non essere sempre apprezzato. Ricordo che la prima volta che lo assaggiai rimasi deluso ma, ad ogni nuovo assaggio, saliva nella mia classifica. Anche i semi cotti si possono mangiare ed hanno un vago sapore di castagna.


16) Lansium domesticum : pur essendo appassionato di frutti, questo non l'avevo mai sentito. A prima vista non sembra molto invitante, tanto che non lo comprai direttamente, ma me ne feci aggiungere un paio (in regalo) ad una spesa massiccia.
Bene, rimasi stupito, la polpa interna, semi-trasparente aveva un consistenza quasi gelatinosa, con elevato contenuto acquoso; il sapore mi ha subito ricordato quello del pompelmo, sebbene mancasse l'amarezza tipica di questo agrume.
Uno di quei frutti che, durante un pomeriggio afoso, si lasciano mangiare uno dopo l'altro.

lansium domesticum

17) Sapodilla (Manilkara zapota) : frutto presente, ma ben meno di altri. Forma ovale e buccia marrone. La polpa interna ha la consistenza, ed anche il sapore, di una Pera, con una nota di amaro di fondo.

Sapodilla

18) Durian (Durio zibethinus) : ed ecco il Ré dei Frutti, nonché uno dei frutti più amati e caratteristici del Sud-Est Asiatico. Il Durian è conosciuto per il suo odore (puzza secondo alcuni) ed in molti hotel è vietato introdurlo.
Devo dire che è un odore penetrante, ma se il frutto non è marcio non è così insopportabile, bisogna solo abituarsi.
Esternamente si presenta con una buccia che è una sorta di corazza, con lunghe spine appuntite, ma all'interno è contenuta una polpa soffice e cremosa. Il prezzo è mediamente elevato ed uno spicchio può costare anche l'equivalente di 5 euro. E' fondamentale sceglierlo maturo al punto giusto, se acerbo non sa di nulla e vi sembrerà di mangiar plastica, se quasi marcio, oltre a puzzare davvero tanto, ha un sapore pessimo.
Quando è maturo al punto giusto emana un odore (non un fetore), la polpa è bianca/gialla con consistenza cremosa e morbida (non liquescente).
Io ho assaggiato gli estremi (acerbo e quasi marcio), se vi capiterà questa condizione sarà bocciatura sicura. Fortunatamente l'ho mangiato anche a giusta maturità; in questo caso la polpa si scioglie in bocca e, sia per sapore che per consistenza, la paragonerei ad una crema di formaggio fuso, che dev'essere gustata a lungo prima di essere deglutita.

Durian Thailand

giovedì 3 gennaio 2019

Trachycarpus fortunei, la Palma Cinese Che Non Teme il Gelo - Coltivazione e Cure

Le Palme sono da sempre simbolo di Sole, spiagge e caldo; tuttavia esistono centinaia di specie, alcune delle quali si sono adattate a vivere in un ambiente ben diverso.

Se vivete in una zona molto fredda, ma non volete rinunciare ad avere una bella palma in giardino, vi sarete sicuramente domandati : "Qual è la Palma più resistente al gelo?"


La risposta è semplice, la Palma della Cina (Trachycarpus fortunei) ed altre specie di questo genere. 

Infatti, come discuteremo in questo articolo, le diverse specie del genere Trachycarpus si sono evolute per prosperare in quota, sulle montagne dell'Asia e sono a proprio agio sotto la neve, senza subire danni da gelo, neppure nelle zone più fredde della Pianura Padana.

Nelle prossime righe capiremo come coltivare la Trachycarpus fortunei, qual è la sua reale resistenza al freddo, dove è diffusa in Italia e  come riconoscerla rispetto alle altre piante.

Palme Cinesi sotto la Neve

Storia ed Origine :

Tutte le Palme appartengono alla famiglia delle Arecaceae (Palmaceae), formata da oltre 200 generi, per un totale di oltre 2600 specie, con diffusione prevalentemente tropicale e subtropicale.
Il genere Trachycarpus è uno di questi 200 e conta al proprio interno 11 specie, tra cui appunto la diffusissima T. fortunei.

Le Trachycarpus sono Palme native di una vasta area compresa tra le montagne dell'Himalaya e la Cina, hanno tronco esile e foglie "a ventaglio".
Di seguito troverete l'elenco (in ordine alfabetico) di tutte le specie :
  • Trachycarpus excelsa: secondo alcuni non sarebbe una specie a sé, ma una varietà di T. fortunei.
  • Trachycarpus fortunei : la più comune e diffusa, che verrà approfondita in questo articolo.
  • Trachycarpus geminisectus : palma nativa del Vietnam, dove prospera ad una quota media di circa 1500 m (49200 feet). La T. geminisectus è una palma di piccole dimensioni che cresce solitaria, sui ripidi pendii delle umide foreste di conifere, competendo con Cipressi e Tassi, ma anche con i bellissimi Rododendri.
  • Trachycarpus latisectus (sin. Trachycarpus sikkimensis) : originaria dell'India, si caratterizza per aver foglie di un verde più chiaro e meno frastagliate. Questa palma ha una scarsa tolleranza al gelo.
  • Trachycarpus martianus : palma dal portamento snello e slanciato, con un tronco spoglio. Cresce tra il Nord dell'India ed il Nepal.
  • Trachycarpus nanus : come suggerisce il nome scientifico, questa Trachycarpus  "nana" ha un portamento estremamente compatto ed uno sviluppo limitato. 
  • Trachycarpus oreophilus : cresce ad alta quota, nel Nord della Thailandia.
  • Trachycarpus princeps : nativa della Cina meridionale, si caratterizza per le foglie a geometria quasi perfettamente circolare, finemente frastagliate sino in profondità.
  • Trachycarpus ravenii : specie scoperta solo di recente, in Laos, strettamente imparentata con T. oreophilus e T. princeps.
  • Trachycarpus takil : cresce sull'Himalaya, sino ad una quota di 2700 m (8900 ft), dove il gelo e la neve sono comuni. Ha un'ottima resistenza al gelo, paragonabile (se non superiore) a quella della T. fortunei. Le vecchie foglie tendono a seccare, senza distaccarsi, coprendo di fatto la parte superiore del tronco.
  • Trachycarpus ukhrulensis : endemica della regione del Manipur, nella zona nord-orientale dell'India. Scoperta recentemente, è dotata di ottima resistenza al gelo e foglie grosse, ma con lobi molto ravvicinati.

Palma Nord ItaliaLa T. fortunei è sicuramente la specie più comune di questo genere e, almeno nel Nord Italia, è in assoluto la palma più diffusa.
Sebbene si creda sia nativa delle montagne della Cina Meridionale e della Birmania (Myanmar), la reale origine non è certa, dato che la specie viene coltivata da centinaia di anni in buona parte della Cina ed in Giappone e possibili ritrovamenti allo stato selvatico potrebbero essere dovuti ad una disseminazione casuale a partire da piante importate.

Nell'antichità, in oriente, era usata per ricavare fibre tessili, impiegate nella produzione di abiti, sacchi, ma anche corde degli strumenti musicali.

La Palma della Cina venne importata per la prima volta in Europa nel 1844, dall'esploratore britannico Robert Fortune. In suo onore alla palma venne dato il suffisso "fotunei", nonché il nome generico di Palma di Fortune.

Oggigiorno questa palma è diffusa in tutto il mondo, in particolar modo nelle zone più fredde, dove altre palme patirebbero il gelo. Oltre al Nord Italia cresce anche in Scozia, Germania e nelle zone più miti del Canada.

Giovani Esemaplari di Trachycarpus fortunei

Foglie Trachycarpus fortunei

Come Riconoscere la Palma della Cina ? - Botanica e Fisiologia

T. fortunei, nota anche come Palma del Giappone o Palma Cinese, è una Palma ornamentale che può essere coltivata alle maggiori latitudini, sino oltre il 50° N; tuttavia il suo areale d'origine non è quello più settentrionale in assoluto tra le palme, primato che spetta di diritto alla meno rustica Chamaerops humilis, nativa delle zone più miti del Mediterraneo.

Infiorescenze Trachycarpus fortuneiLa Palma di Fortune cresce solitaria, raggiungendo dopo molti anni un'altezza massima di circa 20 metri (66 ft), sebbene si mantenga spesso di dimensioni più contenute.
Nonostante la notevole altezza, il tronco è relativamente sottile e flessibile, superando di rado i 30 cm (12 in) di diametro.
Importante notare che il tronco ha un diametro abbastanza costante tra parte alta e bassa e, mancando di un vero accrescimento secondario, raggiunge la larghezza definitiva in giovane età, mentre continua ad allungarsi per tutta la vita. Viene da sé che giovani esemplari sembrano più tozzi, mentre quelli vecchi slanciati.
I resti dei piccioli fibrosi delle vecchie foglie ormai cadute rimangono attaccati al tronco, conferendogli un colore grigiastro ed un aspetto lanuginoso.

La Palma Cinese produce foglie palmate (a "ventaglio"), color verde scuro, con un diametro massimo di circa 1 metro (40 in), sorrette da un rachide (picciolo) altrettanto lungo.
Come in tutte le palme, le foglie sono sempreverdi e relegate all'apice vegetativo, dove formano una chioma arrotondata, piuttosto disordinata. Ogni foglia, se non danneggiata dal vento o dalle intemperie, ha una vita media di circa 3 anni.


T. fortunei è una specie dioica, vale a dire che esistono piante "maschio", che producono unicamente fiori maschili, e piante "femmina", che producono fiori femminili.
Le lunghe infiorescenze, composte da numerosissimi fiorellini gialli, emergono dalla parte alta della pianta e rimangono penduli.
In Italia la fioritura avviene in primavera, tipicamente tra Marzo ed Aprile.

Fiori Palma CineseI fiori di questa palma richiamano diverse specie di insetti pronubi, che provvedono all'impollinazione.
I fiori femminili, se fecondati, si trasformano in frutti, ovvero delle drupe violacee, di piccole dimensioni, riunite in un grappolo pendulo, che ricorda molto l'Uva.
Questi frutti, dall'aspetto molto attraente, danno l'impressione di avere un ottimo sapore; purtroppo è solo una mera illusione, poiché non sono commestibili.

La radici sono poco espanse, ma particolarmente compatte, dense e non arrecano danni a marciapiedi e vialetti.

Fioritura Trachycarpus fortunei
Tronco Palma di Fortune

Come Coltivare la Trachycarpus fortunei ? - Crescita, Terreno, Esposizione e Cure.

La Palma di Fortune è una pianta rustica, di facile coltivazione ed in Italia la si può piantare da Nord a Sud, senza particolari accorgimenti.

Ok, ma fino a dove si può coltivare ?

Il fatto che sia tra le palme più resistenti al freddo, non vuol dire che possa sopportare le stesse temperature minime di una Betulla. Sicuramente non la troverete mai in Siberia od in alta montagna sulle Alpi; tuttavia, da adulta, non subisce danni da freddo almeno fino a -15°C (5° F) e, con danni minori, potrebbe tranquillamente sopravvivere anche con punte di -20°C (-4° F).
Detto questo, durante il primo anno di vita potrebbe essere un po' meno resistente, quindi potrebbe essere utile crescerla in vaso fino all'età di almeno 3-4 anni.

Tra le palme, la T. fortunei ha una discreta (non ottima) resistenza alla siccità, ma in Italia non richiede irrigazioni e le innaffiature si limitano ai primi anni dall'impianto, in luoghi molto aridi.
Questa palma si sviluppa male solo nelle zone aride e strettamente tropicali, aree in cui vi è comunque una vastissima scelta di altre specie di palma.


Frutti Immaturi Trachycarpus fortuneiLa Palma Cinese è molto adattabile anche in quanto a terreno e, pur preferendo quelli drenanti e fertili in superficie, prospera in tutti i suoli purché non abbiano elevate quantità di sale.
La concimazione, in terreni molto poveri, può velocizzare la crescita, ma in generale la Palma del Giappone si sviluppa bene anche senza concimare.

Frutti Maturi Palma della CinaL'esposizione solare non è un parametro di rilievo, la T. fortunei  ama posizioni a mezz'ombra, ma in Italia si sviluppa bene sia in pieno Sole, sia in zone ombrose, come sotto la chioma di grossi alberi ad alto fusto.
Forse anche la capacità di adattarsi all'ombra del sottobosco, dove molte specie non potrebbero competere per assenza di sole diretto, ha reso la Palma del Giappone quasi infestante. In molte zone del Nord Italia (vedi Piemonte) la si ritrova nelle zone marginali o dismesse, così come agli argini dei boschi.

La T. fortunei ha una crescita iniziale piuttosto lenta, quasi stentata, che le permette di essere coltivata in vaso per molti anni (rinvasando in vasi via via più grandi); tuttavia con l'età aumenta la velocità di crescita ed avendo una notevole longevità, preferisce essere piantata in piena terra, dove può vivere per oltre 80-100 anni.

Elevata è anche la tolleranza alle avversità alle malattie e, normalmente, non è attaccata in maniera significativa da funghi od altri patogeni.

La Palma di Fortune non ha ramificazioni e non deve essere potata. Se venisse rimosso completamente l'apice vegetativo la pianta morirebbe. Gli unici interventi di potatura si potrebbero considerare di pulitura, volti esclusivamente alla rimozione delle foglie più vecchie ed esterne.

La specie non ha attitudine ad emettere polloni e, dato che la propagazione tramite innesto nelle palme è praticamente inesistente, l'unico metodo di riproduzione vegetativo rimane la micro-propagazione, tecnica complessa, difficilmente effettuabile a livello amatoriale.

La moltiplicazione tramite semina rimane di gran lunga il metodo di riproduzione più comune e facile, data l'elevata percentuale di germinazione di questi semi.

Insomma, se avete un giardino in una zona molto fredda, ma non volete rinunciare a donargli un tocco esotico, la Palma Cinese potrebbe esser la scelta migliore (se non l'unica possibile).

Palme Giapponesi adulte
Trachycarpus fortunei In Riva al Lago Maggiore

Fioritura Trachycarpus fortunei