lunedì 21 ottobre 2019

Come e Quando Potare le Piante da Frutto ?

Di manuali di potatura ne esistono a decine, questo non è di certo un corso di potatura e probabilmente non dirò nulla di nuovo, tuttavia vorrei raggruppare in un unico articolo ciò che si sa riguardo alla potatura, ed in special modo delle piante da frutto, rispondendo ad alcune semplici domande che sicuramente vi sarete fatti.


Perché Bisogna Potare le Piante da Frutto ?

Premetto col dire che le piante, fruttifere e non, si son evolute ben prima che l'uomo potesse immaginare di "addomesticarle" a proprio vantaggio. 
In natura tutte le piante nascondo, crescono e fruttificano alla perfezione senza alcun intervento esterno ed, in linea di principio, nessuna pianta avrebbe bisogno di potature, basti vedere in montagna Meli e Peri ormai selvatici alti 10 metri e perfettamente fruttificanti.


Ciò nonostante la potatura ha lo scopo di mantenere un equilibrio tra l'aspetto vegetativo e riproduttivo ed offre indubbi vantaggi :

  • Ridurre le dimensioni delle piante e, quindi, poterne aver un maggior numero per ogni ettaro di terreno; inoltre tenere una taglia ridotta facilita le operazioni di raccolta.
  • Diminuire l'alternanza di produzione e controllare la quantità di frutti per pianta, onde evitare che un anno ci siano tantissimi frutti (magari piccoli e di scarse qualità organolettiche) ed il successivo non ve ne siano.
  • Dare una forma alla pianta, in modo tale che la chioma sia ben bilanciata e distribuita su 3-4 branche principali, ruotate di circa 90-120 gradi l'una dall'altra.
  • Avere una chioma meno folta, in modo tale da permettere un miglior arieggiamento ed un maggior numero di foglie direttamente esposte ai raggi solari, riducendo quindi l'insorgere di malattie fungine (che amano l'umidità) e migliorando la resa della fotosintesi.
  • In piante senescenti, la potatura può avere anche un effetto di ringiovanimento, stimolando l'attività vegetativa e l'emissione di nuovi rami.
Potatura Alberi da Frutto

Quando Si Devono Potare le Piante ?

Il periodo migliore per eseguir la potatura dipende dalla specie ma, in linea di massima, potremmo dire che per la maggior parte delle piante decidue conviene farla nel periodo di riposo vegetativo, ovvero quando hanno ormai perso le foglie, ma almeno 15-20 giorni prima della schiusura delle gemme.
Il periodo migliore va dunque da Novembre a Febbraio, evitando i periodi di forte gelo che potrebbero compromettere la regolare cicatrizzazione delle ferite.

In zone molto fredde consiglio di potare tra fine Febbraio ed inizio Marzo, nel Sud Italia, invece, si può tranquillamente potare in Dicembre.

Anche le piante sempreverdi è meglio potarle durante il riposo vegetativo, ricordandosi che una potatura massiccia stimola la ripresa vegetativa e che una pianta in crescita è più sensibile ai danni da gelo, rispetto ad una pienamente dormiente.

Fin qua abbiamo descritto la potatura a secco, tuttavia esiste anche la potatura a verde, fatta in Estate, solo su piante eccessivamente vigorose.

Quanto detto tuttavia non è però applicabile a tutte le specie, se per esempio osserviamo il Nespolo Giapponese ci accorgiamo che inizia a fiorire in Autunno e che fruttifica tra Aprile e Giugno; questa pianta, per non compromettere la fruttificazione, deve esser potata non appena si saranno raccolti i frutti.

Ricordatevi è meglio potare un po' tutti gli anni, piuttosto che dover far potature drastiche ogni 5 anni.


Regole Generali Per Una Buona Potatura :


  • Disinfettare gli attrezzi : consiglio di pulire le lame delle vostre cesoie con alcool e di passarle sopra al fuoco, affinché si uccidano tutti i possibili patogeni che potrebbero infettare, tramite le ferite del taglio, la pianta potata.
  • Potare Prima le Piante "Sane" : sebbene sia meglio disinfettare gli strumenti ad ogni nuova pianta potata, è comunque bene iniziare potando piante giovani e sane, finendo con quelle più vecchie e malconce, così da non trasferire le malattie di queste ultime alle prime.
  • Tagliare Poco Sopra Una Gemma : a seconda della specie vegetale le gemme possono esser distanziate diversi centimetri; dato che la nuova vegetazione verrà emessa dalla gemma più vicina al taglio è consigliabile che tra il taglio e la gemma non ci sia molto legno che, nel corso della stagione, seccherebbe inevitabilmente.
  • Fare Tagli Obliqui : se un ramo è verticale non tagliatelo parallelo al suolo, ma con un angolo di 45°. In questo modo la sezione del taglio sarà inclinata, evitando il ristagno di acqua e marciumi vari. 
  • Non Potare Grossi Rami : più un ramo è giovane e di piccolo diametro, meglio sopporterà la potatura.
  • Usare Mastice : se proprio fosse necessario potare un ramo di grosse dimensioni ricordatevi di usare del mastice, che aiuta il processo di cicatrizzazione, limitando l'ingresso dei patogeni.
  • Fare Tagli Netti : usare cesoie affilate, facendo un taglio deciso e netto, non "sfilettato". Tanto più si è puliti e precisi, tanto più il legno cicatrizzerà in fretta.
  • Arieggiare la Chioma : per tutte le specie è importante che la chioma non sia eccessivamente densa e che l'aria (e la luce) possa passarci in mezzo, riducendo l'umidità e l'attacco da parte di funghi patogeni, oltre a garantire una miglior maturazione dei frutti più interni.
  • Selezionare l'ultima Gemma : Quando si farà un taglio, esso dovrà esser in prossimità di una gemma. La gemma più vicina al taglio sarà quella che emetterà rami più vigorosi; di conseguenza, dato che le gemme son orientate in tutte le direzioni, sarebbe opportuno che la gemma più prossima al taglio sia orientata nella direzione in cui vorremo dirigere il nuovo flusso vegetativo; ad esempio verso l'esterno della chioma e non viceversa.

Tipi di Taglio :

  • Diradamento : si intende la rimozione totale di un certo numero di rami e viene effettuato in piante vigorose, che producono troppi rami. Questa tecnica è nota anche coma Potatura Lunga, poiché i rami che rimangono non sono numerosi, ma sono lunghi
  • Accorciamento : in questo caso il ramo non vien rimosso totalmente, ma semplicemente accorciato (talvolta anche di oltre il 50%). All'opposto di prima, qui parliamo di Potatura Corta, poiché rimangono molti rami, ma corti.
  • Raschiatura : potatura eseguita a scopo sanitario; consiste nell'asportazione della parte più esterna e morta della corteccia di alberi adulti.
  • Tagli di Ritorno : ad ogni anno un ramo emette dei germogli dalle gemme laterali, ma continua anche ad allungarsi dal proprio apice vegetativo. Il taglio di ritorno si esegue poco sopra la diramazione tra il ramo principale (quello vecchio) ed il ramoscello (nuovo). In questo modo si sostituirà il vecchio apice vegetativo con il nuovo e si limiterà l'eccessivo accrescimento in lunghezza, ringiovanendo la chioma ed i rami ormai troppo vecchi.
Taglio di Ritorno - Prima della Potatura

Taglio di Ritorno - Dopo la Potatura
  • Cimatura : rimozione dell'apice vegetativo (la punta) dei germogli. E' un esempio di potatura a verde (fatta tra primavera ed inizio estate) e favorisce l'accrescimento e la formazioni di nuovi germogli lungo l'asse del ramo.
  • Spollonatura : rimozione dei polloni, ovvero quei rami che spuntano direttamente da gemme situate sulle radici o dal colletto.
  • Capitozzatura : una tipologia di potatura assai drastica, con rimozione di grossi rami, fatta allo scopo di rinvigorire piante ormai vecchie o per contenere le dimensioni delle piante, come ad esempio nel Tiglio. Questa tecnica, oltre a deturpare l'aspetto estetico, non può esser eseguita su tutte le specie; nelle Conifere, ad esempio, porterebbe le piante a morte certa.
Capitozzatura

Come Potare le Piante da Frutto ? :

Per piante arboree il primo intervento è noto come potatura di formazione, poiché vengono selezionati i rami più sani e meglio disposti, lasciandone solitamente 3 o 4, che diventeranno le future branche principali, determinando dunque la forma della pianta adulta.

Successivamente si attua la potatura di produzione, che richiede il riconoscimento dei diversi tipi di gemma (a fiore, a legno, miste). Il comportamento riproduttivo delle diverse specie è talmente variabile da non permettere di generalizzare. Per questo motivo darò una spiegazione in base ai seguenti raggruppanti di piante da frutto :

Kiwi e Vite : Entrambe le specie sono liane rampicanti, la Vite è dotata di viticci che la ancorano facilmente ai sostegni, mentre il Kiwi, che ne è privo, si aggrappa avvolgendosi attorno a qualsiasi cosa incontri, formando spesso dei grovigli inestricabili.
Entrambe le specie richiedono potature massicce, che rimuovano gran parte del legno della vecchia stagione. Inoltre ricordatevi che entrambe le specie fioriscono sui nuovi getti e non vi è dunque una netta distinzione tra gemme a fiore ed a legno.
Eliminate buona parte dei rami, selezionandone un certo numero (che varia anche in funzione dell'età della pianta e dello spazio disponibile), da accorciare sino a che ci siano circa 15 gemme (nei Kiwi) o 5-8 gemme (nella Vite). Sono piante facili da potare, che fruttificano abbondantemente (soprattutto il Kiwi) anche se potati da mani inesperte. 

Riassumendo, diradare ed accorciare i pochi rami prescelti.

Potatura Vite

Kiwi Potato
Pesco : Questa specie fruttifica prevalentemente (non unicamente) sui rami misti di un anno e, piante sane e ben concimate, hanno elevata vigoria. I rami misti sono quelli lunghi anche oltre 30 cm, ma di piccolo diametro, dato che hanno solo 1 anno di età e contengono sia gemme a fiore che a legno. Se ne devono rimuovere sino al 70%, cercando di eliminare quelli interni alla chioma, danneggiati o che si incrociano. I restanti devono esser accorciati a circa metà lunghezza.
Le gemme a fiore nel pesco si riconoscono poiché ben più gonfie di quelle a legno e son distribuite su quasi tutta la lunghezza del ramo misto. Un ramo misto non accorciato allegherà molte pesche, facendole però rimanere piccole e di scarse qualità.

Pesco Dopo Potatura

Ciliegio ed Albicocco : queste piante da frutto non gradiscono potature drastiche poiché i tagli non si cicatrizzano bene e son soggetti a gommosi. Detto questo una potatura leggera, ma costante è comunemente fatta negli impianti produttivi.
Nell'Albicocco le gemme a fiore son leggermente più grosse e solitamente presenti a coppie, divise da una gemma a legno centrale e sono disposte lungo l'intero ramo misto. L'entità della potatura (diradamento ed accorciamento) sarà proporzionale al carico di gemme a fiore; nelle annate in cui ce ne sono molte si dovranno eliminare più rami, per non incorrere nell'alternanza di produzione. 
Il Ciliegio produce prevalentemente sui mazzetti di maggio, cortissimi rami (1-2 cm) con un folto gruppetto di gemme a fiore. 
In linea di massima il Ciliegio è una pianta che si sviluppa in maniera armonica ed elegante anche senza interventi di potatura; tuttavia la mole elevata richiede una potatura di contenimento, atta a ridurne le dimensioni ed a facilitare la raccolta.

Melo e Pero : le pomacee solitamente gradiscono potature energiche, ma è importante sapere quali sono le gemme sui cui avverrà la fioritura/fruttificazione.
Dobbiamo riconoscere le Lamburde, ovvero piccoli rami (2-3 cm) con una gemma a fiore in posizione apicale, i Brindilli, esili rami che terminano con una gemma a fiore ed, infine, i rami misti.


Durante la fase vegetativa la Lamburda si ingrossa dando origine ad una struttura nota come Borsa, ricca di sostanze nutritive. Se Lamburde e Borse non si regolano con un'opportuna potatura si affastellano, formando le tipiche Zampe di Pollo (o di Gallo).

A seconda della varietà di Melo (o Pero) la fruttificazione si concentrerà maggiormente sulle Lamburde o sui Brindilli/Rami Misti.
Durante la potatura si dovranno rinnovare le Lamburde con tagli di ritorno e sfoltire la chioma, diradando i rami mal posizionati. I Brindilli non vanno accorciati, perché terminano con una gemma a fiore, ma vanno diradati.
Le Lamburde che danno origine a frutti migliori sono solitamente quelle inserite su rami di 2-3 anni di età. Una potatura intelligente tende a mantenerle costanti, eliminando quelle inserite su rami ormai troppo vecchi.

In linea di massima la potatura del Pero deve esser più leggera rispetto a quella del Melo.

Lamburda e Taglio di Potatura

More e Lamponi : queste specie sono considerate piante biennali, nel senso che la parte aerea si rinnova integralmente nell'arco di questo periodo.
In pratica le radici sono perenni ed, ad ogni stagione, emettono dei polloni che crescono vigorosi, talvolta per oltre 2 metri (soprattutto nelle More), spesso piegandosi sino a toccare terra.
Questi rami (rami di 1 anno) non fruttificano, tranne che nei Lamponi biferi. Durante la stagione successiva dalle gemme laterali di questi rami vengono emessi dei germogli al cui apice saranno presenti fiori/frutti.
Alla fine della stagione questi rami (rami di 2 anni) muoiono e seccano.

La potatura consiste nell'eliminazione di tutti quei rami morti (di 2 anni) e nella selezione di 3-5 rami di 1 anno; gli altri saranno rimossi alla base. I rami selezionati devono esser accorciati di circa metà (o più), i modo che siano più stabili. Non temete i fiori verranno prodotti dai germogli emessi da qualsiasi gemma di questi rami, sia essa basale, laterale o terminale. La fruttificazione sarà dunque generosa a prescindere da quanto li accorciate.

N.B. alla fine del secondo anno i rami si riconoscono sia dal fatto di esser morti/secchi, sia per la presenza di ramificazioni nella parte alta.

Potatura Rami 2 Anni Lampone

Mirtilli e Ribes : sono piante a sviluppo relativamente limitato, sebbene i Mirtilli Americani possano superare i 2 metri di altezza. Nel Ribes si attuano accorciamenti dei rami e diradamento di quelli più vecchi. Nel Mirtillo le gemme a fiore son disposte sui rami di 1 anno e son visivamente più grosse rispetto alle gemme a legno, la potatura è leggerissima, talvolta superflua e mira allo sfoltimento della chioma. 

Gemme a Fiore Mirtillo

Apertura Gemme a Legno ed a Fiore Mirtillo

Susino e Mandorlo : la potatura invernale dovrà esser più o meno leggera a seconda della vigoria della pianta. Nei Susini Cino-Giapponese, che solitamente hanno una fioritura molto abbondante, con fiori che sbocciano in prevalenza da gemme situate sui Dardi Fioriferi (Mazzetti di Maggio), la potatura è intensa e consiste nell'asportazione dei rami che portano Dardi vecchi ed ormai esauriti.
Nel Susino Europeo, che fiorisce meno copiosamente ed in prevalenza sui rami misti, la potatura sarà più leggera, rinnovando i rami misti.
In entrambi i casi i rami in eccesso, rotti o mal direzionati, vanno eliminati, diradando la parte interna della chioma.
Discorso molto simili può esser fatto per i Mandorli, ricordandosi che in un terreno ricco diventano alberi ben più grossi dei Susini ed è quindi consigliabile attuare potature di contenimento, accorciando i rami assurgenti.

Susino Europeo Prima delle Potatura

Susino Europeo Dopo La Potatura

Olivo : per poter potare correttamente bisogna ricordarsi che la maggior parte delle mignole (boccioli fiorali dell'Ulivo) vengono prodotte sui rami di 1 anno (lunghi tra 20 e 40 cm) e dunque la fruttificazione sarà concentrata su questi ultimi; inoltre va considerato che l'Olivo è una pianta molto vigorosa che, nei climi adatti, può diventare davvero grande.
La potatura deve esser fatta di anno in anno e consiste nell'eliminazione dei Polloni e dei Succhioni, ovvero quei rami vigorosi che spuntano direttamente dalle branche principali.
In questa specie, più che in altre, sono importanti i tagli di ritorno e l'alleggerimento della chioma (la specie è eliofila e non tollera l'umidità)

Nocciolo e Melograno : queste due specie, che all'apparenza sembrano molto diverse, hanno un elemento in comune; entrambe hanno la tendenza ad emettere polloni, anche in piante adulte e sane.
Nel Nocciolo di solito si opta per una forma arbustiva, selezionando 3-4 polloni, che diventeranno i futuri tronchi. Ad ogni stagione si dovranno rimuovere tutti i numerosi polloni cresciuti durante l'estate, accorciare i rami che puntano verso l'alto e snellire la chioma, facendo si che i rami vadano ad occupare il volume disponibile, senza che vi siano zone troppo folte ed altre libere.
Il Melograno si può crescere sia ad alberello, che ad arbusto; nel primo caso si seleziona un unico ramo, nel secondo caso se ne selezionano di norma 3-4. In futuro, soprattutto se volete la forma "ad albero" dovrete rimuovere tutti i nuovi polloni, che in una sola stagione possono raggiungere l'altezza di un uomo. Se volete un cespuglio "selvaggio" potete lasciarli, ma l'aspetto sarà disordinato.
Data l'elevata vigoria del Melograno è consigliabile anche un bel diradamento, in modo che i futuri frutti possano godere al massimo della luce solare.

Rimozione Polloni Nocciolo

Agrumi : con questo termine intendiamo più specie appartenenti al genere delle Rutaceae. E' evidente che esistano differenze sostanziali tra specie e specie ma, in linea di massima, potremmo dire che gli Agrumi tendono ad assumere una forma globosa; tuttavia alcuni (es. Arancio e Limone) nella fase giovanile hanno la tendenza a sviluppare rami verticali molto vigorosi (Succhioni), che possono entrare in competizione con le branche e devono esser rimossi per favorire un miglior sviluppo della chioma.
La potatura di produzione si limita al diradamento della chioma, all'eliminazione dei rami troppo assurgenti e di quelli più bassi che tendono a squilibrare la chioma.
Gli Agrumi sono sensibili al gelo ed è bene potarli poco prima della fioritura primaverile ed in maniera abbastanza leggera. A livello amatoriale possono esser lasciati crescere anche liberamente, continuando a fruttificare. 

Nespolo Giapponese e Corbezzolo : Queste due piante sono sempreverdi e fioriscono tra Autunno ed Inverno. Il Nespolo va potato verso Giugno, dopo la fruttificazione, ma prima della fioritura, mentre il Corbezzolo richiede circa 1 anno per maturare i frutti, quindi ogni volta che tagliate potrete rimuovere fiori (tra Settembre e Gennaio) o frutti (tutto l'anno). Anche in questo caso consiglio di potare verso Giugno, selezionando i frutti che vorrete lasciare sulla pianta.

Il consiglio che vi posso dare è di provare, alla fine la via pratica diventa il miglior modo per imparare a potare correttamente una pianta da frutto.
Ricordatevi, non è detto che il giardiniere che ben pagate vi poti nella maniera più corretta, ma forse in quella più veloce.

P.S. Ricordatevi le Conifere hanno di norma scarsa vigoria e non tollerano grosse potature, mentre le Palme hanno un unico apice vegetativo (la punta dove emergono nuove foglie) e son incapaci di rigenerarlo; quindi non potrete mai limitare la crescita in altezza, se taglierete l'apice la Palma morirà.

martedì 1 ottobre 2019

Palma di San Pietro (Chamaerops humilis) - Coltivazione e Cure

La Palma di San Pietro (Chamaerops humilis), talvolta chiamata anche Palma Nana, è una specie molto diffusa in Italia dove, anche grazie alle dimensioni ridotte, è coltivata a gruppetti nelle aiuole, sotto la chioma di alberi ad alto fusto o laddove non vi sia lo spazio necessario alla crescita di altre palme ornamentali, come ad esempio la Palma delle Canarie.

Chamaerops humilis

Origine, Diffusione e Curiosità :

Delle oltre 2.000 specie di Palme presenti sulla Terra solo 2 sono native dell'Europa, la Palma di Creta (Phoenix theophrasti) e, appunto, la Palma di San Pietro (Chamaerops humilis). Quest'ultima, sebbene non sia la Palma più resistente al freddo, è quella che cresce più a Nord in assoluto, infatti la si ritrova spontanea (e non d'importazione) sin nel Sud della Francia, circa al 43° parallelo Nord.

Chamaerops humilis ha una distribuzione naturale che comprende le coste Europee (Portogallo, Spagna, Francia, Italia) e quelle Africane (Marocco, Algeria e Tunisia), in pratica le coste del Mediterraneo occidentale.
In Italia la Palma Nana è naturalizzata in Sicilia, Sardegna e Calabria, oltre che sul litorale Tirrenico a Sud di Livorno.

Quanto appena detto è riferito alla presenza di popolazioni selvatiche, infatti la diffusione a livello ornamentale si estende ben oltre i confini sopracitati. La Palma di San Pietro è perfettamente adattata al clima Mediterraneo e può cresce più o meno in tutte le zone d'Italia, comprese molte città del Nord Italia a clima temperato.

La Palma nana può esser coltivata con successo in Liguria, lungo la Costa Adriatica, nelle zone interne di tutto il centro-Sud Italia (sino a quota di alta collina), sulle sponde dei grandi laghi del Nord Italia ed, in posizioni riparate, addirittura nella fredda ed umida pianura Padana.

L'habitat naturale di questa palma è rappresentato dalla macchia mediterranea, ma anche da suoli aridi ed erosi, in cui poche altre specie riescono a prosperare.

Sebbene il nome scientifico universalmente accettato sia Chamaerops humilis, questa palma è talvolta chiamata con il nome Phoenix humilis.

La Palma di San Pietro è anche nota come Palma di Goethe, poiché il poeta, dopo averla ammirata ai giardini botanici di Padova, se ne innamorò, tanto da dedicarle più di uno scritto.

Viale di Palme Nane di San Pietro

Descrizione Botanica ed Inquadramento Filogenetico :

Chamaerops humilis, come qualsiasi altra specie di Palma, appartiene alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae) ed è l'unica rappresentante del proprio genere (Chamaerops).

In natura esistono due varietà (o sottospecie) di Palma di San Pietro, con piccole differenze che saranno elencate di seguito :

  • Chamaerops humilis var. humilis : cresce più a Nord, ma in pianura e la si ritrova sulle coste settentrionali del Mediterraneo, ovvero in Europa. Presenta foglie verdi ed ha una crescita meno lenta rispetto all'altra varietà, raggiungendo un'altezza superiore. Possiede una maggior resistenza all'umidità, sia atmosferica, che del suolo.
  • Chamaerops humilis var. cerifera : cresce più a Sud, ma riesce a spingersi sino ad una quota di circa 2.000 metri (6560 ft). Questa varietà è presente nei Paesi che si affacciano sulle coste meridionali del Mediterraneo (Nord Africa) ed è conosciuta anche come Chamaerops humilis var. argentea, per via delle foglie color argento. Rispetto alla precedente ha una crescita più lenta, una minor tolleranza all'umidità, ma una maggior capacità di crescere in luoghi particolarmente siccitosi e torridi, quasi desertici.

Da qui in poi, salvo diversamente specificato, descriverò i tratti comuni ad entrambe le specie sopraelencate.

La Palma di San Pietro appartiene alla sotto-tribù Rhapidinae ed è strettamente imparentata con la Trachycarpus fortunei. Tuttavia si distingue chiaramente da quest'ultima per via delle dimensioni più contenute, del portamento "multi-tronco" e per il picciolo fogliare dotato di spine.
Altre specie con cui può esser confusa sono l'Acoelorrhaphe wrightii, nativa della Florida, che però tende ad aver tronchi più alti e snelli e la Serenoa repens, che invece ha fusti più corti ed una minor propensione ad emettere polloni, formando un cespuglio basso, quasi strisciante, con tronchi più distanziati.


Chamaerops humilis è una palma di piccole dimensioni che, soprattutto nella varietà a foglia argentata, non supera i 2 metri di altezza (6.5 ft).
Questa specie presenta un portamento atipico rispetto a buona parte delle altre palme; infatti la Palma Nana ha l'attitudine ad emettere polloni basali ed una crescita tipicamente cespugliosa, con molti tronchi disposti circolarmente che, nella parte bassa, sono praticamente a contatto tra loro, mentre all'apice son distanziati, poiché la nuova vegetazione si "incurva" verso l'esterno, in cerca di luce.
In altre parole, in piante ormai adulte e completamente sviluppate, avrete una forma ad imbuto (vedi prima foto dell'articolo).

Il fusto ha un diametro che raramente supera i 15 cm (6 in), ma sembra di maggiori dimensioni poiché avvolto dai residui squamosi delle foglie ormai morte, di color marrone. In esemplari giovani il fusto è talmente corto da passare quasi inosservato, ma con l'età può piegarsi sin quasi toccare terra; i greci la chiamavano infatti Phoenix chamaeriphes, che tradotto significa "Palma  gettata per terra".

Un unico cespuglio di Palma Nana può esser formato anche da oltre 10 fusti, spesso di dimensioni  (ed età) assai diverse tra di loro.

Le foglie sono rigide, a forma di ventaglio (palmate), larghe sino ad un metro e mezzo (60 in) ed ognuna formata da circa 20 foglioline allungate (fingered leaflets). Esse sono  attaccate al tronco tramite un lungo picciolo dotato di spine ed hanno color verde intenso (C. humilis var. humilis) oppure blu-argenteo (C. humilis var. cerifera), simile a quello della Brahea armata.

Le infiorescenze, sorrette da brevi peduncoli, sono a forma di pannocchia ramificata e vengono spesso nascoste dal fogliame. Ognuna di esse è composta da centinaia di fiori gialli, che possono esser maschili, femminili o, più raramente, ermafroditi. 

Sebbene non sia vero nella totalità dei casi, la Chamaerops humilis  è da considerarsi una specie Dioica.
La fioritura avviene in primavera, indicativamente nel periodo compreso tra i mesi di Marzo e Maggio, a seconda del clima e dell'esposizione.

I frutti sono delle drupe di piccole dimensioni, raggruppate strettamente in un grappolo. Essi sono verdi da immaturi, mentre rossicci-marroni a maturazione avvenuta (tarda estate/autunno). 
La polpa è scarsa e fibrosa, tuttavia è lievemente zuccherina e commestibile, sebbene il sapore non sia di certo entusiasmante. 

Le radici, come tipico delle monocotiledoni, sono fascicolate, ovvero formate da un groviglio di radichette di piccolo diametro, senza che vi sia un fittone dominante. L'apparato radicale si sviluppa superficialmente e rimane piuttosto compatto, permettendo alla specie di esser agevolmente coltivata anche in vaso.

Infiorescenza Palma San Pietro

Frutti Maturi Chamaerops humilis

Come Coltivare la Palma di San Pietro ? - Clima, Esposizione, Moltiplicazione e Cure

E' importante premettere che la Chamaerops humilis è una palma Mediterranea, non tropicale, e per questo è piuttosto resistente al freddo (sebbene non quanto la T. fortunei) ed, in pianura, può crescere in quasi tutta Italia.
Diciamo che la soglia di -15° C (5° F) potrebbe esser la temperatura minima sotto cui la pianta muore, tuttavia per limitare al massimo i danni da gelo sarebbe meglio coltivarla laddove le temperature non scendano mai sotto i -12° C (10° F). 
Per una coltivazione in totale sicurezza bisognerebbe dunque piantar la Palma Nana in una zona USDA 8a o più calda.
Nelle zone più fredde del Nord Italia (es. Pianura Padana) potrebbe esser necessario qualche accorgimento, almeno durante i primi anni di vita.

Entrambe le sottospecie hanno rusticità simile, inoltre, diversamente dalla maggior parte delle altre palme, possono emettere nuovi polloni dalle radici qualora la chioma venisse uccisa dal freddo.

La Palma di San Pietro è perfettamente adatta ad esposizioni in pieno Sole, ma si può accontentare anche della mezz'ombra, tuttavia se cresciuta perennemente all'ombra (non luminosa), oltre a fiorire poco, tende a perdere la propria forma compatta. 
Quindi non fatevi grossi problemi, potete piantarla in mezzo ad un prato assolato, così come sotto la chioma di alberi ad alto fusto, dove la luce filtrata sarà sufficiente per uno sviluppo armonico.

C. humilis è una specie resistente alla siccità ed è perfettamente adattata a sopravvivere all'estate Mediterranea senza alcuna irrigazione ed, anzi, soprattutto la varietà Chamaerops humilis var. argentea, prospera in zone ben più aride, quasi a confine con il Deserto del Sahara. 

Ovviamente parlo di piante cresciute in piena terra ed ormai affrancate, se la coltivate in vaso, in pieno Sole e nel Sud Italia, innaffiare settimanalmente sarà al quanto utile alla crescita.

Di norma rimane comunque una pianta da non bagnare, anche perché un'eccessiva umidità del suolo potrebbe far marcire le radici, con conseguente morte dell'intera pianta.


In natura cresce in zone calde, su terreni sabbiosi e rocciosi, anche poveri, quindi in piena terra le concimazioni non ricoprono particolare importanza, se non forse velocizzare un pochino la crescita. I cespugli di questa specie che trovate in ottima salute nelle aiuole delle vostre città probabilmente non son mai stati concimati, eppure son lì belli più che mai. 
Quindi vi è grande adattabilità ed è possibile coltivare una Palma di San Pietro in perfetta salute su un'ampia gamma di terreni, ricordandosi solo di evitare quelli eccessivamente compatti, in cui vi si possono formare facilmente ristagni idrici.

Per quanto riguarda le potature vale quanto detto per tutte le altre palme, ovvero si possono rimuovere esclusivamente le foglie vecchie, ma non si può cimare, in quanto un fusto a cui viene tagliato l'apice vegetativo (la punta) non è più in grado di crescere; tuttavia, rispetto alle palme a singolo tronco, incapaci di emettere nuovi polloni dalle radici, nella Palma di San Pietro è possibile tagliare alla base i tronchi in eccesso, selezionando solo quelli più belli e vigorosi e, di anno in anno, sarà possibile potare alla base ogni altro tronco che spuntasse dalle radici della pianta.

Chamaerops humilis è una specie che può esser facilmente propagata tramite semina, da effettuarsi tra Aprile e Maggio. A temperatura ed umidità ottimali la germinazione del seme richiederà un tempo variabile tra 1 e 3 mesi.
Il metodo di riproduzione più veloce è però tramite pollone, basterà rimuovere uno di questi "nuovi tronchi", della lunghezza di circa 25 cm (10 in), avendo l'accortezza di prelevare anche qualche radice; successivamente sarà sufficiente trapiantarlo in un vaso, tenerlo a mezz'ombra e, nel giro di un anno, potrà esser già trattato come una pianta adulta.

Quasi mi dimenticavo, le malattie fungine sono di solito assenti o di lieve entità, aggiungendo ancora un punto a chi volesse aver una bella palma, senza doversene occupare.

Fiori Chamaerops humilis

Cespuglio Adulto

sabato 7 settembre 2019

Tiglio Comune (Tilia vulgaris), l'Albero Stradale Più Diffuso in Italia - Coltivazione e Cure

Il Tiglio è una pianta ornamentale ad alto fusto usata frequentemente per le alberature stradali, anche grazie al fatto di tollerare possenti potature, come la capitozzatura, ovvero la rimozione invernale di quasi tutta la chioma, lasciando solo monconi di rami non più lunghi di un dito.

Se passeggiando lungo le strade delle vostre città noterete un albero con un fusto di grossa circonferenza ed una chioma tondeggiante di dimensioni relativamente contenute (un po' come il classico albero stilizzato nei disegni dei bambini), vi sarà una buona probabilità che si tratti di un Tiglio.

Ma andiamo per gradi, facendo un po' di chiarezza sulle specie di Tiglio presenti in Italia e su quale sia il loro habitat naturale.

Viale di Tigli Capitozzati

Origine e Diffusione :

Il genere Tilia comprende circa 30 specie, diffuse nelle zone temperate di Asia, Europa ed America. In Italia (ed in Europa) esistono solo 2 specie : il Tiglio Nostrano (Tilia platyphyllos) ed il Tiglio Selvatico (Tilia cordata). Le due specie sono assai simili, tanto che alcuni autori le considerano  addirittura sottospecie di un unica pianta, il Tiglio Europeo (Tilia europaea); ciò nonostante esistono delle piccole differenze che, ad un occhio attento, permettono di distinguerle, come ad esempio le foglie, che nel T. cordata sono lunghe circa la metà rispetto al T. platyphyllos.

Questi due Tigli hanno una distribuzione naturale parzialmente sovrapposta e crescono spontanei nell'Europa Centrale (Francia, Germania, Polonia), sulle Alpi e sugli Appennini dell'Italia e nella regione del Balcani (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia etc.).
Tra le piante forestali occupa la zona fitoclimatica compresa tra quella del Castanetum e del Fagetum.

Il Tilia cordata ha una maggior resistenza al freddo e riesce a spingersi più a Nord, colonizzando anche il Sud della Scandinavia e la Russia a ponente degli Urali.

Come se non bastasse le due specie (o sottospecie) di Tiglio si possono fecondare vicendevolmente per cui, nelle aree in cui crescono entrambe, è presente il Tiglio Intermedio (Tilia × vulgaris), cioè l'ibrido naturale tra T. cordata T. platyphyllos, con caratteristiche intermedie tra i due "genitori".

Tilia × vulgaris, oltre ad esser presente allo stato selvatico, è probabilmente la specie di Tiglio più comune per le alberature stradali, soprattutto nelle regioni settentrionali d'Italia.

Tuttavia il Tiglio non viene coltivato solo a scopo ornamentale; il suo legno ben si presta a lavori d'intaglio e viene ampiamente utilizzato per la produzione di strumenti musicali (soprattutto Bassi e Chitarre), mentre i suoi fiori, dalle proprietà terapeutiche, vengono impiegati nella preparazione di tisane ed infusi, avendo un ruolo calmante e rilassante.

Nelle prossimi righe parlerò prevalentemente di questo ibrido, ma molte delle informazioni fornite sono applicabili anche alle altre due specie Europee di Tiglio.

Brattee del Tiglio

Fiori

Com'è Fatta la Pianta del Tiglio ? Botanica e Fisiologia :

Il Tiglio Comune Europeo (Tilia vulgaris) è un albero deciduo appartenente alle Malvaceae, una famiglia che annovera al suo interno diverse specie, di cui molte tipiche di zone calde, come il Durian e la Pianta del Cacao.


Il Tiglio raggiunge la grandezza più o meno definitiva intorno ai 60 anni di età, arrivando ad un'altezza media di circa 25 metri (82 ft) ed una larghezza della chioma di 10 m (33 ft). Queste dimensioni possono variare anche in funzione della fertilità del terreno e, soprattutto, dagli interventi di potatura; infatti come vedremo più avanti i Tigli lungo i viali vengono spesso mantenuti ben più piccoli.
Allo stato naturale il portamento è relativamente slanciato, con una chioma a forma di cupola, dotata di rami presenti anche nella parte medio-bassa del fusto.

Le foglie sono semplici, a forma di cuore con l'apice appuntito e dal margine lievemente seghettato. Esse hanno la lamina superiore color verde lucido e quella inferiore verde pallido, mentre in autunno, prima di cadere, assumono tonalità dorate.

Il Tiglio cresce su un unico tronco, possente, alto ed a crescita eretta. Esso è ricoperto da una corteccia inizialmente di color grigio chiaro e liscia, che con l'età tende a screpolarsi ed a virare a color grigio-bruno scuro.

TroncoLe radici si sviluppano andando in profondità ed espandendosi notevolmente, motivo per cui se ne sconsiglia la piantumazione nelle immediate vicinanze delle mura di casa o lungo vialetti piastrellati. Insomma fate attenzione, le radici non saranno superficiali come quelle di un Pino Marittimo, ma di certo potrebbero far danni.

FoglieLe infiorescenze emergono dalle gemme del nuovo legno (formato in primavera) e sono composte da un numero di fiorellini variabile da 2 a 7. Questi grappoli fiorali (racemi per l'esattezza) sono penduli, rivolti verso il basso e per questo spesso nascosti dalle foglie sovrastanti; inoltre sul peduncolo dell'infiorescenza è presente una brattea (foglia modificata) ovoidale di circa 8 cm (3 in) che, svolgendo la funzione di "Ala", permetterà ai futuri frutti di esser agilmente trasportati dal vento.

I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, color giallo crema ed emanano un profumo discreto e piacevole, ben apprezzato dalle Farfalle. La fioritura è successiva all'emissione delle foglie (e dei nuovi rami) e, nel Nord Italia, avviene indicativamente nel mese di Giugno.

I frutti sono una sorta di noce appuntita color beige, delle dimensioni di un Mirtillo. A maturità, che avviene tra settembre ed ottobre, l'intera infiorescenza si stacca con ancora attaccati sia frutti, che la brattea fogliare, la quale permette una migliore disseminazione.

Frutti

Come Coltivare il Tiglio ? Crescita, Esposizione, Clima e Potature

Tilia vulgaris è una pianta ornamentale a crescita rapida (da adulta), ma che può vivere anche 300 anni; per queste ragioni, oltre al fatto di resistere bene all'inquinamento, è particolarmente indicata per il verde pubblico.
Inutile dire che è una pianta davvero rustica e semplice da curare, non teme il freddo e supera gli inverni che ucciderebbero la maggior parte delle specie che vedete nel vostro giardino. Ha un apparato radicale profondo che gli permette di tollerare bene la siccità, sebbene preferisca crescere nel clima del Nord Italia, piuttosto che al Sud, anche perché è una pianta che non ama temperature perennemente roventi.
Il Tiglio non è soggetto a malattie od ad attacchi da parte di funghi o parassiti e prospera (stando bene) senza trattamenti. L'unico problema può esser rappresentato dagli Afidi che, in alcune annate, tendono a formare numerose (ma passeggere) grosse colonie che, con la tipica produzione di "melassa dolciastra", attirano le formiche e rendono le foglie estremamente appiccicose.

Pur preferendo terreni freschi si sviluppa su un'ampia gamma di suoli, anche se in quelli poveri ed eccessivamente secchi può aver una crescita meno vigorosa.
Il Tiglio è adattabile anche in quanto a luminosità, può infatti esser coltivato in pieno Sole, ma anche con un'esposizione a mezz'ombra, come potrebbe essere quella che vi è tra alti edifici cittadini.

Si può riprodurre da seme, ma in questo caso per i primi anni la crescita non sarà fulminea e ci vorranno circa 10-15 anni prima di arrivare alla maturità sessuale (produzione fiori/frutti).
Se avete intenzione di piantumare un Tiglio fate bene i calcoli dello spazio che occuperà da adulto, comprate una pianta di circa 5-6 anni (ad altezza uomo) e trapiantatela nel periodo autunnale, dopo la perdita delle foglie.
Per i primi 2 anni, se vivete in zone molto siccitose innaffiate una volta a settimana e se il terreno fosse eccessivamente povero concimate con letame ben maturo, al fine di velocizzare la crescita.

La potatura del Tiglio non è essenziale ed allo stato naturale le piante si sviluppano armoniosamente senza interventi esterni; tuttavia questo albero sopporta tagli anche pesanti.
Un potatura leggera consiste nella rimozione dei polloni basali e nello sfoltimento della chioma, ciononostante in taluni casi è necessario tenere basse le piante. Per far ciò si può capitozzare, una tecnica di potatura brutale (e spesso antiestetica), lasciando praticamente solo il tronco principale con poche gemme. In questo modo, alla ripresa vegetativa la pianta risponderà in modo vigoroso, producendo numerosi getti lunghi diversi metri, che puntano in ogni direzione.
La chioma risulterà poco armonica, folta, con molti rami incrociati od intrecciati tra di loro, che andranno rimossi l'anno successivo.
In pratica, con la capitozzatura si ha un Tiglio formato da un tronco principale pluridecennale e da tanti rami di un anno d'età, senza di fatto avere vere branche e rami intermedi.

Ora, mentre leggerete seduti all'ombra su una panchina di qualche giardino pubblico, alzate la testa, forse sarete seduti proprio sotto un grosso Tiglio.

Fioritura Vista dal Basso

Tiglio Adulto NON capitozzato

martedì 3 settembre 2019

Come Ridurre le Emissioni di CO2 (Anidride Carbonica) con Semplici Azioni ?

L'aumento della CO2 (Anidride Carbonica) nella nostra atmosfera è la causa principale del Surriscaldamento Globale. Essa è infatti uno dei principali Gas Serra che, intrappolando il calore terrestre (il famoso Effetto Serra), provoca l'innalzamento delle Temperature su scala globale.

Di cosa sia l'Anidride Carbonica e di come il Ciclo del Carbonio influenzi il nostro clima ne avevamo già discusso qui. Oggi vorrei invece suggerire dei piccoli accorgimenti che ognuno di noi può fare quotidianamente per diminuire l'inquinamento e l'emissione dei Gas Serra.

Quanti di voi pensano che in realtà il singolo cittadino non possa far nulla per contrastare i cambiamenti climatici ?
Ecco, non esiste errore più grande. Certo, lo stile di vita di un singolo individuo non cambia nulla, ma se moltiplichiamo questo per 7 miliardi di persone, l'impatto diventa enorme ed in grado di influenzare la politica, le scelte delle multinazionale e delle varie lobby, oltre a ridurre notevolmente l'emissione di CO2.

Ora vediamo con dei punti dettagliati cosa potete (e dovete) fare nella vostra vita quotidiana :

Sostenibilità dei Vari Alimenti
  • Mangiare Meno Carne e Più Legumi : la Carne, ed in particolare quella Bovina, è un alimento che richiede grosse quantità di energia per esser prodotta. Giusto per dar dei numeri, per produrre 1 Kg di Carne Bovina servono tra i 15.000 e 20.000 litri di acqua, mentre per produrre 1 Kg di Grano ne servono solo 1.000. Poi non dimentichiamoci che le Mucche devono mangiare e l'energia che ricavano dal cibo è in gran parte utilizzata per respirare, digerire, muoversi etc. e solo una piccola frazione per "ingrassare"; se prendiamo 20 Kcal di foraggio, in media 19 Kcal le usano per vivere e solo 1 Kcal la immagazzinano nella Carne. Questo vuol dire che se un ettaro di terreno fosse coltivato a cereali potrebbe sfamare 20 uomini per un determinato tempo, ma se lo stesso terreno fosse utilizzato per la produzione di cereali per alimentazione bovina, solo 1 persona potrebbe esser sfamata dalla Carne prodotta; in altre parole il rendimento è di 1 a 20, cioè il 5%.Tenete conto che circa il 95% della Soia prodotta al Mondo viene utilizzata per l'alimentazione animale. Infine ricordiamoci che nello stomaco delle Mucche viene prodotto Metano, un Gas Serra 30 volte più potente della CO2, che viene poi immesso nell'atmosfera. Considerate che una Mucca produce in media 100 Kg di Metano all'anno e che sulla Terra vi siano circa 1,5 miliari di Mucche; viene facile intuire quanto contribuiscano ad aumentare l'Effetto Serra. Nessuno dice di non mangiare più una buona bistecca, ma semplicemente di mangiarne meno, integrando con i Legumi, una fonte di proteine decisamente più sostenibile. 

  • Preferire Carni Bianche : le Carni Bianche (es. pollame), a parità di peso, richiedono 1/3 dell'acqua e del nutrimento rispetto alle Carni Rosse, viene da sé la maggior sostenibilità delle prime.
Tipi di Carne
  • Comprare Prodotti Locali : se prendiamo come esempio la frutta, gran parte delle emissioni di CO2 è dovuta al trasporto dal luogo di produzione a quello di consumo. Più accorciamo questa distanza, più si guadagna in termine di inquinamento. Inoltre, per merci che provengono da lontano, è ben più conveniente che vengano trasportate via mare, piuttosto che per via area; per capirci, un Avocado trasportato dal Cile per via Area comporta un'emissione di Anidride Carbonica 25 volte superiore allo stesso Avocado arrivato via nave.

  • Mangiare Frutta e Verdura di Stagione : gli ortaggi (e la frutta) che troviamo fuori stagione ha due destini : o arriva da paesi lontani oppure è prodotta in serra, spesso riscaldata. Se trovate delle Ciliegie nel periodo natalizio, probabilmente arrivano dal Sud Africa ed hanno percorso 10.000 km in aereo, mentre in Maggio/Giugno si producono facilmente in Italia. A dover di cronaca bisogna dire che in Sicilia esistono numerose serre fredde, che sfruttano solo l'energia solare per tenersi calde, producendo Pomodori anche nel pieno dell'inverno; tuttavia repentini abbassamenti di temperatura possono ridurre la produzione, la qualità, il colore e, nelle annate più fredde, uccidere addirittura le piantine. Le serre riscaldate (a Metano ad esempio) offrono più garanzie, eliminando i rischi sopracitati, per questo motivo stanno prendendo piede, soprattutto in luoghi più a Nord e per colture che hanno esigenze termiche superiori a quelle del Pomodoro.

  • Fare un Orto ed un Frutteto : ovviamente questo richiede tempo e, soprattutto, spazio. In condominio non è pensabile, ma per coloro che hanno un pezzetto di terra un buon orto potrebbe soddisfare il fabbisogno famigliare di verdura per almeno metà anno (da Giugno a Novembre) al Nord Italia e per quasi tutto l'anno al Sud Italia; oltre all'enorme soddisfazione di mangiare ciò che si è prodotto, sicuri del fatto di saper esattamente quali trattamenti abbia ricevuto, si consuma del cibo a km zero. 
Orto
  • Non Sprecare Cibo : sembrerà banale ma una famiglia spreca in media 4 kg di cibo al mese. Pensate un po' a voi stessi, quante uova avete buttato via ? quanti frutta (o verdura) avete fatto marcire ? quanti yogurt/latticini avete fatto scadere od ammuffire ? quanto pane avete fatto seccare ? quanti avanzi son andati nel cestino invece che in frigorifero ? Ogni pezzo di cibo buttato via equivale ad energia buttata via, quindi fate una spesa più ragionevole, prestate attenzione alle scadenze e non lasciate la frutta in una stanza con 30° C.

  • Usare più Spesso la Bicicletta : quanti di voi usano la macchina per far 2 km ? Per brevi distanze usare la bici od andare a piedi è un'ottima alternativa che, oltre a mantenervi in forma, aiuterà a limitare l'inquinamento.

  • Usare più Spesso i Mezzi Pubblici : un'automobile emette in media tra i 110 ed i 150 grammi di COper ogni chilometro percorso, mentre un Autobus ne emette sino a 6-700. Una macchina può ospitare al massimo 5 persone, mentre un Autubus in media 60. Facendo due semplici calcoli, assumendo che entrambi i veicoli vadano a pieno carico, scopriremo che viaggiando in macchina ogni passeggero emette circa 30 g di COal Km, mentre viaggiando in Autobus ne emetterebbe solo 12 g. Numeri molto simili si possono fare anche per il trasporto in Treno e Metropolitana. 

  • Usare Meno Auto, ma con Più Gente : Il famoso "Car Pooling" ha proprio l'obbiettivo di diminuire le emissioni di Gas Serra. Senza dilungarci troppo è ovvio che se 5 persone compiono un tragitto su 5 macchine diverse consumano 5 volte in più rispetto a se facessero lo stesso viaggio su un'unica macchina.
Trasporto Pubblico
  • Limitare la Velocità : non esiste una formula magica, ma in linea di massima si ha il miglior rendimento usando la marcia più lunga ad un regime equivalente alla coppia massima del motore. Per una macchina Diesel questo corrisponde ad andare il 6° (o in 5°) a circa 1800-2000 giri/min, ad una velocità compresa tra 90 e 110 km/h. Pensate in autostrada viaggiare a 110 km/h, invece che a 130km/h, vi potrà far risparmiare sino al 20-25%. La funzione che mette in relazione velocità e consumi segue un andamento non lineare e, dopo una certa velocità, diventa esponenziale, pensate che aumentare la velocità da 150 km/h a 200 km/h (incremento del 33%) equivale a consumare il doppio (incremento del 100%). 


  • Limitare il "Frena/Accelera" : in città quante volte vi è capitato di esser in coda e di veder la macchina che vi precede far 100 metri prima di fermarsi nuovamente ? Bene, ora quanti di voi hanno colmato quella distanza in un attimo, accelerando come forsennati per poi inchiodare di colpo e rimaner fermi (col motore acceso) per qualche minuto? Una guida "calma" fa risparmiare molto carburante, ogni volta che tocchiamo i freni stiamo dissipando quell'energia spesa per accelerare

  • Piantare Alberi : se avete un giardino, piantate degli alberi che, con la fotosintesi, assorbiranno Anidride Carbonica dall'atmosfera. Questo gesto è più simbolico che effettivamente utile, difficilmente si potrà contrastare la deforestazione con qualche albero nel vostro orto, ma è comunque un segnale.

  • Fare il Compost con l'Umido : ogni Comune investe (e vi fa pagare tramite la "TASI") nello smaltimento dei rifiuti. I Camion che raccolgono la spazzatura inquinano, i processi industriali di smaltimento inquinano; se avete un terreno perché non alleggerire il vostro Comune della frazione "organica" ? in alcuni casi potreste avere anche un sgravio sulla Tasi. Vendono strutture apposite per fare il compost, ma potete farlo anche da voi : buttate tutti i rifiuti organici (bucce, gusci uova, caffè usato etc.) in una buca, aggiungete un po' di Urea per velocizzare il processo e, nel giro di un anno, avrete dell'ottimo terriccio ricco di humus che potrete usare per concimare il vostro orto.

  • In Inverno NON Aver Temperature Interne Superiori ai 20° C : Riscaldare una casa costa molto, sia in termini di soldi sia, ancor di più, in termini di inquinamento. Se fuori siamo prossimi agli 0° C, all'interno di casa dovremmo mantenere una temperatura che oscilla tra 17 e 20° C. Avere 26° C dentro casa in pieno inverno è un inutile consumo e, oltre ad esser fuori legge e poco salutare, vi farà spendere circa il 50% in più.

  • Tenere le Finestre e le Porte Chiuse : molti negozi, soprattutto delle grandi città (Milano, Roma etc.) hanno l'insana abitudine di tener le porte aperte anche in pieno inverno. Ovviamente è tutta energia buttata via e noi, singoli cittadini, potremmo boicottare questo comportamento semplicemente non entrando in quei negozi. Discorso simile si può far nelle nostre abitazioni; ho sentito più di una persona dire "a me piace dormire con la finestra leggermente aperta anche in inverno", ecco, non fatelo.

  • Non Tenere Luci Accese in Stanze Vuote : la luce richiede elettricità, l'elettricità spesso si genera bruciando combustibile fossile. Se andate in cucina per farvi una fetta di pane e Nutella da gustarvi sdraiati sul divano del soggiorno davanti ad una bella serie su Netflix, poi spegnete la luce. Questo è solo un esempio, ma prestate attenzione a quante stanze si lasciano inutilmente illuminate semplicemente per pigrizia o disattenzione

  • Preferire Energie da Fonti Rinnovabili : in molti contratti di Luce si può mettere, gratuitamente, la preferenza sulla provenienza dell'energia elettrica. Essa può esser infatti prodotta da fonti rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico etc.) od utilizzando combustibili fossili (es. termoelettrica). Il fatto che le persone preferiscano "energia pulita" potrà indurre i produttori ad investire in questa direzione, purtroppo l'energia prodotta in Italia da fonti rinnovabili (ad oggi = 2019) non supera il 30%.
Fonti Rinnovabili
  • Fate Andare Lavastoviglie e Lavatrice a Pieno Carico : gli elettrodomestici consumano. Far andar una lavatrice per lavare 2 mutande non ha alcun senso; idem far andare la lavastoviglie con 3 piatti e 2 forchette. Aspettate di aver biancheria (e piatti/pentole) a sufficienza prima di far un ciclo di lavaggio. Ricordatevi anche di usar la giusta quantità di detersivo, un eccesso è inutilmente dannoso.

  • Riducete il Consumo di Plastica : la plastica viene fatta con il Petrolio ed è una delle sostanze più inquinanti al mondo : se abbandonata non viene facilmente degradata (per oltre 100 anni) e si accumula nei mari e negli oceani; inoltre il processo di riciclaggio è ben più dispendioso, complesso e poco efficiente rispetto a quello della Carta. Limitate dunque l'utilizzo di plastica, utilizzate più volte i sacchetti di plastica, non disperdetela nell'ambiente e preferite contenitori in vetro (più facili da lavare e riutilizzare). Meditate anche sul bere l'acqua del rubinetto, in molte zone d'Italia è potabile (ed ottima) e vi potrebbe far risparmiare tanti kg di plastica.
Discarica di Plastica
  • Riciclare il Più Possibile : inutile dirlo, la raccolta differenziata (se ben fatta) rappresenta un enorme passo avanti rispetto al passato. Non sbuffate se dovete sciacquare e pulire un vasetto di Yogurt prima di buttarlo, piuttosto pensate che state contribuendo alla salvaguardia del Vostro Pianeta.

  • Usare Materiale Riciclato : avete presente la carta riciclata ? è leggermente più scura, ma perfettamente adatta ad ogni uso. Quando dovrete comprare quaderni, fogli per stampante od altro, preferite carta che provenga da altra carta (riciclata), piuttosto a quella che deriva direttamente dagli alberi


Infine sensibilizzate la gente sui cambiamenti climatici e sulle gravi conseguenze che essi comportano, ricordando loro che bastano piccoli gesti, e non stravolgimenti dello stile di vita, per ridurre l'impatto ambientale.

domenica 1 settembre 2019

Ciclo del Carbonio e Surriscaldamento Globale - Cause ed Effetti

Sebbene in molti parlino di Effetto Serra e di Surriscaldamento Globale, solo in pochi conoscono realmente l'argomento che, tra l'altro, presenta ancora alcuni aspetti non completamente chiariti.

Nelle prossime righe vorrei fornire una descrizione semplice e lineare di come il Carbonio, nelle sue varie forme, influenzi il clima della nostra Terra.

PREMESSA

Il Carbonio (C) è un atomo formato da 6 protoni, 6 elettroni e, di norma, 6 neutroni. Esso può formare diversi tipi di legami chimici con altri atomi, formando così un numero molto elevato di molecole, ognuna delle quali ha specifiche caratteristiche chimico-fisiche.

Il Carbonio è l'elemento base della vita, infatti la sostanza organica di tutti i viventi contiene questo atomo, chimicamente legato ad altri atomi quali Ossigeno (O), Azoto (N) ed Idrogeno (H)


Quali Sono i Composti Principali del Carbonio ?

Fare un elenco di tutte le molecole che contengano un atomo di Carbonio sarebbe impossibile, qui mi limito a citare quelle più importanti a livello biologico, nonché quelle più utili per capire il Ciclo del Carbonio.

Anidride Carbonica (CO) : questa molecola è formata da 1 atomo di Carbonio legato a 2 atomi di Ossigeno. L'Anidride Carbonica è un Gas naturale, presente nella nostra atmosfera con una percentuale pari a circa 0,04 %. La CO2 forma una sorta di "barriera" che intrappola il calore terrestre, limitandone la dispersione verso lo spazio; viene dunque facile intuire che un aumento della sua concentrazione provochi un surriscaldamento del nostro pianeta (il famoso Effetto Serra).
L'Anidride Carbonica viene prodotta dalla respirazione (si, anche noi produciamo CO2) o dalla combustione di legno, petrolio, carbone etc.

Metano (CH) : molecola formata da 1 atomo di Carbonio legato a 4 atomi di Idrogeno. Presente in piccole quantità nell'atmosfera, causa in proporzione un Effetto Serra 30 volte maggiore rispetto alla CO. Il Metano viene prodotto dalla degradazione di materia organica in ambiente anaerobico, ovvero privo di ossigeno (ad esempio sottoterra).

Petrolio : Con questo termine si intende una varietà enorme di composti, tutti contenenti atomi di carbonio legati ad atomi di idrogeno e formatisi in milioni d'anni partendo da composti organici (piante, animali etc.). La Benzina, ad esempio, è una miscela di esano (CH14) e ottano (CH18).

Glucosio (CH12 O) : E' lo zucchero base ed è formato da 6 atomi di Carbonio, 12 atomi di Idrogeno e 6 Atomi di Ossigeno. Il Glucosio è la principale fonte di energia per gli organismi che respirano; esso viene infatti "consumato/bruciato" in presenza di ossigeno, producendo energia, acqua ed anidride carbonica. Altri tipi di zucchero formano lo "scheletro" dei nostri Acidi Nucleici (DNA, RNA etc.).

Cellulosa : è un polisaccaride formato dall'unione di centinaia di molecole di Glucosio. Questo composto organico è prevalentemente di tipo vegetale. La parete delle cellule vegetali è infatti costituita da Cellulosa e se andassimo a far un'analisi chimica di un pezzo di legno scopriremmo che è in gran parte costituito da Cellulosa e dai suoi derivati.

Acido Carbonico (HCO3) : si forma nei mari e negli oceani, dalla reazione tra acqua ed anidride carbonica.

Carbonato di Calcio (CaCO3) : questo è il sale derivante dall'Acido carbonico. E' solido, poco solubile in acqua ed è il maggior componente del calcare disciolto in acqua (la famosa "Durezza dell'Acqua"). Inoltre è utilizzato da molti animali marini (es. Molluschi e Coralli) per costruire scheletri e conchiglie

Ciclo del Carbonio

Com'è Distribuito il Carbonio sulla Terra ?

Iniziamo col dire che la quantità totale di Carbonio presente il giorno dopo la formazione della Terra è la stessa che abbiamo oggi. Nessuna reazione chimica porta alla formazione od alla distruzione di atomi di Carbonio, semplicemente sposta quelli atomi da una molecola ad un'altra.

Però, come abbiamo visto sopra, i derivati del Carbonio differiscono in quanto a proprietà chimico-fisiche e, dunque, hanno un diverso impatto sull'ambiente e sul clima.

Il Carbonio, un po' come tutti gli altri elementi, compie un ciclo ed è presente, sotto forma di  diversi composti, nell'Atmosfera (Aria), nella Litosfera (Suolo), nell'Idrosfera (Acqua) e nella Biosfera (Viventi).

La concentrazione atmosferica di CO2 sulla Terra non è costante, basti pensare che prima della comparsa dei batteri fotosintetici (i primi viventi) la sua quantità era ben superiore a quella attuale; il susseguirsi delle diverse Ere geologiche fu infatti caratterizzato da enormi fluttuazioni di questo Gas.
La concentrazione di Anidride Carbonica nell'aria è strettamente correlata alla temperatura. Infatti, ad un picco di anidride carbonica è sempre corrisposto un picco delle temperature e viceversa.
Non a caso il pianeta Venere, con ben il 96% di CO2, è in assoluto il più caldo del nostro Sistema Solare.

L'effetto più evidente di questo surriscaldamento è la diminuzione dei ghiacci che, riversando in mare milioni di tonnellate di acqua dolce, contribuisce all'innalzamento del livello degli oceani, minacciando di allagare vaste aree costiere; inoltre il ghiaccio riflette più luce dell'acqua (albedo), quindi si genera un effetto a catena, in cui più ghiaccio si scioglie, più calore viene assorbito.

"Ma quindi l'aumento della CO2 è un fatto naturale ?"

Che la concentrazione di anidride carbonica segua un andamento ciclico è risaputo, il problema è che mai in nessun'altra epoca la variazione è stata (e continua ad esserlo) così repentina.


Fotosintesi e Respirazione :

Per poter comprendere il Ciclo del Carbonio è essenziale conoscere i meccanismi che governano la Fotosintesi e la Respirazione, le due principali reazioni degli esseri viventi.

La respirazione, compiuta dagli organismi eterotrofi (es. Animali), è un processo che, utilizzando Glucosio ed Ossigeno, produce Energia, Anidride Carbonica ed Acqua, come evidenziato nella seguente reazione (non bilanciata) :



 CH12 O6        +        O2                 ------>           Energia       +        CO2       +         HO



La fotosintesi, compiuta dagli organismi autotrofi (es. Piante), produce Glucosio ed Ossigeno, partendo dall'Energia solare, dall'Anidride Carbonica e dall'Acqua.



Energia solare       +        CO2       +         HO          ------>           CH12 O6        +        O2         
        

Schema della Fotosintesi Clorofilliana


Osservando queste due reazioni possiamo trarre qualche conclusione :

  • Fotosintesi e Respirazione sono reazioni opposte, ovvero una delle due consuma ciò che l'altra produce.
  • La Respirazione richiede Glucosio (preso direttamente od indirettamente dalle Piante) ed Ossigeno (preso dall'aria o dall'acqua) e produce energia (che ci serve per vivere).
  • La Fotosintesi non è una reazione spontanea e richiede una fonte di energia (quella del Sole) affinché avvenga.
  • Durante la Fotosintesi il Carbonio "strappato" all'Anidride Carbonica (Gassosa) viene utilizzato per la produzione di Glucosio (Solido), mentre nella Respirazione succede l'opposto.
  • Queste due reazioni trasferiscono del Carbonio dall'Atmosfera alla Biosfera e viceversa.

Ciclo del Carbonio sulla Terra :

Se l'aumento dell'Anidride Carbonica fosse semplicemente dato dal rapporto tra quella prodotta dalla Respirazione e consumata dalla Fotosintesi, all'equilibrio non dovrebbero esserci variazioni; tuttavia la cosa è un po' più complicata di quello che sembra.

Finché una pianta è in vita svolge la fotosintesi clorofilliana, preleva quindi CO2, trasformandola in Glucosio, che a sua volta viene convertito in Cellulosa (una "catena" di Glucosi).
Il legno di una pianta, costituito in gran parte da Cellulosa, è dunque un enorme serbatoio di Carbonio solido, sottratto a quello atmosferico.

Supponiamo che la pianta muoia, bene ora tonnellate di legno giacciono nel sottobosco e pian piano batter, funghi ed altri organismi saprofiti se ne approfittano iniziando a decomporlo.
Durante questo processo, che avviene in presenza di ossigeno, il Carbonio "solido" del legno viene in gran parte riconvertito in Carbonio "volatile", ovvero Anidride Carbonica che si accumulerà nell'atmosfera.
Solo una piccola parte di legno viene convertito in humus, cioè quella parte di materia organica più difficilmente degradabile, che rimane nel suolo per un tempo più o meno lungo a seconda di vari fattori ambientali (temperatura, presenza di ossigeno etc.).
Tuttavia con il tempo anche l'humus viene usato come substrato e convertito in materia inorganica, rilasciando  CO2.
Nel medio termine un legno bruciato od uno lasciato marcire all'aria aperta avranno più o meno le stesse conseguenze sull'aumento dell'Effetto Serra.

Quindi non stupitevi, una foresta all'equilibrio (cioè in cui nascono tanti alberi quanti ne muoiono) non è un buon mezzo per "rubare" Anidride Carbonica all'atmosfera, poiché al netto e sul medio-lungo termine non vi sarà accumulo di Carbonio nel suolo.
E' infatti noto che senza interventi esterni (es. concimazioni, deforestazione) la quantità totale di sostanza organica in un determinato bioma rimane costante nel tempo.
In altre parole il bilancio netto  (CO2 consumata/CO2 prodotta) di questa tipologia di foresta sarà vicino (se non uguale) allo zero.

Attenzione : il discorso appena fatto vale all'equilibrio, boschi a crescita attiva ed in espansione producono più Ossigeno (e meno Anidride Carbonica) di quanto ne consumino.

Visto fin qua non si capisce come l'uomo abbia incrementato i Gas serra, ma ci manca un pezzo.


Vi ho appena detto che un legno che marcisce restituisce all'atmosfera il carbonio che ha accumulato in vita, però non è sempre detto che un pezzo di legno segua il destino appena descritto.
Infatti i residui vegetali (legni, radici etc.), grazie ai vari moti terrestri, potrebbero esser inglobati nella Litosfera (sottoterra), in un ambiente privo di ossigeno e, nei milioni di anni successivi, trasformati in combustibili fossili (es. Petrolio, Metano etc.) ad opera di batteri anaerobi.

Questo è proprio ciò che è accaduto ed, approssimando, potremmo asserire che un pozzo di Petrolio altro non è che una foresta "confinata" sotto terra, in cui il legno, invece che marcire, si è trasformato in Petrolio. (N.B. la questione è più complessa, in alcuni casi la materia organica iniziale è rappresentata da Zooplancton o Fitoplancton e non dal legno degli Alberi, ma il concetto è analogo).

Il carbonio atmosferico (CO) prelevato da quelle piante tramite la Fotosintesi non è tornato presto libero nell'aria, poiché intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni. In altre parole è stato tolto dall'atmosfera ed immagazzinato altrove a lungo termine.

L'Anidrite Carbonica è disciolta anche nell'acqua dei nostri mari ed oceani. Nel corso dei millenni molti organismi acquatici hanno imparato ad utilizzarla, insieme al Calcio (Ca), per costruire i propri gusci o scheletri, fatti prevalentemente di Carbonato di Calcio (CaCO3).
Tra questi organismi non possiamo non menzionare i Coralli che, producendo Carbonato di Calcio, formano la Barriera Corallina; quest'ultima è infatti costituita da uno spesso strato calcareo ottenuto dagli "scheletri" dei coralli morti, su cui crescono nuovi coralli.
Una barriera corallina in continua crescita sequestra la COacquatica (a sua volta derivante da quella atmosferica) per la costruzione dello scheletro dei Coralli.
Molte barriere coralline furono seppellite nei fondali oceanici ed oggi intrappolano parte del Carbonio acquatico/atmosferico sotto forma di rocce calcaree.


Schematizzando potremmo riassumere dicendo che il Carbonio, nelle sue varie forme, si può dividere in due categorie :

  • Carbonio disponibile nel breve termine : Anidride Carbonica nell'atmosfera e nei mari, humus nel suolo, biomassa (es. il legno, ma anche ogni altro essere vivente, uomo compreso), etc.

  • Carbonio NON disponibile nel breve termine : è rappresentato da quel Carbonio prelevato dall'atmosfera ed immagazzinato a lungo termine nei vari sedimenti (Petrolio, Rocce Calcaree etc.) oppure immagazzinato nelle foreste, sia "all'equilibrio" che in crescita.
Andamento della CO2 e delle Temperature degli Ultimi 400.000 Anni

E Quindi Perché C'è l'Effetto Serra ?

Semplice, la diminuzione di CO2 atmosferica è avvenuta in milioni di anni, poco per volta, lasciando all'ambiente il tempo per adattarsi.
Ora, da circa 200 anni, stiamo attingendo da quel serbatoio di Carbonio immagazzinato sottoterra (Combustibile Fossile) e, bruciandolo, stiamo liberando grandi quantità di Anidride Carbonica nell'atmosfera.
Tra pochi decenni tutto quel Carbonio contenuto nel Petrolio si sarà legato all'Ossigeno, volerà via e rientrerà a far parte del ciclo del Carbonio nel breve termine.

Supponete che ci siano voluti in media 10 milioni di anni per produrre il Petrolio e che esso venga consumato in 100 anni.
Facendo due semplici conti scoprirete che stiamo liberando COnell'atmosfera ad un ritmo circa 100.000 volte superiore rispetto a quello con cui fu catturata ed intrappolata.

Come se non bastasse stiamo "prelevando" anche dalla biosfera terrestre, un altro serbatoio naturale. La deforestazione incontrollata sta reimmettendo nell'atmosfera grandi quantità di Carbonio, prima confinate nel legno delle piante che le formavano.

Nella realtà dei fatti le cose son ben più complesse, sono coinvolte molte più molecole a base di Carbonio e vi è un continuo scambio tra diversi ambienti ed organismi; tuttavia, questo articolo cerca di riassumere i meccanismi base più elementari che, una volta appresi, permetteranno di approfondire l'argomento. 

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