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mercoledì 25 gennaio 2023

Le 15 Migliori Varietà di Ciliegio (Prunus avium)

Del Ciliegio Dolce (Prunus avium), e della sua coltivazione, ne avevamo già parlato qui. Oggi vorrei approfondire la conoscenza sulle varietà, illustrando e facendo una breve descrizione di quelle che reputo le miglior Cultivars di Ciliegio.

Le differenze varietali nel Ciliegio sono meno marcate rispetto a quelle di altre specie fruttifere, tuttavia i vivai commercializzano diverse varietà, propagandole esclusivamente tramite innesto.

Ma in cosa in Ciliegio differisce da un altro clone ? :

  • Colore del Frutto : tutti sappiamo che le Ciliegie sono rosse, tuttavia esistono sfumature diverse, che vanno dal rosa pallido, al rosso intenso, al quasi nero, inoltre esistono anche varietà a frutto giallo o bianco.
  • Forma e Dimensione del Frutto : esistono Ciliegie di grosso calibro (fino a 35 mm di diametro), così come di piccolo (anche inferiore ai 25 mm). Anche la forma può variare notevolmente, passando da quasi sferica, sino ad ovale o persino cuoriforme.
  • Periodo di Maturazione : purtroppo, diversamente da altre fruttifere (es. Pero), la finestra temporale in cui maturano le Ciliegie è piuttosto ristretta ed, in Italia, va da metà maggio, sino a fine giugno, forse poco oltre con Ciliegi tardivi coltivati in quota. Comunque esistono cultivars più precoci ed altre più tardive.
  • Vigoria : quest'ultima dipende sia dal clone, sia dal portainnesto. Esistono varietà che, se innestate sul giusto portainnesto (es. Gisela), si mantengono nane, superando di poco i 3 metri (10 ft) di altezza, altre invece crescono anche 20 metri (66 ft). 
  • Portamento : alcuni Ciliegi formano una chioma tondeggiante, altri hanno uno sviluppo più verticale (assurgente) od addirittura colonnare.
  • Fiori : la maggior parte dei Ciliegi è autosterile; tuttavia, di recente, sempre più varietà son state brevettate per esser autofertili, così da poter permettere la produzione anche di una pianta isolata. Inoltre i diversi cloni di Ciliegio possono fiorire più o meno precocemente. La fioritura tardiva è preferibile in zone freddo in cui sussista il pericolo di gelate primaverili.
  • Sapore : il contenuto acquoso (succosità), così come il grado zuccherino o l'acidità possono variare, oltre che dalle tecniche di coltivazione e dal terreno, da clone a clone.
Ciliegie a Confronto

Di seguito troverete una lista delle 15 cultivars che presentano caratteristiche particolari e che, spero, possano aiutare coloro che stanno decidendo quale Ciliegio piantare nel proprio giardino/orto.


1) Ciliegio "Napoleon" :  varietà di origine francese a produzione media, anche se la messa a frutto è piuttosto lenta. Questo clone è autosterile e necessita dunque altre varietà per l'impollinazione. I frutti sono di grosse dimensioni, a forma di cuore e dal caratteristico colore rosso tenue a tratti "sbiadito", che lascia vedere sfumature gialle nella parte del frutto meno esposta al Sole. La maturazione avviene in epoca intermedia. La polpa risulta soda e zuccherina. 

Ciliegio "Napoleon"
Ciliegio "Durone di Vignola III"
2) Ciliegio "Durone di Vignola III" : esistono tre cultivars di Vignola, questa (la terza) è la più tardiva delle tre, nonché una delle varietà più tardive in assoluto, maturando ben 42 giorni dopo Burlat (considerata la varietà "di riferimento"). Pianta autosterile di origine italiana (Vignola per l'appunto), produce grossi frutti rosso-nerastri, succosi e saporiti. Pianta di vigore medio a portamento assurgente. Matura ad inizio Luglio. 

3) Ciliegio "Limona" :  antica varietà ora alquanto ricercata. La peculiarità è che produce ciliegie dal color giallo paglierino, che diventa più intenso a maturazione. Il frutto è di media pezzatura, a forma un poco irregolare. Il sapore è dolce e, a maturazione, è quasi assente l'acidulo che caratterizza tutte le altre ciliegie "rosse". La varietà è autofertile, la maturazione è medio-tardiva ed avviene nella seconda metà di giugno. Il colore del giallo del frutto fa si che venga risparmiato dagli uccelli. 

Ciliegio "Limona"
4) Ciliegio "Sunburst" : pianta a portamento espanso, di media vigoria e a maturazione intermedia (prima settimana di Giugno). La pianta è autofertile ed i frutti sono color rosso vivo, sferici e di grosse dimensioni. Una delle principali caratteristiche di questo clone è che la fioritura, oltre ad essere copiosa, è piuttosto scalare, con alcuni boccioli ancora chiusi, insieme a fiori già "sfioriti". Questa "lunghezza" di fioritura rende il Ciliegio Sunburst un ottimo impollinatore per quasi tutte le varietà autosterili, sia quelle a fioritura precoce, sia quelle a fioritura tardiva.

Ciliegio "Sunburst"
5) Ciliegio "Kossara" : a volte chiamato anche "Kosara", è una selezione di origine Bulgara ad oggi ancora sotto brevetto (e dunque non riproducibile liberamente). Viene citata in quanto è a maturazione precocissima, addirittura 10 giorni prima del Ciliegio Burlat e può esser pronta già nella prima metà di Maggio. Cultivar autosterile, a fioritura precoce. La produzione è elevata ed i frutti sono di grande dimensioni, cordiformi, color rosso lucente e di buone qualità organolettiche. La pianta ha un'elevata vigoria ed un portamento tendenzialmente assurgente.

Ciliegio "Cornetta"
6) Ciliegio "Cornetta" : chiamato anche "Corniola", deve il suo nome al fatto che i frutti hanno una forma allungata ed appuntita, che per l'appunto ricorda molto quella del frutto del Corniolo (Cornus mas). E' un'antica varietà diffusa soprattutto in Emilia Romagna. I frutti maturano tardivamente (verso fine Giugno, inizio Luglio), sono rossi, sodi, dolci, ma non troppo succosi. Il portamento della chioma è assurgente e la pianta è mediamente vigorosa.  Ciliegio rustico, i cui frutti sono poco sensibili agli attacchi di Monilia. Clone autosterile. 

Ciliegio "Narana"
7) Ciliegio "Narana" : selezione di Ciliegio molto precoce, sia nell'epoca di fioritura, che in quella di maturazione dei frutti. Questo Ciliegio è molto vigoroso e produce una fioritura molto abbondante, tuttavia i fiori sono autosterili ed è necessaria l'impollinazione incrociata con altri ciliegi. Le Ciliegie, che maturano a metà Maggio, sono di grosse dimensioni, succose, a forma arrotondata, di color rosso molto scuro, quasi nero e di sapore dolce.

8) Ciliegio "Celeste" : originaria del Canada è una cultivar  autofertile e dunque adatta a chi voglia avere un unico Ciliegio. La pianta è vigorosa ed a portamento assurgente, tuttavia rimane abbastanza compatta ed è adatta agli impianti intensivi. La fioritura avviene in epoca intermedia, mentre i frutti hanno maturazione medio-precoce (fine Maggio). Essi sono di medio-grosse dimensioni, colore rosso vino con sovracolore di tipo punteggiato. Questo Ciliegio si distingue per l'ottima rusticità, i frutti difficilmente son soggetti al "Cracking" (rottura in seguito a piogge), oltre ad aver una buona resistenza dei confronti della Monilia

Ciliegio "Imperiale di Caserta"
9) Ciliegio "Imperiale di Caserta" : cultivar autofertile a maturazione medio-precoce (inizio Giugno). La pianta ha portamento espanso, è mediamente vigorosa e molto produttiva. Le Ciliegie sono di pezzatura media e di color giallo, ma più intenso rispetto a quello del Ciliegio Limona, ed hanno un ottimo sapore, dolce. Varietà antica e ricercata.

10) Ciliegio "Sweet Heart " : clone di origine Canadese sotto brevetto, è uno dei migliori tra i Ciliegi a maturazione tardiva. La cultivar è autofertile, con frutti che maturano verso fino Giugno. Essi sono color rosso scuro, succosi, dolci e di buon sapore. La pianta è di medio vigore, a portamento espanso e di rapida messa a frutto. Questa varietà si contraddistingue, oltre che per la buona resistenza alla Monilia, anche per la persistenza dei frutti sulla pianta, i quali possono rimanere (maturi) sulla pianta per quasi due settimane, senza spaccature. 

Ciliegio "Sweet Heart "
11) Ciliegio "Kordia" : selezionato negli anni '70 nella Repubblica Ceca, è una tra le varietà più diffuse e coltivate al mondo. E' autoincompatibile e fiorisce medio-tardivamente. Anche la maturazione è piuttosto tardiva (di solito dal 20 Giugno in poi). I frutti sono cuoriformi, medio-grossi e di color rosso scuro. Le Ciliegie sono particolarmente buone, con una polpa aromatica. La produzione è elevata, ma talvolta incostante. La pianta è vigorosa, a portamento espanso e molto ramificata.

Ciliegio "Colonnare Sylvia"
12) Ciliegio "Grossa di Pistoia" : selezionata nell'omonima provincia della Toscana, è una varietà di media vigoria e dal portamento tendenzialmente espanso. Il clone è autosterile, mentre la produttività è media, ma costante negli anni. Il frutto, dalla polpa rosa e croccante, è molto grosso e con la buccia color rosso vivo. La maturazione avviene a fine Giugno, collocando questa varietà tra le migliori delle "Tardive".

13) Ciliegio "Colonnare Sylvia" : clone adatto alla coltivazione in piccoli giardini e persino in vaso. Questo perché la pianta ha uno sviluppo limitato ed un portamento colonnare. In piena terra, da adulto e senza potature, non è più alto di 3 metri e non più largo di 70 cm. Le Ciliegie invece sono di pezzatura normale, saporite e croccanti. La cultivar è autofertile e fruttifica anche se isolata.

14) Ciliegio "Progressiflora" : Ok non è un Ciliegio Dolce (ovvero non è la specie Prunus avium), ciò nonostante non potevo non citarlo in quanto davvero particolare. Il Ciliegio Progressiflora (specie Prunus progressiflora) è noto sin da epoche remote e si riconosce subito per il portamento compatto e ricadente, con rami penduli che quasi sfiorano terra. Produce Ciliegie acide (Amarene), di buon sapore (per chi le apprezza). Altra peculiarità unica tra i Ciliegi è la rifiorenza e la scalarità di maturazione. Questa pianta, infatti, fiorisce in primavera, ma continua anche per buona parte dell'estate permettendo di vedere Ciliegie mature e fiori appena sbocciati contemporaneamente sulla stessa pianta, quasi come fosse un Corbezzolo.

Ciliegio "Progressiflora"
Ciliegio "Lapins"
15) Ciliegio "Lapins" : cultivar autofertile, a maturazione tardiva. L'albero ha portamento assurgente, ma scarsamente ramificato. I frutti sono di medio-grosse dimensioni, succose, di buona consistenza e sapore. La particolarità è che il Ciliegio Lapins ha una produzione molto abbondante e le ciliegie formano dei grappoli. La produttività così elevata potrebbe ridurre il calibro delle ciliegie e la vicinanza di molti frutti (nel grappolo) potrebbe favorire attacchi di Monilia. Le Ciliegie di questa varietà sono poco soggette al fenomeno dello spacco. 

Spero di aver fatto un po' di chiarezza ed aver aiutato a districarsi nella scelta varietale coloro che si accingono a piantare un Albero di Ciliegie.

domenica 18 dicembre 2022

Piombaggine (Plumbago auriculata), un Rampicante per i Climi Caldi - Coltivazione e Cure

I fiori azzurri non sono tra i più comuni nel Regno Vegetale e, forse anche per questo, il Plumbago (Plumbago auriculata) non passa mai inosservato nei cortili e nei giardini italiani.

Plumbago è in realtà un genere, appartenente alla famiglia delle Plumbaginaceae, che racchiude al proprio interno una ventina di specie che prosperano in climi cha vanno dal tropicale, sino al temperato caldo.

Alcune delle specie di Plumbago : 

  • Plumbago pulchella : specie cespugliosa endemica del Messico, dove viene usata come pianta medicinale, soprattutto in ambito veterinario. 
  • Plumbago wissii : specie rara che si trova esclusivamente in alcune aree rocciose della Namibia settentrionale. Produce fiori color rosa-lilla.
  • Plumbago indica : originario del Sud-Est asiatico (Filippine, Indonesia etc.) è una delle specie più sensibili al freddo e muore con temperature inferiori ai 10° C (50° F). Ha portamento cespuglioso e produce fiori arancioni, dalla forma tipica del genere.
  • Plumbago zeylanica : specie erbacea dal portamento prostrato originaria delle zone subtropicali dall'India, sino all'Australia. Produce fiori bianchi.
  • Plumbago europaea : specie nativa del bacino Mediterranea, la si trova spontanea (ma molto localizzata) anche in Italia dove forma cespugli non più alti di 1 metro (3.3 ft). I fiori sono di color rosa violaceo e la fioritura, in Sardegna, avviene tra Agosto e Settembre.
  • Plumbago auriculata : nativo del Sud-Africa è la specie più diffusa a livello ornamentale, nonché quella discussa approfonditamente in questo articolo.
Plumbago auriculata

Botanica e Fisiologia :

Plumbago auriculata è una specie sempreverde di natura rampicante che, nelle zone d'origine (Sud Africa), riesce a raggiungere anche i 6 metri (20 ft) di altezza. Se coltivata in Italia come pianta ornamentale si mantiene di norma più piccola e, con opportune potature, la si può crescere a forma arbustiva, con tralci ricadenti. Gli steli sono sottili, ma numerosi e flessibili, rendendo la pianta adatta alla formazione di siepi che coprano recinzioni, ovviamente solo laddove il clima (vedi più avanti) ne permetta la coltivazione all'aperto tutto l'anno. 

Foglie Plumbago auriculata
Le foglie della Piombaggine Blu sono lucide, di color verde chiaro, di forma ovale e non più lunghe di 5 centimetri (2 in). La pianta è vigorosa e le foglie tendono a disporsi a raggiera, dando l'impressione che siano molto folte. Il verde brillante è intervallato dal colore azzurro-bluastro dei fiori. Essi sono formati da cinque petali che, a seconda della varietà, possono assumere diverse tonalità di azzurro, talvolta con sfumature violastre. Esiste anche una varietà (P. auriculata var. alba) a fiori bianchi. I numerosi fiori sono disposti in un'infiorescenza ombrelliforme, che potrebbe vagamente ricordare la forma di un'infiorescenza di Ortensia. I fiori sono molto visitati dalle farfalle che provvedono all'impollinazione.

Le radici sono piuttosto superficiali e la specie non produce né radici avventizie, né viticci con cui aggrapparsi ai supporti. 

Una curiosità, sebbene di aspetto ben diverso, si ritiene che il Plumbago odierno sia molto simile all'antenato da cui poi si sono evolute molte specie di piante carnivore presenti ai giorni nostri. Non è un caso che i fiori di questa pianta siano visitati più dalle mosche, che dalle api.

Fiori Plumbago auriculata

Coltivazione e Cure :

Plumbago auriculata, tra i vari nomi noto anche come Gelsomino Azzurro, è una pianta che predilige climi che vanno dal tropicale al temperato caldo, esenti da gelate. Esso può essere coltivato sia in pieno Sole, sia a mezz'ombra, fiorendo copiosamente in entrambe le condizioni, mentre se coltivato tutto il giorno all'ombra il numero dei fiori prodotti si riduce. 

Il Plumbago gradisce un terreno soffice, fertile, drenante, ma che si mantenga umido, tuttavia piante coltivate in piena terra e ben affrancate hanno una media resistenza alla siccità

Questa pianta fiorifera, grazie anche all'apparato radicale relativamente compatto, si coltiva facilmente anche in grossi vasi; ovviamente in tale condizione le innaffiature estive dovranno essere più frequenti rispetto a piante coltivate in piena terra.

Vegetazione
La coltivazione in vaso consente lo sviluppo del Plumbago anche nelle zone fredde del Nord Italia, dove il gelo intenso non ne permetterebbe la sopravvivenza all'esterno. Queste specie è infatti sensibile al gelo e si deve mettere in serra o proteggere, quando le temperature scendono sotto gli 0° C (32° F). Anche pochi gradi sotto zero bruciano le foglie, tuttavia le radici ed i fusti sono più resistenti e, qualora le gelate non siano state troppo intense (non oltre -4° C o 25° F), in primavera ributteranno copiosamente, riformando velocemente l'intera chioma. 

La potatura può essere molto energica, senza che questo comprometta la fioritura dell'annata successiva, anche perché i fiori vengono prodotti sul nuovo legno. La fioritura è prolungata e scalare, tanto che, in Italia, può durare dalla fine della primavera, sino ai primi freddi autunnali (maggio-ottobre), mentre in zone tropicali può anche essere continuativa (per tutti i mesi dell'anno). 

La specie è rustica e poco incline ad attacchi massicci da parte di patogeni di natura virale o insetti. Per questo non viene trattata con anticrittogamici. Talvolta può capitare che in nuovi germogli vengano infestati dagli afidi, tuttavia di norma il problema è circoscritto e si risolve da solo senza compromettere né la fioritura, né lo sviluppo.

Plumbago auriculata si riproduce tranquillamente per semina, ma a livello vivaistico è di norma moltiplicata tramite talea, da effettuarsi nel periodo estivo. Quest'ultimo metodo di propagazione permette di mantenere l'esatta cultivar, oltre a consentire un'immediata messa a fiore. 

Il Plumbago si può coltivare tranquillamente all'aperto nelle zone costiere del Centro-Sud Italia (ma anche in Liguria), dove richiede solo di essere bagnato nei periodi più aridi. Nelle zone più calde del Sud Italia sarebbe da preferire una posizione leggermente meno soleggiata rispetto a quella che gli si dovrebbe riservare al Centro-Nord Italia. Nel settentrione si può coltivare all'aperto solo nei microclimi più miti, come alcuni angoli molto riparati del Lago Maggiore; tuttavia anche qui solo durante gli inverni più miti potrà mantenere la chioma, mentre negli altri ripartirà dalle radici, morendo del tutto con cadenza decennale (che magari, con i cambiamenti climatici, si estenderà).

Altrove si coltiva in vaso, da collocare in veranda durante l'inverno. La condizione di crescita in vaso è comunque ben tollerata e lo sviluppo sarà soddisfacentemente buono. Durante la coltivazione in vaso si dovrà però prestare maggior attenzione alla concimazione, dato che il terreno tenderà ad impoverirsi molto più rapidamente rispetto ad un suolo erboso.

Una pianta molto fiorifera ed elegante che, da ora in poi, saprete riconoscere.

Cespuglio Plumbago auriculata

martedì 1 novembre 2022

Alberature Stradali : Le Specie Più Comuni nelle Città Italiane

Le piante, ed il verde in generale, rendono l'ambiente urbano più vivibile, oltre ad abbellire ed a dare un po' di colore al grigiore dell'asfalto. 

Gli alberi, facendo la fotosintesi, partecipano al Ciclo del Carbonio riducendo così la quantità atmosferica di CO2 emessa dai combustibili fossili. Alcune specie possono addirittura metabolizzare i metalli pesanti e le polveri sottili, rendendo l'aria urbana più respirabile. Oltre a ciò le piante creano zone d'ombra, che in estate aiutano a ridurre le temperature ed il calore rilasciato dal cemento.

Platani e Pruni Lungolago di Arona

Ma non tutte le piante sono adatte a crescere in città e, di norma, devono avere le seguenti caratteristiche :

  • Sopportare l'inquinamento e lo smog
  • Crescere abbastanza velocemente
  • Essere piante ad alto fusto (non arbustive), così da permettere la presenza di parcheggi alla loro base
  • Resistere al freddo, al caldo ed alla siccità (è impensabile innaffiarle)
  • Essere rustiche e resistere alle malattie (non si possono trattare con anticrittogamici) 
  • Avere elevata longevità (almeno 80-100 anni)
  • Avere un apparato radicale solido, che ne eviti la caduta anche in caso di forte vento
  • Possedere una chioma densa ed espansa
  • Resistere anche a potature drastiche (che sono comunque da evitare)

Quali Sono le 15 Specie Più Comuni nelle Alberature Stradali delle Vostre Città ?

1) Platano (Platanus acerifolia)  

Riconoscibile per il tronco dotato di una corteccia "mimetica" che ricorda un po' le divise militari, è coltivato da Nord a Sud (sebbene più frequente al centro-nord). Il Platano, appartenente alla famiglia delle Platanaceae, è un grosso albero che, se non potato, raggiunge senza problemi i 30 metri (100 ft) di altezza. In realtà la specie più comunemente usata è un ibrido tra Platanus occidentalis e Platanus orientalis, per l'appunto Platanus acerifolia. Il nome è una chiaro richiamo alla forma della foglia che, per l'appunto, ricorda quella di un Acero. Lo possiamo trovare in quasi tutte le città d'Italia, come ad esempio lungo Via Celoria (zona Università Città Studi) a Milano. 

Platanus acerifolia
2) Tiglio (Tilia vulgaris:

Specie nativa del centro-Europa ed appartenente alle Malvaceae, una famiglia con specie di norma tropicali, con poche eccezioni, tra cui appunto il Tiglio. Esso è coltivato da secoli ai margini delle strade. Si riconosce a vista per le grosse foglie a forma di cuore ma, tra fine maggio e giugno, anche all'olfatto; infatti un viale alberato di Tigli in fioritura emana una fragranza delicata ed indistinguibile. Spesso i Tigli vengono potati in maniera piuttosto drastica, assumendo un aspetto tozzo e non è raro trovarli anche in questa forma, tuttavia sono piante ad alto fusto e se lasciate crescere liberamente possono raggiungere un'altezza di circa 30 metri (100 ft).

Tilia vulgaris

3) Pioppo (Populus nigra:

Pianta appartenente alle Salicaceae, può raggiungere i 30 metri (98 ft) di altezza. Peculiarità è il portamento assurgente, che ricorda un po' la forma di un cipresso. Tra tutte le piante ad alto fusto è probabilmente quella con la chioma più compatta, con rami presenti anche nella parte bassa del tronco, ma con angoli acutissimi rispetto allo stesso. Le foglie sono cuoriformi, di color verde intenso. I frutti contengono semi ricoperti da una lanuggine che vola per chilometri, talvolta ricoprendo interi prati. Purtroppo sono piante non troppo longeve (rispetto ad altre di simili dimensioni) e, invecchiando, possono facilmente essere abbattuti dal forte vento, motivo per cui in molte città si stanno togliendo dai margini delle strade, per relegarli a posti isolati nei parchi pubblici. 

Populus nigra
4) Pruno (Prunus ssp.) :

I Pruni ornamentali (esistono più specie), diversamente dalle altre specie elencate in questo articolo, hanno uno sviluppo limitato e, più che per creare ombra, vengono piantati lungo i viali pedonali per abbellirli (clicca qua per maggiori dettagli). I Prunus da fiore appartengono alla grande famiglia delle Rosaceae e non superano i 6 metri (20 ft) di altezza e, verso Marzo, si ricoprono di una miriade di fiorellini bianco-rosati per un periodo di circa due settimane. Le foglie rimangono color bruno-porpora anche durante l'estate.

Pruno da Fiore
5) Bagolaro (Celtis australis:

Appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, è chiamato anche "Spaccasassi" per via delle possenti radici, in grado di penetrare nelle crepe delle rocce sino a spaccarle. Il Bagolaro, nativo dell'Europa Meridionale, è un albero deciduo alto al massimo 25 metri (82 ft), dotato di un tronco possente, ricoperto da una corteggia grigia e liscia. La chioma è espansa ed a forma globulare, con foglie medio-piccole dal margine seghettato. I frutti, facilmente notabili in autunno, sono delle piccole drupe, violacee a maturità, che sono molto gradite dagli uccelli. Viene piantato lungo le strade delle città anche perché è una specie rustica e robusta, che difficilmente viene divelta dal vento.

Celtis australis
6) Albero dei Ventagli (Ginkgo biloba) :

Una delle due Gimnosperme tra tutte le piante elencate in questo articolo, è considerato un fossile vivente risalente a 260 milioni di anni fa. La specie, unica sopravvissuta della famiglia delle Ginkgoaceae,  raggiunge un'altezza massima di circa 40 m (131 ft), sebbene rimanga normalmente un po' più bassa, con un portamento tendenzialmente piramidale, sebbene in alcune varietà possa essere colonnare. Le foglie sono a forma di ventaglio, con una consistenza che può ricordare quella del cuoio. In autunno, prima di cadere, le foglie si tingono di giallo, rendendo il G. biloba molto ornamentale in questa fase. Viene coltivato lungo i viali, ma ancor di più nei parchi delle città, in quanto molto tollerante all'inquinamento e con un'elevata capacità di "purificare" l'aria dalle polveri sottili e da altri inquinanti.

Ginkgo biloba
7) Ippocastano (Aesculus hippocastanum:

Nativo del Caucaso ed appartenente alle Sapindaceae è un albero deciduo alto fino a 30 metri (100 ft) ed utilizzato sia nei parchi, che lungo le strade, per via delle belle foglie composte (dall'aspetto vagamente tropicale), del portamento elegante e dell'appariscente fioritura tardo primaverile. Si riconosce anche per il frutto, che ricorda una grossa castagna, che non è però commestibile. Il tronco di vecchi esemplari tende a fessurarsi in profondità ed ad avere una forma irregolare. 

Aesculus hippocastanum
8) Liquidambar (Liquidambar styraciflua):

Nativo del Nord America, appartiene alla famiglia Altingiaceae. Si sviluppa come albero di medie-grosse dimensioni, di norma raggiungendo al massimo un'altezza di 25 metri (83 ft). Il portamento è piuttosto snello, con rami assurgenti. Le foglie sono profondamente lobate e, in autunno, hanno un vivacissimo colore che spazia dal giallo al rosso, la presenza di questa sfumatura lo rende particolarmente attraente in questa stagione. Ormai è facile trovarlo sia lungo le strade cittadine, sia nei parchi pubblici. Per uno sviluppo ottimale preferisce terreni umidi ed è quindi più indicato per il Nord Italia. 

Liquidambar styraciflua

Fioritura Koelreuteria paniculata
9) Albero delle Lanterne (Koelreuteria paniculata)

Originario di Cina e Corea appartiene alla famiglia delle Sapindaceae, la stessa a cui appartengono gli Aceri, ma anche fruttifere strettamente tropicali come il Rambutan. E' una pianta decidua che, rispetto alle precedenti, si mantiene più bassa raggiungendo un'altezza di poco superiore ai 10 metri (33 ft). Si fa notare soprattutto in Giugno, quando l'intera chioma si ricopre di infiorescenze a forma piramidale costituite da moltissimi piccoli fiori gialli. Altra peculiarità sono i frutti, color rosato, che assomigliano alle famose lanterne cinesi (da qui il nome).

Viale con Alberi delle Lanterne
10 ) Frassino (Fraxinus ssp.)

Il genere, appartenente alla famiglia delle Oleaceae, è composto da più specie, di cui alcune (es. Fraxinus americana, Fraxinus excelsior Fraxinus angustifolia) utilizzate per le alberature stradali. Sebbene con differenze tra le specie, il Frassino ornamentale è un albero ad alto fusto che può superare i 30 metri (100 ft) di altezza, ma ha un portamento relativamente snello. Tutte le specie sono native delle zone temperate dell'emisfero Boreale e crescono bene nella zona fitoclimatica del Castanetum. Le foglie sono caduche, composte e imparipennate, ognuna formata da 4-7 copie di foglioline dal margine spesso seghettato. Il tronco è liscio in gioventù, mentre tende a fessurarsi longitudinalmente con l'età.

Fraxinus
11 ) Quercia (Quercus) Rovella (Quercus pubescens) :

Esistono molte specie di Quercia, la Rovella (Quercus pubescens) è quella più comune in Italia dove, oltre a crescere selvatica nei boschi decidui, viene talvolta coltivata anche a livello ornamentale nei parchi. Il fusto è relativamente breve, con branche che partono sin dalla parte basse. La pianta supera di poco i 20 metri (66 ft) di altezza, tuttavia ha una chioma espansa e, nel complesso, può sembrare abbia un portamento tozzo, ma massiccio. Le foglie seccano in autunno, ma rimangono attaccate alla pianta fino alla primavera successiva. La Quercia Rossa (Quercus rubra) è invece originaria del Canada e coltivata lungo i viali dei parchi, anche per via dello splendido colore rosso che assume in autunno, prima di perdere le foglie. Infine il Leccio (Quercus ilex) usato come alberatura stradale, soprattutto nelle zone costiere del centro-sud Italia, dato che è una Quercia sempreverde e la neve potrebbe arrecare danni meccanici.

Quercus rubra
12) Acero Saccarino (Acer saccharinum) :

Specie di Acero nativo nel nord America, sul confine tra Stati Uniti e Canada, è una pianta di medie dimensioni, superando raramente il 20 metri (66 ft) di altezza, con un portamento abbastanza espanso. La crescita risulta rapida e ciò gli permette di trovare facile impiego nelle alberature dei viali cittadini e lungo le piste ciclabili. Viene chiamato anche Acero Argenteo poiché le foglie, profondamente lobate, hanno riflessi color argento sulla pagina inferiore, mentre su quella superiore sono di color verde brillante. La corteccia è di color grigio e tende a squamarsi con l'età. I frutti, come in tutti gli Aceri, sono delle dismare che ricordano la forma di un'elica, che permette loro di "planare" lontano dalla pianta madre. 

Acer saccharinum
13) Carpino Bianco (Carpinus betulus :

Carpinus betulus
Specie nativa dell'Europa e diffusa sino alle zone meno aride del medio-oriente, appartiene alla famiglia delle Betulaceae ed è  quindi parente della classica Betulla. La pianta raggiunge un'altezza di circa 20 metri (66 ft) e possiede tronco liscio, anche se sul fusto degli esemplari adulti tendono a formarsi profonde scanalature. La corteccia è grigia. Le foglie sono di medio-piccole dimensioni, alterne, con vistosi ripiegamenti e nervature. Le foglie, un po' come succedeva con la Rovella, tendono ad ingiallire, seccare, ma rimanere attaccate ai rami anche durante l'inverno. I nuovi rami, appena germogliati, hanno tonalità che spaziano dal porpora al rossastro. La specie raggiunge anche i due secoli d'età ed allo stato naturale ha una buona capacità nell'emettere polloni. Si trova lungo i viali, soprattutto nel Nord Italia.

14) Pino Marittimo e Domestico (Pinus pinaster e Pinus pinea) :

Coltivati nelle zone costiere, lungo i viali ed all'interno dei parcheggi, sono spesso specie confuse l'una con l'altra. Entrambe, ma soprattutto la P. pinea, sono conifere dal portamento atipico, infatti tendono a sviluppare una chioma a forma d'ombrello, con un tronco lungo e privo di rami nella parte bassa. Facilmente danneggiabile dalla neve, può diventare pericolosa laddove ve ne si accumuli molta. P. pinea produce anche i pinoli, utilizzati insieme al basilico, per fare un ottimo pesto alla genovese. Le radici sono così superficiali e possenti tanto da creare problemi, infatti possono sollevare l'asfalto e rovinare marciapiedi. 

Pinus pinea
15) Jacaranda mimosifolia :

Vorrei concludere con una specie esotica, di certo coltivabile solo nelle zone più miti d'Italia, dove eventi di gelo siano rari, leggeri ed effimeri. La Jacaranda è nativa dell'America latina ed appartiene alla famiglia delle Bignoniaceae (la stessa della più rustica Bignonia) ed è molto comune nelle zone tropicali e subtropicali, mentre in Italia viene coltivata per lo più da privati. Tuttavia a Palermo ho un vi è un viale alberato con questa specie ed in alcune zone del Sud Italia potrebbe essere un'ottima alternativa alle piante citate in precedenza. Le foglie sono molto simili a quelle della Mimosa, tuttavia ha un comportamento semi-deciduo o deciduo. La fioritura è copiosa, con fiori color blu-viola, che ricorda un po' i colori della fioritura di Glicine. In Italia essi sbocciano verso aprile-maggio, quando la pianta è ancora piuttosto spoglia di foglie. Davvero uno spettacolo. La Jacaranda è una pianta imponente e raggiunge anche i 30 m (100 ft) di altezza. 

Jacaranda mimosifolia

martedì 4 ottobre 2022

Brugmansia - Coltivazione, Clima e Cure

La Brugmansia, nota anche con il nome "Trombone degli Angeli" o anche "Stramonio Arboreo", è una pianta ornamentale coltivata per i suoi bellissimi fiori in molte zone calde d'Italia.

Origine, Specie ed Inquadramento Botanico :

Con il nome Brugmansia ci riferiamo in realtà ad un genere, al cui interno sono presenti solo sette specie, appartenenti all'immensa famiglia delle Solanaceae (come Pomodori, Melanzane e Tamarillo). Il genere Brugmansia è strettamente correlato col genere Datura, tanto che fino a pochi decenni fa si credeva che fossero un unico genere. Tutte le specie di Brugmansia sono native del Sud America e molte di esse crescono (crescevano) in montagna, sulle Ande; tuttavia si ritiene che oggigiorno, allo stato naturale, si siano estinte, a seguito dell'estinzione degli animali che provvedevano alla disseminazione dei loro semi.

Fiore Brugmansia

Di seguito troverete una breve descrizione delle diverse specie, mentre successivamente parlerò della Brugmansia come se fosse un'unica specie, soffermandomi sui tratti comuni a tutte.

  • Brugmansia aurea : endemica dell'Ecuador, è dichiarata estinta allo stato selvatico dal 2014. Può raggiungere un'altezza di 6 metri (20 ft) e produce fiori dalla tipica forma del genere, ma esclusivamente di colore giallo.
  • Brugmansia insignis : originaria della parte settentrionale dell'Amazzonia, cresceva ai piedi delle Ande Peruviane, così come in Colombia. Raggiunge un'altezza di circa 3 metri (10 ft) ed ha fiori bianchi sfumati di rosa.
  • Brugmansia insignis : nativa del Brasile Meridionale, produce fiori bianchi (talvolta sfumati di giallo) che emanano una dolce fragranza.
  • Brugmansia versicolor : endemica dell'Ecuador, produce fiori pendenti verso il basso che raggiungono le maggiori dimensioni tra tutte le 7 specie e possono esser lunghi anche 50 cm (1,65 ft).
  • Brugmansia arborea : tra le specie più grandi, può raggiungere i 7 metri (23 ft) di altezza. E' nativa delle Ande, dove cresceva anche a quote considerevoli, dall'Ecuador sino al Cile settentrionale. E' una delle Brugmansia più resistenti al gelo, dato che nei luoghi d'origine sono possibili leggere brinate. 
  • Brugmansia sanguinea : distribuzione simile a quella della B. arborea, anche in questo caso ha un notevole sviluppo e si contraddistingue per avere fiori dal colore rosso.
  • Brugmansia vulcanicola : originaria delle Ande settentrionali (Ecuador, Colombia), è una pianta a sviluppo limitato ed ha i fiori più piccoli tra tutte le specie di Brugmansia.

Botanica e Fisiologia :

La Brugmansia è una pianta tendenzialmente a portamento arbustivo, con diversi tronchi e ramificazioni, sin dalla parte bassa di essi ed in Italia raramente supera i 3 metri (20 ft) di altezza, rimanendo spesso più bassa. Le foglie, che possono aver dimensioni differenti a seconda della specie, sono alterne, a forma ovale, con margine ondulato quasi a formare delle punte, talvolta ricoperte da una sottile peluria e possono ricordare (vagamente) quelle della Pianta delle Melanzane.

Piante di Stramonio Arboreo
Nelle zone più miti d'Italia, e nei luoghi d'origine, tutte le Brugmansia sono sempreverdi, ciò nonostante talune reggono piuttosto bene la defogliazione ed in zone con leggere gelate possono comportarsi come piante decidue, senza che questo ne causi necessariamente la morte o ne comprometta la fioritura della stagione successiva. Un'ultima nota in merito alle foglie : esse possono contenere elevate quantità di alcaloidi e risultare perciò tossiche.

Tronco BrugmansiaI fiori hanno la caratteristica forma ad imbuto e sono penduli, praticamente perpendicolari al terreno. Essi sono numerosi ed hanno colori che variano dal bianco, al giallo, al rosso-rosa, all'arancione e non è raro che un fiore abbia sfumature di più colori, a seconda della specie e dei numerosi ibridi selezionati dall'uomo. La dimensione media di un fiore si aggira attorno ai 30 cm (12 in). I fiori possono esser singoli, doppi o persino oltre.

Sei delle sette specie di Brugmansia hanno fiori che emanano una fragranza più o meno intensa, che raggiunge l'apice durante le calde serate estive. Lo scopo evolutivo di tutto questo è attirare gli insetti impollinatori notturni, come le falene. L'unica specie a non avere fiori profumati è la B. sanguinea, la quale è di solito impollinata dai Colibrì, invece che dagli insetti notturni.

La fioritura è prolungata e, in zone non tropicali come l'Italia, si interrompe solo durante i mesi più freddi, mentre può esser più o meno continuativa ai tropici. In linea di massima in Italia inizia a fiorire dalla tarda primavera, sino all'autunno inoltrato.

Il tronco ed i rami hanno di norma una consistenza semi-legnosa e sono ricoperti da una sottile corteccia marrone-grigiastra che si fa via via più verde tanto più ci si avvicina all'apice. Le radici sono relativamente sottili e non invasive. Il frutto è una bacca spugnosa contenente numerosi fiori. 

Infiorescenza Trombone degli Angeli

Fiore Bianco Brugmansia

Coltivazione  della Brugmansia in Italia ? - Esposizione, Clima, Potature e Cure

Il Trombone degli Angeli si coltiva al meglio in piena terra, tuttavia, grazie all'apparato radicale relativamente compatto, si può sviluppare bene anche in grandi vasi, rendendo così possibile la sua coltivazione anche in zone gelide.

Il terreno ideale è fertile, drenante, ma che si mantenga anche abbastanza umido. E' ideale concimare con letame o compost ben maturo che, oltre a nutrire la pianta, funge da ammendante, rendendo il suolo soffice ed aumentando la ritenzione idrica. Sono da evitare terreni poveri, secchi, sabbiosi ed eccessivamente sassosi. Come noterete, lo Stramonio non ha un'ottima resistenza alla siccità e, soprattutto nei mesi estivi, le innaffiature dovranno essere generose. Ovviamente la coltivazione in vaso complica la gestione, dato che le radici esploreranno un minor volume di terreno, il quale si asciugherà ed impoverirà più rapidamente. Se in piena terra la concimazione non è strettamente necessaria, in vaso lo diventa ed al contempo si dovrà prestare una maggior attenzione a non far seccare la terra.

Ma dove collocare il vaso o, se il clima lo permette, dove interrare il vostro Trombone degli Angeli ? 

L'ideale è trovare un angolo caldo e riparato, magari vicino al muro di casa, ma preferibilmente con un'esposizione ad Est. In modo tale potrà godere dell'ombra pomeridiana, assai gradita durante le roventi estati. Si può coltivare anche in pieno Sole, soprattutto al centro-Nord, tuttavia l'esposizione che le dona un aspetto più sano è senza dubbio quella a mezz'ombra.

Altro aspetto da chiarire è quale sia la resistenza al freddo della Brugmansia. Premesso che la tolleranza al freddo è diversa tra le sette specie, se prendiamo come riferimento la B. arborea ed i suoi innumerevoli ibridi potremmo asserire che l'ideale sarebbe coltivarle (all'aperto e senza protezioni invernali) in aree prive di gelo. Se le temperature si mantengono superiori agli 0° C (32° F), lo Stramonio Arboreo mantiene le foglie reggendo senza danni anche lunghi periodi con temperature inferiori ai 10° C (50° F). In una finestra che oscilla tra 0° C e -3° C (32-26° F) si ha la perdita parziale o totale delle foglie, ma il legno dei rami più grossi resiste; tuttavia le radici sono ancora più rustiche ed in un range di temperatura tra -3° C e -8° C (26-18° F) potrebbero ancora sopravvivere e, in primavera, riformare l'intera chioma e persino fiorire durante l'estate (un po' più in ritardo rispetto a se non morisse la parte aerea). Non escludo che con un'ottima pacciamatura le radici possano sopravvivere anche a temperature leggermente inferiori, soprattutto se con terreno secco.

Il Trombone degli Angeli è una pianta molto vigorosa che sopporta pesanti potature. Esse hanno lo scopo di diradare la chioma, togliendo rami che si incrociano, ma anche di mantenere la pianta più bassa, di solito ad altezza uomo; inoltre sarà anche importante rimuovere i succhioni ed alcuni dei numerosi polloni che, soprattutto in climi in cui d'inverno sopravviva solo l'apparato radicale, saranno in sovrannumero. 

Lo Stramonio si moltiplica facilmente tramite seme, il quale deve essere interrato in primavera, non appena le temperature esterne consentiranno il germogliamento. Il terriccio deve essere mantenuto umido e, di anno in anno, le nuove piantine dovranno essere rinvasate in vasi di diametro sempre maggiore. Partendo da seme ci vorranno in media 5 anni per la prima fioritura. Alternativamente si propaga facilmente tramite talea, utilizzando un ramo lungo circa 15 cm (6 in), da far radicare in terriccio misto torba-sabbia durante la primavera. Questo metodo di riproduzione, oltre a mantenere l'esatta cultivar, ci permetterà di ottenere piante in grado di fiorire in 1-2 anni.

Insomma una pianta ornamentale, dall'aspetto tropicale ed abbastanza facile a coltivare, anche in Vaso nelle regioni del Nord Italia. Se vi ho incuriosito non esitate ad acquistarne una (si trova facilmente nei Vivai) e son sicuro che vi darà grandi soddisfazioni. 

Foglie ed Apice Brugmansia

Fioritura Stramonio