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venerdì 19 maggio 2017

Dove Cresce il Tasso (Taxus baccata) o Albero della Morte?

Il Tasso Comune (Taxus baccata) è una conifera piuttosto diffusa in Italia ed utilizzata sia come pianta isolata, sia come siepe per delimitare i confini. Questa specie è nota anche come "Pianta della Morte" e, nelle prossime righe, capiremo il perché.

Frutto dell'Albero della Morte

Origine e Diffusione :

Taxus baccata è una specie nativa dell'Europa che, grazie alla propria adattabilità, ha colonizzato un areale piuttosto esteso. Oggi è infatti presente, allo stato selvatico, dal Nord del Regno Unito, alla parte centro-meridionale della Scandinavia (indicativamente 63° Parallelo Nord), dalle coste del Mediterraneo come Portogallo, Spagna, Italia, sino al Nord Africa (ad esempio Algeria); il suo limite meridionale è probabilmente rappresentato da Madeira, un'isola portoghese nell'Oceano Atlantico, a largo delle coste del Marocco.
In Italia il Tasso è comune come pianta ornamentale, spesso usata come siepe, ma raro allo stato naturale e presente soprattutto nei boschi montani del Centro Italia, in corrispondenza della zona fitoclimatica del Fagetum.


Botanica e Fisiologia :

Il Tasso Comune è in realtà solo una delle molte specie del genere Taxus, tutte appartenenti alla famiglia delle Taxaceae. Nel Nord America è presente il Taxus canadensis, mentre in Giappone il Taxus cuspidata ed in Cina il Taxus chinensis.

L'Albero della Morte è una specie sempreverde a sviluppo medio, che può raggiungere un'altezza di circa 15-20 m (50-65 ft); tuttavia la crescita è estremamente lenta, motivo per cui lo si ritrova molto spesso ad altezza uomo o poco più. La crescita annua media è di circa 25 cm (10 in), sebbene nei primi anno o nei luoghi poco luminosi possa essere ben inferiore.
La corteccia, di color rossastro, è inizialmente liscia, ma con gli anni tende a fessurarsi, rialzarsi ed a staccarsi sotto forma di scaglie.
Il Tasso ha un portamento espanso a forma piramidale, con rami presenti anche nella parte inferiore del tronco.
Questa pianta è molto longeva e può vivere 600-700 anni, ma talvolta arrivare anche a 2000 anni, un'età quasi da Record.
Le foglie sono aghiformi, lunghe pochi centimetri, disposte "a lisca di pesce" e possono vagamente ricordare quelle del Rosmarino. Il loro colore, soprattutto nella parte superiore, è verde scuro, mentre i nuovi germogli sono più chiari.
Questa conifera è tendenzialmente Dioica, sebbene siano state segnalate popolazioni monoiche. I fiori maschili e femminili (anche se in realtà non sono dei veri fiori) sono, rispettivamente, degli amenti e degli arilli. I primi sono insignificanti, di color bianco o giallo crema, mentre i secondi sono a forma di gemma e di color verde. La fioritura avviene in primavera, tra Marzo e Maggio a seconda del Clima e l'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento).
Diversamente dalla maggior parte delle conifere il "finto" frutto, non è una pigna, ma una sorta di rivestimento carnoso che contiene un unico seme. Questo "frutto", che somiglia ad una piccola bacca, vira al rosso a maturazione e la sua polpa, diversamente dal seme, è commestibile e non tossica.
I semi vengono facilmente dispersi dagli uccelli, favorendo così la colonizzazione di nuovi posti, lontani dalla pianta madre.
Le radici del Tasso sono inizialmente composte da un unico fittone che scende in profondità, successivamente si ramifica ed ancora saldamente la pianta a terra, oltre a garantire lo sviluppo anche in terreni poveri di acqua.

Il nome "Albero della Morte" è stato coniato in merito al fatto che tutte le parti di questa pianta (ad esclusione della polpa del frutto) sono altamente tossiche e velenose. Il principio attivo è la Tassina, contenuta a concentrazioni diverse nelle varie parti della pianta, con un picco in corrispondenza degli aghi e dei semi. La Tassina ha effetti narcotici e paralizzanti ma, a piccole dosi, è anche utilizzata per combattere alcuni tipi di tumore.
In passato il legno di Tasso era anche utilizzato per costruire utensili da guerra, in primis gli Archi.

Aghi Tasso Comune

Fiori Tasso Comune


Coltivazione, Clima, Esposizione e Riproduzione :

Taxus baccata è una specie adattabile
, resistente sia al freddo che alla siccità, inoltre è piuttosto tollerante anche nei confronti dei patogeni. Questa pianta ama particolarmente ambienti freschi ed umidi, tipici dei sottoboschi; può vivere e svilupparsi correttamente anche in ambienti ombrosi, ma non subisce danni neppure se esposta tutto il giorno al Sole.
Il terreno ideale è fresco, ricco di humus e di sostanza organica, tuttavia è adattabile a diversi tipi di suoli. La concimazione, di norma, non è indispensabile, così come le innaffiature estive.

La moltiplicazione avviene solitamente per semina. I semi possono rimanere vitali per circa 4-5 anni ed impiegano molto tempo prima di germinare, difficilmente lo fanno prima di un anno e solitamente ne richiedono circa un paio.
Questi semi hanno bisogno del freddo invernale per rompere la dormienza e la germinazione avviene con una temperatura di circa 15° C (59° F) e non sembra essere stimolata dalla luce.
Lo sviluppo iniziale della pianta è estremamente lento e, durante i primi anni, potrebbe crescere solo 4-5 cm all'anno (2 in).
Comune, ed anche più veloce, è la riproduzione tramite talea o per polloni.

Data la sua "lentezza", il Tasso si può coltivare agevolmente anche in vaso; tuttavia, se si volesse mettere in terra per aver un albero, converrà prendere degli esemplari già di qualche anno e non più bassi di mezzo metro (20 in).

Foglie e Rami Taxus baccata

Arillo Taxus baccata

mercoledì 10 maggio 2017

Come Capire il Clima Attraverso le Piante

Per conoscere realmente il Clima di una località si dovrebbe avere a disposizione una stazione Meteo professionale (non un semplice termometro da muro) ed almeno 30 anni di misurazioni.
Tuttavia l'Italia è piena di microclimi e la temperatura ufficiale, misurata anche a pochi chilometri di distanza da casa, potrebbe discostarsi notevolmente da quella del vostro giardino.

E' possibile dedurre il clima semplicemente osservando le piante che crescono in un dato luogo?

Danni da Freddo su Ortensia


Sicuramente gli essere vegetali sono sensibilissimi all'ambiente, basti pensare che i Licheni (formati dalla simbiosi tra un'alga ed un fungo) sono utilizzati come bio-indicatori dell'inquinamento, dato che non sopravvivono laddove ve ne sia troppo. 

Ogni pianta ha una propria resistenza al freddo, alla siccità, al vento etc. Scegliendo una pianta "spia" si potrebbero ottenere diverse informazioni sul luogo in cui è stata piantata.

In realtà in climatologia una classificazione delle fasce climatiche basata sulle piante esiste già. Le zone fitoclimatiche sono caratterizzate dalla presenza di più specie vegetali con esigenze termiche e pluviometriche paragonabili.
In altre parole questa classificazione non tiene conto della latitudine o dell'altitudine, ma semplicemente del tipo vegetazione presente che, a sua volta, dipende dalle temperature e dalle piogge.


In Italia sono presenti 5 classi fitoclimatiche, suddivise a loro volta in sottozone:

  • Lauretum : è la zona più calda e prende il nome dalla specie tipica, l'Alloro (Laurus nobilis). Presente lungo la fascia costiera ed in buona parte dell'entroterra del Centro-Sud, oltre che sulle rive dei grandi laghi prealpini (ad es. il Lago di Garda)
  • Castanetum : prende il nome dal Castagno (Castanea sativa), presente nelle zone submontane del centro Sud e nelle pianure-colline dell'Italia settentrionale.
  • Fagetum : qui la specie più rappresentativa è il Faggio (Fagus sylvatica). Tipica delle zone di bassa montagna, dove sono presenti boschi decidui.
  • Picetum : zona degli Abeti Rossi (Picea abies) e delle foreste miste di conifere. 
  • Alpinetum : si trova in alta montagna, al limite degli alberi. Presente sulle Alpi fino a 2500 m, una delle specie più diffuse in questa zona è il Larice (Larix decidua).

Due stesse zone fitoclimatiche possono trovarsi anche a molta distanza l'una dall'altra. Ad esempio il Castanetum è presente nel Nord Italia dal piano sino a 900 m ed in Sicilia, 1000 km più a Sud, dai 700 m ai 1500 m.


Ma quali sono le piante "indicatrici" più adatte?


Se vogliamo sapere dove il clima è più rigido, l'inverno più lungo ed il gelo più intenso, così da poter fare una mappa locale che ci dica cosa può e cosa non può crescere/fruttificare, dovremo prima di tutto scegliere delle piante "limite".
Pare ovvio che se scegliessimo la Palma da Cocco per paragonare due paesi del Nord Italia, l'esperimento darebbe pochi risultati, dato che morirebbe in entrambi i posti. 
Discorso analogo se prendessimo una Betulla che, sopravvivendo in tutte e due i paesini, non fornirebbe informazioni utili.

Premetto che il freddo può essere di diversa natura, magari una valle interna è molto soggetta ad inversione termica e solitamente registra temperature minime basse ma, in occasione di avvezioni di aria molto fredda, è più protetta e non ha i picchi che si registrano in zone di pianura più esposte.
Nella pianura Padana, in inverno, sono frequenti le Nebbie, che riducono le escursioni termiche, facendo però registrare temperature massime spesso molto basse ed addirittura giornate di ghiaccio.

Per distinguere i microclimi delle varie zone d'Italia prenderò in considerazioni diverse piante "spia", la cui presenza indicherà la bontà del clima locale, più di quanto non faccia la singola misurazione della temperatura minima. Esaminerò anche alcune specie a fioritura invernale, la cui mancata (o altalenante) fruttificazione suggerirà un microclima più freddo.
Ovviamente dovranno anche essere piante abbastanza comuni e diffuse, non rarità botaniche.


Resistenza della Pianta durante l'Inverno



Limone (Citrus limon) : questa specie è, tra gli Agrumi, una delle più sensibili al freddo e può esser un buon indicatore per le zone interne del Sud e costiere del Centro Italia.
In letteratura il Limone è dato rustico fino a -5° C (23° F), ma il freddo continuativo può danneggiarlo anche se non raggiunge tale picco. Indicativamente dovrebbe essere coltivato in zone in cui ci siano lievi gelate, solo poche notti all'anno.
Se vedete dei Limoni che campano da 30 anni in un posto, potrete essere ragionevolmente sicuri che lì il "vero" freddo non arriva mai. In una zona un po' più fredda magari, alla fine di un inverno rigido, hanno una cospicua perdita di foglie e sono evidenti i danni da freddo.
Il Limone si può trovare anche nel Nord Italia, sulle rive dei grandi laghi prealpini. Qui però prospera solo nei punti più riparati ed anche lì, con cadenza trentennale, si possono aver danni molto gravi se non addirittura la morte dell'intera pianta. Altrove si può trovare, ma solo molto piccolo, perché non campa più di un paio di Inverni.

Sulle coste di Calabria e Sicilia è facile trovarlo, qui non è un buon indicatore. Molto buono invece come indicatore per le coste del medio Adriatico; per le colline esposte a Sud di Lazio e Campania.


Arancio (Citrus sinensis) : L'Arancio dolce è più resistente del Limone. Sul lago mi è capitato di vedere Limoni che "ripartivano" dai rami principali ed Aranci con tutte le foglie sane. Ancora più rustici sono gli Aranci amari ed i Mandarini. Queste specie potrebbero essere dei buoni indicatori per le zone collinari interne di Toscana e Marche, per le zone prossime ai grandi laghi oppure per quelle interne e pianeggianti del Centro-Sud Italia.
Un pianta spia abbastanza simile come rusticità potrebbe essere il Carrubo (Ceratonia siliqua).


Mimosa (Acacia dealbata) : La specie è mediamente più resistente degli Agrumi e la sua rusticità si aggira intorno ai -8° C (18° F) o, se per breve durata, anche qualche grado in meno.
Una pianta di Mimosa grande e vecchia può suggerire il clima della zona. Tra l'altro la specie è molto diffusa e se in una zona vediamo solo mimose "piccole" vuol dire che probabilmente non vivono per più di 7-8 inverni.
Dopo l'inverno 2016/2017, che nel Nord Italia ebbe un freddo non intensissimo ma molto prolungato, constatai i vari microclimi con un bel giro in bicicletta: nelle zone di pianura, soggette ad inversione termiche ed esposte ai venti, quasi tutte le Mimose avevano le foglie marroni e bruciate, nelle alture esposte a Sud erano invece perfettamente sane. Sicuramente non un caso.
Questa specie è un buon indicatore per le zone di Pianura del centro Italia, per le zone collinari del Nord Italia ed, un po' al limite, per la Pianura Padana.


Olivo (Olea europaea) : Premetto che di questa specie esistono centinaia di Cultivar, ognuna delle quali con una diversa resistenza al gelo, ciononostante, data la frequenza con cui l'Olivo è presente nei giardini, potremmo fare un "discorso medio".
La specie è tipica del clima Mediterraneo, tuttavia la sua rusticità è più elevata di quanto non si creda; può uscire senza grossi danni anche a brevi gelate di poco inferiori ai -10° C (14° C).
Inoltre l'Olivo resiste piuttosto bene alla defogliazione, dando così un maggior grado di attendibilità su un'areale più esteso.
Nel Centro-Nord Italia è molto diffuso l'Olivo "Leccino". Questo è un buon indicatore per le zone di alta collina (500 mt) del Centro Italia, per la bassa montagna del Centro-Sud (600-800 m) oppure per le zone urbane del Nord Italia e la fascia pre-alpina.
Anche qui basta osservare la situazione dopo un inverno freddo, la quantità (e la salute) delle foglie, saranno indice di quanto abbia fatto freddo. A volte basta spostarsi da un leggero pendio ad una pianura, da una collina esposta a Nord ad una esposta a Sud, per notare grosse differenze.
In zone più fredde la chioma dell'Olivo può morire completamente ogni tot anni, ma le radici no ed emetteranno polloni. Qui non troverete mai Olivi con tronchi di grosso diametro, ma semmai Olivi a forma "cespugliosa".
Altre piante le cui foglie si possono danneggiare ad una temperatura simile all'Olivo sono il Rosmarino, l'Alloro, l'Oleandro ed il Mirto.


Fico (Ficus carica) e Melograno (Punica granatum) : Anche qui ci troviamo di fronte a due specie Mediterranee, sono però decidue e resistono al freddo un po' meglio dell'Olivo.
Sono buoni indicatori per le conche Appenniniche a quote superiori ai 500 m, per le zone di bassa pianura Padana (ad es. Lomellina, Alessandria, zone piemontesi alla base dell'Appenino Ligure).
La loro rusticità è di circa -12° C (10° F), ma anche a temperature più basse potrebbero non subire grossi danni.
La parte terminale dei nuovi rami di Fico è però poco lignificata e, se l'inverno è rigido, tende a seccarsi e morire. La pianta emetterà foglie dalle gemme sottostanti, senza danni alla produzione.
La fogliazione sarà però più tardiva e non comincerà "dalle punte".
Quindi, anche a temperature sub-letali, possiamo trarre delle informazioni. Il Melograno ha caratteristiche simili, rigetta però più frequentemente dalle radici.

Danni da Gelo sui Fioroni di Fico


Kaki (Diospyros kaki) e Kiwi (Actinidia chinensis) : Queste due specie resistono più o meno sino a -15° C (5° F) e sono buoni indicatori solo per le zone più fredde del Nord Italia (altopiani più freddi). Giovani piante di Kiwi sono notevolmente più sensibili.
Sono probabilmente dei buon indicatori per le pianure del centro Europa.


Mango (Mangifera indica) e Monstera deliciosa : Queste due specie sono molto sensibili al freddo e possono essere delle piante spia solo per le zone costiere più miti d'Italia.
Il Mango subisce gravi danni anche con lievi gelate e, per rimanere in salute, dovrebbe crescere in zone dove le minime invernali scendano solo raramente sotto i 5° C (41° F).
Recentemente sono stati fatti impianti nella fascia costiera della Sicilia (soprattutto nella costa Nord), ma già nella piana di Catania (soggetta ad Inversioni) la coltivazione del Mango presenta dei rischi ed addentrandoci nell'entroterra siculo può sopravvivere solo nei microclimi più miti.
Anche la Monstera è delicata e le sue enormi foglie si danneggiano facilmente con temperature appena sotto il punto di congelamento.

La presenza di queste due piante è indice di una mitezza "fuori media" per l'Italia. Oltre alle coste della Sicilia e del Sud della Calabria, queste due specie potrebbero indicare un microclima particolarmente mite in Sardegna, sulle coste Liguri e Campane.
Altrove, in Italia e senza protezioni, il Mango all'aperto è destinato a morire.


Specie Rustiche, ma utili allo studio dei Microclimi:



Alcune specie non hanno grossi problemi a superare l'inverno italiano, tuttavia possono fornire utili informazioni climatiche sui luoghi in cui sono piantate.


Banano Giapponese (Musa basjoo) : Ultimamente, anche nel Nord Italia, sono diventati frequenti i Banani ad uso ornamentale. Questa specie di Banano, il cui frutto non è commestibile, è infatti resistente al freddo e può sopravvivere anche a temperature minime di -15° C (5° F).
Tuttavia non è l'intera pianta ad aver una simile rusticità, ma solo le radici (ed in parte lo pseudo-fusto).

Le foglie del Banano Giapponese si bruciano (diventano marroni e seccano) anche dopo brevi esposizioni a temperature poco sotto gli 0° C (32° F). Quindi, se in Gennaio noterete dei Musa basjoo con foglie belle verdi, allora vorrà dire che lì il gelo non è ancora arrivato.

Foglie Banano Giapponese dopo il Gelo

Passiflora caerulea : Un discorso analogo a quello fatto appena sopra si può fare anche con questa specie di Passiflora. Qui però la temperatura "soglia" è leggermente più bassa ed anche con punte a -5° (23° F) si potrebbero avere solo danni minori alle foglie.
Se a fine inverno noterete una Passiflora c. con foglie belle e sane, probabilmente vorrà dire che in quel giardino c'è un microclima più mite rispetto a dove altre Passiflora c. siano spoglie o con tutte le foglie ingiallite.


Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica) e Corbezzolo (Arbutus unedo) : Entrambe sono specie sempreverdi rustiche, con foglie coriacee che reggono un gelo piuttosto intenso. Eppure sono delle ottime piante "spia", poiché fioriscono in autunno-inverno ed i loro fiori sono decisamente meno resistente al freddo rispetto al resto della pianta.
Si dice che il Nespolo Giapponese fruttifichi bene solo nell'areale degli Agrumi, tuttavia la specie riesce a portare avanti la fioritura (e l'ingrossamento dei frutticini) anche con temperature proibitive per la maggior parte delle altre specie.
Personalmente ho visto fruttificare Nespoli nella fredda (ed umida) Pianura Padana e danni seri alla produzione si hanno solo con prolungate temperature inferiori ai -5° C (23° F). Un discorso molto simile vale per il Corbezzolo.
Osservando la fruttificazione di queste due specie, potremmo capire il microclima locale.
In alcune zone fruttificheranno in tutte le annate, in altre solo dopo inverni miti, in alcuni posti la fruttificazione sarà abbondante, altrove ci saranno pochi frutti per pianta. Osservando i Nespoli Giapponesi della zona e mettendo insieme tutti questi dati potremo capire dove il freddo è più intenso.
Nel Nord Italia e nelle zone interne del Centro, queste due specie sono dei buoni indicatori.


Fenologia e Clima :


La stretta relazione tra stadio fenologico (stadio di sviluppo) di una pianta e clima è cosa assodata. Ovviamente più una zona è calda e più ci sarà precocità di sviluppo.
Nel determinare lo sviluppo (precocità o tardività) anche le temperature massime avranno un ruolo primario e probabilmente più importante rispetto agli esempi fatti sopra.
Sebbene più o meno tutte le specie siano soggette a questa relazione, alcune lo sono maggiormente ed, anche con piccole differenze termiche, evidenziano anticipi (o ritardi) considerevoli.


Cosa Osservare in Primavera ?


Mandorlo (Prunus dulcis) : Tutte le Rosacea hanno differenze sul periodo di fioritura, ma nel Mandorlo queste differenze diventano abissali. In alcune zone della Sicilia, nelle annate più miti, il Mandorlo può fiorire già ad inizio Gennaio, mentre in buona parte del Nord Italia fiorisce ad inizio Marzo. Ovviamente, tra questi due estremi (ben 2 mesi di differenza) esistono tutte le vie di mezzo, che daranno preziose informazioni.
Sebbene meno del Mandorlo, anche l'Albicocco (Prunus armeniaca) potrebbe essere un buon indicatore. Ad esempio, sulle Rive del Lago Maggiore, l'Albicocco è in fiore circa 2-3 settimane prima rispetto a quelli piantati appena dietro le prime colline, a soli 5-10 km di distanza.
Infine, per le zone fredde, può essere utile osservare dove vi siano maggiori danni da gelate primaverili, dopo un'avvezione di aria gelida in un periodo in cui le piante stiano già vegetando.
Un buon indicatore a questo scopo potrebbe essere l'Ortensia (Hydrangea macrophylla), dato che inizia a vegetare molto presto e le sue foglie si bruciano anche con lievi gelate.


Cosa Osservare in Autunno ?


Kiwi (Actinidia chinensis) : Le specie decidue perdono le foglie nella stagione fredda. In linea di massima, più una zona è fredda e più precoce sarà la caduta delle foglie.
Alcune specie, come la Vite (Vitis vinifera), iniziano ad ingiallire le foglie ben prima che arrivi il primo gelo e forniscono meno indicazioni.
Altre, invece, tendono a tenere le foglie molto a lungo ed, in assenza di gelate, a perderle gradualmente e molto tardivamente.
In zone esenti da gelo (ad esempio la fascia costiera della Liguria) è facile vedere Kiwi con foglie abbastanza sane (magari solo un po' ingiallite) anche in Gennaio, mentre dove gela è la prima brinata che le fa seccare (diventano marroni e si sbriciolano) e cadere in un'unica notte.
Se siamo in queste zone diamo un'occhiata tra ottobre e dicembre e cerchiamo di osservare il periodo di caduta delle foglie. Generalmente più un luogo è freddo e più sarà precoce la prima gelata autunnale.

Insomma, penso si sia capito che il modo più attendibile per fare una mini mappa USDA sia osservare le "piante del vicino", più che piazzare stazioni meteo ad ogni angolo.

Perdita Foglie Kiwi senza Gelo

Perdita Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

Foglie Kiwi dopo la Prima Gelata

mercoledì 3 maggio 2017

Quali Sono le Migliori Spiagge dell'Isola di Krk (Veglia) ? - Con Foto


Della stupenda Isola di Krk (o Isola di Veglia) in Croazia avevamo già discusso qua.
In questo articolo vorrei concentrarmi esclusivamente sulle spiagge, mettendo in luce quelle più belle, caratteristiche e meritevoli.

Sull'Isola di Krk, con quasi 200 km di coste (124 mi), non è sempre facile scegliere la spiaggia giusta; alcune potrebbero essere molto affollate, altre potrebbero essere scomode da raggiungere, altre troppo isolate etc.
Nelle prossime righe descriverò alcune spiagge (le migliori secondo me), sperando di farvi capire se siano o meno adatte alle vostre esigenze. 

Spiaggia Vela Plaža di Baška (Bescanuova) :


Situata nella parte meridionale dell'Isola, è composta da sabbia e ghiaia ed è lunga circa 2 km (1.24 mi). Questa spiaggia è molto affollata e, nei mesi centrali dell'estate, è difficile trovare posto.
Data la conformazione (la spiaggia sorge allo sbocco di una valle), il vento soffia costantemente, rendendo il posto ideale per gli amanti del Wind-Surf.
Ad una delle estremità della spiaggia vi è una montagna che sale quasi verticalmente dal mare. Nella parte sottostante potrete godervi la sua ombra, anche con il Sole "alto" del pomeriggio estivo.
Il mare è cristallino, diventa profondo velocemente, assume tonalità verdi-blu e, sferzato dai venti, regala delle belle onde.
La spiaggia di Baska è parallela ad un corso pedonale ricco di negozi, bar, ristoranti e gelaterie, molte delle quali sconfinano sulla spiaggia. Baska è una delle città più mondane dell'isola.

Spiaggia Vela Plaža di Baška


Mare Vela Plaža di Baška

Spiaggia Oprna di Stara Baška:


Per arrivare qui dovrete passare per Punat e seguire le indicazioni per Stara Baska. La spiaggia, posta sul versante meridionale dell'isola, è a poca distanza dal campeggio e dal centro abitato di Stara Baska.
Questo luogo è raggiungibile via mare o a piedi, mentre in macchina dovrete parcheggiare sul bordo della strada e scendere lungo un sentiero in pendenza abbastanza scosceso, poco indicato a chi abbia gravi problemi alle ginocchia o non goda di buona salute.
La spiaggia è composta da ciottoli e ghiaia, con un unico chiostro, ma la fatica della "sfacchinata" sarà ripagata da acque smeraldine e da una ressa meno soffocante rispetto alla vicina (in linea d'aria, non via strada) Spiaggia di Baska.
Adiacente a questa spiaggia vi è un secondo golfo, senza strutture, ma ancora più tranquillo.





Golfo Oprna di Stara Baška

Mare Oprna di Stara Baška
Acqua Oprna di Stara Baška


Spiaggia Potovosce - Vrbnik :


Un stretta stradina, in certi punti molto dissestata, collega la cittadina di Vrbnik alla spiaggia di Potovosce. Questo tragitto, lungo diversi chilometri, si snoda attraverso campi coltivati, vigne e scorci da cui è possibile osservare il mare.
Dopo diversi "sali e scendi", si arriva alla baia, composta da ghiaia e sassi. Questa spiaggia, posta sul versante orientale dell'isola di Krk, è abbastanza isolata ed immersa nella natura (la bellissima "Macchia Mediterranea"), rendendola una meta ideale per coloro che vogliono più tranquillità.
La strada che collega Vrbnik alla spiaggia di Potovosce è un tragitto ideale anche per gli amanti della Mountain-Bike.


Spiaggia Potovosce - Vrbnik


Strada verso Spiaggia Potovosce - Vrbnik





Spiaggia Zgribnica - Vrbnik :


Piccola spiaggia, proprio sotto il centro abitato di Vrbnik. Si può raggiungere sia in macchina (sebbene ci siano poi problemi di parcheggio), sia a piedi.
I bordi di questa baia, lunga e stretta, sono formati da scogli a picco sul mare, mentre nella parte retrostante la spiaggia vi è una cementificazione sulla quale sono state costruite diverse scalinate che portano sin quasi dentro il mare.

Spiaggia Zgribnica - Vrbnik

Spiaggia Vela Luka :


Questo golfo è raggiungibile solo via mare o attraverso una lunga passeggiata (qualche ora) che da Baska, sorpassando un valico, porta sino a Vela Luka.
Per questo motivo è tra le spiagge meno affollate dell'isola. Forse anche per questo è una baia davvero incantevole, selvaggia, incastonata tra le rocce e circondata dalle colline di natura carsica, tipiche dell'isola.
Tutto attorno è bianco, con vegetazione quasi inesistente e, arroventato dal Sole estivo, sembra quasi uno di quei paesaggi Afgani, sulle montagne che circondano Kabul.
Il mare è, anche qui, stupendo, senza la minima traccia di inquinamento, l'ideale per gli amanti delle immersioni.
Molte gite organizzate (con i traghetti) fanno meta a Vela Luka e la "via mare" è indubbiamente la più comoda e veloce.


Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika :


La maggior parte delle spiagge dell'Isola di Krk sono formate da ghiaia, ciottoli o scogliera. Una delle poche spiagge di sabbia è proprio Marak, che sorge nelle vicinanze del piccolo borgo di Risika, indicativamente a metà strada tra Vrbnik e Silo.
Dalle alture interne dell'isola si intraprende una strada abbastanza ripida che porta proprio sino al mare. Qui vi è un grande parcheggio (a Pagamento) e, solitamente, si riesce a trovare posto.
La spiaggia è composta da sabbia, di certo non fine come quella delle coste Marchigiane, ma comunque apprezzabile.
Sul posto c'è un bar che noleggia anche strutture ludiche da mare (pedalò, tavole da surf etc.) e la spiaggia è abbastanza ampia e può ospitare senza calca un discreto numero di persone.
Ideale per le famiglie e per i bambini.

Spiaggia Sabbiosa Sv. Marak - Risika

Spiaggia Malin Draga - Malinska :


La spiaggia di Malinska è formata prevalentemente da piattaforme cementate che costeggiano le rive. In alcuni punti si interrompono lasciando spazio a piccole spiagge "classiche"; altrove ci sono delle scalette, simili a quelle che si trovano in piscina, che permettono di risalire dopo un bel tuffo in mare.
In altre parole è come se fosse un lungo marciapiede, una sorta di lungomare, ma quasi a livello dell'acqua.

Alle spalle si trova un boschetto dove ripararsi dalla calura e ci sono anche delle rovine e degli hotel abbandonati. Diciamo che se non fosse affollato, sembrerebbe un luogo quasi tetro e pauroso.
Data la notevole lunghezza, questa "spiaggia cementata" offre un'ampia area dove stendere i propri asciugamani e prendere il Sole.

Spiaggia Malin Draga - Malinska


Mare Malin Draga - Malinska

Spiaggia Jert - Pinezici :


Questa spiaggia è tra le più belle dell'isola. Essa sorge sul versante occidentale, a circa 8 km dalla città di Krk. Per raggiungerla basta seguire i cartelli per i traghetti Valbiska.
Un spiaggia immersa nella pineta e nella macchia Mediterranea, a pochi metri dal mare, infatti, iniziano boschi di Lecci, Mirti, Corbezzoli, Pini Marittimi che, con le loro chiome, offrono una preziosa ombra.
La spiaggia è mista, con zone a ciottoli, piattaforme di cemento e scogliera. 
Qui uno dei vantaggi è quello di non dover necessariamente avere (o noleggiare) un ombrellone, basterà stendere l'asciugamano nella pineta adiacente al mare.
L'acqua assume tonalità verdi-azzurre ed è molto pulita, oltre ad essere una meraviglia per gli occhi.

Spiaggia Jert - Pinezici


Mare Jert - Pinezici

Altre Spiagge :


Ovviamente non è mia intenzione dire tutte le spiagge presenti sull'isola di Krk, anche perché sono tantissime, molte delle quali semisconosciute.
Ogni cittadina ha la sua spiaggia, compresa il capoluogo dell'isola. Veglia ha più di una spiaggia, ma onestamente sono sempre molto affollate e basta muoversi di poco per trovare di meglio.

In conclusione, se volete mare cristallino ed acque pulite, l'isola di Veglia è sicuramente una meta ideale. Inoltre, date le sue dimensioni, si gira agevolmente in macchina.

Isola di Veglia


Mare Isola di Krk

mercoledì 26 aprile 2017

Come Coltivare l'Agave americana? Dove può Crescere in Italia?

Tra le piante succulente l'Agave americana è sicuramente quella più diffusa ed inselvatichita in Italia, specie nelle zone costiere del Centro-Sud.

Dove si può piantare l'Agave americana? Quanto resiste al freddo? Quanti anni può vivere? Quando fiorisce?

Foglie Agave americana in Riva al Lago

Giovane Agave americana




Origine e Diffusione :


L'Agave americana è una specie nativa delle zone aride comprese tra il Messico settentrionale ed il Sud degli Stati Uniti (Arizona, Texas). Oggi la specie è naturalizzata in molte zone miti a clima semi-arido, dal Mediterraneo e Sud Africa, all'India ed Australia.
Tra le Agave è sicuramente la specie più coltivata e diffusa a scopo ornamentale ed adorna giardini rocciosi, ma anche scoscesi pendii incolti ed aree dismesse.
Come detto sopra, la presenza di questa pianta grassa non è relegata solo agli spazi privati, ma anche ai caldi pendii demaniali esposti al Sole ed alle brezze marine, dalla Liguria, sino alla Sicilia.
Sulle rive dell'Adriatico, allo stato selvatico, è meno frequente, ma si può trovare, soprattutto nelle rocciose coste della sponda Croata (ad esempio sull'Isola di Krk).

Inquadramento Botanico e Fisiologia :


Fiori Agave americanaL'Agave americana è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Agavaceae, lontana parante degli Asparagi.
La specie è talvolta erroneamente chiamata Aloe Americana sebbene, somiglianze estetiche a parte, Agave ed Aloe, non abbiano stretti vincoli di parentela ed appartengano a due famiglie distinte.
L'aspetto simile è dovuto a convergenza evolutiva, più che ad una vicinanza genetica. In altre parole, vivendo in ambienti simili (zone torride ed aride), pur lontani tra di loro (ricordo che le Agave sono Americane, mentre le Aloe sono Africane), le due piante hanno evoluto delle strutture analoghe, adatte a farle sopravvivere in quel clima.

L'Agave americana ha un portamento a cespuglio, con le foglie sempreverdi disposte concentricamente a mo' di rosetta. Le foglie sono di grosse dimensioni, dalla forma "a spada", la cui punta è rappresentata dall'aculeo terminale. Esse sono coriacee, dalla superficie liscia e possono avere una lunghezza compresa tra 90 cm e 210 cm (3-7 ft) e, nella parte centrale, una larghezza di circa 30 cm (12 in); inoltre lungo i loro margini sono presenti spine pungenti.
Il colore delle foglie varia a seconda della sottospecie, sebbene solitamente sia verde chiaro/bluastro, talvolta con striature gialle (ad es. Agave americana "variegata"). 
Le nuove foglie sono disposte quasi verticalmente, mentre quelle più vecchie hanno angoli via via più acuti rispetto al terreno, sino a diventare quasi orizzontali. 
La specie ha un aspetto globoso, con foglie molto dense ed un diametro medio variabile tra 1,8 e 3,5 metri (6-11.5 ft).

Contrariamente a quanto si possa pensare, l'apparato radicale dell'Agave è superficiale, con radici molto fitte che, dalla parte centrale della pianta, si espandono alla periferia, ricoprendo una buona superficie.

La fioritura dell'Agave americana è impressionante. Lo stelo fiorale spunta dalla parte centrale dell'Agave e si erge anche sino ad 8 metri (26 ft) di altezza, sembrando quasi sproporzionato rispetto alla pianta che l'ha prodotto. Da questa infiorescenza a pannocchia, sputano rami laterali orizzontali, perpendicolari allo stelo, al cui apice sono raggruppati numerosi fiori. Questi sono di color verde nella parte basale e giallognoli nella parte distale ed emanano un buon profumo.
L'infiorescenza, forse più che l'Agave in sé, ha un aspetto che assomiglia ad un albero, con un fusto eretto e rami laterali alla cui sommità, invece che esserci le foglie, ci sono i fiori.

Fioritura Agave americana


Quando fiorisce l'Agave americana?


La cosa triste della fioritura è che questa rappresenta l'ultimo atto prima che la pianta muoia. 
Sebbene un detto reciti "L'Agave fiorisce dopo cent'anni", questo non è vero e vuol semplicemente dire che bisogna attendere molto tempo affinché fiorisca e che, diversamente dalla maggior parte delle specie vegetali, non è un evento ciclico. 
L'Agave americana non è molto longeva e, di solito, vive sino ad un'età di 20-30 anni. Di conseguenza anche la fioritura avviene dopo altrettanti anni.
Durante l'ultimo anno di vita la specie inizia a produrre l'infiorescenza ma, date le dimensioni del fiore, il processo che porta al completo sviluppo richiede diversi mesi di tempo. 
Dapprima emerge lo stelo che si allunga verso l'alto, l'aspetto iniziale è molto simile a quello dell'Asparago che tutti noi conosciamo. sebbene gigante. Successivamente, nella metà alta dello stelo, vengono emessi rami laterali, sui quali spunteranno in fine i fiori.
In Italia, quest'ultima fase di fioritura, coincide con i mesi estivi, di solito tra Luglio ed Agosto.
I frutti sono delle capsule che contengono numerosi piccoli semi neri che, disperdendosi nell'ambiente, diffondono la specie.

Dopo la fioritura (e fruttificazione) lo stelo secca, la pianta madre si affloscia e muore, tuttavia nuove piantine emergono dalle sue radici e queste piante figlie (di solito 3-4 per ogni pianta madre) si svilupperanno per altri 30 anni, prima di intraprendere lo stesso destino toccato alla "madre".
Il metodo è però efficace e tra questo ed i semi, l'Agave è diventata una pianta quasi infestante.

Agave figlie, dopo fioritura

Sottospecie e Varietà di Agave :


Oltre alla classica, esistono diverse sub-specie di Agave che si differenziano per dimensione, ma soprattutto per il colore delle foglie.
Di seguito le principali:

  • Agave americana subsp. marginata : La parte centrale della foglia ha il classico colore verde ma, lungo entrambi i lati della foglia, ci sono strisce gialle.
  • Agave americana var. medio-picta : Diciamo che ha una colorazione complementare rispetto alla precedente, qui il giallo è nella parte centrale della foglia, mentre i bordi sono verdastri.
  • Agave americana var. medio-picta-alba : Identica alla precedente, con parte centrale bianca, invece che gialla.
  • Agave americana var. striata : Qui la parte centrale non è uniforme, ma striata, con diverse linee gialle, alternate a linee verdi.
Agave americana marginataAgave americana marginata


Coltivazione, Clima, Potatura e Moltiplicazione :


L'Agave americana predilige un'esposizione in pieno Sole, è una pianta estremamente resistente alla siccità ed, in Italia, può prosperare senza innaffiature anche nelle zone più torride.
La crescita è lenta e solo poche foglie vengono prodotte durante una stagione vegetativa.
Sebbene ai più possa sembrare strano, questa specie ha un'ottima resistenza al freddo e può reggere temperature prolungatamente basse e sporadiche gelate nell'ordine dei -10° C (14° F).
Personalmente ho visto questa specie, magari in posizioni riparate, in zone piuttosto fredde del Nord Italia, proprio a ridosso delle Alpi.
Il terreno ideale è sabbioso o anche povero, ben drenante ed ossigenato. La specie tollera i venti marini ed una leggere salinità del terreno, mentre non ha preferenze in quanto ad acidità/basicità del suolo.
La potatura dell'Agave non è essenziale, tuttavia, dopo qualche anno, si possono rimuovere le foglie basali, lasciando solo quelle apicali.
La riproduzione avviene per semina o, solitamente, prelevando i polloni (piante figlie) emessi dalla pianta madre dopo la fioritura.

Agave americana MediterraneoAgave sull'isola di Krk

giovedì 13 aprile 2017

Justicia adhatoda, una Pianta Officinale Ancora Poco Conosciuta

Vivete in un luogo mite ed avete un posticino inutilizzato del vostro giardino, magari anche piuttosto poco soleggiato? Se volete una pianta officinale rara, allora la Justicia adhatoda (o Adhatoda vasica) potrebbe fare al caso vostro.


Justicia adhatoda in fioritura
Justicia adhatoda



Justicia adhatoda è una pianta sempreverde che appartiene alla famiglia delle Acanthaceae, come il più noto e comune Acanto (Acanthus mollis).
La specie è originaria dell'Asia centrale e la sua distribuzione naturale si estende dal Pakistan, al Nepal, attraversando il Nord dell'India
L'attuale areale di coltivazione si espande anche più a Sud, sino allo Sri Lanka, Vietnam, Cina Meridionale, Indonesia e Malesia.
In molte di queste nazioni, oltre che per le proprietà medicinali, la specie è coltivata anche a scopi ornamentali ed, in zone a clima freddo come l'Inghilterra, è spesso utilizzata come pianta da appartamento

Justicia adhatoda, a volte chiamata anche Carmantina arborea o Malabar Nut, è una specie arbustiva a crescita rapida, tra le più alte del proprio genere. Se lasciata crescere libera, può infatti raggiungere un'altezza di 4 m (13 ft) anche se, in Italia, si mantiene leggermente più piccola.

La forma della chioma è generalmente a "V", con tronchi multipli e la sua larghezza è pressapoco uguale all'altezza della pianta stessa.

Le foglie della Justicia adhatoda sono lanceolate, lunghe circa 20 cm (8 in), di color verde brillante e con venature pronunciate, che le rendono molto ornamentali.
I fiori sono riuniti in una "pannocchia" che spunta eretta dall'ascella fogliare. Essi sono di circa 3 cm (1 in), bianchi con leggere sfumature viola e dalla forma l'inusuale, tipica della famiglia a cui appartiene la specie. 

Nelle zone native la fioritura avviene in inverno, luoghi in cui questa stagione corrisponde anche con la stagione secca. Più a Nord, dove l'inverno è più freddo ed umido, la fioritura avviene solitamente ad inizio primavera (Febbraio-Marzo) e si protrae per un periodo abbastanza lungo.


Dove Piantare la Justicia adhatoda ?


La specie, in Italia, può crescere laddove il clima abbia un inverno dolce, con temperature minime che raramente scendano sotto gli 0° C (32° F), sebbene possa reggere anche qualche grado in meno; diciamo che una rusticità di poco inferiore a quella di un Agrume.
Un bel esemplare è presente ai Parchi di Genova Nervi e se ne può tentare la coltivazione nella fascia costiera tirrenica, specie da quella a Sud di Roma.

L'esposizione ideale è abbastanza ombrosa, l'ideale è collocarla alla base di grandi alberi, affinché possa essere colpita solo dai raggi filtrati dalle chiome sovrastanti. Se esposta al Sole di mezzogiorno, le foglie possono subire danni, bruciature ed afflosciarsi.
Contrariamente alla maggior parte delle piante che amano l'ombra, la Justicia adhatoda è piuttosto resistente alla siccità estiva, anche perché, nei luoghi nativi, le piogge sono governate dai Monsoni, la cui alternanza fa si che ci siano lunghi periodi di siccità. 

Il terreno ideale è umido (ma senza ristagni), ricco di sostanza organica, fertile e con un pH da neutro a leggermente alcalino (pH 7-8); inoltre la specie ha una discreta tolleranza alla salinità del suolo.

Foglie Justicia adhatoda

Fiore Justicia adhatoda


Quali sono le Proprietà officinali della Justicia adhatoda ?


Nelle foglie sono contenuti diversi Alcaloidi, tra cui il più importante è la Vasicina, da cui si ricava la Bromexina. Estratti da queste foglie sono utilizzati in ambito terapeutico nelle patologie riguardanti l'apparato respiratorio (tosse, mal di gola, catarro etc.).
I principi attivi presenti in questo estratto hanno una funzione mucolitica, dilatano i bronchi ed inoltre, in caso di allergie, hanno anche un effetto antistaminico; infine rallentano la crescita di Mycobacterium tuberculosis.

Tronco Justicia adhatoda

Fioritura Justicia adhatoda

mercoledì 5 aprile 2017

Dove Piantare i Lamponi (Rubus idaeus)? Come Coltivarli?

Se pensiamo ai piccoli frutti non ci possono non venire in mente i Lamponi (Rubus idaeus) che, con il loro sapore acidulo ed aromatico, impreziosiscono macedonie, torte e pasticcini.

Ma qual è la pianta del Lampone? In quali luoghi può crescere in Italia? Che clima preferiscono i Lamponi? Qual è il loro ciclo produttivo? Quando e come si potano?

Rubus idaeus


Origine e Diffusione :


La specie Rubus idaeus, che produce i classici e più comuni Lamponi rossi, è nativa delle zone temperate fredde dell'Europa, motivo per cui è conosciuta anche col nome di Lampone europeo.
Data la sua naturale propensione a vivere in ambienti relativamente freschi, la specie è in grado di spingersi a quote elevate, sia sulle Alpi, che sugli Appennini.
Su queste montagne, infatti, il Rubus idaeus cresce spontaneo e riesce a fruttificare fino a 2000 m (6562 ft) sul livello del mare, un'altitudine proibitiva per la maggior parte delle piante da frutto.
Sulle montagne del Centro-Nord Italia è abbastanza diffuso, mentre diventa più raro nel meridione e sulle isole maggiori.

I Lamponi sono presenti in tutta Europa e nel Nord America ma, a livello commerciale, vengono coltivati prevalentemente nell'Europa centrale a clima continentale e poco nel bacino Mediterraneo.
Nel 2013, il maggior produttore a livello mondiale era la Russia (25%), seguita dalla Polonia (21%) e dagli Stati Uniti (16%).
In Italia la distribuzione della specie è a macchia di leopardo e la produzione concentrata nelle pianure/vallate del Nord Italia o in bassa montagna sulle Alpi.
Ultimamente, anche in regioni poco vocate, è diventata comune la coltivazione forzata fuori suolo, in ambiente controllato (Serre), un po' come avviene per le Fragole.

Ciclo Vegetativo e Potatura :


I Lamponi, ma in realtà anche le altre specie appartenenti al genere Rubus, hanno un ciclo biennale.

Ma cosa significa? Dopo due anni muore la pianta e devo ripiantarla?

Nulla di tutto questo, le radici dei Lamponi sono perenni. Il ciclo biennale è riferito solo alla parte aerea e, nelle prossime righe, cercheremo di capire come funziona.

Supponiamo di aver potato alla base un Lampone; arriva la primavera e, dalle radici, spuntano dei rami (polloni) che cresceranno verticali, senza ramificazioni. Questi rami, non produrranno né fiori né frutti e, con l'arrivo dei primi freddi autunnali, perderanno le foglie.
La prima stagione vegetativa (primo anno) si è ora conclusa e la pianta entra in stasi vegetativa per superare i rigori invernali.
La primavera successiva (secondo anno) la nostra pianta di Lamponi sarà formata da un certo numero di rami eretti (rami di un anno di età), dalle cui gemme spunteranno dei germogli al cui apice saranno presenti i fiori e, di conseguenza, i frutti.
Allo stesso tempo, dalle radici, verranno prodotti nuovi rami a crescita eretta e senza ramificazioni.

Alla fine della seconda stagione vegetativa la pianta di Lamponi sarà formata da due tipi di rami: quelli prodotti durante la primavera/estate (rami senza ramificazioni e senza frutti) e quelli di due anni (rami ramificati, prodotti nella stagione precedente), che hanno fruttificato durante l'estate.

Quest'ultimo tipo di rami (rami di due anni) muoiono, seccano e, l'anno successivo, il ciclo si ripete.

Ricordatevi che con "anni", si intendono stagioni vegetative. Alla fine di una stagione, il ramo ha un anno di età, anche se in realtà da Marzo a Novembre sono passati solo 9 mesi.

La potatura dei Lamponi è semplice, basta rimuovere i rami morti (quelli di due anni) ed accorciare i lunghi rami di un anno (dalle cui gemme si produrranno rami laterali e fiori).
I rami morti si riconoscono, dal legno secco, fessurato e "screpolato" (guardare foto sottostanti), oltre chiaramente dal fatto di aver le ramificazioni.
I Lamponi si potano durante la stagione morta, da Novembre a fine Febbraio, quando saranno completamente spogli.

Rami Rubus idaeus

Rami di un Anno Lampone

Rami Uno e Due Anni Rubus idaeus

Botanica e Fisiologia :


I Lamponi (Rubus idaeus) sono piante decidue che appartengono alla famiglia delle Rosaceae, di cui fanno parte numerose piante da frutto da climi temperati, tra cui Ciliegio, Albicocco e Nespolo.

Come abbiamo appena letto sopra, i Lamponi non sono delle vere e proprie piante, ma hanno un ciclo biennale. I rami dell'anno possono raggiungere, a seconda del clima e della varietà, un'altezza variabile da 50 cm, sino a 2 metri (1.6-6.5 ft) e sono ricoperti da spine, sebbene siano stati selezionati dei Lamponi che ne sono privi.
Le foglie del lampone sono caduche, dal margine seghettato, imparipennate (ovvero composte da 3-5-7 foglioline) e ricoperte da una leggera peluria.
I fiori sono raggruppati, a gruppi di 3-5, in racemi che sorgono all'apice vegetativo dei rami laterali, prodotti dalle gemme dei rami di un anno.
Essi sono bianchi, ermafroditi e, solitamente, autofertili; ogni singolo fiore è formato da 5 petali ed altrettanti sepali, da numerose corte antere (che producono polline) e, diversamente da altri fiori, da carpelli multipli (che producono ovuli).
Data la presenza di carpelli multipli, la bacca che noi chiamiamo Lampone, è in realtà formata dalla fusione di più frutti, ognuno dei quale derivante da un singolo carpello (frutto composto).
Questo frutto, nei primi stadi di sviluppo, è duro e di color bianco-verde, mentre a maturità si ammorbidisce, vira al rosso (o anche al giallo-arancione) e si distacca dal ricettacolo.
Le radici sono superficiali, ma possono espandersi notevolmente e, come detto in precedenza, sono l'unica parte perenne del Rubus idaeus.


Fenologia del Lampone :


Rubus idaeus, nel Nord Italia, inizia a germogliare verso metà Marzo ed in Aprile le foglie sono già ben formate ed i nuovi rami in allungamento.
La fioritura inizia verso metà maggio, ma è molto prolungata e, nelle condizioni ideali, può durare anche un mese. La fruttificazione, anch'essa scalare, avviene generalmente nei mesi di Giugno/Luglio.
Ovviamente, sulle Alpi ed in generale in montagna, questi tempi possono essere ritardati anche di un mese, mentre nelle calde regioni del Sud Italia anticipati di 2-3 settimane.

Fin qua abbiamo parlato delle varietà più comuni, cioè quelle che producono un'unica fioritura/fruttificazione all'anno; eppure esistono delle selezioni di lamponi che fioriscono due volte.


Qual è la differenza tra Lamponi uniferi e Lamponi biferi (detti anche Lamponi rifiorenti)?

Poco sopra, nel parlare del ciclo produttivo del lampone, ci siamo riferiti esclusivamente alle varietà unifere; ovvero quelle che, nel mese di maggio, fioriscono dai nuovi getti, germogliati dai rami di un anno.
Eppure esistono anche varietà rifiorenti che, oltre alla fioritura analoga a quella dei lamponi uniferi, ne aggiungono una più tardiva. Questa seconda fioritura avviene a metà estate, sui polloni emessi nell'anno stesso. Ovviamente, a questa fioritura, segue anche una seconda fruttificazione, di solito verso settembre/ottobre.

Anche le varietà di Lamponi rifiorenti sono biennali, semplicemente qui i rami non producono frutti solo durante il secondo (ed ultimo) anno di età, ma anche nel primo anno, appena pochi mesi dopo la loro emissione dalle radici.

Foglie Lampone

Boccioli Fiorali Lampone

Fiore Rubus idaeus

Fioritura Rubus idaeus


Coltivazione, Clima, Esposizione, Moltiplicazione e Cure :


I Lamponi hanno un'ottima resistenza al freddo e possono tranquillamente reggere il gelo invernale del Nord Italia, persino quello di montagna. Anche temperature inferiori ai -20° C (-4° F) non danneggiano né le gemme, né tanto meno le radici.
Rubus idaeus, per via delle radici superficiali, è una specie poco tollerante nei confronti della siccità e, nei mesi estivi, necessita irrigazioni frequenti. Inoltre ha un elevato fabbisogno di freddo invernale e, per potersi sviluppare correttamente, richiede tra le 800 e le 1000 ore con temperature inferiori ai 7° C (44° F).
Da quanto scritto sopra si evince che il Nord Italia, con il suo clima continentale, è più vocato alla coltivazione del Lampone, rispetto alle aride coste del meridione.

L'esposizione ideale è a mezz'ombra, specie in zone a clima Mediterraneo in cui le giornate estive siano quasi tutte assolate e calde.
Il pieno Sole è consigliabile nelle fresche zone di montagna o in quei paesi laddove l'estate abbia temperature basse e Sole spesso oscurato dalle nuvole (come ad esempio l'Inghilterra, l'Irlanda o il Nord Europa).
L'ombreggiatura totale è da evitare, sebbene il Lampone sia una delle piante da frutto che meglio (o meno peggio) regge questa condizione. All'ombra la fruttificazione è però più scarsa ed il sapore dei frutti meno dolce.
Per piantare i Lamponi in Italia conviene scegliere una posizione in cui ci sia Sole alla mattina e alla sera ed una luce filtrata (magari da qualche albero) nelle ore più centrali della giornata; ciò nonostante, se ben annaffiati, reggono anche il Sole di mezzogiorno.
Se si volessero interrare più piante, esse dovranno essere distanziate di circa mezzo metro (20 in) l'una dall'altra e circa 2 metri (80 in) tra le fila.
Tuttavia è una pianta molto espansiva e, a livello amatoriale, conviene coltivarla a "boschetto". Anche piantando solo 2-3 piante, nel giro di qualche anno si allargheranno su una superficie notevole, garantendo una produzione soddisfacente.

In molti si domandano se i Lamponi abbiano bisogno di sostegni per potersi sviluppare.
Diciamo che male non fanno, ma con un'opportuna potatura non sono strettamente necessari.
Se i rami di un anno vengono accorciati di circa metà lunghezza, potranno non piegarsi sotto il peso delle bacche e della nuova vegetazione.
I rami prodotti nell'annata, specie quelli di piante vigorose, potranno avere un portamento ricadente che, estetica a parte, non rappresenta un grosso problema.

Se si volessero utilizzare dei sostegni (ad esempio delle canne di bambù come quelle che si usano per i pomodori), si possono lasciare interi i rami di un anno, legandoli con dei lacci a diverse altezze.
In questo modo si possono avere Lamponi "ad altezza uomo" senza il rischio che i rami si rompano.
Un altro metodo è quello di disporre i sostegni su linee parallele distanziate tra loro di circa  50-70 cm (20-28 in), collegare i sostegni sulla stessa linea con fili posti ad altezze diverse e lasciar crescere i Lamponi nello spazio centrale. In questo modo i rami, piegandosi, andrebbero ad appoggiarsi sul filo che, fornendo loro supporto, eviterebbe che ricadano a terra o si spezzino.

Il terreno ideale per la coltivazione dei Lamponi è umido, ricco di humus, fresco e sub-acido, sebbene la pianta sia più tollerante di altri piccoli frutti a terreni neutri o addirittura basici. Tuttavia il Lampone non è molto esigente e, pur preferendo i terreni "di montagna", prospera quasi ovunque, tanto da essere considerato una specie infestante e non è raro vedere nuove piantine che spuntano qua e là, anche lontano dalla pianta madre.
Le concimazioni, in terreni mediamente fertili, non sono indispensabili, tuttavia l'aggiunta invernale di letame ben maturo può aumentare la produzione.

La riproduzione per semina è poco utilizzata (sebbene sia efficace). I Lamponi si possono facilmente moltiplicare sia prelevando nuovi polloni (con relative radici), sia per talea, interrando, in autunno, i rami della stagione.

In ultimo non dimentichiamoci che la specie è molto rustica anche nei confronti dei parassiti e solo raramente le infezioni (Afidi) sono tali da compromettere la fruttificazione.

Lamponi Immaturi

Lamponi in Maturazione

Frutto Rubus idaeus


Varietà di Lampone :


Nel corso degli anni sono state selezionate decine e decine di cultivars, ognuna con caratteristiche peculiari.
I due grossi gruppi, come detto in precedenza, sono composti dalle varietà Unifere e Rifiorenti (Bifere); ma notevoli differenze ci sono anche all'interno di questi raggruppamenti, sia per quanto riguarda colore, sapore e grandezza del frutto, sia per il periodo di maturazione ed il portamento. 

Tra i Lamponi uniferi più precoci troviamo Malahat, i cui frutti sono di medie dimensioni con sapore piuttosto acido, e Glen Moy, particolarmente resistente agli afidi.
In epoca intermedia troviamo Tulameen, molto diffuso sia per l'elevata pezzatura dei frutti, sia per l'abbondante produzione. Tra i più tardivi ricordiamo Tadmor, il quale produce frutti poco succosi, ma ben conservabili.

Tra i Lamponi rifiorentiHeritage è probabilmente la varietà più diffusa tra gli hobbisti, essa produce un frutto dolce, di medie dimensioni che, diversamente da altri, si mantiene abbastanza a lungo sulla pianta. Fallgold è il classico Lampone Giallo (o meglio arancione), produce bacche piuttosto grosse che hanno un sapore più delicato, meno acido, ma anche meno saporito, rispetto ai classici Lamponi Rossi.
Fallgold produce frutti in estate, ma anche durante l'autunno, sino all'arrivo dei primi geli.

Lamponi Gialli

Lamponi Fallgold

Piante di Rubus idaeus

Foglie Lampone in Autunno