Translate

lunedì 15 luglio 2019

Coltivazione del Guava (Psidium guajava), una Pianta da Frutto Tropicale per Amatori

La (o il) Guava, nota anche come Guaiava o, dallo spagnolo, Guayaba, è un frutto tropicale poco conosciuto all'infuori dei Tropici. In Italia è difficile trovare in vendita il frutto fresco, tuttavia nei negozi etnici è abbastanza comune trovare succhi di frutta a base di Guava.

Questo frutto viene prodotto dalla specie Psidium guajava, una pianta tropicale di cui parleremo dettagliatamente in questo articolo, anche perché la sua coltivazione a livello amatoriale può regalare grosse soddisfazioni, persino a chi la crescesse in un clima tutt'altro che tropicale.


La pianta del Guava ha il grosso vantaggio di poter crescere decentemente in vaso, inoltre, partendo da seme, inizierà a fiorire/fruttificare già dopo solo 2-3 anni. Ovviamente anche l'Avocado (Persea americana) si può far crescere da seme, ma essendo un albero non si svilupperà al meglio in vaso e per la fruttificazione (se mai avverrà in vaso) si dovranno attendere in media 8-10 anni.

Frutti di Guava Ovali
Frutti di Guava Tondi

Origine, Diffusione e Storia :

L'albero del Guava ha un'origine incerta, anche perché i suoi piccoli semi sono numerosi, facilmente trasportabili dagli uccelli e germogliano efficacemente; è dunque probabile che l'area in cui è  attualmente naturalizzato sia molto più estesa di quella di partenza.
Fatte queste premesse gli studiosi, pur non sapendo il luogo esatto, credono che il Guava sia nativo delle foreste pluviali comprese tra il Sud del Messico e la parte tropicale del Sud America (es. Colombia, Perù, Venezuela, Brasile settentrionale etc.), dove cresce dal piano sino ad una quota di 1500 m (5000 ft), soprattutto se vicino all'equatore.
La coltivazione della Guayaba ad uso alimentare risale ad epoche remote, vi sono infatti prove del suo utilizzo sin dai tempi degli antichi Aztechi.

Ai nostri giorni la specie è naturalizzata in tutti i continenti ad esclusione di quelli privi di climi tropicali, ovvero l'Europa e l'Antartide. Esemplari selvatici di Psidium guajava si possono trovare dal Queensland, in Australia, alle isole del Pacifico (es. Hawaii, Fiji etc.), dal Sud-Est Asiatico (Filippine, Malesia etc.), alla Florida, sino al Sud Africa (Tanzania, Zimbabwe).

La diffusione a scopo commerciale od amatoriale è ancora più ampia, tanto che la Guaiava viene coltivata in quasi tutte zone sub-tropicali del mondo e persino negli angoli più miti del Mediterraneo.


Classificazione Botanica e Sapore del Frutto :

Psidium guajava è il nome scientifico del Guava, un arbusto che appartiene alla grande famiglia delle Myrtaceae.
Questa specie, essendo coltivata da secoli in zone tropicali anche molto lontane tra di loro, mostra un'enorme variabilità, sia come portamento, sia come forma, dimensione e sapore del frutto. Esistono infatti piante che producono frutti grandi quanto una piccola Albicocca ed altre che ne producono grandi quanto un pompelmo; alcune varietà producono frutti a polpa gialla, altri rosa, altri ancora verde.

Anche il sapore è assai diverso a seconda della varietà, in Thailandia, ad esempio, mangiano la Guava verde non ancora matura, tagliata a fette, che ha una consistenza simile a quella di una mela. Personalmente preferisco il frutto a polpa gialla, ben maturo; in questo caso emana un forte profumo, ha una consistenza simile a quella di un budino ed un gusto intenso, che a me ricorda quello della Banana, sebbene prevalga il sapore tipico della Guava (assaggiate i Succhi di Frutta al Guava per rendervene conto).
La Guava Rosa ha un maggior contenuto di acqua ed è meno dolce (zuccheri più diluiti), sebbene non sia sempre facile generalizzare solo in base al colore della polpa.
Il grosso problema di questi frutti è la massiccia presenza di semi all'interno della polpa. Essi sono piccoli e non è fattibile rimuoverli manualmente dalla polpa, ciò nonostante non sono teneri come quelli di un Kiwi e possono creare qualche problema durante la masticazione.

Il genere Psidium comprende circa un centinaio di specie, molte delle quali producono frutti commestibili, sebbene P. guajava sia in assoluto la più apprezzata per i suoi frutti.
Tutte le specie di Psidium sono native delle zone calde dell'America Latina ed hanno per lo più uno sviluppo contenuto, di seguito troverete alcune delle specie più rappresentative del genere :
  • P. amplexicaule : noto come Guava di Montagna, cresce sulle colline del Porto Rico. Possiede foglie spesse ed arrotondate, piccoli fiori verdi/bianchi e produce frutti dal diametro di un paio di centimetri (0.75 inch).
  • P. cattleyanum : chiamato anche Guava Fragola, è una specie nativa del Brasile e diventa infestante nelle condizioni di crescita ideali. I suoi frutti sono gialli o rossi (a seconda della varietà) ed hanno le dimensioni di una pallina da ping pong. P. cattleyanum è probabilmente la seconda specie per qualità dei frutti e verrà approfondita in un articolo ad hoc.
  • P. claraense : endemico di Cuba è minacciato dalla distruzione del proprio habitat.
  • P. dumetorum : specie endemica della Jamaica, ma ormai estinta.
  • P. friedrichsthalianum : Guava originario del Costa Rica i cui frutti vengono localmente utilizzati per fare bevande rinfrescanti dal sapore leggermente aspro.
  • P. galapageium : specie nativa delle Isole Galàpagos, produce frutti eduli gialli dal gusto leggero, molto apprezzati dalla fauna locale.
  • P. guajava : chiamato anche Guava Classico (o Guava Comune), è la specie più conosciuta, oggetto questo articolo.
  • P. guineense : produce molti frutti di piccole dimensioni, dal vago sapore di fragola, sebbene con spiccate note di amaro, che possono esser più o meno marcate da pianta a pianta. Se ne è tentato l'incrocio con P. guajava, al fine di ottenere una pianta che producesse tanti frutti (come P. guineense) dalle ottime qualità organolettiche (come P. guajava).
  • P. rufum : endemico del Brasile, viene anche chiamato Guava Viola per via dei frutti di tale (ed inusuale) colorazione.

Polpa Guava Bianco
Polpa Guava Rosa
Com'è Fatta la Pianta del Guava ? - Botanica e Fisiologia 

Psidium guajava è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di arbusto di medie dimensioni, potendo occasionalmente raggiungere un'altezza di 10 m (33 ft); tuttavia normalmente la crescita è inferiore ed una pianta adulta ben potata si mantiene intorno ai 4-5 metri (13-16 ft).
Negli impianti commerciali gli esemplari vengono piantati ad una distanza di circa 4 metri (13 ft) lungo la fila, ma le file son più distanziate per poter far passare i mezzi agricoli.
Ovviamente la crescita in vaso, od in un clima non vantaggioso, riduce ulteriormente la taglia delle piante.

Il tronco, di norma singolo e dal diametro massimo di 25 cm (10 in), è ricoperto da una sottile corteccia color rame che, con l'età, tende a sfaldarsi, dando al fusto un aspetto liscio e screziato, con colori che variano dal grigio-verdastro, sino al marroncino. Questa caratteristica lo rende molto ornamentale e sicuramente distinguibile dalla maggior parte delle altre piante.

I giovani rami, ed anche il primo getto emesso dopo il germogliamento del seme, hanno la peculiare forma quadrangolare (cioè a sezione quadrata) e sono di color verde-rossastro. In condizioni ideali la crescita è massiccia e la nuova vegetazione si allunga talmente tanto da pendere (per gravità) verso il basso, conferendo alla chioma un aspetto disordinato.
Un Guava adulto in salute, se non viene mai potato, avrà una chioma folta, ma con molti rami intrecciati e penduli, tanto da poter toccar terra sotto il peso dei frutti.

Nuova Vegetazione Psidium guajavaLe radici sono espanse e superano l'area della proiezione della chioma al suolo, tuttavia non è un apparato radicale particolarmente profondo e solo poche radici scendono in profondità, pur senza mai delinearsi un vero e proprio fittone principale. 

Le foglie sono di medio-grosse dimensioni, tendenzialmente ovali, con vistose venature e, se accartocciate, emanano un leggero odore. Esse sono unite al ramo tramite un cortissimo picciolo ed in estate, od in un clima perennemente caldo, sono di color verde chiaro; eggià, perché quando le temperature si abbassano (pur rimanendo ben al di sopra degli 0° C o 32° F) esse si tingono di tonalità che vanno dalle molte sfumature del rosso, sino al viola-brunastro.
Questa condizione è probabilmente una strategia difensiva contro il freddo e, di per sé, è fisiologica; tuttavia è pur sempre un sintomo di stress, che ai tropici non si verifica.
Se le temperature fossero ancora più basse si potrebbe aver una parziale perdita delle foglie e la pianta si comporterebbe come semi-decidua. Nel complesso la pianta del Guava regge la defogliazione ben meglio di molte altre piante tropicali sempreverdi (ad es. Mango).

I fiori sbocciano da gemme situate all'ascella fogliare della nuova vegetazione, sono singoli (mai riuniti in infiorescenze), bianchi, dal diametro di circa 2,5 cm (1 in), con 4-5 petali che cadono prematuramente rispetto agli altri organi del fiore. Essi emanano un leggero (talvolta quasi impercettibile) profumo, sono ermafroditi e, come tipico delle Myrtaceae, hanno numerosissimi stami (fino a 250), che puntano in ogni direzione, ognuno formato da un filamento ed un'antera color giallo tenue che produce il polline. Il fiore è ricettivo per circa 36/48 h.


Psidium guajava è generalmente una specie autofetile, quindi nella maggior parte dei casi avrete una fruttificazione soddisfacente pur avendo un'unica pianta; ciononostante l'impollinazione incrociata tra più piante ad opera delle Api aumenta la percentuale di allegagione.

Come appena detto, i boccioli fiorali vengono prodotti su ogni nuovo getto; di conseguenza in zone tropicali umide, in cui non vi sia un sostanziale arresto vegetativo, la fioritura può avvenire in tutti i mesi dell'anno.
Laddove vi sia una stagione fredda (o secca), la fioritura è concentrata nel semestre più caldo. Nelle zone più miti d'Italia la pianta del Guava re-inizia a vegetare tra Aprile e Maggio, in funzione del clima e dell'esposizione, e si ha la prima (e più abbondante) fioritura in maniera scalare tra Giugno e Luglio. La lunga estate Mediterranea permette una seconda fioritura nel periodo autunnale, tuttavia i frutti derivanti da quest'ultima fioritura non avranno vita facile, dato che dovranno maturare in una stagione a loro ben poco congeniale; infatti solo pochi giungeranno a maturazione ed anche quelli che matureranno non avranno la dolcezza ed il sapore dei frutti ottenuti dalla prima fioritura e cresciuti sotto il Sole estivo.
Quindi, a grosse linee, la fioritura avviene in un periodo compreso tra Maggio e Novembre, ciò non toglie che nelle zone più miti del Meridione, in annate particolarmente calde, qualche fiore isolato possa sbocciare anche all'infuori della finestra temporale appena menzionata.

Un'ultima cosa, la fioritura del Guava non è mai troppo abbondante, sia perché i fiori non sono molti, sia perché non si aprono tutti contemporaneamente, quindi non troverete mai una pianta stracolma di fiori, come invece potreste osservare nel Pruno da Fiore o nel Falso Gelsomino.

I frutti possono esser rotondi, ovali od a forma di Pera e possono pesare sino ad un massimo di 500 gr (1,1 Lb). Essi sono avvolti da una spessa buccia che, nei frutti immaturi, è rigida e verde chiaro, mentre a maturazione avvenuta si ammorbidisce virando a color giallo-arancione, indipendentemente dal fatto che sia una Guava a polpa bianca o rosa. I semi sono duri, gialli ed a forma di rene.
Piccola curiosità, i sepali del fiore non cadono in seguito all'impollinazione, ma permangono anche nel frutto maturo.

Nel clima ideale ci vogliono dai 3 ai 5 mesi per passare dal fiore al frutto maturo, ma in Italia ci potrebbero voler anche 6 mesi, dato che i "fiori di Luglio" avranno solo un paio di mesi, prima dell'arrivo del pur mite autunno meridionale.
Nel complesso in Italia la raccolta delle Guave è autunno-invernale (tra inizio Ottobre e Dicembre), sebbene per i frutti tropicali coltivati all'infuori dei tropici non sia mai facile stabilire l'esatto periodo di maturazione, dato che può variare considerevolmente anche con piccole fluttuazioni termiche.

Bocciolo Fiorale Guava

Pre-fioritura Psidium guajava
Apertura Fiore Guayaba

Fiore Aperto Psidium guajava

Come Crescere la Pianta del Guava ? - Coltivazione, Esposizione, Clima e Potature

Psidium guajava è una specie rustica ed a crescita rapida, tanto che in molte zone tropicali è considerata una pianta infestante. Essa può infatti crescere dai Tropici sino alle zone Temperate Calde, in luoghi umidi o semi-desertici, formare una fitta boscaglia o crescere come esemplari isolati.

In Italia, tuttavia, non si può di certo considerare una specie invasiva, dato che la sua limitata resistenza al freddo ne limita fortemente la diffusione, non permettendole di competere con le altre specie.

Ma quindi qual è la resistenza al freddo della Guaiava ?

Diciamo che, per non aver alcun rischio, sarebbe meglio coltivare questa specie in aree esenti da gelo ("Frost Free Zones"); inoltre la tolleranza al freddo non dipende solo dalla temperatura minima raggiunta, ma anche dalla sua durata, frequenza, nonché dall'umidità e dalle temperature massime. Detto questo è ragionevole pensare che una pianta di Guava acclimatata al freddo possa resistere sino a temperature minime di circa -3° C (26.6° F), pur perdendo qualche foglia. In realtà già con minime inferiori ai 10° (50°) si ha l'arrossimento delle foglie, ma sino a 0° C (32° F) non vi è cospicua perdita delle foglie.
Non escludo che una pianta adulta ed in salute possa sopravvivere ad un breve (ed isolato) picco di gelo a -5° C (23° F), ma a queste temperature la defogliazione sarà totale, i danni da freddo ingenti e la pianta potrebbe ripartire, in primavera, solo dalle branche principali o dal tronco.
In Italia se ne può tentare la coltivazione all'aperto nelle zone costiere di Sicilia, Calabria e nei luoghi più riparati della Campania (es. Costiera Amalfitana), della Liguria (es. Riviera di Ponente) e della Puglia (es. Salento). Poi, come esperimento od utilizzando qualche accorgimento, ci si può spingere anche in zone più fredde, ma di certo non crescerà mai nella Pianura Padana, a meno di non coltivare la pianta in vaso e ripararla in una serra calda durante l'inverno.

P. guajava è una pianta abbastanza eliofila e gradisce un'esposizione in pieno Sole, in quanto all'ombra fiorisce poco/nulla e la vegetazione cresce esile e stentata, con la chioma allungata alla ricerca della luce. In zone particolarmente torride potrebbero giovare un paio d'ore di ombra al giorno, ma nel complesso è meglio prediligere esposizione in cui vi siano almeno 6 ore di luce diretta al giorno.

Giovane Tronco Psidium guajavaLa pianta del Guava è adattabile in quanto a terreno, potendo crescere su un'ampia gamma di suoli, da quelli argillosi, sino a quelli sabbiosi. Un terreno a pH compreso tra 5 e 7 (acido-neutro) è ideale, ma riesce a svilupparsi anche in quelli alcalini (fino a pH 8).
Foglie GuajaboNon è particolarmente importante che il terreno sia profondo, dato che la maggior parte dell'apparato radicale assorbente sta nei primi 30 cm (1.5 in) di suolo; inoltre, pur preferendo i terreni drenanti, tollera i ristagni idrici meglio rispetto alla maggior parte delle piante da frutto ed in natura può sopravvivere anche in piane alluvionali occasionalmente sommerse dall'acqua.
Un terreno fertile e ricco di sostanza organica favorirà la crescita e la produzione di frutti. In un suolo povero di nutrienti converrà concimare frequentemente ed apportare materia organica, ma anche in un terreno mediamente fertile le piante si avvantaggeranno di una buona concimazione che fornisca i tre macro-elementi (Azoto, Fosforo e Potassio) ed i micro-elementi, tra cui è molto importante lo Zinco; a questo scopo può esser utile utilizzare concimi per agrumi, ricchi di Zn, poiché anche queste piante ne soffrono la carenza.

In letteratura il Guava è ritenuto un albero resistente alla siccità ed in effetti lo è, ma questo va a discapito della fruttificazione. Per aver una fioritura (e fruttificazione) soddisfacente questa pianta richiede almeno 1000 mm (40 in) di pioggia all'anno, senza lunghi periodi di totale siccità.
In Italia una pianta adulta ed affrancata vivrebbe anche senza irrigazioni, tuttavia se il fabbisogno idrico non fosse soddisfatto si avrebbe una prematura caduta dei frutticini ed una scarsa fioritura.


Piante coltivate in piena terra nel zone aride del Sud Italia dovrebbero esser annaffiate (in estate) almeno una volta a settimana per primi anni e, successivamente, 2-3 volte al mese.
Nelle condizioni di carenza idrica che si possono verificare in Italia, probabilmente una pianta adulta di Guava non morirebbe, ma potrebbe soffrire ed arrestare la crescita; ovviamente se fosse coltivata in vaso sarebbe ben più avida di acqua e, se esposta tutto il giorno al Sole, dovrebbe esser bagnata quasi quotidianamente.

Frutticino Guava TondoQuesto arbusto ha una crescita piuttosto veloce e vigorosa ed una buona potatura è necessaria per dare una forma alla pianta, ma anche per indurre l'emissione di nuova vegetazione e, dunque, di fiori. Nelle zone in cui vi sia una stasi vegetativa, come in Italia, il periodo migliore per la potatura potrebbe esser il finir dell'inverno, prima del risveglio vegetativo, ma dopo che sia passato il freddo più intenso. Potare una pianta di Guayaba è piuttosto semplice, basta rimuovere i rami che si intrecciano o mal posizionati, quelli più interni che rimarrebbero ombreggiati ed accorciare i rami eccessivamente penduli.
La specie tollera potature anche significative ed inoltre sarà semplice non far danni, dato che non vi sono gemme a fiore od a legno ed i fiori vengono prodotti sulla nuova vegetazione, spuntata dai rami di uno o più anni.

In Italia non son necessari trattamenti chimici e la specie si mostra resistente alle principali malattie fungine. Piante debilitate possono esser attaccate dalla Cocciniglia, ma di solito si riprendono senza grossi danni.

Frutticini Guava "Pera"


Frutti Immaturi Guava

Come Riprodurre la Guayaba Partendo da Seme ?

La quasi totalità delle piante vendute in Italia non sono cloni selezionati, ma semplicemente semenzali. La propagazione per semina è la più utilizzata a livello amatoriale, anche perché veder crescere (e fruttificare) una piantina nata da seme è sempre un'esperienza stupenda.
I semi rimangono vitali per mesi, ma sarebbe meglio prenderli freschi. C'è chi suggerisce di farli bollire per 5 minuti per velocizzare il germogliamento, ma io consiglio di immergerli semplicemente in acqua a temperatura ambiente per 24 h.
Il miglior periodo per seminare il Guava in Italia è da metà Maggio in poi, dato che le temperature iniziano già ad esser "tropicali", ma si avranno ancora 3-4 mesi buoni per la crescita della piantina.
I semi vanno interrati in vaso ad una profondità di qualche centimetro e, nelle condizioni ideali, germoglieranno nel giro di 2-3 settimane. Per le primi fasi di vita è consigliabile mettere il vaso a mezz'ombra e mantenere umido il terriccio.

Psidium guajava ad Inizio EstateTempo fa comprai su Ebay dei semi di P. cattleyanum, ma non appena la piantina crebbe mi accorsi che in realtà erano di P. guajava. Purtroppo queste due specie vengono spesso confuse e vendute l'una per l'altra. Il trucco per capire se la piantina che vi è nata è il "classico" Guava è osservare il germoglio in crescita; quello del P. guajava (e solo lui) ha vistosi spigoli, poiché possiede un'inconfondibile sezione quadrata.

Psidium guajava a Fine EstateLe piantine crescono veramente veloci sin da subito e già dopo 2, 3 o al massimo 4 anni avrete la prima fioritura, con possibile fruttificazione. Purtroppo, come spesso accade nelle specie a crescita rapida, l'albero del Guava è poco longevo e vive sino ad un'età di 30-40 anni. Il picco di fruttificazione si ha intorno ai 15 anni ma, dopo tale età, inizia un netto ed inesorabile declino produttivo.
Quanto appena detto vale nel suo habitat naturale; può essere che in un clima più freddo, in cui per diversi mesi all'anno non ci sono temperature adatte alla crescita, possa vivere qualche anno in più ed aver uno sviluppo più contenuto.

Nelle foto qua di lato potrete notare la crescita estiva di una piantina di Guava. La prima foto è fatta ad inizio Giugno, la seconda intorno ad inizio Settembre, i 3 mesi in cui in Italia ci sono le miglior condizioni di crescita per questa specie.

Ovviamente la moltiplicazione per semina non garantisce che la pianta figlia abbia le stesse qualità della pianta madre. Se si vuol riprodurre una varietà selezionata si dovrà necessariamente passare dalla propagazione vegetativa.
I metodi più comuni di riproduzione asessuata sono l'innesto (usando come portainnesto dei semenzali), la margotta e la talea. Questi due ultimi metodi sono preferibili nelle zone più fredde, poiché se il gelo facesse morir la parte aerea, dalle radici potrebbero spuntare dei polloni, anch'essi della varietà pregiata (mentre nell'innesto sarebbero dei semenzali).

Una pianta (sub)tropicale bella, facile da coltivare e che produce ottimi frutti. Se avete un angolo libero del vostro giardino e vivete nel clima giusto, fateci un pensierino, sicuramente con poche cure avrete grandi soddisfazioni; tuttavia vorrei stimolare anche coloro che abitano nel Centro-Nord Italia a coltivare il Guava in vaso, riparandolo durante l'inverno. Ovviamente avrete vita più difficile, ma son sicuro che qualche accortezza riuscirete ad ottenere una bella gratificazione.

Frutti Maturi Psidium guajava

Fruttificazione Guava

Tronco Esemplare Adulto Psidium guajava

mercoledì 10 luglio 2019

Cos'è la Popillia japonica ? Quali Danni Provoca e Come si Combatte ?

Popillia japonica è il nome scientifico del Coleottero Giapponese che, da qualche anno a questa parte, si è diffuso nel Nord Italia, arrecando ingenti danni agli agricoltori.

Origine e Diffusione :

La Popillia japonica è un insetto nativo del Giappone, ma presente da secoli anche in Cina e Russia Orientale. Questo patogeno approdò nello stato del New Jersey, intorno al 1915 e da lì si diffuse in tutti gli Stati Uniti orientali. In Europa fece la prima comparsa negli anni '70, ma fu limitata alle remote Isole Azzorre. Purtroppo nell'estate del 2014 fu accertata la presenza di un focolaio all'interno del Parco del Ticino e più Comuni, affacciati sia sulla sponda piemontese, che su quella lombarda del fiume, ebbero i primi danni.
Negli anni successivi il Coleottero si espanse sul territorio, tanto che alcuni esemplari furono segnalati addirittura in Svizzera.
Per chi non fosse della zona ricordo che il Ticino è l'emissario del Lago Maggiore e, nel suo primo tratto, segna il confine tra Piemonte e Lombardia, immettendosi nel Po, poco a Sud di Pavia.
Le zone più interessate (per ora) sono quelle della Valle del Ticino, indicativamente nelle province di Novara e Varese.

Popillia japonica

Come Riconoscere il Coleottero Giapponese ?

La P. japonica è di forma ovoidale, con una lunghezza media di 10 mm e larghezza di 6 mm, il capo è color verde metallico, mentre il dorso è color bronzo. Purtroppo molti Coleotteri hanno colori, forme e dimensioni simili ed è facile confondere la Popillia japonica con altre specie comuni meno voraci (es. Anomala vitis) o decisamente innocue, come Cetonia aurataMimela junii.

Per riconoscere con certezza la P. japonica dovrete guardare la parte posteriore e l'addome, qui sono presenti dei ciuffi di peli bianchi, 5 per ogni lato e due all'estremità (12 in totale). Questa caratteristica rende la P. japonica distinguibile rispetto ad ogni altra specie coleottero nostrano. Le larve, invece, son ben più difficili da identificare e bisogna osservare la presenza di una doppia fila di spine disposte a "V", assente nelle altre specie.


Qual è il Ciclo Vitale della Popillia japonica ?

Popillia japonica primo pianoLe femmine di Coleottero Giapponese depongono a più riprese, producendo sino a 60 uova a stagione. Le uova vengono deposte nel terreno, prediligendo quelli umidi e ricchi di malto erboso.
Il periodo di Ovideposizione è contemporaneo a quello in cui gli adulti volano alla ricerca di cibo ed è indicativamente compreso tra Giungo e Settembre. Le Uova si schiudono dopo 10-12 giorni e le larve iniziano a svilupparsi, muovendosi nel terreno in cerca di cibo e scendendo più o meno in profondità a seconda dell'umidità del suolo. La maggior parte delle larve passa l'inverno al terzo stadio larvale, stando ad una profondità media di circa 15-20 cm. In primavera, con l'innalzarsi delle temperature, le larve ritornano attive, risalgono in superficie, si cibano, diventano Pupe e si apprestano alla metamorfosi. Tra metà Maggio e Luglio, a seconda del clima, si ha lo sfarfallamento ed i "nuovi nati" volano alla ricerca di cibo (foglie e frutti) e di accoppiamento.


Quali Danni Provoca ? 

I Coleotteri Giapponesi adulti si cibano di foglie, frutti e fiori e possono agevolmente volare da una pianta all'altra. Giovani piante possono esser totalmente defogliate ed uccise, arrecando un enorme danno economico ai vivaisti. La lamina fogliare viene morsa, fino a che non rimangono solo le nervature principali, rendendo l'aspetto della foglia simile a quello di una ragnatela. La maggior parte delle piante adulte può tollerare una parziale defogliazione, tuttavia vi sarà un danno estetico e, se l'infezione fosse massiccia, si potrebbe compromettere la fruttificazione dell'anno corrente e di quello successivo. La Popillia japonica si nutre anche di frutti in via di maturazione, compromettendo la produzione, soprattutto di quei frutti che maturano in piena estate.
Un altro problema è il loro comportamento gregario, infatti l'arrivo dei primi esemplari ne richiama altri, in una reazione a catena esponenziale che, nei casi più gravi, fa si che vi sia una concentrazione locale elevatissima, con decine di Coleotteri su un unica foglia. Inoltre anche le sostanze volatili rilasciate dalle foglie in seguito a lesione fungono da richiamo, aumentando ancor di più il danno locale. Può succedere che una pianta sia completamente infestata, mentre un'altra identica a pochi metri rimanga indenne

Le Larve di P. japonica sono anch'esse voraci e si cibano delle radici, soprattutto di piante erbacee. Un improvviso disseccamento di vaste aree di prato potrebbe esser dovuto a questo patogeno e ciò rappresenta un problema per chi volesse un giardino "all'inglese", ma anche per i campi da Golf o di calcio.

Danni Popillia japonica su Foglie di Nocciolo

Danni Popillia japonica su Foglie di Ciliegio

Danni Popillia japonica su Foglie di Vite

Quali Sono i Periodi Più Critici dell'Anno ?

Le Larve sono attive tutto l'anno a parte l'Estate (cioè da Settembre ad inizio Maggio), tuttavia nelle zone in cui gela rimangono inattive durante i mesi più freddi ed, in linea di massima, i danni maggiori ai manti erbosi si riscontrano in Primavera ed Autunno.

Gli Insetti adulti vivono in media 40 giorni, con enormi differenze a seconda della temperatura esterna; infatti se il caldo è eccessivo possono vivere anche solo 10 giorni, mentre con il freddo persino a 90-100 giorni. Le femmine sono leggermente più longeve dei maschi.
La P. japonica provoca danni alle piante arboree da Giugno ad inizio Agosto, ma il picco massimo è di solito ad inizio Luglio (variabile anche tra le annate) e già da fine Luglio si ha un drastico calo delle popolazioni.
Questi Coleotteri sono particolarmente attivi nelle ore calde della giornata ed amano il Sole; infatti se piove o le temperature scendono sotto i 21-22° C la loro motilità diminuisce e non scappano neppure quando li si cattura.


Quali Piante Attacca ?

Purtroppo la Popillia japonica è polifaga e son state descritte almeno 300 specie vegetali da essa colpite. Le Larve amano nutrirsi delle radici delle graminacee, ma non disdegnano neppure quelle di Mais e Soia. Gli Adulti invece mangiano le foglie di specie forestali (Tiglio, Acero Americano, Ontano, Betulla, etc.), di piante da frutto, tra cui Nocciolo, Ciliegio, Susino, Kiwi e soprattutto Vite Europea (Vitis vinifera). Danni si sono verificati anche su specie ortive (Pomodoro, Zucchino, Fagiolo), su piccoli frutti come le More o su piante ornamentali come le Rose.
La Vite Americana (Vitis labrusca) sembra leggermente meno sensibile, mentre il Fico non è solitamente predato. Le Pomacee (es. Melo e Pero) sono un po' più resistenti rispetto alle Drupacee (es. Pesco, Susino). 


Come Combattere la Popillia japonica ?

Trovare un rimedio per sconfiggere questa malattia, o quantomeno per limitarne l'espansione, fu sin da subito uno degli obbiettivi dei vari enti regionali (es. Arpa).
La Regione Piemonte installò (ed installa tuttora) numerose trappole, piazzandole in luoghi adatti. Le trappole, attirano i Coleotteri Giapponesi tramite specifici feromoni ed una rete intrisa di insetticida ne causa l'intorpidimento e la successiva morte. Queste trappole, che troverete ai margini delle strade od in mezzo ai campi, NON DEVONO ESSERE TOCCATE o SPOSTATE, poiché altri odori potrebbero coprire i feromoni. Esse servono a limitare il numero di una popolazione infestante, ma non riescono a debellarla totalmente, anche perché una singola trappola cattura (ed uccide) circa il 75% dei patogeni che si avvicinano, che sono comunque solo una parte dei totali. 
Queste trappole NON SONO ADATTE ad USI PRIVATI, poiché se collocate in un giardino od in un orto attirerebbero tutti i Coleotteri Giapponesi dei paraggi, aumentandone notevolmente la concentrazione locale e quel 25% che sfugge alla trappola sarebbe numericamente maggiore rispetto  agli esemplari totali presenti in un normale sito.
Altre trappole rilasciano il fungo M. anisopliae, parassita della P. japonica. Le trappole sono posizionate alla giusta distanza l'una dall'altra e collocate secondo un criterio logico, in modo da circoscrivere determinate aree e creare delle "zone cuscinetto" con l'intento di rallentare l'avanzata della P. japonica.

Trappola a FeromoniSi possono utilizzare anche i comuni insetticidi, ma i trattamenti devono essere periodici ed il danno alle Api ed agli altri insetti "buoni" potrebbe esser superiore al beneficio. Meglio spruzzare un prodotto ammesso in agricoltura biologica come l'Olio di Neem
Negli Orti, date le piccole dimensioni, si possono utilizzare reti anti-insetto, avendo l'accortezza di non lasciare nessuno spiraglio (neppure nella parte bassa); purtroppo questo metodo non è perfetto e limita anche la presenza degli insetti utili.

Una pratica molto semplice è la cattura manuale. La P. japonica non morde, non punge, non è velenosa e la si può toccare tranquillamente a mani nude. Durante le ore più fresche (es. mattina) questi coleotteri sono "rimbambiti" e non opporranno resistenza alla cattura. Basterà ispezionare le piante alla ricerca di questi patogeni, prenderli ed ucciderli, per esempio immergendoli in una soluzione di acqua e zucchero od acqua e sapone.
Certo, vi sembrerà di svuotare il mare con un secchiello, ma la rimozione giornaliera di questi coleotteri potrà ridurre il danno locale, pur non cambiando nulla a livello globale.

Le formiche si cibano delle sue uova, le talpe delle larve e molti uccelli mangiano i coleotteri adulti, ciò nonostante tutti questi predatori naturali non sono sufficienti a controllarne la proliferazione.
Nella Lotta Biologica sono state introdotte le specie Tiphia vernalis e Tiphia popilliavora, che si nutrono delle larve della P. japonica, e la Istocheta aldrichi che invece depone le uova all'interno dell'addome del Coleottero femmina adulto, in molti casi uccidendolo prima che deponga le uova. Purtroppo questi metodi negli USA non hanno dato i risultati sperati.

In conclusione, imparate a riconoscere la Popillia japonica, ispezionate tempestivamente le vostre piante e rimuovete manualmente quanti più Coleotteri possibili, così da inibire la proliferazione durante gli stati precoci.
Nel futuro credo che non si riuscirà ad eradicare questo patogeno, ma si imparerà a conviverci e, instaurando il giusto equilibrio preda-predatore, se ne potrà limitare il danno alle specie vegetali.

Danni Popillia japonica su Foglie di Susino

martedì 2 luglio 2019

Come Coltivare il Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)

Il Rincospermo (Trachelospermum jasminoides, sin. Rhyncospermum jasminoides), chiamato anche con il nome di Falso Gelsomino, è un rampicante ornamentale assai diffuso e coltivato in special modo per i suoi profumatissimi fiori, che fanno avvertire la sua presenza già da lontano.

Nelle prossime righe troverete una breve descrizione della pianta, le informazioni più importanti per la sua coltivazione, nonché qualche curiosità.

Trachelospermum jasminoides

Origine, Diffusione e Storia :

Il Rincospermo appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, che comprende prevalentemente piante succulente di origine tropicale, sebbene appunto con qualche eccezione.
T. jasminoides è nativo dell'Asia orientale, nelle zone temperate calde comprese tra Giappone, Korea e Cina Meridionale, ma è ormai naturalizzato anche nel medio oriente (Pakistan, Iran) e nel Nord America.
Nel suo habitat naturale il Gelsomino Cinese (sì, si chiama anche così) cresce ai margini assolati delle foreste o nelle zone più aride in cui vi crescono prevalentemente piante arbustive.

Grazie alla sua stupenda fioritura e rusticità, il Rincospermo è oggi assai diffuso in buona parte d'Europa, negli Stati Uniti e persino nelle zone non tropicali dell'Australia.


Qual è la Differenza Tra il "Falso" ed il "Vero" Gelsomino ?

Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides) è il nome dato al Rincospermo per la sua somiglianza al "Vero" Gelsomino o Gelsomino Comune (Jasminum officinale), sebbene le due specie appartengano addirittura a famiglie diverse.

Fiore Falso Gelsomino (Trachelospermum jasminoides)In realtà tutte le circa 200 specie del genere Jasminum potrebbero esser i "Veri" Gelsomini; nel meridione, ad esempio, è molto comune il Jasminum grandiflorum, noto anche come Gelsomino di Sicilia.
Fiore Vero Gelsomino (Jasminum sp.)Tutti i "Veri" Gelsomini appartengono alla famiglia delle Oleaceae, proprio la stessa del più famoso Olivo (Olea europaea), hanno solitamente portamento rampicante o ricadente, producono fiori bianchi e sono sempreverdi; tuttavia non mancano le eccezioni, il Jasminum nudiflorum (Gelsomino d'Inverno o di San Pietro), per esempio, produce fiori gialli sul finir dell'inverno ed è deciduo.

Premetto che ad un occhio poco esperto non è sempre facile riconoscere il "Vero" dal "Falso"; ciononostante esistono differenze sostanziali.
In primis la rusticità, il T. jasminoides è una pianta che può resistere a forti gelate, mentre il J. officinale resiste a lievi gelate ed il J. grandiflorum è ancora più sensibile al freddo e deve esser coltivato dove le temperature non scendano praticamente mai sotto gli 0° C (32° F).
Quindi nel Nord Italia, se noterete un Gelsomino, sarà al 99% il "Falso", poiché il "Vero" potrebbe sopravvivere solo in luoghi molto riparati.

Un'altra differenza sono le foglie, il Gelsomino Cinese le ha opposte, scure e coriacee, mentre il Gelsomino Comune ha foglie composte; ma la differenza più grande è nei fioriT. jasminoides è una Apocynaceae e, come tutte le altre specie della famiglia (es. Plumeria), produce tipici fiori a 5 petali bianchi disposti circolarmente, che ricordano molto la forma di un'elica di un motoscafo. I fiori del J. officinale sono anch'essi a 5 petali bianchi (altre specie di Jasminum possono averne di più), ma non hanno questa peculiarità.

Boccioli Falso Gelsomino
Fioritura Rincospermo

Com'è Fatto il Rincospermo ? - Botanica e Fisiologia

Il Falso Gelsomino è un arbusto rampicante sempreverde che, con gli anni, può allungarsi molto, raggiungendo un'altezza di anche 10 metri (33 ft).
Esso viene piantato in giardino per creare siepi fiorite, adatte a ricoprire ringhiere, pergolati, muri o qualsiasi cosa che abbia qualche appiglio a cui aggrapparsi; inoltre la sua elevata vigoria lo rende perfetto per creare uno spazio divisorio tra due giardini/abitazioni, dato che il fitto fogliame garantirà la dovuta privacy.

Sebbene i migliori risultati si abbiano nella coltivazione in pieno campo, la specie ben si presta ad esser coltivata anche in vaso, per abbellire terrazzi o balconi. In quest'ultimo caso si dovrà rinvasare in vasi via via più grandi, sapendo che non è una specie coltivabile a lungo in vasi di piccole dimensioni.

Frutto Immaturo Falso GelsominoIl Rincospermo non forma quasi mai un vero e proprio tronco, ma è formato da più tronchi, molto ramificati sin dalla base. I nuovi getti sono color bruno-rossastro, lunghi ed estremamente flessibili, tanto che si attorcigliano a spirale attorno a qualsiasi cosa incontrino, formando il più delle volte un groviglio di rami.
Con il passare degli anni la corteccia tende ad assumere un colore grigio ed a fessurarsi.

Frutto Maturo ed Aperto RincospermoLe radici vanno in profondità per raggiungere l'acqua e sono assai ramificate, ma nel complesso, pur espandendosi molto, non si può considerare un apparato radicale invasivo.

Le foglie sono opposte, di forma lanceolata-ovale, lunghe una decina di centimetri (4 in) ed unite al ramo tramite un corto picciolo. Le foglie "adulte" hanno un aspetto coriaceo e color verde scuro, sebbene con inverni particolarmente freddi possano assumere tonalità rossastre.

I fiori del Trachelospermum jasminoides sono raggruppati in un'infiorescenza che di norma emerge dall'apice dei nuovi rami, sebbene qualcuna possa svilupparsi anche dalle gemme ascellari delle foglie più terminali. Questi fiori superano di poco di 2 cm (0.8 in) di diametro, sono bianchi e, come detto in precedenza, hanno i petali disposti ad elica ed emanano un inteso profumo.

La fioritura è abbastanza scalare e dura indicativamente da Maggio a Luglio, sebbene il picco massimo sia in Giugno; in questo mese una siepe di Falso Gelsomino è ricoperta da una miriade di fiorellini bianchi, che ne permette il riconoscimento da notevole distanza.
Può capitare che qualche fiore sbocci anche all'infuori del periodo sopracitato, ma rimangono isolati, passando inosservati.

Il frutto è una sorta di baccello rigido ed allungato e solitamente ne viene prodotta una coppia saldata alla base. I due "baccelli" sono disposti in modo divergente ed ognuno di essi contiene numerosi semi "alati", ovvero dotati di una sorta di peluria, che permette loro una miglior dispersione ad opera del vento. A maturazione (tra Autunno ed inizio Primavera) i frutti si aprono, permettendo ai semi di "volare", alla conquista di "nuove terre".

Un'ultima curiosità, se si stacca una foglia od un rametto, dalla pianta fuoriesce una linfa biancastra simile a quella del Fico (Ficus carica); questo essudato può irritare la pelle, macchiare i vestiti ed è tossico se ingerito.


Dove Crescere il Falso Gelsomino ? - Coltivazione, Clima, Potature e Riproduzione

Il Rincospermo è una pianta rustica e di facile coltivazione che, una volta affrancata, cresce bene e prospera senza particolari cure od attenzioni; inoltre non richiede trattamenti di alcun genere, dato che è resistente alla maggior parte delle malattie.
Il Falso Gelsomino si può piantare più o meno in tutta Italia, forse ad esclusione delle zone di montagna a clima particolarmente rigido.
Trachelospermum jasminoides ha una buona resistenza al freddo, superiore a quella del Jasminum officinale, ma di certo non paragonabile a quella di alcune piante decidue, come la Betulla o l'Albero dei Tulipani.

Giovane Esemplare in Estate Trachelospermum jasminoidesGiusto per aver dei numeri (indicativi), fino a temperature di circa -5° C (23° F) le foglie del Rincospermo rimangono perfettamente verdi; con temperature comprese tra -5° C e -10° C (23-14° F) un po' di foglie potrebbero diventare rossastre; mentre tra -10° C e -15° C (14-5° F) alcune foglie potrebbero seccare (diventano bronzee) e si può aver una parziale defogliazione.
Fin qua la pianta si riprenderà tranquillamente in primavera e, anche nell'ultimo caso, non si avranno grosse conseguenze sulle future fioriture. Se la temperatura scende sotto la soglia di -15° C (5° F) si possono manifestare danni da freddo ai legni più sottili e, se il gelo diventa ancora più inteso, può seccare l'intera pianta. In linea di massima il Falso Gelsomino è coltivabile senza grossi rischi, sino ad una zona USDA 7.

T. jasminoides si adatta a molteplici esposizioni, può infatti essere cresciuta in pieno Sole, così come a mezz'ombra, fiorendo comunque copiosamente. Può svilupparsi con discreto successo anche in posizioni ombrose, ma qui la fioritura risulterà limitata rispetto alle altre esposizioni.

La specie, anche grazie alle radici che scendono in profondità, ha una spiccata resistenza alla siccità ed una volta adulta non avrà bisogno di grosse innaffiature. Nel Nord Italia non vengono mai innaffiate e la pioggia dei temporali estivi è più che sufficiente per farle vegetare al meglio; nelle zone più aride del mezzogiorno irrigare un paio di volte al mese potrebbe aumentare la vigoria durante l'estate, ma una volta affrancata sopravviverebbe anche senza esser bagnata.
Ovviamente quanto appena detto vale per piante coltivate in piena terra, il fabbisogno idrico di piante coltivate in vaso è decisamente superiore e si dovrà bagnare, aspettando che la terra si asciughi tra un'innaffiatura e l'altra.

Sebbene il periodo migliore sia l'autunno, piante coltivate in vaso possono esser piantate tutti i mesi dell'anno, a patto che il terreno non sia gelato.
Per la messa a dimora scegliete una posizione che riceva almeno qualche ora di Sole diretto al giorno e che abbia nei paraggi una struttura su cui arrampicarsi. Ricordatevi che il Falso Gelsomino, a differenza ad esempio della Vite (Vitis vinifera), non possiede viticci con cui aggrapparsi, ma sono proprio i nuovi getti che si attorcigliano al supporto.

Se volete formare una siepe, piantate più esemplari ad una distanza di circa 1 metro (3.3 ft) e piegate i primi rami in maniera orizzontale, partendo dal basso. In questo modo i rami di un esemplare punteranno verso quelli di un altro (e non verso il cielo) e dalle gemme poste su questi rami emergeranno nuovi getti che punteranno verso l'altro, crescendo in verticale. Così facendo colmerete prima lo spazio tra i diversi esemplari.
La crescita iniziale non è eccezionale, ma dopo un paio d'anni la situazione si ribalta e vi troverete a tagliar i nuovi getti più volte all'anno.

Giovane Ramo Attorcigliato a Spirale Trachelospermum jasminoidesIl terreno ideale è profondo, leggermente acido, fertile e ricco di sostanza organica, tuttavia si può coltivare al meglio su un'ampia gamma di suoli, tranne quelli eccessivamente compatti e pesanti, poiché se vi fosse ristagno idrico e bassa ossigenazione del terreno la pianta potrebbe manifestare i sintomi della Clorosi, con conseguente ingiallimento (e nei casi più gravi caduta) delle foglie. Sebbene nei vari siti si legga "Si deve concimare ogni 2 settimane", ciò non è affatto vero, quanto meno se stiamo parlando di piante coltivate in pieno campo.
Le concimazioni potrebbero velocizzare la crescita, ma nel complesso direi che, in un suolo mediamente fertile, sono abbastanza superflue. Personalmente ho visto esemplari molto grandi che, senza l'aggiunta di alcun fertilizzante, fiorivano abbondantemente ogni anno.

La potatura è indispensabile per dar una forma alla pianta, dato che per ogni ramo cresciuto nella stagione precedente vi sono decine di gemme pronte ad emettere nuove ramificazioni.
Il Falso Gelsomino può esser potato anche da mani inesperte, basta utilizzare strumenti sterili e rimuovere la vegetazione disordinata od eccessivamente attorcigliata.
Se si volesse coltivare il T. jasminoides a siepe sarà necessario potare almeno un paio di volte l'anno (una sul finir dell'inverno ed una nel periodo appena successivo alla fioritura), eliminando i getti che puntano troppo verso l'esterno. Nel complesso il Rincospermo, come un po' tutte le specie adatte ad esser coltivate a siepe, resiste bene ai tagli.

Il Falso Gelsomino si propaga essenzialmente in due modi : tramite talea o tramite margotta. Nel primo caso si dovrà tagliare un ramo semi-legnoso di una decina di centimetri ed interrarlo in un vaso con buon terriccio, sino ad avvenuta radicazione; nel secondo caso, invece, il ramo non verrà reciso, ma semplicemente piegato ed interrato o ricoperto di terra per stimolare l'emissione di nuove radici; il taglio del ramo dalla pianta madre avverrà solo successivamente. Entrambi i metodi di moltiplicazione sono efficienti, motivo per cui non si eseguono innesti.
La riproduzione per semina è più lenta ed utilizzata per lo più a livello amatoriale.

Insomma, se state cercando una siepe fiorita profumata, ma avete poco tempo/voglia da dedicarle, forse avrete finalmente trovato la pianta che fa per voi.

Infiorescenze Trachelospermum jasminoides

Falso Gelsomino ad Inizio Autunno
Fioritura di Giugno Falso Gelsomino
Semi Trachelospermum jasminoides

giovedì 20 giugno 2019

Come Coltivare la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis) ? - Crescita e Cure

Se vi steste chiedendo quale sia la Palma più diffusa in Italia, fino a qualche anno fa non avrei esitato a rispondervi : nelle zone fredde del Nord Italia la Trachycarpus fortunei, mentre nelle zone più miti o costiere del Centro-Sud la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis).

Purtroppo, negli ultimi anni le P. canariensis sono state decimate dal Punteruolo Rosso (Rhynchophorus ferrugineus), un coleottero di origine asiatica, le cui larve si nutrono scavando  profonde gallerie all'interno del tronco delle Palme, portandole al disseccamento e successiva morte.

Sebbene è verosimile che ancora oggi la Palma delle Canarie sia la più comune nelle zone costiere d'Italia, molti esemplari morti sono stati sostituiti da Palme più resistenti a questa malattia, come ad esempio la Washingtonia filifera.

Oggi vorrei descrivere la Palma delle Canarie, fornendo utili informazioni sulla sua cura, coltivazione e resistenza all'ambiente.

Palme delle Canarie Nel Loro Habitat

Cos'è e Come si Combatte il Punteruolo Rosso delle Palme ?

Rhynchophorus ferrugineus è un insetto patogeno che attacca preferibilmente le palme, portandole ad un lento, ma inesorabile declino.
Sebbene siano molte le specie di palma colpite, la P. canariensis è particolarmente suscettibile e la percentuale di sopravvivenza è decisamente inferiore rispetto a quella di altre specie; si stima infatti che oltre il 90% delle Palme uccise dal Punteruolo Rosso, siano Palme delle Canarie.
Nonostante siano stati riscontrati danni anche sulle Palme da Cocco (Cocos nucifera) e Palme da Olio (Elaeis guineensis), le palme più sensibili al Punteruolo sono le specie appartenenti al genere Phoenix.

L'insetto "killer" giunse in Europa dalla Malesia e fu rinvenuto per la prima volta in Spagna a metà degli anni '90, mentre in Italia fu osservato per la prima volta in Sicilia, nel 2004. 
Questo Artropode cresce veloce, è prolifico (ogni femmina depone in media 2-300 uova) e l'adulto ha elevata motilità, spostandosi agevolmente anche tra palme lontane oltre 1 km (0.6 miles) l'una dall'altra.
L'adulto depone le uova all'interno delle ferite sulle foglie, o comunque nella parte superiore del tronco; le larve entrano così all'interno della palma, cibandosi dei tessuti interni della stessa e producendo lunghe gallerie, un po' come farebbe una talpa nel terreno.

Purtroppo è difficile individuare l'infezione durante gli stadi iniziali, anche perché l'alta chioma non è facilmente accessibile ed ispezionabile, e quando si manifestano i primi sintomi è spesso troppo tardi per salvarla.

Palma Uccisa dal Punteruolo RossoAd oggi non esiste un rimedio efficace al 100% contro il Punteruolo Rosso e la prevenzione rimane l'arma migliore. Ad esempio è importante rimuovere solo foglie secche (morte), con attrezzi che facciano un taglio netto e, qualora si dovessero tagliare foglie ancora verdi, farlo esclusivamente nel periodo invernale (non oltre Marzo), in modo da permettere la cicatrizzazione (cioè l'ostruzione dei "fori d'ingresso"), prima che il Punteruolo ritorni attivo. Un altro consiglio è di non potare le foglie alla base, ma di lasciare il picciolo, rimuovendolo solo quando secco (più il taglio è vicino al tronco, più il tragitto che devono compier le larve per arrivar al tronco sarà breve).
In fine disinfettare con insetticidi dopo aver potato e, qualora ci fossero tagli grossolani o buchi, utilizzare del mastice sulle ferite.

I comuni insetticidi hanno efficienza limitata, inoltre difficilmente riescono a penetrare nelle contorte gallerie ed è più utile rimuovere le larve manualmente (usando fumi, fil di ferro, etc.) o disorientare i maschi con particolari feromoni.
Per la lotta biologica si trovano in commercio esemplari modificati di Steinernema carpocapsae, un nematode (verme) che solitamente vive sottoterra, ma che in questo caso è in grado di sopravvivere per alcune settimane anche all'aperto, divorando le larve del Punteruolo.

Purtroppo in Italia non esistono predatori naturali del R. ferrugineus, ma lo studio sugli antagonisti naturali nell'areale d'origine potrebbe in un futuro portare all'introduzione degli stessi sul nostro territorio, permettendo (forse) l'instaurarsi di quell'equilibrio preda/predatore ormai consolidato nei paesi d'origine.


Storia, Origine, Curiosità ed Utilizzi :

Come facile intuire dal nome, la Phoenix canariensis è nativa delle Isole Canarie, dove cresce tutt'oggi allo stato selvatico in tutte le sette isole maggiori dell'arcipelago, sebbene la popolazione più numerosa si trovi a La Gomera, una delle isole meno turistiche (e più belle).

La sua presenza si riscontra dal livello del mare sino a circa 600 metri (1968 ft) di altitudine. La Palma delle Canarie prospera nelle zone umide, situate appena al di sotto della foresta di nuvole, un'area in cui i venti dominanti (Alisei) generano la costante  presenza di nebbia.
La specie cresce anche in un habitat ben diverso, arido e semi-desertico, tipico di molte aree costiere o pianeggianti. In questo caso la loro crescita è spesso indice della presenza di falde acquifere sotterranee. 

Le diverse popolazioni di P. canariensis sono sparpagliate qua e là sulle varie isole, anche in funzione della disponibilità idrica sotterranea e gli esemplari di una stessa popolazione crescono ben distanziati tra di loro, non formando mai fitte foreste.
In linea di massima il numero di esemplari per popolazione è direttamente proporzionale alla presenza d'acqua. In isole piatte e desertiche, come Fuerteventura, è comune trovare esemplari che crescono totalmente isolati.

Nelle zone d'origine queste palme vengono anche utilizzate per produrre il prelibato Miele di Palma. Per produrlo si esegue un foro nel tronco di una palma (adulta), prelevando circa 10 litri di linfa, la quale viene bollita e concentrata, ottenendo un volume finale di miele pari al 10% di quello iniziale. Questa procedura debilita la pianta e, di norma, si lasciano trascorrere anche 5 anni prima di ripetere l'operazione sulla stessa palma.

Ancorché nativa di una zona sub-tropicale, la Palma delle Canarie si è dimostrata resistente al freddo e si è perfettamente adattata al clima Mediterraneo.
Oggigiorno è infatti diffusa a livello ornamentale in tutto il bacino Mediterraneo, dalla Spagna, sino alla Grecia ed al Nord Africa, ma anche in California, Arizona, Texas e nel Sud dell'Australia.

Palme delle Canarie in Calabria

Come Riconoscere la Palma delle Canarie ? - Botanica e Fisiologia

Phoenix canariensis è il nome scientifico della Palma delle Canarie che, come tutte le altre palme, appartiene alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae).
Il genere Phoenix comprende circa 15 specie, distribuite tra Nord Africa ed Asia, a parte la Phoenix theophrasti, nativa dell'isola di Creta.

FiorituraLe due palme più conosciute (e comuni) del genere Phoenix sono senz'ombra di dubbio la Palma delle Canarie (P. canariensis ) e la Palma da Dattero (P. dactylifera).
Sebbene le due palme abbiano notevoli somiglianze, all'occhio esperto non passano inosservate le pur piccole differenze.
La Palma delle Canarie si riconosce, rispetto alla Palma da Dattero, poiché possiede un tronco più massiccio e largo, foglie più larghe, appiattite e di un color verde più scuro, nonché una chioma ben più densa, con circa 70-100 foglie, contro le 30-50 foglie della P. dactylifera.

La Phoenix canariensis cresce come palma solitaria, su un unico tronco (altra differenza rispetto alla P. dactylifera, che all'occorrenza può emettere polloni basali) dal diametro che può sfiorare il metro (3.3 ft) e raggiungere un'altezza di circa 20 metri (66 ft), anche se esemplari molto vecchi e cresciuti nelle condizioni ideali possono superare i 30 metri (98 ft).
La crescita del tronco in larghezza precede quella in altezza, per questo motivo giovani esemplari hanno un aspetto decisamente tozzo, avendo già un fusto del diametro di una palma adulta, ma un'altezza che a stento raggiunge quella di un'automobile. Purtroppo questo aspetto della fase giovanile, che ad alcuni potrà sembrar un difetto, è tipico di molte palme a fusto largo.

FioriLe foglie sono pennate, lunghe sino a 6 metri (20 ft) e composte da un centinaio di coppie di foglioline disposte a 90° rispetto al rachide centrale.
Partendo da seme, in condizioni di crescita ideali, ci vuole circa un anno affinché le foglie assumano la classica forma "pennata" ed almeno 5 anni prima che esse possano aver le dimensioni delle foglie di una pianta "adulta". 

Frutti Maturi Phoenix canariensisLa chioma è densa, espansa e dalla forma tondeggiante. In zone pedonali, giovani piante ancora troppo basse, hanno spesso le foglie raccolte tra loro (legate con una corda) per indirizzarle verticalmente, in modo da non ingombrare il passaggio.

L'apparato radicale, come tipico delle monocotiledoni, è fascicolato, ma estremamente robusto ed espanso, in grado di spingersi in profondità per attingere le riserve d'acqua sotterranee. In piante coltivate in vaso, anche di giovane età, l'apparato radicale si presenta come un groviglio di molte radici tutte più o meno dello stesso diametro (manca un fittone).
Insomma radici espanse, profonde e più robuste della maggior parte delle altre specie di palma.

La Palma delle Canarie è una specie dioica, esistono perciò piante "maschio" e piante "femmina", ognuna delle quali produrrà fiori esclusivamente del sesso di appartenenza. Le infiorescenze (di entrambi i sessi) spuntano tra le foglie, son lunghe circa 1 metro (3.3 ft) e, diversamente da quelle della Brahea armata, non sono troppo appariscenti.
I fiori sono piccoli, color giallo crema-bianchi e quelli femminili, se fecondati, danno origine a drupe di color marrone, contenenti un unico seme.
Questi frutti, raccolti in grappoli, sono ben visibili e ricordano molto i datteri, benché siano più piccoli, con minor quantità di polpa. Sebbene abbiano scarse qualità organolettiche, i frutti della Phoenix canariensis sono commestibili.

Nei luoghi d'origine la fioritura può avvenire più o meno tutto l'anno, con un picco durante i mesi più caldi. In Italia, la P. canariensis fiorisce prevalentemente durante la bella stagione, in maniera molto scalare e con differenze sostanziali da pianta a pianta, mentre i frutti maturano da Agosto in poi.

Grappolo di Frutti Palma delle Canarie

Foglie e Chioma Phoenix canariensis

Come Crescere la Palma delle Canarie ? - Coltivazione, Clima, Esposizione, Potatura

P. canariensis è una palma rustica e molto adattabile, può essere perciò coltivata in ambienti molto diversi tra di loro, sia come tipo di suolo, sia come temperatura e quantità di pioggia.
Forse è proprio questa facilità di coltivazione che l'ha resa così diffusa e, prima dell'avvento del Punteruolo Rosso, prosperava senza la benché minima cura.

La Palma delle Canarie ha una buona resistenza al freddo e, da adulta, può sopportare la neve ed il gelo, sino a temperature minime di circa -10° C (14° F), forse un paio di gradi in meno con danni. Tuttavia, in zone in cui le gelate invernali siano frequenti e moderate, conviene coprirla per i primi anni dall'impianto.
Tra le Palme a foglie pennate è una delle meglio tolleranti alle basse temperature ed è battuta solo dalla Butia capitata e dalla Jubaea chilensis.

Quando sceglierete dove piantare la vostra Canariensis ricordatevi che è una palma di grosse dimensioni, che ha bisogno di molto spazio per svilupparsi e, considerando una lunghezza media delle foglie di 5 metri (16 ft), avrà bisogno circa 30 metri quadrati (325 feet square) di terreno e, se non si vuole che le foglie si tocchino, una distanza di almeno 10 metri (33 ft) tra una palma e l'altra.

La crescita è lenta e, nei primi anni, può essere quasi estenuante. Questa sua innata lentezza permette di coltivarla in vaso per anni, rinvasando ad ogni primavera. Detto questo, se cresciuta in vaso non si svilupperà mai al meglio e, anche se coltivata in vasi molto grandi, avrà una velocità di crescita inferiore rispetto ad una palma piantata in piena terra.
Giusto per aver dei numeri sulla velocità di crescita, si può affermare che una palma ormai affrancata cresca di circa 20-30 cm (8-12 inch) ogni anno ed una palma alta 10 metri (33 ft) avrà in media un'età di circa 60 anni.

Tronco Giovane Piantina Phoenix canariensisQuesta palma mostra grande versatilità anche in merito all'esposizione alla luce; essa infatti, pur crescendo al meglio (e senza bruciature) in pieno Sole, si adatta anche alla mezz'ombra e persino a posizioni ombreggiate, purché luminose. 

Phoenix canariensis può crescere su praticamente tutti i tipi di terreno, da quelli poveri e sabbiosi, sino a quelli compatti ed argillosi. Di solito le specie di palme che tollerano terreni aridi, soffrono i ristagni idrici e l'umidità del suolo, mentre quelle che vivono in suoli perennemente bagnati non resistono alla siccità; la Palma delle Canarie, invece, può vivere sia in suoli riarsi dal Sole, sia in terreni zuppi d'acqua

Le concimazioni sono per lo più superflue e, di norma, anche i suoli poveri son più che sufficienti per il loro sostentamento. Basta osservare queste palme lungo i viali alberati od allo stato naturale dove, pur non ricevendo alcuna fertilizzazione, crescono sanissime.
Ricordatevi che è meglio non concimare, rispetto a concimare troppo

Le potature non sono necessarie, servono semmai a rimuovere le vecchie foglie ormai seccate. Se si volesse un aspetto più ordinato si potrebbero potare quelle foglie che scendono sotto la teorica linea parallela all'orizzonte, in tal modo la chioma vista davanti avrebbe un angolo di 180° (semicerchio), simile ad un ventaglio aperto.
Detto questo personalmente adoro anche il portamento "naturale", come quello che potete notare nelle Phoenix canariensis selvatiche che crescono a La Gomera (prima foto dell'articolo).

Grazie anche all'imponente apparato radicale, la Palma delle Canarie ha un'ottima resistenza alla carenza idrica e prospera senza irrigazioni anche nelle zone meno piovose d'Italia.
Innaffiare può essere utile a velocizzare la crescita durante i primi anni, ma nel complesso è una pianta che richiede davvero poca acqua.

Una palma che cresce al Sole, come all'ombra, in un terreno arido, così come in uno saturo d'acqua, in un clima tropicale (es. Hawaii), come nel Nord Italia (es. Lago Maggiore); insomma, fin qua sembrerebbe una pianta indistruttibile, ma purtroppo non è esente da malattie, tra cui le più pericolose sono la Fusariosi, causata dal fungo Fusarium oxysporum canariensis ed il già discusso Punteruolo Rosso.


Come Riprodurre la Phoenix canariensis ?

Non esistono metodi di propagazione vegetativa, in quanto la specie non emette polloni e le palme (come tutte le monocotiledoni) non si possono innestare.
L'unico metodo di moltiplicazione avviene tramite semina, che genera individui diversi rispetto alla pianta-madre, non permettendo la riproduzione di cloni con caratteristiche peculiari e scoraggiando di fatto la selezione di cultivars di pregio (leggi qua per dettagli).

I semi non hanno bisogno di un periodo freddo e possono esser piantati appena raccolti da frutti maturi; se le temperature saranno alte, le piante germoglieranno nel giro di 2-3 mesi. Per facilitare il germogliamento può esser utile lasciar i semi immersi in acqua a temperatura ambiente per una notte, nonché mantenere umido il terriccio.
Purtroppo la crescita iniziale vi farà venir il latte alle ginocchia, ma la soddisfazione di aver una Palma fatta da seme vi ripagherà del tempo aspettato. 
Alternativamente potete comprare una Palma delle Canarie coltivata in vaso già da qualche anno, ma se vorrete una palma grande subito dovrete esser disposti a spendere un po' di soldi.

Giusto a titolo esemplificativo, nelle foto che seguono sono mostrate Palme delle Canarie con un'età rispettivamente di 1-2 anni, di 6-8 anni, di 20-22 anni e di oltre 50-60 anni.

Palma delle Canarie di 1 Anno
Palma delle Canarie di 7 Anni

Palma delle Canarie di 20 Anni

Palma delle Canarie di Oltre 50 Anni

Alla prossima vacanza, mentre passeggiate sul lungomare, alzate la testa; senz'altro noterete la palma di cui abbiamo profusamente discusso sin qua.
Se abitate nel Centro-Sud Italia probabilmente avrete già una certa famigliarità con questa palma, ma sappiate che si può coltivare con successo anche nei microclimi più favorevoli del Nord Italia ed, anzi, spero che questo articolo vi invogli a tentar la sua coltivazione anche nei giardini riparati, sopra la linea del fiume Po.

Vi lascio con paio di foto del tipico paesaggio che troverete nell'entroterra delle isole più occidentali delle Canarie.
Qui siamo a La Gomera, l'isola che vanta le popolazioni più numerose di questa specie, potete infatti osservare le Phoenix canariensis che crescono sane ed indisturbate sugli aridi e scoscesi declivi, insieme a splendidi esemplari di Agave americana, ormai naturalizzata, ed ad altre specie xerofile.

Wild Phoenix canariensis

Palme delle Canarie a La Gomera