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venerdì 6 luglio 2018

L'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii), un Arbusto Infestante dai Fiorellini Lilla

La Cina è collocata nell'Emisfero Boreale ma, data la notevole estensione lungo i meridiani, ha al suo interno climi molto diversificati. Non sorprende quindi che questa nazione sia la terra nativa di innumerevole specie vegetali.
Capitava così che gli esploratori dell'epoca scoprissero piante da fiore od arbusti ornamentali a loro del tutto sconosciuti e decidessero di portarne qualche seme in patria.
Ed è proprio in questo modo che l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) arrivò in Europa ed, a fine '800, anche in Italia.

Infiorescenza Buddleja davidii

Storia, Origine e Diffusione :

Inizialmente l'Albero delle Farfalle era coltivato nei giardini privati, dove coi suoi bei fiori ornava i vialetti e nutriva gli insetti; tuttavia, dopo pochi anni, la pianta scappò al controllo umano e si diffuse molto velocemente, inselvatichendosi in molte aree d'Italia (soprattutto nel settentrione) e diventando invasiva.

Sebbene originaria della Cina, oggigiorno la Buddleja davidii è presente su tutto il territorio nazionale, con minor diffusione nelle aree più calde del Sud Italia.
Nelle regioni del Nord Italia (es. Lago Maggiore), dove è ormai naturalizzata, diventa infestante e può soffocare la flora autoctona.
L'Albero delle Farfalle riesce a prosperare e crescere velocemente praticamente ovunque, dalle pianure sino alla bassa montagna, e si ritiene sia una specie pioniera su suoli nudi (es. dopo disboscamento), ma si sviluppa molto bene anche nelle aree dismesse, ai bordi dei binari ferroviari, lungo le strade, nelle scarpate ed ai margini dei boschi, dove cresce in consociazione con la Fitolacca ed il Sambuco.
Il grado d'invasività è accentuato anche dal fatto che la pianta riesce a colonizzare anche habitat proibitivi per altre specie, come muretti a secco o tra le rocce, dove le sue radici si accontentano della pochissima terra presente negli "spazi vuoti".


Le Specie Più Rappresentative del Genere :

Buddleja (italianizzato Buddeleia) è un ampio genere appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae (sin. Buddlejaceae).
Tra le oltre 100 specie del genere, la Buddleja davidii è quella più comune in Italia, nonché quella che approfondirò in questo articolo, tuttavia esistono altre specie interessanti, provenienti da tutto il mondo come :

  • Buddleja globosa : nativa del Sud America (Cile ed Argentina), è forse la seconda più diffusa in Italia ed è caratterizzata dall'avere un'infiorescenza dalla forma globosa, formata da fiori giallo-arancioni.
  • Buddleja glomerata : pianta adattatasi ai climi semi-desertici del Sud Africa, ha foglie dal peculiare color argento e fiori gialli (che ricordano quelli della Mimosa), raccolti in un corimbo allungato.
  • Buddleja officinalis : specie che, diversamente dalle altre, non ha una fioritura estiva ed, in climi miti, può fiorire anche in Gennaio o persino per Natale. Sensibile ai geli intesi.
  • Buddleja salviifolia : produce infiorescenze con numerosissimi fiorellini, ha foglie che ricordano molto quelle della Salvia che si utilizza in cucina.
  • Buddleja crispa : cresce in quota, sugli altopiani dell'Himalaya e nelle aride vallate del Pakistan e dell'Afganistan. Dotata di portamento elegante, è stata spesso incrociata per ottenere ibridi ornamentali.
  • Buddleja loricata : nativa del Sud Africa, si differenzia per aver fiori color bianco (e non lilla-viola).
  • Buddleja lindleyana : di origine Cinese, può essere sempreverde o decidua a seconda del clima. Produce fiori dalla peculiare forma tubulare, raccolti in lunghe infiorescenze "pendenti".
  • Buddleja colvilei : origine Himalyana, possiede fiori di quasi 2 cm di diametro (0.8 in), i più grossi tra tutte le specie del genere. Questi fiori, inoltre, hanno l'atipico color rosa-rosso.
  • Buddleja alternifolia : portamento ricadente, che può ricordare quello del Salice (seppure sia di dimensioni ben più contenute). E' l'unica specie di Buddelja ad avere le foglie alterne (e non opposte)
  • Buddleja saligna : chiamato anche "falso Olivo" per via del fogliame simile, è una delle poche specie che si sviluppa come albero (e non come arbusto), raggiungendo (e talvolta superando) i 10 metri (33 ft) di altezza.

Foglie Buddleja davidii

Fiori Buddleja davidii

Com'è  l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) - Botanica e Fisiologia :

B. davidii è una specie decidua che si sviluppa sotto forma di arbusto ramificato sin dalla base e può raggiungere (occasionalmente) un'altezza massima di 5 metri (16 ft), anche se di solito la si trova di dimensioni più esigue.
Il portamento è un tratto peculiare; questa specie, infatti, possiede tronchi basali che crescono eretti, ma alla sommità diventano esili e flessibili, ricadendo verso il basso. Non è raro che l'estremità dei rami tocchi terrà, disegnando un arco di 180°.
Le radici, in terreni drenanti, possono spingersi sino a notevole profondità e sono in grado di farsi strada anche nelle fessure più minute, accontentandosi di poca terra.
Le foglie dell'Albero delle Farfalle sono caduche, lanceolate, opposte, la lamina superiore è liscia e verde, mentre quella inferiore è grigiastra e pubescente. In autunno, prima di cadere, si tingono di giallo.

L'infiorescenza è una grossa pannocchia conica che viene prodotta all'apice dei nuovi rami (quelli prodotti in primavera) e può raggiungere una lunghezza di oltre 30 cm (12 in). Queste infiorescenze sono composte da una miriade di piccoli fiori ermafroditi, che emanano una leggera fragranza di miele ed hanno un colore variabile dal rosa-lilla, sino al viola inteso, a seconda della varietà.
La B. davidii ha una fioritura prolungata e rifiorisce più o meno per tutto il periodo estivo, indicativamente dal mese di Giugno, fino a Settembre ed oltre se il clima lo permette.
C'è però da dire che le infiorescenze prodotte dai tralci del secondo e terzo flusso vegetativo sono tendenzialmente più piccole.
I fiori profumati e ricchi di nettare attirano gli insetti pronubi, che provvedono all'impollinazione. Tra i vari insetti impollinatori, i Lepidotteri (Farfalle e Falene) sembrano essere quelli che più gradiscono i fiori di Buddeleja ed è facile osservare eleganti farfalle che, col loro movimento flemmatico, si posano di fiore in fiore; da qui deriva il nome "Albero delle Farfalle".

I frutti sono delle capsule allungate color marrone legno, al cui interno sono presenti tanti piccoli semi. Si pensa che una singola pianta possa produrre sino a 3 milioni di semi per stagione, che vengono dispersi nell'ambiente tramite vento, acqua ed animali.
L'elevato numero di semi prodotti, la facilità con cui vengono trasportati, oltre al fatto che rimangono vitali a lungo e possono germinare dopo anni, è un altro fattore che rende la B. davidii pericolosamente infestante.
Per chi la coltivasse nel proprio orto o giardino, potrebbe essere utile rimuovere le infiorescenze non appena appassiscono, così da evitare la produzione di frutti/semi, limitandone l'espansione fuori dai "confini domestici".

Infiorescenza Albero delle Farfalle

Infiorescenza Buddleja davidii

Fiori Albero delle Farfalle


Come Piantare e Crescere la Buddleja davidii ? - Coltivazione, Clima e Cure

L'Albero delle Farfalle è venduto come pianta ornamentale, ma può essere utile anche per attrarre insetti nel proprio orto, contribuendo così all'incremento della bio-diversità locale, all'impollinazione di piante ed ortaggi e favorendo gli equilibri ecologici tra preda e predatore.

B. davidii, un po' come tutte le piante invasive, è molto facile da coltivare e non richiede particolari cure. Essa è infatti rustica, resistente all'inquinamento atmosferico e tollerante sia alle avversità abiotiche, che alle malattie; inoltre si sviluppa bene su tutti i terreni, da quelli pesanti ed argillosi, sino a quelli poveri e sabbiosi.
Le concimazioni possono aiutare a formare qualche infiorescenza in più ma, in un normale suolo da giardino, sono del tutto superflue.

La resistenza al freddo è buona, anche se non ottima e può sopportare senza danni temperature minime di circa -20 ° C (-4° F). Se le temperature fossero inferiori per lunghi periodi (cosa improbabile in Italia), la parte aerea secca e muore, ma se qualche gemma radicale sopravvive, nella primavera successiva riformerà la chioma.
Sebbene ami l'acqua, la specie è tollerante agli ambienti Xerofili. In luoghi molto secchi è tuttavia consigliabile qualche irrigazione, in assenza della quale la pianta non morirebbe, ma avrebbe una fioritura decisamente meno copiosa ed una crescita stentata.
L'adattabilità è anche nei confronti della luce, infatti, pur preferendo esposizioni in pieno Sole, si sviluppa bene anche a mezz'ombra e, fiorendo pochissimo, persino all'ombra.

La crescita stagionale è notevole ed i tralci dell'anno possono arrivare a superare il metro (40 in) di lunghezza.
La potatura, che va eseguita durante il periodo di riposo vegetativo, potrà essere anche molto severa. Solitamente si accorciano drasticamente i lunghi rami ricadenti dell'annata, lasciando solo poche gemme alla base. Potare in questo modo permette di contenere la chioma, rendendola più ordinata e meno "arcuata"; inoltre la potatura non pregiudica la fioritura, in quanto le infiorescenze sono situate all'apice dei rami che verranno prodotti nel corso della successiva stagione.
Tagliando in questo modo la chioma si rinnova quasi interamente ogni anno.


Come Si Riproduce l'Albero delle Farfalle ?

La specie si riproduce agevolmente tramite semina (ciò che avviene allo stato selvaggio), tuttavia in commercio sono vendute cultivars selezionate, che devono necessariamente essere moltiplicate per via vegetativa.
Ecco le varietà più note di  Buddleja davidii:

  • Black Knight : clone tra i più venduti, ottenuto in Olanda a metà '900. Si caratterizza per aver fiori color viola scuro.
  • Blue Horizon : recente selezione con fiori blu zaffiro.
  • Camberwell beuty : varietà nana a fiori lilla, che non supera il metro e mezzo d'altezza.
  • Dartmoor : ha un'infiorescenza ramifica e non compatta come tipico della specie.
  • Monite : possiede fiori bianchi.
  • Royal Red : arbusto vigoroso ed espanso, produce fiori color rosso-violaceo.
Per mantenere queste le caratteristiche, i cloni vengono moltiplicati per talea (legnosa o semi-legnosa), per margotta o per propaggine. La specie ha una spiccata attitudine a produrre stoloni sotterranei e la propagazione può avvenire anche prelevandone uno di essi. 

Albero delle Farfalle Naturalizzato

Rami Buddleja davidii

Fioritura i Buddleja davidii

venerdì 29 giugno 2018

Come Crescere il Ginkgo Biloba (Albero dei Ventagli) - Coltivazione e Cure

Ai più, il nome scientifico Ginkgo biloba non dirà assolutamente nulla; eppure questa pianta è più diffusa di quanto si pensi e, guardando le prossime fotografie, sono certo che la riconoscerete.

Nell'articolo vorrei fornire qualche informazione su come coltivare la pianta di Ginkgo biloba, o semplicemente Ginko (italianizzato Ginco), illustrando le principali caratteristiche della specie.

Ginkgo Biloba
Origine, Storia e Curiosità :

Ginkgo biloba, talvolta chiamato anche Albero di Capelvenere, è una specie vegetale dal fascino particolare e la si può tranquillamente considerare un fossile vivente, risalente a circa 260 milioni di anni fa.
Il Ginko, per via del bel fogliame e del portamento elegante, viene coltivato a scopo ornamentale in parchi e grossi giardini, ma è utilizzato anche in erboristeria e per usi terapeutici (ad es. malattia di Alzheimer).
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ripercorrere la storia di questa pianta sin dal principio. 

Siamo nel Permiano (l'epoca antecedente ai Dinosauri), sulla Terra non si sono ancora evolute le Piante a Fiore (Angiosperme) e le foreste sono dominate da Felci e da imponenti Conifere. 
Ed ecco, proprio qui fa la comparsa la nostra Ginkgo biloba, unica rappresentante vivente della famiglia delle Ginkgoaceae che, ai tempi, contava almeno 10 generi e decine di specie.

Tronco Ginkgo bilobaG. biloba è una specie nativa della Cina, ma all'epoca ebbe una notevole espansione, che le permise di colonizzare un po' tutta la Laurasia, l'attuale emisfero Boreale. 
La blanda pressione selettiva le consentì di prosperare per millenni, senza attuare grossi adattamenti; in altre parole mutò poco e rimase molto simile a com'era in partenza.
Quando comparvero le Angiosperme (circa 150 milioni di anni fa), le specie della famiglia delle Ginkgoaceae iniziarono il loro declino. Esse, infatti, non potevano competere con le Piante a Fiore, in grado di evolvere più velocemente e di colonizzare ogni habitat. Ben presto tutte le Ginkgoaceae  si estinsero, ad eccezione della G. biloba, la quale ebbe comunque una notevole riduzione del proprio areale di crescita, sino a confinarsi in angusti appezzamenti di terra, nelle regioni della Cina centro-orientale (es. Zhejiang), dove, a tutt'oggi, se ne trovano esemplari selvatici.
In Italia il primo esemplare venne piantato intorno a metà '700, nell'orto Botanico di Padova, dove, dopo quasi 300 anni, è ancora vivo ed in salute.

Il Ginkgo è la pianta simbolo di Tokyo, in Giappone, e ben sei esemplari tuttora presenti sopravvissero alla bomba atomica che,  durante la seconda guerra mondiale, disintegrò Hiroshima.


Botanica e Fisiologia del Ginkgo biloba :

Il Gingo è una specie arborea decidua che si sviluppa sotto forma di albero ad alto fusto, potendo raggiungere un'altezza massima di circa 40 m (131 ft).
Nella fase giovanile il portamento è tipicamente piramidale e slanciato, mentre dopo molti anni la chioma tende ad infittirsi ed allargarsi anche nella parte superiore, conferendo così una forma più ovale.
Come intuibile dall'introduzione, G. biloba, pur non avendo foglie aghiformi, è una Gimnosperma al pari di tutte le conifere, come Larici, Tassi, Tuie ed Abeti.
Il tronco cresce singolo ed è ricoperto da una corteccia che inizialmente è liscia e di color argenteo, ma invecchiando diventa  grigio-marrone e fessurata, ricordando vagamente quella del Pino Marittimo.

Le foglie sono a forma di ventaglio (da qui il nome "Albero dei Ventagli"), bi-lobate, talvolta multi-lobate. Esse sono di color verde chiaro e dotate di un lungo picciolo, mentre in autunno, prima di cadere, si tingono di giallo.
Sebbene non durino a lungo, le foglie di Ginkgo assumono colori autunnali in maniera abbastanza sincrona, rendendo la specie particolarmente ornamentale durante questa stagione.

Anche la struttura interna è molto diversa da quella tipica delle foglie di piante più evolute. Nelle foglie di Limone (Citrus limon), così come nelle maggior parte delle altre angiosperme, la nervatura fogliare è un intrecciato "labirinto" di vene e capillari via via più piccoli, disposti in maniera concentrica e comunicanti tra loro. Se per qualche ragione una vena principale subisse un danno, la linfa potrebbe bypassare agilmente il "blocco".
Le foglie di Ginkgo biloba, invece, hanno vasi linfatici più primitivi, uniformi, rettilinei e non comunicanti.
Nei video che seguono sono stati fatti due piccoli fori nella parte basale delle foglie di Limone (Video 1) e di Ginkgo (Video 2), successivamente la linfa fu marcata con un fluoroforo per poterne apprezzare il percorso tramite la fluorescenza. L'interruzione artificiale (buco) è rappresentata in verde, le scie gialle indicano il percorso della linfa.
Come si può apprezzare, nel Limone la fluorescenza (linfa = nutrienti) si distribuisce uniformemente su tutta la superficie della foglia, mentre nel Ginkgo è assente in corrispondenza della proiezione del danno.



Come facile intuire, le foglie del Ginkgo sono meno evolute ed inadatte a trasportare nutrienti in maniera efficiente dopo un danneggiamento.

Le radici, un po' come in tutte la piante di grosse dimensioni, sono voluminose e profonde, ma meno espanse ed invasive rispetto a quelle di altre piante della stessa taglia.

G. biloba è una specie dioica, ovvero a sessi separati, esistono infatti piante maschili e femminili, che portano i corrispettivi organi sessuali.
Essendo una Gimnosperma, questa pianta non possiede veri e propri fiori, con petali, ovario, stigma etc, ma delle strutture riproduttive analoghe.
I coni maschili sono disposti a raggiera attorno alla gemma da cui sputano e producono polline volatile. Le piante femminili non hanno Coni, ma delle strutture che producono un paio di ovuli che, se impollinati, daranno origine ai semi, i quali sono commestibili (dopo tostatura).
La fioritura è tipicamente primaverile e l'impollinazione è anemofila (ad opera del vento).

Foglie Ginkgo bilobaI semi sono ricoperti dal sarcotesta, un involucro carnoso inizialmente verde, che vira a giallo ad avvenuta maturazione. Questa struttura ricorda, sia per forma che per colore, le Albicocche, tuttavia non può essere definito frutto, in quanto non deriva dall'ingrossamento dell'ovario.
Questo "finto" frutto contiene alte quantità di Acido butirrico, che si ottiene tramite fermentazione degli zuccheri, ma è presente anche nel vomito. Non sorprende quindi che i "frutti" di Ginkgo abbiano un odore sgradevole, anzi emanino proprio puzza; per questo motivo è consigliabile la piantagione di esemplari maschi.

Foglie Gialle Ginkgo biloba

Come Coltivare il Ginkgo biloba ? - Clima, Esposizione, Potature

Dai ritrovamenti fossili si ritiene che la specie prosperasse in "ambienti disturbati", laddove qualche calamità (es. incendi, alluvioni) avesse ridotto drasticamente le specie presenti.
G. biloba è molto adattabile ed, in Italia, può vivere praticamente ovunque, resistendo a geli molto intesi, con temperature inferiori ai -30° C (-22° F), ma anche al caldo soffocante.

Questo albero è rustico, non si ammala e difficilmente viene attaccato da parassiti o funghi patogeni; inoltre è tollerante all'inquinamento atmosferico ed, anzi, è in grado di accumulare gli inquinanti, purificando dallo smog l'aria delle città.
Nei primi anni dall'impianto la crescita potrà essere lenta, diventando moderata con l'avanzare dell'età, tuttavia ricordatevi che diventa una pianta alta e grossa e deve essere piantata solo dove vi è spazio per il suo sviluppo.
La varietà "Autumn Gold" è nota per una maggior velocità di crescita iniziale, ideale per chi desiderasse una pianta da ombra, senza aspettare tempi biblici.

Colori Autunnali Ginkgo bilobaGinkgo biloba è una specie eliofila, che vuole un'esposizione in pieno Sole, sviluppandosi in maniera stentata in zone ombrose.
A parte i terreni altamente asfittici, questa pianta prospera su tutti i tipi di terreno, senza grosse differenze nella velocità di crescita; pertanto le concimazioni (per piante NON in vaso) sono generalmente superflue.

Nei primi anni dalla piantumazione si dovrà provvedere con irrigazioni estive, mentre da adulta la specie mostra una buona resistenza alla siccità. Il Ginkgo ha uno sviluppo armonico, che non richiede potature di formazione o di mantenimento, l'ideale è lasciarla crescere libera, senza potare, anche perché soffre le eccessive potature più di altre piante.

Vuoi perché originaria dell'estremo oriente, vuoi per la crescita lenta o perché si sviluppa decentemente anche in vaso, il Ginkgo è una pianta molto utilizzata come Bonsai.

La Pianta del Ginkgo è ideale per esser piantata nei parchi pubblici e lungo le vie delle città, non solo per l'azione "anti-smog" e per il bell'aspetto, ma anche per la longevità. Essa può infatti vivere fino ad un'età di 1000 anni e se ne conoscono esemplari di oltre 2000 anni, rendendo la specie un'ottima candidata per ottenere alberi "monumentali".

Frutti-Semi-Ginkgo biloba

Come Riprodurre la Pianta del Ginkgo ? - Propagazione e Varietà

L'Albero dei Ventagli si può moltiplicare per semina, avendo cura di raccogliere i semi in autunno e, dopo aver fatto sentir loro almeno 2 mesi al freddo (secondo alcuni studi questo aumenterebbe la frequenza di germinazione), seminare in vasi da collocare a mezz'ombra per il primo anno di vita delle piantine.
Partendo da seme dovranno trascorrere circa 25-30 anni per la prima fioritura ed i fiori sono l'unico modo per capire se la pianta è un esemplare maschile o femminile.
Questo potrebbe essere un problema per chi non volesse ritrovarsi il vialetto ricoperto di "frutti" dall'odore nauseabondo, ma fosse ormai affezionato ad una pianta così bella e formata.

L'unico modo per ovviare a questo problema è utilizzare un metodo di propagazione vegetativo, come, ad esempio, fare la talea legnosa (in Dicembre) o semi-legnosa (in Estate), di un esemplare maschio.
Alternativamente si può propagare anche tramite innesto che, oltre a garantire la riproduzione della specifica cultivar (con relativo sesso), permetterebbe di avere su un'unica pianta un nesto maschile ed uno femminile, così da ottenere gli pseudo-frutti (ricordo che il seme tostato è commestibile e di sapore gradevole), pur avendo spazio per un solo esemplare.

Ad inizio articolo abbiamo descritto gli aspetti generali della specie; tuttavia, con gli anni, sono stati selezionati cloni con caratteristiche peculiari come ad es. :

  • Ginkgo bilobaTubifolia" : varietà maschile nana che non supera i 4 metri (13 ft) di altezza e dotata di foglie che, appena spuntate, sono arrotolate a formare una sorta di tubicino, per poi aprirsi a ventaglio a più lobi durante la fase adulta.
  • Ginkgo biloba ‘Tit" : ideale per coloro che hanno spazi stretti, questo clone ha infatti un portamento colonnare, simile a quello di un cipresso.
  • Ginkgo biloba ‘Tinia" : altra cultivar dal portamento atipico, essa si mantiene di dimensioni contenute, avendo un tronco tozzo ed una chioma dalla forma globosa.

Questo fossile vivente è arrivato ai giorni nostri, senza cambiare più di tanto il proprio aspetto e, se ci pensate, averlo in giardino e poterlo ammirare è un po' come fare un bel salto nel passato, in un mondo in cui la maggior parte delle piante odierne non esistevano ancora.
Insomma, un motivo in più per non farcelo scappare.

Fiori Maschili Ginkgo biloba

Ginkgo biloba leaves

martedì 19 giugno 2018

Dove Cresce la Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora) ?

Bersi un buon caffè è uno di quei piaceri a cui pochi rinunciano, ma quanti saprebbero riconoscere la pianta che produce i preziosi chicchi da cui si ricava il caffè ?

Nelle prossime righe, oltre a mostrare diverse foto, vorrei fare una panoramica sulla Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora), ripercorrendone la storia, ma fornendo anche informazioni utili a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione, sia in Italia, che nei luoghi più caldi.

Come vedremo più avanti, la Pianta del Caffè cresce in climi tropicali ma, con qualche accorgimento, si possono ottenere discreti risultati anche in climi temperati, coltivandola in vaso e riparandola durante i mesi più freddi.

Frutti Maturi Coffea arabica


Coffea arabica
Origine, Generalità e Diffusione :

I Caffè, così come le altre bevande con alla base la stessa essenza (caffeina), sono ricavati non dai frutti, bensì dai semi dell'Albero del Caffè che, prima di essere macinati, devono essere essiccati e tostati.

Fino a questo momento ho parlato genericamente di "Pianta del Caffè", ma in realtà, all'interno del genere Coffea, esistono almeno 3 specie coltivate a livello commerciale e molte altre diffuse su scala locale.
Tutte le specie impiegate per la produzione del Caffè sono native dell'Africa, anche se oggi vengono coltivate in tutte le zone tropicali del Mondo, di seguito le principali :

  • Coffea arabica : originaria degli altopiani Etiopi, è naturalizzata anche nello stato dello Yemen. Fu probabilmente la prima specie ad essere addomesticata ed utilizzata per la preparazione di bevande. Le prime testimonianze scritte del Caffè risalgono al 1400 e si collocano proprio nella penisola Arabica. C. arabica è la specie più coltivata (circa 70%) e, diversamente dalla C. canephora, è autofertile, ma meno adattabile come habitat, crescendo rigogliosa solo in montagna, a mezz'ombra e con elevata umidità. In generale è da considerarsi il Caffè dal gusto più buono, delicato e bilanciato.
  • Coffea canephora (sinonimo Coffea robusta) : è autosterile, di conseguenza è essenziale la presenza di più piante "non clonali" affinché avvenga l'impollinazione incrociata. Questa specie è nativa delle zone comprese tra Uganda, Tanzania ed Angola ed, a differenza della C. arabica, può crescere anche al piano, in zone esposte al Sole ed è più rustica, resistendo meglio a patogeni e malattie. Un seme di C. robusta contiene il doppio della caffeina contenuta in uno della C. arabica, questo comporta un sapore più amaro e forte. Un'altra differenza agronomica tra le due specie è che la "Robusta" cresce più vigorosa, raggiunge un'altezza superiore ed ha una produzione di frutti più abbondante.
  • Coffea liberica : come facilmente intuibile, questa specie di Caffè è originaria delle foreste della Liberia (e Costa d'Avorio), ma è molto diffusa e coltivata nelle Filippine ed in Indonesia, dove si è addirittura naturalizzata. Come importanza risulta la terza specie a livello mondiale, sebbene la diffusione e commercializzazione dei suoi semi non possa essere minimamente paragonata alle due specie citate in precedenza (circa il 2%). Rispetto alla C. arabica, la C. liberica è più alta e può raggiungere i 20 m di altezza (65 ft), possiede foglie molto grosse, produce semi allungati ed i frutti, che sono grossi il doppio, richiedono circa 14 mesi per maturare. Infine i fiori sono più profumati ed, essiccati, vengono venduti come aromatizzanti. 

Diversi Semi di Caffè


Specie di minor importanza o curiose del genere Coffea :

  • Coffea charrieriana : piccolo arbusto scoperto negli anni '80 in Camerun, sugli scoscesi pendii della foresta pluviale. C. charrieriana ha la peculiarità di produrre chicchi di caffè naturalmente privi di Caffeina. Nel 2008 fu riconosciuta come una delle specie vegetali più "promettenti", in quanto potrebbe permettere di ottenere una Caffè decaffeinato, senza che i "normali" chicchi (es. di C. arabica) debbano essere sottoposti a processi chimici per rimuovere la caffeina.
  • Coffea magnistipula : nativa del Cameron e Gabon, cresce al piano nelle umide foreste tropicali. Produce delle stipule che trattengono l'acqua e, diversamente da tutte le altre specie di Caffè, produce radici avventizie, con le quali si aggrappa ai fusti delle altre piante.
  • Coffea stenophylla : cresce in Sierra Leone, i suoi frutti (a maturazione) sono di color viola scuro (e non rossi), ha una maggior resistenza alla siccità, ma è poco coltivato.
  • Coffea mauritiana : endemica delle Mauritius (e Reunion), si sviluppa sotto forma di piccolo albero, con foglie lisce che assomigliano a quelle della Camelia invernale, più che a quelle della C. arabica
  • Coffea racemosa : tipica del Mozambico, può perdere le foglie durante la stagione secca, si sviluppa bene anche in ambienti poco piovosi e produce chicchi di Caffè con una concentrazione di Caffeina pari a circa la metà rispetto ai chicchi di C. arabica.

Gemme a Fiore Coffea arabicaOggigiorno il massimo produttore di Caffè al mondo è il Brasile, con una produzione superiore al doppio rispetto a quella del Vietnam, il secondo in classifica ed a seguire Colombia, Indonesia ed Etiopia.
In molte zone subtropicali (es. Florida) la coltivazione del Caffè è possibile, ma la ridotta produttività non renderebbe competitivi eventuali impianti ed è per lo più coltivato a livello amatoriale, negli Orti o per abbellire il giardino.
In Italia la Pianta del Caffè è venduta in molti vivai, ma è utilizzata prevalentemente come pianta d'appartamento, condizione che tollera discretamente bene. All'infuori dei tropici non esistono piantagioni di Caffè ed, anche all'interno di questa fascia climatica, gli impianti più produttivi sono solitamente ad una latitudine compresa tra 15° N e 15° S, zona in cui si possono avere anche due raccolti all'anno.

Boccioli Pianta del Caffè


Fiori Coffea arabica


Com'è Fatta la Pianta del Caffè ? - Botanica e Fisiologia

Coffea arabica è una specie sempreverde di origine tropicale che si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto dalla chioma a forma piramidale che, se non potato, raggiunge un'altezza di circa 5-6 m (16-19 ft) o poco più.
Tutte le specie del genere Coffea appartengono alle Rubiaceae, una famiglia di distribuzione prevalentemente tropicale, di cui fanno parte anche le Gardenie.

Il tronco di questa specie cresce eretto e con gli anni tende a sfaldarsi, mentre i rami sono disposti a raggiera intorno ad esso, con quelli alla base che, essendo più vecchi, sono più lunghi rispetto a quelli vicini all'apice.
Se vogliamo, il portamento può ricordare quello delle Conifere (es. Abete), con una scarsa attitudine a formare vere e proprie branche.

Nuove Foglie Pianta del CaffèL'apparato radicale è superficiale, ma piuttosto esteso e ramificato. Si pensa che il 90% dell'assorbimento avvenga nei primi 25 cm (10 in) di suolo ed entro 1 m di distanza (40 in) dal tronco; tuttavia, in ambienti secchi e permeabili, gli apici delle radici possono arrivare anche ad una profondità superiore al metro.
Foglie Coffea arabica
Le foglie della Pianta del Caffè sono lucide, di color verde intenso, a forma ovale appuntita ad un'estremità, dal caratteristico andamento ripiegato (a zig zag) e ricordano molto quelle della Gardenia.
I fiori vengono prodotti a livello dell'ascella fogliare, sbocciano raggruppati e, nelle zone più vocate, possono essere numerosissimi e ricoprire quasi interamente la pianta. Essi sono bianchi, a forma "di stella", dotati di picciolo e possono emanare una piacevole fragranza.
Personalmente trovo che abbiano una vaga somiglianza con i fiori della Carissa.
Nelle zone equatoriali la fioritura può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno, spostandoci più verso i tropici, essa tende ad essere più copiosa sul finir dell'inverno. In realtà, più che dal clima, l'induzione a fiore delle gemme è stimolata dalla presenza/assenza di frutti; in altre parole i rami carichi di frutti avranno un scarsa/nulla fioritura, mentre quelli in cui i frutti sono stati raccolti fioriranno, in quanto la formazione delle gemme a fiore non sarà più inibita. Questo fenomeno è osservabile anche all'interno di una stessa pianta, in cui i rami fioriti saranno anche quelli privi (o scarichi) di frutti.

In seguito all'impollinazione, l'ovario inizia a trasformarsi in frutto. Questo processo è lento ed, in un primo momento, si vedrà giusto un puntino verde che rimane sempre delle stesse dimensioni. In seguito la drupa continuerà a crescere, per poi avere una seconda stasi. Infine, dopo circa 9-10 mesi (variabili anche in funzione della temperatura), i frutti verdi (immaturi) vireranno al color rosso, indice dell'avvenuta maturazione. All'interno di ogni singolo frutto possiamo trovare 1-2 semi, che rappresentano il classico chicco di caffè.
La polpa dolce e fresca del frutto del caffè è davvero poca, ma può essere gradevole assaggiarla; la bassa concentrazione di caffeina le fa infatti avere un gusto delicato e non amaro come si potrebbe pensare.

Pianta di Caffè Coltivata in Vaso

Tronco Coffea arabica

Pianta di Caffè alle Canarie

Come Coltivare la Pianta del Caffè ? - Condizioni di Crescita, Esposizione, Clima

C. arabica è una pianta tropicale ma, contrariamente a quanto si creda, non ama il caldo torrido, tipico dell'estate mediterranea.
Nell'areale d'origine cresce in montagna, vicino all'equatore, ma ad una quota superiore ai 1400 m (4590 ft).
In queste zone non ci sono né grosse differenze tra le stagioni, né fluttuazioni di temperatura e le piogge sono più abbondanti e meglio distribuite rispetto alle aree pianeggianti.
In altre parole la Pianta del Caffè si sviluppa al meglio con temperature costanti tutto l'anno, senza eccessi né verso l'alto, né verso il basso; giusto per capirci, la temperatura ideale di crescita è di 24° C (75° F) di giorno (massima) e 14° C (57° F) di notte (minima).
Se le temperature sono costantemente elevate, la pianta entra in sofferenza, ha una crescita stentata ed una produzione limitata.
Ovviamente, più ci si allontana dall'equatore e più la quota di coltivazione si abbassa, ma in pianura la produzione della C. arabica è scarsa ed è preferibile coltivare la C. charrieriana.

A questo punto ci si pone la fatidica domanda : "E' possibile coltivare la Pianta del Caffè in Italia, in pieno campo e senza protezioni ?"

La risposta è più no che sì. Sicuramente data la scarsa resistenza al freddo bisogna trovare una zona esente da gelo, ma anche evitare zone con temperature minime costantemente poco sopra lo zero e con massime invernali inferiori ai 15° C (59° F).
Le coste più riparate di Sicilia e Calabria potrebbero avere queste caratteristiche ed una Pianta di Caffè adulta, magari accostata ad un muro e con qualche protezione, potrebbe sorpassare l'inverno con pochi danni. Purtroppo nelle stesse zone l'estate sarebbe troppo torrida e siccitosa per uno sviluppo ideale e bisognerà provvedere con frequenti irrigazioni e teli ombreggianti.
Nelle altre zone costiere del Sud Italia credo si possa coltivare in serra fredda, mentre sopra Roma (Liguria a parte) diventa obbligatoria la serra calda.
Detto questo, l'unico modo per sapere dove e come possa crescere è provare, anche fosse solo per esperimento.


E' risaputo che C. arabica gradisca esposizioni a mezz'ombra, specialmente se coltivata al piano. Questo non vuol dire che possa fruttificare abbondantemente nel mezzo di una fitta foresta pluviale, semplicemente gradisce un ambiente luminoso, ma non il Sole cocente dall'alba al tramonto; tuttavia, nelle zone di alta montagna nelle quali le temperature sono più contenute, cresce e fruttifica meglio se esposta in pieno Sole.
In luoghi più caldi viene invece coltivata alla base di piante ad alto fusto dalla chioma poco densa, oppure circondate da piante da ombra, come l'Avocado. Altri alberi utilizzati a tale scopo sono gli Eucalipti, come ad esempio la specie Eucalyptus grandis.
In condizioni di impossibilità a creare una zona ombreggiata, meglio prediligere C. robusta, sicuramente meno incline a scottature da eccessiva insolazione.

Il terreno ideale per la Pianta del Caffè deve essere soffice, drenante, fertile, a pH sub-acido, ricco di humus e che si mantenga piuttosto umido. Quest'albero ha un fabbisogno idrico medio-elevato ed in posti con una lunga stagione secca (oltre 2 mesi) bisognerà intervenire con frequenti irrigazione, soprattutto durante i primi anni dall'impianto.
In un buon terreno, o rinvasando frequentemente, le concimazioni non sono strettamente necessarie.

Giovane Piantina Coffea arabicaIn Italia C. arabica è resistente alle patologie e, solitamente, ci possono essere solo dei lievi attacchi di afidi durante i mesi estivi. Nei luoghi d'origine, invece, è soggetta a diverse malattie.

Piantina di Caffè di Pochi MesiLa specie ben si presta ad essere coltivata in vaso, rimanendo di dimensioni contenute e tollerando, qualora fossero necessarie, anche energiche potature; inoltre può svilupparsi bene anche con le condizioni di umidità, luminosità e temperature, tipiche di una casa, dove viene apprezzata come pianta d'appartamento, per le belle foglie brillanti.
Se si tiene la pianta in casa tutto l'anno difficilmente fiorirà, ma se nelle stagioni in cui è possibile la si farà crescere all'aperto, facendole prendere qualche ora di Sole diretto al giorno, non è raro ottenere anche qualche chicco di caffè.

Come Si Semina la Pianta del Caffè ? Riproduzione e Cure

Le Piantine di Caffè sono armai diventate di moda ed è facile trovarle nei vivai, spesso alte come un bicchiere e germinate da poche settimane.
Il metodo di propagazione più semplice e diffuso è la semina. Questa operazione, come facile intuire, non si può fare con i semi tostati che si trovano in commercio, ma si dovrà partire da un seme fresco o comunque non più vecchio di qualche mese.
Ricordatevi di prendere semi provenienti da frutti maturi, che hanno una maggior probabilità di germinare.
Mettete in ammollo i semi per circa 12/24 ore in un bicchiere contenente acqua a temperatura ambiente. Successivamente posizionate i semi in un vaso e riponetelo in un luogo ombroso, con una temperatura di circa 25° C (68° F). In Italia, all'aperto, il periodo migliore per seminare va da Maggio sino a metà Estate (Settentrione)/ fine dell'Estate (Meridione).
La percentuale di germinazione non è elevatissima, conviene quindi interrare più semi nello stesso vaso e, semmai, diradare successivamente; inoltre è un processo tutt'altro che celere e, da quando avrete seminato, possono trascorrere anche oltre due mesi prima che emergano le foglioline (cotiledoni).

La crescita iniziale è piuttosto lenta, ma superato il primo anno di età, la pianta inizierà a crescere discretamente. Per la prima fioritura/fruttificazione bisogna attendere in media 2-4 anni, anche se, negli impianti commerciali, la produttività massima si ha tra il settimo ed il ventesimo anno.
La Pianta del Caffè è mediamente longeva e può arrivare a vivere anche 100 anni, sebbene nella fase senile si abbia una netta riduzione di frutti.
Ricordatevi, se aspirate ad avere dei frutti è meglio far crescere una pianta a tronco singolo per ogni vaso, rinvasando di anno in anno. A livello ornamentale, invece, si possono lasciare anche più piante in un unico vaso, indirizzando la crescita verso un portamento arbustivo.

Tuttavia seminare non garantisce la moltiplicazione di una determinata cultivar, in quanto tutti i semenzali ottenuti saranno eterogenei.
Se si vogliono tutte piante identiche tra di loro si deve necessariamente passare attraverso un metodo di riproduzione vegetativo, come ad esempio la Talea e l'Innesto.

Spero che quest'articolo (e queste foto) vi abbia tolto la curiosità di capire da dove provenga l'essenza che assaporate tutti i giorni, bevendo semplicemente una tazzina di Caffè e che vi stimoli a tentare, senza grosse pretese, la sua coltivazione.

Fioritura Coffea arabica

Frutti Immaturi Coffea arabica

Frutti Maturi Pianta del Caffè

giovedì 7 giugno 2018

Paulonia (Paulownia tomentosa), l'Albero Ornamentale dai Fiori Viola

Molti di voi conosceranno la Paulonia (Paulownia tomentosa) come maestosa pianta ornamentale che, nella tarda primavera,  produce vistosi fiori color lilla/viola (o talvolta bianchi); tuttavia la Paulonia non è utilizzata solo per adornare parchi o grossi giardini, ma è coltivata anche per il suo prezioso legno, soprattutto le due specie Paulownia elongataPaulownia tomentosa.

Il legno di Paulonia è di bell'aspetto, di notevole leggerezza, è un ottimo isolante, sia acustico, che termico, che elettrico ed infine è facilmente lavorabile (bassa durezza). Tipico della tradizione Giapponese, è utilizzato per la creazione di strumenti musicali, ma anche per produrre mobili ed infissi.

In questo articolo vorrei fornire qualche informazione e fare un po' di chiarezza sull'Albero della Paulonia.

Fioritura Paulownia tomentosa


Origine e Diffusione :

Il genere Paulownia, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae (o semplicemente Paulowniaceae, secondo la classificazione APG), è formato da un numero di specie compreso tra 6 e 17, a seconda della classificazione botanica.

Paulownia tomentosa è una specie nativa della Cina meridionale, dove è coltivata da diversi secoli sia per il suo legno, sia a scopo ornamentale o per formare viali alberati.
La Paulonia fu esportata in America intorno alla metà dell'800 e da lì si espanse velocemente. Anche in Europa è molto diffusa e, crescendo in diversi habitat, la si può ritrovare praticamente ovunque, dai margini dei boschi, ai lati delle strade, dalle zone dismesse, agli spazi tra i binari ferroviari.

Il nome del genere (Paulownia) fu dato in onore della regina Russa Anna Pavlovna, mentre l'epiteto della specie "tomentosa", che dal latino si può tradurre con "ricoperta da peli", è da riferirsi alla peluria presente sulle foglie.

La Paulonia, per via della sua grande adattabilità e della crescita vigorosa, si impone su molte altre specie ed, in zone incolte, può diventare infestante.


Com'è Fatta la Pianta della Paulonia ? - Botanica e Fisiologia

Paulownia tomentosa è una specie decidua ad alto fusto, sebbene in zone subtropicali possa comportarsi come una sempreverde. Questa pianta raggiunge un'altezza di 25 m (82 ft), con una chioma tondeggiante e molto espansa, che la fa sembrare ancora più imponente.
La P. elongata ha invece un portamento assurgente, rendendola più adatta agli impianti fitti per l'ottenimento di legno, ma sicuramente meno attraente.

Le foglie della Paulonia sono opposte, di grosse dimensioni, a forma di cuore ed assomigliano molto a quelle del Tamarillo.

I fiori, lunghi circa 5 cm (2 in), sono raggruppati in un'infiorescenza a grappolo che spunta dall'apice dei rami e si protende verso l'alto. I fiori emanano una leggera fragranza, hanno un colore che varia dal bianco, al lilla, al viola tenue ed hanno una forma ad imbuto, che ricorda quella dei fiori di Bignonia.
La fioritura, in Italia, avviene nella tarda primavera, indicativamente nel mese di maggio, mentre le gemme a fiore si differenziano tra inizio autunno ed inverno.
Nel Nord Italia la fioritura potrebbe essere altalenante e non sempre copiosa, anche perché le gemme a fiore potrebbero essere danneggiate da temperature particolarmente rigide.

I frutti sono delle capsule ovali che, a maturazione, sono di color marrone e si aprono lasciando fuoriuscire i semi, i quali sono dotati di "piccole ali", che permettono loro di essere trasportati efficacemente dal vento.

Fiori Paulownia tomentosa

Frutti Immaturi Paulownia tomentosa
Come Crescere la Paulonia ? - Coltivazione, Potature e Cure

La Paulonia è una pianta molto (troppo) facile da coltivare ed, anzi, si può considerare invasiva, crescendo praticamente ovunque. Inoltre è uno degli alberi a crescita più veloce che esista e, in una sola stagione vegetativa, può crescere di diversi metri.
Frutti Maturi Aperti Paulownia tomentosaL'elevata vigoria le permette di imporsi sulle altre specie, per di più la Paulonia è una pianta C4, ovvero, rispetto alla maggior parte delle altre piante, utilizza una via metabolica alternativa per la fissazione del Carbonio durante la fotosintesi clorofilliana.
Il ciclo C4 è più comune nelle erbe (le piante sono di norma C3), ma è più efficiente nel risparmiare acqua, motivo che rende le piante C4 più tolleranti alle carenze idriche.

Paulownia tomentosa può crescere ovunque in Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia e mostra un'elevata resistenza al freddo, che le permette di tollerare temperature invernali di circa -20° C (- 4° F). Se le temperature fossero più rigide (cosa rara al piano, sulla nostra penisola) il legno può essere danneggiato, ma solitamente in primavera la pianta rigetta dalle vigorose radici.

La Paulonia cresce bene su tutti i tipi di terreno a patto che la salinità non sia eccessivamente alta. La crescita più veloce si ha però in terreni leggeri, fertili, drenanti, profondi e non eccessivamente rocciosi/compatti.

Questa pianta, da un lato ha un ciclo C4 (che le fa risparmiare acqua), dall'altro ha foglie enormi, dalla cui superficie si ha un'elevata perdita di acqua per evaporazione. Bilanciando le due cose potremmo asserire che la Paulonia, da affrancata, è una pianta piuttosto resistente alla siccità, ma se coltivata in vaso o nei primi anni di vita, potrebbe richiedere qualche innaffiatura.
In ambienti aridi e secchi, se cresciuta con poca acqua, la Paulonia difficilmente la pianta muore, ma riduce drasticamente la velocità di crescita.

Nel scegliere la posizione adatta alla piantumazione, ricordatevi che quest'albero

  • Ha bisogno tanto spazio, data la chioma espansa
  • Ama un'esposizione soleggiata e mal si sviluppa all'ombra
  • E' tollerante nei confronti dell'inquinamento atmosferico
  • Date le foglie molto grandi non è adatta alle zone eccessivamente ventose

La P. tomentosa non è attaccata da molti patogeni e, anche qualora si ammalasse, le malattie non sono mai tali da compromettere lo sviluppo od uccidere la pianta.
Se non ci sono problemi di spazio, la Paulonia si sviluppa armoniosamente anche senza interventi di potatura; ciò nonostante regge potature anche drastiche ed energiche, sebbene la rimozione dell'apice vegetativo comprometta la produzione di fiori durante la successiva stagione.

La Paulonia si può moltiplicare per talea, ma la propagazione per semina è di gran lunga più comune, anche perché le nuove piante si sviluppano velocemente già dal primo anno di età.
Altri metodi di riproduzione sono marginali e non presentano particolari vantaggi.


venerdì 25 maggio 2018

Cosa Provoca l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? - Trattamenti, Cure e Prevenzione

L'Olivo o Ulivo (Olea europaea) è la pianta simbolo del Mediterraneo e, soprattutto nel Sud Italia, è coltivata in ogni angolo.
Sebbene l'Olivo sia una pianta rustica, non è immune alle patologie e, in particolar modo nei luoghi meno vocati, alcune di esse possono compromettere la fruttificazione o la sopravvivenza dell'intero albero.

Oggi vorrei parlare dell'Occhio di Pavone, una malattia crittogamica nota anche come Cicloconio dell'Olivo o Vaiuolo e di come combattere e debellare il fungo patogeno Spilocaea oleaginea (o Cycloconium oleaginum), l'agente eziologico di tale malattia.

Foglie Colpite da Occhio Pavone Olivo

Quando Compare e Come Si Riconosce il Cicloconio dell'Olivo ?

Spilocaea oleaginea attacca tutte le parti verdi della pianta, comprese le Olive in maturazione; tuttavia gli effetti più gravi si riscontrano sulle foglie, in particolar modo su quelle più vecchie.
Il periodo in cui si hanno i massimi effetti della malattia è generalmente compreso tra autunno e primavera, sebbene in zone ad inverno freddo si possa avere una stasi durante questa stagione.
In Estate, almeno in Italia, le infezioni sono ridotte o meglio "silenti", in attesa delle piogge autunnali.

I sintomi dell'Occhio di Pavone sono facilmente distinguibili. Sulla pagina superiore delle foglie si presentano delle macchie concentriche, dapprima piccole e brune, poi via via più grosse e grigiastre, fino ad assumere (talvolta) tonalità giallognole.
Queste macchioline sono disposte in ordine sparso, in numero variabile a seconda del tipo di foglia (generalmente le foglie della nuova vegetazione ne hanno poche o niente) e dell'entità dell'infezione. 
La colorazione gialla sfumata, particolarmente evidente con le alte temperature di fine primavera, e la forma dell'alone, ricordano gli Occhi presenti sulla coda del Pavone, da qui il nome "Occhio di Pavone".


Quali Danni Provoca l'Occhio di Pavone ?

Cominciamo col dire che questa malattia fungina è diffusa su tutto l'areale olivicolo italiano ma, attacchi leggeri, non hanno effetti particolarmente deleteri sull'Olivo e non compromettono necessariamente la produzione dell'anno. 

Quindi, se l'infezione riguarda una piccola percentuale delle foglie, non c'è da preoccuparsi, ma se l'attacco fosse intenso ed esteso?

Cicloconio OlivoCome già detto Spilocaea oleaginea è un fungo patogeno che si localizza a livello sub-cuticolare (la cuticola è il primo strato cellulare delle foglie, col compito di proteggerle dalla disidratazione). Il fungo si nutre e sfrutta l'Olivo, riducendo l'attività fotosintetica delle foglie e portando ad una prematura caduta delle stesse.
La defogliazione debilita l'Olivo, rendendolo più soggetto all'attacco di altri patogeni; inoltre la pianta tenterà di riformare la chioma, di conseguenza sarà favorita la formazione di gemme a legno (che produrranno foglie), a discapito delle gemme a fiore; conseguentemente si potrebbe avere, nella stagione successiva, una scarsa fioritura/raccolta. 
Nei casi più gravi si possono avere anche disseccamenti di interi rami.


Come Prevenire i Danni del Vaiuolo ? Quali Condizioni Climatiche Sono Più Sfavorevoli ?

Per prima cosa ci dobbiamo ricordare che le diverse cultivar di Olivo hanno un diverso grado di suscettibilità al Cicloconio, in zone particolarmente a rischio sarà dunque meglio optare per piante più tolleranti.

L'agente eziologico dell'Occhio di Pavone si sviluppa al meglio senza eccessi di temperatura, infatti i picchi massimi si hanno proprio durante le "mezze" stagioni. Temperature molto calde (o fredde) riducono la velocità di duplicazione del fungo ed il tempo che intercorre tra l'inoculo ed i primi sintomi sulle foglie. Inoltre un'eccessiva umidità o piogge continue favoriscono il diffondersi del patogeno.

Una potatura regolare, che permetta di arieggiare le chioma e di far si che non si creino zone di ombra (più umide), aiuta a contenere la malattia; così come la rimozione delle foglie malate cadute, che rappresentano un veicolo di inoculo.

Concimazioni ricche di Azoto sembrano diminuire la resistenza all'Occhio di Pavone, quindi, se nell'annata precedente ci fosse stata una forte infezione, sarà meglio limitare le concentrazioni dei sali d'azoto nei fertilizzanti.

In fine, un po' come per tutte le patologie, piante sane, ben nutrite e rigogliose, si ammalano meno e rispondono meglio alle avversità, sia biotiche che abiotiche. 

Cicloconio dell'Olivo

Come Curare l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? Quali Sono i Rimedi più Efficaci ?

Premesso che, se l'attacco è limitato, si può far fare tutto a "madre natura" e non utilizzare prodotti chimici. 
Se però si ipotizza che la pianta possa essere colpita in maniera diffusa o se l'anno precedente ci sono stati danni ingenti, si possono fare dei trattamenti preventivi con anticrittogamici a base di rame, tra cui è meglio preferire gli Ossicloruri, i quali hanno una minor tossicità rispetto alla Poltiglia Bordolese (Verderame).
Questi prodotti hanno effetti preventivi, inducono una cospicua caduta di foglie (riducendo l'inoculo), ma possono anche ridurre il differenziamento a gemme a fiore ed indurre la cascola dei frutti.

La lotta chimica si effettua anche utilizzando Dodina, la quale, rispetto agli Ossicloruri a base di rame, ha anche effetti curativi ed è più indicata in periodi di carica, quando si vuole combattere l'Occhio di Pavone, senza compromettere la produzione di Olive.

venerdì 18 maggio 2018

Quando Seminare i Piselli (Pisum sativum) nell'Orto ? - Coltivazione e Cure

Le leguminose, insieme ai cereali, sono tra le piante ad uso alimentare più coltivate dall'uomo. I Piselli (Pisum sativum), vuoi per la semplicità di coltivazione, vuoi perché i semi sono conservabili a lungo, furono tra le prime specie vegetali ad essere utilizzate su larga scala.
Nel medioevo i Piselli erano probabilmente il cibo più diffuso, soprattutto tra le classi più povere.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche informazione utile alla coltivazione dei Piselli, indicando qual è il periodo migliore dell'anno per seminarli e come farli crescere sani e produttivi.

Pisum sativum

Origine e Diffusione :

Pisum sativum è una specie orticola nativa del bacino Mediterraneo orientale. L'epoca in cui gli uomini iniziarono a coltivare i Piselli risale a quasi 10.000 anni fa e le fonti più autorevoli collocano le prime coltivazioni della specie nella Mesopotamia (attuale Iraq).

Oggigiorno i Piselli vengono coltivati in maniera intensiva in molte zone temperate dell'Occidente, tra cui l'Europa (Francia in primis) ed il Nord America, ma anche in aree più povere come le regioni dell'India settentrionale ai piedi dell'Himalaya e la Cina.

La Pianta dei Piselli fu anche l'organismo vivente su cui si fecero i primi studi di Genetica. Intorno al 1860, Gregor Mendel incrociò centinaia di piante di Piselli ed, osservando ed analizzando statisticamente la frequenza con cui comparivano i diversi caratteri fenotipici (fiori rossi o bianchi, piselli lisci o rugosi etc..), poté intuire con quali meccanismi venivano ereditati i vari geni (per maggiori dettagli clicca qua)


Quando Seminare i Piselli ? - Clima e Temperatura di Crescita

Pisum sativum è un ortaggio che mal sopporta il caldo ed, in pianura, non è adatto ad essere coltivato in Estate.
Nel Nord Italia il periodo migliore per piantare Piselli è quello primaverile. Seminando in Marzo si può avere il raccolto per fine Maggio, prima dell'arrivo del caldo torrido, il quale, oltre a ridurre sensibilmente la velocità di crescita ed il numero di fiori/frutti, può portare alla morte l'intera pianta.
Inoltre i Piselli resistono bene al freddo, personalmente li ho visti superare senza danni brinate primaverili nell'ordine dei -3° C (26,5° F), ma è probabile che reggano temperature anche più rigide; vi è dunque un limitato rischio di compromettere il raccolto a causa dei ritorni di freddo.
Tuttavia, nel Nord Italia, non si possono coltivare in inverno, poiché le temperature costantemente basse non ne permetterebbero la crescita.
Nel Sud Italia i Piselli possono essere piantati anche nel tardo autunno e, nelle zone più miti, addirittura in Inverno.

Tenete conto che la temperatura soglia per la germinazione si aggira attorno ai 4° C (39° F) e la temperatura media, per uno sviluppo ottimale, è di circa 18° C (64° F).

Piselli nell'Orto
Foglie Pisum sativum

Dove e Come Seminare i Piselli ? - Esposizione e Distanze d'Impianto

Pisum sativum è una specie microterma, adatta a luoghi freschi e poco siccitosi. A seconda delle varietà possono raggiungere altezze variabili ed essere o meno rampicanti.
Nell'orto potremmo riservare ai Piselli un angolino soleggiato, ma magari con un po' meno Sole di altre zone (che le riserveremo per piantare specie orticole tipicamente eliofile, come Melanzane e Pomodori).
Diciamo che l'esposizione soleggiata è preferibile, ma si possono avere risultati discreti anche laddove vi sia qualche ora di ombra al giorno.

I Piselli si riproducono generalmente per semina, tuttavia non sarete obbligati a partire da seme e potrete trovare in vendita direttamente le piantine; questo comporta un maggior costo, ma velocizza (di poco) i tempi.

Seminare è molto semplice, basta arare, fissare dei supporti (es. canne di bambù e rete) per permetter loro di arrampicarsi, interrare i semi e comprimerli leggermente con la terra.

I Piselli si possono piantare piuttosto fitti, seminandoli ad una profondità di 5 cm (2 in), a circa 10 cm (4 in) l'uno dall'altro, su file distanziate di 20 cm (8 in). In questo modo si avrà una densità di 60-70 piantine per metro quadrato.


Come Coltivare i Piselli ? - Crescita, Terreno, Concimazione ed Irrigazione

I Piselli sono molto adattabili e crescono anche in terreni piuttosto poveri. E' però fondamentale che il terreno sia ben lavorato, arieggiato e drenante; infatti questo ortaggio è poco tollerante ai ristagni idrici ed ai terreni eccessivamente compatti.
Ciò non vuol dire che i Piselli amino terreni secchi, anzi, le irrigazioni devono essere frequenti, ma poco abbondanti, dal periodo di semina, sino alla fioritura, dopodiché si potranno ridurre gradualmente, smettendo durante la maturazione dei baccelli.
Insomma le irrigazioni sono particolarmente importanti durante la prima fase del ciclo vegetativo e l'acqua deve essere fornita gradualmente, poco alla volta, evitando che il terreno si inzuppi, ma anche che secchi in superficie.

I Piselli appartengono alle leguminose (come Fave e Fagioli), una famiglia particolarmente rustica, che comprende molte specie in grado di arricchire di nutrienti il terreno in cui vengono coltivate.
Le piante dei Piselli sono degli Azotofissatori, ovvero riescono a prendere l'azoto gassoso presente nell'aria ed a trasferirlo nel suolo.

Per questo motivo la crescita dei Piselli, in un terreno mediamente fertile, è buona anche senza concimazioni ed, anzi, sarà lui ad apportare azoto al terreno, rendendolo disponibile per le coltivazioni future.
In terreni poveri (es. quelli sabbiosi) si possono utilizzare concimi a basso contenuto di azoto, prediligendo potassio e fosforo.
Come fertilizzante si può usare il Guano, mentre sarebbe meglio evitare il Letame, in cui è presente un'elevata quantità di azoto.

I Piselli sono considerati una coltura miglioratrice, in quanto, dopo la loro coltivazione, il terreno sarà più ricco di azoto (elemento indispensabile per la crescita) di quanto non lo fosse in partenza.

Bocciolo Pisum sativumIl ciclo colturale dei Piselli è relativamente breve ed, a temperature ottimali, bastano 3 mesi (o meno) dalla semina, sino alla maturazione/raccolta. Un ortaggio con un ciclo vitale così corto, per di più anche con basse esigenze termiche, rende la sua coltivazione ideale alla preparazione dell'orto per gli ortaggi "estivi".

Diverse specie possono vivere bene in consociazione ai Piselli, come ad esempio Ravanelli, Finocchi, Carote, Cetrioli e Cavoli, mentre è meglio evitare le specie della famiglia delle Liliaceae, come Cipolle ed Aglio.

Sebbene poco sensibile al fotoperiodo, la fioritura dei Piselli sembra essere (leggermente) indotta dall'allungamento delle giornate.

Fioritura Piselli
Baccello Pisum sativum

Com'è Fatta la Pianta dei Piselli ? - Botanica e Fisiologia

Pisum sativum è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae (volgarmente chiamata Leguminose), generalmente rampicante, che può raggiungere (e talvolta superare) un'altezza di 2 m (78 in), sebbene esistano varietà nane che non superano i 50 cm (20 in).

Il fusto dei Piselli è esile, poco ramificato e non in grado di sorreggersi da solo ma, grazie ai viticci fogliari, si può aggrappare a fili e tralicci.

Le foglie sono formate da 3-4 paia di foglioline ed una stipola basale (una sorta di foglia allargata) in corrispondenza del picciolo, mentre terminano con un viticcio più o meno ramificato. In alcune varietà (tipo "afila") le foglioline sono anch'esse trasformate in viticci e la funzione fotosintetica è relegata alle stipole.

Le radici hanno uno sviluppo iniziale a fittone, il cui apice può raggiungere profondità ragguardevoli per un ortaggio stagionale. Nella fase adulta, soprattutto nella parte più superficiale del terreno, il fittone è ramificato ed espanso, con diverse radici secondarie, le quali instaurano una simbiosi con il batterio Rhizobium leguminosarum, responsabile dell'azoto-fissazione.

I fiori dei Piselli compaiono all'ascella fogliare, sono bianco-verdi, piuttosto particolari e possono esser solitari o raggruppati a 2-3 unità. Ogni fiore è formato da 5 sepali verdi fusi tra loro e da 5 petali diversificati (sia per dimensione, che per forma), due dei quali assomigliano alle ali delle farfalle.
La fioritura, così come la maturazione dei frutti, è scalare.
La specie è autofertile e l'impollinazione avviene solitamente prima dell'apertura dei fiori (cleistogamia), gli insetti pronubi ricoprono quindi un ruolo marginale nella loro fecondazione.

Viticci Pisum sativumIl frutto dei Piselli è un baccello verde lungo circa 10-15 cm (4-6 in), che può contenere sino a 10 semi, che sono appunto la parte edule della specie.
I semi possono essere lisci o rugosi, verdi pallido e giallo. Questi tratti sono determinati geneticamente e fu proprio Mendel che, per primo, scoprì le leggi della segregazione (leggi link ad inizio articolo).

I Piselli rimangono in grado di germinare per 4-5 anni e non richiedono una fase di freddo o di dormienza per poter germogliare; in altre parole, potrete utilizzare gli stessi piselli per seminare una nuova parte di orto.

Pisum sativum orto

Fiore Pisum sativum

Baccello Aperto e Semi Piselli