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domenica 20 agosto 2017

Cos'è la Sagrada Familia? Com'è all'Interno? - con Foto e Descrizione

Il simbolo di Barcellona, e forse di tutta la Spagna, è senz'ombra di dubbio la Sagrada Familia, l'opera più maestosa dell'Architetto catalano Antoni Gaudí.
Qualcuno di voi si starà chiedendo perché su un sito naturalistico ci finisca un articolo di Arte. 
Bhò, forse perché la Sagrada Familia è un monumento mozzafiato o forse proprio perchè Gaudí era (giustamente) convinto che la Natura fosse la migliore artista e che l'uomo potesse solo tentare di imitarla. In effetti Gaudì, in tutte le sue costruzioni, adotta stratagemmi presi "dal Mondo vivente" per modulare la luminosità, il ricircolo d'aria e per ottimizzare gli spazi.
Ma andiamo con ordine.

Sagrada Familia
Esterno Sagrada Familia
Vita ed Educazione :

Antoni Gaudí nasce il 25 Giugno 1852 a Reus, un comune della provincia di Tarragona, a Sud di Barcellona. Sin da piccolo, nella bottega di calderaio del padre, Gaudì imparò a lavorare con forme e volumi, ma fu nella masseria di Riudoms che iniziò ad immaginare la natura (rocce, animali, piante etc.) come modello di scultura.
Si laureò in architettura nel 1878, sebbene collaborasse con noti architetti ed ingegneri ben prima di terminare gli studi.
Gaudì non si sposò mai e non ebbe figli, si prendeva però cura dell'anziano padre (che morì a 93 anni) e di una nipote orfana e malata.

Nel 1883, alla tenerà età di 31 anni, gli venne affidato l'arduo incarico di costruire la Sagrada Familia, un progetto ambizioso a cui Gaudì dedicò l'intera vita. Ben conscio del fatto che non ne avrebbe mai visto la conclusione, Gaudì pianificò dettagliatamente plastici e disegni, affinché qualcun altro potesse concluderla secondo le sue idee, dopo la sua morte.

Gaudì era un devoto Cristiano, andava a messa tutti i giorni e conduceva una vita austera e priva di vizi. Dal 1912 sino al 1925 visse da solo nella casa di Park Güell, mentre nell'ultimo anno della sua vita dimorò addirittura all'interno della Sagrada Familia.
Gaudì morì il 10 Giugno 1926, tre giorni dopo essere stato investito da un Tram. I soccorritori non lo riconobbero subito e, vendendolo vestito da povero, lo scambiarono per un barbone e lo trasferirono all'ospedale Santa Croce, un ospedale  di beneficenza Cristiana. Morì da povero, in un ospedale per poveri. Si avverò così il suo desiderio, più volte aveva espresso in vita, cioè di stare accanto "agli ultimi", sino alla fine.
Al funerale di Gaudì, nominato "l'Architetto di Dio", parteciparono migliaia di persone, sia civili, sia rappresentati delle autorità. Fu sepolto nella Cripta della Sagrada Familia, dove tutt'oggi rimane.


Premessa :

La Sagrada Familia è una chiesa consacrata il 7 Novembre del 2010, da Papa Benedetto XVI ed è facilmente raggiungibile con la metro, sia la linea Viola che quella Blu hanno la fermata "Sagrada Familia". Appena uscirete sarete ai piedi di questa basilica.
L'opera, non ancora conclusa, è interamente finanziata con donazioni private e coi ricavati dei biglietti, i quali si acquistano unicamente online (ad esempio qui), ad un prezzo medio di circa 20 Euro. Consiglio vivamente di acquistare il biglietto con l'audioguida, disponibile in diverse lingue, tra cui l'italiano. La visita di questa cattedrale dura circa 2 ore, ma i più curiosi ed attenti ai dettagli ne impiegheranno anche oltre 3 per scrutare ogni suo angolo. Non a caso è il monumento più visitato non solo di Barcellona, ma dell'intera Spagna.


Com'è Fatta Esternamente la Sagrada Familia ?

Come facilmente intuibile, la "Sacra Famiglia" è dedicata a Gesù, Maria e Giuseppe. A lavori ultimati (si stima per il 2026, centenario della morte di Gaudì), la Sagrada Familia sarà composta da 18 torri, 12 dedicate agli altrettanti apostoli, 4 torri dedicate agli evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni), 1 torre alla Vergine Maria e l'ultima, alta ben 172,5 m (566 ft), dedicata a Gesù Cristo.
Il punto più alto della chiesa, ovvero la "Torre di Gesù", è di poco inferiore alla vetta del Montjuïc, la collina che si innalza nella parte Sud della città di Barcellona. Questo dettaglio fu voluto da Gaudì, in quanto l'opera umana (Sagrada Familia) doveva essere sempre inferiore all'opera divina (Montjuïc).

Nella Sagrada Familia sono presenti 3 facciate : la Natività, la Passione e la Gloria. Quest'ultima, che rappresenta l'ingresso alla navata principale, non è ancora finita e rappresenterà l'ascesa di Gesù verso Dio.

La Natività, la facciata dalla quale ha accesso il pubblico, mostra la nascita di Gesù ed è suddivisa in tre parti : il portico della Carità (il più grande, centrale e rappresentante Gesù), il portico della Fede (la Madonna) e il portico della Speranza (San Giuseppe).
I tre portali sono separati da due colonne, alla base delle quali sono scolpite due tartarughe, una con le pinne ed una con le zampe, in quanto le colonne sono orientate verso il mare o l'entroterra, rispettivamente.
Non mi soffermerò sui dettagli, non sono un critico d'arte, dico solo che questa facciata è ricchissima di dettagli, sembra quasi un "Castello di Sabbia" adornato da angeli, figure sacre, animali e piante.

Portale della Natività Sagrada Familia

Facciata della Natività Sagrada Familia

Esattamente sul lato opposto troviamo la facciata della Passione. Essa è indubbiamente più cupa e malinconica e trasmette quel senso di angoscia/dolore, tipico della Crocifissione di Cristo.
La facciata è sostenuta da sei pilastri obliqui che ricordano i tendini dei muscoli, su di essa poggia un frontone a forma piramidale formato da 18 colonne a forma di osso, che vogliono rappresentare le costole umane.
Posto sopra tutte le altre statue, troviamo Gesù Crocifisso, ma la croce è inclinata e rivolta verso terra, in modo tale da fornire una visione quasi frontale da chi la guarda dal basso.
Questa facciata, rispetto a quella della natività, è meno decorativa e più austera. Lo stesso Gaudì affermò di voler trasmettere un senso di paura e far capire quanto sia stata cruenta la morte del Figlio di Dio.

Facciata della Passione Sagrada Familia

Facciata della Passione Sagrada Familia


Com'è Fatta Internamente la Sagrada Familia ?

L'esterno, sebbene da lontano non si possano osservare i dettagli, è visibile anche dal parco e dalle strade adiacenti al tempio. Per vedere l'interno dovrete necessariamente pagare il prezzo del biglietto, ma vi assicuro che quei soldi saranno pienamente ripagati da ciò che vedrete.

L'interno è imponente e solenne, con un'illuminazione perfetta, grazie ai fini studi di Gaudì. I pilastri di sostegno, costruiti in materiali diversi (Porfido, Granito etc..), hanno una forma molto armoniosa; nella parte bassa assomigliano a delle normali colonne, ma salendo di dividono, dando l'impressione che siano delle ramificazioni di un albero. Anche qui un forte richiamo alla natura.
Un'altra cosa che lascia a bocca aperta sono le vetrate, con colori più freddi (blu-azzurro) nella parte rivolta verso Est, ovvero dove arrivano i raggi di Sole dell'alba e più caldi (rosso-giallo) in quella rivolta verso Ovest, dove tramonta il Sole.
Difficilmente un'immagine riesce  a trasmettere ciò che si prova all'interno, ma vi assicuro che quelle vetrate sono state progettate per creare un ambiente mistico, in cui le diverse luci si intrecciano alla perfezione.
All'interno della Sagrada Familia sono presenti anche delle scale a chiocciola che permettono di salire nel luogo dedicato ai coristi, tuttavia questa zona non è di norma accessibile.
Nella parte laterale è presente un museo che narra la storia della basilica, dalla posa della prima pietra sino ai giorni nostri.

Sotto la basilica è costruita una cripta, una piccola chiesa che contiene anche la tomba di Antoni Gaiudì. Questa zona è visitabile senza biglietto ed il suo accesso è indipendente da quello della Sagrada.

Colonne Interne Sagrada Familia

Facciata Interna Sagrada Familia

Sculture Interne Sagrada Familia

Interno Sagrada Familia

Soffitto Interno Sagrada Familia

Vetrate Sagrada Familia

martedì 8 agosto 2017

Come Coltivare l'Aloe vera in Italia ? Dove Cresce ? Come si Riconosce ?

L'Aloe vera è una pianta succulenta che, per via delle sue proprietà curative, è conosciuta anche da coloro che non hanno un pollice verde particolarmente "green".
Già l'etimologia del suffisso "vera", suggerisce la difficoltà nel riconoscerla tra l'enormità di Aloe presenti.
In effetti l'Aloe "vera" è una sola, anche se spesso ci viene venduta un'Aloe "finta", ovvero una specie simile che, per i profani, è indistinguibile. 

Nelle prossime righe cercheremo di capire com'è fatta l'Aloe vera, da dove proviene e quali siano i limiti climatici per la sua coltivazione.

Pianta di Aloe vera


Origine, Distribuzione Naturale e Diffusione :

L'Aloe vera, nota anche con alcuni sinonimi : Aloe barbadensis, Aloe perfoliata, Aloe indica, Aloe vulgaris, è una pianta grassa conosciuta sin da tempi remoti per le sue proprietà medicinali, se ne trovano infatti riferimenti nei manoscritti risalenti all'epoca Egizia o all'impero Greco e Romano. L'A. vera trova svariate citazioni anche nel sacro libro della Bibbia.

L'esatto luogo di provenienza della specie è tuttora incerto poiché, già migliaia di anni fa, era coltivata ed esportata all'infuori del proprio areale d'origine.
Si pensa che l'Aloe vera sia genericamente nativa del Nord Africa (Egitto, Sudan, Arabia Saudita e Yemen), sebbene oggigiorno sia naturalizzata anche più ad Ovest, in stati quali Marocco, Mauritania e nelle isole vulcaniche dell'Atlantico (Capo Verde, Canarie e Madeira).
Tutte queste zone sono accomunate da un clima arido, assolato e mite, che rappresenta l'habitat ideale della specie.

Ai nostri giorni, dato l'enorme valore commerciale, l'Aloe vera è diffusa anche in altri continenti : negli Stati Uniti (Texas, California e Florida), così come in Australia, Messico, Spagna ed ultimamente si sono fatti impianti anche nelle zone più miti del Sud Italia (Sardegna, Sicilia, Calabria).


Come Riconoscere l'Aloe vera Rispetto alle Altre Specie di Aloe ?

Il genere Aloe è composto da circa 600 specie, alcune delle quali sono visivamente molto simili tra loro, perciò non è sempre facile capire quale Aloe abbiamo tra le mani.

Per distinguere la "vera" Aloe vera dalle altre dovremo basarci sui tratti peculiari (anche se a volte non unici), considerandone più di uno; di seguito eccone qualcuno :

  • L'Aloe vera non ha mai tronchi o ramificazioni (come invece ha l'Aloe arborescens) e, soprattutto, si sorregge da sola. Se il portamento è strisciante e ricadente, probabilmente vi hanno rifilato un'Aloe ciliaris o un'A. arborescens.
  • Le foglie hanno poche (e rade) lenticelle o macchioline, non onnipresenti come invece avviene nell'Aloe saponaria. Tuttavia in qualche varietà si può essere tratti in inganno, poiché ci potrebbe essere qualche lenticella biancastra in più, in particolar modo nella parte inferiore. 
  • I "dentini" che formano il margine seghettato della foglia, sono abbastanza accentuati e presenti solo sul perimetro fogliare e mai all'interno, come invece succede nella Aloe aculeata, Aloe humilisAloe ferox.
  • Le nuove foglie sono di color verde argento, ma quelle più vecchie assumono una colorazione rossastra/marroncina, più pronunciata verso l'estremità. 
  • Le foglie sono messe a "rosetta" e disposte a 360°, non a "ventaglio verticale" come nell'Aloe plicatilis.
  • Sebbene in vaso (ed in casa) è difficile che fiorisca, i fiori dell'Aloe vera sono gialli e non rossi-arancioni come nella maggior parte delle altre Aloe.

Spesso l'Aloe arborescens viene confusa e venduta per Aloe vera, ricordatevi che la prima ha foglie più strette e corte, il margine seghettato meno pronunciato ed una leggera curvatura ad "U" delle foglie; inoltre l'Aloe vera ha un portamento più compatto ed un aspetto più "massiccio".
Talvolta anche l'Aloe ciliaris può esser spacciata per "vera", tuttavia la si riconosce per il portamento pendulo e gli internodi (spazio tra foglia e foglia) ampi.

La situazione si complica con gli ibridi che, ovviamente, prendono un po' delle caratteristiche da ognuno dei genitori. Esiste infatti un ibrido di Aloe vera arborescens.

Di seguito vedrete foto di Aloe arborescens, Aloe saponaria e Aloe vera, affinché possiate notare le differenze morfologiche descritte poco sopra.

Aloe arborescens
Aloe saponaria

Foglia e "Denti" di Aloe vera
Aloe vera in vaso


Coltivazione, Clima, Cure, Potature :

Per prima cosa ricordiamoci che l'Aloe è una pianta succulenta e deve perciò essere trattata alla stregua di altre piante grasse come le Cactacee. Detto questo è una coltura abbastanza semplice, anche per i principianti ed i poco attenti.

Se la si volesse coltivare in Italia, all'esterno ed in piena terra, è bene sapere che l'Aloe vera ha una scarsa resistenza al freddo, decisamente inferiore a quella di altre succulente come l'Agave.
Idealmente la si dovrebbe coltivare in zone esenti da gelo, tuttavia, in condizioni secche, potrebbe tollerare con pochi danni qualche ora ad una temperatura di poco inferiore agli 0° C (32° F).
Quindi, in zone con effimere gelate, se ne potrebbe tentare la coltivazione amatoriale all'aperto, anche perché, date le ridotte dimensioni della specie, sarebbe piuttosto facile costruire delle buone protezioni invernali.

L'esposizione al Sole è materia controversa, su isole assolate come Fuerteventura o Lanzarote, l'Aloe vera viene cresciuta in pieno Sole, condizione che favorisce la fioritura. Ciononostante la specie si sviluppa bene anche in condizioni di mezz'ombra e le foglie, specialmente per piante in vaso, tendono ad essere più carnose e verdi.
Detto questo non preoccupatevi se alcune foglie delle vostre Aloe vera diventano marroni, con molto Sole è una risposta fisiologica e senza conseguenze.
Tollera piuttosto bene anche l'aria salmastra tipica delle località di mare e resiste, senza trattamenti, alla maggior parte dei patogeni.

Allo stato selvatico questa specie cresce in suoli aridi e poveri, si accontenta dunque di quasi tutti i terreni a patto che siano ben drenanti. Le concimazioni sono di norma superflue.

Essendo un pianta grassa l'Aloe richiede poca acqua e può sopportare lunghi periodi di siccità senza particolari danni.
Le innaffiature vanno effettuate in estate, bagnando il terreno (e non le foglie) solo quando esso sarà completamente asciutto. In inverno, anche per via delle temperature più basse, il fabbisogno idrico diminuisce e sarà sufficiente l'umidità atmosferica. Qualora la si coltivasse in vaso basterà nebulizzare il terreno, invece che bagnarlo completamente.

La specie non richiede potature od accorgimenti particolari, semmai la rimozione delle foglie avviene per il loro utilizzo, più che per dare forma alla pianta. In questo caso si prelevano le foglie alla base della pianta, lasciando sviluppare quelle all'apice.

Infiorescenze Aloe vera

Foglie Giovani Aloe vera

E' Possibile Crescere l'Aloe vera all'Interno di Casa ?

Dato che questa Aloe, in Italia, si può coltivare all'aperto davvero in poche zone, l'unica alternativa è ripararla al chiuso durante l'inverno.
Affinché questo sia possibile occorrono due fattori : che la pianta cresca bene in vaso e, a meno che non si disponga di una serra/veranda, che sopporti il clima "d'appartamento".

Fortunatamente l'Aloe vera è rustica, con uno sviluppo radicale contenuto che le consente la crescita anche in vasi relativamente piccoli e, tutto sommato, è abbastanza adatta al clima secco di una casa.
Tuttavia converrà adottare qualche suggerimento:

  1. Evitare luoghi ombreggiati, prediligendo finestre esposte a Sud o zone luminose
  2. Non posizionare il vaso sopra termosifoni, stufe o altre fonti di calore
  3. Possibilmente tenerla nel luogo più fresco (ad esempio non nel locale in cui accendete il camino)
  4. Evitare zone di passaggio tra interno/esterno, ad esempio vicino alla porta di entrata, dove ci possono esser notevoli sbalzi termici
  5. Se l'ambiente fosse particolarmente secco nebulizzare occasionalmente le foglie

In queste condizioni la pianta sopravviverà, ma difficilmente fiorirà e rimarrà di dimensioni minori.


Botanica e Fisiologia :

L'Aloe vera (sin. Aloe barbadensis ) è una pianta succulenta tropicale che appartiene alla famiglia delle Xanthorrhoeaceae (Aloeaceae secondo altre classificazioni) ed è una lontana partente dell'Asparago.
Il nome del genere, Aloe, deriva dall'arabo "Alloeh" che significa : "Sostanza luccicante amara", probabilmente in riferimento alla sua linfa.

Fioritura Aloe veraL'Aloe vera, per essere una pianta grassa, ha una crescita moderatamente veloce ed una singola pianta raggiunge, da adulta, un'altezza di circa 80 cm (32 in) ed una larghezza di 100 cm (40 in). Tuttavia la larghezza può essere superiore, poiché la specie ha la tendenza ad emettere polloni (piante figlie) dalle radici.
I fiori sbocciano su spighe lunghe sino ad oltre 1 m (40 in), che si biforcano e diramano, innalzandosi ben al di sopra del livello delle foglie. L'infiorescenza, che spunta dal centro della pianta, è un racemo i cui fiori "maturi" sono di color giallo, lunghi circa 3 cm (1.2 in), penduli e rivolti verso il basso. In alcune selezioni i fiori possono avere tonalità arancioni.
In zone subtropicali la fioritura avviene in estate, alle Canarie fiorisce tra Giugno ed Agosto. In aree più tropicali piante differenti possono avere fioriture sfalsate, in periodi diversi dell'anno. La specie è autosterile, motivo per cui, per ottenere frutti, ci devono essere più piante in grado di impollinarsi.
Il frutto, a maturità verde scuro, è una capsula che si apre verticalmente e contiene numerosi piccoli semi, appiattiti e di color grigio-marrone.

Contrariamente a quanto si possa pensare, le radici dell'Aloe vera non occupano un gran volume, hanno uno sviluppo prevalentemente orizzontale e rimangono superficiali.

Ma veniamo alla parte più interessante: le foglie. Esse sono verdi-argento, lunghe circa 50 cm (20 in), quelle più giovani spuntano dalla parte centrale e sono disposte "a ciuffo", mentre le più vecchie si piegano sotto il loro peso, diventando parallele al suolo. Sul margine fogliare sono presenti delle spine che per forma ricordano i "denti di squalo".
Sono foglie carnose, con cuticola inspessita, al cui interno è presente molta acqua, un adattamento xerofitico per combattere la siccità.

La specie ha una vita media di 12-15 anni e ne impiega circa 3-4 prima di raggiungere la maturità e fiorire.

Cosa Contengono le Foglie di Aloe ?

Basta incidere una foglia per notare che al proprio interno è presente una sostanza gelatinosa dal sapore molto amaro, dalla quale si ricava il famoso "Succo di Aloe".
Il gel di Aloe, che al naturale è esclusivamente ad uso topico (esterno), velocizza il processo di cicatrizzazione ed è molto efficace nell'alleviare bruciori dovuti ad abrasioni ed ustioni (comprese quelle da troppo Sole), ma è anche utile per combattere malattie della pelle quali Psoriasi, Acne o Eczemi.
Personalmente ho trovato la sua applicazione cutanea di enorme beneficio contro le scottature del "primo giorno di spiaggia".
E' importante che il gel sia utilizzato subito dopo averlo estratto, spalmandolo direttamente sulla zona interessata. Ad uso industriale le foglie vengono raccolte, tagliate e portate velocemente al posto di lavorazione, dove il loro contenuto (gel-linfa) viene stabilizzato.

Questo gel contiene l'Oleina, un principio attivo irritante per la mucosa dell'intestino, che può causare effetti lassativi. Perciò, al fine di poter produrre il Succo di Aloe (o qualsiasi altro derivato che venga ingerito), l'Oleina deve essere chimicamente neutralizzata.
Questa "bevanda a base di Aloe" ha proprietà antibatteriche-antivirali, antiossidanti e rinforza il sistema immunitario (macrofagi etc.).

Per ottenere il massimo dal Gel di Aloe si devono raccogliere le foglie più vecchie (ma non rinsecchite), da piante adulte.

Gel di Aloe vera foglia tagliata

Come Propagare l'Aloe vera ?

La specie ha un'elevata attitudine ad emettere polloni, lateralmente rispetto alla pianta madre. Il metodo più semplice per riprodurla è rimuovere un pollone basale, farlo asciugare un paio di giorni all'aria, piantarlo in un substrato fresco ed arieggiato (es. Sabbia), tenuto leggermente umido ed in posizione ombreggiata, aspettando la radicazione.
Talvolta il pollone è particolarmente ancorato e si dovrà forzare per rimuoverlo, in questo caso potrebbe avere già un apparato radicale autonomo.
L'Aloe vera si può moltiplicare anche partendo da seme, in questo caso conviene seminare in primavera, con temperature di almeno 20° C (68° F), utilizzando semi maturi (se sono chiari, bianchi o sbiaditi probabilmente sono stati raccolti prematuramente). La germinazione dovrebbe avvenire nel giro di 3-4 settimane.

Ovviamente non tutti hanno a disposizione dei semi o un'Aloe "matura" con relativi polloni; ma non temete, anche qui c'è una soluzione.
La specie si può riprodurre per talea, rimuovendo con un coltello affilato un'intera foglia (meglio se un nuovo germoglio) ed interrandola in torba-sabbia ad una profondità di circa 10 cm (4 in), mantenendo la parte tagliata rivolta versa il basso.
Lasciare il vaso in una zona fresca (non fredda), luminosa (non assolata) e mantenere il terreno umido (non zuppo).

Vecchia Aloe vera con Polloni


Tutto sommato coltivare una pianta di Aloe non è poi così difficile e, anche se non vivete in una zona d'Italia a clima mite, potrete coltivarla in vaso con successo, tenendola in casa in inverno o anche tutto l'anno, come fosse una pianta d'appartamento.
Insomma sia che abitiate a Milano, Roma, Napoli o Palermo non avrete più scuse per non averne un esemplare sul davanzale, anche perché si può comprare ovunque (supermercati, mercati, vivai) al costo di pochi euro.

Vi saluto con le ultime 3 foto, le prime due sono state fatte alle Canarie, l'ultima nel Nord Italia, da una pianta coltivata in vaso e riparata in casa in inverno.

Aloe vera in terra Canarie

Fiore Aloe vera

Aloe vera in Vaso Nord Italia

lunedì 31 luglio 2017

Coltivazione del Sambuco (Sambucus nigra), Dove Cresce?

Il Sambuco Comune (Sambucus nigra) è la pianta i cui fiori sono l'essenza da cui si ricava il noto liquore Sambuca. Questo albero è molto diffuso in Italia e cresce bene in diversi ambienti, tanto da diventare addirittura infestante.

Nelle prossime righe cercheremo di capire com'è fatta la pianta del Sambuco, come si coltiva, quante specie esistono e dove si può trovare nel Mondo.

Bacche Sambucus nigra

Sambucus nigra

Specie, Origine e Distribuzione Geografica :

Il genere Sambucus contiene al proprio interno almeno una ventina di specie, tendenzialmente presenti nelle zone temperate della Terra ed occasionalmente ai tropici.
L'esatta filogenesi è ancora motivo di dibattito scientifico e la linea di demarcazione tra una specie e l'altra potrebbe essere labile; ad esempio Sambucus canadensis, il Sambuco presente nella parte orientale del Nord America, fino al Canada, potrebbe essere, secondo gli studiosi, solo una sottospecie del Sambucus nigra, nativo dell'Europa.

Le diverse specie si potrebbero raggruppare in due grosse categorie :


  1. Sambuco "Nero", a cui fa capostipite il Sambucus nigra.
  2. Sambuco "Rosso", la cui specie di riferimento si identifica nel Sambucus racemosa.


Quali Sono le Differenze tra Questi due Gruppi ?

Le specie di Sambuco "Nero" vivono in zone temperate un po' più calde, a latitudini inferiori, alcune di esse sconfinano addirittura in fasce subtropicali o tropicali, come la specie Sambucus peruviana, originaria delle Ande tra Perù, Ecuador, Colombia e Bolivia ed ora diffusa in tutto il Sud America, oppure Sambucus javanica, presente in Asia, o Sambucus mexicana, che vive nel deserto di Sonora nel Nord del Messico, o ancora Sambucus palmensis, endemica delle Isole Canarie.
Inoltre, come suggerisce il nome, queste piante fanno delle bacche traslucide di colore nero e le infiorescenze sono larghe, appiattite ed a "forma di ombrello".

Le specie di Sambuco "Rosso" crescono in zone temperate fredde esclusivamente dell'emisfero Boreale e raggiungono dimensioni leggermente inferiori. La pianta di riferimento è il Sambuco Rosso Europeo (Sambucus racemosa), altre specie rappresentative sono Sambucus sieboldiana, presente in Giappone e Corea, Sambucus pubens, del Nord America o Sambucus tigranii, che si trova sulle montagne del Caucaso.
Queste piante fanno frutti che a maturazione sono rossi ed hanno delle infiorescenze tondeggianti, allungate e più "a pannocchia", rispetto al Sambuco Nero.

In realtà esiste anche una terza categoria, rappresentata solo da due specie (Sambucus australasica o Sambucus gaudichaudiana), entrambe del continente australiano, che producono bacche bianche o gialle.


Qual è l'Habitat Naturale del Sambuco ?

Sambucus nigra è una pianta spontanea che prospera più o meno in tutta Europa, ma il suo ambiente ideale è costituito dalle zone umide di pianura, a margine dei boschi decidui o sulle rive dei ruscelli.
La sua zona fitoclimatica è il Castanetum, sebbene si possa spingere anche in montagna nella zona dei Faggi, in Italia presente sino ad altitudini superiori ai 1000 m (3280 ft).
Il Sambuco cresce in zone marginali, ai lati delle strade, così come lungo i binari delle ferrovie, in mezzo alla fitta vegetazione, sui bordi dei campi incolti o all'interno di casolari diroccati.
La grande versatilità ha permesso alla specie un'ampia diffusione, su areali estesi e diversificati, tuttavia, in Italia, la sua distribuzione è più concentrata nel Nord.

Infiorescenza Sambuco

Boccioli Sambuco

Fiori Sambucus nigra "Black Lace"


Botanica e Fisiologia :

Il Sambuco Comune (Sambucus nigra), nei paesi anglosassoni noto come "Elderberry", è una specie decidua appartenente alle Adoxaceae che, fino a qualche anno fa, era inglobata nella più grossa famiglia delle Caprifoliaceae, di cui fa parte anche il Mirtillo Siberiano.

Il Sambuco Nero si sviluppa sotto forma di piccolo albero che, nelle condizioni ideali, può occasionalmente raggiungere un'altezza di 10 m (33 ft); tuttavia è più frequente trovarlo ben più basso, immerso nella vegetazione, sotto piante ad alto fusto.
Il tronco è contorto, con una corteggia grigia-bruna che, con l'età, tende a sfaldarsi ed a fessurarsi sino in profondità.
I rami, dal colore più chiaro e con vistose lenticelle longitudinali, spuntano fin dalle parti più basse del fusto ed hanno un portamento ricadente. Su di essi, in inverno, è possibile notare le vistose gemme color porpora.
Le foglie sono opposte, lunghe circa 30 cm (12 in) ed imparipennate, ovvero formate da più foglioline (solitamente 7) dalla forma lanceolata e dal margine seghettato. Il loro colore è generalmente verde scuro, sebbene esistano delle cultivars selezionate per aver foglie viola scuro o nero (ad es. "Black Lace").
Le radici del Sambuco sono assai superficiali, quasi striscianti, ma piuttosto espanse.

Frutti Immaturi SambucoLe vistose infiorescenze sono dei corimbi appiattiti lunghi sino a 25 cm (10 in), che sbocciano all'apice della nuova vegetazione e sono composte da moltissimi fiorellini color bianco crema o, in alcune varietà, rosa tenue.
I singoli fiori sono piccolissimi, formati da 5 petali saldati alla base ed emanano un profumo intenso e delicato, ma sono poco visitati dai principali insetti pronubi (ad es. Api e Bombi), in compenso hanno un polline molto volatile ed, annusandoli, ci si ritrova il naso ricoperto da una "polverina" bianca/gialla. I fiori di Sambuco sono ermafroditi, ma generalmente autosterili, motivo per cui singoli esemplari isolati hanno una scarsissima fruttificazione.
La fioritura del Sambuco è scalare e si protrae per un mese o più ed, in Italia, avviene tra metà Aprile ed inizio Giugno.
I frutti, riuniti in grappoli penduli, sono delle bacche contenenti da 2 a 5 semi che, a maturazione, diventano lucide (sembrano di cera), nere, succose ed assai macchianti. Nel Nord Italia la maturazione è estiva, indicativamente tra fine Luglio ed inizio Settembre e si possono raccogliere non appena le bacche virano dal verde/viola tenue al blu scuro/nero.
Queste bacche diventano commestibili solo dopo cottura, sebbene un consumo eccessivo possa avere effetti lassativi.

Fiori Sambuco

Tronco e Rami Sambucus nigra

Nuova Vegetazione Sambucus nigra


Coltivazione, Clima, Cure, Crescita e Potatura :

Sambucus nigra è una pianta rustica, adattabile a climi diversi e non sensibile al freddo, potendo tranquillamente reggere temperature inferiori ai -20° C (-4° F). Inoltre tollera bene sia l'inquinamento atmosferico, che la salsedine dell'aria di mare.
La specie si può piantare in una posizione in pieno Sole ma, soprattutto nelle zone torride del Sud Italia, gradisce anche un'esposizione a mezz'ombra.
Il Sambuco riesce a crescere anche nei sottoboschi bui, dove regna l'ombra totale, tuttavia, all'interno di boschi fitti, fiorisce poco e male e non fruttifica.
Sebbene preferisca substrati umidi, il Sambuco ha una discreta resistenza alla siccità, ciononostante, in zone luminose, calde e secche, mostra ingiallimenti fogliari già a fine estate. In queste condizioni, così come per piante appena messe a dimora, le innaffiature settimanali (ed una buona pacciamatura) gioverebbero molto alla loro salute.
Il terreno ideale è umido, fresco, ricco di nutrienti (es. humus) e sub-acido (pH tra 5-7), tuttavia sopporta anche un suolo leggermente alcalino.
Questa pianta tollera potature anche drastiche, addirittura alla base, ributtando vigorosamente dalle gemme delle radici o del legno sottostante.
Una potatura di questo tipo, però, compromette la fioritura/fruttificazione dell'annata.
Gemme Sambucus nigraUna pianta affrancata ha una crescita rapida e può raggiungere le dimensioni tipiche della specie in appena 10 anni.
La specie non è particolarmente longeva e solitamente vive 50-60 anni, ma la pianta madre e spesso sostituita dai polloni.
La specie è abbastanza resistente ai funghi ed agli altri patogeni e riesce a fruttificare anche allo stato selvatico, senza alcun trattamento.
La concimazione può essere fatta con un comune fertilizzante ternario NPK, con rapporto 10:10:10. A fine inverno/inizio primavera può essere utile utilizzare con concime a base di nitrato di ammonio, una fonte di Azoto utile per la ripresa vegetativa.

Legno Sambuco


Riproduzione e Varietà :

Il Sambuco si può moltiplicare per semina, in natura sono proprio gli uccelli che, mangiando i frutti, spargono i semi nell'ambiente. I semi, per poter germinare, devono essere esposti al freddo per almeno 2 mesi; perciò conviene piantarli in vaso in autunno e lasciarli all'esterno tutto l'inverno, aspettando che germinino in primavera.
Per la prima fioritura/fruttificazione dovranno passare 3-4 anni e la massima produzione (circa 5 kg o 12 lb per pianta) si avrà solo dopo 8-9 anni.

La semina non garantisce però che la pianta figlia sia uguale alla pianta madre. Dato che il Sambuco è coltivato sia come specie ornamentale, sia come fruttifera, è importante propagarlo anche per via vegetativa, l'unico modo che permetta di ottenere degli esatti cloni.
La tecnica più utilizzata è la talea (i giovani rami radicano abbastanza bene), ma in inverno si possono anche prelevare polloni che abbiano già le proprie radici.


Di seguito alcune Cultivars interessanti :


  • "Black Lace" : Dotato di foglie viola scuro e fiori rosa. Il portamento e la forma delle foglie ricordano l'Acero Giapponese.
  • "Adams" : Selezione americana a maturazione tardiva, con produzione abbondante.
  • "Nova" : Varietà auto-fertile e con infiorescenze più grosse della media.
  • "Johns" : Buon impollinatore per "Adams", matura precocemente ed è indicata per fare marmellate.
  • "Variegated" : Foglie verdi, variegate di bianco, vigoria ridotta.
  • "York" : E' quella con le bacche di maggiori dimensioni tra tutti i Sambuchi. 

Cosa Fare con il Sambuco ? Quali Sono gli Utilizzi ? 

Sambucus nigra è una pianta dai mille usi: i fiori sono la base per la produzione del Sambuca ma, essiccati, possono essere utilizzati a mo' di tè o per aromatizzare bevande rinfrescanti.
I frutti sono impiegati nella produzione di confetture, marmellate, ma anche per produrre un succo analcolico, diuretico e dissetante noto come "Vino di Sambuco". In passato queste bacche erano utilizzate anche come coloranti.
Il legno di Sambuco, leggero e flessibile, è impiegato per fare manici di rastrelli, zappe ed utensili di vario genere.
In ultimo non dimentichiamoci l'aspetto ornamentale della pianta, la quale può adornare giardini e parchi pubblici.

Fioritura Sambuco

Sambuco Fiorito

Sambucus nigra

Foglie Sambucus nigra
Foglie Scure "Black Lace"

martedì 25 luglio 2017

Come Combattere il Marciume Nero della Vite o Black Rot (Guignardia bidwellii) ?

La maggior parte delle varietà di Vite (Vitis vinifera) è soggetta ad infezioni fungine, alcune delle quali possono arrecare gravi perdite di produzione.
La difesa contro questi patogeni diventa perciò di fondamentale importanza, ma anche capire la loro fisiologia ed il loro modo di riprodursi può aiutare a prevenire il diffondersi della malattia. 

Oggi vorrei parlare del Marciume Nero della Vite, conosciuto anche col termine inglese "Black Rot" e causato dal fungo Guignardia bidwellii, un patogeno appartenente alla divisione degli Ascomiceti.
Esso colpisce tutti gli organi della pianta, dalle foglie ai frutti, rendendo quest'ultimi immangiabili. L'acino colpito dal marciume nero, come leggeremo più avanti, ammuffisce e secca, una sintomatologia simile a quella riscontrata durante gli attacchi di Botrite (Botrytis cinerea), con la differenza che Botrytis cinerea ha un maggior numero di ospiti oltre alla Vite (ad esempio Rose e Fragole), attacca l'acino d'Uva quando è in uno stadio fenologico più avanzato (post-invaiatura, quasi a maturazione con acini ricchi di zuccheri) e produce una muffa grigia (o biancastra) sulla sua superficie; inoltre un leggerissimo attacco di Botrite produce quella che si definisce "Muffa Nobile", la quale non danneggia i frutti, ma ne aumenta il contenuto zuccherino ed è dunque vantaggiosa per la vendemmia.

Grappolo Colpito da Marciume Nero

Da Dove Proviene il Fungo Guignardia bidwellii ? In Quali Zone è Più Diffuso?

Il responsabile di questo marciume è Guignardia bidwellii, un fungo proveniente dal Nord America, dove se ne riconosce la presenza sin dai primi anni del 1800.
Questo patogeno fu importato in Francia nel 1885, probabilmente insieme a portainnesti resistenti alla fillossera, e da lì si diffuse in pochi anni in Italia e nel resto d'Europa.
In Italia gli attacchi furono isolati per decenni e la prima vera epidemia si verificò solo negli anni '70, alle 5 Terre, in Liguria.
Oggigiorno il Black-rot è endemico in molte regioni del Nord Italia (Veneto in primis) ed i suoi attacchi sono più frequenti e massicci in zone miti ed umide. A riprova di questo c'è da menzionare il fatto che, sebbene il Guignardia bidwellii sia nativo dell'Ovest degli Stati Uniti, questa malattia sia quasi sconosciuta nella semi-desertica e torrida California.


Cos'è il Marciume Nero della Vite? Che Danni Provoca? Come si Riconosce?

Guignardia bidwellii supera l'inverno sotto forma di Spora, nascosta in diverse parti della pianta. Queste ascospore svernano preferibilmente all'interno degli acini mummificati caduti al suolo nella stagione precedente, ma anche all'interno di ferite nel legno della Vite, dove possono sopravvivere sino a due anni.

Quando in primavera si superano i 10° C (50° F), le piogge aprono gli aschi dai quali fuoriescono le ascospore che, trasportate dal vento, si diffondono infettando nuove piante.
Per la germinazione di queste spore serve che le foglie siano bagnate per un tempo più o meno lungo a seconda della temperatura; se quest'ultima è ottimale, ovvero 25° C (77° F), basteranno 6 ore, più ci si allontana (sia verso il basso, che verso l'alto) e più i tempi si dilateranno.
Durante questa fase il patogeno "fora" la cuticola penetrando all'interno degli organi vegetali. Il tempo d'incubazione e di sviluppo varia in funzione della temperatura ed è mediamente di circa due settimane.

Il Marciume Nero riguarda tutti gli organi della Vite in fase di crescita attiva, anche se i danni maggiori si riscontrano su fiori, frutti e foglie.

Le foglie colpite mostrano sintomi caratteristici, con aloni regolari tondeggianti di color marrone lungo il perimetro, mentre l'interno necrotizza e, dissecandosi, assume un color rosso tenue. Queste "macchie" difficilmente si fondono tra loro e non occupano mai tutta la superficie fogliare. Questi sintomi, talvolta accompagnati da protuberanze nerastre, non sono osservabili in foglie già adulte e sviluppate.

I danni più rilevanti riguardano però il grappolo. Il Black Rot può comparire dalla fioritura, sino all'ingrossamento dei frutti ed inizialmente si evidenzia con un pallino biancastro di circa 1 mm (0.04 in) sui chicchi d'Uva in accrescimento. Dopo poco tempo l'infezione si estende all'intero acino, facendogli assumere colorazione brunastra. In fine l'acino immaturo diventa viola, marcisce, raggrinzisce e dissecca, diventando la "casa invernale" per le sue spore.

L'infezione potrebbe anche non coinvolgere tutti gli acini, ma il grappolo in sé risulterà compromesso e privo di valore commerciale.
Diversamente dalla Botrite, il Marciume Nero della Vite si manifesta entro Agosto e non attacca l'Uva durante il periodo di maturazione.

Foglia Infettata da Guignardia bidwellii

Acini Colpiti da Guignardia bidwellii

Quali Piante Attacca ?

Contrariamente a Botrytis cinerea che attacca oltre 200 specie di vegetali, Guignardia bidwellii è più selettivo ed attacca poche specie della famiglia delle Vitaceae come Vitis vinifera (l'Uva Europea coltivata per fare il Vino), Vitis amurensis (Vite Asiatica), Vitis labrusca (Uva Fragola), Parthenocissus quinquefolia (Vite Ornamentale Americana), ma anche alcune specie di Agrumi.


Come Prevenire e Curare gli Attacchi di Black Rot ?

La difesa contro il Marciume Nero della Vite inizia con la prevenzione. Se si vuole avere una Vigna in un posto umido e con frequenti piogge primaverili ed estive, ovvero in una zona con un clima favorevole a questo tipo di patogeno, converrà scegliere dei Vitigni già intrinsecamente resistenti, evitando quelli più sensibili.
E' importante anche la scelta del microclima, prediligendo zone collinari, pendii assolati esposti a Sud, piante distanziate tra loro e poco fitte, in modo da evitare al massimo l'ombreggiamento.
Eliminare, bruciando anche le radici, i vigneti abbandonati, i quali rappresenterebbero una notevole fonte d'inoculo primario per i vigneti adiacenti.

Bisogna ricordarsi di eliminare sia i resti della potatura, che i tralci infetti e, durante l'inverno, bruciare i viticci rimasti attaccati ai fili di sostegno ed i grappoli "mummificati" dell'anno precedente.
La lotta agronomica consiste anche nel lavorare il terreno prima della ripresa vegetativa, interrando i residui infetti e, nei vigneti non inerbiti, rincalzare il minimo indispensabile e solo dopo il primo trattamento contro il black-rot, per non far riaffiorare materiale di inoculo interrato con le lavorazioni d'autunno.

La lotta chimica deve iniziare prima della fioritura, quando i tralci raggiungono una lunghezza di circa 10 cm (4 in) e deve continuare fino ad inizio invaiatura.
Si possono utilizzare prodotti a base di Rame, i ditiocarbammati o gli IBS (inibitori sintesi steroli), usati anche per combattere altre malattie fungine della Vita, come lo Oidio.

Marciume Nero della Vite

Acini Mummificati black rot

Attacco Guignardia bidwellii Foglia Vite

venerdì 21 luglio 2017

A Cosa Servono le Radici di un Albero? Quanti Tipi di Radici ci Sono?

Tutti sappiamo che le piante sono dotate di un apparato radicale, tuttavia solo in pochi conoscono quali siano esattamente le funzioni delle radici, come avvenga il loro sviluppo, quale sia la loro struttura e quanto possano crescere.

Radici Scoperte
Quanto Possono Essere Profonde le Radici? Quando Crescono?

La radice rappresenta la parte sotterranea di una pianta ed è soggetta a geotropismo positivo, ovvero si orienta nello stesso verso della forza di gravita, cioè dal suolo verso il centro della Terra.
L'espansione e la profondità delle radici dipende sia dalla specie, sia dall'età della pianta, sia dal tipo di terreno.
E' noto che nei terreni fertili e costantemente irrigati, l'apparato radicale sia meno espanso e profondo rispetto a quello che si può trovare laddove ci sia siccità.
In questa seconda condizione, infatti, le radici si devono sviluppare più in profondità per riuscir a "pescare" acqua (per dettagli sulla resistenza alla siccità clicca qui).
A parità di precipitazioni, nei terreni che trattengono meglio l'acqua (ad esempio quelli argillosi) ci sarà uno sviluppo radicale più contenuto rispetto a quello che ci sarebbe in un suolo molto drenante (ad esempio sabbioso).
L'estensione delle radici è, solitamente, superiore alla proiezione della chioma sul terreno, mentre, contrariamente a quanto si creda, la maggior parte dell'apparato radicale è concentrato nei primi 80 cm (32 in) di suolo e raramente si trovano radici ad una profondità superiore ai 3 m (120 in), poiché il terreno diventa meno fertile e l'ossigeno sempre più scarso.

Le radici sono così imponenti che il loro peso a secco potrebbe superare quello dell'intera pianta e la loro lunghezza totale potrebbe essere inimmaginabile, come perfettamente illustrato in un articolo di Dittemer del 1937. Egli analizzò lo sviluppo radicale della Segale Invernale (Secale cereale) e, dopo 16 settimane di crescita, riscontrò la presenza di circa 13 milioni di radici laterali, la cui somma superava i 500 km (319 mi) di lunghezza.

Se proviamo a seminare noteremo che, durante il germogliamento, la radice è sempre il primo organo a spuntare dal seme e solo successivamente si svilupperanno le prime foglioline.
Questo perché le radici sono la parte "vitale" dell'intera pianta e, morte loro, morirebbe l'intera pianta. Ciò non è necessariamente vero per la parte aerea, infatti, in seguito ad incendi od a potature drastiche, la chioma può venir completamente distrutta, ma se le radici sopravvivono c'è speranza che riescano a "ricostruire" la pianta nella sua interezza.

Le radici crescono in funzione delle condizioni della rizosfera (suolo). In zone equatoriali, con terreno ricco di nutrienti ed acqua, le radici possono crescere durante tutto l'anno.
Nelle zone temperate (come l'Italia) il picco di crescita si ha nei mesi primaverili, mentre l'aridità estiva lo riduce drasticamente. Contrariamente a quanto si possa credere, un minimo di sviluppo radicale si ha anche nel periodo invernale, persino sotto il suolo innevato.

Radici "stampella" Ficus

Radice Albero Divelto

Come è Fatta una Radice ?

Le radici si possono essenzialmente dividere in tre porzioni :

  • Zona di Accrescimento : rappresenta l'apice delle radici ed è costituita da tessuto meristematico, ovvero da cellule in grado di dividersi indefinitamente. L'allungamento delle radici è dovuto alla moltiplicazione delle cellule di questa zona che, poco alla volta, sono in grado di penetrare anche nei terreni più duri.
  • Zona di Assorbimento : man mano che la radice si allunga, la zona di accrescimento si "trasforma" in zona di assorbimento, dotata di peli radicali, tramite cui la pianta ricava acqua e sali minerali dal terreno. 
  • Zona di Trasporto : fa da collegamento tra la precedente zona ed il fusto; attraverso di essa passa la soluzione acquosa che andrà sino alle foglie. Questa zona, nelle piante arboree, è lignificata.

A livello morfologico le radici si possono distinguere anche in base all'angolo geotropico, cioè quello compreso tra il prolungamento teorico del fusto sotto terra ed il suolo. Per intenderci se una radice avesse un angolo di 90°, allora sarebbe parallela alla superficie della terra.

Detto questo, se l'angolo geotropico medio è maggiore di 60°, l'apparato radicale sarà superficiale, se è compreso tra 30° e 60° sarà espanso, se inferiore a 30° fittonante.

Molte piante sviluppano un fittone (radice poco ramificata e profonda) nei primi mesi di sviluppo, per poi espandersi anche lateralmente, diventando una radice fascicolata (in cui anche le diramazioni raggiungono il diametro della radice principale).

Radice di Pomodoro

Quali Sono le Funzioni delle Radici ?

Meccanica : l'apparato radicale serve a tener l'albero ben saldo ed ancorato al terreno, impedendo che venga divelto dai venti e dalle intemperie. Inoltre le radici aiutano a ridurre l'erosione del suolo, prevenendo dannose frane e smottamenti.
In alcune piante rampicanti, come l'Edera, si sviluppano anche radici avventizie, cioè radici aeree il cui compito è quello di far "aggrappare" le proprie liane ai tronchi ed ai rami di altre specie, così da ottenere una migliore esposizione ai raggi solari.
Comune tra le piante del genere Ficus (es. Ficus retusa) è l'emissione di radici aeree dalle branche principali. Queste radici non servono per appigliarsi a qualcosa, ma si allungano verso il suolo, radicando a contatto con esso. In altre parole funzionano da sostegno e si comportano come una sorta di "stampella" per sorreggere il peso di questi rami enormi.


Trofica (Assorbimento e Conduzione) : come abbiamo letto sopra, i peli radicali assorbono l'acqua in cui sono disciolti i sali minerali, i quali forniscono alla pianta Azoto, Fosforo, Potassio e tutta una serie di microelementi.
Questa soluzione acquosa prende il nome di Linfa Grezza (povera di Glucosio e di sostanza organica) e, per capillarità, si muove contro gravità per raggiungere le foglie. Qui, tramite la fotosintesi clorofilliana, la linfa si arricchisce di zuccheri, diventando Linfa Elaborata, la quale distribuisce poi i nutrienti alle cellule dell'intera pianta.
Le radici normalmente assorbono anche ossigeno (motivo per cui si sviluppano prevalentemente nel primo strato di terra); tuttavia le Mangrovie vivono in ambienti salmastri, in cui il suolo è privo di questo gas. Questi alberi hanno sviluppato delle atipiche strutture radicali (Pneumatofori) a forma di "tubo" che, uscendo dal terreno, assorbono ossigeno, un po' come farebbe un subacqueo con il suo boccaglio.
In particolari specie, come le Orchidee, le radici sono esclusivamente avventizie ed hanno anche il ruolo di nutrire la pianta, svolgono la fotosintesi e sono in grado di assorbire l'acqua che su di esse si condensa (ad es. le goccioline che formano la nebbia).


Riserva : le radici sono uno dei principali organi di accumulo di sostanza organica. Le piante (soprattutto se decidue), durante gli stadi più precoci di germogliamento primaverile attingono energia proprio da qui e, dopo la fogliazione, ripristineranno le riserve per l'anno successivo.
In alcune piante semi-desertiche le radici sono succulente e fungono da "serbatoi" di acqua, in altre (ad esempio Patate, Ravanelli, etc.) la radice immagazzina amido, diventa carnosa e la funzione di accumulo diventa addirittura la più rilevante.


Riproduttiva : alcune specie hanno un'elevata capacità di emettere polloni, ovvero rami che spuntano da gemme situate sulle radici e "bucano" il terreno, generando un nuova pianta. Sono note popolazioni clonali che si estendono per ettari, formate dal migliaia di esemplari, tutti discendenti da un'unica radice (vedi qui, la colonia Pando, Populus tremuloides).


Regolatrice : il meristema apicale delle radici produce e secerne anche alcuni ormoni (es. Citochinine) con importanti funzioni fisiologiche.
Inoltre le radici di alcune specie producono sostante tossiche, in grado di inibire la crescita nei paraggi di altre piante. In questo modo eliminano la competizione per i nutrienti, potendosi così sviluppare al meglio.


In ultimo vorrei ricordare le Micorrize, ovvero una simbiosi che frequentemente si instaura tra le radici delle piante e diverse specie di funghi. In questo caso i funghi proteggono le radici dalle infezioni, dai patogeni, dagli stress idrici ed aumentano la velocità di assimilazione dei sali minerali etc..in cambio ricevono zuccheri e vitamine.
Un'altra simbiosi comune avviene tra i batteri azoto-fissatori (ad es. quelli del genere Rhyzobium) e le radici di alcune leguminose (ad es. Fave  e Fagioli). Questo rapporto permette ai vegetali di utilizzare l'azoto atmosferico che questi batteri fissano ("importano") nel terreno.

Pneumatofori


Radice Avventizia Edera

Radice di un Vecchio Faggio