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martedì 1 ottobre 2019

Palma di San Pietro (Chamaerops humilis) - Coltivazione e Cure

La Palma di San Pietro (Chamaerops humilis), talvolta chiamata anche Palma Nana, è una specie molto diffusa in Italia dove, anche grazie alle dimensioni ridotte, è coltivata a gruppetti nelle aiuole, sotto la chioma di alberi ad alto fusto o laddove non vi sia lo spazio necessario alla crescita di altre palme ornamentali, come ad esempio la Palma delle Canarie.

Chamaerops humilis

Origine, Diffusione e Curiosità :

Delle oltre 2.000 specie di Palme presenti sulla Terra solo 2 sono native dell'Europa, la Palma di Creta (Phoenix theophrasti) e, appunto, la Palma di San Pietro (Chamaerops humilis). Quest'ultima, sebbene non sia la Palma più resistente al freddo, è quella che cresce più a Nord in assoluto, infatti la si ritrova spontanea (e non d'importazione) sin nel Sud della Francia, circa al 43° parallelo Nord.

Chamaerops humilis ha una distribuzione naturale che comprende le coste Europee (Portogallo, Spagna, Francia, Italia) e quelle Africane (Marocco, Algeria e Tunisia), in pratica le coste del Mediterraneo occidentale.
In Italia la Palma Nana è naturalizzata in Sicilia, Sardegna e Calabria, oltre che sul litorale Tirrenico a Sud di Livorno.

Quanto appena detto è riferito alla presenza di popolazioni selvatiche, infatti la diffusione a livello ornamentale si estende ben oltre i confini sopracitati. La Palma di San Pietro è perfettamente adattata al clima Mediterraneo e può cresce più o meno in tutte le zone d'Italia, comprese molte città del Nord Italia a clima temperato.

La Palma nana può esser coltivata con successo in Liguria, lungo la Costa Adriatica, nelle zone interne di tutto il centro-Sud Italia (sino a quota di alta collina), sulle sponde dei grandi laghi del Nord Italia ed, in posizioni riparate, addirittura nella fredda ed umida pianura Padana.

L'habitat naturale di questa palma è rappresentato dalla macchia mediterranea, ma anche da suoli aridi ed erosi, in cui poche altre specie riescono a prosperare.

Sebbene il nome scientifico universalmente accettato sia Chamaerops humilis, questa palma è talvolta chiamata con il nome Phoenix humilis.

La Palma di San Pietro è anche nota come Palma di Goethe, poiché il poeta, dopo averla ammirata ai giardini botanici di Padova, se ne innamorò, tanto da dedicarle più di uno scritto.

Viale di Palme Nane di San Pietro

Descrizione Botanica ed Inquadramento Filogenetico :

Chamaerops humilis, come qualsiasi altra specie di Palma, appartiene alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae) ed è l'unica rappresentante del proprio genere (Chamaerops).

In natura esistono due varietà (o sottospecie) di Palma di San Pietro, con piccole differenze che saranno elencate di seguito :

  • Chamaerops humilis var. humilis : cresce più a Nord, ma in pianura e la si ritrova sulle coste settentrionali del Mediterraneo, ovvero in Europa. Presenta foglie verdi ed ha una crescita meno lenta rispetto all'altra varietà, raggiungendo un'altezza superiore. Possiede una maggior resistenza all'umidità, sia atmosferica, che del suolo.
  • Chamaerops humilis var. cerifera : cresce più a Sud, ma riesce a spingersi sino ad una quota di circa 2.000 metri (6560 ft). Questa varietà è presente nei Paesi che si affacciano sulle coste meridionali del Mediterraneo (Nord Africa) ed è conosciuta anche come Chamaerops humilis var. argentea, per via delle foglie color argento. Rispetto alla precedente ha una crescita più lenta, una minor tolleranza all'umidità, ma una maggior capacità di crescere in luoghi particolarmente siccitosi e torridi, quasi desertici.

Da qui in poi, salvo diversamente specificato, descriverò i tratti comuni ad entrambe le specie sopraelencate.

La Palma di San Pietro appartiene alla sotto-tribù Rhapidinae ed è strettamente imparentata con la Trachycarpus fortunei. Tuttavia si distingue chiaramente da quest'ultima per via delle dimensioni più contenute, del portamento "multi-tronco" e per il picciolo fogliare dotato di spine.
Altre specie con cui può esser confusa sono l'Acoelorrhaphe wrightii, nativa della Florida, che però tende ad aver tronchi più alti e snelli e la Serenoa repens, che invece ha fusti più corti ed una minor propensione ad emettere polloni, formando un cespuglio basso, quasi strisciante, con tronchi più distanziati.

Chamaerops humilis è una palma di piccole dimensioni che, soprattutto nella varietà a foglia argentata, non supera i 2 metri di altezza (6.5 ft).
Questa specie presenta un portamento atipico rispetto a buona parte delle altre palme; infatti la Palma Nana ha l'attitudine ad emettere polloni basali ed una crescita tipicamente cespugliosa, con molti tronchi disposti circolarmente che, nella parte bassa, sono praticamente a contatto tra loro, mentre all'apice son distanziati, poiché la nuova vegetazione si "incurva" verso l'esterno, in cerca di luce.
In altre parole, in piante ormai adulte e completamente sviluppate, avrete una forma ad imbuto (vedi prima foto dell'articolo).

Il fusto ha un diametro che raramente supera i 15 cm (6 in), ma sembra di maggiori dimensioni poiché avvolto dai residui squamosi delle foglie ormai morte, di color marrone. In esemplari giovani il fusto è talmente corto da passare quasi inosservato, ma con l'età può piegarsi sin quasi toccare terra; i greci la chiamavano infatti Phoenix chamaeriphes, che tradotto significa "Palma  gettata per terra".

Un unico cespuglio di Palma Nana può esser formato anche da oltre 10 fusti, spesso di dimensioni  (ed età) assai diverse tra di loro.

Le foglie sono rigide, a forma di ventaglio (palmate), larghe sino ad un metro e mezzo (60 in) ed ognuna formata da circa 20 foglioline allungate (fingered leaflets). Esse sono  attaccate al tronco tramite un lungo picciolo dotato di spine ed hanno color verde intenso (C. humilis var. humilis) oppure blu-argenteo (C. humilis var. cerifera), simile a quello della Brahea armata.

Le infiorescenze, sorrette da brevi peduncoli, sono a forma di pannocchia ramificata e vengono spesso nascoste dal fogliame. Ognuna di esse è composta da centinaia di fiori gialli, che possono esser maschili, femminili o, più raramente, ermafroditi. 

Sebbene non sia vero nella totalità dei casi, la Chamaerops humilis  è da considerarsi una specie Dioica.
La fioritura avviene in primavera, indicativamente nel periodo compreso tra i mesi di Marzo e Maggio, a seconda del clima e dell'esposizione.

I frutti sono delle drupe di piccole dimensioni, raggruppate strettamente in un grappolo. Essi sono verdi da immaturi, mentre rossicci-marroni a maturazione avvenuta (tarda estate/autunno). 
La polpa è scarsa e fibrosa, tuttavia è lievemente zuccherina e commestibile, sebbene il sapore non sia di certo entusiasmante. 

Le radici, come tipico delle monocotiledoni, sono fascicolate, ovvero formate da un groviglio di radichette di piccolo diametro, senza che vi sia un fittone dominante. L'apparato radicale si sviluppa superficialmente e rimane piuttosto compatto, permettendo alla specie di esser agevolmente coltivata anche in vaso.

Infiorescenza Palma San Pietro

Frutti Maturi Chamaerops humilis

Come Coltivare la Palma di San Pietro ? - Clima, Esposizione, Moltiplicazione e Cure

E' importante premettere che la Chamaerops humilis è una palma Mediterranea, non tropicale, e per questo è piuttosto resistente al freddo (sebbene non quanto la T. fortunei) ed, in pianura, può crescere in quasi tutta Italia.
Diciamo che la soglia di -15° C (5° F) potrebbe esser la temperatura minima sotto cui la pianta muore, tuttavia per limitare al massimo i danni da gelo sarebbe meglio coltivarla laddove le temperature non scendano mai sotto i -12° C (10° F). 
Per una coltivazione in totale sicurezza bisognerebbe dunque piantar la Palma Nana in una zona USDA 8a o più calda.
Nelle zone più fredde del Nord Italia (es. Pianura Padana) potrebbe esser necessario qualche accorgimento, almeno durante i primi anni di vita.

Entrambe le sottospecie hanno rusticità simile, inoltre, diversamente dalla maggior parte delle altre palme, possono emettere nuovi polloni dalle radici qualora la chioma venisse uccisa dal freddo.

La Palma di San Pietro è perfettamente adatta ad esposizioni in pieno Sole, ma si può accontentare anche della mezz'ombra, tuttavia se cresciuta perennemente all'ombra (non luminosa), oltre a fiorire poco, tende a perdere la propria forma compatta. 
Quindi non fatevi grossi problemi, potete piantarla in mezzo ad un prato assolato, così come sotto la chioma di alberi ad alto fusto, dove la luce filtrata sarà sufficiente per uno sviluppo armonico.

C. humilis è una specie resistente alla siccità ed è perfettamente adattata a sopravvivere all'estate Mediterranea senza alcuna irrigazione ed, anzi, soprattutto la varietà Chamaerops humilis var. argentea, prospera in zone ben più aride, quasi a confine con il Deserto del Sahara. 

Ovviamente parlo di piante cresciute in piena terra ed ormai affrancate, se la coltivate in vaso, in pieno Sole e nel Sud Italia, innaffiare settimanalmente sarà al quanto utile alla crescita.

Di norma rimane comunque una pianta da non bagnare, anche perché un'eccessiva umidità del suolo potrebbe far marcire le radici, con conseguente morte dell'intera pianta.

In natura cresce in zone calde, su terreni sabbiosi e rocciosi, anche poveri, quindi in piena terra le concimazioni non ricoprono particolare importanza, se non forse velocizzare un pochino la crescita. I cespugli di questa specie che trovate in ottima salute nelle aiuole delle vostre città probabilmente non son mai stati concimati, eppure son lì belli più che mai. 
Quindi vi è grande adattabilità ed è possibile coltivare una Palma di San Pietro in perfetta salute su un'ampia gamma di terreni, ricordandosi solo di evitare quelli eccessivamente compatti, in cui vi si possono formare facilmente ristagni idrici.

Per quanto riguarda le potature vale quanto detto per tutte le altre palme, ovvero si possono rimuovere esclusivamente le foglie vecchie, ma non si può cimare, in quanto un fusto a cui viene tagliato l'apice vegetativo (la punta) non è più in grado di crescere; tuttavia, rispetto alle palme a singolo tronco, incapaci di emettere nuovi polloni dalle radici, nella Palma di San Pietro è possibile tagliare alla base in tronchi in eccesso, selezionando solo quelli più belli e vigorosi e, di anno in anno, sarà possibile potare alla base ogni altro tronco che spuntasse dalle radici della pianta.

Chamaerops humilis è una specie che può esser facilmente propagata tramite semina, da effettuarsi tra Aprile e Maggio. A temperatura ed umidità ottimali la germinazione del seme richiederà un tempo variabile tra 1 e 3 mesi.
Il metodo di riproduzione più veloce è però tramite pollone, basterà rimuovere uno di questi "nuovi tronchi", della lunghezza di circa 25 cm (10 in), avendo l'accortezza di prelevare anche qualche radice; successivamente sarà sufficiente trapiantarlo in un vaso, tenerlo a mezz'ombra e, nel giro di un anno, potrà esser già trattato come una pianta adulta.

Quasi mi dimenticavo, le malattie fungine sono di solito assenti o di lieve entità, aggiungendo ancora un punto a chi volesse aver una bella palma, senza doversene occupare.

Fiori Chamaerops humilis

Cespuglio Adulto

sabato 7 settembre 2019

Tiglio Comune (Tilia vulgaris), l'Albero Stradale Più Diffuso in Italia - Coltivazione e Cure

Il Tiglio è una pianta ornamentale ad alto fusto usata frequentemente per le alberature stradali, anche grazie al fatto di tollerare possenti potature, come la capitozzatura, ovvero la rimozione invernale di quasi tutta la chioma, lasciando solo monconi di rami non più lunghi di un dito.

Se passeggiando lungo le strade delle vostre città noterete un albero con un fusto di grossa circonferenza ed una chioma tondeggiante di dimensioni relativamente contenute (un po' come il classico albero stilizzato nei disegni dei bambini), vi sarà una buona probabilità che si tratti di un Tiglio.

Ma andiamo per gradi, facendo un po' di chiarezza sulle specie di Tiglio presenti in Italia e su quale sia il loro habitat naturale.

Viale di Tigli Capitozzati

Origine e Diffusione :

Il genere Tilia comprende circa 30 specie, diffuse nelle zone temperate di Asia, Europa ed America. In Italia (ed in Europa) esistono solo 2 specie : il Tiglio Nostrano (Tilia platyphyllos) ed il Tiglio Selvatico (Tilia cordata). Le due specie sono assai simili, tanto che alcuni autori le considerano  addirittura sottospecie di un unica pianta, il Tiglio Europeo (Tilia europaea); ciò nonostante esistono delle piccole differenze che, ad un occhio attento, permettono di distinguerle, come ad esempio le foglie, che nel T. cordata sono lunghe circa la metà rispetto al T. platyphyllos.

Questi due Tigli hanno una distribuzione naturale parzialmente sovrapposta e crescono spontanei nell'Europa Centrale (Francia, Germania, Polonia), sulle Alpi e sugli Appennini dell'Italia e nella regione del Balcani (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia etc.).
Tra le piante forestali occupa la zona fitoclimatica compresa tra quella del Castanetum e del Fagetum.

Il Tilia cordata ha una maggior resistenza al freddo e riesce a spingersi più a Nord, colonizzando anche il Sud della Scandinavia e la Russia a ponente degli Urali.

Come se non bastasse le due specie (o sottospecie) di Tiglio si possono fecondare vicendevolmente per cui, nelle aree in cui crescono entrambe, è presente il Tiglio Intermedio (Tilia × vulgaris), cioè l'ibrido naturale tra T. cordata T. platyphyllos, con caratteristiche intermedie tra i due "genitori".

Tilia × vulgaris, oltre ad esser presente allo stato selvatico, è probabilmente la specie di Tiglio più comune per le alberature stradali, soprattutto nelle regioni settentrionali d'Italia.

Tuttavia il Tiglio non viene coltivato solo a scopo ornamentale; il suo legno ben si presta a lavori d'intaglio e viene ampiamente utilizzato per la produzione di strumenti musicali (soprattutto Bassi e Chitarre), mentre i suoi fiori, dalle proprietà terapeutiche, vengono impiegati nella preparazione di tisane ed infusi, avendo un ruolo calmante e rilassante.

Nelle prossimi righe parlerò prevalentemente di questo ibrido, ma molte delle informazioni fornite sono applicabili anche alle altre due specie Europee di Tiglio.

Brattee del Tiglio

Fiori

Com'è Fatta la Pianta del Tiglio ? Botanica e Fisiologia :

Il Tiglio Comune Europeo (Tilia vulgaris) è un albero deciduo appartenente alle Malvaceae, una famiglia che annovera al suo interno diverse specie, di cui molte tipiche di zone calde, come il Durian e la Pianta del Cacao.


Il Tiglio raggiunge la grandezza più o meno definitiva intorno ai 60 anni di età, arrivando ad un'altezza media di circa 25 metri (82 ft) ed una larghezza della chioma di 10 m (33 ft). Queste dimensioni possono variare anche in funzione della fertilità del terreno e, soprattutto, dagli interventi di potatura; infatti come vedremo più avanti i Tigli lungo i viali vengono spesso mantenuti ben più piccoli.
Allo stato naturale il portamento è relativamente slanciato, con una chioma a forma di cupola, dotata di rami presenti anche nella parte medio-bassa del fusto.

Le foglie sono semplici, a forma di cuore con l'apice appuntito e dal margine lievemente seghettato. Esse hanno la lamina superiore color verde lucido e quella inferiore verde pallido, mentre in autunno, prima di cadere, assumono tonalità dorate.

Il Tiglio cresce su un unico tronco, possente, alto ed a crescita eretta. Esso è ricoperto da una corteccia inizialmente di color grigio chiaro e liscia, che con l'età tende a screpolarsi ed a virare a color grigio-bruno scuro.

TroncoLe radici si sviluppano andando in profondità ed espandendosi notevolmente, motivo per cui se ne sconsiglia la piantumazione nelle immediate vicinanze delle mura di casa o lungo vialetti piastrellati. Insomma fate attenzione, le radici non saranno superficiali come quelle di un Pino Marittimo, ma di certo potrebbero far danni.

FoglieLe infiorescenze emergono dalle gemme del nuovo legno (formato in primavera) e sono composte da un numero di fiorellini variabile da 2 a 7. Questi grappoli fiorali (racemi per l'esattezza) sono penduli, rivolti verso il basso e per questo spesso nascosti dalle foglie sovrastanti; inoltre sul peduncolo dell'infiorescenza è presente una brattea (foglia modificata) ovoidale di circa 8 cm (3 in) che, svolgendo la funzione di "Ala", permetterà ai futuri frutti di esser agilmente trasportati dal vento.

I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, color giallo crema ed emanano un profumo discreto e piacevole, ben apprezzato dalle Farfalle. La fioritura è successiva all'emissione delle foglie (e dei nuovi rami) e, nel Nord Italia, avviene indicativamente nel mese di Giugno.

I frutti sono una sorta di noce appuntita color beige, delle dimensioni di un Mirtillo. A maturità, che avviene tra settembre ed ottobre, l'intera infiorescenza si stacca con ancora attaccati sia frutti, che la brattea fogliare, la quale permette una migliore disseminazione.

Frutti

Come Coltivare il Tiglio ? Crescita, Esposizione, Clima e Potature

Tilia vulgaris è una pianta ornamentale a crescita rapida (da adulta), ma che può vivere anche 300 anni; per queste ragioni, oltre al fatto di resistere bene all'inquinamento, è particolarmente indicata per il verde pubblico.
Inutile dire che è una pianta davvero rustica e semplice da curare, non teme il freddo e supera gli inverni che ucciderebbero la maggior parte delle specie che vedete nel vostro giardino. Ha un apparato radicale profondo che gli permette di tollerare bene la siccità, sebbene preferisca crescere nel clima del Nord Italia, piuttosto che al Sud, anche perché è una pianta che non ama temperature perennemente roventi.
Il Tiglio non è soggetto a malattie od ad attacchi da parte di funghi o parassiti e prospera (stando bene) senza trattamenti. L'unico problema può esser rappresentato dagli Afidi che, in alcune annate, tendono a formare numerose (ma passeggere) grosse colonie che, con la tipica produzione di "melassa dolciastra", attirano le formiche e rendono le foglie estremamente appiccicose.

Pur preferendo terreni freschi si sviluppa su un'ampia gamma di suoli, anche se in quelli poveri ed eccessivamente secchi può aver una crescita meno vigorosa.
Il Tiglio è adattabile anche in quanto a luminosità, può infatti esser coltivato in pieno Sole, ma anche con un'esposizione a mezz'ombra, come potrebbe essere quella che vi è tra alti edifici cittadini.

Si può riprodurre da seme, ma in questo caso per i primi anni la crescita non sarà fulminea e ci vorranno circa 10-15 anni prima di arrivare alla maturità sessuale (produzione fiori/frutti).
Se avete intenzione di piantumare un Tiglio fate bene i calcoli dello spazio che occuperà da adulto, comprate una pianta di circa 5-6 anni (ad altezza uomo) e trapiantatela nel periodo autunnale, dopo la perdita delle foglie.
Per i primi 2 anni, se vivete in zone molto siccitose innaffiate una volta a settimana e se il terreno fosse eccessivamente povero concimate con letame ben maturo, al fine di velocizzare la crescita.

La potatura del Tiglio non è essenziale ed allo stato naturale le piante si sviluppano armoniosamente senza interventi esterni; tuttavia questo albero sopporta tagli anche pesanti.
Un potatura leggera consiste nella rimozione dei polloni basali e nello sfoltimento della chioma, ciononostante in taluni casi è necessario tenere basse le piante. Per far ciò si può capitozzare, una tecnica di potatura brutale (e spesso antiestetica), lasciando praticamente solo il tronco principale con poche gemme. In questo modo, alla ripresa vegetativa la pianta risponderà in modo vigoroso, producendo numerosi getti lunghi diversi metri, che puntano in ogni direzione.
La chioma risulterà poco armonica, folta, con molti rami incrociati od intrecciati tra di loro, che andranno rimossi l'anno successivo.
In pratica, con la capitozzatura si ha un Tiglio formato da un tronco principale pluridecennale e da tanti rami di un anno d'età, senza di fatto avere vere branche e rami intermedi.

Ora, mentre leggerete seduti all'ombra su una panchina di qualche giardino pubblico, alzate la testa, forse sarete seduti proprio sotto un grosso Tiglio.

Fioritura Vista dal Basso

Tiglio Adulto NON capitozzato

martedì 3 settembre 2019

Come Ridurre le Emissioni di CO2 (Anidride Carbonica) con Semplici Azioni ?

L'aumento della CO2 (Anidride Carbonica) nella nostra atmosfera è la causa principale del Surriscaldamento Globale. Essa è infatti uno dei principali Gas Serra che, intrappolando il calore terrestre (il famoso Effetto Serra), provoca l'innalzamento delle Temperature su scala globale.

Di cosa sia l'Anidride Carbonica e di come il Ciclo del Carbonio influenzi il nostro clima ne avevamo già discusso qui. Oggi vorrei invece suggerire dei piccoli accorgimenti che ognuno di noi può fare quotidianamente per diminuire l'inquinamento e l'emissione dei Gas Serra.

Quanti di voi pensano che in realtà il singolo cittadino non possa far nulla per contrastare i cambiamenti climatici ?
Ecco, non esiste errore più grande. Certo, lo stile di vita di un singolo individuo non cambia nulla, ma se moltiplichiamo questo per 7 miliardi di persone, l'impatto diventa enorme ed in grado di influenzare la politica, le scelte delle multinazionale e delle varie lobby, oltre a ridurre notevolmente l'emissione di CO2.

Ora vediamo con dei punti dettagliati cosa potete (e dovete) fare nella vostra vita quotidiana :

Sostenibilità dei Vari Alimenti
  • Mangiare Meno Carne e Più Legumi : la Carne, ed in particolare quella Bovina, è un alimento che richiede grosse quantità di energia per esser prodotta. Giusto per dar dei numeri, per produrre 1 Kg di Carne Bovina servono tra i 15.000 e 20.000 litri di acqua, mentre per produrre 1 Kg di Grano ne servono solo 1.000. Poi non dimentichiamoci che le Mucche devono mangiare e l'energia che ricavano dal cibo è in gran parte utilizzata per respirare, digerire, muoversi etc. e solo una piccola frazione per "ingrassare"; se prendiamo 20 Kcal di foraggio, in media 19 Kcal le usano per vivere e solo 1 Kcal la immagazzinano nella Carne. Questo vuol dire che se un ettaro di terreno fosse coltivato a cereali potrebbe sfamare 20 uomini per un determinato tempo, ma se lo stesso terreno fosse utilizzato per la produzione di cereali per alimentazione bovina, solo 1 persona potrebbe esser sfamata dalla Carne prodotta; in altre parole il rendimento è di 1 a 20, cioè il 5%.Tenete conto che circa il 95% della Soia prodotta al Mondo viene utilizzata per l'alimentazione animale. Infine ricordiamoci che nello stomaco delle Mucche viene prodotto Metano, un Gas Serra 30 volte più potente della CO2, che viene poi immesso nell'atmosfera. Considerate che una Mucca produce in media 100 Kg di Metano all'anno e che sulla Terra vi siano circa 1,5 miliari di Mucche; viene facile intuire quanto contribuiscano ad aumentare l'Effetto Serra. Nessuno dice di non mangiare più una buona bistecca, ma semplicemente di mangiarne meno, integrando con i Legumi, una fonte di proteine decisamente più sostenibile. 

  • Preferire Carni Bianche : le Carni Bianche (es. pollame), a parità di peso, richiedono 1/3 dell'acqua e del nutrimento rispetto alle Carni Rosse, viene da sé la maggior sostenibilità delle prime.
Tipi di Carne
  • Comprare Prodotti Locali : se prendiamo come esempio la frutta, gran parte delle emissioni di CO2 è dovuta al trasporto dal luogo di produzione a quello di consumo. Più accorciamo questa distanza, più si guadagna in termine di inquinamento. Inoltre, per merci che provengono da lontano, è ben più conveniente che vengano trasportate via mare, piuttosto che per via area; per capirci, un Avocado trasportato dal Cile per via Area comporta un'emissione di Anidride Carbonica 25 volte superiore allo stesso Avocado arrivato via nave.

  • Mangiare Frutta e Verdura di Stagione : gli ortaggi (e la frutta) che troviamo fuori stagione ha due destini : o arriva da paesi lontani oppure è prodotta in serra, spesso riscaldata. Se trovate delle Ciliegie nel periodo natalizio, probabilmente arrivano dal Sud Africa ed hanno percorso 10.000 km in aereo, mentre in Maggio/Giugno si producono facilmente in Italia. A dover di cronaca bisogna dire che in Sicilia esistono numerose serre fredde, che sfruttano solo l'energia solare per tenersi calde, producendo Pomodori anche nel pieno dell'inverno; tuttavia repentini abbassamenti di temperatura possono ridurre la produzione, la qualità, il colore e, nelle annate più fredde, uccidere addirittura le piantine. Le serre riscaldate (a Metano ad esempio) offrono più garanzie, eliminando i rischi sopracitati, per questo motivo stanno prendendo piede, soprattutto in luoghi più a Nord e per colture che hanno esigenze termiche superiori a quelle del Pomodoro.

  • Fare un Orto ed un Frutteto : ovviamente questo richiede tempo e, soprattutto, spazio. In condominio non è pensabile, ma per coloro che hanno un pezzetto di terra un buon orto potrebbe soddisfare il fabbisogno famigliare di verdura per almeno metà anno (da Giugno a Novembre) al Nord Italia e per quasi tutto l'anno al Sud Italia; oltre all'enorme soddisfazione di mangiare ciò che si è prodotto, sicuri del fatto di saper esattamente quali trattamenti abbia ricevuto, si consuma del cibo a km zero. 
Orto
  • Non Sprecare Cibo : sembrerà banale ma una famiglia spreca in media 4 kg di cibo al mese. Pensate un po' a voi stessi, quante uova avete buttato via ? quanti frutta (o verdura) avete fatto marcire ? quanti yogurt/latticini avete fatto scadere od ammuffire ? quanto pane avete fatto seccare ? quanti avanzi son andati nel cestino invece che in frigorifero ? Ogni pezzo di cibo buttato via equivale ad energia buttata via, quindi fate una spesa più ragionevole, prestate attenzione alle scadenze e non lasciate la frutta in una stanza con 30° C.

  • Usare più Spesso la Bicicletta : quanti di voi usano la macchina per far 2 km ? Per brevi distanze usare la bici od andare a piedi è un'ottima alternativa che, oltre a mantenervi in forma, aiuterà a limitare l'inquinamento.

  • Usare più Spesso i Mezzi Pubblici : un'automobile emette in media tra i 110 ed i 150 grammi di COper ogni chilometro percorso, mentre un Autobus ne emette sino a 6-700. Una macchina può ospitare al massimo 5 persone, mentre un Autubus in media 60. Facendo due semplici calcoli, assumendo che entrambi i veicoli vadano a pieno carico, scopriremo che viaggiando in macchina ogni passeggero emette circa 30 g di COal Km, mentre viaggiando in Autobus ne emetterebbe solo 12 g. Numeri molto simili si possono fare anche per il trasporto in Treno e Metropolitana. 

  • Usare Meno Auto, ma con Più Gente : Il famoso "Car Pooling" ha proprio l'obbiettivo di diminuire le emissioni di Gas Serra. Senza dilungarci troppo è ovvio che se 5 persone compiono un tragitto su 5 macchine diverse consumano 5 volte in più rispetto a se facessero lo stesso viaggio su un'unica macchina.
Trasporto Pubblico
  • Limitare la Velocità : non esiste una formula magica, ma in linea di massima si ha il miglior rendimento usando la marcia più lunga ad un regime equivalente alla coppia massima del motore. Per una macchina Diesel questo corrisponde ad andare il 6° (o in 5°) a circa 1800-2000 giri/min, ad una velocità compresa tra 90 e 110 km/h. Pensate in autostrada viaggiare a 110 km/h, invece che a 130km/h, vi potrà far risparmiare sino al 20-25%. La funzione che mette in relazione velocità e consumi segue un andamento non lineare e, dopo una certa velocità, diventa esponenziale, pensate che aumentare la velocità da 150 km/h a 200 km/h (incremento del 33%) equivale a consumare il doppio (incremento del 100%). 


  • Limitare il "Frena/Accelera" : in città quante volte vi è capitato di esser in coda e di veder la macchina che vi precede far 100 metri prima di fermarsi nuovamente ? Bene, ora quanti di voi hanno colmato quella distanza in un attimo, accelerando come forsennati per poi inchiodare di colpo e rimaner fermi (col motore acceso) per qualche minuto? Una guida "calma" fa risparmiare molto carburante, ogni volta che tocchiamo i freni stiamo dissipando quell'energia spesa per accelerare

  • Piantare Alberi : se avete un giardino, piantate degli alberi che, con la fotosintesi, assorbiranno Anidride Carbonica dall'atmosfera. Questo gesto è più simbolico che effettivamente utile, difficilmente si potrà contrastare la deforestazione con qualche albero nel vostro orto, ma è comunque un segnale.

  • Fare il Compost con l'Umido : ogni Comune investe (e vi fa pagare tramite la "TASI") nello smaltimento dei rifiuti. I Camion che raccolgono la spazzatura inquinano, i processi industriali di smaltimento inquinano; se avete un terreno perché non alleggerire il vostro Comune della frazione "organica" ? in alcuni casi potreste avere anche un sgravio sulla Tasi. Vendono strutture apposite per fare il compost, ma potete farlo anche da voi : buttate tutti i rifiuti organici (bucce, gusci uova, caffè usato etc.) in una buca, aggiungete un po' di Urea per velocizzare il processo e, nel giro di un anno, avrete dell'ottimo terriccio ricco di humus che potrete usare per concimare il vostro orto.

  • In Inverno NON Aver Temperature Interne Superiori ai 20° C : Riscaldare una casa costa molto, sia in termini di soldi sia, ancor di più, in termini di inquinamento. Se fuori siamo prossimi agli 0° C, all'interno di casa dovremmo mantenere una temperatura che oscilla tra 17 e 20° C. Avere 26° C dentro casa in pieno inverno è un inutile consumo e, oltre ad esser fuori legge e poco salutare, vi farà spendere circa il 50% in più.

  • Tenere le Finestre e le Porte Chiuse : molti negozi, soprattutto delle grandi città (Milano, Roma etc.) hanno l'insana abitudine di tener le porte aperte anche in pieno inverno. Ovviamente è tutta energia buttata via e noi, singoli cittadini, potremmo boicottare questo comportamento semplicemente non entrando in quei negozi. Discorso simile si può far nelle nostre abitazioni; ho sentito più di una persona dire "a me piace dormire con la finestra leggermente aperta anche in inverno", ecco, non fatelo.

  • Non Tenere Luci Accese in Stanze Vuote : la luce richiede elettricità, l'elettricità spesso si genera bruciando combustibile fossile. Se andate in cucina per farvi una fetta di pane e Nutella da gustarvi sdraiati sul divano del soggiorno davanti ad una bella serie su Netflix, poi spegnete la luce. Questo è solo un esempio, ma prestate attenzione a quante stanze si lasciano inutilmente illuminate semplicemente per pigrizia o disattenzione

  • Preferire Energie da Fonti Rinnovabili : in molti contratti di Luce si può mettere, gratuitamente, la preferenza sulla provenienza dell'energia elettrica. Essa può esser infatti prodotta da fonti rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico etc.) od utilizzando combustibili fossili (es. termoelettrica). Il fatto che le persone preferiscano "energia pulita" potrà indurre i produttori ad investire in questa direzione, purtroppo l'energia prodotta in Italia da fonti rinnovabili (ad oggi = 2019) non supera il 30%.
Fonti Rinnovabili
  • Fate Andare Lavastoviglie e Lavatrice a Pieno Carico : gli elettrodomestici consumano. Far andar una lavatrice per lavare 2 mutande non ha alcun senso; idem far andare la lavastoviglie con 3 piatti e 2 forchette. Aspettate di aver biancheria (e piatti/pentole) a sufficienza prima di far un ciclo di lavaggio. Ricordatevi anche di usar la giusta quantità di detersivo, un eccesso è inutilmente dannoso.

  • Riducete il Consumo di Plastica : la plastica viene fatta con il Petrolio ed è una delle sostanze più inquinanti al mondo : se abbandonata non viene facilmente degradata (per oltre 100 anni) e si accumula nei mari e negli oceani; inoltre il processo di riciclaggio è ben più dispendioso, complesso e poco efficiente rispetto a quello della Carta. Limitate dunque l'utilizzo di plastica, utilizzate più volte i sacchetti di plastica, non disperdetela nell'ambiente e preferite contenitori in vetro (più facili da lavare e riutilizzare). Meditate anche sul bere l'acqua del rubinetto, in molte zone d'Italia è potabile (ed ottima) e vi potrebbe far risparmiare tanti kg di plastica.
Discarica di Plastica
  • Riciclare il Più Possibile : inutile dirlo, la raccolta differenziata (se ben fatta) rappresenta un enorme passo avanti rispetto al passato. Non sbuffate se dovete sciacquare e pulire un vasetto di Yogurt prima di buttarlo, piuttosto pensate che state contribuendo alla salvaguardia del Vostro Pianeta.

  • Usare Materiale Riciclato : avete presente la carta riciclata ? è leggermente più scura, ma perfettamente adatta ad ogni uso. Quando dovrete comprare quaderni, fogli per stampante od altro, preferite carta che provenga da altra carta (riciclata), piuttosto a quella che deriva direttamente dagli alberi


Infine sensibilizzate la gente sui cambiamenti climatici e sulle gravi conseguenze che essi comportano, ricordando loro che bastano piccoli gesti, e non stravolgimenti dello stile di vita, per ridurre l'impatto ambientale.

domenica 1 settembre 2019

Ciclo del Carbonio e Surriscaldamento Globale - Cause ed Effetti

Sebbene in molti parlino di Effetto Serra e di Surriscaldamento Globale, solo in pochi conoscono realmente l'argomento che, tra l'altro, presenta ancora alcuni aspetti non completamente chiariti.

Nelle prossime righe vorrei fornire una descrizione semplice e lineare di come il Carbonio, nelle sue varie forme, influenzi il clima della nostra Terra.

PREMESSA

Il Carbonio (C) è un atomo formato da 6 protoni, 6 elettroni e, di norma, 6 neutroni. Esso può formare diversi tipi di legami chimici con altri atomi, formando così un numero molto elevato di molecole, ognuna delle quali ha specifiche caratteristiche chimico-fisiche.

Il Carbonio è l'elemento base della vita, infatti la sostanza organica di tutti i viventi contiene questo atomo, chimicamente legato ad altri atomi quali Ossigeno (O), Azoto (N) ed Idrogeno (H)


Quali Sono i Composti Principali del Carbonio ?

Fare un elenco di tutte le molecole che contengano un atomo di Carbonio sarebbe impossibile, qui mi limito a citare quelle più importanti a livello biologico, nonché quelle più utili per capire il Ciclo del Carbonio.

Anidride Carbonica (CO) : questa molecola è formata da 1 atomo di Carbonio legato a 2 atomi di Ossigeno. L'Anidride Carbonica è un Gas naturale, presente nella nostra atmosfera con una percentuale pari a circa 0,04 %. La CO2 forma una sorta di "barriera" che intrappola il calore terrestre, limitandone la dispersione verso lo spazio; viene dunque facile intuire che un aumento della sua concentrazione provochi un surriscaldamento del nostro pianeta (il famoso Effetto Serra).
L'Anidride Carbonica viene prodotta dalla respirazione (si, anche noi produciamo CO2) o dalla combustione di legno, petrolio, carbone etc.

Metano (CH) : molecola formata da 1 atomo di Carbonio legato a 4 atomi di Idrogeno. Presente in piccole quantità nell'atmosfera, causa in proporzione un Effetto Serra 30 volte maggiore rispetto alla CO. Il Metano viene prodotto dalla degradazione di materia organica in ambiente anaerobico, ovvero privo di ossigeno (ad esempio sottoterra).

Petrolio : Con questo termine si intende una varietà enorme di composti, tutti contenenti atomi di carbonio legati ad atomi di idrogeno e formatisi in milioni d'anni partendo da composti organici (piante, animali etc.). La Benzina, ad esempio, è una miscela di esano (CH14) e ottano (CH18).

Glucosio (CH12 O) : E' lo zucchero base ed è formato da 6 atomi di Carbonio, 12 atomi di Idrogeno e 6 Atomi di Ossigeno. Il Glucosio è la principale fonte di energia per gli organismi che respirano; esso viene infatti "consumato/bruciato" in presenza di ossigeno, producendo energia, acqua ed anidride carbonica. Altri tipi di zucchero formano lo "scheletro" dei nostri Acidi Nucleici (DNA, RNA etc.).

Cellulosa : è un polisaccaride formato dall'unione di centinaia di molecole di Glucosio. Questo composto organico è prevalentemente di tipo vegetale. La parete delle cellule vegetali è infatti costituita da Cellulosa e se andassimo a far un'analisi chimica di un pezzo di legno scopriremmo che è in gran parte costituito da Cellulosa e dai suoi derivati.

Acido Carbonico (HCO3) : si forma nei mari e negli oceani, dalla reazione tra acqua ed anidride carbonica.

Carbonato di Calcio (CaCO3) : questo è il sale derivante dall'Acido carbonico. E' solido, poco solubile in acqua ed è il maggior componente del calcare disciolto in acqua (la famosa "Durezza dell'Acqua"). Inoltre è utilizzato da molti animali marini (es. Molluschi e Coralli) per costruire scheletri e conchiglie

Ciclo del Carbonio

Com'è Distribuito il Carbonio sulla Terra ?

Iniziamo col dire che la quantità totale di Carbonio presente il giorno dopo la formazione della Terra è la stessa che abbiamo oggi. Nessuna reazione chimica porta alla formazione od alla distruzione di atomi di Carbonio, semplicemente sposta quelli atomi da una molecola ad un'altra.

Però, come abbiamo visto sopra, i derivati del Carbonio differiscono in quanto a proprietà chimico-fisiche e, dunque, hanno un diverso impatto sull'ambiente e sul clima.

Il Carbonio, un po' come tutti gli altri elementi, compie un ciclo ed è presente, sotto forma di  diversi composti, nell'Atmosfera (Aria), nella Litosfera (Suolo), nell'Idrosfera (Acqua) e nella Biosfera (Viventi).

La concentrazione atmosferica di CO2 sulla Terra non è costante, basti pensare che prima della comparsa dei batteri fotosintetici (i primi viventi) la sua quantità era ben superiore a quella attuale; il susseguirsi delle diverse Ere geologiche fu infatti caratterizzato da enormi fluttuazioni di questo Gas.
La concentrazione di Anidride Carbonica nell'aria è strettamente correlata alla temperatura. Infatti, ad un picco di anidride carbonica è sempre corrisposto un picco delle temperature e viceversa.
Non a caso il pianeta Venere, con ben il 96% di CO2, è in assoluto il più caldo del nostro Sistema Solare.

L'effetto più evidente di questo surriscaldamento è la diminuzione dei ghiacci che, riversando in mare milioni di tonnellate di acqua dolce, contribuisce all'innalzamento del livello degli oceani, minacciando di allagare vaste aree costiere; inoltre il ghiaccio riflette più luce dell'acqua (albedo), quindi si genera un effetto a catena, in cui più ghiaccio si scioglie, più calore viene assorbito.

"Ma quindi l'aumento della CO2 è un fatto naturale ?"

Che la concentrazione di anidride carbonica segua un andamento ciclico è risaputo, il problema è che mai in nessun'altra epoca la variazione è stata (e continua ad esserlo) così repentina.


Fotosintesi e Respirazione :

Per poter comprendere il Ciclo del Carbonio è essenziale conoscere i meccanismi che governano la Fotosintesi e la Respirazione, le due principali reazioni degli esseri viventi.

La respirazione, compiuta dagli organismi eterotrofi (es. Animali), è un processo che, utilizzando Glucosio ed Ossigeno, produce Energia, Anidride Carbonica ed Acqua, come evidenziato nella seguente reazione (non bilanciata) :



 CH12 O6        +        O2                 ------>           Energia       +        CO2       +         HO



La fotosintesi, compiuta dagli organismi autotrofi (es. Piante), produce Glucosio ed Ossigeno, partendo dall'Energia solare, dall'Anidride Carbonica e dall'Acqua.



Energia solare       +        CO2       +         HO          ------>           CH12 O6        +        O2         
        

Schema della Fotosintesi Clorofilliana


Osservando queste due reazioni possiamo trarre qualche conclusione :

  • Fotosintesi e Respirazione sono reazioni opposte, ovvero una delle due consuma ciò che l'altra produce.
  • La Respirazione richiede Glucosio (preso direttamente od indirettamente dalle Piante) ed Ossigeno (preso dall'aria o dall'acqua) e produce energia (che ci serve per vivere).
  • La Fotosintesi non è una reazione spontanea e richiede una fonte di energia (quella del Sole) affinché avvenga.
  • Durante la Fotosintesi il Carbonio "strappato" all'Anidride Carbonica (Gassosa) viene utilizzato per la produzione di Glucosio (Solido), mentre nella Respirazione succede l'opposto.
  • Queste due reazioni trasferiscono del Carbonio dall'Atmosfera alla Biosfera e viceversa.

Ciclo del Carbonio sulla Terra :

Se l'aumento dell'Anidride Carbonica fosse semplicemente dato dal rapporto tra quella prodotta dalla Respirazione e consumata dalla Fotosintesi, all'equilibrio non dovrebbero esserci variazioni; tuttavia la cosa è un po' più complicata di quello che sembra.

Finché una pianta è in vita svolge la fotosintesi clorofilliana, preleva quindi CO2, trasformandola in Glucosio, che a sua volta viene convertito in Cellulosa (una "catena" di Glucosi).
Il legno di una pianta, costituito in gran parte da Cellulosa, è dunque un enorme serbatoio di Carbonio solido, sottratto a quello atmosferico.

Supponiamo che la pianta muoia, bene ora tonnellate di legno giacciono nel sottobosco e pian piano batter, funghi ed altri organismi saprofiti se ne approfittano iniziando a decomporlo.
Durante questo processo, che avviene in presenza di ossigeno, il Carbonio "solido" del legno viene in gran parte riconvertito in Carbonio "volatile", ovvero Anidride Carbonica che si accumulerà nell'atmosfera.
Solo una piccola parte di legno viene convertito in humus, cioè quella parte di materia organica più difficilmente degradabile, che rimane nel suolo per un tempo più o meno lungo a seconda di vari fattori ambientali (temperatura, presenza di ossigeno etc.).
Tuttavia con il tempo anche l'humus viene usato come substrato e convertito in materia inorganica, rilasciando  CO2.
Nel medio termine un legno bruciato od uno lasciato marcire all'aria aperta avranno più o meno le stesse conseguenze sull'aumento dell'Effetto Serra.

Quindi non stupitevi, una foresta all'equilibrio (cioè in cui nascono tanti alberi quanti ne muoiono) non è un buon mezzo per "rubare" Anidride Carbonica all'atmosfera, poiché al netto e sul medio-lungo termine non vi sarà accumulo di Carbonio nel suolo.
E' infatti noto che senza interventi esterni (es. concimazioni, deforestazione) la quantità totale di sostanza organica in un determinato bioma rimane costante nel tempo.
In altre parole il bilancio netto  (CO2 consumata/CO2 prodotta) di questa tipologia di foresta sarà vicino (se non uguale) allo zero.

Attenzione : il discorso appena fatto vale all'equilibrio, boschi a crescita attiva ed in espansione producono più Ossigeno (e meno Anidride Carbonica) di quanto ne consumino.

Visto fin qua non si capisce come l'uomo abbia incrementato i Gas serra, ma ci manca un pezzo.


Vi ho appena detto che un legno che marcisce restituisce all'atmosfera il carbonio che ha accumulato in vita, però non è sempre detto che un pezzo di legno segua il destino appena descritto.
Infatti i residui vegetali (legni, radici etc.), grazie ai vari moti terrestri, potrebbero esser inglobati nella Litosfera (sottoterra), in un ambiente privo di ossigeno e, nei milioni di anni successivi, trasformati in combustibili fossili (es. Petrolio, Metano etc.) ad opera di batteri anaerobi.

Questo è proprio ciò che è accaduto ed, approssimando, potremmo asserire che un pozzo di Petrolio altro non è che una foresta "confinata" sotto terra, in cui il legno, invece che marcire, si è trasformato in Petrolio. (N.B. la questione è più complessa, in alcuni casi la materia organica iniziale è rappresentata da Zooplancton o Fitoplancton e non dal legno degli Alberi, ma il concetto è analogo).

Il carbonio atmosferico (CO) prelevato da quelle piante tramite la Fotosintesi non è tornato presto libero nell'aria, poiché intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni. In altre parole è stato tolto dall'atmosfera ed immagazzinato altrove a lungo termine.

L'Anidrite Carbonica è disciolta anche nell'acqua dei nostri mari ed oceani. Nel corso dei millenni molti organismi acquatici hanno imparato ad utilizzarla, insieme al Calcio (Ca), per costruire i propri gusci o scheletri, fatti prevalentemente di Carbonato di Calcio (CaCO3).
Tra questi organismi non possiamo non menzionare i Coralli che, producendo Carbonato di Calcio, formano la Barriera Corallina; quest'ultima è infatti costituita da uno spesso strato calcareo ottenuto dagli "scheletri" dei coralli morti, su cui crescono nuovi coralli.
Una barriera corallina in continua crescita sequestra la COacquatica (a sua volta derivante da quella atmosferica) per la costruzione dello scheletro dei Coralli.
Molte barriere coralline furono seppellite nei fondali oceanici ed oggi intrappolano parte del Carbonio acquatico/atmosferico sotto forma di rocce calcaree.


Schematizzando potremmo riassumere dicendo che il Carbonio, nelle sue varie forme, si può dividere in due categorie :

  • Carbonio disponibile nel breve termine : Anidride Carbonica nell'atmosfera e nei mari, humus nel suolo, biomassa (es. il legno, ma anche ogni altro essere vivente, uomo compreso), etc.

  • Carbonio NON disponibile nel breve termine : è rappresentato da quel Carbonio prelevato dall'atmosfera ed immagazzinato a lungo termine nei vari sedimenti (Petrolio, Rocce Calcaree etc.) oppure immagazzinato nelle foreste, sia "all'equilibrio" che in crescita.
Andamento della CO2 e delle Temperature degli Ultimi 400.000 Anni

E Quindi Perché C'è l'Effetto Serra ?

Semplice, la diminuzione di CO2 atmosferica è avvenuta in milioni di anni, poco per volta, lasciando all'ambiente il tempo per adattarsi.
Ora, da circa 200 anni, stiamo attingendo da quel serbatoio di Carbonio immagazzinato sottoterra (Combustibile Fossile) e, bruciandolo, stiamo liberando grandi quantità di Anidride Carbonica nell'atmosfera.
Tra pochi decenni tutto quel Carbonio contenuto nel Petrolio si sarà legato all'Ossigeno, volerà via e rientrerà a far parte del ciclo del Carbonio nel breve termine.

Supponete che ci siano voluti in media 10 milioni di anni per produrre il Petrolio e che esso venga consumato in 100 anni.
Facendo due semplici conti scoprirete che stiamo liberando COnell'atmosfera ad un ritmo circa 100.000 volte superiore rispetto a quello con cui fu catturata ed intrappolata.

Come se non bastasse stiamo "prelevando" anche dalla biosfera terrestre, un altro serbatoio naturale. La deforestazione incontrollata sta reimmettendo nell'atmosfera grandi quantità di Carbonio, prima confinate nel legno delle piante che le formavano.

Nella realtà dei fatti le cose son ben più complesse, sono coinvolte molte più molecole a base di Carbonio e vi è un continuo scambio tra diversi ambienti ed organismi; tuttavia, questo articolo cerca di riassumere i meccanismi base più elementari che, una volta appresi, permetteranno di approfondire l'argomento. 

Impianto Industriale

lunedì 19 agosto 2019

Climi, Piante e Paesaggi del Messico, delle Antille e del Centro America

Il Messico è un grande stato dell'America, attraversato dal Tropico del Cancro (23° N). Questo paese confina a Nord con gli Stati Uniti, ad Est con il Golfo del Messico/Mar dei Caraibi, ad Ovest con l'Oceano Pacifico ed a Sud con Belize e Guatemala.

In questo articolo faremo una panoramica generale, descrivendo (ed illustrando con foto) i diversi ambienti che si trovano in Messico, nell'America Centrale e nell'arcipelago dei Caraibi, ponendo l'attenzione su come il clima influenzi la Flora e la Fauna e su come vari durante le stagioni, così da poter organizzare il vostro viaggio nel periodo migliore dell'anno.

Inoltre scopriremo quali sono le piante native, magari ora diffuse in tutto il Globo, nonché quelle endemiche che solo qui hanno trovato le condizioni ideali per proliferare.


Ma andiamo con ordine ed iniziamo questo viaggio virtuale partendo da Nord.

La notevole estensione del Messico, oltre alla presenza di altopiani, montagne, pianure ed oceani, determina una notevole varietà climatica, che si traduce in un'altrettanta molteplicità di specie vegetali ed animali.

Piramide Kukulkan - Itzà


Messico Settentrionale :

Solo una piccola percentuale di coloro che hanno visitato il Messico sono in realtà stati al Nord, una zona per lo più snobbata dalle agenzie turistiche.

Partendo da Ovest troviamo la Bassa California, una stretta penisola lunga quasi 1300 km (808 mi), divisa dal resto del Messico dal mare di Cortez (o Golfo di California), talmente ricco di biodiversità da diventare patrimonio naturalistico dell'Unesco.
Ricordatevi, la Bassa California è uno stato messicano e, a livello amministrativo, non ha nulla a che vedere con la California statunitense.

Il clima della parte settentrionale è di tipo Mediterraneo, simile a quello del Sud della California, con estati calde ed aride ed inverni freschi ed umidi, ma scendendo verso Sud le piogge si fanno via via più scarse, gli inverni più caldi e si vira ad un clima di tipo desertico. All'estremo Sud può esser presente una breve stagione delle piogge di un paio di mesi, tra Luglio e Settembre.

Panorama Bassa California

La Vaquita (Phocoena sinus) è una rara focena, endemica del Golfo di California, che vive nelle acque basse. Questa specie rappresenta uno dei più piccoli Cetacei esistenti al mondo ed è a forte rischio d'estinzione.
Tra le piante che crescono in questo territorio troviamo alcune palme, come la Washingtonia robusta e la Brahea edulis, parente della Brahea armata e nativa dell'isola di Guadalupe.
Più tipico e particolare è l'albero noto come Boojum (Fouquieria columnaris), una pianta grassa a crescita lenta dal tronco relativamente esile, cosparso di grosse spine e piccole foglioline. Il portamento slanciato ricorda quello di una candela, anche se in alcuni casi può ramificare od aver un portamento più contorto, talvolta piegandosi fino a sfiorare il suolo.
Altra specie endemica è l'Albero dell'Elefante (Pachycormus discolor), una pianta caudiciforme, ovvero con un tronco sproporzionatamente grosso, in grado di fungere da riserva idrica.

Fouquieria columnaris

Pachycormus discolor

Più ad Est, oltre il mar di Cortez, troviamo 3 grossi stati che, nell'ordine sono : Sonora, Chihuahua e Coahuila. In linea generale il clima varia dal semi-desertico al desertico, con grosse fluttuazioni di temperatura, tuttavia la presenza della Sierra Madre Occidentale, un'ampia catena montuosa la cui vetta più alta raggiunge i 3.300 m (10800 ft), crea innumerevoli microclimi, alcuni dei quali freddi e piovosi.

E' proprio il Messico settentrionale a registrare gli estremi di temperatura, in estate nel Deserto di Sonora si possono sfiorare i 50 ° C (122° F), mentre in inverno, alcune zone dello stato di Chihuahua registrano minime di -20° C (-4° F), le più basse dell'intero Messico.
Ad esclusione delle zone di montagna più umide, in cui si possono formare boschi di Conifere (es. Pinus hartwegiiPinus ponderosa), decidui (es. Querce) o misti, il Nord del Messico è prevalentemente costituito da piccoli arbusti e piante grasse che crescono più o meno isolate, anche in funzione della disponibilità idrica.

Una specie tipica del Deserto di Sonora è la Larrea tridentata, un piccolo arbusto che produce fiori gialli. 
Innumerevoli sono le specie di Agave presenti tra il Deserto di Sonora e quello di Chihuahua, tra cui A. palmeriA. lechuguilla e A. victoriae-reginae, che convivono insieme a più specie di Yucca (es. Y. filifera) e Cactus, come l'Echinocactus grusonii o la Carnegiea gigantea, il classico cactus gigante che si vede in molti film western ambientanti in Arizona.
Sebbene il paesaggio sia prevalentemente roccioso, con piante grasse ed erbe resistenti alla siccità, esistono anche aree prive di vegetazione, con alte dune di sabbia.

Tra gli animali più rappresentativi troviamo il Puma (Puma concolor), il più grande felino del Nord-America, vari serpenti tra cui il Crotalus molossus e la Antilocapra americana sonoriensis, una sottospecie dell'erbivoro statunitense.

Larrea tridentata

Agavi nei Deserti Messicani

Carnegiea gigantea nel Deserto di Sonora

Città del Messico e gli Altopiani :

La parte centrale del Messico, escluse le coste e la penisola dello Yucatán (di cui parleremo più avanti, è composta prevalentemente da montagne ed altopiani.
Ci troviamo in zone tropicali, ma piuttosto lontane dall'equatore (ad es. Città del Messico è al 19° parallelo Nord) e, spesso, ad una quota elevata.


Il clima varia in funzione dell'altitudine, dalle nevi perenni delle vette più alte, sino a zone decisamente calde, tuttavia, gran parte del territorio è su altopiani compresi tra 2000 e 2500 m (6560-8202 ft) sopra il livello del mare.

Qui il clima mostra lievi (ma presenti) fluttuazioni termiche annue, con forti escursioni termiche tra giorno e notte. Giusto per aver dei numeri prendiamo la capitale, al mattino fa sempre fresco, si passa da temperature minime di circa 7° C (45° F) del mese più freddo (Gennaio), a minime di circa 13 ° C (55° F) in Giugno; tuttavia è pur sempre un Sole tropicale e le temperature massime variano dai 22 ° C (72° F) in Gennaio, sino ai 27° C (81° F) di Aprile-Maggio.
I più attenti avranno notato che il periodo più caldo non è Luglio-Agosto, questo perché l'estate corrisponde con la stagione delle piogge, nella quale in soli 5 mesi (tra metà Maggio e metà Ottobre) cade quasi il 90% della pioggia annua.

In queste zone a clima subtropicale di montagna si possono verificare occasionali gelate e, a quote superiori, possono esser anche piuttosto severe. Non a caso sono proprio le razze Messicane di Avocado (Persea americana) ad essere quelle più resistenti al gelo.

Piante di Avocado in Messico

Non dimentichiamoci che molte di queste montagne sono in realtà Vulcani, alcuni dei quali tutt'oggi attivi. Tra tutti il più alto è il Popocatépetl, uno strato-vulcano alto oltre 5400 metri (17800 ft), nonché seconda vetta più alta del Messico. Questo vulcano, la cui cima è sovente innevata, è attivo e si registrano eruzioni annuali. 

Popocatépetl

A poca distanza da Città del Messico troviamo Teotihuacan, uno degli insediamenti precolombiani più importanti. Questa città ebbe il massimo splendore intorno al 250 dc e si pensa ospitasse sino a 200.000 abitanti, un numero enorme per l'epoca. 
Il Teotihuacan si compone di una via principale (il "Viale dei Morti") ai cui lati sorgono imponenti edifici religiosi, come la Piramide del Sole e la Piramide della Luna.
Gli abitanti vivevano in grossi complessi (una sorta di "condominio"), in parte adibiti a botteghe e negozi.

Teotihuacan

Nella parte orientale dello stato del Michoacán è presente la Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca, ovvero una zona tutelata dall'Unesco. La Farfalla Monarca (Danaus plexippus) è una specie migratoria, in grado di compiere tragitti impensabili per altri lepidotteri. 
Durante la bella stagione la Farfalla Monarca vive nel Nord America ma in autunno, prima dell'arrivo del freddo, migra verso Sud, per svernare in ambienti più caldi.

Uno dei luoghi in cui si raggruppano è proprio la Riserva sopracitata, habitat preservato in cui in inverno si possono contare sino a quasi 10 milioni di farfalle per ettaro, un po' come se tutti gli abitanti della Lombardia fossero concentrati in Piazza Duomo a Milano. Questa specie trascorre la brutta stagione in stato di semi-ibernazione, raggruppandosi ed attaccandosi a rami e tronchi degli Alberi.

Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca

Altro patrimonio dell'Unesco è il Paesaggio di Agave ed Antiche Industrie per la Produzione di Tequila, una vasta area in cui sono presenti antiche distillerie ed industrie, oltre a piantagioni di Agave Blu (Agave tequilana), da cui si ricava la Tequila, tipica bevanda alcolica messicana.

Paesaggio di Agave ed Antiche Industrie per la Produzione di Tequila

Coste Oceaniche, Penisola dello Yucatan e Sud del Messico :

Le zone costiere del Messico centrale sono ad una latitudine di circa 15° N. Se prendiamo come riferimento le due città più grandi, Acapulco (costa Oceano Pacifico) e Veracruz (costa Oceano Atlantico), noteremo che hanno un clima paragonabile. Entrambe, infatti, hanno limitate escursioni termiche annue, con temperature massime che, per buona parte dell'anno, si aggirano attorno ai 30° C (86° F). La costa orientale (Golfo del Messico/Oceano Pacifico) è però più direttamente colpita da tifoni e fronti freddi che, in rari casi, possono far precipitare le temperature durante l'inverno.
Sia la costa orientale che occidentale hanno una stagione delle piogge (Giugno-Ottobre) ed una stagione secca (Novembre-Maggio).

Lo Yucatan è sicuramente il luogo più turistico dell'intero Messico. Qui si potrà trovare un clima caldo durante tutto l'anno, sebbene da Maggio a Dicembre sia più piovoso, con una maggior probabilità di formazione di Uragani.
Questa penisola è il connubio perfetto tra natura, storia e mondanità, si passa infatti dalle rovine della civiltà Maya, come il centro Chichén Itzá con la Piramide di Kukulkan, forse il monumento più rappresentativo dell'intera regione, a Tulum, una città costiera che, oltre a conservare i resti di una città Maya arroccata sui pendii prospicienti il mare, ci regala un mare cristallino, con spiaggia di fine sabbia bianca.  La moderna Cancun, con i suoi lussuosi hotel, è invece perfetta per chi ama la vita notturna.
Tulum

Nella penisola dello Yucatan si concentrano i Cenotes, ovvero delle profonde buche derivanti dal crollo della sovrastante roccia calcarea. Queste "buche" sono in realtà delle "grotte a cielo aperto", hanno una forma tendenzialmente circolare e sono riempite di acqua.

A seconda dell'età e dell'erosione ci possono essere Cenotes (poco profondi) che assomigliano a laghi naturali, come El Jardin del Eden, un Cenote poco turistico, circondato da una lussureggiante vegetazione tropicale, con acqua cristallina e rocce sommerse, l'ideale per gli amanti dello snorkeling
Di tutt'altro genere sono i Cenotes Dzinup e Samula, molto vicini tra di loro ed accomunati dall'essere specchi d'acqua profondi, incastonati tra le rocce. In questi casi la superficie dei "laghi sotterranei" è maggiore rispetto a quella del foro, poiché vi è stata solo una parziale caduta della roccia sovrastante (sperate che non collassi proprio mentre state facendo il bagno !!!); quindi filtra poca luce e questo si traduce in un ambiente poco luminoso (se non quasi buio al tramonto) che, sebbene affascinante, potrebbe incutere un po' di timore.

Nel Messico Meridionale il clima inizia a diventare più umido e si formano le foreste tropicali.

El Jardin del Eden

Cenote Samula

Le Antille : Cuba, Giamaica, Haiti, Portorico, Repubblica Domenicana ed Isole Minori :

Il Golfo del Messico ospita diversi stati-isola che attirano turisti da tutto il mondo, grazie alle loro spiagge caraibiche, con fondali poco profondi ed atolli incontaminati

Cuba è l'isola più grande e si estende lungo i paralleli. Havana, la sua capitale, è posta al 23° N, che corrisponde alla latitudine che separa la zona tropicale da quella temperata boreale. Il clima è di tipo  subtropicale-oceanico, con contenute escursioni termiche sia stagionali, sia giornaliere. Sebbene le piogge siano più abbondanti da Maggio a Novembre, non si può parlare di una vera stagione secca, poiché anche nel periodo restante piove più volte al mese.
Per chi volesse vedere qualcosa di diverso da spiagge-natura-mare, vale la pena visitare la capitale, ma anche la più piccola (e caratteristica) cittadina di Trinidad.

Cittadina di Trinidad

La flora è caratterizzata dalla massiccia presenza di Palme, tra cui almeno 90 specie endemiche. Tra di esse troviamo la Palma Reale Cubana (Roystonea regia), simbolo nazionale, o l'endemica Gaussia princeps. Un'altra specie endemica, erroneamente confusa per una palma, è la Microcycas calocoma, una Cicade a grave rischio di estinzione.
A Cuba sono presenti numerose piantagioni di Caffè, soprattutto sulle montagne della Sierra Maestra, nel Sud-Est dell'isola.


Roystonea regia
Microcycas calocoma


Al 24° N, all'incirca tra Cuba e la Florida, troviamo Nassau, la capitale delle Bahamas, una nazione/arcipelago, costituita da quasi 700 isolette, di cui buona parte sono minuscoli atolli disabitati. Eleuthera è una delle isole più caratteristiche, molto lunga, ma stretta, con una larghezza che per lo più varia tra 1 e 2 km (0.6-1.2 mi). Presenta stupende spiagge ed un mare ricco di Razze e Squali.

Eleuthera  - Bahamas

La Giamaica, la Repubblica Domenicana e, ancor di più, Haiti sono stati poveri e per di più afflitti  di sovente da calamità naturale, quali terremoti ed uragani.
I luoghi d'interesse potrebbero esser il palazzo di Sans-Souci (Haiti), la Città Coloniale, ovvero il primo insediamento di Cristoforo Colombo, oggi all'interno di Santo Domingo (Rep. Domenicana) e le Cascate del Fiume Dunn, che sfociano direttamente nel mar dei Caraibi (Giamaica).


Palazzo di Sans-Souci


Le restanti isole sono per lo più di medio-piccole dimensioni ed accomunate da un clima tropicale-oceanico, con scarse escursioni termiche. Ricordiamoci che il mar dei Caraibi, per via della posizione tropicale e della relativa chiusura, ha acque superficiali con una temperatura media di circa 28° C (82° F), con piccole oscillazioni annue. Insomma, acque calde, giusto per capirci la temperatura media estiva delle acque del Mediterraneo è di circa 24° C (75°).


Il Mar dei Caraibi è dunque un enorme serbatoio di calore, quindi di energia termica, che mitiga l'area, ma può anche innescare feroci uragani tropicali.

Oltre che per gli amanti del Relax, il mar dei Caraibi, con le sue splendide barriere coralline (es. Isole Vergini Britanniche o Saint Lucia), offre molto ai sommozzatori.


Belize, Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua :

Continuando verso Sud, sul continente troviamo queste 4 nazioni. Le temperature annue tendono ad esser un po' più costanti rispetto a quelle del Messico, tuttavia è ancora ben presente una stagione delle piogge, alternata ad una asciutta, più o meno lunga a seconda dei luoghi e dell'altitudine.

Tikal è uno dei siti Maya più popolari e si trova in Guatemala, così come il Atitlán, un lago di origine vulcanica posto ad una quota di circa 1500 m (4920 ft), con una profondità massima di ben 340 m (1115 ft). Il lago Atitlán è il più profondo di tutta l'America centrale ed è circondando da spettacolari vulcani.

Tikal

A largo delle coste del Belize troviamo il Great Blue Hole, una dolina marina larga 300 m (980 ft) e profonda circa 120 m (390 ft). Da una visione area sembra effettivamente un "Grande Buco Blu", dovuto al collasso della parte superiore di una grotta calcarea al termine dell'ultima Era glaciale. Le pareti quasi verticali, la presenza di stalattiti, nonché di una variegata fauna, tra cui anche il temibile Squalo di Leuca (Carcharhinus leucas), rende il Great Blue Hole una delle mete più ambite dai subacquei.

Great Blue Hole

Nel Nord-Est dell'Honduras troviamo la Riserva della Biosfera del Río Plátano, istituita per preservare l'elevata biodiversità, messa in serio pericolo dalla deforestazione e dall'avanzare dell'agricoltura. Quest'area ospita innumerevoli specie vegetali ed animali, oltre a 2000 indigeni che vivono allo stato brado, secondo antiche tradizioni.

In Nicaragua è presente il Lago Cocibolca, talvolta noto anche come Lago Nicaragua, il più grande dell'America centrale ed il secondo dell'America Latina. Questo bacino lacustre è collegato al Mar dei Caraibi tramite il fiume San Juan, un collegamento sfruttato da più specie ittiche per muoversi dal mare al lago. Infatti, sebbene sia di acqua dolce, il Lago Cocibolca ospita il temibile Squalo di Leuca (Carcharhinus leucas).
Il lago contiene oltre 400 isolette, la più grande, Ometepe, è formata da due vulcani. Tra gli animali potremmo citare almeno una delle quattro specie di Tapiro, il Tapirus bairdii.

Lago Cocibolca - Isola Ometepe
Tapirus bairdii


Costa Rica e Panama :

Queste due nazioni compongono la parte più meridionale del Centro America. Qui la stagione secca si accorcia notevolmente e non dura più di 3 mesi (da Gennaio a Marzo). Cadono quasi 2000 mm (80 inch) di pioggia all'anno e, in alcuni posti, anche ben oltre, mentre le temperature si mantengono calde durante tutto l'anno, senza variazioni significative tra le stagioni. In altre parole ci troviamo ormai in un'area a clima tropicale, con acquazzoni quasi giornalieri, ma brevi ed alternati ad ampie schiarite, che permette lo sviluppo di rigogliose foreste pluviali.

Il Costa Rica è una nazione virtuosa, consapevole del fatto che il suo punto di forza sia la bellezza della sua natura. Pensate che qui il 98% dell'energia elettrica è ottenuta da fonti rinnovabili (eolico, solare etc.), conta di diventare a breve una nazione indipendente dal petrolio ed ha azzerato la deforestazione. Qui ben il 25% del territorio è costituito da aree protette e parchi nazionali, la percentuale più alta al Mondo ed un esempio per tutte le altre nazioni.

Panorama Costa Rica

Nelle sue foreste pluviali vivono più specie di bradipo, come il Bradypus tridactylus, il mammifero più lento al mondo, così l'Iguana Verde (Iguana iguana) o felini, da quelli poco più grandi di un gatto, come il Margay (Leopardus wiedii), sino all'enorme e feroce Giaguaro (Panthera onca).

Nelle foreste del Costa Rica crescono molte specie epifite (che crescono sul tronco degli alberi) e si contano ben 500 diverse specie di Orchidee, una biodiversità così elevata di questo genere non si ritrova in nessun altro posto del Mondo.
Un'altra pianta che cresce nel sottobosco di queste umide foreste è la Monstera deliciosa, una specie amante dell'ombra e dotata di enormi foglie, che in Italia è per lo più conosciuta come pianta da appartamento, ma che in natura produce anche dei gustosi frutti, tuttavia poco utilizzati.

Panthera onca

Leopardus wiedii

Bradypus tridactylus
Monstera deliciosa

Altra specie endemica è il Psidium friedrichsthalianum, anche chiamato Guava del Costa Rica. Un'ultima specie vegetale che vorrei menzionare è la Cecropia obtusifolia, pianta snella e poco ramificata, con foglie ampie ed intagliate "a raggiera", con un portamento che ricorda vagamente quello della Papaia.

Cecropia obtusifolia

Panama è l'ultimo stato dell'America Centrale e confina solo con il Costa Rica (a Nord) e la Colombia (a Sud). Questa nazione, a clima prettamente tropicale con diffuse foreste pluviali, è lunga e stretta ed è nota in tutto il mondo per il Canale di Panama, un prodigio dell'ingegneria che, sfruttando chiuse e laghi artificiali, riesce a trasportare pesanti navi dall'Oceano Atlantico a quello Pacifico e viceversa.
Per attraversare i circa 80 km (50 mi) del canale, una nave impiega in media 10 ore, tempo che può variare anche in funzione delle dimensioni della nave. 10/12 h possono sembrare tante, ma non son nulla rispetto alla circumnavigazione del Sud America. Ogni anno nel Canale di Panama passano circa 14.000 navi, per lo più dirette in Cina dalla costa Orientale degli Stati Uniti e viceversa.

Canale Panama

Altri specie vegetali native dell'America Centrale non citate fin qui :

Papaya (Carica papaya) : pianta da frutto tropicale poco longeva, originaria delle giungle comprese tra Sud del Messico e Panama, è ormai coltivata in tutte le zone tropicali e subtropicali del mondo per i suoi deliziosi frutti.

Carica papaya

Graviola (Annona muricata) : appartenente alle Annone, genere le cui specie hanno distribuzione prettamente tropicale e subtropicale. Questa pianta produce frutti molto grossi, dalla polpa bianca, in cui sono immersi numerosi semi.

Annona muricata

White Sapote (Casimiroa edulis) : altra pianta da frutto originaria di quest'angolo di mondo, ma poco diffusa altrove. Questa specie ha elevata rusticità, pari a quella di un Limone, e si può coltivare con successo in tutte le zone agrumicole d'Italia. Produce frutti gialli, dalla consistenza cremosa, di buon sapore, diverso in funzione della varietà.

Casimiroa edulis

Vaniglia (Vanilla planifolia) : l'aroma più apprezzato in pasticceria deriva proprio da questa pianta epifita, che in realtà è un'orchidea. La pianta è formata da esili liane che si aggrappano ai rami delle piante, nelle umide foreste tropicali. Dai frutti (baccelli) si ricava la preziosa spezia.


Vanilla planifolia

Albero del Kapok (Ceiba pentandra) : parente della meno tropicale Ceiba speciosa, si sviluppa sotto forma di albero di grosse dimensioni, dotato di un tronco largo e con pungenti spine. Dai sui frutti si estrae quella che è la fibra naturale più leggera al mondo, utilizzata per imbottire materassi o per produrre Jeans.


Ceiba pentandra

Frutti Kapok

Arbutus xalapensis : parente del nostrano Corbezzolo (Arbutus unedo), cresce nelle zone semi-aride a confine tra Texas e Messico settentrionale, sebbene si possa trovar giù sin in Nicaragua. Produce bacche rosse eduli, ma non particolarmente apprezzate.


Arbutus xalapensis

Jacaranda mimosifolia : albero ornamentale di medie dimensioni che si riconosce per l'inusuale fioritura color blu-lilla, con sfumature viola. Può esser coltivata anche in zone temperate calde (es. zone costiere del Sud Italia), a patto che le gelate siano lievi e sporadiche.


Jacaranda mimosifolia

Girasole Comune (Helianthus annuus) : specie annuale nativa dell'America centrale, ma ormai comune anche in Italia, dove in molte zone riesce a sopravvivere anche allo stato spontaneo. Il nome deriva dal fatto che il bocciolo fiorale è fortemente soggetto al fenomeno dell'eliotropismo, motivo per cui i fiori si muovono seguendo la traiettoria del Sole. Viene coltivato per ricavare il famoso Olio di Girasoli.

Helianthus annuus

Dahlia (Dahlia spp.) : bulbi da fiore nativi del Messico e coltivati a livello ornamentale in Italia, dove possono diventare perenni laddove non vi sia un freddo troppo intenso.

Dahlia

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) : pianta conosciuta da tutti noi per le sue brattee (scambiate spesso per foglie) di color rosso intenso, è ormai divenuta simbolo di Natale e comunemente regalata durante questa festività. La Stella di Natale è nativa del Messico meridionale, ma può esser coltivata anche nelle zone d'Italia esenti da gelo.

Euphorbia pulcherrima

Mimosa pudica : questa leguminosa, parente della più comune Mimosa (Acacia dealbata), si trova in vendita anche nei vivai italiani, più che altro per una sua peculiarità. Basta infatti un minimo contatto per fa si che le sue foglie si contraggano istantaneamente.

Mimosa pudica

Ovviamente è impossibile far un elenco delle migliaia di specie native dell'America centrale, mi son semplicemente limitato a citar quelle più particolari o che conoscete "di vista" pur non sapendone l'origine.

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