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venerdì 17 gennaio 2020

Washingtonia filifera e Washingtonia robusta - Coltivazione e Differenze

Il genere Washingtonia appartiene alle Arecaceae, una famiglia che talvolta chiamiamo più semplicemente col nome di "Palme", e comprende solo due specie, entrambe native del Nord America e con foglie "a ventaglio" (Fan Palms).

In questo articolo vorrei descrivere le due uniche specie del genere, Palma Californiana (Washingtonia filifera) e Palma Messicana (Washingtonia robusta), evidenziando le differenze e fornendo utili informazioni per chi volesse provare a coltivarle.

Washingtonia filifera e Washingtonia robusta

Origine, Diffusione e Curiosità :

Il nome Washingtonia fu scelto in onore di George Washington (1732-1799), primo presidente degli Stati Uniti.

La Washingtonia filifera, comunemente chiamata Palma della California, è originaria del Sud-Ovest degli Stati Uniti e rappresenta l'unica palma nativa di questa zona degli USA.
Popolazioni primarie si ritrovano tutt'ora in habitat riparati (es. Oasi, Falde Acquifere) del Deserto del Colorado e, più sparpagliate, anche del Deserto Mojave, a confine tra Nevada, Arizona e California. Alcune piante si spingono anche più a Sud, crescendo lungo i corsi d'acqua che attraversano il Deserto di Sonora.

Washingtonia filifera ha come habitat naturale i deserti del Sud degli Stati Uniti, dove riesce a crescere in posizioni in cui è presente dell'acqua in profondità, come lungo i canyon scavati dai fiumi. Oggigiorno la specie è naturalizzata anche in altri stati degli USA (Florida, Hawaii), nel Nord del Messico ed in Australia.

La Washingtonia robusta, comunemente chiamata Palma del Messico (da non confondere con la Palma Blu del Messico), cresce in un areale leggermente più meridionale, ma confinante, rispetto a quello della W. filifera ed è infatti nativa del Nord Ovest del Messico.
Se dovessimo ricercare il luogo di origine della Washingtonia robusta potremmo identificarlo con lo stato messicano della Bassa California (Baja California).

Entrambe le specie vengono cresciute a scopo ornamentale in un po' tutti i luoghi a clima Mediterraneo ed anche in Italia sono piantate sia nei giardini privati, sia nei luoghi pubblici, dove vengono spesso impiegate nelle alberature stradali.
Il numero delle Washingtonia coltivate in Italia è cresciuto negli ultimi anni e, dato che sembrerebbero meno vulnerabili all'attacco del Punteruolo Rosso, vengono spesso piantate al posto delle Phoenix canariensis, decimate da questo patogeno.

Piccolo Esemplare di Washingtonia
Fioritura Washingtonia filifera

Come Distinguere tra Washingtonia filifera e Washingtonia robusta ? - Botanica e Fisiologia

Premetto che le due specie, come ovvio che sia, hanno molte similitudini e la descrizione di alcune parti della pianta potrebbero corrispondere perfettamente; tuttavia ci sono anche delle differenze più o meno evidenti, che permettono il riconoscimento dell'esatta specie.
Tuttavia c'è un altro problema, la W. robusta e la W. filifera si possono ibridare ed in commercio si trovano diversi ibridi (noti come Washingtonia x filibusta), che complicano ulteriormente l'identificazione.


Washingtonia filiferaLa Palma del Messico (W. robusta) è più alta e può occasionalmente raggiungere un'altezza massima di 30 m (98 ft), tuttavia succede solo in piante centenarie coltivate nelle miglior condizioni. La Palma della California (W. filifera) è più bassa e raramente raggiunge i 20 m (65 ft), sebbene possa vivere anche 200 anni.

Ma per quanto riguarda il portamento la differenza maggiore sta nel tronco : la W. filifera è tozza ed il diametro del tronco, sfiora 1 metro (3.3 ft), circa il triplo rispetto a quello della W. robusta.

Quindi per distinguerle per prima cosa guardate il tronco, se è grosso e relativamente basso è W. filifera, se è alto, snello e, talvolta, leggermente ricurvo (in Palme di oltre 30-40 anni), allora è W. robusta.

Le foglie sono palmate; quelle della Washingtonia filifera sono lunghe anche 2 metri (6.6 ft) ed il margine tende a sfaldarsi, formando vistosi filamenti biancastri, come ricorda il suffisso "filifera". Nelle piante adulte la chioma è espansa, densa e formata da una trentina di foglie verdi-grigiastre (color foglia d'Olivo). La Washingtonia robusta ha una chioma meno densa, foglie più piccole, con lobi incisi meno in profondità e di color verde intenso, più scure e brillanti rispetto a quelle della "cugina Californiana". Le foglie di entrambe le Palme hanno l'attitudine a rimanere attaccate anche dopo la loro morte e, se non rimosse, ricoprono il tronco per buona parte della sua lunghezza.

Washingtonia robustaN.B. nelle giovani piante il colore delle foglie potrebbe trarre in inganno.

Il picciolo è piuttosto lungo in entrambe le specie, ma nella W. filifera tende ad aver meno spine e ad esser prevalentemente verde, con talvolta una limitata zona marrone alla base (attacco col tronco), mentre nella W. robusta tende ad esser marrone-rossastro su un'ampia superficie ed ad aver spine rosso-brune, poste ad distanza regolare lungo tutto il picciolo.

I fiori sono color bianco-crema ed inseriti su un'infiorescenza lunga e ramificata. In Italia il periodo di fioritura è compreso tra la tarda primavera e l'estate, mentre la maturazione dei piccoli frutti (color blu scuro-nero) avviene tra fine estate ed autunno. I frutti, raggruppati in grappoli molto ornamentali che ricordano quelli della Vite, contengono un unico seme.

L'apparato radicale è espanso ed in grado di spingersi in profondità alla ricerca di acqua; nonostante ciò queste imponenti radici non precludono la possibilità di trapianto; infatti anche grossi esemplari possono esser spostati e, se trapiantati in maniera corretta, hanno una buona probabilità di attecchimento.

Chioma Washingtonia filibusta
Come Crescere le Palme Washingtonia ? Coltivazione, Esposizione, Esposizione, Clima e Riproduzione

W. filifera e W. robusta non sono palme tropicali ed il loro habitat naturale è rappresentato dai margini dei Deserti, in una fascia climatica temperata-subtropicale e sono perfettamente adatte per crescere in un clima Mediterraneo, come quello di buona parte d'Italia.
Entrambe hanno una discreta resistenza al freddo e, soprattutto se secco, possono vivere anche in zone in cui vi siano gelate, più o meno sporadiche.

Un'altra differenza tra la Palma Californiana e la Palma Messicana risiede nella rusticità, che tra l'altro rispecchia la latitudine delle loro origini.

La W. filifera ha una miglior resistenza al freddo e può tollerare una temperatura minima di -12° C (10° F), purché sia circoscritta a poche ore e le temperature massime diurne risalgano velocemente; a tale temperatura si potrebbero comunque aver ingenti danni alle foglie.


La W. robusta invece è più sensibile ai cali termici e la soglia oltre la quale si potrebbe aver la morte dell'intera pianta è una temperatura di -8° C (18° F) e dunque sarebbe meglio coltivarla in Zone USDA 9a o superiori.

La resistenza al gelo dei loro ibridi (Washingtonia x filibusta) sarà a metà strada tra le due specie progenitrici e più spostata verso l'una o l'altra a seconda del clone.

Fiori Washingtonia filiferaOttima è la capacità di crescere anche in ambienti estremi, dato che possono sopravvivere (senza grossi danni) a temperature prossime ai 50° C (122° F), che "cuocerebbero" la maggior parte delle altre piante.

Frutti in Maturazione Washingtonia robustaOsservando questi numeri si capisce bene che la W. filifera si può facilmente coltivare in tutto il Sud Italia e nelle zone costiere del Centro-Nord, ma se ne potrebbe tentare l'acclimatazione anche nelle zone più miti dell'entroterra del Centro-Nord.
La W. robusta è invece perfettamente adatta al clima costiero del Centro-Sud Italia, ma salendo più a Nord i rischi aumenterebbero e sconsiglierei di coltivarla nella Pianura Padana, nelle valli interne del centro Italia, ma anche nell'alto Adriatico si rischierebbe di perderla al primo inverno più freddo della media.

Se state scegliendo il posto del giardino in cui piantarle, sappiate che queste due Palme amano esposizioni in pieno Sole e tollerano temperature molto elevate; dovrete dunque scegliere una posizione quanto più possibile soleggiata, evitando tassativamente quelle totalmente ombreggiante.

Entrambe le specie hanno un buon sviluppo e tronchi piuttosto grandi, dunque è meglio piantarle come esemplari isolati, piuttosto che crescerle a gruppetti, come invece si potrebbe fare con le Trachycarpus fortunei.

W. filifera e W. robusta hanno un'ottima tolleranza alla siccità e son perfettamente in grado di crescere senza irrigazioni anche nelle zone più torride del Sud Italia.
Nei primi due anni dall'impianto, se nella stagione estiva vi fossero prolungati periodi secchi, è comunque consigliabile bagnare ogni 2 settimane, così da velocizzare la crescita.

Sia la W. filifera, che ancor di più la W. robusta, hanno una crescita rapida, sin dai primi anni e nella fase giovanile, una volta affrancate, possono crescere anche oltre 80 cm (31 in) all'anno.
Questa velocità di crescita è rara tra le Palme, dato che alcune (vedi Butia capitata) impiegano diversi anni prima di superare "l'altezza d'uomo".

Il terreno ideale è molto drenante, come i suoli sabbiosi, anche se poveri e riarsi dal Sole. Queste palme riescono a crescere anche in terreni pesantemente alcalini (fino a pH 9) ed hanno una buona resistenza alla salinità del suolo.

Le concimazioni con fertilizzanti specifici per Palme possono aumentare la vigoria e la salute, ma in linea di massima non sono necessarie, anche perché, tra le Palme, son probabilmente quelle a crescita più rapida che esistano, almeno in zone non tropicali.

Foglia Washingtonia filiferaDate le grosse dimensioni, la coltivazione in vaso è possibile solo per pochi anni, prima che lo sviluppo diventi limitato, intaccando poi anche la salute della Palma stessa.
Se non avete spazio per piantarla (od avete solo un balcone assolato), ma volete a tutti i costi coltivare una Palma "rustica" in vaso, da tenere all'aperto anche in inverno, è molto meglio propendere per una Chamaerops humilis.

Stipite Washingtonia filiferaDato che la Washingtonia non emette polloni ed ha un unico apice vegetativo, la potatura avrà come unico scopo quello di rimuovere le foglie morte che, come menzionato in precedenza, rimarrebbero attaccate per anni.
Questa attitudine è comune sia alla W. robusta che alla W. filifera, tuttavia è stato osservato che vi sono delle differenze da pianta a pianta ed in alcune è più marcata che in altre.
Nella W. filifera, gli eco-tipi dell'Arizona sembrano far cadere le foglie morte molto prima rispetto alle popolazioni native della California.

Sia la Palma Californiana che la Palma Messicana vengono moltiplicate esclusivamente tramite semina, dato che non si possono propagare per via vegetativa (non emettono polloni e, come tutte le palme, non è possibile fare delle talee).

I semi, per fortuna, hanno un'elevata percentuale di germogliamento, anche quelli ormai vecchi. Nelle zone dove l'erba non viene tagliata non è inusuale vedere, alla base di queste palme, tante piantine, derivate dai semi spontaneamente caduti dai loro stessi frutti.

Se volete riprodurre una Washingtonia, procuratevi dei semi e seminateli in primavera, quando le temperature superano i 20°C (68° C), in un terriccio soffice e mantenuto umido.
A seconda della temperatura ci vorranno dai 30 giorni ai 2 mesi, prima di veder spuntare la prima fogliolina.

Tronco Washingtonia robusta

Washingtonia robusta in Fioritura

sabato 4 gennaio 2020

Palma da Dattero (Phoenix dactylifera) - Coltivazione in Italia

Phoenix dactylifera è la palma da cui vengono raccolti i preziosi Datteri, venduti poi in tutto il Mondo. In Italia la Palma da Dattero è cresciuta per lo più a scopo ornamentale e, grazie alla più che discreta resistenza al freddo, può esser piantata in molte località costiere, non solo del Meridione.

In questo articolo vorrei descrivere questa specie di Palma, fornendo qualche informazione utile a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione.

Chioma Phoenix dactylifera


Origine e Diffusione :

La Palma da Dattero ha origini antichissime e le prime prove del suo utilizzo risalgono ad oltre 6000 anni fa, in Mesopotamia (attuale Iraq).
Gli Assiri ed i Babilonesi impiegavano le foglie di questa pianta per la costruzione dei tetti delle loro umili abitazioni e le palme, all'epoca degli Egizi, erano coltivate lungo tutta la valle del Nilo, sia per il legno, che per i frutti, dai quali si ricavava il prezioso vino di Dattero.

Reperti fossili hanno evidenziato che la Phoenix dactylifera esiste da almeno 50 milioni di anni ed è probabilmente nativa dell'Iraq, sebbene il luogo esatto d'origine non sia del tutto certo.

Oggi la Palma da Dattero è diffusa allo stato naturale in tutto il Nord Africa, dal Marocco, sino all'Iran, dove prospera al piano, in habitat desertici, indicativamente ad una latitudine compresa tra il 15° ed il 35° Nord.

Sebbene non spontanea di queste zone, la P. dactylifera è in grado di sopravvivere anche nelle aree a clima Mediterraneo dell'Italia, come i litorali, dove viene piantata a scopi ornamentali, sia nei giardini privati e nei parchi pubblici, sia per le alberature stradali.

Palme da Dattero a Genova

Come Riconoscere una Palma da Dattero - Botanica e Fisiologia

Phoenix dactylifera appartiene, come tutte le altre Palme, alle Arecaceae (o Palmaceae), una famiglia di monocotiledoni, le cui specie hanno tendenzialmente una distribuzione tropicale e subtropicale, sebbene alcune (es. Chamaerops humilis) possano esser native di zone temperate.

Il genere Phoenix, a cui appartiene la palma oggetto dell'articolo, comprende circa 15 specie; tra di esse la più comune in Italia è senza dubbio la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis).

Le due Palme, P. dactylifera  e P. canariensis, hanno diverse analogie ed, ad un'occhiata superficiale, possono esser facilmente scambiate l'una per l'altra.
In linea di massima si possono distinguere in quanto la Palma da Dattero ha un portamento più slanciato, un (o più) tronco/tronchi di minor diametro ed una chioma formata da un minor numero di foglie, inoltre più strette, mentre la Palma delle Canarie è mastodontica, piuttosto tozza (soprattutto nei giovani esemplari), priva di polloni basali e con una chioma folta, con foglie di un verde più carico e scuro.

La Palma da Dattero può occasionalmente raggiungere un'altezza di 30 metri (98 ft), ma di norma non supera i 20 metri (65 ft). Il tronco ha un diametro di circa 50 cm (20 in) e, diversamente dalla cugina (P. canariensis), più tronchi possono esser emessi da un unico apparato radicale, in altre parole, nelle condizioni di crescita ideali, tende ad emettere polloni.

La chioma, non particolarmente folta, è composta da foglie rigide, pennate, lunghe 4-5 metri (13-16 ft) e di color verde-grigiastro, simile a quello delle foglie di Olivo. Le foglie della P. dactylifera hanno una vita di media di 5-6 anni, prima di seccare ed esser rimpiazzate dalle nuove.

I fiori possono esser femminili o maschili; in entrambi i casi sono raggruppati in grosse infiorescenze a grappolo.
I fiori di entrambi i sessi sono piccoli e formati da 3 petali e 3 sepali, quelli maschili sono bianchi, mentre quelli femminili tendono ad esser gialli.
Le due tipologie di fiori sono prodotte da due piante differenti, la Phoenix dactylifera è infatti una specie Dioica, esistono dunque Palme da Dattero "Maschio" o "Femmina".
Negli impianti commerciali 1 pianta maschio è sufficiente per l'impollinazione di 30-45 piante femmina.

In Egitto, ed in generale nelle zone molto calde, la fioritura avviene sul finir dell'inverno (Febbraio/Marzo), mentre in Italia è tipicamente tardo primaverile e, a seconda della zona, può avvenire da Aprile a Giugno.

Fioritura Palma da DatteroL'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento), anche se spesso si ricorre all'impollinazione manuale per aumentare la resa e migliorarne la qualità; infatti i Datteri possono talvolta maturare anche senza che vi sia stata la fecondazione, risultando però privi di zuccheri e, di fatto, immangiabili.

I Datteri, ovvero i frutti della P. dactylifera, sono delle drupe lunghe in media 6 cm (2.4 in) e larghe la metà, contenenti un unico seme. I Datteri sono verdognoli durante la prima fase di accrescimento, diventando poi marroni, sebbene il colore non sia l'unico indice dell'avvenuta maturazione (frutti marroni possono esser ancora immaturi ed astringenti).
Il periodo di "gestazione" è piuttosto lungo e servono in media dai 6 ai 9 mesi dalla fioritura alla maturazione dei frutti.

Un nuovo pollone, se piantato lontano dalla pianta madre, diventerà una nuova piantina ed impiegherà dai 4 agli 8 anni per entrare in produzione, raggiungerà il picco di produttività dopo 20 anni ed inizierà il declino produttivo dopo i 40 anni, sebbene queste palme siano ben più longeve, potendo raggiungere anche 150 anni d'età.

Nelle miglior condizioni climatiche e di coltivazione, una Palma da Dattero adulta può produrre anche 100 Kg (220 lb) di Datteri all'anno, spesso alternando un anno di carica ad uno di scarica.

Le radici, come tipico dei monocotiledoni, sono fascicolate e mancano di un fittone principale dominante.

Datteri Immaturi Phoenix dactylifera

Dove Crescere la Palma da Dattero ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura e Cure.

Phoenix dactylifera è una specie adattatasi a crescere in climi desertici ed è la classica palma che si sviluppa ai margini delle Oasi. Il clima desertico è contraddistinto da fortissime escursioni termiche e, nei luoghi d'origine, ad una giornata calda potrebbe seguire una gelata notturna.

La Palma da Dattero ha una più che buona resistenza al freddo e può sopravvivere a temperature minime nell'ordine dei -8°/-10° C (18°/14° F), più o meno come la P. canariensis, tuttavia, rispetto a quest'ultima, è decisamente meno tollerante nei confronti dell'umidità e del freddo continuativo, il che la rende meno adatta alla coltivazione nel Nord Italia.
P. dactylifera è una palma a suo agio in climi torridi e può tollerare temperature prossime ai 50° C (122° F), che cuocerebbero la maggior parte delle piante; anzi, le alte temperature diurne sono necessarie per far maturare i frutti.

In molte zone d'Italia, infatti, le Palme da Dattero, pur crescendo bene, non riescono a maturare i loro frutti, i quali cadono a terra ancora verdi. Dal periodo di fioritura alla maturazione dei Datteri la media giornaliera deve esser di almeno 18° C (64° F) e temperature massime sopra i 30° C (86° F), con picchi a 40 ° (104° F), sono ideali. Esistono poi differenze di fabbisogno di calore tra le varietà, ma in linea di massima in Italia è ben difficile aver queste temperature per 6-8 mesi e le zone più vocate, nelle quali sperare in una fruttificazione di qualità accettabile, rimangono le piane interne del Sud Italia (N.B. le zone costiere sono più miti come minime, ma con massime più contenute e decisamente meno roventi in estate). Inoltre le piogge durante la fioritura ed in alcune fasi di maturazione dei frutti possono far insorgere muffe e far marcire i futuri Datteri.

Come facile intuire la Palma da Dattero ha un'ottima resistenza alla siccità, che le permette di esser coltivata ovunque (in Italia) senza irrigazioni; tuttavia bagnare d'estate durante i primi 2-3 anni dall'impianto potrebbe aumentare la velocità di crescita, già di per sé non particolarmente fulminea.

Altra cosa piuttosto ovvia è l'esposizione, che deve soleggiata, sebbene, senza aver pretese di fruttificazione, se ne può tentare la coltivazione anche in zone in cui vi sia solo mezza giornata di Sole diretto. Posizioni ombrose sono da evitare tassativamente e se solo queste fossero disponibili sarebbe meglio ripiegare su un'altra specie di Palma, come ad esempio la Chamaedorea elegans, sempre clima permettendo.

Il terreno ideale è sabbioso e neutro (pH tra 6.5 e 7.5), sebbene possa tollerare anche suoli alcalini, mentre sono dannosi quelli argillosi e soggetti a ristagno idrico.
Data la scarsa resistenza all'umidità è sconsigliabile lasciar l'erba incolta alla base del tronco ed in luoghi umidi sarebbe bene tagliarla spesso o mettere delle rocce/ghiaia che ne evitino la crescita.

Foglie e Chioma Palma da DatteroLa concimazione non ricopre particolare interesse, almeno a livello ornamentale, e le Palme da Dattero "stradali" ne sono la dimostrazione, dato che crescono senza cure; per contro è una specie che mal si adatta ad esser coltivata in vaso. Ovviamente per i primi anni di vita è possibile, ma lo sviluppo sarà limitato ed, anche in grossi vasi, un pianta di 15 anni non sarà mai grande e sana quanto una coetanea piantata in giardino.

Phoenix dactylifera è ben tollerante nei confronti dei venti salmastri, così come ad una certa salinità del terreno, permettendo un buon sviluppo anche in zone prossime al mare.

Le palme notoriamente non richiedono potature, tuttavia la Palma da Dattero emette polloni e, a meno di non voler una palma "multi-tronco" o propagarla, dovrete rimuoverli.
Le fronde (foglie) verdi non devono esser potate, mentre potrete tagliare quelle gialle od ormai rinsecchite. Altra pratica riguarda i frutti, che solitamente vengono diradati al fine di incrementare la dimensione dei rimanenti.

In Italia il nemico numero uno della P. dactylifera è sicuramente il Punteruolo Rosso (Rhynchophorus ferrugineus), malattia contro la quale non è ancora presente un insetticida efficace; inoltre l'attacco del coleottero patogeno rimane inizialmente asintomatico, manifestandosi solo quando la Palma è ormai compromessa.
A livello preventivo, anche in piante apparentemente sane, sarebbe utile osservare la parte alta del tronco ed il picciolo delle foglie, per scovare tempestivamente eventuali fori prodotti dalle larve di questa specie.

Chiome Phoenix dactylifera

Come Si Riproduce la Palma da Dattero ? - Propagazione e Varietà

La grossa fortuna della P. dactylifera è la sua attitudine ad emettere polloni, che sono geneticamente identici alla pianta madre e garantiscono dunque una riproduzione di tipo vegetativo, assai rara in altre Palme (dato che non si possono fare né talee né innesti).
La moltiplicazione tramite semina è del tutto marginale e le Palme da Dattero vengono essenzialmente propagate prelevando un nuovo pollone (con parti di radice) e trapiantandolo altrove.

Negli anni, la possibilità di riproduzione vegetativa ha permesso di selezionare cultivar di interesse (es. con frutti grandi e buoni), che son poi state propagate e diffuse sul territorio.

Essenzialmente possiamo raggruppare le varietà in 3 grosse categorie, in base alla consistenza dei loro frutti:

  • Datteri Duri : facili da coltivare, hanno una produttività elevata, ma non vengono mangiati come frutta, bensì macinati fino a diventar farina, da utilizzare poi per la preparazione di dolci o per l'alimentazione animale
  • Datteri Morbidi : sono piante delicate, la resa è bassa e di conseguenza i prezzi rimangono piuttosto elevati, possono esser mangiati tal quali
  • Datteri Semi-morbidi (o Semi-duri) : sono una via di mezzo tra i due precedenti e rappresentano oltre il 90% della produzione mondiale. Questi datteri, una volta maturi, vengono essiccati, così da poter esser conservati e giungere sino ai nostri scaffali

Esistono decine di cultivars, tuttavia in Italia è un'impresa trovarle in vendita, etichettate correttamente.
In Italia, per poter sperar di riuscire a mangiare Datteri auto-prodotti, si dovrà optare per una varietà a maturazione precoce e tollerante all'umidità.
Di seguito troverete una breve descrizione di alcune varietà di Palma da Dattero :

  1. Medjool : nota anche con il nome di Medjoul, o Majhool, è originaria del Marocco ed è probabilmente la varietà più diffusa al mondo. Produce frutti molto grossi e di ottima qualità; inoltre la pianta è tollerante all'umidità ed è a fruttificazione precoce, rendendola una delle migliori scelte per la coltivazione in Italia.
  2. Halawi : chiamata anche Holwah, produce Datteri medio-piccoli ma estremamente dolci, anche questa varietà è a maturazione precoce e tollerante all'umidità.
  3. Khadrawy : pianta di dimensioni più contenute a fioritura (e maturazione frutti) precoce. Produce Datteri morbidi e si colore molto scuro.
  4. Deglet Nour : sinonimo di Deglet Noor, è di origine Algerina, produce Datteri dalla buccia  chiara e traslucida, dal caratteristico sapore "di Miele" ed è perciò molto comune.
  5. Barhee o Barhi : produce Datteri sferici marroni a maturità. La fruttificazione è abbondante e la maturazione tardiva, tuttavia è una delle poche varietà in cui i Datteri son commestibili anche quando sono gialli e non completamente maturi

Quindi, se abitate in una zona di mare, anche non particolarmente mite, avrete un'ottima probabilità di coltivare con successo la Palma da Dattero e, con qualche rischio, ne potrete tentare l'acclimatazione anche nelle zone più miti e meno umide delle regioni settentrionali.

Sebbene difficilmente otterrete frutti di buona qualità, avrete comunque un'ottima pianta ornamentale.

Palme da Dattero in Liguria

Tronco Phoenix dactylifera

sabato 21 dicembre 2019

Quali Piante Fioriscono in Autunno ed Inverno ?

La brutta stagione è di norma caratterizzata dal riposo vegetativo, in Autunno, infatti, le piante decidue iniziano a perdere le foglie e si preparano ad affrontare la neve ed il gelo invernale; tuttavia anche le piante sempreverdi, pur non defogliandosi, riducono il proprio metabolismo, aumentando così la propria resistenza al freddo.

Per queste ragioni, nei climi temperati, la maggior parte delle specie vegetali fiorisce nel periodo primaverile od al più nella prima parte dell'estate, così da aver davanti a sé più mesi con alte temperature e maturare al meglio i propri frutti.

Ma se sognate un giardino sempre fiorito e volete comprare una pianta che faccia fiori proprio quando le altre fanno cadere le foglie, non preoccupatevi, in questo articolo parlerò di quelle (poche) specie a fioritura autunnale ed invernale che, sprezzanti del freddo, dei cieli grigi e delle poche ore di luce, ci regalano colori (e profumi) inaspettati.



PREMESSA :

Ovviamente quanto detto sopra è tanto più vero, quanto più il clima è freddo. Nelle zone tropicali, ad esempio, le fioriture sono meglio distribuite durante l'anno e, semmai, sono influenzate dalle piogge, più che dalle temperature e laddove non vi sia una stagione secca (es. foreste pluviali equatoriali) le piante fioriscono a più riprese durante tutto l'anno.

Questa premessa era d'obbligo per far capire che, anche in Italia, nelle zone più miti del Sud (es. Sicilia) si possono coltivare specie sub-tropicali che molto più frequentemente fioriranno "fuori stagione", come ad esempio la Ceiba, i cui fiori a Palermo sono osservabili nel periodo che va da Ottobre a Dicembre, discorso analogo si potrebbe fare con la Stella di Natale che fiorisce appunto durante il periodo natalizio (in realtà non son veri fiori); tuttavia queste specie hanno una scarsa resistenza al gelo e non possono esser coltivate all'aperto nella maggior parte d'Italia.

Tra tutte le piante a fioritura Autunno/Invernale, qui citerò esclusivamente quelle rustiche, resistenti al gelo e che si possono coltivare con facilità anche nel Nord Italia.


Caratteristiche delle Fioriture Autunnali ed Invernali 

In questa categoria inserisco tutte quelle specie la cui fioritura avviene nei mesi compresi tra Ottobre e Febbraio; ovviamente il periodo può variare considerevolmente anche in funzione del clima, della latitudine e dell'esposizione. Un esempio su tutti è il Mandorlo (Prunus dulcis) che nelle zone costiere della Sicilia è in fiore già a fine Gennaio e, nelle annate particolarmente miti, persino a Natale, mentre nella Pianura Padana non fiorisce prima di fine Febbraio/inizio Marzo.

I fiori invernali sono di norma più piccoli di quelli primaverili e, salvo rare eccezioni,  hanno colori meno sgargianti, essendo per lo più bianchi o giallo pallido. Insomma non si può pretendere di aver fiori rossi sfumati e grossi come quelli della Bignonia.

Le fioriture autunno-invernali hanno un'altra peculiarità, forse per via delle basse temperature, sono assai scalari e prolungate, talvolta per anche 2 o 3 mesi; inoltre in alcune specie sono rifiorenti, nel senso che la fioritura si può interrompere nei periodi di gelo più inteso, ricominciando successivamente.

Ed ora, dopo le dovute premesse, è il momento della lista, con una breve descrizione della specie, correlata dalle immancabili fotografie.


Le Migliori Piante a Fioritura Autunno-Invernale :


1) Camelia Invernale (Camellia sasanqua)

La Camelie è acidofila, a suo agio in terreni a pH inferiore a 7 ed è forse la pianta simbolo del Lago Maggiore. Esistono più specie di Camelia, ma le più diffuse essenzialmente si distinguono in Camelie Primaverili (Camellia japonica), che fioriscono tra Febbraio ed Aprile e Camelie Invernali (Camellia sasanqua). Quest'ultima fiorisce per un lungo periodo e, a seconda della Cultivars, si possono trovare in fiore da fine Settembre (le più precoci), sino a Gennaio (le più tardive).

La C. sasanqua è sempreverde, ma ben resistente al gelo e si sviluppa sotto forma di piccolo albero, spesso a portamento slanciato.

I fiori di questa specie sono in assoluto i più vari e colorati tra quelli che sbocciano in questi mesi; possono esser bianchi, rossi o con diverse tonalità di rosa, aver molti o pochi petali, esseri singoli o doppi, a forma di Anemone o di Peonia; insomma se deciderete di piantare una Camelia invernale nel vostro giardino avrete un'ampia scelta varietale.

Talvolta questa specie viene utilizzata come siepe, riuscendo spesso a fiorire nonostante le drastiche potature; tuttavia credo che così perda il suo fascino e che debba poter crescere liberamente, anche perché possiede un portamento davvero elegante. 

Fiori Rosa Camellia sasanqua
Fioritura Camellia sasanqua

2) Corbezzolo (Arbutus unedo)

Di pianta ne avevamo già discusso qua. Si tratta di una specie sempreverde, tipica della macchia Mediterranea, che produce piccoli frutti rossi eduli e ottimi per esser trasformati in marmellata. 
Il Corbezzolo è una pianta rustica e, sebbene nativa di climi ad inverno mite, riesce a tollerare il freddo ed il gelo del Nord Italia, almeno fino a -15° C (5° F). Ha uno sviluppo arbustivo e, solitamente, cresce su più tronchi, raggiungendo un'altezza massima di 10 metri (33 ft).

I fiori, come consueto nella famiglia delle Ericacee di cui fa parte, sono a forma di campana, bianchi e rivolti con l'apertura verso il basso. Essi sono raggruppati in infiorescenze emesse sin dall'estate, ma non si aprono prima dell'autunno. In Italia il Corbezzolo fiorisce indicativamente da Ottobre a Dicembre, sebbene alcune varietà, soprattutto in climi freddi, possono esser ancora in fiore in Gennaio/Febbraio.

Un'altra peculiarità è il fatto di aver frutti rossi e fiori bianchi contemporaneamente, ciò la rende particolarmente ornamentale in questa stagione.

Arbutus unedo

Fiori Corbezzolo
3) Calicanto (Chimonanthus praecox)

Questa specie si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni, raggiungendo un'altezza di circa 4 metri (13 ft), sebbene si possa ridurre drasticamente con opportune potature.

Il Calicanto è una specie a foglia caduca, tuttavia le foglie cadono tardivamente ed è comune vederle gialle (ma ancora sulla pianta) a fine Dicembre.
Diversamente dalla maggior parte delle piante decidue, che fioriscono in concomitanza dell'emissione delle nuove foglie, il Calicanto fiorisce proprio mentre le sta perdendo.

La fioritura inizia in Dicembre, ma continua anche in Gennaio e Febbraio. I fiori sono singoli, spuntano da gemme situate sull'intera lunghezza del ramo, ma più concentrate all'estremità, sono rivolti verso il basso ed emanano un profumo molto gradevole. I fiori son dotati di petali giallo tenue ed una parte centrale di color rosa-violacea.

Fioritura Calicanto

Fiori Calicanto

Chimonanthus praecox

4) Erica Invernale (Erica carnea ed ibridi)

Erica è un genere che conta innumerevoli specie, tendenzialmente di piccole dimensioni, sebbene esistano specie, come l'Erica arborea, tipica delle Isole Canarie, che diventano veri e propri arbusti di medie dimensioni.
L'Erica carnea è invece nostrana e cresce ai margini delle pinete sulle Alpi e sugli Appennini. Essa appartiene alla famiglia delle Ericacee (come il Corbezzolo) è sempreverde, raggiunge a stento i 50 cm (20 in), ma nell'ambiente ideale tende ad allargarsi.
Possiede esili rami, che formano una chioma fitta. Le foglie sono piccolissime, aghiformi e disposte per l'intera lunghezza dei rami, mentre i fiori, anch'essi di piccole dimensioni, sbocciano sulla parte terminale dei rami emessi durante la precedente estate e sono di color bianco o rosa/violetti a seconda della varietà.

La fioritura dell'Erica è molto scalare e tipicamente invernale, potendo iniziare già a metà Dicembre e finir anche ad inizio Marzo.

Erica carnea

Fiori Erica carnea

5) Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica)

Questa pianta è molto diffusa al livello ornamentale nelle città, ma è anche coltivata per la produzione delle Nespole Giapponesi, frutti dolci-aciduli che si trovano in vendita tra Aprile e Giugno.


Il Nespolo del Giappone è una specie sempreverde che si sviluppa come pianta di medie dimensione, con foglie larghe e portamento elegante e, sebbene gradisca il clima Mediterraneo, può sopravvivere anche a forti gelate.

I suoi fiori sono di piccole dimensioni e riuniti in un'infiorescenza a forma piramidale che emerge dall'apice dei rami. I singoli fiori sono color bianco-beige, con 5 petali, come tipico delle Rosacee, a cui appartiene la specie.
La fioritura è molto prolungata, inizia tra Ottobre e Novembre, ma può protrarsi a lungo. Nel Nord Italia capita che fiorisca in pieno Autunno, poi smetta per il freddo di Gennaio e riprenda in Febbraio, insomma, oltre ad esser scalare può esser rifiorente.
Quasi dimenticavo, la fioritura, oltre ad esser di bell'aspetto è profumata e fa avvertire la sua presenza sin da lontano.

Fioritura Nespolo Giapponese

Eriobotrya japonica
6) Aralia (Fatsia japonica)

Stupenda pianta dall'aspetto decisamente tropicale ed ornamentale, con grandi foglie sempreverdi, con lobi profondamente incisi.
L'Aralia ha un portamento cespuglioso, non cresce molto in altezza, resiste bene al freddo, ma nei luoghi più gelidi è consigliabile scegliere una posizione riparata, inoltre gradisce zone piuttosto ombrose.

L'infiorescenza cresce eretta e ramificata, i fiori sono raggruppati all'apice di ogni ramificazione e disposti in maniera circolare (come fossero sulla superficie di una sfera). Essi sono piccoli e color bianco/crema. La fioritura avviene in Autunno, indicativamente Ottobre-Novembre.

Fiori di Fatsia japonica

7) Gelsomino d'Inverno (Jasminum nudiflorum)

Questo Gelsomino appartiene al genere Jasminum, che di norma comprende specie sempreverdi da climi caldi o subtropicali ma lui, a differenza degli altri Gelsomini e del Falso Gelsomino, perde le foglie in inverno.
Il Gelsomino d'Inverno, talvolta conosciuto anche come Gelsomino di San Giuseppe, è originario della Cina ed è un rampicante dotato di rami semi-rigidi che rimangono verdi (non marroni) anche nella fase adulta. Data l'ottima resistenza al freddo è ampiamente utilizzato a scopo ornamentale, per abbellire ringhiere e muretti di confine.

Jasminum nudiflorum produce tanti fiorellini, dalla tipica forma "ad elica", ma di color giallo (non bianco, come tipico dei Gelsomini) e privi di profumo.
La fioritura del Gelsomino invernale inizia in Dicembre e può protrarsi fino all'emissione delle nuove foglie nelle primavera successiva.

Jasminum nudiflorum

Fiori Gelsomino d'Inverno

8) Gelsomino di Notte (Solanum jasminoides sin. Solanum laxum)

Non fatevi ingannare dal nome, questa pianta non appartiene alla famiglia dei gelsomini, bensì a quella delle Solanacee (come Pomodori, Melanzane, Tamarillo, etc.).
Il Gelsomino di Notte è una pianta sempreverde di origine Sud Americana e si sviluppa come rampicante.
La sua resistenza al freddo è leggermente inferiore rispetto alle specie sin qua menzionante, ma accostandolo ad un muro è possibile coltivarlo anche in buona parte del Nord Italia, sino a temperature minime di -12° C (10° F). Negli inverni più gelidi potrebbe perdere parte della chioma, ma di norma rigetta in primavera.

I fiori sono bianchi (talvolta blu o rosa pallido) e sbocciano su racemi a formati da una ventina di essi.
In realtà questa specie è rifiorente, quindi la potrete vedere in fiore anche in primavera-estate, anzi proprio nella bella stagione si avrà la fioritura più abbondante; nonostante ciò fiorisce tutto l'anno, inverno compreso, cosa molto rara in piante con una tale resistenza al freddo.

Nel Solanum jasminoides la fioritura "fuori stagione" si concentrerà nella prima parte delle brutta stagione, indicativamente da Ottobre a Dicembre, diminuendo progressivamente in Gennaio-Febbraio, anche in funzione dell'andamento termico.

Solanum jasminoides

Fioritura Gelsomino di Notte

9) Il Bastone di San Giuseppe (Edgeworthia chrysantha)

Chiamato anche Arbusto della Carta, ha un portamento tozzo, crescendo più in larghezza che in altezza ed avendo corti rami, ma di buon diametro ed estremamente flessibili.
Edgeworthia chrysantha è una specie decidua coltivata per i suoi fiori color giallo-crema (rossi in alcune varietà), a forma tubulare e disposti sulla superficie di infiorescenze a forma sferica.
Altra caratteristica di questi fiori è il loro intenso profumo.

Tra le piante sin qui trattate la Edgeworthia chrysantha è quella a fioritura più tardiva, i suoi fiori si apriranno solo un bel po' dopo la totale perdita delle foglie e non li vedrete prima di Gennaio inoltrato. In altre parole una pianta a fioritura prettamente invernale (non autunnale).

Edgeworthia chrysantha

Fiori Edgeworthia chrysantha

10) Ciliegio Invernale (Prunus x subhirtella 'Autumnalis')

I Ciliegi, ed in generale tutti i Pruni, sono il simbolo della primavera, in quanto la loro abbondante fioritura solitamente avviene tra Marzo ed Aprile.
Il Ciliegio d'Inverno, che in realtà è un ibrido ottenuto dall'incrocio delle specie Prunus incisa e Prunus spachiana, è un'eccezione, dato che fiorisce in maniera molto scalare, con un picco nei mesi di Dicembre-Gennaio-Febbraio, sebbene possa fiorire anche nel tardo autunno, prima della completa perdita delle foglie.

Prunus x subhirtella si sviluppa sotto forma di albero, di dimensioni leggermente più contenute rispetto al classico ciliegio (Prunus avium) ed ha un portamento espanso e leggermente pendule.
Questa pianta decidua ha un'ottima resistenza al freddo e preferisce ambienti freschi, mal sopportando il caldo torrido del Sud Italia. Nel Settentrione ben si presta per l'alberatura stradale ed i suoi fiori bianco-rosa pallido risaltano soprattutto se vi è uno sfondo grigio scuro.

I fiori sono solitari e vengono prodotti da gemme a fiore più concentrate all'apice dei rami di un anno. Sbocciando gradualmente fanno si che la fioritura non sia così copiosa come quella dei Ciliegi primaverili.

Prunus x subhirtella in Autunno

Prunus x subhirtella in Inverno

Fiori Ciliegio d'Inverno

11) Nocciolo (Corylus avellana)

Questa pianta arbustiva decidua cresce nei boschi di latifoglie, anche in bassa montagna, e si sviluppa su più tronchi (emette polloni in continuazione), inutile ricordare che possiede un'ottima resistenza al gelo.

Il Nocciolo fiorisce nei mesi di Gennaio e Febbraio, ha fiori femminili piccoli e del tutto trascurabili, mentre quelli maschili sono degli amenti, lunghi anche oltre 10 cm (4 in) e sottili, color giallo intenso che, appena mossi dal vento, liberano nell'aria una gran quantità di polline, che visivamente assomiglia ad una polvere gialla.
Un fiore invernale un po' diverso da quelli visti sin qua, ma non per questo meno ornamentale.


12) Maonia (Mahonia x media) :

Tra le diverse specie appartenenti al genere Mahonia, la specie più coltivata in Italia è senza dubbio la Mahonia x media, che in realtà si tratta di un ibrido, ottenuto dall'incrocio tra Mahonia oiwakensis e Mahonia japonica.


La Mahonia x media si sviluppa sotto forma di arbusto sempreverde multi-tronco a portamento tondeggiante e raggiunge un'altezza massima di 4 metri (13 ft), sebbene si mantenga spesso di dimensioni più contenute.
Le foglie sono color verde scuro, composte e formate da 7-13 foglioline, disposte a copia lungo l'asse, tranne quella terminale, perpendicolare alle altre.
Questa specie ama posizioni piuttosto ombrose ed è spesso piantata nei giardini condominiali o all'ombra di piante ad alto fusto.

Le infiorescenze terminali (spuntano dalle gemme apicali dei rami) sono delle spighe, ovvero racemi stretti ed allungati. Da ogni ramo vengono prodotte diverse infiorescenze, ognuna di esse formata da innumerevoli fiori gialli, che emanano un leggero profumo.

La fioritura della Maonia è invernale e la si può osservare in fiore da prima di Natale sin a Marzo. Esistono poi specie che anticipano ulteriormente il periodo di fioritura.

Mahonia x media

Fioritura Mahonia x media

Fiori Mahonia x media


Fuori dalla lista vorrei menzionare la Mimosa, il simbolo dell'8 Marzo e dunque una pianta a fioritura primaverile, tuttavia, in zone miti, dove viene spesso coltivata, questa pianta sempreverde anticipa di molto la fioritura ed i primi fiori si possono osservare già da inizio Febbraio.

Mimosa in Fiore

Esistono anche piante che, pur fiorendo in altri periodi dell'anno, riescono a farsi notare durante la brutta stagione, per via dei loro frutti colorati che rimangano attaccati alla pianta durante l'inverno.
Tra tutti gli esempi vorrei ricordare l'Euonymus europaeus (di cui potete vedere le foto cliccando qua), le cui bacche rosa sono in netto contrasto con la vegetazione marrone-grigia di questa stagione.

Ho volutamente escluso dalla lista le piante non arboree. Se volessimo considerare anche le specie erbacee potremmo citare, in ordine di fioritura, le Violette, i Ciclamini ed i Bucaneve.

Se piantati in luoghi miti, anche alcuni Bulbi primaverili possono fiorire sul finir dell'inverno, come ad esempio le Primule ed i Narcisi, che ai primi tepori di febbraio possono far sbocciare i loro fiori.

Narcisi nella Neve

venerdì 6 dicembre 2019

Akebia quinata, Un Rampicante dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Cura

L'Akebia quinata è una pianta rampicante a crescita rapida, coltivata per lo più a scopo ornamentale, per via della splendida fioritura primaverile, tuttavia produce anche dei bei frutti, che solo poche persone sanno che si possono mangiare

Nelle prossime righe descriverò l'Akebia quinata dal punto di vista botanico, fornendo utili informazioni per la sua coltivazione.

Frutto Akebia quinata Aperto

Origine, Distribuzione e Curiosità :

L'Akebia quinata è nota nei paesi anglosassoni con il nome "Chocolate Vine", traducibile in "Liana o Vite del Cioccolato", per via del portamento rampicante, simile a quello della Vite, e dei fiori che emanano un leggero profumo di cioccolato.

L'A. quinata appartiene alle Lardizabalaceae, una famiglia composta da circa 40 specie, suddivise in 9 generi, tutti di Liane, ad eccezione del genere Decaisnea, le cui specie hanno portamento arbustivo.  

Il genere Akebia conta 5 specie, tutte di origine asiatica :

  • Akebia chingshuiensis : nativa di Taiwan, è forse la meno conosciuta e diffusa allo stato naturale
  • Akebia longiracemosa : nativa della Cina, è caratterizzata da infiorescenze particolarmente lunghe, che ricordano un grappolo d'uva
  • Akebia quinata : la più comune in Italia a livello commerciale, nonché oggetto dell'articolo
  • Akebia trifoliata : simile alla precedente, con la differenza che ogni foglia è formata da 3 foglioline (e non 5)
  • Akebia x pentaphylla : si tratta in realtà di un ibrido tra le due specie precedenti

L'A. quinata è originaria dell'estremo oriente e si ritrova allo stato naturale in Cina, Corea e Giappone.
L'habitat naturale di questa pianta è rappresentato dalle zone a clima temperato ed umido, la specie cresce infatti ai margini delle foreste, lungo le rive dei fiumi (es. Fiume Giallo in Cina) ed, a macchia di leopardo, anche sui pendii, sino ad una quota di circa 1500 metri (4920 ft).

Questa specie fu importata negli USA intorno al 1850, per poi naturalizzarsi in molti stati, diventando di fatto infestante e selvatica.
Data la sua natura invasiva, la Nuova Zelanda ne ha vietato l'importazione, al fine di evitare che, sfuggendo dal controllo dell'uomo, possa colonizzare nuovi territori, mettendo a rischio la biodiversità locale.

In Italia è diffusa a livello ornamentale ed utilizzata per ricoprire recinzioni, mura o pergolati, regalando cospicue fioriture ad ogni primavera.

Nell'antica medicina tradizionale cinese l'Akebia quinata ricopriva un ruolo di rilievo sin dagli albori e le diverse parti (fusto, foglie, frutti etc.) erano lavorate ed utilizzate a scopo anti-infiammatorio e/o diuretico. Dai semi si può estrarre un olio dal quale produrre saponi.


Com'è Fatta l'Akebia quinata ? - Botanica e Fisiologia 

Questa specie si sviluppa sotto forma di pianta rampicante o, in assenza di appiglio, strisciante/tappezzante. Se lasciata crescere liberamente può raggiungere un'altezza di circa 10 m (33 ft), sebbene le dimensioni possano esser contenute a piacere con opportune potature.

Gemma a Fiore Akebia quinataL'A. quinata, diversamente da altri rampicanti (es. Vite), non è dotata di viticci con cui aggrapparsi al sostegno, di conseguenza per potersi sostenere cresce avvolgendosi a spirale su pali, ringhiere e quant'altro incontri. Il portamento risulta quindi piuttosto disordinato, una sorta di groviglio di esili rami.

Gemma a Legno Akebia quinataLe foglie sono piuttosto grandi e dotate di un lungo picciolo semi-rigido. Ognuna di esse è in realtà composta da 5 foglioline ovali disposte in direzione dei vertici di un pentagono regolare, ovvero ruotate di circa 70° l'una dall'altra. Il loro aspetto atipico ricorda molto una vegetazione di tipo tropicale, più che da climi temperati.
Un'altra caratteristica di indubbio valore ornamentale è il color violaceo della nuova vegetazione.

Questa pianta è una specie semi-sempreverde, ovvero inizia a perdere le foglie solo quando fa veramente freddo e, nei luoghi in cui non gela, potrebbe mantenerle sino all'emissione della nuova vegetazione, comportandosi come una sempreverde.
Nel Nord Italia le foglie possono persistere anche sino a Gennaio, quando tutte le piante decidue hanno perso le foglie ormai da un paio di mesi.


L'Akebia quinata è una pianta monoica, un'unica pianta produce dunque due tipi di fiori : maschili o femminili.
Già sul finir dell'inverno iniziano ad ingrossarsi le gemme che daranno origine ai fiori. La specie produce infiorescenze (racemi) penduli con un numero variabile (in media 6-12) di fiori, i quali sono di color viola/porpora, con diverse sfumature e possibili differenze tra le cultivars, come ad esempio l'Akebia quinata var. Alba, che produce fiori bianchi.
In un'infiorescenza i fiori maschili sono più numerosi ed in un rapporto di circa 5 a 1 con quelli femminili. Il fiore "maschio" è però più piccolo, dal colore più pallido e decisamente meno appariscente. Il fiore "femmina" è composto da 3 grossi petali arrotondati che quasi racchiudono i pistilli (parte riproduttiva femminile), presenti in numero variabile (indicativamente da 3 a 7).
I fiori emanano una tenue fragranza che ricorda l'odore del cioccolato, cosa assai rara tra le piante di climi freddi (tali profumi son più comuni nelle essenze tropicali).

La fioritura, che dura al massimo un mese, è sempre generosa ed avviene nel periodo primaverile, nel Nord Italia indicativamente tra fine Marzo ed Aprile/inizio Maggio.

Fiori Maschili Akebia quinata

Fiore Femminile Akebia quinata
Nota Bene

L'A. quinata è una specie tipicamente autosterile e non produrrà alcun frutto se piantata isolata. Se volete coltivare la specie come pianta da frutto, se vorrete semi per propagarla o semplicemente trovate ornamentali i frutti sulla pianta, dovrete piantare almeno 2 piante, facendo attenzione a che non provengano entrambe da un pollone di un'unica pianta madre (sarebbero geneticamente identici e quindi non in grado di impollinarsi vicendevolmente).
Quando le trovate in vendita in un Vivaio è probabile che siano cloni; cercate varietà particolari (es. "Variegata" od "Alba"), così da aver la certezza di comprare cloni diversi o quantomeno, se non è specificata la varietà, prendete le piante in due Vivai diversi, con due etichette diverse.

Frutticini Allegati Akebia quinataSe l'impollinazione va a buon fine, da ogni fiore femminile si formeranno in media da 1 a 5 frutti. Essi sono delle dimensioni di una patata, color grigio/viola tenue ed, a maturità (mese di Settembre), si apriranno lungo una spaccatura longitudinale, lasciando intravedere l'interno del frutto. Esternamente la buccia è liscia, dalla consistenza simile a quella del cuoio, mentre internamente è soffice, quasi vellutata.
La polpa è separata dalla superficie interna del frutto da uno strato di aria, motivo che rende i frutti assai leggeri. La polpa, leggermente profumata,  racchiude numerosi semini neri, ha la forma di una pannocchia, un color biancastro trasparente ed una consistenza gelatinosa.

Questi frutti ricordano, per forma, dimensione ed "attacco" alla pianta, quelli dell'Asimina triloba, sebbene pesino soltanto 70 grammi (2,5 Oz), poiché ripieni d'aria.

Frutti Immaturi in Estate Akebia

Ma com'è il sapore di un frutto di Akebia quinata ?

Eggià questi frutti sono eduli e si possono mangiare tranquillamente. Il sapore è particolare e, personalmente, lo trovo piacevole, con un retrogusto dolce e vanigliato; tuttavia il grosso problema sono i semi e la consistenza della polpa, che rendono impossibile la masticazione.
In altre parole è un "Mangia e Sputa", nel senso che dovrete mangiare parte della polpa insieme ai semi, dopodiché la polpa si scioglierà in bocca ed i semi dovranno esser sputati.
Ecco, più che il gusto in sé (a mio avviso dolce e buono) è la scomodità che rende questo frutto del tutto marginale.

Frutto Maturo Aperto Akebia quinata

Come Crescere l'Akebia quinata ? - Coltivazione, Esposizione, Potature, Moltiplicazione e Cure

La Liana del Cioccolato una volta affrancata crescerà ad una notevole velocità, facendo tralci lunghi diversi metri ad ogni stagione. Oltre a questo, le radici sono piuttosto superficiali ed hanno la tendenza ad emettere polloni ed i nuovi rami toccando terra possono radicare. Insomma, una pianta dall'alto potenziale infestante, ma facilmente contenibile con un paio di potature all'anno.

L'A. quinata cresce bene in pieno Sole, ma tollera egregiamente anche la mezz'ombra ; può essere coltivata anche in zone ombrose, come nel sottobosco di foreste decidue, tuttavia qui la fioritura sarà praticamente nulla e la vegetazione meno densa.
Se dovete scegliere dove piantare la vostra pianta prediligete posizioni in cui prenda almeno qualche ora al giorno di luce diretta, in linea di massima più Sole prenderà più fiorirà, anche se oltre le 6 ore di Sole diretto non si avrà più alcun incremento.
In zone calde e secche del Sud Italia è bene scegliere esposizioni che godano di qualche ora di ombra, almeno nelle ore centrali della giornata.

Questo rampicante possiede un'ottima resistenza al freddo che gli permette di non subire danni neppure con temperature inferiore ai -20° C (-4° F). Certamente con queste temperature (ed anche superiori) perderà tutte le foglie e si comporterà come pianta decidua.

Portamento e Germogliamento in Primavera AkebiaLa nuova vegetazione, invece, è piuttosto sensibile ai cali termici e non è raro che le prime tenere foglioline vengano bruciate dalle brinate tardive.

L'Akebia quinata, pur preferendo quelli ben drenanti (sabbia, limo) rispetto a quelli compatti (argilla), si sviluppa su un'ampia gamma di terreni, tollerando un pH dall'acido al leggermente basico.
Fiori Bianchi Akebia quinata var. AlbaLe concimazioni in un terreno mediamente fertile non sono necessarie, semmai potrebbe esser utile creare un bello strato di pacciamatura che, oltre a non far crescere le erbe infestanti ed a mantenere fresco ed umido il suolo, provvederà a rilasciare nutrienti a poco a poco, funzionando come un concime a lenta cessione.

La resistenza alla siccità è media e nei primi due anni d'impianto è consigliabile innaffiare almeno una volta a settimana, onde evitare un crescita stentata e, nei casi più gravi, addirittura la morte.
Una volta affrancata può crescere senza grosse irrigazioni (almeno nel Nord Italia), tuttavia in zone in cui passino più di 3-4 settimane senza che cada una goccia d'acqua a terra sarebbe meglio bagnare un paio di volte al mese. Ricordatevi, l'Akebia quinata non è di certo un Olivo e la macchia Mediterranea è un habitat piuttosto arido per il suo sviluppo ottimale.


Le potature si rendono necessarie per contenere lo sviluppo della pianta infatti, se lasciata crescere liberamente, la specie tende ad espandersi ed ad aggrapparsi a qualsiasi cosa incontri, soffocando spesso la vegetazione che si trova sul proprio cammino.
L'A. quinata sopporta potature invernali anche drastiche ed è quindi possibile tagliare i rami alla base, lasciando solo poche gemme; ciò nonostante è meglio eseguire una potatura più leggera; una troppo pesante, infatti, pur non uccidendo la pianta, potrebbe comprometterne la fioritura.
Data l'elevata vigoria e la crescita veloce è bene eseguire anche una potatura a verde, durante l'estate (dopo la fioritura), rimuovendo tutti quei getti assurgenti o striscianti.
Insomma, sotto molti punti di vista la Liana del Cioccolato può essere allevata/potata come fosse una siepe.

La riproduzione è una cosa piuttosto semplice e lo scopo può esser raggiunto tramite diverse tecniche. Una pianta adulta e cresciuta in piena terra emetterà nuovi polloni, sarà sufficiente rimuoverne uno e trapiantarlo in un vaso; alternativamente è possibile prendere uno dei tanti rami striscianti che, stando a contatto col suolo, avranno emesso spontaneamente radici e possono esser dunque tagliati, avendo cura di prelevare anche le nuove radici.
A livello vivaistico, la moltiplicazione di piante cresciute in vaso avviene tramite talea. Si prelevano rami di circa 15 cm (6 inch), derivanti dai germogli della primavera precedente, e si lasciano radicare in terriccio mantenuto costantemente umido.

Data l'efficienza delle tecniche di riproduzione vegetativa appena descritte, difficilmente l'A. quinata viene propagata per semina.
Ottenere una pianta da seme richiede più tempo e dovranno trascorrere più anni per veder la prima fioritura; tuttavia è l'unico modo per aver piante geneticamente diverse (non cloni), quindi in grado di impollinarsi vicendevolmente.

Se si volesse seminare la cosa più semplice è prelevare i piccoli semini neri, separarli dalla polpa appiccicosa e deporli in vasi con del buon terriccio, ricordandosi di tenere i vasi all'aperto durante l'inverno (devono "sentire" il freddo), in modo che possano germogliare efficacemente durante la primavera successiva.

Fioritura Akebia quinata

Frutti Akebia Maturi Appesi

Frutti Quasi Maturi Akebia quinata