martedì 23 marzo 2021

Begonia : Quando Fiorisce e Dove si Tiene ? - Coltivazione e Cure

Passeggiando in Estate lungo i viali ben curati di molte località turistiche (ad es. quelli di Stresa, sul Lago Maggiore) avrete sicuramente notato aiuole fiorite e, tra i vari fiori, molto probabilmente avrete visto quelli della Begonia.

In realtà il termine "Begonia", dato in onore di Michel Bégon naturalista francese e governatore di Santo Domingo nel XXVII secolo, non si riferisce ad un'unica specie, bensì ad un genere, appartenente alla famiglia delle Begoniaceae. Quest'ultima si suddivide in due generi :

  • Hillebrandia : composto da un'unica specie : l'Hillebrandia sandwicensis, un tubero erbaceo endemico delle Hawaii. 
  • Begonia : formato da circa 1500 specie, alcune delle quali piuttosto simili e difficili da distinguere. Sebbene diffuse in tutte le zone tropicali del mondo, vi è una maggior concentrazione di specie nelle zone umide del Centro-Sud America. 

In questo articolo vorrei descrivere le caratteristiche che accomunano la maggior parte delle specie di Begonia, soffermandomi di più sulle peculiarità di quelle più comuni e spesso cresciute in Italia come piante annuali. 


Esistono sostanzialmente tre gruppi di Begonie, con esigenze colturali simili di cui parlerò nella seconda metà dell'articolo.

Aiuola di Begonia
Le Begonie "Erbacee a Radici Fascicolate" : possono esser annuali o, più spesso, perenni; tuttavia soffrono il freddo ed in Italia sono coltivate nel periodo che va dalla primavera all'autunno. In alternativa le specie perenni possono esser coltivate in vaso ed, in inverno, riposte in luogo tiepido, umido e luminoso. In questo modo possono vivere 4-6 anni. Una delle specie più comuni di questa categoria è senz'altro la Begonia cucullata (appartenente al sottogruppo Wax Begonia o Begonia semperflorens), nativa del Sud America e dotata di fiori rossi/rosa che nei luoghi caldi sono presenti durante tutto l'anno, ma anche in Italia la fioritura è scalare e molto prolungata. Le piante di questa classe di Begonie hanno internodi (distanza tra le foglie) più lunghi e possono aver un portamento più eretto, talvolta arbustivo

Begonie "Tuberose" : sono tutte quelle specie formate da un tubero e che, pur essendo perenni nei luoghi d'origine, si possono coltivare in Italia come piante annuali, un po' come fareste con le Dalie. In primavera si interrano i tuberi e durante la successiva estate la pianta si svilupperà e fiorirà; a fine stagione i tuberi possono essere rimossi dal terreno, eventualmente divisi, e conservati in un luogo fresco, asciutto e buio, per esser ripiantati la primavera successiva. In altre parole, se i tuberi vengono lasciati nel terreno, le basse temperature invernali (od addirittura il gelo) li ucciderebbero.

Begonia × tuberhybrida
Le diverse specie di Begonie Tuberose differiscono notevolmente l'una dall'altra; possono avere fiori singolo o doppi (o semidoppi), grandi o piccoli, di color bianco, arancione, giallo, rosa, rosso o persino con diverse sfumature di più colori ed infine possono aver petali lisci o increspati. La maggior parte di esse sono in realtà degli ibridi (Begonia × tuberhybrida) tra specie tuberose provenienti da ogni parte del mondo. 

Queste prime due tipologie di Begonia vengono coltivate prevalentemente per i fiori, dato che sono molto grossi (soprattutto nelle Begonie Tuberose) ed appariscenti. Tutte le Begonie sono monoiche, ovvero un'unica pianta produce due tipi di fiori : quelli maschili hanno numerosi stami e sono generalmente più vistosi, mentre quelli femminili hanno tra 2 e 4 stigmi, spesso ripiegati.
Le Begonie erbacee hanno forse fiori un po' meno appariscenti rispetto alle Begonie Tuberose, tuttavia ciò permette di apprezzare meglio il fogliame, anch'esso molto decorativo. Le foglie delle specie più belle sono cuoriformi, lucide, color verde intenso e spesso dal bordo che assume tonalità rossastre.

Le Begonie "Rizomatose" : come facile intuire questa terza categoria possiede un Rizoma. Esse producono fiori irrilevanti e vengono coltivate esclusivamente bel la bellezza del fogliame. Le foglie sono cuoriformi e screziate con i colori più disparati, inoltre sono più grandi rispetto alle altre Begonie. Un esempio è la Begonia rex, ma anche la Begonia brevirimosa, nativa della Nuova Guinea e dotata di enormi foglie dall'insolito colore rosa con venature verdi. Anche queste piante possono esser cresciute per più anni se riparate dai rigori invernali.

Begonia brevirimosa

Come Coltivare le Begonie in Italia ?

La maggior parte delle specie di Begonie sono native delle zone tropicali/subtropicali, dove grazie all'assenza di freddo possono vegetare durante tutti i 12 mesi dell'anno. Le Begonie non resistono al gelo e già quando le temperature si abbassano costantemente sotto i 10° C (50° F) iniziano a soffrire, sino a deperire. In Italia, all'aperto, possono prosperare solo nei mesi che vanno da Aprile ad Ottobre.
Ma essendo un genere così immenso c'è sempre un intruso, infatti esiste un'unica specie rustica (Begonia grandis), nativa della Cina, che è in grado di reggere almeno sino a -15° C (5° F), sebbene col gelo la parte aerea secchi, per rispuntare dalle radici solo in primavera.

Le Begonie sono di norma piante basse, spesso ricadenti e/o tappezzanti, sebbene non manchino specie a maggior sviluppo. La quasi totalità di esse vive nelle foreste pluviali, con piogge frequenti ed umidità prossima al 100% dove, date le loro dimensioni, occupano lo spazio disponibile nel sottobosco
Non sorprende dunque che in Italia le Begonie siano piante amanti dell'ombra, preferendo esposizioni luminose, ma possibilmente protette dai raggi diretti del Sole (almeno nelle ore centrali della giornata). 
In primavera, quando pianterete le nuove piantine, scegliete una posizione quanto meno a mezz'ombra, come a Nord rispetto ad un albero ad alto fusto. Un'esposizione eccessivamente assolata può bruciare le foglie e compromettere la normale crescita. Esistono comunque varietà che tollerano il Sole meglio di altre, come ad esempio la Begonia benariensis "Surefire Rose".

Fiori Begonia Wax
Il terreno ideale è umifero, fertile, ricco di sostanza organica, leggero e ben drenante. Il miglior suolo per la loro coltivazione è quello che si mantiene fresco ed umido, pur non diventando "zuppo"; inoltre preferisce un terreno leggermente acido (pH 6). Per la concimazione si possono usare concimi adatti per le Acidofile od anche quelli per gli Agrumi.

Tutte le Begonie, ma in particolar modo quelle Tuberose, possono esser coltivate agevolmente in vaso; alternativamente possono esser piantate per creare delle aiuole fiorite per mesi interi.

Il periodo migliore per la piantumazione è la primavera, dopo le ultime gelate e quando le temperature minime notturne si siano stabilizzate almeno intorno agli 8°C (46° F).

Pur amando l'umidità (sia atmosferica, che del suolo) le Begonie sono facilmente soggette a marciumi, in particolar modo quando le temperature sono ancora fresche. Per questo motivo, oltre ad aver un terreno adatto, si dovrà bagnare poco, ma frequentemente, evitando che si creino sia ristagni idrici, sia terreno secco

La riproduzione avviene per divisione di tuberi e rizomi oppure, nelle Begonie erbacee, per talea o semina.

Insomma se volete abbellire un angolo ombreggiato del vostro giardino, il davanzale del balcone esposto a Nord od un'aiuola sotto la chioma di un grosso albero, le Begonie potrebbero esser un'ottima opzione. Avrete solo l'imbarazzo della scelta.

Foglie Begonia Wax

domenica 28 febbraio 2021

Le 10 Migliori Varietà di Pero (Pyrus communis)

Tra le Piante da Frutto più conosciute, apprezzate e diffuse in Europa è impossibile non menzionare il Pero (Pyrus communis). Questo albero, infatti, si adatta perfettamente ai climi temperati freddi tipici del settentrione e delle zone collinari interne del Centro-Sud Italia. 

Delle esigenze climatiche e delle tecniche di coltivazione del Pero avevamo già ampiamente discusso qua. In questo breve articolo vorrei invece fare una panoramica sulle molte varietà, evidenziando le differenze tra le cultivar ed elencando quelle più rappresentative e/o particolari.

Pyrus communis è una specie coltivata fin dall'antichità e, nel corso dei secoli, i contadini hanno selezionato le varietà che meglio si adattassero alla coltivazione locale. Purtroppo negli ultimi decenni  l'agricoltura "globalizzata" ha scelto solo poche varietà, ovvero quelle che davano raccolti abbondanti, con frutti più attraenti e che reggevano bene il trasporto. Questo è il motivo per cui al supermercato trovate Pere "Kaiser", "Abate" e poche altre. Esistono però centinaia di "Pere dimenticate" che, pur essendo altrettanto saporite, raramente si trovano in commercio. Infine non dimentichiamoci che questi "frutti antichi" crescono su alberi meno produttivi, ma spesso più rustici, resistenti alle malattie e, quindi, ideali per l'hobbista. 

Le innumerevoli tipologie di "Pero" si differenziano considerevolmente, sia per quanto riguarda il frutto, sia per quanto riguarda le esigenze della pianta. Se volessimo fare una prima (e grossolana) suddivisione varietale potremmo raggruppare i Peri in base a :


  • Epoca di Maturazione : esistono essenzialmente due gruppi, le Pere Estive e le Pere Invernali. Le prime maturano, a seconda della varietà, tra Giugno ed Agosto ed hanno conservabilità breve. Le seconde maturano da settembre in poi e si conservano a lungo. Alcune di queste Pere Inverali si raccolgono addirittura immature e si lasciano maturare lentamente durante l'inverno.
  • Dimensione del Frutto : Di norma (ma non sempre) le Pere Estive sono di pezzatura minore rispetto alle Pere Invernali, tuttavia esistono enormi differenze anche all'interno dello stesso gruppo. Ad esempio il Pero "San Giovanni" non arriva a pesare 30 grammi, mentre i frutti delle varietà più grandi possono sfiorare i 500 grammi.
  • Colore della Buccia : la colorazione varia dal giallo paglierino , sino al marrone, passando per le diverse tonalità di rosso.
  • Sapore : il gusto e la consistenza della polpa varia considerevolmente. Può essere più o meno dolce, succosa, dalla consistenza fine o più "granulosa", esser quasi liquescente o dura come una mela, insomma, ce n'è per tutti i palati.
  • Fabbisogno di Freddo : I Peri hanno un'elevata resistenza al freddo, tuttavia per fiorire correttamente richiedono diverse ore di temperature inferiori ai 7° C ( per dettagli sul fabbisogno di freddo clicca qua). Alcune varietà (es. Pero "Coscia"), spesso selezionate nel Sud Italia, hanno un più limitato fabbisogno di freddo e sono perciò le migliori per chi volesse coltivare un Pero nelle miti zone costiere del meridione.
  • Resistenza ai Patogeni : alcuni Peri hanno una maggior attitudine a sopportare la Ticchiolatura ed altre malattie a carico di funghi o insetti.

Ma arriviamo al nocciolo della questione, quali varietà di Pero scegliere per aver un frutteto quanto più "diversificato" possibile?


Le 10 migliori varietà di Pero


Pero "Conference"
1) Pero "Conference" : Pero di origine Inglese, risalente al 1885. Si caratterizza per la veloce messa a frutto, per lo sviluppo relativamente limitato e per la scarsa vigoria, che permette una potatura leggera, tuttavia essenziale per ringiovanire la pianta. La produzione è elevata e costante, anche perchè non è raro il fenomeno della partenocarpia (frutti che si sviluppano anche in assenza di impollinazione). I frutti, che maturano a metà settembre, sono di media pezzatura (200 grammi), piriformi, con la buccia verde-giallastra e cosparsa (talvolta interamente ricoperta) di lenticelle color ruggine. La polpa è bianca, cremosa, fondente, molto fine (assenza di granulosità), dolce e di ottimo sapore. Questa varietà è abbastanza resistente alla Ticchiolatura. Se raccolta nel momento giusto si conserva per circa 4-5 settimane. 

Pero "Bella di Giugno"
2) Pero "Bella di Giugno" : questo albero è caratterizzato da un elevato vigore e da una fruttificazione abbondante. Come la maggior parte dei Peri, anche la "Bella di Giugno" è autosterile e necessita dunque di altri peri per l'impollinazione. La fruttificazione è generosa e le pere sono raggruppate in piccoli grappoli che pendono dai rami. Questi frutti sono di medio-piccole dimensione, hanno una forma allungata ed una buccia che, nella parte rivolta verso il sole, assume tonalità rosse, con evidenti lenticelle bianche. La maturazione è forse la più precoce ed indicativamente avviene tra il 20 ed il 30 Giugno. La polpa è succosa, zuccherina, di ottimo sapore e, per esser una pera "estiva", si conserva discretamente bene (circa 2-3 settimane). Il peso medio di un frutto è circa 120 grammi.


Pero "Decana d'Inverno"
3) Pero "Decana d'Inverno" :  varietà di origine Belga, risalente ai primi dell'800. La pianta è molto produttiva e presenta una vigoria media. Il frutto è di grosse dimensioni (sino 400 grammi), di forma ovoidale/sferica e presenta una buccia color giallo-verde, cosparsa di numerose lenticelle. La polpa è fine, zuccherina, dissetante e saporita con una consistenza, a maturazione, quasi liquescente. Caratteristica peculiare è il fatto che questa Pera non matura sull'albero; essa viene infatti raccolta acerba a fine ottobre, quando è ancora dura ed astringente, e lasciata maturare in casa fino a dicembre. Questa maturazione "tardiva" la rende meno suscettibile ai marciumi causati dagli insetti, inoltre si conserva a lungo e si può mangiare sino a Marzo. La pianta è abbastanza suscettibile alla Ticchiolatura. Affine a questo clone si può pensare alla Decana del Comizio, che si differenzia per aver un frutto a forma più allungata, più appariscente (con sfumature di rosso) ed a maturazione più precoce (fine settembre), tuttavia la conservabilità è inferiore, ma comunque buona.

Pero "Decana del Comizio"
Pero "Cocomerina"
4) Pero "Cocomerina" :  varietà antica ritrovata in Emilia Romagna, nota anche come Briaca. I frutti maturano a metà settembre, sono di piccole dimensioni (in media 80 grammi) ed, inizialmente di color verde. La buccia, in prossimità della maturazione, si tinge di rosso e, cosa peculiare, la polpa è anch'essa rossa (il nome richiama al colore dell'anguria). La polpa è profumata ed ha sapore dolce ed aromatico. Sicuramente una rarità che non troverete nella grande distribuzione, anche perché queste Pere poco si prestano al trasporto. Si conserva al massimo per un mese.
 
5) Pero "Coscia" :  ottenuto nel '700 in provincia di Firenze, si caratterizza per l'elevata vigoria e per una messa a frutto piuttosto lenta. I frutti, che maturano tra metà e fine Luglio, sono di medio-piccole dimensioni (circa 150 grammi), piriformi ed hanno una buccia gialla leggermente tinta di rosso dalla parte esposta al Sole. Frutto a polpa succosa e poco acida, che si conserva per circa 4 settimane. Sicuramente una delle scelte migliori per chi volesse Pere mature a "metà estate". Il fabbisogno di freddo è minore rispetto ad altre varietà ed è dunque ottima anche per la coltivazione nel Sud Italia.

Pero "William Rosso"
6) Pero "William" :  originatosi da un semenzale in Inghilterra nel 1700, si iniziò a propagare per via delle caratteristiche del suo frutto. Esso è di medie dimensioni (250 grammi), con una buccia gialla e con un profumo dolce ed intenso. La maturazione avviene intorno a metà Agosto e la conservazione è di circa 20 giorni. Polpa bianca, succosa, leggermente acida, ma molto saporita. L'albero ha una buona resistenza alle malattie. Esiste anche una varietà William Rosso, che si differenzia per una maturazione leggermente più precoce e, come suggerisce il nome, per avere una buccia rossa.

Pero "Martin Sec"
7) Pero "Martin Sec" :  noto anche con altri nomi (Martin Secco, Cavicchione, RoggiaMartina, Cannellino, Garofolino) è un'antichissima cultivar Piemontese originaria del Cuneese. Queste pere sono di piccole dimensioni (in media 60-70 grammi), si raccolgono tra metà ottobre e inizio novembre e maturano gradualmente per tutto l'inverno ed oltre. Il frutto è piccolo, con una buccia color marrone/bronzeo, tuttalpiù rossa nella parte esposta al Sole ed una polpa croccante, soda (poco succosa), granulosa e dal sapore fruttato, aromatico e speziato. A detta di molti è la miglior Pera da fare "cotta", tuttavia può esser consumata tal quale o esser impiegata nella produzione di dolci. L'albero è vigoroso, a crescita tendenzialmente assurgente e con una buona resistenza alle patologie (esclusa la Ticchiolatura). L'entrata in produzione potrebbe esser più lenta rispetto ad altre varietà. Insomma, se cercate una Pera da "cuocere" questa è sicuramente la scelta più indicata.

Pero "Santa Lucia"
8) Pero "Santa Lucia" : antica varietà di origine marchigiana, conosciuta anche come Pero "Angelica". E' una pianta di medio vigore che produce frutti medio piccoli dai colori accesi e vivaci (giallo e rosso). La maturazione è molto più scalare rispetto agli altri peri, inizia ad inizio settembre e si protrae sin ottobre ed i frutti si possono mangiare sino a novembre. La buccia è gialla, con sovra-colore rosso intenso. La polpa è fine, assenza di granulosità e sapore dolce, con sentori di vaniglia. I frutti pesano circa 150 grammi e si conservano un paio di mesi.

Pero "Obelisk"
9) Pero "Obelisk" :  ottima scelta per chi avesse poco spazio in giardino, infatti si tratta di un Pero "Nano" a portamento colonnare od al più piramidale. Il limitato sviluppo, prevalentemente verticale, rende questa Cultivar ideale per esser coltivata in vaso, dando soddisfazione anche a coloro che vivessero in città ed avessero solo il terrazzo od un balcone. I frutti, diversamente dalla pianta, sono grossi ed hanno una polpa bianca, succosa e zuccherina. La maturazione è autunnale ed i frutti si conservano fino a 3-4 mesi.

10) Pero "Butirra Hardy" : pianta di origine Francese, ad elevata vigoria e produttività costante. I frutti, che si raccolgono verso fine Agosto, hanno una buccia ruvida, giallognola-bronzea e possono ricordare quelli del Pero conference, sebbene siano di pezzatura superiore, meno allungati e più "tozzi". Polpa fondente, profumata e di ottimo sapore, con sentori di Moscato. La parte centrale del frutto può essere granuloso. Pere adatte al consumo fresco, che hanno purtroppo una limitata conservabilità.

Pero "Butirra Hardy"

domenica 17 gennaio 2021

Coltivazione dell'Eucalipto : Specie e Varietà a Confronto

L'Eucalipto viene spesso associato al Koala (Phascolarctos cinereus), dato che quest'ultimo si nutre esclusivamente delle sue foglie. Tuttavia la parola generica Eucalipto si riferisce ad una qualsiasi delle molte specie appartenenti al genere Eucalyptus, che sono parte integrante della flora Australiana.

In questo articolo vorrei fare una panoramica sul genere, ma vorrei anche soffermarmi sulle differenze esistenti tra le diverse specie di Eucalipto, suggerendo quelle più resistenti al freddo ed adatte ad essere coltivate in Italia.

Eucalipto

Il genere Eucalipto - Diffusione, Storia e Curiosià :

Eucalyptus è uno dei tanti generi dell'immensa famiglia delle Myrtaceae ed è formato da circa 700 specie arboree. La loro distribuzione è concentrata in Australia, basti pensare che circa il 75% delle foreste di questa nazione sono di Eucalipti e che ogni diversa specie è spesso rappresentativa di un dato stato o territorio. Alcune specie di Eucalipto si spingono più a Nord e prosperano in un clima tropicale, mentre altre si trovano più a Sud (Tasmania e Nuova Zelanda), in aree più fredde.

Sebbene le specie abbiano differenze sostanziali, sia per quanto riguarda l'habitat di crescita sia per aspetto e sviluppo, molti sono i tratti distintivi comuni a più o meno tutti gli Eucalipti

Gli Eucalipti, nonostante fossero stati visti dai primi esploratori Europei, non fecero parte di collezioni botaniche sino al 1770 e la prima descrizione del genere fu fatta solo nel 1789 ad opera del naturalista francese Charles Louis L'Héritier de Brutelle.

Il nome del genere deriva dalla fusione di due parole : "eu" e "calyptos", che in Greco antico significano rispettivamente "Ben" e "Coperto", un chiaro riferimento all'opercolo che protegge i fiori dell'Eucalipto prima che sboccino.

Oggigiorno gli Eucalipti sono piantati (sia a livello ornamentale che produttivo) in tutti i continenti del mondo e l'unico fattore che ne influenza realmente la diffusione è il freddo, sebbene esistano, come vedremo in seguito, specie molto resistenti. 

Diverse specie hanno trovato nel bacino Mediterraneo l' habitat ideale per la loro crescita e sono oggi quasi naturalizzate in diverse aree del Centro-Sud Italia.


Botanica, Fisiologia e Differenze tra le Specie :

Tutti gli Eucalipti sono piante sempreverdi, solitamente alte ed a singolo tronco, sebbene esistano anche specie arbustive ed a sviluppo più limitato. Giusto per dare dei numeri, l'Eucalyptus regnans, nativo della Tasmania, è l'Angiosperma più alta mondo e può tranquillamente raggiungere un'altezza di oltre 90 metri (295 ft), mentre l'Eucalyptus preissiana ha uno sviluppo compatto e, anche da adulta, può rimanere sotto i 3 metri (10 ft). La maggior parte delle specie sono comunque alberi di media-alta grandezza e, solitamente, crescono tra i 20 ed i 40 metri (65-131 ft).

Fiori

TroncoI tronchi dell'Eucalipto si possono essenzialmente dividere in due categorie, i tronchi "lisci" ed i tronchi "rugosi". Ogni anno lo strato più esterno della corteccia muore, con la differenza che, nel primo caso, si stacca in scaglie più o meno grosse, lasciando scoperta la "parte viva" del legno, mentre nel secondo caso secca, rimane attaccato e si accumula. Tra le specie a tronco liscio non si può non menzionare l'Eucalipto Arcobaleno (Eucalyptus deglupta), l'unica specie del genere a crescere nella foresta pluviale ed ad avere un tronco multicolore (verde, arancione, rosso, viola); mentre per la seconda categoria potremmo citare l'Eucalyptus quadrangulata.

Il portamento è generalmente slanciato ed assurgente; tuttavia i rami vecchi di molte specie possono avere un portamento pendulo, di notevole impatto visivo.

Le cellule della corteccia di alcune specie (es. E. globulus) sono in grado di svolgere la fotosintesi; questa caratteristica conferisce alla pianta una maggior probabilità di sopravvivere in ambienti inadatti e di recuperare anche qualora l'intera chioma fosse stata distrutta da un incendio.

Praticamente tutte le specie di Eucalipto non perdono le foglie, tuttavia rare specie subtropicali possono aver un comportamento semi-deciduo, perdendo parte delle foglie alla fine della stagione secca.

Le foglie sono generalmente alternate ed hanno una forma lanceolata, non mancano però specie con foglie tondeggianti (es. E. gunnii). Una peculiarità delle foglie di Eucalipto è la presenza di ghiandole sulla loro superficie, che producono un secreto oleoso. E' importante sottolineare che, ancor più che in altre piante, le foglie di molte specie di Eucalipto possono variare considerevolmente tra la fase giovanile e quella adulta.

Il colore delle foglie varia a seconda della specie, dal verde intenso sino al bluastro.

Il fiore, come tipico delle Mirtacee, è formato da numerosissimi stami, i quali sono solitamente bianchi od al più "crema", sebbene esistano specie a stami rosa o rossi (es. Eucalyptus leucoxylon). Come detto in precedenza il fiore è racchiuso da un opercolo, una struttura in realtà formata dalla fusione di petali e sepali; quando il fiore sboccia questa sorta di capsula viene aperta e cade, di conseguenza i fiori di Eucalipto risultano privi di petali e sepali. 

In Italia il periodo di fioritura varia considerevolmente, sia in base al clima, sia in base alla varietà di Eucalipto; tuttavia essa avviene prevalentemente nel semestre più caldo, da Maggio ad Ottobre.

I frutti sono delle capsule legnose a forma conica. Una volta raggiunta la maturità hanno delle valvole terminali tramite cui fuoriescono i semi.

L'apparato radicale, in generale, è piuttosto massiccio ed esteso, tuttavia risulta più superficiale di quanto si possa pensare per alberi di queste dimensioni. Inoltre le loro radici sono relativamente delicate, motivo per cui i trapianti di piante adulte sono altamente sconsigliati, dato che il danneggiamento dell'apparato radicale comprometterebbe il futuro attecchimento.


Le 10 Specie di Eucalipto più Particolari od Adatte al Clima dell'Italia :


Eucalyptus globulus
1) Eucalyptus globulus : specie che nelle zone d'origine può superare i 50 metri (164 ft), mentre nell'area del Mediterraneo di solito non supera i 30 metri (98 ft). Il tronco è liscio e slanciato, ricoperto da una corteccia grigio-azzurrognola; mentre la chioma è espansa. Le foglie sono lanceolate, leggermente ricurve all'estremità e di color verde-olivo. I fiori sono biancastri. L'E. globulus è un albero molto comune nel centro-Sud Italia e resiste a temperature di diversi gradi sottozero.

2) Eucalyptus gunnii : nativo della Tasmania, ha una maggior resistenza al freddo rispetto all'E. globulus ed è perciò maggiormente diffuso anche nel Nord Italia. Le foglie son color blu-argenteo; esse sono inizialmente tonde o cuoriformi, diventando più allungate ed ovali nella fase adulta. L'albero raggiunge notevoli dimensioni, anche se inferiori a quelle della precedente specie, e se lasciato crescere liberamente può facilmente superare i 20 metri d'altezza(65 ft). Anche in questo caso il tronco è liscio e tende a sfaldarsi. Esistono diversi cloni selezionati, tra cui Eucalyptus gunnii "Azura", che può resistere sino a -18° C (0° F) e Eucalyptus gunnii "France Bleu Rengun", una varietà nana ideale per la coltivazione in vaso.

Eucalyptus gunnii

3) Eucalyptus leucoxylon : vorrei citare la cultivars "Euky Dwarf", una pianta con una bella chioma densa, larga circa 4 metri (13 ft) ed alta 5 metri (16 ft), più o meno 1/3 rispetto alla specie tipo. Altra peculiarità sono i fiori colorati di rosa-rosso ed una fioritura copiosa ed estremamente ornamentale. Purtroppo la resistenza al freddo non è altissima e sotto i -7° C (19° F) può subire danni.

Eucalyptus leucoxylon
Eucalyptus coccifera
4) Eucalyptus coccifera : endemico della Tasmania, ha uno sviluppo più contenuto rispetto ai primi due e raramente supera i 15 metri (49 ft). Anche qui il legno è liscio e con attitudine a sfaldarsi, tuttavia non è raro che si sviluppi sotto forma di arbusto con più tronchi. Buona resistenza al freddo, che dovrebbe permettere la sua crescita anche nel Nord Italia.

5) Eucalyptus pauciflora : nota anche con il termine Snow Gum è in realtà divisa in 6 sotto-specie ed innumerevoli varietà. Anche qui vorrei citare Eucalyptus pauciflora 'Little Snowman', un clone molto resistente al gelo, a portamento pendule e sviluppo più contenuto rispetto alla specie tipo, dato che di solito non supera i 7 metri (23 ft). Il tronco è grigio-biancastro e completamente liscio, mentre le foglie son color verde-grigiastro. 

Eucalyptus pauciflora

6) Eucalyptus deglupta : Noto come Rainbow Gum, è una specie tropicale sensibile al freddo e non adatto al clima italiano. Nativo della Papa Nuova Guinea e delle Filippine, è un albero imponente, che può superare i 70 metri (230 ft) di altezza ed è dotato di un grosso tronco multi-colore, davvero atipico ed ornamentale.

Eucalyptus deglupta
7)  Eucalyptus camphora : noto anche come Swamp Gum (Eucalipto delle Paludi), possiede foglie cuoriformi che, anche nella fase adulta, possono rimanere a forma abbastanza tondeggiante. Questa varietà cresce al massimo 10 metri (33 ft) e, diversamente dalla maggior parte degli Eucalipti, può svilupparsi bene anche in zone umide ed a mezz'ombra.

Eucalyptus camphora
Eucalyptus citriodora
8) Eucalyptus citriodora : pianta subtropicale, che resiste solo a lievi e sporadiche gelate ed è quindi coltivabile solo nelle zone costiere del Sud Italia. Foglie verdi che hanno la peculiarità di avere un forte aroma di Limone e vengono utilizzate per produrre repellenti contro le zanzare. Le foglie, oltre al tipico aroma, possono assumere un color rosso bronzeo, che ricordano un po' il colore delle nuove foglie della Pianta della Cannella. Un'ultima curiosità, la specie è conosciuta anche con il nome scientifico Corymbia citriodora.

Eucalyptus crenulata
9)  Eucalyptus crenulata : eucalipto che raggiunge un'altezza di circa 10 m (33 ft). Il tronco è marrone e si sfalda longitudinalmente, tuttavia questo strato rimane attaccato e conferisce un aspetto simile al tronco della Vite o del Corbezzolo. Chiamato anche Silver Gum per via delle foglie color argento, che tuttavia da adulte hanno anche sfumature rosso scuro.

10) Eucalyptus nicholii : specie dotata di un portamento slanciato, con rami assurgenti e chioma compatta. Le foglie, lunghe e strette, possono ricordare quelle di un Salice. Eucalipto molto ornamentale ed elegante, che ben si adatta al clima del Sud Italia, mentre al Nord potrebbe patire il gelo intenso. Un clone consigliato per il settentrione è E. nicholii "Angus", che mostra una maggior resistenza al freddo.

Eucalyptus nicholii


Come Coltivare l'Eucalipto ? - Clima, Esposizione, Terreno e Crescita e Riproduzione

Come avrete ben capito non ha senso parlare genericamente di "coltivazione dell'eucalipto" , dato che si tratta di un gruppo eterogeneo, tuttavia molte caratteristiche sono comuni alla maggior parte (non tutti) degli eucalipti e qui farò riferimento a quelle.

Iniziamo dalla resistenza al freddo; come avrete letto sopra esistono specie che in natura prosperano in zone più vicine all'equatore e che vogliono un clima caldo tutto l'anno ed esente da gelo (E. deglupta), mentre all'opposto abbiamo alcune specie che possono resistere senza danni a temperature comprese tra -15° C e -20° C (5° F/-4° F), come ad esempio Eucalyptus pauciflora ssp debeuzevillei o Eucalyptus archeri. In mezzo a questi due estremi si collocano la stragrande maggioranza degli Eucalipti, che preferiscono ambienti miti e tollerano gelate, ma iniziano a subire danni se le temperature rimangono inferiori ai -10° C (14° F) per lunghi periodi.

In linea di massima il clima mediterraneo, come tipico della maggior parte d'Italia, è perfetto per la coltivazione di buona parte degli Eucalipti, ma anche chi volesse coltivarlo in una fredda vallata Alpina, scegliendo la giusta specie potrebbe ottenere ottimi risultati.

Gli eucalipti sono piante eliofile e devono dunque esser coltivati in zone quanto più possibile assolate, tuttavia non mancano poche specie più tolleranti all'ombra, come l'Eucalyptus neglecta; detto questo nessuna specie può svilupparsi bene in ombra totale.

Queste piante non sono particolarmente esigenti in quanto a terreno e possono crescere bene anche su suoli poveri e sassosi, purché drenanti. Molte specie di Eucalipto sono adattate a vivere in aree in cui vi sia una stagione secca, hanno quindi un'ottima resistenza alla siccità ed una volta acclimatati possono vivere senza irrigazioni, anche nelle zone più aride della macchia mediterranea. Tra le molte specie adatte ai climi secchi ricordiamo E. cinerea, E. aggregata, E. gunniE. nicholii, E. globulus e E. cosmophylla; questi ultimi due sono anche piuttosto tolleranti alla salsedine nell'aria.

In linea di massima gli Eucalipti, nei climi Mediterranei, non hanno bisogno di essere bagnati.

Ovviamente in piena terra gli Eucalipti non devono esser concimati e prosperano anche in suoli  che risultano carenti di nutrienti per molte altre piante. Anche in assenza di concimazioni queste piante hanno una crescita vigorosa ed estremamente veloce, dato che in un anno possono produrre nuovi getti che superano i 2 metri (6.6 ft).

La maggior parte delle specie preferisce un terreno tra l'acido ed il neutro, tuttavia non mancano Eucalipti che si adattano a pH alti, tra questi citerei E. dalrympleana, E. macarthurii, E. parvula E. pauciflora, E. cordata ed E. glaucescens.

Gli Eucalipti rispondono bene alla potatura, la quale tuttavia non è indispensabile. Nei giovani esemplari  può esser utile rimuovere i rami bassi, affinché il tronco cresca dritto e libero da rami basali. Nelle piante adulte l'unico scopo della potatura è quella di contenere le dimensioni, tuttavia lo sviluppo di queste piante è armonico ed elegante; un'eccessiva potatura tende a farli diventare sgraziati ed a  far sviluppare un maggior numero di "giovani" foglie, quindi tendenzialmente tondeggianti. In altre parole il consiglio è, scegliete una specie di Eucalipto adatta al vostro giardino, piuttosto che comprare un "gigante" e capitozzare ogni anno. Alcune (poche) specie, come E. cocciferaE. vernicosa ed E. archeri, son persino adatte per la creazioni di siepi alte.

In ultimo considerate che gli Eucalipti hanno un legno poco resistente ed i rami si spezzano facilmente; di conseguenza in zone soggette a copiose nevicate, converrà adottare una potatura che riduca il volume della chioma e minimizzi il numero di rami paralleli al suolo.

Le specie che in natura hanno come dimora la foresta tendono a diventare più alte e sono poco adatte a zone ventose. Se da voi il vento soffia impetuoso sarà meglio scegliere un Eucalipto con foglie strette ed a portamento più  compatto o arbustivo, come ad esempio E. cosmophylla o E. apiculata. Gli Eucalipti sopportano discretamente bene la salsedine dell'aria, tuttavia i più adatti alle località di mare sono quelli che hanno foglie più spesse, come E. globulus ed E. pauciflora.

In linea di massima gli Eucalipti non amano esser coltivati in vaso, condizione che ne limita lo sviluppo e, nella maggior parte dei casi, porta la pianta a deperimento. Se proprio foste costretti alla coltivazione in vaso converrà scegliere una varietà dwarf (nana) od una specie a crescita lenta, oltre ad usare vasi particolarmente capienti. 

La maggior parte delle specie sono piante assai longeve e non è raro trovare esemplari pluricentenari ed alcune piante possono superare i 700 anno di età.

Come abbiamo visto, l'Eucalipto è una pianta a crescita rapida, anche nella fase giovanile. Per questo motivo, anche in ambito vivaistico in cui si vogliono piante grandi in poco tempo, la propagazione più diffusa è tramite semina. Ricordatevi che i semi delle specie più resistenti al gelo devono "sentire" il freddo invernale per poter germogliare, converrà quindi seminare in autunno, lasciando il vaso all'aperto durante l'inverno. Ovviamente, passando dal seme, non si può riprodurre l'esatto clone; per moltiplicare varietà selezionate si possono fare talee, prelevando legno giovane (un anno) e rimovendo le foglie basali. Purtroppo gli Eucalipti non radicano bene e per aver una buona probabilità di successo sarà necessario usare ormoni radicanti.

Rami Eucalyptus coccifera

Nuovi Germogli

sabato 24 ottobre 2020

Le Fasi Lunari Influenzano la Semina e l'Agricoltura ? - Verità o Falsi Miti ?

La Luna è l'unico satellite naturale della Terra ed il suo movimento attorno al nostro pianeta, che si compie in circa 29 giorni, determina l'alternanza delle fasi Lunari.

Durante il Novilunio (Luna Nuova) la Luna è in Congiunzione (Sole-Luna-Terra) e la faccia rivolta verso la Terra è ombreggiata; durante il Plenilunio (Luna Piena), ovvero quando la Luna è in Opposizione (Sole-Terra-Luna), la faccia lunare rivolta verso la Terra è colpita dai raggi solari, i quali vengono riflessi verso di noi, dandoci l'impressione che la Luna emetta luce propria.
Tra questi due estremi la Luna ci appare illuminata "a spicchi" e si definisce in Quadratura, ovvero si trova esattamente a metà strada tra Congiunzione (Novilunio) ed Opposizione (Plenilunio).

E' noto che la Luna eserciti un'attrazione gravitazionale nei confronti della Terra, la quale è responsabile delle Maree, ma la Luna ha anche qualche effetto sull'agricoltura ? Seminare durante la Luna Piena è vantaggioso ? In quale Fase Lunare si deve Potare ?

Luna ed Agricoltura

Credenze Popolari o Verità Scientifiche ? :

Fin dall'antichità al nostro satellite sono stati attribuiti poteri magici, come la capacità di influenzare il parto, la crescita delle unghie ed il ciclo mestruale oppure la semina, la raccolta e l'imbottigliamento del vino.

Uno dei punti più facili da verificare è il numero di nati in funzione della fase lunare; ebbene, dati statistici effettuati su molti ospedali non hanno evidenziato alcuna differenza significativa tra il numero dei nati durante la "Luna Piena" rispetto ad altri momenti del ciclo lunare.

Ma veniamo al nocciolo della questione, cioè l'influenza che ha (avrebbe) la Luna sullo sviluppo e crescita delle piante. 
Secondo i detti popolari, tutto ciò che deve crescere (es. semina, trapianti etc.) deve esser fatto in Luna crescente (fase che porta alla Luna Piena), mentre tutto ciò che deve fermarsi o "morire" (es. raccolta frutta, tagli per ottenere legna da ardere etc.) dovrebbe esser eseguito in Luna calante
Ma sarà proprio vero ?


Come Vengono Regolati i Processi Vitali di una Pianta ?

I fenomeni che stanno alla base della crescita e dello sviluppo di una pianta sono finemente controllati e condizionati da innumerevoli fattori. 

I fitormoni (se vogliamo gli analoghi degli ormoni negli animali) sono i principali fattori endogeni e la loro presenza/quantità regola un'infinità di processi, dalla capacità di cicatrizzare le lesioni dovute ad un taglio, all'indirizzamento dei nuovi rami verso la luce, sino all'età in cui vi sarà la prima fioritura. I fitormoni, a loro volta, possono essere regolati da fattori esterni, come la temperatura, l'umidità, la radiazione solare, il pH del suolo etc.
Ad esempio, il graduale abbassamento delle temperature farà si che le piante decidue perdano le foglie e che i loro tessuti si disidratino, per sopravvivere ai rigori dell'inverno.

Quindi, riassumendo, fattori endogeni (fitormoni) ed esogeni, sia abiotici (temperatura etc.) che biotici (Virus etc.), regolano la velocità di crescita ed ogni altro processo cellulare nelle piante.

Ma la Luna condiziona direttamente (luce e/o attrazione) od indirettamente (alterando le condizioni atmosferiche) la crescita delle piante ?

Fasi Lunari

Quali sono le Reali Differenze sulla Terra tra Novilunio e Plenilunio ? 

Punto 1 : Sole e Luna esercitano una forza attrattiva nei confronti della Terra, responsabile delle Maree. La Luna esercita un'attrazione maggiore (data dalla maggior vicinanza alla Terra rispetto al Sole) e segue un ciclo giornaliero osservabile con l'alta e bassa marea, che si rafforzano in alcune fasi del ciclo Lunare. Senza dilungarmi in tediosi dettagli, l'attrazione Lunisolare è massima durante il Novilunio (Luna Nuova) ed il Plenilunio (Luna Piena) e minima durante la Mezzaluna

Quindi, ricapitolando:

  • abbiamo alta e bassa marea due volte al giorno (che si alternano ogni 6 ore), ciò è dovuto esclusivamente all'attrazione che la Luna esercita sulla Terra
  • due volte ogni ciclo lunare (circa ogni 14 giorni e mezzo) il dislivello tra alta e bassa marea è massimo, ciò avviene quando la Luna è in Congiunzione (od in Opposizione) e dipende sia dall'attrazione Lunare che dall'attrazione Solare.

La pressione atmosferica è modificata in maniera impercettibile dall'attrazione Lunisolare e non vi sono forti evidenze scientifiche che questa (irrisoria) differenza possa aver un qualche effetto sul trasporto della linfa nei vasi linfatici delle piante, anche perché, se così fosse, le differenze sarebbero ben più marcate tra una giornata di Sole ed una nuvolosa. 

Luna, Sole e Maree
L'attrazione Lunisolare di per sé potrebbe (forse) aver una qualche influenza nello sviluppo delle radici, come osservato in Arabidopsis thaliana (1), tuttavia le differenze sarebbero nell'arco delle 24 ore (massima estensione durante i due picchi di alta marea) e più marcatamente durante il Plenilunio ed il Novilunio (2). Di conseguenza, anche fosse vero, non ha senso parlare di Luna Nuova o Luna Piena, dato che da questo punto di vista vi è perfetta simmetria e dunque avrebbero entrambe lo stesso effetto, tra l'altro minoritario rispetto all'alta e bassa marea giornaliera.

Secondo alcuni autori, durante la Luna piena, l'attrazione lunare spingerebbe la Linfa verso la chioma, mentre durante la Luna Nuova verso le radici. Tuttavia, per quanto detto sopra, non ci può esser alcuna correlazione, dato che in queste due fasi lunari anche le maree hanno un comportamento identico.

Punto 2 : le notti di Luna Piena sono più luminose, ciò nonostante la radiazione riflessa dalla Luna è una minima parte rispetto a quella Solare (inferiore ad 1:500.000) e non è in alcun modo sufficiente per far avvenire la Fotosintesi Clorofilliana delle piante terrestri, tutt'al più potrebbe permettere una minima attività fotosintetica in pochi organismi acquatici unicellulari.
Insomma, la Luce della Luna non fornisce nessuna energia aggiuntiva per la crescita delle piante e, se pure la fornisse, sarebbe circa lo 0,0002% di quella diurna, quindi del tutto irrilevante. 

Il chiaro di Luna potrebbe aver qualche effetto sul tropismo, come il movimento delle foglie, ma anche qui mancano evidenze nette ed inconfutabili. 

La maggior luminosità durante il Plenilunio potrebbe esser sfruttata dalle piante a fioritura notturna per attirare insetti impollinatori.
L'Ephedra foeminea è una delle poche Gimnosperme ad impollinazione entomofila, essendo visitata da dipteri (mosche) e lepidotteri (falene) notturni. Secondo un articolo (3) l'apertura dei fiori coinciderebbe con la Luna Piena, tuttavia un altro articolo (4) suggerisce che le evidenze siano ancora insufficienti per poter affermare con certezza la correlazione Luna Piena-Fioritura. 

Altri scienziati (5) studiarono il Cereus peruvianus, un noto Cactus a forma colonnare, piuttosto comune anche nei giardini costieri del Sud Italia.
Questa specie, vivendo in ambienti aridi e caldi, ha evoluto una strategia adattativa per ovviare al problema; infatti la fioritura si concentra nelle ore notturne, periodo in cui l'umidità relativa è maggiore, la temperatura più bassa e la fauna (insetti) più attiva.
Bene, è stato dimostrato che il picco della fioritura coincide con il Plenilunio ed è stato ipotizzato che la maggior luminosità possa render più visibili (e quindi impollinati) i fiori da parte degli insetti pronubi.

Si potrebbe anche credere che le diverse fasi lunari influenzino le condizioni climatiche (ad es. che con la Luna Piena piova più frequentemente), tuttavia anche qui non vi è alcuna evidenza scientifica dell'influsso della Luna sugli eventi climatici. L'unico influsso lunare scientificamente dimostrato sui fenomeni terrestri è lo spostamento delle acque dei mari (maree).


Conclusioni :

I calendari lunari risalgono a secoli fa, periodo in cui le credenze popolari si basavano su esperienze raccontate, non su dati scientifici rigorosamente raccolti ed analizzati; in altre parole il fatto che il raccolto crescesse bene (o meno) dipendeva da altri fattori (piogge, parassiti, temperatura etc.), ma una (o più) buone stagioni potevano coincidere con l'aver seminato con Luna crescente e dunque, un po' come gesto scaramantico, si iniziò seminare sempre nelle stesse condizioni, diffondendo la voce che il successo fosse dovuto all'aver seminato in Luna crescente.

Queste credenze sono arrivate sino ai giorni nostri e per taluni sono "come il Vangelo". Purtroppo è molto difficile dissuadere una persona (specie se non più giovanissima) da una convinzione che ha avuto per tutta la vita, ma non ci sono articoli scientifici rigorosi che evidenzino una correlazione Luna-Agricoltura.
Basti pensare che le grandi imprese agricole, che hanno centinaia di ettari da seminare, non seguono alcun calendario Lunare; seminano nel periodo dell'anno più opportuno, ma tra il primo e l'ultimo campo magari passano 10 giorni o più; eppure difficilmente vedrete una grossa differenza tra i campi seminati in Luna crescente e calante.

Insomma, la pochissima (rispetto al Sole) luce della Luna Piena e l'attrazione gravitazionale (tra l'altro identica tra Luna Nuova e Luna Piena) non possono in alcun modo giustificare differenze nel futuro sviluppo dei vostri ortaggi e delle vostre piante, contrariamente a quanto talvolta scritto nelle bustine delle sementi.

Se masticate l'inglese e voleste approfondire l'argomento vi consiglio questa review, che analizza decine di articoli scientifici, traducendo i dati in un linguaggio facilmente comprensibile anche ai non propriamente addetti ai lavori.

Terra vista dalla Luna

domenica 9 agosto 2020

Pioppi - Populus nigra, Populus alba e Populus tremula a Confronto

Col nome generico di "Pioppo" si intende una delle circa 30 specie di piante del genere Populus, a sua volta appartenente alla famiglia delle Salicaceae.

Tutte le diverse specie di Pioppo sono native dell'emisfero boreale, vivono per lo più in climi temperati e si sviluppano sotto forma di alberi di medio-grosse dimensioni, raggiungendo, a seconda della specie e del clima, un'altezza compresa tra 15 e 30 metri (49-98 ft).


In Europa, ed in particolare in Italia, sono presenti solo 3 specie :

  • Pioppo Bianco (Populus alba
  • Pioppo Nero (Populus nigra
  • Pioppo Tremulo (Populus tremula
Populus alba (sinistra) e Populus nigra (destra)
Diffusione, Ecologia ed Utilizzo del Pioppo ?

Il Pioppo Bianco (Populus alba) è una specie eliofila (amante del Sole), igrofila (amante dell'umidità) e predilige ambienti moderatamente caldi. Allo stato naturale è presente in tutta la pianura Padana, dove cresce dal livello del mare sino alla bassa montagna, circa 800 m (2625 ft) di altitudine. Si sviluppa al meglio in presenza di una falda acquifera sotterranea o lungo corsi d'acqua (fiumi e laghi).
Foglie Populus nigra

Il Pioppo Nero (Populus nigra) ha caratteristiche ecologiche simili al Pioppo Bianco, tuttavia resiste meglio alla siccità, ma meno ai suoli pesanti e con ristagni idrici importanti; inoltre si spinge maggiormente all'interno delle valli alpine e può crescere selvatico anche sino a quote di 1000 m (3280 ft) o poco più.

Il Pioppo Tremulo (Populus tremula) è anch'esso eliofilo, ha uno sviluppo leggermente inferiore rispetto alle due specie precedenti e raramente raggiunge un'altezza di 20 m (66 ft). Cresce nei pascoli abbandonati, nelle radure boschive e, rispetto alle altre specie, si spinge più in alto, prosperando anche a quota di media montagna, sino a circa 1600 m (5250 ft). Cresce nei boschi decidui (insieme a Castagni, Betulle, etc.), ma anche nelle foreste boreali di conifere (fino alla Scandinavia).
Laddove vi è una sovra-distribuzione con il Populus alba, può essere presente l'ibrido Populus canescens (P. tremula P. tremula).

Le diverse specie di Pioppo vengono utilizzate a diversi scopi. In città, Pioppo Nero e Bianco sono molto utilizzati per l'alberatura stradale, ma trovano impiego anche in campagna, per la creazione di filari o siepi frangivento. Queste due specie vengono coltivate anche a scopo ornamentale e sono comuni in grandi parchi e giardini pubblici, inoltre crescono bene anche vicino ai laghi, persino su spiagge allagate durante i mesi di piena.
Data la velocità di crescita, i Pioppi sono impiegati anche come specie Pioniera per il recupero ambientale, in aree dismesse (es. cave), in zone alluvionali o per creare boschi semi-naturali. Infine, nella Pianura Padana, la Pioppicoltura ricopre un ruolo primario nella produzione di legno e proprio nel settentrione il Pioppo trova le miglior condizioni climatiche per il suo sviluppo ed in questa parte d'Italia si concentra oltre l'80% della produzione.
Foglie Populus alba
Gli impianti (Pioppeti) durano in media 10-12 anni, con una densità di circa 280 piante per ettaro (10.000 metri quadrati).

La coltivazione dei Pioppi per la produzione di legno "stabile", utilizzato per la produzione di mobili (ed altro), è anche un'ottima soluzione per ridurre la quantità di CO2, dato che, come potrete approfondire qui, durante la fotosintesi le piante prelevano anidride carbonica dall'atmosfera e la trasformano in Glucosio, a sua volta utilizzato per la formazione del legno. In altre parole, il Carbonio presente nell'Anidride Carbonica (Gas serra) viene convertito nel legno del mobile che avete in casa.

A livello ambientale, utilizzare terreni agricoli (incolti) per la coltivazione di Pioppi "da legno" è decisamente più sostenibile rispetto ad abbatterli nel loro ambiente naturale (deforestazione), anche perché i Pioppi sono, tra le specie nostrane, le piante che ospitano il maggior numero di insetti e contribuiscono a mantenere alta la biodiversità e l'equilibrio ecologico tra le diverse specie.
In ultimo, se cresciuti in ambiente calcareo, le radici del Pioppo entrano in simbiosi con il pregiato Tartufo Bianco (Tuber magnatum).

Pappi Pioppo

Frutti Aperti di Pioppo Nero

Come Riconoscere il Pioppo Bianco rispetto al Pioppo Nero ? - Botanica e Fisiologia

Populus nigra e Populus alba sono due alberi decidui di seconda grandezza, ovvero raggiungono un'altezza massima che, di norma, non supera i 30 metri (98 ft). Sono comunque piante imponenti, a crescita piuttosto rapida, ma che non vivono a lungo, avendo una longevità media di 100 anni.
Il loro legno è tenero e, durante la fase di senescenza, tende a marcire, rendendo questi alberi soggetti a schianti. Per queste ragioni è sconsigliabile coltivare Pioppi in prossimità di case od edifici e gli esemplari adulti ai margini delle strade devono esser monitorati e, nel caso in cui vi siano segnali di cedimento, abbattuti preventivamente.

Tronco Populus nigraIl Pioppo Bianco ha una chioma arrotondata ed un portamento espanso, mentre il Pioppo Nero tende ad aver un portamento più slanciato e nella cultivar Populus nigra "Italica", molto diffusa in Lombardia e nella Pianura Padana, addirittura colonnare, con rami totalmente assurgenti ed uno sviluppo molto simile a quello di un Cipresso.

Il tronco del Pioppo Nero è ricoperto da una corteccia grigio-bruno scuro, mentre quella del Pioppo Bianco è biancastra, con lenticelle scure a forma di rombo,  e ricorda vagamente la corteccia di una Betulla, sebbene quest'ultima abbia un tronco dal diametro decisamente inferiore.
Con il passare degli anni i tronchi di entrambe le specie tendono a fessurarsi longitudinalmente e, nel Populus alba, la corteccia si scurisce con l'età.


Le foglie sono semplici ed alterne, ma con importanti differenze : nel Pioppo Nero sono più piccole, cuoriformi, con margine finemente dentellato, glabre e di color verde lucente, mentre nel Pioppo Bianco sono leggermente lobate (quasi palmate nei giovani esemplari), verdi scure nella pagina superiore, ma ricoperte da un feltro peloso bianco in quella inferiore. La chioma del Pioppo Bianco, quando agitata dal vento e sotto il Sole, produce riflessi argentei (in Inglese è chiamato anche Silver Poplar). Nel Pioppo Tremulo le foglie son verdi da entrambi i lati (più chiaro quello inferiore) e sono dotate di un lungo picciolo che le fa "tremare" anche con una leggera brezza.
Tronco Populus alba
In tutti i Pioppi i fiori sono unisessuali e portati da piante diverse (specie dioica). Sia fiori femminili che maschili sono degli amenti penduli e questi ultimi producono un'enorme quantità di polline volatile, biancastro e dall'aspetto "cotonoso". Durante il periodo di fioritura, che in media avviene tra fine Marzo ed inizio Maggio
Questo polline, così abbondante, è un allergene a cui molte persone sono allergiche, inoltre viene trasportato per chilometri di distanza, fluttuando nell'aria. Insomma, quando i Pioppi sono in fiore è impossibile non accorgersene. Dagli amenti femminili si producono i frutti, i quali sono delle piccole capsule contenente i semi. L'impolliazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento). I frutti sono delle capsule al cui interno trovano spazio i semi "lanuginosi" (chiamati "Pappi" o "Piumini") che. ancor di più rispetto ai fiori, vengono sparpagliati dal vento e non è raro trovare interi viali ricoperti da una patina bianca, da sembrare innevati.

Le radici sono molto estese, ma piuttosto superficiali ed hanno la tendenza (soprattutto nel P. nigra) ad emettere polloni. Ottima è anche la capacità di radicamento; un ramo che tocca terra può facilmente emettere nuove radici e formare una nuova chioma indipendente dalla pianta madre; non sorprende dunque che Pioppo Bianco e Nero si riproducano facilmente tramite talea, cosa invece piuttosto difficile con il cugino Pioppo Tremulo.

Nuova Vegetazione Pioppo Nero

Nuova Vegetazione Pioppo Bianco

Coltivazione e Crescita :

I Pioppi amano esposizioni soleggiate e, da adulti, non hanno grosse difficoltà ad esser illuminati dal Sole, dato che raggiungono altezze considerevoli. Tutte le specie fin qui nominate crescono meglio con il clima del Nord Italia, richiedono ambienti umidi e si avvantaggiano dalla presenza di una falda acquifera sotterranea. Il (relativamente) limitato sviluppo radicale in profondità rende i Pioppi non particolarmente adatti ad ambienti eccessivamente aridi, zone in cui sarà utile annaffiare, almeno durante i primi anni d'impianto. In linea di generale il Pioppo Nero resiste meglio alla siccità rispetto al Pioppo Bianco, ma un terreno umido e ricco di humus è preferibile ad uno povero, asciutto e sassoso, il quale ridurrebbe lo sviluppo e la velocità di crescita.

I Pioppi resistono bene al freddo intenso e possono tranquillamente tollerare anche le gelide temperature delle nostre Alpi. La quota limite di crescita in montagna è dovuta più che altro alla mancanza di caldo estivo (rispetto a possibili danni da freddo durante l'inverno).

In condizioni ottimali (abbondanti piogge estive, Sole etc.) i Pioppi sono piante a crescita rapida ed in pochi anni diventano grossi alberi. 

La potatura non è necessaria, soprattutto in alcune varietà di Populus nigra a sviluppo assurgente (es.  var. Plantierensis ed Italica). Ciò nonostante i Pioppi reggono drastiche potature e, diversamente da altre piante, anche qualora venissero tagliati alla base, non morirebbero, ma produrrebbero una gran quantità di polloni e di rami che partono direttamente dal tronco principale rimasto.

Sebbene il legno sia tenero e leggero, piante in salute (senza marciumi) reggono piuttosto bene il vento e persino l'inquinamento atmosferico, rendendo i Pioppi adatti anche alla coltivazione nei parchi di grandi città, come Milano; tuttavia non sono a loro agio con l'aria ricca di salsedine, come quella di molte città costiere.

La resistenza alle patologie è buona e di norma le piante crescono bene, con una vegetazione sana, senza alcun trattamento. Purtroppo, con l'età, il tenero legno (prediletto dai picchi) tende a fessurarsi e, qualora ci fosse un attacco fungino, potrebbe marcire dall'interno, rendendo instabili i vecchi Pioppi.

Ora, quando passeggerete per le vostre città, alzate la testa e sicuramente, accanto a Platani e Tigli, troverete anche Pioppi Bianchi e Neri (senza alcun riferimento calcistico :) !!!!).

Radici Populus nigra

Polloni Populus nigra
Populus nigra var. Italica