venerdì 21 luglio 2017

A Cosa Servono le Radici di un Albero? Quanti Tipi di Radici ci Sono?

Tutti sappiamo che le piante sono dotate di un apparato radicale, tuttavia solo in pochi conoscono quali siano esattamente le funzioni delle radici, come avvenga il loro sviluppo, quale sia la loro struttura e quanto possano crescere.

Radici Scoperte
Quanto Possono Essere Profonde le Radici? Quando Crescono?

La radice rappresenta la parte sotterranea di una pianta ed è soggetta a geotropismo positivo, ovvero si orienta nello stesso verso della forza di gravita, cioè dal suolo verso il centro della Terra.
L'espansione e la profondità delle radici dipende sia dalla specie, sia dall'età della pianta, sia dal tipo di terreno.
E' noto che nei terreni fertili e costantemente irrigati, l'apparato radicale sia meno espanso e profondo rispetto a quello che si può trovare laddove ci sia siccità.
In questa seconda condizione, infatti, le radici si devono sviluppare più in profondità per riuscir a "pescare" acqua (per dettagli sulla resistenza alla siccità clicca qui).
A parità di precipitazioni, nei terreni che trattengono meglio l'acqua (ad esempio quelli argillosi) ci sarà uno sviluppo radicale più contenuto rispetto a quello che ci sarebbe in un suolo molto drenante (ad esempio sabbioso).
L'estensione delle radici è, solitamente, superiore alla proiezione della chioma sul terreno, mentre, contrariamente a quanto si creda, la maggior parte dell'apparato radicale è concentrato nei primi 80 cm (32 in) di suolo e raramente si trovano radici ad una profondità superiore ai 3 m (120 in), poiché il terreno diventa meno fertile e l'ossigeno sempre più scarso.

Le radici sono così imponenti che il loro peso a secco potrebbe superare quello dell'intera pianta e la loro lunghezza totale potrebbe essere inimmaginabile, come perfettamente illustrato in un articolo di Dittemer del 1937. Egli analizzò lo sviluppo radicale della Segale Invernale (Secale cereale) e, dopo 16 settimane di crescita, riscontrò la presenza di circa 13 milioni di radici laterali, la cui somma superava i 500 km (319 mi) di lunghezza.

Se proviamo a seminare noteremo che, durante il germogliamento, la radice è sempre il primo organo a spuntare dal seme e solo successivamente si svilupperanno le prime foglioline.
Questo perché le radici sono la parte "vitale" dell'intera pianta e, morte loro, morirebbe l'intera pianta. Ciò non è necessariamente vero per la parte aerea, infatti, in seguito ad incendi od a potature drastiche, la chioma può venir completamente distrutta, ma se le radici sopravvivono c'è speranza che riescano a "ricostruire" la pianta nella sua interezza.

Le radici crescono in funzione delle condizioni della rizosfera (suolo). In zone equatoriali, con terreno ricco di nutrienti ed acqua, le radici possono crescere durante tutto l'anno.
Nelle zone temperate (come l'Italia) il picco di crescita si ha nei mesi primaverili, mentre l'aridità estiva lo riduce drasticamente. Contrariamente a quanto si possa credere, un minimo di sviluppo radicale si ha anche nel periodo invernale, persino sotto il suolo innevato.

Radici "stampella" Ficus

Radice Albero Divelto

Come è Fatta una Radice ?

Le radici si possono essenzialmente dividere in tre porzioni :

  • Zona di Accrescimento : rappresenta l'apice delle radici ed è costituita da tessuto meristematico, ovvero da cellule in grado di dividersi indefinitamente. L'allungamento delle radici è dovuto alla moltiplicazione delle cellule di questa zona che, poco alla volta, sono in grado di penetrare anche nei terreni più duri.
  • Zona di Assorbimento : man mano che la radice si allunga, la zona di accrescimento si "trasforma" in zona di assorbimento, dotata di peli radicali, tramite cui la pianta ricava acqua e sali minerali dal terreno. 
  • Zona di Trasporto : fa da collegamento tra la precedente zona ed il fusto; attraverso di essa passa la soluzione acquosa che andrà sino alle foglie. Questa zona, nelle piante arboree, è lignificata.

A livello morfologico le radici si possono distinguere anche in base all'angolo geotropico, cioè quello compreso tra il prolungamento teorico del fusto sotto terra ed il suolo. Per intenderci se una radice avesse un angolo di 90°, allora sarebbe parallela alla superficie della terra.

Detto questo, se l'angolo geotropico medio è maggiore di 60°, l'apparato radicale sarà superficiale, se è compreso tra 30° e 60° sarà espanso, se inferiore a 30° fittonante.

Molte piante sviluppano un fittone (radice poco ramificata e profonda) nei primi mesi di sviluppo, per poi espandersi anche lateralmente, diventando una radice fascicolata (in cui anche le diramazioni raggiungono il diametro della radice principale).

Radice di Pomodoro

Quali Sono le Funzioni delle Radici ?

Meccanica : l'apparato radicale serve a tener l'albero ben saldo ed ancorato al terreno, impedendo che venga divelto dai venti e dalle intemperie. Inoltre le radici aiutano a ridurre l'erosione del suolo, prevenendo dannose frane e smottamenti.
In alcune piante rampicanti, come l'Edera, si sviluppano anche radici avventizie, cioè radici aeree il cui compito è quello di far "aggrappare" le proprie liane ai tronchi ed ai rami di altre specie, così da ottenere una migliore esposizione ai raggi solari.
Comune tra le piante del genere Ficus (es. Ficus retusa) è l'emissione di radici aeree dalle branche principali. Queste radici non servono per appigliarsi a qualcosa, ma si allungano verso il suolo, radicando a contatto con esso. In altre parole funzionano da sostegno e si comportano come una sorta di "stampella" per sorreggere il peso di questi rami enormi.


Trofica (Assorbimento e Conduzione) : come abbiamo letto sopra, i peli radicali assorbono l'acqua in cui sono disciolti i sali minerali, i quali forniscono alla pianta Azoto, Fosforo, Potassio e tutta una serie di microelementi.
Questa soluzione acquosa prende il nome di Linfa Grezza (povera di Glucosio e di sostanza organica) e, per capillarità, si muove contro gravità per raggiungere le foglie. Qui, tramite la fotosintesi clorofilliana, la linfa si arricchisce di zuccheri, diventando Linfa Elaborata, la quale distribuisce poi i nutrienti alle cellule dell'intera pianta.
Le radici normalmente assorbono anche ossigeno (motivo per cui si sviluppano prevalentemente nel primo strato di terra); tuttavia le Mangrovie vivono in ambienti salmastri, in cui il suolo è privo di questo gas. Questi alberi hanno sviluppato delle atipiche strutture radicali (Pneumatofori) a forma di "tubo" che, uscendo dal terreno, assorbono ossigeno, un po' come farebbe un subacqueo con il suo boccaglio.
In particolari specie, come le Orchidee, le radici sono esclusivamente avventizie ed hanno anche il ruolo di nutrire la pianta, svolgono la fotosintesi e sono in grado di assorbire l'acqua che su di esse si condensa (ad es. le goccioline che formano la nebbia).


Riserva : le radici sono uno dei principali organi di accumulo di sostanza organica. Le piante (soprattutto se decidue), durante gli stadi più precoci di germogliamento primaverile attingono energia proprio da qui e, dopo la fogliazione, ripristineranno le riserve per l'anno successivo.
In alcune piante semi-desertiche le radici sono succulente e fungono da "serbatoi" di acqua, in altre (ad esempio Patate, Ravanelli, etc.) la radice immagazzina amido, diventa carnosa e la funzione di accumulo diventa addirittura la più rilevante.


Riproduttiva : alcune specie hanno un'elevata capacità di emettere polloni, ovvero rami che spuntano da gemme situate sulle radici e "bucano" il terreno, generando un nuova pianta. Sono note popolazioni clonali che si estendono per ettari, formate dal migliaia di esemplari, tutti discendenti da un'unica radice (vedi qui, la colonia Pando, Populus tremuloides).


Regolatrice : il meristema apicale delle radici produce e secerne anche alcuni ormoni (es. Citochinine) con importanti funzioni fisiologiche.
Inoltre le radici di alcune specie producono sostante tossiche, in grado di inibire la crescita nei paraggi di altre piante. In questo modo eliminano la competizione per i nutrienti, potendosi così sviluppare al meglio.


In ultimo vorrei ricordare le Micorrize, ovvero una simbiosi che frequentemente si instaura tra le radici delle piante e diverse specie di funghi. In questo caso i funghi proteggono le radici dalle infezioni, dai patogeni, dagli stress idrici ed aumentano la velocità di assimilazione dei sali minerali etc..in cambio ricevono zuccheri e vitamine.
Un'altra simbiosi comune avviene tra i batteri azoto-fissatori (ad es. quelli del genere Rhyzobium) e le radici di alcune leguminose (ad es. Fave  e Fagioli). Questo rapporto permette ai vegetali di utilizzare l'azoto atmosferico che questi batteri fissano ("importano") nel terreno.

Pneumatofori


Radice Avventizia Edera

Radice di un Vecchio Faggio

venerdì 14 luglio 2017

Beschorneria yuccoides, Coltivazione e Cure

Oggi vorrei parlarvi della Beschorneria yuccoides, una pianta succulenta molto ornamentale, ma ancora poco conosciuta in Italia.
Questa specie appartiene alla famiglia delle Asparagaceae e, come ci ricordano i suoi fiori, è una parante dell'Agave e degli Asparagi.

Il genere Beschorneria comprende circa una decina di specie originarie del Centro America. La parola greca "oides" significa "simile"; la Beschorneria yuccoides deve infatti il suffisso ("yuccoides") proprio alla sua somiglianza con il noto genere di piante Yucca.
La Beschorneria yuccoides è una pianta nativa degli aridi altopiani del Messico, dove cresce ad un'altitudine compresa tra 2500–3000 metri (8200–9800 ft) sopra il livello del mare.

Beschorneria yuccoides


Com'è Fatta la Beschorneria yuccoides ?

Questa specie è perenne sempreverde, ma erbacea e priva di un vero e proprio tronco o ramificazioni. La parte visibile della pianta è composta da verdi foglie dalla forma lanceolata, molto lunghe (60 cm o 24 inch) e strette (nella parte centrale 4 cm o 1.5 inch), che assomigliano a delle "spade".
Esse sono disposte a raggiera, con le vecchie foglie quasi parallele al suolo, mentre quelle nuove perpendicolari. Una pianta adulta è composta mediamente da 25-35 foglie.

La fioritura, che in Italia avviene in primavera (Aprile-Maggio), può esser più o meno copiosa o addirittura assente in qualche annata.
L'infiorescenza è una spiga carnosa lunga mediamente dai 100 ai 200 cm (40-80 in), dall'atipico color rosso-rosa e pendente. Essa è composta da numerosi fiori a forma di campana, lunghi circa 5 cm (2 in), a loro volta raggruppati in 4-5 unità lungo lo stelo e più numerosi all'apice dell'infiorescenza. 
Ai fiori seguono i frutti dalla forma allungata, contenenti i semi.

Chioma Foglie Beschorneria yuccoides

Fioritura Beschorneria yuccoides

Dove si Può Coltivare la Beschorneria yuccoides ?

Questa specie succulenta cresce a forma di cespuglio e se ne possono piantare anche più esemplari per formare aiuole dall'aspetto tropicale.
Sebbene sia distribuita a latitudini tropicali, l'Habitat naturale di questa pianta grassa è a quote elevate, in zone semi-desertiche. Per questa ragione ha sviluppato una naturale resistenza, sia alla siccità, che al freddo.

Ovviamente rimane pur sempre una pianta Messicana e lì, anche in montagna, le temperature sono più miti che in Italia. 
Se ne può tentare la coltivazione laddove le temperature non scendano di norma sotto i -5° C (23° F), a -7° C (19° F) i danni iniziano ad essere rilevanti, sotto questa soglia la pianta muore. Indicativamente può crescere bene in zone USDA 9 o superiori, che corrispondono alle zone costiere Tirreniche, a quelle del basso Adriatico, alle Colline del Sud Italia e nei microclimi più miti del Nord Italia (personalmente ho visto questa specie sulle rive del Lago Maggiore).
L'esposizione ideale è in pieno Sole, ma si sviluppa (e fiorisce) agevolmente anche a mezz'ombra.
Una volta affrancata la Beschorneria yuccoides non necessita irrigazioni ed, in un terreno ricco, non vuole neppure concimazioni.

Questa pianta grassa si propaga facilmente per semina ed, entro 5 anni, la pianta è completamente sviluppata e matura. Si può dunque considerare una pianta succulenta a crescita veloce.

Infiorescenza Beschorneria yuccoides

Fiori Beschorneria yuccoides

mercoledì 5 luglio 2017

Com'è la Pianta di Anacardi (Anacardium occidentale)? Dove Cresce?

Gli Anacardi sono dei frutti secchi che, oggigiorno, si possono comprare in tutti i supermercati. Essi sono prodotti dall'Anacardio (Anacardium occidentale), una pianta tropicale che vive nella foresta amazzonica.

Come si coltiva l'Anacardio? Può crescere e fruttificare in Italia? Di quale clima ha bisogno per svilupparsi?

Anacardium occidentale

Frutti di Anacardio


Origine e Diffusione :

L'Albero dell'Anacardio è nativo del Brasile, ma lo si ritrova selvatico anche nelle pianure del resto dell'America tropicale. 
Molti secoli fa i portoghesi lo esportarono in altri continenti ed oggi, a livello commerciale, è coltivato in molte zone tropicali del Mondo, dall'Asia all'Africa, dove in alcune aeree si è addirittura naturalizzato, formando ampie foreste.

Tra i maggiori produttori a livello mondiale troviamo l'India, la Costa d'Avorio, il Vietnam, il Brasile, la Nigeria, il Mozambico, l'Indonesia e le Filippine.

La produzione mondiale di Anacardi è in ascesa e, tra i frutti secchi, si colloca al quarto posto, subito dopo Pistacchi, Noci e Mandorle.


Botanica e Fisiologia :

L'Anacardio (Anacardium occidentale) è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, di cui fanno parte anche Pistacchio e Mango.
Questo albero raggiunge un'altezza media di circa 10-12 m (33-39 ft), cresce solitamente su un unico tronco piuttosto tozzo e contorto.
La chioma, dal portamento espanso, è folta e con numerosi rami, tanto che nei vecchi esemplari la sua larghezza e superiore all'altezza della pianta stessa, con rami ricadenti che quasi toccano il suolo.

Foglie Anacardium occidentaleLe foglie sono di forma ovale, di dimensione variabile, lunghe sino a 20 cm (8 in) e larghe circa la metà. Esse sono lisce, coriacee,  con un'unica grossa venatura centrale da cui dipartono quelle laterali, sono disposte a spirale ed, a maturità, hanno color verde brillante (mentre da giovani hanno sfumature rossastre).

Chioma AnacardioL'infiorescenza è un racemo emesso dalla parte apicale dei nuovi rami ed è formata da numerosi fiori, maschili o ermafroditi, solo raramente femminili.
Ogni singolo fiore è di piccole dimensioni, con 5 petali, 5 sepali e di color bianco-rosa.
La fioritura, che nei paesi a clima monsonico avviene nel periodo secco, si prolunga per diverse settimane (tra 4 ed 8). In Florida l'Anacardio fiorisce in primavera, mentre in zone prettamente tropicali con piogge ben distribuite durante l'anno, la fioritura può verificarsi in qualsiasi momento dell'anno.

Le radici si sviluppano inizialmente sotto forma di profondo fittone, che successivamente si "ramifica" lateralmente. L'apparato radicale dell'Anacardio adulto è massiccio ed esteso.

Ma arriviamo alla parte più interessante: il frutto.
Contrariamente a quanto si pensi, il frutto dell'Anacardio è in realtà composto da due parti ben diverse, ma saldamente unite tra loro.
La parte secca, chiamata anche "Nocciola di Acagiù" o "Mandorla di Acagiù", è quella che comunemente troviamo in vendita in Italia; mentre la parte fresca, detta anche "Mela di Acagiù", è consumata solo a livello locale e praticamente sconosciuta in Europa ed all'infuori dei tropici.

La Noce di Anacardio è in realtà il "vero" frutto ed ha la forma di un fagiolo. All'interno del rigido guscio (pericarpo) è contenuto un unico seme oleoso, che rappresenta la parte edule di questa noce.
Il seme al naturale contiene un olio irritante che deve essere rimosso con il calore, per questo motivo gli Anacardi, prima di essere sgusciati, devono essere tostati.
Diversamente da altri frutti secchi, gli Anacardi hanno una maggior concentrazione di acqua ed una consistenza più soffice, questo li rende però più facilmente deperibili.

La Mela di Anacardio è un falso frutto in quanto derivante dall'ingrossamento del peduncolo fiorale. Esso ha le dimensioni di una mela, ma la forma di una pera ed, a maturità, può essere giallo o rosso. La buccia è molto sottile (e questo è forse il motivo per cui viene commercializzato solo a livello locale), mentre la polpa ha la consistenza di quella di una mela, ma è fibrosa e dal sapore leggermente acidulo. Dalla Mela d'Anacardio si estrae anche un succo che, dopo esser stato leggermente fermentato, viene utilizzato per la produzione di una bevanda gustosa, fresca e dissetante.

Dalla fioritura alla completa maturazione dei frutti devono passare circa 80-90 giorni, mentre se si è interessati solo alla Nocciola di Acagiù (e non alla Mela di Acagiù) basteranno 2 mesi.

Pianta di Anacardio

Fiori di Anacardio


Coltivazione, Clima e Moltiplicazione :

Anacardium occidentale è una specie abbastanza semplice da coltivare, a patto che lo si faccia nel clima idoneo. L'Anacardio deve essere cresciuto in una zona tropicale o subtropicale calda, laddove le temperature minime non scendano quasi mai sotto i 10° C (50° F).
Temperature di 0° C (32° F) arrecano gravi danni anche a piante adulte, devono perciò essere coltivati in zone "frost-free" (prive di gelo); per questo motivo in Italia la sua coltivazione è proibitiva.
La temperatura media giornaliera ideale di crescita è di 25° C (77° F), ma può sopportare anche temperature massime di 40° C (104° F).
Questa specie gradisce un'esposizione assolata ed un'umidità atmosferica relativa intorno al 70%.

Per quanto riguarda le piogge, l'Anacardio si può coltivare sia in zone piovose che in zone semi-aride, tuttavia sarebbe meglio che nel periodo di fioritura fosse abbastanza secco, in quanto i fiori sono soggetti ad infezioni e marciumi.

Questo albero è piuttosto resistente alla siccità e prospera anche con soli 600 mm (24 inch) di pioggia all'anno.
L'Anacardio cresce su un'ampia gamma di terreni, anche quelli poco fertili, dove altre piante da frutto deperirebbero, tuttavia preferisce suoli sabbiosi a pH acido. Anche senza concimazioni lo sviluppo è buono e la resa soddisfacente.
Negli impianti commerciali, se la siccità è molto prolungata ed il terreno trattiene poca acqua (come la sabbia), si effettuano irrigazioni sotto chioma, per evitare marciumi ai fiori/frutticini.

La pianta di Anacardi si può riprodurre tramite innesto, tuttavia non sono state selezionate molte cultivars ed anche i vivai vendono prevalentemente semenzali. I rami, anche se trattati con ormoni, radicano con estrema difficoltà, perciò non si può riprodurre per talea.
La semina rimane il mezzo di moltiplicazione più diffuso e facile. I semi freschi germinano in poco tempo (2-3 settimane), ma rimangono  vitali  per poco tempo.
Nei climi adatti, durante la stagione più calda, si possono piantare direttamente nel terreno. Se viene fornita acqua, la crescita dell'Anacardio è veloce quasi come fosse erba e l'entrata in produzione avviene mediamente 3-5 anni più tardi e si protrae per altri 50 anni. Una pianta adulta può produrre fino a 35 kg (77 lb) di frutta all'anno.

Fioritura Anacardium occidentale

Frutticini Anacardium occidentale

Anacardi in Maturazione

Frutto Anacardio Maturo

Anacardi

Albero di Anacardio di 3 anni

giovedì 29 giugno 2017

Come Coltivare la Strelitzia reginae, una Pianta dal Fiore a Forma di Uccello

Sulla Terra esistono migliaia di fiori, con diverse forme, colori e dimensioni; tuttavia molti di loro tendono ad avere somiglianze morfologiche stereotipate nel "classico fiore".
Oggi vorrei parlare della Strelitzia reginae, una pianta sub-tropicale dal fiore molto particolare, tanto da farle meritare l'appellativo di Uccello del Paradiso (Bird of Paradise).

Strelitzia reginae

Strelitzia reginae

Fioritura Strelitzia reginae


Iniziamo subito col dire che questo fiore, a forma di uccello, è in realtà tipico del genere, non della specie.

Il genere Strelitzia contiene al suo interno solo 5 specie differenti, oltre ad innumerevoli ibridi e varietà :

  • Strelitzia reginae : sicuramente la specie più comune e diffusa a scopo ornamentale, nonché quella di cui parlerò profusamente in questo articolo.
  • Strelitzia nicolai : probabilmente la seconda per diffusione che, rispetto alla precedente, ha un maggiore sviluppo e fiori dai colori meno sgargianti. Anche di questa parlerò nelle prossime righe.
  • Strelitzia alba (S. augusta) e Strelitzia caudata : sono in realtà molto simili alla precedente, tanto che le differenze sono difficilmente apprezzabili ad occhio nudo e, per questo motivo, vengono spesso confuse tra loro.
  • Strelitzia juncea : quest'ultima è invece distinguibile dalle foglie che, diversamente dalle 4 precedenti specie, sono affusolate ed arrotolate, dando quasi l'impressione che siano dei tubi a sezione circolare. La crescita di questa pianta è contenuta e paragonabile a quella della Strelitzia reginae.

Origine e Generalità :

L'origine dalla Strelitzia, talvolta erroneamente chiamata Sterlizia, è da ricercarsi nella parte meridionale dell'Africa, sebbene oggi sia naturalizzata anche in alcune zone del Messico.
Il Re d'Inghilterra Giorgio III ereditò il Royal Botanic Kew Gardens nel 1772 e permise a sua moglie, appassionata di Botanica, di aiutarlo nella gestione e nella selezione delle piante.
Un anno più tardi Sir Joseph Banks importò un esemplare di Strelitzia reginae dal Sud Africa. La regina Carlotta se ne innamorò, a tal punto da nominare questa rarità esotica in base al suo nome di famiglia, Meclemburgo-Strelitz.

La Strelitzia è il fiore simbolo della città di Los Angeles, ma oggigiorno è diffusa un po' in tutte le zone tropicali del Mondo, sconfinando anche nelle zone più miti d'Italia ed Europa.


Botanica e Fisiologia :

La Strelitzia, italianizzata col nome "Sterlizia", appartiene alla famiglia delle Strelitziaceae, di cui fa parte anche l'Albero del Viaggiatore (Ravenala madagascariensis), uno dei simboli del Madagascar.

La Strelitzia reginae è una specie erbacea perenne endemica del Sud Africa, dove cresce prevalentemente nei boschi situati ai margini delle coste. Questa pianta, dal portamento a cespuglio, raggiunge a stento i 2 m (6,5 ft) di altezza, sebbene si possa mantenere anche più bassa.
La sua crescita così contenuta le permette di essere agevolmente coltivata anche in vaso, rendendola una perfetta pianta da appartamento.
Strelitzia reginae è una pianta praticamente priva di fusto, o meglio esso è formato solo dai lunghi e carnosi piccioli delle numerose foglie.
Le radici sono sono espanse, carnose e, se coltivate in piena terra, possono diventare molto voluminose. In qualche modo assomigliano a quelle delle Carote.
Le foglie sono ovali, di color verde-argentato e con una profonda nervatura centrale da cui dipartono quelle laterali (un po' come fosse una "lisca di pesce"). Esse sono ravvicinate, lunghe circa 50 cm (20 in) e larghe sino a 20 cm (8 in), sebbene abbiano un picciolo che supera agevolmente il metro (40 in).
Sebbene più piccole, le foglie dell'Uccello del Paradiso assomigliano molto a quelle del Banano.
Il pezzo forte è però il fiore che, come detto in precedenza, ricorda molto la forma di un uccello ed in modo particolare della Gru (Grus grus) in volo.
Le infiorescenze sono formate da steli cilindrici molto lunghi che, in prossimità dell'apice, ruotano di 90°, come fosse una "L" rovesciata. Questa "estremità", detta spata, ricorda la forma di un becco e da essa sbocciano più fiori di color arancione, giallo e blu, con sfumature violacee.
Nelle zone con estati calde e secche, la Strelitzia reginae entra in uno stato di quiescenza e la fioritura è relegata al periodo che va dall'autunno alla tarda primavera/inizio estate.

Foglie Strelitzia

Fiori Strelitzia reginae


La Strelitzia nicolai la si potrebbe paragonare alla versione "gigante" della Strelitzia reginae, sebbene con alcune differenze.

Strelitzia nicolai è la specie che cresce di più, può infatti superare gli 8 m (26 ft) di altezza. Le foglie sono anch'esse molto grosse e, diversamente dalla S. reginae, tendono a sfaldarsi sotto il soffio del vento.
Questa specie è arborea ed, osservandola, potrebbe sembrare una sorta di palma con le foglie di un Banano.
Il fiore ha una forma simile a quello della S. reginae, con la differenza che è circa 2-3 volte più grande ed è più "cupo", essendo colorato di blu scuro, bianco e grigio.
La sua fioritura, in zone calde, è distribuita durante tutto l'anno con un picco estivo, ma solitamente è meno frequente ed abbondante rispetto alla "cugina" minore.


Coltivazione, Clima, Cure e Moltiplicazione :

La Strelitzia reginae, per una crescita ottimale, richiede un'esposizione a mezz'ombra, con Sole diretto al tramonto e/o all'alba. Tuttavia si può sviluppare abbastanza bene in un luogo luminoso, ma all'ombra, malgrado in questa condizione (tipica degli interni di casa) la crescita sia più stentata e la fioritura scarsa o assente.
In zone calde, in pieno Sole, si possono avere bruciature alle foglie, specie quelle appena emesse. La Strelitzia nicolai è forse leggermente più tollerante nei confronti della luminosità e si può sviluppare abbastanza bene anche in pieno Sole, sebbene gradisca un po' d'ombra durante le ore centrali della giornata. Date le sue dimensioni, questa specie mal si presta alla coltivazione in vaso o in zone troppo ventose.
La Strelitzia è piuttosto resistente alla siccità e, una volta affrancata, non necessità normalmente innaffiature; se coltivata in vaso si deve annaffiare solo quando la terra inizia a seccarsi in superficie.
Queste piante si adattano ad un'ampia gamma di terreni, sebbene in zone particolarmente aride, terreni sabbiosi le renderebbero più bisognose di irrigazioni.
Le concimazioni, se coltivate in piena terra, non sono necessarie e possono essere fatte solo occasionalmente, mentre se coltivate in vaso dovrebbero essere eseguite almeno un paio di volte all'anno.
La S. reginae è considerata sensibile al gelo, tuttavia può tollerare brevi ed occasionali picchi di -3°/-4° C (27-25° F). Queste temperature devono però essere limitate a poche ore e, anche in questo caso, potrebbero danneggiare la chioma.
La S. nicolai è meno rustica e temperature anche di poco inferiori agli 0° C (32° F) potrebbero ucciderla o bruciarle interamente le foglie.
In Italia crescono bene nelle zone costiere del Sud ed in quelle più riparate del Centro-Nord. Ai giardini di Nervi (in Liguria) sono presenti entrambi gli esemplari e, anche senza protezioni, superano l'inverno indenni.
La potatura è dispensabile e si limita all'eliminazione delle foglie seccate.

La riproduzione può avvenire tramite semina o divisione dei cespi.
Nel primo caso i semi, che sono tossici, impiegano circa 1-2 mesi prima di germinare e lo sviluppo iniziale non è particolarmente rapido, si dovranno infatti aspettare 4-5 anni per ottenere la prima fioritura.
Nel secondo caso, verso Giugno, si preleva una pianta e, con un coltello affilato e sterile, si divide una radice dall'intrecciato ammasso radicale, lo si trapianta in un vaso con terriccio  umido, tenuto in posizione ombreggiata per circa un anno.

Avrete capito quanto particolare e meritevole siano le specie di Strelitzia. Se avete un giardino in un luogo adatto scavate una buca e piantatale nel terreno, altrove concentratevi sulla Strelitzia reginae, tenetela in vaso e collocatela in serra o in appartamento, sebbene in quest'ultima condizione la fioritura sarà un evento poco probabile.

Fiore Strelitzia reginae

Foglie Strelitzia reginae

Fusto Strelitzia nicolai
Foglie Strelitzia nicolai
Strelitzia nicolai

giovedì 15 giugno 2017

Che Cos'è una Pianta OGM? Come Funziona?

Ormai da qualche anno la parola "OGM" è sulla bocca di tutti, la si sente alla tv, sui giornali, così come nei centri commerciali o nei negozi di alimentari.
Tuttavia, in merito alla questione, aleggia una sorta di "mistero" ed il mix paura/ignoranza induce spesso il consumatore a diffidare ed a preferire cibi "non OGM", senza neppure sapere cosa realmente siano e quali siano le differenze.

Ma cosa vuol dire OGM? Un cibo ottenuto da piante OGM è davvero così pericoloso? Perché? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Com'è fatto un OGM?

Golden Rice vs Riso Classico


Il termine OGM è l'acronimo di "Organismo Geneticamente Modificato" ed è riferito ad esseri viventi, in particolar modo piante (e talvolta animali) ad uso alimentare, a cui l'ingegneria genetica (ad es. la tecnica del DNA ricombinante) ha dato una mano per migliorarne la qualità o la resistenza ai patogeni.


Per meglio comprendere il significato occorre aver ben chiaro il concetto di selezione naturale e di come ogni organismo si sia adattato all'ambiente in cui vive, grazie a mutazioni casuali del proprio DNA.
Ogni caratteristica di un essere vivente, dalla resistenza ai parassiti, al numero di semi contenuti in un frutto, è determinata da uno o più Geni.
Praticamente tutti i parametri dipendono dai Geni, oltre che dalla disponibilità di acqua, luce, nutrienti etc...

Ora, prima di parlare delle piante OGM, vorrei fare una breve introduzione su quella che è stata la prima applicazione concreta dell'ingegnerie genetica.

Come molti di voi sapranno, coloro che soffrono di Diabete (salvo rari casi) devono assumere dall'esterno un ormone (Insulina), dato che il loro corpo non ne produce a sufficienza o la produce mal funzionante.
Fino a qualche decennio fa l'insulina si ricavava dai maiali, in poche parole si doveva purificare dal sangue e dal pancreas dei maiali, quest'insulina (di maiale, non umana) era quanto di meglio si potesse trovare.

Con l'avvento delle Biotecnologie, i Biologi Molecolari individuarono il gene responsabile della produzione dell'insulina umana, lo replicarono e lo introdussero in Escherichia coli, il classico batterio modello utilizzato negli studi di Genetica.
Questo batterio così modificato aveva tutti i suoi geni più il gene dell'insulina umana. Crescendo esprimeva tutti i suoi geni, ma anche quello "estraneo" che portava alla produzione dell'insulina umana.
A questo punto bastava far crescere in laboratorio una coltura batterica e da essa purificare l'insulina umana.
Si poteva così ottenere insulina umana (non di maiale), la si produceva in laboratorio (senza aver bisogno di una fattoria) e con rese ben superiori.

Ebbene, questo E. coli "ingegnerizzato" potrebbe essere un perfetto esempio di organismo geneticamente modificato.

Se vogliamo pensarla in un altro modo, gli OGM sono delle forzature dell'Evoluzione. Ovvero, studiando un gene se ne può capire la funzione così da poterlo cambiare, "potenziare" e/o trasferirlo da una pianta all'altra, velocizzando un processo naturale casuale che potrebbe richiedere migliaia di anni.


Esempi di Piante OGM :


  • Mais Bt : L'esempio più noto di OGM in agricoltura è senza dubbio il Bt-Mais. Bacillus thuringiensis è un batterio sporigeno che vive nel terreno ed è in grado di produrre la Tossina Bt, innocua per l'uomo, ma letale per i Ditteri e per le larve di molte specie di Lepidotteri, tra cui la Piralide del Mais (Ostrinia nubilalis). Gli scienziati hanno individuato il gene della Tossina Bt e l'hanno trasferito da Bacillus thuringiensis alle piante di Mais, ottenendo così una pianta transgenica con un limitato fabbisogno di insetticidi. 
  • Golden Rice (Riso Dorato) : Questa varietà di Riso contiene elevate quantità di beta-carotene, il precursore della vitamina A, responsabile del color "dorato" di questo riso. In questa selezione, inserendo geni originariamente presenti nei Narcisi, nel Mais e nel batterio Erwinia uredovora, è stata introdotta una nuova via metabolica che porta alla produzione del beta-carotene. Il riso, normalmente povero del precursore della Vitamina A, è l'alimento principale di molte popolazioni sottosviluppate. Carenze nella Vitamina A possono causare diverse patologie, tra cui la cecità. Coltivare Golden Rice in questi paesi potrebbe migliorare la qualità della vita di queste persone.
  • Pomodori a Lunga Conservazione : Negli Stati Uniti, nel 1994, vennero messi in commercio dei Pomodori OGM che avevano il vantaggio di marcire solo dopo molto tempo, potendo così maturare direttamente sulla pianta, anche se destinati a luoghi lontani. Questa varietà transgenica aveva delle modificazioni nei geni che normalmente producono quella sostanza che porta al deperimento dei pomodori.
  • La Soia : l'introduzione di un gene batterico all'interno di questo vegetale, ha permesso di ottenere piante resistenti al Glifosato, la sostanza erbicida più economica e diffusa. Il diserbo "chimico" ha permesso una maggiore resa ed una limitata lavorazione del terreno.

Quelli sopracitati sono solo alcuni degli esempi, ma le applicazioni degli Organismi Geneticamente Modificati sono praticamente illimitate.
Alcuni gruppi di ricerca, studiando i Geni che regolano l'apertura e la chiusura degli Stomi, stanno cercando di ottenere piante resistenti alla siccità, così da poterle coltivare in zone in cui ora morirebbero di sete.

Piralide su Mais non OGM


Come si Ottiene una Pianta OGM ?

Per ottenere un OGM si deve spesso inserire un gene "esogeno" (prelevato da un'altra specie o costruito artificialmente in laboratorio) all'interno dell'organismo in questione. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questo processo richiede un intermediario che, nelle piante, è di norma il batterio Agrobacterium tumefaciens.

In soldoni si prende il Gene X, lo si clona (inserisce) in A. tumefaciense che, successivamente, lo trasferisce  nelle piante che infetta.

Dato che l'efficienza di successo è assai limitata ci devono però essere dei marcatori di selezione associati al gene che si vuole inserire. Questi marcatori sono spesso delle resistenze agli antibiotici.

Si crea in vitro un plasmide (una sorta di cromosoma circolare) con all'interno il Gene X e, per es., il Gene Res-Amp.
Ora si cerca di "inserire" questo plasmide all'interno di A. tumefaciense. Questa tecnica si chiama trasformazione e può avere un'efficienza di 1 su 1 milione.

Supponiamo di avere 10 milioni di batteri e di trasformarli con il nostro plasmide (Gene X-Gene-Res-Amp). Statisticamente 10 batteri avranno preso (incorporato) il plasmide (avranno quindi sia il Gene X di nostro interesse, sia il marcatore che conferisce resistenza all'Ampicillina), mentre gli altri 9.999.990 no.

Come si fanno a distinguere i 10 batteri che ci interessano rispetto a tutti gli altri?
Semplicemente li si fanno crescere in presenza dell'antibiotico Ampicillina. Gli unici che sopravviveranno saranno coloro che hanno inglobato il plasmide (e di conseguenza il gene di resistenza all'Amp).

Ora si utilizzeranno questi 10 batteri per infettare la pianta a cui si vuol donare il Gene X e, con altri marcatori, si selezioneranno gli eventi positivi.



Quali Sono i Campi di Utilizzo degli OGM ?

In ambito agricolo gli OGM permettono di ottenere piante più resistenti sia agli stress biotici (es. Virus, Batteri, Insetti), sia a quelli abiotici (es. Gelo, Siccità, Salinità del Suolo, etc..).
Oppure ingegnerizzare Batteri ambientali, affinché migliorino le caratteristiche chimico-fisiche del suolo in cui vivono, permettendo così una più proficua futura coltivazione agricola.

Nel campo alimentare, come abbiamo visto con il Riso transgenico, si possono ottenere frutti contenenti un maggior numero di Vitamine o con migliori qualità organolettiche. Oppure Animali geneticamente modificati che producano latte con una minor quantità di Lattosio (che può essere causa di allergie ed intolleranze) od una maggior concentrazione di Caseina, la principale proteina del latte.

Gli Organismi Geneticamente Modificati trovano impiego anche in Medicina. Grazie a loro si può produrre l'Insulina (leggi sopra) ed altri Ormoni, così come Anticorpi, Vaccini ed Antibiotici. Tuttavia sarebbe limitante non menzionare gli OGM nella Ricerca; per studiare la funzione di un Gene bisogna modificarlo od eliminarlo, così da capire quali sono le differenze tra "avere o non avere" quel gene.
In tutti i laboratori di ricerca di Biologia Molecolare si effettuano mutazioni e clonazioni, dal Batterio sino ai Mammiferi. Di fatto queste "cavie" sono in tutto e per tutto degli OGM, in quando il loro Genoma (insieme dei Geni) è stato modificato artificialmente.

In fine non dimentichiamoci l'ambito industriale dove gli OGM permettono di risanare  terreni contaminati da metalli pesanti o da inquinanti di varia natura (Batteri Bio-risanatori); oppure di ottenere sostanze come Etanolo ed altri alcool, utilizzabili come bio-carburanti.


Quali Sono i Vantaggi e gli Svantaggi degli OGM ?

Sebbene l'opinione pubblica sia piuttosto scettica, la maggior parte degli scienziati ritiene che gli OGM non presentino particolari rischi a livello alimentare e non son mai state trovate delle correlazioni tra l'utilizzo di OGM ed insorgenze di particolari patologie.
I vantaggi, come avrete letto sopra, sono notevoli. Permettono di ampliare l'areale di coltivazione, di ridurre le perdite causate da insetti e patogeni vari,  di meglio nutrire le popolazioni dei paesi in via di sviluppo etc..

Ma tutto questo comporta dei rischi?

Fin qua abbiamo menzionato solo i vantaggi, a dover di cronaca si devono però riportare anche gli svantaggi, affinché uno possa metterli entrambi sulla bilancia e trarne le conclusioni che crede.

Se dal punto di vista alimentare gli OGM sono del tutto paragonabili ai "naturali", questo non si può dire per quanto riguarda la salvaguardia della biodiversità.
Sappiamo che in natura ogni essere vivente ha un proprio compito, spesso del tutto ignorato; bene, se impedissimo alle larve di Ostrinia nubilalis di mangiare il Mais, poiché tutte le coltivazioni sono di Mais Bt, allora questo insetto potrebbe ridurre il proprio tasso di riproduzione ed alterare i delicati equilibri preda-predatore ad esso collegati.
Inoltre la tossina Bt, pur non essendo tossica per l'uomo, potrebbe esserlo per altri animali ed influire negativamente sulla biodiversità di questi ecosistemi.

L'altro grosso problema sono le resistenze agli antibiotici. Come abbiamo letto sopra, per ottenere piante transgeniche, si utilizzano come marcatori dei geni che conferiscono resistenze contro antibiotici specifici.
Se questi geni venissero trasferiti nell'ambiente e ci fosse il passaggio di DNA da organismo ad organismo (che è un evento naturale), allora si potrebbero creare dei ceppi patogeni resistenti agli antibiotici. Questo, ovviamente, li renderebbe più difficili da combattere e debellare, qualora infettassero un uomo.

Alcuni OGM (ad esempio la Soia resistente agli erbicidi) incentiverebbero il diserbo chimico, con maggiori rischi di inquinamento del suolo e riduzione della biodiversità della flora.

Anche il problema economico-politico è rilevante. L'ideazione e la riproduzione degli OGM richiede studio e ricerca, di certo finanziariamente non sostenibili dal singolo agricoltore.
Le grandi multinazionali biotecnologiche potrebbero (o meglio lo sono già) diventare delle forti lobby, in grado di condizionare scelte politiche e/o finanziarie, decidendo come, a quanto e a chi fornire i loro OGM.

In ultimo, alcune proteine "esogene", prodotte dai geni "esogeni", potrebbero risultare allergeniche per talune persone, come del resto potrebbero esserlo alcune "classiche" proteine contenute in tutte le piante selvatiche.

Insomma OGM sì o OGM no?

Io sono sicuro che gli OGM possano rappresentare un modello di sviluppo per una popolazione sempre più numerosa e con sempre meno risorse.
Ovviamente ogni nuovo OGM deve esser validato e testato (l'alterazione anche di un solo gene potrebbe causare delle reazioni a cascata), tuttavia credo non esistano rischi concreti per la salute umana.

Il consiglio è di documentarvi, di trovare informazioni e di fare le vostre scelte, in base alle vostre idee.
Senza conoscere un argomento si diventa marionette in mano ai media, alla moda o a quello che dice il vicino di casa.

Pomodoro OGM vs Pomodoro selvatico

martedì 6 giugno 2017

Come Coltivare la Pianta della Canfora (Cinnamomum camphora) ?

L'Albero della Canfora (Cinnamomum camphora), talvolta chiamato anche Canforo, è una pianta ornamentale e da ombra molto diffusa in Italia, specialmente nei parchi e nei grossi giardini di zone a clima Mediterraneo.

Dove può essere piantata la Canfora? Quali temperature sopporta? Quanto diventa alta?

Fioritura Pianta Canfora


Foglie Cinnamomum camphora
Origine, Diffusione ed Utilizzi :

Cinnamomum camphora è una specie originaria del Giappone e dell'isola di Taiwan, dove cresce nelle piovose foreste a confine tra il clima subtropicale e quello temperato caldo.
Oggigiorno la specie è stata esportata un po' in tutti i paesi che ne consentano la coltivazione; la ritroviamo dall'Australia, agli Stati Uniti, sino alle nazioni del Sud Europa.
In Italia è comune lungo le coste del Mediterraneo, ma ancora di più nelle zone miti, ma umide, del Nord Italia, come le sponde dei grandi laghi prealpini (ad esempio il Lago Maggiore).

Sebbene venga piantata prevalentemente per la sua bellezza, la pianta della Canfora trova impiego anche nella produzione di un Olio molto ricercato. Esso è ottenuto dal legno della pianta ed è ricco di "Canfora", il principio attivo di natura organica che ha dato il nome alla specie.
Quest'olio è utilizzato come antitarme, ma anche in Medicina come analgesico locale, antimicrobico e per sedare la tosse; tuttavia, se non perfettamente raffinato, può avere effetti tossici, anche importanti.


Nuova Vegetazione Cinnamomum camphoraBotanica e Fisiologia :

Albero della Canfora è il nome volgare della Cinnamomum camphora, una specie appartenente alla nota famiglia delle Lauraceae, le cui specie formano la Laurisilva, una foresta sempreverde che un tempo dominava interi ecosistemi caldo-umidi.
Dopo le ultime glaciazioni questo tipo di ecosistema, presente allora nel caldo ed umido bacino Mediterraneo, si spostò più a Sud, confinandosi negli arcipelaghi nord atlantici (Isole Azzorre, Madeira e le Canarie occidentali).
La Canfora è una stretta parente della Pianta della Cannella, entrambe appartengono al genere Cinnamomum ed, ad uno sguardo superficiale, sono facilmente confondibili.

Cinnamomum camphora è una specie sempreverde che può superare i 45 metri (148 ft) di altezza, con una chioma particolarmente densa ed espansa.
Il tronco, che può superare i 5 metri di circonferenza (16 ft), è solitamente singolo, ma non è raro trovare esemplari multi-fusto. Ad ogni modo il tronco (o i tronchi) crescono piuttosto slanciati ed hanno una corteggia grigio-marroncina che, con gli anni, tende a fessurarsi verticalmente.
I giovani rami sono invece lisci, di color verde ed impiegano molto tempo a lignificare.

Le foglie della Canfora sono molto eleganti, hanno una forma ovale, un color verde brillante con tre  (o cinque) venature principali di color giallo e, se strofinate, emanano un odore molto caratteristico.
La foglia giovane è molto "tenera" e spazia da sfumature giallo-verdino sino al rossiccio.

Le infiorescenze sono dei racemi che spuntano dalle gemme apicali dei rami di un anno e si sviluppano a partire dall'ascella fogliare della nuova vegetazione. I fiori sono molto piccoli, ermafroditi, di color bianco crema, gialli o verdognoli a seconda del clima e della varietà e sono impollinati dai Ditteri, ma anche dal alcune specie di farfalla.
Alla fioritura, che in Italia avviene a metà primavera, seguono i frutti, delle piccole bacche sferiche che a maturità sono lucide e nere.

L'apparato radicale di questa pianta è assai sviluppato, ampio e vigoroso, motivo per cui se ne sconsiglia la piantumazione vicino ad abitazioni, tubature o zone piastrellate.
Inoltre la Cinnamomum camphora è particolarmente longeva ed è facile trovare esemplari plurisecolari ed, occasionalmente, anche con oltre 1000 anni di età, con radici grosse come rami, che si espandono su un'area superiore a quella della chioma.

Germogliamento pianta canfora

Fioritura Cinnamomum camphora


Coltivazione, Cure, Clima e Moltiplicazione :

Se avete diverso spazio a disposizione ed un clima adatto, la coltivazione della Canfora non presenta particolari difficoltà.
Sebbene la Cinnamomum camphora sia nativa di zone pianeggianti calde ed umide (o di zone montane, se più vicine ai Tropici), mostra un'ottima tolleranza al freddo e la si può coltivare in molte zone d'Italia.
La pianta dormiente può tranquillamente superare senza danni temperature di -10° C (14° F) e, se occasionali e limitate, si riprende anche da gelate più forti. La si potrebbe considerare una buona pianta indicatrice, per le pianure più fredde del Nord Italia.

In natura prospera in zone in cui ci sono anche oltre 2000 mm (80 in) di pioggia all'anno, tuttavia, grazie alle radici espanse, dimostra una buona resistenza alla siccità. Una pianta adulta ed affrancata non necessita, generalmente, innaffiature e le irrigazione, in zone a clima Mediterraneo, sono necessarie solo durante i primi anni dalla messa a dimora.

Il terreno ideale è fresco e ben drenante, mentre rifugge da quelli troppo pesanti; inoltre ha una buona tolleranza sia alla salinità del suolo, sia ai venti salmastri, la si può dunque piantare anche in zone costiere.
La specie riesce a crescere vigorosamente anche in assenza di concimazioni, le quali potrebbero risultare utili solo per piante coltivate in vaso.
L'esposizione ideale è in pieno Sole, ma cresce bene anche in zone di mezz'ombra, soprattutto durante la fase giovanile.

Le potature non sono assolutamente necessarie, vengono semmai eseguite per contenere le dimensioni della chioma che, come detto in precedenza, se lasciata crescere liberamente può diventare davvero imponente.

La riproduzione avviene solitamente per semina, tenendo conto che i semi di questa specie non rimangono germinabili a lungo e solo semi freschi garantiscono una buona percentuale di successo. Un altro metodo, meno diffuso, è tramite talea semi-legnosa. In questo caso si preleva un giovane ramo e lo si interra in sabbia mantenuta costantemente umida sino ad avvenuta radicazione.
In entrambi i casi, se piantata in terreni ottimali, la crescita è molto veloce.

Gemme Gonfie Cinnamomum camphora

Rami Cinnamomum camphora

Tronco Pianta Canfora

Cinnamomum camphora in Riva al Lago