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giovedì 6 luglio 2023

Le 20 Conifere Più Comuni, Rare o Particolari - Specie a Confronto con Foto

All'interno delle Gimnosperme, le Conifere (o Pinophyta) sono indubbiamente il raggruppamento più grosso (circa 650 specie) e, per lo meno nelle zone temperate, anche quello più diffuso.

Parco di Conifere
Le Conifere sono piante di norma sempreverdi (anche se ci son eccezioni, come leggerete più avanti) a grande sviluppo (anche qui con eccezioni), con foglie aghiformi e coni (maschili e femminili) invece dei classici fiori presenti nelle Angiosperme. I semi non sono racchiusi in un frutto, bensì in una pigna. 

In questo articolo vorrei portare all'attenzione le specie di Conifera più importanti e comuni in Italia, sia a livello ornamentale, sia a livello ambientale, nonché qualche specie rara o particolare interessante per i collezionisti (e non solo).

Le Migliori 20 Conifere :

1) Larice Comune (Larix decidua) : iniziamo subito con l'eccezione alla regola, ecco una delle poche conifere decidue, le cui foglie (aghi), in autunno, si colorano di giallo per poi cadere. Il Larice è originario dell'Europa centrale ed è assai diffuso anche sulle nostre Alpi ed Appennini. E' una classica pianta "da montagna", ama climi freschi ed è una delle piante che delimita la linea degli alberi. La specie è alta e slanciata, può raggiungere i 40 m di altezza (130 ft), con un portamento elegante e rami penduli all'estremità. La chioma è poco folta, con 20-30 aghi riuniti in ciuffetti lungo i rami. Bella in ogni stagione, ma particolarmente ornamentale prima della caduta delle foglie.

Larix decidua

2) Cedro del Libano (Cedrus libani) :  nativo del medio oriente (Turchia, Libano) è un albero enorme ed imponente, che raggiunge più o meno le dimensioni del Larice, tuttavia ha un tronco di diametro decisamente superiore ed un portamento atipico per una Conifera, infatti non è conico e dal tronco principale partono diverse branche assurgenti (non orizzontali), che riportano alla mente un po' la forma di un candelabro. La chioma è espansa e richiede molto spazio attorno a sé. La resistenza al freddo è buona, ma non paragonabile a quella delle Conifere che crescono in quota sulle Alpi. Simile come portamento, ma con alcune varietà dalla chioma color verde-glauco, è il Cedro Atlantico (Cedrus atlantica).

Cedrus libani

3) Thuja Orientale (Platycladus orientalis) : nativa della Korea è una Cupressaceae di medio sviluppo, raggiungendo i 15-20 m (49-65 ft), ma solo dopo molti anni (la crescita è lenta). Contrariamente a molte conifere la Thuja ben si presta per la formazioni di siepi divisorie. Le foglie sono squamiformi, triangolari e rivolte verso l'alto. I Coni immaturi hanno un tipico color bluastro, che vira a marrone ad avvenuta maturazione. Molto comune in tutta Italia, anche nelle zone costiere del Sud Italia dove molte altre Conifere patirebbero il caldo e la siccità. La specie ha una "cugina" abbastanza simile, la Thuja occidentalis, nativa del Nord America.

Platycladus orientalis

4) Tasso (Taxus baccata) :  nativo dell'Europa è una arbusto molto longevo che raggiunge le dimensioni della Thuja, sebbene cresca forse ancor più lentamente. Inoltre è una pianta che può crescere ovunque, comprese zone di piena ombra che limiterebbero lo sviluppo della maggior parte delle conifere. Le foglie son formate da corti aghi disposti a lisca di pesce. Peculiarità è la produzione di un frutto (in realtà botanicamente non lo è), ovvero un rivestimento carnoso che a maturazione è rosso, commestibile e dal sapore blando. 

Taxus baccata

5) Picea abies "Acrocona" : è a tutti gli effetti un Abete, diffuso su tutto l'Arco Alpino ed utilizzato come "Albero di Natale". E' un albero di notevoli dimensioni, che può raggiungere i 50 m (164 ft) di altezza, con un apparato radicale meno profondo di altre conifere, rendendo la specie più incline ad esser sradicata in seguito a tempeste di vento. Qui presento però una Picea abies var. acrocona", una varietà che salta all'occhio per i Coni, i quali non sono del tipico color marrone-brunastro, bensì di un vistoso color viola-rosaceo; inoltre cresce un po' meno del "classico" abete ed ha la parte bassa della chioma più allargata.

Picea abies "Acrocona"

6) Cipresso Calvo (Taxodium distichum) :  nativo del Sud-Est degli Stati Uniti è anche chiamato Cipresso delle Paludi, per la sua attitudine a crescere in zone umide, come sulla riva di laghi e fiumi, nonché in piane alluvionali. Il tronco è possente, più largo alla base, la quale spesso ha forma irregolare e raggiunge un'altezza di 20 metri (66 ft) dopo 50 anni. La chioma è poco folta ed il portamento è assurgente e conico, con pochi rami nella parte bassa del tronco. Tratto distintivo è l'emissione di radici respiratorie, che spuntano dal terreno, anche non nelle immediate vicinanze del tronco. 

Taxodium distichum

7) Pino Strobo  (Pinus strobus) : chiamato anche pino di Weymouth, è nativo della parte orientale del Nord America. Albero di grosse dimensioni, che può superare agevolmente l'altezza di 40 metri (131 ft), con una crescita relativamente rapida. Il portamento è piuttosto snello e slanciato, ma allo stesso tempo il tronco è possente. Diversamente da molti altri Pini, qui gli aghi sono riuniti in mazzetti, creando una sorta di "ciuffetti".

Pinus strobus

8) Araucaria (Araucaria araucana) : Originaria del Sud America, ed in particolare del Cile, la si riconosce per il portamento massiccio, per i rami che mantengono le foglie per molti anni (anche 15), le quali hanno la peculiare forma triangolare e sono coriacee e pungenti. I rami sono spesso ricurvati verso l'alto. Questa specie sopporta geli intensi e può esser coltivata nel Nord Italia. Appartenente sempre allo stesso genere vorrei citare anche la Araucaria heterophylla, dal portamento più elegante, ma poco resistente al freddo e coltivabile solo nel Sud Italia o in microclimi particolarmente miti.

Araucaria araucana

9) Cipresso (Cupressus sempervirens) : tipico dell'Europa meridionale, è probabilmente nativo della parte orientale del Mar Mediterraneo, ma oggi lo si ritrova lungo i viali di campagna ed è molto comune in Toscana, così come nel resto del centro Italia. Gradisce estati calde, tollera la siccità, ma patisce il gelo intenso e prolungato, tuttavia supera senza problemi anche l'inverno del Nord Italia. La caratteristica che lo distingue è sicuramente il portamento colonnare; un albero può superare i 25 metri (82 ft), con chioma con larghezza di 1 metro (3,3 ft) o poco più. Viene usato anche come frangivento, collocando più esemplari ravvicinati tra di loro.

Cupressus sempervirens

10) Pino Mugo (Pinus mugo) : specie spontanea delle Alpi, amante dei luoghi assolati e molto freddi, si può spingere infatti oltre i 2500 metri (8200 ft) di altitudine. Il portamento è arbustivo/prostrato, viene considerata una "Conifera Nana" e, sebbene possa raggiungere i 4 metri di altezza (13 ft), in coltivazione è alta circa la metà.

I rami tendono a strisciare sul terreno, per poi erigersi verso l'alto, talvolta contorcendosi. Nei rami gli internodi sono corti, mentre gli aghi sono color verde scuro e fitti. Il Mugo è ottimo da esser piantato isolato o in consociazione a Rododendri, Azalee, Aceri, o altre specie "da giardino Giapponese". Importante ricordare che è una specie acidofila, che mal si sviluppa in suoli a pH alto.

Pinus mugo

11) Pino Domestico (Pinus pinea) : probabilmente originario della Sardegna e della Corsica è ormai da millenni diffuso in tutte le zone costiere del Mediterraneo. La specie è molto simile (quasi indistinguibile a volte) al Pino Marittimo (Pinus pinaster), con il quale condivide anche lo stesso areale. Il Pino Domestico è alto al massimo 25 metri (82 ft) e, rispetto alla maggior parte delle conifere (Pino Marittimo a parte), si riconosce per il portamento aperto e la chioma larga ed espansa, che ricorda la forma di un ombrello, il che rende la specie molto sensibile ai danni meccanici da neve.

Il tronco è singolo, con la corteccia che si sfalda a scaglie. Nella macchia mediterranea forma fitte pinete, dalle quali si ricavano i Pinoli (semi del Pino Domestico) che, insieme al Basilico, sono l'ingrediente fondamentale per il Pesto alla Genovese. Sebbene nativo di zone costiere la resistenza al freddo è discreta ed, in pianura, si può coltivare anche nel Nord Italia. 

Pinus pinea

Wollemia nobilis
12) Wollemia nobilis : identificata per la prima volta solo nel 1994 è una pianta nativa del New South Wales (in Australia). Appartenente alla famiglia delle Araucariaceae è considerata un fossile vivente, con caratteristiche immutate da oltre 150 milioni di anni. Prospera in foreste temperate, a quote collinari e può superare i mille anni di età, raggiungendo altezze di oltre 30 metri (98 ft), sebbene fuori dall'areale d'origine si crede che difficilmente possa superare i 20 metri (65 ft) e solo in esemplari vecchi. L'ambiente ideale è relativamente umido; può resistere al freddo fino a -10° C (14° F) o forse oltre, mentre temperature superiori ai 40 ° C (104° F) possono danneggiarla. Gradisce un terreno acido ed un'esposizione a mezz'ombra.

Il portamento è colonnare, mentre i rami partono solo dal tronco principale, senza mai ramificarsi ed i coni spuntano proprio all'estremità di questi rami "laterali". Quando il Cono matura, ed i semi sono pronti, il ramo secca, lasciando spazio per un altro ramo. Gli aghi sono opposti, lunghi circa 8 cm (3 in) e sulla foglia sono disposti a "lisca di pesce", ricordando la forma della foglia di alcune palme. Contrariamente a molte conifere è in grado di emettere polloni. La Wollemia nobilis è sicuramente un conifera da "collezionisti".

13) Sequoia (Sequoia sempervirens) : originaria della California settentrionale, detiene il record vegetale di pianta più alta al mondo, potendo raggiungere un'altezza di 100 metri (330 ft). Il portamento è conico/piramidale (ma piuttosto slanciato), il tronco è privo di rami nella parte inferiore, può avere un diametro di 7 metri (23 ft) ed è ricoperto da una corteccia marrone, che si sfalda longitudinalmente. Questi giganti amano luoghi umidi, con suoli fertili e profondi e possono vivere anche 2000 anni. In Italia gli esemplari più vecchi hanno "solo" 150 anni e sono alti la metà rispetto alle Sequoie millenarie che troviamo nei parchi della California. 

Sequoia sempervirens

14) Ginepro (Juniperus communis) : specie di piccole dimensioni ampiamente diffusa in Europa ed Asia dove ha saputo conquistare habitat anche molto diversi tra loro. Il Ginepro infatti resiste molto bene all'aridità (cosa non troppo comune tra le Conifere) e si sviluppa anche su terreni poveri e riarsi dal Sole; tuttavia mostra un'elevata resistenza al gelo e può crescere anche in montagna; inoltre il suo portamento compatto le permette di sopravvivere anche in zone sferzate da impetuosi venti. Il Ginepro cresce fino a circa 4 metri (13 ft), ma in commercio esistono molte varietà striscianti e tappezzanti, che rimangono sotto il metro (3.3 ft) di altezza. Molto comune (anche) nella Macchia Mediterranea, produce bacche di color bluastro, utilizzate per aromatizzare piatti, specialmente a base di selvaggina. 

Juniperus communis

15) Criptomeria "Globosa" (Cryptomeria japonica) : originaria dell'Asia orientale (Cina e Giappone), è una pianta a portamento piramidale, con rami presenti fin dalla parte bassa del tronco (il quale rimane nascosto); in natura può raggiungere notevoli dimensioni, ma qui vorrei portare all'attenzione una varietà (Cryptomeria japonica var. Globosa), che si distingue per il portamento compatto, con numerosi rami corti che si incurvano ed accavallano l'un l'altro, dando un gradevole effetto ottico.

La chioma nei giovani esemplari ha forma tendenzialmente sferica, ma col passare degli anni si appiattisce (diventando più ornamentale). Vorrei citare anche la Cryptomeria japonica var. Elegans, la quale non è "nana" come la precedente, bensì ha la caratteristica di aver gli aghi color rossastro durante i mesi invernali. 

Cryptomeria japonica var. Globosa

16) Pinus pentaphylla : anch'essa è una originaria del Giappone, dove in natura può crescere fino ad un'altezza di 20 metri (66 ft). Possiede aghi color verde-azzurro, una corteccia grigiastra rugosa, che tende a formare placche. La cito in questo articolo poiché, grazie anche alla sua crescita lenta, è in assoluto la conifera più utilizzata per fare i Bonsai. In giro troverete Bonsai di Pinus pentaphylla con diversi decenni di età, che sembreranno in tutto e per tutto una classica conifera adulta, se non nelle dimensioni. A seconda dell'abilità degli operatori le si potrà dare un portamento più o meno prostrato.

Pinus pentaphylla

17) Pino Argentato (Picea pungens) : originario delle Montagne Rocciose (negli Stati Uniti), ha il tipico portamento di un Abete, sebbene di norma non superi i 20 metri (65 ft) di altezza. I rami sono distribuiti lungo il tronco, sono ad esso perpendicolari e più lunghi nella parte bassa dello stesso (forma piramidale). Fin qui nulla di particolare, se non fosse per il colore degli aghi che, soprattutto nelle varietà commercializzate, è blu-argentato, dando un effetto unico, che risalta in mezzo a tutte le altre conifere "verdi". Resiste bene al freddo, ma gradisce una certa umidità del terreno, rendendo la specie più adatta ad esser coltivata nel Nord Italia, rispetto al meridione. 

Picea pungens

18) Chamaecyparis pisifera "Filifera aurea" : di origine Giapponese, un po' come la Cryptomeria japonica in natura può crescere molto, ma qui descrivo la Chamaecyparis pisifera var. Filifera aurea, a portamento compatto. Questa varietà ha una folta chioma ed un portamento globoso, tuttavia invecchiando tende ad assumere forma piramidale, rimanendo sotto i 5 metri (16 ft) di altezza. Un altro tratto distintivo sono le foglie frastagliate, di color giallo oro in estate e più bronzeo in inverno, oltre ai rami penduli. Resiste bene al caldo, così come al freddo ed è ideale sia isolata, sia come pianta da bordura. 

Chamaecyparis pisifera "Filifera aurea"

19) Calocedrus decurrens “Aureovariegata” : la specie, nota anche come Libocedro, è nativa della parte occidentale del Nord America, raggiunge notevoli dimensioni : fino a 50 metri di altezza (164 ft) ed ha un portamento aperto e maestoso. Qui però vorrei parlare della Calocedrus decurrens var. Aureovariegata, simile alla "specie tipo" come portamento (sebbene un po' più compatta ed a crescita più lenta), ma con la peculiarità (più unica che rara) di avere una chioma variegata. La chioma è di color verde abbastanza chiaro, tuttavia ci sono chiazze di color giallo acceso per un buon 30-40% del volume e sono soprattutto (ma non solo) collocate nella parte terminale dei rami.

Calocedrus decurrens var. Aureovariegata

Podocarpus macrophyllus
20) Podocarpus macrophyllus : appartenente alle Podocarpaceae, è l'unica specie della famiglia a crescere nell'emisfero boreale (le altre sono sub-equatoriali) ed è originaria di Cina e Giappone. Questa in natura raggiunge i 20 metri di altezza (66 ft), ma è comunque molto utilizzata come Bonsai. La differenza principale rispetto alle conifere fin qui menzionate sono le foglie, le quali non sono aghiformi, bensì lanceolate e di maggiori dimensioni. Il portamento è elegante, leggermente contorto e con chioma ben distribuita alle diverse altezza della pianta. 

Di certo le Conifere non hanno l'enorme varietà che possiamo invece osservare nelle Angiosperme, ma sicuramente le 20 specie citate in questo articolo rappresentano un po' la biodiversità comunque presente in queste piante "preistoriche". Ora sta a voi cercare quale di esse meglio si adatti al vostro giardino. 



lunedì 17 aprile 2023

Araucaria : A. araucana, A. heterophylla, A. bidwillii a Confronto - Coltivazione, Clima e Cure

Araucaria è uno dei tre generi (attualmente non estinti) della famiglia delle Araucariaceae, quest'ultima a sua volta facente parte del gruppo delle Gimnosperme.

Esistono all'incirca 20 specie di Araucaria, tutte native dell'emisfero australe. Buona parte di esse sono originarie proprio dell'Australia, mentre altre popolano il Sud America o nel Pacifico Meridionale.
Alcune Araucaria sono tra le poche specie di conifere ad essersi adattate ai climi tropicali, mentre altre, distribuite più a Sud (es. Cile), si sono evolute per vivere in climi anche molto freddi. 

In linea di massima tutte le Araucaria sono piante sempreverdi a singolo tronco, che raggiungono dimensioni ragguardevoli e devono esser piantate laddove vi sia sufficiente spazio; inoltre, rispetto alle classiche Conifere Europee o Nord Americane (Abete, Larice, Strobo, etc.), hanno gli Aghi massicci, più tozzi, talvolta a forma triangolare e particolarmente pungenti. 

Araucaria araucana

Tra tutte le specie, in questo articolo vorrei parlare delle tre più coltivate in Italia, ovvero :

  • Araucaria araucana : la specie più diffusa in Italia, anche in virtù della sua elevata resistenza al freddo.
  • Araucaria heterophylla (sin. Araucaria excelsa): nota anche come Pino di Norfolk, comune nel Sud Italia.
  • Araucaria bidwillii : chiamata anche Bunya, un po' meno comune rispetto alle precedenti, ma con un portamento particolare (vedi sotto).

Araucaria araucana :

Questa conifera è nativa del Cile (è infatti chiamata Araucaria del Cile, oltre ad esser l'albero nazionale cileno) e la sua distribuzione sconfina anche nella vicina Argentina. L' A. araucana cresce ai piedi delle Ande, nelle vallate, di norma ad una latitudine compresa tra 37° S e 40° S ed un'altitudine superiore ai 1000 metri (3300 ft), in un habitat contraddistinto da temperature rigide, elevata piovosità ed abbondanti nevicate. Non a caso questa è la specie di Araucaria più resistente al gelo e può crescere addirittura nelle zone meno fredde della Scandinavia (es. Norvegia); non sorprende dunque che sia anche la specie del genere più coltivata nel Nord Italia, dove sopravvive a gelate con temperature comprese tra -15° (5°F) e i -20° C (-4° F).

Il tronco è massiccio, color bruno/grigiastro, resinoso e su di esso sono presenti le cicatrici lasciate dalle vecchie ramificazioni; esso può raggiungere un diametro di 150 cm (4.9 ft), mentre la pianta può crescere anche 40 metri (131 ft) in altezza. 
Il portamento è piramidale, tuttavia la parte più larga della chioma solitamente è quella corrispondente ai rami che partono dalla parte centrale del fusto. I rami (tranne quelli molto vecchi) sono quasi orizzontali e leggermente incurvati verso l'alto all'estremità, rendendo la specie sensibile ai danni meccanici da neve.

Le foglie, lunghe come la falange di un dito, sono appuntite, a forma triangolare ed assai taglienti; esse più che aghi assomigliano a delle squame e permangono sul ramo sino a 15 anni, essendo perciò presenti anche su rami adulti e di notevole diametro.

La Araucaria araucana è considerata specie dioica, tuttavia esistono esemplari che portano sia coni maschili, che femminili; questi ultimi maturano in 2-3 anni, all'apice dei rami, hanno forma sferica e sono particolarmente appariscenti.
A maturazione ogni cono femminile può contenere fino a 200 semi, i quali cadono a terra e vengono sparsi prevalentemente da roditori. 

Coni Femminili Araucaria araucana
Questa conifera non inizierà a fruttificare prima dei 30-40 anni di età, tuttavia è una specie molto longeva, potendo superare agevolmente i 1000 anni di età. 

La A. araucana non presenta particolari difficoltà di coltivazione e si adatta ad un'ampia gamma di suoli. Nel Nord Italia si preferisce coltivarla in pieno Sole e non vi saranno problemi né di caldo in estate, né di freddo in inverno; mentre nel Sud Italia, in zone troppo calde ed aride potrebbe patire un po' durante i primi anni dall'impianto ed è dunque preferibile un'esposizione a mezz'ombra ed una buona irrigazione. In linea di massima l'A. araucana è più adatta al clima del Nord Italia.

La crescita è costante ma, soprattutto nei primi anni di vita, assai lenta e non supera mai i 30 cm (12 in) all'anno. Viene coltivata come pianta ornamentale, anche per l'aspetto che, a volte, può ricordare quasi quello di qualche Cactacea.
Ricordatevi però che sul lungo periodo diventa una pianta enorme, con radici estese, che possono danneggiare le abitazioni; di conseguenza non deve mai esser piantata in piccoli giardini o troppo vicino agli edifici, anche perché (un po' come in tutte le conifere) la potatura è mal sopportata ed induce sviluppi atipici (ed antiestetici) e non è dunque possibile contenerne le dimensioni potando.

Araucaria heterophylla :

Albero nativo della piccola isola di Norfolk, nell'Oceano Pacifico ad una latitudine di 29° S, è giustappunto chiamato Pino di Norfolk. Diversamente dalla precedente, l'A. heterophylla è piuttosto sensibile al freddo e può sopportare solo sporadici abbassamenti di temperatura poco al di sotto degli 0° C (32° F) ed è perciò diffusa solo nelle aree costiere del Centro-Sud Italia. 

Nei luoghi di origine può raggiungere un'altezza massima di 60 metri (197 ft), sebbene in Italia raggiunga dimensioni inferiori (circa la metà). La chioma è a forma conica, elegante, con rami perfettamente orizzontali (paralleli al suolo), molto lunghi nella parte bassa della pianta e corti all'estremità superiore. A differenza dell'A. araucana, i rami sono poco folti e la chioma risulta ben più pulita, ordinata e perfettamente simmetrica, con un profilo a "triangolo isoscele". 

Le foglie sono eterogenee (da qui il nome dell'epiteto della specie); quelle più giovani sono più lunghe, sottili, tenere (non pungenti), di color verde chiaro ed hanno l'aspetto dei classici aghi delle Conifere nostrane, mentre le foglie più vecchie ricordano quelle del genere e sono imbricate, più corte, rigide e taglienti. I corti rami secondari e le foglie sono posizionati (su quelli primari) verso l'alto, conferendo il tipico aspetto a "V". 

La pianta è molto ornamentale e, anche grazie alla sua naturale resistenza al sale ed al vento, è ora coltivata nelle aree costiere a clima subtropicale umido o Mediterraneo.

Indubbiamente l'A. heterophylla è più adatta al clima costiero del Sud Italia, anche se potrebbe farcela nei microclimi più miti dei grandi laghi del Nord Italia (vedi Lago Maggiore), oltre che ovviamente lungo la riviera Ligure. 

La pianta ha un notevole sviluppo, ma è a crescita lenta, di conseguenza può esser coltivata qualche anno come pianta da appartamento.

Araucaria heterophylla

Araucaria bidwillii :

Nativa delle zone paludose del Queensland, in Australia, è una specie che in Italia è sicuramente meno diffusa e coltivata rispetto alle due precedenti. Come resistenza al freddo si colloca probabilmente a cavallo tra le due, ma più vicino alla A. heterophylla, resistendo a temperature di qualche grado sotto lo zero. 

Foglie Araucaria bidwillii
Nei luoghi d'origine può raggiungere un'altezza di 50 metri (164 ft), con un diametro del tronco di 150 cm (5 ft), mentre piante cresciute nei climi Mediterranei raramente superano i 30 metri (98 ft).

Da adulta la pianta assume una forma inusuale, con una chioma a forma di cupola. I rami, prevalentemente concentrati nella parte alta della pianta, posseggono ciuffi di foglie solo alla loro estremità, rimanendo spogli per la maggior parte della loro lunghezza. La parte di ramo scoperta mantiene pochissime foglie "secche" che diventano taglienti e pungenti come delle spine.

Come nel Pino di Norfolk (ma meno marcatamente), anche qui le foglie sono differenti a seconda dell'età : nella fase giovanile sono più tozze e color verde chiaro, mentre da adulte diventano più allungate e verde scuro. 

La specie è monoica ed i coni femminili possono pesare addirittura 10 kg (22 lbs), con all'interno oltre 50 semi, i quali, una svolta sgusciati, sono commestibili e di buon sapore. 

Tronco Araucaria bidwillii

Araucaria bidwillii


martedì 26 ottobre 2021

Cos'è il Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum) ? - Coltivazione ed Area Geografica

All'interno delle Gimnosperme, le Conifere rappresentano il gruppo con maggior numero di specie, nonché il più diversificato. 

Molte specie, come il Larice e l'Abete, sono comuni sulle nostre montagne (Alpi ed Appennini) allo stato selvatico, mentre altre, come il Cedro del Libano, in Italia sono per lo più piantate come ornamento in parchi o grandi giardini.

Oggi vorrei parlare del Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum), una Conifera meno conosciuta, ma dall'indubbio fascino. 

Taxodium distichum
Cipressi della Palude

Origine e Diffusione :

Questa specie, nota anche col nome di Cipresso Calvo o Tassodio, è una specie nativa del Sud-Est degli Stati Uniti appartenente alla famiglia delle Cupressaceae (la stessa della Thuja). Nel 1963 è stata designata simbolo dello stato della Louisiana.

Il Cipresso delle Paludi, come facile intuire dal nome, trova il suo habitat ideale in zone umide, ai margini di laghi e fiumi, reggendo bene anche lunghi periodi di esondazione. Questa pianta può infatti sopravvivere anche con radici totalmente immerse in acqua od in suoli asfittici, dato che sviluppa radici respiratorie. Allo stato naturale il Tassodio colonizza le pianure alluvionali e, soprattutto, le paludi (talvolta salmastre), dove riesce ad imporsi sulle altre specie. La più grande foresta primaria di Taxodium distichum si ritrova in Florida. 

Il nome del genere, Taxodium ("simile al Tasso"), fa riferimento per l'appunto al Taxus baccata, mentre l'epiteto della specie, "distichum", richiama il fatto che le foglie siano disposte su due file parallele. 

Foglie Cipresso Calvo

Botanica e Coltivazione :

Il Cipresso Calvo è una conifera dal portamento elegante, piramidale ed al contempo assurgente, dotata di una chioma rada e leggera. Le foglie sono in realtà corti aghi di non oltre 2 cm (0.8 in) di lunghezza e di color verde chiaro, tuttavia questa specie è una delle pochissime conifere decidue, per cui in autunno, prima di cadere, gli aghi si colorano di un bel rosso-ruggine, rendendo il Cipresso delle Paludi davvero appariscente. 

L'imponente tronco, ricoperto da una corteccia bruno-rossastra che si sfalda longitudinalmente, ha base svasata e può raggiungere un'altezza di oltre 30 metri (100 ft).

Il Tassodio è una specie monoica, gli organi maschili sono amenti lunghi circa 10 cm (4 in) posti all'apice dei rami, mentre quelli femminili sono dei coni verdi, solitari o in coppia. Le pigne sono sferiche, verdi ed, in autunno, le squame di cui sono composte si aprono lasciando volare via semi alati dalla forma triangolare.

Pneumatofori
Caratteristica della specie è la formazione di strutture coniche, parzialmente cave che si originano dalle radici. Questi organi, detti “pneumatofori”, hanno il compito di permettere l'ossigenazione alle radici e le loro dimensioni dipendono da quanto è asfittico il terreno; in zone con terreno ben areato son assenti, in zone paludose possono esser alti oltre 1 metro (3.3 ft), mentre nella maggior parte dei casi sono alti qualche decimetro. 

Il Cipresso Calvo ha un'ottima resistenza al freddo e può tollerare temperature di -20° C (-4° F) o inferiori; tuttavia la sua distribuzione naturale è limitata dalle intense gelate invernali, le quali sono deleterie per la sopravvivenza delle nuove piantine.

Per la germinazione il seme richiede un substrato umido, ad esempio un fondo di muschio, mentre non avviene sott'acqua; tuttavia i semi possono rimanere immersi per 3 anni senza perdere la capacità di germinare. La crescita dei semenzali è rapida e, nel primo anno, una piantina può già raggiungere quasi 1 metro (40 in) di altezza, così da sfuggire ad eventuali inondazioni che altrimenti, sommergendola interamente, la ucciderebbero.

Pigne Tassodio

La velocità di crescita diminuisce con l'età; in condizioni ideali il Cipresso Calvo raggiunge i 20 metri (66 ft) di altezza in circa 50 anni. Negli anni a seguire la crescita rallenta ulteriormente, cessando intorno ai 200 anni di età ed anche alberi secolari non superano i 40 metri (131 ft). 

Il Cipresso Calvo è estremamente longevo, sono comuni alberi plurisecolari, ma ne esistono anche di millenari. Nel North Carolina esiste un esemplare con un'età stimata di oltre 2600 anni.

La specie è adattabile e cresce su diversi tipi di terreno e, contrariamente a quanto si possa credere, piante adulte hanno una buona resistenza alla siccità.

Oltre ad essere decidua il Tassodio possiede un'altra caratteristica rara nelle Conifere, ovvero quella di emettere polloni dal ceppo ed è perciò riproducibile anche per via vegetativa. Piante vetuste hanno una minor attitudine ad emettere nuovi germogli basali.  

martedì 26 febbraio 2019

Cedro del Libano (Cedrus libani) ed Atlantico (Cedrus atlantica) - Coltivazione e Riconoscimento

Tra le Gimnosperme, la divisione delle Conifere è quella che conta il maggior numero di specie, nonché quella a noi più famigliare, dato che è tipica dei climi temperati.

Oggi vorrei parlarvi del Cedro del Libano (Cedrus libani) e del Cedro Atlantico (Cedrus atlantica), due piante mastodontiche, adatte ad essere cresciute solo in grandi giardini o parchi.
Il genere Cedro, da non confondere con l'agrume Cedro, appartiene alla famiglia delle Pinaceae (Pini) e si ritiene sia formato da 4 specie, sebbene vi sia ancora un certo dibattito tra gli scienziati, con alcune correnti di pensiero che suggeriscono vi siano solo 4 sottospecie di un'unica specie, il C. libani.


Tutte le specie di Cedro diventano alberi imponenti, alti e voluminosi, con un apparato radicale profondo ed espanso, in grado di esplorare il terreno su un'area talvolta superiore alla proiezione della chioma al suolo. Se state pensando di piantare un Cedro del Libano in giardino, ricordatevi di dargli il dovuto spazio.
Giusto per aver dei numeri, il Cedro può raggiungere i 45 metri (148 ft) di altezza, tuttavia, se cresciuti isolati, solitamente non superano i 30 metri (98 ft), dato che non devono competere per raggiungere la luce; quello che più "spaventa" è però il diametro che può raggiungere la chioma.
L'esemplare più grande della Toscana possiede un tronco con una circonferenza massima di 9 metri (30 ft) ed una chioma dal diametro di circa 45 metri, il che vuol dire che, ammettendo che sia di forma circolare, equivarrebbe una circofenrenza di circa 140 metri (459 ft) ed ad una superficie rispetto al suolo di 1590 metri quadrati (17114 ftq); giusto per rendere l'idea, basterebbero 5 cedri di queste dimensioni per occupare interamente un regolamentare campo da calcio da 11 giocatori. 
Se non avete abbastanza spazio evitate di piantare Cedri, altrimenti, dopo 2-3 decenni, potreste essere costretti a spendere qualche migliaio di euro per farli abbattere.

Cedro del Libano

Chioma Cedro del Libano

Le diverse specie di cedro, che elencherò a breve, hanno piccole differenze nel portamento o nella forma/colore degli aghi, ma nel complesso sono difficili da distinguere, anche per via dell'elevato numero di ibridi interspecifici.


Le Specie di Cedro e La Loro Origine :

Cedro del Libano (Cedrus libani) : come facile intuire dal nome, questa conifera è nativa delle zone montagnose sparse tra Libano, Siria e Turchia ed è rappresentato sulla bandiera del Libano. Il clima è umido d'inverno e, sulle cime più elevate, vi sono copiose nevicate, mentre d'estate è caldo e molto arido. 
Il Cedro del Libano ha un portamento caratteristico, che lo fa distinguere facilmente dagli altri pini; in altre parole non ha la classica forma conica, tipica di un Abete per intenderci, bensì una chioma espanda, con diverse branche principali che, con l'età, possono raggiungere dimensioni ragguardevoli e, crescendo erette, danno a questo Cedro un portamento che ricorda molto quello di un candelabro. 
Pianta stupenda e davvero ornamentale, diffusa un po' ovunque, ma in particolar modo nelle zone miti ed umide del Nord Italia, come le rive del Lago Verbano. Gli aghi sono di color verde scuro e la parte alta della chioma tende ad appiattirsi con l'età.

Cedro Atlantico (Cedrus atlantica) : originario delle montagne presenti tra Marocco ed Algeria, ha solitamente uno sviluppo più contenuto rispetto al Cedrus libani, ma rimane comunque un albero molto grosso. Il portamento è tendenzialmente più conico, espanso in vecchi esemplari, ma con una forma generalmente piramidale. Le foglie (aghi) sono verde glauco, in alcune selezione sembrano quasi azzurrine; la specie è infatti nota anche come Cedro Argentato. Il Cedro Atlantico è tra i cedri più diffusi e, resistendo a temperature minime inferiori ai -20° C (-4° C), è più rustico del Cedro del Libano.

Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) : nativo degli altopiani compresi tra Nord dell'India e Nepal, è più esigente (e forse per questo meno comune) rispetto alle due specie precedenti, oltre a crescere a latitudini inferiori a quelle del Mediterraneo. Il portamento è spiccatamente conico, con rami che formano un angolo di 90° rispetto al tronco principale. I rami laterali più grandi (alla base) possono essere leggermente piegati verso il basso, mentre i ramoscelli più esili sono leggermente penduli.
Il Cedro dell'Himalaya ha aghi che possono raggiungere i 5 cm (2 in) di lunghezza, circa il doppio rispetto a quelli del C. libani e C. atlantica, oltre ad essere anche più flessibili e "morbidi".
E' forse il Cedro più elegante e raffinato, ma probabilmente anche quello meno a suo agio nel clima italiano, dato che il suo habitat è influenzato dai monsoni e la stagione più calda coincide con quella delle piogge.

Cedro di Cipro (Cedrus brevifolia) : possiede le foglie più corte tra tutti i Cedri, ha una crescita più lenta ed uno sviluppo leggermente più contenuto. Presente sull'Isola di Cipro, forma boschi misti sino ad una quota di 1700 metri (5580 ft).

Fioritura Cedro

Pigna del Cedro
Botanica e Fisiologia :

Le foglie (aghi) sono di color e dimensione variabile a seconda della specie, mentre la vegetazione è piuttosto rada (in confronto ad altri Pini). Gli aghi possono essere solitari o più frequentemente raggruppati in ciuffi  con circa 20-30 aghi disposti concentricamente.
Il Cedro del Libano, ed in generale tutti i Cedri, sono piante molto longeve e possono vivere per più secoli, probabilmente anche 1000 anni. La maturità sessuale è tardiva e difficilmente si hanno buone "fioriture", prima di 40-50 anni.
In realtà, essendo i Cedri delle Gimnosperme, non si può parlare di veri fiori, ma di coni. Sia il Cedro del Libano che il Cedro Atlantico sono specie monoiche, ovvero un'unica pianta produce sia coni maschili, che coni femminili.
In Italia la fioritura avviene fuori stagione, ovvero in autunno, indicativamente tra Settembre ed Ottobre. I fiori (coni o strobili) sono solitari, color giallo-verdastro e con l'estremità piatta/incavata (tranne nel C. deodara, in cui è arrotondata). I coni maschili maturano leggermente prima di quelli femminili, sebbene vi sia solitamente una finestra temporale di sovrapposizione, quantomeno tra alberi diversi.
I frutti (che in realtà non sono frutti) sono delle Pigne ovali marroni, che richiedono sino a 2 anni per maturare (dall'impollinazione all'apertura/sfaldamento e dispersione dei semi).


Dove Può Crescere il Cedro del Libano ? - Coltivazione, Clima, Esposizione

Sia C. libani che C. atlantica sono specie che vivono in montagna, ma in zone relativamente miti, con estati calde e secche ed inverni freschi ed umidi.
Entrambe le specie hanno una buona resistenza al freddo (maggiore nel Cedro Atlantico), ma sicuramente inferiore rispetto ad altre conifere (vedi Larice).
Il Cedro dell'Himalaya è invece un po' più sensibile al gelo, ma non dovrebbe riportare grossi danni almeno sino a temperature di -15° C (5° F).

I Cedri si possono piantare più o meno in tutta Italia, escludendo le zone di alta montagna. Il Cedro del Libano e quello Atlantico sopportano bene la siccità estiva, ma per uno sviluppo ottimale sarebbe meglio non coltivarli laddove vi siano meno di 600 mm di pioggia all'anno.
Si ritiene che il Cedro del Libano sia leggermente più tollerante alla siccità, rispetto al Cedro Atlantico e più adatto alla coltivazione in pianura. Il Cedro dell'Himalaya è invece quello più sensibile alla carenza idrica (ricordo che è nativo di zone con estati piovose).

I Cedri sono tra le conifere che meglio sopportano l'inquinamento atmosferico, ma hanno una scarsa resistenza nei confronti della salsedine nell'aria, motivo che potrebbe limitarne la diffusione in zone particolarmente esposte ai venti provenienti dal mare.

Il Cedro è un albero adattabile a molti tipi di terreno, anche se sembra gradire maggiormente quelli drenanti e calcarei; inoltre è una specie eliofila ed è preferibile fornirgli un'esposizione in pieno Sole.

Un'ultima cosa, i Cedri (ed in generale i Pini) non devono essere potati, se si pensa che le dimensioni di una pianta adulta siano troppo grandi, evitate di piantarli.
Potature severe, oltre a facilitare l'insorgere di malattie, possono compromettere definitivamente la naturale forma di un Cedro.

Cedrus libani

Cedro Atlantico

martedì 24 luglio 2018

Cosa Sono le Gimnosperme ? Quante Conifere Esistono ?

Nella scala evolutiva eravamo partiti dalle Briofite (es. Muschi), piante di dimensioni contenute, prive di un vero sistema vascolare e strettamente vincolate all'acqua, per poi passare alle Pteridofite (es. Felci), le prime piante vascolarizzate, in grado di conquistare la posizione eretta.
Fino a questo punto, però, tutte le piante avevano un ciclo vitale in cui si alternava una fase Aploide ad una Diploide e la moltiplicazione avveniva tramite la produzione di Spore, in quanto non erano ancora presenti i semi.

Le Gimnosperme sono le prime piante Spermatofite e con loro fa la comparsa il seme, che si sviluppa dalla fusione di un gamete maschile (polline) con uno femminile (ovulo).
Gimnosperme deriva dal latino e significa "a seme nudo", in quanto, a differenze delle Angiosperme, il seme non è circondato da un involucro carnoso derivante dall'Ovario, in altre parole non è avvolto da un frutto ed i semi sono (nella maggior parte dei casi) a diretto contatto con l'ambiente esterno.

Conifere sulle Alpi Italiane
Pineta

In molti usano indistintamente i termini Conifere o Gimnosperme, pensando che siano sinonimi; tuttavia, sebbene le Conifere (come il classico Pino) siano la divisione che conta il maggior numero di specie, non sono le uniche rappresentanti di questo gruppo di piante vascolari.

Le Gimnosperme apparvero sulla Terra circa 380 milioni di anni fa, in un'epoca dominata dalle Felci giganti.
Da metà Permiano il clima divenne più caldo ed arido e, a cavallo tra Permiano e Mesozoico (circa 250 milioni di anni fa), le Gimnosperme si imposero sulle felci, diversificandosi ed espandendosi ovunque.
Effettivamente questa "nuova tipologia" di Piante era più adatta a prosperare in ambienti secchi, poteva raggiungere dimensioni maggiori e, grazie ai semi, poteva riprodursi aspettando le migliori condizioni ambientali per la germinazione.

Oggigiorno le Gimnosperme contano circa un migliaio di specie, raggruppate in 14 famiglie che, se ci pensate, sono nulla in confronto alle oltre 250.000 specie di Angiosperme (piante a fiore) contemporanee.
Ciononostante, grazie alla loro rusticità e resistenza al freddo, le Conifere ricoprono ancora interi ecosistemi, come la Taiga (Foreste Boreali) e le vette più alte delle montagne, dove le uniche Angiosperme in grado di sopravvivere sono per lo più erbe od arbusti di piccole dimensioni.

Sebbene diverse tra loro, tutte le Gimnosperme condividono dei tratti comuni e distintivi, che elencherò di seguito :

  • Non possiedono veri e propri fiori e non producono frutti.
  • Gli organi riproduttivi vengono detti Coni (o Strobili), hanno sempre sessi separati (non esiste un organo ermafrodita) e sono solitamente entrambi presenti su un'unica pianta.
  • L'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento), con l'eccezione di poche specie (non conifere) che sono impollinate da insetti primitivi e non dalle Api, le quali comparvero e si evolvettero in parallelo con le piante a fiore (Angiosperme).
  • Il processo di fecondazione-maturazione è lento e, in alcuni casi, può richiedere oltre 3 anni.
  • Il seme è nudo, ovvero non inglobato nel frutto. Nella maggior parte dei casi il seme è associato a squame legnose, che si raggruppano in una struttura volgarmente nota come Pigna. In rare eccezioni (vedi Tasso e Ginkgo biloba) le scaglie legnose si riuniscono avvolgendo il seme e diventano carnose, dando l'illusione di essere frutti. Anche in questo caso, però, il seme è originariamente nudo e solo in seguito viene inglobato in questo "finto frutto".
  • Non esistono Gimnosperme erbacee, ovvero hanno tutte uno sviluppo arboreo/arbustivo e vanno in contro al processo di lignificazione.
  • Sono generalmente longeve e non esistono piante annuali (stagionali) o biennali, come succede con diverse specie di erbe e fiori selvatici.
  • La quasi totalità delle Gimnosperme sono piante sempreverdi.
  • L'embrione può essere policotiledone, dicotiledone, ma mai monocotiledone. (i cotiledoni sono le prime foglioline che spuntano dal seme).
  • Solo poche Gimnosperme si possono riprodurre per via vegetativa e, tendenzialmente, non emettono polloni basali. Fanno eccezione le piante che vivono in aree soggette a frequenti incendi, che hanno evoluto la capacità di emettere nuovi rami dalle radici, in seguito al danneggiamento della parte aerea. 

Cono Conifera

Coni e Nuova Vegetazione

Quanti Tipi di Gimnosperme Esistono ?

Il termine Gimnosperme non ha  reale valore a livello di filogenesi e sistematica, bensì è usato per riferirsi a tutte le Piante a Seme (Spermatophyta o Spermatofite) ad esclusione delle Angiosperme.
Le Gimnosperme si possono raggruppare in 4 divisioni che, di seguito, elencherò in ordine crescente per numero di specie :


Pinophyta (o Conifere) : comprende circa 650 specie, molte delle quali si sviluppano sotto forma di albero a singolo tronco da cui, lateralmente, dipartono i rami, conferendo un portamento tipicamente conico.
Le Conifere sono generalmente piante a crescita medio-lenta, ma longeve e possono raggiungere notevoli altezze; infatti è proprio una Conifera (Sequoia sempervirens) ad esser la Pianta Più Alta al Mondo.
Le foglie sono tipicamente aghiformi e di color verde scuro, ricoperte da resina/cera e particolarmente indicate a sopportare freddi intesi ed a non accumulare neve. Poche specie, come alcune appartenenti alla famiglia delle Podocarpaceae, possiedono foglie larghe.
Tranne poche eccezioni (es. Larice), le Conifere sono piante sempreverdi e non perdono le foglie neppure nelle zone di alta montagna a clima particolarmente rigido.
La distribuzione delle Conifere si concentra nelle zone a clima temperato freddo e, sebbene contino un numero relativamente piccolo di specie, ricoprono vaste aree dell'emisfero boreale (Taiga) ed hanno una notevole importanza economica, sia per il loro legno, sia in ambito vivaistico.
Le Conifere sono rare nelle zone tropicali, dove sono per lo più relegate alle vette, così come nell'emisfero australe, dove crescono meno del 20% delle specie.


Pinophyta è formato dall'unica classe, Pinopsida, che comprende un solo ordine (gli altri si son estinti) Pinales, che a sua volta si divide in 7 famiglie :

1) Araucariaceae : una delle due famiglie di conifere ad avere una distribuzione naturale concentrata nell'emisfero australe.
Molte delle 40 specie si caratterizzano per aver foglie triangolari, per raggiungere notevoli altezze ed avere tronchi imponenti (es. Agathis australis).
La maggior parte delle specie vivono in zone tropicali o subtropicali (altra cosa atipica) e sono sensibili al gelo, ma la Araucaria araucana, originaria del Cile, vive bene anche in posti freddi, tanto da essere coltivata a scopi ornamentali in Italia ed in tutta Europa.
A questa famiglia appartiene anche la Wollemia nobilis, pianta molto rara, scoperta solo nel 1994, in Australia.

Araucaria araucana

Wollemia nobilis
2) Cephalotaxaceae : piccolo gruppo di Conifere strettamente correlato con le Taxaceae (di cui parleremo più avanti), da cui si differenziano per la forma dell'arillo (che ingloba interamente il seme) e per le maggiori dimensioni del seme. Questa famiglia comprende 3 generi, di cui due sono presenti nell'Asia orientale, mentre il terzo, Torreya, conta un paio di specie anche negli Stati Uniti.
Queste piante si sviluppano sotto forma di alberi, talvolta di arbusti, che di norma hanno uno sviluppo modesto. N.B. Secondo alcuni scienziati questa famiglia dovrebbe essere inserita in quella delle Taxaceae.

3) Cupressaceae : comprende circa 130 specie, presenti nelle zone temperate dell'emisfero boreale. Molte di queste piante hanno la peculiarità di avere un tronco dalla corteccia fibrosa di color rosso-marrone. I coni maturi sono solitamente piccoli e possono essere sia legnosi, che carnosi. Le foglie son un altro tratto distintivo, esse sono infatti squamiformi (e non aghiformi, tranne nel Ginepro).
Le specie più rappresentative sono il Cipresso (Cupressus sempervirens), albero molto ramificato, dal tipico portamento assurgente e poco aspanso, nativo dell'Iran ed oggi molto diffuso lungo le strade della Toscana e del Sud Italia; le Sequoie (es. Sequoiadendron giganteum), le piante più grosse e maestose che esistano; il Ginepro (Juniperus communis), pianta officinale che produce coni che assomigliano a delle bacche carnose di color nero-bluastro, molto utilizzate in cucina per aromatizzare arrosti; la Tuia (Thuja occidentalis e Thuja orientalis), coltivata come pianta ornamentale da siepe per separare terreni confinanti.

Thuja

Cipresso

4) Pinaceae : con oltre 220 specie è la famiglia più numerosa di Conifere. A seconda della specie hanno dimensioni variabili, ma foglie sempre aghiformi e crescono prevalentemente nelle zone fredde dell'emisfero boreale. Alcune delle specie più conosciute e rappresentative sono l'Abete Rosso (Picea abies), particolarmente diffuso sulle Alpi e spesso utilizzato per fare l'albero di Natale; il Larice Europeo (Larix decidua), albero a foglia caduca che in autunno si tinge di giallo e prospera in alta montagna, tracciando la "linea degli alberi"; il Cedro del Libano (Cedrus libani), dal portamento espanso, con grosse branche ed un aspetto simile ad un "candelabro", molto utilizzato a scopo ornamentale nelle grosse ville del Lago Maggiore; il Pino Domestico (Pinus pinea), tipico della macchia mediterranea, dalla chioma espansa a forma di ombrello, dal tronco privo di rami nella parte bassa, le cui pigne contengono i Pinoli (semi eduli), utilizzati insieme al basilico per fare il famoso pesto alla Genovese; il Pino Strobo (Pinus strobus), nativo degli USA, ma ormai naturalizzato anche in Italia.

Abeti sulle Alpi

Larice sulle Alpi Piemontesi

Pigna
5) Podocarpaceae : famiglia che conta numerose specie distribuite a Sud dell'equatore, sebbene ve ne siano anche nell'emisfero settentrionale. Una caratteristica tipica della famiglia è la presenza di foglie più grosse e lanceolate, invece che aghiformi.
Podocarpus macrophyllus è una delle specie più rappresentative, è nativa del Giappone ed è spesso utilizzata come Bonsai.

Foglie Podocarpus macrophyllus

6) Sciadopityaceae : famiglia con un'unica specie esistente, Sciadopitys verticillata, che vive esclusivamente in Giappone.
Sciadopitys verticillataQuesta pianta raggiunge dimensioni medie ed ha gli aghi disposti a raggiera attorno ai rami, ricordando la forma di un ombrello.

7) Taxaceae : alberi a crescita lenta, ma molto longevi, che possono svilupparsi anche in condizioni di mezz'ombra, tipiche dei sottoboschi.
Il seme è racchiuso in una struttura carnosa edule, solitamente rosa-rossa, che attira gli uccelli, i quali provvedono a spargere i semi.
Il Tasso Comune (Taxus baccata) è la specie più rappresentativa della famiglia.

Diverse parti del Tasso sono tossiche e, se ingerite, diventano velenose per l'organismo, tanto da far meritare alla pianta l'appellativo di "Albero della Morte"; tuttavia, in pochi sanno che l'Arillo è l'eccezione alla regola, esso è infatti commestibile per l'uomo ed assolutamente innocuo.
Taxus baccata Arillo Frutto


Cycadophyta (o Cicadofite) : è la più antica tra le divisioni delle Gimnosperme ed, oggigiorno, conta 305 specie viventi, alcune delle quali a rischio d'estinzione. Queste piante, a differenza delle Conifere, hanno una diffusione prettamente tropicale e subtropicale.

Le Cicadofite hanno un solo fusto, talvolta interrato e non possiedono rami laterali, mentre le grandi foglie pennate "a lisca di pesce" sono collocate esclusivamente all'apice vegetativo, conferendo loro un portamento facilmente confondibile con quello delle Palme.
Molte specie hanno crescita estremamente lenta e non raggiungono grosse dimensioni, per contro sono assai longeve ed esemplari alti un metro potrebbero essere secolari.
Esse sono piante tipicamente Dioiche, ovvero una pianta ha solo gli organi riproduttivi maschili o femminili, mai entrambi. Le loro radici sono spesso colonizzate da cianobatteri, in grado di fissare l'azoto atmosferico.
Grazie al loro bell'aspetto vengono coltivate a scopo ornamentale nei luoghi miti di tutto il mondo, inoltre molte specie riescono a crescere bene anche in vaso, il che le rende ideali anche per chi ha poco spazio.
Cycadophyta è formata dalla sola classe Cycadopsida, a sui volta composta da un unico ordine Cycadales, diviso in 3 famiglie :

1) Zamiaceae : comprende circa 150 specie, di cui la più famosa in Italia è la Zamia furfuracea, una pianta messicana con un fusto sotterraneo e portamento strisciante. E' dotata di foglie leggermente carnose, color verde oliva e talvolta ricoperte da una peluria rossastra. In Italia viene comunemente coltivata come pianta d'appartamento.

Zamia furfuracea

2) Stangeriaceae : è la famiglia più piccola delle Cicadofite, nonché la più primitiva ed è formata solo da 3 specie (Bowenia serrulata, Bowenia spectabilis, Stangeria eriopus), raggruppate in due generi e presenti in Australia.
Le 3 specie sono prive di fusto aereo, ma ne posseggono uno tuberoso (a forma di carota) sotterraneo. Il loro aspetto è assai simile a quello delle felci, tanto che, quando nel 1829 venne scoperta la S. eriopus, si pensò fosse una nuova specie di felce. Solo 22 anni più tardi, un esemplare custodito in serra a Londra emise un Cono, suggerendo che non si potesse trattare di una Felce, bensì di una Cicade.

Bowenia spectabilis

3) Cycadaceae : formata da oltre 100 specie è la famiglia più conosciuta. L'aspetto da palma, con fusto aereo (talvolta anche alto), le rendono dei fossili viventi molto eleganti.
La distribuzione della maggior parte delle specie è equatoriale, ma la Cycas revoluta si spinge molto più a Nord, nella parte più meridionale del Giappone (circa 32° N).
La C. revoluta è la Cycas più diffusa e famosa e, grazie alla sua discreta resistenza a lievi geli, è molto coltivata in Italia. Se passeggiando in una località di mare troverete una Cycas, al 99,99% sarà una C. revoluta.

Cycas revoluta

Gnetophyta (o Gnetofite) : questa divisione, chiamata anche Clamidosperme, è la più recente tra le Gimnosperme e quella da cui probabilmente si sono evolute le prime Angiosperme.
Le circa 70 specie sono raggruppate in 3 famiglie, le quali hanno davvero pochi tratti in comune, sia come distribuzione geografica, sia a livello botanico.

Ciò che contraddistingue le piante di questa divisione, differenziandole da tutte le altre piante a seme nudo, è la presenza di un legno con dei vasi conduttori più simili a quelli delle Angiosperme ed organi riproduttivi che sembrano un primo abbozzo rudimentale di fiore.
Di seguito le 3 famiglie :
Welwitschia mirabilis
1) Welwitschiaceae : rappresentata da una sola specie, la Welwitschia mirabilis, che cresce unicamente nel Deserto del Namib, in Africa, tra Angola e Namibia.
La peculiarità della W. mirabilis è che dal seme emergono 2 cotiledoni, i quali saranno le uniche due foglie prodotte dalla pianta. Queste foglie sono opposte e cresceranno per l'intera vita della pianta (centinaia, a volte un migliaio di anni).
A prima vista la specie sembra esser formata da un intreccio di nastri verdastri intrecciati, afflosciati e striscianti sul terreno; in realtà questi sono solo le due foglie, sfilacciate ed intagliate. Sebbene continuino a crescere alla base, esse non superano i 5 metri di lunghezza, poiché l'estremità viene continuamente erosa.
Welwitschia mirabilis possiede un tronco tozzo, è dioica e può avere coni maschili o femminili, che producono nettare per attrarre gli insetti.
I coni maschili hanno all'interno degli ovuli sterili, suggerendo un primo tentativo (fallito) di creare fiori ermafroditi (tipici delle Angiosperme), mentre i coni femminile hanno una struttura simile allo stigma dei veri e propri fiori.

2) Gnetaceae : divisione formata da una trentina di specie a distribuzione tropicale. Queste piante possiedono foglie ovali "classiche", simili a quelle di molte Angiosperme ed hanno i semi racchiusi in "finti" frutti.
Gnetum gnemon, la specie tipo, è originaria delle grandi isole del Pacifico equatoriale (Malesia, Indonesia, etc.) e può raggiungere i 15 metri di altezza.

3) Ephedraceae : sono piante cespugliose, raramente superano il metro di altezza e si possono confondere per erbacce o canne di bambù.
Le Èfedra crescono in climi temperati caldi, come ad esempio il bacino Mediterraneo, e si sviluppano preferibilmente su suoli sabbiosi, lungo le coste, in posizioni assolate. La specie tipo, diffusa nell'Europa meridionale, è la Ephedra fragilis.

Coni Ephedra fragilis

Ephedra fragilis

Ginkgophyte : divisione un tempo composta da numerose specie che ricoprivano vaste aree della Terra, ma ai nostri giorni rappresentata da un unico esemplare, il Ginkgo biloba, molto utilizzato come pianta ornamentale in parchi e giardini.
La G. biloba è una pianta dioica, con foglie "a ventaglio", tipiche della famiglia e, contrariamente alla stragrande maggioranza delle Gimnosperme, è decidua, il che la rende molto bella in autunno, quando le sue foglie, prima di cadere, si tingono di giallo.
Di quest'unica (e del tutto particolare) rappresentante della divisione, nonché della sua coltivazione, ne avevamo già discusso in maniera dettagliata qui.

Foglie Ginkgo biloba

Pianta Femmina di Ginkgo biloba

Insomma, con questo articolo abbiamo capito che le Gimnosperme sono piante antiche, alcune comparvero prima dei Dinosauri, altre ebbero la loro massima espansione proprio nel periodo in cui sul nostro Pianeta regnavano questi "Rettili Giganti" e che non tutte le Gimnosperme sono Conifere.
Sebbene come numero di specie non possano competere con le Angiosperme, le Piante a "seme nudo", rimangono gli essere viventi più grandi (Taxodium mucronatum e Sequoiadendron giganteum), alti (Sequoia sempervirens) e longevi (Pinus longaeva) al Mondo.

Anche nella distribuzione abbiamo notato come le Conifere riescano a spingersi laddove il freddo non permetterebbe a nessun altra pianta ad alto fusto di sopravvivere (Taiga, alta montagna, etc.), dominando questi ambienti ed in generale i climi temperati freddi.

Si può osservare anche come le Cicadofite, la seconda divisione per numero di specie, abbiano un areale completamente diverso e non soprapposto a quello delle Conifere, prosperando solo in zone tropicali o comunque calde.

Nuova Vegetazione Conifere

Paesaggio Montano con Larice in Primo Piano