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domenica 17 gennaio 2021

Coltivazione dell'Eucalipto : Specie e Varietà a Confronto

L'Eucalipto viene spesso associato al Koala (Phascolarctos cinereus), dato che quest'ultimo si nutre esclusivamente delle sue foglie. Tuttavia la parola generica Eucalipto si riferisce ad una qualsiasi delle molte specie appartenenti al genere Eucalyptus, che sono parte integrante della flora Australiana.

In questo articolo vorrei fare una panoramica sul genere, ma vorrei anche soffermarmi sulle differenze esistenti tra le diverse specie di Eucalipto, suggerendo quelle più resistenti al freddo ed adatte ad essere coltivate in Italia.

Eucalipto

Il genere Eucalipto - Diffusione, Storia e Curiosià :

Eucalyptus è uno dei tanti generi dell'immensa famiglia delle Myrtaceae ed è formato da circa 700 specie arboree. La loro distribuzione è concentrata in Australia, basti pensare che circa il 75% delle foreste di questa nazione sono di Eucalipti e che ogni diversa specie è spesso rappresentativa di un dato stato o territorio. Alcune specie di Eucalipto si spingono più a Nord e prosperano in un clima tropicale, mentre altre si trovano più a Sud (Tasmania e Nuova Zelanda), in aree più fredde.

Sebbene le specie abbiano differenze sostanziali, sia per quanto riguarda l'habitat di crescita sia per aspetto e sviluppo, molti sono i tratti distintivi comuni a più o meno tutti gli Eucalipti. 

Gli Eucalipti, nonostante fossero stati visti dai primi esploratori Europei, non fecero parte di collezioni botaniche sino al 1770 e la prima descrizione del genere fu fatta solo nel 1789 ad opera del naturalista francese Charles Louis L'Héritier de Brutelle.

Il nome del genere deriva dalla fusione di due parole : "eu" e "calyptos", che in Greco antico significano rispettivamente "Ben" e "Coperto", un chiaro riferimento all'opercolo che protegge i fiori dell'Eucalipto prima che sboccino.

Oggigiorno gli Eucalipti sono piantati (sia a livello ornamentale che produttivo) in tutti i continenti del mondo e l'unico fattore che ne influenza realmente la diffusione è il freddo, sebbene esistano, come vedremo in seguito, specie molto resistenti. 

Diverse specie hanno trovato nel bacino Mediterraneo l' habitat ideale per la loro crescita e sono oggi quasi naturalizzate in diverse aree del Centro-Sud Italia.


Botanica, Fisiologia e Differenze tra le Specie :

Tutti gli Eucalipti sono piante sempreverdi, solitamente alte ed a singolo tronco, sebbene esistano anche specie arbustive ed a sviluppo più limitato. Giusto per dare dei numeri, l'Eucalyptus regnans, nativo della Tasmania, è l'Angiosperma più alta mondo e può tranquillamente raggiungere un'altezza di oltre 90 metri (295 ft), mentre l'Eucalyptus preissiana ha uno sviluppo compatto e, anche da adulta, può rimanere sotto i 3 metri (10 ft). La maggior parte delle specie sono comunque alberi di media-alta grandezza e, solitamente, crescono tra i 20 ed i 40 metri (65-131 ft).

Fiori

TroncoI tronchi dell'Eucalipto si possono essenzialmente dividere in due categorie, i tronchi "lisci" ed i tronchi "rugosi". Ogni anno lo strato più esterno della corteccia muore, con la differenza che, nel primo caso, si stacca in scaglie più o meno grosse, lasciando scoperta la "parte viva" del legno, mentre nel secondo caso secca, rimane attaccato e si accumula. Tra le specie a tronco liscio non si può non menzionare l'Eucalipto Arcobaleno (Eucalyptus deglupta), l'unica specie del genere a crescere nella foresta pluviale ed ad avere un tronco multicolore (verde, arancione, rosso, viola); mentre per la seconda categoria potremmo citare l'Eucalyptus quadrangulata.

Il portamento è generalmente slanciato ed assurgente; tuttavia i rami vecchi di molte specie possono avere un portamento pendulo, di notevole impatto visivo.

Le cellule della corteccia di alcune specie (es. E. globulus) sono in grado di svolgere la fotosintesi; questa caratteristica conferisce alla pianta una maggior probabilità di sopravvivere in ambienti inadatti e di recuperare anche qualora l'intera chioma fosse stata distrutta da un incendio.

Praticamente tutte le specie di Eucalipto non perdono le foglie, tuttavia rare specie subtropicali possono aver un comportamento semi-deciduo, perdendo parte delle foglie alla fine della stagione secca.

Le foglie sono generalmente alternate ed hanno una forma lanceolata, non mancano però specie con foglie tondeggianti (es. E. gunnii). Una peculiarità delle foglie di Eucalipto è la presenza di ghiandole sulla loro superficie, che producono un secreto oleoso. E' importante sottolineare che, ancor più che in altre piante, le foglie di molte specie di Eucalipto possono variare considerevolmente tra la fase giovanile e quella adulta.

Il colore delle foglie varia a seconda della specie, dal verde intenso sino al bluastro.

Il fiore, come tipico delle Mirtacee, è formato da numerosissimi stami, i quali sono solitamente bianchi od al più "crema", sebbene esistano specie a stami rosa o rossi (es. Eucalyptus leucoxylon). Come detto in precedenza il fiore è racchiuso da un opercolo, una struttura in realtà formata dalla fusione di petali e sepali; quando il fiore sboccia questa sorta di capsula viene aperta e cade, di conseguenza i fiori di Eucalipto risultano privi di petali e sepali. 

In Italia il periodo di fioritura varia considerevolmente, sia in base al clima, sia in base alla varietà di Eucalipto; tuttavia essa avviene prevalentemente nel semestre più caldo, da Maggio ad Ottobre.

I frutti sono delle capsule legnose a forma conica. Una volta raggiunta la maturità hanno delle valvole terminali tramite cui fuoriescono i semi.

L'apparato radicale, in generale, è piuttosto massiccio ed esteso, tuttavia risulta più superficiale di quanto si possa pensare per alberi di queste dimensioni. Inoltre le loro radici sono relativamente delicate, motivo per cui i trapianti di piante adulte sono altamente sconsigliati, dato che il danneggiamento dell'apparato radicale comprometterebbe il futuro attecchimento.


Le 10 Specie di Eucalipto più Particolari od Adatte al Clima dell'Italia :


Eucalyptus globulus
1) Eucalyptus globulus : specie che nelle zone d'origine può superare i 50 metri (164 ft), mentre nell'area del Mediterraneo di solito non supera i 30 metri (98 ft). Il tronco è liscio e slanciato, ricoperto da una corteccia grigio-azzurrognola; mentre la chioma è espansa. Le foglie sono lanceolate, leggermente ricurve all'estremità e di color verde-olivo. I fiori sono biancastri. L'E. globulus è un albero molto comune nel centro-Sud Italia e resiste a temperature di diversi gradi sottozero.

2) Eucalyptus gunnii : nativo della Tasmania, ha una maggior resistenza al freddo rispetto all'E. globulus ed è perciò maggiormente diffuso anche nel Nord Italia. Le foglie son color blu-argenteo; esse sono inizialmente tonde o cuoriformi, diventando più allungate ed ovali nella fase adulta. L'albero raggiunge notevoli dimensioni, anche se inferiori a quelle della precedente specie, e se lasciato crescere liberamente può facilmente superare i 20 metri d'altezza(65 ft). Anche in questo caso il tronco è liscio e tende a sfaldarsi. Esistono diversi cloni selezionati, tra cui Eucalyptus gunnii "Azura", che può resistere sino a -18° C (0° F) e Eucalyptus gunnii "France Bleu Rengun", una varietà nana ideale per la coltivazione in vaso.

Eucalyptus gunnii

3) Eucalyptus leucoxylon : vorrei citare la cultivars "Euky Dwarf", una pianta con una bella chioma densa, larga circa 4 metri (13 ft) ed alta 5 metri (16 ft), più o meno 1/3 rispetto alla specie tipo. Altra peculiarità sono i fiori colorati di rosa-rosso ed una fioritura copiosa ed estremamente ornamentale. Purtroppo la resistenza al freddo non è altissima e sotto i -7° C (19° F) può subire danni.

Eucalyptus leucoxylon
Eucalyptus coccifera
4) Eucalyptus coccifera : endemico della Tasmania, ha uno sviluppo più contenuto rispetto ai primi due e raramente supera i 15 metri (49 ft). Anche qui il legno è liscio e con attitudine a sfaldarsi, tuttavia non è raro che si sviluppi sotto forma di arbusto con più tronchi. Buona resistenza al freddo, che dovrebbe permettere la sua crescita anche nel Nord Italia.

5) Eucalyptus pauciflora : nota anche con il termine Snow Gum è in realtà divisa in 6 sotto-specie ed innumerevoli varietà. Anche qui vorrei citare Eucalyptus pauciflora 'Little Snowman', un clone molto resistente al gelo, a portamento pendule e sviluppo più contenuto rispetto alla specie tipo, dato che di solito non supera i 7 metri (23 ft). Il tronco è grigio-biancastro e completamente liscio, mentre le foglie son color verde-grigiastro. 

Eucalyptus pauciflora

6) Eucalyptus deglupta : Noto come Rainbow Gum, è una specie tropicale sensibile al freddo e non adatto al clima italiano. Nativo della Papa Nuova Guinea e delle Filippine, è un albero imponente, che può superare i 70 metri (230 ft) di altezza ed è dotato di un grosso tronco multi-colore, davvero atipico ed ornamentale.

Eucalyptus deglupta
7)  Eucalyptus camphora : noto anche come Swamp Gum (Eucalipto delle Paludi), possiede foglie cuoriformi che, anche nella fase adulta, possono rimanere a forma abbastanza tondeggiante. Questa varietà cresce al massimo 10 metri (33 ft) e, diversamente dalla maggior parte degli Eucalipti, può svilupparsi bene anche in zone umide ed a mezz'ombra.

Eucalyptus camphora
Eucalyptus citriodora
8) Eucalyptus citriodora : pianta subtropicale, che resiste solo a lievi e sporadiche gelate ed è quindi coltivabile solo nelle zone costiere del Sud Italia. Foglie verdi che hanno la peculiarità di avere un forte aroma di Limone e vengono utilizzate per produrre repellenti contro le zanzare. Le foglie, oltre al tipico aroma, possono assumere un color rosso bronzeo, che ricordano un po' il colore delle nuove foglie della Pianta della Cannella. Un'ultima curiosità, la specie è conosciuta anche con il nome scientifico Corymbia citriodora.

Eucalyptus crenulata
9)  Eucalyptus crenulata : eucalipto che raggiunge un'altezza di circa 10 m (33 ft). Il tronco è marrone e si sfalda longitudinalmente, tuttavia questo strato rimane attaccato e conferisce un aspetto simile al tronco della Vite o del Corbezzolo. Chiamato anche Silver Gum per via delle foglie color argento, che tuttavia da adulte hanno anche sfumature rosso scuro.

10) Eucalyptus nicholii : specie dotata di un portamento slanciato, con rami assurgenti e chioma compatta. Le foglie, lunghe e strette, possono ricordare quelle di un Salice. Eucalipto molto ornamentale ed elegante, che ben si adatta al clima del Sud Italia, mentre al Nord potrebbe patire il gelo intenso. Un clone consigliato per il settentrione è E. nicholii "Angus", che mostra una maggior resistenza al freddo.

Eucalyptus nicholii


Come Coltivare l'Eucalipto ? - Clima, Esposizione, Terreno e Crescita e Riproduzione

Come avrete ben capito non ha senso parlare genericamente di "coltivazione dell'eucalipto" , dato che si tratta di un gruppo eterogeneo, tuttavia molte caratteristiche sono comuni alla maggior parte (non tutti) degli eucalipti e qui farò riferimento a quelle.

Iniziamo dalla resistenza al freddo; come avrete letto sopra esistono specie che in natura prosperano in zone più vicine all'equatore e che vogliono un clima caldo tutto l'anno ed esente da gelo (E. deglupta), mentre all'opposto abbiamo alcune specie che possono resistere senza danni a temperature comprese tra -15° C e -20° C (5° F/-4° F), come ad esempio Eucalyptus pauciflora ssp debeuzevillei o Eucalyptus archeri. In mezzo a questi due estremi si collocano la stragrande maggioranza degli Eucalipti, che preferiscono ambienti miti e tollerano gelate, ma iniziano a subire danni se le temperature rimangono inferiori ai -10° C (14° F) per lunghi periodi.

In linea di massima il clima mediterraneo, come tipico della maggior parte d'Italia, è perfetto per la coltivazione di buona parte degli Eucalipti, ma anche chi volesse coltivarlo in una fredda vallata Alpina, scegliendo la giusta specie potrebbe ottenere ottimi risultati.

Gli eucalipti sono piante eliofile e devono dunque esser coltivati in zone quanto più possibile assolate, tuttavia non mancano poche specie più tolleranti all'ombra, come l'Eucalyptus neglecta; detto questo nessuna specie può svilupparsi bene in ombra totale.

Queste piante non sono particolarmente esigenti in quanto a terreno e possono crescere bene anche su suoli poveri e sassosi, purché drenanti. Molte specie di Eucalipto sono adattate a vivere in aree in cui vi sia una stagione secca, hanno quindi un'ottima resistenza alla siccità ed una volta acclimatati possono vivere senza irrigazioni, anche nelle zone più aride della macchia mediterranea. Tra le molte specie adatte ai climi secchi ricordiamo E. cinerea, E. aggregata, E. gunni, E. nicholii, E. globulus e E. cosmophylla; questi ultimi due sono anche piuttosto tolleranti alla salsedine nell'aria.

In linea di massima gli Eucalipti, nei climi Mediterranei, non hanno bisogno di essere bagnati.

Ovviamente in piena terra gli Eucalipti non devono esser concimati e prosperano anche in suoli  che risultano carenti di nutrienti per molte altre piante. Anche in assenza di concimazioni queste piante hanno una crescita vigorosa ed estremamente veloce, dato che in un anno possono produrre nuovi getti che superano i 2 metri (6.6 ft).

La maggior parte delle specie preferisce un terreno tra l'acido ed il neutro, tuttavia non mancano Eucalipti che si adattano a pH alti, tra questi citerei E. dalrympleana, E. macarthurii, E. parvula E. pauciflora, E. cordata ed E. glaucescens.

Gli Eucalipti rispondono bene alla potatura, la quale tuttavia non è indispensabile. Nei giovani esemplari  può esser utile rimuovere i rami bassi, affinché il tronco cresca dritto e libero da rami basali. Nelle piante adulte l'unico scopo della potatura è quella di contenere le dimensioni, tuttavia lo sviluppo di queste piante è armonico ed elegante; un'eccessiva potatura tende a farli diventare sgraziati ed a  far sviluppare un maggior numero di "giovani" foglie, quindi tendenzialmente tondeggianti. In altre parole il consiglio è, scegliete una specie di Eucalipto adatta al vostro giardino, piuttosto che comprare un "gigante" e capitozzare ogni anno. Alcune (poche) specie, come E. coccifera, E. vernicosa ed E. archeri, son persino adatte per la creazioni di siepi alte.

In ultimo considerate che gli Eucalipti hanno un legno poco resistente ed i rami si spezzano facilmente; di conseguenza in zone soggette a copiose nevicate, converrà adottare una potatura che riduca il volume della chioma e minimizzi il numero di rami paralleli al suolo.

Le specie che in natura hanno come dimora la foresta tendono a diventare più alte e sono poco adatte a zone ventose. Se da voi il vento soffia impetuoso sarà meglio scegliere un Eucalipto con foglie strette ed a portamento più  compatto o arbustivo, come ad esempio E. cosmophylla o E. apiculata. Gli Eucalipti sopportano discretamente bene la salsedine dell'aria, tuttavia i più adatti alle località di mare sono quelli che hanno foglie più spesse, come E. globulus ed E. pauciflora.

In linea di massima gli Eucalipti non amano esser coltivati in vaso, condizione che ne limita lo sviluppo e, nella maggior parte dei casi, porta la pianta a deperimento. Se proprio foste costretti alla coltivazione in vaso converrà scegliere una varietà dwarf (nana) od una specie a crescita lenta, oltre ad usare vasi particolarmente capienti. 

La maggior parte delle specie sono piante assai longeve e non è raro trovare esemplari pluricentenari ed alcune piante possono superare i 700 anno di età.

Come abbiamo visto, l'Eucalipto è una pianta a crescita rapida, anche nella fase giovanile. Per questo motivo, anche in ambito vivaistico in cui si vogliono piante grandi in poco tempo, la propagazione più diffusa è tramite semina. Ricordatevi che i semi delle specie più resistenti al gelo devono "sentire" il freddo invernale per poter germogliare, converrà quindi seminare in autunno, lasciando il vaso all'aperto durante l'inverno. Ovviamente, passando dal seme, non si può riprodurre l'esatto clone; per moltiplicare varietà selezionate si possono fare talee, prelevando legno giovane (un anno) e rimovendo le foglie basali. Purtroppo gli Eucalipti non radicano bene e per aver una buona probabilità di successo sarà necessario usare ormoni radicanti.

Rami Eucalyptus coccifera

Nuovi Germogli

giovedì 20 giugno 2019

Come Coltivare la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis) ? - Crescita e Cure

Se vi steste chiedendo quale sia la Palma più diffusa in Italia, fino a qualche anno fa non avrei esitato a rispondervi : nelle zone fredde del Nord Italia la Trachycarpus fortunei, mentre nelle zone più miti o costiere del Centro-Sud la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis).

Purtroppo, negli ultimi anni le P. canariensis sono state decimate dal Punteruolo Rosso (Rhynchophorus ferrugineus), un coleottero di origine asiatica, le cui larve si nutrono scavando  profonde gallerie all'interno del tronco delle Palme, portandole al disseccamento e successiva morte.

Sebbene è verosimile che ancora oggi la Palma delle Canarie sia la più comune nelle zone costiere d'Italia, molti esemplari morti sono stati sostituiti da Palme più resistenti a questa malattia, come ad esempio la Washingtonia filifera.

Oggi vorrei descrivere la Palma delle Canarie, fornendo utili informazioni sulla sua cura, coltivazione e resistenza all'ambiente.

Palme delle Canarie Nel Loro Habitat

Cos'è e Come si Combatte il Punteruolo Rosso delle Palme ?

Rhynchophorus ferrugineus è un insetto patogeno che attacca preferibilmente le palme, portandole ad un lento, ma inesorabile declino.
Sebbene siano molte le specie di palma colpite, la P. canariensis è particolarmente suscettibile e la percentuale di sopravvivenza è decisamente inferiore rispetto a quella di altre specie; si stima infatti che oltre il 90% delle Palme uccise dal Punteruolo Rosso, siano Palme delle Canarie.
Nonostante siano stati riscontrati danni anche sulle Palme da Cocco (Cocos nucifera) e Palme da Olio (Elaeis guineensis), le palme più sensibili al Punteruolo sono le specie appartenenti al genere Phoenix.

L'insetto "killer" giunse in Europa dalla Malesia e fu rinvenuto per la prima volta in Spagna a metà degli anni '90, mentre in Italia fu osservato per la prima volta in Sicilia, nel 2004. 
Questo Artropode cresce veloce, è prolifico (ogni femmina depone in media 2-300 uova) e l'adulto ha elevata motilità, spostandosi agevolmente anche tra palme lontane oltre 1 km (0.6 miles) l'una dall'altra.
L'adulto depone le uova all'interno delle ferite sulle foglie, o comunque nella parte superiore del tronco; le larve entrano così all'interno della palma, cibandosi dei tessuti interni della stessa e producendo lunghe gallerie, un po' come farebbe una talpa nel terreno.

Purtroppo è difficile individuare l'infezione durante gli stadi iniziali, anche perché l'alta chioma non è facilmente accessibile ed ispezionabile, e quando si manifestano i primi sintomi è spesso troppo tardi per salvarla.

Palma Uccisa dal Punteruolo RossoAd oggi non esiste un rimedio efficace al 100% contro il Punteruolo Rosso e la prevenzione rimane l'arma migliore. Ad esempio è importante rimuovere solo foglie secche (morte), con attrezzi che facciano un taglio netto e, qualora si dovessero tagliare foglie ancora verdi, farlo esclusivamente nel periodo invernale (non oltre Marzo), in modo da permettere la cicatrizzazione (cioè l'ostruzione dei "fori d'ingresso"), prima che il Punteruolo ritorni attivo. Un altro consiglio è di non potare le foglie alla base, ma di lasciare il picciolo, rimuovendolo solo quando secco (più il taglio è vicino al tronco, più il tragitto che devono compier le larve per arrivar al tronco sarà breve).
In fine disinfettare con insetticidi dopo aver potato e, qualora ci fossero tagli grossolani o buchi, utilizzare del mastice sulle ferite.

I comuni insetticidi hanno efficienza limitata, inoltre difficilmente riescono a penetrare nelle contorte gallerie ed è più utile rimuovere le larve manualmente (usando fumi, fil di ferro, etc.) o disorientare i maschi con particolari feromoni.
Per la lotta biologica si trovano in commercio esemplari modificati di Steinernema carpocapsae, un nematode (verme) che solitamente vive sottoterra, ma che in questo caso è in grado di sopravvivere per alcune settimane anche all'aperto, divorando le larve del Punteruolo.

Purtroppo in Italia non esistono predatori naturali del R. ferrugineus, ma lo studio sugli antagonisti naturali nell'areale d'origine potrebbe in un futuro portare all'introduzione degli stessi sul nostro territorio, permettendo (forse) l'instaurarsi di quell'equilibrio preda/predatore ormai consolidato nei paesi d'origine.


Storia, Origine, Curiosità ed Utilizzi :

Come facile intuire dal nome, la Phoenix canariensis è nativa delle Isole Canarie, dove cresce tutt'oggi allo stato selvatico in tutte le sette isole maggiori dell'arcipelago, sebbene la popolazione più numerosa si trovi a La Gomera, una delle isole meno turistiche (e più belle).

La sua presenza si riscontra dal livello del mare sino a circa 600 metri (1968 ft) di altitudine. La Palma delle Canarie prospera nelle zone umide, situate appena al di sotto della foresta di nuvole, un'area in cui i venti dominanti (Alisei) generano la costante  presenza di nebbia.
La specie cresce anche in un habitat ben diverso, arido e semi-desertico, tipico di molte aree costiere o pianeggianti. In questo caso la loro crescita è spesso indice della presenza di falde acquifere sotterranee. 

Le diverse popolazioni di P. canariensis sono sparpagliate qua e là sulle varie isole, anche in funzione della disponibilità idrica sotterranea e gli esemplari di una stessa popolazione crescono ben distanziati tra di loro, non formando mai fitte foreste.
In linea di massima il numero di esemplari per popolazione è direttamente proporzionale alla presenza d'acqua. In isole piatte e desertiche, come Fuerteventura, è comune trovare esemplari che crescono totalmente isolati.


Nelle zone d'origine queste palme vengono anche utilizzate per produrre il prelibato Miele di Palma. Per produrlo si esegue un foro nel tronco di una palma (adulta), prelevando circa 10 litri di linfa, la quale viene bollita e concentrata, ottenendo un volume finale di miele pari al 10% di quello iniziale. Questa procedura debilita la pianta e, di norma, si lasciano trascorrere anche 5 anni prima di ripetere l'operazione sulla stessa palma.

Ancorché nativa di una zona sub-tropicale, la Palma delle Canarie si è dimostrata resistente al freddo e si è perfettamente adattata al clima Mediterraneo.
Oggigiorno è infatti diffusa a livello ornamentale in tutto il bacino Mediterraneo, dalla Spagna, sino alla Grecia ed al Nord Africa, ma anche in California, Arizona, Texas e nel Sud dell'Australia.

Palme delle Canarie in Calabria

Come Riconoscere la Palma delle Canarie ? - Botanica e Fisiologia

Phoenix canariensis è il nome scientifico della Palma delle Canarie che, come tutte le altre palme, appartiene alla famiglia delle Arecaceae (ex Palmaceae).
Il genere Phoenix comprende circa 15 specie, distribuite tra Nord Africa ed Asia, a parte la Phoenix theophrasti, nativa dell'isola di Creta.

FiorituraLe due palme più conosciute (e comuni) del genere Phoenix sono senz'ombra di dubbio la Palma delle Canarie (P. canariensis ) e la Palma da Dattero (P. dactylifera).
Sebbene le due palme abbiano notevoli somiglianze, all'occhio esperto non passano inosservate le pur piccole differenze.
La Palma delle Canarie si riconosce, rispetto alla Palma da Dattero, poiché possiede un tronco più massiccio e largo, foglie più larghe, appiattite e di un color verde più scuro, nonché una chioma ben più densa, con circa 70-100 foglie, contro le 30-50 foglie della P. dactylifera.

La Phoenix canariensis cresce come palma solitaria, su un unico tronco (altra differenza rispetto alla P. dactylifera, che all'occorrenza può emettere polloni basali) dal diametro che può sfiorare il metro (3.3 ft) e raggiungere un'altezza di circa 20 metri (66 ft), anche se esemplari molto vecchi e cresciuti nelle condizioni ideali possono superare i 30 metri (98 ft).
La crescita del tronco in larghezza precede quella in altezza, per questo motivo giovani esemplari hanno un aspetto decisamente tozzo, avendo già un fusto del diametro di una palma adulta, ma un'altezza che a stento raggiunge quella di un'automobile. Purtroppo questo aspetto della fase giovanile, che ad alcuni potrà sembrar un difetto, è tipico di molte palme a fusto largo.

FioriLe foglie sono pennate, lunghe sino a 6 metri (20 ft) e composte da un centinaio di coppie di foglioline disposte a 90° rispetto al rachide centrale.
Partendo da seme, in condizioni di crescita ideali, ci vuole circa un anno affinché le foglie assumano la classica forma "pennata" ed almeno 5 anni prima che esse possano aver le dimensioni delle foglie di una pianta "adulta". 

Frutti Maturi Phoenix canariensisLa chioma è densa, espansa e dalla forma tondeggiante. In zone pedonali, giovani piante ancora troppo basse, hanno spesso le foglie raccolte tra loro (legate con una corda) per indirizzarle verticalmente, in modo da non ingombrare il passaggio.

L'apparato radicale, come tipico delle monocotiledoni, è fascicolato, ma estremamente robusto ed espanso, in grado di spingersi in profondità per attingere le riserve d'acqua sotterranee. In piante coltivate in vaso, anche di giovane età, l'apparato radicale si presenta come un groviglio di molte radici tutte più o meno dello stesso diametro (manca un fittone).
Insomma radici espanse, profonde e più robuste della maggior parte delle altre specie di palma.

La Palma delle Canarie è una specie dioica, esistono perciò piante "maschio" e piante "femmina", ognuna delle quali produrrà fiori esclusivamente del sesso di appartenenza. Le infiorescenze (di entrambi i sessi) spuntano tra le foglie, son lunghe circa 1 metro (3.3 ft) e, diversamente da quelle della Brahea armata, non sono troppo appariscenti.
I fiori sono piccoli, color giallo crema-bianchi e quelli femminili, se fecondati, danno origine a drupe di color marrone, contenenti un unico seme.
Questi frutti, raccolti in grappoli, sono ben visibili e ricordano molto i datteri, benché siano più piccoli, con minor quantità di polpa. Sebbene abbiano scarse qualità organolettiche, i frutti della Phoenix canariensis sono commestibili.

Nei luoghi d'origine la fioritura può avvenire più o meno tutto l'anno, con un picco durante i mesi più caldi. In Italia, la P. canariensis fiorisce prevalentemente durante la bella stagione, in maniera molto scalare e con differenze sostanziali da pianta a pianta, mentre i frutti maturano da Agosto in poi.

Grappolo di Frutti Palma delle Canarie

Foglie e Chioma Phoenix canariensis

Come Crescere la Palma delle Canarie ? - Coltivazione, Clima, Esposizione, Potatura

P. canariensis è una palma rustica e molto adattabile, può essere perciò coltivata in ambienti molto diversi tra di loro, sia come tipo di suolo, sia come temperatura e quantità di pioggia.
Forse è proprio questa facilità di coltivazione che l'ha resa così diffusa e, prima dell'avvento del Punteruolo Rosso, prosperava senza la benché minima cura.

La Palma delle Canarie ha una buona resistenza al freddo e, da adulta, può sopportare la neve ed il gelo, sino a temperature minime di circa -10° C (14° F), forse un paio di gradi in meno con danni. Tuttavia, in zone in cui le gelate invernali siano frequenti e moderate, conviene coprirla per i primi anni dall'impianto.
Tra le Palme a foglie pennate è una delle meglio tolleranti alle basse temperature ed è battuta solo dalla Butia capitata e dalla Jubaea chilensis.


Quando sceglierete dove piantare la vostra Canariensis ricordatevi che è una palma di grosse dimensioni, che ha bisogno di molto spazio per svilupparsi e, considerando una lunghezza media delle foglie di 5 metri (16 ft), avrà bisogno circa 30 metri quadrati (325 feet square) di terreno e, se non si vuole che le foglie si tocchino, una distanza di almeno 10 metri (33 ft) tra una palma e l'altra.

La crescita è lenta e, nei primi anni, può essere quasi estenuante. Questa sua innata lentezza permette di coltivarla in vaso per anni, rinvasando ad ogni primavera. Detto questo, se cresciuta in vaso non si svilupperà mai al meglio e, anche se coltivata in vasi molto grandi, avrà una velocità di crescita inferiore rispetto ad una palma piantata in piena terra.
Giusto per aver dei numeri sulla velocità di crescita, si può affermare che una palma ormai affrancata cresca di circa 20-30 cm (8-12 inch) ogni anno ed una palma alta 10 metri (33 ft) avrà in media un'età di circa 60 anni.

Tronco Giovane Piantina Phoenix canariensisQuesta palma mostra grande versatilità anche in merito all'esposizione alla luce; essa infatti, pur crescendo al meglio (e senza bruciature) in pieno Sole, si adatta anche alla mezz'ombra e persino a posizioni ombreggiate, purché luminose. 

Phoenix canariensis può crescere su praticamente tutti i tipi di terreno, da quelli poveri e sabbiosi, sino a quelli compatti ed argillosi. Di solito le specie di palme che tollerano terreni aridi, soffrono i ristagni idrici e l'umidità del suolo, mentre quelle che vivono in suoli perennemente bagnati non resistono alla siccità; la Palma delle Canarie, invece, può vivere sia in suoli riarsi dal Sole, sia in terreni zuppi d'acqua. 

Le concimazioni sono per lo più superflue e, di norma, anche i suoli poveri son più che sufficienti per il loro sostentamento. Basta osservare queste palme lungo i viali alberati od allo stato naturale dove, pur non ricevendo alcuna fertilizzazione, crescono sanissime.
Ricordatevi che è meglio non concimare, rispetto a concimare troppo. 

Le potature non sono necessarie, servono semmai a rimuovere le vecchie foglie ormai seccate. Se si volesse un aspetto più ordinato si potrebbero potare quelle foglie che scendono sotto la teorica linea parallela all'orizzonte, in tal modo la chioma vista davanti avrebbe un angolo di 180° (semicerchio), simile ad un ventaglio aperto.
Detto questo personalmente adoro anche il portamento "naturale", come quello che potete notare nelle Phoenix canariensis selvatiche che crescono a La Gomera (prima foto dell'articolo).

Grazie anche all'imponente apparato radicale, la Palma delle Canarie ha un'ottima resistenza alla carenza idrica e prospera senza irrigazioni anche nelle zone meno piovose d'Italia.
Innaffiare può essere utile a velocizzare la crescita durante i primi anni, ma nel complesso è una pianta che richiede davvero poca acqua.

Una palma che cresce al Sole, come all'ombra, in un terreno arido, così come in uno saturo d'acqua, in un clima tropicale (es. Hawaii), come nel Nord Italia (es. Lago Maggiore); insomma, fin qua sembrerebbe una pianta indistruttibile, ma purtroppo non è esente da malattie, tra cui le più pericolose sono la Fusariosi, causata dal fungo Fusarium oxysporum canariensis ed il già discusso Punteruolo Rosso.


Come Riprodurre la Phoenix canariensis ?

Non esistono metodi di propagazione vegetativa, in quanto la specie non emette polloni e le palme (come tutte le monocotiledoni) non si possono innestare.
L'unico metodo di moltiplicazione avviene tramite semina, che genera individui diversi rispetto alla pianta-madre, non permettendo la riproduzione di cloni con caratteristiche peculiari e scoraggiando di fatto la selezione di cultivars di pregio (leggi qua per dettagli).

I semi non hanno bisogno di un periodo freddo e possono esser piantati appena raccolti da frutti maturi; se le temperature saranno alte, le piante germoglieranno nel giro di 2-3 mesi. Per facilitare il germogliamento può esser utile lasciar i semi immersi in acqua a temperatura ambiente per una notte, nonché mantenere umido il terriccio.
Purtroppo la crescita iniziale vi farà venir il latte alle ginocchia, ma la soddisfazione di aver una Palma fatta da seme vi ripagherà del tempo aspettato. 
Alternativamente potete comprare una Palma delle Canarie coltivata in vaso già da qualche anno, ma se vorrete una palma grande subito dovrete esser disposti a spendere un po' di soldi.

Giusto a titolo esemplificativo, nelle foto che seguono sono mostrate Palme delle Canarie con un'età rispettivamente di 1-2 anni, di 6-8 anni, di 20-22 anni e di oltre 50-60 anni.

Palma delle Canarie di 1 Anno
Palma delle Canarie di 7 Anni

Palma delle Canarie di 20 Anni

Palma delle Canarie di Oltre 50 Anni

Alla prossima vacanza, mentre passeggiate sul lungomare, alzate la testa; senz'altro noterete la palma di cui abbiamo profusamente discusso sin qua.
Se abitate nel Centro-Sud Italia probabilmente avrete già una certa famigliarità con questa palma, ma sappiate che si può coltivare con successo anche nei microclimi più favorevoli del Nord Italia ed, anzi, spero che questo articolo vi invogli a tentar la sua coltivazione anche nei giardini riparati, sopra la linea del fiume Po.

Vi lascio con paio di foto del tipico paesaggio che troverete nell'entroterra delle isole più occidentali delle Canarie.
Qui siamo a La Gomera, l'isola che vanta le popolazioni più numerose di questa specie, potete infatti osservare le Phoenix canariensis che crescono sane ed indisturbate sugli aridi e scoscesi declivi, insieme a splendidi esemplari di Agave americana, ormai naturalizzata, ed ad altre specie xerofile.

Wild Phoenix canariensis

Palme delle Canarie a La Gomera

domenica 21 aprile 2019

Come Coltivare l'Acero Giapponese ? - Specie e Varietà a Confronto

Chi tra di voi è un amante dei Giardini Giapponesi, non può non adorare l'Acero, forse la pianta più rappresentativa di questo stile.

Tuttavia il nome Acero è molto generico e fa riferimento ad una delle circa 200 specie del genere Acer, che a loro volta possono esser suddivise in più cultivars.
Per questo, chi volesse comprare un Acero si potrebbe trovare in difficoltà, dato che tra pianta e pianta esistono differenze abissali, sia per dimensioni e portamento, sia per colore e forma delle foglie.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche utile informazione sulla coltivazione dell'Acero Giapponese, aiutandovi a riconoscere la specie (o varietà) più adatta a voi (clicca qua per vedere le 20 migliori varietà di Acero Giapponese).

Aceri Giapponesi

Storia ed Origine :

Tutte le specie di Acero appartengono alla famiglia delle Sapindaceae, la stessa dell'Ippocastano (Aesculus hippocastanum), ma anche di alcuni frutti tropicali come Litchi (Litchi chinensis) e Rambutan (Nephelium lappaceum).
Alcuni scienziati credono che gli Aceri siano Aceraceae, un ramo filogenetico delle Sapindaceae, che tuttavia forma una famiglia a sé.

Gli Aceri di norma sono piante decidue, con foglie penta-lobate, native delle zone temperate dell'Emisfero Boreale. La distribuzione geografica delle varie specie è molto ampia, e va dall'estremo oriente (Giappone e Cina), sino all'Europa ed al Nord America.

L'Acero, a seconda della specie, può crescere dalla pianura, sino alla medio-bassa montagna, preferendo un ambiente fresco ed umido di collina, avendo come habitat ideale i boschi misti decidui.
In linea di massima la zona fitoclimatica più rappresentativa è quella del Castanetum, tipica del Nord Italia.

Le Diverse Specie di Acero :

Premesso che la maggior parte degli Aceri che troverete in vendita nei vivai sono varietà appartenenti alle specie Acer japonicum e, soprattutto, Acer palmatum, vorrei comunque fare un elenco delle principali specie di Acero, non solo "Giapponesi".

Quella che segue non è una lista tediosa, bensì una panoramica sulle specie più rappresentative, peculiari o diffuse.

Acer laurinum
Acer laevigatum : chiamato anche Acero del Nepal, cresce nelle zone subtropicali dell'Asia. Foglie prive di lobi e, solitamente, persistenti. Si può considerare una specie semi-sempreverde, dato che forti gelate possono portare alla fisiologica perdita delle foglie.

Acer negundoAcer laurinum : questa specie non è adatta ad esser cresciuta in Italia. Stiamo infatti parlando di uno dei pochi Aceri tropicali. A. laurinum si sviluppa sotto forma di grosso albero alto sino a 40 metri (131 ft), dal fogliame sempreverde, con foglie prive di lobi. Questo Acero è diffuso nel Sud-Est Asiatico (Thailandia, Laos, Malesia, Indonesia, etc.) ed è l'unica specie a crescere spontanea anche nell'emisfero Australe.

Acer negundo : Acero americano a crescita rapida, ma poco longevo, che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni. A. negundo è ormai diffuso anche nel centro-nord Italia, dove lo si ritrova ai margini dei fiumi e torrenti. Si distingue dall'Acero "tipo" per via delle foglie, le quali sono imparipennate, ognuna composta da 3 o 5 foglioline, con lobi più o meno accentuati.

Acer macrophyllum : chiamato anche Acero dell'Oregon, per via delle sue origini. Questa è la specie di Acero con le foglie più grandi, nonché probabilmente l'Acero più alto, potendo occasionalmente sfiorare i 50 metri (164 ft).

Acer argutum : specie a sviluppo assurgente, che può raggiungere un'altezza di circa 10 metri (33 ft). Acero molto apprezzato per la veste autunnale, periodo in cui le grosse foglie, simili a quelle della Vite (Vitis spp.), si tingono di uno splendido color giallo/arancione.

Acer ginnala : nativo della Mongolia e dell'estremo oriente della Russia, questo acero presenta un tronco grigio, inizialmente liscio, che tende a fessurarsi invecchiando. A. ginnala si sviluppa sotto forma di piccolo albero ed ha foglie tri-lobate che ricordano quelle del Fico, sebbene abbiano il margine lievemente seghettato.

Acer pseudoplatanus : conosciuto anche come Acero di Monte o Sicomoro, fu introdotto nelle isole britanniche intorno al 1500 e da lì si diffuse in un po' tutto il vecchio continente. In Italia cresce spontaneo sulle colline delle Prealpi e sulle montagne delle Alpi, sino a circa 1800 m (5900 ft) di quota. La peculiarità è la corteccia che, nella fase adulta, tende a sfaldarsi, ricordando molto il tronco "mimetico" del Platano (Platanus acerifolia), da qui l'epiteto "pseudoplatanus".

Acer campestre : si presenta come pianta di medie dimensioni e cresce nei boschi decidui, insieme a Querce e Faggi. In Italia la distribuzione dell'Acero Campestre è parzialmente sovrapposta a quella dell'A.pseudoplatanus, sostituendo quest'ultimo nella Pianura Padana.

Acer monspessulanumAcer monspessulanum : tipico delle regioni che si affacciano sul mar Mediterraneo (Marocco, Portogallo, Siria, Libano etc.). Noto anche come Acero minore, ha uno sviluppo limitato e presenta foglie con lamina Tri-lobata (invece che Penta-lobata).

Acer saccharum : specie nativa del Nord America, dove cresce molto bene nella zona dei grandi laghi, sul confine tra Stati Uniti e Canada. L'Acero da Zucchero è una pianta di grosse dimensioni, adatto ad un clima rigido, con forti escursioni termiche stagionali. La sua foglia è il simbolo della bandiera del Canada. Dalla sua linfa, che può contenere sino al 4% di Saccarosio, si produce il famoso Sciroppo d'Acero.

Acer rubrum : diffuso nella parte orientale degli USA, viene chiamato anche Acero Rosso Americano, per via del color rosso scarlatto che assumono le sue foglie durante il periodo autunnale. Acero di medio-grosse dimensioni, con fiori anch'essi rossi.

Acer davidiiAcer davidii : nativo della Cina, è chiamato anche Acero di Padre Davidii, in onore del missionario che lo scoprì, insieme ad altre piante allora sconosciute, come l'Albero dei Fazzoletti (Davidia involucrata). Questo Acero ha foglie enormi, senza lobi, ovali/cuoriformi e con il margine seghettato, ma poco appariscenti in Autunno.

Acer griseumAcer griseum : noto come Acero Grigio, si contraddistingue per il tronco color grigio-rossastro, la cui corteccia si sfalda in lamine sottilissime, tanto da ricordare un foglio di giornale appena bruciato. La corteccia/tronco dell'A. griseum assomiglia molto a quella della Betulla Nera (Betula nigra).

Acer japonicum : pianta di medio-piccole dimensioni, apprezzata per i colori autunnali del suo fogliame. Le foglie hanno tra 9 e 13 lobi, incisi fino a circa metà foglia. Molto diffusa a livello ornamentale e seconda, per numero di varietà, solo all'Acer palmatum. Il tronco è liscio da giovane e leggermente più ruvido nella fase adulta/senile.

Acer palmatum : Acero Palmato, nativo dell'Oriente, è la specie più venduta come Acero ornamentale ed in commercio sono presenti decine e decine di sue Cultivars. Le foglie hanno da 5 a 9 lobi, lunghi e sottili, talvolta dal margine frastagliato.

In linea di massima l'Acero Palmato ha dimensioni più contenute, foglie più piccole, con meno lobi, ma incisi più in profondità ed una resistenza al freddo leggermente inferiore rispetto all'Acero del Giappone; tuttavia le maggiori differenze sono più evidenti tra le varietà, che tra le due specie.
Giusto per capirci, l'Acero Palmato può essere nano od alto 10 metri (33 ft), avere foglie rosse o verdi a diverso numero di lobi, avere un portamento eretto, ricadente od arrotondato.

Acer shirasawanum : specie giapponese simile all'Acer japonicum, dal quale si differenzia per l'assenza di peli sui nuovi germogli e sulle foglie. Viene chiamato anche Acero Luna Piena, poiché il suo fogliame verde-giallognolo risplende durante le notti di Luna Piena.

Acer sieboldianum : affine all'A. palmatum, si differenzia per la presenza di una peluria sulle giovani foglie e sul picciolo, inoltre possiede fiori giallognoli, invece che color porpora.

Le ultime 4 specie, A. japonicum, A. palmatum, A. shirasawanum  ed A. sieboldianum, appartengono al gruppo degli "Aceri Giapponesi", di cui parleremo in maniera più dettagliata di seguito, in special modo dell'Acero Palmato, indubbiamente la specie più rappresentativa del gruppo.

Acer palmatum

Acer ginnala

Acer shirasawanum

Com'è Fatto l'Acero Giapponese ? - Botanica e Fisiologia

L'Acero Palmato (A. palmatum) è indubbiamente il rappresentante più diffuso (e con il maggior numero di cultivars) tra tutte le specie che formano la categoria degli Aceri Giapponesi.

Questa specie si presenta come arbusto, od al limite come albero, di medio-piccole dimensioni, raggiungendo un'altezza media di circa 4-5 metri (13-16 ft), tuttavia esiste un'enorme variabilità tra le cultivars. Ci sono gli Aceri Giapponese "Nani", che superano a stento il metro di altezza (3,3 ft), altri invece hanno un portamento prostrato, con una chioma larga 3-4 volte l'altezza della pianta stessa, altri invece possono esser alti e slanciati.
Le varietà più alte di Acero Giapponese (ad esempio della specie A. japonicum), raramente raggiungono i 10 metri (33 ft) di altezza, a differenza degli imponenti Aceri Americani (es. A. saccharum) alti anche il triplo.

Queste dimensioni sono da intendersi per esemplari adulti e, dato che la crescita nei primi anni d'impianto è lenta, potrebbero trascorrere anche 15-20 anni, prima del raggiungimento di tali altezze.


Le radici dell'Acero sono sottili, tendenzialmente fascicolate e non invasive. Esse si estendono più in orizzontale, che in profondità e di solito non arrecano danni a muretto o tubature.

L'Acero Palmato ha foglie caduche, con 5, 7 o 9 lobi divisi da solchi profondi, che spesso arrivano quasi a toccare il picciolo della foglia. Tolto ciò, le foglie possono esser diversissime da varietà a varietà e, anche su una stessa pianta, possono cambiare colore più volte all'anno.

Per quanto concerne il colore delle foglie si potrebbe grossolanamente parlare di Aceri a foglia verde o rossa, in riferito al colore che esse assumono in estate.
Un Acero a foglia verde, avrà foglie primaverili di un color verde chiaro, talvolta quasi giallognolo, verde intenso durante l'estate, per virare a giallo/rosso durante l'autunno. In alcune varietà (es. A. palmatum ´Osakazuki´) il contrasto tra il color estivo ed autunnale è davvero spettacolare.
Sebbene molti Aceri abbiano foglie dalle tonalità rossastre in primavera ed autunno, gli Aceri Rossi  (es. A. palmatum ´Bloodgood´) hanno sempre foglie che variano dal rosso scarlatto, al rosso scuro/violaceo, anche in piena estate.
A. palmatum "Katsura" produce foglie giallognole, con margine rossastro, che poi diventano giallo-verde ed infine, prima di cadere, giallo-arancione.
A. palmatum "Butterfly" possiede foglie grigio-verdastri, dal margine variegato bianco-rosa.

Tronco Acero PalmatoUna menzione a parte la meritano tutti quegli Aceri Giapponesi (sia A. palmatum, che A. japonicum) che appartengono al gruppo "dissectum"(es. Acer palmatum var. dissectum 'Atropurpureum Garnet').
Gli Aceri di questo gruppo hanno portamento pendulo, quasi contorto, sono dotati di crescita lentissima ed uno spiccato sviluppo orizzontale della chioma; inoltre ogni lobo della foglia è a sua volta diviso in molti "mini-lobi", ricordando la forma delle foglie delle Cupressaceae (es. Thuja). Con l'età, il tronco di questi Aceri può avere un aspetto "a spirale", quasi fosse avvitato su se stesso.

I fiori dell'Acero Giapponese sono minuscoli (mezzo centimetro) ed abbastanza insignificanti. Essi hanno 5 setali color porpora, 5 petali biancastri e sono riuniti in piccole infiorescenze a corimbo ("piatte") che sporgono dall'estremità dei rami.
La fioritura avviene in primavera, tra fine Marzo ed Aprile e, nel complesso, passa piuttosto inosservata, soprattutto nell'Acero Rosso; tuttavia in alcune varietà di Acero Verde ci può essere un buon contrasto tra il rosso dei fiori ed il verde pallido delle foglie appena emesse.

Il frutto è formato da due samare divergenti, strutture "secche" e sottili, che fungono da "ali" ed al cui interno è contenuto il seme. I frutti dell'Acero maturano tra fine estate ed inizio autunno (Agosto-Ottobre).

Fiori Acero Giapponese

Acero Nano "dissectum"

Come Crescere l'Acero Giapponese ? - Coltivazione, Esposizione, Potature e Riproduzione

Gli Aceri vengono coltivati in Giappone (ed in generale in Asia) da molti secoli, tanto da esser diventati uno dei simboli di questo popolo. Oggigiorno però, grazie all'alto valore ornamentale, sono divenuti diffusi anche nei giardini privati dell'Occidente, anche perché non richiedono particolari cure.
Gli Aceri si fanno apprezzare per il loro portamento elegante, talvolta contorto, per la corteccia liscia e levigata, nonché per le splendide foglie che, in special modo prima di cadere, assumono tinte tipicamente autunnali per un periodo insolitamente lungo.
Acer palmatum è una specie rustica e facile da coltivare che, di norma, può dare grosse soddisfazioni anche a chi non avesse tempo/voglia per stargli dietro.


Gli Aceri Temono il Gelo ?

Gli Aceri Giapponesi vivono perfettamente nel clima del Nord Italia e resistono molto bene al freddo, potendo tranquillamente sopravvivere a gelate nell'ordine dei -20 ° C (-4° F); tuttavia, con queste temperature, piante coltivate in vaso potrebbero subire danni da freddo alle radici, consiglio dunque di coprire l'esterno del vaso con paglia, foglie o, se ce ne fosse la possibilità, di interrare il vaso (sottoterra le temperature son più stabili i miti, rispetto all'aria sovrastante).


Quando Piantare un Acero in Giardino ?

Premesso che un Acero coltivato in vaso potrebbe esser trapiantato in qualsiasi periodo dell'anno, sarebbe meglio evitare i mesi più caldi e quelli in cui il terreno geli.
Il periodo migliore per piantare un Acero nel vostro giardino potrebbe esser metà Autunno (Ottobre inoltrato), in questo modo le radici avranno tempo di assestarsi durante l'inverno ed avere anche una minima crescita, almeno fin quando il terreno non sarà gelato.


Dove Piantare gli Aceri in Italia ?

L'Acero Giapponese si può piantare in tutta Italia, tuttavia il clima del settentrione è più idoneo alla sua coltivazione.
Buona parte delle varietà si sviluppano molto bene con esposizioni a mezz'ombra o persino con ombra luminosa. Avendo la possibilità di scegliere, come linea di massima consiglierei di posizionare gli Aceri in una posizione in cui ricevano Sole al mattino ed ombra nel pomeriggio, ad esempio esposizioni Est o Nord-Est rispetto a piante ad alto fusto od edifici.


Se si ha a disposizione solo una parte di terreno soleggiata per l'intero giorno conviene scegliere varietà resistenti al Sole, poiché le più delicate, specie se coltivate nel Sud Italia, potrebbero avere scottature fogliari ed una stentata crescita estiva.


Qual è il Terreno Ideale ?

Gli Aceri richiedono un terreno leggero e drenante poiché le loro radici soffrono i ristagni idrici. Tutte le specie sono acidofile, gradiscono quindi un suolo a pH acido (inferiore a 7), ricco di sostanza organica, mentre soffrono, talvolta sino alla morte, in quelli alcalini e calcarei.
Questi arbusti amano particolarmente la pacciamatura, la quale protegge le radici sia dal caldo estivo, sia dal gelo invernale. Lo strato di pacciamatura dovrà essere sufficientemente spesso ed esteso su un'area equivalente alla proiezione della chioma sul terreno, lasciando uno spazio libero in prossimità del tronco. Per la copertura del suolo si utilizzano cortecce, foglie di faggio e aghi di Pini, materiale organico che manterrà il terreno acido e, decomponendosi, fornirà una naturale concimazione.


Come Concimare ed Irrigare ?

Fertilizzare può velocizzare la crescita durante i primi anni dall'impianto, tuttavia gli Aceri non amano le concimazioni e, se non si ha fretta, si potrebbero evitare. Comunque sia, se volete utilizzare dei concimi, usate concimi a lenta cessione ed andateci piano, un eccesso potrebbe esser deleterio e portare la pianta al deperimento.
Gli Aceri Giapponesi, avendo un apparato radicale superficiale, non sono troppo resistenti alla siccità, amano terreni umidi (non zuppi) e richiedono, specie nei primi anni, un'adeguata dose d'acqua durante l'estate.
Una buona pacciamatura potrebbe aiutare a trattenere l'evaporazione, riducendo la richiesta idrica. In terreni secchi e poveri di sostanza organica, si dovrà innaffiare non troppo abbondantemente, ma frequentemente.
Ovviamente piante cresciute in vaso avranno bisogno di maggiori attenzioni, dato che sono ben più soggette alla disidratazione, rispetto ad Aceri in piena terra.


Come e Quando Potare gli Aceri Giapponesi ?

Di norma queste piante non richiedono interventi di potatura e si "auto-potano", inibendo lo sviluppo dei rami più interni. La potatura ha come scopo quello di contenere le dimensioni, di eliminare i rami morti o che si intrecciano, nonché selezionare i miglior rami di un giovane esemplare, che diventeranno le future branche.
Le ferite indotte dai tagli possono far fuoriuscire linfa, che crea un ambiente ideale per la proliferazione dei patogeni. Contrariamente a gran parte delle piante decidue, un buon periodo per la potatura, soprattutto di grossi rami, è quello che va da Agosto a Settembre, mesi durante i quali le perdite di linfa dovrebbero esser più contenute. Ovviamente potrete potare anche in inverno, evitando i periodi di gelo intenso, mentre sarebbe meglio non potare poco prima la ripresa vegetativa.


Frutti Acero in AutunnoCome Moltiplicare l'Acero ?

Premettendo che Acer palmatum mostra una spiccata differenza varietale, è ragionevole aspettarsi che riproducendolo tramite seme potremmo avere una pianta-figlia ben diversa dalla pianta-madre, più di quanto non accada con altre specie.
Detto questo, la riproduzione per semina potrebbe esser anche più affascinante rispetto ad altri metodi, data l'alta probabilità di scoprire nuove varietà ed ottenere piante con caratteristiche inaspettate. Se volete optare per la semina dovrete raccogliere i semi in autunno e piantarli in un vaso con del buon terriccio. Ricordatevi che i semi devono esser stratificati ed il metodo più naturale è lasciare il vaso all'aperto per l'intero inverno, in modo che senta lo sbalzo termico. In primavera, con l'aumento delle temperature, tenete il vaso in una zona ombrosa, mantenendo umido il terriccio ed aspettate il germogliamento.
Chi vivesse in una zona tropicale, o comunque molto mite, potrebbe stratificare i semi in frigorifero per un paio di mesi. In altre parole, i semi di Acero devono "sentire" il freddo per poter germinare correttamente.

Per garantire la cultivars si deve necessariamente propagare per via vegetativa. Sebbene si possa moltiplicare anche tramite innesto, l'Acero si riproduce agevolmente (e con maggior successo) per talea. Consiglio di fare talee legnose, prelevando legni sottili. Dopo aver tagliato i rametti desiderati, interrarli in terriccio umido e soffice, con almeno 1-2 gemme sottoterra, successivamente rimuovete eventuali foglie, lasciandone circa 2-3 all'apice. E' facile che vi sia emissione di nuovi germogli, ma se non avrà radicato appassiranno nel giro di qualche settimana, al più un paio di mesi. Il periodo migliore per eseguire talee è tra Febbraio ed inizio Aprile.

Acero Nano Verde e Rosso
Diversità Varietale tra Aceri Giapponesi