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sabato 4 gennaio 2020

Palma da Dattero (Phoenix dactylifera) - Coltivazione in Italia

Phoenix dactylifera è la palma da cui vengono raccolti i preziosi Datteri, venduti poi in tutto il Mondo. In Italia la Palma da Dattero è cresciuta per lo più a scopo ornamentale e, grazie alla più che discreta resistenza al freddo, può esser piantata in molte località costiere, non solo del Meridione.

In questo articolo vorrei descrivere questa specie di Palma, fornendo qualche informazione utile a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione.

Chioma Phoenix dactylifera


Origine e Diffusione :

La Palma da Dattero ha origini antichissime e le prime prove del suo utilizzo risalgono ad oltre 6000 anni fa, in Mesopotamia (attuale Iraq).
Gli Assiri ed i Babilonesi impiegavano le foglie di questa pianta per la costruzione dei tetti delle loro umili abitazioni e le palme, all'epoca degli Egizi, erano coltivate lungo tutta la valle del Nilo, sia per il legno, che per i frutti, dai quali si ricavava il prezioso vino di Dattero.

Reperti fossili hanno evidenziato che la Phoenix dactylifera esiste da almeno 50 milioni di anni ed è probabilmente nativa dell'Iraq, sebbene il luogo esatto d'origine non sia del tutto certo.

Oggi la Palma da Dattero è diffusa allo stato naturale in tutto il Nord Africa, dal Marocco, sino all'Iran, dove prospera al piano, in habitat desertici, indicativamente ad una latitudine compresa tra il 15° ed il 35° Nord.

Sebbene non spontanea di queste zone, la P. dactylifera è in grado di sopravvivere anche nelle aree a clima Mediterraneo dell'Italia, come i litorali, dove viene piantata a scopi ornamentali, sia nei giardini privati e nei parchi pubblici, sia per le alberature stradali.

Palme da Dattero a Genova

Come Riconoscere una Palma da Dattero - Botanica e Fisiologia

Phoenix dactylifera appartiene, come tutte le altre Palme, alle Arecaceae (o Palmaceae), una famiglia di monocotiledoni, le cui specie hanno tendenzialmente una distribuzione tropicale e subtropicale, sebbene alcune (es. Chamaerops humilis) possano esser native di zone temperate.

Il genere Phoenix, a cui appartiene la palma oggetto dell'articolo, comprende circa 15 specie; tra di esse la più comune in Italia è senza dubbio la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis).

Le due Palme, P. dactylifera  e P. canariensis, hanno diverse analogie ed, ad un'occhiata superficiale, possono esser facilmente scambiate l'una per l'altra.
In linea di massima si possono distinguere in quanto la Palma da Dattero ha un portamento più slanciato, un (o più) tronco/tronchi di minor diametro ed una chioma formata da un minor numero di foglie, inoltre più strette, mentre la Palma delle Canarie è mastodontica, piuttosto tozza (soprattutto nei giovani esemplari), priva di polloni basali e con una chioma folta, con foglie di un verde più carico e scuro.

La Palma da Dattero può occasionalmente raggiungere un'altezza di 30 metri (98 ft), ma di norma non supera i 20 metri (65 ft). Il tronco ha un diametro di circa 50 cm (20 in) e, diversamente dalla cugina (P. canariensis), più tronchi possono esser emessi da un unico apparato radicale, in altre parole, nelle condizioni di crescita ideali, tende ad emettere polloni.

La chioma, non particolarmente folta, è composta da foglie rigide, pennate, lunghe 4-5 metri (13-16 ft) e di color verde-grigiastro, simile a quello delle foglie di Olivo. Le foglie della P. dactylifera hanno una vita di media di 5-6 anni, prima di seccare ed esser rimpiazzate dalle nuove.

I fiori possono esser femminili o maschili; in entrambi i casi sono raggruppati in grosse infiorescenze a grappolo.
I fiori di entrambi i sessi sono piccoli e formati da 3 petali e 3 sepali, quelli maschili sono bianchi, mentre quelli femminili tendono ad esser gialli.
Le due tipologie di fiori sono prodotte da due piante differenti, la Phoenix dactylifera è infatti una specie Dioica, esistono dunque Palme da Dattero "Maschio" o "Femmina".
Negli impianti commerciali 1 pianta maschio è sufficiente per l'impollinazione di 30-45 piante femmina.

In Egitto, ed in generale nelle zone molto calde, la fioritura avviene sul finir dell'inverno (Febbraio/Marzo), mentre in Italia è tipicamente tardo primaverile e, a seconda della zona, può avvenire da Aprile a Giugno.

Fioritura Palma da DatteroL'impollinazione è tipicamente anemofila (ad opera del vento), anche se spesso si ricorre all'impollinazione manuale per aumentare la resa e migliorarne la qualità; infatti i Datteri possono talvolta maturare anche senza che vi sia stata la fecondazione, risultando però privi di zuccheri e, di fatto, immangiabili.

I Datteri, ovvero i frutti della P. dactylifera, sono delle drupe lunghe in media 6 cm (2.4 in) e larghe la metà, contenenti un unico seme. I Datteri sono verdognoli durante la prima fase di accrescimento, diventando poi marroni, sebbene il colore non sia l'unico indice dell'avvenuta maturazione (frutti marroni possono esser ancora immaturi ed astringenti).
Il periodo di "gestazione" è piuttosto lungo e servono in media dai 6 ai 9 mesi dalla fioritura alla maturazione dei frutti.

Un nuovo pollone, se piantato lontano dalla pianta madre, diventerà una nuova piantina ed impiegherà dai 4 agli 8 anni per entrare in produzione, raggiungerà il picco di produttività dopo 20 anni ed inizierà il declino produttivo dopo i 40 anni, sebbene queste palme siano ben più longeve, potendo raggiungere anche 150 anni d'età.

Nelle miglior condizioni climatiche e di coltivazione, una Palma da Dattero adulta può produrre anche 100 Kg (220 lb) di Datteri all'anno, spesso alternando un anno di carica ad uno di scarica.

Le radici, come tipico dei monocotiledoni, sono fascicolate e mancano di un fittone principale dominante.

Datteri Immaturi Phoenix dactylifera

Dove Crescere la Palma da Dattero ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura e Cure.

Phoenix dactylifera è una specie adattatasi a crescere in climi desertici ed è la classica palma che si sviluppa ai margini delle Oasi. Il clima desertico è contraddistinto da fortissime escursioni termiche e, nei luoghi d'origine, ad una giornata calda potrebbe seguire una gelata notturna.

La Palma da Dattero ha una più che buona resistenza al freddo e può sopravvivere a temperature minime nell'ordine dei -8°/-10° C (18°/14° F), più o meno come la P. canariensis, tuttavia, rispetto a quest'ultima, è decisamente meno tollerante nei confronti dell'umidità e del freddo continuativo, il che la rende meno adatta alla coltivazione nel Nord Italia.
P. dactylifera è una palma a suo agio in climi torridi e può tollerare temperature prossime ai 50° C (122° F), che cuocerebbero la maggior parte delle piante; anzi, le alte temperature diurne sono necessarie per far maturare i frutti.

In molte zone d'Italia, infatti, le Palme da Dattero, pur crescendo bene, non riescono a maturare i loro frutti, i quali cadono a terra ancora verdi. Dal periodo di fioritura alla maturazione dei Datteri la media giornaliera deve esser di almeno 18° C (64° F) e temperature massime sopra i 30° C (86° F), con picchi a 40 ° (104° F), sono ideali. Esistono poi differenze di fabbisogno di calore tra le varietà, ma in linea di massima in Italia è ben difficile aver queste temperature per 6-8 mesi e le zone più vocate, nelle quali sperare in una fruttificazione di qualità accettabile, rimangono le piane interne del Sud Italia (N.B. le zone costiere sono più miti come minime, ma con massime più contenute e decisamente meno roventi in estate). Inoltre le piogge durante la fioritura ed in alcune fasi di maturazione dei frutti possono far insorgere muffe e far marcire i futuri Datteri.

Come facile intuire la Palma da Dattero ha un'ottima resistenza alla siccità, che le permette di esser coltivata ovunque (in Italia) senza irrigazioni; tuttavia bagnare d'estate durante i primi 2-3 anni dall'impianto potrebbe aumentare la velocità di crescita, già di per sé non particolarmente fulminea.

Altra cosa piuttosto ovvia è l'esposizione, che deve soleggiata, sebbene, senza aver pretese di fruttificazione, se ne può tentare la coltivazione anche in zone in cui vi sia solo mezza giornata di Sole diretto. Posizioni ombrose sono da evitare tassativamente e se solo queste fossero disponibili sarebbe meglio ripiegare su un'altra specie di Palma, come ad esempio la Chamaedorea elegans, sempre clima permettendo.

Il terreno ideale è sabbioso e neutro (pH tra 6.5 e 7.5), sebbene possa tollerare anche suoli alcalini, mentre sono dannosi quelli argillosi e soggetti a ristagno idrico.
Data la scarsa resistenza all'umidità è sconsigliabile lasciar l'erba incolta alla base del tronco ed in luoghi umidi sarebbe bene tagliarla spesso o mettere delle rocce/ghiaia che ne evitino la crescita.

Foglie e Chioma Palma da DatteroLa concimazione non ricopre particolare interesse, almeno a livello ornamentale, e le Palme da Dattero "stradali" ne sono la dimostrazione, dato che crescono senza cure; per contro è una specie che mal si adatta ad esser coltivata in vaso. Ovviamente per i primi anni di vita è possibile, ma lo sviluppo sarà limitato ed, anche in grossi vasi, un pianta di 15 anni non sarà mai grande e sana quanto una coetanea piantata in giardino.

Phoenix dactylifera è ben tollerante nei confronti dei venti salmastri, così come ad una certa salinità del terreno, permettendo un buon sviluppo anche in zone prossime al mare.

Le palme notoriamente non richiedono potature, tuttavia la Palma da Dattero emette polloni e, a meno di non voler una palma "multi-tronco" o propagarla, dovrete rimuoverli.
Le fronde (foglie) verdi non devono esser potate, mentre potrete tagliare quelle gialle od ormai rinsecchite. Altra pratica riguarda i frutti, che solitamente vengono diradati al fine di incrementare la dimensione dei rimanenti.

In Italia il nemico numero uno della P. dactylifera è sicuramente il Punteruolo Rosso (Rhynchophorus ferrugineus), malattia contro la quale non è ancora presente un insetticida efficace; inoltre l'attacco del coleottero patogeno rimane inizialmente asintomatico, manifestandosi solo quando la Palma è ormai compromessa.
A livello preventivo, anche in piante apparentemente sane, sarebbe utile osservare la parte alta del tronco ed il picciolo delle foglie, per scovare tempestivamente eventuali fori prodotti dalle larve di questa specie.

Chiome Phoenix dactylifera

Come Si Riproduce la Palma da Dattero ? - Propagazione e Varietà

La grossa fortuna della P. dactylifera è la sua attitudine ad emettere polloni, che sono geneticamente identici alla pianta madre e garantiscono dunque una riproduzione di tipo vegetativo, assai rara in altre Palme (dato che non si possono fare né talee né innesti).
La moltiplicazione tramite semina è del tutto marginale e le Palme da Dattero vengono essenzialmente propagate prelevando un nuovo pollone (con parti di radice) e trapiantandolo altrove.

Negli anni, la possibilità di riproduzione vegetativa ha permesso di selezionare cultivar di interesse (es. con frutti grandi e buoni), che son poi state propagate e diffuse sul territorio.

Essenzialmente possiamo raggruppare le varietà in 3 grosse categorie, in base alla consistenza dei loro frutti:

  • Datteri Duri : facili da coltivare, hanno una produttività elevata, ma non vengono mangiati come frutta, bensì macinati fino a diventar farina, da utilizzare poi per la preparazione di dolci o per l'alimentazione animale
  • Datteri Morbidi : sono piante delicate, la resa è bassa e di conseguenza i prezzi rimangono piuttosto elevati, possono esser mangiati tal quali
  • Datteri Semi-morbidi (o Semi-duri) : sono una via di mezzo tra i due precedenti e rappresentano oltre il 90% della produzione mondiale. Questi datteri, una volta maturi, vengono essiccati, così da poter esser conservati e giungere sino ai nostri scaffali

Esistono decine di cultivars, tuttavia in Italia è un'impresa trovarle in vendita, etichettate correttamente.
In Italia, per poter sperar di riuscire a mangiare Datteri auto-prodotti, si dovrà optare per una varietà a maturazione precoce e tollerante all'umidità.
Di seguito troverete una breve descrizione di alcune varietà di Palma da Dattero :

  1. Medjool : nota anche con il nome di Medjoul, o Majhool, è originaria del Marocco ed è probabilmente la varietà più diffusa al mondo. Produce frutti molto grossi e di ottima qualità; inoltre la pianta è tollerante all'umidità ed è a fruttificazione precoce, rendendola una delle migliori scelte per la coltivazione in Italia.
  2. Halawi : chiamata anche Holwah, produce Datteri medio-piccoli ma estremamente dolci, anche questa varietà è a maturazione precoce e tollerante all'umidità.
  3. Khadrawy : pianta di dimensioni più contenute a fioritura (e maturazione frutti) precoce. Produce Datteri morbidi e si colore molto scuro.
  4. Deglet Nour : sinonimo di Deglet Noor, è di origine Algerina, produce Datteri dalla buccia  chiara e traslucida, dal caratteristico sapore "di Miele" ed è perciò molto comune.
  5. Barhee o Barhi : produce Datteri sferici marroni a maturità. La fruttificazione è abbondante e la maturazione tardiva, tuttavia è una delle poche varietà in cui i Datteri son commestibili anche quando sono gialli e non completamente maturi. 

Quindi, se abitate in una zona di mare, anche non particolarmente mite, avrete un'ottima probabilità di coltivare con successo la Palma da Dattero e, con qualche rischio, ne potrete tentare l'acclimatazione anche nelle zone più miti e meno umide delle regioni settentrionali.

Sebbene difficilmente otterrete frutti di buona qualità, avrete comunque un'ottima pianta ornamentale.

Palme da Dattero in Liguria

Tronco Phoenix dactylifera

mercoledì 19 settembre 2018

Pianta di Ricino (Ricinus communis) - Coltivazione e Diffusione

Chi ha ormai una certa età si ricorderà di certo la minaccia : "Se non fai il bravo ti faccio mangiare un bel cucchiaio di Olio di Ricino".
Quest'olio di origine vegetale, in passato, era utilizzato al naturale come potente lassativo, ma il suo sapore molto forte induceva spesso vomito.

Oggigiorno solo l'1% della produzione viene impiegato in ambito farmacologico, per la produzione di medicinali contro la stitichezza.
Il restante è utilizzato come lubrificante (per motori etc.), fluido per freni od in campo manifatturiero, per produrre saponi, coloranti e profumi.

Ricinus communis

Da Quale Pianta si Ricava l'Olio di Ricino ? - Storia e Diffusione

Quest'olio poco infiammabile ad alta viscosità si ottiene dalla spremitura dei semi del Ricino (Ricinus communis o Ricinus vulgaris), una pianta officinale di origine tropicale, nativa dell'Africa, ma introdotta in Europa già ai tempi dei Romani.
A livello mondiale, il maggior produttore di Olio di Ricino è l'India, tuttavia il Ricino può essere coltivato anche in zone subtropicali e persino temperate calde, non a caso cresce selvatico in molte zone costiere del Centro-Sud Italia.

In Calabria, Sicilia e Sardegna è naturalizzato e si sviluppa sui cigli delle strade, ai margini dei boschi e nei luoghi incolti, diventando quasi infestante.
In Italia, nella maggior parte dei casi, le piante di Ricino non vengono curate e sono abbandonate al loro destino.


Com'è Fatto l'Albero del Ricino ? - Botanica e Fisiologia 

Il genere Ricinus, che tradotto dal latino significa "zecca" (per via della somiglianza tra i frutti ed il noto invertebrato), appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae ed è formato da un'unica specie, Ricinus communis.
Il Ricino è una pianta esotica che, in Italia, si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto, solitamente non più alto di 3 metri (10 ft); mentre nei luoghi d'origine, può addirittura superare i 10 metri (33 ft).
Questa pianta ha inizialmente uno sviluppo erbaceo, ma con gli anni tende a lignificare.

Legno e Gemma RicinoIl tronco ed i rami crescono eretti, con internodi ben visibili, che ricordano molto quelli del Fico (Ficus carica). La corteccia è di color verde nei giovani rami, mentre si inscurisce con l'età, evidenziando anche vistose striature longitudinali.
Le foglie sono alterne, grandi e multilobate, assai simili a quelle della Papaya. Esse son di color verde chiaro o rossiccio/viola, a seconda dell'età, hanno una profonda nervatura e sono dotate di un lungo picciolo.
L'apparato radicale inizialmente si sviluppa sotto forma di fittone che, col tempo, tende a ramificarsi lateralmente, fin poco sotto il suolo.

Ricinus communis è una specie monoica, ovvero un'unica pianta produce due distinti  tipi di fiori (maschili o femminili).
Il Ricino produce un'infiorescenza a forma di pannocchia, che contiene i fiori di entrambi i sessi. I fiori maschili, di color giallo chiaro, sono collocati nella parte inferiore dell'infiorescenza, mentre i fiori femminili, di color rossastro, sono presenti nella parte alta.
Il periodo di fioritura varia a seconda del clima, ma in Italia avviene generalmente nella primavera inoltrata.

I frutti, che maturano in maniera scalare, sono delle capsule spinose che possono ricordare vagamente i frutti del Rambutan. Essi sono verdi da immaturi, mentre diventano bruno-rossastri ad avvenuta maturazione.
All'interno di ogni frutto sono contenuti 3 semi lucenti, della forma (e dimensione) di un fagiolo.

Foglie Ricinus communis

Fiori Ricino

Come Coltivare la Pianta di Ricino ? - Crescita, Esposizione e Potatura

Il Ricino è una pianta molto rustica, resistente ai principali patogeni e tollerante a diversi tipi di terreno. In Italia raramente è coltivata da privati, ma se la si volesse crescere come pianta ornamentale bisogna sapere in quale clima è possibile farlo.

Ricinus vulgaris ha una scarsa resistenza al freddo. In ambienti tropicali, dove le temperature sono alte durante tutto l'anno, il Ricino è una pianta perenne, che lignifica e riesce a diventare un vero e proprio albero.
Nelle zone fredde del Nord Italia si può coltivare esclusivamente come pianta annuale, mentre nelle aree più miti, in cui si verificano solo lievi gelate, poche volte l'anno, il Ricino perde la parte aerea per il freddo ma in primavera, dalle gemme situate sulle radici, spunterà la nuova vegetazione, che riformerà l'intera chioma. 
Le foglie rimangono tutto l'anno solo nelle zone più calde del Sud Italia, dove le temperature non scendono mai sotto gli 0° C (32° F).

Il terreno ideale è sabbioso, drenante, ricco di sostanza organica ed azoto; inoltre la specie tollera una discreta salinità del suolo.
Il Ricino ha una buona resistenza alla siccità, tuttavia in zone in cui vi siano meno di 600 mm di pioggia annui, in assenza di irrigazioni, la produzione potrebbe essere scarsa.

Le potature possono esser anche drastiche (laddove non ci pensi il gelo ad azzerare la chioma), mentre le concimazioni sono a base di letame. 
La specie cresce bene sia con esposizioni in pieno sole, che a mezz'ombra e si riproduce agevolmente per semina, avendo cura di innaffiare ed eliminando le erbe infestanti durante i primi stadi di sviluppo.

N.B. 

La Ricina, contenuta nei semi da cui si ricava quest'Olio, è tossica e se ingerita può diventare un potente veleno per l'organismo. Nel processo di lavorazione che porta alla formazione dell'Olio di Ricino, viene rimossa ed impiegata per la produzione di concimi.

Ricino alle Canarie

Chioma Ricinus communis

martedì 19 giugno 2018

Dove Cresce la Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora) ?

Bersi un buon caffè è uno di quei piaceri a cui pochi rinunciano, ma quanti saprebbero riconoscere la pianta che produce i preziosi chicchi da cui si ricava il caffè ?

Nelle prossime righe, oltre a mostrare diverse foto, vorrei fare una panoramica sulla Pianta del Caffè (Coffea arabica o Coffea canephora), ripercorrendone la storia, ma fornendo anche informazioni utili a chi si volesse cimentare nella sua coltivazione, sia in Italia, che nei luoghi più caldi.

Come vedremo più avanti, la Pianta del Caffè cresce in climi tropicali ma, con qualche accorgimento, si possono ottenere discreti risultati anche in climi temperati, coltivandola in vaso e riparandola durante i mesi più freddi.

Frutti Maturi Coffea arabica


Coffea arabica
Origine, Generalità e Diffusione :

I Caffè, così come le altre bevande con alla base la stessa essenza (caffeina), sono ricavati non dai frutti, bensì dai semi dell'Albero del Caffè che, prima di essere macinati, devono essere essiccati e tostati.

Fino a questo momento ho parlato genericamente di "Pianta del Caffè", ma in realtà, all'interno del genere Coffea, esistono almeno 3 specie coltivate a livello commerciale e molte altre diffuse su scala locale.
Tutte le specie impiegate per la produzione del Caffè sono native dell'Africa, anche se oggi vengono coltivate in tutte le zone tropicali del Mondo, di seguito le principali :

  • Coffea arabica : originaria degli altopiani Etiopi, è naturalizzata anche nello stato dello Yemen. Fu probabilmente la prima specie ad essere addomesticata ed utilizzata per la preparazione di bevande. Le prime testimonianze scritte del Caffè risalgono al 1400 e si collocano proprio nella penisola Arabica. C. arabica è la specie più coltivata (circa 70%) e, diversamente dalla C. canephora, è autofertile, ma meno adattabile come habitat, crescendo rigogliosa solo in montagna, a mezz'ombra e con elevata umidità. In generale è da considerarsi il Caffè dal gusto più buono, delicato e bilanciato.
  • Coffea canephora (sinonimo Coffea robusta) : è autosterile, di conseguenza è essenziale la presenza di più piante "non clonali" affinché avvenga l'impollinazione incrociata. Questa specie è nativa delle zone comprese tra Uganda, Tanzania ed Angola ed, a differenza della C. arabica, può crescere anche al piano, in zone esposte al Sole ed è più rustica, resistendo meglio a patogeni e malattie. Un seme di C. robusta contiene il doppio della caffeina contenuta in uno della C. arabica, questo comporta un sapore più amaro e forte. Un'altra differenza agronomica tra le due specie è che la "Robusta" cresce più vigorosa, raggiunge un'altezza superiore ed ha una produzione di frutti più abbondante.
  • Coffea liberica : come facilmente intuibile, questa specie di Caffè è originaria delle foreste della Liberia (e Costa d'Avorio), ma è molto diffusa e coltivata nelle Filippine ed in Indonesia, dove si è addirittura naturalizzata. Come importanza risulta la terza specie a livello mondiale, sebbene la diffusione e commercializzazione dei suoi semi non possa essere minimamente paragonata alle due specie citate in precedenza (circa il 2%). Rispetto alla C. arabica, la C. liberica è più alta e può raggiungere i 20 m di altezza (65 ft), possiede foglie molto grosse, produce semi allungati ed i frutti, che sono grossi il doppio, richiedono circa 14 mesi per maturare. Infine i fiori sono più profumati ed, essiccati, vengono venduti come aromatizzanti. 

Diversi Semi di Caffè


Specie di minor importanza o curiose del genere Coffea :

  • Coffea charrieriana : piccolo arbusto scoperto negli anni '80 in Camerun, sugli scoscesi pendii della foresta pluviale. C. charrieriana ha la peculiarità di produrre chicchi di caffè naturalmente privi di Caffeina. Nel 2008 fu riconosciuta come una delle specie vegetali più "promettenti", in quanto potrebbe permettere di ottenere una Caffè decaffeinato, senza che i "normali" chicchi (es. di C. arabica) debbano essere sottoposti a processi chimici per rimuovere la caffeina.
  • Coffea magnistipula : nativa del Cameron e Gabon, cresce al piano nelle umide foreste tropicali. Produce delle stipule che trattengono l'acqua e, diversamente da tutte le altre specie di Caffè, produce radici avventizie, con le quali si aggrappa ai fusti delle altre piante.
  • Coffea stenophylla : cresce in Sierra Leone, i suoi frutti (a maturazione) sono di color viola scuro (e non rossi), ha una maggior resistenza alla siccità, ma è poco coltivato.
  • Coffea mauritiana : endemica delle Mauritius (e Reunion), si sviluppa sotto forma di piccolo albero, con foglie lisce che assomigliano a quelle della Camelia invernale, più che a quelle della C. arabica. 
  • Coffea racemosa : tipica del Mozambico, può perdere le foglie durante la stagione secca, si sviluppa bene anche in ambienti poco piovosi e produce chicchi di Caffè con una concentrazione di Caffeina pari a circa la metà rispetto ai chicchi di C. arabica.

Gemme a Fiore Coffea arabicaOggigiorno il massimo produttore di Caffè al mondo è il Brasile, con una produzione superiore al doppio rispetto a quella del Vietnam, il secondo in classifica ed a seguire Colombia, Indonesia ed Etiopia.
In molte zone subtropicali (es. Florida) la coltivazione del Caffè è possibile, ma la ridotta produttività non renderebbe competitivi eventuali impianti ed è per lo più coltivato a livello amatoriale, negli Orti o per abbellire il giardino.
In Italia la Pianta del Caffè è venduta in molti vivai, ma è utilizzata prevalentemente come pianta d'appartamento, condizione che tollera discretamente bene. All'infuori dei tropici non esistono piantagioni di Caffè ed, anche all'interno di questa fascia climatica, gli impianti più produttivi sono solitamente ad una latitudine compresa tra 15° N e 15° S, zona in cui si possono avere anche due raccolti all'anno.

Boccioli Pianta del Caffè


Fiori Coffea arabica


Com'è Fatta la Pianta del Caffè ? - Botanica e Fisiologia

Coffea arabica è una specie sempreverde di origine tropicale che si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto dalla chioma a forma piramidale che, se non potato, raggiunge un'altezza di circa 5-6 m (16-19 ft) o poco più.
Tutte le specie del genere Coffea appartengono alle Rubiaceae, una famiglia di distribuzione prevalentemente tropicale, di cui fanno parte anche le Gardenie.

Il tronco di questa specie cresce eretto e con gli anni tende a sfaldarsi, mentre i rami sono disposti a raggiera intorno ad esso, con quelli alla base che, essendo più vecchi, sono più lunghi rispetto a quelli vicini all'apice.
Se vogliamo, il portamento può ricordare quello delle Conifere (es. Abete), con una scarsa attitudine a formare vere e proprie branche.

Nuove Foglie Pianta del CaffèL'apparato radicale è superficiale, ma piuttosto esteso e ramificato. Si pensa che il 90% dell'assorbimento avvenga nei primi 25 cm (10 in) di suolo ed entro 1 m di distanza (40 in) dal tronco; tuttavia, in ambienti secchi e permeabili, gli apici delle radici possono arrivare anche ad una profondità superiore al metro.
Foglie Coffea arabica
Le foglie della Pianta del Caffè sono lucide, di color verde intenso, a forma ovale appuntita ad un'estremità, dal caratteristico andamento ripiegato (a zig zag) e ricordano molto quelle della Gardenia.
I fiori vengono prodotti a livello dell'ascella fogliare, sbocciano raggruppati e, nelle zone più vocate, possono essere numerosissimi e ricoprire quasi interamente la pianta. Essi sono bianchi, a forma "di stella", dotati di picciolo e possono emanare una piacevole fragranza.
Personalmente trovo che abbiano una vaga somiglianza con i fiori della Carissa.
Nelle zone equatoriali la fioritura può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno, spostandoci più verso i tropici, essa tende ad essere più copiosa sul finir dell'inverno. In realtà, più che dal clima, l'induzione a fiore delle gemme è stimolata dalla presenza/assenza di frutti; in altre parole i rami carichi di frutti avranno un scarsa/nulla fioritura, mentre quelli in cui i frutti sono stati raccolti fioriranno, in quanto la formazione delle gemme a fiore non sarà più inibita. Questo fenomeno è osservabile anche all'interno di una stessa pianta, in cui i rami fioriti saranno anche quelli privi (o scarichi) di frutti.


In seguito all'impollinazione, l'ovario inizia a trasformarsi in frutto. Questo processo è lento ed, in un primo momento, si vedrà giusto un puntino verde che rimane sempre delle stesse dimensioni. In seguito la drupa continuerà a crescere, per poi avere una seconda stasi. Infine, dopo circa 9-10 mesi (variabili anche in funzione della temperatura), i frutti verdi (immaturi) vireranno al color rosso, indice dell'avvenuta maturazione. All'interno di ogni singolo frutto possiamo trovare 1-2 semi, che rappresentano il classico chicco di caffè.
La polpa dolce e fresca del frutto del caffè è davvero poca, ma può essere gradevole assaggiarla; la bassa concentrazione di caffeina le fa infatti avere un gusto delicato e non amaro come si potrebbe pensare.

Pianta di Caffè Coltivata in Vaso

Tronco Coffea arabica

Pianta di Caffè alle Canarie

Come Coltivare la Pianta del Caffè ? - Condizioni di Crescita, Esposizione, Clima

C. arabica è una pianta tropicale ma, contrariamente a quanto si creda, non ama il caldo torrido, tipico dell'estate mediterranea.
Nell'areale d'origine cresce in montagna, vicino all'equatore, ma ad una quota superiore ai 1400 m (4590 ft).
In queste zone non ci sono né grosse differenze tra le stagioni, né fluttuazioni di temperatura e le piogge sono più abbondanti e meglio distribuite rispetto alle aree pianeggianti.
In altre parole la Pianta del Caffè si sviluppa al meglio con temperature costanti tutto l'anno, senza eccessi né verso l'alto, né verso il basso; giusto per capirci, la temperatura ideale di crescita è di 24° C (75° F) di giorno (massima) e 14° C (57° F) di notte (minima).
Se le temperature sono costantemente elevate, la pianta entra in sofferenza, ha una crescita stentata ed una produzione limitata.
Ovviamente, più ci si allontana dall'equatore e più la quota di coltivazione si abbassa, ma in pianura la produzione della C. arabica è scarsa ed è preferibile coltivare la C. charrieriana.

A questo punto ci si pone la fatidica domanda : "E' possibile coltivare la Pianta del Caffè in Italia, in pieno campo e senza protezioni ?"

La risposta è più no che sì. Sicuramente data la scarsa resistenza al freddo bisogna trovare una zona esente da gelo, ma anche evitare zone con temperature minime costantemente poco sopra lo zero e con massime invernali inferiori ai 15° C (59° F).
Le coste più riparate di Sicilia e Calabria potrebbero avere queste caratteristiche ed una Pianta di Caffè adulta, magari accostata ad un muro e con qualche protezione, potrebbe sorpassare l'inverno con pochi danni. Purtroppo nelle stesse zone l'estate sarebbe troppo torrida e siccitosa per uno sviluppo ideale e bisognerà provvedere con frequenti irrigazioni e teli ombreggianti.
Nelle altre zone costiere del Sud Italia credo si possa coltivare in serra fredda, mentre sopra Roma (Liguria a parte) diventa obbligatoria la serra calda.
Detto questo, l'unico modo per sapere dove e come possa crescere è provare, anche fosse solo per esperimento.

E' risaputo che C. arabica gradisca esposizioni a mezz'ombra, specialmente se coltivata al piano. Questo non vuol dire che possa fruttificare abbondantemente nel mezzo di una fitta foresta pluviale, semplicemente gradisce un ambiente luminoso, ma non il Sole cocente dall'alba al tramonto; tuttavia, nelle zone di alta montagna nelle quali le temperature sono più contenute, cresce e fruttifica meglio se esposta in pieno Sole.
In luoghi più caldi viene invece coltivata alla base di piante ad alto fusto dalla chioma poco densa, oppure circondate da piante da ombra, come l'Avocado. Altri alberi utilizzati a tale scopo sono gli Eucalipti, come ad esempio la specie Eucalyptus grandis.
In condizioni di impossibilità a creare una zona ombreggiata, meglio prediligere C. robusta, sicuramente meno incline a scottature da eccessiva insolazione.

Il terreno ideale per la Pianta del Caffè deve essere soffice, drenante, fertile, a pH sub-acido, ricco di humus e che si mantenga piuttosto umido. Quest'albero ha un fabbisogno idrico medio-elevato ed in posti con una lunga stagione secca (oltre 2 mesi) bisognerà intervenire con frequenti irrigazione, soprattutto durante i primi anni dall'impianto.
In un buon terreno, o rinvasando frequentemente, le concimazioni non sono strettamente necessarie.

Giovane Piantina Coffea arabicaIn Italia C. arabica è resistente alle patologie e, solitamente, ci possono essere solo dei lievi attacchi di afidi durante i mesi estivi. Nei luoghi d'origine, invece, è soggetta a diverse malattie.

Piantina di Caffè di Pochi MesiLa specie ben si presta ad essere coltivata in vaso, rimanendo di dimensioni contenute e tollerando, qualora fossero necessarie, anche energiche potature; inoltre può svilupparsi bene anche con le condizioni di umidità, luminosità e temperature, tipiche di una casa, dove viene apprezzata come pianta d'appartamento, per le belle foglie brillanti.
Se si tiene la pianta in casa tutto l'anno difficilmente fiorirà, ma se nelle stagioni in cui è possibile la si farà crescere all'aperto, facendole prendere qualche ora di Sole diretto al giorno, non è raro ottenere anche qualche chicco di caffè.

Come Si Semina la Pianta del Caffè ? Riproduzione e Cure

Le Piantine di Caffè sono armai diventate di moda ed è facile trovarle nei vivai, spesso alte come un bicchiere e germinate da poche settimane.
Il metodo di propagazione più semplice e diffuso è la semina. Questa operazione, come facile intuire, non si può fare con i semi tostati che si trovano in commercio, ma si dovrà partire da un seme fresco o comunque non più vecchio di qualche mese.
Ricordatevi di prendere semi provenienti da frutti maturi, che hanno una maggior probabilità di germinare.
Mettete in ammollo i semi per circa 12/24 ore in un bicchiere contenente acqua a temperatura ambiente. Successivamente posizionate i semi in un vaso e riponetelo in un luogo ombroso, con una temperatura di circa 25° C (68° F). In Italia, all'aperto, il periodo migliore per seminare va da Maggio sino a metà Estate (Settentrione)/ fine dell'Estate (Meridione).
La percentuale di germinazione non è elevatissima, conviene quindi interrare più semi nello stesso vaso e, semmai, diradare successivamente; inoltre è un processo tutt'altro che celere e, da quando avrete seminato, possono trascorrere anche oltre due mesi prima che emergano le foglioline (cotiledoni).

La crescita iniziale è piuttosto lenta, ma superato il primo anno di età, la pianta inizierà a crescere discretamente. Per la prima fioritura/fruttificazione bisogna attendere in media 2-4 anni, anche se, negli impianti commerciali, la produttività massima si ha tra il settimo ed il ventesimo anno.
La Pianta del Caffè è mediamente longeva e può arrivare a vivere anche 100 anni, sebbene nella fase senile si abbia una netta riduzione di frutti.
Ricordatevi, se aspirate ad avere dei frutti è meglio far crescere una pianta a tronco singolo per ogni vaso, rinvasando di anno in anno. A livello ornamentale, invece, si possono lasciare anche più piante in un unico vaso, indirizzando la crescita verso un portamento arbustivo.

Tuttavia seminare non garantisce la moltiplicazione di una determinata cultivar, in quanto tutti i semenzali ottenuti saranno eterogenei.
Se si vogliono tutte piante identiche tra di loro si deve necessariamente passare attraverso un metodo di riproduzione vegetativo, come ad esempio la Talea e l'Innesto.

Spero che quest'articolo (e queste foto) vi abbia tolto la curiosità di capire da dove provenga l'essenza che assaporate tutti i giorni, bevendo semplicemente una tazzina di Caffè e che vi stimoli a tentare, senza grosse pretese, la sua coltivazione.

Fioritura Coffea arabica

Frutti Immaturi Coffea arabica

Frutti Maturi Pianta del Caffè

mercoledì 5 luglio 2017

Com'è la Pianta di Anacardi (Anacardium occidentale)? Dove Cresce?

Gli Anacardi sono dei frutti secchi che, oggigiorno, si possono comprare in tutti i supermercati. Essi sono prodotti dall'Anacardio (Anacardium occidentale), una pianta tropicale che vive nella foresta amazzonica.

Come si coltiva l'Anacardio? Può crescere e fruttificare in Italia? Di quale clima ha bisogno per svilupparsi?

Anacardium occidentale

Frutti di Anacardio


Origine e Diffusione :

L'Albero dell'Anacardio è nativo del Brasile, ma lo si ritrova selvatico anche nelle pianure del resto dell'America tropicale. 
Molti secoli fa i portoghesi lo esportarono in altri continenti ed oggi, a livello commerciale, è coltivato in molte zone tropicali del Mondo, dall'Asia all'Africa, dove in alcune aeree si è addirittura naturalizzato, formando ampie foreste.

Tra i maggiori produttori a livello mondiale troviamo l'India, la Costa d'Avorio, il Vietnam, il Brasile, la Nigeria, il Mozambico, l'Indonesia e le Filippine.

La produzione mondiale di Anacardi è in ascesa e, tra i frutti secchi, si colloca al quarto posto, subito dopo Pistacchi, Noci e Mandorle.


Botanica e Fisiologia :

L'Anacardio (Anacardium occidentale) è una specie sempreverde appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, di cui fanno parte anche Pistacchio e Mango.
Questo albero raggiunge un'altezza media di circa 10-12 m (33-39 ft), cresce solitamente su un unico tronco piuttosto tozzo e contorto.
La chioma, dal portamento espanso, è folta e con numerosi rami, tanto che nei vecchi esemplari la sua larghezza e superiore all'altezza della pianta stessa, con rami ricadenti che quasi toccano il suolo.

Foglie Anacardium occidentaleLe foglie sono di forma ovale, di dimensione variabile, lunghe sino a 20 cm (8 in) e larghe circa la metà. Esse sono lisce, coriacee,  con un'unica grossa venatura centrale da cui dipartono quelle laterali, sono disposte a spirale ed, a maturità, hanno color verde brillante (mentre da giovani hanno sfumature rossastre).

Chioma AnacardioL'infiorescenza è un racemo emesso dalla parte apicale dei nuovi rami ed è formata da numerosi fiori, maschili o ermafroditi, solo raramente femminili.
Ogni singolo fiore è di piccole dimensioni, con 5 petali, 5 sepali e di color bianco-rosa.
La fioritura, che nei paesi a clima monsonico avviene nel periodo secco, si prolunga per diverse settimane (tra 4 ed 8). In Florida l'Anacardio fiorisce in primavera, mentre in zone prettamente tropicali con piogge ben distribuite durante l'anno, la fioritura può verificarsi in qualsiasi momento dell'anno.

Le radici si sviluppano inizialmente sotto forma di profondo fittone, che successivamente si "ramifica" lateralmente. L'apparato radicale dell'Anacardio adulto è massiccio ed esteso.

Ma arriviamo alla parte più interessante: il frutto.
Contrariamente a quanto si pensi, il frutto dell'Anacardio è in realtà composto da due parti ben diverse, ma saldamente unite tra loro.
La parte secca, chiamata anche "Nocciola di Acagiù" o "Mandorla di Acagiù", è quella che comunemente troviamo in vendita in Italia; mentre la parte fresca, detta anche "Mela di Acagiù", è consumata solo a livello locale e praticamente sconosciuta in Europa ed all'infuori dei tropici.

La Noce di Anacardio è in realtà il "vero" frutto ed ha la forma di un fagiolo. All'interno del rigido guscio (pericarpo) è contenuto un unico seme oleoso, che rappresenta la parte edule di questa noce.
Il seme al naturale contiene un olio irritante che deve essere rimosso con il calore, per questo motivo gli Anacardi, prima di essere sgusciati, devono essere tostati.
Diversamente da altri frutti secchi, gli Anacardi hanno una maggior concentrazione di acqua ed una consistenza più soffice, questo li rende però più facilmente deperibili.

La Mela di Anacardio è un falso frutto in quanto derivante dall'ingrossamento del peduncolo fiorale. Esso ha le dimensioni di una mela, ma la forma di una pera ed, a maturità, può essere giallo o rosso. La buccia è molto sottile (e questo è forse il motivo per cui viene commercializzato solo a livello locale), mentre la polpa ha la consistenza di quella di una mela, ma è fibrosa e dal sapore leggermente acidulo. Dalla Mela d'Anacardio si estrae anche un succo che, dopo esser stato leggermente fermentato, viene utilizzato per la produzione di una bevanda gustosa, fresca e dissetante.

Dalla fioritura alla completa maturazione dei frutti devono passare circa 80-90 giorni, mentre se si è interessati solo alla Nocciola di Acagiù (e non alla Mela di Acagiù) basteranno 2 mesi.

Pianta di Anacardio

Fiori di Anacardio


Coltivazione, Clima e Moltiplicazione :

Anacardium occidentale è una specie abbastanza semplice da coltivare, a patto che lo si faccia nel clima idoneo. L'Anacardio deve essere cresciuto in una zona tropicale o subtropicale calda, laddove le temperature minime non scendano quasi mai sotto i 10° C (50° F).
Temperature di 0° C (32° F) arrecano gravi danni anche a piante adulte, devono perciò essere coltivati in zone "frost-free" (prive di gelo); per questo motivo in Italia la sua coltivazione è proibitiva.
La temperatura media giornaliera ideale di crescita è di 25° C (77° F), ma può sopportare anche temperature massime di 40° C (104° F).
Questa specie gradisce un'esposizione assolata ed un'umidità atmosferica relativa intorno al 70%.

Per quanto riguarda le piogge, l'Anacardio si può coltivare sia in zone piovose che in zone semi-aride, tuttavia sarebbe meglio che nel periodo di fioritura fosse abbastanza secco, in quanto i fiori sono soggetti ad infezioni e marciumi.

Questo albero è piuttosto resistente alla siccità e prospera anche con soli 600 mm (24 inch) di pioggia all'anno.
L'Anacardio cresce su un'ampia gamma di terreni, anche quelli poco fertili, dove altre piante da frutto deperirebbero, tuttavia preferisce suoli sabbiosi a pH acido. Anche senza concimazioni lo sviluppo è buono e la resa soddisfacente.
Negli impianti commerciali, se la siccità è molto prolungata ed il terreno trattiene poca acqua (come la sabbia), si effettuano irrigazioni sotto chioma, per evitare marciumi ai fiori/frutticini.

La pianta di Anacardi si può riprodurre tramite innesto, tuttavia non sono state selezionate molte cultivars ed anche i vivai vendono prevalentemente semenzali. I rami, anche se trattati con ormoni, radicano con estrema difficoltà, perciò non si può riprodurre per talea.
La semina rimane il mezzo di moltiplicazione più diffuso e facile. I semi freschi germinano in poco tempo (2-3 settimane), ma rimangono  vitali  per poco tempo.
Nei climi adatti, durante la stagione più calda, si possono piantare direttamente nel terreno. Se viene fornita acqua, la crescita dell'Anacardio è veloce quasi come fosse erba e l'entrata in produzione avviene mediamente 3-5 anni più tardi e si protrae per altri 50 anni. Una pianta adulta può produrre fino a 35 kg (77 lb) di frutta all'anno.

Fioritura Anacardium occidentale

Frutticini Anacardium occidentale

Anacardi in Maturazione

Frutto Anacardio Maturo

Anacardi

Albero di Anacardio di 3 anni

martedì 5 luglio 2016

Dove Cresce la Pianta del Cacao (Theobroma cacao) ?

Tutti noi abbiamo mangiato il Cioccolato ed è ormai diventato l'ingrediente principe dell'industria dolciaria, ma vi siete mai chiesti da dove provenga il Cacao, l'elemento base per la sua produzione? E se si possa coltivare in Italia? 

La Polvere di Cacao, così come la Pasta ed il Burro di Cacao, si ottiene dai semi della specie Theobroma cacao, comunemente chiamata "Albero del Cacao", una pianta che cresce nelle foreste tropicali e di cui parlerò profusamente in questo articolo.

Theobroma cacao



Origine e Generalità :

Statua Maya con Frutto del CacaoLa Pianta del Cacao (Theobroma cacao), il cui nome scientifico tradotto significa "Cibo degli Dei", trae le sue origini nel Sud-America, è infatti nativa dell'Amazzonia e delle foreste pluviali adiacenti al fiume Orinoco.
L'utilizzo di questa specie, a fini alimentari, era noto già in tempi antichissimi; ci sono infatti testimonianze archeologiche che associano la coltivazione della Theobroma cacao al Popolo Maya.
Nella penisola dello Yucatan, ed in zone limitrofe, furono ritrovati antichi piatti e bicchieri su cui, le analisi molecolari, riscontrarono tracce di Cacao, facendo ipotizzare il suo utilizzo già diversi secoli prima di Cristo.
A quei tempi il "cioccolato" era considerato una prelibatezza riservata solo ai ceti alti della società, le virgolette alla parola sono obbligatorie, infatti il "cioccolato" da loro consumato doveva essere molto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.
Si ritiene che, inizialmente, il cioccolato non fosse ricavato come oggigiorno, ma fosse semplicemente un infuso, in acqua calda, della polpa del frutto (contenente i semi), con l'aggiunta di altre spezie come Pepe e Peperoncino.
Il Popolo Azteco diffuse ulteriormente la coltivazione del Cacao ed, alle bevande ottenute con questa essenza, dette un valore cerimoniale e religioso, associando il Cacao alla Dea della Fertilità.
Gli Aztechi riconobbero le qualità del Cioccolato nel diminuire la fatica e nell'apportare molte calorie. Per diminuire l'amarezza, alla bevanda venne aggiunta la Vaniglia e si raffinarono le tecniche produttive. I Semi di Cacao acquistarono così tanto valore da divenire una moneta di scambio con cui acquistare gli schiavi o altri beni.
Fu Cristoforo Colombo che, nel 1500, importò i semi di Cacao in Europa; inizialmente, il cioccolato, non fu ben accettato. Solo successivamente, con la rimozione delle spezie "piccanti" e l'aggiunta di Miele, si ottenne una bevanda che iniziò ad essere apprezzata dai nobili dell'epoca.
Ai nostri giorni la Pianta del Cacao è coltivata in tutte le zone tropicali umide del Mondo, dall'Asia-Oceania (Papua Nuova Guinea, Indonesia, Malesia), alle Americhe (Brasile, Ecuador), tuttavia la maggiore produzione a livello mondiale (circa 70%) è concentrata nella costa Ovest dell'Africa (Nigeria, Cameroon, Costa d'Avorio, Ghana).


Botanica e Fisiologia :

Polpa e Semi di Cacao
La Pianta del Cacao (Theobroma cacao), appartenente alla famiglia delle Sterculiaceae (o Malvaceae, secondo la classificazione APG), è una specie sempreverde che si sviluppa sotto forma di piccolo albero, raggiungendo un'altezza massima di circa 5-6 m (16-20 ft).
Le foglie sono a forma ovale, lunghe sino a 40 cm (16 in) e, una volta sviluppatesi, sono generalmente verdi, hanno un picciolo "articolato" che permette loro di orientarsi perfettamente, al fine di ottenere la giusta luminosità per un'ottimale attività fotosintetica. Le giovani foglie hanno tonalità rossastre, una consistenza tenera e sono più soggette ad infezioni fungine.
I fiori dell'Albero del Cacao sono molto numerosi e riuniti in mazzetti che sbocciano dalla cicatrice lasciata alla caduta delle foglie sui rami di oltre 2-3 anni e, a volte, addirittura sul tronco principale; questa peculiare fioritura (e quindi fruttificazione) sulle branche principali, atta a sorreggere frutti pesanti, l'avevamo già osservata parlando del Durian. I fiori hanno un diametro di circa 1 cm (0.4 in), con un calice rosa e cinque petali; la conformazione del fiore rende difficile l'impollinazione per la maggior parte degli insetti, solo alcuni moscerini sono così piccoli da poterli impollinare. Questo è forse uno dei motivi per cui solo una piccola percentuale (raramente superiore al 5%, spesso attorno all'1%) dei fiori si sviluppa in frutto.
Nuove Foglie CacaoMolte cultivars sono autosterili, è quindi necessaria la presenza di più piante e di insetti impollinatori al fine di ottenere frutti.
Nelle zone di origine la fioritura del Cacao è pressoché continua durante tutto l'anno ed è influenzata dalla temperatura e dall'umidità.
Fioritura Pianta del CacaoIn zone in cui vi sia una breve stagione secca, la produzione di fiori coincide con la ripresa delle piogge, suggerendo una correlazione tra disponibilità di acqua ed induzione a fiore. La fioritura nel periodo più piovoso dell'anno è un evento non comune; buona parte delle specie fruttifere tropicali preferisce fiorire in un momento più secco per evitare marciumi ed attacchi fungini.
I frutti del Cacao richiedono circa 5-6 mesi, a partire dalla fioritura, per giungere a maturazione. Durante questo periodo la crescita non è omogenea; appena dopo la fecondazione (primi 40 giorni) la crescita è lenta, segue poi una fase di crescita rapita. La fase di sviluppo (accrescimento) dura in tutto circa 80-100 giorni, a questa segue la fase di maturazione, in cui si ha un notevole incremento dell'attività metabolica e l'accumulo di grassi all'interno dei semi.
Il frutto del Theobroma cacao mostra un'ampia varietà di colori, dimensioni e forme ma, in linea generale, i frutti del Cacao sono dei grossi baccelli (anche se botanicamente sarebbero delle Drupe) a forma di cedro di allungato, che possono arrivare a pesare 500 gr (1,1 lb), occasionalmente di più. I frutti immaturi hanno un colore verde o giallo, mentre a maturazione virano ad un rossastro, più o meno intenso a seconda della varietà. Ogni frutto contiene in media 30-40 semi, che sono immersi in una polpa morbida, gelatinosa e ricca di zuccheri, dalla quale si ricavano bevande e confetture, ma è anche consumata al naturale dai popoli locali.
I semi del Cacao sono la parte più preziosa dell'intera pianta; sono a forma di mandorla e contengono al loro interno grassi, zuccheri, teobromina e, in piccole dosi, caffeina. Dopo la tostatura, vengono "sbriciolati" ed utilizzati per preparare il Cioccolato ed i suoi derivati.
La Teobromina è un composto chimico naturale che ha un effetto euforizzante, nonché blandamente diuretico e vasodilatatore; negli uomini viene metabolizzato velocemente, motivo per cui la sua tossicità è del tutto trascurabile. In altri animali (es. Cani) la teobromina è smaltita molto lentamente, rendendola tossica e potenzialmente letale.

Frutticini Cacao


Coltivazione, Clima ed Esposizione :

L'Albero del Cacao (Theobroma cacao) è, come il Rambutan, una specie prettamente tropicale che cresce, prospera e fruttifica solo in zone in cui vi siano minime escursioni termiche annue ed elevata umidità. Per questo motivo la sua coltivazione è relegata alle zone comprese tra il 15°N e il 15°S, dove vi siano abbondanti piogge (superiori ai 1500 mm/anno), ben distribuite sui 12 mesi.
Maturazione Frutti Theobroma cacaoPer questi motivi il Cacao, diversamente da altre specie subtropicali come il Tamarillo, non è coltivabile in Italia e neppure nelle regioni più miti del bacino Mediterraneo.
La crescita ideale del Cacao si ha con temperature massime intorno ai 28-30° C (82-86° F) e minime di 18-20° C (64-68° F), è sconsigliabile coltivarlo laddove le medie delle minime del mese più freddo non siano superiori ai 15° C (59° F); la Pianta del Cacao muore con temperature inferiori ai 10° C (50° F). Questa specie è molto sensibile agli abbassamenti termici, infatti la formazione dei fiori è fortemente inibita con medie giornaliere inferiori ai 22° C (72° F) e avviene in maniera ottimale solo con medie di 25° C (77° F), inoltre le basse temperature riducono sensibilmente la crescita in larghezza del tronco e, infine, facilitano gli attacchi da parte di Phytophthora palmivora, uno dei patogeni più pericolosi per la specie.
Le esigenze termiche del Theobroma cacao non sono limitanti solo verso il basso, è noto che prolungate temperature superiori ai 32° C (90° F) siano deleterie; possono infatti bruciare le gemme o indurre un'eccessiva emissione di nuovi germogli che debilitano la pianta e, in qualche caso, possono portarla alla morte.
Le nuove foglie, inoltre, sono più tenere di quelle vecchie e facilmente attaccabili da funghi come Moniliophthora perniciosa; i frequenti flussi vegetativi indotti dall'eccessivo caldo aumentano, di conseguenza, anche la frequenza degli attacchi fungini.
Theobroma cacao è una specie che, in natura, cresce nel sottobosco della foresta Amazzonica dove, oltre alla copertura offerta dalle chiome delle piante più alte, vi sono cieli spesso nuvolosi. La pianta del Cacao, infatti, predilige esposizioni piuttosto ombreggiate che, negli impianti commerciali, sono ottenute con l'ombra prodotta da altre specie fruttifere come ad esempio le Palme da Cocco, Palme da Olio o specie di Leguminose arboree. Se per le piante adulte la mezz'ombra è consigliabile, per le giovani piante è essenziale, senza un'adeguata copertura morirebbero bruciate dal Sole tropicale.
Frutti di Cacao maturiLa Pianta del Cacao, pur avendo un apparato radicale particolarmente sensibile sia ai ristagni idrici che alla bassa concentrazione di ossigeno del suolo, può crescere su un'ampia gamma di terreni, tuttavia preferisce quelli profondi, permeabili, ma con buona capacità di mantenersi umidi e ricchi.
Questa specie, in natura, cresce in zone dove nel terreno vi è uno strato permanentemente umido, composto da foglie, rami, frutti e detriti a diversi stadi di decomposizione. Questo strato ricco di materia organica è l'ideale per il Cacao ma, in zone coltivate, è difficilmente ottenibile, sia per l'esposizione spesso troppo soleggiata, sia per l'assenza della biodiversità che caratterizza le fitte foreste pluviali.


Specie e Varietà di Cacao :

Delle 22 specie appartenenti al genere Theobroma, solo Theobroma cacao è coltivata su larga scala ed i suoi semi consumati ovunque, tuttavia anche altre specie ricoprono una certa importanza alimentare, anche se solo a livello locale; tra queste T. bicolor, T. grandiflorum sono  le due più coltivate.
Anche all'interno della T. cacao esistono innumerevoli varietà che possono essere suddivise in tre gruppi:

  • Criollo (Cacao Nobile) : Varietà di Cacao molto diffusa in Messico (probabilmente sin dai tempi dei Maya) e nell'America equatoriale. E' una pianta non troppo produttiva e delicata; il suo scarso raccolto è però di ottima qualità. I suoi semi sono bianchi, poco amari e racchiusi in un frutto color porpora con striature longitudinali gialle.
  • Forastero (Cacao di Consumo) :  Rispetto a Criollo, questo gruppo contiene al suo interno piante più rustiche che ben meglio si adattano a zone diverse rispetto a quelle native del Cacao. E' infatti coltivato nell'Africa occidentale e, grazie alla sua produttività, rappresenta circa 8/10 del Cacao utilizzato per la produzione di Cioccolato. Le diverse varietà di questo gruppo mostrano differenze più marcate anche se, solitamente, i semi sono violacei e dal sapore intenso ed amaro.
  • Trinitario : E', in realtà, un ibrido tra Criollo e Forastero. Ottenuto nella zona Amazzonica in prossimità dell'estuario, è una via di mezzo tra i due gruppi esposti sopra. Produce una discreta quantità di frutti (inferiore a Forastero), i cui semi hanno un sapore pregiato (seppure inferiore a Criollo). Diffuso nell'America meridionale, ma anche in diverse zone del Sud-Est asiatico. 

Metodi di Riproduzione :

Il Cacao, a livello commerciale, si riproduce per innesto. Per millenni, e tuttora  a livello amatoriale o locale, si è riprodotto per semina.
Tuttavia i semi del Cacao sono molto delicati, hanno bisogno di un'elevata umidità per germinare e, se esposti all'aria, si disidratano in pochi giorni. La vitalità dei semi di Cacao è dunque molto ridotta e non paragonabile ai semi di molti ortaggi che sono conservabili da un anno all'altro.

Allegagione Cacao

Fiore di Cacao
Frutti di Cacao