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giovedì 22 aprile 2021

Infestazione di Afidi nel Frutteto - Danni e Lotta Biologica con Coccinelle ed Altri Predatori

Gli Afidi, volgarmente chiamati Pidocchi delle Piante, sono insetti parassiti che si nutrono di linfa elaborata (cioè ricca di Zuccheri), sottraendola direttamente ai vasi cribrosi delle piante.

Esistono molte specie di Afidi, ognuna delle quali si nutre preferibilmente di una specifica pianta. In linea generale tutti gli afidi hanno un capo ben più piccolo dell'addome ed un esoscheletro piuttosto molle. Il ciclo biologico degli Afidi è alquanto complesso; essi si possono riprodurre sia per via asessuata (ad es. per partenogenesi), sia per via sessuata e molte specie possono esser anche vivipare, ovvero, proprio come nei mammiferi, lo sviluppo di un nuovo individuo avviene direttamente all'interno dell'Afide "madre". Lo sviluppo post-embrionale si attua attraverso più stadi larvali e nell'adulto vi è polimorfismo, ovvero esiste la forma alata (quindi in grado di volare) e la forma attera (la maggior parte, non in grado di volare). Il ciclo vitale è estremamente sofisticato ed intrecciato e non è di certo lo scopo di questo articolo descriverlo nei dettagli,  ma semplificando potremmo dire :


  • Una colonia di Afidi è formata da molti individui a diversi stadi di sviluppo.
  • In una colonia di Afidi è presente un elevato polimorfismo, il che vuol dire che esistono tipologie diverse di "Afide Adulto".
  • La riproduzione può avvenire anche senza fecondazione, quindi un'unica femmina può generare da sola altri Afidi.
  • E' presente il fenomeno della viviparità, di conseguenza le uova (rimanendo all'interno) non possono esser facilmente predate.

Per quanto detto sopra, le colonie di Afidi possono avere una crescita esponenziale, con moltissimi individui accavallati su ogni centimetro quadrato di vegetazione.

Coccinella in Primavera

Quali Danni Provocano gli Afidi alle Piante da Frutto e agli Ortaggi ?

Questi insetti fitofagi sono tra i più diffusi e pericolosi per le coltivazioni dato che, avendo un potenziale riproduttivo così alto, diventano talmente numerosi da far deperire l'ospite, con conseguente perdita dei frutti.

Afidi su Susino
Gli afidi attaccano preferibilmente (ma non unicamente) i rami in crescita (ancora verdi) e le nuove foglioline, mentre difficilmente riescono ad estrarre linfa dai rami più vecchi, ormai lignificati. I pidocchi delle piante hanno un apparato boccale in grado di "succhiare" la linfa direttamente dai rami, di conseguenza sottraggono nutrimento alle piante, inoltre la saliva degli Afidi contiene spesso ormoni che alternano la fisiologia e la morfologia dell'ospite, causando galle od attorcigliamento delle foglie, con conseguente riduzione/arresto dell'attività fotosintetica. In ultimo gli afidi producono una melata, ovvero una sostanza zuccherina ed appiccicosa, che facilita l'insediamento di funghi patogeni (es. Fumaggine), oltre ad attirare le formiche, che si nutrono di questa melata proteggendo i produttori (gli afidi appunto) da eventuali predatori (le formiche scacciano le Coccinelle). 

Senza interventi esterni (predazione, ad esempio ad opera delle Coccinelle) la popolazione di Afidi decresce solo quando la pianta ospite non ha più energie per sostentare la loro crescita o quando le temperature diventano troppo basse.

Formiche a Protezione degli Afidi

Quali Sono le Specie di Afidi più Comuni ?

Esistono circa 4000 specie di Afidi, di cui almeno 250 attaccano piante di interesse ecologico, ornamentale od alimentare. Di seguito troverete un elenco alcune delle specie più temibili :

Aphis pomi (Afide Verde del Melo) : oltre al Melo attacca molte altre Rosacee, tra cui Pero (Pyris communis), Cotogno (Cydonia oblonga) e Nespolo Comune (Mespilus germanica). 

Brachycaudus helichrysi (Afide Verde del Susino) : attacca le Drupacee, tra cui appunto il Prugno (Prunus domestica)

Hyalopterus amygdali (Afide Farinoso del Pesco) : infesta Pesco (Prunus persica), ma anche Mandorlo  (Prunus dulcis) ed Albicocco (Prunus armeniaca). Queste specie arboree, soprattutto le prime due, sono attaccate anche da un altro afide, Myzus persica.

Myzus cerasi (Afide Nero del Ciliegio) : ha come ospite primario il Ciliegio (Prunus avium), tuttavia infetta anche numerose piante erbacee stagionali.

Panaphis juglandis : è una specie monofaga, ovvero infetta un'unica pianta, ovvero il Noce (Juglans regia).

Aphis fabae (Afide delle Fabacee): attacca diverse Leguminose (Fave, Fagioli, etc.), ma anche l'Evonimo (Euonymus europaeus), una pianta arborea diffusa nei boschi del Nord Italia.

Brevicoryne brassicae (Afide Ceroso delle Crucifere): attacca diverse specie di Cavolo, tra cui anche i Cavoletti di Bruxelles (Brassica oleracea gemmifera).

Chaetosiphon fragaefolii : ha come ospite le diverse specie di Fragola.

Rhopalosiphum padi (Afide dei Cereali) : attacca diverse graminacee, come Orzo e Frumento, ma infetta anche specie arboree del genere Prunus.

Chermes abietis : afide presente sulle Alpi, attacca sia Abeti (Picea abies) che Larici (Larix decidua).

Toxoptera aurantii : vive in zone tropicali, attacca la Pianta del Cacao (Theobroma cacao).

Aphis spiraecola : afide che attacca prevalentemente gli Agrumi.

Capitophorus elaeagni : attacca Cardi e Carciofi, ma secondariamente anche Solanacee ed altre piante orticole.

Aphis nerii : infetta l'Oleandro (Nerium oleander).

Macrosiphum rosae : Afide che attacca praticamente tutte le specie di Rosa.

Periphyllus acericola : Afide che ha come ospite l'Acero.

L'entità dell'infestazione dipende da molteplici fattori, che possono variare anche di anno in anno, tuttavia in alcune specie (es. Melo, Susino) gli Afidi possono formare colonie con un elevato numero di individui, mentre in altre, come ad esempio Asimina triloba e Fico (Ficus carica), l'infestazione (se avviene) rimane circoscritta e non arreca quasi mai danni.


Quali Rimedi Usare per Sconfiggere i Pidocchi delle Piante ?

A livello agronomico poco si può fare per combattere gli Afidi, anche se una minor concentrazione di Azoto nei concimi potrebbe ridurre la vigoria e, quindi, la vegetazione "ideale" per il proliferare di questi parassiti. Anche il controllo chimico non dà ottimi risultati, anche perché, in popolazioni a crescita esponenziale, è facile che si selezionino mutanti resistenti ai pesticidi.

La lotta biologica rimane l'arma migliore, infatti sono innumerevoli i predatori naturali degli Afidi, la cui presenza aiuta a mantenere la popolazione di afidi entro valori accettabili.


Quali Sono gli Insetti che Si Nutrono di Afidi ? 

Uova Coccinella
Coccinelle : tutte le Coccinelle (eggià, esistono centinaia di specie) sono voraci predatori di Afidi o Cocciniglie. La Coccinella Comune (Coccinella septempunctata), quella con 7 macchioline nere, è per l'appunto una delle più diffuse su scala globale e, come le sue "sorelle", ha una dieta prevalentemente incentrata sugli Afidi.
 
Le Coccinelle svernano nello stadio adulti riparandosi tra le foglie cadute e, non appena le temperature si alzano, iniziano ad alimentarsi, mangiando gli afidi che parassitano le prima piante erbacee. Di conseguenza è buona norma coltivare piante "veloci" che possano ospitare afidi sin dal finir dell'inverno/inizio primavera, così da attirare le Coccinelle affamate. Dopo un periodo di alimentazione gli adulti iniziano a riprodursi e le femmine depongono moltissime uova gialle, sui rami o sulle foglie di piante infettate dagli afidi.
Alcune uova sono fertili, altre sono sterili e, quest'ultime, forniscono nutrimento extra alle future larve; il rapporto uova fertili/uova sterili è influenzato dalla disponibilità di cibo nel periodo di ovo-deposizione (pochi afidi = maggior numero di uova sterili). Alla schiusura delle uova seguono 4 stadi larvali. Le larve sono molto diverse dall'adulto; esse sono prive di ali, hanno 6 zampe e sono totalmente nere, sebbene negli ultimi stadi compaiano delle segmentazioni arancioni. Inizialmente le larve sono piccolissime, ma sin da subito iniziano ad alimentarsi di Afidi, crescendo rapidamente. 

Pupa Coccinella
Durante la crescita avvengono più mute e non è raro che i "resti" rimangano sulle foglie. Nell'ultimo stadio larvale la larva è più lunga di una Coccinella. Il grande nemico delle larve sono le formiche; queste ultime, infatti, le attaccano e spesso mozzano loro le zampe, condannandole a morte. Non potendo volare le larve di coccinella si nutrono esclusivamente sulla pianta su cui la madre ha deposto le uova e solo una piccola percentuale delle larve arriva alla muta. Una larva al quarto stadio, dopo essersi alimentata per bene, si "appende" ad una foglia e, durante la fase di Pupa, si prepara a diventare una Coccinella adulta. 

Pensate, una Coccinella adulta può mangiare circa 200 Afidi al giorno e le larve più grandi anche di più; infatti bastano solo 10 larve per ripulire circa 1 metro quadrato di superficie fogliare interamente ricoperta da un "tappeto" di afidi (ed un metro quadrato, a seconda della specie di pianta, possono esser centinaia di foglie).
Oltre ad attrarre Coccinelle (vedi sopra) od a comprare larve/uova (fate una ricerca su Google) è importante trattenerle sul sito di infestazione. Finché c'è cibo le Coccinelle rimangono, a patto che non siano cacciate dalle formiche; quindi uno stratagemma potrebbe esser avvolgere il tronco della nostra pianta da frutto con un nastro appiccicoso, che impedisca alle formiche di "arrampicarsi" (non avendo ali, possono arrivare alla foglie solo tramite il tronco).

Larva Coccinella che Si Nutre di Afidi
Sirfidi : questi insetti, appartenenti al gruppo dei Ditteri, assomigliano a delle Api e, da adulti, si nutrono di nettare. Osservando i vari insetti pronubi i Sirfidi si riconoscono poiché, muovendo le ali, rimangono sospesi praticamente immobili (volo stazionario) in prossimità dei fiori (un po' come fanno i colibrì). Esistono migliaia di specie diverse, ma la maggior parte, nello stadio larvale, è un predatore di Afidi. Le uova, bianche, vengono deposte in prossimità di vegetazione parassitata dagli Afidi; una volta schiuse, le larve assomigliano a dei vermi biancastri (privi di arti) e si mimetizzano efficacemente. La larva di Sirfide si muove "a scatti", alla ricerca di cibo. Una singola larva può mangiare sino a 400 Afidi in una settimana.
Data la forma ed il mimetismo, le larve di Sirfide son meno soggette ad attacchi da parte delle formiche rispetto a quelle di Coccinella.

Larva Sirfide che Si Nutre di Afidi

Crisopa
Crisopa (Chrysoperla carnea) : L'adulto presenta corpo allungato, color verde-giallognolo, con ali quasi trasparenti e si nutre di melata e polline. La femmina depone uova in maniera assai particolare, esse, infatti, sono sorrette da un sottile filamento biancastro che penzola dai rami, facendo rimanere le uova "sospese" nell'aria. Questa strategia preserva le uova dall'attacco delle formiche che, come avrete letto poco sopra, sono spesso associate alla presenza di afidi. Vi sono 3 stadi larvali, durante il primo le larve di Crisopa sono piuttosto immobili e mangiano prevalentemente uova di altri insetti, mentre nel secondo e terzo stadio diventano abili cacciatrici, muovendosi con agilità lungo le nervature delle foglie e nutrendosi prevalentemente (ma non unicamente) di afidi. La predazione è prevalentemente notturna.

Il miglior modo per aver un giardino sano ed un orto produttivo è quello di favorire la Biodiversità, affinché si instauri quel perfetto equilibrio tra le varie specie di prede e predatori. Avere piante, erbe e fiori quanto più diversificati aiuterà ad attrarre un maggior numero di specie e ciò farà si che eventuali attacchi siano "controbilanciati" e non diventino mai così dannosi come invece accade spesso nelle Monocolture. 

Larva di Crisopa all'Attacco degli Afidi

mercoledì 10 luglio 2019

Cos'è la Popillia japonica ? Quali Danni Provoca e Come si Combatte ?

Popillia japonica è il nome scientifico del Coleottero Giapponese che, da qualche anno a questa parte, si è diffuso nel Nord Italia, arrecando ingenti danni agli agricoltori.

Origine e Diffusione :

La Popillia japonica è un insetto nativo del Giappone, ma presente da secoli anche in Cina e Russia Orientale. Questo patogeno approdò nello stato del New Jersey, intorno al 1915 e da lì si diffuse in tutti gli Stati Uniti orientali. In Europa fece la prima comparsa negli anni '70, ma fu limitata alle remote Isole Azzorre. Purtroppo nell'estate del 2014 fu accertata la presenza di un focolaio all'interno del Parco del Ticino e più Comuni, affacciati sia sulla sponda piemontese, che su quella lombarda del fiume, ebbero i primi danni.
Negli anni successivi il Coleottero si espanse sul territorio, tanto che alcuni esemplari furono segnalati addirittura in Svizzera.
Per chi non fosse della zona ricordo che il Ticino è l'emissario del Lago Maggiore e, nel suo primo tratto, segna il confine tra Piemonte e Lombardia, immettendosi nel Po, poco a Sud di Pavia.
Le zone più interessate (per ora) sono quelle della Valle del Ticino, indicativamente nelle province di Novara e Varese. Tuttavia l'espansione è continua ed ogni anno si stima che la Popillia japonica allarghi il proprio raggio d'azione di almeno 15 Km in ogni direzione; stando a questi numeri arriverà ben presto nel Monferrato e nell'Oltrepo Pavese, zone vinicole che risentiranno pesantemente la presenza di questo insetto patogeno.

Popillia japonica

Come Riconoscere il Coleottero Giapponese ?

La P. japonica è di forma ovoidale, con una lunghezza media di 10 mm e larghezza di 6 mm, il capo è color verde metallico, mentre il dorso è color bronzo. Purtroppo molti Coleotteri hanno colori, forme e dimensioni simili ed è facile confondere la Popillia japonica con altre specie comuni meno voraci (es. Anomala vitis) o decisamente innocue, come Cetonia aurata e Mimela junii.

Per riconoscere con certezza la P. japonica dovrete guardare la parte posteriore e l'addome, qui sono presenti dei ciuffi di peli bianchi, 5 per ogni lato e due all'estremità (12 in totale). Questa caratteristica rende la P. japonica distinguibile rispetto ad ogni altra specie coleottero nostrano. Le larve, invece, son ben più difficili da identificare e bisogna osservare la presenza di una doppia fila di spine disposte a "V", assente nelle altre specie.


Qual è il Ciclo Vitale della Popillia japonica ?

Popillia japonica primo pianoLe femmine di Coleottero Giapponese depongono a più riprese, producendo sino a 60 uova a stagione. Le uova vengono deposte nel terreno, prediligendo quelli umidi e ricchi di malto erboso.
Il periodo di Ovideposizione è contemporaneo a quello in cui gli adulti volano alla ricerca di cibo ed è indicativamente compreso tra Giungo e Settembre. Le Uova si schiudono dopo 10-12 giorni e le larve iniziano a svilupparsi, muovendosi nel terreno in cerca di cibo e scendendo più o meno in profondità a seconda dell'umidità del suolo. La maggior parte delle larve passa l'inverno al terzo stadio larvale, stando ad una profondità media di circa 15-20 cm. In primavera, con l'innalzarsi delle temperature, le larve ritornano attive, risalgono in superficie, si cibano, diventano Pupe e si apprestano alla metamorfosi. Tra metà Maggio e Agosto, a seconda del clima, si ha lo sfarfallamento ed i "nuovi nati" volano alla ricerca di cibo (foglie e frutti) e di accoppiamento.


Quali Danni Provoca ? 

I Coleotteri Giapponesi adulti si cibano di foglie, frutti e fiori e possono agevolmente volare da una pianta all'altra. Giovani piante possono esser totalmente defogliate ed uccise, arrecando un enorme danno economico ai vivaisti. La lamina fogliare viene morsa, fino a che non rimangono solo le nervature principali, rendendo l'aspetto della foglia simile a quello di una ragnatela. La maggior parte delle piante adulte può tollerare una parziale defogliazione, tuttavia vi sarà un danno estetico e, se l'infezione fosse massiccia, si potrebbe compromettere la fruttificazione dell'anno corrente e di quello successivo. La Popillia japonica si nutre anche di frutti in via di maturazione, compromettendo la produzione, soprattutto di quei frutti che maturano in piena estate.
Un altro problema è il loro comportamento gregario, infatti l'arrivo dei primi esemplari ne richiama altri, in una reazione a catena esponenziale che, nei casi più gravi, fa si che vi sia una concentrazione locale elevatissima, con decine di Coleotteri su un'unica foglia. Inoltre anche le sostanze volatili rilasciate dalle foglie in seguito a lesione fungono da richiamo, aumentando ancor di più il danno locale. Può succedere che una pianta sia completamente infestata, mentre un'altra identica a pochi metri rimanga indenne

Le Larve di P. japonica sono anch'esse voraci e si cibano delle radici, soprattutto di piante erbacee. Un improvviso disseccamento di vaste aree di prato potrebbe esser dovuto a questo patogeno e ciò rappresenta un problema per chi volesse un giardino "all'inglese", ma anche per i campi da Golf o di calcio.

Danni Popillia japonica su Foglie di Nocciolo

Danni Popillia japonica su Foglie di Ciliegio

Danni Popillia japonica su Foglie di Vite

Quali Sono i Periodi Più Critici dell'Anno ?

Le Larve sono attive tutto l'anno a parte l'Estate (cioè da Settembre ad inizio Maggio), tuttavia nelle zone in cui gela rimangono inattive durante i mesi più freddi ed, in linea di massima, i danni maggiori ai manti erbosi si riscontrano in Primavera ed Autunno.

Gli Insetti adulti vivono in media 40 giorni, con enormi differenze a seconda della temperatura esterna; infatti se il caldo è eccessivo possono vivere anche solo 10 giorni, mentre con il freddo persino a 90-100 giorni. Le femmine sono leggermente più longeve dei maschi.
La P. japonica provoca danni alle piante arboree da Giugno ad inizio Agosto, ma il picco massimo è di solito ad inizio Luglio (variabile anche tra le annate) e già da fine Luglio si ha un drastico calo delle popolazioni.
Questi Coleotteri sono particolarmente attivi nelle ore calde della giornata ed amano il Sole; infatti se piove o le temperature scendono sotto i 21-22° C la loro motilità diminuisce e non scappano neppure quando li si cattura.


Quali Piante Attacca ?

Purtroppo la Popillia japonica è polifaga e son state descritte almeno 300 specie vegetali da essa colpite. Le Larve amano nutrirsi delle radici delle graminacee, ma non disdegnano neppure quelle di Mais e Soia. Gli Adulti invece mangiano le foglie di specie forestali (Tiglio, Acero Americano, Ontano, Betulla, etc.), di piante da frutto, tra cui Nocciolo, Ciliegio, Susino, Kiwi e soprattutto Vite Europea (Vitis vinifera). Danni si sono verificati anche su specie ortive (Pomodoro, Zucchino, Fagiolo), su piccoli frutti come le More o su piante ornamentali come le Rose.
La Vite Americana (Vitis labrusca) sembra leggermente meno sensibile, mentre il Fico non è solitamente predato. Le Pomacee (es. Melo e Pero) sono un po' più resistenti rispetto alle Drupacee (es. Pesco, Susino). 


Come Combattere la Popillia japonica ?

Trovare un rimedio per sconfiggere questa malattia, o quantomeno per limitarne l'espansione, fu sin da subito uno degli obbiettivi dei vari enti regionali (es. Arpa).
La Regione Piemonte installò (ed installa tuttora) numerose trappole, piazzandole in luoghi adatti. Le trappole, attirano i Coleotteri Giapponesi tramite specifici feromoni ed una rete intrisa di insetticida ne causa l'intorpidimento e la successiva morte. Queste trappole, che troverete ai margini delle strade od in mezzo ai campi, NON DEVONO ESSERE TOCCATE o SPOSTATE, poiché altri odori potrebbero coprire i feromoni. Esse servono a limitare il numero di una popolazione infestante, ma non riescono a debellarla totalmente, anche perché una singola trappola cattura (ed uccide) circa il 75% dei patogeni che si avvicinano, che sono comunque solo una parte dei totali. 
Queste trappole NON SONO ADATTE ad USI PRIVATI, poiché se collocate in un giardino od in un orto attirerebbero tutti i Coleotteri Giapponesi dei paraggi, aumentandone notevolmente la concentrazione locale e quel 25% che sfugge alla trappola sarebbe numericamente maggiore rispetto  agli esemplari totali presenti in un normale sito.
Altre trappole rilasciano il fungo M. anisopliae, parassita della P. japonica. Le trappole sono posizionate alla giusta distanza l'una dall'altra e collocate secondo un criterio logico, in modo da circoscrivere determinate aree e creare delle "zone cuscinetto" con l'intento di rallentare l'avanzata della P. japonica.

Trappola a FeromoniSi possono utilizzare anche i comuni insetticidi, ma i trattamenti devono essere periodici ed il danno alle Api ed agli altri insetti "buoni" potrebbe esser superiore al beneficio. Meglio spruzzare un prodotto ammesso in agricoltura biologica come l'Olio di Neem. 
Negli Orti, date le piccole dimensioni, si possono utilizzare reti anti-insetto, avendo l'accortezza di non lasciare nessuno spiraglio (neppure nella parte bassa); purtroppo questo metodo non è perfetto e limita anche la presenza degli insetti utili.

Una pratica molto semplice è la cattura manuale. La P. japonica non morde, non punge, non è velenosa e la si può toccare tranquillamente a mani nude. Durante le ore più fresche (es. mattina) questi coleotteri sono "rimbambiti" e non opporranno resistenza alla cattura. Basterà ispezionare le piante alla ricerca di questi patogeni, prenderli ed ucciderli, per esempio immergendoli in una soluzione di acqua e zucchero od acqua e sapone.
Certo, vi sembrerà di svuotare il mare con un secchiello, ma la rimozione giornaliera di questi coleotteri potrà ridurre il danno locale, pur non cambiando nulla a livello globale.

Le formiche si cibano delle sue uova, le talpe delle larve e molti uccelli mangiano i coleotteri adulti, ciò nonostante tutti questi predatori naturali non sono sufficienti a controllarne la proliferazione.
Nella Lotta Biologica sono state introdotte le specie Tiphia vernalis e Tiphia popilliavora, che si nutrono delle larve della P. japonica, e la Istocheta aldrichi che invece depone le uova all'interno dell'addome del Coleottero femmina adulto, in molti casi uccidendolo prima che deponga le uova. Purtroppo questi metodi negli USA non hanno dato i risultati sperati.

In conclusione, imparate a riconoscere la Popillia japonica, ispezionate tempestivamente le vostre piante e rimuovete manualmente quanti più Coleotteri possibili, così da inibire la proliferazione durante gli stati precoci.
Nel futuro credo che non si riuscirà ad eradicare questo patogeno, ma si imparerà a conviverci e, instaurando il giusto equilibrio preda-predatore, se ne potrà limitare il danno alle specie vegetali.

Danni Popillia japonica su Foglie di Susino

venerdì 25 maggio 2018

Cosa Provoca l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? - Trattamenti, Cure e Prevenzione

L'Olivo o Ulivo (Olea europaea) è la pianta simbolo del Mediterraneo e, soprattutto nel Sud Italia, è coltivata in ogni angolo.
Sebbene l'Olivo sia una pianta rustica, non è immune alle patologie e, in particolar modo nei luoghi meno vocati, alcune di esse possono compromettere la fruttificazione o la sopravvivenza dell'intero albero.

Oggi vorrei parlare dell'Occhio di Pavone, una malattia crittogamica nota anche come Cicloconio dell'Olivo o Vaiuolo e di come combattere e debellare il fungo patogeno Spilocaea oleaginea (o Cycloconium oleaginum), l'agente eziologico di tale malattia.

Foglie Colpite da Occhio Pavone Olivo

Quando Compare e Come Si Riconosce il Cicloconio dell'Olivo ?

Spilocaea oleaginea attacca tutte le parti verdi della pianta, comprese le Olive in maturazione; tuttavia gli effetti più gravi si riscontrano sulle foglie, in particolar modo su quelle più vecchie.
Il periodo in cui si hanno i massimi effetti della malattia è generalmente compreso tra autunno e primavera, sebbene in zone ad inverno freddo si possa avere una stasi durante questa stagione.
In Estate, almeno in Italia, le infezioni sono ridotte o meglio "silenti", in attesa delle piogge autunnali.

I sintomi dell'Occhio di Pavone sono facilmente distinguibili. Sulla pagina superiore delle foglie si presentano delle macchie concentriche, dapprima piccole e brune, poi via via più grosse e grigiastre, fino ad assumere (talvolta) tonalità giallognole.
Queste macchioline sono disposte in ordine sparso, in numero variabile a seconda del tipo di foglia (generalmente le foglie della nuova vegetazione ne hanno poche o niente) e dell'entità dell'infezione. 
La colorazione gialla sfumata, particolarmente evidente con le alte temperature di fine primavera, e la forma dell'alone, ricordano gli Occhi presenti sulla coda del Pavone, da qui il nome "Occhio di Pavone".


Quali Danni Provoca l'Occhio di Pavone ?

Cominciamo col dire che questa malattia fungina è diffusa su tutto l'areale olivicolo italiano ma, attacchi leggeri, non hanno effetti particolarmente deleteri sull'Olivo e non compromettono necessariamente la produzione dell'anno. 

Quindi, se l'infezione riguarda una piccola percentuale delle foglie, non c'è da preoccuparsi, ma se l'attacco fosse intenso ed esteso?

Cicloconio OlivoCome già detto Spilocaea oleaginea è un fungo patogeno che si localizza a livello sub-cuticolare (la cuticola è il primo strato cellulare delle foglie, col compito di proteggerle dalla disidratazione). Il fungo si nutre e sfrutta l'Olivo, riducendo l'attività fotosintetica delle foglie e portando ad una prematura caduta delle stesse.
La defogliazione debilita l'Olivo, rendendolo più soggetto all'attacco di altri patogeni; inoltre la pianta tenterà di riformare la chioma, di conseguenza sarà favorita la formazione di gemme a legno (che produrranno foglie), a discapito delle gemme a fiore; conseguentemente si potrebbe avere, nella stagione successiva, una scarsa fioritura/raccolta. 
Nei casi più gravi si possono avere anche disseccamenti di interi rami.


Come Prevenire i Danni del Vaiuolo ? Quali Condizioni Climatiche Sono Più Sfavorevoli ?

Per prima cosa ci dobbiamo ricordare che le diverse cultivar di Olivo hanno un diverso grado di suscettibilità al Cicloconio, in zone particolarmente a rischio sarà dunque meglio optare per piante più tolleranti.

L'agente eziologico dell'Occhio di Pavone si sviluppa al meglio senza eccessi di temperatura, infatti i picchi massimi si hanno proprio durante le "mezze" stagioni. Temperature molto calde (o fredde) riducono la velocità di duplicazione del fungo ed il tempo che intercorre tra l'inoculo ed i primi sintomi sulle foglie. Inoltre un'eccessiva umidità o piogge continue favoriscono il diffondersi del patogeno.

Una potatura regolare, che permetta di arieggiare le chioma e di far si che non si creino zone di ombra (più umide), aiuta a contenere la malattia; così come la rimozione delle foglie malate cadute, che rappresentano un veicolo di inoculo.

Concimazioni ricche di Azoto sembrano diminuire la resistenza all'Occhio di Pavone, quindi, se nell'annata precedente ci fosse stata una forte infezione, sarà meglio limitare le concentrazioni dei sali d'azoto nei fertilizzanti.

In fine, un po' come per tutte le patologie, piante sane, ben nutrite e rigogliose, si ammalano meno e rispondono meglio alle avversità, sia biotiche che abiotiche. 

Cicloconio dell'Olivo

Come Curare l'Occhio di Pavone dell'Olivo ? Quali Sono i Rimedi più Efficaci ?

Premesso che, se l'attacco è limitato, si può far fare tutto a "madre natura" e non utilizzare prodotti chimici. 
Se però si ipotizza che la pianta possa essere colpita in maniera diffusa o se l'anno precedente ci sono stati danni ingenti, si possono fare dei trattamenti preventivi con anticrittogamici a base di rame, tra cui è meglio preferire gli Ossicloruri, i quali hanno una minor tossicità rispetto alla Poltiglia Bordolese (Verderame).
Questi prodotti hanno effetti preventivi, inducono una cospicua caduta di foglie (riducendo l'inoculo), ma possono anche ridurre il differenziamento a gemme a fiore ed indurre la cascola dei frutti.

La lotta chimica si effettua anche utilizzando Dodina, la quale, rispetto agli Ossicloruri a base di rame, ha anche effetti curativi ed è più indicata in periodi di carica, quando si vuole combattere l'Occhio di Pavone, senza compromettere la produzione di Olive.

martedì 25 luglio 2017

Come Combattere il Marciume Nero della Vite o Black Rot (Guignardia bidwellii) ?

La maggior parte delle varietà di Vite (Vitis vinifera) è soggetta ad infezioni fungine, alcune delle quali possono arrecare gravi perdite di produzione.
La difesa contro questi patogeni diventa perciò di fondamentale importanza, ma anche capire la loro fisiologia ed il loro modo di riprodursi può aiutare a prevenire il diffondersi della malattia. 

Oggi vorrei parlare del Marciume Nero della Vite, conosciuto anche col termine inglese "Black Rot" e causato dal fungo Guignardia bidwellii, un patogeno appartenente alla divisione degli Ascomiceti.
Esso colpisce tutti gli organi della pianta, dalle foglie ai frutti, rendendo quest'ultimi immangiabili. L'acino colpito dal marciume nero, come leggeremo più avanti, ammuffisce e secca, una sintomatologia simile a quella riscontrata durante gli attacchi di Botrite (Botrytis cinerea), con la differenza che Botrytis cinerea ha un maggior numero di ospiti oltre alla Vite (ad esempio Rose e Fragole), attacca l'acino d'Uva quando è in uno stadio fenologico più avanzato (post-invaiatura, quasi a maturazione con acini ricchi di zuccheri) e produce una muffa grigia (o biancastra) sulla sua superficie; inoltre un leggerissimo attacco di Botrite produce quella che si definisce "Muffa Nobile", la quale non danneggia i frutti, ma ne aumenta il contenuto zuccherino ed è dunque vantaggiosa per la vendemmia.

Grappolo Colpito da Marciume Nero

Da Dove Proviene il Fungo Guignardia bidwellii ? In Quali Zone è Più Diffuso?

Il responsabile di questo marciume è Guignardia bidwellii, un fungo proveniente dal Nord America, dove se ne riconosce la presenza sin dai primi anni del 1800.
Questo patogeno fu importato in Francia nel 1885, probabilmente insieme a portainnesti resistenti alla fillossera, e da lì si diffuse in pochi anni in Italia e nel resto d'Europa.
In Italia gli attacchi furono isolati per decenni e la prima vera epidemia si verificò solo negli anni '70, alle 5 Terre, in Liguria.
Oggigiorno il Black-rot è endemico in molte regioni del Nord Italia (Veneto in primis) ed i suoi attacchi sono più frequenti e massicci in zone miti ed umide. A riprova di questo c'è da menzionare il fatto che, sebbene il Guignardia bidwellii sia nativo dell'Ovest degli Stati Uniti, questa malattia sia quasi sconosciuta nella semi-desertica e torrida California.


Cos'è il Marciume Nero della Vite? Che Danni Provoca? Come si Riconosce?

Guignardia bidwellii supera l'inverno sotto forma di Spora, nascosta in diverse parti della pianta. Queste ascospore svernano preferibilmente all'interno degli acini mummificati caduti al suolo nella stagione precedente, ma anche all'interno di ferite nel legno della Vite, dove possono sopravvivere sino a due anni.

Quando in primavera si superano i 10° C (50° F), le piogge aprono gli aschi dai quali fuoriescono le ascospore che, trasportate dal vento, si diffondono infettando nuove piante.
Per la germinazione di queste spore serve che le foglie siano bagnate per un tempo più o meno lungo a seconda della temperatura; se quest'ultima è ottimale, ovvero 25° C (77° F), basteranno 6 ore, più ci si allontana (sia verso il basso, che verso l'alto) e più i tempi si dilateranno.
Durante questa fase il patogeno "fora" la cuticola penetrando all'interno degli organi vegetali. Il tempo d'incubazione e di sviluppo varia in funzione della temperatura ed è mediamente di circa due settimane.

Il Marciume Nero riguarda tutti gli organi della Vite in fase di crescita attiva, anche se i danni maggiori si riscontrano su fiori, frutti e foglie.

Le foglie colpite mostrano sintomi caratteristici, con aloni regolari tondeggianti di color marrone lungo il perimetro, mentre l'interno necrotizza e, dissecandosi, assume un color rosso tenue. Queste "macchie" difficilmente si fondono tra loro e non occupano mai tutta la superficie fogliare. Questi sintomi, talvolta accompagnati da protuberanze nerastre, non sono osservabili in foglie già adulte e sviluppate.

I danni più rilevanti riguardano però il grappolo. Il Black Rot può comparire dalla fioritura, sino all'ingrossamento dei frutti ed inizialmente si evidenzia con un pallino biancastro di circa 1 mm (0.04 in) sui chicchi d'Uva in accrescimento. Dopo poco tempo l'infezione si estende all'intero acino, facendogli assumere colorazione brunastra. In fine l'acino immaturo diventa viola, marcisce, raggrinzisce e dissecca, diventando la "casa invernale" per le sue spore.

L'infezione potrebbe anche non coinvolgere tutti gli acini, ma il grappolo in sé risulterà compromesso e privo di valore commerciale.
Diversamente dalla Botrite, il Marciume Nero della Vite si manifesta entro Agosto e non attacca l'Uva durante il periodo di maturazione.

Foglia Infettata da Guignardia bidwellii

Acini Colpiti da Guignardia bidwellii

Quali Piante Attacca ?

Contrariamente a Botrytis cinerea che attacca oltre 200 specie di vegetali, Guignardia bidwellii è più selettivo ed attacca poche specie della famiglia delle Vitaceae come Vitis vinifera (l'Uva Europea coltivata per fare il Vino), Vitis amurensis (Vite Asiatica), Vitis labrusca (Uva Fragola), Parthenocissus quinquefolia (Vite Ornamentale Americana), ma anche alcune specie di Agrumi.


Come Prevenire e Curare gli Attacchi di Black Rot ?

La difesa contro il Marciume Nero della Vite inizia con la prevenzione. Se si vuole avere una Vigna in un posto umido e con frequenti piogge primaverili ed estive, ovvero in una zona con un clima favorevole a questo tipo di patogeno, converrà scegliere dei Vitigni già intrinsecamente resistenti, evitando quelli più sensibili.
E' importante anche la scelta del microclima, prediligendo zone collinari, pendii assolati esposti a Sud, piante distanziate tra loro e poco fitte, in modo da evitare al massimo l'ombreggiamento.
Eliminare, bruciando anche le radici, i vigneti abbandonati, i quali rappresenterebbero una notevole fonte d'inoculo primario per i vigneti adiacenti.

Bisogna ricordarsi di eliminare sia i resti della potatura, che i tralci infetti e, durante l'inverno, bruciare i viticci rimasti attaccati ai fili di sostegno ed i grappoli "mummificati" dell'anno precedente.
La lotta agronomica consiste anche nel lavorare il terreno prima della ripresa vegetativa, interrando i residui infetti e, nei vigneti non inerbiti, rincalzare il minimo indispensabile e solo dopo il primo trattamento contro il black-rot, per non far riaffiorare materiale di inoculo interrato con le lavorazioni d'autunno.

La lotta chimica deve iniziare prima della fioritura, quando i tralci raggiungono una lunghezza di circa 10 cm (4 in) e deve continuare fino ad inizio invaiatura.
Si possono utilizzare prodotti a base di Rame, i ditiocarbammati o gli IBS (inibitori sintesi steroli), usati anche per combattere altre malattie fungine della Vita, come lo Oidio.

Marciume Nero della Vite

Acini Mummificati black rot

Attacco Guignardia bidwellii Foglia Vite

lunedì 3 ottobre 2016

Margaronia o Tignola Verde dell'Olivo (Palpita unionalis), Che Danni Provoca ai Germogli e alle Nuove Foglie?

L'Ulivo (Olea europaea), la pianta simbolo del Mediterraneo, è soggetta all'attacco da parte di diversi patogeni, sia animali che fungini.
Tra tutti i parassiti, la Margaronia dell'Olivo (Palpita unionalis) è facilmente riconoscibile dai danni provocati. Questo insetto attacca i germogli, i rami in allungamento e le nuove foglie che, a prima vista, sembrano "mangiucchiate", mentre le vecchie foglie risultano perfettamente sane.
Nella maggior parte dei casi, le lesioni sono quindi localizzate sull'apice vegetativo e non diffuse su tutta la pianta.
Questa malattia, a volte, può essere confusa con quella provocata da un Coleottero, noto come Oziorrinco dell'Olivo. Tuttavia, in quest'ultimo caso, le foglie sono mangiate in maniera più simmetrica e possono essere colpite massicciamente anche foglie già sviluppate.

Qual è il ciclo biologico del Palpita unionalis? Quali specie sono maggiormente colpite? Come si può prevenire o combattere la Margaronia dell'Olivo? Quali effetti si hanno sulle piante e sulla produzione di Olive? Come difendere le piante colpite?

Foglie Olivo colpite da Margaronia



Ciclo Biologico del Parassita:

La malattia causata dagli insetti della specie Palpita unionalis è nota con diversi nomi; Tignola Verde dell'Olivo, Margaronia dell'Olivo, Piralide dell'Olivo.
Palpita unionalis è un insetto che appartiene all'ordine dei Lepidotteri ed è diffuso in tutto il Bacino Mediterraneo, dalla Spagna, alla Grecia, passando per l'Italia.
L'adulto di questa specie è una sorta di farfalla di colore biancastro che, diversamente dalle sue larve, non arreca danni alle piante. Questa "farfallina" compare nei campi ad inizio Primavera, ma la sua individuazione è un evento raro. Questo perché, di giorno, la Palpita unionalis rimane nascosta nel fogliame e solo all'imbrunire esce per cibarsi di nettare e di altre sostanze zuccherine.
Dopo l'accoppiamento vengono deposte le uova che, a temperatura ottimale (circa 25°C o 77° F), si schiudono nel giro di 3-4 giorni, tuttavia a temperature di 10° C (50° F) possono impiegarci anche un mese.
Le larve di Margaronia, inizialmente gialle, si accrescono nutrendosi dei teneri germogli dell'Olivo. Esse compiono 4 mute e, nell'ultimo stadio, sono in grado di mangiare anche foglie più coriacee e persino frutti.
Palpita unionalis riesce a compiere, a seconda del clima, 4 o 5 generazioni all'anno, ognuna delle quali dura in media 35 giorni. Lo svernamento avviene in tutti gli stadi larvali successivi alla prima muta, così come Crisalide (Pupa), ma mai nello stadio adulto.

Larva Palpita unionalis

Adulto Palpita unionalis



Danni e Piante Colpite:

La Tignola Verde è in realtà una specie polifaga che, oltre a colpire l'Olivo, attacca anche altre specie della stessa famiglia (Oleaceae), quali Frassino, Gelsomino e Ligustro.
Più raramente sono stati osservati attacchi anche a specie di altre famiglie, come Apocynaceae, Ericacea o Umbelliferae.
La Margaronia causa danni che, estetica a parte, sono spesso trascurabili. Tuttavia, vi è una forte correlazione tra età delle piante e gravità della malattia e, in alcune condizioni, i danni possono diventare seri.                    
I problemi maggiori si hanno con giovani esemplari, con piante appena innestate o con Olivi che hanno subito una drastica potatura (Capitozzatura); in altre parole in tutti quei casi in cui la "nuova" vegetazione, che è quella preferita dal parassita, prevale sulla "vecchia".
Se questo patogeno "divora" i nuovi germogli, può compromettere la riuscita di un innesto, oppure modificare la forma d'allevamento nei nuovi impianti.
Se l'attacco è massiccio anche le piante "adulte" possono subire danni: in primis le Drupe diventano "cibo" per gli stadi larvali terminali, compromettendo così la loro maturazione; in secondo luogo attacchi tardivi possono indurre un ritardo nella ripresa primaverile, che si può ripercuotere sulla produzione dell'annata successiva.

Infine non dimentichiamoci dell'aspetto estetico, una pianta ornamentale è tale anche per la bellezza delle sue foglie. Una bella pianta di Ligustro o di Gelsomino le cui foglie, dopo esser state mangiate, sono ridotte ad una "lisca di pesce", diventano oggettivamente brutte alla vista.

Margaronia foglie Ligustro


Difesa e Lotta Biologica:

Trattamenti chimici, su Olivi adulti, sono sconsigliabili in quanto, come detto in precedenza, raramente la Margaronia comporta gravi perdite in termini di resa. In questi casi, semmai, è consigliabile una buona potatura, come ad esempio la "spollonatura" che, eliminando i vigorosi polloni che generano molte nuove foglie, riduce la quantità di "cibo disponibile" per le larve.
Palpita unionalis ha diversi antagonisti naturali. Molto attive risultano diverse specie del genere Apanteles e Nemorilla (ad es. Apanteles xanthostigmus o Nemorilla maculosa), tuttavia molte di esse parassitano l'insetto della Margaronia, uccidendolo solo negli stadi larvali finali.
Questo tipo di lotta biologica è utile per impedire la diffusione e la riproduzione della Tignola Verde, ma non riduce efficacemente i danni, qualora l'infezione fosse già in atto.
Nelle fasi iniziali dell'infezione può essere impiegato il batterio sporigeno Bacillus thuringiensis, il quale produce delle tossine innocue per l'uomo, ma  nocive per gli stadi giovanili delle larve di Palpita unionalis.
I trattamenti devono essere fatti precocemente, in quanto gli stadi larvali tardivi (III° e IV° stadio) sono poco sensibili a Bacillus thuringiensis.
Altri predatori sono rappresentati da diverse specie di ragni e da Syrphus corollae, un sirfide le cui larve si nutrono di quelle della Tignola Verde.
Trattamenti chimici specifici vengono, normalmente, evitati, anche perché risultano efficaci quelli utilizzati per combattere l'infezione di un altro insetto (la Mosca dell'Olivo).
In casi estremi (forti attacchi, su nuovi impianti monocauli o su giovani innesti di piante in Vivaio) si sono dimostrati efficienti Methidathion o Tetrachlorvinphos ed, in generale, è bene utilizzare insetticidi che agiscano localmente e che non vadano in circolo, agendo in maniera circoscritta al punto di applicazione.
Il trattamento deve essere ripetuto più volte, in Aprile, a fine Giugno ed in Agosto.

Danni Margaronia Foglie

Tignola Verde dell'Olivo


venerdì 8 aprile 2016

Come Combattere lo Oidio o Mal Bianco ?

Lo Oidio, noto anche con il nome di "Mal Bianco", è una malattia fungina (crittogama) causata da diverse specie, tutte appartenenti alla famiglia delle Erysiphaceae.
Le piante colpite da Oidio sono numerose: dai fruttiferi (Vite, Melo, Pesco, Nocciolo), alle orticole (Pomodori, Piselli, Zucchine, Meloni, Spinaci), passando attraverso le forestali ed ornamentali, come querce, faggi, castagni, rose ed ortensie.

Quali sono i rimedi contro il mal bianco o oidio? Quali sono le condizioni climatiche che avvantaggiano questo patogeno? Quali danni arreca alle colture?

Mal Bianco su foglie



Biologia del Patogeno e Sintomi sulle Piante :

I funghi che causano il Mal Bianco appartengono alla divisione degli ascomiceti e, solitamente, sono degli ectoparassiti, ovvero vivono sulla superficie esterna della pianta ospite. 
Questo patogeno può infettare diversi tipi di organi prediligendo quelli con marcata attività vegetativa, come germogli in accrescimento, foglie, fiori o frutti. L'infezione causa dapprima un ingiallimento, seguito da una più o meno diffusa necrosi (morte cellulare), che porta al disseccamento e alla caduta delle zone colpite. Il Mal Bianco, di norma, non è letale per le piante arboree, anche se può favorire l'attacco di altri patogeni e compromettere seriamente la fruttificazione dell'annata. Gravi infezioni di Oidio possono invece portare alla morte piante erbacee, come le specie orticole.
Le foglie delle piante colpite da Oidio hanno la superficie superiore ricoperta dal fungo patogeno, che conferisce loro un aspetto biancastro (da qui il nome "Mal Bianco"), più o meno esteso a seconda della gravità.
Particolarmente temuto è lo Oidio della Vite, causato dalla specie Uncinula necator. Questo fungo attacca la Vitis vinifera durante la fioritura e l'allegagione dei frutticini, mentre diventa via via meno frequente durante l'ingrossamento dell'acino. I chicchi di uva colpiti precocemente rimangono di piccole dimensioni, tuttavia la mancata crescita riguarda l'epidermide e non la polpa. Quest'ultima, ingrandendosi, creerà delle spaccature nell'acino che lo renderà suscettibile all'attacco di diversi patogeni che, a loro volta, ne causeranno il disseccamento.



Condizioni Climatiche che Favoriscono il Mal Bianco :

Oidio su foglieI funghi responsabili della malattia svernano, normalmente, sotto forma di spora che, a partire dalla primavera, inizia a riprodursi in maniera asessuata. Il patogeno ha un optimum di crescita attorno ai 22° C (72° F) con moderata umidità atmosferica ma, diversamente da altri funghi come quello della Bolla del Pesco, può sopravvivere con temperature superiori ai 30° C (86° F). Il periodo dell'anno in cui si ha la massima diffusione del Mal Bianco è quello compreso tra la primavera e la prima parte dell'estate.
Storicamente lo oidio è maggiormente diffuso nei vigneti meridionali, tuttavia, in alcune annate, può arrecare gravi danni anche ai vigneti del nord Italia. Piogge abbondanti, "lavando" le foglie dai miceli, possono limitare la diffusione della malattia, mentre i venti, spargendo le spore, hanno un effetto opposto. 


Come Curare le Piante Attaccate dallo Oidio?

Per prima cosa conviene scegliere varietà resistenti al mal bianco, cercare di collocare le piante in modo che le foglie di piante vicine non siano a diretto contatto. Per le piante erbacee bisogna eliminare le foglie, o nei casi più gravi, l'intero ortaggio, quando si manifestasse un forte attacco su una o poche piante.
In base alla diffusione del patogeno nelle annate precedenti si può stimare il potenziale di inoculo. In caso di basso rischio sarà sufficiente effettuare trattamenti sistemici nei periodi più critici (per la vite nelle fasi di fioritura ed allegagione). Se il rischio è elevato conviene utilizzare prodotti a scopo preventivo sin dal germogliamento. I composti più utilizzati contro lo Oidio sono a base di zolfo e non hanno capacità curative, qualora l'infezione fosse già in atto. Lo zolfo, inibendo la germinazione delle spore,  funziona come prodotto di copertura e, per esser efficace, deve essere distribuito uniformemente su tutta la superficie degli organi soggetti ad infezione.
Questi prodotti hanno il vantaggio di non essere tossici per i mammiferi e, non entrando nei tessuti vegetali, sono facilmente lavabili da frutta e verdura; per contro sono efficaci solo a temperature superiori ai 15° C (59° F) e, a temperature superiori ai 30° C (86° F), diventano fitotossici per diverse piante da frutto, come ad esempio l'albicocco.


Specie che causano Mal Bianco :

Molte specie che causano la malattia sono oligofaghe, ovvero possono parassitare solo poche specie vegetali, altre specie fungine sono addirittura monofaghe, essendo specifiche per un unico ospito.
Di seguito è riportata una tabella in cui si evidenziano le varie specie di Erysiphaceae, con i relativi ospiti vegetali (unici o preferenziali).


Specie Fungina
Nome della Malattia
Piante Colpite
Sphaerotheca pannosa (Oidium leucoconium)
Mal Bianco delle Rose
Pesco, Rose
Uncinula necator (Oidium tuckeri)
Mal Bianco della Vite
Vite
Erysiphe graminis (Oidium monilioides)
Mal Bianco dei Cereali
Orzo, Frumento
Podosphaera leucotricha (Oidium farinosum)
Mal Bianco del Melo
Melo, Cotogno, Pero
Microsphaera polonica (Oidium hortensiae)
Mal Bianco dell'Ortensia
Ortensia
Microsphaera quercina (Oidium quercinum)
Mal Bianco della Quercia
Quercia, Faggio, Castagno
Phyllactinia guttata (Ovulariopsis erysiphoides)
Mal Bianco del Nocciolo
Nocciolo, Frassino, Acero, Betulla
Erysiphe cichoracearum (Oidium tabaci)
Mal Bianco del Tabacco
Tabacco, Cicoria, Indivia, Lattuga
Leveillula taurica (Oidiopsis sicula)
Mal Bianco del Carciofo
Carciofo, Pomodoro, Olivo, Peperone
Podosphaera oxyacanthae (Oidium farinosum)
Mal Bianco del Biancospino
Biancospino, Nespolo C., Sorbo
Erysiphe polygoni (Oidium erysiphoides)
Mal Bianco
Grano Saraceno, Rabarbaro
Erysiphe betae
Mal Bianco della Bietola
Bietola, Spinaci
Erysiphe pisi
Mal Bianco
Pisello
Podosphaera fuliginea
Mal Bianco delle Cucurbitacee
Zucchine, Meloni, Cetrioli, Angurie
Erysiphe heraclei
Mal Bianco delle Ombrellifere
Sedano, Carota, Finocchio, Prezzemolo
Oidium ceratoniae
Mal Bianco del Carrubbo
Carrubbo, Nespolo G.
Erysiphe horridula
Mal Bianco della Borraggine
Borraggine ed altre specie spontanee