Visualizzazione post con etichetta Infestanti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Infestanti. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2020

Kudzu (Pueraria montana), un'Infestante dall'Aspetto Esotico

In questo breve articolo vorrei portare all'attenzione la Pueraria montana, una specie tappezzante ed infestante nota anche con il nome tipicamente orientale di Kudzu.

Pueraria montana appartiene alla famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose) ed è nativa dell'Asia orientale, dove cresce sui pendii delle montagne e dei vulcani.
In natura esistono 3 sottospecie (Pueraria montana var. chinensis; Pueraria montana var. lobata; Pueraria montana var. thomsonii), che differiscono per distribuzione geografica e morfologia (es. foglie più o meno lobate); tuttavia le sottospecie si possono facilmente ibridare tra loro, dando origine ad ibridi spesso difficilmente catalogabili.

Pueraria montana

Origine e Diffusione :

Il Kudzu, o più semplicmente Kuzu, fu introdotto negli Stati Uniti a partire dalla fine dell'800. Inizialmente fu importato come sia come specie ornamentale, sia per il foraggio, ma in seguito, grazie all'elevata vigoria delle radici, fu impiegato anche nella lotta contro l'erosione dei terreni declivi.
Purtroppo la specie scappò ben presto al controllo degli uomini e divenne invasiva in molti "stati del Sud". Recentemente (anni 2000) il Kuzu si espanse sempre più verso nord, seguendo le rive del fiume Ohio. Oggigiorno la Pueraria montana è considerata tra le 100 piante più infestanti al mondo; essa cresce infatti a grande velocità (in Estate anche diversi centimetri al giorno) e, sebbene di origine sub-tropicale, sopravvive egregiamente all'inverno, semplicemente perdendo le foglie alla prima gelata.
In Italia è vietata la vendita nei vivai, ma si possono facilmente trovare i semi su Ebay.

Questa pianta rampicante, in assenza di supporti verticali a cui aggrapparsi, tende ad allargarsi orizzontalmente, diventando strisciante. La velocità di crescita, unita all'elevata capacità di riproduzione vegetativa (stoloni), fa si che il Kudzu diventi tappezzante, coprendo e soffocando la vegetazione del suolo.
La specie predilige i luoghi relativamente miti, ma non aridi, avendo velocità di crescita ottimale (e quindi maggior invasività) con almeno 1000 mm (40 inch) di pioggia annui. In Italia è presente a macchia di leopardo, soprattutto nelle regioni del Nord, crescendo prevalentemente a margine dei boschi, in zone dismesse e rurali. Tra le aree in cui la diffusione desta più timori vi sono sicuramente le sponde del grandi laghi prealpini, come il Lago Maggiore.


Come Riconoscere la Pueraria montana ? - Botanica e Fisiologia 

Le foglie sono alterne ed ognuna è formata da 3 foglioline distinte, con 3 corti piccioli che convergono in un unico lungo picciolo che poi le congiunge al fusto. In realtà il termine foglioline è fuorviante, dato che le 3 foglie sono lunghe anche 20 cm (8 in), hanno una forma più o meno lobata, ricordando un po' sia le foglie del Fico (Ficus carica) che della Vite (Vitis vinifera). Le foglie del Kudzu hanno margine intero, sono di color verde, con sfumature gialle (soprattutto nelle nuove foglie) ed hanno entrambe le pagine (inferiore e superiore) pubescenti.
Nuova Vegetazione Pueraria montanaQuesta pianta è una liana a comportamento deciduo laddove vi siano gelate, altrove può mantenere le foglie durante l'inverno; per questa ragione potrebbe essere un'ottima pianta spia per capire quando avviene la prima gelata dell'anno. I fusti sono pubescenti, ricadenti o rampicanti se trovano un appiglio a cui attorcigliarsi, e possono tranquillamente superare i 25 metri (82 ft) di lunghezza. Il problema è che il Kuzu emette lunghissimi stoloni, ovvero fusti modificati in grado di radicare a contatto col suolo. Si stima che circa il 30% degli internodi possa dare origine a nuove radici e, quindi, a nuove piante. Non dimentichiamoci che ogni singola liana/stolone può crescere oltre 15 metri (49 ft) l'anno, strisciando ed aggrappandosi ad ogni cosa incontri sul suo cammino (comprese altre sue liane), generando un groviglio inestricabile che vince la competizione con ogni altra specie vegetale, erba compresa.

I fusti (liane) sono semi-legnosi, pelosi, leggermente urticanti e privi di viticci, motivo per cui si arrampicano avvolgendosi a spirale sul supporto, un po' come fa il Kiwi o l'Akebia; inoltre presentano internodi lunghi.
I fiori sono raggruppati in un'infiorescenza a forma di pannocchia, simile ad una spiga di grano, che emerge eretta dall'ascella fogliare. I singoli fiori sono molto ravvicinati, di forma ovoidale e color viola. Nel Nord Italia la fioritura avviene nel periodo autunnale, indicativamente tra Settembre e Novembre.

Il frutto è una baccello contenente fino a 10 semi marroni simili a Fagioli.

L'apparato radicale della Pueraria montana è davvero imponente ed espanso, anche perché ogni ramo/stolone, a livello degli internodi, può formare una nuova radice. In realtà le radici sono dei Tuberi ricchi di amido, utilizzati anche a scopo alimentare. In fine ricordiamoci che le radici del Kudzu, come quelle di molti altri legumi, vivono in simbiosi con batteri del genere Rhizobium, rendendo la specie un Azotofissatore. Nel complesso l'apparato radicale è il vero motore di questa specie, funziona da riserva, ma è anche in grado di rigenerare integralmente la parte aerea qualora venisse rimossa.

Foglie Kudzu

Esigenze Climatiche - Coltivazione, Esposizione e Crescita

Il Kuzu, oltre ad esser rapidissimo, non è schizzinoso in quanto a condizioni di crescita. Il suolo ideale è limoso, profondo, drenante, a pH neutro o leggermente acido; tuttavia può svilupparsi anche in terreni poveri e superficiale, seppure con una minor velocità. 

La specie, pur preferendo posizioni soleggiate, è in grado di crescere bene anche a Mezz'ombra. Con esposizioni ombreggiate la crescita rallenta.

Abbiamo già detto che questa pianta ha un fabbisogno idrico medio-alto, ciò non vuol dire che non sia resistente alla siccità, semplicemente, anche quì, diminuisce la propria velocità di crescita.

In altre parole, dove il terreno è profondo, le piogge abbondanti, l'esposizione soleggiata e la stagione vegetativa lunga, la Pueraria montana manifesta a pieno la propria capacità infestante; man mano che queste condizioni vengono a mancare la crescita si fa meno veemente e, di conseguenza, è più facile contenerla. Quindi, se mai vi venisse in mente di coltivarla al Sud Italia, non pensiate che non sia possibile, questa pianta cresce ovunque, seppure a velocità diverse.

Sebbene di origine tropicale, il Kudzo mostra un'impensabile resistenza al gelo, sebbene non sia la stessa per tutte le parti della pianta. Le foglie sono sempreverdi se le temperature rimangono sopra gli 0°C (32°F), sotto questa soglia la pianta ha un comportamento deciduo. La restante parte aerea (fusti) è più resistente e può tollerare fino a circa -8° C (18° F), forse anche un po' meno. Ma non temete, se il gelo fosse più intenso e morisse la parte aerea, le radici sottostanti sopravvivono almeno fino a -20° C (-4° F), riformando velocemente la chioma nella primavera successiva.

Fiore Pueraria montana
Kudzu Inselvatichito

venerdì 6 luglio 2018

L'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii), un Arbusto Infestante dai Fiorellini Lilla

La Cina è collocata nell'Emisfero Boreale ma, data la notevole estensione lungo i meridiani, ha al suo interno climi molto diversificati. Non sorprende quindi che questa nazione sia la terra nativa di innumerevole specie vegetali.
Capitava così che gli esploratori dell'epoca scoprissero piante da fiore od arbusti ornamentali a loro del tutto sconosciuti e decidessero di portarne qualche seme in patria.
Ed è proprio in questo modo che l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) arrivò in Europa ed, a fine '800, anche in Italia.

Infiorescenza Buddleja davidii

Storia, Origine e Diffusione :

Inizialmente l'Albero delle Farfalle era coltivato nei giardini privati, dove coi suoi bei fiori ornava i vialetti e nutriva gli insetti; tuttavia, dopo pochi anni, la pianta scappò al controllo umano e si diffuse molto velocemente, inselvatichendosi in molte aree d'Italia (soprattutto nel settentrione) e diventando invasiva.

Sebbene originaria della Cina, oggigiorno la Buddleja davidii è presente su tutto il territorio nazionale, con minor diffusione nelle aree più calde del Sud Italia.
Nelle regioni del Nord Italia (es. Lago Maggiore), dove è ormai naturalizzata, diventa infestante e può soffocare la flora autoctona.
L'Albero delle Farfalle riesce a prosperare e crescere velocemente praticamente ovunque, dalle pianure sino alla bassa montagna, e si ritiene sia una specie pioniera su suoli nudi (es. dopo disboscamento), ma si sviluppa molto bene anche nelle aree dismesse, ai bordi dei binari ferroviari, lungo le strade, nelle scarpate ed ai margini dei boschi, dove cresce in consociazione con la Fitolacca ed il Sambuco.
Il grado d'invasività è accentuato anche dal fatto che la pianta riesce a colonizzare anche habitat proibitivi per altre specie, come muretti a secco o tra le rocce, dove le sue radici si accontentano della pochissima terra presente negli "spazi vuoti".


Le Specie Più Rappresentative del Genere :

Buddleja (italianizzato Buddeleia) è un ampio genere appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae (sin. Buddlejaceae).
Tra le oltre 100 specie del genere, la Buddleja davidii è quella più comune in Italia, nonché quella che approfondirò in questo articolo, tuttavia esistono altre specie interessanti, provenienti da tutto il mondo come :

  • Buddleja globosa : nativa del Sud America (Cile ed Argentina), è forse la seconda più diffusa in Italia ed è caratterizzata dall'avere un'infiorescenza dalla forma globosa, formata da fiori giallo-arancioni.
  • Buddleja glomerata : pianta adattatasi ai climi semi-desertici del Sud Africa, ha foglie dal peculiare color argento e fiori gialli (che ricordano quelli della Mimosa), raccolti in un corimbo allungato.
  • Buddleja officinalis : specie che, diversamente dalle altre, non ha una fioritura estiva ed, in climi miti, può fiorire anche in Gennaio o persino per Natale. Sensibile ai geli intesi.
  • Buddleja salviifolia : produce infiorescenze con numerosissimi fiorellini, ha foglie che ricordano molto quelle della Salvia che si utilizza in cucina.
  • Buddleja crispa : cresce in quota, sugli altopiani dell'Himalaya e nelle aride vallate del Pakistan e dell'Afganistan. Dotata di portamento elegante, è stata spesso incrociata per ottenere ibridi ornamentali.
  • Buddleja loricata : nativa del Sud Africa, si differenzia per aver fiori color bianco (e non lilla-viola).
  • Buddleja lindleyana : di origine Cinese, può essere sempreverde o decidua a seconda del clima. Produce fiori dalla peculiare forma tubulare, raccolti in lunghe infiorescenze "pendenti".
  • Buddleja colvilei : origine Himalyana, possiede fiori di quasi 2 cm di diametro (0.8 in), i più grossi tra tutte le specie del genere. Questi fiori, inoltre, hanno l'atipico color rosa-rosso.
  • Buddleja alternifolia : portamento ricadente, che può ricordare quello del Salice (seppure sia di dimensioni ben più contenute). E' l'unica specie di Buddelja ad avere le foglie alterne (e non opposte)
  • Buddleja saligna : chiamato anche "falso Olivo" per via del fogliame simile, è una delle poche specie che si sviluppa come albero (e non come arbusto), raggiungendo (e talvolta superando) i 10 metri (33 ft) di altezza.

Foglie Buddleja davidii

Fiori Buddleja davidii

Com'è Fatto l'Albero delle Farfalle (Buddleja davidii) - Botanica e Fisiologia :

B. davidii è una specie decidua che si sviluppa sotto forma di arbusto ramificato sin dalla base e può raggiungere (occasionalmente) un'altezza massima di 5 metri (16 ft), anche se di solito la si trova di dimensioni più esigue.
Il portamento è un tratto peculiare; questa specie, infatti, possiede tronchi basali che crescono eretti, ma alla sommità diventano esili e flessibili, ricadendo verso il basso. Non è raro che l'estremità dei rami tocchi terra, disegnando un arco di 180°.
Le radici, in terreni drenanti, possono spingersi sino a notevole profondità e sono in grado di farsi strada anche nelle fessure più minute, accontentandosi di poca terra.
Le foglie dell'Albero delle Farfalle sono caduche, lanceolate, opposte, la lamina superiore è liscia e verde, mentre quella inferiore è grigiastra e pubescente. In autunno, prima di cadere, si tingono di giallo.

L'infiorescenza è una grossa pannocchia conica che viene prodotta all'apice dei nuovi rami (quelli prodotti in primavera) e può raggiungere una lunghezza di oltre 30 cm (12 in). Queste infiorescenze sono composte da una miriade di piccoli fiori ermafroditi, che emanano una leggera fragranza di miele ed hanno un colore variabile dal rosa-lilla, sino al viola inteso, a seconda della varietà.
La B. davidii ha una fioritura prolungata e rifiorisce più o meno per tutto il periodo estivo, indicativamente dal mese di Giugno, fino a Settembre ed oltre se il clima lo permette.
C'è però da dire che le infiorescenze prodotte dai tralci del secondo e terzo flusso vegetativo sono tendenzialmente più piccole.
I fiori profumati e ricchi di nettare attirano gli insetti pronubi, che provvedono all'impollinazione. Tra i vari insetti impollinatori, i Lepidotteri (Farfalle e Falene) sembrano essere quelli che più gradiscono i fiori di Buddeleja ed è facile osservare eleganti farfalle che, col loro movimento flemmatico, si posano di fiore in fiore; da qui deriva il nome "Albero delle Farfalle".

I frutti sono delle capsule allungate color marrone legno, al cui interno sono presenti tanti piccoli semi. Si pensa che una singola pianta possa produrre sino a 3 milioni di semi per stagione, che vengono dispersi nell'ambiente tramite vento, acqua ed animali.
L'elevato numero di semi prodotti, la facilità con cui vengono trasportati, oltre al fatto che rimangono vitali a lungo e possono germinare dopo anni, è un altro fattore che rende la B. davidii pericolosamente infestante.
Per chi la coltivasse nel proprio orto o giardino, potrebbe essere utile rimuovere le infiorescenze non appena appassiscono, così da evitare la produzione di frutti/semi, limitandone l'espansione fuori dai "confini domestici".

Infiorescenza Albero delle Farfalle

Infiorescenza Buddleja davidii

Fiori Albero delle Farfalle


Come Piantare e Crescere la Buddleja davidii ? - Coltivazione, Clima e Cure

L'Albero delle Farfalle è venduto come pianta ornamentale, ma può essere utile anche per attrarre insetti nel proprio orto, contribuendo così all'incremento della bio-diversità locale, all'impollinazione di piante ed ortaggi e favorendo gli equilibri ecologici tra preda e predatore.

B. davidii, un po' come tutte le piante invasive, è molto facile da coltivare e non richiede particolari cure. Essa è infatti rustica, resistente all'inquinamento atmosferico e tollerante sia alle avversità abiotiche, che alle malattie; inoltre si sviluppa bene su tutti i terreni, da quelli pesanti ed argillosi, sino a quelli poveri e sabbiosi.
Le concimazioni possono aiutare a formare qualche infiorescenza in più ma, in un normale suolo da giardino, sono del tutto superflue.

La resistenza al freddo è buona, anche se non ottima e può sopportare senza danni temperature minime di circa -20 ° C (-4° F). Se le temperature fossero inferiori per lunghi periodi (cosa improbabile in Italia), la parte aerea secca e muore, ma se qualche gemma radicale sopravvive, nella primavera successiva riformerà la chioma.
Sebbene ami l'acqua, la specie è tollerante agli ambienti Xerofili. In luoghi molto secchi è tuttavia consigliabile qualche irrigazione, in assenza della quale la pianta non morirebbe, ma avrebbe una fioritura decisamente meno copiosa ed una crescita stentata.
L'adattabilità è anche nei confronti della luce, infatti, pur preferendo esposizioni in pieno Sole, si sviluppa bene anche a mezz'ombra e, fiorendo pochissimo, persino all'ombra.

La crescita stagionale è notevole ed i tralci dell'anno possono arrivare a superare il metro (40 in) di lunghezza.
La potatura, che va eseguita durante il periodo di riposo vegetativo, potrà essere anche molto severa. Solitamente si accorciano drasticamente i lunghi rami ricadenti dell'annata, lasciando solo poche gemme alla base. Potare in questo modo permette di contenere la chioma, rendendola più ordinata e meno "arcuata"; inoltre la potatura non pregiudica la fioritura, in quanto le infiorescenze sono situate all'apice dei rami che verranno prodotti nel corso della successiva stagione.
Tagliando in questo modo la chioma si rinnova quasi interamente ogni anno.


Come Si Riproduce l'Albero delle Farfalle ?

La specie si riproduce agevolmente tramite semina (ciò che avviene allo stato selvaggio), tuttavia in commercio sono vendute cultivars selezionate, che devono necessariamente essere moltiplicate per via vegetativa.
Ecco le varietà più note di  Buddleja davidii:

  • Black Knight : clone tra i più venduti, ottenuto in Olanda a metà '900. Si caratterizza per aver fiori color viola scuro.
  • Blue Horizon : recente selezione con fiori blu zaffiro.
  • Camberwell beuty : varietà nana a fiori lilla, che non supera il metro e mezzo d'altezza.
  • Dartmoor : ha un'infiorescenza ramifica e non compatta come tipico della specie.
  • Monite : possiede fiori bianchi.
  • Royal Red : arbusto vigoroso ed espanso, produce fiori color rosso-violaceo.

Per mantenere queste le caratteristiche, i cloni vengono moltiplicati per talea (legnosa o semi-legnosa), per margotta o per propaggine. La specie ha una spiccata attitudine a produrre stoloni sotterranei e la propagazione può avvenire anche prelevandone uno di essi. 

Albero delle Farfalle Naturalizzato

Rami Buddleja davidii

Fioritura i Buddleja davidii

lunedì 2 aprile 2018

Berretta del Prete (Euonymus europaeus), una Pianta Boschiva dai Frutti Rosa

Chiunque abbia fatto una passeggiata nei boschi di latifoglie del Nord Italia, tra tardo autunno ed inverno, non può non aver notato la Berretta del Prete (Euonymus europaeus).
Questa pianta, nota anche con il nome di Evonimo o Fusaggine, è particolarmente vistosa nella stagione sopracitata, in quanto gli atipici frutti color rosa si aprono proprio in quel periodo, lasciando "a penzoloni" semi di color arancione.

Frutti Maturi Euonymus europaeus

Frutti in Autunno Berretta del Prete
La Berretta del Prete (Euonymus europaeus) è una pianta nativa dell'Europa centrale, ma è particolarmente diffusa anche in Italia (soprattutto nella zona degli Appennini e nel Settentrione), nei Balcani e giù sino in Grecia.
L'habitat naturale dell'Evonimo è rappresentato dalle zone temperate relativamente umide, dove cresce ai margini dei boschi decidui, oppure nel sottobosco, diventando quasi infestante.
Come altitudine la troviamo dal piano, sino alla bassa montagna, con quote crescenti percorrendo l'Appennino in direzione Sud.
Talvolta, per via dei frutti dal bell'aspetto, viene coltivata come pianta ornamentale, nei giardini privati.

Euonymus europaeus, appartenente alla famiglia delle Celastraceae, è una specie decidua che si sviluppa sotto forma di arbusto o di piccolo albero, raggiungendo a stento i 5 m (17 ft) di altezza.
Il nome del genere, Euonymus, deriva probabilmente da Euonymeia, un antico insediamento greco.
Questa pianta è rustica e può svilupparsi anche in ambienti piuttosto ombrosi, come quelli del sottobosco, dove però si mantiene di dimensioni più contenute.

La Fusaggine preferisce terreni umiferi, ricchi di sostanza organica, mentre rifugge dai suoli eccessivamente aridi ed ad alta salinità.
Quest'arbusto, sebbene possa reggere anche esposizioni in pieno sole, preferisce la mezz'ombra, in quanto garantisce una minor perdita di acqua per evaporazione. La specie ha infatti una scarsa resistenza alla siccità e, nel Sud Italia, potrebbe richiedere irrigazioni.

Come ovvio che sia, l'Evonimo, essendosi evoluto nelle pianure del centro Europa caratterizzate da un clima temperato freddo ad elevata componente di continentalità, ha un'ottima resistenza al freddo.

Fiori Euonymus europaeus

Foglie, Rami e Legno Euonymus europaeus

La Berretta del Prete ha un portamento arbustivo (raramente ad albero) e possiede rami lunghi, ma esili e flessibili, che da giovani hanno un'atipica sezione quadrangolare ed un caratteristico "odor di mela".
Le foglie sono opposte, di medie dimensioni, ellittiche con un'estremità appuntita, dal margine finemente dentellato e, nella parte superiore, sono di color verde scuro, mentre da ottobre assumono colori rossastri, tipicamente autunnali.
I fiori della Fusaggine sono insignificanti, con stami molto corti, sepali verdastri e 4 petali color crema/verdi.
La fioritura è leggermente successiva alla fogliazione ed, in Italia, avviene nel periodo compreso tra Aprile e Maggio.
La parte più vistosa (e particolare) dell'Euonymus europaeus è sicuramente il frutto, il quale è una capsula carnosa, con quattro lobi arrotondati che, in estate, sono verdi e chiusi, mentre dal tardo autunno diventano di color rosa-rosso e si aprono, facendo uscire 4 semi color arancione (che rimangono "penduli").
La forma di questi frutti ricorda il Cappello indossato dai preti cattolici, da qui il nome "Berretta del Prete".
Questi frutti, così come il legno, sono velenosi e, se ingeriti (in piccole dosi) hanno un effetto lassativo e possono provocare forti mal di stomaco, nausea e diarrea.

Insomma, l'Evonimo è una pianta curiosa, resistente alle malattie e di facile coltivazione, che passa tutta la bella stagione inosservata, crescendo nascosta nella boscaglia, ai margine degli alberi ad alto fusto, ma proprio durante la brutta stagione, quando tutte le piante perdono le foglie ed il colore predominante diventa il marrone, la Berretta del Prete risalta, con i suoi frutti (e semi) colorati.


Fioritura Evonimo

Frutti Immaturi Fusaggine

Berretta del Prete in Inverno

Euonymus europaeus nel Bosco

giovedì 23 novembre 2017

Dove Cresce la Robinia pseudoacacia ? - La Pianta Infestante Importata dall'America

Chi tra di voi usa il camino avrà sicuramente sentito parlare dell'Albero della Robinia (Robinia pseudoacacia), poiché possiede un ottimo (ed economico) legno da ardere. 
La Robinia è una pianta molto diffusa che, in Italia, è diventata infestante ed è riuscita ad imporsi su diverse specie vegetali autoctone.

Nelle prossime righe capiremo com'è fatta la pianta della Robinia, come si può coltivare e come mai riesca a crescere (quasi) ovunque.

Robinia pseudoacacia

Tronchi Robinia pseudoacacia


Origine e Distribuzione :

La Robinia pseudoacacia, nota anche con il nome di "Falsa Acacia" o "Gaggia", è una specie nativa della regione dei Monti Appalachi, nella parte orientale degli Stati Uniti d'America.
La specie botanica fu introdotta in Europa nel 1601, ad opera di Jean Robin, un botanico che lavorava per il Re di Francia Enrico IV.
In Italia arrivò nel 1662, dove venne piantata nel prestigioso Orto Botanico di Padova.

La Robinia è una pianta dotata di una crescita assai veloce e, per questo motivo, venne diffusa sul territorio, per contrastare l'erosione, per produrre legna da bruciare o per il rimboschimento.
Tuttavia la natura "invasiva" della Robinia le ha permesso di diffondersi in tutta l'Europa, dalla Svezia alla Spagna, dalla Grecia all'Europa Centrale (Francia, Svizzera, Ungheria, Austria).
La specie è naturalizzata anche in Medio Oriente (Turchia, Israele), nel Nord Africa, in Asia (Cina, Corea, India, Pakistan) e persino in Nuova Zelanda ed Australia.

In Italia è presente ovunque e, soprattutto al Nord (es. Lombardia), la situazione sembra essere sfuggita di mano.
La Robinia tende a formare boschi puri molto fitti, riesce a colonizzare habitat molto differenti ed ha la peculiarità di emettere numerosi ricacci (polloni) dalle radici.
Per questi motivi ha pochi competitori naturali e rappresenta una seria minaccia per lo sviluppo della flora locale, portando ad un impoverimento della biodiversità.

Se mi dovessero chiedere "Qual è la pianta più diffusa in Italia, allo stato naturale ?", non avrei alcun dubbio a rispondere "Robinia pseudoacacia".

Provate ad osservare il bordo di una strada, un campo lasciato incolto da qualche anno, una casa diroccata o dei binari ferroviari abbandonati, sicuramente vedrete un predominio di piante di Robinia.


Com'è la Pianta della Robinia ? - Botanica e Fisiologia

Frutti Immaguri Robinia pseudoacaciaL'Albero della Robinia (Robinia pseudoacacia) è una specie decidua che appartiene alla famiglia delle Fabaceae (Leguminose), una delle più numerose tra le angiosperme (piante con fiori).
Il nome del genere (Robinia) fu dato da Linneo, in onore di Jean Robin che, cent'anni prima, importò la prima pianta in Europa.
La Robinia è imparentata con la Mimosa (Acacia dealbata) e l'Acacia di Persia (Albizia julibrissin), tant'è che talvolta viene anch'essa chiamata Acacia, come suggerisce anche il suffisso della specie "pseudo-acacia".

La Robinia è una pianta a crescita rapida e, in pochi anni, può raggiungere un'altezza di circa 20-25 m (66-82 ft). Tuttavia la crescita verticale è dominante ed il tronco ha di solito un diametro inferiore rispetto ad altre specie di egual altezza.
I rami hanno spine appuntite in corrispondenza delle gemme e possono crescere anche oltre 4 metri (13 ft) a stagione. Essi sono esili e molto flessibili, dando alla Robinia un aspetto slanciato che, in condizioni di forte vento, la fanno "ballare" vistosamente.
La chioma è poco densa ed i pochi rami sono spesso concentrati nella parte alta della pianta.
La corteccia, inizialmente liscia e rossastra, diventa rugosa e grigio-brunastra col passare del tempo ed, a maturità, tende a fessurarsi longitudinalmente, creando dei solchi profondi che si intrecciano, rendendo il tronco facilmente riconoscibile.
Il fusto e le fessure dei rami più grandi, rappresentano l'habitat ideale per la crescita di diverse specie di Muschio.

Le foglie della Robinia sono color verde tenue, alterne, imparipennate (come tipico delle Leguminose) ed ognuna composta da 7-15 foglioline.
Le infiorescenze sono dei racemi (grappoli) penduli, formate da numerosi fiori e foglie. Esse si sviluppano a partire dall'ascella fogliare e possono essere lunghe oltre 30 cm (12 inch).
I fiori sono bianchi, con una parte centrale gialla ed emanano un gradevole profumo; inoltre hanno un'elevata quantità di nettare, il che rende loro molto attraenti per le Api, da cui si può ricavare un ottimo miele. I singoli fiori assomigliano, sia per forma che per colore, a quelli di alcune varietà di Fagiolo.
Nel Nord Italia la fioritura principale della Robinia avviene nella tarda primavera, nel periodo che va da fine Aprile a tutto Maggio ed è successiva alla produzione delle nuove foglie.
Quando un bosco di Robinia è in fiore si ode da lontano, con l'assordante "zzzzzz" prodotto dalle numerosissime Api che sono alla ricerca del prezioso contenuto zuccherino dei fiori.
In alcune piante non è raro vedere, in estate, una seconda fioritura, sebbene molto più contenuta, a volte addirittura un'unica infiorescenza per albero.
I frutti sono dei baccelli appiattiti, lunghi circa 10 cm (4 inch), contenenti una decina di semi. Tra Agosto e Settembre, a maturazione ultimata, i frutti si aprono rilasciando i semi nell'ambiente, ma rimangono spesso ancorati alla pianta per tutto l'inverno, fino alla ripresa vegetativa dell'anno successivo.

Fiori Robinia pseudoacacia

Foglie Robinia pseudoacacia

Tronco Robinia pseudoacacia

Come Crescere la Robinia ? - Coltivazione, Esposizione ed Esigenze Climatiche

Robinia pseudoacacia è una specie pioniera, molto vigorosa, ma con una longevità limitata.
In Italia, allo stato naturale, raggiungere un'età media di circa 70 anni, sebbene singoli esemplari, coltivati in zone non boschive (es. parchi o giardini) possano diventare secolari, come ad esempio il primo albero introdotto in Europa, che è tuttora vivo e, con un'età superiore ai 400 anni, è probabilmente la più vecchia Robinia al mondo.
Partendo da seme, la fioritura e la produzione di frutti inizia dopo solo 6-7 anni e si protrae copiosa sino a 40-50 anni, per avere successivamente un netto declino.

La Robinia ha una buona resistenza al freddo ed, in Italia, può crescere in montagna sino ad un'altitudine di 1000 m (3280 ft) e, nel meridione, anche oltre.
Sebbene preferisca terreni acidi ed umidi, può svilupparsi su qualsiasi suolo e tollerare lunghi periodi di siccità.
Nel suo habitat naturale le piogge annue sono di circa 1000 mm (40 in), ma la Robinia può vivere anche in zone in cui ne cadono appena 400 mm (16 in).
In aree in cui le precipitazioni estive sono praticamente nulle (vedi le zone a clima Mediterraneo più aride d'Italia, come Puglia e Sardegna), la specie ha una crescita più contenuta ed un portamento arbustivo.

Infiorescenza Robinia pseudoacaciaLa Robinia è una specie eliofila e si sviluppa correttamente solo in posizioni soleggiate. In zone ombrose, come il sottobosco, i semi faticano a germogliare e la crescita rimane stentata.
Questo albero, come del resto molte altre leguminose (es. Fave), può crescere in terreni poveri di nutrienti, in quanto è un azotofissatore, ovvero è in grado di utilizzare l'azoto atmosferico, trasformandolo in sali di azoto che arricchiscono il suolo di questo elemento, rendendolo più fertile.

Questa pianta può sopportare potature drastiche, tanto che per eradicarla si devono necessariamente rimuovere le radici. Se si potasse alla base (come spesso succede ai bordi delle strade), le radici emetterebbero polloni, ricreando in poco tempo una vegetazione più fitta di prima.
La riproduzione per semina è efficace, i semi hanno una percentuale di germinazione di circa il 75%, sopportano gli incendi e possono rimanere vitali per oltre 3 anni.
Tuttavia l'ampia colonizzazione di prati e zone libere è dovuta all'espansione clonale (moltiplicazione vegetativa), ovvero alla massiccia emissione di polloni radicali, i quali formano nuove piante, che a loro volta riemetteranno polloni dalle radici etc. Nel caso in cui la pianta venga danneggiata dal vento, dagli incendi o da quant'altro, è in grado di emettere nuova vegetazione anche dalla ceppaia.

Insomma la Robinia non teme né le alte né le basse temperature, cresce più veloce dell'erba e, se coltivata in terreni assolati, diventa inarrestabile.

Frutti Maturi e Semi Robinia pseudoacacia

Germoglio Robinia pseudoacacia
Fioritura Robinia pseudoacacia

venerdì 10 novembre 2017

Cosa Sono i Muschi (Briofite) ? Com'è Fatta la Pianta del Muschio ?

Se volessimo guardare all'evoluzione dei vegetali, i Muschi (noti anche come Briofite) rappresenterebbero l'anello di congiunzione tra le Alghe e le Pteridofite (es. Felci).

Le Alghe, da non confondere con le piante acquatiche, sono organismi (spesso unicellulari) privi di tessuti specializzati (radici, fusto etc.); le Felci sono invece organismi pluricellulari dotati di tessuti vascolarizzati, che permettono loro un maggiore sviluppo verticale ed un più efficiente trasporto di acqua. 

I Muschi si collocano a "metà strada"; essi sono organismi pluricellulari che, diversamente dalle Alghe, hanno tessuti specializzati, ma non hanno un vero e proprio sistema vascolare, come invece avviene nelle Felci.
Il Muschio, per il proprio sviluppo, è totalmente dipendente dall'acqua e non può sopravvivere in luoghi perennemente aridi e secchi.

Alghe, Muschi e Felci sono piante crittogame, ovvero prive di organi riproduttivi visibili; non hanno quindi né fiori, né frutti, né semi.

Muschio nel Sottobosco

Cos'è il Muschio ? - Confronto tra Specie 

Le Briofite (Bryophyta) sono un gruppo di piante molto numeroso, che annovera al proprio interno quasi 25.000 specie diverse e, come numero di specie, è secondo solo alle Angiosperme.
E' quindi impossibile parlare dei Muschi come se fossero tutti uguali, poiché le differenze di forma, dimensione ed habitat di crescita, potrebbero essere significative.
Qui mi limiterò a descrivere quelle che sono le "caratteristiche base", che accomunano tutti i muschi.

Nei muschi è presente il Cormo, una struttura organizzata in tre organi fondamentali : radice-fusto-foglie, anche se non si può parlare di un vero e proprio apparato radicale, poiché l'assorbimento di acqua e nutrienti avviene anche a carico degli altri tessuti.

Come già detto in precedenza, i Muschi non hanno tessuti vascolarizzati, ovvero quelle strutture specializzate nel trasporto di liquidi e soluti dalla zona di assorbimento, sino alla zona di utilizzo. 
Per questo motivo le loro dimensioni sono sempre piuttosto contenute ed hanno uno sviluppo prettamente orizzontale, che facilità così il passaggio d'acqua (per capillarità) da una parte all'altra della pianta.
Le foglie sono piccole e generalmente con uno spessore di un'unica cellula.

I Muschi hanno portamento strisciante e, nella maggior parte dei casi, non superano i 5 cm (2 in) di altezza e le specie più piccole misurano frazioni di centimetro. Tuttavia la specie tropicale Dawsonia superba, presente in Australia e Nuova Zelanda, può superare i 60 cm (24 in) di altezza.
I tessuti di tutte le Briofite sono erbacei e non vi è nessuna lignificazione.

Anche se possono crescere entrambi sulle rocce o con pochissima terra, i Muschi non si devono confondere con i Licheni. Questi ultimi sono infatti degli organismi formati dalla simbiosi di un'alga con un fungo.


Dove Cresce il Muschio ? - Habitat, Distribuzione ed Ecologia

Chiunque di voi sia andato in cerca di Muschio da mettere nel presepe, si sarà accorto che esso cresce nel sottobosco, in ambienti umidi e relativamente ombrosi.
In effetti tutte le specie di Muschio sono strettamente vincolate all'acqua e, senza di essa, non sono in grado di svilupparsi e riprodursi.

Le diverse specie di Muschio hanno colonizzato tutte le zone umide della Terra, dalle aree tropicali, fino alla Tundra Artica.
Sebbene tutte le specie abbiano bisogno dell'acqua per completare il proprio ciclo vitale, alcuni Muschi sono in grado di sopravvivere a mesi di siccità, andando incontro ad un processo di disidratazione programmata, sino al ritorno delle piogge.

I Muschi possono crescere su diversi tipi di substrati e, diversamente dalle altre piante, è sufficiente pochissimo terreno, affinché si possano sviluppare.
Molte specie sono epifite, ovvero crescono arrampicandosi sul tronco degli alberi, ma nessuna di esse è parassita delle piante a cui si "aggrappa".
Non a caso, per capire dove si trova il "Nord" in una zona temperata, basta guardare il tronco di un albero: i Muschi cresceranno sulla parte rivolta a Nord, poiché quella rivolta a Sud risulterebbe troppo assolata (chiaramente questo è vero nell'emisfero Boreale, in quello Australe avviene il viceversa,  per dettagli clicca qua).

In zone ad alte latitudini o laddove i cieli siano spesso nuvolosi, alcuni Muschi riescono a svilupparsi anche in zone aperte, lontane dagli alberi e dalla fitta vegetazione.
Sebbene i Muschi siano piuttosto sensibili all'inquinamento atmosferico, ci sono specie (es. Rhytidiadelphus squarrosus) che possono vivere in ambienti urbani o fortemente antropizzati, mentre altri Muschi sono acquatici e vivono interamente immersi nell'acqua (es. Fontinalis antipyretica).

Muschio su un Muretto

Muschio sul Tronco di un Albero


Come Crescere il Muschio ? - Coltivazione, Esposizione e Clima

Chiunque sia rimasto affascinato dai Giardini Giapponesi, in cui il suolo non è ricoperto da erba, bensì da Muschi ornamentali che creano un'atmosfera "incantata", si sarà chiesto "Come posso coltivare il Muschio nel mio giardino ?".

Le Briofite sono riuscite a colonizzare un areale immenso, spesso marginale e non adatto alla crescita di altri tipi di piante.
I Muschi, infatti, non hanno bisogno un terreno profondo e basta poco humus depositato su una roccia, per permettere loro di crescere.
Moltissime specie hanno un'elevata tolleranza al freddo ed al gelo e riescono a superare anche gli inverni più freddi.
L'umidità è un altro fattore chiave, la maggior parte di essi vuole un ambiente costantemente umido che, spesso, si ritrova in zone ombreggiate.
Terreni eccessivamente drenanti, che tendono ad asciugarsi, possono fortemente inibire lo sviluppo dei Muschi che, in linea generale, preferiscono i suoli acidi ed umiferi.
I raggi solari diretti per più ore al giorno rappresentano un altro fattore dannoso per il loro sviluppo.

Se, per contro, si volesse contrastare la crescita dei muschi, si possono utilizzare solfati di ferro o solfati di ammonio od altri prodotti commerciali che uccidono i Muschi.
Tuttavia, se le altre condizioni (luce, umidità etc..) rimangono ideali, ben presto quel pezzo di giardino sarà ripopolato.
Un altro metodo è usare erbe adatte per la crescita in zone ombreggiate, così facendo esse competeranno con i Muschi per i nutrienti, limitandone lo sviluppo e la diffusione.


Come Si Riproduce il Muschio ? - Ciclo Biologico 

Tutti i Muschi alternano una fase aploide (n) ad una diploide (2n), ma è la prima ad essere dominante (Ciclo Aplodiplonte).
Ciclo Vitale Aplodiplonte nei MuschiIl ciclo vitale inizia con la germinazione di una Spora (n), la quale va a formare il Gametofito (n) adulto, anch'esso aploide ed in grado di svolgere la fotosintesi clorofilliana.
Sul Gametofito si sviluppa il Gametangio, l'organo sessuale dei Muschi, che può essere femminile (Archegonio), oppure maschile (Anteridio) e possono coesistere sulla stessa pianta o essere presenti su piante diverse.

L'Archegonio produce un'unica cellula uovo (n), mentre l'Anteridio produce numerosi gameti maschili (n) geneticamente identici, dotati di flagelli.
I gameti maschili, quando maturi, vengono rilasciati e, sfruttando l'acqua come veicolo di trasporto, raggiungono l'Archegonio, fecondando la cellula uovo.
Questa fecondazione porterà allo sviluppo dello Sporofito (2n), il quale rimane attaccato al Gametofito, sfruttandolo per ricavare nutrienti.
Sullo Sporofito si differenzia lo Sporangio (2n), una struttura concava nella quale, tramite meiosi, si producono le Spore (n), che saranno rilasciate nell'ambiente e rimarranno quiescenti fino al ritorno delle condizioni ideali per la germinazione. Da qui il ciclo vegetativo si ripete.

Nel caso di piante (Gametofiti = n) che posseggono sia organi maschili, che organi femminili, TUTTI i gameti prodotti saranno geneticamente identici e, molto probabilmente, la fecondazione avverrà tra gameti prodotti dallo stesso Gametofito. Si otterrà dunque uno Sporofito diploide, ma omozigote (entrambi gli alleli identici), le cui Spore saranno geneticamente identiche.
In altre parole, il rimescolamento genico è meno efficace rispetto alle piante superiori e questo spiega perché il tasso di evoluzione sia circa 2-3 volte più lento.

Esiste anche la riproduzione asessuata, solitamente per frammentazione.

Muschio su un Ramo

Muschio su una Roccia

venerdì 20 ottobre 2017

Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) e Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculata) - Coltivazione e Differenze

Chi di voi non ha mai ammirato un paesaggio autunnale, in cui le foglie degli alberi si tingono di tonalità accese ?

Ecco, probabilmente è proprio questa la stagione in cui la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) si distingue tra le altre specie.
Le sue foglie, in autunno, si colorano di un bel rosso intenso, risaltando sulle piante a cui si aggrappano che, solitamente, hanno sfumature più tenui, tendenti al giallo.

Quali sono le differenze tra la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia) e la Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculata) ? Come si riconoscono ? Come si possono coltivare ?

Parthenocissus quinquefolia


Origine, Diffusione ed Habitat :

La Vite Americana è nativa del Nord America, in particolar modo della parte orientale degli Stati Uniti, caratterizzata da un clima molto più umido, rispetto agli stati ad Ovest delle Montagne Rocciose.
La Vite Canadese, contrariamente a quanto possa far credere il nome, è originaria dell'estremo oriente (Cina e Giappone) e fu introdotta in America solo nel 1870, da dove si espanse sino a colonizzare il Canada.

Entrambe le specie sono altamente infestanti e sono ormai inselvatichite in quasi tutte le zone temperate del Mondo, Europa compresa.
Crescono in zone umide, ai margini dei boschi, lungo i letti dei ruscelli o laddove riescano a trovare appigli su cui arrampicarsi; in alternativa crescono strisciando per terra.

Nel Nord Italia la Parthenocissus quinquefolia è ormai naturalizzata, mentre la "sorella canadese" è più comune come pianta ornamentale, per abbellire porticati o ringhiere.


Come Distinguere la Vite Americana dalla Vite Canadese ?

Le due specie vengono frequentemente confuse, poiché a prima vista le somiglianze sono molte, sia nel portamento, sia nella forma.

Ciononostante basta osservare le foglie : nella Vite Canadese sono trilobate, con lobi poco accentuati e ricordano molto le foglie del Fico; nella Vite Americana, invece, le foglie sono penta-lobate, con lobi così accentuati che sembrano esser petali di un fiore, inoltre sono più sottili.

La Vite Americana ha un portamento più snello ed i suoi tralci crescono più rapidamente, inoltre può raggiungere un'altezza superiore, rispetto alla Vite Canadese.

La Vite Canadese è priva di ventose sui viticci ed ha una maggiore resistenza al gelo.

Foglie Vite Americana

Foglia Vite Canadese

Com'è Fatta la Vite Americana ? - Botanica e Fisiologia

Sia la Vite Americana (Parthenocissus quinquefolia), che la Vite Canadese (Ampelopsis brevipedunculata o Ampelopsis glandulosa var. brevipedunculata) appartengono alla famiglia delle Vitaceae, di cui fa parte anche l'Uva da Vino (Vitis vinifera).

Entrambe le specie sono piante rampicanti decidue che, in natura, possono crescere molto velocemente, fino a diversi metri di nuova vegetazione ogni anno.
Le foglie hanno dimensioni medie e dalla forma descritta appena sopra.
Entrambe le Viti sono dotate di viticci che permettono loro di aggrapparsi agli alberi; ma solo la Vite Americana ha delle ventose nella parte terminale dei viticci, le quali permettono una migliore adesione al legno delle piante.

Frutticini Vite CanadeseLa Vite Americana può raggiungere un'altezza superiore ai 30 m (98 ft), mentre la Vite Canadese supera raramente i 6 m (20 ft).
L'infiorescenza è portata dai nuovi tralci (quelli emessi in primavera) ed è composta da fiori piccoli, verdastri ed abbastanza insignificanti.
Il grappolo della Vite Americana è formato da acini piccoli, bluastri e meno numerosi rispetto all'Uva "classica". Ogni frutto contiene 1-2 semi. I frutti contengono Acido ossalico, tossico per l'uomo, ma non per gli uccelli che, mangiando questi acini, aiutano a disperdere i semi nell'ambiente, favorendo la diffusione della specie.
La Vite Canadese produce un frutto simile, ma con bacche leggermente più grandi, che maturano sfalsate; non è raro vedere grappoli con acini verdi, blu, gialli e neri nello stesso momento.
Il tronco è brunastro e, con l'età, tende a sfaldarsi.

Frutti Vite Americana

Ampelopsis brevipedunculata

Tronco Ampelopsis brevipedunculata


Come Crescere la Vite Americana ? - Coltivazione, Clima, Esposizione e Cure

Parthenocissus quinquefolia è una specie rustica ed infestante, che spesso soffoca la vegetazione sottostante. La sua espansione incontrollata è permessa grazie all'enorme adattabilità; può infatti crescere con un'esposizione a mezz'ombra, così come in pieno Sole, preferisce terreni fertili, ma cresce bene (e rapidamente) anche in terreni poveri, sia acidi che alcalini.
La specie è molto vigorosa anche quando cresce in terreni con pochi nutrienti, perciò la concimazione è del tutto superflua e si può coltivare in qualsiasi tipo di suolo.
Se la Vite Americana viene cresciuta in vaso, basta usare terreno completo durante i rinvasi.

La Vite Americana ha una discreta resistenza alla siccità, ma sopravvive senz'acqua o irrigazioni anche per molto tempo.
In ambienti particolarmente aridi ed assolati la vigoria sarà più contenuta e la crescita annua inferiore, rispetto a zone con estati piovose.

Entrambe le specie hanno un'ottima resistenza al freddo, ma è maggiore nella Ampelopsis glandulosa var. brevipedunculata che, infatti, riesce a spingersi più a Nord, sino al centro del Canada.

In altre parole è una pianta che non ha bisogno di cure e, dopo averla piantata, non bisognerà nè annaffiarla, nè concimarla e, anche se lasciata a sé, si svilupperà alla perfezione.
L'unica cosa da fare, a meno di non volerla ovunque nel giardino, sarà potare.
La potatura va effettuata a fine inverno (o comunque quando la pianta è spoglia), rimuovendo tutti i tralci indesiderati ed accorciando a piacere quelli selezionati; non preoccupatevi, la Vite Americana tollera potature drastiche.

La specie si propaga efficacemente tramite polloni o facendo radicare i tralci che toccano terra, motivo che rende difficile la sua eradicazione.

Un ultimo consiglio: sappiate che se vorrete far crescere la Vite Americana su di un muro, per abbellirlo, poi diventerà un problema qualora voleste toglierla.
In molti casi si dovrà necessariamente rimuovere l'intonaco, un po' come avviene con l'Edera.

Vite Canadese Ampelopsis brevipedunculata

Vite Americana Naturalizzata
Parthenocissus quinquefolia autunno