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giovedì 11 luglio 2024

Come Coltivare il Callistemon - Clima e Cure

Il Callistemon è una arbusto ornamentale volgarmente noto come Scovolino, per via dei suoi fiori che ricordano appunto il suddetto strumento per la pulizia dei denti. 

In realtà Callistemon (sinonimo Melaleuca) è un genere di piante endemico dell'Australia, anche se oggi le sue specie vengono coltivate in diverse parti del mondo, spesso anche lontano rispetto ai luoghi d'origine. Esistono circa 50 specie di Callistemon ed innumerevoli cultivars, che si differenziano per portamento, forma e colore del fiore e resistenza al freddo.

Questo genere, descritto per la prima volta ad inizio '800, appartiene all'immensa famiglia delle Mirtaceae, come Mirto, Guava, Eucalipto e molte altre piante. 

Fiore Callistemon
Le tre specie, a partire dalle quali son state ottenute la quasi totalità delle cultivars, sono :

  • Callistemon viminalis (sin. Melaleuca viminalis) : è una delle specie più diffuse in Italia e quella che conta il maggior numero di cultivars, nonché quella a cui farò riferimento nell'articolo, se non diversamente indicato. E' un arbusto o al più un piccolo albero, che raggiunge al massimo un'altezza di circa 5 metri (16 ft), con un portamento pendente dei rami (in inglese è infatti noto come Weeping Callistemon). Tollera un'ampia varietà di suoli e, data la sua rusticità, può esser coltivato come pianta stradale, senza aver bisogno di cure particolari. 
  • Callistemon salignus (sin. Melaleuca salignus) : di sviluppo leggermente superiore rispetto al C. viminalis, si contraddistingue per aver fiori bianco o color crema, un colore simile a quello di un'altra specie, il C. salicina.
  • Callistemon citrinus (sin. Melaleuca citrina) : di sviluppo un po' più limitato, ha anche una minor resistenza al freddo rispetto al C. viminalis; inoltre i suoi rami sono assurgenti (puntano verso l'alto) e non ricadenti. Anch'essa è una specie piuttosto diffusa (forse la cultivar "Splendens" è la più comune nel centro-sud Italia) e quella maggiormente rappresentata fotograficamente in questo articolo.

Fisiologia e Botanica del Callistemon :

Callistemon viminalis è una specie arborea sempreverde originaria dell'Australia orientale dove, allo stato selvatico, tende a colonizzare i corsi d'acqua delle pianure costiere, sebbene si possa spingere anche sugli altopiani e sui pendii più lontani dalla cosa. Lo Scovolino si sviluppa sotto forma arbustiva (multi-tronco) o, soprattutto in coltivazione, ad alberello, rimanendo comunque una pianta di medio-piccole dimensioni. Il nome del genere (Callistemon), prende dal Greco "kallistos" (il più bello) e "stema" (stami), in riferimento alla bellezza dei suoi fiori, mentre il nome della specie (viminalis) deriva dal latino "vimen" e significa lungo e flessibile, in riferimento al portamento pendulo tipico della specie.

Nuova Vegetazione Callistemon citrina
Il portamento è elegante, con una chioma folta e rami che partono sin dalla parte basale della pianta. I giovani rami sono lunghi, esili, flessibili e penduli, arrivando talvolta a sfiorare il terreno e sono ricoperti da una corteccia rossastra, mentre i vecchi rami ed il tronco hanno corteccia grigiastra che tende a fessurarsi longitudinalmente. 

Il Callistemon è una specie sempreverde le cui foglie sono color verde chiaro, semplici, alternate e dalla forma stretta ed allungata, ricordando vagamente quelle d'olivo. Esse hanno la tendenza a concentrarsi nella parte terminale e pendule dei giovani rami, lasciando talvolta quasi scoperta la parte iniziale; ciò amplifica l'effetto "ricadente" della pianta. La vegetazione appena emessa può avere sfumature rossastre, via via più intense partendo dal centro verso il contorno della fogliolina, inoltre possono presentare una leggera pubescenza. 

Foglie Callistemon citrina
Le radici sono tendenzialmente fascicolate, di medio sviluppo e, di norma, non sono così espanse e massicce da provocare danni a strutture limitrofe e non sono considerate invasive. 

Ma arriviamo al fiore, sicuramente l'organo più appariscente ed apprezzato di questa pianta. I fiori vanno a costituire delle infiorescenze a forma di spiga, poste nella parte terminale dei rami. L'infiorescenza ha un forma cilindrica, con un diametro di 5 cm (2 inch) ed una lunghezza di 10 cm (4 in), talvolta oltre. Ogni singola infiorescenza è formata da una cinquantina di singoli fiori, dotati di petali che cadono precocemente con l'avanzare della maturazione del fiore, mentre permangono i vistosi stami color rosso acceso (anche se in alcune varietà possono aver altre tonalità), tra l'altro in numero elevato, come tipico delle Mirtacee.
 
Come detto, ogni ramo produce un'infiorescenza posta alla sua estremità, tuttavia è non è raro che il ramo continui a crescere durante e dopo la fioritura. Questo fa si che molti rami abbiano la parte finale così composta : zona con foglie (emesse prima della fioritura), infiorescenza, zona con foglie (emesse dopo o in concomitanza della fioritura).

Abbozzo di Infiorescenza
Il periodo di fioritura dipende da molti fattori quali latitudine, esposizione ed andamento stagionale. Diversamente da altre specie, lo sfalsamento tra Nord e Sud Italia potrebbe essere di un paio di mesi. In linea generale la fioritura è piuttosto scalare e prolungata, con un picco tra la primavera inoltrata (fine Aprile) e inizio estate (fine Giugno), ma qualche spiga isolata può spuntare durante tutta l'estate. In zone miti si ha un secondo periodo di fioritura in autunno, a cavallo tra Settembre ed Ottobre. In climi subtropicali le fioriture possono alternarsi durante tutto l'anno e, persino nelle zone più calde d'Italia, qualche sparuta infiorescenza può esser presente anche in inverno. 

Ai fiori seguono i frutti, che sono delle piccole capsule coriacee bronzee-grigiastre al cui interno troviamo i semi. Questi frutti possono permanere sulla pianta anche per un paio di anni o più.

Portamento Callistemon citrinus var. "Splendens"
Come Crescere il Callistemon ? - Coltivazione, Clima, Potatura e Cure

Sia Callistemon viminalis che Callistemon citrinus sono due una specie che hanno una crescita abbastanza rapida e, nel giro di pochi anni, raggiungeranno già le dimensioni tipiche della specie, sviluppando annualmente circa 50 cm (1,7 ft) di nuova vegetazione. Anche la fioritura avverrà già sin dai primi anni dalla messa a dimora. Per contro, come tipico di quelle piante "precoci", hanno una longevità limitata e difficilmente supereranno i 40 anni di età. 

Frutti Sui Rami di Un Anno
Tutte le specie di Callistemon gradiscono esposizioni soleggiate, con almeno 6 ore di luce solare diretta al giorno, ma più Sole ricevono più fioriranno. E' possibile crescere il Callistemon anche a mezz'ombra, ma in questa condizione la pianta sarà meno robusta e la fioritura meno copiosa, mentre l'ombra totale è sconsigliata. 

Per quanto riguarda il tipo di suolo, questa pianta è molto adattabile, potendo prosperare su un ampia gamma di substrati, da quelli poveri, sabbiosi e sassosi, fino a quelli fertili ed argillosi. La concimazione non è pratica necessaria, a meno di suoli superficiali con quasi totale assenza di materia organica, nei quali un po' di letame maturo potrebbe aiutare. 

Frutti sui Rami di Più Anni
Il Callistemon ha un'ottima resistenza alla siccità, sviluppandosi molto bene senza irrigazioni anche in condizioni di marcata aridità, come quelle tipiche della Macchia Mediterranea. Ciò nonostante in natura vive spesso ai margini dei fiumi e può quindi tollerare anche un suolo umido e momentanei ristagni idrici, caratteristica rara tra le piante adatte ai climi torridi. 
Si consiglia di bagnare solo durante il primo (e secondo) anno dall'impianto o per avere una crescita più rigogliosa e continuativa. 

Per quanto riguarda la resistenza al freddo ci sono differenze tra le specie e le cultivars, ma in linea generale quasi tutte resistono a gelate lievi. Se prendiamo come riferimento il C. viminalis potremmo dire che è adatto alla coltivazione all'aperto sino ad una zona USDA 8, potendo sopportare senza grossi danni temperature minime intorno ai -10° C (14° F), ma con qualche danno alle foglie ed ai rami di un anno credo possa sopravvivere anche 2-4 gradi in meno. Di certo non tollera il gelo come una Betulla, ma con qualche piccolo accorgimento durante i primi anni si può coltivare con successo anche nel Nord Italia e non solo in microclimi eccezionali come quelli in prossimità delle sponde dei grandi laghi del Nord Italia (come il Lago Verbano).
In zone fredde, un leggero ingiallimento fogliare durante i mesi più rigidi è comune, ma non è preoccupante e non preclude nulla alla stagione successiva. 

Boccioli FioraliLa potatura permette di ottenere un buon bilanciamento ed un miglior arieggiamento della chioma, oltre ad evitare che la continua crescita dei rami possa farli ricadere sino a terra (nel C. viminalis), in ultimo si potrà mantenere la pianta entro le dimensioni volute. Il periodo migliore per potare è quello successivo al picco di fioritura, rimuovendo i fiori ormai sfioriti, accorciando i rami troppo vigorosi, danneggiati o che si intrecciano. La potatura così eseguita donerà anche nuovo vigore e non precluderà la fioritura dell'annata successiva. 

Nel complesso il Callistemon è una pianta rustica, poco attaccata da insetti, funghi o altri patogeni ed è quindi perfetta sia nei giardini che nei parchi, così come nelle aiuole con poco spazio, anche in contesti urbani, data la buona tolleranza all'inquinamento. Anche la resistenza alla salsedine è medio-alta, rendendo la specie adatta anche a zone costiere, persino in prossimità del mare.

Questa pianta si può riprodurre agevolmente per semina, utilizzando i semi che spontaneamente cadono dalle capsule (frutti) ormai secche. E' importante prelevare semi solo dai frutti maturi, porli in ammollo in acqua tiepida per 24 ore e seminarli in vasi con terriccio ben drenante, mantenendoli in un ambiente caldo ed umido fino ad avvenuta germinazione. 
Alternativamente si può propagare per Talea, tecnica che garantisce uno sviluppo più rapido e la certezza di riprodurre l'esatto clone da cui si preleva il ramo. In questo caso le talee si prendono da piante sane, asportando un giovane ramo della lunghezza di circa 20 cm (8 in) al quale verranno rimosse le foglie basali, lasciandone solo poche alla sommità. Successivamente si deve interrare per circa metà lunghezza in un buon terriccio, possibilmente con l'aggiunta di ormoni radicanti. Il vaso nel quale si esegue la talea deve esser mantenuto in un ambiente caldo-umido, senza sole diretto, fino ad avvenuto radicamento. 

Tronco, Rami e Corteccia

Callistemon in Versione Invernale

Quali Sono le Varietà più Comuni o Particolari ? - Descrizione e Curiosità

 
Esistono innumerevoli cultivars di Callistemon, essenzialmente selezionate a partire da 3-4 specie (indicate ad inizio articolo), talvolta anche ibridite tra loro. I diversi cloni si differenziano notevolmente per forma e colore del fiore, ma ancor di più per portamento e crescita.

Di seguito troverete le varietà di Callistemon più particolari o popolari :

  • Callistemon viminalis var. "Captain Cook"
    Callistemon viminalis var. "Captain Cook" : ottenuta da seme, è stata selezionata per il portamento più compatto rispetto alle specie tipo. Infatti la crescita raramente supera i 2 metri (6.6 ft) di altezza, con una ramificazione fitta. La fioritura è abbondante, inizia sin dal primo anno dalla propagazione ed è più prolungata rispetto alla norma. Originariamente era conosciuta come "Compacta".
  • Callistemon viminalis var. "Hot Pink" : si sviluppa come alberello di medio-piccole dimensioni, come tipico della specie. Qui la peculiarità è il colore dei fiori che è di un bel rosa carico, talvolta con sfumature lilla, invece del classico colore rosso.
  • Callistemon viminalis var. "Hot Pink"
    Callistemon viminalis var. "Little John" : selezionato per essere a portamento nano, raggiunge da adulto altezze inferiori al metro (3.3 ft); inoltre tende ad allargarsi, rendendo questo clone ottimo come pianta tappezzante da utilizzare per la formazione di aiuole basse.
  • Callistemon citrinus var. "Splendens" : descritta per la prima volta nel 1925, ma nota sotto questo nome solo dal 1989, è un clone con rami a crescita assurgente (non pendule) e con un portamento compatto, raggiungendo in media i 3 metri (10 ft) di altezza. Le foglie, se strofinate, emanano profumo di limone. E' una cultivar molto comune e diffusa, anche in Italia.
  • Callistemon viminalis var. "Little John"
    Callistemon viminalis var. "Dawson River Weeper" : Albero che può arrivare tranquillamente ai 5 metri (16.5 ft) di altezza, si caratterizza per il portamento eccezionalmente pendule, quasi come un Salice piangente. 
  • Callistemon citrinus var. "White Anzac" : come facile intuire dal nome, il clone si contraddistingue per il fiore dall'insolito colore bianco.
  • Callistemon pallidus var. "Candle Glow" : registrato nel 1985, è un raro clone a fioritura gialla.
  • Callistemon salignus var. "Glasshouse Country"  : anch'esso raro, produce dei fiori rosa tenue che tende al bianco, un colore sfumato e davvero delicato. 
Callistemon citrinus var. "Splendens"

Callistemon viminalis

sabato 6 aprile 2024

Pittosporo (Pittosporum tobira) - Coltivazione, Clima e Cure

Pittosporo, chiamato anche Pitosforo, è il nome di una delle molte specie appartenenti al genere Pittosporum della famiglia delle Pittosporaceae, le cui oltre 200 specie sono distribuite prevalentemente tra Nuova Zelanda, Australia ed Asia orientale. 

In Italia la specie che meglio si è adattata al clima, nonché quella più diffusa a livello ornamentale, è Pittosporum tobira ed in questo articolo, salvo diversamente indicato, mi riferirò a questa specie.

Frutti Pittosporum tobira

Origine, Botanica e Fisiologia :

Fiori Pittosporum tobira
Pittosporum tobira è una specie sempreverde nativa del Giappone e della Cina meridionale ed è coltivata in tutte le zone miti del mondo per la sua bellezza e per il profumo dei suoi fiori. Il Pittosporo si sviluppa naturalmente sotto forma arbustiva (multitronco) raggiungendo un'altezza di circa 3 metri (10 ft); tuttavia si può coltivare anche ad alberello ed avere una crescita più verticale. Esiste anche una sotto specie, Pittosporum tobira nanum, che non supera il metro (3,3 ft) di altezza ed ha un portamento prostrato e strisciante, ideale come tappezzante. 

Le foglie sono ovali-oblunghe, di color verde scuro inteso, lucide, glabre e coriacee, con una consistenza simile a quella del cuoio. L'aspetto e la conformazione delle foglie può, in parte, ricordare quello delle foglie di Rododendro.

Fioritura Pittosporum tobira
La chioma è densa, con internodi corti, e risulta essere compatta ed a forma globosa, nascondendo quasi i rami. 

L'apparato radicale non è particolarmente invadente e, di norma, non arreca danni a tubi, muri o pavimentazioni. 

I fiori hanno cinque petali dall'aspetto ceroso, spuntano dall'apice dei rami, sono singoli ma disposti a forma d'ombrello attorno all'estremità dei giovani rami. Il colore del fiore è tendenzialmente bianco, ma col passare del tempo assume una colorazione "panna", sino a diventare gialli. La fioritura avviene nella tarda primavera, indicativamente nel periodo che va da metà Maggio a Giugno, ed è estremamente profumata. 

I frutti sono delle capsule che, inizialmente, hanno un color verde oliva, ma in autunno, ad avvenuta maturazione, diventano arancioni e si aprono, lasciando scoperti i vistosi semi rossi.

La specie ben si presta anche per la formazione di siepi sempreverdi, tuttavia la fioritura è concentrata sui rami dell'anno precedente e ad una rimozione drastica dei giovani rami corrisponderà una scarsa (o assente) fioritura. 

Post Fioritura Pittosporum tobira
Come Crescere il Pittosporo ? - Coltivazione, Clima e Riproduzione

Pittosporum tobira è una specie relativamente facile da coltivare e può essere piantata sia in pieno Sole, sia in posizioni a mezz'ombra e, magari fiorendo poco o niente, persino in luoghi quasi ombreggiati. La crescita è moderata nella fase giovanile, diventando lenta durante la fase adulta e le dimensioni della pianta sono facilmente controllabili con le potature. 

Sebbene il Pitosforo sia spesso associato alla Macchia Mediterranea, o in generale a climi miti, ha una discreta resistenza al freddo e sopravvive senza grossi problemi almeno sino a temperature di -10° C (14° F) e probabilmente anche oltre, con qualche danno alle foglie. Sotto i -15° C (5° F) la pianta generalmente muore. 

Foglie Pittosporum tobira
La specie ha anche una buona tolleranza alla siccità e le irrigazioni si devono effettuare solo durante i primi 3-4 anni dall'impianto, successivamente non sarà più necessario bagnare, a meno che ci sia caldo torrido ed assenza di piogge per mesi interi. Ovviamente un Pittosporo coltivato in vaso avrà  bisogno di un po' più di acqua, dato che il terreno si asciuga molto più rapidamente. 

In linea di massima è una specie che si può coltivare dal Nord al Sud Italia e sopportare climi ben diversi. 

Il Pitosforo è adattabile e si può coltivare su un'ampia gamma terreni, adattandosi bene a quelli rocciosi e sabbiosi, ma anche limosi e senza particolari esigenze di pH. In linea di massima non ama i terreni pesanti e con frequenti ristagni idrici, ma con opportuni accorgimenti si può coltivare anche nei terreni argillosi. Le concimazioni sono superflue e sono consigliate solo nella coltivazione in vaso, qualora non si facciano rinvasi per più anni di fila. 

Rami Pittosporum tobira
In natura prospera su pendii rocciosi prospicienti il mare esposti al Sole ed è dunque resistente sia ai venti impetuosi, sia alla salsedine. Per questo motivo viene spesso usato per creare siepi lungo le riviere, a pochi metri dal mare, tollerando anche una discreta salinità del suolo.

Come detto sopra, il Pittosporo regge molto bene le potature, tanto da poter esser coltivato a siepe e nuovi germogli sputano anche dal legno vecchio. Ad ogni modo le potature non sono necessarie ed hanno come unico scopo quello di contenere le dimensioni e, nella fase giovanile, ad impostare la forma (arbustiva o ad alberello). Se lasciato crescere liberamente si sviluppa in maniera armonica, tuttavia se preferite una chioma non troppo densa dovrete tagliare i rami in eccesso e quelli che si intrecciano. La potatura è bene farla alla fine della fioritura, così da dar tempo alla pianta di riformare i rami sui quali, alla fine della primavera successiva, fiorirà. Se la potatura non è troppo energica si può fare anche a fine inverno, lasciando parte dei giovani rami che fioriranno poco dopo. 

Il periodo ideale per la piantumazione è tra novembre e marzo; non ci son particolari problemi di esposizione, quindi potrete posizionarlo ovunque abbiate un po' di spazio per farlo sviluppare, prediligendo zone in cui vi sia almeno mezza giornata di luce solare diretta. Se piantate più esemplari per formare una siepe conviene piantarli ad una distanza di circa 1 metro (3.3 ft) l'uno dall'altro.

Di norma la riproduzione si può attuare sia per semina, sia tramite talea; quest'ultima velocizza la prima fioritura e garantisce la moltiplicazione dell'esatto clone (ad esempio a foglia variegata). Di solito si fa una talea semi-legnosa in estate. A livello amatoriale i semi sono una buona scelta di riproduzione e vanno seminati in autunno, germogliando poi nella primavera successiva.

Quali Sono Altre Specie di Pitosforo ?

Come scritto sopra esistono 200 specie, alcune tropicali, altre più da climi temperati. Di seguito trovate 4 specie di Pitosforo, che ritengo siano più caratteristiche.

  • Pittosporum heterophyllum
    Pittosporum heterophyllum : chiamato anche Pittosporo cinese, ha una resistenza al freddo superiore a quella del P. tobira e lo si distingue per le foglie dall'apice a punta e meno tondeggianti e per un portamento più assurgente. E' la seconda specie più diffusa in Italia ed usato prevalentemente per formare siepi.
  • Pittosporum phillyreoides : secondo molti sistematici sarebbe un sinonimo di Pittosporum angustifolium, invece che due distinte specie. E' nativo dell'Australia occidentale ed ha un portamento pendente, con foglie lanceolate. Nel complesso può ricordare un po' alcune specie di eucalipto. Raggiunge i 10 metri (33 ft) di altezza, ma molto lentamente ed è perfettamente adattato a sopravvivere in luoghi semi desertici. 
Pittosporum phillyreoides
  • Pittosporum cornifolium : nativo della Nuova Zelanda è poco diffuso allo stato naturale, ma utilizzato a livello ornamentale. Le foglie sono lucide e color verde scuro, raggiunge un'altezza massima di 2 metri (6.6 ft) ed ha boccioli fiorali color rosso porpora.
Pittosporum cornifolium


  • Pittosporum eugenioides
    Pittosporum eugenioides : albero di origine Neozelandese, raggiunge anche i 12 metri (39 ft) di altezza, con una forma tendenzialmente conica, più tondeggiante nei vecchi esemplari. Le foglie sono caratteristiche, di color giallo-verde, dal margine ondulato ed emanano un odore di limone se strofinate. 
In Italia sono però comuni solo 2 specie, P. tobira (descritta nel dettaglio in questo articolo) e P. heterophyllum. Il Pitosforo si può trovare nei parchi e nei giardini di quasi tutta Italia, ma è molto più frequente nelle località di mare, dove spesso è piantato sulla passeggiata del lungomare. 

Pittosporum tobira sul Lungomare Ligure

venerdì 2 febbraio 2024

Albero di Giuda (Cercis siliquastrum) - Clima, Coltivazione e Cure

Cercis siliquastrum è il nome scientifico di quello che in molti conoscono con il nome comune di Albero di Giuda, coltivato a scopo ornamentale in molti giardini e parchi pubblici, grazie anche alla bella fioritura primaverile. 

Cercis siliquastrum

Origini e Generalità :

Cercis è un genere appartenente alla famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose) ed è composto da una decina di specie, native delle zone temperate calde dell'emisfero Boreale. Tutte le specie sono decidue, si sviluppano sotto forma di cespuglio o al massimo di piccolo albero ed hanno foglie tendenzialmente tondeggianti.

Due specie sono native degli Stati Uniti : 

La Cercis occidentalis è originaria della parte Sud-Ovest (dalla California, fino all'Oregon), mentre la Cercis canadensis è distribuita nella parte orientale degli USA, estendendosi a Nord sino all'Ontario (Canada). 

La Cercis chinensis è invece endemica della Cina.

In Europa il genere Cercis è rappresentato dalla specie C. siliquastrum, presente prevalentemente nelle aree del Mediterraneo orientale. E' proprio questa la specie più comune ed abbondante in Italia, nonché quella di cui parlerò in questo articolo. 

Grazie alla propria frugalità sfugge facilmente dalla coltivazione, inselvatichendosi su suoli calcarei ed aridi, soprattutto in aree urbane dismesse. E' anche una buona specie pioniera adatta al rimboschimento. 

Il nome volgare (Albero di Giuda) risale alla tradizione secondo cui sia l'albero al quale Giuda, dopo aver baciato Gesù, si impiccò; tuttavia potrebbe anche esser un'alterazione di Albero della Giudea, luogo in cui è storicamente presente. 

Botanica e Fisiologia :

L'Albero di Giuda, conosciuto anche come Siliquastro, è una specie che si sviluppa sotto forma di piccolo albero, raggiungendo al massimo 10 metri (33 ft) di altezza. Tuttavia la crescita è lenta e con opportune potature si può coltivare anche a forma arbustiva, mantenendo agevolmente la pianta di dimensioni ben più contenute, senza che essa risulti sgraziata.

L'apparato radicale è ampio e si estende sia in profondità, che orizzontalmente, garantendo alla pianta un'ottima resistenza alla siccità che le permette di prosperare anche in aree a Clima Mediterraneo. Le innaffiature serviranno esclusivamente durante i primi anni, mentre piante affrancate non avranno problemi neppure nelle zone meno piovose d'Italia.

Il tronco è color grigio e, tranne nel legno molto vecchio, è perfettamente liscio. In natura è piuttosto comune la forma arbustiva ed un individuo è formato da più tronchi. Né sul tronco, né sui rami sono presenti spine.

Le foglie sono verdi, di medie dimensioni, a forma tondeggiante o leggermente cuoriforme e dall'aspetto lucido. La nuova vegetazione possiede invece sfumature rossastre, mentre in autunno, prima di cadere, le foglie assumono tonalità gialle. La chioma tende ad esser tondeggiante. 

I fiori sono di color rosa, dalla forma tipica del genere a cui appartengono (Fabaceae) e sono raggruppati in grappoli di dimensione variabile anche sulla stessa pianta. L'Albero di Giuda presenta il fenomeno della Caulifloria, il quale è molto comune in specie tropicali (ad es. Durian e Jackfruit), ma piuttosto raro in piante decidue da climi temperati. Se nella maggior parte delle specie i fiori vengono prodotti sui giovani rami, in quelle caratterizzate dalla Caulofloria (Come  nel nostro C. siliquastrum) i fiori sbocciano sui vecchi rami, anche di grosso diametro, spesso addirittura sul tronco principale. 

I fiori sono Ermafroditi e vengono impollinati dalle Api.

Nel C. siliquastrum la fioritura precede la fogliazione, è tipicamente primaverile e, a seconda del clima, dura qualche settimana nel periodo a cavallo tra Marzo ed Aprile.

I frutti sono dei baccelli, molto simili a quelli di altre Leguminose (come la Robinia), al cui interno vi sono i semi. Questi frutti perdurano sulla pianta per tutto l'inverno, non di rado persino fino alla fioritura dell'anno successivo. 

Caulofloria nell'Albero di Giuda

Coltivazione e Clima :

Cercis siliquastrum, pur essendo una specie nativa del Mediterraneo, ha una buona resistenza al gelo e può sopravvivere sino a temperature di -20° C (-4° F), corrispondenti ad una zona climatica 6b. L'Albero di Giuda si può dunque coltivare dal Nord al Sud Italia, non temerà il freddo intenso, ne tantomeno la siccità.

Questo albero si sviluppa più o meno su qualsiasi tipo di terreno, pur preferendo quelli sabbiosi o limosi e drenanti; tuttavia sopporta anche suoli calcarei a pH alto (alcalini) che sarebbero proibitivi per molte altre piante. Come già detto la pioggia è sufficiente e si dovrà bagnare solo durante le prime estati (se la zona è particolarmente arida). Può crescere anche in suoli particolarmente poveri di nutrienti e le concimazioni sono del tutto superflue anche perché, come molte altre leguminose (es. Fave, Piselli e Fagioli), è in grado di fissare l'azoto atmosferico, apportandolo al terreno su cui cresce. 

L'Albero di Giuda cresce al meglio in pieno Sole, ma non ha particolari problemi di sviluppo (e fioritura) anche se coltivato a mezz'ombra.

Nuove Foglie Cercis siliquastrum

E' possibile coltivarlo in vaso solo per pochi anni, dato che il notevole sviluppo radicale saturerebbe presto il terreno, impedendo lo sviluppo armonico della chioma sovrastante. La specie ha una buona tolleranza all'inquinamento e può esser dunque un'ottima soluzione in ambiti urbani, soprattutto laddove vi sia troppo poco spazio per le classiche Alberature Stradali.

In linea di massima è una pianta che si sviluppa in maniera armonica anche in assenza di potature, le quali hanno come unico scopo quello di eliminare rami vecchi o morti. Ad ogni modo tollera bene le potature e non avrete dunque particolari problemi a mantenere la pianta delle dimensioni che meglio si adattano al contesto in cui la coltiverete. Inoltre, fiorendo sui rami più vecchi (e grossi) ed addirittura sul tronco principale, anche potature drastiche non impediranno la produzione di fiori nella primavera successiva. 

C. siliquastrum è una pianta resistente, rustica e poco soggetta a malattie fungine; tuttavia sulla nuova vegetazione possono verificarsi attacchi di afidi, che di norma si risolvono da soli, senza arrecare danni o conseguenze particolari. 

L'Albero di Giuda si moltiplica di norma tramite seme, il quale deve esser prelevato in autunno, piantato entro l'inverno, in vasi che devono stare all'esterno (il seme deve "sentire" il freddo per germogliare al meglio). Tuttavia se si desidera riprodurre un clone particolare (vedi sotto) si dovrà necessariamente propagare per via vegetativa, in questo caso la Talea è la tecnica più comune e va eseguita in primavera.

Alcuni cloni (anche di altre specie del genere Cercis) sono stati selezionati per caratteristiche particolari, che li differenziano rispetto alla "specie tipo" fin qui descritta :

  • Cercis canadensis var. "Carolina Sweetheart"
    Cercis canadensis var. "Merlot" : pianta che non supera i 4 metri (13 ft) di altezza; la sua peculiarità è quella di aver foglie color porpora scuro (e non verdi) per buona parte della stagione e, solo a metà estate, possono assumere tonalità verde molto scuro, prima di ingiallire in autunno. Sotto certi punti di vista possono aver un comportamento simile a quello di molti Aceri.
  • Cercis canadensis var. "Ruby Falls" : ha foglie simili alla varietà Merlot, si differenzia da quest'ultima per il portamento ricadente, con rami penduli che sfiorano quasi terra.
  • Cercis siliquastrum var. "Alba" : pianta a sviluppo limitato, ha una mutazione che rende i suoi fiori completamente bianchi (invece che rosa).
  • Cercis canadensis var. "Carolina Sweetheart" : clone brevettato, produce foglie variegate; un'unica foglia può aver una parte verde, una rosa e una bianca, disegnando forme uniche per ogni foglia.
  • Cercis canadensis var. "Hearts Of Gold" : come dice il nome, produce foglie a forma nettamente cuoriforme dalle tonalità giallognole anche in piena estate.

Fioritura Albero di Giuda

Tronchi nella Forma Arbustiva Albero di Giuda

mercoledì 8 febbraio 2023

Lantana - Coltivazione e Resistenza al Freddo

Lantana è il nome di un piccolo arbusto perenne che sicuramente avrete notato, magari senza identificarlo, in villeggiatura. La specie è infatti molto comune come piccola pianta fiorifera ornamentale e viene coltivata nelle aiuole dei "lungomari", così come in grossi vasi collocati nei giardini degli hotel di zone costiere. 

In questo articolo vorrei fare un po' di chiarezza sul genere Lantana, specificando quali sono le specie più rappresentative ed adatte alla coltivazione nelle diverse zone climatiche italiane. 

Infiorescenza Lantana

Origine, Storia e Distribuzione :

Lantana è un genere, appartenente alla famiglia delle Verbenaceae, che annovera al proprio interno circa 150 specie, native delle zone tropicali Africa ed America. Oggigiorno molte di queste specie non solo sono coltivate altrove, ma si sono addirittura naturalizzate in diverse aree calde dell'Asia e dell'Oceania. 

Alcune delle specie di Lantana sono :

  • Lantana camara : chiamata anche Lantana comune, è indubbiamente la specie più diffusa, nonché quella a cui mi riferirò parlando genericamente di "Lantana". E' nativa dell'America Centro-Meridionale, ma essendo invasiva si è naturalizzata in vaste aeree del Sud-Est asiatico e dell'Australia. E' una specie sensibile al freddo e produce fiori di diversi colori, a seconda della cultivar.
  • Lantana montevidensis : nativa dell'Uruguay è una specie a portamento rampicante, con fiori di color lilla. Ha una rusticità superiore rispetto alla L. camara, ma è meno infestante.
  • Lantana involucrata : nativa della Florida meridionale, è un piccolo arbusto con foglie aromatiche (se strofinate ricordano la Salvia). Produce fiori bianchi, macchiati di giallo nella parte centrale oppure, in altre selezioni, sono di color lavanda. Rusticità simile alla L. montevidensis.
  • Lantana urticoides (sin. Lantana horrida) : originaria del Texas, è un piccolo arbusto assai ramificato, che produce infiorescenze giallo-arancioni, i cui fiori sono ben apprezzati dagli insetti (farfalle in primis). Abbastanza rustica, resiste al gelo di media intensità. 
  • Lantana trifolia : nativa del Messico, è una un piccolo cespuglio a crescita eretta, caratterizzato da foglie composte da tre foglioline color verde scuro disposte a spirale. I fiori sono color rosa/arancione. Specie sensibile al gelo.
  • Lantana achyranthifolia : chiamata anche Lantana del Deserto, è anch'essa nativa del Texas e prospera in zone aride. Ha una resistenza alla siccità superiore a quella delle altre Lantane ed è pure tra le più resistenti al freddo, potendo sopravvivere addirittura in una zona USDA 7. 
Oltre alle specie "selvatiche" innumerevoli sono gli ibridi e le cultivars di Lantana, frutto della selezione fatta dall'uomo nel corso degli anni.


Com'è Fatta la Lantana ? - Botanica e Fisiologia 

L. camara è una pianta a sviluppo arbustivo, con un portamento cespuglioso ed una chioma arrotondata e densa. L'altezza di questa pianta varia sia in funzione della varietà, sia in funzione delle condizioni di crescita, tuttavia in Italia non supera quasi mai un'altezza (e una larghezza) di 2 metri (6.6 ft); tuttavia, con opportune potature si può mantenere di dimensioni ben più ridotte.

Foglie Lantana camara
Questa pianta ha foglie ovali, opposte, di medie dimensioni che, se accartocciate, emanano un odore deciso. La Lantana, di norma, non ha un vero e proprio tronco, ma è formata da più fusti, ognuno dei quali è molto ramificato; tuttavia, all'occorrenza, si può crescere anche ad "alberello" con un unico tronco. I germogli danno origine a giovani rami che hanno la peculiare sezione quadrata (sebbene meno marca rispetto al Psidium guajava), oltre a presentare piccole spine ricurve.

L'apparato radicale è superficiale e le radici intricate formano una sorta di "tappeto" esteso.

L'infiorescenza ha un diametro di circa 5 cm (2 in) ed è a forma sferica, composta da numerosi piccoli fiori, a forma tubolare e rivolti verso l'esterno, che emanano un odore (non proprio profumo) caratteristico. Le infiorescenze (Corimbi per la precisione) sono poste all'apice dei nuovi rami ed ognuna di esse contiene un numero di fiori variabile tra 20 e 40. Essi sono delle tonalità più disparate, anche a seconda della varietà, ma di norma il colore spazia dal bianco, al giallo/arancione, passando per il rosa-violetto ed il porpora. I fiori della Lantana hanno evoluto una strategia davvero ingegnosa. Nella maggior parte delle piante, il colore base del fiore è giallo, ma a seguito dell'impollinazione vira su tonalità più accese (rosso, viola etc, con diversità da clone a clone); questo è un segnale per gli insetti impollinatori, più attratti dal giallo che dal rosso. La pianta usa questo stratagemma per preservare il  proprio polline e far sì che gli insetti riescano a capire (preferire) quali siano i fiori non ancora impollinati, rispetto agli altri.

Nei climi tropicali, soprattutto in quelli con piogge ben distribuite, la fioritura è continuativa; mentre in Italia il periodo di fioritura corrisponde a quello della bella stagione, tendenzialmente nei mesi che vanno da Maggio ad Ottobre. 

I frutti sono delle drupe rosso-violacee di circa 5 mm (0.2 in), contenenti 2 semi e, se ingeriti da acerbi (quando ancora verdi), sono tossici. 

Tronco Lantana camara

Coltivazione, Clima, Cure e Propagazione

In climi tropicali la specie è sempreverde, mentre laddove fa freddo può assumere un comportamento semi-deciduo o anche deciduo.  In linea di massima Lantana camara è una specie sub-tropicale e sensibile alle basse temperature, che dovrebbe esser coltivata all'aperto solo in zone esenti da gelo; tuttavia può sopportare qualche effimero episodio sottozero, comunque non oltre i -2° C (28° F). Tuttavia non disperate, anche se non vivete nelle zone più calde della nostra penisola c'è una possibilità; infatti sono in commercio diversi ibridi che hanno una rusticità ed una resistenza al freddo decisamente superiore a quella della "pura" L. camara. Ad esempio, la Lantana "Sunny Side Up", un incrocio tra L. camara and L. montevidensis, può sopravvivere a temperature inferiori ai -10° C (14° F) ed sul mercato si possono trovare anche altri ibridi, tra cui Lantana "Miss Huff", che è probabilmente la Lantana più resiste al gelo che esista.

Fiori Lantana
Nelle aree tropicali, la L. camara è considerata una specie infestante, produce infatti molti semi che germinano facilmente e gli uccelli, cibandosi dei frutti, li trasportano ovunque. La specie prospera in zone assolate, mentre mal si sviluppa con esposizioni ombrose, per questo motivo non è specie invasiva all'interno (nel sottobosco) delle foreste, bensì ai margini di esse oppure laddove un incendio abbia lasciato campo libero. 

Questo arbusto gradisce un'esposizione quanto più soleggiata possibile, tuttavia, pur fiorendo meno, si può coltivare anche a mezz'ombra, mentre in posizioni ombreggiate si sviluppa poco e male.

Il terreno ideale è profondo, subacido, ricco di sostanza organica e con una tessitura che lo mantenga umido, ma senza che si formino pericolosi ristagni idrici. La Lantana ha una media resistenza alla siccità ma, soprattutto da giovane, richiede di essere irrigata con regolarità, mentre una volta affrancata, in estate, basterà innaffiarla un paio di volte al mese. Se la pianta viene bagnata in estate aumenta sia la vigoria, sia la velocità di crescita.

Per ottenere una fioritura copiosa, con grosse infiorescenze, si dovrebbe concimare ogni tre settimane con fertilizzanti per piante da fiore; ciò nonostante, in un terreno non eccessivamente povero, fiorisce anche se abbandonata a sé. Attenti!! Un'eccessiva concimazione (soprattutto se a ricca in Azoto) potrebbe aver l'effetto opposto e spingere la pianta a produrre molte foglie e pochi fiori. 

Infiorescenza Lantana camara
La Lantana si presta bene anche ad esser coltivata in vaso, condizione che però richiederà maggiori attenzioni, sia per quanto riguarda l'irrigazione, sia per la concimazione. 

La potatura si effettua a partire dal tardo autunno (quando la pianta smette di fiorire ed entra in riposo vegetativo) e di solito consiste nell'eliminazione dei rami morti, nel diradamento della chioma ed, eventualmente, per mantenerla delle dimensioni gradite. I rami rimasti dopo la sfoltita possono esser accorciati di circa 1/3, favorendo così l'emissione di fiori durante la primavera successiva.

Questo arbusto è molto rustico in quanto le foglie producono un repellente naturale contro molti insetti, non va quindi trattata con antifungini. Può capitare, talvolta, un leggero attacco di Afidi, ma si risolve da solo, senza compromettere né la salute della pianta, né la fioritura.

La specie si può propagare per semina, da effettuarsi sul finire dell'inverno, mantenendo una temperature superiore ai 16° C (61 ° F) e terreno umido. Alternativamente, in zone fredde, la germinazione avverrà più tardivamente.

Ovviamente se si vuole mantenere l'esatto clone si deve propagare per via vegetativa. In questo caso si riproduce tramite talea, prelevando (in Luglio-Agosto) giovani rami lunghi circa 10 cm (4 in) che, dopo aver rimosso le foglie, sono da interrare e far radicare, mantenendo una temperatura di almeno 20° C (68° F) con terreno umido.

Ecco, ora potrete dire "quella" è una Lantana camara e, magari, vi diletterete nella sua coltivazione.

Forma Arbustiva Lantana

Fioritura Lantana


martedì 4 ottobre 2022

Brugmansia - Coltivazione, Clima e Cure

La Brugmansia, nota anche con il nome "Trombone degli Angeli" o anche "Stramonio Arboreo", è una pianta ornamentale coltivata per i suoi bellissimi fiori in molte zone calde d'Italia.

Origine, Specie ed Inquadramento Botanico :

Con il nome Brugmansia ci riferiamo in realtà ad un genere, al cui interno sono presenti solo sette specie, appartenenti all'immensa famiglia delle Solanaceae (come Pomodori, Melanzane e Tamarillo). Il genere Brugmansia è strettamente correlato col genere Datura, tanto che fino a pochi decenni fa si credeva che fossero un unico genere. Tutte le specie di Brugmansia sono native del Sud America e molte di esse crescono (crescevano) in montagna, sulle Ande; tuttavia si ritiene che oggigiorno, allo stato naturale, si siano estinte, a seguito dell'estinzione degli animali che provvedevano alla disseminazione dei loro semi.

Fiore Brugmansia

Di seguito troverete una breve descrizione delle diverse specie, mentre successivamente parlerò della Brugmansia come se fosse un'unica specie, soffermandomi sui tratti comuni a tutte.

  • Brugmansia aurea : endemica dell'Ecuador, è dichiarata estinta allo stato selvatico dal 2014. Può raggiungere un'altezza di 6 metri (20 ft) e produce fiori dalla tipica forma del genere, ma esclusivamente di colore giallo.
  • Brugmansia insignis : originaria della parte settentrionale dell'Amazzonia, cresceva ai piedi delle Ande Peruviane, così come in Colombia. Raggiunge un'altezza di circa 3 metri (10 ft) ed ha fiori bianchi sfumati di rosa.
  • Brugmansia insignis : nativa del Brasile Meridionale, produce fiori bianchi (talvolta sfumati di giallo) che emanano una dolce fragranza.
  • Brugmansia versicolor : endemica dell'Ecuador, produce fiori pendenti verso il basso che raggiungono le maggiori dimensioni tra tutte le 7 specie e possono esser lunghi anche 50 cm (1,65 ft).
  • Brugmansia arborea : tra le specie più grandi, può raggiungere i 7 metri (23 ft) di altezza. E' nativa delle Ande, dove cresceva anche a quote considerevoli, dall'Ecuador sino al Cile settentrionale. E' una delle Brugmansia più resistenti al gelo, dato che nei luoghi d'origine sono possibili leggere brinate. 
  • Brugmansia sanguinea : distribuzione simile a quella della B. arborea, anche in questo caso ha un notevole sviluppo e si contraddistingue per avere fiori dal colore rosso.
  • Brugmansia vulcanicola : originaria delle Ande settentrionali (Ecuador, Colombia), è una pianta a sviluppo limitato ed ha i fiori più piccoli tra tutte le specie di Brugmansia.

Botanica e Fisiologia :

La Brugmansia è una pianta tendenzialmente a portamento arbustivo, con diversi tronchi e ramificazioni, sin dalla parte bassa di essi ed in Italia raramente supera i 3 metri (20 ft) di altezza, rimanendo spesso più bassa. Le foglie, che possono aver dimensioni differenti a seconda della specie, sono alterne, a forma ovale, con margine ondulato quasi a formare delle punte, talvolta ricoperte da una sottile peluria e possono ricordare (vagamente) quelle della Pianta delle Melanzane.

Piante di Stramonio Arboreo
Nelle zone più miti d'Italia, e nei luoghi d'origine, tutte le Brugmansia sono sempreverdi, ciò nonostante talune reggono piuttosto bene la defogliazione ed in zone con leggere gelate possono comportarsi come piante decidue, senza che questo ne causi necessariamente la morte o ne comprometta la fioritura della stagione successiva. Un'ultima nota in merito alle foglie : esse possono contenere elevate quantità di alcaloidi e risultare perciò tossiche.

Tronco BrugmansiaI fiori hanno la caratteristica forma ad imbuto e sono penduli, praticamente perpendicolari al terreno. Essi sono numerosi ed hanno colori che variano dal bianco, al giallo, al rosso-rosa, all'arancione e non è raro che un fiore abbia sfumature di più colori, a seconda della specie e dei numerosi ibridi selezionati dall'uomo. La dimensione media di un fiore si aggira attorno ai 30 cm (12 in). I fiori possono esser singoli, doppi o persino oltre.

Sei delle sette specie di Brugmansia hanno fiori che emanano una fragranza più o meno intensa, che raggiunge l'apice durante le calde serate estive. Lo scopo evolutivo di tutto questo è attirare gli insetti impollinatori notturni, come le falene. L'unica specie a non avere fiori profumati è la B. sanguinea, la quale è di solito impollinata dai Colibrì, invece che dagli insetti notturni.

La fioritura è prolungata e, in zone non tropicali come l'Italia, si interrompe solo durante i mesi più freddi, mentre può esser più o meno continuativa ai tropici. In linea di massima in Italia inizia a fiorire dalla tarda primavera, sino all'autunno inoltrato.

Il tronco ed i rami hanno di norma una consistenza semi-legnosa e sono ricoperti da una sottile corteccia marrone-grigiastra che si fa via via più verde tanto più ci si avvicina all'apice. Le radici sono relativamente sottili e non invasive. Il frutto è una bacca spugnosa contenente numerosi fiori. 

Infiorescenza Trombone degli Angeli

Fiore Bianco Brugmansia

Coltivazione  della Brugmansia in Italia ? - Esposizione, Clima, Potature e Cure

Il Trombone degli Angeli si coltiva al meglio in piena terra, tuttavia, grazie all'apparato radicale relativamente compatto, si può sviluppare bene anche in grandi vasi, rendendo così possibile la sua coltivazione anche in zone gelide.

Il terreno ideale è fertile, drenante, ma che si mantenga anche abbastanza umido. E' ideale concimare con letame o compost ben maturo che, oltre a nutrire la pianta, funge da ammendante, rendendo il suolo soffice ed aumentando la ritenzione idrica. Sono da evitare terreni poveri, secchi, sabbiosi ed eccessivamente sassosi. Come noterete, lo Stramonio non ha un'ottima resistenza alla siccità e, soprattutto nei mesi estivi, le innaffiature dovranno essere generose. Ovviamente la coltivazione in vaso complica la gestione, dato che le radici esploreranno un minor volume di terreno, il quale si asciugherà ed impoverirà più rapidamente. Se in piena terra la concimazione non è strettamente necessaria, in vaso lo diventa ed al contempo si dovrà prestare una maggior attenzione a non far seccare la terra.

Ma dove collocare il vaso o, se il clima lo permette, dove interrare il vostro Trombone degli Angeli ? 

L'ideale è trovare un angolo caldo e riparato, magari vicino al muro di casa, ma preferibilmente con un'esposizione ad Est. In modo tale potrà godere dell'ombra pomeridiana, assai gradita durante le roventi estati. Si può coltivare anche in pieno Sole, soprattutto al centro-Nord, tuttavia l'esposizione che le dona un aspetto più sano è senza dubbio quella a mezz'ombra.

Altro aspetto da chiarire è quale sia la resistenza al freddo della Brugmansia. Premesso che la tolleranza al freddo è diversa tra le sette specie, se prendiamo come riferimento la B. arborea ed i suoi innumerevoli ibridi potremmo asserire che l'ideale sarebbe coltivarle (all'aperto e senza protezioni invernali) in aree prive di gelo. Se le temperature si mantengono superiori agli 0° C (32° F), lo Stramonio Arboreo mantiene le foglie reggendo senza danni anche lunghi periodi con temperature inferiori ai 10° C (50° F). In una finestra che oscilla tra 0° C e -3° C (32-26° F) si ha la perdita parziale o totale delle foglie, ma il legno dei rami più grossi resiste; tuttavia le radici sono ancora più rustiche ed in un range di temperatura tra -3° C e -8° C (26-18° F) potrebbero ancora sopravvivere e, in primavera, riformare l'intera chioma e persino fiorire durante l'estate (un po' più in ritardo rispetto a se non morisse la parte aerea). Non escludo che con un'ottima pacciamatura le radici possano sopravvivere anche a temperature leggermente inferiori, soprattutto se con terreno secco.

Il Trombone degli Angeli è una pianta molto vigorosa che sopporta pesanti potature. Esse hanno lo scopo di diradare la chioma, togliendo rami che si incrociano, ma anche di mantenere la pianta più bassa, di solito ad altezza uomo; inoltre sarà anche importante rimuovere i succhioni ed alcuni dei numerosi polloni che, soprattutto in climi in cui d'inverno sopravviva solo l'apparato radicale, saranno in sovrannumero. 

Lo Stramonio si moltiplica facilmente tramite seme, il quale deve essere interrato in primavera, non appena le temperature esterne consentiranno il germogliamento. Il terriccio deve essere mantenuto umido e, di anno in anno, le nuove piantine dovranno essere rinvasate in vasi di diametro sempre maggiore. Partendo da seme ci vorranno in media 5 anni per la prima fioritura. Alternativamente si propaga facilmente tramite talea, utilizzando un ramo lungo circa 15 cm (6 in), da far radicare in terriccio misto torba-sabbia durante la primavera. Questo metodo di riproduzione, oltre a mantenere l'esatta cultivar, ci permetterà di ottenere piante in grado di fiorire in 1-2 anni.

Insomma una pianta ornamentale, dall'aspetto tropicale ed abbastanza facile a coltivare, anche in Vaso nelle regioni del Nord Italia. Se vi ho incuriosito non esitate ad acquistarne una (si trova facilmente nei Vivai) e son sicuro che vi darà grandi soddisfazioni. 

Foglie ed Apice Brugmansia

Fioritura Stramonio