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mercoledì 3 giugno 2020

Kudzu (Pueraria montana), un'Infestante dall'Aspetto Esotico

In questo breve articolo vorrei portare all'attenzione la Pueraria montana, una specie tappezzante ed infestante nota anche con il nome tipicamente orientale di Kudzu.

Pueraria montana appartiene alla famiglia delle Fabaceae (ex Leguminose) ed è nativa dell'Asia orientale, dove cresce sui pendii delle montagne e dei vulcani.
In natura esistono 3 sottospecie (Pueraria montana var. chinensis; Pueraria montana var. lobata; Pueraria montana var. thomsonii), che differiscono per distribuzione geografica e morfologia (es. foglie più o meno lobate); tuttavia le sottospecie si possono facilmente ibridare tra loro, dando origine ad ibridi spesso difficilmente catalogabili.

Pueraria montana

Origine e Diffusione :

Il Kudzu, o più semplicmente Kuzu, fu introdotto negli Stati Uniti a partire dalla fine dell'800. Inizialmente fu importato come sia come specie ornamentale, sia per il foraggio, ma in seguito, grazie all'elevata vigoria delle radici, fu impiegato anche nella lotta contro l'erosione dei terreni declivi.
Purtroppo la specie scappò ben presto al controllo degli uomini e divenne invasiva in molti "stati del Sud". Recentemente (anni 2000) il Kuzu si espanse sempre più verso nord, seguendo le rive del fiume Ohio. Oggigiorno la Pueraria montana è considerata tra le 100 piante più infestanti al mondo; essa cresce infatti a grande velocità (in Estate anche diversi centimetri al giorno) e, sebbene di origine sub-tropicale, sopravvive egregiamente all'inverno, semplicemente perdendo le foglie alla prima gelata.
In Italia è vietata la vendita nei vivai, ma si possono facilmente trovare i semi su Ebay.

Questa pianta rampicante, in assenza di supporti verticali a cui aggrapparsi, tende ad allargarsi orizzontalmente, diventando strisciante. La velocità di crescita, unita all'elevata capacità di riproduzione vegetativa (stoloni), fa si che il Kudzu diventi tappezzante, coprendo e soffocando la vegetazione del suolo.
La specie predilige i luoghi relativamente miti, ma non aridi, avendo velocità di crescita ottimale (e quindi maggior invasività) con almeno 1000 mm (40 inch) di pioggia annui. In Italia è presente a macchia di leopardo, soprattutto nelle regioni del Nord, crescendo prevalentemente a margine dei boschi, in zone dismesse e rurali. Tra le aree in cui la diffusione desta più timori vi sono sicuramente le sponde del grandi laghi prealpini, come il Lago Maggiore.


Come Riconoscere la Pueraria montana ? - Botanica e Fisiologia 

Le foglie sono alterne ed ognuna è formata da 3 foglioline distinte, con 3 corti piccioli che convergono in un unico lungo picciolo che poi le congiunge al fusto. In realtà il termine foglioline è fuorviante, dato che le 3 foglie sono lunghe anche 20 cm (8 in), hanno una forma più o meno lobata, ricordando un po' sia le foglie del Fico (Ficus carica) che della Vite (Vitis vinifera). Le foglie del Kudzu hanno margine intero, sono di color verde, con sfumature gialle (soprattutto nelle nuove foglie) ed hanno entrambe le pagine (inferiore e superiore) pubescenti.
Nuova Vegetazione Pueraria montanaQuesta pianta è una liana a comportamento deciduo laddove vi siano gelate, altrove può mantenere le foglie durante l'inverno; per questa ragione potrebbe essere un'ottima pianta spia per capire quando avviene la prima gelata dell'anno. I fusti sono pubescenti, ricadenti o rampicanti se trovano un appiglio a cui attorcigliarsi, e possono tranquillamente superare i 25 metri (82 ft) di lunghezza. Il problema è che il Kuzu emette lunghissimi stoloni, ovvero fusti modificati in grado di radicare a contatto col suolo. Si stima che circa il 30% degli internodi possa dare origine a nuove radici e, quindi, a nuove piante. Non dimentichiamoci che ogni singola liana/stolone può crescere oltre 15 metri (49 ft) l'anno, strisciando ed aggrappandosi ad ogni cosa incontri sul suo cammino (comprese altre sue liane), generando un groviglio inestricabile che vince la competizione con ogni altra specie vegetale, erba compresa.

I fusti (liane) sono semi-legnosi, pelosi, leggermente urticanti e privi di viticci, motivo per cui si arrampicano avvolgendosi a spirale sul supporto, un po' come fa il Kiwi o l'Akebia; inoltre presentano internodi lunghi.
I fiori sono raggruppati in un'infiorescenza a forma di pannocchia, simile ad una spiga di grano, che emerge eretta dall'ascella fogliare. I singoli fiori sono molto ravvicinati, di forma ovoidale e color viola. Nel Nord Italia la fioritura avviene nel periodo autunnale, indicativamente tra Settembre e Novembre.

Il frutto è una baccello contenente fino a 10 semi marroni simili a Fagioli.

L'apparato radicale della Pueraria montana è davvero imponente ed espanso, anche perché ogni ramo/stolone, a livello degli internodi, può formare una nuova radice. In realtà le radici sono dei Tuberi ricchi di amido, utilizzati anche a scopo alimentare. In fine ricordiamoci che le radici del Kudzu, come quelle di molti altri legumi, vivono in simbiosi con batteri del genere Rhizobium, rendendo la specie un Azotofissatore. Nel complesso l'apparato radicale è il vero motore di questa specie, funziona da riserva, ma è anche in grado di rigenerare integralmente la parte aerea qualora venisse rimossa.

Foglie Kudzu

Esigenze Climatiche - Coltivazione, Esposizione e Crescita

Il Kuzu, oltre ad esser rapidissimo, non è schizzinoso in quanto a condizioni di crescita. Il suolo ideale è limoso, profondo, drenante, a pH neutro o leggermente acido; tuttavia può svilupparsi anche in terreni poveri e superficiale, seppure con una minor velocità. 

La specie, pur preferendo posizioni soleggiate, è in grado di crescere bene anche a Mezz'ombra. Con esposizioni ombreggiate la crescita rallenta.

Abbiamo già detto che questa pianta ha un fabbisogno idrico medio-alto, ciò non vuol dire che non sia resistente alla siccità, semplicemente, anche quì, diminuisce la propria velocità di crescita.

In altre parole, dove il terreno è profondo, le piogge abbondanti, l'esposizione soleggiata e la stagione vegetativa lunga, la Pueraria montana manifesta a pieno la propria capacità infestante; man mano che queste condizioni vengono a mancare la crescita si fa meno veemente e, di conseguenza, è più facile contenerla. Quindi, se mai vi venisse in mente di coltivarla al Sud Italia, non pensiate che non sia possibile, questa pianta cresce ovunque, seppure a velocità diverse.

Sebbene di origine tropicale, il Kudzo mostra un'impensabile resistenza al gelo, sebbene non sia la stessa per tutte le parti della pianta. Le foglie sono sempreverdi se le temperature rimangono sopra gli 0°C (32°F), sotto questa soglia la pianta ha un comportamento deciduo. La restante parte aerea (fusti) è più resistente e può tollerare fino a circa -8° C (18° F), forse anche un po' meno. Ma non temete, se il gelo fosse più intenso e morisse la parte aerea, le radici sottostanti sopravvivono almeno fino a -20° C (-4° F), riformando velocemente la chioma nella primavera successiva.

Fiore Pueraria montana
Kudzu Inselvatichito

venerdì 2 agosto 2019

Come Crescere il Cappero (Capparis spinosa) - Coltivazione e Cure

I Capperi sono un alimento tipico della cucina mediterranea e vengono utilizzati da millenni per aromatizzare piatti a base di carne (es. vitello tonnato), di pesce, ma anche pasta e pizza.

Ma qual è la pianta che produce i Capperi ? Dove Può Esser Coltivata in Italia ?

Capparis spinosa

Origine e Diffusione :

Il Cappero (Capparis spinosa) è nativo del bacino Mediterraneo ed comune nel Nord Africa (dal Marocco, sino all'Egitto), in Spagna (es. nella provincia di Almeria), in Francia (Costa Azzurra e Provenza) e dalla Croazia fin giù alla Grecia.
La pianta dei Capperi cresce bene nei climi mediterranei, è quindi ben coltivabile anche nel Sud della California, nella parte meridionale del Sud Africa, lungo le rive del Mar Nero e nel Sud dell'Australia.

In Italia il Cappero è diffuso in tutto il Mezzogiorno, in particolar modo in Sicilia (come i noti "Capperi di Pantelleria"). Su terreni rocciosi e calcarei diventa una pianta spontanea, se non quasi infestante, crescendo su muri diroccati o nei dirupi.  Non a caso nella splendida Matera, ricca di vecchie mura, rocce calcaree ed anfratti naturali, si ritrovano piante di Cappero che crescono un po' ovunque. 


Cosa Si Mangia della Pianta del Cappero ?

Quelli che tutti noi chiamiamo Capperi sono in realtà i boccioli dei fiori, raccolti prima che si aprano, trattati con sale e messi in salamoia (acqua e sale) od in Aceto.
Tuttavia anche i frutti, più grandi e dal sapore meno forte, sono commestibili e vengono normalmente conservati sottolio. Per distinguerlo dal "vero" Cappero il frutto viene chiamato Capperone o Cucuncio.
Infine anche le foglie, se sbollentate, possono esser consumate in insalata.

I Capperi, anche in funzione del clima, vengono raccolti in maniera scalare (ogni 10 giorni circa) dalla tarda primavera, sino ad inizio autunno. Tanto più i boccioli sono piccoli, tanto più risulteranno pregiati e richiesti dal mercato.

Boccioli di Fiore Capparis spinosa

Frutti di Capparis spinosa (Capperoni)

Come Riconoscere la Pianta del Cappero ? - Botanica e Fisiologia

Capparis spinosa è una specie appartenente alle Brassicaceae (sin. Cruciferae), una famiglia che conta innumerevole specie (tra cui anche il Ravanello) sparse in tutti i climi e continenti del mondo, ma con una maggior concentrazione a livello del Bacino Mediterraneo.

Il Cappero è una pianta dal tipico portamento prostrato, in quanto gli esili rami, di norma non più lunghi di 1 metro (3,3 ft) e solo parzialmente lignificati, sono ricadenti e crescono eretti unicamente durante il primo stadio vegetativo.
Se cresciuto in zone pianeggianti, e non su muretti in cui i rami possano "cadere" per gravità, il portamento diventa tappezzante. 

Le foglie sono alterne, color verde scuro, tondeggianti o leggermente cuoriformi, hanno una consistenza piuttosto carnosa e sono tendenzialmente glabre, con margine non seghettato. Come suggerisce l'epiteto "spinosa", i Capperi posseggono un paio di spine situate alla base del picciolo fogliare che, in alcune varietà, cadono precocemente.

Fioritura Pianta CapperoI fiori vengono prodotti sui nuovi getti (rami dell'anno), sono splendidi e dall'alto valore ornamentale; essi sono solitari, sbocciano da gemme presenti all'ascella fogliare ed hanno un peduncolo allungato, che rende loro molto vistosi.
Il fiore del cappero è medio-grosso, con un diametro di circa 6 cm (2 in), possiede 4 sepali verdi ed altrettanti petali bianchi, un singolo pistillo (parte femminile) centrale, circondato da numerosi stami (parte maschile) dall'apice (antera) color rosa-violaceo. Questo fiore può vagamente ricordare quello di alcune Mirtaceae (es. Guava). La fioritura risulta abbondante ed appariscente, protraendosi indicativamente da Maggio sino a Settembre inoltrato, o persino in ottobre nei climi più miti.

I frutti, noti anche come Cocunci o Cucunci, sono delle capsule oblunghe sorrette da un lungo peduncolo. Questi frutti carnosi son di color verde brillante (esternamente), mentre la polpa interna è rosacea con molti semi di piccole dimensioni. A maturità si fessurano longitudinalmente, permettendo agli uccelli di disperdere i semini, facendo crescere nuove piante nei punti più impensabili. 

L'apparato radicale cresce in profondità, accontentandosi anche della poca terra presente tra le  anguste fessure scavate tra le rocce.

La chioma è formata da diversi rami ed è sempreverde laddove non vi sia gelo o freddo intenso, mentre altrove perde le foglie inverno, ricacciando poi in primavera (dai rami non secchi o dalle radici).

Fiore Capparis spinosa

Come Coltivare il Cappero ? - Clima, Esposizione, Potature e Propagazione

Nelle zone vocate alla sua coltivazione il Cappero si dimostra una pianta rupestre assai rustica, che cresce indisturbata e senza particolari cure.

Sebbene Capparis spinosa sia una specie Mediterranea ed, in generale, adatta a crescere in climi caldi ed aridi, si può coltivare con successo anche in alcune aree del Nord Italia. 
Il Cappero, pur perdendo le foglie, può sopportare il gelo sino ad una temperatura di circa -10° C (14 ° F), soprattutto se in condizioni di bassa umidità atmosferica.
Se il gelo fosse intenso, oltre alla caduta delle foglie, potrebbero seccare anche i rami, tuttavia il ceppo resisterebbe al freddo (entro i limiti sopra citati) ed in primavera riformerebbe l'intera chioma.
Le alte temperature, invece, non sono affatto un problema e non si evidenziano danni da caldo neppure quando il termometro supera i 40° C (104° F); ciò nonostante se tale condizione perdurasse a lungo si potrebbe aver una parziale stasi vegetativa, con momentanea riduzione del numero di fiori.

Il posto ideale per piantare la Pianta dei Capperi è sul bordo dei muretti a secco esposti a Sud; in tal modo la nuova vegetazione potrà ricadere lungo il muretto ed esser colpita direttamente dai raggi solari.
Questo arbusto è spiccatamente eliofilo ed un'esposizione in pieno Sole sarà necessaria per uno sviluppo ottimale.
In climi con estati molto soleggiate se ne può tentare la coltivazione anche a mezz'ombra (con almeno 4-5 ore di Sole diretto), ma ciò determinerà la produzione di un minor numero di boccioli fiorali e, quindi, di Capperi.

C. spinosa è una pianta aromatica praticamente xerofila, con un esiguo fabbisogno idrico ed in grado di tollerare lunghi periodi di siccità durante l'estate. 
Il Cappero si sviluppa senza irrigazioni anche in zone in cui vi siano solo 350 mm di pioggia all'anno, che per intenderci sono meno della metà di quelli che cadono in una città come Messina.
In Italia non è necessario innaffiare, neppure nelle zone più aride, dato che la specie prospera persino in luoghi del Nord Africa quasi a confine con il deserto del Sahara.

Il terreno ideale è calcareo, a pH leggermente basico; ma ne ho visti di ben sviluppati anche in terreni piuttosto acidi ed umiferi, come quelli tipici del Lago Maggiore (alcune foto dell'articolo son fatte proprio lì).
Insomma, il tipo di suolo non è un problema, va bene sia povero che ricco di sostanza organica, l'importante è che sia drenante.
Le concimazioni non sono indispensabili; basta guardare quanti boccioli fiorali hanno i Capperi che crescono arroccati su dirupi inaccessibili, per capire che non hanno di certo bisogno dell'uomo per fruttificare.

La potatura può essere anche drastica ed, in zone in cui vi è stato forte gelo, si può eliminare gran parte della parte aerea, lasciando rametti basali della lunghezza di una spanna.

Il Cappero si riproduce per talea, prelevando rami di un paio d'anni oppure si moltiplica per semina, ricordandosi che i semi hanno buona possibilità di germinare solo se appena colti dai frutti maturi e la percentuale di insuccesso aumenta con semi essiccati e dormienti; comunque sia il consiglio è di re-idratarli lasciando loro almeno 1 giorno in acqua tiepida (od a temperatura ambiente se è estate).

Capparis spinosa selvatico

Cappero sui Muri di Matera

Nuova Vegetazione Pianta dei Capperi

venerdì 17 novembre 2017

Come Coltivare la Carissa macrocarpa (Prugna del Natal) ? Dove può Crescere in Italia ?

Carissa macrocarpa (o Carissa grandiflora) è il nome scientifico di una pianta tropicale nota come Natal Plum, in italiano traducibile in "Prugna del Natal".
Questa specie altamente ornamentale può crescere nelle zone più miti d'Italia ed, inoltre, produce frutti commestibili, che assomigliano a delle piccole susine di color porpora.

Nelle prossime righe conosceremo un po' meglio la Carissa macrocarpa e vi fornirò qualche informazione utile alla sua coltivazione.

Carissa macrocarpa

Origine, Habitat e Diffusione :

La Prugna del Natal è nativa del Sud Africa ed in particolar modo, come suggerisce il nome, della regione KwaZulu-Natal, situata nella parte più orientale dello stato; tuttavia la distribuzione naturale di questa specie si estende anche più a Nord, sino al Mozambico.
La Carissa macrocarpa cresce spontanea lungo le coste, sulle dune di sabbia oppure al confine con le foreste costiere.

Oggigiorno la specie è alquanto diffusa in Florida ed in California, oltre che sulle isole del Golfo del Messico (es. Caraibi).
In Italia è ancora poco conosciuta e coltivata prevalentemente da appassionati, sia come arbusto isolato, sia per formare siepi fiorite ornamentali.
Ovviamente questo "lusso" è permesso solo a coloro che hanno orti e giardini nelle zone costiere più miti d'Italia.
Ad esempio, un esemplare molto rigoglioso cresce da anni nei giardini di Hanbury, a Ventimiglia, in Liguria, una zona davvero molto riparata.


Com'è Fatta la Prugna del Natal ? - Botanica e Fisiologia 

Carissa macrocarpa (sinonimo di Carissa grandiflora) è una specie sempreverde che appartiene alla famiglia delle Apocynaceae e si sviluppa sotto forma di piccolo arbusto, dalla forma tondeggiante, alto e largo al massimo 2-3 metri (6-10 ft), sebbene, all'infuori dei tropici, rimanga spesso più basso.

Il portamento è ricadente, quasi tappezzante, con tralci lunghi ed esili che sfiorano terra o si appoggiano su muretti o sassi. Ad una prima vista questo portamento potrebbe ricordare quello della pianta dei Capperi (Capparis spinosa).

La Prugna del Natal ha una crescita rapida, si sviluppa su più tronchi e possiede giovani rami dotati di spine appuntite, raggruppate a coppie, ad un angolo di circa 90° l'una dall'altra (a forma di "Y").
Le foglie sono opposte, lucide, di color verde scuro ed hanno una consistenza carnosa/succulenta. Esse sono di medio-piccole dimensioni, hanno una forma ovale, con una profonda venatura centrale che le divide in due.
I fiori della Carissa macrocarpa si formano all'apice della nuova vegetazione e possono essere solitari o riuniti in gruppi composti da 3-4 fiori.
Questi fiori sono color bianco neve, emanano un odore delicato ed hanno 5 petali, disposti concentricamente, dando loro un aspetto simile ad un'elica. Essi hanno una forma ad imbuto, in cui il polline e gli ovuli si trovano in profondità e, nei luoghi d'origine, l'impollinazione avviene a carico di scarafaggi e falene notturne, entrambi dotati di lunghe "appendici", in grado di raggiungere la parte più interna dei fiori.
Sebbene i fiori siano bisessuali e, solitamente autofertili, all'infuori del proprio areale l'allegagione (formazione di frutticini) potrebbe essere scarsa, poiché mancano quel tipo di insetti pronubi così altamente specializzati e le Api fanno fatica ad impollinarli.
Avere fioriture abbondanti e niente (o quasi) frutti è abbastanza comune, ma è un fenomeno che varia considerevolmente da pianta a pianta.
Per limitare questo problema, ed aumentare il numero di fiori fecondati, può essere utile piantare più esemplari e/o impollinare manualmente i fiori, prelevando il polline con un pennellino affilato.

Frutto Aperto Carissa macrocarpaIn zone tropicali la fioritura della Carissa macrocarpa è pressoché continua per tutto l'anno, ma anche in Italia si protrae per un periodo molto lungo, indicativamente dalla tarda primavera sino all'autunno, cessando solo nei mesi più freddi dell'anno.

Se avviene la fecondazione, ai fiori seguono dei frutti eduli. Essi sono inizialmente di color verde, ma a maturazione virano a color rosa-porpora, diventando più morbidi e leggermente cedevoli al tatto.
I frutti della Carissa macrocarpa sono a forma di uovo, con un'estremità più appuntita e l'altra più arrotondata, hanno dimensioni variabili, ma generalmente paragonabili a quelle di un piccolo Kiwi.
All'interno del frutto si trova una polpa rossa e biancastra, nel cui centro sono presenti circa una decina di piccoli semi marroni appiattiti.

Il sapore è particolare, sicuramente non eccezionale, ma comunque piacevole; inoltre varia molto da pianta a pianta e, purtroppo, non credo siano state selezionate molte cultivars per le caratteristiche organolettiche. Il gusto astringente si avverte sempre, ma diventa via via meno marcato con l'avanzare della maturazione; in bocca la consistenza è granulosa ed il sapore mix tra acidulo e dolce, ricorda i piccoli frutti nostrani.
Probabilmente i frutti del Natal Plum sono più indicati per la preparazione di marmellate e confetture, rispetto ad essere mangiati come frutta fresca.
Il frutto richiede circa 60 giorni per maturare e la fruttificazione avviene indicativamente da metà estate, sino all'autunno inoltrato, a volte addirittura fino a Natale (alcuni la chiamano anche "Prugna di Natale").
Data la fioritura prolungata ed il poco tempo necessario per la maturazione dei frutti, è frequente vedere contemporaneamente su un'unica pianta: fiori (bianchi), frutti immaturi (verdi) e frutti maturi (rossi), ricordando molto i colori autunnali del Corbezzolo.

Staccando i frutti (o anche tagliando un rametto), fuoriesce un lattice biancastro, simile a quello dei Fichi (Ficus carica), irritante per gli occhi.
Sebbene in passato si credesse che tutte le parti della pianta ad eccezione del frutto fossero velenose, oggi si sa che questo è più un mito che realtà ed, al limite, si possono avere lievi irritazioni (vedi il lattice citato poco sopra).

Boccioli Carissa macrocarpa

Frutti Prugna del Natal

Fiore Carissa macrocarpa

Dove Piantare la Carissa macrocarpa ? - Coltivazione, Esposizione, Clima, Potatura, Riproduzione e Cure

La Prugna del Natal è una pianta che non può crescere ovunque in Italia, anzi sono pochi i posti in cui si possa sviluppare senza danneggiarsi (o morire) durante l'inverno.
In linea di massima si dovrebbe piantare in zone "frost free" (esenti da gelo), come le aree costiere del Sud Italia o quelle più riparate del Nord (esempio Liguria); tuttavia se ne può tentare la coltivazione anche laddove ci siano rarissime (e lievi) gelate, magari posizionandola esposta a Sud, vicino ad un muro che rilasci calore durante le fredde nottate invernali.

La Carissa macrocarpa ha un scarsa resistenza al freddo e può tollerare occasionali abbassamenti di temperatura sino a circa -2° C (28° F).
A temperature inferiori iniziano ad esserci danni rilevanti alle foglie ed ai rami, ma se il freddo non è continuativo c'è qualche possibilità che la pianta rivegeti dalle radici in primavera. Tuttavia se le temperature scendessero sotto i -4° C (25° F), la probabilità che la pianta sopravviva sarebbe minima e, per piante molto giovani, i danni da freddo potrebbero essere letali anche a temperature prossime agli 0° C (32° F).

L'esposizione ideale è in pieno sole, tuttavia riesce a svilupparsi anche a mezz'ombra, ma la fioritura/fruttificazione diminuisce al diminuire delle ore di sole diretto, diventando nulla in zone ombrose.


Il terreno ideale è ben drenante (mal sopporta i ristagni idrici), ma per il resto è abbastanza tollerante, crescendo bene sia sulla sabbia, che su terreni rocciosi, anche poveri.
Prosperando vicino al mare, la specie è in grado di tollerare terreni con elevate concentrazioni di sale, nonché venti ricchi di salsedine.

La Carissa macrocarpa ha una buona resistenza alla siccità e, una volta affrancata, può sopportare anche senza irrigazioni le torride "estati mediterranee", senza compromettere la fruttificazione.
La concimazione è poco importante, in quanto la pianta riesce a svilupparsi perfettamente anche in terreni sassosi e poveri di nutrienti.

La specie è dotata di enorme vigoria ed è perciò in grado di reggere potature energiche, senza grosse sofferenze.
Si può potare durante tutto l'anno, ma è meglio farlo sul finir dell'inverno/inizio primavera, non pregiudicando la fioritura e fruttificazione dell'anno.
Detto questo la potatura non è assolutamente indispensabile ed ha come unico scopo quello di contenere le dimensioni delle piante, come ad esempio per la formazione di siepi ornamentali.

Natal Plum è una pianta rustica e resistente ed, in Italia, non ha grossi problemi o malattie. I rari attacchi fungini si risolvono in maniera naturale, senza ricorrere agli anticrittogamici.
Piante coltivate in posizioni ombreggiate ed umide sono più soggette agli attacchi dei patogeni.

La Carissa macrocarpa si propaga efficacemente tramite margotta. Basta intagliare un ramo, piegarlo, ricoprire la parte centrale di terra ed aspettare che emetta radici. Dopo un paio di mesi si potrà recidere il ramo principale e trapiantare la nuova piantina in un vaso con sabbia, tendendolo in ombra durante i primi mesi di sviluppo.
La moltiplicazione per Talea è più difficoltosa, ma possibile.
In ultimo, la specie si può riprodurre anche tramite semina; i semi germinano in circa 2-4 settimane, la crescita iniziale è abbastanza lenta, ma la messa a frutto avviene solitamente precocemente, ad un'età di 2-3 anni.

Fioritura Carissa macrocarpa

Rami e Foglie Carissa macrocarpa

Frutti Immaturi Carissa macrocarpa

Frutto Maturo Carissa macrocarpa

Germoglio Carissa macrocarpa