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mercoledì 22 maggio 2019

Evoluzione nel Regno Vegetale, le Tappe Fondamentali.

Come abbiamo visto qui, l'evoluzione è quell'insieme di piccoli cambiamenti che, nel corso di migliaia e migliaia di anni, modificano gli esseri viventi, adattandoli all'ambiente in cui vivono.
Oggigiorno la biodiversità vegetale è enorme, eppure tutte le centinaia di migliaia di specie esistenti ai nostri giorni si sono differenziate partendo da un antenato comune.

In questo articolo vorrei ripercorrere la storia evoluzionistica del regno vegetale, partendo dalle prime piante comparse sulla Terra, sino ad arrivare alle piante più recenti e complesse. Cercherò anche di evidenziare le "conquiste" fondamentali di questo percorso evolutivo e quali sono le specie che fungono da anello di congiunzione tra le diverse tipologie di piante.

L'atmosfera primordiale era ricca di CO2  (Anidride Carbonica) e povera di ossigeno, un ambiente ideale per la proliferazione di organismi autotrofi, cioè in grado di svolgere la fotosintesi. I primi esseri viventi furono probabilmente dei Cianobatteri, cellule procariote in grado di vivere ricavando energia dal Sole.
Evoluzione nel Regno Vegetale


Circa 850 milioni di anni fa le Alghe fecero la loro comparsa sulla Terra. Le Alghe Verdi, semplici organismi a vita acquatica e, probabilmente, rappresentano le prime piante.
Le Alghe Verdi, note anche come Clorofite, possono esser unicellulari coloniali o pluricellulari, vivere in acqua dolce, così come in quella salata, popolano le acque basse (e luminose) ricche di nutrienti e di norma hanno dimensioni contenute.
Il Lievito di Mare (Chlamydomonas reinhardtii) è tra le Alghe Verdi più elementari e vive sotto forma di unica cellula aploide che, all'occorrenza (es. carenza di azoto), può produrre gameti (di due tipi di sesso) che, fondendosi, generano una cellula diploide.
La Lattuga di Mare (Ulva lactuca) è invece un'alga verde più evoluta, è formata da più cellule e può raggiungere un'altezza di circa 30 cm (12 in). Cresce sulle rocce, lungo i litorali ed è molto comune nel Mediterraneo, ma anche nelle acque più fredde dell'Atlantico settentrionale.

Ulva lactuca

Le Alghe Rosse (Rhodophyta) comparvero più o meno in concomitanza delle Clorofite, alcuni suggeriscono addirittura prima e, tranne rare eccezioni, sono organismi pluricellulari. Le Alghe Rosse, a differenza delle Alghe Verdi, possono vivere anche in profondità, dove la i raggi solari arrivano filtrati; il loro colore rosso è dovuto alla presenza di particolari pigmenti fotosintetici, adatti a captare i fotoni (della luce) anche in un ambiente poco luminoso. La maggior parte delle 4000 specie di Alga Rossa vive in mari caldi, ad una profondità che può superare i 100 metri (3280 ft).
Alcune specie sono : Palmaria palmata, Mastocarpus stellatusPeyssonnelia squamaria.

Le Alghe Brune (Phaeophyceae) sono esclusivamente pluricellulari e si sviluppano preferibilmente in acque fredde e ricche di nutrienti. Le alghe più lunghe e grosse sono specie appartenenti a questa classe, come la Macrocystis pyrifera, alga bruna tipica del Pacifico, che può raggiungere una lunghezza di circa 50 metri (1640 ft). L'Ascophyllum nodosum, tipica della Norvegia viene utilizzata per ricavare una farina da dare in pasto al bestiame.

Peyssonnelia squamaria

Macrocystis pyrifera

Ma qual è la differenza tra una pianta acquatica ed una terrestre ?

Non è un caso che le prime piante fossero alghe acquatiche, questo tipo di piante infatti può permettersi di non aver tessuti specializzati e più o meno tutte le parti dell'alga sono in grado di svolgere le stesse funzioni.
Le "finte" radici sono semplicemente delle rudimentali strutture in grado di ancorare l'alga al substrato, ma non si sono specializzate nell'assorbire sali minerali e nutrienti.
La maggior parte delle Alghe assume i nutrienti disciolti nell'acqua (non nel terreno), per questo motivo sono prive di vasi linfatici. Infatti essi non servirebbero, dato che l'acqua bagna l'intera alga ed i nutrienti non devono esser trasportati dal sito d'assorbimento a quello di utilizzo.
Esser totalmente immersi nell'acqua evita anche il problema della disidratazione, nonché il doversi sorreggere, motivo per cui le alghe non hanno strutture legnose-rigide.

Insomma le Alghe sono piante davvero semplici, prive di foglie, fusto, radici e vasi conduttori.

Circa 500 milioni di anni fa ci fu la comparsa delle Briofite, le prime piante a conquistare la terra ferma, anche se ancora strettamente vincolate all'acqua. Tutte le circa 25.000 specie di questa divisione vivono in ambienti ombrosi, umidi, almeno per una parte dell'anno, ed hanno bisogno dell'acqua per la riproduzione. Queste piante pluricellulari sono ancora prive di tessuti vascolarizzati ed il trasporto di nutrienti avviene per capillarità da una cellula all'altra; ciò impedisce lo sviluppo in verticale, motivo per cui i muschi crescono prevalentemente in orizzontale.

Le Briofite si suddividono in 3 categorie : i Muschi (Bryophyta), le Antocerote (Anthocerotophyta) e le Epatiche (Marchantiophyta).

Le Epatiche sono le più antiche tra le piante terrestri ed oggi ne esistono circa 8.000 specie. Esse hanno una forma molto appiattita, sono di dimensioni assai contenute ed, esteticamente, si possono confondere con alcune alghe verdi. Molte epatiche producono molecole in grado di inibire la proliferazione batterica e sono studiate per lo sviluppo di antitumorali. Plagiochila porelloidesMarchantia polymorpha sono tra le specie più rappresentative.

I Muschi sono indubbiamente le Briofite più comuni e diffuse, nonché con il maggior numero di specie. Gran parte delle specie crescono nel sottobosco, in un ambiente umido e fresco ed hanno un portamento tappezzante, tuttavia la Dawsonia superba, l'esemplare più alto di muschio al Mondo, può raggiungere i 50 cm (20 in) di altezza. Leucobryum juniperoideum è una specie di muschio a forma di cuscino esteso e rigonfio, colonizza la base degli alberi, mentre Polytrichum formosum sviluppa foglioline che possono ricordare (vagamente ed in miniatura) gli aghi di un Abete ed è diffuso nei castagneti.

Le Antocerote assomigliano (visivamente e morfologicamente) ad alcune Epatiche, sebbene siano più evolute. Esistono solo un centinaio di specie, che in molti casi si riconoscono, in quanto sembrano delle corna che spuntano da un tappeto erboso, come ad esempio nella specie Anthoceros agrestis. Le Antocerote sono possono vivere in simbiosi con batteri fotosintetici (Cianobatteri) e sono le prime piante ad avere gli Stomi dotati di Cellule Guardia. Gli Stomi sono dei fori che permettono il passaggio dell'aria (ma anche la perdita di acqua per disidratazione), le Cellule Guardia regolano l'apertura di questi fori in funzione della disponibilità idrica, dell'umidità etc.

Le Briofite, rispetto alle Alghe, non vivono immerse nell'acqua; per questo motivo le loro "foglie" (in realtà una forma primitiva) sono ricoperte da Cuticola, una sostanza grassa che limita la disidratazione, la comparsa degli Stomi (vedi sopra) e delle Spore, strutture riproduttive in grado di tollerare un ambiente secco.

Plagiochila porelloides

Anthoceros agrestis

Il passaggio successivo, avvenuto circa 400 milioni di anni fa, fu l'evoluzione di piante dotate di un sistema vascolarizzato (Tracheofite), ovvero le strutture differenziate in vasi linfatici specializzati per il trasporto di sostanze nutritive a lunga distanza.
Le prime piante vascolarizzate sono le Pteridofite, a loro volta suddivise in : Psilotofita (Psilotophyta), Equiseti (Equisetophyta), Felci (Pterophyta) e Licopodi (Lycophyta).

Le Psilotofita sono le più primitive contano poche specie (es. Psilotum nudum), prive di radici. Gli Equiseti (es. Equisetum arvense) sono piante a sviluppo eretto, con internodi tra le foglie molto corti; possono esser sempreverdi oppure perdere la parte aerea in inverno e vivono prevalentemente in luoghi umidi od addirittura paludosi. I Licopodi, pur appartenendo alle Pteridofite, possono ricordare grandi muschi, alcune specie sono : Lycopodium annotinumLycopodium squarrosum e Lycopodium clavatum.

Le Pteridofite alternano una fase Aploide (N) ad una Diploide (2N) ma, a differenza delle Briofite, quella Diploide è la dominante. Compaiono anche tessuti specializzati, che andranno a formare radici, fusto e foglie, così da permettere una minor dipendenza dall'acqua; infine si formano i tessuti vascolarizzati (Xilema e Floema), in grado di trasportare linfa grezza (acqua e sali minerali) dalle radici alle foglie e linfa elaborata (linfa ricca di zuccheri) dalle foglie al resto della pianta.
Proprio quest'ultima caratteristica ha permesso la "conquista della posizione eretta", ovvero lo sviluppo verticale.

Tra i vari gruppi di Pteridofite sono le Felci ad aver le maggiori dimensioni, alcune di esse hanno foglie lisce (Phyllitis scolopendrium), altre frastagliate (Polysticum aculeatum), ma in Italia al massimo raggiungono, occasionalmente, 2 metri (6.5 ft) di altezza (Pteridium aquilinum).
Tuttavia alcune felci ormai estinte raggiungevano i 40 metri (131 ft) di altezza ed ai tropici, tutt'oggi, crescono felci arboree alte 20 metri (Alsophila crinita). Nei climi temperati le Felci solitamente seccano la parte aerea in inverno, tuttavia poche specie possono esser arboree ed aver un aspetto simile ad un Palma, come ad esempio la Dicksonia antarctica, in Italia presente negli stupendi Giardini di Villa Taranto, sul Lago Maggiore.

Equisetum arvense

Alsophila crinita

Le Gimnosperme, ovvero piante dotate di seme, si evolvettero a partire dai Licopodi, circa 380 milioni di anni fa. Le prime specie di questa nuova divisione ebbero origine nelle umide foreste tropicali e ricordavano più le Felci, che le attuali conifere.
Tra le Gimnosperme più primitive potremmo ricordare alcune specie di Cicadi, come Bowenia spectabilisZamia furfuracea. che, se non avessero i Coni (maschili e femminili), potrebbero tranquillamente essere scambiate per Felci.
Tuttavia le Gimnosperme sono le prime Spermatofite, ovvero piante in grado di produrre il seme, ottenuto dalla fusione di una cellula maschile (polline) e di una femminile (ovulo). Questa nuova struttura in grado di resistere ad ambienti estremi e germogliare, generando un nuovo individuo, quando messa nelle condizioni ideali.
Bowenia spectabilisLe Gimnosperme sono piante solitamente sempreverdi, sebbene ci siano delle eccezioni come il Larice, hanno portamento di norma arboreo e possono raggiungere dimensioni notevoli. Le Cicadofite, a distribuzione prevalentemente tropicale, e son tutt'oggi ben rappresentate con circa 300 specie; a differenza delle Ginkgoaceae, le cui innumerevoli specie un tempo dominavano vaste aree del nostro pianeta ed oggi ridotte ad un'unica specie, Ginkgo biloba, a tutti gli effetti un fossile vivente. Le Conifere, oggigiorno il gruppo col maggior numero di specie tra le Gimnosperme, hanno maggior diffusione nelle zone temperate della Terra. Tra le varie Conifere la più primitiva, tra quelle non estinte, potrebbe esser la Araucaria araucana, con foglie non aghiformi, ma triangolari.
Le Gnetofite sono le Gimnosperme più evolute e potrebbero rappresentare l'anello di congiunzione tra le Angiosperme e le piante fin qui discusse e sono le prime piante ad essere impollinate dagli insetti e non solo dal vento, una delle più rappresentative è la Gnetum gnemon, tipica del Sud-Est Asiatico.
Tra le Gnetofite, la Welwitschia mirabilis merita una menzione particolare. Questa specie, che vive esclusivamente nel Deserto della Namibia, produce coni (come tutte le Gimnosperme), tuttavia nei Coni maschili sono stati ritrovati anche ovuli sterili e nettare, un primo tentativo di formazione di fiori ermafroditi, tipici delle Angiosperme.

Conifere

Gnetum gnemon

Welwitschia mirabilis


Tra 150 e 200 milioni di anni fa comparvero le Angiosperme, chiamate anche piante a fiore, che si imposero sulle specie esistenti, sottraendo loro vaste aree di territorio.
La loro adattabilità era dovuta a diversi fattori: producevano un fiore in grado di attrarre insetti impollinatori, un unico fiore (se ermafrodita) poteva aver sia organi riproduttori femminili (Pistillo) sia maschili (Stami), il seme non era "nudo", ma si sviluppava all'interno di un frutto che, oltre a proteggerlo, attirava animali che aiutavano a disperderlo nell'ambiente ed infine avevano cicli riproduttivi diversificati, da specie annuali, a specie che potevano vivere oltre 1000 anni.
Oggi si contano oltre 250.000 specie di Angiosperme, che per intenderci vuol dire che per ogni specie di Gimnosperma ne esistono circa 250 di Angiosperma e circa l'80% delle specie dell'intero regno vegetale sono Angiosperme.

Amborella trichopodaAmborella trichopoda, endemica delle foreste pluviali della Nuova Caledonia, è un fossile vivente ritenuta la specie più antica di Angiosperma. Altre specie molto primitive sono Nymphaea alba, una ninfea dai fiori bianchi, ed Illicium verum, pianta da cui si ricava l'anice stellato.

Alcune delle piante a noi più comuni sono in realtà solo leggermente più evolute di quelle sopramenzionate, tra di esse troviamo le Lauracee (es. Alloro, CannellaCanfora ed Avocado), le Magnolie (es. Magnolia virginiana), ma anche le Annonaceae (es. GraviolaAnnona cherimola  ed Asimina triloba) e molte altre, tutte dotate di un fiore tra i più primitivi che, sovente, ricorda (come forma) i coni delle gimnosperme.

Uno degli stravolgimenti più importanti dovuti alla comparsa delle Angiosperme furono le praterie. La maggior parte delle erbe sono infatti Angiosperme e nutrono milioni di erbivori in tutto il mondo. Un tempo, per terra crescevano solo Muschi e Felci, ma in un ambiente di sottobosco, dove si potesse mantenere l'umidità. Ora provate a pensare ad un qualsiasi ambiente e toglieteci tutte le Angiosperme...bhè, senza né fiori, né erba, sarebbe assai diverso da come lo vediamo oggi.

Insomma, l'evoluzione vegetale è partita da lontano e, tassello dopo tassello, ha portato alla luce le attuali piante, ognuna delle quali perfettamente adattata a vivere nel proprio ambiente naturale.

Fiore Magnolia

Fiori Prunus

domenica 5 maggio 2019

Butia capitata, una Palma dai Frutti Commestibili - Coltivazione e Clima

Se abitate in un luogo non troppo mite e cercate una palma a foglia pennata (a "lisca di pesce") che possa crescere nel vostro clima, la Butia capitata (sin. Cocos capitata) potrebbe far al caso vostro, dato che, insieme alla Palma del Cile, è tra le palme più resistenti al freddo di questa categoria.

La B. capitata è ormai da tempo piantata a scopo ornamentale nei luoghi miti, ma il suo areale di coltivazione potrebbe esser ben più esteso di quel che si creda. In questo articolo vorrei fornire qualche utile informazione su come e dove coltivare la Butia capitata.

Esemplari adulti Butia capitata

Origine e Distribuzione delle Palme Butia :

Il genere Butia, appartenente alla famiglia delle Arecaceae (sin. Palmaceae), è originario del Sud America e conta circa una ventina di specie e molte di esse producono frutti commestibili, dai quali si può ricavare una sorta di vino.

Tutte le specie del genere Butia posseggono foglie pennate e tronco largo, ma differiscono più o meno marcatamente per dimensione e rusticità : le specie Butia campicola e Butia microspadixe si possono considerare palme nane, poiché non superano il metro (3.3 ft) di altezza e gran parte del loro tronco ha sviluppo sotterraneo; Butia yatay è invece la specie più alta, potendo superare i 12 metri (29 ft). Le altre specie di Butia raggiungono dimensioni intermedie tra questi due estremi.

Foglie Jelly PalmButia capitata Butia odorata sono due specie native delle zone a confine tra Sud Brasile, Nord Argentina ed Uruguay e sono le specie più resistenti al freddo, nonché le più comuni nei climi temperati, dove vengono cresciute per lo più a scopo ornamentale.

Il genere Butia è filogeneticamente vicino a quello Syagrus, tanto da rendere possibile l'incrocio tra le specie dei due generi. Esiste infatti l'ibrido Butyagrus nabonnandii, ottenuto dall'incrocio tra Butia capitata e Syagrus romanzoffiana, che unisce resistenza al freddo (tipica della B. capitata) e velocità di crescita (tipica della S. romanzoffiana). Come la maggior parte degli ibridi, Butyagrus nabonnandii è sterile e si può riprodurre solo con accurate tecniche di impollinazione incrociata, usando il polline della Syagrus ed i fiori femminili di Butia, avendo cura di rimuovere quelli maschili.

Gli ibridi Butia/Syagrus sono la soluzione migliore per chi, pur vivendo in un clima freddo, volesse a tutti i costi una palma che assomigli alla Palma da Cocco (Cocos nucifera).


Com'è Fatta la Butia capitata ? - Botanica e Fisiologia

C'è abbastanza confusione riguardo a due specie, le quali hanno piccole differenze e vengono spesso scambiate (e vendute) l'una per l'altra. Sto parlando della Butia capitata e della Butia odorata; quest'ultima, secondo alcuni, non sarebbe altro che una variante della prima, ovvero Butia capitata var. odorata, forse una popolazione isolata di B. capitata che cresce più a Sud, rispetto alla classica.
Entrambe le palme sono conosciute anche con il nome di "Jelly Palm" e, da ora in poi, ne parlerò come fossero un'unica specie, soffermandomi sui molti tratti in comune, piuttosto che sulle piccole differenze.

La B. capitata è una palma nativa del Sud America, che si sviluppa su un unico fusto, raggiungendo un'altezza di circa 8 metri (26 ft). Il tronco grigio, dal diametro di circa 50 cm (1.6 ft) e può arrivare a tale dimensione ben prima di allungarsi, dando alla Jelly Palm un aspetto piuttosto tozzo, quantomeno nella fase giovanile.

Le foglie, lunghe quasi 2 metri (6.6 ft), sono pennate, color verde-glauco, disposte a spirale, arcuate, e danno l'impressione che si "avvitino"; quest'ultima caratteristica permette di distinguere la B. capitata (e le specie del genere) dalla maggior parte delle altre Palme.

Le infiorescenze emergono dallo spazio tra le foglie, possono sfiorare il metro di lunghezza (3.3 ft) e sono formate da fiori gialli unisessuali, disposti a triade, con un fiore femminile centrale e due fiori maschili laterali. I fiori della B. capitata sono molto visitati da Api ed altri insetti pronubi.
Sebbene i fiori maschili maturino prima di quelli femminili, la fioritura è scalare, con una parziale sovrapposizione temporale tra la maturazione dei due tipi di fiore, così da poter esserci l'impollinazione.

Frutti Immaturi Butia odorataLe pannocchie fiorali possono emergere anche in autunno/inverno, ma in questa stagione la crescita è lenta e non si aprono prima di Marzo/Aprile; inoltre la pianta produce più infiorescenze, ma non sincrone e, solitamente, la fioritura di una inizia quando è quasi finita quella della precedente.
Per questo motivo il periodo di fioritura è prolungato e può durare anche sino ad inizio estate (giugno).

Invaiatura Frutti Jelly PalmLa Butia capitata è autofertile e può fruttificare anche se piantata isolata, tuttavia la prima fioritura non avverrà prima di 10-12 anni dalla semina.

I frutti della Jelly Palm maturano tra fine estate ed autunno, sono color giallo-arancione ed hanno in media le dimensioni di una grossa Noce. In molti ignorano il fatto che i frutti della B. capitata siano commestibili, con una polpa leggermente fibrosa ma ricca di antiossidanti, leggermente acidula, che può ricordare il sapore dell'Albicocca. Dimensione, consistenza e gusto dei frutti può variare notevolmente tra le diverse piante e varietà; una delle migliori in quanto a qualità organolettiche del frutto, nonché a quantità di polpa, sembrerebbe la Butia capitata var. pulposa.

Le radici, come in tutte le palme, sono fascicolate, tendenzialmente superficiali, ma non più espanse della proiezione della chioma al suolo. Nel complesso garantiscono un buon ancoraggio, senza esser più di tanto dannose per tubature o muri.

Fiori di Butia capitata

Come Crescere la Butia capitata ? - Coltivazione, Esposizione, Clima e Propagazione

Questa specie di palma cresce, allo stato selvatico, nelle zone temperate calde del Sud America ed il suo habitat naturale è rappresentato dalle pianure semi-aride, soggette a piogge stagionali (inverno secco ed estate umida). In questi luoghi il suolo è sabbioso, povero e le piante, solitamente di taglia media, crescono ben distanziate e tra di loro vi si sviluppano erbe insolitamente alte.

B. capitataB. odorata hanno un'inaspettata resistenza al freddo e tollerano gelate con temperature nell'ordine di -10° C (14° F) ed, in ambiente secco, potrebbero sopravvivere anche ad isolati picchi di -12° C (10.4° F), magari con lievi danni fogliari.
Jelly Palm non è una specie adatta ad esser coltivata ai tropici e si sviluppa perfettamente nei climi Mediterranei ed, anzi, può essere piantata anche in luoghi ben più freddi. Purtroppo non è molto conosciuta e nei vivai si trova difficilmente (ed a prezzi alti), tuttavia è bene sapere che diversi esemplari crescono da decenni sulle sponde del Lago Maggiore ed ho motivo di credere che possa esser piantata con successo anche in molte zone collinari pedemontane  del Nord Italia (meno umide e più miti della Pianura Padana).
Questa palma, una volta affrancata, è in grado di sopravvivere a lunghi periodi di siccità ed in Italia (da adulta) non richiederà innaffiature; inoltre non soffre neppure con temperature di 40° C (104° F) ed anzi, una calda e lunga estate è ottimale per la maturazione dei frutti.

Come detto in precedenza, la crescita iniziale della Jelly Palm è piuttosto lenta e ci vorranno anni prima che raggiunga la fase adulta. Sebbene resistente alla carenza idrica, un'adeguata irrigazione nella fase giovanile garantirà una maggior velocità di crescita (od anzi, una minor lentezza).

Un po' tutte le palme del genere Butia crescono su terreni poveri di nutrienti, senza preferenze di pH, purché siano ben drenanti; inoltre tollerano una leggera salinità del suolo.
Le concimazioni, di norma, non sono necessarie, anche se nei suoli poveri potrebbero velocizzare leggermente la crescita iniziale.
Nelle zone d'origine il periodo più freddo è anche quello più secco, mentre l'estate è più umida. Per questo motivo un buon drenaggio del terreno è fondamentale per la sopravvivenza invernale ed incrementa molto la resistenza al gelo. Per la piantumazione si consiglia di scavare una bucaalmeno  grande almeno 3-4 volte il volume del vaso in cui è contenuta la pianta e di colmare la differenza con terra ad alta percentuale di sabbia.

La B. capitata gradisce esposizioni in pieno sole, ma anche da questo punto di vista si dimostra adattabile, riuscendosi a sviluppare anche a mezz'ombra e, fiorendo a stento, persino in ombra luminosa.
Palme cresciute in posizioni ombreggiate sviluppano fronde più lunghe rispetto a quelle cresciute in zone soleggiate.

Se si evitano terreni asfittici, che possono causare marciume radicale, la B. capitata è resistente alle malattie e non è attaccata in maniera significativa dai comuni patogeni.
Un po' come in tutte le palme, la potatura non è essenziale e serve solo ad eliminare le vecchie foglie, che potrebbero rimanere attaccate al tronco per lungo tempo, anche se morte. In linea di massima, ricordatevi che una potatura eccessiva (di foglie ancora vive) potrebbe indebolire la vostra palma e ridurne vigore e rusticità.

Dopo tutte queste lodi non potevano non arrivare i difetti, il principale è la difficoltà di riproduzione. La B. capitata si moltiplica essenzialmente per semina, ma purtroppo i semi hanno una scarsa percentuale di germinazione ed il processo è piuttosto lungo e delicato.
Per poter germinare i semi devono essere presi da frutti maturi ed essiccati accuratamente, prima di essere interrati; tuttavia con questo metodo la germinazione può avvenire anche dopo due anni. E' stato suggerito che la rottura (o meglio ancora la rimozione) dell'endocarpo del seme potrebbe facilitare il germogliamento. Insomma serve un periodo secco, alte temperature ed una buona dose di fortuna.

Un'ultima curiosità, la B. capitata, forse anche grazie alla sua crescita lenta, è molto longeva e può raggiungere, e talvolta superare, i 200 anni di età.

Butia capitata a Locarno

Frutti Maturi Butia Odorata
Butia capitata chioma

domenica 21 aprile 2019

Come Coltivare l'Acero Giapponese ? - Specie e Varietà a Confronto

Chi tra di voi è un amante dei Giardini Giapponesi, non può non adorare l'Acero, forse la pianta più rappresentativa di questo stile.

Tuttavia il nome Acero è molto generico e fa riferimento ad una delle circa 200 specie del genere Acer, che a loro volta possono esser suddivise in più cultivars.
Per questo, chi volesse comprare un Acero si potrebbe trovare in difficoltà, dato che tra pianta e pianta esistono differenze abissali, sia per dimensioni e portamento, sia per colore e forma delle foglie.

Nelle prossime righe vorrei fornire qualche utile informazione sulla coltivazione dell'Acero Giapponese, aiutandovi a riconoscere la specie (o varietà) più adatta a voi.

Aceri Giapponesi

Storia ed Origine :

Tutte le specie di Acero appartengono alla famiglia delle Sapindaceae, la stessa dell'Ippocastano (Aesculus hippocastanum), ma anche di alcuni frutti tropicali come Litchi (Litchi chinensis) e Rambutan (Nephelium lappaceum).
Alcuni scienziati credono che gli Aceri siano Aceraceae, un ramo filogenetico delle Sapindaceae, che tuttavia forma una famiglia a sé.

Gli Aceri di norma sono piante decidue, con foglie penta-lobate, native delle zone temperate dell'Emisfero Boreale. La distribuzione geografica delle varie specie è molto ampia, e va dall'estremo oriente (Giappone e Cina), sino all'Europa ed al Nord America.

L'Acero, a seconda della specie, può crescere dalla pianura, sino alla medio-bassa montagna, preferendo un ambiente fresco ed umido di collina, avendo come habitat ideale i boschi misti decidui.
In linea di massima la zona fitoclimatica più rappresentativa è quella del Castanetum, tipica del Nord Italia.

Le Diverse Specie di Acero :

Premesso che la maggior parte degli Aceri che troverete in vendita nei vivai sono varietà appartenenti alle specie Acer japonicum e, soprattutto, Acer palmatum, vorrei comunque fare un elenco delle principali specie di Acero, non solo "Giapponesi".

Quella che segue non è una lista tediosa, bensì una panoramica sulle specie più rappresentative, peculiari o diffuse.

Acer laurinum
Acer laevigatum : chiamato anche Acero del Nepal, cresce nelle zone subtropicali dell'Asia. Foglie prive di lobi e, solitamente, persistenti. Si può considerare una specie semi-sempreverde, dato che forti gelate possono portare alla fisiologica perdita delle foglie.

Acer negundoAcer laurinum : questa specie non è adatta ad esser cresciuta in Italia. Stiamo infatti parlando di uno dei pochi Aceri tropicali. A. laurinum si sviluppa sotto forma di grosso albero alto sino a 40 metri (131 ft), dal fogliame sempreverde, con foglie prive di lobi. Questo Acero è diffuso nel Sud-Est Asiatico (Thailandia, Laos, Malesia, Indonesia, etc.) ed è l'unica specie a crescere spontanea anche nell'emisfero Australe.

Acer negundo : Acero americano a crescita rapida, ma poco longevo, che si sviluppa sotto forma di albero di medie dimensioni. A. negundo è ormai diffuso anche nel centro-nord Italia, dove lo si ritrova ai margini dei fiumi e torrenti. Si distingue dall'Acero "tipo" per via delle foglie, le quali sono imparipennate, ognuna composta da 3 o 5 foglioline, con lobi più o meno accentuati.

Acer macrophyllum : chiamato anche Acero dell'Oregon, per via delle sue origini. Questa è la specie di Acero con le foglie più grandi, nonché probabilmente l'Acero più alto, potendo occasionalmente sfiorare i 50 metri (164 ft).

Acer argutum : specie a sviluppo assurgente, che può raggiungere un'altezza di circa 10 metri (33 ft). Acero molto apprezzato per la veste autunnale, periodo in cui le grosse foglie, simili a quelle della Vite (Vitis spp.), si tingono di uno splendido color giallo/arancione.

Acer ginnala : nativo della Mongolia e dell'estremo oriente della Russia, questo acero presenta un tronco grigio, inizialmente liscio, che tende a fessurarsi invecchiando. A. ginnala si sviluppa sotto forma di piccolo albero ed ha foglie tri-lobate che ricordano quelle del Fico, sebbene abbiano il margine lievemente seghettato.

Acer pseudoplatanus : conosciuto anche come Acero di Monte o Sicomoro, fu introdotto nelle isole britanniche intorno al 1500 e da lì si diffuse in un po' tutto il vecchio continente. In Italia cresce spontaneo sulle colline delle Prealpi e sulle montagne delle Alpi, sino a circa 1800 m (5900 ft) di quota. La peculiarità è la corteccia che, nella fase adulta, tende a sfaldarsi, ricordando molto il tronco "mimetico" del Platano (Platanus acerifolia), da qui l'epiteto "pseudoplatanus".

Acer campestre : si presenta come pianta di medie dimensioni e cresce nei boschi decidui, insieme a Querce e Faggi. In Italia la distribuzione dell'Acero Campestre è parzialmente sovrapposta a quella dell'A.pseudoplatanus, sostituendo quest'ultimo nella Pianura Padana.

Acer monspessulanumAcer monspessulanum : tipico delle regioni che si affacciano sul mar Mediterraneo (Marocco, Portogallo, Siria, Libano etc.). Noto anche come Acero minore, ha uno sviluppo limitato e presenta foglie con lamina Tri-lobata (invece che Penta-lobata).

Acer saccharum : specie nativa del Nord America, dove cresce molto bene nella zona dei grandi laghi, sul confine tra Stati Uniti e Canada. L'Acero da Zucchero è una pianta di grosse dimensioni, adatto ad un clima rigido, con forti escursioni termiche stagionali. La sua foglia è il simbolo della bandiera del Canada. Dalla sua linfa, che può contenere sino al 4% di Saccarosio, si produce il famoso Sciroppo d'Acero.

Acer rubrum : diffuso nella parte orientale degli USA, viene chiamato anche Acero Rosso Americano, per via del color rosso scarlatto che assumono le sue foglie durante il periodo autunnale. Acero di medio-grosse dimensioni, con fiori anch'essi rossi.

Acer davidiiAcer davidii : nativo della Cina, è chiamato anche Acero di Padre Davidii, in onore del missionario che lo scoprì, insieme ad altre piante allora sconosciute, come l'Albero dei Fazzoletti (Davidia involucrata). Questo Acero ha foglie enormi, senza lobi, ovali/cuoriformi e con il margine seghettato, ma poco appariscenti in Autunno.

Acer griseumAcer griseum : noto come Acero Grigio, si contraddistingue per il tronco color grigio-rossastro, la cui corteccia si sfalda in lamine sottilissime, tanto da ricordare un foglio di giornale appena bruciato. La corteccia/tronco dell'A. griseum assomiglia molto a quella della Betulla Nera (Betula nigra).

Acer japonicum : pianta di medio-piccole dimensioni, apprezzata per i colori autunnali del suo fogliame. Le foglie hanno tra 9 e 13 lobi, incisi fino a circa metà foglia. Molto diffusa a livello ornamentale e seconda, per numero di varietà, solo all'Acer palmatum. Il tronco è liscio da giovane e leggermente più ruvido nella fase adulta/senile.

Acer palmatum : Acero Palmato, nativo dell'Oriente, è la specie più venduta come Acero ornamentale ed in commercio sono presenti decine e decine di sue Cultivars. Le foglie hanno da 5 a 9 lobi, lunghi e sottili, talvolta dal margine frastagliato.

In linea di massima l'Acero Palmato ha dimensioni più contenute, foglie più piccole, con meno lobi, ma incisi più in profondità ed una resistenza al freddo leggermente inferiore rispetto all'Acero del Giappone; tuttavia le maggiori differenze sono più evidenti tra le varietà, che tra le due specie.
Giusto per capirci, l'Acero Palmato può essere nano od alto 10 metri (33 ft), avere foglie rosse o verdi a diverso numero di lobi, avere un portamento eretto, ricadente od arrotondato.

Acer shirasawanum : specie giapponese simile all'Acer japonicum, dal quale si differenzia per l'assenza di peli sui nuovi germogli e sulle foglie. Viene chiamato anche Acero Luna Piena, poiché il suo fogliame verde-giallognolo risplende durante le notti di Luna Piena.

Acer sieboldianum : affine all'A. palmatum, si differenzia per la presenza di una peluria sulle giovani foglie e sul picciolo, inoltre possiede fiori giallognoli, invece che color porpora.

Le ultime 4 specie, A. japonicumA. palmatumA. shirasawanum  ed A. sieboldianum, appartengono al gruppo degli "Aceri Giapponesi", di cui parleremo in maniera più dettagliata di seguito, in special modo dell'Acero Palmato, indubbiamente la specie più rappresentativa del gruppo.

Acer palmatum

Acer ginnala

Acer shirasawanum

Com'è Fatto l'Acero Giapponese ? - Botanica e Fisiologia

L'Acero Palmato (A. palmatum) è indubbiamente il rappresentante più diffuso (e con il maggior numero di cultivars) tra tutte le specie che formano la categoria degli Aceri Giapponesi.

Questa specie si presenta come arbusto, od al limite come albero, di medio-piccole dimensioni, raggiungendo un'altezza media di circa 4-5 metri (13-16 ft), tuttavia esiste un'enorme variabilità tra le cultivars. Ci sono gli Aceri Giapponese "Nani", che superano a stento il metro di altezza (3,3 ft), altri invece hanno un portamento prostrato, con una chioma larga 3-4 volte l'altezza della pianta stessa, altri invece possono esser alti e slanciati.
Le varietà più alte di Acero Giapponese (ad esempio della specie A. japonicum), raramente raggiungono i 10 metri (33 ft) di altezza, a differenza degli imponenti Aceri Americani (es. A. saccharum) alti anche il triplo.

Queste dimensioni sono da intendersi per esemplari adulti e, dato che la crescita nei primi anni d'impianto è lenta, potrebbero trascorrere anche 15-20 anni, prima del raggiungimento di tali altezze.

Le radici dell'Acero sono sottili, tendenzialmente fascicolate e non invasive. Esse si estendono più in orizzontale, che in profondità e di solito non arrecano danni a muretto o tubature.

L'Acero Palmato ha foglie caduche, con 5, 7 o 9 lobi divisi da solchi profondi, che spesso arrivano quasi a toccare il picciolo della foglia. Tolto ciò, le foglie possono esser diversissime da varietà a varietà e, anche su una stessa pianta, possono cambiare colore più volte all'anno.

Per quanto concerne il colore delle foglie si potrebbe grossolanamente parlare di Aceri a foglia verde o rossa, in riferito al colore che esse assumono in estate.
Un Acero a foglia verde, avrà foglie primaverili di un color verde chiaro, talvolta quasi giallognolo, verde intenso durante l'estate, per virare a giallo/rosso durante l'autunno. In alcune varietà (es. A. palmatum ´Osakazuki´) il contrasto tra il color estivo ed autunnale è davvero spettacolare.
Sebbene molti Aceri abbiano foglie dalle tonalità rossastre in primavera ed autunno, gli Aceri Rossi  (es. A. palmatum ´Bloodgood´) hanno sempre foglie che variano dal rosso scarlatto, al rosso scuro/violaceo, anche in piena estate.
A. palmatum "Katsura" produce foglie giallognole, con margine rossastro, che poi diventano giallo-verde ed infine, prima di cadere, giallo-arancione.
A. palmatum "Butterfly" possiede foglie grigio-verdastri, dal margine variegato bianco-rosa.

Tronco Acero PalmatoUna menzione a parte la meritano tutti quegli Aceri Giapponesi (sia A. palmatum, che A. japonicum) che appartengono al gruppo "dissectum"(es. Acer palmatum var. dissectum 'Atropurpureum Garnet').
Gli Aceri di questo gruppo hanno portamento pendulo, quasi contorto, sono dotati di crescita lentissima ed uno spiccato sviluppo orizzontale della chioma; inoltre ogni lobo della foglia è a sua volta diviso in molti "mini-lobi", ricordando la forma delle foglie delle Cupressaceae (es. Thuja). Con l'età, il tronco di questi Aceri può avere un aspetto "a spirale", quasi fosse avvitato su se stesso.

I fiori dell'Acero Giapponese sono minuscoli (mezzo centimetro) ed abbastanza insignificanti. Essi hanno 5 setali color porpora, 5 petali biancastri e sono riuniti in piccole infiorescenze a corimbo ("piatte") che sporgono dall'estremità dei rami.
La fioritura avviene in primavera, tra fine Marzo ed Aprile e, nel complesso, passa piuttosto inosservata, soprattutto nell'Acero Rosso; tuttavia in alcune varietà di Acero Verde ci può essere un buon contrasto tra il rosso dei fiori ed il verde pallido delle foglie appena emesse.

Il frutto è formato da due samare divergenti, strutture "secche" e sottili, che fungono da "ali" ed al cui interno è contenuto il seme. I frutti dell'Acero maturano tra fine estate ed inizio autunno (Agosto-Ottobre).

Fiori Acero Giapponese

Acero Nano "dissectum"

Come Crescere l'Acero Giapponese ? - Coltivazione, Esposizione, Potature e Riproduzione

Gli Aceri vengono coltivati in Giappone (ed in generale in Asia) da molti secoli, tanto da esser diventati uno dei simboli di questo popolo. Oggigiorno però, grazie all'alto valore ornamentale, sono divenuti diffusi anche nei giardini privati dell'Occidente, anche perché non richiedono particolari cure.
Gli Aceri si fanno apprezzare per il loro portamento elegante, talvolta contorto, per la corteccia liscia e levigata, nonché per le splendide foglie che, in special modo prima di cadere, assumono tinte tipicamente autunnali per un periodo insolitamente lungo.
Acer palmatum è una specie rustica e facile da coltivare che, di norma, può dare grosse soddisfazioni anche a chi non avesse tempo/voglia per stargli dietro.


Gli Aceri Temono il Gelo ?

Gli Aceri Giapponesi vivono perfettamente nel clima del Nord Italia e resistono molto bene al freddo, potendo tranquillamente sopravvivere a gelate nell'ordine dei -20 ° C (-4° F); tuttavia, con queste temperature, piante coltivate in vaso potrebbero subire danni da freddo alle radici, consiglio dunque di coprire l'esterno del vaso con paglia, foglie o, se ce ne fosse la possibilità, di interrare il vaso (sottoterra le temperature son più stabili i miti, rispetto all'aria sovrastante).


Quando Piantare un Acero in Giardino ?

Premesso che un Acero coltivato in vaso potrebbe esser trapiantato in qualsiasi periodo dell'anno, sarebbe meglio evitare i mesi più caldi e quelli in cui il terreno geli.
Il periodo migliore per piantare un Acero nel vostro giardino potrebbe esser metà Autunno (Ottobre inoltrato), in questo modo le radici avranno tempo di assestarsi durante l'inverno ed avere anche una minima crescita, almeno fin quando il terreno non sarà gelato.


Dove Piantare gli Aceri in Italia ?

L'Acero Giapponese si può piantare in tutta Italia, tuttavia il clima del settentrione è più idoneo alla sua coltivazione.
Buona parte delle varietà si sviluppano molto bene con esposizioni a mezz'ombra o persino con ombra luminosa. Avendo la possibilità di scegliere, come linea di massima consiglierei di posizionare gli Aceri in una posizione in cui ricevano Sole al mattino ed ombra nel pomeriggio, ad esempio esposizioni Est o Nord-Est rispetto a piante ad alto fusto od edifici.
Se si ha a disposizione solo una parte di terreno soleggiata per l'intero giorno conviene scegliere varietà resistenti al Sole, poiché le più delicate, specie se coltivate nel Sud Italia, potrebbero avere scottature fogliari ed una stentata crescita estiva.


Qual è il Terreno Ideale ?

Gli Aceri richiedono un terreno leggero e drenante poiché le loro radici soffrono i ristagni idrici. Tutte le specie sono acidofile, gradiscono quindi un suolo a pH acido (inferiore a 7), ricco di sostanza organica, mentre soffrono, talvolta sino alla morte, in quelli alcalini e calcarei.
Questi arbusti amano particolarmente la pacciamatura, la quale protegge le radici sia dal caldo estivo, sia dal gelo invernale. Lo strato di pacciamatura dovrà essere sufficientemente spesso ed esteso su un'area equivalente alla proiezione della chioma sul terreno, lasciando uno spazio libero in prossimità del tronco. Per la copertura del suolo si utilizzano cortecce, foglie di faggio e aghi di Pini, materiale organico che manterrà il terreno acido e, decomponendosi, fornirà una naturale concimazione.


Come Concimare ed Irrigare ?

Fertilizzare può velocizzare la crescita durante i primi anni dall'impianto, tuttavia gli Aceri non amano le concimazioni e, se non si ha fretta, si potrebbero evitare. Comunque sia, se volete utilizzare dei concimi, usate concimi a lenta cessione ed andateci piano, un eccesso potrebbe esser deleterio e portare la pianta al deperimento.
Gli Aceri Giapponesi, avendo un apparato radicale superficiale, non sono troppo resistenti alla siccità, amano terreni umidi (non zuppi) e richiedono, specie nei primi anni, un'adeguata dose d'acqua durante l'estate.
Una buona pacciamatura potrebbe aiutare a trattenere l'evaporazione, riducendo la richiesta idrica. In terreni secchi e poveri di sostanza organica, si dovrà innaffiare non troppo abbondantemente, ma frequentemente.
Ovviamente piante cresciute in vaso avranno bisogno di maggiori attenzioni, dato che sono ben più soggette alla disidratazione, rispetto ad Aceri in piena terra.


Come e Quando Potare gli Aceri Giapponesi ?

Di norma queste piante non richiedono interventi di potatura e si "auto-potano", inibendo lo sviluppo dei rami più interni. La potatura ha come scopo quello di contenere le dimensioni, di eliminare i rami morti o che si intrecciano, nonché selezionare i miglior rami di un giovane esemplare, che diventeranno le future branche.
Le ferite indotte dai tagli possono far fuoriuscire linfa, che crea un ambiente ideale per la proliferazione dei patogeni. Contrariamente a gran parte delle piante decidue, un buon periodo per la potatura, soprattutto di grossi rami, è quello che va da Agosto a Settembre, mesi durante i quali le perdite di linfa dovrebbero esser più contenute. Ovviamente potrete potare anche in inverno, evitando i periodi di gelo intenso, mentre sarebbe meglio non potare poco prima la ripresa vegetativa.


Frutti Acero in AutunnoCome Moltiplicare l'Acero ?

Premettendo che Acer palmatum mostra una spiccata differenza varietale, è ragionevole aspettarsi che riproducendolo tramite seme potremmo avere una pianta-figlia ben diversa dalla pianta-madre, più di quanto non accada con altre specie.
Detto questo, la riproduzione per semina potrebbe esser anche più affascinante rispetto ad altri metodi, data l'alta probabilità di scoprire nuove varietà ed ottenere piante con caratteristiche inaspettate. Se volete optare per la semina dovrete raccogliere i semi in autunno e piantarli in un vaso con del buon terriccio. Ricordatevi che i semi devono esser stratificati ed il metodo più naturale è lasciare il vaso all'aperto per l'intero inverno, in modo che senta lo sbalzo termico. In primavera, con l'aumento delle temperature, tenete il vaso in una zona ombrosa, mantenendo umido il terriccio ed aspettate il germogliamento.
Chi vivesse in una zona tropicale, o comunque molto mite, potrebbe stratificare i semi in frigorifero per un paio di mesi. In altre parole, i semi di Acero devono "sentire" il freddo per poter germinare correttamente.

Per garantire la cultivars si deve necessariamente propagare per via vegetativa. Sebbene si possa moltiplicare anche tramite innesto, l'Acero si riproduce agevolmente (e con maggior successo) per talea. Consiglio di fare talee legnose, prelevando legni sottili. Dopo aver tagliato i rametti desiderati, interrarli in terriccio umido e soffice, con almeno 1-2 gemme sottoterra, successivamente rimuovete eventuali foglie, lasciandone circa 2-3 all'apice. E' facile che vi sia emissione di nuovi germogli, ma se non avrà radicato appassiranno nel giro di qualche settimana, al più un paio di mesi. Il periodo migliore per eseguire talee è tra Febbraio ed inizio Aprile.

Acero Nano Verde e Rosso
Diversità Varietale tra Aceri Giapponesi

domenica 7 aprile 2019

Cosa Sono le Angiosperme (Piante a Fiore) ? - Classificazione ed Evoluzione

Il nostro percorso evolutivo era iniziato parlando delle Briofite  (es. Muschi), le prime piante a conquistare la terraferma, passando poi alle Pteridofite (es. Felci), le prime ad aver tessuti vascolarizzati, che permisero loro di elevarsi, sviluppandosi in altezza.

Ma le piante che in assoluto raggiungono le maggiori dimensioni appartengono alle Gimnosperme (piante a seme nudo) o alle Angiosperme (piante a fiore), di cui parlerò in questo articolo.

Le Angiosperme, come del resto le Gimnosperme, sono piante Spermatofite, ovvero in grado di produrre il Seme; tuttavia, le due divisioni hanno differenze abissali.

Nelle Gimnosperme, pensate per esempio ai pinoli nella pigna di una Conifera, il seme è "nudo", a contatto con l'ambiente esterno, mentre  nelle Angiosperme è avvolto (e protetto) dal frutto.
L'altra grossa differenza è la comparsa del Fiore, in grado di attirare gli insetti pronubi, responsabili di un'efficiente impollinazione. Ricordo che nelle Gimnosperme l'impollinazione è anemofila (ad opera del vento).

Le Angiosperme hanno almeno due grossi vantaggi rispetto alle altre specie vegetali : il primo è che il frutto attrae gli animali che, mangiandolo, disperdono i semi, anche lontano dalla pianta madre; il secondo è il fiore, che assegna il suo polline a postini estremamente affidabili (le Api).

Le Angiosperme, chiamate anche Magnoliofite, fecero la loro comparsa circa 200 milioni di anni fa ed il vantaggio evolutivo permise loro di prendere il sopravvento, tanto che oggi esistono oltre 250.000 specie di Angiosperme, giusto per intenderci per ogni specie di Gimnosperma ci sono 250 specie di Angiosperme.

Le piante a fiore sono diversissime tra loro, alcune possono essere alte pochi centimetri, altre sfiorare i 100 metri di altezza (Eucalyptus regnans); alcune vivono un'unica stagione, altre per migliaia di anni (Olea europaea). Insomma, si intuisce che studiarne la filogenesi e la sistematica è un compito arduo, ma cerchiamo di dare un'infarinatura, più che altro illustrando le principali famiglie.

Angiosperme in Fiore

Le Magnoliofite (Angiosperme) di suddividono in due classi : 

Liliopsida (Monocotiledoni) 

Sono piante il cui germoglio è costituito da un'unica foglia. Tutte le sue specie sono erbacee e non formano legno. Producono radici fascicolate, hanno per lo più vita breve e raggiungono dimensioni contenute, sebbene esistano specie alte e longeve.

Nonostante sia seconda per numero di specie, la famiglia delle Gramineae (Graminacee) è quella più diffusa, nonché quella che probabilmente produce la maggior quantità di biomassa.
Buona parte delle specie vegetali che crescono nel vostro prato erboso sono Graminacee, la loro comparsa sulla Terra permise la formazione di un nuovo bioma (le praterie), spianando la strada all'evoluzione dei grandi mammiferi erbivori. 
Le Graminacee sono per lo più piante stagionali, che raggruppano i fiori in un'unica lunga infiorescenza. Esse ricoprono un ruolo primario anche nella nostra alimentazione, basti pensare che tutti i Cereali, come il Riso (Oryza sativa) od il Grano (Triticum aestivum), appartengono a questa famiglia. Esistono però anche Graminacee perenni, dalla crescita estremamente rapida, come il Bambù.

Spiga di Grano

Bambù

La famiglia che conta il maggior numero di specie (circa 25.000, secondo alcuni molte di più) è però quella delle Orchidaceae.
Le Orchidee sono dei fiori bellissimi, talvolta coltivati anche in appartamento, ma le diverse specie hanno differenze sostanziali. Buona parte delle Orchidee sono dotate di radici aeree e vivono come epifite arrampicandosi sul tronco degli alberi, catturando acqua e nutrienti dall'ambiente esterno e non dal suolo. Sebbene le Orchidee abbiano una distribuzione prevalentemente tropicale, circa il 15% delle specie vive in zone temperate, dove tendono a sviluppare radici sotterranee, più che aeree.
In Italia esistono diverse specie di Orchidee selvatiche, tra cui : Orchis purpureaAnacamptis collinaSerapias linguaCephalanthera damasoniumCypripedium calceolusEpipactis helleborineOphrys apifera.

Orchidee Tropicali

Ophrys apifera

Tre famiglie, Liliaceae, Amaryllidaceae ed Iridaceae, comprendono invece molte bulbose a fiore, di notevole interesse ornamentale (e commerciale).
Tra di esse ci sono innumerevoli specie di Giglio, Fritillaria, nonché di Tulipano (famiglia Liliaceae), Amaryllis belladonna, Nerine, Aglio (a fiore o commestibile), Narcisi e Bucaneve (famiglia Amaryllidaceae) ed infine, Crocus, Gladioli, Iris Freesie (famiglia Iridaceae).

Narcisi

Tulipani
Sebbene all'apparenza possano trarre in inganno, tutte le Palme (famiglia Palmaceae, sin. Arecaceae) sono monocotiledoni.
Le oltre 2500 specie di palme crescono prevalentemente in zone tropicali, ma alcune si spingono sino alle medie latitudini, in zone temperate.
Sebbene coltivate di norma a scopo ornamentale, alcune specie producono frutti commestibili, come la Palma da Cocco (Cocos nucifera) e la Palma da Dattero (Phoenix dactylifera).

Alla categoria delle monocotiledoni appartengono anche molte piante officinale od ornamentali, come le Aloe, le Agavi e le Strelitzie.

Palme

Agavi

Sebbene la maggior parte dei frutti che mangiamo provengano da piante dicotiledoni, un paio di famiglie (MusaceaeBromeliaceae) hanno al proprio interno specie dall'alto valore commerciale, sto parlando delle Banane e dell'Ananas, rispettivamente.

Tra le due classi, Liliopsida è quella che conta il minor numero di specie ("solo" 60.000), ma probabilmente il maggior numero di individui.

Campo di Ananas

Magnoliopsida (Dicotiledoni) :

Comprende la maggior parte degli alberi, le diverse specie possono esser sia erbacee, sia legnose e, di norma, sviluppano radici inizialmente a fittone, che possono diventare fascicolate con l'età.
Dai semi germogliano 2 foglioline (2 cotiledoni = dicotiledoni). Esistono circa 190.000 specie di Magnoliopsida.

La famiglia delle Asteraceae (sin. Compositae), con circa 30.000 specie, è quella più grande tra i Dicotiledoni e, a seconda delle correnti di pensiero, si contende il primato con le Orchidee, come famiglia col maggior numero di specie tra le Angiosperme.
Le Asteraceae hanno un'ampia distribuzione geografica e sono presenti in tutto il mondo ad eccezione dell'Antartide.
Le diverse specie crescono dalla Tundra, sino alle zone Tropicali. Ad esempio, l'Artemisia glacialis, dalla quale si ricava un ottimo liquore, cresce sulle Alpi ad oltre 2.000 metri di quota (6560 ft), così come la famosa Stella Alpina (Leontopodium alpinum), mentre la Carlina corymbosa è tipica dei prati aridi del Sud Italia.
Altre specie sono invece tropicali, come la Bidens campylotheca, endemica delle isole Hawaii o la Chrysactinia mexicana, nativa del Messico.

Sebbene siano tendenzialmente piante a portamento compatto ed erbacee, alcune possono essere arboree, come la Wunderlichia mirabilis, di origine brasiliana, o la Brachylaena discolor dall'Africa, che diventano veri e propri alberi, alti anche oltre 5 metri (16 ft).

Le Asteraceae ricoprono enorme importanza anche a livello alimentare, a questa famiglia appartengono infatti molto ortaggi a foglia, come Lattuga (Lactuca sativa) e Radicchio (Cichorium intybus) o specie dai cui semi è possibile ricavare l'Olio di Girasole (Helianthus annuus).

I fiori di altre Asteraceae sono usati in erboristeria, Camomilla (Matricaria chamomilla), o in cucina, Carciofo (Cynara cardunculus), od infine a scopo ornamentale, come le Dahlie.

Stella Alpina

Brachylaena discolor

Fiore Dalia
L'immensa famiglia delle Fabaceae, volgarmente nota come Leguminose, comprende quasi 20.000 specie, alcune delle quali di grande valore per l'uomo.

Di norma le foglie sono alternate, palmate o più frequentemente composte, ovvero ogni foglia è formata da più foglioline disposte lungo l'asse principale.
Il frutto è un altro elemento che accomuna tutte le Fabaceae; questo è infatti un baccello, che può presentare strozzature più o meno evidenti,  in cui sono racchiusi i semi.
Altra caratteristica tipica di molte Leguminose è la simbiosi che si instaura tra le loro radici ed il batterio Rhizobium leguminosarum, il quale permette la fissazione dell'azoto atmosferico. Questo rende molte specie particolarmente indicate per il sovescio e per l'arricchimento di un terreno povero di Azoto.

La distribuzione è ampia e le diverse specie crescono in tutti i continenti, ad esclusione dell'Antartide. Con un così alto numero di specie, si ha un'elevata variabilità, si passa dalla Oxytropis lambertii, un'erba perenne nativa della gelida pianura canadese, sino al Tamarindo (Tamarindus indica), un imponente albero originario dell'Africa tropicale, i cui frutti sono impiegati nella cucina asiatica, ma anche mangiati tal quali.

Tutti i Legumi, così ricchi di ferro ed importanti per la nostra dieta, sono Fabaceae. Giusto per citare i più comuni, facili da coltivare anche nell'orto domestico, direi : Piselli (Pisum sativum), Fagioli (Phaseolus vulgaris), Fave (Vicia faba).

Alcune delle piante più rappresentative della nostra Macchia Mediterranea sono Fabacee, mi riferisco in particolar modo al Carrubo (Ceratonia siliqua), pianta ornamentale dalla chioma espansa che produce baccelli eduli, utilizzati anche l'alimentazione equina ed alla Ginestra di Spagna (Spartium junceum), arbusto che produce vistosi fiori gialli, usati nell'industria dei profumi.
La Robinia (Robinia pseudoacacia), una Fabaceae importata dagli USA sta diventano una pianta infestante, soprattutto nel Nord Italia dove, grazie alla rapida crescita, sta soffocando diverse specie autoctone.

Infine non dimentichiamoci che fanno parte di questa famiglia anche piante ornamentali diffuse in tutta Italia. Pensate al fiore simbolo della Festa della Donna, prodotto dalla Mimosa (Acacia dealbata) od ai bellissimi fiori estivi dell'Acacia di Costantinopoli (Albizia julibrissin) od ancora ai profumati fiori color viola del Glicine (Wisteria floribunda), un vigoroso rampicante.

Fagioli

Frutti Carrubbo

Ginestra

Glicine

La famiglia delle Rosaceae, sebbene diffusa in tutto il mondo, ha la sua massima concentrazione nelle zone temperate dell'emisfero boreale. I fiori, di norma, sono composti da 5 petali (tipicamente bianchi), disposti simmetricamente ad angolo giro (a "stella"); tuttavia esistono delle eccezioni, come moltissime selezioni di Rose, dotate di innumerevoli petali, di più o meno tutti i colori.

Le Rosaceae contano oltre 3000 specie ed alcune ricoprono un ruolo economico rilevante, infatti appartengono a questa famiglia buona parte delle piante da frutto decidue, tipiche dei climi temperati e freddi, come il Ciliegio (Prunus avium), l'Albicocco (Prunus armeniaca), Pero  (Pyrus communis) od il Mandorlo (Prunus dulcis).
Esistono altre fruttifere, apparentemente molto lontane dalle Rosaceae sin qui discusse; alcune a portamento erbaceo e prive di fusto (es. Fragole), altre biennali, come i Lamponi (Rubus idaeus), altre ancora piante sempreverdi, come il Nespolo Giapponese (Eriobotrya japonica).

Fiori di Fragola

Fiore Rosaceae

La famiglia delle Rutaceae comprende circa 1600 specie distribuite prevalentemente in zone tropicali e subtropicali. Ciò nonostante molte specie si sono perfettamente adattate al clima mediterraneo ed, ormai da secoli, prosperano nel mezzogiorno. Mi sto ovviamente riferendo agli Agrumi, come ad esempio l'Arancio Dolce (Citrus sinensis), il Limone (Citrus limon) ed il Cedro (Citrus medica).
Sebbene la maggior parte degli Agrumi siano piante sempreverdi che amano un clima mite, esiste anche il Poncirus trifoliata, un agrume deciduo che resiste tranquillamente al gelo intenso del Nord Italia.

La Ruta Comune (Ruta graveolens) è un'erba aromatica che cresce spontanea in Italia, ma è anche facilmente coltivabile grazie alla sua ottima resistenza alla siccità ed al caldo.
Viene usata per aromatizzare la grappa e la selvaggina.

Un'altra specie, Skimmia japonica, è invece un arbusto molto diffuso, sia per l'elevato valore ornamentale, sia per la copiosa fioritura che emana una delicata fragranza.

Cedro

Arancio Dolce

Ruta graveolens

Le Myrtaceae comprendono quasi 6000 specie diffuse prevalentemente nelle zone tropicali o subtropicali.
Sebbene molto diverse tra loro, sia per dimensioni che per portamento, le diverse Mirtacee hanno dei tratti in comune; esse sono infatti piante legnose, sempreverdi e fiori caratterizzati da un elevatissimo numero di stami (parte maschile), inoltre dal legno di molte specie è possibile estrarre Oli essenziali.

All'interno di questa famiglia, il genere Eucalyptus conta circa 600 specie, che compongono quella che è la flora dell'Oceania.
Gli Eucalipti sono piante arboree, di grandi dimensioni, che crescono su un unico tronco, più raramente sono arbustivi e multi-tronco (es. E. platypus ed E. brachycalyx)
In molte specie la corteccia morta si sfalda, ma rimane attaccata al tronco liscio, conferendo un aspetto quasi "mimetico" e cromatico. Ne son un esempio le specie E. radiata ed E. diversicolor, ma il tronco più spettacolare è sicuramente quello dell'Eucalipto Arcobaleno (E. deglupta), una specie tropicale dotata di una corteccia multicolore, con scaglie che possono esser rosse, gialle, verdi o marroni, ma anche di colori decisamente più inusuali, come blu, viola ed arancione.

Gli Eucalipti detengono un record : la specie Eucalyptus regnans, nativa della Tasmania, è in assoluto l'Angiosperma che raggiunge le maggiori dimensioni, il record mondiale di altezza è infatti detenuto da un esemplare alto ben 99.6 m (327 ft); per altri Record nel Regno Vegetale, clicca qui.

Eucalyptus deglupta

Una Myrtaceae a noi molto comune è il Mirto (Myrtus communis), da non confondere con il Mirtillo. Questo arbusto è tipico della Macchia Mediterranea e, oltre ad essere ornamentale per la splendida fioritura, produce anche bacche blu-nerastre dalle quali si ricava il famoso liquore "Mirto".

Un'altra pianta molto ornamentale è la Feijoa (Acca sellowiana), che produce splendidi fiori, oltre ad un frutto edule, molto apprezzato in Nuova Zelanda.

Fiori di Mirto

Molte specie del genere Psidium producono ottimi frutti, come il Guava (Psidium guajava), coltivato in tutte le zone tropicali del mondo. Altri frutti sono diffusi a livello locale, come quelli dell'Eugenia uniflora, anche chiamata Ciliegia del Brasile o ancora quelli della Jabuticapa (Plinia cauliflora), che crescono sul tronco principale, talvolta talmente fitti da coprire buona parte della corteccia.

Plinia cauliflora

Psidium guajava
Le Ericaceae sono un'altra immensa famiglia, con oltre 4500 specie. Le differenze tra le specie sono notevoli, esistono infatti Ericaceae sempreverdi o decidue, erbacee od arboree, arbusti od alberi; tuttavia un tratto accomuna molte di esse, ovvero il fiore dalla tipica forma a "campanella".

Talvolta parliamo generica di piante Acidofile, per indicare quel tipo di piante in grado di prosperare in ambienti semi-ombrosi, umidi e soprattutto con suolo acido. Buona parte di queste specie sono in realtà Ericaceae. Alcuni esempi sono l'Erica carnea, una pianta a sviluppo limitato e portamento quasi tappezzante che, sul finir dell'inverno, si ricopre di centinaia di minuscoli fiorellini bianchi o rosa, oppure Pieris japonica, che può superare il metro (3.33 ft) di altezza e produce lunghe infiorescenze sulle quali, durante la primavera, sbocciano numero fiori, o la Kalmia angustifolia, piccolo arbusto che produce fiori rosa, con il "foro della campana" rivolto verso l'alto ed infine le Azalee ed i fantastici Rododendri.

Altre specie, invece, non sono strettamente acidofile e si possono sviluppare anche su terreni calcarei e poveri. Un esempio è il Corbezzolo (Arbutus unedo), pianta sempreverde, tipica della macchia Mediterranea che fiorisce in autunno.

Di gran valore economico ed alimentare sono le diverse specie di Mirtillo (Rosso, Blu, Gigante Americano) che, da brave Ericaceae, si sviluppano al meglio su terreni acidi, tipici dei boschi di montagna.

Rododendro

Corbezzolo

Se pensiamo ai deserti od agli ambienti molto aridi non ci può che venir in mente il Cactus. In realtà Cactus è un nome molto generico e si riferisce, solitamente, ad una delle oltre 3000 specie della famiglia delle Cactaceae, per lo più originarie dell'America.

Queste piante, di norma, accumulano acqua nei tessuti, inoltre le foglie si son trasformate in spine, un adattamento evolutivo ad ambienti xerici; tuttavia alcune specie, come Pereskia aculeata, sviluppano anche foglie.
Molti Cactus producono fiori dai colori sgargianti, sproporzionatamente grandi rispetto alle dimensioni della pianta stessa.

Sebbene buona parte delle specie prosperino in ambienti caldi, alcune Cactaceae si son evolute per sopravvivere a periodi di gelo, come Rebutia minuscula, nativa delle Ande.
Le dimensioni sono molto variabili, dai giganti Pachycereus pringlei  e Carnegiea gigantea, che possono superare i 18 metri (59 ft) di altezza, sino alla Blossfeldia liliputana, che non cresce oltre 15 mm (0.2 in).

Molti specie del genere Opuntia fanno frutti commestibili, ma l'unico che merita di esser coltivato per i suoi frutti è il Fico d'India (Opuntia ficus-indica).
Più specie del genere Cereus sono diffuse nel Sud Italia come piante ornamentale, come il Cereus repandus ed il Cereus peruvianus, che produce anche frutti eduli.

Un'altra cactaceae coltivata come pianta da frutto è la Pitaya (Hylocereus undatus), tuttavia è una specie subtropicale ed, in Italia, si può coltivare solo negli angoli più miti, dove le gelate siano rare e lievissime.

Esistono anche specie epifite, come la Rhipsalis paradoxa, pianta rampicante che cresce sui tronchi degli alberi della foresta brasiliana.

Carnegiea gigantea

Rebutia minuscula

Hylocereus undatus

La famiglia delle Solanaceae è composta da circa 3000 specie, alcune delle quali sono i più comuni ortaggi, come Pomodori, Melanzane, Peperoni e Patate.
Altre specie, invece, producono droghe (Tabacco), sostanze tossiche, od addirittura allucinogene (Atropa belladonna o Mandragora autumnalis).

Buona parte delle Solanaceae sono native del nuovo mondo, come il Tamarillo (Cyphomandra betacea), pianta poco longeva che produce frutti simili a pomodori o l'Alchechengio (Physalis alkekengi), ortaggio che produce frutti arancioni, racchiusi in un involucro molto ornamentale, a forma di lanterna. Esistono anche Solanaceae non americane, come il Goji (Lycium barbarum), le cui bacche essiccate sono ormai diventate comuni in tutti i negozi di alimentari ed erboristerie.

Non mancano neppure bellissime piante ornamentali, come la Brugmansia suaveolens, arbusto brasiliano che produce grossi fiori dai colori sgargianti.

Pianta di Pomodoro

Physalis alkekengi

Brugmansia suaveolens

Le Moraceae, che nulla ha a che vedere con le More (che sono Rosaceae) è un famiglia con circa 1100 specie, distribuite nelle zone calde del Mondo.
All'interno di questa famiglia, il genere Ficus è quello più grande, con ben 750 specie. Tra di esse possiamo citare il Fico (Ficus carica), nota pianta da frutto mediterranea e molte altre più tropicali, come il Ficus macrophylla, albero enorme, che sviluppa impressionanti radici aeree.

Alle Moraceae appartengono tutte le specie di Gelso (Morus alba, Morus nigra, etc.), la pianta che produce il frutto più grande al mondo, ovvero il Jackfruit (Artocarpus heterophyllus).

In linea di massima molte piante di questa famiglia tendono ad aver uno sviluppo notevole, con radici espanse e profonde, a produrre frutti molto dolci e lattice (ad es. se il legno viene danneggiato o se si rimuove una foglia).

More di Gelso
Jackfruit

Radici Ficus

L'ultima famiglia di cui vorrei parlare, anche se in realtà ce ne sarebbero molte altre non meno importanti, è quella delle Annonaceae.

Le Annonaceae contano circa 2400 specie, distribuite prevalentemente nelle zone tropicali. Esse sono tra le Angiosperme più primitive ed hanno fiori attraenti più le mosche, rispetto alle Api, con possibili problemi di scarsa impollinazione.

Molte Annonaceae sono producono frutti commestibili, tra cui l'Annona cherimola, pianta che cresce sulle Ande, adatta alla coltivazione in zone subtropicali o la più tropicale Graviola (Annona muricata).
L'Asimina triloba è invece l'eccezione che conferma la regola, essa è infatti una pianta da frutto da climi temperati freddi, che resiste (anzi ha bisogno) del gelo invernale per fruttificare.
I frutti delle Annonaceae hanno solitamente una polpa soffice (cremosa), in cui sono immersi numerosi semi.

Non mancano specie ornamentali, come l'Artabotrys hexapetalus, un rampicante tropicale che produce profumatissimi fiori gialli.

Frutticino Graviola

Fiori Asimina Triloba

Atemoya

Fiori Artabotrys hexapetalus

Ovviamente era impensabile parlare delle oltre 400 famiglie di Angiosperme, quindi la maggior parte non sono state citate.
Ho solo ricercato quelle più comuni, ampie e diffuse, in modo tale che, osservando un giardino in fiore, facendo il vostro primo orto o visitando un parco botanico, possiate notare similitudini e differenze tra le varie piante.